{"id":52429,"date":"2025-08-02T11:42:26","date_gmt":"2025-08-02T11:42:26","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52429"},"modified":"2025-08-03T10:54:15","modified_gmt":"2025-08-03T10:54:15","slug":"n30-02-agosto2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52429","title":{"rendered":"n\u00b030 \u2013  02\/08\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Mario Di Vito*: La strage, lo stato, i fascisti. Bologna, la verit\u00e0 oltre il labirinto . 2 agosto 1980 Il percorso giudiziario non \u00e8 stato facile, al contrario \u00e8 stato lunghissimo, accidentato, talvolta contraddittorio. Frutto dei depistaggi cominciati gi\u00e0 il giorno dell&#8217;eccidio. Le intuizioni di Occorsio e di Amato sulle connessioni tra terroristi neri e apparati dello stato trovano conferma soprattutto nella storia politica del nostro paese.<br \/>\n02 &#8211; Fulvio Conti per Carocci*: . Manfredi Alberti &#8211; Il ruolo delle logge e la loro messa al bando &#8211; SAGGI \u00abMassoneria e fascismo\u00bb<br \/>\n03 &#8211; L\u2019insostenibile leggerezza di von der Leyen. E compagnia &#8211; E\u2019 difficile davvero spiegare le ragioni di questa capitolazione: non c\u2019\u00e8 altro termine per definirla. Inutile girarci intorno<br \/>\n04 &#8211; Luciana Cimino*: \u00abSolo propaganda, la linea del governo \u00e8 fallita\u00bb Le reazioni dell&#8217;opposizione Pd: \u00abLa premier chieda scusa\u00bb. Conte: \u00abL\u2019esecutivo si \u00e8 dimostrato ignorante\u00bb<br \/>\n05 \u2013 15 per cento.<br \/>\n06 &#8211; Moni Ovadia*: ipocriti, fingono che il colpevole sia il solo netanyahu, dopo 77 anni di persecuzioni per sfrattare e annientare il popolo palestinese.<br \/>\n07 &#8211; GAZA ALLA FAME. LA MATEMATICA DELLA FAME? NEGOZIATI: \u00c8 ANCORA STALLO?<br \/>\nA Gaza aumentano i morti per denutrizione, soprattutto tra i bambini. E si moltiplicano le critiche all\u2019Europa che condanna ma non agisce.( ISPI, Daly Focus)<br \/>\n08 &#8211; GUERRA ECONOMICA*:1 agosto 2025 sancisce non l\u2019inizio della fine, ma solo la fine dell\u2019inizio delle guerre economiche dell\u2019amministrazione Trump &#8211; DAZI: ALTRO GIRO DI GIOSTRA . La Casa Bianca pubblica la lista dei dazi per 92 paesi: entreranno in vigore dal 7 agosto. Per l\u2019Europa confermata l\u2019aliquota al 15%.<br \/>\n09 &#8211; Marina Catucci*: Dazi \u00abuniversali\u00bb Trump all\u2019attacco di tutto il mondo &#8211; Dazi Usa Soglia tariffaria minima al 15% per quaranta paesi, e anche oltre per altre venti nazioni. Svizzera nel mirino per i farmaci: 39%.<br \/>\n10 &#8211; Federico Losurdo*: Lezione brasiliana, Trump non \u00e8 l\u2019imperatore del mondo &#8211; Le cose e le parole<br \/>\nLa contesa tra Stati Uniti e Brasile trascende le sorti processuali di Jair Bolsonaro. La vera posta in gioco \u00e8 la difesa della sovranit\u00e0 nazionale e il crescente protagonismo dei Brics che osano sfidare l\u2019esorbitante privilegio del dollaro. Una lezione di metodo anche per le stanche classi \u201cdirigenti\u201d dell\u2019Unione europea<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Mario Di Vito*: LA STRAGE, LO STATO, I FASCISTI. BOLOGNA, LA VERIT\u00c0 OLTRE IL LABIRINTO . 2 AGOSTO 1980 IL PERCORSO GIUDIZIARIO NON \u00c8 STATO FACILE, AL CONTRARIO \u00c8 STATO LUNGHISSIMO, ACCIDENTATO, TALVOLTA CONTRADDITTORIO. FRUTTO DEI DEPISTAGGI COMINCIATI GI\u00c0 IL GIORNO DELL&#8217;ECCIDIO. LE INTUIZIONI DI OCCORSIO E DI AMATO SULLE CONNESSIONI TRA TERRORISTI NERI E APPARATI DELLO STATO TROVANO CONFERMA SOPRATTUTTO NELLA STORIA POLITICA DEL NOSTRO PAESE<\/p>\n<p>\u00c8 una storia che non finisce mai quella della strage di Bologna. Anche se la vicenda giudiziaria \u00e8 nella sostanza esaurita e non si vedono motivi per riscriverla, come qualcuno, soprattutto a destra, vorrebbe fare. Sono stati condannati in via definitiva gli esecutori (Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e Paolo Bellini) e le ultime sentenze passate in giudicato hanno anche individuato chi ha ideato, organizzato e finanziato l\u2019eccidio che la mattina del 2 agosto 1980 cost\u00f2 la vita a 85 persone e ne fer\u00ec altre 200: Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D\u2019Amato e Mario Tedeschi. Cio\u00e8 la P2, i servizi segreti e i fascisti.<br \/>\nIL PERCORSO nei tribunali non \u00e8 stato facile, anzi, al contrario, \u00e8 stato lunghissimo, accidentato, talvolta contraddittorio. Frutto dei depistaggi che cominciarono il giorno stesso della strage e si sono stesi negli anni come una malattia autoimmune, perch\u00e9 dietro c\u2019erano pezzi dello stato. L\u2019ultima parola \u00abnel nome del popolo italiano\u00bb \u00e8 stata pronunciata dalla Cassazione lo scorso primo luglio quando \u00e8 stato reso definitivo l\u2019ergastolo per Bellini, ma \u00e8 una conclusione che consola solo fino a un certo punto, perch\u00e9, al momento del processo che alla fine ne ha individuato le responsabilit\u00e0, i mandanti erano gi\u00e0 tutti morti. \u00c8 per questo che gli ultimi eredi del Msi attualmente al governo possono continuare a giocare con le parole (Meloni, un anno fa parl\u00f2 di \u00abstrage che le sentenze attribuiscono a esponenti di organizzazioni di destra\u00bb) quando non c\u2019\u00e8 mai stato dubbio alcuno sulla matrice fascista dell\u2019attentato: le modalit\u00e0 parlano da sole e tutte le altre piste sono state smentite in maniera categorica, perch\u00e9 le prove non c\u2019erano o erano state costruite a tavolino proprio con l\u2019obiettivo di sviare le indagini.<\/p>\n<p>E SE LE INTUIZIONI prima di Vittorio Occorsio (ucciso dal \u00abcomandante militare\u00bb di Ordine Nuovo Pierluigi Concutelli nel 1976) e poi di Mario Amato (fatto fuori nel 1980 dai Nar) sulle connessioni tra terroristi neri e apparati dello Stato, uniti nell\u2019abbraccio e costantemente sull\u2019uscio delle porte delle sedi del Msi, trovano una conferma, questa non va cercata solo nelle sentenze, ma anche \u2013 soprattutto \u2013 nella storia politica del nostro paese. Era il settembre del 1990 quando in un\u2019intervista all\u2019Unit\u00e0 Giuseppe Di Lello, allora giudice per le indagini preliminari a Palermo, disse che \u00abtutti i delitti e le stragi commessi dai neri sono rimasti impuniti. E la colpa non \u00e8 certo dei magistrati di Bologna o di quelli di Firenze che non riescono a individuare esecutori e mandanti, ma dello stato che non vuole si scopra la verit\u00e0. E questo perch\u00e9 i crimini dei neri sono stati realizzati con coperture, deviazioni dei servizi segreti. Credo che quest\u2019ultimo ragionamento sia valido anche per i grossi delitti di mafia\u00bb. Parole pronunciate prima delle recenti riscosse giudiziarie, ma che risuonano forti oggi che la pista nera rispunta per l\u2019omicidio di Piersanti Mattarella e per le stragi e gli omicidi mafiosi d\u2019inizio anni \u201990. Non tanto per le indagini in corso, che ovviamente faranno il loro corso, ma per l\u2019evidenza dei depistaggi, che discendono sempre dalla stessa fonte. Anche qui siamo in presenza di fatti storicamente accertati e politicamente indiscutibili: le trame atlantiche sono (state) una realt\u00e0.<br \/>\n\u00abSTRAGE DI STATO\u00bb \u00e8 un\u2019espressione che nasce nel 1970 dal titolo di un libro di controinchiesta su piazza Fontana, l\u2019evento da cui discende la cosiddetta strategia della tensione, che non fu solo una sequenza di massacri, ma anche una costellazione di depistaggi. Gi\u00e0 per i fatti del 12 dicembre 1969 le indagini cominciarono puntando dritte verso ambienti che non c\u2019entravano niente \u2013 gli anarchici \u2013 dando il via a un caos giudiziario comune a tutte le stragi i cui effetti si avvertono ancora oggi. Perch\u00e9 per smentire una falsa pista spesso ci vogliono anni e imboccare quella giusta in ritardo vuol dire muoversi in un labirinto.<br \/>\nL\u2019elenco di tutti i passaggi fatti nei tribunali per l\u2019attentato di Bologna \u00e8 eloquente. Il primo processo cominci\u00f2 sette anni dopo lo scoppio della bomba, nel 1987, e la Cassazione si pronunci\u00f2 solo nel 1995, peraltro assolvendo Sergio Picciafuoco (neofascista che quel 2 agosto di certo era alla stazione e rimase pure ferito). Un anno prima era arrivata la sentenza di ergastolo per Fioravanti e Mambro. Si \u00e8 consumato tra il 2000 e il 2003 poi il processo per i depistaggi, terminato con le assoluzioni di Massimo Carminati e Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del Sismi di Firenze. \u00c8 durato dieci anni invece il processo a Ciavardini, minorenne all\u2019epoca dei fatti, concluso con una condanna a trent\u2019anni. Il terzo processo, quello che ha portato all\u2019ergastolo per Cavallini, \u00e8 andato in scena tra il 2017 e il 2020, anno in cui la procura di Bologna ha chiuso le indagine sui mandanti e i finanziatori, dalla quale \u00e8 nato il processo a Bellini, chiuso il mese scorso.<br \/>\nUN\u2019ODISSEA. Gli atti ammontano ormai a diverse decine di migliaia di pagine e per muoversi negli archivi \u2013 \u00e8 notizia degli ultimi giorni \u2013 ci si serve dell\u2019intelligenza artificiale tanta e tale \u00e8 la mole di informazioni, perizie, verbali e testimonianze accumulata nel tempo. Ma al termine di questa lunga notte della Repubblica una certezza esiste: a Bologna fu una strage di stato compiuta con manovalanza fascista.<br \/>\n*(Mario Di Vito, giornalista, lavora per &#8220;il manifesto&#8221; ed \u00e8 autore di documentari e programmi radiofonici e televisivi, di reportage, romanzi e inchieste)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 &#8211; Fulvio Conti per Carocci*: . MANFREDI ALBERTI &#8211; IL RUOLO DELLE LOGGE E LA LORO MESSA AL BANDO &#8211; SAGGI \u00abMASSONERIA E FASCISMO\u00bb<\/p>\n<p>ANTONIO GRAMSCI PRONUNCI\u00d2 IL SUO UNICO DISCORSO PARLAMENTARE IL 16 MAGGIO 1925, IN OCCASIONE DELLA DISCUSSIONE DELLA PRIMA DELLE \u00abLEGGI FASCISTISSIME\u00bb. SI TRATTAVA DI UN DISEGNO DI LEGGE CONTRO LE SOCIET\u00c0 SEGRETE, MA DI FATTO CONTRO LE LOGGE MASSONICHE. IN QUEL DISCORSO IL DIRIGENTE COMUNISTA AFFERM\u00d2 CHE METTENDO AL BANDO LA MASSONERIA \u2013 A SUO GIUDIZIO L\u2019UNICO VERO PARTITO CHE LA BORGHESIA AVESSE MAI AVUTO \u2013 IL GOVERNO VOLEVA IN REALT\u00c0 COLPIRE TUTTE LE ORGANIZZAZIONI POLITICHE AVVERSARIE, A COMINCIARE DA QUELLE DEL PROLETARIATO.<\/p>\n<p>Gramsci si sofferm\u00f2 su questioni di grande rilevanza, come il ruolo politico svolto dai liberi muratori dal Risorgimento in poi, evidenziando l\u2019ambiguit\u00e0 di un\u2019istituzione che aveva saputo ospitare al suo interno significative presenze del mondo democratico e socialista, promuovendo gli ideali della laicit\u00e0, ma che al contempo aveva flirtato con il movimento fascista, prima di venirne travolta.<\/p>\n<p>IL COMPLESSO RAPPORTO fra il fascismo \u00abstorico\u00bb e la massoneria italiana \u00e8 analizzato con grande efficacia da Fulvio Conti nel suo ultimo volume, Massoneria e fascismo. Dalla Grande Guerra alla messa al bando delle logge (Carocci, pp. 320, euro 29). Dando ampio spazio alle fonti coeve, l\u2019autore ricostruisce i profondi cambiamenti generati dalla Grande guerra e dall\u2019avvento delle organizzazioni politiche di massa, principalmente socialiste e cattoliche. Fu nello scenario del dopoguerra che la massoneria, al pari di altre forze politiche espressione della borghesia italiana, scelse di appoggiare apertamente in chiave anticomunista la violenza controrivoluzionaria del movimento (poi partito) fascista. Un chiaro ravvedimento della massoneria si ebbe tardivamente, solo dopo la conclamata trasformazione del fascismo in regime totalitario, nel corso del 1925. Un regime che si apprestava a fare vistose concessioni economiche e politiche alla Chiesa cattolica, violando i principi di laicit\u00e0 cari ai liberi muratori.<\/p>\n<p>Sebbene profondamente ostile alla massoneria sin dai tempi della sua militanza socialista, Mussolini si era avvicinato a essa all\u2019indomani del 1914, in ragione della comune posizione interventista. Finita la guerra, di fronte al \u00abpericolo rosso\u00bb la massoneria si mostr\u00f2 ambiguamente collocata fra la difesa della democrazia parlamentare e la connivenza con le espressioni pi\u00f9 brutali della violenza fascista, almeno fino al 1923.<\/p>\n<p>La vicinanza fra la massoneria e il fascismo degli albori, peraltro, \u00e8 testimoniata dall\u2019affiliazione alle logge della maggioranza dei quadrumviri della Marcia su Roma (Italo Balbo, Emilio De Bono e Michele Bianchi), come pure dei futuri segretari del partito fascista Roberto Farinacci e Achille Starace. Oggi sappiamo anche, come ci dimostra Fulvio Conti, che l\u2019ascesa politica di Mussolini benefici\u00f2 di diversi contributi economici provenienti da ambienti massonici, dai tempi della fondazione del \u00abPopolo d\u2019Italia\u00bb fino alla Marcia su Roma, evento che fu sostenuto da un finanziamento da parte del Grande Oriente, una delle due principali obbedienze massoniche. Un\u2019inquietante presenza massonica si registra anche nella gestione del delitto Matteotti, i cui mandanti ed esecutori erano affiliati all\u2019altra grande organizzazione liberomuratoria, quella di Piazza del Ges\u00f9.<\/p>\n<p>COME SPESSO ACCADE nei rivolgimenti dialettici della storia, le logge massoniche finirono con il diventare vittime della violenza fascista, che gi\u00e0 prima della Marcia su Roma aveva cominciato a prendere di mira alcuni massoni antifascisti, come ad esempio il giurista Angelo Sraffa (padre dell\u2019economista Piero), rettore della Bocconi, aggredito dagli squadristi nel febbraio del 1922. Nei mesi successivi vi fu un crescendo di violenze contro alcune frange della massoneria, prima di arrivare alla legge per la messa al bando di tutte le logge, che di l\u00ec a poco furono costrette a sciogliersi. Leggendo il volume di Fulvio Conti emerge con chiarezza che dietro la nascita e l\u2019affermazione del fascismo non vi fu alcun \u00abcomplotto massonico\u00bb. Rimane tuttavia il fatto che la massoneria di quegli anni fu, se non il principale \u00abpartito\u00bb della borghesia, quanto meno un\u2019espressione concreta dei colpevoli cedimenti di quella classe sociale rispetto al bellicismo, prima, e al fenomeno fascista, poi.<br \/>\n*( Fulvio Conti, ricercatore universitario dal 1992, professore associato dal 2001, dal 2013 \u00e8 professore ordinario di Storia contemporanea)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; L\u2019INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI VON DER LEYEN. E COMPAGNIA &#8211; E\u2019 DIFFICILE DAVVERO SPIEGARE LE RAGIONI DI QUESTA CAPITOLAZIONE: NON C\u2019\u00c8 ALTRO TERMINE PER DEFINIRLA. INUTILE GIRARCI INTORNO.<\/p>\n<p>Passo dopo passo una imbelle e pavida classe dirigente europea sta affossando l\u2019idea stessa di Europa con scelte che avranno due conseguenze certe: una accresciuta e sempre pi\u00f9 indiscutibile dipendenza dagli USA e il costo della fiera che sar\u00e0 scaricato sulle spalle dei ceti popolari e del mondo del lavoro, o perch\u00e8 agli impegni si far\u00e0 fronte dirottando risorse enormi dalla coesione sociale e dagli investimenti o perch\u00e8 si attinger\u00e0 ad un ulteriore incremento del debito che, con i suoi effetti e il suo servizio, graver\u00e0 ulteriormente sui bilanci dei singoli Stati, ovvero con un mix delle due cose,<br \/>\nC\u2019\u00e8 una evidente scelta nel nucleo di classe dirigente raccolta intorno alla presidenza americana, altro che problemi di temperamento: gli USA si sentono in declino e minacciati e reagiscono facendo valere non la forza di una visione inclusiva e persuasiva ma la brutalit\u00e0 diretta del richiamo all\u2019ordine, della forza del loro potente dispositivo militare. E dettano le condizioni. Non esistono accordi tra pari, neanche tra alleati storici: noi dettiamo legge e voi vi adeguate.<br \/>\nE l\u2019Europa di adegua. Si accuccia. Minata dalle posizioni dei sovranisti che, contro l\u2019idea stessa degli interessi nazionali sopra tutto e per ossequio politico, hanno strutturalmente indebolito ogni capacit\u00e0 di reazione adeguata europea: e qui davvero l\u2019azione del Governo italiano delle destre \u00e8 stata nefasta. Ma minata anche dalla debolezza politica della Germania che si \u00e8 ulteriormente annichilita con il suo nuovo governo a guida centro-moderata ma con appoggio SPD. E minata dalla posizione dell\u2019Inghilterra che pur fuori dall\u2019UE, con l\u2019Europa ha stabilito nuove connessioni ma al cui Governo non \u00e8 parso poi vero di poter dimostrare la sua coerenza neo-atlantica.<br \/>\nE minata dalla mancanza di una visione politica che la faccia uscire dall\u2019angolo in cui \u00e8.<br \/>\nHa ragione da vendere Lucrezia Reichlin sul Corriere di oggi: le conseguenze di questa nefasta capitolazione saranno di lunghissimo periodo e potranno giungere, se non rapidamente corrette, a mettere in discussione la prospettiva stessa del progetto europeo in se\u2019.<br \/>\nNella strategia USA, l\u2019Europa, terzo PIL mondiale e area ricca, diventa la gallina dalle uova d\u2019oro sulla quale scaricare non poco della ricostruzione del primato americano. Intanto, gi\u00e0 nello slogan MEGA c\u2019\u00e8 tutta una visione del mondo nella quale si annuncia non solo una strategia di confrontation a tutto campo con la Cina ma anche che non c\u2019\u00e8 spazio per una co-partnership europea, declassata, l\u2019Europa, a continente di profittatori da ricondurre rapidamente all\u2019ordine del nuovo ordine neoimperiale.<br \/>\nE cos\u00ec \u00e8 l\u2019Europa in quanto idea stessa che viene schiacciata dal peso politico ed economico impostole da Trump: in pochi mesi, 5% di incremento per le spese Nato, a cui l\u2019Europa aggiunge 850 miliardi di euro di riarmo e ora l\u2019Accordo test\u00e8 annunciato aggiunge 600 miliardi di investimenti diretti dell\u2019Europa negli USA ( il trasferimento cio\u00e8 in blocco di tutti i nuovi progetti di apertura di centri produttivi e di servizio delle pi\u00f9 grandi aziende europee non pi\u00f9 in Europa ma direttamente negli Stati Uniti ); oltre 700 miliardi per acquisto di gas e petrolio americano; oltre 600 miliardi per acquisto di armi. A questo poi si aggiungono la conferma del 50% di dazi su acciaio e alluminio e il 15% praticamente lineare su tutte le esportazioni negli USA. E cos\u00ec, dopo aver drenato ricchezza da tutto il mondo per finanziare il suo debito, che \u00e8 diventato esorbitante, ora, gli USA, drenano risorse dirette a sostegno della loro economia. Nel frattempo il dollaro ha perso con Trump circa il 15% del suo valore: questo vuol dire che gi\u00e0 oggi per importare dall\u2019estero gli USA devono spendere il 15% circa in pi\u00f9 a cui si aggiunge il 15% dei dazi appena accordati. Quindi un prodotto europeo non deve scalare una barriera del 15 ma circa del 30% per raggiungere il mercato americano. Interessante oggi su questo il Manifesto con l\u2019articolo di Luigi Pandolfi.<br \/>\nSe tiriamo le somme, stiamo parlando di un impegno che vale nei prossimi anni per l\u2019Europa, pi\u00f9 dell\u2019equivalente dell\u2019intero PIL italiano, oltre 2000 miliardi di euro che dall\u2019Europa prendono la via degli USA.<\/p>\n<p>UN FATTO ENORME SOTTO IL CUI PESO L\u2019EUROPA VIENE SCHIACCIATA E VA IN FRANTUMI. ESPLODE SOCIALMENTE. E VIENE AZZERATA COME SOGGETTIVIT\u00c0 GLOBALE.<br \/>\nDEL TUTTO INSOSTENIBILE.<br \/>\nEPPURE, SU QUESTO SI STA PROCEDENDO.<br \/>\nA questo ci stanno conducendo le illuminate classi dirigenti della stagione neoliberista europea. Con concorso attivo ancora oggi del Partito del Socialismo Europeo che sostiene l\u2019attuale Commissione.<br \/>\nEcco quanto invece ci sarebbe bisogno di un\u2019altra Europa, con altra visione, capace di fermare Israele nel genocidio a Gaza ( cos\u00ec lo definiscono anche importanti e coraggiose ONG israeliane ); capace di difendere l\u2019Ucraina anche costruendo un proprio terreno di confronto con la Russia; capace di costruire intese con i BRICS l\u00e0 dove cio\u00e8 invece la politica americana impedisce di guardare; capace di investire quelle risorse invece sulla costruzione di un inedito e inclusivo modello sociale; capace di investire nel recupero del gap tecnologico e di decidere alti standard di vita e di diritti a casa propria, per indurre tutti a salire a quel livello invece di scendere noi ai livelli pi\u00f9 bassi di tutela dei diritti e del lavoro (vedi da ultimo proprio i morti di Napoli come quelli di Brandizzo di ieri e di tutti i luoghi di lavoro ).<br \/>\nMA CHI INCARNA OGGI QUESTA IDEA DI EUROPA COS\u00cc NECESSARIA MA ANCHE COS\u00cc LONTANA?<br \/>\nPICCOLI SIAMO DIVENTATI.<br \/>\nE gli industriali italiani si consolano chiedendo il recupero per mano pubblica dei miliardi che i dazi gli fanno perdere ( e sempre il lavoro paga\u2026.). E il PD continua nelle sue dichiarazioni giustamente polemiche con il Governo ma nulla muove nella costruzione di un altro profilo suo sull\u2019Europa , sul suo ruolo, in discontinuit\u00e0 con le sue stesse posizioni del trentennio e degli ultimi trenta giorni.<br \/>\nVon Der Leyn rimane ancora la Presidente sua e del PSE.<br \/>\nI FATTI DIMOSTRANO CHE GALLEGGIARE IN TEMPO DI TEMPESTA NON SI PU\u00d2 E LA NAVE SI SFASCIA.<br \/>\n*(Articolo gi\u00e0 pubblicato su Infiniti Mondi. Bimestrale di pensieri di libert\u00e0)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; Luciana Cimino*: \u00abSOLO PROPAGANDA, LA LINEA DEL GOVERNO \u00c8 FALLITA\u00bb LE REAZIONI DELL&#8217;OPPOSIZIONE PD: \u00abLA PREMIER CHIEDA SCUSA\u00bb. CONTE: \u00abL\u2019ESECUTIVO SI \u00c8 DIMOSTRATO IGNORANTE\u00bb<\/p>\n<p>\u00abFallimento\u00bb, \u00abfiguraccia internazionale\u00bb, \u00absconfessione totale\u00bb della linea del governo sui migranti. La reazione delle opposizioni alla sentenza della Corte di Giustizia della Ue \u00e8 unanime. Al netto delle parole di Carlo Calenda che gioca a distinguersi: \u00abC\u2019\u00e8 il rischio concreto che nessun paese venga considerato sicuro\u00bb, ha detto il leader di Azione. Mentre gli altri partiti accusano di \u00abpropaganda diabolica sulla pelle dei migranti\u00bb la premier Giorgia Meloni che si era spesa pi\u00f9 volte e in prima persona sul progetto di deportazione varato dal suo esecutivo.<br \/>\n\u00abFunzioneranno!\u00bb, aveva urlato la presidente del consiglio qualche mese fa durante un comizio. Parole riprese dalla segretaria Pd, Elly Schlein che, durante un\u2019iniziativa elettorale nelle Marche, ha scandito invece: \u00abNon funzioneranno\u00bb. Meloni \u00absi prenda la responsabilit\u00e0 di non aver letto le leggi italiane ed europee e di aver fatto una scelta illegale con centri in Albania che calpestano i diritti fondamentali dei richiedenti asilo e per cui hanno sperperato 800 milioni\u00bb, ha detto Schlein seguita a ruota dal resto del partito. \u00abUn fallimento legale, economico, umano, in termini di politiche migratorie: la premier dovrebbe chiedere scusa\u00bb, ha attaccato la dem Laura Boldrini che ricorda come l\u2019operazione \u00abnon sia neanche serviti a ridurre i flussi migratori dato che nei primi sei mesi del 2025 gli sbarchi sono aumentati\u00bb.<br \/>\nE la collega Rachele Scarpa, che ha compiuto nei mesi scorsi diverse ispezioni a Gjader e Shengjin, ha sottolineato come il pronunciamento della Corte Ue sui paesi sicuri costituisca \u00abuno spartiacque: il modello Albania non \u00e8 compatibile con il diritto comunitario\u00bb. \u00abDopo il primo trasferimento a ottobre il governo avrebbe dovuto fermarsi: alla luce della sentenza i tentativi di novembre e gennaio risultano dolosi, attuati per esigenze propagandistiche\u00bb, ha attaccato Scarpa. Per Avs \u00abMeloni e Piantedosi hanno edificato un impianto privo di garanzie giuridiche, umanamente inaccettabile ed economicamente insostenibile\u00bb, ha detto Angelo Bonelli. E Nicola Fratoianni: \u00abLa sentenza \u00e8 un macigno sulla campagna di propaganda e di odio del governo contro migranti e giudici\u00bb. Per il presidente del M5s, Giuseppe Conte, \u00abla pronuncia era scontata, Meloni si dice scandalizzata: \u00e8 una prova di ignoranza rispetto al diritto europeo\u00bb. I centri in Albania sono \u00abil pi\u00f9 clamoroso scandalo della storia italiana\u00bb per Matteo Renzi che si concentra sui soldi pubblici sprecati, mentre Riccardo Magi chiede alla premier di chiudere \u00abquelle inquietanti e illegali cattedrali nel deserto\u00bb e di rispettare \u00abi diritti delle persone migranti\u00bb. Anche per Prc la sentenza \u00absmaschera l\u2019impianto ideologico e autoritario della politica migratoria del governo\u00bb.<br \/>\nCritiche durissime arrivano anche dalla Cei. \u00abIl balletto di decreti e di leggi per utilizzare come hub e come cpr le strutture costose realizzate in Albania \u2013 ha osservato monsignor Gian Carlo Perego, presidente della commissione episcopale che si occupa dei migranti e della fondazione Migrantes \u2013 termina con questa dichiarazione della Corte che non lascia margini ad altre subdole manovre per allontanare il dramma di migranti in fuga dai nostri occhi e dalla nostra responsabilit\u00e0 costituzionale\u00bb. Sulla stessa linea le associazioni che si occupano di migrazioni. Per il Tavolo Asilo e Immigrazione quella della corte \u00e8 una \u00abdecisione dirompente, che smentisce in modo radicale il governo\u00bb e chiede a Meloni di \u00abprenderne atto e cessare ogni iniziativa per la riattivazione del protocollo\u00bb. Anche l\u2019Arci esorta alla \u00abchiusura del centro di Gjader: il cosiddetto modello Albania \u00e8 stato un specchietto per le allodole, buono solo ad accumulare figuracce\u00bb.<br \/>\nIn serata arriva la difesa del guardasigilli Carlo Nordio che attacca le toghe: \u00abIl sindacato del giudice dev\u2019essere effettivo e motivato e non sembra che questo sia sempre avvenuto\u00bb.<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto &#8211; Luciana Cimino. giornalista,Ha lavorato per lunghi anni all&#8217;Unit\u00e0 e scritto per diversi giornali. Oggi si occupa di comunicazione e di qualit\u00e0 dell&#8217;informazione nella pi\u00f9 importante agenzia italiana: HDR\u00c0)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 \u2013 15 PER CENTO* : LO PSEUDO-ACCORDO COMMERCIALE TRA UNIONE EUROPEA E STATI UNITI, RAGGIUNTO IN SCOZIA SOTTO LA SUPERVISIONE DI URSULA VON DER LEYEN E DONALD TRUMP A POCHE ORE DI DISTANZA DALLA FIGURA BARBINA RIMEDIATA DALLA DELEGAZIONE EUROPEA IN CINA, CONTINUA A FAR DISCUTERE.<\/p>\n<p>L\u2019intesa impegna gli Usa a imporre dazi nei confronti dei beni europei del 15 anzich\u00e9 del 30%, ma vincola l\u2019Unione Europea ad azzerare sostanzialmente le proprie tariffe sui prodotti statunitensi, ad importare dagli Usa vaste quantit\u00e0 di armi ed energia per un controvalore di 750 miliardi di dollari e ad investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Il tutto prima che scada il mandato di Trump. Rimangono in vigore i dazi statunitensi del 50% su acciaio e alluminio e resta per il momento ignota l\u2019entit\u00e0 delle barriere tariffarie su prodotti farmaceutici e semiconduttori, mentre tramonta qualsiasi prospettiva di tassa digitale europea sulle piattaforme statunitensi. Per il \u201cvecchio continente\u201d, si tratta di una d\u00e9b\u00e2cle totale, a dispetto delle valutazioni positive espresse dal primo ministro italiano Giorgia Meloni che si \u00e8 posta in controtendenza rispetto alle autorit\u00e0 francesi e tedesche. La Von der Leyen e i suoi collaboratori, dal canto loro, si sono difesi sottolineando per tramite del portavoce della Commissione Europea al Commercio Olof Gill che, nelle trattative con gli Stati Uniti, la delegazione si \u00e8 strettamente attenuta al mandato ricevuto dai singoli Paesi europei, e che l\u2019intesa raggiunta va in ogni caso accolta con soddisfazione in quanto protettiva degli interessi comunitari e capace di scongiurare una guerra commerciale transatlantica. Senonch\u00e9, Bruxelles ha pubblicato un testo chiarificatore dell\u2019accordo appena siglato che presenta non poche difformit\u00e0 rispetto a quello pubblicato dalla Casa Bianca. Le divergenze riguardano in particolare i dazi su prodotti farmaceutici e semiconduttori, il tema della tassa digitale europea e la configurazione stessa dell\u2019intesa, che secondo il documento diffuso dalla Commissione Europea non sarebbe giuridicamente vincolante. Parliamo di tutto questo assieme ad Alessandro Volpi, saggista, collaboratore di \u00abAltraeconomia\u00bb e \u00abValori\u00bb e docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa.<br \/>\n(ndr)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; MONI OVADIA*: IPOCRITI, FINGONO CHE IL COLPEVOLE SIA IL SOLO NETANYAHU, DOPO 77 ANNI DI PERSECUZIONI PER SFRATTARE E ANNIENTARE IL POPOLO PALESTINESE.<\/p>\n<p>Troppo comodo, prendersela con il solo Netanyahu: come se fosse l&#8217;eccezione, anzich\u00e9 la regola (il potere violento che da quasi un secolo lavora per sfrattare e annientare i palestinesi). \u00abNetanyahu \u00e8 il cattivo? Perch\u00e9, gli altri cosa hanno fatto? La Naqba l&#8217;ha fatta Ben Gurion, l&#8217;ha fatta Golda Meyr. Ben Gurion fece distruggere 500 villaggi palestinesi con un gesto della mano. Tutti i trucchi sono stati usati per depredare il popolo palestinese. C&#8217;era un progetto che appariva bello, quello del rimboschimento di quella terra: si chiamava Keren Kemet Israel, ma la sua verit\u00e0 \u00e8 che volevano celare tutte le devastazioni e seppellire i morti che non si potevano dichiarare\u00bb.<br \/>\nLa voce dell&#8217;ebreo sefardita Salomon Ovadia, per tutti Moni, si leva stentorea come in un teatro greco: esprime dolore, sdegno, piet\u00e0. L&#8217;indignazione per la macelleria in corso rivaleggia con il furore di fronte ai sepolcri imbiancati, i governi europei sottomessi al padrone, i cittadini dormienti che assistono immobili allo sterminio, senza anestesia, di un&#8217;intera popolazione. Raccomanda il grande intellettuale ebreo: \u00abUsate limpidamente, serenamente, la parola genocidio: perch\u00e9 di questo si tratta. E la cosa \u00e8 talmente chiara che il primo a sdoganarla, nell&#8217;ambiente israeliano, \u00e8 stato il massimo esperto di Olocausto in Israele, il professor Ramos Goldberg, che in un testo di 20 righe ha ripetuto la parola \u201cgenocidio\u201d sei volte, e l&#8217;ultima volta ha scritto \u201cgenocidio intenzionale\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Insiste Moni Ovadia: \u00abNon \u00e8 stato un errore, una perdita di controllo. No, questo era lo scopo: cancellare un popolo, con tutti i mezzi possibili; deportando i palestinesi, distruggendo tutta la loro cultura, tutta la loro istruzione\u00bb. Niente sconti: \u00ab\u00c8 dalle origini, il problema: perch\u00e9 quando ti presenti con lo slogan \u201cuna terra senza popolo per un popolo senza terra\u201d vuol dire che ti vuoi sbarazzare di quel popolo che non vedi\u00bb. Il popolo che non vuoi vedere, che vorresti non fosse mai esistito. Il popolo che stai letteralmente cancellando, anche con il miraggio beffardo dei due Stati: con Gaza ormai ridotta in macerie e la stessa Cisgiordania sbranata giorno per giorno dalla ferocia dei coloni.<br \/>\nUno di loro, il fanatico Yigal Amir, arriv\u00f2 a uccidere Rabin, l&#8217;unico leader israeliano disposto a fare la pace. \u00abUn complotto ben costruito\u00bb: in cabina di regia \u00abla feccia della destra ultra-reazionaria\u00bb, non ostacolata da \u00abuna sedicente sinistra imbelle, incapace, bugiarda, ipocrita e complice\u00bb, che ha rinunciato a pretendere verit\u00e0 e giustizia. Per Moni Ovadia, siamo precipitati \u00abnella pi\u00f9 atroce delle barbarie\u00bb: lo sterminio in atto tortura ogni giorno le coscienze ancora vive e condanna chi tace per pavidit\u00e0 e opportunismo.<br \/>\n\u00abL&#8217;umanit\u00e0 ha impiegato secoli, millenni, per arrivare alla carta dei diritti universali dell&#8217;uomo; e i cosiddetti democratici occidentali hanno fatto carne di porco della legalit\u00e0 internazionale. Qui si tratta di scegliere: civilt\u00e0 o barbarie. Di questo passo, un domani, quando oseremo invocare i diritti umani di fronte ai crimini dei peggiori dittatori, quelli ci diranno: \u201cMa state zitti, buffoni. Che cosa avete fatto con la Palestina? Non avete pi\u00f9 titolo per parlare\u201d. Noi dobbiamo guadagnarcelo di nuovo, questo titolo\u00bb.<br \/>\nAncora: \u00abNon si illudano, gli indifferenti. Gramsci ce l&#8217;ha insegnato: sono i pi\u00f9 detestabili, i pi\u00f9 vigliacchi, perch\u00e9 non si assumono responsabilit\u00e0. Lo stesso Dante disprezza gli ignavi: \u201cNon ti curar di lor, ma guarda e passa\u201d. Ebbene, chi oggi tace di fronte all&#8217;abominio verr\u00e0 giudicato lo stesso: i suoi figli o i suoi nipoti gli sputeranno in faccia, per esser stato cos\u00ec vigliacco\u00bb. Per Moni Ovadia, siamo di fronte a una barbarie mai vista, di fronte a cui \u00e8 obbligatorio reagire: \u00abNon so se avete visto la manifestazione di Amsterdam, la manifestazione di Parigi. Tocca anche a noi italiani. Eravamo paradigma di lotta: che cazzo ci \u00e8 successo? Dobbiamo diventare decine di milioni, in strada. Tocca a ognuno di noi\u00bb.<br \/>\nE che dire, di fronte a questi leader dell&#8217;Europa che si accorgono solo adesso del problema? \u00abDa 77 anni il popolo palestinese \u00e8 perseguitato, assassinato, torturato, espropriato, vessato. Dov&#8217;erano questi signori?\u00bb. Militante da quarant&#8217;anni nell&#8217;ebraismo anti-sionista, Moni Ovadia rivela: \u00abHo ricevuto insulti, maledizioni, minacce (anche di morte). Adesso li voglio vedere in faccia, questi moderati. Non c&#8217;\u00e8 peste peggiore della moderazione. Qui i moderati ci hanno regalato la mafia, la &#8216;ndrangheta e la camorra, ci hanno regalato la complicit\u00e0 in tanti crimini, il Vietnam e poi la Libia, l&#8217;Iraq, l&#8217;Afghanistan, la Siria\u00bb.<br \/>\n\u00abSapete, si calcolano in 55-60 milioni le vittime dell&#8217;imperialismo statunitense e dei suoi servi leccapiedi. E poi hanno anche il coraggio di parlare del comunismo&#8230;\u00bb. Riguardo a Gaza, la misura \u00e8 colma: \u00ab\u00c8 arrivato il momento di non accettare, su questa questione, nessun understatement. Hanno fatto una delle cose pi\u00f9 raccapriccianti: hanno deciso il momento in cui comincia la storia, cio\u00e8 il 7 ottobre, come se prima non ci fosse stato niente. Le uccisioni di bambini palestinesi, gli arresti arbitrari, i furti di terra e di acqua, i massacri, le segregazioni&#8230;\u00bb.<br \/>\nMoni Ovadia compir\u00e0 80 anni l&#8217;anno prossimo, ma sembra un giovane leone. \u00abFate attenzione, perch\u00e9 quando cala la tensione \u00e8 facile dire \u201cBe&#8217;, adesso va un po&#8217; meglio\u201d. No, non c&#8217;\u00e8 \u201cun po&#8217; meglio\u201d\u00bb. Sono stati oltrepassati tutti i limiti. \u00abNon so se avete visto quella donna palestinese che camminava, sola, in mezzo a una strada tra le macerie. L&#8217;hanno polverizzata. Le hanno sparato addosso qualcosa, e lei si \u00e8 dissolta in una nuvola di polvere. Sperimentano queste armi, sapete, anche perch\u00e9 non puoi seppellire la polvere. E cos\u00ec non possono pi\u00f9 avere neanche quella pietas che c&#8217;era fin dai tempi della Guerra di Troia: avere il corpo del proprio caro, per piangerlo\u00bb.<br \/>\n*(Moni Ovadia su Il Fatto Quotidiano, video: https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-QrvMMdf65U )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; GAZA ALLA FAME. LA MATEMATICA DELLA FAME? NEGOZIATI: \u00c8 ANCORA STALLO?<br \/>\nA GAZA AUMENTANO I MORTI PER DENUTRIZIONE, SOPRATTUTTO TRA I BAMBINI. E SI MOLTIPLICANO LE CRITICHE ALL\u2019EUROPA CHE CONDANNA MA NON AGISCE.( ISPI, DALY FOCUS)<\/p>\n<p>Dopo 22 mesi di combattimenti, raid aerei, sfollamenti ripetuti, spari sulla folla affamata stipata davanti ai centri di distribuzione degli aiuti, \u00e8 la fame l\u2019ultima, micidiale, arma di guerra scatenata contro i palestinesi a Gaza. Se le testimonianze e le immagini, agghiaccianti, che provengono dalla Striscia non fossero abbastanza, a certificare lo sterminio in corso, che colpisce soprattutto i pi\u00f9 vulnerabili tra i civili \u2013 bambini, anziani e malati \u2013 sono le Nazioni unite. Il World Food Programme ha dichiarato questa settimana che la crisi alimentare nell\u2019enclave ha raggiunto \u201cnuovi e sorprendenti livelli di disperazione, con un terzo della popolazione che non mangia da diversi giorni consecutivi\u201d. Il numero dei bambini morti di malnutrizione \u00e8 aumentato drasticamente negli ultimi giorni. Molti non avevano patologie preesistenti, sono semplicemente morti di inedia. \u201cNon so come altro definirla se non fame di massa, ed \u00e8 causata dall\u2019uomo, questo \u00e8 molto chiaro\u201d, ha dichiarato il direttore dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una conferenza stampa da Ginevra. Alcuni giorni prima, era stata l\u2019Agence France-Press (AFP) a lanciare l\u2019allarme, avvertendo che \u201csenza un intervento immediato, anche gli ultimi giornalisti a Gaza moriranno\u201d, aggiungendo che la maggior parte di loro, \u201cnon ha pi\u00f9 la capacit\u00e0 fisica di spostarsi nell\u2019enclave per svolgere il proprio lavoro e che teme di \u201capprendere della loro morte da un momento all\u2019altro\u201d. In una lettera oltre 109 agenzie, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam International e Amnesty International, denunciano che \u00e8 il governo israeliano a impedire alle organizzazioni umanitarie di distribuire gli aiuti salvavita. \u201cAbbiamo cibo. Abbiamo aiuti. Eppure non possiamo consegnarli. E il motivo \u00e8 semplice: le autorit\u00e0 israeliane ci bloccano\u201d, ha detto Bushra Khalidi di Oxfam chiedendo un cessate il fuoco immediato, l\u2019apertura di tutti i valichi di frontiera e il libero flusso di aiuti umanitari.<\/p>\n<p>LA MATEMATICA DELLA FAME?<br \/>\nLe accuse di usare la fame \u201ccome arma di guerra\u201d sono state puntualmente respinte da Israele che ha invece replicato che a Gaza arriva cibo a sufficienza e che la scarsit\u00e0 di cibo \u00e8 orchestrata da Hamas e della cattiva gestione delle organizzazioni umanitarie. Eppure, sono gli stessi numeri forniti dalla Gaza Humanitarian foundation (GHF) a confermare la drammatica carestia che Israele si ostina a negare. La controversa organizzazione, che di fatto detiene il monopolio della distribuzione di aiuti nella Striscia, sostiene infatti di aver gi\u00e0 consegnato pi\u00f9 di 85 milioni di pasti. Ma, come spiega il quotidiano Ha\u2019aretz, calcolando gli abitanti di Gaza, i pasti da fornire avrebbero dovuto essere pi\u00f9 del quadruplo. \u201cQuesto divario \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg della matematica della fame\u201d, scrive Ha\u2019aretz, secondo cui i punti di distribuzione gestiti da GHF sono aperti appena 15 minuti al giorno. E gli orari di apertura non vengono mai resi noti in anticipo, costringendo migliaia di persone a circondare i centri tutto il giorno nella speranza di riuscire a procurarsi un po\u2019 di cibo. In questo clima di incertezza che aleggia sull\u2019intero sistema di distribuzione, le strade limitrofe rischiano di trasformarsi in trappole mortali. Ogni giorno decine di persone vengono colpite dal fuoco di soldati e contractors, incaricati in teoria di gestire la sicurezza dei centri. Pi\u00f9 di mille palestinesi sono stati uccisi nella calca presso dei centri di distribuzione o vicino ai camion che trasportavano cibo dal 26 maggio \u2013 data in cui la GHF ha cominciato a operare a Gaza \u2013 ad oggi.<\/p>\n<p>NEGOZIATI: \u00c8 ANCORA STALLO?<br \/>\nIntanto alla drammatica \u201cguerra per fame\u201d che si consuma nella Striscia, si alternano le notizie sempre meno incoraggianti che arrivano dai negoziati. Dopo l\u2019ottimismo filtrato nei giorni scorsi i colloqui per un cessate il fuoco sono stati bruscamente interrotti da Israele e Stati Uniti che hanno annunciato il ritiro dei loro negoziatori da Doha. L\u2019inviato statunitense Steve Witkoff ha accusato Hamas di \u201cnon agire in buona fede\u201d. Secondo quanto riportato dai media israeliani, la proposta di Hamas includeva richieste sul numero di prigionieri da scambiare, sulle agenzie autorizzate a distribuire aiuti a Gaza e sulla fine definitiva del conflitto piuttosto che un cessate il fuoco temporaneo. Secondo il sito Axios, Hamas avrebbe chiesto a Israele di rilasciare 200 palestinesi che stanno scontando una condanna all\u2019ergastolo per aver ucciso israeliani, anzich\u00e9 i 125 previsti dalla proposta, e 2mila palestinesi detenuti a Gaza dopo il 7 ottobre, anzich\u00e9 i 1200 proposti. Il Forum delle famiglie degli ostaggi israeliani ha criticato un\u2019altra \u201coccasione persa\u201d per il rilascio di una quota dei 20 ostaggi ritenuti ancora in vita e dei corpi di quelli deceduti in oltre 20 mesi di sequestro dal 7 ottobre 2023. Il passo indietro di Usa e Israele ha gi\u00e0 innescato le prime reazioni diplomatiche, con il premier britannico Keir Starmer che annuncia una chiamata di emergenza su Gaza con Francia e Germania. La fame a Gaza \u201c\u00e8 intollerabile\u201d, ha detto Starmer, anticipando che i leder discuteranno di come \u201cfermare le uccisioni e portare il cibo alle persone che ne hanno disperato bisogno\u201d. Dal canto suo, il presidente francese Emanuel Macron ha annunciato che a settembre la Francia riconoscer\u00e0 lo Stato di Palestina.<br \/>\n*( Fonte: ISPI, Daly Focus)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>08 &#8211; GUERRA ECONOMICA*:1 agosto 2025 sancisce non l\u2019inizio della fine, ma solo la fine dell\u2019inizio delle guerre economiche dell\u2019amministrazione Trump &#8211; DAZI: ALTRO GIRO DI GIOSTRA . La Casa Bianca pubblica la lista dei dazi per 92 paesi: entreranno in vigore dal 7 agosto. Per l\u2019Europa confermata l\u2019aliquota al 15%.<\/p>\n<p>Donald Trump firma un ordine esecutivo che impone dazi dal 10% al 41% sulle importazioni da decine di partner commerciali degli Stati Uniti, dimostrando di voler proseguire l\u2019escalation di una guerra commerciale globale senza precedenti nella storia moderna. A differenza di quanto annunciato in precedenza le tariffe non entreranno in vigore a partire da oggi ma dal 7 agosto, per dare tempo agli uffici doganali di attrezzarsi, spiegano dalla Casa Bianca, ponendo fine a mesi di contrattazioni, accordi e rinvii. Le tariffe annunciate riflettono infatti le intese stipulate di recente con governi che hanno offerto concessioni favorevoli agli Stati Uniti. Paesi come Bolivia, Ecuador, Islanda e Nigeria vedranno le loro esportazioni soggette a dazi doganali del 15%, mentre altri, tra cui Sri Lanka, Taiwan e Vietnam, saranno soggetti a un\u2019aliquota del 20%. Per l\u2019India, l\u2019aliquota tariffaria sar\u00e0 del 25% mentre tra i partner a cui Trump ha applicato i dazi pi\u00f9 pesanti figura il Brasile, soggetto a\u202fun dazio del 50% per il\u202ftrattamento riservato all\u2019ex presidente Jair Bolsonaro, alleato di Trump, e accusato di aver incitato un colpo di stato. Il Canada invece ha visto aumentare la sua aliquota dal 25 al 35% tra ieri e oggi, dopo aver annunciato di voler riconoscere lo Stato di Palestina. Punita anche la Svizzera con una tariffa pi\u00f9 alta di quella dichiarata il 2 aprile, al 39%. Tra gli Stati pi\u00f9 penalizzati figurano anche il Sudafrica al 30% e la Serbia al 35%. Cos\u00ec facendo, il presidente Usa \u00e8 convinto di poter \u2018riequilibrare\u2019 un ordine commerciale a suo parere fortemente svantaggioso per gli Usa \u2013 generando nuove entrate con cui sostituire gli ingenti tagli fiscali approvati dalla sua amministrazione, e facendo pressione sulle aziende perch\u00e9 producano una maggior quantit\u00e0 dei loro prodotti all\u2019interno degli Stati Uniti. Resta da vedere se il suo azzardo avr\u00e0 successo: una scommessa il cui esito potrebbe avere gravi conseguenze per l\u2019economia statunitense e non solo.<\/p>\n<p>COSA CAMBIA PER L\u2019EUROPA?<br \/>\nNei confronti delle merci provenienti dall\u2019Europa, la Casa Bianca ha confermato un\u2019aliquota del 15%. La scorsa settimana, il presidente aveva firmato un accordo preliminare con l\u2019Unione Europea che stabiliva che la tariffa si sarebbe applicata alla maggior parte dei beni del blocco, tra cui automobili e prodotti farmaceutici, escludendone altri che \u2013 come acciaio e alluminio \u2013 dovrebbero restare al 50%. Come parte dell\u2019accordo, l\u2019Ue si era impegnata ad acquistare dagli Stati Uniti energia per un valore di 750 miliardi di dollari in tre anni e ha accettato di investire nel paese 600 miliardi di dollari in pi\u00f9 rispetto agli attuali. Dopo che diverse capitali europee avevano sollevato perplessit\u00e0 sugli accordi negoziati dalla Commissione, i vertici del blocco hanno lasciato intendere che gli impegni finanziari sarebbero stati meno vincolanti\u202fdi quanto dichiarato da Washington. Nella versione europea, infatti, si parla di \u201cintenzione\u201d da parte delle imprese a investire almeno 600 miliardi di dollari entro il 2029 in vari settori. Una formula vaga, che non garantisce il raggiungimento dell\u2019obiettivo, poich\u00e9 le aziende private potranno essere incentivate ma non obbligate a investire. Sul fronte energetico, poi, molti osservatori sottolineano come 750 miliardi di dollari in tre anni renderebbero l\u2019Ue dipendente dagli Stati Uniti per oltre il 70% delle importazioni energetiche \u2014 una prospettiva giudicata insostenibile e rischiosa. Inoltre, incrementare drasticamente le importazioni di gas naturale liquefatto per soddisfare l\u2019intesa appare poco realistico, visto il calo della domanda di gas in Europa e l\u2019impossibilit\u00e0 per il mercato di assorbire tali volumi. Non da ultimo, per rispettare l\u2019accordo, il Vecchio Continente dovrebbe triplicare le importazioni di petrolio, carbone e GNL dagli Usa: l\u2019esatto contrario di quanto previsto dal Green Deal europeo.<\/p>\n<p>TRUMP FRENA CONTRO LA CINA (PER ORA)?<br \/>\nNel nuovo ordine esecutivo firmato da Donald Trump non ci sono novit\u00e0 sui dazi nei confronti della Cina. Anzi, la Casa Bianca ha confermato la tregua gi\u00e0 in vigore, in attesa della scadenza del 12 agosto, quando dovrebbe arrivare un nuovo accordo tra Washington e Pechino. Mentre decine di altri Paesi stanno per subire l\u2019aumento delle tariffe americane, il confronto tra le due superpotenze procede su binari separati. Questa settimana, alti funzionari cinesi e statunitensi si incontreranno a Stoccolma per proseguire i negoziati. L\u2019intesa raggiunta a maggio \u2014 e confermata dall\u2019ordine esecutivo \u2014 aveva sospeso per 90 giorni la raffica di aumenti decisa in primavera, che ad aprile aveva portato le imposte commerciali al 145%. A giugno c\u2019\u00e8 stato un nuovo round di colloqui, e ora il conto alla rovescia verso met\u00e0 agosto \u00e8 iniziato. Attualmente gli Stati Uniti applicano una tariffa base del 30% sui prodotti cinesi. Trump ha lasciato intendere che, in mancanza di un\u2019intesa, i dazi potrebbero tornare a salire, ma ha anche assicurato che non si torner\u00e0 ai livelli record di qualche mese fa. Nel frattempo, per\u00f2, \u00e8 entrata in vigore una nuova misura anti-elusione: tutte le merci che le dogane americane considereranno \u201ctrasbordate\u201d \u2014 cio\u00e8 spedite in un altro Paese, riconfezionate e poi inviate negli Stati Uniti per aggirare i dazi \u2014 saranno soggette a una tariffa speciale del 40%. Il riferimento, non troppo velato, \u00e8 alle merci prodotte in Cina ma fatte passare attraverso Paesi terzi per evitare i nuovi balzelli.<\/p>\n<p>CRESCE LA PAURA DI UNA NUOVA ERA PROTEZIONISTA?<br \/>\nGli investitori sapevano da settimane che oggi le nuove misure commerciali di Trump sarebbero entrate in vigore. Anzi, nel suo ordine esecutivo, che le posticipa di una settimana, la Casa Bianca ha mostrato pi\u00f9 moderazione di quanto fatto in passato, abbassando molte aliquote tariffarie. Eppure, questa mattina, le borse hanno registrato un calo generalizzato e secondo i dati pubblicati venerd\u00ec dal Bureau of Labor Statistics, a giugno gli Stati Uniti hanno registrato\u202fla crescita dell\u2019occupazione pi\u00f9 debole degli ultimi quattro anni. Gli analisti finanziari ipotizzano che l\u2019agenda e le politiche economiche di Trump possano iniziare a incidere tanto sui mercati finanziari quanto su quello del lavoro. Finora, la politica commerciale dell\u2019amministrazione \u00e8 stata costellata di colpi di scena: ad aprile il presidente aveva sbalordito il mondo annunciando nuovi ingenti dazi sulle importazioni, per poi sospenderne la maggior parte a causa del conseguente panico finanziario generato dal rischio di una recessione globale. Nei quattro mesi successivi, la Casa Bianca ha negoziato accordi e annunciato misure, svelato una manciata di accordi e imposto dazi unilaterali, il tutto senza enormi sconvolgimenti sui mercati. Intanto, la scadenza per l\u2019entrata in vigore dei dazi veniva puntualmente prorogata. Ma oggi, con l\u2019avvicinarsi definitivo del termine, la realt\u00e0 dei dazi inizia a farsi sentire, consolidando la prospettiva di una rottura con decenni di libero scambio e l\u2019inizio di una nuova era protezionistica.<\/p>\n<p>IL COMMENTO &#8211; DI MORENO BERTOLDI, SENIOR ASSOCIATE RESEARCH FELLOW<br \/>\n\u201cIl giorno dei \u201cdazi reciproci\u201d (quasi) definitivi statunitensi \u00e8 infine arrivato. Oggi si chiude una fase, quella della grande incertezza generata dall\u2019indeterminatezza del livello di questi dazi, e se ne apre un\u2019altra, che influenzer\u00e0 la dislocazione delle catene dell\u2019offerta, le strategie di investimento da e verso gli Stati Uniti e la dinamica dei prezzi e delle quantit\u00e0 dei beni soggetti ai dazi. Tuttavia, sarebbe un errore pensare che in questa nuova fase l\u2019incertezza si sia dissipata, non solo perch\u00e9 Trump intende continuare a utilizzare i dazi per perseguire obiettivi politici (si vedano i recenti casi del Brasile e del Canada), ma anche perch\u00e9 \u00e8 molto probabile che la facilit\u00e0 con cui le controparti si sono piegate ai desiderata americani spinger\u00e0 gli Stati Uniti ad avanzare nuove richieste. Di conseguenza, il 1 agosto 2025 sancisce non l\u2019inizio della fine, ma solo la fine dell\u2019inizio delle guerre economiche dell\u2019amministrazione Trump-<br \/>\n*(Fonte: ISPI )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211; Marina Catucci*: DAZI \u00abUNIVERSALI\u00bb TRUMP ALL\u2019ATTACCO DI TUTTO IL MONDO &#8211; DAZI USA SOGLIA TARIFFARIA MINIMA AL 15% PER QUARANTA PAESI, E ANCHE OLTRE PER ALTRE VENTI NAZIONI. SVIZZERA NEL MIRINO PER I FARMACI: 39%<\/p>\n<p>NEW YORK &#8211; Nella notte fra il 31 Luglio e il primo agosto Donald Trump ha stabilito i nuovi dazi per tutti i paesi del mondo, inclusi quelli che avevano gi\u00e0 negoziato degli accordi commerciali con gli Stati uniti, e che vedranno comunque aumentare le aliquote sulla stragrande maggioranza dei beni esportati in Usa. I dazi \u00abuniversali\u00bb per le merci in arrivo rimarr\u00e0 al 10%, vale a dire lo stesso livello implementato il 2 aprile, il Liberation day, come lo aveva chiamato il tycoon e si applicher\u00e0 solo ai paesi con cui gli Stati uniti hanno un surplus commerciale.<br \/>\nUN\u2019ALIQUOTA DEL 15% sar\u00e0 la nuova soglia tariffaria minima per circa 40 paesi con cui gli Usa hanno un deficit commerciale, 26 paesi, invece, avranno aliquote superiori al 15%, o perch\u00e9 hanno concordato un quadro commerciale specifico, o perch\u00e9 Trump ha inviato ai loro leader una lettera in cui imponeva unilateralmente dei dazi pi\u00f9 alti.<br \/>\nPer il Canada la nuova politica commerciale \u00e8 entrata in vigore gi\u00e0 ieri, e il paese si \u00e8 visto applicare tasse speciali al 35%, in aumento rispetto alla soglia precedente del 25%. Il Messico ha accettato di mantenere per 90 giorni l\u2019attuale tariffa del 25% applicata sui beni non esentati dall\u2019accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada. Ad eccezione del Canada, gli altri paesi vedranno entrare in vigore i dazi il 7 agosto, al fine di dare alla Dogana il tempo sufficiente per apportare le modifiche necessarie per riscuotere le nuove tasse. Gli unici partner commerciali che non hanno subito modifiche sono stati Regno unito, Cina e Messico, anche se l\u2019accordo firmato con la Cina scade tra meno di due settimane, il che significa che anche queste aliquote potrebbero aumentare.<br \/>\nA quattro mesi dal Liberation day l\u2019onda di indignazione che aveva sollevato l\u2019imposizione dei dazi \u00e8 solo un ricordo . Ad aprile la mossa commerciale di Trump aveva gettato i mercati finanziari nel caos ed alimentato i timori di una recessione globale, e poche ore dopo la loro entrata in vigore, Trump aveva rinviato l\u2019applicazione dei dazi \u00abreciproci\u00bb, fissando il primo agosto come nuova scadenza. A quel punto panico e caos avevano lasciato spazio a una generica e diffusa insicurezza, per degli accordi da stipulare \u2013 a detta del presidente \u2013 caso per caso.<\/p>\n<p>Ieri i mercati azionari sono scesi, ma il dollaro ha resistito e nel frattempo le azioni delle aziende farmaceutiche europee sono crollate in seguito alla minaccia di ritorsioni da parte di Trump, se i prezzi dei farmaci non verranno abbassati. Per questa ragione la Svizzera ha avuto un brusco risveglio venerd\u00ec, con il tasso di dazi al 39%, uno dei tassi pi\u00f9 alti per qualsiasi nazione. Karin Keller-Sutter, presidente svizzera, ha dichiarato di aver provato a parlare con Trump gioved\u00ec, ma che \u00abnon \u00e8 stato possibile raggiungere un accordo\u00bb. Secondo Stefan Legge, responsabile della politica fiscale e commerciale dell\u2019Istituto svizzero di diritto ed economia, c\u2019\u00e8 anche il rischio che ci si trascini nel panorama dell\u2019incertezza. \u00abUna cosa che abbiamo imparato in Svizzera \u00e8 che si pu\u00f2 parlare con chiunque alla Casa Bianca, ma \u00e8 del tutto irrilevante se Trump non \u00e8 d\u2019accordo \u2013 ha dichiarato al New York Times \u2013 A Trump questo piace molto. \u00c8 al centro delle decisioni, vuole essere sempre richiesto e tenere tutti in riga\u00bb.<br \/>\nQUESTO \u00abTENERE IN RIGA\u00bb \u00e8 da intendersi in senso sempre meno commerciale e sempre pi\u00f9 politico. Una delle ragioni dell\u2019incremento dei dazi al Canada \u00e8 da ricercare nella volont\u00e0 espressa dal governo di Ottawa di riconoscere lo stato di Palestina. Dopo che il premier canadese Mark Carney ha comunicato ufficialmente che il Canada intende riconoscere la Palestina durante l\u2019ottantesima Assemblea generale delle Nazioni unite che si terr\u00e0 a settembre 2025, Trump ha subito scritto su Truth: \u00abWow! Il Canada ha appena annunciato che sosterr\u00e0 la creazione di uno Stato palestinese. Questo render\u00e0 molto difficile per noi raggiungere un accordo commerciale con loro\u00bb. Poco importa che Carney abbia specificato nel suo annuncio che il riconoscimento avverr\u00e0 a patto che le autorit\u00e0 palestinesi attuino riforme, tengano elezioni nel 2026 senza Hamas e garantiscano la smilitarizzazione dello stato riconosciuto.<br \/>\nL\u2019INCERTEZZA generata dall\u2019umoralit\u00e0 punitiva di Trump comincia a farsi sentire sul mercato del lavoro, che ha mostrato segni di indebolimento. A luglio in Usa si sono aggiunti solo 73.000 posti di lavoro, un segno che un numero maggiore di imprese sta mettendo in pausa i piani di espansione di fronte all\u2019incertezza economica creata dal tycoon.<br \/>\nDa settimane gli economisti ripetono che il dazi caotici, le restrizioni all\u2019immigrazione e la riduzione dei posti di lavoro nel governo federale, avrebbero fermato la crescita statunitense, e pare che questo stia accadendo.<br \/>\nIn risposta a queste previsioni Trump ha deciso ieri di licenziare la commissaria del Bureau of Labor Statistics (l\u2019Istat statunitense), Erika McEntarfer, accusandola di \u00abmanipolare i dati\u00bb mensili per ragioni politiche.<br \/>\n*(Marina Catucci, La giornalista \u2013 corrispondente dagli Stati Uniti per Il Manifesto \u2013 \u00e8 rientrata in Italia per raccontare \u201cil socialismo e le nuove forme)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 &#8211; Federico Losurdo*: LEZIONE BRASILIANA, TRUMP NON \u00c8 L\u2019IMPERATORE DEL MONDO &#8211; LE COSE E LE PAROLELA CONTESA TRA STATI UNITI E BRASILE TRASCENDE LE SORTI PROCESSUALI DI JAIR BOLSONARO. LA VERA POSTA IN GIOCO \u00c8 LA DIFESA DELLA SOVRANIT\u00c0 NAZIONALE E IL CRESCENTE PROTAGONISMO DEI BRICS CHE OSANO SFIDARE L\u2019ESORBITANTE PRIVILEGIO DEL DOLLARO. UNA LEZIONE DI METODO ANCHE PER LE STANCHE CLASSI \u201cDIRIGENTI\u201d DELL\u2019UNIONE EUROPEA<\/p>\n<p>Attualmente mi trovo in Brasile come professor visitante presso l\u2019Universit\u00e0 di Santa Catarina (Florian\u00f3polis). Alla ricerca di chiavi di lettura non banali per comprendere l\u2019incandescente conflitto, non solo commerciale, tra Brasile e Stati Uniti, mi sono imbattuto nella visione di un film-documentario della regista Petra Costa (gi\u00e0 candidata al Premio Oscar), che ha avuto vasta eco e diffusione in tutto il mondo grazie a Netflix: \u201cApocalipse nos Tr\u00f3picos\u201d (Apocalisse ai Tropici).<\/p>\n<p>L\u2019INFLUENZA DELLA CHIESA EVANGELICA<br \/>\nIl docu-film ha il merito di mettere in luce l\u2019influenza capillare della Chiesa evangelica sulla societ\u00e0 brasiliana, ma anche su quella statunitense, negli ultimi decenni. La regista, infatti, evoca pi\u00f9 volte il destino parallelo tra il \u201cpadrino\u201d Donald Trump e il suo \u201cattendente\u201d preferito Jair Bolsonaro.<br \/>\nIn entrambi i Paesi, la Chiesa evangelica si \u00e8 assunta la missione di costituire un\u2019alternativa conservatrice al movimento della \u201cteologia della liberazione\u201d, corrente religiosa e culturale che ha rappresentato uno dei pilastri ideologici su cui si \u00e8 consolidato il Partido dos Trabalhadores di Luiz In\u00e1cio Lula da Silva.<br \/>\nMentre la teologia della liberazione, sviluppatasi in America Latina a partire dagli anni Sessanta, si proponeva di promuovere l\u2019emancipazione collettiva delle classi subalterne, reinterpretando il messaggio cristiano come lotta per la giustizia sociale, la Chiesa evangelica ha progressivamente affermato una visione opposta: esorta i propri adepti a perseguire un riscatto individuale, diventando imprenditori di s\u00e9 stessi e arricchendosi, con buona pace della solidariet\u00e0 e del legame comunitario.<\/p>\n<p>JAIR BOLSONARO E IL DISEGNO DELLA \u201cPROVVIDENZA\u201d<br \/>\nLa parte centrale del documentario ricostruisce il ruolo determinante svolto dalla Chiesa evangelica nel costruire un\u2019inedita alleanza trasversale tra segmenti sociali differenti \u2013 dall\u2019alta e media borghesia alla potente corporazione dell\u2019industria agro-alimentare, fino ad alcuni settori del mondo del lavoro \u2013 finalizzata a sostenere l\u2019ascesa alla Presidenza della Repubblica di Jair Bolsonaro, il cui mandato ebbe inizio il 1\u00b0 gennaio 2019. Una vittoria elettorale che uno dei pi\u00f9 noti e iconici leader dell\u2019evangelismo brasiliano, il pastore Silas Malafaia, non ha esitato a presentare come la realizzazione di un disegno provvidenziale.<br \/>\nPi\u00f9 prosaicamente, Jair Bolsonaro ha agito come un fedele esecutore dei desiderata di Washington, perseguendo con coerenza l\u2019obiettivo di impedire qualsiasi ipotesi di organizzazione autonoma dello spazio latino-americano. Da un lato, ha posto fine all\u2019ambizioso progetto di integrazione regionale promosso da Lula attraverso la creazione dell\u2019UNASUL (Unione delle Nazioni Sudamericane); dall\u2019altro, ha sostenuto il MERCOSUR, solo nella misura in cui esso si limitasse a essere una semplice area di libero scambio, priva di autonomia strategica e non in concorrenza con l\u2019area economica statunitense. Non meno ostile \u00e8 stato il suo atteggiamento nei confronti dei BRICS, da lui recentemente apostrofato come una \u00abriunione di dittatori\u00bb che allontanerebbe il Brasile dai presunti valori occidentali incarnati dagli Stati Uniti.<br \/>\nNon sorprende, dunque, che Donald Trump abbia preso apertamente le difese di Jair Bolsonaro, senza alcuna considerazione per la sovranit\u00e0 della Repubblica Federale del Brasile, nel momento in cui quest\u2019ultimo \u00e8 sottoposto a processo dinanzi al Supremo Tribunal Federal (STF) per gravi reati connessi al tentativo di sovvertire violentemente il risultato elettorale del 2022. Tra i capi d\u2019accusa figurano: associazione criminale armata, tentativo di abolizione violenta dello stato di diritto, colpo di stato e distruzione di patrimonio pubblico.<br \/>\nPer venire in soccorso del suo alleato, Trump ha annunciato l\u2019introduzione di una tariffa doganale del 50% su tutte le merci importate dal Brasile, una delle aliquote pi\u00f9 elevate imposte da Trump, peraltro in violazione della stessa Costituzione USA che attribuisce al solo Congresso l\u2019autorit\u00e0 ad imporre dazi (Joseph E. Stiglitz, 2025). Secondo alcuni commentatori autorevoli, tale misura, pur apparendo punitiva, potrebbe avere un effetto paradossalmente \u201cpositivo\u201d per l\u2019economia brasiliana: i prodotti destinati all\u2019export verrebbero reindirizzati al mercato interno, con un potenziale effetto deflattivo che gioverebbe soprattutto ai ceti sociali pi\u00f9 vulnerabili, in un paese storicamente segnato da alti tassi di inflazione.<br \/>\nFino agli eventi pi\u00f9 recenti. Il 18 luglio di quest\u2019anno, il giudice relatore del processo, Alexandre de Moraes, ha disposto misure cautelari nei confronti di Jair Bolsonaro, tra cui l\u2019obbligo del braccialetto elettronico. Secondo l\u2019accusa, Bolsonaro, insieme al figlio Eduardo, attualmente \u201crifugiatosi\u201d negli Stati Uniti per sottrarsi all\u2019azione della giustizia brasiliana, avrebbe agito in coordinamento con autorit\u00e0 governative statunitensi nel tentativo di ottenere l\u2019imposizione di sanzioni economiche e diplomatiche contro il Brasile, al fine di condizionare l\u2019operato di pubblici funzionari brasiliani, in aperto disprezzo della sovranit\u00e0 nazionale.<br \/>\nIn reazione a tali misure, il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha annunciato la revoca dei visti d\u2019ingresso negli Stati Uniti per il giudice Alexandre de Moraes, alcuni suoi \u201calleati\u201d del Supremo Tribunal Federal (STF), e i rispettivi familiari. Da ultimo (30 luglio), lo stesso Rubio ha decretato l\u2019applicazione di sanzioni finanziarie allo stesso giudice Moraes in forza della \u201cLegge Magnitsky\u201d che \u00e8 deputata a punire \u201cgravi violazioni dei diritti umani\u201d: nella specie l\u2019asserito accanimento processuale contro Bolsonaro e una generica violazione della libert\u00e0 d\u2019espressione (leggasi imposizione di limiti contenutistici alle piattaforme sociali made in USA).<\/p>\n<p>LULA DA SILVA, L\u2019\u201cANTICRISTO\u201d<br \/>\nLa Chiesa evangelica e i settori pi\u00f9 conservatori della societ\u00e0 brasiliana hanno raffigurato la \u201cmiracolosa\u201d vittoria elettorale di Lula nel 2022 come l\u2019avvento dell\u2019Anticristo e l\u2019instaurazione di un \u201cregno delle tenebre\u201d. Una rappresentazione \u201capocalittica\u201d che, con ogni probabilit\u00e0, trova eco anche presso l\u2019attuale inquilino della Casa Bianca e il suo entourage pi\u00f9 prossimo, soprattutto alla luce della dura reazione di Lula all\u2019aggressione commerciale promossa dagli Stati Uniti.<br \/>\nVale la pena ricordare al lettore che Lula, a lungo ingiustamente perseguito dal giudice Sergio Moro, successivamente nominato Ministro della Giustizia durante la presidenza Bolsonaro, ha trascorso oltre un anno e mezzo di detenzione nel carcere di Curitiba, nello Stato del Paran\u00e1, fino all\u20198 novembre 2019, data in cui il Supremo Tribunal Federal (STF) ha annullato in secondo grado la sua condanna<br \/>\nNonostante la sconfitta al primo turno delle elezioni presidenziali del 2022 (tenutesi a ottobre), Lula \u00e8 riuscito a prevalere sul suo avversario Jair Bolsonaro nel ballottaggio, seppur con uno scarto ristretto. Va tuttavia segnalato che il Partido dos Trabalhadores, ha registrato un arretramento parlamentare, perdendo seggi sia alla Camera che al Senato.<br \/>\nLula si \u00e8 dimostrato particolarmente abile nel presentare all\u2019opinione pubblica nazionale l\u2019imposizione dei dazi del 50% e l\u2019interferenza statunitense nel sistema giudiziario interno come un attacco alla sovranit\u00e0 del Brasile. Tale narrazione gli ha permesso di ottenere il sostegno di settori moderati e intellettuali del Paese, i quali, pur non condividendo l\u2019orientamento politico del Partido dos Trabalhadores, non accettano che il Brasile venga penalizzato economicamente per ragioni riconducibili a vicende personali dell\u2019ex presidente Bolsonaro e della sua famiglia.<\/p>\n<p>Con tono fortemente polemico Lula ha inoltre dichiarato che Donald Trump \u00e8 stato eletto Presidente degli Stati Uniti, non \u00abimperatore del mondo\u00bb, e che, con un solo atto, ha compromesso oltre due secoli di relazioni diplomatiche virtuose tra i due Paesi, ignorando deliberatamente la realt\u00e0 emergente di un ordine mondiale multipolare nel quale i BRICS rivestono un ruolo sempre pi\u00f9 centrale.<\/p>\n<p>IL TIMORE USA PER UNA MONETA ALTERNATIVA AL DOLLARO<br \/>\nIl conflitto tra Brasile e Stati Uniti trascende ampiamente le vicende personali di Jair Bolsonaro. La posta in gioco \u00e8, in realt\u00e0, la sovranit\u00e0 nazionale del Brasile e il suo ruolo da protagonista all\u2019interno del blocco dei BRICS, il cui vertice pi\u00f9 recente si \u00e8 tenuto poche settimane fa a Rio de Janeiro.<br \/>\nCome ho avuto modo di osservare in un altro contributo su fuoricollana, i BRICS, nonostante l\u2019estrema eterogeneit\u00e0 economica, sociale e culturale dei Paesi membri, eterogeneit\u00e0 ulteriormente accentuata dall\u2019allargamento a sette nuovi Stati (Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e, da ultimo il 1\u00b0 gennaio 2025, l\u2019Indonesia), condividono alcuni obiettivi comuni chiaramente identificabili.<br \/>\nI BRICS sfidano apertamente il cosiddetto \u201cordine internazionale liberal-democratico fondato su regole\u201d, ritenendo \u2013 non senza fondamento \u2013 che tali regole siano in realt\u00e0 flessibili e mutevoli in funzione degli interessi geopolitici ed economici dei Paesi occidentali. Il gruppo, o quantomeno una parte significativa dei suoi membri, mira a promuovere un modello di globalizzazione pi\u00f9 inclusivo, che non si fondi unicamente sui paradigmi della stabilit\u00e0 finanziaria e della competitivit\u00e0, ma su una logica cooperativa di tipo win-win. Tale approccio si basa sull\u2019aspettativa di un incremento generalizzato degli scambi commerciali e della prosperit\u00e0 globale anche a vantaggio dei popoli che ne sono rimasti finora esclusi, attraverso la costruzione di grandi reti infrastrutturali e di connessione strategica, sul modello della cinese Belt and Road Initiative.<br \/>\nLa sfida esplicita all\u2019ordine fondato su \u201cregole\u201d si manifesta anche nella volont\u00e0, da parte dei BRICS, di costruire, per tappe progressive, un sistema economico-monetario inedito. Un progetto di lungo periodo, la cui possibile evoluzione finale potrebbe culminare nell\u2019introduzione di una valuta comune, pensata come strumento alternativo al dominio globale del dollaro statunitense.<br \/>\nParadossalmente, sono gli stessi Stati Uniti a contribuire all\u2019accelerazione del processo di \u201cde-dollarizzazione\u201d (su cui Giacomo Gabellini, 2023). Le sanzioni economiche di portata eccezionale imposte alla Russia, la crescita esponenziale del debito pubblico statunitense e dei tassi di interesse sui Treasury Bonds, nonch\u00e9 l\u2019incertezza crescente legata all\u2019uso politico dei dazi, stanno progressivamente inducendo numerosi Stati a ridurre la propria esposizione debitoria nei confronti di Washington, cos\u00ec come a diversificare le riserve valutarie, riducendo il peso del dollaro nei propri \u201cportafogli\u201d.<br \/>\nIn questo contesto, le preoccupazioni degli Stati Uniti si concretizzano anche di fronte al tentativo del Brasile di sviluppare una vera e propria Central Bank Digital Currency (Paul Krugman 2025). Un passo preliminare in tale direzione \u00e8 stato rappresentato dall\u2019introduzione, nel 2020, del sistema di pagamento digitale Pix, gestito direttamente dalla Banca Centrale del Brasile. In pochi anni, Pix ha conosciuto un\u2019adozione straordinaria, coinvolgendo circa il 93% della popolazione adulta e ponendosi come strumento destinato a sostituire progressivamente sia il contante sia le carte di pagamento tradizionali.<br \/>\nSecondo l\u2019amministrazione Trump, la sola esistenza di Pix configurerebbe una forma di concorrenza sleale nei confronti delle principali societ\u00e0 statunitensi operanti nel settore delle carte di credito e di debito, mettendo potenzialmente in discussione il dominio tecnologico e finanziario esercitato dalle big tech americane nel mercato latino-americano e non solo.<\/p>\n<p>EPILOGO, LA LEZIONE ALL\u2019UNIONE EUROPEA<br \/>\nIl confronto in atto tra Brasile e Stati Uniti non si esaurisce, dunque, nello scontro politico contingente n\u00e9 nelle schermaglie commerciali o monetarie. Esso riflette piuttosto una frattura sistemica, che riguarda la ridefinizione delle gerarchie internazionali e la messa in discussione del primato occidentale in favore di un ordine multipolare ancora in gestazione (il gramsciano inter-regno).<br \/>\nIn tale cornice, l\u2019America Latina torna a essere terreno strategico di contesa, ma non pi\u00f9 come spazio \u201csubalterno\u201d agli USA (il \u201ccortile di casa\u201d della Dottrina Monroe), bens\u00ec come soggetto attivo nella ridefinizione dei rapporti globali. Il caso brasiliano \u00e8 davvero emblematico in quanto suggerisce che la sfida all\u2019universalismo selettivo dell\u2019ordine a guida statunitense \u00e8 ormai aperta. Se tale sfida sapr\u00e0 concretizzarsi in istituzioni multilaterali davvero inclusive e democratiche e in processi di cooperazione fondati sul reciproco riconoscimento, si potr\u00e0 intravedere, al di l\u00e0 dell\u2019\u201capocalisse\u201d, l\u2019embrione di un nuovo ordine internazionale, pi\u00f9 equo e plurale.<br \/>\nLa lezione \u201cbrasiliana\u201d non sembra essere stata appresa dalle classi dirigenti dell\u2019UE, tutt\u2019altro. Nell\u2019incontro svoltosi in Scozia nel campo di golf di propriet\u00e0 di Donald Trump, l\u2019ineffabile Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha accettato passivamente i diktat del presidente americano, che oltre ad imporre dazi al 15 per cento costringe la UE a impegnarsi a comprare dagli USA 750 miliardi di dollari in energia e ad investire 600 miliardi negli Stati Uniti. Ha sostenuto nitidamente l\u2019ex Presidente della Toscana Enrico Rossi che \u00able imposizioni americane al vecchio continente somigliano alle riparazioni che un vincitore della guerra impone ad un paese perdente\u00bb. E cos\u00ec prosegue: \u00abdopo avere accettato il diktat di Trump di spendere il 5 per cento del PIL in armamenti, e quindi arricchire l\u2019industria militare statunitense, questa ulteriore resa al presidente americano qualifica la UE come un enorme colonia degli USA, priva di autonomia e incapace di una politica commerciale.<br \/>\n*(Fonte: fuori Collana &#8211; Federico Losurdo &#8211; Professore Associato GIUR-05\/A Diritto &#8230;Ricercatore a tempo determinato di Istituzioni di diritto pubblico presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Urbino Carlo Bo.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Mario Di Vito*: La strage, lo stato, i fascisti. 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