{"id":52263,"date":"2025-05-31T06:53:16","date_gmt":"2025-05-31T06:53:16","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52263"},"modified":"2025-06-05T13:25:03","modified_gmt":"2025-06-05T13:25:03","slug":"n21-31-maggio-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52263","title":{"rendered":"n\u00b021 \u2013 31\/05\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>00 &#8211; Ester Nemo*: Poco cibo e pi\u00f9 bombe, Gaza allo stremo &#8211; In briciole Cessate il fuoco? Nell\u2019attesa 70 uccisi ieri dai raid aerei israeliani. \u00abArmi proibite su al-Bureij\u00bb. E ancora spari sulla folla affamata.<\/strong><br \/>\n<strong>01 &#8211; Micaela Bongi*: MANGANELLO NELLE PIAZZE, CLAVA NEI PALAZZI &#8211; DDL sicurezza Fin dal suo esordio il governo della destra pi\u00f9 destra ha inanellato provvedimenti fortemente ideologici e identitari certo coerenti con la cultura politica di appartenenza, a volte dal sapore solo propagandistico ma che hanno prodotto anche pesanti conseguenze<\/strong><br \/>\n<strong>02 \u2013 Roberto Ciccarelli*: l piano anti-dazi di Meloni: girare alle imprese i fondi Ue.<\/strong><br \/>\n<strong>Guerre di classe In attesa che Trump dica quanto vuole punire l&#8217;Europa si torna a parlare di 25 miliardi tolti anche da clima e da coesione. Il ministro Urso: l\u2019esecutivo \u00e8 al lavoro per usare le risorse che non si riescono a spendere per i territori con il Pnrr. Cgil: sui soldi alla Sanit\u00e0 dal Pnrr il governo fa propaganda. Uil: speso solo il 5% dei finanziamenti strutturali<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Fmi: anche senza dazi va tagliata la spesa sociale &#8211; Poche alternative Il Fondo monetario Internazionale esplicita tutti i problemi del governo Meloni messo alle strette dai dazi di Trump e dall&#8217;aumento della spesa militare: deve continuare a tagliare la spesa sociale, e aggredire le pensioni, nell&#8217;illusione che ci\u00f2 serva a diminuire il debito pubblico<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Lavinia Marchetti *: all\u2019improvviso la macchina della propaganda giornalistica scopre il genocidio&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;PERCH\u00c9?<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Eurodeputata sventola la bandiera della Palestina al Giro d\u2019Italia: i carabinieri la identificano<\/strong><br \/>\n<strong>Eurodeputata sventola la bandiera della Palestina al Giro d\u2019Italia: i carabinieri la identificano<\/strong><br \/>\n<strong>L&#8217;eurodeputata Cristina Guarda \u00e8 stata identificata dai carabinieri dopo aver sventolato la bandiera della Palestina durante il Giro d&#8217;Italia<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Marina Catucci* NEW YORK \u00abTariffe illegali\u00bb. Una corte gela Trump, un\u2019altra lo salva<\/strong><br \/>\n<strong>Il gioco del dazio La prima sentenza: non si pu\u00f2 invocare una falsa \u00abemergenza economica\u00bb per esautorare il Congresso. Ma lui la spunta in appello<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; di Sandro Chignola e Sandro Mezzadra*: Neoliberalismo: che cosa c\u2019\u00e8 in un nome? Una rottura di fase e una secca discontinuit\u00e0: da tempo le abbiamo registrate.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>00 &#8211; Ester Nemo*: POCO CIBO E PI\u00d9 BOMBE, GAZA ALLO STREMO &#8211; IN BRICIOLE CESSATE IL FUOCO? NELL\u2019ATTESA 70 UCCISI IERI DAI RAID AEREI ISRAELIANI. \u00abARMI PROIBITE SU AL-BUREIJ\u00bb. E ANCORA SPARI SULLA FOLLA AFFAMATA, IL MINISTERO DELLA SALUTE HA AGGIORNATO IL NUMERO UFFICIALE DEI MORTI (54,249) E QUELLO DEI FERITI (123,492), A 601 GIORNI DALL\u2019INIZIO DEI RAID ISRAELIANI.<\/p>\n<p>LONTANO DAL TRAFFICO DI PROPOSTE E CONTROPROPOSTE PER GIUNGERE A UN CESSATE IL FUOCO \u2013 MENTRE SCRIVIAMO TRUMP ANNUNCIA-ANNUNCI PER LE \u00abPROSSIME ORE\u00bb E AL ARABIYA D\u00c0 PER CONCLUSO L\u2019ACCORDO, MENTRE ALTRE FONTI CONFERMANO PIUTTOSTO LE RISERVE DI HAMAS -, CON IL CONSUETO SFONDO DI BOMBARDAMENTI E UN BILANCIO DI VITTIME CHE CONFERMA IL CARATTERE DI ESCALATION DI RAID ISRAELIANI, NELLA STRISCIA IERI SI \u00c8 CONSUMATO ANCHE IL TERZO GIORNO DI DELIRANTE OPERATIVIT\u00c0 DEL DISPOSITIVO GAZA HEALTH FOUNDATION (GHF), IL PIANO DI PRESUNTI AIUTI ORDITO DA USA E ISRAELE, CHE SOLO USA E ISRAELE SI OSTINANO A DIFENDERE.<br \/>\nUN TERZO CENTRO di distribuzione ha aperto i battenti al mattino nei pressi di Rafah, con lo schema gi\u00e0 sperimentato \u2013 nei suoi esiti disastrosi \u2013 di contractors, filo spinato e controlli biometrici. Di fronte, le scene di una disperazione tutto sommato composta, di chi tormentato dalla fame si \u00e8 esposto magari a un lungo tragitto della speranza, rischiando la vita nella calca o per la risposta armata dell\u2019esercito o dei contractor privati, che anche ieri non si \u00e8 fatta attendere nei momenti pi\u00f9 concitati della ressa.<br \/>\nBen pochi sono riusciti ad accaparrarsi l\u2019ormai celebre scatola della GHF con il suo imponderabile dosaggio di calorie. Una folla incurante dei colpi di arma da fuoco che si udivano chiaramente si \u00e8 vista anche a Deir el-Balah, nel centro della Striscia, dove sono morte due persone mentre veniva prelevato quel che rimaneva di un deposito del Programma alimentare mondiale.<br \/>\nDa tempo si muore anche per un sacco di farina a Gaza, o per la sua mancanza. Per le agenzie dell\u2019Onu e le organizzazioni umanitarie gli aiuti cos\u00ec intesi non solo risultano largamente insufficienti rispetto a necessit\u00e0 palesemente, immensamente maggiori, ma il meccanismo stabilito da Washington e Tel Aviv svela definitivamente il disegno di distrarre l\u2019opinione pubblica dalle stragi di civili e soprattutto la volont\u00e0 di spingere inesorabilmente la popolazione di Gaza verso sud, per confinarla in lembi di terra inabitabili.<br \/>\n\u00c8 una \u00abcampagna sistematica di sfollamento \u2013 denuncia l\u2019ultimo rapporto di Oxfam \u2013 per rinchiudere oltre 2 milioni di civili in 5 aree costiere sovraffollate e prive di qualsiasi servizio, che costituiscono meno del 20% del territorio della Striscia. Un fatto che sommato all\u2019uso della fame come arma di guerra \u2013 prosegue il comunicato \u2013 rivela la strategia di occupare completamente Gaza, non di neutralizzare specifici obiettivi militari\u00bb.<br \/>\nISRAELE INSOMMA PUNTA A RENDERE LA FAME PI\u00d9 PERSUASIVA DELLE BOMBE. NESSUN CAMION DI AIUTI HA RAGGIUNTO LE ZONE SETTENTRIONALI DELLA STRISCIA DA QUANDO \u00c8 STATO BLOCCATO DEFINITIVAMENTE IL FLUSSO GI\u00c0 SCARSO DI AIUTI, 12 SETTIMANE ORSONO. L\u2019Unrwa ha cos\u00ec reiterato ieri il bisogno urgente di cibo, medicine e altri beni essenziali per scongiurare un\u2019ulteriore ecatombe. Gli effetti della malnutrizione sulla popolazione sono sempre pi\u00f9 evidenti. E gli ospedali sempre pi\u00f9 impotenti, privi di tutto e bersagliati da ordini di evacuazione come quello che ieri ha riguardato l\u2019al-Awda Hospital di Jabalia, una delle ultime strutture parzialmente funzionanti.<br \/>\nE non si placa l\u2019intensit\u00e0 degli attacchi condotti dall\u2019aviazione: ieri almeno 70 vittime in diverse zone della Striscia. Il raid pi\u00f9 letale ha sbriciolato interi palazzi e ucciso 23 persone, tra cui donne e bambini, nel campo profughi di al-Bureij. I corpi giunti all\u2019al-Aqsa erano carbonizzati in modo anomalo, denuncia il portavoce dell\u2019ospedale, che accusa Israele di utilizzare in zone densamente popolate armi vietate dalle leggi internazionali.<br \/>\nNOVE AGENTI DI POLIZIA della Striscia sono stati invece ammazzati da un missile a Gaza City. Secondo il ministero degli Interni di Hamas sono morti stavano dando la caccia a dei ladri. Altri sei poliziotti, riporta al Jazeera, sono stati uccisi da un drone a Deir el-Balah, anche qui, sempre secondo le autorit\u00e0, mentre erano in servizio.<\/p>\n<p>IL MINISTERO DELLA SALUTE HA AGGIORNATO IL NUMERO UFFICIALE DEI MORTI (54,249) E QUELLO DEI FERITI (123,492), A 601 GIORNI DALL\u2019INIZIO DEI RAID ISRAELIANI.<br \/>\nL\u2019offensiva muscolare di Tel Aviv prosegue in altre forme anche in Cisgiordania, tra operazioni militari, ruspe e violenze dei coloni. A Duma c\u2019\u00e8 stata un\u2019incursione dell\u2019esercito che prelude a nuovi ordini di demolizione, come quelli emessi per 58 edifici, con conseguente cacciata dei residenti, secondo quanto riporta l\u2019agenzia palestinese Wafa, nel campo di Tulkarem. Che resta sotto assedio, con tutte le vie di accesso bloccate dall\u2019esercito. Stessa situazione nel campo di Nur Shams.<br \/>\nPastori e agricoltori palestinesi residenti intorno a Ramallah e Nablus restano invece sotto attacco dei coloni, insieme ai loro animali e ai loro campi.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Ester Nemo corrispondente da Gaza)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Micaela Bongi*: MANGANELLO NELLE PIAZZE, CLAVA NEI PALAZZI &#8211; DDL SICUREZZA FIN DAL SUO ESORDIO IL GOVERNO DELLA DESTRA PI\u00d9 DESTRA HA INANELLATO PROVVEDIMENTI FORTEMENTE IDEOLOGICI E IDENTITARIE CERTO COERENTI CON LA CULTURA POLITICA DI APPARTENENZA, A VOLTE DAL SAPORE SOLO PROPAGANDISTICO MA CHE HANNO PRODOTTO ANCHE PESANTI CONSEGUENZE<\/p>\n<p>Una manganellata in testa al portavoce della rete No dl sicurezza e assessore municipale Luca Blasi mentre cerca di mediare tra manifestanti e poliziotti \u00e8 la rappresentazione plastica, suggello e insieme sintesi della \u201cvisione\u201d che ispira l\u2019attuale governo. L\u2019iniziale ddl \u00e8 stato infilato nel tritatutto insieme a mesi e mesi di lavori parlamentari, sostituito da un decreto che sar\u00e0 approvato con la fiducia. Manganello nelle piazze, clava nei palazzi. Prevaricazione insieme al tentativo incessante di delegittimare l\u2019opposizione (la \u00absinistra che va a trovare i mafiosi\u00bb \u2026), repressione del dissenso e anche del banale buon senso.<br \/>\nDel resto a spiegare quale sia l\u2019urgenza che ha giustificato l\u2019adozione di un decreto sostituendo in corsa il disegno di legge \u00e8 il capogruppo di Fratelli d\u2019Italia alla camera, Galeazzo Bignami, quello che \u2013 va sempre ricordato \u2013 si vestiva da nazista: il decreto serve precisamente per reprimere manifestazioni come quella di ieri, cio\u00e8 chi contesta il governo.<br \/>\nE serve a riempire le carceri di ecoattivisti, lavoratori in difficolt\u00e0, senza casa, poveri e migranti, donne preferibilmente rom con i loro bambini e bambine, perch\u00e9 evidentemente per la Madre d\u2019Italia Giorgia Meloni i diritti dei pi\u00f9 piccoli vengono per primi ma dipende da chi sono i genitori. E siccome secondo un modo di dire da bulli che si addice perfettamente a questo governo \u00abchi mena per primo mena due volte\u00bb, gli stessi \u201ccriminali\u201d che andranno a inzeppare le carceri saranno ulteriormente puniti se oseranno protestare anche passivamente per le insopportabili condizioni detentive.<br \/>\nCattiveria al quadrato. \u00c8 il mood del momento non solo da questa parte del civile occidente e spiega le affinit\u00e0 elettive tra Giorgia Meloni e altri leader mondiali. Distinguere tra il premier che gioca in casa e quella in trasferta \u00e8 un esercizio sempre pi\u00f9 vuoto.<br \/>\nForse \u00e8 invece il caso di domandarsi fino a che punto, da questa parte del civile occidente, pu\u00f2 spingersi senza incontrare troppi ostacoli la forzatura istituzionale e costituzionale (quella denunciata da tanti giuristi a proposito di questo ennesimo decreto).<br \/>\nFin dal suo esordio il governo della destra pi\u00f9 destra ha inanellato provvedimenti fortemente ideologici e identitari certo coerenti con la cultura politica di appartenenza, a volte dal sapore solo propagandistico ma che hanno prodotto anche pesanti conseguenze. Dal ridicolo decreto rave al decreto Caivano che ha moltiplicato la presenza di minori in carcere, passando per i vari decreti Cutro e Albania. Una trama che disegna un progetto di futuro mortifero, dove mentre ci si stracciano le vesti per il crollo della natalit\u00e0 si mettono nel mirino i pi\u00f9 giovani e i potenziali nuovi cittadini.<br \/>\nIl ministro della giustizia Carlo Nordio sostiene che il sovraffollamento carcerario non \u00e8 provocato dalle leggi approvate dall\u2019attuale maggioranza ma dai giudici che mandano le persone in carcere. \u00c8 un\u2019affermazione surreale, ma Nordio \u00e8 pur sempre il ministro e va preso sul serio. Moltiplicazione dei reati, carceri sempre pi\u00f9 piene, sistema giudiziario sovraccaricato e nello stesso tempo magistratura tenuta sotto scacco. \u00c8 la perversa quadratura del cerchio che va spezzata.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Micaela Bongi-caporedattrice del settore politico del giornale.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 \u2013 Roberto Ciccarelli*: L PIANO ANTI-DAZI DI MELONI: GIRARE ALLE IMPRESE I FONDI UE.<br \/>\nGUERRE DI CLASSE IN ATTESA CHE TRUMP DICA QUANTO VUOLE PUNIRE L&#8217;EUROPA SI TORNA A PARLARE DI 25 MILIARDI TOLTI ANCHE DA CLIMA E DA COESIONE. IL MINISTRO URSO: L\u2019ESECUTIVO \u00c8 AL LAVORO PER USARE LE RISORSE CHE NON SI RIESCONO A SPENDERE PER I TERRITORI CON IL PNRR. CGIL: SUI SOLDI ALLA SANIT\u00c0 DAL PNRR IL GOVERNO FA PROPAGANDA. UIL: SPESO SOLO IL 5% DEI FINANZIAMENTI STRUTTURALI UE<\/p>\n<p>In attesa che Trump decida la quantit\u00e0 di dazi da elargire all\u2019Europa, previa contrattazione, Adolfo Urso ieri ha di nuovo esplicitato il senso della dicitura del ministero che si trova casualmente a guidare: \u00abImprese e del made in Italy\u00bb. Urso ha confermato che il governo sta pensando al piano anti-dazi da \u00ab25 miliardi di euro\u00bb da dare alle imprese come forma di compensazione dei mancati incassi derivanti dalle tariffe che Trump sceglier\u00e0, prima o poi, di mettere anche sul \u00abmade in Italy.<br \/>\nL\u2019ELEMENTO INTERESSANTE del \u00abpiano\u00bb annunciato \u00e8 che i soldi saranno presi dai fondi europei gi\u00e0 esistenti: il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) i fondi per la coesione territoriale e quelli per la transizione climatica per l\u2019auto motive. Sempre ammesso che si possa fare, e che si riescano a spendere (due elementi non scontati), questi fondi sono gli stessi che il governo, e gli enti locali, in gran parte non riescono a spendere per una consolidata tradizione nazionale, e anche per una volont\u00e0 politica di non affrontare i nodi decisivi per rendere giusta e efficiente la spesa.<br \/>\nI dazi di Trump sono un regalo avvelenato al governo Meloni<br \/>\nNON \u00c8 UNA PARTITA che si gioca con i soldi del \u00abMonopoli\u00bb. C\u2019\u00e8 una ragione politica. Si usa ora la scusa per i dazi per dare pi\u00f9 soldi alle imprese. E non al Welfare e alla sanit\u00e0, o al diritto all\u2019abitare: vere emergenze. \u00c8 una prassi. Per esempio, nelle rimodulazioni che il governo ha fatto del Pnrr, ha sostenuto l\u2019Osservatorio Pnrr Openpolis, 11,1 miliardi in pi\u00f9 sono stati dirottati verso le imprese sotto forma di incentivi e sgravi fiscale. Quelli destinati alla transizione ecologica dell\u2019auto motive sono stati tagliati di 4,6 miliardi. Probabilmente sono andati alla spesa militare. Insomma, si sta trasferendo ricchezza pubblica nelle mani di pochi. Ogni scusa \u00e8 buona. Del resto, le guerre commerciali sono anche guerre di classe.<br \/>\nBig Tech, gas e armi: il costo salato dell\u2019alleanza Trump-Meloni<br \/>\nPER ARRICCHIRE IL QUADRO in cui sta avvenendo tutto questo si pu\u00f2 leggere il nuovo monitoraggio della Cgil sui fondi Pnrr per la sanit\u00e0. Daniela Barbaresi, segretaria confederale del sindacato, ha sostenuto ieri che sui 19,2 miliardi di fondi disponibili del Pnrr per la sanit\u00e0, ne sono stati spesi appena 3,7, pari al 19,3%, e solo il 37,9% dei progetti risulta completato. Per le \u00abCase della Comunit\u00e0\u00bb, dei 2,8 miliardi di euro di finanziamenti, ne sono stati spesi il 12,4%. Per 420 strutture i lavori non sono ancora partiti e altri 267 progetti devono ancora completare la fase di progettazione. Per gli \u00abOspedali di Comunit\u00e0\u00bb, \u00e8 stato speso l\u201911% dei fondi (1,3 miliardi di euro) e sono stati completati solo il 2,6% dei progetti. \u00abCon questo ritmo ci vorranno sette anni per spenderli tutti\u00bb sostiene Barbaresi. Il problema \u00e8 che il Pnrr scade tra un anno. E i soldi torneranno indietro. Nel frattempo Meloni &amp; Co. cercano di darne una parte alle imprese.<br \/>\nIl governo nell\u2019\u00abimbuto\u00bb del Pnrr: soldi non spesi e non sa perch\u00e9<br \/>\nA CHI SARANNO TOLTI i soldi Pnrr? Alla Sicilia per esempio. Lo sostiene la locale associazione dei costruttori. Per Salvo Russo, presidente di Ance Sicilia, sono stati \u00absottratti 3 miliardi in silenzio e dirottati in Liguria e Veneto. Suona come il de profundis alla Sicilia\u00bb. Per i fondi Pnrr si tratta di due lotti sulla Palermo-Catania: il tratto ferroviario Dittaino-Catenanuova (588 milioni) un tratto della Dittaino-Enna (stanziati buona parte dei 594 milioni) e il passaggio di Augusta (116 milioni). Non \u00e8 stato indicato quando saranno rifinanziati. Russo ha criticato l\u2019invito della Commissione Ue ad usare i fondi di coesione per \u00abtecnologie innovative, colonnine di ricarica, bonus per l\u2019acquisto delle auto elettriche e per il riarmo europeo\u00bb. Quest\u2019ultimo per\u00f2 \u00e8 stato escluso dal governo. Forse non baster\u00e0 un risarcimento alle imprese promesso dal piano anti-dazi del governo.<br \/>\nQUANTO AGLI ALTRII FONDI europei, \u00e8 devastante il monitoraggio pubblicato ieri dalla Uil. Solo il 5% \u00e8 stato speso su quelli previsti dalla programmazione 2021-2027. Su un totale di 74,9 miliardi di euro per la coesione, ne sono stati spesi circa 3,8 miliardi di euro. Sui 48,3 miliardi di euro dei programmi regionali, ne sono stati spesi 3. Sui 44,1 del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), gli interventi programmati sono al 15,6% e la spesa effettiva al 4,78%. Per il Fondo sociale europeo plus (Fse+) che finanzia interventi per il lavoro, la formazione e l\u2019inclusione, su un totale di 28,6 miliardi la spesa effettiva \u00e8 al 5,61%.<br \/>\nPnrr, case e ospedali di comunit\u00e0 al palo: completato solo il 2%<br \/>\n\u00abLA LENTEZZA \u2013 ha sostenuto la segretaria confederale Uil Ivana Veronese \u2013 non pu\u00f2 essere un alibi per riprogrammare gli interventi, significherebbe tradire il principio della riduzione delle disuguaglianze\u00bb. Sta gi\u00e0 accadendo. Con o senza dazi.<br \/>\n*(FONTE: Il Manifesto &#8211; Roberto Ciccarelli , Filosofo e giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; Roberto Ciccarelli*: FMI: ANCHE SENZA DAZI VA TAGLIATA LA SPESA SOCIALE &#8211; POCHE ALTERNATIVE IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE ESPLICITA TUTTI I PROBLEMI DEL GOVERNO MELONI MESSO ALLE STRETTE DAI DAZI DI TRUMP E DALL&#8217;AUMENTO DELLA SPESA MILITARE: DEVE CONTINUARE A TAGLIARE LA SPESA SOCIALE, E AGGREDIRE LE PENSIONI, NELL&#8217;ILLUSIONE CHE CI\u00d2 SERVA A DIMINUIRE IL DEBITO PUBBLICO<br \/>\nChe ci siano, o meno, i dazi di Trump l\u2019Italia dovr\u00e0 continuare a tagliare la spesa sociale e aggredire anche quella delle pensioni.<br \/>\nCi\u00f2 vale anche per l\u2019altro dossier aperto, uno dei tanti lasciati in sospeso dal governo Meloni per mancanza di iniziativa e spazio politico di azione: l\u2019aumento della spesa militare prevista ora al 2% del Pil. Qualsiasi nuova misura di spesa imposta dagli \u00abchoc\u00bb economici provocati dal trumpismo, o dalle decisioni politiche europee legate all\u2019economia di guerra, \u00abdovrebbe essere pienamente compensata da ulteriori risparmi in altri settori\u00bb.<\/p>\n<p>Nelle conclusioni di una missione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), realizzata in Italia dal 14 al 28 maggio e avvenute nell\u2019ambito del processo di consultazione sullo stato dell\u2019economia, \u00e8 stata enunciata la situazione drammatica in cui si trova l\u2019esecutivo. L\u2019illusione, spacciata per verit\u00e0 incontrovertibile, \u00e8 che il taglio della spesa serva a fare diminuire il debito e dunque sia la condizione per rilanciare la crescita economica. \u00e8 una delle regole dell\u2019Fmi che \u00e8 tornato a fare il guardiano dell\u2019austerit\u00e0, inflessibile stavolta, e a mascherarla per quella che non \u00e8: cio\u00e8 una politica economica di tipo \u00abanti-ciclico\u00bb. Nel rapporto della missione dell\u2019Fmi si legge infatti la seguente frase: \u00abGli sforzi di risanamento fiscale [cio\u00e8 i tagli, oggi 12 miliardi di euro a ministeri e enti locali, ndr.], combinati con riforme volte a stimolare la crescita, dovrebbero proseguire anche in caso di shock macroeconomici avversi, tranne quelli pi\u00f9 gravi, rendendo gli stabilizzatori automatici la principale risposta anticiclica\u00bb.<br \/>\nEcco come i tagli di Giorgetti sono diventati la nuova normalit\u00e0<br \/>\nLa storia recente della prima ondata delle politiche di austerit\u00e0 (2008-2015) ha, in realt\u00e0, dimostrato che queste politiche sono la premessa di una nuova crisi. Non si contano le analisi che, in questi anni, hanno dimostrato che l\u2019Italia (e non solo) non si \u00e8 ancora ripresa dalla crisi economica e sociale di 15 anni fa prodotta anche da questi rimedi. Firmando il patto di stabilit\u00e0 europeo il governo Meloni sta proseguendo su questa strada. Visto che non ha soldi, deve trovarli dal blocco della spesa sociale per di pi\u00f9 in mancanza di una crescita strutturale. Il problema \u00e8 semmai ammorbidire la ferocia della logica \u00abausteritaria\u00bb, cercando i modi per rinviare e annacquare (si pensi al piano Ue di riarmo basato su deficit e debito), o puntando sul delirio di Trump (tanto pi\u00f9 insiste nelle sue politiche illegali sui dazi, tanto pi\u00f9 i tribunali Usa lo bloccheranno). \u00c8 la strategia dell\u2019opossum: fare finta di essere morti, in attesa che la minaccia passi e qualcosa cambi. Ma, in fondo, altro non si fa che applicare il paradigma dominante, camuffandolo.<br \/>\nSistema precario: l\u2019unico record \u00e8 di lavoratori poveri<br \/>\nL\u2019FMI \u00e8 tornato su un altro classico del teppismo neoliberale. L\u2019idea per cui l\u2019aumento del l\u2019et\u00e0 pensionabile (da noi tra le pi\u00f9 alte per le \u00abriforme\u00bb Dini-Fornero) serva a \u00abstimolare l\u2019offerta di lavoro\u00bb. Gli effetti della tesi sono stati dimostrati dall\u2019ultimo rapporto della Fondazione di Vittorio \u00ab Precariet\u00e0 e salari bassi a 10 anni dal Jobs Act\u00bb (Il Manifesto, 1 maggio). I record dell\u2019occupazione presentati da Meloni come un successo sono in parte attribuibili al fatto che gli over 50 e 60 dovranno restare al lavoro pi\u00f9 a lungo. E ci\u00f2 avverr\u00e0 sempre di pi\u00f9, tra carriere intermittenti, precariato sistematico e vite dissestate.<br \/>\nFONTE: Il Manifesto &#8211; Roberto Ciccarelli, Filosofo e giornalista<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; Lavinia Marchetti *: ALL\u2019IMPROVVISO LA MACCHINA DELLA PROPAGANDA Giornalistica SCOPRE IL GENOCIDIO&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;PERCH\u00c9?<\/p>\n<p>Israele sta perdendo la guerra. Non quella militare, quella morale. E chi aveva tenuto la bocca chiusa per diciannove mesi, chi aveva finto di non vedere, chi aveva giustificato l\u2019ingiustificabile, adesso comincia a cambiare registro.<br \/>\n\u00c8 il momento in cui i topi abbandonano la nave. E la nave \u00e8 l\u2019apparato retorico che per un anno e mezzo ha sostenuto, coperto, depotenziato il genocidio di Gaza. Ora che affonda, tutti cercano un salvagente.<br \/>\nEditoriali che fino a ieri tacevano si mettono il lutto al braccio. Il Financial Times parla di vergogna (maggio 2025). The Economist evoca l\u2019uscita da una guerra che non ha pi\u00f9 giustificazioni (maggio 2025). The Independent pubblica un editoriale che accusa Starmer di silenzio complice (11 maggio 2025). The Guardian si chiede senza remore: \u201cCos\u2019\u00e8 questo, se non un genocidio?\u201d (12 maggio 2025).<br \/>\nPersino The Times, storicamente conservatore, si sbilancia. Sono comitati editoriali, non giornalisti individuali. Sono istituzioni della stampa che fino ad ora hanno gestito la cornice narrativa e che solo adesso cambiano posizione.<br \/>\nE questo cambio di paradigma avviene solo ora. Non nel 2023, non nei mesi iniziali del massacro, non quando i dati parlavano gi\u00e0 di crimini di guerra. \u00c8 un ritardo strategico. Una reazione tardiva alla paura: perdere lettori, perdere voti, perdere l\u2019ultima occasione di non essere complici, come chi dopo il 1944 si affrett\u00f2 a dichiararsi antifascista per salvarsi la coscienza e la reputazione.<br \/>\n\u00c8 un riflesso da regime in caduta. Come i funzionari del partito fascista che nel 1944 si scoprivano all\u2019improvviso antifascisti. Come i gerarchi che, vista la disfatta, si dicevano sempre stati in dissenso. Non \u00e8 una conversione. \u00c8 un modo per non marcire con la nave. \u00c8 la parte pi\u00f9 vigliacca della coscienza: quella che non agisce quando vede l\u2019orrore, ma quando fiuta che l\u2019orrore ha esaurito la sua legittimit\u00e0.<br \/>\nEppure i dati c\u2019erano. Le immagini c\u2019erano. I bambini carbonizzati. I convogli umanitari colpiti. Le denunce dell\u2019ONU, delle ONG, dei giornalisti sul campo. Gi\u00e0 nel 2023 Amnesty e Human Rights Watch parlavano di crimini di guerra. Gi\u00e0 a novembre 2023 oltre 750 giornalisti firmavano una lettera in cui accusavano i media di normalizzare una pulizia etnica.<br \/>\nIl punto di non ritorno arriva tra dicembre e gennaio, con la Corte Internazionale di Giustizia che riconosce la plausibilit\u00e0 dell\u2019accusa di genocidio. Poi i bombardamenti su Rafah, poi gli attacchi agli ospedali, poi le immagini che nemmeno la stampa embedded riesce pi\u00f9 a filtrare. E allora, s\u00ec, qualcosa si incrina. Ma non per piet\u00e0. Per strategia. Per evitare di essere ricordati tra quelli che sapevano e tacevano.<br \/>\nNel frattempo, a Gaza, i numeri crescono. Pi\u00f9 di 50.000 morti a maggio 2025. La maggioranza donne e bambini. Fame, sete, ferite aperte. E tra questi anche oltre 85 giornalisti uccisi sotto fuoco israeliano. 124 giornalisti sono stati uccisi nel mondo nel corso del 2024, 85 di questi sono stati uccisi da fuoco israeliano durante il conflitto a Gaza e in Libano.<br \/>\nIl 70% dei giornalisti di guerra UCCISI NEL MONDO, SONO STATI UCCISI DA ISRAELE. Una guerra contro i testimoni. Una censura che uccide. E allora anche la stampa si rivolta. Anche chi aveva taciuto per paura ora parla per non essere linciato dalla storia.<br \/>\nNel linguaggio delle redazioni il genocidio diventa plausibile. Poi probabile. Poi reale. Non perch\u00e9 ci sia stata una rivelazione. Ma perch\u00e9 la bilancia del consenso ha oscillato. Perch\u00e9 i lettori cambiano idea. Perch\u00e9 i manifestanti sono diventati troppi. Perch\u00e9 i sondaggi mostrano il crollo di fiducia. Perch\u00e9 il mercato editoriale non perdona chi rimane indietro.<br \/>\nSi chiama effetto resistenza, ma non \u00e8 nei giornali. \u00c8 nei corpi che hanno resistito prima. Nelle universit\u00e0 occupate. Nei giornalisti che si sono licenziati. Nei giovani che hanno perso tutto per dire la verit\u00e0 quando non conveniva. Loro sono la resistenza vera. I giornali arrivano dopo. Arrivano quando si pu\u00f2. Quando \u00e8 utile. Quando \u00e8 gi\u00e0 tardi.<br \/>\n*( Lavinia Marchetti &#8211; Giornalista A City News dal 2013. Scrive di spettacolo, costume e societ\u00e0 su Today)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 &#8211; EURODEPUTATA SVENTOLA LA BANDIERA DELLA PALESTINA AL GIRO D\u2019ITALIA: I CARABINIERI LA IDENTIFICANO &#8211; EURODEPUTATA SVENTOLA LA BANDIERA DELLA PALESTINA AL GIRO D\u2019ITALIA: I CARABINIERI LA IDENTIFICANO &#8211; L&#8217;EURODEPUTATA CRISTINA GUARDA \u00c8 STATA IDENTIFICATA DAI CARABINIERI DOPO AVER SVENTOLATO LA BANDIERA DELLA PALESTINA DURANTE IL GIRO D&#8217;ITALIA. VENERD\u00cc SCORSO, L&#8217;EUROPARLAMENTARE DI EUROPA VERDE SI TROVAVA A LONIGO, IN PROVINCIA DI VICENZA E DAL TERRENO DI PROPRIET\u00c0 DELLA SUA FAMIGLIA HA ESPOSTO LA BANDIERA PALESTINESE AL PASSAGGIO DEI CICLISTI, PRIMA DI ESSERE FERMATA DALLE FORZE DELL\u2019ORDINE. (*)<\/p>\n<p>&#8220;Subito il dopo il passaggio del Giro d&#8217;Italia nel mio paese, \u2013 ha raccontato \u2013 sono stata identificata dai carabinieri per aver esposto una bandiera della Palestina. Mi trovavo all&#8217;interno del campo agricolo di propriet\u00e0 della mia famiglia, a Lonigo (Vicenza), e avevo appena riposto la bandiera dopo il passaggio dei ciclisti&#8221;, ha spiegato. &#8220;Tutto ci\u00f2 \u00e8 assurdo, Perch\u00e9 occupare cos\u00ec le forze dell&#8217;ordine? Mi chiedo perch\u00e9 identificare chi vuole solamente mostrare solidariet\u00e0 nei confronti del popolo palestinese, vittima delle atrocit\u00e0 del governo Netanyahu&#8221;, ha denunciato Guarda. &#8220;Come parlamentare europea non posso tacere di fronte al massacro e mi sono sentita in dovere di essere presente, sulle strade del giro, con la bandiera di Palestina come tante e tanti in tutta la penisola&#8221;, ha aggiunto.<\/p>\n<p>Nel video si vedono i carabinieri chiedere alla donna le sue generalit\u00e0 una volta appreso che la bandiera sventolata fosse quella Palestinese. Sempre nel filmato Guarda replica che il terreno su cui si trova appartiene alla sua famiglia e spiega di star liberamente esprimendo il suo pensiero. Alla richiesta del motivo dell&#8217;identificazione, gli agenti rispondono che si tratta di &#8220;un semplice controllo&#8221;. Ma l&#8217;europarlamentare non ci sta. &#8220;Il mio non \u00e8 un episodio isolato: in questi giorni, \u00e8 stato fatto di tutto per nascondere le manifestazioni a sostegno della Palestina sulle strade del Giro&#8221;, ha ricordato. &#8220;Con scarsi risultati, visto che la bandiera sono presenti in tutte le tappe. Un bellissimo segnale, anzitutto di umanit\u00e0, che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ignorato dal governo. Ma ecco cos&#8217;ho imparato oggi: se volete scendere in piazza con una bandiera palestinese, non dimenticate di portare un documento d&#8217;identit\u00e0&#8221;, ha concluso.<br \/>\nL&#8217;eurodeputata ha raccolto la solidariet\u00e0 della delegazione italiana dei Verdi all&#8217;Euro camera. &#8220;Quanto accaduto alla collega \u00e8 inaccettabile&#8221;, hanno commentato in una nota Benedetta Scuderi, Ignazio Marino e Leoluca Orlando della delegazione italiana dei Verdi al Parlamento europeo. &#8220;Il fatto che una rappresentante delle Istituzioni venga identificata per avere esposto una bandiera, per giunta all&#8217;interno di una sua propriet\u00e0, d\u00e0 la dimostrazione di quanto sia pericolosa una prassi che sta prendendo sempre pi\u00f9 piede in Italia. In questo modo viene messo in discussione, da parte dello Stato stesso, uno dei cardini della nostra Costituzione, ossia la libera manifestazione del pensiero&#8221;, hanno aggiunto &#8220;Lo ripetiamo, questa deriva autoritaria \u00e8 inaccettabile. In generale e, come in questo caso, davanti al massacro che sta avvenendo a Gaza, la libert\u00e0 di esprimere la propria opinione, insieme a gesti anche simbolici come quello della collega Guarda, non possono essere oggetto di repressione&#8221;, hanno concluso<br \/>\n*(NdR)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; Marina Catucci* NEW YORK \u00abTARIFFE ILLEGALI\u00bb. UNA CORTE GELA TRUMP, UN\u2019ALTRA LO SALVA IL GIOCO DEL DAZIO LA PRIMA SENTENZA: NON SI PU\u00d2 INVOCARE UNA FALSA \u00abEMERGENZA ECONOMICA\u00bb PER ESAUTORARE IL CONGRESSO. MA LUI LA SPUNTA IN APPELLO<\/p>\n<p>Dopo una botta e risposta serrato fra Donald Trump e i giudici, una corte d\u2019appello federale ha autorizzato il Tycoon ad andare avanti con l\u2019applicazione dei dazi doganali rivolti a decine di paesi, ai sensi dell\u2019International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), una legge del 1977 che conferisce al presidente dei poteri di emergenza. Una vittoria per Trump, almeno per ora, mentre la sua amministrazione sta impugnando un\u2019ordinanza che annulla la maggior parte delle sue politiche economiche.<br \/>\nLA CORTE D\u2019APPELLO del Circuito Federale ha accolto una mozione d\u2019urgenza dell\u2019amministrazione Trump, sostenendo che la sospensione \u00e8 \u00abfondamentale per la sicurezza nazionale del Paese\u00bb, dopo che due tribunali avevano deliberato per fermare l\u2019applicazione dei dazi. Accogliendo la mozione d\u2019urgenza dell\u2019amministrazione Trump, la corte d\u2019appello ha temporaneamente sospeso l\u2019ordinanza emessa il giorno prima da una corte commerciale federale.<br \/>\n\u00abLa legge sui poteri di emergenza economica internazionale \u2013 aveva dichiarato il giudice della Corte distrettuale di Washington Rudolph Contreras \u2013 non autorizza il presidente a imporre i dazi previsti da quattro ordini esecutivi emessi all\u2019inizio di quest\u2019anno\u00bb. La decisione di Contreras era arrivata meno di 24 ore dopo la sentenza espressa dalla Court of International Trader, la Corte del Commercio internazionale, un organo del sistema giudiziario federale con competenza specifica in materia di commercio, che per prima aveva deciso di bloccare i dazi imposti dal tycoon il 2 aprile scorso, nel cosiddetto \u00abGiorno della liberazione\u00bb.<br \/>\nLe borse respirano, Bruxelles resta nell\u2019incertezza<br \/>\nCON LA DECISIONE si affermava che la Costituzione Usa conferisce il potere esclusivo di regolare il commercio con le altre nazioni al Congresso e che tale potere non \u00e8 superato dal compito del presidente di salvaguardare l\u2019economia. La sentenza era basata su due casi: quello intentato dal Liberty Justice Center che ha agito per conto di diverse piccole imprese che si occupano di importazioni e quello di una coalizione di governi statali. A deliberare era stato un collegio formato da tre giudici della Court of International Trade, nominati da presidenti diversi, tra i quali uno nominato proprio da Trump. Dopo la sentenza l\u2019amministrazione Trump ha subito presentato ricorso alla Corte d\u2019Appello per il Circuito Federale e il portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha affermato polemicamente in un comunicato che le relazioni commerciali svantaggiose e sleali avevano gi\u00e0 \u00abdecimato le comunit\u00e0 americane, lasciando indietro i nostri lavoratori e indebolendo la nostra base industriale di difesa, tutti fatti che la corte non ha contestato\u00bb.<br \/>\nIn realt\u00e0 bastava analizzare chi fossero i ricorrenti di questo caso per entrare in una narrazione completamente diversa degli eventi. Nel primo caso si tratta di cinque piccoli imprenditori e di uno studio legale di stampo conservatore che si \u00e8 fatto notare per le battaglie legali contro la chiusura delle scuole durante il lockdown e per quelle contro la sindacalizzazione di massa dei dipendenti pubblici.<br \/>\nCina, si rialza la tensione. Stop alla vendita di chip Usa<br \/>\nIL LIBERTY JUSTICE CENTER ha sede ad Austin, in Texas, si descrive come una societ\u00e0 libertaria senza scopo di lucro che \u00abcerca di proteggere la libert\u00e0 economica, i diritti di propriet\u00e0 privata, la libert\u00e0 di parola e altri diritti fondamentali\u00bb. Tra i suoi precedenti sostenitori figurano i miliardari Robert Mercer e Richard Uihlein, che sono stati anche dei finanziatori delle campagne presidenziali di Trump.<br \/>\nMercer \u00e8 un gestore di hedge fund e uno storico mecenate di Breitbart News e Cambridge Analytica, due entit\u00e0 di ultradestra, a cui ha versato milioni di dollari distribuiti fra entrambe le societ\u00e0.<br \/>\nHa personalmente diretto Cambridge Analytica per far s\u00ec che, durante il referendum britannico del 2016 che ha portato all\u2019uscita del Regno unito dall\u2019Unione europea, si concentrasse sulla campagna \u00abLeave\u00bb a favore del distacco dall\u2019Europa.<br \/>\nTRA LE AZIENDE rappresentate dal Liberty Justice Center in questa causa contro i dazi non si trovavano nomi di multinazionali ma di piccole imprese, tra cui un\u2019azienda vinicola e un rivenditore di attrezzature e abbigliamento per la pesca.<br \/>\nL\u2019altro gruppo che aveva citato in giudizio l\u2019amministrazione Trump, invece, \u00e8 una coalizione di 12 procuratori generali di Stati democratici.<br \/>\nNegli Usa, in un periodo cos\u00ec polarizzato, \u00e8 stato decisamente bizzarro vedere una causa portata avanti da una realt\u00e0 fortemente conservatrice e un\u2019altrettanta fortemente liberal, ma i dazi di Trump erano riusciti a mettere d\u2019accordo tutti.<br \/>\n*(Corrispondente dagli Stati Uniti per Il Manifesto.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; di Sandro Chignola e Sandro Mezzadra*: NEOLIBERALISMO: CHE COSA C\u2019\u00c8 IN UN NOME? UNA ROTTURA DI FASE E UNA SECCA DISCONTINUIT\u00c0: DA TEMPO LE ABBIAMO REGISTRATE.<\/p>\n<p>La seconda Presidenza Trump aggiunge aspetti di non secondaria importanza (e tutt\u2019altro che scontati) a un processo avviato da tempo \u2013 quantomeno dalle guerre statunitensi in Afghanistan e in Iraq, dalla crisi finanziaria del 2007\/8 e poi dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina.<br \/>\nIl capitalismo, una volta di pi\u00f9 nella sua storia secolare, sta cambiando pelle. Un diffuso autoritarismo agevola la riorganizzazione degli spazi politici (di cui profughi e migranti sono i primi a pagare il prezzo); l\u2019articolazione tra gli spazi politici e gli spazi dell\u2019accumulazione capitalistica \u00e8 in discussione su scala mondiale, con il ritorno al centro della scena degli imperialismi e della guerra; processi di concentrazione del capitale e del potere trasformano il paesaggio sociale e politico in molte parti del mondo; la proliferazione di quelli che abbiamo chiamato \u201cregimi di guerra\u201d implica una riconversione della spesa e degli investimenti verso l\u2019industria degli armamenti, mentre il \u201cdual use\u201d contribuisce a porre la logica di guerra al centro dello sviluppo di settori come le tecnologie digitali e l\u2019intelligenza artificiale. Sono solo pochi cenni, sufficienti tuttavia a rendere conto della profondit\u00e0 della rottura in cui siamo immersi.<\/p>\n<p>Ci sembra necessario domandare se queste trasformazioni non richiedano una verifica delle categorie consuete del pensiero critico, a partire da quella di neoliberalismo. La fase attuale presenta almeno tre caratteristiche che ci sembrano estremamente significative, in questo senso. La prima riguarda il contraddittorio e violento riassestarsi dei poteri e dei processi di valorizzazione in un quadro post-egemonico di multipolarismo centrifugo e conflittuale. La seconda riguarda l\u2019inedito intreccio di poteri politici ed economici in assetti oligarchici di comando, all\u2019interno dei quali salta il progetto di separare Stato e societ\u00e0, politica e mercato. La terza riguarda le tensioni che attraversano il sistema monetario e, in particolare, la posizione del dollaro come valuta di riserva e mezzo di pagamento negli scambi internazionali (nonch\u00e9 come garante di asset finanziari).<\/p>\n<p>Se il \u201cneoliberalismo\u201d, almeno nelle fasi aurorali del suo progetto, poneva come principi ineliminabili per una \u201ceconomia sana\u201d la libera concorrenza e la libera formazione dei prezzi, ci sembra che le politiche dei dazi, il monopolio proprietario sui dati da parte delle grandi piattaforme, con la loro proiezione infrastrutturale nelle reti satellitari, e l\u2019uso politico della moneta come strumento di contesa nella contraddittoria tracciatura di nuovi equilibri multipolari, indichino un passaggio irrecuperabile rispetto a esso. Torneremo pi\u00f9 avanti su alcuni di questi punti.<\/p>\n<p>Sia chiaro: i nomi che si usano per definire il nemico non sono certo tutto. Ci\u00f2 nondimeno, rivestono la loro importanza. Questo vale anche per il concetto di neoliberalismo, che a partire dagli anni Novanta dello scorso secolo si \u00e8 rapidamente imposto come \u201cetichetta\u201d attraverso cui la \u201csinistra\u201d e i movimenti sociali hanno indicato il proprio obiettivo polemico. Dapprima genericamente associato a termini come globalizzazione e \u201cpensiero unico\u201d, e ritenuto in buona sostanza sinonimo di \u201cderegolamentazione\u201d, il neoliberalismo si \u00e8 progressivamente caricato di valenze politiche, sociali e culturali che lo hanno configurato come un sistema complesso e articolato di governo. Non \u00e8 certo nostra intenzione mettere in discussione l\u2019importanza e le acquisizioni dei dibattiti e degli studi attorno alle diverse tradizioni e realizzazioni del neoliberalismo.<\/p>\n<p>Abbiamo tuttavia l\u2019impressione che questo concetto non si sia mai del tutto liberato della sua origine, ovvero del fatto che il suo uso critico nasceva dall\u2019esigenza di rendere conto della crisi e del superamento della fase precedente nella storia del capitalismo, quella che in Occidente \u00e8 variamente descritta attraverso concetti come Fordismo e \u201ccompromesso keynesiano\u201d. Di qui, una diffusa tendenza a formulare la critica del neoliberalismo nella prospettiva indicata da questi concetti, in molti casi assunti come sinonimi di un capitalismo \u201cnormale\u201d. C\u2019\u00e8 qui del resto un tratto paradossale considerato che il neoliberalismo (tanto nelle sue origini austriache e tedesche negli anni Venti quanto nella sua genealogia statunitense) nasce come progetto per fronteggiare una crisi \u2013 e in fondo \u00e8 esso stesso crisi. La sua capacit\u00e0 di normalizzazione, attraverso la crescita esponenziale del capitale finanziario, la complessiva riscrittura dei codici delle relazioni sociali e la riorganizzazione del mercato mondiale, ha in fondo finito per fare della crisi la nuova normalit\u00e0. E questo comporta che siano le premesse del progetto neoliberale complessivo a essere, \u00e8 questa la nostra ipotesi, irrimediabilmente compromesse.<\/p>\n<p>Ci pare una questione attorno a cui vale la pena aprire la discussione oggi, quando il termine neoliberalismo \u2013 di cui \u00e8 stato ampiamente sottolineato il carattere proteiforme e plastico \u2013 continua a essere usato a fronte di una congiuntura che pure appare drasticamente mutata. Certo, si sottolinea che il neoliberalismo assume tratti nuovi, si combina con il conservatorismo (cosa che in verit\u00e0 era apparsa evidente fin dalla formazione della \u201ccoalizione Reagan\u201d sul finire degli anni Settanta negli USA) e con l\u2019autoritarismo (il che difficilmente pu\u00f2 stupire ad esempio in Cile). Nel dibattito politico e teorico, in ogni caso, resta prevalente l\u2019inclinazione a usare il concetto di neoliberalismo per indicare la congiuntura in cui stiamo vivendo. Vorremmo sollevare qualche dubbio a questo riguardo, con l\u2019intenzione di contribuire a una pi\u00f9 precisa definizione del sistema complessivo di dominazione contro cui si indirizzano le nostre lotte. Quelle che proponiamo non sono altro che alcune annotazioni preliminari, attorno a cui rilanciare il dibattito e la ricerca.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 subito da dire che una delle ragioni per cui il riferimento al neoliberalismo continua spesso a essere dato per scontato \u00e8 che indubbiamente alcune sue componenti non cessano di riprodursi. Si prenda ad esempio la teoria del \u201ccapitale umano\u201d, la cui traduzione retorica pi\u00f9 nota \u00e8 l\u2019ingiunzione a divenire \u201cimprenditori di se stessi\u201d. Questa teoria e questa retorica continuano a nutrire politiche economiche e sociali in molte parti del mondo, assecondando la diffusione all\u2019interno dei rapporti sociali della forma impresa e dispiegando effetti profondi sotto il profilo di quella che abbiamo chiamato la produzione di soggettivit\u00e0. Ulteriori esempi \u2013 certo non gli unici \u2013 possono essere quelli delle politiche urbane e delle politiche dell\u2019istruzione, durevolmente trasformate dalla razionalit\u00e0 neoliberale in molte parti del mondo. Il punto \u00e8, tuttavia, che queste politiche prendono forma e si sviluppano oggi in un contesto che \u00e8 ormai del tutto diverso rispetto a quello che in termini generali (scontando cio\u00e8 le differenze tra le diverse tradizioni di pensiero e di azione politica) \u00e8 stato definito dal neoliberalismo. Certo, quest\u2019ultimo non pu\u00f2 essere ridotto alle sue dimensioni macroeconomiche: gi\u00e0 abbiamo ricordato quanto sia stata importante la sua lettura in termini di sistema e razionalit\u00e0 di governo. Ci\u00f2 detto, tuttavia, la cornice economica generale delle teorie e delle politiche neoliberali non pu\u00f2 certo essere considerata irrilevante.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, la congiuntura attuale presenta aspetti che conviene considerare con attenzione. Questo vale, in primo luogo, per il contesto internazionale: dovrebbe essere ovvio che dazi e guerre commerciali, cominciate prima del secondo mandato di Trump (ad esempio sui semi-conduttori) sono del tutto inconciliabili con il neoliberalismo. Quest\u2019ultimo, fin dalle sue origini tra le due guerre mondiali, considerava i dazi e le barriere tariffarie come analoghi alle rivendicazioni salariali operaie per l\u2019effetto di ostruzione delle dinamiche di mercato che determinavano. Certo, per garantire queste dinamiche e pi\u00f9 in generale l\u2019ordine della concorrenza, il neoliberalismo \u2013 contro la tendenza ancor oggi diffusa a ridurlo a un dispositivo di deregolamentazione \u2013 ha fatto ampio uso dello Stato: politiche fiscali, sfruttamento delle differenze tra le tutele sociali del lavoro e delle discrepanze tra le regolamentazioni in tema di protezione ambientale sono soltanto alcuni esempi in questo senso. La stessa egemonia del capitale finanziario ha richiesto continui interventi di regolazione, tanto sul piano interno quanto su quello internazionale. Questi interventi, tuttavia, sono sempre stati orientati a tutelare la sfera della circolazione, e sono del tutto diversi rispetto a un uso dei dazi che punta a ridefinire complessivamente (e in modo violento) le geografie della valorizzazione e dell\u2019accumulazione di capitale agendo sulle fratture del mercato mondiale. \u00c8 bene ripeterlo: questo uso, che si combina con retoriche e misure di sapore coloniale, non \u00e8 certo compatibile con il neoliberalismo.<\/p>\n<p>La dimensione del mercato mondiale \u00e8 stata del resto di decisiva importanza per la formazione del neoliberalismo, che almeno in alcune sue componenti (quella riconducibile a Mises e Hayek, ad esempio) si \u00e8 posto esplicitamente il problema di riorganizzarlo sotto il profilo capitalistico dopo la fine del colonialismo e degli Imperi. Le profonde fratture che oggi segnano il mercato mondiale, alla radice della congiuntura di guerra in cui viviamo, costituiscono contraddizioni essenziali per la prospettiva neoliberale, e hanno ricadute fondamentali \u2013 secondo la stessa dottrina neoliberale \u2013 all\u2019interno di ogni singolo spazio economico e politico. A questo si deve aggiungere che, per i teorici neoliberali a cui ci riferiamo, un momento decisivo sotto il profilo dell\u2019organizzazione del mercato a livello internazionale sono stati gli anni Settanta del Novecento, con l\u2019emergere di quelli che questi teorici chiamavano \u201cnazionalismi economici\u201d nel Sud del mondo. Si trattava, ai loro occhi, di nuove \u201cbarriere\u201d al dispiegamento del mercato, che andavano spezzate a ogni costo. Si capisce, in questo senso, che anche il ruolo e le pretese del \u201cSud globale\u201d oggi rappresentino elementi difficilmente componibili in un quadro neoliberale (e poco conta che molti Paesi del \u201cSud globale\u201d adottino politiche economiche e sociali in cui il riferimento al concetto di \u201ccapitale umano\u201d \u00e8 implicito quando non esplicito).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno degli elementi fondamentali, ci sembra, dell\u2019attuale fase di scomposizione e di riconfigurazione dei rapporti internazionali. Il mercato mondiale \u00e8 sottoposto a contraddittorie tensioni geopolitiche e condizionato dal protagonismo di attori che sconvolgono le tradizionali gerarchie attraverso le quali esso si \u00e8 affermato, consolidato ed espanso. E le fibrillazioni che lo attraversano ci sembrano senz\u2019altro pi\u00f9 rapide e accelerate di quanto non siano in grado di registrarle i dispositivi di mercatizzazione e di riforma neoliberale nei singoli punti di snodo della sua istituzionalizzazione: la sostanziale paralisi dell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio \u00e8 in questo senso esemplare.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un altro punto che a nostro giudizio va considerato. Oggi siamo in presenza di formidabili processi di concentrazione del capitale, evidenti ad esempio per quel che riguarda le grandi piattaforme infrastrutturali (ma non certo limitati a essi). Concentrazione di capitale, di ricchezza e dunque di potere, con tendenze strutturali alla formazione di oligopoli e di monopoli: \u00e8 un altro punto di contraddizione con l\u2019orizzonte complessivo del neoliberalismo, che si \u00e8 anzi sforzato (in particolare con l\u2019ordoliberalismo tedesco) di espellere anche in termini teorici il monopolio dal processo economico. La concorrenza celebrata dalla teoria del capitale umano richiede un\u2019organizzazione del mercato che ne esalti la capacit\u00e0 di rendere dinamici e aperti i rapporti sociali. Ci sembra che ci sia qui una delle radici della torsione autoritaria che caratterizza il nostro presente, e questa radice \u2013 nuovamente \u2013 non \u00e8 compatibile con il neoliberalismo.<\/p>\n<p>\u00c8 certo vero che la teoria del \u201ccapitale umano\u201d, sin dal suo inizio, incorpora, occultandoli, elementi gerarchici e di potere. La libera concorrenza non \u00e8 mai stata liscia, come invece rappresentata nella sua teoria. La razza e il genere hanno permesso di far funzionare il mercato del lavoro come dispositivo di selezione e di sfruttamento e hanno permesso di alimentare i suoi processi di differenziazione interna. Ma l\u2019emersione di autentici blocchi di potere nella composizione del capitale complessivo ci sembra evidenziare ancora di pi\u00f9 una linea di tendenza \u2013 l\u2019articolarsi l\u2019uno sull\u2019altro di comando politico e operazioni del grande capitale \u2013 destinata a segnare un mutamento irrecuperabile agli assets della governance neoliberale. Blocchi di potere multipolari e, al loro interno, ma soprattutto al di fuori di essi, autentici centri di potere oligarchico nei quali si indetermina la differenza tra \u201cpolitico\u201d ed \u201ceconomico\u201d, caratterizzano l\u2019attuale fase internazionale. Ci sembra che anche questo costituisca un elemento in tensione con la formula del paradigma neoliberale di governo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi da dire qualcosa a proposito della moneta e del ruolo delle Banche centrali. Il neoliberalismo \u00e8 stato strettamente associato al monetarismo, e dal punto di vista storico un momento di fondamentale importanza per l\u2019affermazione dell\u2019egemonia neoliberale \u00e8 stato il cosiddetto Volcker shock (1979), con la politica monetaria restrittiva e l\u2019innalzamento del tasso d\u2019interesse da parte della Federal Reserve, che ha tra l\u2019altro piegato le resistenze dei \u201cnazionalismi economici\u201d nel Sud del mondo. Anche da questo punto di vista, ci sembra che l\u2019attuale congiuntura sia caratterizzata da una serie di sviluppi difficilmente riconducibili a un quadro neoliberale. Questo vale non soltanto per l\u2019azione di molte Banche centrali durante la pandemia (e in fondo anche per l\u2019Inflation Reduction Act di Biden). Vale soprattutto, ancora una volta, sotto il profilo del mercato mondiale, dove la posizione del dollaro come moneta \u201csovrana\u201d \u00e8 al tempo stesso sempre pi\u00f9 cruciale per gli USA (per la sostenibilit\u00e0 del debito in primo luogo) e sempre pi\u00f9 messa in discussione da incipienti tendenze al multipolarismo monetario. Ne derivano formidabili tensioni, che non possono non ricadere sulle singole monete e sul loro governo, aprendo scenari inediti.<\/p>\n<p>Si tratta, riteniamo, di un punto particolarmente importante. Una parte significativa del riassetto dei poteri nel quadro del multipolarismo centrifugo e conflittuale, si gioca proprio sul controllo della moneta e, attraverso la moneta, sul controllo del debito (con gli Stati Uniti che si trovano oggi in una posizione opposta a quella degli anni del Volcker shock). Ci\u00f2 che con questo entra in crisi \u00e8 il progetto neoliberale di globalizzazione finanziaria basata sul dollaro per come esso \u00e8 stato posto in cantiere e realizzato a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Anche in questo caso, tuttavia, pi\u00f9 che una lineare transizione \u2013 non vi \u00e8 moneta in grado di assolvere immediatamente il ruolo svolto dal dollaro negli ultimi cinquant\u2019anni e di sostituirlo \u2013 ci\u00f2 che \u00e8 alle viste \u00e8 una frammentazione degli spazi monetari (in concorrenza in alcuni casi e in altri complementari tra di loro, come ulteriore elemento di ridefinizione degli spazi economici e politici globali), associata a processi di digitalizzazione privata e pubblica della moneta. Negli anni Ottanta, anche interpretando questo punto cruciale delle politiche monetarie e riferendosi al dollaro come base degli scambi internazionali, Margareth Thatcher aveva pronunciato il suo there is no alternative. E alternative tutt\u2019ora sembrano non esserci, se per alternativa si intende la lineare sostituzione del dollaro da parte di una potenza capace di imporre la propria egemonia monetaria sullo scenario globale. Frammentazione politica e frammentazione monetaria inaugurano una fase segnata da tensioni, contraddizioni e contorti sviluppi difficilmente allocabili nel paradigma neoliberale inteso come \u201cnuova ragione del mondo\u201d.<\/p>\n<p>Abbiamo indicato alcuni punti su cui la congiuntura attuale sembra ormai molto distante da quella definita dal neoliberalismo. Dazi e guerra; concentrazione di capitale e moneta: non sono questioni secondarie. Tuttavia, come annunciato, ci siamo limitati a proporre alcune considerazioni preliminari, che dovranno essere approfondite. Si dovr\u00e0 guardare ad esempio al tema dello Stato, dove in particolare negli USA la critica dello \u201cStato amministrativo\u201d da parte di Trump e Musk mostra certo elementi di continuit\u00e0 con il progetto di Reagan (efficacemente riassunto nello slogan \u201caffamare la bestia\u201d) ma anche significative discontinuit\u00e0: a essere assunte come modello per la riorganizzazione dello Stato, oggi, non sono tradizionali imprese industriali ma le grandi piattaforme infrastrutturali, il che pone tra l\u2019altro il problema dell\u2019intreccio con le tendenze monopolistiche che abbiamo brevemente discusso.<\/p>\n<p>Per dirla in maniera brutale: ci sembra che un generale processo di scissione tra costituzione materiale e costituzione formale stia radicalizzandosi e investendo frontalmente lo Stato. Anche questo passaggio, che fa dello Stato uno Stato-crisi, nel generale processo di normalizzazione della crisi, e che di esso ridefinisce il ruolo nel quadro delle trasformazioni che abbiamo sommariamente indicato, ci sembra davvero significativo. Il divenire-piattaforma dello Stato implica l\u2019uso differenziale delle sue strutture e dei suoi apparati, in termini di allocazione di risorse, di implementazione giuridica, di logoramento delle tutele, ai fini immediati dell\u2019accumulazione, facendo una volta di pi\u00f9 saltare i perimetri che tradizionalmente separano politica ed economia, Stato e mercato. Torneremo a parlarne, certo in proficuo dialogo con le analisi di chi continua a utilizzare il concetto di neoliberalismo. Non si tratta davvero, per noi, di condurre battaglie nominalistiche!<br \/>\nC\u2019\u00e8 tuttavia una questione generale su cui vorremmo concludere. Il neoliberalismo, in alcune sue correnti pi\u00f9 che in altre naturalmente, \u00e8 stato nel suo complesso caratterizzato da una natura promissoria: le sue retoriche, in altri termini, hanno sempre parlato di un futuro migliore, oltre le rigidit\u00e0 di fabbrica e burocrazia, nella prospettiva di uno scatenamento di una libert\u00e0 certo codificata in termini di mercato ma non per questo fittizia. Lo metteva in evidenza Michel Foucault proprio riferendosi al concetto di \u201ccapitale umano\u201d, che \u201cnella prospettiva del lavoratore\u201d suggeriva che \u201cil lavoro non \u00e8 una merce ridotta per astrazione alla forza lavoro e al tempo impiegato per utilizzarla\u201d. Abbiamo combattuto questo tratto \u201cpromissorio\u201d del neoliberalismo sul suo terreno, puntando a demistificarlo e a fare materialmente spazio per altre pratiche di libert\u00e0 \u2013 coniugandola con l\u2019uguaglianza. Bene, ci pare necessario riconoscere che questo orizzonte promissorio appare oggi del tutto esaurito. In Occidente, in particolare, le retoriche dominanti delle destre non sembrano pi\u00f9 in grado di delineare un futuro che non sia quello della restaurazione di fantasie nazionaliste, razziste e sessiste \u2013 mentre ristrette \u00e9lite proiettano nello spazio (su Marte, per essere chiari) il loro desiderio di secessione da un mondo reso sempre pi\u00f9 inabitabile da guerre, povert\u00e0 e crisi climatica. Indipendentemente dal nome con cui decideremo di chiamare tutto questo, il nostro compito non pu\u00f2 che essere immaginare e costruire un futuro in cui valga la pena vivere \u2013 per i molti e per le molte.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete &#8211; Sandro Chignola insegna Filosofia politica presso l&#8217;Universit\u00e0 degli studi di Padova &#8211; Sandro Mezzadra insegna Filosofia politica all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Bologna ed \u00e8 adjunct research fellow presso l\u2019Institute for Culture and Society della Western Sydney University.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>00 &#8211; Ester Nemo*: Poco cibo e pi\u00f9 bombe, Gaza allo stremo &#8211; In briciole Cessate il fuoco? 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