{"id":51952,"date":"2025-04-18T17:21:32","date_gmt":"2025-04-18T17:21:32","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51952"},"modified":"2025-04-18T22:17:19","modified_gmt":"2025-04-18T22:17:19","slug":"n-15-19-aprile-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero-gz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51952","title":{"rendered":"n\u00b0 15 \u2013 19\/04\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Alessandro Visalli*: considerazioni intermedie su tempi complessi &#8211; i tempi di cambiamento sono sempre tempi confusi.<br \/>\n02 &#8211; Lia Tagliacozzo*: Memoria senza pace oltre le generazioni &#8211; Inchieste \u00abFiglia mia, vita di Franca Jarach desaperecida\u00bb. Il ricordo di Vera, tra le fondatrici delle Madri di Plaza de Mayo, nel libro di Carlo Greppi.<br \/>\n03 &#8211; Teresa Barone *: Dipendenti in Svizzera: parte lo sconto sulle tasse<br \/>\n04 &#8211; Daniele Lo Vetere *: Armiamoci e partite. Sulla mediocre pedagogia della \u27eanecessit\u00e0 storica di difendere l\u2019Europa\u27eb<br \/>\n05 &#8211; Andrea Cegna *: ARGENTINA. Le lotte si uniscono e la societ\u00e0 civile scende in piazza contro Milei &#8211; Milei ha siglato un nuovo accordo con il Fondo Monetario Internazionale, un altro prestito.<br \/>\n06 &#8211; Alfiero Grandi *: Costruire adesso l\u2019alternativa alle destre -La discussione iniziata sul futuro dell\u2019opposizione non \u00e8 convincente.<br \/>\n07 &#8211; Andrea Capocci*: Segnali di vita lontani anni luce &#8211; SCIENZA Secondo gli astrofisici, sull\u2019esopianeta K2-18 b ci sarebbero indizi della presenza di oceani abitati da alghe. Lo studio di Cambridge su \u00abAstrophysical Journal Letters\u00bb. Ma non tutti i ricercatori sono d\u2019accordo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Alessandro Visalli*: CONSIDERAZIONI INTERMEDIE SU TEMPI COMPLESSI &#8211; I TEMPI DI CAMBIAMENTO SONO SEMPRE TEMPI CONFUSI.<\/strong><br \/>\nIl mio amico Pierluigi Fagan direbbe che sono tempi complessi [1], ma io penso nella sostanza che tutti i tempi lo siano e che questi sono diversi perch\u00e9 gli schemi di interpretazione sono scossi. Ne avevamo uno comodo, il \u2018dolce commercio\u2019 [2] avrebbe necessariamente e per propria dinamica interna portato con s\u00e9 attraverso la spinta del consumo l&#8217;allineamento del mondo agli standard dell&#8217;Occidente. L\u2019idea era di considerare la \u201cmodernizzazione\u201d [3] compiuta storicamente, e in innumerevoli conflitti, dalle societ\u00e0 europee nel torno di anni tra il XV e il XIX secolo come una \u201ctappa\u201d [4], storicamente necessaria, dei \u201cprogressi\u201d [5] della \u201cRagione\u201d [6] che porta con s\u00e9 il necessario -biunivocamente connesso- sviluppo delle forze produttive. Nessuno sviluppo autentico \u00e8 quindi considerato possibile, n\u00e9 civile e morale, n\u00e9 produttivo e autosostenuto, senza che si aderisca a questo movimento ineluttabile e progressivo, irreversibile, scritto nella \u201cStoria\u201d [7], e del quale l\u2019Occidente rappresenta il modello e l\u2019alfiere.<br \/>\nQuesto mito fu scosso nella prima met\u00e0 del XX secolo dall\u2019esperienza della distruzione della tecnica (le mitragliatrici ed il gas nella Prima Guerra mondiale, i bombardamenti ad alta quota, le macchine di sterminio, le atomiche nella Seconda), ed \u00e8 oggi sfidato dalla direzione che stanno prendendo i fatti. La mente di ogni buon cittadino occidentale, democratico e progressista, incastonata da questo giro di idee e sicuro della propria superiorit\u00e0 e del destino manifesto che aspetta il mondo intero, non appena giunger\u00e0 a riconoscerlo, \u00e8 scossa e confusa dalla indisponibilit\u00e0 russa ad arrendersi, dalla nascita dei Brics e la sua espansione, l\u2019irresistibile crescita della Cina e la sua dirompente ascesa nella catena del valore e tecnologica, la crescita di movimenti politici non liberali nei santuari occidentali.<br \/>\nSi possono leggere questi eventi come anomalie in una storia, inserendoli ostinatamente entro una narrazione teleologica normalmente intessuta di principi morali, si possono quindi leggere come incidenti, perturbazioni nel normale sviluppo; oppure come manifestazione di una sorta di ritorno ciclico.<br \/>\nNel primo caso, a ben vedere anche nel secondo, si tratterebbe quindi solo di identificare la tendenza e le deviazioni. Per cui se quel che sottende il cammino della storia \u00e8 l\u2019affermazione universale di un umano liberato dai vincoli ascritti dalle tradizioni, e impostato sulla secolarizzazione e l\u2019affermazione dei diritti \u201cuniversali\u201d (con essi della democrazia, che sarebbe la forma perfetta della loro espressione), o, in altri termini, della \u201coccidentalizzazione\u201d del mondo, allora questi tempi sono confusi perch\u00e9 si rischia di perdere la bussola e la rotta. Questi tempi sono un incomprensibile incidente, un\u2019aberrazione (ed \u00e8 quel che il buon cittadino cerca di fare, dichiarando sistematicamente come \u201cpazzi\u201d coloro che deviano).<br \/>\nNella seconda prospettiva sono il ritorno di un ciclo espansione-contrazione, letto in chiave economica e quindi politica, che potremmo leggere a grandi linee nei cicli di espansione 1890-2014, 1980-2008, e nei cicli di contrazione 1930-1970, con interregni almeno decennali al termine del quale saremmo. Autorevoli letture [8] hanno interpretato questi cicli di espansione-contrazione come cicli di egemonia ed espansione del sistema-mondo secondo uno schema implicitamente teleologico e quindi strettamente occidentale [9]. Tuttavia uno schema potente ed in qualche modo utile [10].<br \/>\nLavorando, con sorvegliata attenzione, sui bordi di questo schema mentale diventa possibile intravedere [11] i movimenti del presente entro il tramonto dell\u2019egemonia tecnica, economica e politico militare dell\u2019Occidente [12]. Ma un tramonto non solo del ciclo breve americano [13], o del ciclo anglosassone [14], ma del mezzo millennio che vede le armate spagnole, portoghesi, olandesi, francesi e inglesi conquistare e colonizzare il mondo, avviando quella immane estrazione di uomini e merci che ha fatto ricco il nostro mondo. \u00c8 quindi una macro ciclo quello che sembra giungere al termine e che l\u2019erculeo sforzo unilaterale dell\u2019amministrazione americana sta cercando di riavviare.<br \/>\nIn altre parole, quel che sembra giunto al termine \u00e8 la pretesa, nutrita da cinque secoli, di incarnare e guidare la modernizzazione e le sue costanti transizioni. Modernizzazione che \u00e8 al contempo sinonimo di sviluppo scientifico e tecnologico, di liberazione dalle tradizioni e dall\u2019influenza di spiriti e religioni, di creazione del \u201csociale\u201d come espressione collettiva del \u201ccivile\u201d e quindi del concetto di \u201ccittadino\u201d e di \u201cindividuo\u201d. Un insieme di concetti che fanno rete nella nostra mente e gli consentono anche di assumere quella tipica postura \u201ccritica\u201d che \u00e8 il lascito dell\u2019et\u00e0 delle rivoluzioni (da Haiti al Messico, passando per la Francia, la Russia e la Cina, per restare alle principali), mentre la Gloriosa Rivoluzione seicentesca inglese \u00e8 ancora a met\u00e0, innervata come \u00e8 di spirito religioso. Concetti il cui catalogo \u00e8 soggetto, individuo, cittadinanza, diritti umani, societ\u00e0 civile, sfera pubblica, sovranit\u00e0 popolare, stato, democrazia, giustizia sociale. Una rete di concetti alla quale, sia inteso, non intendiamo rinunciare ma che dobbiamo vedere nella loro provenienza etnografica e storica, ma anche nella loro funzione di schermo e giustificazione. Spesso nella loro disponibilit\u00e0 a farsi tradire, proprio nel momento in cui sono pretesi universali senza alcun bisogno di traduzione.<br \/>\nIl punto \u00e8 che se questi concetti sono pensati in s\u00e9 universali e perfetti, allora diventano la macchina di una violenta sopraffazione [15]. Allora si pu\u00f2 pensare che in sostanza \u201cOccidente\u201d \u00e8modernit\u00e0\u201d siano sinonimi, che la tecnica sia una conseguenza della rivoluzione scientifica e questa sia solo effetto del lavoro di alcuni geniali campioni (Galileo, Cartesio, Newton), tutti europei. Che quindi il potere e la ricchezza che l\u2019Occidente ha conquistato sia un merito ed un diritto, che, anzi (supremo capolavoro) sia un regalo al mondo. Pu\u00f2 derivarne che ci sia un quid (la tradizione greca? Quella latina? Il protestantesimo?) che \u00e8 solo e proprio dell\u2019Occidente che lo fa capace di dirigere il treno dell\u2019umanit\u00e0, una sorta di codice genetico (se pure culturale). Che, quindi, nessuno mai potr\u00e0 eguagliarlo. Con questo armamentario siamo ben protetti dentro i cancelli della mente del cittadino ben nato e liberale.<br \/>\nQuello i cui schemi sono sfidati da questi tempi.<br \/>\nOra cosa sta succedendo in questi tempi confusi? Una potente, ma non inaspettata, azione unilaterale del governo americano ha imposto un\u2019ondata senza precedenti e di gran lunga di barriere tariffarie alle merci importate da praticamente tutti paesi del mondo. L\u2019operazione si \u00e8 svolta in tre tempi: inizialmente minacciata verso i vicini Canada e Messico e la lontana Cina, passando per l\u2019Europa, si \u00e8 poi manifestata con una enorme e differenziata sequenza di dazi, incrementati verso chi ha reagito e poi, da ultimo, sospesi per novanta giorni ai pi\u00f9. Restano dazi del 145% verso la Cina. Ai quali il governo cinese ha replicato con una serie di ritorsioni e manovre finanziarie aggressive che si stanno ancora dispiegando.<br \/>\nAl momento un altissimo muro separa quindi le economie commerciali americana e cinese, e resta pendente sopra tutti gli altri, che sono chiamati a scegliere.<br \/>\nCosa indica questa mossa? Probabilmente solo lo sviluppo, con l\u2019abituale brutalit\u00e0 dell\u2019attuale Presidente americano di quello che, in un altro testo [16], ho chiamato la \u201critirata imperiale\u201d. Ovvero, della finale assunzione da parte della parte di establishment che sostiene l\u2019amministrazione che il triplice deficit (bilancio dello stato, bilancia commerciale e saldo finanziario complessivo, tutti e tre passivi da anni) \u00e8 insostenibile ormai nel medio periodo [17], e la \u201csconfitta dell\u2019Occidente\u201d di cui parla Todd nel suo libro [18], rende non pi\u00f9 sostenibile la sovraestensione imperiale pretesa dagli ultimi governi USA (da Clinton in poi, almeno, democratici e repubblicani). Ovvero rende il sogno post Guerra Fredda del Mondo Unipolare (la cui immagine economica e ideologica \u00e8 la cosiddetta \u201cglobalizzazione\u201d) ormai irraggiungibile di fronte alla triplice sfida persa: quella economica, ed ora anche tecnologica[19], con la Cina (e l\u2019estremo oriente in generale); quella militare con la Russia (che, ormai, da sola produce pi\u00f9 armi di tutto l\u2019Occidente, e non ne vuole sapere di crollare economicamente, o, tantomeno, di isolarsi diplomaticamente); quella politico-diplomatica con i Brics. Ora, si tratta essenzialmente di compiere una doppia mossa e sincronica: ridurre il \u201cperimetro di protezione\u201d [20] e intensificare nella propria area il \u201cprelievo imperiale\u201d [21].<br \/>\nLa questione centrale resta dunque di definire una \u201cpropria area\u201d. E qui, in un mondo multipolare conter\u00e0 anche lo stile di egemonia, ovvero la capacit\u00e0 di esprimere quel che Nye chiama \u201csoft power\u201d. Una risorsa che la mossa della Presidenza americana, nella sua franca brutalit\u00e0, ha messo a rischio nel medio termine.<br \/>\nPer approfondire l\u2019analisi bisogna considerare che ci sono alcuni passaggi necessari, che sembrano sempre pi\u00f9 evidenti e che bisogna attraversare:<br \/>\nrompere le connessioni economico-finanziarie, che sono fatte di flussi di merci ma anche di capitali, di aree di ricircolo dei surplus e di riserve;<br \/>\ncostringere gli attori intermedi a scegliere il campo nel quale stare, e che sar\u00e0 separato da alti muri di tassi e barriere non commerciali;<br \/>\nindebolire la finanza e creare le condizioni per una reindustrializzazione fondata necessariamente sulla nuova \u201cpiattaforma tecnologica\u201d [22] che si sta affacciando sulla scena.<br \/>\nUna \u201cpiattaforma\u201d imperniata non pi\u00f9 sulla vecchia, che era costituita da Ict standardizzante e centralizzante [23], l\u2019industria a rete lunga, decentrata e caratterizzata da forme specifiche di dominazione del lavoro, da funzioni di concentrazione e liberazione dei flussi di capitali, deregolazione e indebolimento delle capacit\u00e0 di comando dello stato, fuga fiscale. Quindi, imperniata su scambio deflattivo [24] e economia del debito [25].<br \/>\nMa su una nuova determinata dall\u2019insieme dei nuovi abilitatori tecnologici, che possiamo sintetizzare nel potente insieme di nuova IA generativa (\u201cdebole\u201d, per ora), robotizzazione antropomorfa, e automazione della logistica. Questa nuova \u201cpiattaforma tecnologica\u201d emergente, insieme e intrecciata al \u201cfallimento dell\u2019Occidente\u201d che ne fa da sfondo geopolitico, \u00e8 fatta da: una radicalizzazione delle tendenze di connessione ubiqua e potenziamento cognitivo (il cui pi\u00f9 evidente esito sar\u00e0 la distruzione delle rendite cognitive di ampi strati del ceto \u2018medio\u2019 dei servizi); dal cambio di convenienza tra l\u2019industria (ed i servizi) con lavoro neo-servile, che ha dominato l\u2019ultimo trentennio, ad una industria \u2018core\u2019 senza lavoro; da capitali che si sono scoperti fragili per effetto delle estreme conseguenze dello scambio deflattivo esteso al trentennio e per l\u2019esaurimento degli spazi di manovra dell\u2019economia del debito, in primis negli Usa; quale conseguenza di queste dinamiche e nuovo punto di equilibrio una nuova regionalizzazione competitiva.<br \/>\nIl punto centrale \u00e8 che nel passaggio da una \u201cpiattaforma tecnologica\u201d all\u2019altra, ormai non pi\u00f9 rinviabile, la vecchia divisione\/organizzazione del lavoro che di spostamento in spostamento \u00e8 giunta all\u2019oggi dovr\u00e0 essere rivista. E anche che questa transizione non sar\u00e0 pacifica. Come si \u00e8 visto dalle mosse di apertura, comporta un esercizio di violenza economica e costrizione politica nella quale si dovr\u00e0 vedere alla fine chi prevarr\u00e0. Ovvero chi avr\u00e0 sanguinato meno.<br \/>\nAlla fine prevarr\u00e0, al tavolo al quale si giunger\u00e0 ad un accordo finale, chi potr\u00e0 mostrare di perdere di meno. Non si tratta, quindi, n\u00e9 solo n\u00e9 principalmente di una guerra commerciale, ma del completo ridisegno di tutte le relazioni internazionali. Il problema \u00e8 giungere a questo, dato che lo status quo non \u00e8 sostenibile e aumenta gli squilibri, ma farlo senza cadere nella Trappola di Tucidide [26].<br \/>\nLe armi in mano alle due parti sono:<br \/>\n\u2022 per gli Usa restringere e annullare il loro ruolo di \u201cacquirente di ultima istanza\u201d, al contempo creando una contrazione industriale nei paesi esportatori e danneggiando il ruolo centrale del dollaro,<br \/>\n\u2022 per la Cina utilizzare le riserve per sfidare la stabilit\u00e0 del debito pubblico americano.<br \/>\nPer gli attori intermedi decidere verso quale economia rivolgere la propria attenzione prioritaria.<br \/>\nChiaramente il passaggio dallo \u201cscambio deflattivo\u201d ad un nuovo sistema economico, che non necessariamente assomiglier\u00e0 a quello welfarista (per almeno due essenziali differenze: la piattaforma tecnologica nella quale si svolge, che non \u00e8 quella della rivoluzione industriale; l\u2019assenza della spinta della ricostruzione) porter\u00e0 ad un non breve periodo di assestamento dei prezzi, in un clima inflattivo, inoltre alla perdita di ruolo delle societ\u00e0 leader della \u201ceconomia immateriale\u201d e della finanza connessa (e ne sono segno le perdite in borsa e nei listini di questi giorni). Nei paesi esportatori, la Cina in primis, tutto ci\u00f2 potrebbe portare ad una contrazione economica e sociale che partir\u00e0 non dalle grandi societ\u00e0 (altamente meccanizzate), quanto dal tessuto di microimprese, talvolta familiari, che vivono e lavorano personalizzando piccole e medie forniture per paesi terzi (in genere del \u2018secondo\u2019 mondo, Sudamerica, Africa, Medio Oriente). E che partir\u00e0 dalle catene lunghe di fornitura internazionale che dovranno essere profondamente ristrutturate.<br \/>\nPer questo \u00e8 cruciale, ed \u00e8 il vero obiettivo, costringere un pi\u00f9 ampio ecosistema di paesi a condividere le tariffe, in cambio dell\u2019esenzione. Di fatto questo \u00e8 il gioco che si apre nei prossimi anni, l\u2019inserimento in aree di free-trade o a basse tariffe, dominate dall\u2019uno o l\u2019altro egemone, e quindi l\u2019innalzamento di barriere di confine tra le aree cos\u00ec definite. Ovviamente, anche ogni genere di triangolazione, aggiramento, contrabbando, elusione.<br \/>\nGli Stati Uniti rischiano la recessione, la destabilizzazione finanziaria e il salvataggio della FED al prezzo del crollo dell\u2019egemonia del dollaro; la Cina rischia la destabilizzazione del consenso interno in strati intermedi di piccola borghesia, politicamente pericolosi. Entrambi, in caso di perdita di equilibrio, potrebbero trovare la strada di un\u2019escalation distrattiva. In tal caso la Trappola di Tucidide si aprirebbe.<br \/>\nDi qui la diagnosi per la quale vincer\u00e0 chi sanguiner\u00e0 di meno. Non gi\u00e0 chi trover\u00e0 le parole pi\u00f9 alte e ipocrite (gioco nel quale sembra attardata l\u2019Unione Europea). Vincer\u00e0 chi avr\u00e0 la migliore visione, e pi\u00f9 pratica, della situazione e dei diversi interessi e valori operanti, chi avr\u00e0 pi\u00f9 pazienza e capacit\u00e0 di tessere reciproche relazioni, chi costruir\u00e0 alleati e non subalterni rancorosi.<br \/>\nIn una prospettiva pi\u00f9 ampia, o di medio periodo, chi riuscir\u00e0 a superare meglio il modello mercatista, fondato sullo sfruttamento degli squilibri (da parte cinese a espandere con successo e ulteriormente il mercato interno, da parte americana a ristrutturarlo a danno dei servizi e vantaggio delle filiere produttive interne e relative aree territoriali e sociali).<br \/>\nLa Cina \u00e8 in vantaggio.<\/p>\n<p><em>*(Fonte: Sinistrainrete. Alessandro Visalli &#8211; Architetto e urbanista, dottore di ricerca, venticinque anni di esperienza nella consulenza ambientale, in particolare nel settore delle energie rinnovabili.<\/em><\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n[1] &#8211; Pierluigi Fagan, Benvenuti nell\u2019era complessa, Diarco 2025.<br \/>\n[2] &#8211; Il termine \u00e8 messo in giro nel XVIII secolo e rappresenta la condensazione di un\u2019idea contemporaneamente semplicissima e straordinariamente sottile: quella che il fatto di far passare le relazioni umane attraverso il vincolo morbido dello scambio per puro interesse (il \u201cdolce commercio\u201d) le trasformer\u00e0 e civilizzer\u00e0. L\u2019uomo stesso diventer\u00e0 meno ferino, meno orientato a perseguire motivazioni irrazionali (come \u201cl\u2019onore\u201d), e la societ\u00e0 diventer\u00e0 meno separata in enclave, in clan in lotta reciproca; sar\u00e0 meno attraversata da inimicizie radicali (ad esempio religiose). Ma questa non \u00e8 l\u2019idea di una condizione \u2018naturale\u2019 dell\u2019uomo che si tratta solo di far emergere, contiene il progetto di una antropologia minimalista. Il progetto di un \u201cuomo nuovo\u201d che viene prodotto dall\u2019estensione del commercio e dalla struttura legale e governativa che lo impone. Cfr., ad esempio, Jean-Claude Mich\u00e9a, \u201cL\u2019impero del male\u201d, Libri Scheiwiller, 2008 (ed. or. 2007).<br \/>\n[3] &#8211; Altro termine chiave della costellazione liberale: si tratta del superamento del mondo tradizionale, con tutte le sue strutture relazionali ed antropologiche, i sistemi di potere, i vincoli costitutivi, i valori (ad esempio l\u2019onore, la responsabilit\u00e0 concreta, la reciprocit\u00e0 nel sistema del dono, l\u2019ordine presunto naturale, \u2026).<br \/>\n[4] &#8211; L\u2019idea di un procedere per \u201ctappe\u201d della \u201cstoria\u201d \u00e8 un\u2019altra tipica idea illuminista, fattasi strada tra il XVII ed il XVIII secolo, viene articolata sia nell\u2019ambiente napoletano (Gianbattista Vico, 1668-1744) sia in quello scozzese (Adam Ferguson, 1723-1816), ovviamente ci\u00f2 porta a ritenere che l\u2019uomo proceda, generazione dopo generazione, ad apprendere sempre meglio il proprio modo di essere nel mondo e quindi progredisca.<br \/>\n[5] &#8211; \u201cProgresso\u201d \u00e8 probabilmente il termine pi\u00f9 inevitabile della costellazione liberale-moderna. Il concetto \u00e8 legato ad una duplice radice: da una parte \u00e8 un\u2019interpretazione-ricostruzione dell\u2019esperienza storica della tecnica e della scienza nella fioritura cinque-seicentesca e nell\u2019estensione sette-ottocentesca, dall\u2019altra \u00e8 ancora un progetto di rottura delle relazioni tradizionali e di liberazione delle forze del lavoro e dell\u2019industria dai vincoli storici. Si tratta di un progetto negativo, che conosce ci\u00f2 che non vuole, ma non ci\u00f2 verso cui tende. Un programma intrinsecamente \u201cillimitato\u201d, e quindi anche, e necessariamente, in-umano e carico di hybris. Per questa lettura del liberalesimo come \u201cprogetto negativo\u201d, si pu\u00f2 leggere Andrea Zhok, \u201cCritica della ragione liberale\u201d, Meltemi, 2020.<br \/>\n[6] &#8211; \u201cRagione\u201d, rigorosamente al singolare, \u00e8 quindi il coronamento di questo giro di concetti e del progetto ad essi connesso. Si tratta dell\u2019idea che si deve imporre una unica via, perch\u00e9 aderente all\u2019autentica natura umana (o, per meglio dire, alla natura umana che deve diventare unica).<br \/>\n[7] &#8211; La \u201cStoria\u201d \u00e8 quindi orientata, ha carattere unitario, conoscibile nel suo senso, normativamente connotata.<br \/>\n[8] &#8211; Mi riferisco a quelle di Giovanni Arrighi.<br \/>\n[9] &#8211; Giovanni Arrighi, Adam Smith a Pechino, Feltrinelli 2007.<br \/>\n[10] &#8211; Giovanni Arrighi, nel corso del suo lavoro, ha messo a punto uno schema interpretativo potente che vede lo sviluppo del sistema di produzione ed organizzazione \u2018capitalista\u2019 come una successione di \u2018cicli\u2019 per successiva espansione ed incorporazione in una dialettica tra \u201cattori territoriali\u201d e \u201cattori economici\u201d. Oppure, se si vuole utilizzare un linguaggio diverso, tra una \u201clogica di potenza\u201d ed una \u201clogica capitalista\u201d. Ancora in altre parole, il sistema capitalistico \u00e8 visto come una successione di cicli di accumulazione (ogni volta composti di una fase di espansione produttiva ed una fase terminale finanziaria) e da cicli di egemonia nei quali un \u201ccentro\u201d si impone a molte \u201cperiferie\u201d. Quando la fase di espansione produttiva inizia ad essere meno redditizia (perch\u00e9 si allenta il vantaggio monopolistico che ha all\u2019inizio sfruttato) a causa dell\u2019accresciuta concorrenza, allora i capitali generati vengono trattenuti in forma liquida, e non pi\u00f9 investiti in attivit\u00e0 divenute troppo rischiose, si ha quindi una fase di espansione finanziaria che prepara il crollo. Sar\u00e0 l\u2019emergere di una nuova gerarchia, spesso dopo una fase molto turbolenta e non di rado di guerra, che determina un nuovo \u201ccentro\u201d che riavvia il processo su basi nuove. Consentendo l\u2019avvio di un ciclo di investimenti produttivi, l\u2019incremento di efficienza e la distribuzione dei surplus accumulati.<br \/>\nArrighi sposa qui, se pure in modo originale, la tesi di Marx per la quale nel modo di produzione capitalistico (dato che lo scopo \u00e8 la produzione di capitale e non lo sviluppo delle forze produttive), il mezzo entra in conflitto [in particolare nelle fasi \u201cfinanziarie\u201d] con il fine ristretto: la valorizzazione del capitale esistente. Il capitale entra dunque periodicamente in palese contraddizione con l\u2019espansione materiale dell\u2019economia-mondo, il capitale \u201cdisimpegnato\u201d in ogni fase finanziaria dall\u2019espansione ulteriore di produzione e commerci, \u00e8, perci\u00f2, riciclato con profitto superiore in settori non produttivi (che sono spesso le armi).<br \/>\nA questo elevato livello di astrazione si pu\u00f2 concludere che, nella dinamica che si genera tra la tendenza a ritirare il capitale dagli investimenti produttivi (di cui a tutta evidenza soffrono i \u2018centri\u2019 sovracapitalizzati, determinando sottoccupazione e quindi sottoconsumo), a causa dell\u2019incremento della concorrenza e la relativa scarsit\u00e0 di occasioni sfruttabili per un \u2018adeguato\u2019 saggio di profitto e la sovrabbondanza di capitale mobile che ne \u00e8 l\u2019immediata conseguenza, c\u2019\u00e8 tuttavia lo spazio per numerosi equilibri dinamici. Gli equilibri sono determinati dalla dialettica tra occasioni di impiegare i capitali per investimenti e di metterli a frutto per rendite (DMD vs DD), entrambe soggette alla legge dei rendimenti decrescenti (relativa e non assoluta). A rendere complesso il quadro, per\u00f2, non ci sono solo le diverse arene nelle quali le due scarsit\u00e0 (di occasioni di investimento e di occasioni di rendita) si contrappongono, ma anche attori ed organizzazioni non interessate al profitto, ma, dice Arrighi, a potere o prestigio.<br \/>\nIn queste \u201cbiforcazioni\u201d si creano quindi campi instabili e turbolenti nei quali \u201cagenti\u201d diversamente orientati concorrono l\u2019uno a sottrarre capitali ai circuiti produttivi e commerciali per offrirli sui mercati finanziari, gli altri a impegnarli nei primi, cercando ognuno di massimizzare il proprio potere.<br \/>\nSi tratta anche di una lotta per l\u2019egemonia.<br \/>\n[11] &#8211; Si veda il post \u201cSi intravede\u201d, Tempofertile 15 giugno 2024<br \/>\n[12] &#8211; Un classico di questa lettura \u00e8 il libro di Emmanuel Todd, La sconfitta dell\u2019Occidente, Fazi editore 2024.<br \/>\n[13] &#8211; Fondamentalmente dagli anni Venti del Novecento, poi conclamati come esito della guerra, agli anni Dieci del XXI secolo.<br \/>\n[14] &#8211; Dalla sconfitta di Napoleone alla Prima Guerra Mondiale.<br \/>\n[15] &#8211; Si veda Caroline Elkins, Un\u2019eredit\u00e0 di violenza. Una storia dell\u2019imparo britannico, Einaudi Torino 2024 (ed. or. 2022)<br \/>\n[16] &#8211; Si veda il post \u201cSuperare la sfida dei Brics. Quale logica segue Trump?\u201d, Tempofertile, 2 febbraio 2025.<br \/>\n[17] &#8211; Per sottolineare il punto Elon Musk ha dichiarato oggi che se non si taglia la spesa pubblica gli Usa falliranno. Il debito pubblico mostruoso, la cui rappresentazione primaria \u00e8 l\u2019enorme quantit\u00e0 di titoli del tesoro \u00e8 ormai detenuta solo per circa un quarto da fondi sovrani esteri (con la Cina che ne ha sempre meno, e per lo pi\u00f9 in mano a Taiwan, Francia, Canada e Giappone) e da un notevole 40% dai grandi fondi americani che, quindi, possono determinare una decisiva pressione sulle politiche.<br \/>\n[18] &#8211; Per fattori strutturali e culturali. Tra i primi la volatilizzazione dell\u2019industria americana, la irresistibile dipendenza dalle importazioni, il degrado sociale e la dipendenza da lavoratori immigrati anche di alto profilo, le tensioni del dollaro, sfidato in prospettiva dal resto del mondo.<br \/>\n[19] &#8211; La Cina \u00e8 ormai sulla frontiera tecnologica nelle pi\u00f9 importanti aree di confronto, e spesso avanti. La ragione \u00e8 che impegna ingenti risorse economiche e politiche, concentrandole, nel contesto di un grande paese che laurea un milione di ingegneri, spesso di alto livello, all\u2019anno (gli Stati Uniti 230.000, la Russia leader in questa classifica mezzo milione).<br \/>\n[20] &#8211; Chiamo qui semplicemente \u201cperimetro di protezione\u201d l\u2019area nella quale si estende il potere politico-militare americano e che determina stati pi\u00f9 o meno pronunciati di sovranit\u00e0 limitata. La protezione costa, sia per la necessit\u00e0 di tenere in piedi la capacit\u00e0 di minaccia (che tante volte \u00e8 stata dispiegata), sia perch\u00e9 l\u2019arma del controllo \u00e8 il predominio del dollaro, sempre pi\u00f9 sfidato, e questo rende necessario tecnicamente che ci sia richiesta della moneta americana che si pu\u00f2 ottenere o vendendo pi\u00f9 beni e servizi americani di quanti se ne comprano (ma non \u00e8 cos\u00ec), o costringendo gli altri a comprare commodites e asset in dollari, anche quando le due parti non sono americane. Per ottenere questo ci vuole una rete di influenza e penetrazione nei sistemi economico-politici che costa una continua sorveglianza, mobilitazione, presenza.<br \/>\n[21] &#8211; Chiamo \u201cprelievo imperiale\u201d l\u2019insieme di ragioni di scambio squilibrate, vere e proprie esazioni dirette ed indirette, imposizione di standard e regolamenti che sbilanciano il piano negoziale, minacce, talvolta, che consentono di vendere beni o servizi a prezzi maggiorati, di regolare gli scambi finanziari in modo da attirare e gestire flussi, etc. Alcuni esempi, oltre al mio Alessandro Visalli, Dipendenza, Meltemi 2020, in Qiao Liang, L\u2019arco dell\u2019impero, Leg Edizioni 2021, e Qiao Liang, Wang Xiangsui, Guerra senza limiti, Leg Edizioni, 2001, anche utile Giacomo Gabellini, Krisis, Mimesis 2021.<br \/>\n[22] &#8211; Ovvero del set di funzionamenti essenziali, punti di convenienza e vantaggio per diversi gruppi e ceti sociali determinati da network di tecnologie convergenti e reciprocamente rafforzanti, quindi dall\u2019insieme di skill favorite da queste e di know how privilegiati, ma anche da norme sociali e giuridiche che si affermano nella sfera pubblica e privata, e infine da pacchetti di incentivi pubblici e privati (entrambe, norme ed incentivi, coinvolti nell&#8217;affermazione del network di tecnologie). Una \u201cPiattaforma Tecnologica\u201d \u00e8, inoltre sempre connessa con un assetto geopolitico che la rende vincente (ed in ultima analisi possibile).<br \/>\n[23] &#8211; Che tendeva concentrare fisicamente e socialmente expertise e servizi avanzati rari in \u201ccitt\u00e0 globali\u201d e territori densi.<br \/>\n[24] &#8211; Quella degli anni Settanta ed Ottanta non fu una crisi economica, ma l\u2019ingresso, che si \u00e8 verificato a ben vedere con l\u2019uscita dal modello fordista, in un assetto tendenzialmente permanente di \u201cstagnazione-contrazione\u201d. Un assetto, prima di tutto di potere, nel quale \u00e8 prevalente un circuito di rafforzamento tra la contrazione della quota lavoro (salari ed occupazione) via deregolazione e flessibilizzazione, la stagnazione o deflazione dei prezzi nell\u2019economia \u201creale\u201d (mentre quelli dell\u2019economia \u201cfinanziaria\u201d continuano ad essere sostenuti ed a crescere), la depressione degli investimenti e la conseguente continua creazione di \u201ccapitale mobile\u201d eccedente, il riciclaggio di parte di questo in credito\/debito funzionale a sostenere i consumi (anche a fini di consenso). Questo assetto esprime un vero e proprio \u201cnuovo compromesso sociale\u201d del tutto orientato ai bisogni, alla visione ed agli interessi delle classi alte della societ\u00e0 ed in particolare di quella parte di esse mobile e liquida. Al contempo la dinamica erode, lentamente e progressivamente, le condizioni di vita e gli ambienti di insediamento di quote sempre maggiori della popolazione che non riesce o non vuole essere mobile e liquida. In conseguenza risucchia le forze attive e determina un colossale spreco di vite e risorse. Questa circostanza, insieme alla perdita di senso, rende instabili e pericolose le nostre societ\u00e0 e si vede sia in occidente come nelle marche di confine (ad esempio nel mondo arabo). Un assetto deflattivo come questo favorisce continui \u201crimontaggi\u201d e spostamenti, determinati dalla messa in contatto senza protezioni e filtri di poteri e dinamiche troppo diverse e sbilanciate. Quello che chiamiamo da anni \u201cglobalizzazione\u201d e che innumerevoli cantori interessati hanno incensato per tutti gli anni Novanta e zero. Inseguendo un\u2019ideologia che voleva lo sviluppo come intrinsecamente equilibrante ed in ultima analisi a vantaggio di tutti.<br \/>\n[25] &#8211; Si veda il post \u201cAppunti sul mutamento della piattaforma tecnologica\u201d, Tempofertile, 20 maggio 2018.<br \/>\n[26] &#8211; Graham Allison, Destinati alla guerra, Fazi editore 2017.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Lia Tagliacozzo*: MEMORIA SENZA PACE OLTRE LE GENERAZIONI &#8211; INCHIESTE \u00abFIGLIA MIA, VITA DI FRANCA JARACH DESAPERECIDA\u00bb. IL RICORDO DI VERA, TRA LE FONDATRICI DELLE MADRI DI PLAZA DE MAYO, NEL LIBRO DI CARLO GREPPI.<\/strong><\/p>\n<p>Una cronaca minuta, un lavoro certosino tra archivi pubblici \u2013 alcuni consultabili solo di recente \u2013 e carte private, tra memorie dolorose e ricordi felici: a tessere insieme il mosaico che fu la vita di Franca Jarach le parole degli amici, le lettere che attraversano i continenti e il racconto indefesso della madre. Vera Vigevani Jarach infatti ha fatto del suo lutto per la figlia l\u2019oggetto di una battaglia collettiva, di uomini e donne alla ricerca di una verit\u00e0 dolorosissima: la scomparsa di un proprio caro nelle nebbie della dittatura argentina.<br \/>\nDesaparecidos, scomparsi, li si chiama ormai ovunque nel mondo, e desaparecida \u00e8 Franca, arrestata il 25 giugno del 1976 a tre mesi dal colpo di stato. Se contro il colpo di stato in Cile in Italia ci fu una mobilitazione importante, la vicenda argentina \u00e8 rimasta sotto traccia se non fosse per la mobilitazione costante e dolorosa delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo con il loro fazzoletto bianco annodato intorno alla testa.<br \/>\nA RESTITUIRE CORPO \u2013 mai espressione fu pi\u00f9 surreale dato che il corpo di Franca non \u00e8 mai stato trovato: dopo la cattura Franca \u00e8 stata portata nel centro di detenzione dell\u2019Esma e poi uccisa nei voli della morte sull\u2019oceano -, a restituire corpo, si diceva, alla vicenda della giovane di origini italiane \u00e8 l\u2019ultimo volume di Carlo Greppi, Figlia mia, vita di Franca Jarach desaperecida (Laterza, pp. 336, euro 19). Greppi \u00e8 storico non nuovo alla divulgazione, vale citare Un uomo di poche parole, storia di Lorenzo che salv\u00f2 Primo (Laterza), uno: Primo Levi chimico, scrittore e testimone della Shoah conosciuto in tutto il mondo. L\u2019altro: Lorenzo Perrone, sconosciuto muratore a cui il deportato dovette la vita. Ma anche Storie che non fanno la storia, Il buon tedesco, Non ti voltare indietro: libri che racconta con entusiasmo in giro per l\u2019Italia con grande attenzione al mondo scolastico.<br \/>\nQuando viene sequestrata Franca Jarach ha da poco compiuto diciotto anni ed \u00e8 l\u2019ex allieva migliore, con tanto di medaglie al merito e riconoscimenti, del Colegio Nacional di Buenos Aires, la scuola della buona borghesia argentina. \u00c8 figlia di Giorgio e Vera, ebrei scappati in Sud America per sfuggire alle leggi razziali del fascismo. Allegra, vivace, colta, inserita in una cultura cosmopolita, scrive poesie, suona, dipinge e fa politica. Questa \u00e8 la sua colpa e questo la causa della sua cattura e della sua morte.<br \/>\n\u00c8 ITALIANA PER L\u2019ITALIA, argentina per l\u2019Argentina, come trentamila altri desaperecidos (1600 solo nei primi due anni di dittatura riguardano persone con passaporto italiano). Soltanto dopo sette anni di ricerche e piste false e inattendibili, telefonate tragiche, ricatti e appelli i genitori conoscono un primo frammento del suo destino ma \u00e8 stato necessario arrivare al 2000, quando Marta Alvarez, una superstite dei campi di concentramento del regime, ricostruisce i suoi ultimi tragici giorni. In realt\u00e0 la prigionia di Franca \u00e8 durata pochissimo: circa un mese dopo l\u2019arresto viene uccisa insieme ad altri compagni.<br \/>\nUn libro che non si arresta davanti al dolore e che percorre sia le dimenticanze che le parole di chi ricorda: \u00abCon pochissime eccezioni, tra queste svetta la tempra di Vera \u2013 scrive Greppi -, tutte e tutti i testimoni che interrogo, immancabilmente, a quasi mezzo secolo dalla scomparsa di Franca, nel ricordarla piangono. Alcune persone cedono quasi subito, altre ad un certo punto, altre ancora quando sto pensando che lei o lui non pianger\u00e0 \u2013 l\u2019investigator, cos\u00ec \u00e8 in castigliano il mio mestiere di cercare, si ritrae con un grumo allo stomaco perch\u00e9 il dolore quando \u00e8 cos\u00ec profondo diventa sempre, e comunque, parte di te\u00bb.<br \/>\nAccanto alle testimonianze anche le carte di enti e istituzioni ora preposti alla conservazione e alla difesa di quella memoria. Ci vorranno quasi trent\u2019anni perch\u00e9 \u2013 dopo depistaggi, dopo il ritorno alla democrazia, dopo le leggi sull\u2019impunit\u00e0 \u2013 il 14 giugno 2005 la Corte suprema argentina riconosca i crimini di lesa humanidad che passano in mano alla giustizia federale: \u00abIn vent\u2019anni dallo storico ribaltamento \u2013 scrive ancora Grappi \u2013 si arriver\u00e0 a sentenza con 324 processi, condannando 1.181 repressori\u00bb.<br \/>\nVERA, LA MADRE DI FRANCA, oggi novantesettenne \u2013 la cui figlia diciottenne \u00e8 stata rapita, uccisa e fatta sparire dai militari golpisti argentini \u2013 ha avuto un nonno deportato ed ucciso ad Auschwitz perch\u00e9 ebreo: due generazioni uccise nelle stragi di due dittature. Vera continua ancora a testimoniare da quando, dolorosamente impavida, ogni gioved\u00ec raggiungeva la manifestazione settimanale delle Madri di Plaza de Mayo, di cui \u00e8 stata una delle fondatrici. Il primo girotondo delle Madres di fronte alla Casa Rosada, sede del governo, risale al 30 aprile 1977. Col tempo, quel movimento spontaneo di donne ha trasformato quella piazza nel simbolo della resistenza pacifica a un regime che ha annientato un\u2019intera generazione.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Lia Tagliacozzo. Scrittrice italiana, esperta di cultura ebraica, collabora con diverse testate, tra cui Il Manifesto &#8230;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Teresa Barone *: DIPENDENTI IN SVIZZERA: PARTE LO SCONTO SULLE TASSE &#8211; ARRIVA IL CODICE TRIBUTO PER IL VERSAMENTO DELL\u2019IMPOSTA SOSTITUTIVA IRPEF E DELLE ADDIZIONALI REGIONALI E COMUNALI DA PARTE DEI FRONTALIERI IN SVIZZERA.<\/strong><br \/>\nL\u2019Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento dell\u2019imposta sostitutiva IRPEF e delle addizionali regionali e comunali, relative ai redditi da lavoro dipendente percepiti dai lavoratori frontalieri in Svizzera.<br \/>\nCON LA RISOLUZIONE N. 27 DEL 10 APRILE SCORSO, INFATTI, L\u2019ADE HA FORNITO LE ISTRUZIONI PER ESEGUIRE IL PAGAMENTO UTILIZZANDO IL MODELLO F24.<br \/>\nTRANSFRONTALIERI<br \/>\nFlat tax al 25% per i frontalieri Italiani in Svizzera<br \/>\n\u00c8 il Decreto-legge 9 agosto 2024 n. 113 a dettare le regole per il versamento di una imposta sostitutiva dell\u2019IRPEF e delle addizionali a decorrere dal periodo d\u2019imposta 2024, pari al 25% delle imposte applicate in Svizzera sugli stessi redditi. L\u2019Allegato 1 al decreto contiene l\u2019elenco dei Comuni coinvolti, a cui si aggiungono i Comuni delle Province di Brescia e Sondrio indicati nell\u2019Allegato 2.<br \/>\nIl codice tributo \u201c1863\u201d, denominato \u201cImposta sostitutiva dell\u2019IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sui redditi percepiti in Svizzera dai lavoratori dipendenti frontalieri \u2013 art. 6 del decreto-legge 9 agosto 2024, n. 113\u201d, pu\u00f2 essere utilizzato nel Modello F24 esponendolo nella sezione \u201cErario\u201d, in corrispondenza delle somme riportate nella colonna \u201cimporti a debito versati\u201d. Come \u201cAnno di riferimento\u201d, inoltre, si indica l\u2019anno d\u2019imposta per cui si effettua il versamento.<br \/>\n*(Fonte: PMI.it &#8211; Teresa Barone)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Daniele Lo Vetere *: ARMIAMOCI E PARTITE. SULLA MEDIOCRE PEDAGOGIA DELLA \u27eaNECESSIT\u00c0 STORICA DI DIFENDERE L\u2019EUROPA\u27eb<\/strong><\/p>\n<p>IL COLLEGA MARCO MAURIZI L\u2019HA SINTETIZZATO ALLA PERFEZIONE: \u00abLA BORGHESIA LIBERALE \u00c8 PASSATA DA \u201cUN BRUTTO VOTO POTREBBE CONDURRE ALLA MORTE DEI NOSTRI FRAGILI FIGLI\u201d A \u201cPREPARATEVI A VIVERE IN UN BUNKER\u201d NEL GIRO DI POCHE SETTIMANE\u00bb.<br \/>\nE davvero, ultimamente, con una intensit\u00e0 esplosiva dopo il fallito incontro nello Studio ovale tra Trump e Zelensky, non era possibile accendere la tv su un talk show politico, leggere un corsivo sui quotidiani, aprire Facebook, senza sentire o leggere una Gruber, un Giannini, un Mentana, un Augias, un Flores d\u2019Arcais \u2013 sto facendo intenzionalmente solo nomi di opinionisti progressisti \u2013 farsi portavoce dell\u2019ineluttabilit\u00e0 dell\u2019ora presente e dell\u2019unica strada tracciata davanti a noi: il riarmo.<br \/>\nTutto ci\u00f2 che poteva disturbare questa adesione all\u2019ananke veniva o contestato con accanimento o intenzionalmente taciuto: Schlein \u00e8 stata screditata come leader inaffidabile, semplicemente perch\u00e9 ha osato non allinearsi a un Partito socialista europeo che si \u00e8 reso subito disponibile a sostenere le proposte di Ursula von Der Leyen; nessuno ha concesso il minimo spazio alla speranza che una qualche forma di opposizione interna a Trump sapr\u00e0 forse riorganizzarsi oltreoceano nei prossimi quattro anni e ci si \u00e8 affrettati a dichiarare l\u2019Europa orfana di pap\u00e0 Stati Uniti, esortandola a crescere e a imparare a fare a botte da sola; ovunque si \u00e8 evocata la Conferenza di Monaco e hitlerizzato Putin, come se questi intenda entrare domani a Parigi coi panzer. Persino una rivista moderata (nei molti sensi del termine) come Il Mulino, ha sostenuto con perfetto tempismo l\u2019idea di reintrodurre un esercito di leva.<\/p>\n<p>Soprattutto, giorno dopo giorno, si \u00e8 profilato davanti ai nostri occhi un soggetto \u2013 i valori europei \u2013 sovrastorico, metafisico, mitico, nel quale si confondevano Europa geografica e storica ed Unione dei trattati, Europa e umanesimo-illuminismo-libert\u00e0-democrazia-civilt\u00e0, Altiero Spinelli e Mario Draghi\/Christine Lagarde, Europa e iniziative egemoniche di Macron e di Starmer (che dell\u2019Unione non fa nemmeno parte).<br \/>\nMa non si pu\u00f2 tacere, naturalmente, il caso del pi\u00f9 sintomatico fra gli opinionisti, Antonio Scurati. Tre anni fa lo scrittore aveva aggiunto i propri parerga a Plutarco con un elogio delle res gestae di Mario Draghi: uomo che \u00abha retto le sorti di una nazione e di un continente\u00bb \u00e8le ha tenute in pugno con il piglio del dominatore, sorretto da una potente competenza, baciato dal successo, guadagnando una levatura internazionale, un prestigio globale, un posto di tutto rispetto nei libri di storia. Ha conosciuto il potere, quello vero, ha conosciuto la fama degli uomini illustri, la vertiginosa responsabilit\u00e0 di chi, da vette inarrivabili, decide quasi da solo della vita dei molti\u00bb.<br \/>\nQuesta volta Scurati ha pen(s)osamente meditato sull\u2019assenza di virt\u00f9 guerriere dei giovani europei, virt\u00f9 che tra brevissimo potrebbero invece essere assolutamente necessarie per la sopravvivenza della nostra civilt\u00e0 (Dove sono ormai i guerrieri d\u2019Europa? \u00abLa Repubblica\u00bb, 4 marzo 2025).<br \/>\nNon so se Scurati possa essere definito tout court un progressista: di sicuro nei suoi libri la postura democratica e antifascista \u00e8 ribadita con forza. Tuttavia, osservava Gianluigi Simonetti in un acuto articolo (\u00abTuttolibri\u00bb, 19 ottobre 2024), il suo stile denuncia un \u00abritorno del represso formale\u00bb in cui si intravede una fascinazione estetica per quel fascismo razionalmente rigettato.<br \/>\nAnche l\u2019articolo su Repubblica \u00e8 nevroticamente ambiguo, reggendosi su un\u2019equivoca antifrasi: la virt\u00f9 guerriera vi \u00e8 infatti evocata a contrario, a partire dalla sua assenza, per evitare una sua affermazione troppo diretta e ideologicamente imbarazzante. Nonostante Scurati riconosca tutti i vantaggi della vita in tempo di pace e di welfare, a dar forma al suo testo \u00e8 il topos dell\u2019ubi sunt, la nostalgia per un passato di poderose dimensioni epico-storiche. \u00c8 istruttivo mettere a confronto questo tortuoso rovesciamento retorico di Scurati con quello non meno sintomatico di Matteo Salvini, sullo stesso argomento.<\/p>\n<p>Circa un anno fa, la Lega ha depositato alla Camera un disegno di legge sulla reintroduzione della leva obbligatoria. Il disegno di legge era stato preparato nei mesi precedenti da un battage del segretario del partito, il quale, seguendo una strategia retorica di cui certo non \u00e8 l\u2019unico detentore ma in cui \u00e8 particolarmente versato, aveva alternato interpretazioni della proposta aggressive \u2013 di destra \u2013 a interpretazioni rassicuranti \u2013 compatibili con un\u2019ideologia progressista: nel primo caso, la leva era il mezzo per insegnare le regole e il rispetto a giovani che indulgono alla pigrizia a causa del reddito di cittadinanza; nel secondo, una forma di impegno verso lo Stato e la comunit\u00e0 non dissimile dal servizio civile, orientabile verso attivit\u00e0 come la tutela dei boschi e il pronto soccorso.<br \/>\nSalvini preme sempre sul pedale dell\u2019eccesso linguistico, della violenza e della forza evocate \u201csolo\u201d simbolicamente, in linea con lo stile dei politici della destra radicale globale; ma sa benissimo che certi valori conservatori (ordine, gerarchia, disciplina) non possono essere riesumati in quanto tali, senza una debita contestualizzazione, in una societ\u00e0 come la nostra: smussando gli angoli, confondendo i confini, il servizio militare viene cos\u00ec presentato come un \u201cquasi\u201d servizio civile.<br \/>\nIl leader della Lega fa il percorso logico inverso a quello di Scurati, cos\u00ec che le due strategie argomentative formano insieme una struttura a chiasmo: non \u201c\u00e8 bella la vita in pace, ma prepariamoci alla guerra\u201d, bens\u00ec \u201cmi piace la vita militare, ma rispetto l\u2019amore per la pace\u201d. Tuttavia la risultante finale non \u00e8 molto diversa: il mondo in cui a combattere \u2013 ma fino a ieri lo si chiamava \u201cpeace keeping\u201d \u2013 era solo una piccola porzione professionalizzata della popolazione \u00e8 durato appena un soffio. Il dovere di difendere la patria \u2013 come recita anche la nostra Costituzione \u2013 torna a essere di tutti i cittadini. La guerra e la disciplina militare riappaiono nel nostro orizzonte mentale.<br \/>\nQuesta convergenza tra il populismo di destra e il liberalismo di sinistra ci direbbe molto dell\u2019inconscio politico di questi giorni, se solo volessimo indagarla: i due poli opposti del magnete, che negli ultimi decenni hanno sempre tenuto a ribadire la naturale repellenza reciproca, la loro incompatibilit\u00e0 ontologica, hanno l\u2019identica pulsione al dolce et decorum pro patria mori.<\/p>\n<p>PARLARE DEI GIOVANI<br \/>\nIl tratto pi\u00f9 osceno \u2013 non riesco a scegliere un aggettivo meno violento \u2013 dell\u2019attuale tambureggiamento bellicistico \u00e8 che l\u2019et\u00e0 dei suoi sostenitori va dai cinquanta-sessant\u2019anni ai novanta, condizione che li porr\u00e0 al riparo dall\u2019arrivo dell\u2019eventuale cartolina precetto (ma immagino che oggi esistano pi\u00f9 innovative forme 4.0 per convocare al macello): cartolina che invece raggiungerebbe per primi i nostri figli, nipoti e allievi.<br \/>\nSono convinto non da oggi che il discorso pubblico sulla giovinezza e sui giovani sia uno dei pi\u00f9 stucchevoli, tra i molti che circolano nella mediosfera. Raramente infatti mi capita di prendervi parte. A ventriloquare quel che i giovani sarebbero, penserebbero, desidererebbero ci sono gi\u00e0 fin troppi adulti. Quello con i giovani, per un insegnante, \u00e8 innanzitutto un rapporto quotidiano. Esperienza, non teoria. Contatto \u2013 piacevole o faticoso \u2013, non ciancia senza responsabilit\u00e0.<br \/>\nSe la leggerezza con la quale si discetta di giovani e scuola, giovani e fragilit\u00e0, giovani e social mi urta i nervi, figurarsi sentire cronisti, compiaciuti di poter battezzare per primi l\u2019ora storica fatale tra uno spot pubblicitario e l\u2019altro, parlare di riarmo: ovvero, rendere pi\u00f9 probabile, come capit\u00f2 ai \u201csonnambuli\u201d che si ritrovarono senza parere nel primo conflitto mondiale, l\u2019invio al fronte dei nostri ragazzi e ragazze.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questo corto circuito tra superficialit\u00e0 dei metodi e dei mezzi e gravit\u00e0 del contenuto a sgomentare. Ma forse tale corto circuito \u00e8 solo apparente e la solidariet\u00e0 di metodi, mezzi, contenuti \u00e8 molto pi\u00f9 profonda di quanto non sembri.<\/p>\n<p>LA GUERRA \u00c8 LA CONTINUAZIONE DELLA GOVERNANCE CON ALTRI MEZZI<br \/>\nNon sar\u00e0 sfuggito a nessuno come il termine \u00abresilienza\u00bb, fin qui inteso soprattutto come una qualit\u00e0 delle persone, specie dei lavoratori, o al massimo dei sistemi (economici, politici, \u2026), abbia potuto essere applicato \u2013 senza bisogno di alcuno spostamento semantico, metonimico o metaforico \u2013 a un kit di sopravvivenza all\u2019invasione militare. Sto parlando ovviamente del ben noto video della Commissaria per la gestione delle crisi dell\u2019Unione Europea, Hadja Lahbib.<br \/>\nLa bravissima dirigente scolastica Ezilda Pepe mi ha fatto notare altre consonanze lessicali tra un documento che risale alla pandemia da covid e il piano Rearm Eu. Nelle \u00abIndicazioni strategiche ad interim per preparedness e readiness ai fini di mitigazione delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2022 -2023)\u00bb ricorrevano questi due termini inglesi. Spiega Ezilda:<br \/>\nCon questi concetti abbiamo fatto \u201camicizia\u201d nel periodo della pandemia. L\u2019Istituto Superiore della Sanit\u00e0 invi\u00f2, infatti, un documento di gestione e mitigazione del rischio diffusione nel 2022, quando si \u201ccominci\u00f2\u201d a tornare a scuola.<br \/>\nLe parole sono importanti, il succo era \u201cpronti a essere pronti\u201d.<br \/>\nReadiness torna in relazione al risk management di guerra in sostituzione dell\u2019espressione REARM EU.<br \/>\nBasta in effetti dare un\u2019occhiata al documento sulla Preparedness Union Strategy dell\u2019Unione Europea, per constatare non solo l\u2019identit\u00e0 lessicale, ma l\u2019affinit\u00e0 concettuale, la comunanza ideologica, la grottesca fraternit\u00e0 spirituale tra il vecchio documento epidemiologico e quest\u2019ultimo. Resilience, preparedness, readiness: che siano le esigenze del mercato del lavoro, una pandemia, la sopravvivenza a uno stato di guerra, l\u2019Unione europea reagisce \u2013 \u00e8 proprio il caso di dirlo \u2013 con la medesima costellazione concettuale e linguistica.<br \/>\nCome osserva poi Ezilda, l\u2019espressione \u201cRearm\u201d \u00e8 scomparsa abbastanza in fretta dallo spazio pubblico, immediatamente neutralizzata nel lessico-pappa della burocrazia europea. Questo pronto restyling linguistico ricorda un episodio della storia delle politiche scolastiche mondiali la cui morale \u00e8 istruttiva.<br \/>\nNegli anni Novanta dell\u2019eccitazione globalistica, la Banca Mondiale, \u00abpartendo dalla constatazione delle due priorit\u00e0 dell\u2019istruzione \u2013 andare incontro alla crescente domanda delle economie di lavoratori flessibili in grado di acquisire prontamente nuove abilit\u00e0 e sostenere la continua crescita di conoscenza\u00bb propose sei riforme chiave per l\u2019istruzione (Priorities and Strategies for Education, 1995), esprimendosi in termini assai chiari: autonomia, privatizzazione, apertura delle scuole alle famiglie, impiego di tecniche econometriche e valutazione dei tassi di rendimento dell\u2019istruzione, enfasi esclusiva sulle soft skills e gli atteggiamenti necessari sul posto di lavoro e assenza di \u00abogni riferimento a materie come storia, letteratura ed arti\u00bb. Nell\u2019arco di appena quattro anni, per\u00f2, banchieri, funzionari e policy-maker capirono che era necessario adottare una tattica pi\u00f9 morbida. Pertanto nel documento successivo, Education Sector Strategy (1999), inaugurarono \u00abuna strategia di pubbliche relazioni anche per l\u2019istruzione. In effetti, ci\u00f2 che colpisce \u00e8 il cambiamento di linguaggio: la retorica economica \u00e8 abbandonata quasi completamente in favore di un linguaggio di cura, attento a sentimenti ed emozioni\u00bb. In realt\u00e0, \u00abi parametri fondamentali delle operazioni della banca non erano cambiati\u00bb (tutte le citazioni da A. Cobalti, Globalizzazione e istruzione, 2006, p. 224 sgg.).<br \/>\nLa borghesia liberale, i nostri opinionisti progressisti, non hanno dunque cambiato registro. La dolorosa verit\u00e0 \u00e8 che il mondo che abitiamo parla un linguaggio tanto elusivo e vuoto da non aver mai detto nulla e da poter perci\u00f2 essere usato per fare tutto: prima costruire societ\u00e0 fondate sulla competizione economica, ora prepararsi alla guerra.<br \/>\nQuesta elusivit\u00e0 e vanit\u00e0 semantica \u00e8 la caratteristica principale di quella forma di amministrazione apparentemente neutrale del reale che ha sostituito la politica e che va sotto il nome di governance (A. Denault, Governance, 2018). Candidatasi a sostituire il government, troppo compromesso con il comando dall\u2019alto della sovranit\u00e0 moderna, la governance gli preferisce l\u2019impero della normativa tecnica, del regolamento, del benchmark, del quadro di riferimento, della \u201ccultura\u201d dell\u2019assessment e dell\u2019accountability, rafforzando \u2013 proprio quando proclama di liberarsene una volta per tutte insieme ai pesanti apparati statali del Novecento fordista \u2013 l\u2019amministrazione burocratica del mondo, nella quale, come sappiamo dai tempi di Weber, i mezzi diventano fini, i fini si fanno irrilevanti, pertanto perfettamente intercambiabili, fino alla piena indifferenza etica.<br \/>\n\u00c8 quella che sempre Denault ha definito \u00abmediocrazia\u00bb, giocando sul fatto che in francese moyen significhi sia \u201cmedio\u201d che \u201cmezzo\u201d e potendo perci\u00f2 denunciare, nello stesso concetto, tanto un sistema economico, politico, mediatico, formativo che prospera sulla mediet\u00e0\/mediocrit\u00e0 delle sue regole, quanto il mito funzionalista del puro efficientamento, che produce conformismo, automatismi, superficialit\u00e0: \u00abnon [\u2026] tanto il dominio dei mediocri, quanto lo stato di dominio esercitato attraverso regole che sono anch\u2019esse mediocri, e tuttavia vengono elevate a sistema giusto e coerente, a volte persino a chiave di sopravvivenza, al punto da sottomettere alle sue parole vuote coloro che aspirano a qualcosa di meglio e osano affermare la propria sovranit\u00e0\u00bb (A. Denault, Mediocrazia, 2017, pp. 46-47).<br \/>\nEducazione militare<br \/>\nLa scuola \u00e8 naturalmente terreno d\u2019elezione per l\u2019applicazione di questo vuoto etico. Il \u201cpieno\u201d delle discipline e delle materie, concrezioni storiche di saperi che incorporano in s\u00e9 anche le forme e le tecniche della propria trasmissione e appropriazione, \u00e8 stato sostituito dal vuoto di pattern buropedagogici, i quali, in quanto forme pure prive di sostanza, possono essere tirati da ogni parte e sono buoni a ogni uso.<br \/>\nQuel che \u00e8 diventata l\u2019educazione civica ne \u00e8 l\u2019esempio paradigmatico. Tradizionale contenitore per lo studio della Costituzione, sempre a rischio di rappresentare la parodia eticizzata e catechistica dello studio storico del diritto, essa aveva comunque una propria, seppur vaga, fisionomia. Trasformata in \u201cpattern pedagogico\u201d, essa pu\u00f2 essere annacquata, come \u00e8 nelle pi\u00f9 recenti formulazioni (non solo nell\u2019ultima riscrittura valditariana) fino a includere \u201catteggiamenti\u201d tautologici, come l\u2019imparare il rispetto verso gli altri, e sempre nuove \u201ceducazioni\u201d, da quella ambientale a quella stradale, da quella alimentare a quella digitale. Nella sua infinita manipolabilit\u00e0, questo \u00abinsegnamento dell\u2019ignoranza\u00bb \u2013 come l\u2019ha chiamato Jean-Claude Mich\u00e9a, che ne ha sottolineato il carattere di intenzionale progetto (de)formativo delle \u00e9lite capitalistiche \u2013 pu\u00f2 ovviamente anche fare un giro completo su se stesso e tornare a riempirsi di contenuti politicamente prescrittivi, come, nelle ultime Linee guida del 2024, l\u2019imparare l\u2019iniziativa economica e il rispetto per la propriet\u00e0 privata (questi s\u00ec imputabili al solo Governo e Ministero in carica). Ma il pattern potrebbe presto essere ulteriormente riadattato, perch\u00e9 no.<br \/>\nIl 2 aprile, al Parlamento europeo, \u00e8 stata approvata la Relazione sull\u2019attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune. Vorrei portare l\u2019attenzione sulla parte di questo lungo testo intitolata \u00abDifesa e societ\u00e0, e preparazione [preparedness] e prontezza [readiness] civile e militare\u00bb, in cui si affronta il tema della formazione dei cittadini europei ai rischi per la sicurezza del continente.<br \/>\nLa premessa \u00e8 agghiacciante per la franchezza con la quale si riduce l\u2019educazione a una forma di indottrinamento o addestramento: si \u00absottolinea che \u00e8 necessaria una comprensione pi\u00f9 ampia, tra i cittadini dell\u2019UE, delle minacce e dei rischi per la sicurezza al fine di sviluppare una comprensione condivisa e un allineamento delle percezioni delle minacce in tutta Europa e di creare una nozione globale di difesa europea\u00bb (art. 133, corsivo mio). Si ribadisce anche \u00abl\u2019importanza cruciale dei cittadini nella preparazione e nella risposta alle crisi, in particolare la resilienza psicologica degli individui e la preparazione delle famiglie\u00bb (art. 134, corsivo mio). Ovviamente ci si occupa diffusamente anche dell\u2019educazione in senso stretto, invitando<br \/>\nl\u2019UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l\u2019importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione [preparedness] delle societ\u00e0 alle sfide in materia di sicurezza, consentendo nel contempo un maggiore controllo e scrutinio pubblico e democratico del settore della difesa (art. 133).<br \/>\nAttraverso \u201cl\u2019apertura al territorio\u201d gi\u00e0 da tempo le forze armate sono entrate nelle scuole italiane con apposite attivit\u00e0 didattiche (una preziosa mappatura \u00e8 quella fatta dall\u2019Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle universit\u00e0). Questo fatto, tra l\u2019altro, la dice lunga sulla presunta urgenza di interventi per la difesa: l\u2019aria era cambiata gi\u00e0 da tempo.<br \/>\nQuando indicazioni europee come questa, o simili, saranno recepite in Italia, l\u2019educazione civica nel suo essere ormai pura forma burocratica, mezzo mediocre, strumento irresponsabile si prester\u00e0 perfettamente ad accogliere per mera addizione queste nuove necessit\u00e0 educative. Il video sul \u00abkit di resilienza\u00bb, allora, torner\u00e0 utile come materiale didattico.<br \/>\nInsomma: \u00e8 tutto pronto perch\u00e9, nella nuova veste anodina del non linguaggio dell\u2019\u00e9lite che ci hanno governato negli ultimi quarant\u2019anni, ritorni nelle scuole la vecchia educazione militare.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete &#8211; Daniele Lo Vetere, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Andrea Cegna *: ARGENTINA. LE LOTTE SI UNISCONO E LA SOCIET\u00c0 CIVILE SCENDE IN PIAZZA CONTRO MILEI &#8211; MILEI HA SIGLATO UN NUOVO ACCORDO CON IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE, UN ALTRO PRESTITO.<\/strong><\/p>\n<p>ERA L\u2019UNICO A VOLERLO, ALL\u2019INTERNO DEL GOVERNO, E ALLA FINE \u00c8 RIUSCITO NEL SUO INTENTO. \u00c8 L\u2019ACCORDO NUMERO 23 TRA ARGENTINA E FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE (FMI).<br \/>\nIl debito pubblico del paese \u00e8 stato, tra i grandi, forse il pi\u00f9 problematico elemento delle scelte dei governi che si sono succeduti dopo che con la dittatura civico-militare-ecclesiale si \u00e8 imposto in neoliberalismo nel paese. La situazione economica in Argentina \u00e8 drammatica, tra le proteste di chi \u00e8 pensionato e si trova in situazione di grave indigenza, e chi perde il lavoro per i tagli del governo. Ma Milei festeggia, assieme ai suoi sostenitori nazionali ed internazionali, il calo dell\u2019inflazione mensile<br \/>\nIl radicale calo dell\u2019inflazione ha fatto s\u00ec che il governo argentino potesse \u201cfesteggiare\u201d una diminuzione della \u201cpovert\u00e0\u201d nel secondo semestre del 2024. Un dato pubblicizzato acriticamente dai media di mezzo mondo, ma non da tutti. \u00c8 stata la CNN a dare spazio a una lettura tutt\u2019altro che rosea della situazione economica, con l\u2019ex presidente della Banca Centrale Argentina, Alejandro Vanoli, a sottolineare un dato, riconosciuto da molti analisti come reale, ovvero che la riduzione dell\u2019inflazione \u00e8 la chiave per spiegare il calo della povert\u00e0 grazie alla diminuzione del costo Paniere Alimentare di Base. Per Vanoli, questo dato, \u201cinverte quello della prima met\u00e0 dell\u2019anno\u201d. L\u2019economista per\u00f2 aggiunge che \u00e8 qualcosa che rischia di perdersi nei prossimi mesi poich\u00e9 \u201cl\u2019inflazione \u00e8 gi\u00e0 aumentata a febbraio 2025 e i dati di marzo parrebbero in crescita. Probabilmente si vedr\u00e0 una nuova crescita dei costi all\u2019arrivo dei dati del primo semestre del 2025, soprattutto se il governo non adotter\u00e0 misure di compensazione sul lato dei redditi\u201d.<br \/>\nA mostrare \u201cl\u2019altra faccia\u201d dei \u201crisultati di Milei\u201d c\u2019\u00e8 anche l\u2019Osservatorio del debito sociale (ODSA) dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica Argentina, secondo cui \u201ci livelli di povert\u00e0 e indigenza sono simili a quelli di un anno fa. La povert\u00e0 multidimensionale, l\u2019insicurezza alimentare, l\u2019impossibilit\u00e0 di accedere a farmaci o servizi sanitari, i debiti non pagati o l\u2019impossibilit\u00e0 di riparare l\u2019alloggio hanno continuato ad aumentare\u201d. Nelle scorse ore il Foro de Econom\u00eda y Trabajo ha pubblicato un rapporto che mette in discussione la strategia economica del governo di Javier Milei. Secondo il documento, le misure attuate dal ministro dell\u2019Economia, Luis Caputo, aggravano la crisi, avvantaggiando un piccolo gruppo di speculatori finanziari e aggravando la recessione e il deterioramento del potere d\u2019acquisto della popolazione.<\/p>\n<p>\u201cIl problema strutturale dell\u2019economia argentina non \u00e8 la mancanza di valuta estera ma la fuga di capitali, l\u2019evasione fiscale e la speculazione finanziaria\u201d, sottolinea il rapporto. Il Foro evidenzia come l\u2019Argentina sia \u201cuno dei pochi Paesi dell\u2019America Latina con un surplus commerciale, il che indica che lo squilibrio economico deriva dalla gestione del debito e da politiche che privilegiano i pagamenti ai creditori esterni rispetto allo sviluppo economico interno\u201d. Insomma, Milei con l\u2019accordo con il FMI replicherebbe i drammi delle precedenti amministrazioni. Sembrerebbe che la sua tattica giochi sull\u2019utilizzo dei dollari che arriveranno per \u201cdrogare\u201d l\u2019economia del suo paese. Strappando, in questo modo, nuovi e incoraggianti dati che lui vorrebbe utilizzare per rafforzare la sua immagine. Milei \u00e8 in grande difficolt\u00e0.<br \/>\nLa truffa della cripto moneta, le manganellate a pensionati e pensionate, l\u2019attacco ai movimenti femministi e lgbtqi+ e la costante perdita di ricchezza della popolazione, stanno minando il suo consenso che attorno al suo primo anno di governo era ancora altissimo. Un dato ineludibile \u00e8 che le manifestazioni politiche contro di lui sono sempre pi\u00f9 numerose, pi\u00f9 partecipate e sempre pi\u00f9 diffuse in tutto il paese. Se il 1 febbraio si \u00e8 vista la co-azione di movimenti femministi, antifascisti, e lgbtqi+ per rispondere alle accuse e alle violente parole del presidente durante il Foro di Davos, l\u20198 marzo lo tzunami femminista ha occupato il centro di Buenos Aires e di tutte le grandi citt\u00e0 del paese.<br \/>\nIl 24 marzo, giorno del ricordo dell\u2019inizio della dittatura civico-militare-ecclesiastica, dopo 19 anni \u00e8 tornata ad esserci un\u2019unica manifestazione. Nel mezzo si \u00e8 vista la convergenza di gruppi ultras e tifosi della squadre di calcio nelle piazze dove pensionate e pensionati chiedono i loro diritti. Tifose e tifosi che davanti all\u2019ennesima violenza poliziesca contro chi era in piazza hanno messo i loro corpi e si sono scontrati con la polizia. Dopo quasi un anno di stanchezza e difficolt\u00e0 l\u2019opposizione sociale a Milei cresce, senza trovare una degna e importante rappresentanza politica.<br \/>\nIl peronismo, tra i maggiori responsabili della drammatica situazione economica del paese, non \u00e8 la soluzione e continua ad avere, nella criticatissima Cristina Kirchner il volto pi\u00f9 autorevole. Forse per questo Milei vincerebbe ancora. Per\u00f2 nel solo mese di marzo il consenso verso il governo \u00e8 caduto del 6% e la scelta del presidente di chiedere soldi al FMI, ovvero chi per il popolo argentino \u00e8 il grande colpevole della crisi economica, pare non sia stata digerita. In questo scenario, il prossimo 10 di aprile la CGT, la pi\u00f9 grande confederazione sindacale di Argentina, ha convocato uno sciopero generale contro il governo. Le difficolt\u00e0 di Milei non sono solo fuori dai palazzi del potere, ma anche dentro, tanto che nelle prossime ore si d\u00e0 quasi per certa la creazione di una commissione d\u2019inchiesta parlamentare sulla cripto-truffa-valuta $LIBRA, lanciata su X dal presidente. La mobilitazione della CGT, appoggiata da movimenti sociali, organizzazioni dei diritti umani, partiti di opposizione, inizier\u00e0 mercoled\u00ec 9 aprile, a mezzogiorno. La scelta \u00e8 stata quella di unire la protesta di pensionate e pensionati, allungare cos\u00ec lo sciopero a 36 ore, e mostrare una grande unit\u00e0 sociale contro le politiche del governo. In tutto questo Milei incassa anche i dazi imposti da Trump alla traballante economia Argentina. Il capitalismo non ha amici e lo scontro tra gruppi di potere pare superare anche i disperati tentativi dell\u2019uomo della motosega di amicarsi Trump. Pagine Esteri.<br \/>\n*(Andrea Cegna, giornalista e organizzatore di concerti, \u00e8 redattore di Radio Onda d&#8217;Urto, collaboratore di Radio Popolare e \u201cil manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Alfiero Grandi *: COSTRUIRE ADESSO L\u2019ALTERNATIVA ALLE DESTRE -LA DISCUSSIONE INIZIATA SUL FUTURO DELL\u2019OPPOSIZIONE NON \u00c8 CONVINCENTE.<\/strong><\/p>\n<p>ANZITUTTO SI DOVREBBE RICONOSCERE CHE LE ATTUALI OPPOSIZIONI HANNO LA RESPONSABILIT\u00c0 STORICA DI AVERE AFFRONTATO NEL 2022 LA SFIDA ELETTORALE CON LE DESTRE (UNITE DA UN\u2019ALLEANZA PER IL POTERE) INCAPACI DI EVITARE IL DISASTRO DI UNA MAGGIORANZA PARLAMENTARE DI DESTRA DEL 59% CONQUISTATA CON SOLO IL 44% DEI VOTI. LE RESPONSABILIT\u00c0 DI QUESTA SCONFITTA ANNUNCIATA SONO DIFFUSE E OGGI IN OGNI OCCASIONE SIGNIFICATIVA LA MAGGIORANZA DELLE DESTRE CI RICORDA CHE A MET\u00c0 LEGISLATURA NESSUNO SA DIRE SE SI RIPETER\u00c0 IL DISASTRO DEL 2022.<br \/>\nLa gravit\u00e0 del rischio \u00e8 talmente grave da meritare un\u2019attenzione che ancora non c\u2019\u00e8 da parte delle diverse opposizioni politiche e che dovrebbe essere oggetto di preoccupazione anche per le diverse soggettivit\u00e0 sociali.<br \/>\nIl primo elemento di valutazione \u00e8 l\u2019influenza di una malintesa fedelt\u00e0 atlantica che ha condizionato ogni altra scelta, in particolare sulla guerra in Ucraina. Questa scelta ha adottato una visione unilaterale della situazione con la conseguenza di non riuscire ad accompagnare il sostegno all\u2019Ucraina almeno con una forte iniziativa per trattative e pace. Per questo la posizione \u00e8 diventata un sostegno \u201cfino alla vittoria\u201d dell\u2019Ucraina, in osservanza alle scelte Usa e Nato. Con la drammatica conseguenza di relegare in secondo piano la lotta al cambiamento climatico, che richiede la convergenza tra diversi, e di portare in primo piano il riarmo, fino alla proposta attuale di considerare fuori dai vincoli europei di bilancio le spese per gli armamenti. E\u2019 evidente lo spirito guerrafondaio che caratterizza questa deriva bellicista, fino a prefigurare una nuova suddivisione del mondo, pur diversa dal passato.<\/p>\n<p>Altro elemento \u00e8 la sottovalutazione del ruolo che pu\u00f2 e deve avere la nostra Costituzione i cui principi fondamentali possono ispirare un programma di governo alternativo alle destre, le quali \u2013 non a caso \u2013 nel loro programma hanno scritto elementi di sovversione costituzionale con cui stiamo facendo i conti. Autonomia regionale differenziata, prezzo pagato dagli alleati alla Lega; separazione delle carriere e conseguente Csm diviso, composto con sorteggio per disarticolare l\u2019associazionismo dei magistrati (l\u2019Anm ha superato l\u201980% dei votanti per la rappresentanza in controtendenza all\u2019astensionismo nelle elezioni generali) con conseguente rischio per l\u2019autonomia dei Pm e per l\u2019obbligatoriet\u00e0 dell\u2019azione penale, sono tutte modifiche radicali della Costituzione; premierato e cio\u00e8 elezione diretta del Presidente del Consiglio con conseguente accentramento dei poteri e comprimendo il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica, riducendo il parlamento ad un ruolo subalterno al \u201ccapo\u201d eletto direttamente, dando vita alla \u201ccapocrazia\u201d.<\/p>\n<p>Le destre puntano a cambiare la Costituzione con interventi radicali, le opposizioni avrebbero buon gioco a presentarsi idealmente (come i magistrati il 25 gennaio scorso) con in mano la Costituzione. L\u2019errore del 2022 oggi viene riproposto da alcuni autorevoli esponenti delle opposizioni che sembrano avere dimenticato che proprio allora le opposizioni non riuscirono neppure a fare il cosiddetto accordo tecnico che oggi viene rilanciato come una grande trovata mentre \u00e8 in realt\u00e0 la rinuncia ad affrontare e superare le difficolt\u00e0 per arrivare ad un accordo politico di legislatura. Perfino l\u2019ipotesi che si torni a votare con il \u201crosatellum\u201d alle prossime politiche non \u00e8 detto che si realizzi, visto che a destra c\u2019\u00e8 un ripensamento sul ruolo della legge elettorale. Se fosse cos\u00ec semplice si sarebbe fatto nel 2022, come fu proposto e non ascoltato come ultima possibilit\u00e0 di evitare il disastro prima del voto. Cos\u00ec avremmo evitato di trovarci con una destra gonfiata dai meccanismi astrusi del rosatellum. Una destra che usa questa rendita (regalata) di una larga maggioranza parlamentare senza tanti riguardi per imporre le sue soluzioni.<br \/>\nLa discussione fin qui sviluppata ha un limite di fondo ed \u00e8 ragionare considerando solo i rapporti tra i gruppi dirigenti delle opposizioni, senza rendersi conto che le destre hanno si avuto un regalo imprevisto ma stanno alacremente lavorando per consolidare il loro ruolo, sia usando il potere allargato che implica lo stare al governo (nomine, ecc.) sia galvanizzando il loro elettorato con descrizioni che non corrispondono alla realt\u00e0 ma che le opposizioni stentano a contrastare con efficacia.<br \/>\nPer di pi\u00f9 dove sta scritto che si voter\u00e0 nel 2027? La maggioranza \u00e8 in affanno, sono le opposizioni che non riescono a decollare con un\u2019opposizione alternativa credibile tale da farle esplodere. Ormai \u00e8 chiaro che questa destra non porter\u00e0 a risultati per il futuro del nostro paese, che \u00e8 sostanzialmente fermo malgrado i miliardi del PNRR e che avrebbe bisogno di un intervento forte ed urgente, altrimenti non sar\u00e0 in grado di reggere la gelata economica del trumpismo che spinger\u00e0 Italia ed Europa in recessione.<br \/>\nMancano idee forti e determinazione, \u00e8 sbagliata l\u2019analisi delle destre e sono deprimenti le loro proposte. Un esempio, l\u2019auto \u00e8 in crisi e per di pi\u00f9 si rischia che la Cina diventi dominante nelle auto elettriche come lo \u00e8 nei pannelli solari ma il governo ha tolto oltre 4 miliardi di euro dalla legge di bilancio.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 solo l\u2019economia in stallo, che pure \u00e8 decisiva, sono i meccanismi di fondo della democrazia moderna che rischiano una crisi verticale e c\u2019\u00e8 il rischio che le opportunit\u00e0 del PNRR vengano sprecate, anche sulla guerra le destre sono incapaci di qualunque iniziativa autonoma e questo riverbera anche sull\u2019Europa che a sua volta \u00e8 pi\u00f9 afona del solito e sa solo parlare di aumentare produzione ed acquisto di armi, mentre dovrebbe preparare un\u2019evoluzione dell\u2019Europa verso la pace.<br \/>\nLa discussione tra le opposizioni non deve guardare solo i rapporti tra i gruppi dirigenti ma deve avere di mira un coinvolgimento forte dei cittadini per renderli protagonisti di una nuova fase di costruzione di un\u2019alternativa di massa alla destra che si candida a governare contro le destre. Una proposta preconfezionata nei salotti per coinvolgere solo dopo i cittadini non darebbe alcun aiuto a ridurre l\u2019astensionismo, che \u00e8 il vero, grande, preoccupante problema della democrazia. Il referendum sull\u2019autonomia regionale differenziata era una potente occasione, insieme agli altri referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. La Corte costituzionale ha preso una decisione contraria, non condivisibile, influenzata dalla preoccupazione che il referendum potesse dividere il paese ma la Consulta ha dimenticato che un referendum abrogativo \u00e8 sempre promosso per cancellare scelte gi\u00e0 fatte, quindi divisiva \u00e8 la legge Calderoli, che la Consulta per\u00f2 non ha cancellato integralmente.<br \/>\nIl referendum sull\u2019autonomia regionale differenziata era per le opposizioni il massimo punto di unit\u00e0, ora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Il valore di questo referendum stava nel potenziale coinvolgimento delle persone e poteva convincerle a votare, quindi un formidabile appuntamento per tutti: dirigenti, militanti, elettori, cote politico e cote sociale. Ora restano gli altri referendum che sono anch\u2019essi molto importanti ma hanno apprezzamenti non univoci nelle opposizioni. La spinta unitaria non \u00e8 immediata ma un buon lavoro pu\u00f2 risolvere molti problemi.<br \/>\nQuindi se ora non si vuole cadere nella depressione politica di un\u2019opposizione che ha perso il pi\u00f9 importante punto di unit\u00e0 politica e sociale occorre costruire un percorso credibile che partendo dalla Costituzione (che resta il fondamento che deve ispirare un programma alternativo alla destra) arrivi ad un progetto che renda possibile e credibile un\u2019alternativa alla destra, anche prima della scadenza naturale del 2027. Sarebbe diabolico se le opposizioni si facessero trovare impreparate di fronte ad una crisi improvvisa del governo delle destre, sempre possibile. Di pi\u00f9, proprio una credibile alternativa potrebbe incalzare il governo della destra e moltiplicarne le difficolt\u00e0 fino a provocarne la crisi.<br \/>\nUn abbozzo di programma \u00e8 indispensabile, partendo dalla Costituzione, ed \u00e8 responsabilit\u00e0 dei gruppi dirigenti, ma occorre che questo dia vita ad un\u2019ampia campagna di partecipazione, puntando a fare scrivere il programma dell\u2019alternativa alle persone che sono disponibili ad impegnarsi sulle proposte, scrivendo, votando, mobilitando. Una grande discussione di massa \u00e8 il modo migliore per preparare un\u2019alternativa credibile alla destra. Esperienze precedenti hanno dato buona prova, perch\u00e9 dovremmo rinunciare alle esperienze positive del passato? La condizione \u00e8 che il programma sia non solo dei partiti ma costruito con la societ\u00e0 e con gli elettori.<br \/>\nQuello che manca nella discussione fin qui svolta \u00e8 il lancio di una prospettiva forte, ideale e politica, sociale e partecipata, che cammini nella coscienza e sulle gambe delle persone. Occorre suscitare emozioni, non pu\u00f2 essere un confronto a tavolino, nei salotti. E\u2019 nel vivo delle lotte che si formano i quadri, le esperienze dei militanti, le nuove gerarchie nei dirigenti, da solo nessuno di questi sar\u00e0 in grado di convincere chi si \u00e8 ritirato deluso dall\u2019impegno a tornare e a fare la sua parte, dando vita ad un grande patto per un\u2019alternativa alle destre. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo da perdere. Il momento \u00e8 ora. Trump e la destra in campo nel mondo e in Europa non sono un fenomeno passeggero, la possibilit\u00e0 di costruire elementi di iniziativa unitaria va iniziata prima possibile per evitare di lasciare ad una destra aggressiva il tempo, che altrimenti non avrebbe, di durare. Prima l\u2019alternativa politica e sociale sar\u00e0 in campo per il futuro dell\u2019Italia e dell\u2019Europa meglio sar\u00e0.<br \/>\n*(Alfiero Grandi \u00e8 un politico e sindacalista italiano. Alfiero Grandi. Gi\u00e0 deputato della Repubblica Italiana.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Andrea Capocci*: SEGNALI DI VITA LONTANI ANNI LUCE &#8211; SCIENZA SECONDO GLI ASTROFISICI, SULL\u2019ESOPIANETA K2-18 B CI SAREBBERO INDIZI DELLA PRESENZA DI OCEANI ABITATI DA ALGHE. LO STUDIO DI CAMBRIDGE SU \u00abASTROPHYSICAL JOURNAL LETTERS\u00bb. MA NON TUTTI I RICERCATORI SONO D\u2019ACCORDO<\/strong><\/p>\n<p>Sul pianeta K2-18 b, lontano 124 anni luce da noi, potrebbe esserci la vita. Lo sostengono gli astrofisici dell\u2019universit\u00e0 di Cambridge che hanno analizzato la sua atmosfera, pubblicando i risultati ieri sulla rivista Astrophysical Journal Letters.<br \/>\nNell\u2019atmosfera di K2-18 b ci sono due gas, il dimetil solfuro e il dimetil disolfuro (molecole composte di idrogeno, carbonio e zolfo) che sulla Terra sono prodotti dal metabolismo di batteri, funghi, piante e alghe. Il dimetil solfuro \u00e8 l\u2019origine del caratteristico odore di salsedine che percepiamo in riva al mare. Se davvero ci fosse vita sul pianeta, potrebbero essere proprio le alghe a produrre questi gas.<br \/>\nSecondo i ricercatori, guidati dall\u2019astrofisico inglese di origine indiana Nikku Madhusudhan, K2-18 b \u00e8 un pianeta \u00abiceano\u00bb. Cio\u00e8, i pianeti \u00abiceani\u00bb hanno una consistenza rocciosa e sono coperti da oceani sovrastati da un\u2019atmosfera ricca di idrogeno. I pianeti iceani, la cui esistenza \u00e8 stata teorizzata dagli stessi astrofisici di Cambridge, si trovano nella regione cosiddetta \u00ababitabile\u00bb intorno alla loro stella di riferimento. Come la Terra, si troverebbero alla distanza giusta da ospitare acqua allo stato liquido e non ghiacciato, ma non cos\u00ec vicini da diventare troppo caldi per ospitare la vita. L\u2019acqua \u00e8 infatti ritenuta un ingrediente necessario per lo sviluppo della vita su un pianeta, almeno nelle forme in cui la cerchiamo.<br \/>\nK2-18 B \u00e8 uno dei circa settemila esopianeti \u2013 pianeti che orbitano intorno a stelle diverse dal Sole \u2013 scoperti finora e sembra avere tali caratteristiche. Avvistato nel 2015 con il telescopio spaziale Kepler, ha un diametro due volte e mezzo pi\u00f9 grande rispetto alla Terra e ruota ogni 33 giorni intorno a una \u00abnana rossa\u00bb (denominata appunto K2-18), da cui riceve una quantit\u00e0 di calore simile a quella che il Sole fornisce alla Terra. La nuova ricerca si basa sulle osservazioni effettuate con il telescopio spaziale \u00abJames Webb\u00bb lanciato nel 2021. Il telescopio \u00e8 in grado di osservare le galassie pi\u00f9 lontane dell\u2019universo, ma ricostruisce anche la composizione chimica dell\u2019atmosfera degli esopianeti analizzando la luce che filtra attraverso di essa con una tecnica denominata \u00abspettrografia\u00bb.<br \/>\nNel 2023, il telescopio aveva permesso anche di rilevare la presenza di abbondante idrogeno, come ipotizzato per un esopianeta iceano, ma anche metano e anidride carbonica, gas compatibili con la presenza di vita e che proverebbero la natura solida del pianeta. Le osservazioni appena pubblicate registrano anche notevoli quantit\u00e0 di dimetil solfuro e disolfuro.<br \/>\n\u00c8 una prova della vita? Calma: la ricostruzione della composizione chimica in un ambiente cos\u00ec diverso dal nostro \u00e8 soggetta a incertezze sperimentali che meritano ulteriori approfondimenti, spiegano gli stessi autori della scoperta. Inoltre, anche l\u2019irradiazione ultravioletta o le scariche elettriche possono dare vita a questi composti. Nell\u2019atmosfera dell\u2019esopianeta ce ne sono in quantit\u00e0 migliaia di volte superiori a quelle dell\u2019atmosfera terrestre e \u00abimprobabili senza un contributo significativo di origine biologica\u00bb.<br \/>\nPER ATTRIBUIRLA a organismi simili a alghe sarebbe necessario anche dimostrare che K2-18 b \u00e8 davvero coperto da oceani ma di questo al momento non c\u2019\u00e8 una prova diretta. D\u2019altronde, anche la consistenza rocciosa del pianeta sostenuta dallo studio di Cambridge viene dedotta dall\u2019analisi chimica dell\u2019atmosfera. Non tutta la comunit\u00e0 scientifica \u00e8 d\u2019accordo.<br \/>\nDiversi scienziati sono scettici nei confronti delle affermazioni di Madhusudhan e ritengono che i dati raccolti siano compatibili con uno scenario del tutto diverso da quello \u00abiceano\u00bb: K2-18 b potrebbe essere un pianeta del tipo \u00abmini-Nettuno\u00bb, cio\u00e8 essenzialmente una sfera di gas con un piccolo nucleo solido al centro. Se cos\u00ec fosse, l\u2019eventuale presenza di dimetil solfuro e disolfuro non avrebbe origine biologica. Non sarebbe la prima volta in cui una presunta \u00abprova\u00bb dell\u2019esistenza di vita su altri pianeti venga smontata da ulteriori osservazioni.<br \/>\nOGGI, AD ESEMPIO, nessuno crede pi\u00f9 che la fosfina presente nell\u2019atmosfera tossica di Venere abbia davvero origine biologica, come fu sostenuto da alcuni scienziati solo 5 anni fa con grande clamore. Anche le molte ricerche su Marte indicano che la vita, semmai fosse esistita, sarebbe scomparsa parecchio tempo fa. La scoperta degli esopianeti ha moltiplicato le speranze di trovare gli \u00abalieni\u00bb, ma \u00e8 una scienza molto giovane e piena di incertezze. La maggior parte di essi \u00e8 stata osservata negli ultimi vent\u2019anni con nuovi telescopi abbastanza sensibili da osservare il piccolissimo oscuramento nella luce di una stella lontana provocato dal passaggio di un pianeta. \u00c8 il metodo di osservazione oggi pi\u00f9 utilizzato e permette anche di capire quali ricadano nella zona abitabile.<br \/>\nLA STELLA TABBY HA PERSO I SUOI ALIENI<br \/>\nCon lo studio della loro atmosfera, il telescopio James Webb ha fatto compiere un notevole passo avanti allo studio degli esopianeti. Ma risalire dalla presenza di certe sostanze chimiche alla loro origine (eventualmente) biologica \u00e8 un\u2019operazione spericolata perch\u00e9 si fonda sull\u2019ipotesi che la vita su altri pianeti si sia sviluppata in modo analogo a quello terrestre. In realt\u00e0, le condizioni fisiche degli esopianeti possono dare vita a processi chimici molto diversi da quelli in atto sulla Terra, spiegando la presenza di certe molecole con cause diverse da quelle biologiche. Inoltre, la vita sugli esopianeti potrebbe assumere forme molto diverse da quella terrestre e che nemmeno immaginiamo. Potremmo persino trovarcela di fronte al naso e non saperla riconoscere.<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto. Andrea Capocci, \u00e8 fisico, insegnante e giornalista.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Alessandro Visalli*: considerazioni intermedie su tempi complessi &#8211; i tempi di cambiamento sono sempre tempi confusi. 02 &#8211; Lia Tagliacozzo*: Memoria senza pace <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51952\" title=\"n\u00b0 15 \u2013 19\/04\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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