{"id":52427,"date":"2025-07-27T18:40:27","date_gmt":"2025-07-27T18:40:27","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52427"},"modified":"2025-08-03T10:51:30","modified_gmt":"2025-08-03T10:51:30","slug":"n29-26-luglio-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52427","title":{"rendered":"n\u00b029\u2013 26\/07\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong><br \/>\n01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Washington vende, l\u2019Europa compra &#8211; Usa Le merci, come i missili, non si trovano sugli alberi: ogni missile \u00e8 un taglio a qualcosa.<br \/>\n02 &#8211; Tommaso Di Francesco*: La lunga coda di paglia di Giorgia Meloni &#8211; Orrore ed \u00aberrore\u00bb Visto che potrebbe riconoscere lo Stato di Palestina, ma non lo fa; visto che potrebbe chiedere la sospensione dall\u2019Accordo di associazione di Israele con l\u2019Ue, ma invece si oppone; ci rende di fatto complice del massacro in corso a Gaza<br \/>\n03 &#8211; Chiara Cruciati*: Stato di Palestina, tra i leader europei un dibattito fuori tempo massimo<br \/>\nEditoriale I palestinesi e le palestinesi hanno diritto di vivere in libert\u00e0 e dignit\u00e0 e di decidere per s\u00e9. Di stabilire quale forma giuridica dare alla propria societ\u00e0 liberata. Si chiama decolonizzazione<br \/>\n04 &#8211; GAZA ALLA FAME. LA MATEMATICA DELLA FAME? NEGOZIATI: \u00c8 ANCORA STALLO?<br \/>\nA Gaza aumentano i morti per denutrizione, soprattutto tra i bambini. E si moltiplicano le critiche all\u2019Europa che condanna ma non agisce. ( ISPI, Daly Focus)<br \/>\n05 &#8211; Ore decisive per un accordo sui dazi, la Bce lascia fermi i tassi, Macron riconosce la Palestina.<br \/>\n( ndr)<br \/>\n06 &#8211; Beda Romano *: visto da Bruxelles &#8211; Gli equilibrismi di von der Leyen aspettando il Discorso sullo stato dell\u2019Unione<br \/>\n07 &#8211; Giovanna Branca*: Trump: \u00abManderemo i Patriot. Ma li pagher\u00e0 l\u2019Alleanza atlantica\u00bb Amico caro Il presidente Usa parla di un \u00abimportante annuncio\u00bb sulla Russia luned\u00ec prossimo. \u00abSono deluso da Mosca, ma vedremo cosa succede\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: WASHINGTON VENDE, L\u2019EUROPA COMPRA &#8211; USA LE MERCI, COME I MISSILI, NON SI TROVANO SUGLI ALBERI: OGNI MISSILE \u00c8 UN TAGLIO A QUALCOSA.<\/p>\n<p>DONALD TRUMP PARLA COME NEI MERCATI DOVE TUTTO HA UN PREZZO, ANCHE LA GUERRA. IERI A WASHINGTON, CON IL TRAGICO SEGRETARIO DELLA NATO MARK RUTTE ACCANTO, HA DETTO UNA VERIT\u00c0 LIMPIDA E BRUTALE: \u00abL\u2019EUROPA \u00c8 ENTUSIASTA DELLA GUERRA IN UCRAINA, ALTRIMENTI NON LA PAGHEREBBE\u00bb. Non ha mentito, Trump. Ha solo omesso di distinguere l\u2019entusiasmo dalla coercizione e non ha specificato che sono le \u00abclassi dirigenti\u00bb, mai espressione fu cos\u00ec infausta, a volerlo. Senza distinguere tra cinismo e realismo, per ora Trump si \u00e8 soffermato sulle batterie di missili \u00abPatriot\u00bb che costano un miliardo di dollari, tutto compreso. Ma il prezzo \u00e8 destinato a salire.<br \/>\nQuanto agli europei sperano che questi missili necessari alla difesa ucraina contro le incursioni russe siano ritenute da Trump come un acconto di cifre ben pi\u00f9 grandi, quelle che sono state prospettate al vertice della Nato all\u2019Aja il 24 giugno scorso. La prospettiva \u00e8 nota, ma va qui esplicitata, considerata la sua gravit\u00e0. Nei prossimi dieci anni la spesa militare dei paesi membri della Nato dovr\u00e0 raggiungere stabilmente il 5% del Pil. Non importa se un paese \u2013 l\u2019Italia, per esempio \u2013 ha un sistema sanitario fragile, scuole che crollano, treni che saltano o pensioni da fame.<br \/>\nL\u2019Europa paga per restare sotto l\u2019ombrello della Nato, come un quartiere paga la protezione al boss. La legge \u00e8 questa: Washington vende, l\u2019Europa compra. A qualsiasi prezzo. E in silenzio. \u00ab\u00c8 totalmente logico volere che gli europei paghino\u00bb. La logica \u00e8 quella mafiosa, una delle componenti della nuova economia di guerra che sta crescendo attorno a noi. E se il boss cambia umore, la tariffa cambia. Lo abbiamo visto sul 30% dei dazi. \u00c8 gi\u00e0 successo per le armi in Ucraina. Trump lo ha fatto tre volte, bloccando a sorpresa l\u2019invio di armi promesse. Il messaggio \u00e8 chiaro: \u00abPagate di pi\u00f9, o vi arrangiate\u00bb. Ma davvero il problema \u00e8 solo Trump?<br \/>\nIn realt\u00e0, sono stati davvero in pochi ieri tra gli \u00abeuropei\u00bb, forse perch\u00e9 tutt\u2019altro che \u00abentusiasti\u00bb, a trovare il coraggio di rispondere. N\u00e9 con una smentita, n\u00e9 con una risata. Se sui dazi si continua a discettare se sia meglio lanciare \u00abponti\u00bb, o a annunciare tremende ritorsioni, sulle armi tutto sembra gi\u00e0 dato. Non per convinzione, ma per mancanza di alternative. Il copione \u00e8 stato accettato, si recita a soggetto.<br \/>\nPerch\u00e9 gli europei \u00abentusiasti\u00bb sanno che Trump ha detto la verit\u00e0. La commissione von der Leyen ha fatto partire il treno degli 800 miliardi per \u00abriarmare l\u2019Europa\u00bb. Eppure, ci raccontano che non ci saranno tagli. N\u00e9 tasse. N\u00e9 rinunce. Tutto si potr\u00e0 fare. Le merci, come i missili, non si trovano per\u00f2 sugli alberi. Ogni missile \u00e8 un taglio a qualcosa. Ogni blindato \u00e8 un ospedale che non si costruisce. Ogni spesa militare strutturale \u00e8 una rinuncia sociale altrettanto strutturale. E chi lo dice viene trattato come un disfattista, un relitto ideologico.<br \/>\nL\u2019obiettivo \u00e8 fare pagare al resto del mondo, e in questo caso agli europei, le politiche statunitensi, il loro enorme debito, il militarismo e la rapina alle classi popolari e a quelle medie organizzata con il \u00abOne Big Beautiful Bill Act\u00bb, definizione parodistica della legge di bilancio approvata a Washington. Un regalo ai miliardari. Si usa una guerra, che Trump tiene a dire che \u00e8 iniziata sotto Biden, per vendere all\u2019Europa le \u00abmigliori armi al mondo\u00bb, che genereranno \u00abmiliardi\u00bb di entrate\u2026 nelle casse americane. In attesa che gli improbabili dazi \u00abal 100%\u00bb convincano Putin a fare la pace \u00abentro 50 giorni\u00bb, oggi sappiamo che questo \u00e8 il costo dell\u2019impero. Il suo interminabile declino non \u00e8 un pasto gratis.<br \/>\n*(Roberto Ciccarelli &#8211; giornalista, filosofo, blogger e giornalista, scrive per il manifesto.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 &#8211; Tommaso Di Francesco*: LA LUNGA CODA DI PAGLIA DI GIORGIA MELONI &#8211; ORRORE ED \u00abERRORE\u00bb VISTO CHE POTREBBE RICONOSCERE LO STATO DI PALESTINA, MA NON LO FA; VISTO CHE POTREBBE CHIEDERE LA SOSPENSIONE DALL\u2019ACCORDO DI ASSOCIAZIONE DI ISRAELE CON L\u2019UE, MA INVECE SI OPPONE; CI RENDE DI FATTO COMPLICE DEL MASSACRO IN CORSO A GAZA<\/p>\n<p>La destra europea e italiana ha sempre sventolato la bandiera dell\u2019unicit\u00e0 fondativa delle radici giudaico-cristiane dell\u2019Europa. In Medio Oriente, culla delle tre religioni monoteiste, che una qualche responsabilit\u00e0 ce l\u2019hanno nel disastro in corso, la rivendicazione \u00e8 sempre apparsa non solo a dir poco parziale e riduttiva ma assai equivoca. Cos\u00ec ecco che esplode un cortocircuito politico di senso, quantomeno ideologico, che finora sul destino martoriato di Gaza e dei palestinesi non era ancora avvenuto.<\/p>\n<p>Se accade che i cannoni di un\u2019artiglieria ipertecnologica dello Stato ebraico \u2013 cos\u00ec si chiama ed \u00e8 stato sancito dalla Knesset e dal governo di Tel Aviv come principio costituzionale nella Legge fondamentale del 2018 \u2013 spari a Gaza contro la chiesa cattolica della Sacra famiglia, uccidendo tre persone di cui due donne, ferendone 10 e, per fortuna, lievemente il parroco Gabriel Romanelli, l\u2019interlocutore privilegiato di papa Francesco; una chiesa che \u00e8 rifugio di centinaia di palestinesi. Un cortocircuito che spinge in prima battuta Giorgia Meloni \u2013 la premier di un\u2019Italia che \u201cospita\u201d lo Stato del Vaticano \u2013 ad uscire dal cono d\u2019ombra del silenzio complice, che la mostra piccola ma con una grande coda di paglia, per alzare la voce e indignarsi contro il governo Israeliano. Come a dire: \u2026stavolta avete superato ogni limite. La formulazione governativa \u00e8 perfino pi\u00f9 corretta: \u00abInammissibili gli attacchi contro i civili da mesi\u00bb. Dai mesi del suo silenzio e inerzia. Visto che potrebbe riconoscere lo Stato di Palestina, ma non lo fa; visto che potrebbe chiedere la sospensione dall\u2019Accordo di associazione di Israele con l\u2019Ue, ma invece si oppone; visto che potrebbe anche sospendere direttamente il Trattato-Memorandum militare che come Italia ci lega dal 2005 a Tel Aviv e che ci rende di fatto logistica militare complice del massacro in corso a Gaza. Giorgia Meloni ha sempre detto No. Per\u00f2 adesso si indigna.<br \/>\nPassi che, senza indignazione, siano state rase al suolo finora decine di moschee con centinaia di fedeli dentro, corpi a pezzi tra le macerie dei quali non sapremo mai i nomi; passi che siamo a 90-100 morti al giorno tra donne e bambini che chiedono acqua e cibo e ricevono piombo; passi che siamo arrivati al traguardo criminale che sar\u00e0 superato di 60mila morti e centinaia di miglia a di feriti. Ma la chiesa non si tocca. Nel buio del suo silenzio Giorgia Meloni non dice \u2013 come potrebbe? \u2013 la verit\u00e0 che Netanyahu prepara: che tutti i palestinesi, musulmani o cristiani che siano, devono essere cacciati in pi\u00f9 di due milioni da Gaza, mentre in Cisgiordania i coloni avviano una violenta pulizia etnica che riguarda palestinesi sia musulmani che cristiani. Ma per questi territori occupati non batte il cuore d\u2019Europa. Ha scritto il poeta palestinese Ibrahim Nasrallah nel poema luminoso \u201cMaria di Gaza\u201d \u2013 d\u2019ispirazione cristiana ma scritto da un musulmano e che per tema ha per\u00f2 la collera: \u00c8\u2019 il cielo sopra di noi\/ che non ci vede? O forse \u00e8 la croce\/ sulle nostre spalle\/ che nei campi di sangue amaro\/ ci cela e nasconde?\u201d.<br \/>\nAltro che la fiction della tregua, annunciata sempre insieme ai massacri: oltre la chiacchiera della tregua c\u2019\u00e8 la realt\u00e0 della nuova Nakba (Catastrofe) per un intero popolo, senza alcuna meta stavolta. Naturalmente per il bombardamento della chiesa c\u2019\u00e8 subito la versione dell\u2019errore da parte dei vertici militari e del governo israeliano, con l\u2019immancabile inchiesta: \u00ab\u00c8 stato un errore di tiro\u2026\u00bb. Si fa presto a trovare un soldato responsabile dei crimini di un governo.<br \/>\nMa la pezza sembra peggiore del buco. Perch\u00e9 allora chi voleva, ma la precisione sarebbe mancata, colpire il cannone ipertecnologico israeliano, quale era il target \u00abgiusto\u00bb, quanti civili voleva uccidere, quali case, scuole, centri dell\u2019Onu, moschee voleva abbattere?<br \/>\n*(Fonte Il Manifesto. Tommaso Di Francesco, \u00e8 un poeta, giornalista e scrittore italiano)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; Chiara Cruciati*: STATO DI PALESTINA, TRA I LEADER EUROPEI UN DIBATTITO FUORI TEMPO MASSIMO EDITORIALE I PALESTINESI E LE PALESTINESI HANNO DIRITTO DI VIVERE IN LIBERT\u00c0 E DIGNIT\u00c0 E DI DECIDERE PER S\u00c9. DI STABILIRE QUALE FORMA GIURIDICA DARE ALLA PROPRIA SOCIET\u00c0 LIBERATA. SI CHIAMA DECOLONIZZAZIONE<\/p>\n<p>Ci sono abitudini dure a morire. Come quella a ritenersi in potere di stabilire quali popoli abbiano il diritto di vivere liberi, o quella a tracciare su una mappa le frontiere di uno stato con penna e righello. Accade cos\u00ec, e non \u00e8 una novit\u00e0, che a 77 anni dalla Nakba del 1948 la presidente del consiglio Giorgia Meloni ritenga prematuro e controproducente che il popolo palestinese si autodetermini. Un pensiero indegno che condivide con il cancelliere tedesco Merz, con il presidente statunitense Trump, con il premier israeliano Netanyahu, e gi\u00f9 a scendere, la lista del suprematismo bianco \u00e8 lunga e prevedibile.<br \/>\nIl punto non \u00e8 lo stato in s\u00e9, l\u2019edificazione di infrastrutture istituzionali, una capitale, una banca centrale o un passaporto che non sia una farsa. Il punto \u00e8 la permanenza dell\u2019oppressione: il popolo palestinese \u00e8 sotto occupazione da quasi un secolo. \u00c8 soffocato da un colonialismo d\u2019insediamento da cui \u00e8 disceso \u2013 com\u2019\u00e8 naturale che fosse \u2013 un regime di apartheid, e ora anche un genocidio.<br \/>\nLA SUA LIBERT\u00c0 \u00c8 PREMATURA? Esiste un momento in cui diventa legalmente accessibile come la patente, o \u00e8 il diritto innato di qualsiasi essere umano? Rimandare la sua liberazione perch\u00e9 controproducente (per chi?) non \u00e8 un\u2019opzione tra le altre, ogni giorno di ritardo significa un giorno in pi\u00f9 sotto occupazione e non semplicemente senza statualit\u00e0. Lo ha ordinato nel luglio 2024 la Corte internazionale di Giustizia quando ha dato un anno di tempo a Israele per smantellare l\u2019occupazione. Tempo scaduto.<\/p>\n<p>I palestinesi e le palestinesi hanno diritto di vivere in libert\u00e0 e dignit\u00e0 e di decidere per s\u00e9. Di stabilire quale forma giuridica dare alla propria societ\u00e0 liberata. Si chiama decolonizzazione. Ma proprio perch\u00e9 le abitudini sono dure a morire, all\u2019Europa pare pi\u00f9 che normale dettare i tempi, le forme, i confini. Gode di una certa esperienza, nel Medio Oriente del secolo scorso ha disegnato stati e generato mostri.<br \/>\nAppare dunque surreale, e invece \u00e8 orribilmente vero, che i leader mondiali, di fronte al controllo strutturale esercitato da Israele su ogni aspetto della vita palestinese, di fronte alla distruzione sistematica di un popolo intero una persona dopo l\u2019altra, di fronte a metodi di sterminio che tolgono il sonno, stiano l\u00e0 ad arrovellarsi se riconoscere o meno lo stato di Palestina. \u00c8 la cometa di Don\u2019t Look Up: riempiamo giornali e tv con un dibattito destinato a sopravvivere il tempo strettamente necessario a dirsi innocenti, in attesa di essere inceneriti. I palestinesi, per\u00f2, a differenza di Meloni, Merz, Starmer e Macron, hanno fretta.<\/p>\n<p>VENGONO INCENERITI OGNI MINUTO CHE PASSA, NEL CORPO E NELLA DIGNIT\u00c0.<br \/>\nA cosa serve il riconoscimento dello stato di Palestina? Se serve a salvarsi dal giudizio della storia, delle societ\u00e0 civili globali e da quello (si spera arrivi) degli umanissimi tribunali internazionali, \u00e8 tardi: la cortina fumogena di dichiarazioni di sdegno per le pratiche di sterminio israeliane non nascondono la faccia di nessuno dei complici materiali del genocidio.<br \/>\nSe serve a fare pressione sul governo israeliano \u2013 che, lo dice dal 1948, non ha intenzione di riconoscere alcunch\u00e9 \u2013 ci tocca dare una delusione ai protagonisti di tale entusiasmante dibattito. Esistono metodi pi\u00f9 rapidi delle strigliate in tv e degli appelli accorati a Israele per interrompere lo sterminio attraverso l\u2019uso barbaro e fascista della fame, per impedirgli di bombardare tende e macerie a Gaza e di dare fuoco e spianare comunit\u00e0 in Cisgiordania, per porre fine alla carcerazione collettiva di milioni di persone.<br \/>\nSanzionare Israele, isolarlo diplomaticamente, smettere di vendergli armi, mettere in pratica le decisioni dei tribunali dell\u2019Aja su mandati d\u2019arresto e fine dell\u2019occupazione. Togliere la benzina alla macchina genocidaria: schiaccia e annienta quel che resta dei corpi scheletrici dei palestinesi e dell\u2019anima dell\u2019umanit\u00e0 intera solo grazie ai rifornimenti esterni. I nostri.<br \/>\n*(Chiara Cruciati &#8211; Segue le pagine internazionali, dalla scrivania di via Bargoni e dalle citt\u00e0 del Medio Oriente. Vicedirettrice del manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; GAZA ALLA FAME. LA MATEMATICA DELLA FAME? NEGOZIATI: \u00c8 ANCORA STALLO?<br \/>\nA Gaza aumentano i morti per denutrizione, soprattutto tra i bambini. E si moltiplicano le critiche all\u2019Europa che condanna ma non agisce. ( ISPI, Daly Focus)<\/p>\n<p>Dopo 22 mesi di combattimenti, raid aerei, sfollamenti ripetuti, spari sulla folla affamata stipata davanti ai centri di distribuzione degli aiuti, \u00e8 la fame l\u2019ultima, micidiale, arma di guerra scatenata contro i palestinesi a Gaza. Se le testimonianze e le immagini, agghiaccianti, che provengono dalla Striscia non fossero abbastanza, a certificare lo sterminio in corso, che colpisce soprattutto i pi\u00f9 vulnerabili tra i civili \u2013 bambini, anziani e malati \u2013 sono le Nazioni unite. Il World Food Programme ha dichiarato questa settimana che la crisi alimentare nell\u2019enclave ha raggiunto \u201cnuovi e sorprendenti livelli di disperazione, con un terzo della popolazione che non mangia da diversi giorni consecutivi\u201d. Il numero dei bambini morti di malnutrizione \u00e8 aumentato drasticamente negli ultimi giorni. Molti non avevano patologie preesistenti, sono semplicemente morti di inedia. \u201cNon so come altro definirla se non fame di massa, ed \u00e8 causata dall\u2019uomo, questo \u00e8 molto chiaro\u201d, ha dichiarato il direttore dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una conferenza stampa da Ginevra. Alcuni giorni prima, era stata l\u2019Agence France-Press (AFP) a lanciare l\u2019allarme, avvertendo che \u201csenza un intervento immediato, anche gli ultimi giornalisti a Gaza moriranno\u201d, aggiungendo che la maggior parte di loro, \u201cnon ha pi\u00f9 la capacit\u00e0 fisica di spostarsi nell\u2019enclave per svolgere il proprio lavoro e che teme di \u201capprendere della loro morte da un momento all\u2019altro\u201d. In una lettera oltre 109 agenzie, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam International e Amnesty International, denunciano che \u00e8 il governo israeliano a impedire alle organizzazioni umanitarie di distribuire gli aiuti salvavita. \u201cAbbiamo cibo. Abbiamo aiuti. Eppure non possiamo consegnarli. E il motivo \u00e8 semplice: le autorit\u00e0 israeliane ci bloccano\u201d, ha detto Bushra Khalidi di Oxfam chiedendo un cessate il fuoco immediato, l\u2019apertura di tutti i valichi di frontiera e il libero flusso di aiuti umanitari.<\/p>\n<p>LA MATEMATICA DELLA FAME?<br \/>\nLe accuse di usare la fame \u201ccome arma di guerra\u201d sono state puntualmente respinte da Israele che ha invece replicato che a Gaza arriva cibo a sufficienza e che la scarsit\u00e0 di cibo \u00e8 orchestrata da Hamas e della cattiva gestione delle organizzazioni umanitarie. Eppure, sono gli stessi numeri forniti dalla Gaza Humanitarian foundation (GHF) a confermare la drammatica carestia che Israele si ostina a negare. La controversa organizzazione, che di fatto detiene il monopolio della distribuzione di aiuti nella Striscia, sostiene infatti di aver gi\u00e0 consegnato pi\u00f9 di 85 milioni di pasti. Ma, come spiega il quotidiano Ha\u2019aretz, calcolando gli abitanti di Gaza, i pasti da fornire avrebbero dovuto essere pi\u00f9 del quadruplo. \u201cQuesto divario \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg della matematica della fame\u201d, scrive Ha\u2019aretz, secondo cui i punti di distribuzione gestiti da GHF sono aperti appena 15 minuti al giorno. E gli orari di apertura non vengono mai resi noti in anticipo, costringendo migliaia di persone a circondare i centri tutto il giorno nella speranza di riuscire a procurarsi un po\u2019 di cibo. In questo clima di incertezza che aleggia sull\u2019intero sistema di distribuzione, le strade limitrofe rischiano di trasformarsi in trappole mortali. Ogni giorno decine di persone vengono colpite dal fuoco di soldati e contractors, incaricati in teoria di gestire la sicurezza dei centri. Pi\u00f9 di mille palestinesi sono stati uccisi nella calca presso dei centri di distribuzione o vicino ai camion che trasportavano cibo dal 26 maggio \u2013 data in cui la GHF ha cominciato a operare a Gaza \u2013 ad oggi.<\/p>\n<p>NEGOZIATI: \u00c8 ANCORA STALLO?<br \/>\nIntanto alla drammatica \u201cguerra per fame\u201d che si consuma nella Striscia, si alternano le notizie sempre meno incoraggianti che arrivano dai negoziati. Dopo l\u2019ottimismo filtrato nei giorni scorsi i colloqui per un cessate il fuoco sono stati bruscamente interrotti da Israele e Stati Uniti che hanno annunciato il ritiro dei loro negoziatori da Doha. L\u2019inviato statunitense Steve Witkoff ha accusato Hamas di \u201cnon agire in buona fede\u201d. Secondo quanto riportato dai media israeliani, la proposta di Hamas includeva richieste sul numero di prigionieri da scambiare, sulle agenzie autorizzate a distribuire aiuti a Gaza e sulla fine definitiva del conflitto piuttosto che un cessate il fuoco temporaneo. Secondo il sito Axios, Hamas avrebbe chiesto a Israele di rilasciare 200 palestinesi che stanno scontando una condanna all\u2019ergastolo per aver ucciso israeliani, anzich\u00e9 i 125 previsti dalla proposta, e 2mila palestinesi detenuti a Gaza dopo il 7 ottobre, anzich\u00e9 i 1200 proposti. Il Forum delle famiglie degli ostaggi israeliani ha criticato un\u2019altra \u201coccasione persa\u201d per il rilascio di una quota dei 20 ostaggi ritenuti ancora in vita e dei corpi di quelli deceduti in oltre 20 mesi di sequestro dal 7 ottobre 2023. Il passo indietro di Usa e Israele ha gi\u00e0 innescato le prime reazioni diplomatiche, con il premier britannico Keir Starmer che annuncia una chiamata di emergenza su Gaza con Francia e Germania. La fame a Gaza \u201c\u00e8 intollerabile\u201d, ha detto Starmer, anticipando che i leder discuteranno di come \u201cfermare le uccisioni e portare il cibo alle persone che ne hanno disperato bisogno\u201d. Dal canto suo, il presidente francese Emanuel Macron ha annunciato che a settembre la Francia riconoscer\u00e0 lo Stato di Palestina.<br \/>\n*(Fonte: ISPI, Daly Focus)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 &#8211; ORE DECISIVE PER UN ACCORDO SUI DAZI, LA BCE LASCIA FERMI I TASSI, MACRON RICONOSCE LA PALESTINA (ndr)<\/p>\n<p>\u00c8 stata una settimana ancora una volta dominata dai negoziati commerciali con gli Stati Uniti per scongiurare dazi al 30% sui prodotti Ue dal 1\u00b0 agosto.<br \/>\nLe parti, secondo fonti diverse ma concordanti, sembrano essersi avvicinate sull\u2019ipotesi di tariffe generalizzate al 15%, sul modello dell\u2019accordo annunciato da Washington con il Giappone, e l\u2019incontro annunciato per oggi in Scozia tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente americano, Donald Trump, ha dato venerd\u00ec ulteriore spinta al cauto ottimismo diffuso. Restano naturalmente incognite e punti da chiarire su comparti chiave compresi o esclusi dall\u2019intesa (dall\u2019auto all\u2019acciaio), nonch\u00e9 sugli impegni aggiuntivi che l\u2019Europa potrebbe doversi sobbarcare, dall\u2019acquisto di prodotti americani, come gas e petrolio, a eventuali investimenti negli Stati Uniti. E c\u2019\u00e8, naturalmente, la variabile pi\u00f9 imprevedibile: la firma finale del presidente Usa Donald Trump. Non a caso, Bruxelles si \u00e8 preparata anche allo scenario di un no-deal, approvando una lista unificata di contro dazi su 93 miliardi di beni Usa, immediatamente utilizzabile a partire dal 7 agosto in caso di mancato accordo.<br \/>\nQualunque sia l\u2019esito del negoziato con gli Stati Uniti, l\u2019Unione europea deve sforzarsi di assumere quelle iniziative che giovano alle sue imprese e ai suoi cittadini nel mondo conflittuale imposto da Trump, dal rafforzamento del mercato interno agli accordi con altre aree economiche, come chiarisce questa analisi.<br \/>\nTra i nuovi punti di riferimento nello scenario globale non sembra che l\u2019Europa possa fare molto affidamento sulla Cina, che continua ad apparire rivale sistemico pi\u00f9 che partner strategico dell\u2019Unione europea, come ha evidenziato il summit di questa settimana a Pechino, che \u00e8 andato poco oltre un paio di esili accordi su terre rare e clima.<br \/>\nA guardare oltre gli Stati Uniti \u00e8 del resto anche il Regno Unito, che pure un\u2019intesa con Washington l\u2019ha gi\u00e0 siglata e che ha ufficializzato in settimana uno storico accordo di libero scambio con l\u2019India, suggellato dalla visita a Londra del premier Narendra Modi.<br \/>\nGli sviluppi dei negoziati commerciali tra Ue e Stati Uniti sono peraltro anche sotto la lente della Banca centrale europea, che in settimana ha lasciato invariati i tassi di interesse, accompagnando la decisione con un comunicato piuttosto laconico. Una scelta figlia anche &#8211; ma non solo &#8211; dell\u2019incertezza legata alla guerra dei dazi, come vi spieghiamo con l\u2019ausilio di grafici in questa analisi.<br \/>\nRestano caldi per l\u2019Europa anche i due fronti di guerra: Gaza, che ha registrato in settimana l\u2019annuncio del prossimo riconoscimento della Palestina da parte del presidente francese, Emmanuel Macron, e un pi\u00f9 generale inasprimento delle posizioni europee nei confronti di Israele, anche a fronte della tragedia umanitaria sempre pi\u00f9 grave nella Striscia; e l\u2019Ucraina dove, pi\u00f9 che gli sviluppi sul fronte bellico o diplomatico, hanno fatto parlare le vicende interne, con il presidente, Volodymyr Zelensky, costretto a un rapido dietrofront su un disegno di legge che minacciava l\u2019indipendenza dei due organismi nazionali anticorruzione e che aveva scatenato proteste di piazza e critiche dell\u2019Unione europea.<br \/>\nChiudiamo parlando di ambiente e clima, con una pronuncia storica della Corte di giustizia internazionale dell\u2019Onu, seppure non riferita solo all\u2019Europa: i giudici dell\u2019Aja hanno stabilito che gli Stati hanno l\u2019obbligo di contrastare il climate change. Il parere non \u00e8 vincolante, ma impatter\u00e0 sulle future cause legali, anche per le richieste di risarcimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; Beda Romano *: VISTO DA BRUXELLES &#8211; GLI EQUILIBRISMI DI VON DER LEYEN ASPETTANDO IL DISCORSO SULLO STATO DELL\u2019UNIONE<\/p>\n<p>A DISPETTO DELLA PAUSA ESTIVA, LO SGUARDO DI MOLTI A BRUXELLES \u00c8 GI\u00c0 RIVOLTO AL DISCORSO CHE LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA PRONUNCER\u00c0 IN PARLAMENTO A STRASBURGO NELLA PRIMA MET\u00c0 DI SETTEMBRE. C\u2019\u00e8 particolare attesa quest\u2019anno. Le ultime settimane sono state travagliate, segnate da un voto di fiducia che Ursula von der Leyen ha vinto di misura e da una proposta di bilancio europeo 2028-2034 che ha provocato non poche critiche. Il discorso sullo stato dell\u2019Unione dar\u00e0 indicazioni non solo sulla situazione dell\u2019Europa, ma anche e soprattutto sulle intenzioni della presidente.<br \/>\nTra le altre cose, il programma della Commissione per l\u2019ultimo trimestre prevede la presentazione di un provvedimento legislativo che regolamenti le comunicazioni digitali (il Digital Networks Act); di modifiche mirate al regolamento REACH, dedicato ai prodotti chimici; e di un piano d\u2019azione per promuovere posti di lavoro di qualit\u00e0. Pi\u00f9 in generale, sar\u00e0 interessante capire se la signora von der Leyen vorr\u00e0 continuare a giocare su due piani: l\u2019appoggio centrista e il sostegno dei conservatori, a seconda dei provvedimenti sul tavolo. Il terreno \u00e8 minato: il voto di inizio luglio ha messo in luce quanto sia facile indire mozioni di sfiducia.<br \/>\n*(Fonte: 24Ore &#8211; Beda Romano, \u00e8 un giornalista e scrittore italiano)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; Giovanna Branca*: Trump: \u00abMANDEREMO I PATRIOT. MA LI PAGHER\u00c0 L\u2019ALLEANZA ATLANTICA\u00bb AMICO CARO IL PRESIDENTE USA PARLA DI UN \u00abIMPORTANTE ANNUNCIO\u00bb SULLA RUSSIA LUNED\u00cc PROSSIMO. \u00abSONO DELUSO DA MOSCA, MA VEDREMO COSA SUCCEDE\u00bb<\/p>\n<p>Mentre a Roma si conclude la Conferenza per la ricostruzione dell\u2019Ucraina, con il passaggio di testimone al paese che la ospiter\u00e0 l\u2019anno prossimo, la Polonia, i titoli internazionali si concentrano su un\u2019altra \u201cpromessa\u201d per Kiev. Quella fatta dal presidente degli Stati uniti Donald Trump, a proposito dei sistemi Patriot che partiranno infine alla volta dell\u2019Ucraina \u2013 ma con un intermediario: la Nato. \u00abManderemo le armi alla Nato, la Nato le pagher\u00e0 al 100%\u00bb, \u00abCi\u00f2 che faremo \u00e8 mandare le armi alla Nato, e l\u2019Alleanza le dar\u00e0 all\u2019Ucraina\u00bb, ha specificato il presidente aggiungendo molte altre volte che il costo sar\u00e0 sostenuto dall\u2019Alleanza atlantica. Chi si far\u00e0 davvero carico dei costi per\u00f2 non \u00e8 ancora chiaro: come \u00e8 noto il grosso del finanziamento della Nato \u00e8 sostenuto dagli Stati uniti, ma l\u2019insistenza di Trump sul fatto che il conto verr\u00e0 pagato da altri paesi lascia presumere che si faccia riferimento all\u2019idea, emersa di recente, per la quale sarebbero singole nazioni parte della Nato, come la Germania, a acquistare le armi, per poi consegnarle a Kiev.<\/p>\n<p>NEL CORSO dell\u2019intervista, il presidente Usa ha annunciato anche una \u00abimportante comunicazione che penso far\u00f2 luned\u00ec sulla Russia\u00bb. Ha rifiutato di specificare oltre \u2013 restando criptico quanto il suo segretario di Stato Marco Rubio quando ha parlato della \u00abnuova idea\u00bb suggeritagli dal suo omologo Sergei Lavrov durante il loro incontro a Kuala Lumpur, ai margini dell\u2019Asean, il giorno precedente. Il presidente Usa si \u00e8 poi detto favorevole al Sanctioning Russia Act of 2025, la legge bipartisan introdotta al Senato Usa lo scorso aprile dal senatore repubblicano Lindsey Graham, che prevede tra le altre cose dazi al 500% contro i paesi che acquistano prodotti russi quali petrolio, gas e uranio. \u00abSono deluso dalla Russia\u00bb, ha affermato il presidente che pochi giorni fa aveva definito \u00abstronzate\u00bb le parole di Vladimir Putin, \u00abma vedremo cosa accadr\u00e0 nelle prossime settimane\u00bb.<\/p>\n<p>Anche alla Conferenza sulla ricostruzione di Roma non sono stati stretti accordi solo in campo civile: alla Nuvola di Fuksas \u00e8 stata lanciata Brave Tech Eu, finalizzata ad accelerare l\u2019innovazione nel settore della difesa. L\u2019iniziativa, si legge sul sito della Commissione europea, \u00abcollega la piattaforma tecnologica di difesa Brave 1 del ministero della Trasformazione digitale con programmi dell\u2019Ue quali il Fondo europeo per la difesa (Fed) e il sistema Ue di innovazione nel settore della difesa (Eudis)\u00bb, ed \u00e8 \u00abtesa a promuovere l\u2019innovazione sostenendo azioni congiunte, hackathon, test rapidi e collaborazioni dirette tra imprese europee e ucraine, in particolare start-up e Pmi (piccole e medie imprese, ndr)\u00bb. \u00abUn nuovo passo strategico \u2013 lo ha definito alla Conferenza di Roma il commissario Ue per la Difesa e lo spazio Andrius Kubilius \u2013 per lo sviluppo della cooperazione dell\u2019Ue e dell\u2019Ucraina nell\u2019industria della difesa\u00bb. Per il programma verranno \u00abmobilitati\u00bb 50 milioni di euro.<br \/>\nGLI ALTRI ACCORDI e memorandum siglati a Roma (in totale 200 per oltre 10 miliardi di euro) riguardano le infrastrutture, l\u2019agricoltura, la ricerca. Di questi \u00ab40 sono stati firmati solo dall\u2019Italia\u00bb, ha voluto sottolineare il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli.<br \/>\nNon si fermano per questo i bombardamenti notturni della Russia in Ucraina, e sulle capacit\u00e0 di Mosca \u00e8 intervenuto, parlando con Reuters, il generale statunitense John Rafferty: \u00abL\u2019esercito russo oggi \u00e8 pi\u00f9 grande di quando ha iniziato la guerra in Ucraina\u201d. E sappiamo\u00bb, ha aggiunto a proposito di quella che definisce la necessit\u00e0 della Nato di dotarsi di un maggior numero di strumenti bellici, \u00abche Mosca continuer\u00e0 a investire in razzi e missili a lungo raggio, e in sofisticate difese aeree. Quindi un aumento delle capacit\u00e0 dell\u2019alleanza \u00e8 molto importante\u00bb.<br \/>\nIERI, A QUANTO riportano le autorit\u00e0 di Mosca, sono stati i droni di Kiev a raggiungere la Russia: in un attacco lanciato contro le infrastrutture belliche del Cremlino sarebbero morti due cittadini russi nella regione di Tula, a 200 km a sud di Mosca, scrive su Telegram il governatore regionale Dmitry Milyaev. Il ministero della Difesa ha invece comunicato che sono stati abbattuti 155 droni provenienti dall\u2019Ucraina, di cui 11 diretti a Mosca. Per questo nella mattinata di venerd\u00ec tre dei quattro aeroporti moscoviti hanno temporaneamente sospeso le loro operazioni.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Giovanna Branca, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Washington vende, l\u2019Europa compra &#8211; Usa Le merci, come i missili, non si trovano sugli alberi: ogni missile \u00e8 un taglio <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52427\" title=\"n\u00b029\u2013 26\/07\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":2,"featured_media":41459,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[315],"tags":[],"class_list":["post-52427","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>n\u00b029\u2013 26\/07\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI - 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