{"id":52507,"date":"2025-09-06T15:06:19","date_gmt":"2025-09-06T15:06:19","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52507"},"modified":"2025-09-07T09:21:48","modified_gmt":"2025-09-07T09:21:48","slug":"n35-06-settembre-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52507","title":{"rendered":"n\u00b035 \u2013 06\/09\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Marco Santopadre *: L\u2019aggressivit\u00e0 di Trump spinge l\u2019India tra le braccia di Pechino?<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; GAZA. Inchiesta dell\u2019AP sull\u2019attacco israeliano al Nasser: uccisi giornalisti e medici<\/strong><br \/>\n<strong>GAZA. Inchiesta dell\u2019AP sull\u2019attacco israeliano al Nasser: uccisi giornalisti e medici. *<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Francesco Pallante*: Contro il genocidio va convocato lo sciopero generale &#8211; Gaza Cos\u2019altro deve ancora accadere perch\u00e9 la situazione dei gazawi e del popolo palestinese inizi finalmente a essere considerata nella sua inaudita gravit\u00e0?<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Andrea Valdambrini*: \u00abQuesto \u00e8 genocidio\u00bb, ma la Commissione Ue smentisce subito s\u00e9 stessa &#8211; Genocidio a Gaza La vicepresidente Ribera parla agli studenti, il portavoce di Von der Leyen la corregge: \u00abPosizione personale\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Alfiero Grandi*: Cara Elly Schlein, per il Pd il tempo dell\u2019alternativa \u00e8 ora<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Veronica Daltri*: La violenza del potere. Con le immagini o contro le immagini. Dalla guerra alla rete Ci si chiede da tempo quale sia il ruolo delle immagini nella societ\u00e0 contemporanea, e una risposta spesso stenta ad arrivare. Resta per\u00f2 importante continuare a chiederselo<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Marta Cariello*: A Gaza c\u2019\u00e8 un\u2019emergenza umanitaria innegabile e riconosciuta che potrebbe segnare un (estremamente tardivo) cambio di passo nell\u2019atteggiamento internazionale verso Israele. Lo stesso fattore umanitario, per\u00f2, rischia di diventare l\u2019arma spuntata di una lotta che \u00e8 e resta politica. E che per questo disturba<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Mario Pierro*: c\u2019\u00e8 un\u2019altra Cernobbio che dice addio alle armi. Riarmo l\u2019alternativa al forum Ambrosetti. Le lotte pacifiste, i partiti di opposizione e i sindacati all&#8217;incontro organizzato da sbilanciamoci e dalla rete pace e disarmo.<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Stefano Petrucciani*: ADDIO AD ALDO ZANARDO, PROFONDO FILOSOFO MARXISTA &#8211; RITRATTI HA AVUTO UN RUOLO IMPORTANTE NELLA CULTURA DELLA SINISTRA ITALIANA E IN PARTICOLARE DEL PARTITO COMUNISTA. CESARE LUPORINI \u00c8 STATO UN MAESTRO AL QUALE ERA RIMASTO SEMPRE LEGATO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Marco Santopadre *: L\u2019AGGRESSIVIT\u00c0 DI TRUMP SPINGE L\u2019INDIA TRA LE BRACCIA DI PECHINO? &#8211; \u00c8 DIFFICILE, AL MOMENTO, COMPRENDERE SE SI TRATTI O MENO DI UN AVVICINAMENTO SOLO TATTICO E DI NECESSIT\u00c0, MA IL DISGELO TRA CINA E INDIA \u00c8 DECISAMENTE EVIDENTE DOPO LA OSTENTATA PARTECIPAZIONE DI NARENDRA MODI AL VERTICE DELL\u2019ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE DI SHANGHAI (SCO) NEI GIORNI SCORSI.<\/strong><\/p>\n<p>Il nazionalista di destra che guida l\u2019India ormai da dieci anni \u00e8 tornato a visitare la Cina per la prima volta dopo sette anni. Nel 2020, infatti, gli scontri militari lungo un tratto di confine conteso tra i due paesi caus\u00f2 un brusco deterioramento delle relazioni tra due potenze emergenti che del resto sono sempre state in competizione.<br \/>\nLo scontro era iniziato nel 1962, quando Cina e India si combatterono sul fronte himalayano per il controllo di quasi 3500 chilometri di frontiera contesa, e da allora i rapporti tra Pechino e New Delhi non sono stati mai particolarmente cordiali.<br \/>\nNegli ultimi due decenni, poi, oltre alla competizione economica e alla disputa territoriale, sulle relazioni tra i due stati ha pesato anche la diversa collocazione geopolitica, con la Cina che punta a guidare \u2013 in posizione egemonica \u2013 un\u2019alleanza di paesi alternativa al blocco occidentale e l\u2019India interessata a mantenere un rapporto privilegiato con Washington proprio per contrastare la supremazia di Pechino.<br \/>\nNel corso del vertice di Tianjin andato in scena domenica e luned\u00ec scorsi, per\u00f2, il leader indiano e il presidente cinese Xi Jinping hanno annunciato l\u2019intenzione di risolvere il contenzioso territoriale e di aumentare il grado di cooperazione economica.<br \/>\nSe le buone intenzioni si trasformeranno in atti concreti \u00e8 tutto da vedere. I motivi di attrito e competizione tra le due potenze asiatiche sono concreti e molto radicati, anche se Xi Jinping ha fatto appello a superarli in nome della prosperit\u00e0 economica e della stabilit\u00e0.<br \/>\nMentre l\u2019India teme l\u2019espansionismo e l\u2019egemonismo cinese, Pechino non tollera la vicinanza dell\u2019India all\u2019occidente e il suo rappresentare una spina nel fianco per molti dei suoi progetti strategici. Si potrebbero poi citare i conflitti commerciali (alimentati dall\u2019enorme debito della bilancia commerciale indiana) e quelli sul controllo di importanti vie d\u2019acqua, o la competizione sull\u2019influenza da esercitare sullo Sri Lanka. Per non parlare del fatto che New Delhi tenta di boicottare la \u201cRoad and Belt Initiative\u201d (la Nuova Via della Seta) promuovendo al suo posto propri corridoi commerciali.<br \/>\nNon \u00e8 un segreto che in seno alla Sco il principale elemento di debolezza, oltre alla conflittualit\u00e0 tra India e Pakistan (entrati nell\u2019organismo nel 2017), sia rappresentata proprio dai continui tentativi indiani di frenare le iniziative cinesi considerate spesso in contrasto con gli interessi di New Delhi. Pechino da parte sua reagisce cercando di aumentare la propria influenza su altri partner regionali, come il Pakistan e l\u2019Afghanistan, impensierendo Narendra Modi.<br \/>\nMa il protagonismo indiano al vertice di Tianjin, caratterizzato dalla esplicita volont\u00e0 di creare un blocco contrapposto al bullismo globale di Washington, rappresenta gi\u00e0 di per s\u00e9 un piccolo miracolo, il cui principale responsabile \u00e8 Donald Trump.<br \/>\nSe \u00e8 vero infatti che i dazi imposti ad amici ed avversari dall\u2019amministrazione statunitense stanno gonfiando le casse di Washington e imprimendo una forte spinta ai consumi interni americani, \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaro che la politica aggressiva della Casa Bianca sta minando le relazioni tra gli Stati Uniti e molti paesi.<br \/>\nSembra essere proprio il caso dell\u2019India, paese tradizionalmente amico al quale per\u00f2 Washington ha deciso di imporre tariffe draconiane del 50%: ufficialmente per punire New Delhi, colpevole di aver continuato ad importare gli idrocarburi russi, aumentando addirittura il volume degli acquisti, approfittando delle tariffe fortemente scontate concesse da Mosca.<br \/>\nLa misura punitiva, ben superiore al 20% medio applicato ad altri paesi dell\u2019area come Vietnam, Pakistan, Bangladesh e Indonesia, rende molto costose le merci indiane penalizzandole fortemente sul fondamentale mercato statunitense. Un problema di non poco conto, considerando che nel 2024 l\u2019India ha esportato negli States prodotti per un totale di 60 miliardi di dollari.<br \/>\nDa qui l\u2019esigenza da parte di Modi di trovare subito nuovi sbocchi commerciali a fronte dello scontato crollo delle esportazioni verso gli Stati Uniti, e di cercare di fare blocco contro Washington \u2013 almeno sul fronte economico \u2013 con la Cina, anch\u2019essa gravata da dazi del 30%.<br \/>\nIl leader indiano non ha inoltre gradito le dichiarazioni di Trump che, a maggio, si prese il merito di aver forzato India e Pakistan a cessare gli scontri militari dopo un attentato jihadista nella regione contesa del Kashmir. Modi sment\u00ec la Casa Bianca \u2013 che nel frattempo aveva diffuso alcune dichiarazioni decisamente schierate a favore del Pakistan \u2013 affermando che l\u2019interruzione dei combattimenti era stata una sua iniziativa e non una cessione alle pressioni statunitensi.<br \/>\nI rapporti tra i due presidenti sarebbero cos\u00ec compromessi che, secondo la stampa americana, nelle ultime settimane Trump avrebbe cercato invano di organizzare un colloquio telefonico con il leader indiano.<br \/>\nMentre Cina e India hanno deciso di riprendere i voli diretti tra i due paesi, sospesi dopo gli scontri di Galwan nel 2020, Donald Trump avrebbe deciso nei giorni scorsi di non andare in India per il previsto vertice del Quad, l\u2019organismo di coordinamento politico e militare che riunisce Stati Uniti, Giappone, India ed Australia.<br \/>\nAffermare, come fanno molti, che le politiche aggressive di Trump stiano gettando l\u2019India tra le braccia della Cina \u00e8 probabilmente eccessivo, ma \u00e8 innegabile che per la prima volta da quando \u00e8 salito al potere il leader indiano ha aumentato fortemente la collaborazione con la Russia e avviato un avvicinamento a Pechino che, se sar\u00e0 duraturo, potrebbe rimettere in discussione equilibri consolidati e ritorcersi contro gli interessi geopolitici di Washington in Asia. \u2013 Pagine Esteri<br \/>\n*(Marco Santopadre, giornalista e saggista, \u00e8 un analista dell\u2019area del Mediterraneo, del Medio oriente e dell\u2019Africa. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, El Salto Diario e Berria)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; GAZA. INCHIESTA DELL\u2019AP SULL\u2019ATTACCO ISRAELIANO AL NASSER: UCCISI GIORNALISTI E MEDICI GAZA. INCHIESTA DELL\u2019AP SULL\u2019ATTACCO ISRAELIANO AL NASSER: UCCISI GIORNALISTI E MEDICI. *<\/strong><br \/>\nUN\u2019INCHIESTA DELL\u2019AGENZIA DI STAMPA STATUNITENSE ASSOCIATED PRESS SULL\u2019ATTACCO ISRAELIANO AL COMPLESSO MEDICO NASSER DEL 25 AGOSTO HA SCOPERTO CHE LE FORZE ISRAELIANE HANNO UTILIZZATO PROIETTILI DI CARRI ARMATI AD ALTO POTENZIALE PER COLPIRE IL COMPLESSO, PRENDENDOLO DI MIRA QUATTRO VOLTE, IL TUTTO SENZA PREAVVISO.<\/p>\n<p>IL NASSER HOSPITAL COLPITO DALLE CANNONATE<br \/>\nL\u2019inchiesta sull\u2019attacco che ha causato la morte di 22 civili, di cui cinque giornalisti, tra i quali Mariam Abu Daqqa, che lavorava per l\u2019Associated Press e diversi altri organi di stampa, ha posto gravi dubbi sulle affermazioni di Israele a giustificazione del fuoco aperto sull\u2019ospedale. \u00c8 emerso che le forze israeliane hanno preso di mira apertamente un sito noto come punto di ritrovo per i giornalisti. Infatti, hanno monitorato ripetutamente il sito, anche 40 minuti prima dell\u2019attacco, il che ha fornito l\u2019opportunit\u00e0 di poter identificare senza alcun dubbio un giornalista sul posto, Hossam al-Masri, rimasto ucciso nell\u2019attacco.<br \/>\nUn funzionario militare israeliano ha detto di ritenere che Hamas stesse utilizzando una telecamera sul tetto per monitorare le truppe. Tuttavia, l\u2019unico dettaglio fornito \u00e8 stata la presenza di un asciugamano sulla telecamera, che i militari hanno interpretato come \u201cun tentativo di eludere l\u2019identificazione\u201d.<br \/>\nL\u2019Associated Press ha raccolto nuove prove che suggeriscono che la macchina fotografica in questione appartenesse in realt\u00e0 al fotografo della Reuters Hossam Al-Masri, che di solito copriva la sua attrezzatura con un telo bianco per proteggerla dal sole cocente e dalla polvere. Al-Masri era posizionato su un\u2019alta scalinata esterna dell\u2019ospedale Nasser. Nelle settimane precedenti gli attacchi, al-Masri aveva trasmesso in diretta quasi ogni giorno dalla tromba delle scale. Una foto scattata da Mariam Abu Daqqa a met\u00e0 agosto lo mostra sulla stessa scalinata accanto alla sua macchina fotografica coperta da un telo bianco.<br \/>\nL\u2019inchiesta dell\u2019Associated Press ha rivelato altre decisioni inquietanti nell\u2019attacco al Complesso Medico Nasser dello scorso agosto. Poco dopo il primo attacco, le forze israeliane hanno preso di mira lo stesso sito, dopo che il personale medico e di emergenza era arrivato per curare i feriti e mentre i giornalisti, tra cui Mariam Abu Daqqa, si erano precipitati a coprire l\u2019evento. L\u2019attacco ha scatenato accuse di \u201cdoppio colpo\u201d, un tipo di attacco mirato a colpire coloro che accorrono per soccorrere i feriti, che gli esperti di diritto internazionale considerano un crimine di guerra.<br \/>\nI risultati dell\u2019indagine hanno anche rivelato che le forze israeliane hanno utilizzato proiettili di carri armati ad alto potenziale per colpire l\u2019ospedale, anzich\u00e9 armi guidate pi\u00f9 precise che, almeno in teoria, avrebbero potuto causare meno vittime.<br \/>\nL\u2019agenzia cita il Comitato per la Protezione dei Giornalisti, secondo cui il fuoco israeliano ha ucciso 189 giornalisti palestinesi a Gaza. Israele ha inoltre impedito ai giornalisti stranieri di entrare nella Striscia di Gaza dallo scoppio della guerra nell\u2019ottobre 2023, rendendo gli operatori dell\u2019informazione palestinesi fondamentali nella copertura della guerra.<br \/>\nL\u2019analisi dell\u2019Associated Press si basa su informazioni fornite da attuali ed ex ufficiali militari israeliani, altri funzionari e analisti di armi, nonch\u00e9 sui resoconti di circa 20 persone che si trovavano nell\u2019ospedale o nelle sue vicinanze al momento degli attacchi.<br \/>\n*(Redazione, pagine estere)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Francesco Pallante*: CONTRO IL GENOCIDIO VA CONVOCATO LO SCIOPERO GENERALE &#8211; GAZA COS\u2019ALTRO DEVE ANCORA ACCADERE PERCH\u00c9 LA SITUAZIONE DEI GAZAWI E DEL POPOLO PALESTINESE INIZI FINALMENTE A ESSERE CONSIDERATA NELLA SUA INAUDITA GRAVIT\u00c0?<\/strong><\/p>\n<p>Cos\u2019altro deve ancora accadere perch\u00e9 la situazione dei gazawi e del popolo palestinese inizi finalmente a essere considerata nella sua inaudita gravit\u00e0?<br \/>\nLo sterminio di decine, forse centinaia di migliaia di persone. La carestia indotta dallo Stato ebraico. L\u2019azzeramento delle infrastrutture civili.<br \/>\nLa cancellazione del patrimonio archeologico e culturale. L\u2019eliminazione sistematica dei testimoni. I propositi di ricolonizzazione e i progetti di trasformare Gaza in una riviera turistica. Eppure: guai a chi chiede l\u2019interruzione delle forniture di armi, guai a chi invoca sanzioni economiche, guai ai mandati d\u2019arresto della Corte penale internazionale per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant (anzi: guai alla Corte penale internazionale), guai a chi reclama l\u2019interruzione dei rapporti, anche culturali, con i sostenitori d\u2019Israele. E, soprattutto, guai a chi dice genocidio.<br \/>\nSenza tradire imbarazzo, il presidente della Repubblica e il papa incontrano, in successione, il presidente israeliano Herzog: colui che scriveva frasi di scherno sulle bombe destinate a Gaza, luogo in cui \u2013 parole sue \u2013 tutti sono colpevoli, non esistono innocenti. Nel frattempo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani assume posa da statista vantandosi di aver fatto tradurre la Pimpa in arabo per quel pugnetto di bimbi palestinesi che, dopo essere stati feriti dai nostri alleati, ricevono cure in Italia. Ma chi gli scrive i discorsi? Gli autori dei programmi di Crozza?<br \/>\nSiamo, con tutta evidenza, a un tornante della storia contemporanea. Mai dal dopoguerra abbiamo assistito in diretta al genocidio di un popolo compiuto da un nostro strettissimo alleato: da chi, come ci ricorda Alberto Negri, ha in mano la nostra sicurezza informatica. Di Gaza sappiamo oramai tutto; persino ci\u00f2 che accadr\u00e0 prossimamente: se c\u2019\u00e8 una cosa che Israele non fa, \u00e8 nascondere i suoi propositi. Eppure, non facciamo niente, n\u00e9 di concreto, come interrompere i rapporti con Israele e imporre sanzioni, n\u00e9 di simbolico, come riconoscere lo Stato palestinese. Stiamo tradendo le basi stesse della nostra Costituzione, che, dopo l\u2019onta del fascismo, aveva reinserito l\u2019Italia nel consesso della comunit\u00e0 internazionale proclamando il ripudio della guerra, i valori della pace e della giustizia tra i popoli, la disponibilit\u00e0 a limitare la sovranit\u00e0 nazionale, l\u2019apertura al diritto internazionale, la sacralit\u00e0 dei diritti inviolabili dell\u2019essere umano, la protezione degli stranieri.<br \/>\nCome in altri casi, anche in questo pesa il vertiginoso scollamento tra i rappresentanti e i rappresentati: in tutti i campi, non solo in ambito politico. Se vogliamo, tra chi riveste posizioni di potere e i senza potere. La sensibilit\u00e0 dell\u2019opinione pubblica \u00e8 altissima. Migliaia di iniziative \u2013 grandi e piccole, d\u2019impatto mediatico e raccolte, di rilievo internazionale e locale \u2013 si susseguono, nascendo dal basso, per urlare quanto sia insopportabile alle coscienze dei cittadini e dei lavoratori quello che sta accadendo. La sensibilit\u00e0 delle classi dirigenti sembra, al contrario, anestetizzata o, nel migliore dei casi, paralizzata dall\u2019incapacit\u00e0 di prendere pienamente atto dell\u2019eccezionalit\u00e0 della situazione e della necessit\u00e0 di reagire a un\u2019emergenza eccezionale tramite misure eccezionali. A dar voce al Paese sono i portuali.<br \/>\nAnche il sindacato \u2013 l\u2019ultimo corpo intermedio ancora capace di leggere in profondit\u00e0 la societ\u00e0 italiana, coglierne le istanze, organizzarle ed elaborare proposte non appiattite sull\u2019ineluttabilit\u00e0 del mondo cos\u00ec com\u2019\u00e8 \u2013 fatica a farsi pienamente interprete dell\u2019orrore sempre pi\u00f9 diffuso tra i lavoratori. Ben venga la \u00abmobilitazione contro la barbarie\u00bb, ci mancherebbe. Ma \u00e8 chiaro a tutti che uno \u00absciopero generale contro il genocidio\u00bb avrebbe tutt\u2019altro significato.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Francesco Pallante)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Andrea Valdambrini*: \u00abQUESTO \u00c8 GENOCIDIO\u00bb, MA LA COMMISSIONE UE SMENTISCE SUBITO SE STESSA &#8211; GENOCIDIO A GAZA LA VICEPRESIDENTE RIBERA PARLA AGLI STUDENTI, IL PORTAVOCE DI VON DER LEYEN LA CORREGGE: \u00abPOSIZIONE PERSONALE\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>BRUXELLES<br \/>\nGenocidio a Gaza \u00e8 diventata la parola tab\u00f9 della politica europea. Ne aveva parlato apertamente, la vicepresidente della Commissione Ue Teresa Ribera, quando di fronte agli studenti di Sciences Po a Parigi aveva affermato: \u00abIl genocidio a Gaza mette in luce l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Europa di parlare e agire con una voce sola\u00bb. L\u2019affermazione che non \u00e8 passata inosservata, anche perch\u00e9 pronunciata dal numero 2 di von der Leyen, per di pi\u00f9 esponente socialista, indicata a Bruxelles dal governo spagnolo del premier Pedro Sanchez. Poche ore e arriva la smentita: \u00abNon tocca alla Commissione, ma ai tribunali, definire quello che succede nella Striscia\u00bb, dice Paula Pinho, prima portavoce di Ursula von der Leyen.<br \/>\nPer palazzo Berlaymont, quella di Ribera \u00e8 una posizione espressa a titolo personale, non a nome dell\u2019esecutivo. La presa di distanza arriva alla vigilia del dibattito sul massacro israeliano a Gaza e del voto su una mozione, rispettivamente marted\u00ec e gioved\u00ec prossimi all\u2019Eurocamera. Se \u00e8 vero che si tratta del primo voto dell\u2019Eurocamera sul massacro in atto nella Striscia, va detto che il testo sar\u00e0 frutto di un compromesso ampio, capace di tenere dentro anche il Ppe. \u00c8 quindi probabile che gli elementi decisivi per i gruppi di sinistra, osteggiati da Ppe e conservatori finiranno nella battaglia sugli emendamenti. A partire proprio dalla definizione di genocidio, alla richiesta della sospensione del partenariato Ue-Israele, fino allo stop al commercio di armi tra Bruxelles e Tel Aviv.<br \/>\nLa paralisi europea rispetto a Gaza sar\u00e0 uno dei motivi dominanti su cui la presidente della Commissione Ursula von der Leyen verr\u00e0 chiamata a rispondere la prossima settimana da un ampio schieramento di europarlamentari, sempre pi\u00f9 critici rispetto sua guida politica. L\u2019occasione \u00e8 quella del discorso sullo stato dell\u2019Unione, previsto la mattina del 10 settembre di fronte all\u2019Europarlamento, riunito in seduta plenaria a Strasburgo la prossima settimana. Di solito l\u2019appuntamento \u00e8 uno show autopromozionale, ma stavolta sar\u00e0 reso pi\u00f9 complicato dalle fibrillazioni all\u2019interno della coalizione centrista che la sostiene.<br \/>\nI passi indietro sul Green deal hanno saldato l\u2019asse tra i liberali di Renew e i socialisti, poi l\u2019accordo sui dazi negoziato con Trump a condizioni svantaggiose per l\u2019Ue ha fatto il resto. Entrambi i gruppi ora chiedono rassicurazioni a Ursula, per continuare a sostenerla. La leader S&amp;D Iratxe Garcia Perez ha inviato una lettera indicando le sue priorit\u00e0. Se voleva essere un ultimatum, \u00e8 poco credibile, visti i precedenti. Finora, von der Leyen se l\u2019\u00e8 cavata con promesse poco impegnative, come quella di mantenere in vita il fondo sociale europeo, dopo che S&amp;D a luglio aveva fatto capire che non avrebbe mai votato la sfiducia proposta dai nazionalisti, ma i problemi politici c\u2019erano eccome.<br \/>\nOra il coro progressista suona: senza segnali di cambiamento, non si va avanti. Per\u00f2 oltre ad aumentare la pressione, i socialisti la soluzione non ce l\u2019hanno, sempre alle prese con la paura che il dopo-Ursula potrebbe portare pi\u00f9 a destra.<br \/>\nLo dimostra l\u2019atteggiamento nei confronti della mozione di sfiducia preparata dal gruppo Left. Perch\u00e9 si materializzi e vada al voto dell\u2019aula a ottobre, serve raccogliere le firme di un almeno 72 eurodeputati entro gioved\u00ec prossimo. I Left sono 46, dunque mancano 26 sottoscrittori. Fonti del gruppo indicano quasi certo il sostegno dei 4 esponenti italiani e di 3 spagnoli nei Greens. Gli altri 20 che dovrebbero arrivare dal gruppo S&amp;D. Ostili a von der Leyen ce ne sono, soprattutto tra socialisti belgi e francesi, ma soprattutto italiani. La missione di Left, se non impossibile, resta comunque tutta in salita.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Andrea Valdambrini, \u00e8 il tutor didattico del Master in \u00abGestione dei conflitti interculturali ed interreligiosi\u00bb.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Alfiero Grandi*: CARA ELLY SCHLEIN, PER IL PD IL TEMPO DELL\u2019ALTERNATIVA \u00c8 ORA<\/strong><br \/>\nPIETRO SPATARO HA SCRITTO UN ARTICOLO SERIO E CORAGGIOSO, NEL QUALE \u00c8 EVIDENTE IL DISPIACERE NEL VEDERE L\u2019INCIAMPO RAPPRESENTATO DALL\u2019INDIGESTO ACCORDO CAMPANO CHE SI PROSPETTA NEL PD E CHE RISCHIA DI RALLENTARE, SE NON FERMARE, IL CAMMINO INIZIATO DA SCHLEIN NEL PD. CITO PIETRO, MA FA IMPRESSIONE ANCHE LA CORAGGIOSA SOFFERENZA PUBBLICA DI RUOTOLO NELL\u2019INTERVISTA SU IL FATTO CHE NON NASCONDE I PROBLEMI CREATI DALL\u2019ACCORDO E CERCA DI INSERIRE L\u2019ACCORDO IN UNA SOLUZIONE POSITIVA.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo dell\u2019accordo \u00e8 chiaro: arrivare ad una candidatura unitaria nelle ormai prossime elezioni regionali nella persona di Fico a capo di quello che non so come chiamare, campo largo \u00e8 bruttino, sarebbe meglio trovare un nome pi\u00f9 caratterizzante e mobilitante come alternativa campana.<br \/>\nConfesso che da non Pd (mai entrato, mai uscito, senza intenzione di entrarvi) ho sempre guardato con sofferenza alle evoluzioni del Pd perch\u00e9 convinto che se questo partito non riesce a darsi un profilo che non sia lo stare al governo e basta il futuro dell\u2019alternativa diventa impossibile.<\/p>\n<p>LA VITTORIA DI ELLY SCHLEIN<br \/>\nLa vittoria inattesa di Schlein nelle primarie ha reso evidenti due cose. La prima \u00e8 che a volte agisce l\u2019eterogenesi dei fini, infatti non credo che i sostenitori delle primarie avessero previsto un esito tale da capovolgere le decisioni interne del partito. La seconda \u00e8 che la figura della segretaria \u00e8 diversa da quella del suo antagonista Bonaccini, se avesse vinto lui avrei tratto conseguenze fosche sul futuro del Pd e dell\u2019opposizione, prima \u00e8 stato per l\u2019autonomia differenziata in combutta con i presidenti leghisti, poi contrario di fronte alla frana che ha colpito la disastrosa legge Calderoli e al rischio referendum.<br \/>\nLa rottura c\u2019\u00e8 stata e questo \u00e8 importante, tanto pi\u00f9 che \u00e8 arrivata dopo il disastro delle elezioni del 2022 che Letta, all\u2019epoca segretario del Pd ha scelto di combattere senza il Movimento 5 stelle sbagliando giudizio sulla fase e sulla destra italiana, da cui non sar\u00e0 facile liberarsi visto che c\u2019\u00e8 un Ministro che ha applaudito lo sgombero del Leoncavallo mentre ha difeso l\u2019occupazione di Casa Pound.<br \/>\nNon credo che Schlein abbia dimenticato come \u00e8 diventata segretaria e che ricordi che a lei guarda un campo pi\u00f9 largo del Pd ed \u00e8 questo che deve riconoscersi nelle sue scelte.<\/p>\n<p>IMPORTANTI LE BATTAGLIE POPOLARI<br \/>\nLa scelta unitaria della segretaria \u00e8 stata condivisibile, il recupero del rapporto con il M5Stelle importante. Avere condotto battaglie popolari su questioni concrete pure. Ci sono stati anche limiti, prima dell\u2019accordo campano, di cui non sempre sono state chiare le ragioni. Ad esempio tardive e troppo caute posizioni su Ucraina e Palestina, lo dico consapevole che non \u00e8 facile avere posizioni chiare e condivise, tanto che Conte si \u00e8 ritagliato uno spazio politico di iniziativa.<br \/>\nDi fronte a posizioni della Nato ispirate (?) da Biden chiaramente a sostegno della guerra (fatta dagli ucraini) l\u2019Europa poteva e doveva avere una posizione diversa, autonoma, mettendo in campo una propria iniziativa per la pace, non averlo fatto ha portato a l\u2019UE a subire l\u2019attuale iniziativa unilaterale di Trump, che finora non ha concesso neppure uno strapuntino all\u2019UE e imposto un aumento insopportabile delle spese militari che verranno aggravate da decisioni come l\u2019ultimo sostegno a Zelensky, il cui conto \u00e8 tutto a carico dell\u2019Europa.<br \/>\nTrump vende armi, prende la distanza da Biden, e spera di passare alla storia come l\u2019uomo della pace, nel frattempo l\u2019Ucraina vive un inferno perch\u00e9 l\u2019Europa \u00e8 un nano politico incapace e fa risaltare Sanchez un gigante. Se la guerra con la Russia non si deve fare occorre trovare con intelligenza e duttilit\u00e0 un\u2019intesa di pace e prima si capir\u00e0 che continuare a dire che debbono decidere gli ucraini (a cui mandiamo armi) \u00e8 una formula stupida ed ipocrita.<\/p>\n<p>MA SU UCRAINA E PALESTINA POSIZIONI CAUTE E TARDIVE<br \/>\nPalestina, \u00e8 una situazione che grida vendetta, insopportabile, un genocidio (uso questo termine dopo molte titubanze) perch\u00e9 oltre ai discorsi non l\u2019Europa non ha cercato di costruire uno schieramento con i paesi arabi per fermare Israele in un\u2019azione che lo lorder\u00e0 di sangue per decenni? Perch\u00e9 rimettersi solo alle sedi internazionali purtroppo malmesse e incapaci di farsi ascoltare?<br \/>\nForse sarebbe utile una nuova risoluzione dell\u2019ONU che ribadisca oggi che lo stato di Palestina deve esistere e magari riutilizza i 10.000 militari di Unifil per gestire Gaza, con Trump o senza, visto che sta preparando un\u2019orrida speculazione edilizia con l\u2019aiuto di Blair. Poi l\u2019Europa interrompa i rapporti militari con Israele sotto ogni forma.<br \/>\nLe osservazioni quindi non riguardano solo il compromesso campano che forse alla fine sar\u00e0 accettabile a Ruotolo, o forse no, perch\u00e8 \u00e8 complicato e si fa presto a affossarlo. Il problema che colpisce \u00e8 Piero De Luca \u2013 su Vincenzo ha ragione Ruotolo, si chiude un\u2019epoca \u2013 cosa dir\u00e0 al congresso campano per farsi votare? Francamente non lo invidio. Se abbozza tradisce il padre, se insiste sulla difesa del passato \u00e8 ancora peggio, si vedr\u00e0.<\/p>\n<p>VA RIFORMATO IL MECCANISMO DELLE REGIONI<br \/>\nIl problema enorme che nasce dalla vicenda campana del Pd, e non solo, \u00e8 il meccanismo istituzionale costruito per presidenti di regione che godono a sentirsi chiamare governatori ma non lo sono, per questo siamo arrivati al nodo. Si dovr\u00e0 rimettere mano alla riforma regionale, non \u00e8 accettabile che l\u2019Italia abbia 21 sanit\u00e0 diverse e Calderoli a breve prover\u00e0 a renderle ancora pi\u00f9 diverse, bisogna ricostruire una sanit\u00e0 pubblica nazionale, non \u00e8 accettabile che il presidente sia inamovibile a meno di sciogliere il consiglio regionale che dovrebbe controllare e modificare i provvedimenti ma in realt\u00e0 \u00e8 sotto ricatto.<\/p>\n<p>NON A CASO LA DESTRA VUOLE QUALCOSA DI SIMILE PER LA FUTURA LEGGE ELETTORALE NAZIONALE.<br \/>\nDalla sofferenza campana emerge un altro serio problema per Schlein, c\u2019\u00e8 un ritardo nel costruire un progetto di coalizione, di programma condiviso, non solo dai vertici ma dagli elettori, da centinaia di migliaia di persone che debbono essere protagoniste e decidere sulle scelte.<br \/>\nOccorre una svolta, il momento \u00e8 adesso. Urbinati e Trigilia hanno posto il problema dal lato degli intellettuali, hanno ragione, le migliori energie debbono essere mobilitate, coinvolte per contribuire alla costruzione del programma.<\/p>\n<p>IL TEMPO DELL\u2019ALTERNATIVA \u00c8 ORA<br \/>\nTuttavia gli intellettuali \u00e8 meglio che vengano cercati da tutta la coalizione che deve esplicitamente decidere che sulle scelte si vota, punto. Il problema \u00e8 che il tempo dell\u2019alternativa \u00e8 ora, non solo perch\u00e9 ci vuole tempo ma perch\u00e9 il governo regge solo per il potere e la capacit\u00e0 di raccontare un\u2019Italia che non c\u2019\u00e8. Se l\u2019asso dell\u2019alternativa venisse calato presto con un\u2019iniziativa forte anche il sacrificio campano avrebbe un altro senso.<\/p>\n<p>CHI PENSA DI TORNARE A PRODI NON HA STUDIATO LE DIVERSIT\u00c0 CHE PRESCINDONO DAL VALORE DELLE PERSONE.<br \/>\nNel 1997 ci fu il primo accenno di crisi del primo governo Prodi ma il coinvolgimento dei metalmeccanici, a partire da Brescia, convinse chi era tentato che non era il caso di arrivare alla crisi. Nel 1998 i metalmeccanici non si mossero e si arriv\u00f2 alla crisi, qualcosa si era rotto nel rapporto di fiducia.<br \/>\nL\u2019insegnamento \u00e8 che l\u2019elettorato dell\u2019alternativa va coinvolto, \u00e8 diverso da quello della destra che punta a occupare il potere. Con l\u2019elettorato di centro sinistra va concluso un patto di fiducia, che sia chiaro con alcune scelte chiare e caratterizzanti e nessuno pensi di lasciare a margine Ucraina, Gaza, Nato, rapporti di autonomia con gli Usa, riforma delle sedi internazionali come l\u2019ONU e pratiche per prevenire o almeno risolvere le guerre, riportando in auge il modello Helsinky 1975.<br \/>\nAd esempio nel 2026 rischia di venire meno l\u2019ultimo accordo sulle bombe nucleari, gli autocrati debbono essere ridimensionati, costretti ad accettare regole internazionali, come era nelle intenzioni di Roosevelt, nel mondo sembrano esserci energie disponibili.<br \/>\n*(Fonte: Strisciarossa &#8211; Alfiero Grandi, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Veronica Daltri*: LA VIOLENZA DEL POTERE. CON LE IMMAGINI O CONTRO LE IMMAGINI. DALLA GUERRA ALLA RETE CI SI CHIEDE DA TEMPO QUALE SIA IL RUOLO DELLE IMMAGINI NELLA SOCIET\u00c0 CONTEMPORANEA, E UNA RISPOSTA SPESSO STENTA AD ARRIVARE. RESTA PER\u00d2 IMPORTANTE CONTINUARE A CHIEDERSELO<\/strong><\/p>\n<p>Molte delle battaglie del tempo in cui viviamo si svolgono sul terreno delle immagini, anche se non ce ne accorgiamo. C\u2019\u00e8 chi vuole nascondere le immagini e chi al contrario le diffonde come piume nel vento. Due tendenze opposte che hanno come radice comune la prevaricazione.<br \/>\nNel primo gruppo, tanti sono gli esempi. In primis l\u2019operato del governo israeliano nella Striscia di Gaza, che da una parte discredita subdolamente il lavoro dei reporter palestinesi, diffondendo illazioni sull\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale o tacciando le immagini come finte perch\u00e9 presuntamente costruite, e dall\u2019altra parte uccide giornalisti, videomaker e fotogiornalisti che documentano le atrocit\u00e0 che l\u2019esercito israeliano sta commettendo, e che sono gli occhi di tutti noi. Ma il ruolo di testimone, che \u00e8 del mestiere del giornalista e del fotogiornalista, \u00e8 temuto anche dai leader di casa nostra, come Meloni.<br \/>\nSono di questi giorni i pi\u00f9 recenti esempi di chiusura verso la stampa della premier, che in visita al meeting di Rimini, aveva un servizio d\u2019ordine di giovani di Comunione e liberazione istruiti a rimbalzare al mittente le domande dei giornalisti. Sempre recente, \u00e8 la testimonianza del fotogiornalista Max Cavallari a bordo della nave Ocean viking, che mentre era sul ponte della nave a scattare dopo il salvataggio di migranti naufragati a largo delle coste siciliane, si \u00e8 visto comparire nell\u2019obiettivo il mitra della motovedetta libica che ha iniziato a sparare ad altezza uomo. Atto gravissimo, ma neanche commentato dal governo italiano. Tutto sommato, stavolta \u00e8 andata bene, nessun ferito. Ma fino a quando?<br \/>\nPoi c\u2019\u00e8 la tendenza opposta; in un momento storico in cui tutti hanno la possibilit\u00e0 di creare immagini, di documentare e raccontare, un gruppo di uomini pu\u00f2 fotografare e diffondere per anni, senza consenso, sui social e su siti web le immagini di donne senza, al momento, alcuna conseguenza, come se fossero sia le immagini che quei corpi di loro propriet\u00e0. Un tanto al chilo. Solo una leggera \u201cgiustificazione\u201d apparsa nella pagina del sito, ora chiuso.<br \/>\nNon solo. Le pagine social di altre ragazze e donne vengono saccheggiate e decontestualizzate, buttate sui giornali per essere screditate, quasi a prova che quello che gli \u00e8 capitato \u00abse lo sono cercato\u00bb. \u00c8 il caso della denuncia della giovane studentessa visitata al Policlinico di Roma, che oltre ad avere subito molestie durante la visita si \u00e8 vista esposta sulle pagine di giornali e sul web, con immagini scelte da alcuni suoi video per indurre il pensiero di una sua espressione ammiccante. Sempre sul corpo delle donne, fisico o digitale non importa.<br \/>\nQuello che importa, in entrambe le modalit\u00e0, \u00e8 l\u2019uso della forza. Esempi che sembrano cos\u00ec distanti ma che scaturiscono dagli stessi meccanismi di tipo coloniale. Il medium fotografico \u00e8 terreno fertile in questo ambito, da sempre. Il fatto di puntare l\u2019obiettivo verso qualcuno o qualcosa ha messo, o meglio ha fatto sentire, in condizione di potere generazioni di fotografi. Solo in anni recenti \u00e8 stato avviato un grande<br \/>\nprocesso di decolonizzazione dello sguardo da parte di tanti curatori, critici e di tanti autori, che \u00e8 ancora in corso. Ma paradossalmente, mentre molti sono impegnati in questo movimento, l\u2019asticella dei meccanismi di prevaricazione che riguardano il mondo delle immagini sembra essersi alzata, innescando dinamiche di diffusione e fruizione fuori controllo, creando scenari da far west.<br \/>\nCi si chiede da tempo quale sia il ruolo delle immagini nella societ\u00e0 contemporanea, e una risposta spesso stenta ad arrivare. Resta per\u00f2 importante continuare a chiederselo.<br \/>\n(Veronica Daltri &#8211; il manifesto \u00b7 Formazione: Fondazione Fotografia Modena)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Marta Cariello*: A GAZA C\u2019\u00c8 UN\u2019EMERGENZA UMANITARIA INNEGABILE E RICONOSCIUTA CHE POTREBBE SEGNARE UN (ESTREMAMENTE TARDIVO) CAMBIO DI PASSO NELL\u2019ATTEGGIAMENTO INTERNAZIONALE VERSO ISRAELE. LO STESSO FATTORE UMANITARIO, PER\u00d2, RISCHIA DI DIVENTARE L\u2019ARMA SPUNTATA DI UNA LOTTA CHE \u00c8 E RESTA POLITICA. E CHE PER QUESTO DISTURBA.<\/strong><\/p>\n<p>Da qualche settimana assistiamo a un cambiamento, seppure formale e sostanzialmente ipocrita, delle posizioni dei governi europei su Gaza. Si susseguono dichiarazioni e (timide) condanne contro l\u2019operato di Israele, minacce di riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di alcuni governi e, soprattutto, appelli affinch\u00e9 si ponga fine alla \u00abcrisi umanitaria\u00bb, alla carestia, ai bombardamenti sugli ospedali.<br \/>\nQuesto cambiamento potrebbe essere dovuto a una misura morale colma, dinanzi alla quale, almeno formalmente, non ci si pu\u00f2 consegnare alla storia come silenti (restando complici, sia ben inteso), oppure all\u2019opinione pubblica che preme e per fortuna dimostra di volersi e sapersi informare, nonostante o forse grazie alla marea di notizie in rete (e il libro di Francesca Albanese primo in classifica per vendite nella categoria \u201csaggi\u201d di queste settimane in Italia \u00e8 una bella notizia, per esempio).<br \/>\nOppure, si tratta di riassestamenti politici di un\u2019Europa che cerca nuovi posizionamenti nel mezzo delle scosse telluriche di Trump da un lato e la stabilit\u00e0 granitica della Cina dall\u2019altro. O, ancora, potrebbero essere tutte queste cose insieme; difficile dirlo. Il dato che emerge, per\u00f2, \u00e8 che, di fronte allo smantellamento (per ora morale) dell\u2019Onu e quindi lo svelamento pieno dell\u2019utopia (o ipocrisia?) dell\u2019universalismo dei diritti umani, si leva pur tuttavia l\u2019unica contestazione che i leader europei riescono a produrre: fermare il massacro in nome del fattore \u00abumanitario\u00bb.<br \/>\nLa questione dei diritti umani \u00e8 tanto complessa quanto necessaria, e se ne potrebbe discutere molto a lungo, scomodando Marx e la sua critica della separazione tra Stato e societ\u00e0 civile e della necessit\u00e0 dei diritti umani stessi, che dovrebbero garantire quanto lo Stato avrebbe invece come suo unico scopo: l\u2019effettualit\u00e0 storica dell\u2019eguaglianza.<br \/>\nSi dovrebbe certo citare Hannah Arendt e le sue considerazioni sul \u00abdiritto ad avere diritti\u00bb; come si dovrebbe tener conto della riflessione di Judith Butler sulla vulnerabilit\u00e0 e la \u00abgerarchia del lutto\u00bb che scardina il presunto universalismo dei diritti umani. Ma la questione umanitaria, evidentemente fondamentale nell\u2019urgenza del qui e ora, delle vite in ballo e non ultimo della definizione di genocidio applicabile alle azioni di Israele a Gaza, diventa un velo, che copre e oscura la dimensione fondamentale della questione palestinese: quella politica.<br \/>\nLa lotta palestinese \u00e8 sempre stata politica, impressa nella storia dall\u2019icona di Arafat con il ramo d\u2019ulivo in una mano e il fucile nell\u2019altra alle Nazioni unite, tradotta nelle pietre contro i carri armati di due intifada; lotta armata e negoziazione diplomatica, i venerd\u00ec della rabbia sul confine spinato e la poesia pi\u00f9 potente del fuoco. Citiamo solo due esempi in un oceano di letteratura della resistenza: Mahmoud Darwish, che scriveva \u00abPrendi nota, sono arabo\u2026 non verr\u00f2 mai a mendicare alla tua porta \/ ti secca?\u00bb; e il testamento straziante di Refaat Alareer: \u00abSe dovessi morire fa che io sia un racconto\u2026\u00bb.<br \/>\nQuesta lotta ha sempre riguardato la terra e non la religione; ha sempre riguardato l\u2019occupazione (che \u00e8 un fatto politico). La trappola della discendenza e della \u00abprelazione\u00bb \u2013 chi c\u2019era per primo avrebbe il diritto di possedere \u2013 distrae anch\u2019essa, ricolonizza anche l\u2019identit\u00e0 palestinese, dentro una narrazione dell\u2019esclusivit\u00e0 che \u00e8 propria del colonialismo europeo e, nella sua apoteosi messianica, del sionismo.<br \/>\nL\u2019autodeterminazione di un popolo ora non pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere da una rivendicazione identitaria, dove non \u00e8 la terra che offre la possibilit\u00e0 di un\u2019identificazione per chi \u2013 anche transitoriamente nel corso dei secoli \u2013 la abita, ma \u00e8 l\u2019identit\u00e0 che decide e assegna una terra. In questo rovesciamento il gioco sarebbe sempre a somma zero. Invece, nella dinamica politica, non lo \u00e8 mai.<br \/>\nQuella palestinese \u00e8, ripetiamolo e studiamola in quanto tale, sempre stata una questione politica, e continua a esserlo. \u00c8 ed \u00e8 sempre stata la soggettivit\u00e0 politica palestinese sotto attacco, perch\u00e9 riporta sempre e costantemente il progetto coloniale europeo e israeliano alla sua dimensione politica. Ma proprio per questo, l\u2019annientamento fisico e sistematico della popolazione non cancella la questione palestinese, perch\u00e9, come si diceva una volta, chi lotta non muore mai.<br \/>\n*(Marta Cariello &#8211; \u00c8 docente di Letteratura inglese e studi culturali presso l&#8217;Universit\u00e0 della Campania \u201cLuigi Vanvitelli\u201d)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Giuseppe Sedia*: SONO IN POLONIA E CI RESTANO: TRUMP BLINDA DIECIMILA SOLDATI AMERICANI<\/strong><\/p>\n<p>VARSAVIA &#8211; Trump dice no al ritiro parziale di truppe Usa dalla Polonia, anzi apre al rilancio: \u00abPotremmo aumentare la nostra presenza in Polonia, se i polacchi lo vorranno. Siamo legati alla Polonia, vogliamo collaborare\u00bb, ha dichiarato mercoled\u00ec in serata il presidente Usa nello Studio Ovale durante un incontro con il suo omologo polacco Karol Nawrocki in visita ufficiale a Washington. In ogni caso, il contingente militare americano, al netto di ogni rotazione sul continente europeo, non scender\u00e0 sotto le 10.000 unit\u00e0 nel Paese sulla Vistola.<br \/>\nPrima di procedere con la solita invettiva contro l\u2019amministrazione Biden e i suoi avversari politici, Trump ha lasciato intendere che se la Polonia \u00e8 arrivata a spendere il 5% del proprio pil nella difesa, il merito \u00e8 anche suo.<br \/>\nSu questo tema, il governo polacco guidato dalla coalizione liberale del premier Donald Tusk di Piattaforma Civica (Po) \u2013 costretto a coabitare dal mese scorso con Nawrocki, sostenuto dalla destra populista di Diritto e Giustizia (Pis) \u2013 aveva ostentato sicurezza nei giorni scorsi. \u00abAnche noi paghiamo per poterci sentire al sicuro e partecipiamo ai costi di mantenimento dei soldati americani. Ed \u00e8 questo che ci distingue dalla Germania\u00bb, aveva dichiarato pochi giorni fa il ministro della difesa polacco W\u0142adys\u0142aw Kosiniak-Kamysz in un\u2019intervista con il quotidiano conservatore Rzeczpospolita.<br \/>\nA giugno scorso, per\u00f2, nel corso di una visita ufficiale del cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Casa Bianca, Trump aveva escluso un ridimensionamento della presenza militare americana sul suolo tedesco. Ma le similitudini non finiscono qui: anche Berlino, come Varsavia, nei mesi scorsi si \u00e8 impegnata a portare la spesa per la difesa al 5%. Dulcis in fundo, dopo Merz anche Nawrocki ha avuto l\u2019onore di alloggiare nella Blair House, il pi\u00f9 illustre degli alloggi presidenziali.<br \/>\nTutti soddisfatti dell\u2019incontro, dunque, anche il governo polacco che aveva preparato per Nawrocki delle istruzioni prima della partenza per gli Usa e alle quali il neo presidente si \u00e8 infine attenuto: una pagina e mezzo di \u00abpaletti\u00bb e argomenti da non affrontare con Trump, come ad esempio l\u2019introduzione di una tassa digitale sui colossi tecnologici Usa o qualsiasi impegno all\u2019acquisto di forniture militari. \u00abSu questioni di sicurezza, deterrenza nei confronti di Putin e sostegno all\u2019Ucraina, il governo, il presidente e l\u2019opposizione parlano con una sola voce\u00bb, ha poi scritto su X il ministro degli esteri polacco Rados\u0142aw Sikorski. La Costituzione polacca dispone che sia il governo a decidere la politica estera del Paese.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle apparenze \u00e8 impossibile ignorare il protagonismo di Nawrocki in tale ambito. Rompendo una prassi consolidata, il presidente polacco si \u00e8 recato negli Usa senza includere un rappresentante del ministero degli affari esteri nella delegazione. Non ce n\u2019era uno nemmeno ieri a Palazzo Chigi, quando Nawrocki di ritorno da Washington \u00e8 stato ricevuto in serata da Giorgia Meloni, fresca di collegamento a distanza al vertice dei Volenterosi.<br \/>\nNon mancano le affinit\u00e0 politiche fra Nawrocki e Meloni. Pis e FdI sono i due pesi massimi del gruppo nazional-conservatore Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) presso il Parlamento europeo. Intanto la Polonia proprio come l\u2019Italia ha ribadito oggi per voce del premier Tusk, presente invece di persona al summit di Parigi, che Varsavia non invier\u00e0 truppe in Ucraina.<br \/>\n*(Giuseppe Sedia \u00e8 un giornalista e scrittore italiano residente in Polonia.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Mario Pierro*: C\u2019\u00c8 UN\u2019ALTRA CERNOBBIO CHE DICE ADDIO ALLE ARMI. RIARMO L\u2019ALTERNATIVA AL FORUM AMBROSETTI. LE LOTTE PACIFISTE, I PARTITI DI OPPOSIZIONE E I SINDACATI ALL&#8217;INCONTRO ORGANIZZATO DA SBILANCIAMOCI E DALLA RETE PACE E DISARMO.<\/strong><\/p>\n<p>Oggi e domani Cernobbio, sul Lago di Como, ospita il XV Forum Nazionale dell\u2019Altra Cernobbio contro il riarmo in Italia e in Europa e per la pace in contrapposizione al Forum Ambrosetti che riunir\u00e0 nella villa d\u2019Este fino a domenica l\u2019\u00e9lite economica, politica e finanziaria internazionale, oltre che gli esponenti di 12 governi, compreso quello Meloni.<br \/>\nOrganizzato da Sbilanciamoci! e Rete Pace e Disarmo, l\u2019incontro ha un titolo significativo, oltre che letterario: \u00abAddio alle armi\u00bb raccoglie le voci pacifiste, i movimenti sociali e le organizzazioni che si oppongono al nuovo regime di guerra in cui viviamo.. Tra i temi discussi, ci sono iniziative come \u00abFerma il Riarmo\u00bb, \u00abStopRearmEurope\u00bb e la difesa della Legge 185\/90 che limita le esportazioni di armi dall\u2019Italia. Sar\u00e0 proposta anche una difesa civile e nonviolenta, che rifiuta la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.<br \/>\nL\u2019attenzione \u00e8 sulla costruzione di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, sostenibile e disarmata. Si contrappone agli enormi investimenti per gli armamenti, a discapito della salute, dell\u2019educazione e del benessere sociale.<br \/>\nL\u2019Altra Cernobbio si concluder\u00e0 con un\u2019agenda di mobilitazioni pacifiste previste per l\u2019autunno. Intervengono tra gli altri la Fondazione Perugia Assisi per la cultura della Pace. Arci, Acli, Anpi, Emergency, Cgil, Pax Christi, il movimento dei Focolari e quello non violento, Legambiente, oltre che la Rete pace disarmo e Sbilanciamoci.<br \/>\nPrevisti gli interventi, tra gli altri, di Alex Zanotelli, Mao Valpiana. Interverranno Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (Cinque Stelle), Angelo Bonelli (Verdi), Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) e Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista). Il programma completo \u00e8 su Sbilanciamoci.info.<br \/>\nAl Forum Ambrosetti, il focus \u00e8 sull\u2019economia competitiva, il debito e la strategia geopolitica, in un ambiente elitario che raccoglie banchieri, scienziati e politici globali. Anche a Villa d\u2019Este sar\u00e0 spazio per l\u2019opposizione parlamentare con gli interventi di Bonelli, Calenda (Azione), Conte, Renzi (Italia Viva) e Schlein. Uno degli interventi di punta sar\u00e0 quello del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che parler\u00e0 da remoto.<br \/>\n*(Fonte Il Manifesto. Mario Pierro, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Stefano Petrucciani*: ADDIO AD ALDO ZANARDO, PROFONDO FILOSOFO MARXISTA &#8211; RITRATTI HA AVUTO UN RUOLO IMPORTANTE NELLA CULTURA DELLA SINISTRA ITALIANA E IN PARTICOLARE DEL PARTITO COMUNISTA. CESARE LUPORINI \u00c8 STATO UN MAESTRO AL QUALE ERA RIMASTO SEMPRE LEGATO<\/strong><\/p>\n<p>I Il 28 agosto a Sesto Fiorentino \u00e8 venuto a mancare Aldo Zanardo, filosofo profondo e schivo, che ha avuto un ruolo importante nella cultura della sinistra italiana e in particolare del Partito comunista. Zanardo, che era nato a Oderzo (Tv) nel 1931, si era formato alla Scuola Normale di Pisa ascoltando le lezioni di Cesare Luporini, un maestro al quale era rimasto sempre legato e che ha avuto occasione di ricordare in diversi scritti.<br \/>\nLa sua carriera accademica, che aveva cominciato negli anni Cinquanta come borsista dell\u2019Istituto italiano di studi storici di Napoli, lo port\u00f2 prima a Bologna e poi dal 1969 all\u2019Universit\u00e0 di Firenze, l\u2019ateneo dove il suo pi\u00f9 che trentennale insegnamento ha lasciato una traccia profonda. Ma Zanardo non era solo un importante filosofo marxista.<br \/>\n\u00c8 STATO ANCHE, come Luporini, impegnato direttamente nell\u2019attivit\u00e0 politica e nell\u2019organizzazione culturale. Consigliere alla Provincia di Firenze, membro per diversi anni del Comitato centrale del Partito Comunista, Zanardo \u00e8 stato soprattutto il direttore della rivista teorica del Partito, \u00abCritica marxista\u00bb, che ha guidato dal 1985 al 1991.<br \/>\nDopo la fine del Pci, ha proseguito il proprio impegno dando vita e dirigendo, insieme ad Aldo Tortorella (cui era molto legato) la nuova serie di \u00abCritica marxista\u00bb, che prosegue a tutt\u2019oggi le sue pubblicazioni.<br \/>\nCome filosofo, Aldo Zanardo era una figura decisamente originale. Il suo interesse principale era quello di approfondire, come recita il titolo del suo libro pi\u00f9 importante, pubblicato nel 1974, il rapporto tra Filosofia e socialismo. Sebbene si fosse formato in un\u2019epoca di ortodossie, niente era pi\u00f9 lontano da lui del marxismo ortodosso. Da esso si distanziava perch\u00e9 al centro del suo pensiero vi erano (oltre a una forte attenzione per il mondo cattolico) tre tematiche profondamente intrecciate l\u2019una con l\u2019altra: l\u2019etica, la libert\u00e0, l\u2019individuo.<\/p>\n<p>Con Tortorella, anche lui recentemente scomparso, Zanardo condivideva la tesi che, nonostante il realismo di cui Marx aveva sempre fatto professione, non avesse senso parlare di socialismo senza muovere da una radice etica. Di qui discendeva anche il suo interesse per il socialismo neokantiano tedesco e austriaco del primo Novecento, al quale aveva dedicato un denso studio. Ma l\u2019etica socialista non poteva essere altro che un\u2019etica della libert\u00e0, della libert\u00e0 effettiva di tutti e di ciascuno. Il tema era fortemente presente in Marx, ma nonostante questo restava una domanda che non si poteva eludere: il marxismo aveva pensato la questione della libert\u00e0 in modo adeguato, oppure certi nefasti esiti politici erano collegati anche a insufficienze teoriche di fondo?<br \/>\nCON QUESTA PROBLEMATICA Zanardo si confronta in uno dei suoi saggi pi\u00f9 belli: La teoria della libert\u00e0 nel pensiero giovanile di Marx, pubblicato nel 1966 su \u00abStudi storici\u00bb. Scrivendo nei fervidi anni Sessanta, quando il marxismo poteva ancora apparire come l\u2019orizzonte teorico capace di decifrare l\u2019epoca e i suoi contrasti, Zanardo non esitava a sottolineare, accanto ai meriti, anche i limiti della visione marxiana della libert\u00e0: una visione che, per dirla in breve, gli appariva insidiata da una troppo facile e ottimistica visione dei rapporti tra individui e societ\u00e0.<br \/>\nCome se bastasse togliere di mezzo la propriet\u00e0 privata e il capitalismo per conciliare e superare tutti gli antagonismi. La societ\u00e0 moderna, avvertiva invece Zanardo, \u00e8 fatta di individui differenti e irriducibili, e dunque anche conflittuali. Ed \u00e8 necessario un grande scavo teorico per capire se e come in essa possano ancora trovare ascolto le istanze solidaristiche che furono proprie della tradizione socialista.<br \/>\n*(Stefano Petrucciani, \u00e8 Professore ordinario di Filosofia Politica nell\u2019Universit\u00e0 di Roma \u201cLa Sapienza\u201d. \u00c8 stato dal 2013 al 2019 Presidente della Societ\u00e0 italiana di filosofia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Marco Santopadre *: L\u2019aggressivit\u00e0 di Trump spinge l\u2019India tra le braccia di Pechino? 02 &#8211; GAZA. 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