{"id":51679,"date":"2025-03-28T14:00:45","date_gmt":"2025-03-28T14:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51679"},"modified":"2025-03-28T19:42:52","modified_gmt":"2025-03-28T19:42:52","slug":"n-12-29-marzo-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero-gz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51679","title":{"rendered":"n\u00b0 12 \u2013 29\/3\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Caos Pnrr: il Mef d\u00e0 l\u2019allarme, la premier si fa i complimenti . Fondi Ue La protesta delle opposizioni: \u00abSui ritardi il governa venga a riferire in Parlamento\u00bb. A rischio tagli le missioni 4 (istruzione), 5 (inclusione) e 6 (salute)<br \/>\n02 &#8211; Angelo Mastrandrea*: La scure di Trump si abbatte sulle regioni di destra &#8211; Guerre commerciali Coldiretti conta i danni, i produttori protestano ma Lollobrigida minimizza<br \/>\n03 &#8211; Anna Fabi *: Lavoro e pensione di vecchiaia senza vincoli, limite di reddito per quella ai superstiti<br \/>\n04 &#8211; L&#8217;OSSESSIONE DI TRUMP PER LA GROENLANDIA &#8211; Alla fine la visita di JD Vance in Groenlandia si limiter\u00e0 alla base militare di Pituffik. Ma l\u2019ambizione di Trump di annettere l\u2019isola artica \u00e8 tutt\u2019altro che accantonata e preoccupa l\u2019Europa. (*)<br \/>\n05 &#8211; Pierluigi Ciocca*: I dazi, la guerra e Keynes. L\u2019azzardo americano &#8211; Stati Uniti Economia debole, crescita drogata dall\u2019eccesso di spesa. I cittadini Usa consumano troppo e vivono a spese del resto del mondo. Una lezione del \u00abmigliore di tutti\u00bb nel 1944<br \/>\n06 &#8211; Luigi Pandolfi*: Volano solo oro e armi, i dazi di Trump fanno crollare la fiducia dei consumatori &#8211; Stati Uniti Superati i 3000 dollari l&#8217;oncia, record storico del bene rifugio per eccellenza. Kaja Kallas: \u00abCos\u00ec la Cina se la ride\u00bb. Tutti i listini di Wall Street in &#8220;territorio di correzione&#8221;, cio\u00e8 cali di oltre il 10% sul picco massimo<br \/>\n07 &#8211; Giovanni Federico*: Trump, Vance e l\u2019Europa scroccona &#8211; Anche il parassita \u00e8 un titolo di merito. Ai tempi di Atene, i parassiti erano funzionari addetti al culto di divinit\u00e0. Gente, insomma, d\u2019appetito e con un rango di tutto riguardo<br \/>\n08 &#8211; Luciana Cimino*: \u00abI sovranisti italiani non fanno gli interessi del paese\u00bb &#8211; Dazi e dispetti Intervista a Stefano Vaccari (Pd)<br \/>\n09 &#8211; Filippo Ortona*: PARIGI &#8211; Il nuovo Fronte popolare su tre diverse posizioni &#8211; Francia Per La France Insoumise la priorit\u00e0 resta un cessate il fuoco al pi\u00f9 presto<br \/>\n10 &#8211; Mauro Casadio*: Il crollo dell\u2019illusione euro atlantica &#8211; Unione europea nuova bandiera bruciata.jpg Lo scontro fra Trump e Zelensky, e per interposta persona con l\u2019Unione Europea, ha assunto forme inaspettatamente virulente per tutti ed ha fatto emergere la vera questione che nel tempo \u00e8 stata rimossa nella discussione a sinistra. Ma alla fine ha anche mostrato la natura profonda della contraddizione: quella tra interessi imperialistici divaricanti in Occidente<\/strong><\/p>\n<p><em>(a cura di Gugielmo Zanetta)<\/em><\/p>\n<p><strong><br \/>\n01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: CAOS PNRR: IL MEF D\u00c0 L\u2019ALLARME, LA PREMIER SI FA I COMPLIMENTI. FONDI UE LA PROTESTA DELLE OPPOSIZIONI: \u00abSUI RITARDI IL GOVERNA VENGA A RIFERIRE IN PARLAMENTO\u00bb. A RISCHIO TAGLI LE MISSIONI 4 (ISTRUZIONE), 5 (INCLUSIONE) E 6 (SALUTE)<\/strong><\/p>\n<p>Il filosofo Etienne Gilson ha scritto: \u00abLa ricerca del Santo Graal \u00e8 la ricerca dei segreti di Dio, inconoscibili senza la grazia\u00bb. Oggi il Santo Graal \u00e8 stato pi\u00f9 prosaicamente considerato come la crescita del prodotto interno lordo che avrebbe dovuto risollevare l\u2019economia dopo il Covid. Lo strumento che permetterebbe lo svelamento del mistero \u00e8 il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nemmeno in questo caso la grazia \u00e8 stata trovata. La ricerca durer\u00e0 a lungo. Ma il tempo stringe: i 194 miliardi erogati dalla Commissione Europea, prestiti da restituire per due terzi ed elargizioni per il resto, devono essere spesi entro giugno 2026. Mancano 13 mesi.<\/p>\n<p>LA PREOCCUPAZIONE per il termine perentorio \u00e8 stata enunciata dal ministro dell\u2019Economia Giancarlo Giorgetti l\u201911 aprile dell\u2019anno scorso (il manifesto 12 aprile 2024): l\u2019Italia non \u00e8 in grado di spendere i soldi nei tempi stabiliti e ha bisogno di pi\u00f9 tempo. Il rischio \u00e8 rispedire indietro i fondi. Ci\u00f2 confermerebbe la tragedia di un paese che non \u00e8 in grado di spendere soldi quando li ha e non pu\u00f2 fare investimenti perch\u00e9 deve aumentare gli avanzi primari di bilancio come richiesto dal patto di stabilit\u00e0. Anche ieri Giorgetti ha ribadito il rischio. Ha fatto di nuovo filtrare, senza smentire, su Repubblica la richiesta di un rinvio di un anno del Pnrr. Salvo schiarite nel cielo di piombo di Bruxelles, Giorgetti sa di trovarsi in una trappola. Dall\u2019altra parte, per\u00f2, c\u2019\u00e8 il blocco totale. Il commissario Ue Piotr Serafin ieri: \u00abUna proroga di un anno non \u00e8 possibile\u00bb. Lo ha confermato Raffaele Fitto, messo da Giorgia Meloni a Bruxelles per sovrintendere al fallimento che lui stesso ha co-gestito quando era il ministro al Pnrr. L\u2019Italia, ha detto il vicepresidente italiano della Commissione Ue, deve rispettare gli impegni. Lo scorso febbraio l\u2019Osservatorio Openpolis ha sostenuto che \u00e8 stato speso effettivamente un terzo dei 194 miliardi del Pnrr.<\/p>\n<p>LA RELAZIONE della Corte dei conti ha certificato: \u00abI dati mostrano un rinvio di spese programmate per il biennio 2023-2024 pari a circa 2,4 miliardi. Inoltre, la carenza di personale negli uffici di rendicontazione e controllo ha prodotto un rallentamento sulle verifiche di spesa\u00bb. I ritardi maggiori riguardano \u00able missioni 4 (istruzione), 5 (inclusione e coesione) e 6 (salute), che registrano un avanzamento della spesa pari, rispettivamente, al 25%, 14% e 27% dei finanziamenti destinati\u00bb. Come se nulla fosse, ieri il nuovo ministro alla rogna del Pnrr, Tommaso Foti, ha officiato il rito della cabina di regia con ministri, sottosegretari ed enti locali. Nella sesta relazione approvata dalla riunione \u2013 sar\u00e0 discussa la prossima settimana in parlamento \u2013 Giorgia Meloni ha celebrato \u00abil primato europeo dell\u2019Italia nella realizzazione del Pnrr per numero di obiettivi conseguiti, risorse complessive ricevute e numero di richieste di pagamento formalizzate e incassate\u00bb. Ci\u00f2 ha permesso al governo di ricevere il pagamento della quinta e sesta rata (11 miliardi e 8,7 miliardi) e di richiedere il pagamento della settima da 18,3 miliardi. I fondi destinati al Sud sono 59,3 miliardi, il 40,8% del totale, come previsto. Insomma \u00e8 il migliore dei mondi possibili, quello raccontato da Meloni in un video in cui ieri ha celebrato la longevit\u00e0 del suo esecutivo.<br \/>\nLA CONFUSIONE \u00e8 gigantesca: non si sa chi dice il vero e come stanno le cose. Ed \u00e8 cos\u00ec che ieri, dopo aver recitato la preghiera sulla stampa del giorno, le opposizioni hanno chiesto per l\u2019ennesima volta al governo di presentarsi in parlamento per chiarire ci\u00f2 che in fondo non ammetter\u00e0 mai. \u00abQuesta confusione, con i ministri che si smentiscono a vicenda, \u00e8 la dimostrazione che anche sul Pnrr il governo \u00e8 nel caos\u00bb ha detto Elly Schlein (Pd). I 5 Stelle Mariolina Castellone e Antonio Caso hanno dettagliato: \u00abDopo aver eliminato centinaia di strutture, a oggi \u00e8 stato attivato solo un quarto delle case e degli ospedali di comunit\u00e0 non tagliati dal programma. Di queste, appena il 3% \u00e8 stato dotato del personale necessario. Solo il 25,2% dei fondi destinati agli asili nido \u00e8 stato utilizzato ed \u00e8 probabile un taglio di 30 mila posti letto per gli studenti universitari\u00bb.<br \/>\nA NESSUNO tra i critici dell\u2019opposizione, e gli ottimisti meloniani, \u00e8 venuto in mente di mettere in discussione la logica dirigistica e neoliberale del Pnrr condivisa dalle maggioranze che l\u2019hanno concepita. Un pugno di persone ha plasmato il futuro e i progetti cadono dall\u2019alto. La loro \u201cmessa a terra\u201d non ha coinvolto la societ\u00e0, n\u00e9 si \u00e8 capito che non \u00e8 possibile spendere cifre colossali in un tempo cos\u00ec breve. E poi c\u2019\u00e8 Bruxelles che ha fretta. Ha scoperto di essere diversamente \u201cresiliente\u201d: non pi\u00f9 alle pandemie, ma alla guerra. Ora c\u2019\u00e8 l\u2019ipotesi di destinare i soldi non spesi ai cannoni.<br \/>\n*(Roberto Ciccarelli. Filosofo e giornalista, scrive per \u00abil manifesto\u00bb.)<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Angelo Mastrandrea*: LA SCURE DI TRUMP SI ABBATTE SULLE REGIONI DI DESTRA &#8211; GUERRE COMMERCIALI COLDIRETTI CONTA I DANNI, I PRODUTTORI PROTESTANO MA LOLLOBRIGIDA MINIMIZZ<\/strong>A<br \/>\nCi ha provato fino all\u2019ultimo, il ministro dell\u2019Agricoltura Francesco Lollobrigida a far credere che i dazi annunciati dall\u2019alleato Donald Trump non avranno effetti sulla filiera del vino italiana. \u00abIl primo problema che noi abbiamo non sono i dazi, \u00e8 la criminalizzazione del vino\u00bb, ha detto ieri alla presentazione della pi\u00f9 importante fiera del settore, Visitali, che si svolger\u00e0 a Verona dal 6 al 9 aprile.<br \/>\nStavolta per\u00f2 non lo ha seguito nessuno. Non ci sono stati ulteriori interventi di esponenti del governo o dei partiti della destra, e non ha raccolto le sue indicazioni neppure la pi\u00f9 \u00abamica\u00bb fra le organizzazioni agricole, cio\u00e8 la Coldiretti, che ha stimato in 6 milioni di euro al giorno il danno economico immediato per la filiera italiana del vino.<br \/>\nL\u2019IMBARAZZO della destra \u00e8 legato al fatto che a essere penalizzate dai dazi saranno soprattutto le regioni del nord che governano, e i loro effetti rischiano di mettere in crisi alleanze ed equilibri politici gi\u00e0 traballanti. Secondo la Confederazione italiana agricoltori (Cia), i vini che dipendono di pi\u00f9 dalle esportazioni sono i bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024, i rossi toscani e piemontesi e il prosecco. Non solo. A rischio \u00e8 praticamente l\u2019intero made in Italy: dalla pasta all\u2019olio, dall\u2019alta moda all\u2019industria farmaceutica.<br \/>\nL\u2019APRILE NERO DELL\u2019AUTOMOTIVE IN CRISI PREOCCUPA TUTTI TRANNE IL GOVERNO<br \/>\n\u00abI DAZI SONO UN CONTROSENSO E UN\u2019ARMA A DOPPIO TAGLIO. Colpiranno s\u00ec i nostri prodotti agroalimentari e quelli di molti altri settori, ma faranno anche molto male ai consumatori e agli utilizzatori americani\u00bb, ha commentato l\u2019altro ieri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.<br \/>\nIL VENETO GOVERNATO dalla Lega, che rischia di dividersi alle prossime elezioni regionali, \u00e8 il territorio che potrebbe essere pi\u00f9 colpito, soprattutto per il tracollo delle vendite di prosecco. Ieri il Corriere della Sera ha sottolineato come i dazi proposti da Donald Trump potrebbero cancellare intere produzioni venete, come l\u2019Asolo Docg, un prosecco che vende 32 milioni di bottiglie all\u2019anno, il 75 per cento di queste negli Stati Uniti. I tre consorzi di tutela del prosecco, che complessivamente esportano negli Usa quasi 150 milioni di bottiglie, hanno scritto una lettera al ministro Lollobrigida per chiedere un suo intervento, e difficilmente si accontenteranno del suo tentativo di minimizzare l\u2019effetto dei dazi sull\u2019industria vinicola italiana.<br \/>\nGLI IMPRENDITORI e le associazioni di categoria denunciano che gli importatori americani hanno annullato i loro ordini dopo che la Wine trade alliance, l\u2019associazione che riunisce grossisti, produttori e rivenditori americani, ha raccomandato ai suoi soci di sospendere tutte le ordinazioni per paura di dover pagare dazi fino al 200 per cento.<br \/>\nPoich\u00e9 le navi che partono oggi arriverebbero non prima della met\u00e0 di aprile, cio\u00e8 a dazi gi\u00e0 in corso, migliaia di bottiglie sono ferme nei magazzini e nei porti. \u00abI dazi sono gi\u00e0 applicati anche se non esistono perch\u00e9 le esportazioni sono bloccate, gli americani hanno bloccato l\u2019importazione dei nostri vini temendo di dover farsi carico loro del dazio perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 una norma che quantomeno adesso escluda dai dazi i prodotti che sono in transito\u00bb, ha spiegato Paolo Castelletti, direttore generale Unione italiana vini. \u00abAbbiamo chiesto alle istituzioni italiane ed europee di intervenire senza indugio per rimuovere i vini e i whisky statunitensi dalla lista tariffaria europea\u00bb, ha detto il direttore generale di Federvini Marco Montanaro.<br \/>\nSECONDO L\u2019UNIONE italiana vini (Uiv), le esportazioni di vino italiano negli States sono triplicate negli ultimi vent\u2019anni, hanno raggiunto il valore di 1,94 miliardi di euro e rappresentano quasi un quarto delle esportazioni totali di vino italiano. Per l\u2019Uiv i dazi inciderebbero in particolare sui vini italiani di fascia \u00abpopolare\u00bb, cio\u00e8 quelli che costano meno. Si tratta di 350 milioni di bottiglie, dal costo medio di 13 dollari.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Angelo Mastrandrea \u00e8 un giornalista e scrittore italiano.)<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Anna Fabi *: LAVORO E PENSIONE DI VECCHIAIA SENZA VINCOLI, LIMITE DI REDDITO PER QUELLA AI SUPERSTITI. CON LA PENSIONE AI SUPERSTITI SI POSSONO EFFETTUARE NUOVE COLLABORAZIONI DI LAVORO AUTONOMO (DA 3.500 L\u2019ANNO) SENZA SUBIRE DECURTAZIONI?<\/strong><br \/>\nIl trattamento di vecchiaia \u00e8 compatibile con attivit\u00e0 da lavoro mentre la pensione ai superstiti subisce decurtazioni in presenza di altri redditi che superino determinate soglie.<br \/>\nQUANTIFICAZIONE PENSIONE DI REVERSIBILIT\u00c0 AL CONIUGE SUPERSTITE<br \/>\nSe il destinatario della pensione ai superstiti (SO) ha anche un reddito aggiuntivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS (che per quest\u2019anno \u00e8 pari a 23.579,22), allora la pensione di reversibilit\u00e0 non subisce alcuna riduzione. Se il reddito aggiuntivo si colloca tra tre e quattro volte il minimo c\u2019\u00e8 un taglio del 25%, tra quattro e cinque volte il minimo la pensione si riduce del 40% e sopra le cinque volte il minimo la riduzione \u00e8 del 50%. Per il 2025:<br \/>\n<strong>\u2022 nessun taglio per redditi aggiuntivi entro 23.579,22 euro<br \/>\n\u2022 taglio del 25% per altri redditi tra 23.579,22 e 31.438,96 euro<br \/>\n\u2022 taglio del 40% per redditi aggiuntivi tra 31.438,96 e 39.298,70 euro<br \/>\n\u2022 taglio del 50% per redditi aggiuntivi superiori a 39.298,70 euro.<\/strong><br \/>\nA rilevare \u00e8 dunque il reddito aggiuntivo rispetto alla pensione di reversibilit\u00e0. Per calcolare questi limiti, si conteggiano tutti i redditi assoggettabili a IRPEF (lavoro dipendente e autonomo, redditi e pensioni all\u2019estero, redditi finanziari\u2026) mentre non si conteggiano i redditi da prima casa, TFR, arretrati, altra pensione di reversibilit\u00e0, assegni di invalidit\u00e0, assegni sociali e rendite vitalizie INAIL.<br \/>\nIn caso di cumulo della pensione di reversibilit\u00e0 con altri redditi, non \u00e8 comunque possibile decurtare l\u2019assegno per una quota che risulti maggiore del proprio reddito da lavoro cumulato. In pratica, la decurtazione sulla pensione di reversibilit\u00e0 cumulata con altri redditi non pu\u00f2 eccedere l\u2019importo complessivo di questi altri redditi.<br \/>\nUn CONSIGLIO farsi seguire da un consulente, un CAF o un patronato per calcolare il reddito effettivo e di conseguenza la convenienza delle diverse opzioni a sua disposizione.<br \/>\n*(Fonte: PMI.it &#8211; Anna Fabi. Esperta di Economia, Fisco e Information Technology, scrive da anni di attualit\u00e0 legata al mondo delle piccole e medie imprese.)<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; L&#8217;OSSESSIONE DI TRUMP PER LA GROENLANDIA &#8211; Alla fine la visita di JD Vance in Groenlandia si limiter\u00e0 alla base militare di Pituffik. Ma l\u2019ambizione di Trump di annettere l\u2019isola artica \u00e8 tutt\u2019altro che accantonata e preoccupa l\u2019Europa. (*)<\/strong><\/p>\n<p>Prima l\u2019annuncio, seguito dalle polemiche, poi la parziale correzione di rotta: la visita di JD Vance in Groenlandia risponde ad uno schema ormai consolidato nella gestione delle relazioni internazionali da parte della amministrazione Trump. Cos\u00ec, dopo aver sollevato un vespaio annunciando che avrebbe accompagnato la moglie Usha in Groenlandia, dove avrebbero assistito alla gara nazionale di slitte trainate da cani, il vicepresidente statunitense aggiusta il tiro: visiter\u00e0 \u2018solo\u2019 la base Pituffik per valutare la \u201csicurezza della Groenlandia\u201d. \u201c\u00c8 davvero importante: molti paesi minacciano la Groenlandia, i suoi territori e le sue acque per minacciare gli Stati Uniti, il Canada e, naturalmente, per minacciare la popolazione della Groenlandia\u201d, ha detto Vance. La realt\u00e0, per\u00f2, \u00e8 che non ci sono state minacce pubbliche alla sicurezza dell\u2019isola, territorio autonomo della Danimarca, se non da parte del presidente degli Stati Uniti, che si \u00e8 rifiutato di escludere l\u2019uso della forza militare pur di annettere la grande isola artica, dotata di ingenti risorse naturali e di una posizione geografica strategica e sulle cui acque il cambiamento climatico aprir\u00e0 nuove rotte di navigazione. Il fatto che Washington sia il principale garante della sicurezza, fornitore militare e alleato della Nato e della Danimarca \u00e8 un\u2019altra dimostrazione del disprezzo di Washington per il diritto internazionale, gli alleati e la relazione transatlantica.<\/p>\n<p>CORSA DI SLITTE O TERRE RARE?<br \/>\nL\u2019annuncio della visita di Vance, seppur ridimensionata, non rester\u00e0 senza strascichi. Il primo ministro danese Mette Frederiksen si \u00e8 gi\u00e0 lamentata del fatto che Washington stia esercitando una \u201cpressione inaccettabile\u201d sulla Groenlandia, le cui forze politiche \u2013 pur contrarie ad essere annesse agli Usa \u2013 sono in vario modo favorevoli ad un processo che porti l\u2019isola all\u2019indipendenza da Copenaghen. Della delegazione statunitense, guidata dal consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, fa parte oltre a JD Vance e sua Moglie Usha, il Segretario all\u2019Energia ed ex dirigente minerario Chris Wright. La motivazione ufficiale \u00e8 che avrebbero partecipato alla gara nazionale di slitte trainate da cani. A nessuno sfugge, per\u00f2, che la Groenlandia detiene enormi riserve minerarie e petrolifere inutilizzate, ma soprattutto che il suo sottosuolo contiene quelle terre rare, indispensabili per l\u2019industria informatica e la transizione ecologica. Si tratta di cobalto, grafite, litio e nichel \u2013 utilizzati nella costruzione di batterie, ad esempio per i motori elettrici \u2013 di rame e di zinco, e anche di metalli di nicchia come il titanio, il tungsteno e il vanadio, utilizzati per creare \u201csuperleghe\u201d. Inoltre, a causa del riscaldamento globale e del fenomeno noto come \u2018amplificazione polare\u2019, nell\u2019arco di due decenni \u2013 secondo gli studiosi \u2013 aree limitrofe al Circolo Polare Artico resteranno prive di ghiaccio per mesi rendendo percorribili rotte che ridisegneranno il ruolo commerciale dell\u2019isola, rendendola un hub strategico per il trasporto di materie prime e prodotti petroliferi.<\/p>\n<p>I GROENLANDESI SONO PREOCCUPATI?<br \/>\n\u00c8 fuor di dubbio che l\u2019approccio aggressivo degli Stati Uniti preoccupi i circa 57mila abitanti dell\u2019isola artica, che fino a poco tempo fa guardavano all\u2019interesse di Trump nei loro confronti come ad un elemento da sfruttare per ottenere l\u2019indipendenza dalla Danimarca. Oggi invece, come ha sottolineato il premier uscente Mute Egede, si va facendo strada la sensazione che la Groenlandia abbia bisogno di aiuto dall\u2019esterno per resistere alle crescenti pressioni di Washington. Nelle ultime settimane centinaia di persone hanno preso parte a manifestazioni contro gli Stati Uniti, alcune delle quali esponevano cartelli con la scritta \u201cRispettate gli accordi internazionali\u201d \u00e8Yankee tornate a casa\u201d. Il fatto che una delegazione di alto livello di funzionari statunitensi visiti la Groenlandia senza essere stata invitata, soprattutto dopo le elezioni nazionali e mentre i partiti sono ancora in trattativa per formare il prossimo governo, solleva numerosi interrogativi. Jens-Frederik Nielsen, capo del partito Demokraatit e probabile prossimo primo ministro, ha detto luned\u00ec ai groenlandesi che devono \u201crestare uniti\u201d ma che non c\u2019\u00e8 motivo di farsi prendere dal panico: \u201cNon dobbiamo essere costretti a un gioco di potere a cui noi non abbiamo scelto di partecipare\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019EUROPA \u00c8 IN RITARDO?<br \/>\nLa possibilit\u00e0 che l\u2019isola possa diventare l\u2019ennesima pedina della competizione tra USA e Cina preoccupa anche gli europei. Soprattutto alla luce di un rapporto in rapido deterioramento con Washington, le attenzioni che l\u2019amministrazione americana continua a riservare alla Groenlandia hanno fatto scattare pi\u00f9 di un campanello d\u2019allarme nel Vecchio Continente. Lo shock provocato dalle dichiarazioni di Trump infatti, ha evidenziato il colpevole disinteresse per il territorio, a lungo trascurato dalle cancellerie europee e in cui solo nel 2024 l\u2019Ue ha finalmente aperto un ufficio di rappresentanza. Perfino la Danimarca si sta rendendo conto di aver sottovalutato l\u2019importanza cruciale dell\u2019isola per pi\u00f9 di due secoli. Eppure non \u00e8 la prima volta che il presidente americano si dimostra interessato ad annettere la Groenlandia agli Stati Uniti. Gi\u00e0 nel 2019 aveva avanzato l\u2019idea di acquistare il territorio. A peggiorare le cose c\u2019\u00e8 il fatto che il tycoon che siede oggi nello Studio Ovale non \u00e8 pi\u00f9 il novellino del suo primo mandato, e che intende approfittare di in un momento in cui la Cina \u00e8 alle prese con difficolt\u00e0 economiche e l\u2019Europa \u00e8 divisa e priva di una leadership forte. Da parte di Bruxelles si \u00e8 dato per scontato che una situazione che languiva da tempo sarebbe rimasta immutata. \u00c8 stato un errore. E oggi le evoluzioni geopolitiche rischiano di essere pi\u00f9 rapide di quanto non riesca ad esserlo l\u2019Europa.<br \/>\n*(redazione: ISPI Daily Focus)<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Pierluigi Ciocca*: I DAZI, LA GUERRA E KEYNES. L\u2019AZZARDO AMERICANO &#8211; STATI UNITI ECONOMIA DEBOLE, CRESCITA DROGATA DALL\u2019ECCESSO DI SPESA. I CITTADINI USA CONSUMANO TROPPO E VIVONO A SPESE DEL RESTO DEL MONDO. UNA LEZIONE DEL \u00abMIGLIORE DI TUTTI\u00bb NEL 1944<\/strong>.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dubitare che gli americani sarebbero amici dell\u2019Europa se solo non vi fossero Trump e Vance. Per due lunghi anni gli Stati uniti non si impegnarono militarmente a favore dell\u2019Inghilterra aggredita da Hitler. Keynes speriment\u00f2 la durezza americana nel 1944. Due anni dopo dovette ripetere l\u2019esperienza. Mor\u00ec anche per questo.<br \/>\nNel 1944 Londra avevano delegato a Bretton Woods Keynes, Robbins e Robertson.<br \/>\nMa i migliori cervelli non bastarono. Nello scorcio del conflitto Roosevelt, Morgenthau e White non escludevano di ricondurre la Germania, cuore dell\u2019Europa, allo \u00abstato di pastorizia\u00bb. Keynes non riusc\u00ec a ottenere il Bancor e la Clearing Bank: n\u00e9 la moneta n\u00e9 la banca centrale che proponeva per ricostruire il mondo. White, coriaceo negoziatore, respinse senza appello la pretesa di Londra di conservare il commercio preferenziale con i Dominions.<br \/>\nNel 1946 l\u2019Inghilterra era altamente indebitata con gli Usa quando Keynes venne spedito a Washington per ottenere un ulteriore prestito all\u2019Inghilterra stremata dalla guerra, ridotta a razionare il cibo. Le condizioni del prestito strappato da un Keynes fisicamente minato dalla trattativa furono meno favorevoli di quanto egli stesso aveva sperato e fatto sperare a Londra. Nemmeno allora bast\u00f2 \u00abil pi\u00f9 intelligente di tutti\u00bb, come lo defin\u00ec Harrod, l\u2019economista illustre, amico e allievo di una vita, insuperato biografo. A guerra finita, l\u2019opinione pubblica e il Congresso degli Stati uniti volevano che gli inglesi ormai facessero da soli. Il pericolo rosso europeo era ancora poco avvertito. Solo nel 1948 Truman e Marshall finanziarono la ricostruzione dell\u2019Europa, estesa alla Germania nazista che con l\u2019Italia e gli altri alleati fascisti aveva sterminato 27 milioni di russi e sei milioni di ebrei. Non lo fecero per solidariet\u00e0, ma come barriera contro il comunismo.<\/p>\n<p>E oggi? La differenza rispetto ad allora \u00e8 che l\u2019economia americana \u00e8 debole. La sua crescita, sull\u2019orlo dell\u2019inflazione, \u00e8 drogata dall\u2019eccesso di spesa, dagli alti salari, dalla produttivit\u00e0 che ristagna nonostante Ict, Ai, social, Musk. L\u2019investimento eccede il risparmio nella misura di quattro punti di Pil. La manodopera scarseggia, eppure Trump deporta immigrati in catene. Il bilancio pubblico \u00e8 passivo per il 7% del Pil, il debito supera il 120% del Pil. La Fed non pu\u00f2 ridurre i tassi dell\u2019interesse.<br \/>\nGli americani consumano troppo, vivono a spese del resto del mondo. Che finanzia la loro bilancia dei pagamenti in rosso da mezzo secolo. Il deficit di parte corrente sfiora il trilione di dollari, tre punti di Pil. Riflette la carenza di risparmio ma anche la perdita di competitivit\u00e0 di prezzo, rispetto alla stessa Europa. Quindi la posizione debitoria netta verso l\u2019estero degli Stati uniti va ad avvicinare 25 trilioni. Un terzo del credito proviene da Cina, Giappone, Germania. Se questi paesi \u2013 o i Brics \u2013 lo vendessero, il dollaro crollerebbe con penose ripercussioni, inflazionistiche e recessive, per gli americani.<br \/>\nTrump ha intuito che la minaccia alla leadership del suo Paese \u00e8 radicata nei conti con l\u2019estero. Ma i dazi significano debolezza, e non risolvono. Aggiungono all\u2019inflazione. Creano incertezza. Possono diffondere recessione. Proposti da Smoot e Hawley ben prima dell\u2019ottobre 1929, in un parlamento di repubblicani filo-contadini i dazi superarono l\u2019opposizione di Hoover \u2013 presidente fra i pi\u00f9 colti \u2013 e quella di economisti, industriali, banchieri. La scelta \u00abasinina\u00bb contribu\u00ec non poco a trasformare in mondiale la crisi di una Borsa.<br \/>\nPer evitare l\u2019inflazione e riequilibrare la bilancia dei pagamenti, Trump dovrebbe piuttosto frenare la domanda interna con la politica fiscale e monetaria e attuare una svalutazione del dollaro controllata e accettata dai detentori, in un accordo \u00abPlaza\u00bb nuovo e diverso.<br \/>\nGli europei, dal canto loro, non devono rispondere con dazi a dazi che tolgono al commercio mondiale due punti gi\u00e0 nel 2025. Se i dazi americani frenano le sue esportazioni, l\u2019Europa sostenga la domanda interna con investimenti pubblici produttivi, tagliati da decenni. La Russia \u00e8 fiaccata anche sul piano economico da tre anni di aggressione all\u2019Ucraina. L\u2019Europa, Londra inclusa, gi\u00e0 spende molto per le armi, non meno di Mosca. La deterrenza \u00e8 mero pretesto.<br \/>\nObiettore di coscienza durante il primo conflitto, nel 1924 Keynes sottoline\u00f2 come con le spese di guerra \u00able merci e i servizi ottenuti siano destinati a estinzione immediata e infruttifera,<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Pierluigi Ciocca, economista italiano. Pierluigi Ciocca \u00e8 stato vicedirettore generale della Banca d&#8217;Italia dal 1995)<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Luigi Pandolfi*: VOLANO SOLO ORO E ARMI, I DAZI DI TRUMP FANNO CROLLARE LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI &#8211; STATI UNITI SUPERATI I 3000 DOLLARI L&#8217;ONCIA, RECORD STORICO DEL BENE RIFUGIO PER ECCELLENZA. KAJA KALLAS: \u00abCOS\u00cc LA CINA SE LA RIDE\u00bb. TUTTI I LISTINI DI WALL STREET IN &#8220;TERRITORIO DI CORREZIONE&#8221;, CIO\u00c8 CALI DI OLTRE IL 10% SUL PICCO MASSIMO<\/strong><\/p>\n<p>Tra gli effetti della guerra commerciale scatenata da Trump c\u2019\u00e8 anche la corsa all\u2019oro come \u00abbene rifugio\u00bb. Ieri nuovo record, il tredicesimo dall\u2019inizio dell\u2019anno: 3006 dollari per un\u2019oncia. Ma per molti osservatori il rally non \u00e8 ancora finito, indicando come prossimo target, addirittura, i 3500 dollari. \u00c8 un segnale di quello che in gergo si chiama \u00abricalibrazione dei mercati\u00bb: pu\u00f2 rappresentare una prima risposta a condizioni economiche avverse ma anche un\u2019anticipazione di cambiamenti strutturali nelle dinamiche finanziarie globali.<br \/>\nAlla base di tutto, ci sono infatti le crescenti tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo che stanno alimentando i timori di un rallentamento economico globale, spingendo gli investitori a \u00abrifugiarsi\u00bb in asset pi\u00f9 sicuri, ma anche l\u2019aspettativa di ulteriori tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, che renderebbero meno attraenti altri investimenti. A ci\u00f2 si devono aggiungere le scelte di alcune banche centrali, come quella cinese, di incrementare le loro riserve auree per diversificare le riserve valutarie e ridurre l\u2019esposizione al dollaro statunitense, percepito adesso come valuta meno stabile rispetto al passato. Pi\u00f9 fattori, ma un\u2019unica matrice, insomma: la Trumpeconomics.<br \/>\nI rischi collegati a questa \u00abfebbre dell\u2019oro\u00bb sono in ogni caso molteplici. Tra tutti, quello di una eccessiva volatilit\u00e0 dei mercati. Un\u2019impennata del prezzo dell\u2019oro, riflettendo una certa incertezza economica, pu\u00f2 determinare infatti una riduzione della liquidit\u00e0 in altri asset come azioni e obbligazioni, con effetti destabilizzanti sul sistema, se tale riduzione, per di pi\u00f9, avviene in maniera repentina. \u00c8 quello che si intravede dai listini dei principali indici statunitensi, d\u2019altra parte, tutti in \u00abterritorio di correzione\u00bb, il fenomeno che si verifica quando i titoli scendono di oltre il 10% rispetto al loro recente massimo.<br \/>\nCon l\u2019oro corrono soltanto i titoli delle multinazionali delle armi, da una sponda all\u2019altra dell\u2019Atlantico. Un segno dei tempi, anche questo. Il piano di riarmo europeo, prima ancora di essere attuato gi\u00e0 sta facendo la fortuna degli azionisti delle industrie produttrici. In Italia, il valore delle azioni di Leonardo, detenute per il 50,3% da investitori istituzionali, tra cui i principali colossi finanziari americani (BlackRock, The Vanguard, Goldman Sachs, ecc.), \u00e8 aumentato del 70% dall\u2019inizio dell\u2019anno.<br \/>\nOro e armi, un binomio che la dice lunga su che strada si \u00e8 messo il mondo. Intanto, proprio negli Stati Uniti crescono di giorno in giorno i timori di un deterioramento del quadro economico. JPMorgan ha aumentato la probabilit\u00e0 di una recessione al 40% per quest\u2019anno. Ed anche i mercati delle scommesse rispecchiano la stessa incertezza. Non va meglio dal lato della fiducia dei consumatori, ai minimi degli ultimi 29 mesi. A marzo, secondo le stime dell\u2019Universit\u00e0 del Michigan, l\u2019indice \u00e8 sceso a 57,6 punti dai 64,7 del mese precedente (le aspettative erano di 63,1). Un crollo del 27,1% su base annua. \u00abMolti consumatori hanno fatto riferimento all\u2019alto livello di incertezza sulle politiche del presidente Donald Trump e su altri fattori economici\u00bb, \u00e8 stato il commento di Joanne Hsu, che ha diretto il sondaggio.<br \/>\nMentre l\u2019America trema, a Pechino si fissa invece un obiettivo di crescita al 5% per quest\u2019anno e si vara un robusto piano per rilanciare la domanda interna e mitigare gli effetti dei dazi di Trump. Le misure di stimolo prevedono l\u2019emissione di 4,4 trilioni di yuan (570 miliardi di euro) in obbligazioni speciali per finanziare progetti infrastrutturali, 1,3 trilioni di yuan (168 miliardi di euro) in obbligazioni del Tesoro a lunghissimo termine e 500 miliardi di yuan (65 miliardi di euro) in obbligazioni sovrane per sostenere le maggiori banche commerciali del Paese, nonch\u00e9 politiche per sostenere l\u2019industria dell\u2019intelligenza artificiale e aiutare i progetti di energia rinnovabile. Una risposta keynesiana alle incertezze del momento. E numeri, soprattutto, che all\u2019Alto rappresentate per la politica estera dell\u2019Unione Kaja Kallas hanno fatto dire, con sarcasmo verso gli Usa e la loro politica protezionista, \u00abla Cina se la ride\u00bb.<br \/>\n*(Luigi Pandolfi &#8211; giornalista pubblicista, scrive di politica ed economia su vari giornali, riviste e web magazine)<br \/>\n<strong><br \/>\n07 &#8211; Giovanni Federico*: TRUMP, VANCE E L\u2019EUROPA SCROCCONA &#8211; ANCHE IL PARASSITA \u00c8 UN TITOLO DI MERITO. AI TEMPI DI ATENE, I PARASSITI ERANO FUNZIONARI ADDETTI AL CULTO DI DIVINIT\u00c0. GENTE, INSOMMA, D\u2019APPETITO E CON UN RANGO DI TUTTO RIGUARDO<\/strong><\/p>\n<p>A causa di un grossolano errore, informazioni \u201cclassificate\u201d del Governo USA su azioni di guerra in Yemen, scambiate sulla piattaforma Signal, sono finite anche al Direttore della rivista The Atlantic. Ne \u00e8 venuto fuori che il Vice Presidente Vance ha detto come \u201codia salvare l\u2019Europa\u201d.<br \/>\nNello scambio di battute con Hegseth, il segretario della Difesa ne \u00e8 venuto fuori il ritratto di un Europa \u201cpatetica.\u201d Trump, a commento dell\u2019episodio, ha detto che gli Europei sono dei parassiti e che il Direttore del giornale \u00e8 un farabutto. Siamo di fronte ad un frasario ruvido e di tutta franchezza verso il vecchio Continente.<br \/>\nNel film \u201cQuesta specie d\u2019amore\u201d una coppia in crisi cede al tradimento. Solo con l\u2019intervento del padre di lui ritroveranno intesa e morale d\u2019un tempo. Il sentimento che ha unito Usa ed Europa \u00e8 svaporato fino ad arrivare, almeno da una parte, alla detestazione. Forse un giorno un padre della patria interverr\u00e0 a riportare la ragionevolezza ed un antico afflato tra le due terre, ma per adesso le cose sono cos\u00ec.<br \/>\nTrump ha girato le spalle a quella che fu la genitrice dei pellegrini che sbarcarono secoli addietro oltre oceano per dare vita al paese pi\u00f9 forte al mondo. Sull\u2019accaduto ha sostanzialmente fatto spallucce. Non ha fatto ricorso a frasari diplomatici per addolcire le parole, anzi rimarcandole. Ha dato una spallata a quel poco che ancora restava in piedi di buona considerazione verso una madre annebbiata ed affannata ma non priva di sapienza storica.<br \/>\nSembra che adesso Trump voglia disarcionarsi di dosso la storica alleata e far correre libero e leggero il mustang americano senza traini ad infiacchirlo. Non a caso \u201cmustang\u201d si riferisce ad una razza di cavallo che non ha padrone, dal carattere selvaggio e che non risponde a nessuno se non a s\u00e9 stesso. Mustang \u00e8 per definizione \u201cl\u2019animale che si allontana\u201d e quella degli Usa \u00e8 per certo una presa di distanza dalla cara vecchia Europa.<br \/>\nSin dalla sua origine l\u2019Europa \u00e8 sempre stata fucina di guerre interne e di conquista del mondo. Su questo ha dato lezione all\u2019umanit\u00e0 fino al momento attuale. Oggi, invece, ha perso smalto. Non ha pi\u00f9 voglia di menare le mani. \u00c8 demograficamente malconcia ed i soldi che in tasca preferisce spenderli per una migliore qualit\u00e0 di una vita che investirla in armi. Su questo, a vederla in positivo, potrebbe rappresentare uno stadio evolutivo, che paga essere andata troppo avanti rispetto ad uno scenario che urla ancora il piacere e la necessit\u00e0 di conflitti e di sangue.<br \/>\nPutin e Trump hanno dato una spallata decisa agli equilibri in corso per rimescolare le carte e fare una nuova partita di gioco. Sull\u2019Europa, che non c\u2019\u00e8, aleggiano instancabili sparvieri in attesa di sfinirne quel poco che la tiene in piedi. In caccia si attacca sempre la preda pi\u00f9 debole. Si \u00e8 cominciato con l\u2019Ucraina e quando si avr\u00e0 nuova fame forse si continuer\u00e0, puntando sulla disunione del branco.<br \/>\nEppure messe le cose in questo modo versiamo in errore. La realt\u00e0 dice altro e che, malgrado le apparenze, stiamo cadendo in un gigantesco equivoco. Il fatto va letto invece con compiacimento. Ci sarebbe, infatti, tutto da rallegrarsi per la targa di pateticit\u00e0 assegnata positivamente all\u2019Europa.<br \/>\nCi sar\u00e0 stata senz\u2019altro una forbita suggestione riferita all\u2019ascolto della splendida \u201cPatetica\u201d di Beethoven per cui il termine va inteso non come commiserazione e disprezzo ma al contrario secondo lo spirito di Schiller. Cos\u00ec, \u201cil patetico \u00e8 la vera essenza del sublime e solo mediante la rappresentazione della natura sofferente si raggiunge il sublime\u201d. A tradurla in volgare, solo attraverso il rantolo europeo si pu\u00f2 gustare la sublimazione dei paesi che ne sono compromessi.<br \/>\nSono sempre i nostri pregiudizi a vedere nero l\u00ec dove \u00e8 il bianco. Anche il parassita \u00e8 un titolo di merito da non trascurare. Infatti, da principio, ai tempi di Atene, i parassiti erano funzionari addetti al culto di divinit\u00e0 a cui spettava dividersi la vittima sacrificale. Gente, insomma, d\u2019appetito e con un rango di tutto riguardo.<br \/>\nSolo successivamente, al tempo del teatro dei Romani, sembra siano stati trasformati in personaggi addetto a provocare la risata, ingordi furbacchioni che si muovono alle spalle di ignari padroni. A farla breve, sono degli scrocconi.<br \/>\nStupidi noi a non capire che \u201cpatetici e parassiti\u201d sono dei complimenti, appena camuffati per non arrossire per l\u2019elogio attestato. Sembra che l\u2019Europa debba allora ravvedersi, finire di bearsi nella sua bellezza di arte ed eleganza e tornare ad allenarsi per far scrocchiare le nocche delle proprie mani pronta a stendere l\u2019eventuale avversario. \u00c8 una triste prospettiva, il prezzo da scontare per essersi spinti troppo avanti in un modello di civilt\u00e0 che non contempla sangue e pallottole. Pi\u00f9 che un ritorno al futuro si tratter\u00e0 di andare indietro nel futuro e possibilmente tentare di restarci. Sarebbe solo un sogno.<br \/>\n*(Giovanni Federico, storico e filosofo, storico economico di professione)<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Luciana Cimino*: \u00abI SOVRANISTI ITALIANI NON FANNO GLI INTERESSI DEL PAESE\u00bb &#8211; DAZI E DISPETTI INTERVISTA A STEFANO VACCARI (PD) Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura alla Camera, mercoled\u00ec scorso la premier dalla manifestazione Agricoltura \u00e8, organizzata dal ministro Lollobrigida, ha detto che per tutelare i prodotti agroalimentari italiani dai dazi imposti da Trump serve diplomazia e \u00abfarli conoscere\u00bb con iniziative come quella, appunto.<\/strong><\/p>\n<p>LA CONVINCE COME POSIZIONE?<br \/>\nAssolutamente no. \u00c8 un atteggiamento non all\u2019altezza della gravit\u00e0 della situazione innescata da Trump e rivendicare, come ha fatto in Parlamento, l\u2019equidistanza tra il presidente Usa e l\u2019Europa attesta che la presidente del consiglio ha pi\u00f9 a cuore il rapporto con l\u2019alleato sovranista rispetto agli interessi del paese. Sui dazi finora non abbiamo ascoltato nessuna presa significativa di distanza, forse preoccupata di non rompere definitivamente con Salvini e la Lega.<br \/>\nNon si tratta solo dei rapporti diretti con gli Stati Uniti: sulla nostra economia potrebbero abbattersi anche le conseguenze dei dazi su altri partner europei.<br \/>\nI dazi di Trump potrebbero innescare ritorsioni a catena e potrebbero prevalere sui mercati prodotti che non garantirebbero qualit\u00e0 e salubrit\u00e0, quelle riconosciute alle nostre eccellenze agroalimentari. Senza contare che certe produzioni risultano discutibili anche dal punto di vista dei diritti dei lavoratori. Una questione non secondaria \u00e8 quella legata all\u2019accrescimento dell\u2019italian sounding, prodotti che attraverso denominazioni ed etichettature particolari rimandano al nostro paese ma che in realt\u00e0 solo brutte e cattive copie.<br \/>\nNell\u2019agroalimentare i dazi ci costerebbero 2 miliardi: una cifra insostenibile che metterebbe in ginocchio intere filiere produttive e causerebbe migliaia di occupati in meno<br \/>\nStefano Vaccari<br \/>\nLa premier ha annunciato che andr\u00e0 a Washington.<br \/>\nCon Trump deve parlare l\u2019Europa sulla base di una proposta che non accetti la ritorsione e forte della possibilit\u00e0, sostenuta da risorse, che si possano spostare i mercati europei dell\u2019export. Andare in forma singola sarebbe deleterio e minerebbe la coesione e la solidariet\u00e0 che \u00e8 alla base dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Anche Confindustria ha usato toni duri. Cos\u2019\u00e8 che sta sottovalutando il governo?<br \/>\nL\u2019Italia della destra guarda con fastidio a una Unione europea forte e unita. Cosa che \u00e8 invece la premessa, come indicano anche le forze produttive del paese. La sottovalutazione \u00e8 la conseguenza di un atteggiamento arrendevole nei confronti di Trump e delle sue politiche sovraniste e separatiste. A Trump interessa governare gli equilibri mondiali per affermare i grandi interessi. Sta succedendo anche nei conflitti in atto, in Ucraina e a Gaza. L\u2019idea predominante non \u00e8 la pace duratura ma come con altri oligarchi ci si divide i bottini di guerra.<\/p>\n<p>COSA SUCCEDER\u00c0 IL 2 APRILE?<br \/>\nSe la premessa sono i dazi al 25% gi\u00e0 annunciati sulle auto, senza un accordo sar\u00e0 un disastro per tutti. Anche in caso di reciprocit\u00e0. Aumenterebbero a dismisura i prezzi finendo per gravare sui cittadini. Pensiamo ai farmaci. Alcuni perch\u00e9 non pi\u00f9 convenienti potrebbero essere ritirati, altri costerebbero cos\u00ec tanto da non poter essere utilizzati da gran parte delle popolazioni.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 grave anche per l\u2019agroalimentare.<br \/>\nIn questo settore l\u2019export negli Usa \u00e8 cresciuto del 158% in dieci anni e oggi sono il secondo mercato di riferimento mondiale per cibo e vino, con 7,8 miliardi di euro incassati nel 2024. Siamo primi in Europa. I dazi ci costerebbero oltre 2 miliardi: una cifra insostenibile che metterebbe in ginocchio intere filiere produttive. Aggiungo che dazi al 20% secondo l\u2019Istat produrrebbero -0,2% di Pil e 57 mila occupati in meno.<\/p>\n<p>LA SINISTRA ITALIANA COSA PU\u00d2 FARE IN EUROPA?<br \/>\nDire che la nuova Pac, che il commissario europeo vuole riscrivere, deve essere equa e deve redistribuire le risorse verso le imprese agricole che rispettano giustizia sociale e ambientale, accompagnandole con strumenti che salvaguardino il reddito.<br \/>\n*(Luciana Cimino &#8211; Giornalista, Consulente comunicazione politica \u00b7 Giornalista professionista. Il Manifesto. Ho scritto la graphic novel sull&#8217;inventrice del giornalismo sotto.)<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Filippo Ortona*: PARIGI &#8211; IL NUOVO FRONTE POPOLARE SU TRE DIVERSE POSIZIONI &#8211; FRANCIA PER LA FRANCE INSOUMISE LA PRIORIT\u00c0 RESTA UN CESSATE IL FUOCO AL PI\u00d9 PRESTO<\/strong><\/p>\n<p>Alla chiusura del summit di Parigi, ieri, la sinistra francese non aveva ancora espresso alcuna posizione chiara, men che meno unitaria, sulle principali proposte dell\u2019Eliseo. Cos\u00ec, di fronte alla \u00abcoalizione dei volenterosi\u00bb avanzata da Macron, o rispetto allo stanziamento di ulteriori finanziamenti per sostenere Kiev, la gauche rimane divisa sulle grandi linee che hanno segnato le fratture del Nuovo Fronte Popolare negli ultimi mesi: il Partito socialista sostanzialmente d\u2019accordo con la compagine macronista, La France Insoumise contraria, e gli ecologisti in mezzo al guado.<\/p>\n<p>\u00abGli europei devono mostrare che sono pronti non tanto a fare la guerra, ma a garantire la pace\u00bb, ha detto l\u2019ex-presidente e attuale deputato socialista Fran\u00e7ois Hollande, durante un\u2019intervista in tv ieri mattina, nella quale ha espresso approvazione per la formazione di un eventuale contingente internazionale sotto l\u2019egida dall\u2019Onu. Secondo Hollande, Macron \u00abha ragione di dire che c\u2019\u00e8 una minaccia russa\u00bb, una \u00abminaccia esistenziale\u00bb alla quale si accompagna, per l\u2019ex-presidente, \u00abun partner insufficiente come Donald Trump\u00bb.<br \/>\nGi\u00e0 a inizio marzo, l\u2019attuale segretario del Ps, Olivier Faure, si era detto \u00abd\u2019accordo con l\u2019azione del presidente della Repubblica\u00bb, e convinto della necessit\u00e0 di \u00abfare blocco con gli ucraini e, nel medio termine, impegnarsi in una difesa europea\u00bb nella quale i francesi prendano tutta la loro responsabilit\u00e0, mettendo sul tavolo la questione dell\u2019ombrello nucleare\u00bb da condividere con gli altri paesi dell\u2019Unione, un\u2019altra proposta avanzata da Macron nelle ultime settimane. Qualche giorno dopo, il Ps ha scritto in un comunicato che il partito rimarr\u00e0 \u00aba fianco degli ucraini fino alla sconfitta di Putin\u00bb.<br \/>\nGli Ecologisti hanno invece espresso dubbi quanto alla retorica utilizzata dai socialisti, pur dicendosi convinti della necessit\u00e0 del sostegno militare all\u2019Ucraina, a patto che questo non venga fatto a colpi di nuova austerit\u00e0. \u00abNon siamo contro a priori\u00bb all\u2019aumento \u00abdel budget della difesa per difendere l\u2019Ucraina\u00bb, ha detto la segretaria del partito Marine Tondelier, a patto che avvenga \u00abaumentando le imposte dei pi\u00f9 ricchi\u00bb.<br \/>\nPer La France Insoumise, il partito di maggioranza relativa nel Nfp, la priorit\u00e0 resta invece quella di siglare un cessate il fuoco al pi\u00f9 presto, preludio a un accordo di pace fondato su \u00abrispettive garanzie di sicurezza tra gli ucraini e i russi, che includano il fatto che l\u2019Ucraina non integri la Nato\u00bb, ha scritto sul suo blog il fondatore di Lfi Jean-Luc M\u00e9lenchon, possibilista su di un eventuale invio di truppe \u00abper interporsi e garantire la pace\u00bb, a patto che siano \u00abmesse sotto l\u2019autorit\u00e0 dell\u2019Onu e il suo comando militare\u00bb.<br \/>\nPrima del summit di ieri, Macron aveva invitato i francesi a nuovi \u00absacrifici\u00bb in vista di una politica di riarmo, in concomitanza con la presentazione del piano europeo di ReArm Europe. Una logica alla quale Lfi \u00e8 radicalmente opposta e alla quale M\u00e9lenchon intende \u00abfare ostacolo, in modo determinato\u00bb, come ha scritto sul suo blog. Per il deputato europeo Lfi Anthony Smith, \u00abReArm Europe, sono 800 miliardi per il complesso militare-industriale\u00bb, una \u00abEuropa della guerra\u00bb alla quale bisogna dire \u00abstop\u00bb, ha scritto sui social.<br \/>\nSullo sfondo della crisi ucraina, per gli insoumis si tratta soprattutto di difendere una politica di \u00abnon-allineamento\u00bb, come non cessano di ripetere i responsabili del partito.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto-Filippo Ortona \u00e8 giornalista per la carta stampata e la tv in Francia e in Italia)<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Mauro Casadio*: IL CROLLO DELL\u2019ILLUSIONE EURO ATLANTICA &#8211; UNIONE EUROPEA NUOVA BANDIERA BRUCIATA.JPG LO SCONTRO FRA TRUMP E ZELENSKY, E PER INTERPOSTA PERSONA CON L\u2019UNIONE EUROPEA, HA ASSUNTO FORME INASPETTATAMENTE VIRULENTE PER TUTTI ED HA FATTO EMERGERE LA VERA QUESTIONE CHE NEL TEMPO \u00c8 STATA RIMOSSA NELLA DISCUSSIONE A SINISTRA. MA ALLA FINE HA ANCHE MOSTRATO LA NATURA PROFONDA DELLA CONTRADDIZIONE: QUELLA TRA INTERESSI IMPERIALISTICI DIVARICANTI IN OCCIDEN<\/strong>TE.<\/p>\n<p>Dunque grande \u00e8 la confusione sotto il cielo e la situazione \u00e8 eccellente! Ma come interpretare questa improvvisa precipitazione nelle relazioni transatlantiche? Come collocare questa netta discontinuit\u00e0 dentro l\u2019apparente egemonia e dominio mondiale euroatlantico a trazione statunitense, apparentemente irreversibile fino al Novembre scorso?<br \/>\nLe interpretazioni che stanno fiorendo sono molteplici: dalla follia mercantilista di Trump alla influenza della \u201ctech oligarchy\u201d composta dagli uomini pi\u00f9 ricchi della terra, dalla subordinazione dei gruppi dominanti dell\u2019UE agli USA al \u201criscatto militare\u201d che deve sancire l\u2019emancipazione europea da uno Stato non pi\u00f9 amico, ma divenuto repentinamente antidemocratico nell\u2019arco di una campagna elettorale.<\/p>\n<p>Insomma la \u201cFine della Storia\u201d sta ottenebrando le migliori menti occidentali, le quali non riescono e non vogliono risalire alle cause strutturali di questa contraddizione, pure manifestatasi gi\u00e0 da molto tempo. Anzi rifiutano proprio di affrontarle, limitandosi a \u201csezionare\u201d in infiniti e noiosissimi dibattiti televisivi o interviste giornalistiche gli aspetti formali, reversibili spesso nell\u2019arco di 24 ore, di carattere politico-etico, di minaccia da parte delle \u201cpericolosissime autocrazie\u201d, oppure di carattere economico contingente.<\/p>\n<p>Anche \u201ca sinistra\u201d non emergono analisi particolarmente brillanti, ondeggiando tra un pacifismo militarista-europeista, alla PD, ed un pacifismo ipocrita come quello dei 5Stelle che al governo avevano votato il finanziamento per le armi all\u2019Ucraina e l\u2019acquisto degli F35, e oggi lucrano elettoralmente sulle contraddizioni del campo largo. Come diceva Tot\u00f2, adesso si \u201cbuttano a sinistra\u201d.<\/p>\n<p>Va detto inoltre che scarseggiano le analisi prodotte dall\u2019uso delle categorie marxiste, oppure si limitano a espressioni di singoli intellettuali e militanti, mentre le organizzazioni politiche si contorcono in elaborazioni sovrastrutturali, non andando mai a fondo della natura della contraddizione in atto.<\/p>\n<p>Nella realt\u00e0 siamo dentro a un nuovo salto di qualit\u00e0 dell\u2019assetto mondiale instauratosi dagli anni \u201990, e la frammentazione del mercato globale fa riemergere i caratteri regressivi di un modo di produzione che ci sta trascinando di nuovo nella guerra.<\/p>\n<p>Le forme sono quelle demenziali consegnate tutti i giorni dalla cronaca politica, economica e militare, ma il processo che le ha generate era interpretabile gi\u00e0 dagli anni \u201990 per come si andava caratterizzando, e ben visibile dopo la crisi finanziaria del 2008.<\/p>\n<p>Bastava utilizzare le giuste categorie e in questo caso rimane fondamentale la chiave di lettura che ci fornisce il saggio popolare su \u201cl\u2019imperialismo\u201d scritto da Lenin agli inizi del secolo scorso.<\/p>\n<p>L\u2019apertura di spazi sconfinati di crescita con la fine del campo socialista in Europa, e con l\u2019apertura della Cina all\u2019economia occidentale, ha dato ossigeno a una dimensione mondiale del capitalismo che era gi\u00e0 in crisi finanziaria dagli anni \u201980, basta ricordare il crollo della borsa di Tokio nell\u201987, ma ha ricevuto una spinta eccezionale e inaspettata dalla rottura dell\u2019equilibrio internazionale creatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di quel processo oggi \u00e8 possibile farne la storia.<\/p>\n<p>Ma quella crescita nata sotto le leggi del capitale non poteva far altro che riprodurre e amplificare le contraddizioni di un Modo di Produzione spinto da una necessit\u00e0 di crescita infinita e che alla fine ha dovuto sempre fare i conti, nella sua storia, con i limiti di volta in volta incontrati e riprodotti.<\/p>\n<p>Nel \u201cBig Bang\u201d liberista degli anni \u201990 c\u2019\u00e8 stato spazio per tutti e ognuno poteva aspirare a prendersi una fetta della torta, ma quella stessa possibilit\u00e0 accelerava tutte le contraddizioni dell\u2019assetto capitalista: dalla finanziarizzazione alla centralizzazione e concentrazione dei capitali, dalla competizione prodotta dall\u2019aumentata composizione organica del capitale mondiale al ritrovato ruolo degli Stati come comitati di affari della borghesia.<\/p>\n<p>Un ruolo questo manifestatosi con gli interventi militari, da quello nella Jugoslavia ai molteplici interventi in Africa e Medio Oriente fino all\u2019Afghanistan, con relativa spartizione dei bottini tra i briganti euroatlantici. Un ruolo inoltre riconfermato dal consistente aiuto finanziario pubblico dato alle banche nella crisi del 2008.<\/p>\n<p>Sempre a partire da quel periodo si sono andati a costituire diversi poli economico-finanziari. Oltre agli USA \u00e8 emersa la nascente Unione Europea. Anche in Asia s\u2019\u00e8 manifestata la tendenza a costruire un\u2019area regionale, prima con il Giappone, poi definitivamente messo in ginocchio con la crisi finanziaria della fine degli anni \u201990, causata dagli USA, e poi la Cina che ha saputo crescere economicamente e ora si \u00e8 consolidata politicamente avendo al governo il Partito Comunista.<\/p>\n<p>La nascita dei diversi centri di gravit\u00e0 geopolitici non significava necessariamente solo competizione ma anche collaborazione, almeno fin quando i margini di crescita c\u2019erano per tutti, in una contrattazione politica durata di fatto fino alla crisi del 2008.<\/p>\n<p>Sotto la coperta dell\u2019Euroatlantismo i gruppi dominanti USA e UE hanno cercato di mantenere una facciata unitaria politico-militare, hanno scatenato le guerre di civilt\u00e0, fino ad arrivare alla definizione di Borrell del mondo come \u201cil giardino e la giungla\u201d. Questo assetto ha tenuto politicamente nei diversi passaggi di fase ma \u00e8 stato incapace di invertire la marcia delle contraddizioni emerse con il crollo dell\u2019URSS e l\u2019affermazione \u201cglobale\u201d del Modo di Produzione Capitalista.<\/p>\n<p>Mentre si celebrava la \u201cfine della storia\u201d in nome dell\u2019egemonia del capitale, gli \u201cspiriti animali\u201d procedevano speditamente ridisegnando i blocchi geo-economici mondiali, con processi che hanno marciato insistentemente dagli anni \u201990 in poi, fino a quando il giocattolo non si \u00e8 rotto e la frammentazione dei mercati ha bloccato la crescita economica, incrementando fortemente la competizione tra i soggetti operanti all\u2019interno del capitalismo mondializzato.<\/p>\n<p>La mistificazione dell\u2019Euroatlantismo, versione moderna dell\u2019Eurocentrismo coloniale, non ha tenuto alla contraddizione fondamentale che andava maturando: quella tra gli USA e la costituenda Unione Europea. Partendo dagli accordi di Maastricht, passando per la nascita dell\u2019Euro e tentando di allargare al massimo la dimensione della UE e la sua capacit\u00e0 competitiva, era inevitabile l\u2019emergere della divaricazione di interessi dei due soggetti principali del capitalismo occidentale.<\/p>\n<p>Per paradosso, questa contraddizione si \u00e8 resa manifesta non per la capacit\u00e0 dei gruppi dominanti nella UE di ricercare una propria autonomia strategica, ma per una difficolt\u00e0 strutturale degli USA. Questi, infatti, avendo lucrato sulla propria rendita di posizione mondiale, hanno sviluppato al massimo il debito pubblico e privato e ora il livello raggiunto \u00e8 divenuto insostenibile spingendo quel paese a forzare economicamente e finanziariamente anche all\u2019interno dell\u2019imperialismo occidentale per sostenere la propria situazione.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 certamente il prodotto della presidenza Trump ma del ruolo avuto dagli USA dagli anni \u201990, il quale ha portato alla crisi finanziaria del primo decennio del secolo, alla fuga dall\u2019Afghanistan per insostenibilit\u00e0 economica della guerra, e infine all\u2019emergere del \u201cfenomeno Trump\u201d a causa della crisi sociale interna, che ha prodotto miseria e instabilit\u00e0 anche nel cosiddetto ceto medio, ovvero quella che storicamente era la base politica ed elettorale delle classi dirigenti USA.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la UE, collaborativa e competitiva allo stesso tempo con gli altri imperialismi, oggi si trova di fronte ad una reazione simile a quella del 1971, quando gli USA abolirono il cambio del dollaro con l\u2019oro a Bretton Woods senza nemmeno informarne gli alleati.<\/p>\n<p>All\u2019epoca la guerra del Vietnam aveva convertito gran parte dell\u2019economia nazionale alla produzione militare e la produzione civile veniva svolta dall\u2019Europa, che ebbe un aumento fortissimo delle esportazioni e in particolare della Germania, e dal Giappone ridando fiato e competitivit\u00e0 ai paesi sconfitti nella seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Di fronte a questo esito inatteso gli USA decisero di abolire la convertibilit\u00e0 del dollaro con l\u2019oro e diedero il via ai processi di finanziarizzazione recuperando egemonia a occidente, questi oggi per\u00f2 sono arrivati ai limiti delle loro possibilit\u00e0 di sviluppo.<\/p>\n<p>Le classi dominanti europee ora si trovano a fare i conti, loro malgrado, con una difficile scelta. Lo scontro tra USA e UE non nasce da scelte politiche erronee, ma dal PROCESSO generato dal capitalismo. Questo prescinde dalle specifiche volont\u00e0 dei soggetti in campo e li costringe a fare i conti con la variabile indipendente della dinamica del Modo di Produzione Capitalista.<\/p>\n<p>Insomma non possono fare ci\u00f2 che \u201cvogliono\u201d fare, ma quello a cui sono costretti. Questo \u00e8 il metro di misura da utilizzare se vogliamo interpretare le possibilit\u00e0 per l\u2019organizzazione di classe che si aprono in questo nuovo scenario storico.<\/p>\n<p>Dunque la favoletta che i russi vogliono invadere l\u2019Europa \u00e8 la copertura politica e ideologica per preparare una svolta reazionaria, non certo gestita dalle temutissime forze populiste\/fasciste, ma direttamente dalla maggioranza \u201cUrsula\u201d; e dunque forzare sul processo di unificazione europeo, obiettivamente oggi in stallo, a causa del cambiamento delle condizioni generali ma anche per incapacit\u00e0 strategica, politica e intellettuale dei ceti economici e politici dominanti.<br \/>\nD\u2019altra parte quello che si sta verificando \u00e8 la ripetizione del processo di unificazione della Germania del XIX secolo, guarda caso, che si \u00e8 data uno Stato federale unificato promuovendo due guerre e usando i nemici esterni, l\u2019Austria nel 1866 e la Francia nel 1870, ai fini del nascente nazionalismo tedesco.<br \/>\nInfine un contributo notevole alla precipitazione della situazione lo ha dato la nascita dei BRICS+, i quali stanno dimostrando come la potenziale crescita economica e sociale \u00e8 ormai emigrata dai vecchi centri imperialisti verso il sud del mondo, dove gli stessi rapporti di forza militari si vanno equilibrando tatticamente e strategicamente con l\u2019esistenza delle armi nucleari, come ci ha dimostrato la vicenda Ucraina.<br \/>\nCome comunisti siamo perci\u00f2 obbligati a rifare i conti con la cassetta degli attrezzi del marxismo e del leninismo, i quali dimostrano ancora oggi una vitalit\u00e0 incredibile, ma soprattutto con la condizione di classe che si verr\u00e0 a determinare nei prossimi anni nella UE.<br \/>\nGi\u00e0 oggi appare evidente chi pagher\u00e0 questo conto salato, saranno i lavoratori e le classi subalterne in Italia e in Europa con l\u2019incremento della spesa militare, proposta di 800 miliardi di euro di debito pubblico dalla Von der Leyen, a detrimento di quella sociale.<br \/>\nUn cambiamento di questa dimensione non si limiter\u00e0 solamente al \u201ctaglio\u201d sulla spesa sociale ma avr\u00e0 effetti strutturali nelle societ\u00e0 europee, dalla ristrutturazione industriale con centinaia di migliaia di licenziamenti nel continente fino a una restrizione delle agibilit\u00e0 democratiche, tendenza che si sta vedendo per ora nella periferia europea, vedi Moldavia e Romania, ma, con l\u2019incremento delle difficolt\u00e0, convergeranno al centro politico della Ue, come dimostra in Francia Macron che tiene in piedi un governo senza maggioranza e avendo perso le elezioni.<br \/>\nCome comunisti non abbiamo solo il dovere della lotta politica, ma anche quello di operare e produrre organizzazione in tutti gli ambiti sociali dove questa crisi si manifester\u00e0 in futuro, sedimentando una vera opposizione fuori e contro le mistificazioni di una sinistra contraddittoria e impotente.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete. Contropiano, Mauro Casadio, giornalista)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Caos Pnrr: il Mef d\u00e0 l\u2019allarme, la premier si fa i complimenti . 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