{"id":51448,"date":"2025-03-02T13:19:21","date_gmt":"2025-03-02T13:19:21","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51448"},"modified":"2025-03-02T17:12:06","modified_gmt":"2025-03-02T17:12:06","slug":"n-09-01-marzo-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero-gz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51448","title":{"rendered":"n\u00b0 09 \u2013 01\/3\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Mario Ricciardi *: Il senso perduto della \u00abguerra\u00bb, e del diritto &#8211; Fallimento europeo. Tra le reazioni all\u2019incontro di venerd\u00ec alla Casa Bianca, colpisce quella di Stathis Kalyvas, pubblicata \u201ca caldo\u201d su X: \u00abLo scambio Trump-Zelensky \u00e8 la migliore illustrazione moderna del dialogo tra [\u2026]<br \/>\n02 &#8211; Antonio Cantaro *: C\u2019era una volta in Germania &#8211; Sollecitata dal sudafricano Elon Musk a fornire risposte emotive e avventate e dalla velenosa provocazione britannica sul \u201cmalato d\u2019Europa\u201d, la Germania ha reagito con un\u2019altissima partecipazione al voto (84%) e una indicazione di stabilit\u00e0.<br \/>\n03 &#8211; Marina Catucci*: La porta in faccia e lo spiraglio, Usa sbigottiti come gli europei.<br \/>\nCrisi Ucraina: La Casa Bianca fa sapere di negoziati solo &#8220;in stallo&#8221; ma che ogni aiuto militare \u00e8 a rischio.<br \/>\n04 &#8211; Biden denunciato per complicit\u00e0 con Israele alla Corte penale &#8211; Palestina: L&#8217;iniziativa della ong Da, fondata da Jamal Khashoggi: 172 pagine consegnate alla Cpi in cui si chiede di indagare la precedente amministrazione statunitense per aver sostenuto e permesso crimini di guerra e contro l&#8217;umanit\u00e0 a Gaza(*)<br \/>\n05 &#8211; Luciana Cimino*: L\u2019opposizione: \u00abVassalla di Trump\u00bb. Tajani e Fi a disagio. Tante bugie. Cronaca politica: Le reazioni italiane all&#8217;intervento della premier da Steve Bannon.<br \/>\n06 &#8211; Barbara Weisz *: pensione in totalizzazione con i contributi inglesi.<\/strong><\/p>\n<p><em>(rassegna a cura di G.Z.)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Mario Ricciardi *: IL SENSO PERDUTO DELLA \u00abGUERRA\u00bb, E DEL DIRITTO &#8211; FALLIMENTO EUROPEO TRA LE REAZIONI ALL\u2019INCONTRO DI VENERD\u00cc ALLA CASA BIANCA, COLPISCE QUELLA DI STATHIS KALYVAS, PUBBLICATA \u201cA CALDO\u201d SU X: \u00abLO SCAMBIO TRUMP-ZELENSKY \u00c8 LA MIGLIORE ILLUSTRAZIONE MODERNA DEL DIALOGO TRA [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Tra le reazioni all\u2019incontro di venerd\u00ec alla Casa bianca, colpisce quella di Stathis Kalyvas, pubblicata \u201ca caldo\u201d su X: \u00abLo scambio Trump-Zelensky \u00e8 la migliore illustrazione moderna del dialogo tra i Melii e gli Ateniesi di Tucidide. Ma non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Dopo la seconda guerra mondiale il mondo aveva fatto grandi passi avanti. All\u2019improvviso tutto \u00e8 crollato\u00bb. Kalyvas \u00e8 greco, ma insegna nel Regno Unito, dove ricopre una prestigiosa cattedra di scienza politica a Oxford. La sua osservazione non ha soltanto l\u2019autorevolezza che viene da una vita trascorsa a studiare i conflitti, ma anche la profondit\u00e0 di prospettiva storica che \u00e8 frutto di una solida cultura classica.<\/p>\n<p>Una delle cose che suscitano maggiore sconcerto, seguendo le reazioni all\u2019umiliazione subita da Zelensky nel corso del suo dialogo con il presidente statunitene Trump e il suo vice Vance, \u00e8 proprio l\u2019assoluta mancanza di prospettiva storica di buona parte dei leader europei e statunitensi che si sono affrettati a consegnare ai social la propria indignazione, e solidariet\u00e0 con il presidente ucraino, utilizzando lo stesso linguaggio legnoso con cui avrebbero potuto commentare una sconfitta della squadra del cuore nella finale di un torneo internazionale, o i problemi di salute di una celebrit\u00e0 televisiva.<\/p>\n<p>A forza di abusare di termini come \u00abguerra\u00bb (al debito pubblico, al cancro, alla disinformazione) se ne perde il senso materiale e morale, che invece \u00e8 ben presente a tanti ucraini che ne fanno esperienza. A contatto con il mondo reale, con le cronache di un conflitto sanguinoso che dura da anni, le espressioni bellicose suonano vuote come le invocazioni di regole e principi del diritto internazionale. Scorrendo la lunga lista di capi di stato e di governo, di intellettuali e di opinionisti che si sono indignati per il trattamento ricevuto da Zelensky, si fatica a trovarne qualcuno che abbia espresso sentimenti simili mentre Israele faceva a pezzi regole e principi massacrando donne e bambini in Palestina. Gli inviti a \u00abscendere in piazza\u00bb in difesa dei \u00abnostri valori\u00bb stridono in modo insopportabile dopo Gaza. Che pochi si siano posti il problema di questo \u00abdoppio standard\u00bb giuridico e morale nelle classi dirigenti europee e occidentali \u00e8 un sintomo che non lascia presagire nulla di buono per il futuro.<\/p>\n<p>La messa in scena di Washington \u2013 nella quale Zelensky ha saputo comunque dar prova di dignit\u00e0 pari a quella degli ambasciatori di Melo nel dialogo con gli emissari di Atene, il potere imperiale egemone \u2013 sembra sia stata un brusco risveglio per una classe dirigente che si \u00e8 formata all\u2019ombra della fine della guerra fredda, imbevuta di una visione della societ\u00e0 e della storia che rimuoveva completamente il conflitto dalla politica, e sostituiva l\u2019amministrazione delle cose al governo delle persone. Eppure non \u00e8 la prima volta che il volto brutale della forza (\u00abper legge di natura chi \u00e8 pi\u00f9 forte comanda\u00bb, dicono gli ateniesi ai melii) si \u00e8 mostrato negli ultimi decenni. L\u2019architettura faticosamente messa in piedi dopo la seconda guerra mondiale, come ha ricordato Kalyvas, era motivata dall\u2019aspirazione di sostituire il diritto alla forza. Gli aspetti migliori del processo di integrazione europea erano animati dalla stessa volont\u00e0, rafforzata dalla determinazione di chi era sopravvissuto a due guerre mondiali. Dopo il 2001 questo spirito si affievolisce, e con esso si perde la consapevolezza che, come affermava Kant, un\u2019ingiustizia ovunque nel mondo \u00e8 un torto per chiunque.<br \/>\nOggi ci troviamo in una situazione in cui Tucidide appare pi\u00f9 rilevante dei discorsi motivazionali di manager e banchieri prestati alla politica. Chi \u00e8 debole non pu\u00f2 permettersi di buttare i dadi pi\u00f9 di una volta, dicono gli emissari di Atene ai melii, e come non pensare ai richiami alle \u201ccarte\u201d fatti da Trump discutendo con Zelensky?<br \/>\nSe non hai pi\u00f9 carte da giocare non ha senso affidarsi alla speranza (un altro motivo tucidideo echeggiato alla Casa bianca). C\u2019\u00e8 tuttavia un aspetto della situazione attuale che si distingue in modo significativo dal dialogo tra gli ateniesi e i melii come lo ricostruisce Tucidide: la pubblicit\u00e0. Gli ambasciatori di Atene si incontrano soltanto con i magistrati di Melo. Proprio questa segretezza consente a entrambi di esporre le proprie ragioni in modo franco e lascia spazio alla brutalit\u00e0 del linguaggio degli ateniesi. La conversazione tra Zelensky, Trump e Vance era invece pensata per avere un impatto mediatico, a casa e fuori. Questa \u00e8 forse la chiave di lettura su cui dovremmo concentrarci riflettendo su quanto \u00e8 accaduto venerd\u00ec a Washington.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Antonio Cantaro *: C\u2019ERA UNA VOLTA IN GERMANIA &#8211; SOLLECITATA DAL SUDAFRICANO ELON MUSK A FORNIRE RISPOSTE EMOTIVE E AVVENTATE E DALLA VELENOSA PROVOCAZIONE BRITANNICA SUL \u201cMALATO D\u2019EUROPA\u201d, LA GERMANIA HA REAGITO CON UN\u2019ALTISSIMA PARTECIPAZIONE AL VOTO (84%) E UNA INDICAZIONE DI STABILIT\u00c0.<\/strong><br \/>\nMa il neomercantilismo tedesco \u00e8 comunque finito. A volte un sigaro \u00e8 solo un sigaro, ma qualche volta \u00e8 qualcos\u2019altro, ha detto un giorno Sigmund Freud. A volte un risultato elettorale \u00e8 solo un risultato elettorale, ma il voto tedesco di domenica 23 febbraio, svoltosi esattamente a distanza di tre anni dall\u2019inizio della \u201coperazione militare speciale\u201d di Vladimir Putin, \u00e8 molto di pi\u00f9. \u00c8 qualcos\u2019altro. Ed \u00e8 di questo qualcos\u2019altro che si occupano, da diversi punti di osservazione, i diversi e ricchi contributi di questo numero di fuoricollana. Della caduta di un modello politico, economico, sociale, costituzionale. Fine ancora pi\u00f9 esemplare in quanto coincide (ma non si tratta di mera coincidenza) con il definitivo esaurimento fine dei due ordini \u2013 l\u2019ordine del New deal e l\u2019ordine neoliberale \u2013 che hanno retto nell\u2019ultimo secolo gli Usa e grande parte del mondo occidentale. Il nuovo ordine sta nascendo sulle ceneri dei due precedenti ed \u00e8 per questa ragione che non troviamo ancora la parola giusta per definirlo, se non quella approssimativa di \u201cordine del caos\u201d. Un ordine del caos \u2013 la cui icona \u00e8 Trump \u2013 che ci parla di una epocale crisi della funzione progressiva storicamente svolta dal capitalismo neoliberale. Quel mondo \u00e8 finito, ma senza mettere a tema virt\u00f9 e i vizi di quel vecchio mondo capiremo poco di quanto sta accadendo nel nuovo. Per questo ci riguarda non solo quanto \u00e8 avvenuto con le ultime elezioni americane e subito dopo, ma ci riguarda anche quanto accade (e quanto non accade) nel Vecchio mondo europeo e, soprattutto, in Germania. In primo luogo, perch\u00e9 la Germania, ancora la prima potenza economica e demografica dell\u2019Ue, \u00e8 una dei principali bersagli della guerra commerciale e tecnologica tra Cina e Usa. Bye Bye Germany. In secondo luogo, perch\u00e9 il ruolo della Germania, da sempre decisivo per il processo di integrazione sovranazionale, era stato sino a pochi anni fa rafforzato dall\u2019allargamento. Es war einmal in Deutschland. In terzo luogo, perch\u00e9 parlare della Germania significa parlare \u2013 per evidenti ragioni storiche, politiche, economiche \u2013 anche dell\u2019Italia. C\u2019era una volta in Germania.<\/p>\n<p>Si tratta di cominciare a offrire una risposta all\u2019interrogativo storico-esistenziale che abbiamo posto nell\u2019ultimo numero del nostro web magazine: il Vecchio continente capir\u00e0 o si disintegrer\u00e0? Non faremo sconti alla realt\u00e0 e alla verit\u00e0. In seguito, nei prossini numeri, ci cimenteremo pi\u00f9 ravvicinatamene su come pensare un\u2019Europa oltre Maastricht, un\u2019Europa che non sia mera area di mercato e, dunque, alla fine mera \u201cespressione geografica\u201d. Come piace a Trump, a Musk e, non da oggi, a larga parte dell\u2019establishment statunitense: colpire con la guerra dei dazi la competitivit\u00e0 delle esportazioni e ridurre drasticamente i suoi spazi di mercato per mettere a rischio l\u2019insieme della economia tedesca, sino a ieri insostituibile centro di raccordo di quella europea. Altro che isolazionismo bullista! Sono in gioco i fondamenti del processo di integrazione sovranazionale, l\u2019autonomia tout court dell\u2019Europa, oggi ancor pi\u00f9 di ieri minacciata da coloro che intendono ridurre l\u2019Unione a vassallo di un impero in declino. E che per farlo si adoperano, con guerre di tutti i tipi, per dominare la globalizzazione. Con la colpevole complicit\u00e0 delle \u201cclassi dirigenti\u201d europee venuta allo scoperto con lo scoppio della guerra russo-ucraina.<\/p>\n<p>Doveva questa segnare, secondo un\u2019improvvida retorica muscolare, un \u201critorno\u201d della Germania e dell\u2019Europa nella storia. Noi, invece, continuiamo a essere persuasi che le classi dirigenti tedesche e dell\u2019Unione abbiano commesso una pluralit\u00e0 di errori strategici, compreso quello di aver sottovalutato la capacit\u00e0 di tenuta della Federazione russa alle sanzioni. Il blocco posto all\u2019importazione delle tecnologie e all\u2019esportazione dei prodotti energetici, l\u2019esclusione dai circuiti bancari, il sequestro degli assets, la business retreat delle imprese occidentali operanti in Russia si sono risolti in un aumento del PIL del paese. Ancora una volta la cultura quantitativa di Maastricht ha ignorato le variabili storico-politiche e \u201cantropologiche\u201d che immettono energie \u201csociali\u201d non calcolabili: la pronta reazione dell\u2019opinione pubblica russa e l\u2019ampiezza delle relazioni di solidariet\u00e0 di cui Putin si \u00e8 potuto avvalere nel grande e ignoto mondo extra occidentale. Del resto gi\u00e0 nel settembre del 2014 (l\u2019anno in cui con il colpo di stato Euromaidan e l\u2019occupazione russa della Crimea le tensioni di confine tracimano in scontro militare aperto) la Federazione russa aveva adottato un piano di riconversione industriale volto a ridurre la propria dipendenza dall\u2019occidente e ad aumentare l\u2019interscambio con la Cina (https:\/\/eticaeconomia.it\/il-rapporto-draghi-la-competitivita-la-politica seconda-parte\/).<\/p>\n<p>Una \u201ctrappola\u201d, un \u201cregalo\u201d? Diverse sono le interpretazioni. La profonda crisi in cui versa oggi l\u2019economia della Germania dovrebbe porre fine a ogni discussione. Ma la cultura economica tedesca ha impiegato molto tempo per realizzare la profondit\u00e0 del vulnus inferto al paese, reso plasticamente evidente dal sabotaggio dei due gasdotti. Si \u00e8 intrattenuta, anzi, per mesi con l\u2019idea che la guerra avesse creato nuove possibilit\u00e0, mentre negli ambienti anglosassoni si \u00e8 tornato a parlare, con evidente compiacimento, della Germania, come \u201cmalato d\u2019Europa\u201d. E invero, gli errori strategici dell\u2019Unione e della Germania hanno portato alla luce la fragilit\u00e0 della progettualit\u00e0 su cui Berlino aveva costruito nei decenni precedenti la sua egemonia continentale. Tre anni dopo l\u2019inizio della guerra in Ucraina ha vinto un partito (l\u2019Afd) che contesta la rottura con la Russia, che agita la rivolta dei L\u00e4nder orientali dell\u2019ex Germania socialista colpiti dall\u2019austerit\u00e0 energetica, che rinfaccia a Scholz il crollo del sistema fondato sulla tripla cifra di bassi costi energetici, deflazione salariale, austerit\u00e0.<\/p>\n<p>Muoviamo dall\u2019essenziale. Con il massiccio consenso ad Afd il sincretismo che, per mezzo secolo, aveva visto coesistere le diverse anime e culture (politiche, economiche, costituzionali) della Germania mostra la corda. I presupposti politico-identitari della leadership tedesca perseguita tramite l\u2019esternalizzazione al resto d\u2019Europa del costo del suo modello mercantilistico orientato all\u2019export erano gi\u00e0 da tempo scossi. E con il voto viene anche bocciata la strategia di Scholz di porre fine all\u2019alleanza energetica con Mosca e di subordinare le logiche economico-commerciali alle strategie di atlantizzazione della Germania. Dunque, viene bocciata anche la cesura di Scholz con la politica della Signora Merkel che aveva comunque sempre mostrato chiara consapevolezza del fatto che Washington stava, passo dopo passo, conducendo una guerra economica alla Germania (il Dieselgate, le regolamentazioni americane su banche come Deutsche Bank, i dazi della prima presidenza Trump). Una guerra perpetuata da Biden con l\u2019Inflation Reduction Act con l\u2019intento di tenere le redini della transizione green e digitale (https:\/\/aliseoeditoriale.it\/il-lungo-biennio-di-crisi-della-germania-e-la-fine-del-sincretismo-tedesco\/).<\/p>\n<p>Il voto del 23 febbraio ci parla, in altri termini, delle fratture profonde che si sono prodotte in Germania a seguito del declino di una globalizzazione fondata sul primato della logica mercantilistica a vantaggio di una globalizzazione fondata sul primato della ragione geopolitica (il primato degli \u2018speciali interessi\u2019 degli Usa). Un primato che ha eroso alle fondamenta il progetto ordoliberale di una economia sociale di mercato quale programma fondamentale della rinata nazione tedesca fatto storicamente proprio, con differenti declinazioni, da cristiano-democratici, socialdemocratici, liberali, verdi. Tutti partiti, che con la parziale eccezione di una CDU-CSU trasfigurata in senso iperliberista-securitario, escono delegittimati dal voto. Assieme all\u2019affermazione della Afd, che raggiunge risultati comparabili a quelli delle destre francesi e italiane, il dato altrettanto eclatante (e inquietante) \u00e8 lo storico ridimensionamento della SPD, il principale partito socialdemocratico dell\u2019Europa occidentale del XIX secolo che nel 1972 aveva raggiunto il 45% dei voti (ancora il 40% nel 1998) e oggi si ferma al 16% (arrancano i Verdi, non c\u2019\u00e8 la fanno ad entrare in Parlamento i liberali e il partito di Sara Wagenknecht mentre ottiene un lusinghiero 9 per cento la Linke).<\/p>\n<p>Pesano le ferite mal cicatrizzate di una riunificazione incompiuta e la destabilizzazione identitaria legata a una ondata di immigrazione che ha sensibilmente mutato la \u201ccomposizione demografica\u201d della societ\u00e0 tedesca. Un processo, quest\u2019ultimo, ambivalente. Il grande afflusso di migranti \u00e8 stato, infatti, \u2018materialmente\u2019 benefico. La Germania ha arrestato il suo declino demografico. Dal 2013 la sua popolazione \u00e8 cresciuta del 4,8%, quasi il triplo della media UE (pi\u00f9 di quella francese: 3,9%). La popolazione ha ripreso a crescere dal 2015 ed \u00e8 ora superiore di 1,3 milioni rispetto al 2007. La Germania \u00e8 oggi uno dei Paesi Ue con il maggior afflusso di immigrati negli ultimi dieci anni. Mentre, ad esempio, in Francia il 13,1% della popolazione \u00e8 nato all\u2019estero, in Germania la percentuale \u00e8 del 19,5%, tra le pi\u00f9 alte in Europa. La Francia ha oggi l\u20198,2% di stranieri nella sua popolazione, mentre la Germania ne ha il 14,6%, quasi il doppio rispetto al 2013. I benefici dal punto di vista produttivo ed economico sono stati altissimi. La maggior parte dei nuovi arrivi \u00e8 costituita da giovani gi\u00e0 formati e qualificati, il che permette di limitare la carenza di manodopera e di finanziare le pensioni della crescente quota di popolazione con pi\u00f9 di 65 anni. La Germania, peraltro, ha tratto grandi benefici anche dalla crisi dell\u2019Eurozona. Non sono solo cittadini extraeuropei a essere emigrati in Germania. La percentuale di persone nate altrove in Europa \u00e8 quasi raddoppiata nel Paese tra il 2011 e il 2023, passando dal 3,8% al 7,4%. In Francia, ad esempio, rappresentano solo il 2,9% della popolazione. Ogni volta che la Germania accoglie un giovane italiano, greco o spagnolo che ha lasciato il suo Paese per mancanza di prospettive di lavoro, deve in teoria 200.000 euro al suo Paese d\u2019origine, se stimiamo il costo, pubblico e privato, che non ha dovuto impiegare per la sua crescita, cura, e istruzione (https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/17\/la-germania-nella-macro-crisi-autopsia-di-un-paese-in-frantumi\/).<\/p>\n<p>Eppure, ecco la contraddizione, la paura per l\u2019immigrazione incontrollata \u00e8 diventata negli ultimi anni per tanti tedeschi il simbolo del declino. Sembrano passati anni luce da quando nel 2015 la Germania ha accolto un milione di rifugiati siriani quasi senza battere ciglio e la Cancelliera dichiarava con orgoglio \u201cce la faremo\u201d, accompagnata da una straordinaria mobilitazione della societ\u00e0 civile che rispondeva al suo appello per far fronte all\u2019afflusso. Dieci anni dopo, la Germania appare a tanti una societ\u00e0 fredda, ripiegata su s\u00e9 stessa e il governo tedesco di \u201csinistra\u201d (il governo \u201csemaforo\u201d) ha in questi anni promosso una politica migratoria europea pi\u00f9 dura, pianificata e organizzata da Ursula von der Leyen, in stretta consultazione con l\u2019estrema destra europea. Pesano una molteplicit\u00e0 di fattori. Non ultimo la serie di crimini che hanno coinvolto stranieri di fede musulmana residenti in Germania, ma anche l\u2019oggettiva difficolt\u00e0 a includere cittadini la cui fede, a differenza di protestanti e cattolici, non ha una struttura gerarchica ed \u00e8, pertanto, pi\u00f9 difficile integrare nel contesto esistente. Il voto del 23 febbraio 2025 registra, in questo senso, la caduta dell\u2019immagine di una Germania post 1945 e post \u201968 aperta al mondo, umanista, antirazzista. Una caduta politico-identitaria che si intreccia \u2013 e qui le contraddizioni cominciano a disvelarsi \u2013 con una parallela e sopravvenuta arretratezza del modello economico.<\/p>\n<p>La Germania si considera da lungo tempo il campione mondiale delle esportazioni. Ed effettivamente, in particolare nell\u2019ultimo decennio, lo \u00e8 stata. Secondo l\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio, nel 2023 le esportazioni della Cina e dei suoi 1,4 miliardi di abitanti ammontano a 3.380 miliardi di dollari, quelle degli Usa e dei suoi 335 milioni di abitanti a 2.020 miliardi. La Germania, con 84 milioni di abitanti, appena dietro con 1.690 miliardi di dollari. Pi\u00f9 del doppio di quelle del Giappone o della Corea e quasi il triplo di quelle di Francia, Italia e Regno Unito. Dopo il 1991, la riunificazione tedesca aveva interrotto questa dinamica, in conseguenza della priorit\u00e0 data agli investimenti interni per la ricostruzione della parte orientale. Per tutti gli anni Novanta Berlino importava pi\u00f9 di quanto esportasse, una situazione che i tedeschi consideravano una tragedia nazionale. Per riconquistare lo status di \u201cExportweltmeister\u201d, il cancelliere Gerhard Schr\u00f6der si era affidato allora a politiche dirette a ridurre i costi del lavoro. In particolare, la c.d. riforma \u201cHartz IV\u201d con l\u2019inasprimento delle condizioni per ottenere l\u2019assistenza sociale e i c.d. minijob, posti di lavoro senza protezione sociale che hanno contribuito a un aumento di disuguaglianze e povert\u00e0 (a cui riparer\u00e0, in parte, Angela Merkel attenuando la durissima riforma delle pensioni del 2004 e introducendo nel 2015 un salario minimo).<\/p>\n<p>La politica di dumping sociale nei confronti dei propri vicini europei ha consentito alla Germania di ottenere rapidamente colossali surplus commerciali. Ci\u00f2 ha rafforzato la convinzione dei leader tedeschi che questa fosse la formula magica per fare uscire il Vecchio Continente dalla stagnazione, cosa che hanno fatto in modo spietato durante la crisi dell\u2019eurozona, in particolare nei confronti della Grecia. Al prezzo di una prolungata stagnazione dell\u2019economia europea, ulteriormente aggravata dall\u2019aumento della penetrazione del capitale cinese anche in conseguenza dell\u2019obbligo imposto ai governi dei Paesi dell\u2019Europa meridionale di vendere, per ridurre il loro debito, i loro \u201cgioielli di famiglia\u201d. Nel \u2018fondato\u2019 presupposto \u2013 nel contesto di un mercato autoregolato che esclude preventivamente qualsiasi politica della domanda \u2013 che un alto flusso di esportazioni \u00e8 l\u2019unico modo per garantire la crescita economica.<\/p>\n<p>Un vincolo costituzionalizzato a Maastricht che stabilisce un rapporto obbligato deficit e pil e tra debito e Pil e dispone che la missione fondamentale della Bce, a differenza della Fed americana, \u00e8 la lotta all\u2019inflazione, quale che sia il prezzo da pagare in termini di stagnazione e di retrocessione dei sistemi di stato sociale. Male per tanti paesi dell\u2019Unione, meno male per la Germania che negli scorsi decenni ha potuto contare anche su altri fattori \u2018esogeni\u2019 per una ripresa delle proprie esportazioni. A partire dagli anni Duemila, la domanda cinese di grandi berline \u00e8 esplosa, cos\u00ec come la domanda di macchinari legata alla rapida industrializzazione del Paese. Prodotti in cui la Germania godeva di un innegabile vantaggio competitivo. Inoltre, nel corso degli anni \u201990, l\u2019industria tedesca ha sfruttato appieno l\u2019allargamento dell\u2019UE, ampliando le proprie esportazioni e riducendo significativamente i costi di produzione grazie allo sviluppo della subfornitura nell\u2019Europa orientale. \u00c8 grazie a questa politica che la Germania ha potuto sfuggire agli effetti deleteri del massiccio aumento dell\u2019euro rispetto al dollaro, passato da 0,9 dollari nel 2000 a 1,6 dollari nel 2008 (un quasi raddoppio che ha avuto un impatto negativo sulle industrie francesi e italiane). \u00c8 vero che a causa dell\u2019austerit\u00e0 imposta dal ministro delle Finanze Sch\u00e4uble ai Paesi dell\u2019Europa meridionale, la Germania ha visto diminuire le sue esportazioni verso il resto dell\u2019UE, ma \u00e8 riuscita a compensare queste perdite aumentando le sue esportazioni al di fuori dell\u2019Ue, soprattutto verso la Cina. La Germania ha, cio\u00e8, mantenuto la sua buona salute industriale e delle esportazioni durante la tempesta europea del 2008-2013 e questo ha rafforzato la convinzione dei suoi leader in ordine alla bont\u00e0 del loro ordo-liberalismo e delle politiche di austerit\u00e0, tanto che durante la crisi dell\u2019eurozona, i tedeschi si sono potuti ergere a \u201cprofessori\u201d dell\u2019Unione (https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/12\/17\/la-germania-nella-macro-crisi-autopsia-di-un-paese-in-frantumi\/.<\/p>\n<p>Cattivi maestri. Quei giorni sono, comunque, finiti. I fattori che avevano reso la Germania la potenza economica dominante dell\u2019Unione si sono inceppatiti e la Germania sta tornando ad essere nuovamente il \u201cmalato\u201d d\u2019Europa. Dopo la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, l\u2019industria tedesca appare come un colosso dai piedi d\u2019argilla. La produzione industriale e le esportazioni al di fuori dell\u2019Unione sono calate rapidamente. L\u2019industria tedesca continua a produrre, pi\u00f9 o meno, le stesse cose di cento anni fa: automobili, prodotti chimici e macchine utensili. In assenza di una politica industriale europea, la Germania, come la Francia e il resto d\u2019Europa, sta perdendo le sfide della microelettronica, della telefonia mobile, dei social network e dei giganti di Internet. Il fatto che Cina, Corea, Giappone e Stati Uniti si siano aggiudicati la parte del leone del mercato in questi settori, a scapito dell\u2019Europa, \u00e8 strettamente legato a politiche industriali pubbliche molto attive in tutti questi paesi (negli Stati Uniti alla politica della difesa). La rivoluzione tecnologica in atto nell\u2019industria automobilistica mette a rischio un settore che rappresenta il motore trainante dell\u2019intera industria tedesca. La prevista fine dei motori a combustione interna sta mettendo in discussione uno dei principali vantaggi competitivi dell\u2019industria tedesca. Allo stesso tempo, una parte essenziale del valore aggiunto delle automobili viene trasferita fuori dell\u2019UE ai produttori di batterie e ai giganti del software e dei dati, settori in cui i tedeschi sono in ritardo.<br \/>\nLa caduta politico-identitaria e l\u2019arretratezza del modello economico tedesco si intrecciano poi con il declino del sistema di relazioni industriali che conferisce ai lavoratori significativi poteri di consultazione all\u2019interno delle aziende e attribuisce ai loro rappresentanti la met\u00e0 dei posti nei consigli di sorveglianza. Una governance pragmatica che aveva a lungo frenato le richieste del management di esternalizzare e delocalizzare, che aveva permesso di raggiungere compromessi pragmatici, che aveva sviluppato un forte sentimento di appartenenza dei dipendenti nei confronti delle loro aziende. Questa forma di co-determinazione, vantaggiosa per l\u2019industria tedesca nei periodi di innovazione incrementale \u00e8 oggi \u2013 di fronte a innovazioni dirompenti che richiedono mutamenti rapidi e massicci \u2013 vissuta come disfunzionale, come un freno e una fonte di inerzia. Cos\u00ec, come un freno e una fonte di inerzia \u00e8 oggi considerato lo Stato amministrativo tedesco, un tempo vissuto come un proverbiale modello di efficienza, l\u2019altra faccia del Modell Deutschland. Oggi \u00e8 tutt\u2019altro che una eccezione imbattersi in tedeschi che dicono: \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 la Germania di una volta, le cose funzionano male. Le scale mobili rotte, sei mesi per una visita specialistica, i treni inaffidabili, le scuole maltenute\u201d. Manco fossimo nel \u201cbel paese\u201d. Anche da questo punto di vista, la Germania \u201cci riguarda\u201d.<br \/>\n*(Mario Ricciardi, ha diretto questa rivista dal 2018 al 2023. Insegna Filosofia del diritto nell&#8217;Universit\u00e0 Statale di Milano e Legal Methodology nella Luiss)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Marina Catucci*: LA PORTA IN FACCIA E LO SPIRAGLIO, USA SBIGOTTITI COME GLI EUROPEI<\/strong><br \/>\n<strong>CRISI UCRAINA LA CASA BIANCA FA SAPERE DI NEGOZIATI SOLO &#8220;IN STALLO&#8221; MA CHE OGNI AIUTO MILITARE \u00c8 A RISCHIO<\/strong><br \/>\nCI SARANNO o non ci saranno altri incontri fra Donald Trump e Volodymyr Zelensky? Quando (e se) Trump annuncer\u00e0 il taglio ai supporti Usa per l\u2019Ucraina? Gli Stati Uniti si sono svegliati con molte pi\u00f9 domande che risposte, il giorno dopo i 45 minuti di diretta TV dallo Studio Ovale, che hanno cancellato 80 anni di atlantismo Usa.<br \/>\nLA GIORNATA di venerd\u00ec \u00e8 stata segnata da dirette televisive non stop con un\u2019unica notizia al centro di ogni trasmissione, d\u2019altronde The Donald \u00e8 sembrato consapevole quanto meno di un aspetto di tutta la vicenda: \u00e8 stato di sicuro un incredibile pezzo televisivo, come ha sottolineato a fine incontro il tycoon stesso, poco prima di chiedere al segretario di Stato Marco Rubio di mettere alla porta il presidente ucraino.<br \/>\nDopo il primo comprensibile sbigottimento, negli Stati Uniti che non si riconoscono in questa Casa Bianca, e che sono la met\u00e0 del Paese, sembra essere salito lo sconforto per quello che la faccenda rappresenta. David Sanger corrispondente dalla Casa Bianca per il New York Times, ha scritto che ci\u00f2 che \u00e8 accaduto \u201cforse si pu\u00f2 riparare, ma \u00e8 difficile immaginare come\u201d, e che \u201cgli scambi velenosi hanno reso evidente che Trump considera l\u2019Ucraina un ostacolo a un progetto molto pi\u00f9 vitale: normalizzare i rapporti con la Russia\u201d.<br \/>\nQuesta consapevolezza sembra essere condivisa da molti, anche se la Msnbc come la Cnn e l\u2019emittente radiofonica di area sinistra Npr, hanno pi\u00f9 volte parlato della possibilit\u00e0 che Trump voglia mantenere uno spiraglio aperto nei rapporti con l\u2019Ucraina, aggrappandosi a questa o quella dichiarazione rilasciata dal tycoon prima di allontanarsi dallo Studio ovale (e fonti anonime della casa Bianca in serata sembrano aver fatto il giro dei network parlando di \u201cnegoziati in stallo, non cancellati\u201d). I commentatori si chiedono ancora se questo non sia \u201cil brutto meeting che precede quello buono\u201d, come \u00e8 stato detto dalla Msnbc.<br \/>\nLA RISPOSTA ARRIVER\u00c0 nei prossimi giorni attraverso le azioni \u2013 pi\u00f9 che le dichiarazioni \u2013 della Casa Bianca. Secondo l\u2019Associated Press l\u2019amministrazione Trump starebbe valutando di tagliare tutti gli aiuti militari all\u2019Ucraina, non solo quelli diretti, incluse le spedizioni finali di munizioni e attrezzature approvate dall\u2019amministrazione Biden, ma anche quelli indiretti, tra cui il finanziamento militare, la condivisione dell\u2019intelligence, l\u2019addestramento per le truppe e i piloti ucraini, il coordinamento militare statunitense degli aiuti internazionali da una base in Germania. A rivelarlo sono stati due separati alti funzionari dell\u2019amministrazione Trump, che hanno parlato in forma anonima al Washington Post e al New York Times in due diverse occasioni.<br \/>\nSecondo il Pentagono ci\u00f2 che resta di quanto il Congresso aveva autorizzato sotto l\u2019amministrazione Biden \u2013 cio\u00e8 ulteriori prelievi dalle scorte del Dipartimento della Difesa da destinare all\u2019Ucraina \u2013 ammonta a circa 3,85 miliardi di dollari. Le ultime armi che l\u2019Ucraina aveva acquistato dalle aziende di difesa statunitensi dovrebbero essere spedite entro i prossimi sei mesi, dopodich\u00e9, spetter\u00e0 a una serie di Paesi europei ed extraeuropei continuare ad aiutare l\u2019Ucraina.<br \/>\nQUINDI NONOSTANTE la sua amministrazione non abbia mai stanziato aiuti per Kiev \u2013 e il vice presidente, quando era senatore dell\u2019Ohio, abbia sempre votato contro gli aiuti all\u2019Ucraina \u2013 Trump ha insistito sulla \u201cricompensa\u201d e il ringraziamento per gli aiuti militari, che dovrebbe arrivare da Zelensky. \u00abNon ci avete mai ringraziato\u00bb ha insistito pi\u00f9 volte anche JD Vance riferendosi ad aiuti che ha sempre ostacolato da senatore, e mai stanziato da vice presidente.<br \/>\nAl momento dell\u2019incontro tra il presidente ucraino e Donald Trump, erano passati 50 giorni da quando il Pentagono aveva annunciato l\u2019ultimo pacchetto di armi per l\u2019Ucraina, e dal giorno dell\u2019insediamento di Trump non sono stati annunciati nuovi pacchetti.<br \/>\nAl momento non ci sono segnali di cosa accadr\u00e0 da qui in poi e il campo \u00e8 aperto ad ogni tipo di speculazione, dal Washington Post che ha pubblicato un lungo articolo per analizzare la comunicazione non verbale e la prossemica dei presenti all\u2019incontro, alle nuove teorie del complotto Maga che circolano online e parlano di un fantomatico meeting di Zelensky con Kamala Harris, Joe Biden, Barack Obama e Chuck Schumer, in cui i biechi democratici gli avrebbero consigliato di fare il duro con Trump, e poi vedi che \u00e8 successo.<br \/>\nE SE I GOVERNATORI del Gop si sono precipitati in difesa di Trump, come ha fatto dal Texas Greg Abbott, che su X ha scritto: \u201cIl presidente Trump \u00e8 il leader forte di cui abbiamo bisogno per difendere gli americani e la nazione\u201d, quelli dem si sono schierati dalla parte opposta.<br \/>\n\u201cLo Studio Ovale dovrebbe essere un luogo in cui promuovere i valori americani, non un luogo in cui ritirarci da essi\u201d, ha affermato in una dichiarazione il governatore della Pennsylvania Ben Shapiro. Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota, durante la trasmissione di Rachel Maddow su Msnbc, per dare le proporzioni dell\u2019enormit\u00e0 delle azioni di The Donald, ha sottolineato che addirittura \u00abla prima ministro italiana, tanto vicina a Trump da aver presenziato al suo insediamento\u00bb, non lo ha pubblicamente appoggiato in questa occasione. E Meloni \u00e8 un bel parametro, per i media americani<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto. Marina Catucci. corrispondente dagli Stati Uniti per Il Manifesto, documentarista, collabora con diverse radio e televisioni italiane.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; BIDEN DENUNCIATO PER COMPLICIT\u00c0 CON ISRAELE ALLA CORTE PENALE &#8211; PALESTINA L&#8217;INIZIATIVA DELLA ONG DAWN, FONDATA DA JAMAL KHASHOGGI: 172 PAGINE CONSEGNATE ALLA CPI IN CUI SI CHIEDE DI INDAGARE LA PRECEDENTE AMMINISTRAZIONE STATUNITENSE PER AVER SOSTENUTO E PERMESSO CRIMINI DI GUERRA E CONTRO L&#8217;UMANIT\u00c0 A GAZA(*)<\/strong><\/p>\n<p>Le 172 pagine di denuncia della ong basata negli Usa Democracy for the Arab World Now (Dawn) sono state consegnate alla Corte penale internazionale il 24 gennaio 2025. Pochi giorni fa l\u2019iniziativa \u00e8 stata resa nota dalla stessa Dawn, fondata dal giornalista saudita con cittadinanza statunitense Jamal Khashoggi, ucciso e fatto a pezzi nel consolato di Riyadh a Istanbul nel 2018.<br \/>\nIl rapporto chiede all\u2019Aja di sottoporre a indagine l\u2019ex presidente degli Stati uniti Biden, la sua vice Harris e i suoi segretari di stato Blinken e alla difesa Austin per complicit\u00e0 con Israele in crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 a Gaza.<br \/>\n\u00abCi sono basi solide per indagarli \u2013 dice Reed Brody, membro del board \u2013 Le bombe lanciate su ospedali, scuole e case sono americane, la campagna di omicidio e persecuzione \u00e8 stata portata avanti con il sostegno americano. I funzionari Usa sanno esattamente cosa Israele sta facendo eppure il loro sostegno non \u00e8 mai venuto meno\u00bb, anche violando la stessa legge interna.<br \/>\nUsa e Israele non sono parte della Corte ma, aggiunge Dawn, vista l\u2019incapacit\u00e0 del sistema legale statunitense di sospendere la consegna di armi (17,6 miliardi di dollari dal 7 ottobre 2023) e la copertura politica a Tel Aviv, \u00abl\u2019unica opzione era la Cpi\u00bb. Non solo l\u2019amministrazione Biden: per Dawn l\u2019iniziativa \u00abpu\u00f2 essere una sveglia anche per Trump\u00bb.<br \/>\n(Fonte: Il Manifesto. Redazione esteri)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Luciana Cimino*: L\u2019OPPOSIZIONE: \u00abVASSALLA DI TRUMP\u00bb. TAJANI E FI A DISAGIO. \u201cTANTE BUGIE\u201d CRONACA POLITICA LE REAZIONI ITALIANE ALL&#8217;INTERVENTO DELLA PREMIER DA STEVE BANNON.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTANTE BUGIE, IN LINEA CON LA SUA PROPAGANDA\u00bb. L\u2019INTERVENTO DI MELONI AL SUMMIT DELLA DESTRA ORGANIZZATO DA STEVE BANNON, PER QUANTO FURBO, \u00c8 STATO TRADOTTO COS\u00cc DALL\u2019OPPOSIZIONE. ANGELO BONELLI, DEPUTATO AVS E LEADER DI EUROPA VERDE, \u00c8 IL PRIMO A METTERE IN FILA LE INCONGRUENZE NEL DISCORSO DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.<br \/>\n\u00abSICUREZZA ENERGETICA? FALSO. Ha fatto aumentare le bollette; SICUREZZA ALIMENTARE? FALSO, favorisce la crisi dell\u2019agricoltura e il dominio delle grandi multinazionali; LIBERT\u00c0 DI PAROLA? FALSO. Difende Vance, che diffonde bugie; DIFENDE LA DEMOCRAZIA? FALSO, vuole demolire gli organi costituzionali per diventare una e trina: Dio, Patria e Legge\u00bb.<br \/>\nMa al di l\u00e0 delle parole pronunciate in video conferenza al Cpac di Washington da Meloni \u00e8 la sua stessa presenza in quel consesso a essere contestata dalla minoranza, a maggior ragione dopo il saluto nazista del consigliere di Trump. \u00abNessuna presa di distanze da quel gesto, evidentemente non pu\u00f2 farlo \u2013 notano da Italia Viva \u2013 Un discorso furbesco e ambiguo con buona pace di tutte le chiacchiere sull\u2019ambasciatrice dei due mondi\u00bb.<br \/>\nLa segretaria del Pd Elly Schlein era gi\u00e0 stata molto dura qualche ora prima che la faccia di Meloni comparisse sui maxischermi della convention di estrema destra. \u00ab\u00c8 LA VASSALLA DI TRUMP\u00bb, ha chiosato la leader dem, in quanto \u00abnon \u00e8 in grado di difendere gli interessi italiani e europei davanti all\u2019attacco frontale di Trump e del suo vice\u00bb. Per Avs \u00e8 \u00abindecente mettersi al servizio della deriva di Trump, un regime annunciato\u00bb.<br \/>\nLa presenza della premier al Cpac non ha convinto neanche i suoi alleati. Se Salvini tace per l\u2019evidente rivalit\u00e0 con Meloni nei rapporti con il tycoon, Forza Italia mostra disappunto. \u00abOgnuno dice ci\u00f2 che pensa alla propria famiglia, la mia \u00e8 un\u2019altra famiglia, quella dei Popolari Europei\u00bb, ha specificato Tajani. Pi\u00f9 diretto Giorgio Mul\u00e8: \u00abIL GESTO DI BANNON \u00c8 GRAVISSIMO, NON PU\u00d2 APPARTENERE ALLA NOSTRA COMUNIT\u00c0, NON BISOGNA DARE IN NESSUN MODO ADITO A VELLICARE LA PANCIA DI PERICOLOSISSIMI ESTREMISTI\u00bb. Aggiungendo di essere certo della presa di distanza della presidente del Consiglio. Che invece non c\u2019\u00e8 stata.<br \/>\n*(Luciana Cimino, giornalista. Ha lavorato per lunghi anni all&#8217;Unit\u00e0 e scritto per diversi giornali. Oggi si occupa di comunicazione e di qualit\u00e0 dell&#8217;informazione nella pi\u00f9 importante agenzia italiana: HDR\u00c0)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Barbara Weisz *: pensione in totalizzazione con i contributi inglesi.<\/strong><\/p>\n<p>Quesito: versando contributi volontari per la pensione inglese e contemporaneamente come lavoratore autonomo a partita IVA in Gestione Separata INPS, ho maturato altri 20 anni. Avendo gi\u00e0 raggiunto il massimo di 35 anni di contributi inglesi e pi\u00f9 o meno 25 anni di contributi versati in Italia potr\u00f2 beneficiare della totalizzazione nel 2030, quando avr\u00f2 67 anni?<\/p>\n<p>Come sarebbero calcolate questi due pensioni dall\u2019INPS qui in Italia, dove sono residente? La procedura \u00e8 diversa da quella del cumulo gratuito?<\/p>\n<p>Prima di tutto le faccio una premessa: se lei ha gi\u00e0 raggiunto (come sembra) un diritto autonomo a pensione in ciascun paese, le conviene esercitarli separatamente: il calcolo sar\u00e0 pi\u00f9 favorevole ed ogni gestione le verser\u00e0 la pensione maturata.<br \/>\nDetto questo, in linea generale i contributi versati in Gran Bretagna sono valorizzabili anche in Italia attraverso la totalizzazione internazionale: la Brexit non ha comportato modifiche in questo senso.<br \/>\nQuesto strumento consente di considerare ai fini del diritto solo i versamenti che non si sovrappongono temporalmente. Quindi, se lei ha versato contributi alla gestione separata INPS negli stessi anni in cui pagava anche la previdenza britannica, non pu\u00f2 sommarli. I periodi contributivi non coincidenti invece si possono cumulare. In pratica, deve considerare il periodo totale in cui ha versato contributi, a prescindere dal paese in cui li ha pagati.<br \/>\nNel suo caso, ipotizziamo che lei abbia versati i 35 anni di contributi inglese fra il 1985 e il 2020. Se anche i contributi INPS ricadono nello stesso periodo, lei contegger\u00e0 in tutto 35 anni di contributi. Se invece ci sono contributi italiani al di fuori di questo periodo (ad esempio fra il 2020 e il 2025), questi allungano il requisito per il diritto a pensione.<br \/>\nIn ogni caso, per la pensione di vecchiaia in Italia ci vogliono 20 anni e lei li ha gi\u00e0 raggiunti. Lo stesso criterio si applica alla pensione britannica.<br \/>\nDeterminato il numero di anni di versamenti, si procede al calcolo. E in questo caso valgono tutti i contributi versati.<br \/>\nIl meccanismo \u00e8 diverso rispetto a quello del cumulo, in base al quale prima si calcola una sorta di pensione virtuale, sommando tutti gli anni di versamenti. Poi si parametrano i trattamenti agli anni di effettiva contribuzione alle due gestioni. Ognuna delle quali alla fine pagher\u00e0 la rispettiva pensione.<br \/>\n*(Fonte: PMI.it &#8211; Barbara Weisz &#8211; Giornalista professionista, esperta di questioni economiche, politiche e finanziarie, collabora da anni con numerose testate on line)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Mario Ricciardi *: Il senso perduto della \u00abguerra\u00bb, e del diritto &#8211; Fallimento europeo. 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