{"id":51387,"date":"2025-02-15T13:56:52","date_gmt":"2025-02-15T13:56:52","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51387"},"modified":"2025-02-15T22:36:53","modified_gmt":"2025-02-15T22:36:53","slug":"n07-15-febbraio-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51387","title":{"rendered":"N\u00b007\u2013 15\/02\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Crolla la produzione industriale: -7,1% a dicembre. Le opposizioni: \u00abUna Caporetto del governo\u00bb Dati Istat L&#8217;anno scorso tutti i mesi in negativo. M5S: \u00abIl ministro Urso si dimetta\u00bb. La Cgil: \u00abIl nostro sistema industriale sta morendo nella totale inerzia dell\u2019esecutivo\u00bb (red.eco.)*<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Luigi Pandolfi*: Tremila miliardi in dieci anni, il conto per la Ue &#8211; Difesa europea Ormai \u00e8 chiaro: Trump vuole tirarsi fuori dall\u2019affaire ucraino (non dagli \u00abaffari\u00bb, giacch\u00e9 ha chiesto a Kiev 500 miliardi di dollari in terre rare, a titolo di rimborso delle spese [\u2026]<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Alfio Mastropaolo*: Sdemocratizzazione, l\u2019ultima spiaggia del capitalismo &#8211; Crisi democratica Le societ\u00e0 democratiche paiono giunte al culmine di un percorso inesorabile. E come sempre i capitalisti e i loro portavoce politici sono in maggioranza dalla parte delle autocrazie<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Sergio Fontegher*: Pubblicato il 15 febbraio 2023 Il giorno del ricordo nell\u2019era Meloni &#8211; Politica, Temi, Interventi<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Mario Ricciardi*: \u00abTutte le dittature moderne sono sorte da situazioni democratiche\u00bb. L\u2019ammonimento del giurista tedesco Franz Neumann, che era stato testimone dell\u2019ascesa al potere del nazismo, non ha perso la sua attualit\u00e0, nonostante il tempo trascorso dalla stesura delle Note sulla teoria della dittatura (pubblicate nel 1957, dopo la morte dell\u2019autore). Nel pieno della guerra fredda, Neumann metteva in guardia i suoi lettori.<\/strong><br \/>\n<strong>6 &#8211; Geraldina Colotti*: intervista in esclusiva Irene Le\u00f3n &#8211; Rilanciare l&#8217;Ecuador: il programma strategico della Rivoluzione Cittadina. Sedici candidati, due donne e quattordici uomini, si candidano alle elezioni presidenziali in Ecuador di domenica 9 febbraio<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; CROLLA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE: -7,1% A DICEMBRE. LE OPPOSIZIONI: \u00abUNA CAPORETTO DEL GOVERNO\u00bb DATI ISTAT L&#8217;ANNO SCORSO TUTTI I MESI IN NEGATIVO. M5S: \u00abIL MINISTRO URSO SI DIMETTA\u00bb. LA CGIL: \u00abIL NOSTRO SISTEMA INDUSTRIALE STA MORENDO NELLA TOTALE INERZIA DELL\u2019ESECUTIVO\u00bb (red.eco.)*<\/strong><\/p>\n<p>Non si ferma il crollo della produzione industriale: il 2024, secondo i dati Istat, si \u00e8 chiuso con una diminuzione del 3,5% rispetto al 2023, che si somma al calo del 2% registrato l\u2019anno precedente. La dinamica tendenziale \u00ab\u00e8 stata negativa per tutti i mesi dell\u2019anno, con cali congiunturali in tutti i trimestri\u00bb.<br \/>\nA dicembre 2024 calo record rispetto allo stesso mese del 2023: -7,1%; ma c\u2019\u00e8 un calo del 3,1% anche rispetto a novembre 2024. Flessioni particolarmente marcate si rilevano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-23,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-18,3%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-14,6%). Solamente per l\u2019energia si registra un incremento nel complesso del 2024. Nell\u2019ambito della manifattura, sono in crescita solo le industrie alimentari, bevande e tabacco.<br \/>\nL\u2019opposizione attacca: \u00abDi fronte a questa Caporetto, qualunque governo degno di questo nome correrebbe ai ripari. Il nostro, non ci pensa neanche lontanamente. Meloni e i suoi ministri usano il Green Deal europeo come capro espiatorio ma di fatto stanno abbandonando l\u2019industria italiana al proprio destino\u00bb, dice Antonio Misiani del Pd.<br \/>\nIl M5S parla di \u00abtracollo\u00bb e chiede le dimissioni del ministro delle Imprese Adolfo Urso. \u00abOrmai \u00e8 crisi profonda\u00bb, dice il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo. \u00abIl nostro sistema industriale sta morendo nella totale inerzia dell\u2019esecutivo e dei suoi ministri\u00bb. Preoccupata anche la neosegretaria della Cisl, Daniela Fumarola: \u00abNon abbasseremo la guardia\u00bb. \u00abLa crisi o la contrazione della produzione industriale non \u00e8 italiana, \u00e8 europea\u00bb, la giustificazione di Urso.<br \/>\n*(fonte: Il Manifesto . red.eco.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Luigi Pandolfi*: TREMILA MILIARDI IN DIECI ANNI, IL CONTO PER LA UE &#8211; DIFESA EUROPEA ORMAI \u00c8 CHIARO: TRUMP VUOLE TIRARSI FUORI DALL\u2019AFFAIRE UCRAINO (NON DAGLI \u00abAFFARI\u00bb, GIACCH\u00c9 HA CHIESTO A KIEV 500 MILIARDI DI DOLLARI IN TERRE RARE, A TITOLO DI RIMBORSO DELLE SPESE [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Ormai \u00e8 chiaro: Trump vuole tirarsi fuori dall\u2019affaire ucraino (non dagli \u00abaffari\u00bb, giacch\u00e9 ha chiesto a Kiev 500 miliardi di dollari in terre rare, a titolo di rimborso delle spese sostenute laggi\u00f9), lasciando la patata bollente in mano all\u2019Europa e ai suoi governi. Volete garantire la sicurezza dell\u2019Ucraina? Accomodatevi, ma con i vostri soldi. Volete la Nato? Portate la spesa per le armi al 5% del Pil. Insomma, con la rielezione di The Donald alla Casa Bianca tutto il castello costruito dalla precedente leadership democratica con le cancellerie europee si sta pian piano sgretolando.<\/p>\n<p>E chi rischia di rimanere sotto le sue macerie \u00e8 l\u2019Europa, che, dopo aver dovuto rinunciare al gas russo per comprare Gnl americano ad un prezzo quattro volte superiore e subire i contraccolpi delle sanzioni, piegando finanche il Next Generation Eu alle esigenze della guerra per procura contro Mosca, ora \u00e8 pure costretta a fare i conti con la minaccia di dazi sulle sue merci (per l\u2019Italia un conto da 9 -12 miliardi di euro), nonch\u00e9 con l\u2019incombenza di dover assistere Kiev, in funzione anti-russa, per un numero imprecisato di anni a venire. Pioggia sul bagnato, per un\u2019economia che rallenta \u2013 la Germania \u00e8 da due anni in recessione \u2013 e con la produzione industriale a picco (a dicembre, in Italia, si \u00e8 registrato un clamoroso -7,1%, una perdita di 90 miliardi su base annua).<\/p>\n<p>Per i dazi, invero, oltre al danno c\u2019\u00e8 anche la beffa: dopo che le sanzioni, fortemente volute dagli Usa, hanno quasi azzerato l\u2019export europeo verso la Russia e indebolito quello verso la Cina, ora c\u2019\u00e8 il rischio che per i beni made in Eu si chiudano proprio le porte del mercato americano. Riguardo all\u2019Ucraina, invece, Bloomberg Economics ha calcolato che per garantirne la protezione i paesi europei dovrebbero spendere almeno 3,1 trilioni di dollari nei prossimi 10 anni. In dettaglio, si stima che i 15 maggiori paesi dell\u2019Unione dovrebbero aumentare gli investimenti nella difesa di 340 miliardi di dollari all\u2019anno, fino alla cifra monstre, molto vicina al budget degli Stati Uniti, di 750 miliardi (attualmente tutta l\u2019Ue non supera i 280 miliardi). Per la sola ricostruzione dell\u2019esercito ucraino servirebbero 175 miliardi di dollari in 10 anni, mentre per una forza di peacekeeping ce ne vorrebbero pi\u00f9 di 30.<br \/>\nIl grosso della spesa aggiuntiva, per\u00f2, dovrebbe andare a finanziare il rafforzamento degli eserciti europei, portando il bilancio aggregato della difesa Ue fino al 3,5% del Pil. Artiglieria pesante, difese aeree e sistemi missilistici: a guadagnarci di pi\u00f9 sarebbero sempre gli Usa, con la propria industria bellica e con la partecipazione dei propri fondi di investimento al capitale delle principali industrie europee del settore (in Italia, oltre il 50% delle azioni di Leonardo S.p.a. \u00e8 in mano a investitori istituzionali, tra i quali spiccano colossi come BlackRock, Vanguard, Goldman Sachs, Dimensional Fund Advisors).<br \/>\n*(Luigi Pandolfi, laureato in scienze politiche, giornalista pubblicista, scrive di politica ed economia su vari giornali, riviste e web magazine,)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Alfio Mastropaolo*: SDEMOCRATIZZAZIONE, L\u2019ULTIMA SPIAGGIA DEL CAPITALISMO &#8211; CRISI DEMOCRATICA LE SOCIET\u00c0 DEMOCRATICHE PAIONO GIUNTE AL CULMINE DI UN PERCORSO INESORABILE. E COME SEMPRE I CAPITALISTI E I LORO PORTAVOCE POLITICI SONO IN MAGGIORANZA DALLA PARTE DELLE AUTOCRAZIE.<\/strong><\/p>\n<p>Sgombrando la paccottiglia populista venduta nei mercatini mediatici e accademici per trent\u2019anni, la rielezione di Trump e il governo Meloni hanno rimesso in primo piano il suprematismo bianco in America e in Europa il nazionalismo etno-identitario.<br \/>\nChe minaccioso dilaga anche fuori dall\u2019occidente. La derivazione della destra ultr\u00e0 italiana palesemente deriva dal nazionalismo del primo Novecento. Tramite il fascismo, che ne fu forma estrema. Bench\u00e9 paia aver appreso i riti ufficiali della democrazia, non a caso cela a fatica la sua insofferenza. Donde la ferocia con cui cambia le norme, e rimuove ogni contropotere, che contrastino le sue intenzioni. A confermare la sua ascendenza, l\u2019ha celebrata in pompa magna con una discussa mostra sul futurismo. Di qui breve \u00e8 il passo alla grande tradizione reazionaria, sorta al tempo della Rivoluzione francese. Anti universalista, anti pluralista, anti politica, anti diritti dell\u2019uomo, razzista, fatta d\u2019idee, movimenti, partiti, tale tradizione \u00e8 variegata e incoerente. Ma \u00e8 l\u2019altro polo della modernit\u00e0 politica, opponendo l\u2019autocrazia a quell\u2019insieme di tecniche di governo collegiale e condiviso che chiamiamo rappresentativo-democratiche. Da due secoli \u00e8 la vera alternanza che agita l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Viene rilegittimata la tradizione reazionaria dal \u00abfascismo edulcorato\u00bb, come l\u2019ha definito Marc Lazar, di Berlusconi: il dolcificante con Meloni \u00e8 finito. Purtroppo, non \u00e8 il solo nemico del governo rappresentativo-democratico e dei valori sedimentati intorno ad esso. Non meno temibile \u00e8 il capitalismo. L\u2019inimicizia stavolta \u00e8 pi\u00f9 complessa. I ceti capitalistici nascenti furono decisivi per inventare il governo rappresentativo. Che non ha ancora imparato a fare a meno del capitalismo. Mentre non \u00e8 vero il contrario. Ci\u00f2 non toglie \u2013 la socialdemocrazia ne era consapevole \u2013 che il contrasto sia irriducibile. Il capitalismo si fonda sul primato dell\u2019interesse privato. Il governo rappresentativo, pur se la pratica corrisponde di rado, si legittima invocando il bene pubblico. Bench\u00e9 possano convivere, la democrazia deve stare bene in guardia.<\/p>\n<p>Ogni qualvolta l\u2019autocrazia \u00e8 prevalsa, i capitalisti \u2013 e i loro portavoce politici \u2013 erano in maggioranza dalla sua parte. Forse sta di nuovo accadendo. Le societ\u00e0 democratiche paiono giunte al culmine di un percorso inesorabile di sdemocratizzazione intrapreso negli anni \u201870, in coincidenza con la crisi della manifattura e il declino dei profitti manifestatosi in quel momento. Da allora, la sdemocratizzazione \u00e8 occorsa a pi\u00f9 livelli. Il postfordismo ha devastato, senza opposizioni, il mondo del lavoro, la cui presenza organizzata era un contropotere fondamentale; welfare e diritti sociali sono stati smantellati; il solidarismo faticosamente penetrato nel senso comune ha ceduto il passo all\u2019utilitarismo egoistico, alla riuscita personale, al merito, alla propriet\u00e0 privata promossi a valori prioritari. Infine, sottomesse le amministrazioni pubbliche a una pelosa privatizzazione che le ha rese impotenti, sono state riscritte le regole della contesa politica. Chi vince la lotteria elettorale, si dice, \u00e8 stato intronizzato dal popolo sovrano e governa perci\u00f2 senza vincoli.<br \/>\nL\u2019ultima mossa dell\u2019odierna rapace variante di capitalismo \u00e8 il suo pronunciamento a favore della destra ultr\u00e0. Gi\u00e0 ha messo a sua disposizione mezzi finanziari e un\u2019enorme potenza di fuoco mediatica, anzitutto esasperando la questione migratoria. Come negli anni 20 e 30 del Novecento, moderati e liberali spesso si accodano. Mentre le sinistre pagano i loro cedimenti. Quattro sopra tutti: hanno abbandonato la rappresentanza del mondo del lavoro e dei pi\u00f9 deboli, hanno condiviso l\u2019ubriacatura maggioritaria e hanno delegato ai tecnici, hanno soprattutto celebrato il capitalismo come dispositivo neutro e virtuoso: che faccia senza intralci il suo mestiere.<br \/>\nIn realt\u00e0, il matrimonio con la destra ultr\u00e0 pu\u00f2 essere segno che il capitalismo occidentale sta incontrando difficolt\u00e0 molto serie. Il neoliberismo ha perso smalto, l\u2019assedio delle potenze emergenti \u00e8 sempre pi\u00f9 stringente, la crisi climatica \u00e8 in atto. L\u2019occidente a guida americana detiene paurosi mezzi militari, ma sul terreno della competitivit\u00e0 perde colpi e i cittadini sono inquieti. Benedetta dagli elettori, l\u2019inclinazione alla brutalit\u00e0 dell\u2019ultradestra potrebbe sottomettere chi provi a resistere. Non fosse che le sfide che favoriscono il matrimonio fanno tremare i polsi, mentre le societ\u00e0 occidentali sono troppo complesse per arrendersi come un secolo fa. La brutalit\u00e0 si pu\u00f2 usare sui migranti che sono indifesi, con i nativi serve pi\u00f9 cautela.<br \/>\nOrbene, se da qualche parte c\u2019\u00e8 una sinistra d\u2019opposizione, disposta a far ammenda dei suoi errori, sarebbe suo compito accelerare il processo. Oltre denunciare gli oltraggi alla democrazia, facendosi apertamente portavoce delle vittime del capitalismo rapace, pianeta incluso; riscoprendo la democrazia come governo condiviso della cosa pubblica; rammentandosi che il capitalismo non \u00e8 un dispositivo impersonale, ma un sistema di potere. Non avendo ancora appreso come liberarcene, nei suoi confronti si pu\u00f2 riassumere una postura critica: per disciplinarlo, restringerlo e contrastarlo. Si pu\u00f2 tornare a programmare e, in alcune sfere, va sostituito. Non \u00e8 impossibile.<br \/>\n*(Alfio Mastropaolo insegna Scienza politica all\u2019Universit\u00e0 di Torino. Si \u00e8 occupato di \u00e9lites politiche, democrazia, politica italiana.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Sergio Fontegher*: PUBBLICATO IL 15 FEBBRAIO 2023 IL GIORNO DEL RICORDO NELL\u2019ERA MELONI &#8211; POLITICA, TEMI, INTERVENTI<\/strong><\/p>\n<p>In che cosa si \u00e8 distinto il Governo Meloni rispetto a quelli precedenti nella gestione della memoria delle foibe e dell\u2019esodo degli istriani e dalmati? Nel fatto di aver istituzionalizzato in maniera pi\u00f9 forte le celebrazioni con la creazione di un comitato di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio. Un organismo, presumibilmente dotato di fondi, che dovrebbe rendere \u201cpermanente\u201d la politica del ricordo e non ridurla soltanto alla giornata del 10 febbraio. In che modo? Per esempio, come suggerisce il relatore della legge sull\u2019istituzione del giorno del ricordo, sen. Roberto Menia, organizzando gite scolastiche, si presume sui luoghi del Carso o nella parte bassa dell\u2019Istria, oggi territorio croato. Oppure organizzando per tutto l\u2019anno scolastico iniziative nelle scuole, magari attingendo anche alle risorse del PNRR sul cui uso molte scuole sono indecise o impreparate. Inculcando cio\u00e8 nell\u2019immaginario delle nuove generazioni la figura di antenati italiani vittime di barbarie, cos\u00ec come gli ebrei furono vittime dello sterminio nazista (\u00e8 del maggio 2021 un\u2019iniziativa legislativa di Fratelli d\u2019Italia per una riforma del Codice penale atta a modificare il testo di certe leggi in modo da includere, accanto alla menzione della Shoah, la menzione delle foibe, due fenomeni posti sullo stesso piano).<br \/>\nMa nell\u2019iniziativa di Giorgia Meloni va individuato anche un altro scopo, che non dobbiamo trascurare se vogliamo capire la sua diversa gestione della \u201cnarrazione\u201d fascista. Il Comitato di coordinamento ha avuto anche il ruolo di \u201ccontrollare\u201d gli eventuali \u201csvarioni\u201d che una destra esaltata dalla sua attuale egemonia avrebbe potuto commettere, creando imbarazzi al Governo. In particolare quelli riguardanti rivendicazioni territoriali.<br \/>\nMolti ricordano infatti che l\u2019attuale ministro degli Esteri, Tajani, commemorando quegli avvenimenti alla foiba di Basovizza nel 2019, concluse il suo discorso gridando \u201cViva l\u2019Istria italiana!\u201d, e suscit\u00f2 le vive proteste del Presidente della Croazia. In questo momento delicato il Governo vuole evitare incidenti diplomatici, che renderebbero pi\u00f9 difficile di quanto gi\u00e0 lo sia il suo posizionamento all\u2019interno dell\u2019Unione europea. E di questo va preso atto. Ma pu\u00f2 essere anche che ci\u00f2 nasconda un progetto pi\u00f9 ambizioso, che va ben al di l\u00e0 dell\u2019episodio delle foibe e dell\u2019esodo degli istriani e dalmati. La vera posta in gioco delle politiche della memoria oggi, il vero \u201ccolpo grosso\u201d di una destra d\u2019ispirazione fascista al governo pu\u00f2 essere: cambiare le carte in tavola sull\u2019evento pi\u00f9 tragico e determinante del Novecento, la seconda guerra mondiale. Infatti, sottoponendo le nuove generazioni al martellamento del concetto \u201citaliani vittime di barbarie alla fine della seconda guerra mondiale\u201d ci si adopera per inculcare l\u2019idea che Mussolini ha combattuto una guerra giusta. Invece la storia scolpita nella pietra sa che la pi\u00f9 terribile distruzione che l\u2019Italia abbia subito, che la morte di centinaia di migliaia di soldati e civili italiani, furono dovuti al fatto che Mussolini ha spinto il Paese in una guerra dalla parte sbagliata, a fianco di uno dei peggiori criminali della storia, Hitler.<br \/>\nSe la posta in gioco della politica della memoria oggi \u00e8 il senso della Seconda guerra mondiale, cio\u00e8 dell\u2019evento rispetto al quale sia la Shoah che le foibe sono dei derivati, dovremmo anche noi proporre qualche espediente mediatico per frenare questa deriva, dovremmo proporre l\u2019istituzione di una giornata della memoria o del ricordo o della meditazione sull\u2019evento chiamato WWII, Seconda guerra mondiale. Da che parte stava l\u2019Italia? Perch\u00e9 sono stati mandati al macello i soldati dell\u2019esercito italiano, i marinai e gli ufficiali della Marina, dell\u2019Aviazione? A fianco di chi hanno combattuto in Francia, in Africa, nei Balcani, in Russia?<\/p>\n<p>SAR\u00c0 DIFFICILE A IGNAZIO LA RUSSA RICORDARE LA SHOAH, STRIZZANDO L\u2019OCCHIO A ISRAELE, E CONTEMPORANEAMENTE NEGARE CHE L\u2019ITALIA HA COMBATTUTO DALLA PARTE SBAGLIATA.<\/p>\n<p>L\u2019ATTENZIONE ALL\u2019\u201cUSO PUBBLICO DELLA STORIA\u201d<br \/>\n\u201cMa\u201d \u2013 dir\u00e0 qualcuno \u2013 \u201cnon basta la storia della Resistenza e la cultura antifascista per mettere in chiaro che l\u2019Italia stava dalla parte sbagliata?\u201d.<br \/>\nFino a un certo punto, perch\u00e9 la storia della Resistenza, che ha iniziato a diventare progetto culturale e politico nel 1949 quando Parri ha costituito l\u2019Istituto Nazionale (e quattro anni dopo, nel 1953, ex dirigenti del CLN triestino, senza i comunisti, costituiranno l\u2019Istituto regionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Friuli e Venezia Giulia), \u00e8 stata usata anche per \u201cpulire\u201d l\u2019Italia dalle responsabilit\u00e0 del fascismo, come un atto di riparazione\/purificazione e, in definitiva, di legittimazione dell\u2019Italia democratica del 1945\/46, nazione sconfitta ma anche alleata dei vincitori, che ha diritto a pieno titolo a essere riconosciuta come paese occidentale a democrazia parlamentare.<br \/>\nFortunatamente pochi anni dopo gli Istituti della Resistenza diventavano Istituti di Storia del Novecento e svolgevano un ruolo importante nel caratterizzare la Storia Contemporanea in Italia come una disciplina che non poteva evitare di fare i conti con un approccio \u201cmilitante\u201d, dove il mestiere dello storico richiede un impegno politico nel presente.<\/p>\n<p>A Trieste, per quanto posso ricordare \u2013 ho iniziato a prendere i contatti con Ercole Miani, Galliano Fogar, Teodoro Sala nella sede dell\u2019Istituto situata nell\u2019edificio del Teatro Verdi mentre preparavo la tesi di laurea \u2013 lo sguardo si \u00e8 aperto alla storia del Novecento, affrancandosi da una visuale locale, per merito in particolare di Enzo Collotti. La storia dell\u2019Adriatisches K\u00fcstenland diventava una storia organica a quella del Terzo Reich pi\u00f9 che a quella della Repubblica Sociale Italiana, era una storia figlia dell\u2019Anschluss con cui il nazismo s\u2019era appropriato dell\u2019Austria pi\u00f9 che del 25 luglio romano. Con Enzo Collotti non significava soltanto avere come guida il maggior conoscitore della storia della Germania nazista ma anche uno storico che aveva un piede fuori dall\u2019accademia, per la sua presenza nel gruppo di storici dell\u2019allora Istituto G.G. Feltrinelli (oggi Fondazione) e per la sua vicinanza a Lelio Basso, collezionista di documenti importanti della storia del movimento operaio, che poi costituiranno parte del fondo dell\u2019ISSOCO. Notazione questa che mi sembra necessaria, perch\u00e9 forse non \u00e8 stato mai messo sufficientemente in rilievo che la contemporaneistica italiana ha tratto dalla presenza di istituzioni di ricerca non accademiche \u2013 come appunto gli Istituti della Resistenza, l\u2019Istituto Feltrinelli, l\u2019ISSOCO \u2013 non pochi spunti metodologici ma soprattutto una sensibilit\u00e0 particolare verso l\u2019\u201cuso pubblico della storia\u201d.<br \/>\nDa qui nasce all\u2019interno dell\u2019Istituto triestino e giuliano, soprattutto nella fase in cui Giovanni Miccoli esercita su di esso la sua influenza scientifica, il coraggio di affrontare la tematica delle foibe e dell\u2019esodo istriano-dalmata. Nasce nella primavera del 1977 il progetto che dar\u00e0 luogo alla pubblicazione Storia di un esodo. Istria 1945-1956, opera di studentesse e studenti della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste. La prefazione di Miccoli oggi \u00e8 tutta da leggere, perch\u00e9 definisce il progetto come uno strumento per combattere il \u201cdesiderio di dimenticare e di far dimenticare, un\u2019ansia di voltare pagina\u201d. E citava le parole, scritte nel 1973, di un ex partigiano del movimento di liberazione yugoslavo: \u201cMolti compagni preferiscono dimenticare e far dimenticare una pagina nera della nostra storia recente. Non basta. Occorre riesaminare criticamente quei fatti\u201d. Proprio l\u2019esatto contrario di quello che affermano i nostri nuovi governanti (\u201cLa memoria delle foibe vittima per troppi anni di una congiura del silenzio\u201d, ha detto la nostra Primo ministro, lei che nella primavera del 1977 era appena nata. E subito le ha fatto eco il Presidente Mattarella, \u201cun carico di sofferenze, per anni rimosso\u201d). Tra l\u2019altro, a proposito di dimenticanze, il volume, uscito nel maggio 1980 per i tipi del Villaggio del Fanciullo di Opicina, si chiude con un ampio saggio di Annamaria Brondani sui provvedimenti in favore degli esuli giuliano-dalmati presi dai governi italiani del dopoguerra. Dimenticati o trascurati questi esuli proprio non sono mai stati, semmai strumentalizzati dal MSI e da parte della DC. A Trieste negli anni 50 e 60, quando in citt\u00e0 sindaco e vescovo erano due istriani, ambedue nati a Rovigno, molti nutrivano un sordo rancore verso gli esuli, avvantaggiati nei concorsi pubblici, nell\u2019assegnazione di case popolari ecc. Parecchi di loro vivevano ancora ammassati nei vecchi magazzini del porto (da leggere le belle pagine di Verde acqua di Marisa Madieri).<\/p>\n<p>Da allora, mentre l\u2019Italia era scossa dalle azioni delle Brigate Rosse e dalle bombe degli strateghi della tensione, inizia un sistematico lavoro di scavo che continuer\u00e0 nei venti anni successivi e che vedr\u00e0, tra l\u2019altro, la costituzione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena (1993) che nel 2001 consegner\u00e0 un Rapporto condiviso ma considerato ancora insufficiente dalle storiche e dagli storici triestini, che continueranno a lavorare su quei temi in stretto rapporto con colleghe e colleghi sloveni, serbi, croati, bosniaci, residenti nei loro rispettivi paesi o in Italia. Grazie al loro lavoro molti infoibati ebbero finalmente un nome e cognome, gli esuli rimasti in Italia o emigrati in Australia poterono raccontare le loro storie. Il contesto estremamente complesso in cui si collocano queste vicende fu analizzato, sviscerato, anche con un grande lavoro di storia orale, che permise di entrare in dinamiche e casi specifici che si sottraggono a qualunque classificazione. La letteratura sulla storia di quel pezzo di territorio europeo in quegli anni si arricch\u00ec a vista d\u2019occhio, la rivista dell\u2019Istituto di Trieste \u201cQualestoria\u201d \u00e8 una fonte essenziale per aggiornare la bibliografia.<\/p>\n<p>CONTESTUALIZZARE O ALZARE IL TIRO?<br \/>\nDunque alla fine del secolo quello che c\u2019era da dire d\u2019importante su queste vicende \u201cscottanti\u201d, come le definisce Miccoli, era stato detto. Prima dell\u2019istituzione del giorno del ricordo. Che nasce proprio come negazione di questo lavoro di scavo e consente oggi alla narrazione ufficiale di gridare alla \u201ccongiura del silenzio\u201d.<br \/>\nDinanzi a questo vero e proprio sopruso ci possono essere due tipi di risposta, non necessariamente alternativi. Uno \u00e8 quello di \u201crintuzzare\u201d la narrazione della giornata del ricordo. Vuoi, come hanno fatto Raul Pupo e altre\/i, redigendo un vademecum con una serie di precisazioni e puntualizzazioni, di modi d\u2019osservare il passato, che possano funzionare da antidoto alle semplificazioni, alle mistificazioni, alle menzogne che eruttano dai giornali e da certa stampa il 10 febbraio. Vuoi con il lavoro di controinformazione di alcuni collettivi di studiosi e di militanti che allargano lo sguardo alla complessit\u00e0 dei fattori in gioco e smentiscono precise affermazioni e interpretazioni (https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/nicoletta-bourbaki\/2017\/02\/10\/foibe, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/02\/foibe-o-esodo-frequently-asked-questions-per-il-giornodelricordo\/).<br \/>\nUna buona parte di queste due linee di risposta non ha alcuna enfasi polemica, sono semplici messe a punto, come si dice, contestualizzazioni. Ma anch\u2019esse vengono liquidate come \u201cgiustificazionismo\u201d.<br \/>\nAllora un altro tipo di risposta potrebbe essere quello di approfittare in positivo di questa occasione per spostare il terreno di scontro. Non \u00e8 sempre detto che si debba andare incontro all\u2019avversario sulla direttrice sulla quale sta avanzando, pu\u00f2 essere meglio certe volte aprire le ostilit\u00e0 su un altro fronte, per attirare l\u2019avversario su un terreno che riteniamo pi\u00f9 favorevole. Il terreno su cui spostare lo scontro a mio avviso \u00e8 quello della \u201cpolitica della memoria e dell\u2019oblio\u201d, cio\u00e8 su uno dei temi che riguardano la storiografia in quanto tale, il mestiere dello storico in quanto tale. E qui non abbiamo da contestare solo il modo in cui vengono ricordati l\u2019esodo e le uccisioni del 1945, ma anche il modo in cui viene ricordata la Shoah, ormai, per certi versi, diventata un brand, di cui possono servirsi anche i neofascisti. Dobbiamo discutere il cambio di paradigma che \u00e8 avvenuto da una fase in cui la Seconda guerra mondiale \u00e8 stata letta all\u2019insegna della contrapposizione tra fascismo e antifascismo alla fase in cui questo paradigma \u00e8 stato sostituito da quello dell\u2019antitotalitarismo (tema su cui \u00e8 sempre valido il volume, di ormai dieci anni fa, a cura di Filippo Focardi e Bruno Groppo, L\u2019Europa e le sue memorie. Politiche e culture del ricordo dopo il 1989, Viella 2013), cio\u00e8 da qualcosa di molto pi\u00f9 insidioso del negazionismo. Quando, dopo la caduta del Muro di Berlino, un illustre storico tedesco ebbe il coraggio di affermare che i tedeschi non dovranno mai dimenticare Auschwitz e la DDR, due facce dello stesso orrore, si toccano i limiti dell\u2019aberrazione.<br \/>\nDobbiamo dunque tornare alle radici dei problemi, all\u2019essenza delle cose, partendo da situazioni che, in un contesto europeo del Novecento, appaiono come marginali. Dobbiamo tornare a interrogarci sui modi di fare storia, sulla deontologia dello storico. Mi chiedo per esempio: l\u2019Associazione Italiana di Public History (vedo la sua ultima Newsletter, n. 5. gennaio 2023) si sente \u201cinterrogata\u201d dal modo in cui viene gestita, \u00e8 stata gestita, la vicenda delle foibe? La tematica dell\u2019\u201cuso pubblico della storia\u201d, cos\u00ec cara ai movimenti degli Anni \u201870, \u00e8 oggi di estrema attualit\u00e0, vedi la guerra in corso in Ucraina. Ma lo era anche nel 1991 quando Milosevic istigava le folle il vidovdan, il giorno di San Vito, che nella mitologia serba ricorda la battaglia contro l\u2019esercito ottomano alla Piana dei Merli (Kosovo Polje).<br \/>\nChi si \u00e8 occupato delle vicende dell\u2019Alto Adriatico orientale ha dato un contributo importante alla conoscenza dell\u2019et\u00e0 contemporanea, numerose le donne, le storiche, che vi hanno svolto un ruolo determinante (Anna Millo, Diana De Rosa, Tullia Catalan, Marta Verginella, Gloria Nemec, Marina Cattaruzza, Ariella Verrocchio, Moscarda Oblak, Mila Orlic).<\/p>\n<p>UNA PARTICOLARE FEROCIA<br \/>\nA conclusione voglio solo aggiungere qualcosa che completa il panorama del territorio che i partigiani di Tito hanno incontrato nella loro avanzata. Quando i nazisti costituiscono l\u2019Adriatisches K\u00fcstenland piovono a Trieste, come trascinati dalla risacca della storia, una decina di supercriminali, una specie di \u00e9lite dell\u2019orrore, appartenenti alle SS e alla Polizia tedesca, che si erano distinti in due operazioni. Quella conosciuta come T4 aveva portato all\u2019eliminazione come \u201cvite non degne di essere vissute\u201d (lebensunwerte Leben) circa 70 mila disabili e malati mentali tedeschi, e quella conosciuta come Aktion Reinhard (pare dal nome del capo del servizio d\u2019informazioni delle SS e governatore della Boemia Heydrich, ucciso in un attentato a Praga nel 1942) aveva portato all\u2019eliminazione di 1 milione e mezzo di ebrei polacchi. Tra questi personaggi, oltre al triestino Odilo Globocnik, c\u2019era un certo Christian Wirth, ispettore dei Lager di Belzec, Treblinka e Sobibor, che cadr\u00e0 nell\u2019imboscata tesagli dai partigiani della Istrski odred il 26 maggio 1944 a Hrpelje-Kozina, il paesino del Carso dove i miei genitori mi portavano ogni tanto in vacanza, perch\u00e9 ci si arrivava con il treno. La foto che ritrae le solenni onoranze tributategli \u00e8 stata scattata a Opicina dove era insediato un fortissimo contingente di truppe naziste, che opposero una strenua resistenza all\u2019avanzata dei partigiani di Tito, conclusasi addirittura il giorno dopo che in citt\u00e0 i tedeschi si erano gi\u00e0 arresi ai neozelandesi. Nella battaglia di Opicina \u2013 che da Trieste si raggiunge in 15 minuti di autobus \u2013 caddero circa 700 tedeschi e circa 300 componenti le formazioni di Tito. Ricordo ancora, immagini che non si cancellano mai dalla memoria, impresse dai traumi della guerra, i boschi cosparsi di elmi, di pallottole di ogni tipo e altri residui militari. La battaglia doveva essere stata furibonda, si \u00e8 parlato di migliaia di prigionieri tedeschi. Alcune centinaia finirono in una foiba e i loro resti furono esumati da una missione della Repubblica Federale, che li depose nel cimitero militare tedesco di Costermano sul lago di Garda. In quella occasione vennero spostate anche le salme di Wirth e di altri del suo rango, di stanza a Opicina, come Reichleitner, austriaco, comandante del Lager di Sobibor, e portate a Costermano. Nella seconda met\u00e0 degli anni 80 fu nominato console generale della RFT per l\u2019Alta Italia Manfred Steink\u00fchler, diplomatico e storico che aveva collaborato alle ricerche della nostra Fondazione (l\u2019elenco delle pubblicazioni e le 37 annate della rivista della Fondazione sono consultabili su https:\/\/www.stiftung-sozialgeschichte.de\/index.php\/en\/), una parte delle quali si era concentrata sui programmi di eutanasia del regime di Hitler. Steink\u00fchler chiese la rimozione delle salme dei criminali nazisti sepolti a Costermano. Si scaten\u00f2 contro di lui una campagna di stampa nella RFT che lo avrebbe costretto al ritiro anticipato dal servizio (nel frattempo era caduto il Muro di Berlino). Ma il problema fu sollevato di nuovo negli anni Duemila da gruppi di reduci della Resistenza italiana e ancor oggi accade d\u2018incontrare, navigando sul web, persone che riaprono la questione o patiti di storia dei crimini nazisti che s\u2019interrogano sui minimi particolari dell\u2019attentato in cui \u00e8 caduto Wirth, i cui resti sono ancora a Costermano.<\/p>\n<p>Il tutto per dire che l\u2019apparato nazista che si era impadronito del territorio di Trieste e dintorni era di una particolare efferatezza, spalleggiato da formazioni di ustascia croati e di domobranci sloveni la cui crudelt\u00e0 sconvolse persino componenti della Decima Mas che combattevano al loro fianco (v. il bel documentario di Giorgio Carella, X Mas, Storia degli uomini che volevano bruciare New York, DVD). Nei confronti di questi collaborazionisti slavi \u2013 serbi, croati, sloveni \u2013 la vendetta degli uomini di Tito fu spietata, dove il termine \u201cmassacro\u201d pu\u00f2 essere appropriato. Ciononostante, se dovessimo applicare la regola dell\u2019\u201cocchio per occhio, dente per dente\u201d il conto fu ben lungi dall\u2019essere saldato. Riusc\u00ec a farla franca persino qualcuno degli aguzzini della Risiera di San Sabba. Oggi sappiamo molto di pi\u00f9 sull\u2019interesse di Tito per Trieste e su come abbia personalmente guidato l\u2019azione diplomatica tendente a cercare uno sbocco al mare durante tutto il periodo che precede il trattato di Osimo. Lo sappiamo dalle ricerche di Tenca Montini (La Jugoslavia e la questione di Trieste, 2020), che ci fanno capire meglio perch\u00e9 Tito nel \u201845 avesse voluto entrare a Trieste prima ancora di aver liberato Fiume e Lubiana, sacrificando migliaia di suoi uomini. E sappiamo meglio cosa accadde in Jugoslavia dopo l\u2019espulsione dal Cominform, l\u2019ossessione dell\u2019opposizione interna fomentata dall\u2019Unione Sovietica, l\u2019instaurazione di un \u201cmaccartismo titino\u201d, il gulag di Goli Otok e la lenta involuzione della via jugoslava al socialismo. Per contro l\u2019intuizione che il movimento dei paesi non allineati avrebbe rappresentato il futuro riporta la figura di Tito tra i grandi protagonisti del Novecento, i nanerottoli della politica di oggi possono qualificarlo come un bandito criminale fin che vogliono, il giudizio della storia non pu\u00f2 cambiare.<\/p>\n<p>POSCRITTO<br \/>\nL\u00e0 dove i nostri parametri culturali, i nostri schemi di pensiero hanno difficolt\u00e0 a orientarsi, \u00e8 la guerra in Jugoslavia dei primi anni \u201890. Ci vengono ancora utili quei parametri di fronte alla caduta del Muro di Berlino, di fronte alla dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, ma non di fronte all\u2019implosione della Federazione jugoslava. Perch\u00e9 l\u00ec un\u2019altra dimensione della guerra ha fatto la sua comparsa, Paolo Rumiz \u00e8 l\u2019unico forse ad averlo intuito con chiarezza in Maschere per un massacro. \u00c8 una guerra che corrisponde all\u2019economia neoliberale, una guerra che nasce come un investimento privato, un business di milizie, dove la componente etnica \u00e8 solo apparentemente determinante. Fino a che punto questa sia la fine del Novecento e l\u2019inizio della forma guerra del Duemila credo si possa vedere anche dall\u2019attuale tragedia ucraina. Fino a che punto la politica della memoria abbia accompagnato questa svolta non \u00e8 un interrogativo che ci poniamo solo oggi, se lo era posto Karl Heinz Roth, quando in Conchetta venne a dare il suo contributo al ciclo sul revisionismo storico, organizzato da Pierpaolo Poggio per la LUMHI (Libera Universit\u00e0 di Milano e del suo Hinterland). Era il 1997 e lui ci parl\u00f2 del Volksgruppenrecht come di un\u2019operazione culturale importante che la Germania unificata stava sviluppando, in vista di una ripresa di politica di potenza. Era qualcosa che, a suo giudizio, conteneva una forte carica destabilizzante sul piano europeo e che, sempre a suo giudizio, aveva guidato la \u201cmanina\u201d tedesca nell\u2019appoggio alle ambizioni della Croazia indipendente o della Slovenia. Non fummo in grado di percepire allora che quello spunto ci poteva aiutare a capire meglio la \u201cnovit\u00e0\u201d della forma guerra che si stava combattendo in Jugoslavia. Ci ho ripensato adesso e mi sono chiesto se l\u2019aggressione all\u2019Ucraina da parte di Putin pu\u00f2 essere spiegata con i vecchi parametri \u2013 richiamo al passato zarista\/orgoglio di potenza \u2013 con cui continuiamo a ragionare oppure non sia da classificare come operazione di business, dove la componente \u201cprivatistica\u201d svolge un ruolo determinante. Se cos\u00ec fosse, le vicende della Venezia Giulia negli anni 1943-54 appaiono proprio come appartenenti a un\u2019altra era geologica. Perch\u00e9 allora tirare in ballo la guerra in Jugoslavia degli anni \u201890? Perch\u00e9 a ben vedere il giorno del ricordo \u00e8 uno dei frutti avvelenati, seppur tardivi, della dissoluzione della Repubblica Federale e della ricostituzione dei peggiori nazionalismi nei Balcani. Anche se qualcuno, all\u2019origine, ingenuamente l\u2019aveva vista come un atto di \u201cconciliazione\u201d. Negli anni \u201890 Tudjman rilegittima gli ustascia in Croazia, dopo la morte verr\u00e0 accusato di essere un criminale di guerra alla pari di un Milosevic, di un Mladic, ma il seme da lui gettato d\u00e0 ancora oggi i suoi frutti infami (si pensi alla devastazione del cimitero partigiano di Mostar dove ben 600 stele sono state frantumate; nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2022, l\u2019altro ieri). \u00c8 bene ripeterlo: non si pu\u00f2 scherzare con la memoria del nazifascismo da quelle parti. E l\u2019aria che tirava a Trieste nel 1943-45 assomigliava pi\u00f9 a quella che si respirava nella Lika o in Dalmazia che nel Veneto o in Lombardia<br \/>\n*(Fonte: CRS. Pubblicato il 15 febbraio 2023 &#8211; di Sergio Fontegher Bologna &#8211; ha insegnato in diverse universit\u00e0 in Italia e in Germania. Si \u00e8 occupato di storia del movimento operaio)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Mario Ricciardi*: \u00abTUTTE LE DITTATURE MODERNE SONO SORTE DA SITUAZIONI DEMOCRATICHE\u00bb. L\u2019AMMONIMENTO DEL GIURISTA TEDESCO FRANZ NEUMANN, CHE ERA STATO TESTIMONE DELL\u2019ASCESA AL POTERE DEL NAZISMO, NON HA PERSO LA SUA ATTUALIT\u00c0, NONOSTANTE IL TEMPO TRASCORSO DALLA STESURA DELLE NOTE SULLA TEORIA DELLA DITTATURA (PUBBLICATE NEL 1957, DOPO LA MORTE DELL\u2019AUTORE). NEL PIENO DELLA GUERRA FREDDA, NEUMANN METTEVA IN GUARDIA I SUOI LETTORI.<\/strong><\/p>\n<p>Contro i pericoli insiti nell\u2019idea che la contrapposizione tra democrazia liberale e dittatura sia tale da mettere definitivamente al riparo dalla possibilit\u00e0 che la prima ceda il passo alla seconda attraverso uno svuotamento dall\u2019interno dei presupposti e delle garanzie legali di un regime costituzionale. Le tendenze che possono condurre all\u2019erosione della democrazia liberale sono pervasive, e potenzialmente in grado di acquisire una forza irresistibile, ben prima del momento di rottura dell\u2019assetto costituzionale (l\u2019assunzione da parte di una persona dei pieni poteri).<br \/>\nRiflettendo sugli eventi di queste settimane negli Stati uniti si trovano diverse conferme dell\u2019intuizione di Neumann.<br \/>\nLa cerimonia di insediamento del nuovo presidente \u00e8 la prima. La rivendicazione da parte di Trump di un mandato popolare di carattere assoluto, che ignora le proporzioni del consenso ricevuto, e si rafforza attraverso l\u2019allusione a un intervento divino che lo avrebbe protetto dal proiettile sparato da Thomas Matthew Crooks nel luglio scorso. Intorno a Trump, mentre teneva il suo discorso, non c\u2019erano soltanto gli esponenti del suo partito, e i componenti della futura amministrazione. In primo piano c\u2019erano anche alcuni degli uomini pi\u00f9 ricchi del mondo, ciascuno dei quali aveva espresso il proprio sostegno, e versato il proprio contributo, al candidato.<br \/>\nUn piccolo cambiamento, ma di grande significato, del rito dell\u2019investitura. La democrazia rappresentativa si presenta con alcuni tratti di un\u2019autocrazia, e l\u2019autocrate si circonda dei propri cortigiani. La seconda conferma l\u2019abbiamo avuta nelle ultime ore. Le attivit\u00e0 frenetiche di Elon Musk (titolare di un organismo senza chiara base legale, accompagnato da un gruppo ristretto di persone di sua fiducia) nel sottoporre a revisione il funzionamento di agenzie e di dipartimenti dell\u2019amministrazione federale, per purgarle degli elementi ideologicamente sospetti, sono ancora in corso, e potrebbero avere conseguenze durature.<\/p>\n<p>Le reazioni a questi fattori di discontinuit\u00e0 nel funzionamento della democrazia statunitense sono state flebili, e prive di una chiara guida politica. Gli interventi dei giudici federali che hanno sollevato problemi di legittimit\u00e0 costituzionale di alcuni dei provvedimenti presidenziali sono destinati prima o poi a fare i conti con una Corte Suprema che da tempo \u00e8 dominata da una maggioranza sensibile agli orientamenti pi\u00f9 radicali che hanno preso il sopravvento nel partito repubblicano.<br \/>\nLe audizioni dei membri della futura amministrazione hanno messo alla luce l\u2019inadeguatezza (per usare un eufemismo) di buona parte dei candidati, ma questo non ne ha impedito la conferma. Le voci pi\u00f9 critiche dell\u2019opposizione, come quelle di Bernie Sanders e di Elizabeth Warren non esprimono la linea del partito, che sembra non essere in grado di fare fino in fondo i conti con le dimensioni e la pervasivit\u00e0 dell\u2019attacco che Trump e i suoi sostenitori stanno portando a principi fondamentali della costituzione degli Stati uniti, come quelli sanciti dal XIV emendamento sulla cittadinanza.<br \/>\nLa sensazione \u00e8 che stiamo assistendo alle prime fasi di un cambio di regime. La trasformazione di una democrazia liberale rappresentativa in un\u2019autocrazia in cui il consenso popolare \u00e8 presunto piuttosto che misurato, e gli interessi in gioco non sono valutati in modo imparziale, ma attribuendo peso maggiore a quelli dei plutocrati che fanno parte della corte del principe. Chi non si adegua, e per ora sono pochi a opporsi, verr\u00e0 piegato fino a sottomettersi attraverso l\u2019uso congiunto della forza e del potere, civile e economico. Se questa ipotesi fosse confermata, vorrebbe dire che abbiamo gi\u00e0 superato il punto di non ritorno della traiettoria che ci conduce oltre l\u2019esperienza della democrazia liberale come l\u2019abbiamo conosciuta negli ultimi decenni.<br \/>\nNegli anni \u201950 del secolo scorso, Neumann avvertiva che \u00abla tecnologia su vasta scala pu\u00f2 comportare la dipendenza totale della popolazione industriale da un meccanismo complesso e integrato, il quale pu\u00f2 funzionare solo in un sistema gerarchico, stratificato e altamente organizzato. Un tale sistema deve inculcare le virt\u00f9 della disciplina, dell\u2019obbedienza e della subordinazione, a prescindere da chi sia proprietario dei mezzi di produzione. Cos\u00ec l\u2019industrialismo moderno predica le identiche virt\u00f9 che ogni sistema politico autoritario cerca di coltivare, virt\u00f9 che sono repressive perch\u00e9 contrarie all\u2019autodeterminazione dell\u2019uomo\u00bb. La presenza di figure che vengono dai settori pi\u00f9 avanzati del tecno-capitalismo a fianco di Trump ci fornisce una chiave di lettura importante del cambiamento in corso. Che tutto questo avvenga in nome della libert\u00e0 \u00e8 l\u2019inganno pi\u00f9 subdolo che il neoliberalismo ha orchestrato ai danni della democrazia.<br \/>\n*(Mario Ricciardi. Direttore il Mulino dal 2018 &#8230; Ha scritto e scrive per diverse testate, tra cui \u00abl&#8217;Espresso\u00bb, \u00abIl Sole &#8211; 24 Ore\u00bb, \u00abil manifesto\u00bb)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>6 &#8211; Geraldina Colotti*: INTERVISTA IN ESCLUSIVA IRENE LE\u00d3N &#8211; RILANCIARE L&#8217;ECUADOR: IL PROGRAMMA STRATEGICO DELLA RIVOLUZIONE CITTADINA. SEDICI CANDIDATI, DUE DONNE E QUATTORDICI UOMINI, SI CANDIDANO ALLE ELEZIONI PRESIDENZIALI IN ECUADOR DI DOMENICA 9 FEBBRAIO.<\/strong><\/p>\n<p>Il 7 si \u00e8 chiusa una campagna elettorale segnata, oltre che dagli altissimi livelli di violenza, dai piani di Trump per l&#8217;America Latina. L&#8217;attuale presidente, l&#8217;imprenditore neoliberista ultra-securitario, Daniel Noboa, scalpita per mettersi nell&#8217;orbita di Trump. Ha accolto con entusiasmo la proposta di deportare i suoi connazionali migranti, e si \u00e8 addirittura offerto per ospitare nelle carceri ecuadoriane i \u201cdelinquenti\u201d statunitensi. Se venisse rieletto, stenderebbe il tappeto rosso ai piedi del suo idolo nordamericano.<br \/>\nNon a caso, ha ritenuto \u201cstorico\u201d l\u2019invito a presenziare all\u2019insediamento del magnate per il suo secondo mandato, insieme a personalit\u00e0 dell\u2019estrema destra latinoamericana, come l\u2019argentino Javier Milei, il salvadoregno Najib Bukele e, seppur dietro le quinte, Edmundo Gonz\u00e1lez Urrutia, che aspira a essere il nuovo presidente \u201cautoproclamato\u201d del Venezuela, nonostante le elezioni siano state vinte da Nicol\u00e1s Maduro.<br \/>\nNoboa ha accolto a braccia aperte il nuovo Segretario di Stato americano, Marco Rubio, portavoce dei settori pi\u00f9 reazionari di Miami, nel primo viaggio in quello che Trump vorrebbe tornasse a essere il suo \u201ccortile di casa\u201d. Non per niente, uno dei primi decreti da lui emanati \u00e8 stato quello di reinserire Cuba nella lista dei Paesi che \u201csponsorizzano il terrorismo\u201d, chiudendo il breve periodo in cui l\u2019amministrazione uscente Biden l\u2019aveva rimossa dall\u2019assurda lista.<\/p>\n<p>Tra i paesi visitati da Rubio c&#8217;era Panama, che Trump ha minacciato di invadere per prendere il controllo del canale, un importante snodo commerciale in cui la Cina ha rafforzato la sua presenza. Il governo panamense, non proprio un campione di indipendenza e sovranit\u00e0, ha accettato di raggiungere un accordo con Trump sulla questione delle migrazioni, vera e propria ossessione del magnate insieme ai dazi doganali.<br \/>\nE qui Noboa ha seguito rapidamente l&#8217;esempio di Trump, imponendo dazi ai prodotti messicani e aggravando una crisi bilaterale scoppiata quando ordin\u00f2 l&#8217;irruzione nell&#8217;ambasciata messicana a Quito e sequestr\u00f2 con violenza l&#8217;ex vicepresidente ecuadoriano Jorge Glass, a cui era stato concesso asilo politico dal Messico. In una difesa frontale degli interessi statunitensi, il 14 dicembre 2024, Noboa ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a installare una base militare nelle Isole Galapagos, in conformit\u00e0 con i trattati di cooperazione firmati nell&#8217;ottobre 2023 tra i due Paesi.<br \/>\nCi\u00f2 consente agli Usa l\u2019immunit\u00e0 diplomatica in caso di sbarco di truppe, e la presenza di navi, sottomarini e personale militare statunitense per \u201ccombattere l\u2019insicurezza\u201d in Ecuador: e, di fatto, la perdita di sovranit\u00e0 sulle isole. Il governo di Rafael Correa aveva deciso di non rinnovare le concessioni per le basi militari statunitensi, mentre ora la decisione di Noboa di consentire una maggiore presenza statunitense nell&#8217;Oceano Pacifico di fronte alla Cina viola la Costituzione ecuadoriana.<br \/>\nIn questo scenario, le elezioni ecuadoriane mostrano un alto livello di frammentazione politica, ma in cui, stando alle inchieste, ci sar\u00e0 una corsa serrata tra la candidata della Rivoluzione Cittadina, Luisa Gonz\u00e1lez, e l&#8217;attuale presidente, Daniel Noboa.<br \/>\nSe nessun candidato riceve il 50% dei voti o almeno il 40% con un margine di 10 punti sul secondo classificato, il 13 aprile si terr\u00e0 un ballottaggio, a cui parteciperanno i due aspiranti che avranno ottenuto il maggior numero di voti. Oltre al candidato presidenziale per il periodo 2025-2029, gli elettori eleggeranno anche i 151 rappresentanti del Parlamento e i cinque rappresentanti del Parlamento andino.<br \/>\nNel frattempo, il 6, \u00e8 iniziato il voto \u201canticipato\u201d. I primi a votare sono stati i detenuti in attesa di giudizio: circa 527 donne e 5.691 uomini, che si sono recati nei 62 seggi elettorali allestiti in 42 istituti penitenziari, sotto il controllo dell&#8217;esercito e della polizia. Ha fatto seguito il voto a domicilio, richiesto in precedenza da 662 anziani e persone con una disabilit\u00e0 superiore al 75%.<br \/>\nRiuscir\u00e0 il popolo ecuadoriano a voltare pagina o continuer\u00e0 a precipitare nella spirale del neoliberismo e della societ\u00e0 securitaria? Ne abbiamo parlato con Irene Le\u00f3n, sociologa e analista politica ecuadoriana, specializzata in alternative alla globalizzazione e diritto alla comunicazione.<\/p>\n<p>QUAL \u00c8 LA SITUAZIONE IN ECUADOR, COM&#8217;\u00c8 IL CLIMA ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI?<br \/>\nLe elezioni sono viste come un evento decisivo in un contesto in cui \u00e8 latente una disputa sul modello di societ\u00e0. C&#8217;\u00e8 un attacco molto potente al diritto di riprendere il controllo dello Stato, che la destra considera un canale per completare la privatizzazione totale dei territori e delle risorse.<br \/>\nQuesta virulenza della destra ha a che vedere con la sua necessit\u00e0 di consolidare il modello capitalista, di fronte al persistere del progetto di Rivoluzione Cittadina. Una proposta di cambiamento strutturale e di bene comune, rappresentata da Rafael Correa, che ha governato dal 2007 al 2017, dimostrando la sua superiorit\u00e0 storica. Dal 2017, per\u00f2, dopo una sorta di colpo di stato soft per sradicare questa proposta alternativa, si \u00e8 instaurato un ferreo controllo delle forze del capitalismo che oggi lottano per restare al potere.<br \/>\nPer ottenere lo smantellamento del progetto alternativo, tra l&#8217;altro, \u00e8 stata imposta un&#8217;intensa attivit\u00e0 di lawfare, con alti livelli di persecuzione politica e mediatica, rivolti principalmente contro il Movimento di Rivoluzione Cittadina e la sua proposta di cambiamento strutturale. Nulla di ci\u00f2 che accade nella politica ecuadoriana pu\u00f2 essere letto senza considerare il peso del lawfare, l&#8217;uso della magistratura per fini politici. Inoltre, si assiste a un&#8217;escalation dell&#8217;autoritarismo, che \u00e8 un ingrediente centrale nel raggiungimento della de- istituzionalizzazione e dell&#8217;estorsione di beni e risorse pubbliche. Tanto che, da quando il governo di Daniel Noboa ha dichiarato il Paese in \u201cconflitto armato interno\u201d, con la scusa di affrontare il commercio illecito e il \u201cterrorismo\u201d, \u00e8 comune considerare che il Paese sia gi\u00e0 in dittatura.<\/p>\n<p>Tuttavia, come dimostra l&#8217;attuale contesa elettorale, in Ecuador continua a sussistere una disputa sui significati e sui progetti. Altrimenti, non sarebbe possibile spiegare perch\u00e9 il movimento politico pi\u00f9 perseguitato, Rivoluzione Cittadina, sia la principale forza politica del Paese, o perch\u00e9 il suo fondatore, Rafael Correa, in esilio a causa di questa persecuzione, continui a essere la figura politica pi\u00f9 riconosciuta. E non sarebbe possibile capire perch\u00e9 Luisa Gonz\u00e1lez, la candidata di questo movimento, sia quella che compete per il primo posto in uno scenario di lotta per il potere.<\/p>\n<p>La natura della contesa elettorale ha quindi a che vedere con un drastico quesito: o una dittatura del capitale o la ricostruzione della patria, per rilanciare ancora una volta un progetto di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>CI SONO 16 CANDIDATI ALLA PRESIDENZA. QUALI INTERESSI RAPPRESENTANO?<br \/>\nLa maggioranza dei candidati \u00e8 allineata al neoliberismo pi\u00f9 rigoroso ed esprime obbedienza al progetto geopolitico statunitense. Per di pi\u00f9, tutti condividono una prospettiva securitaria, di estrema destra e persino neofascista e propongono la mano pesante come ricetta per risolvere le molteplici crisi che affliggono il Paese. Quasi tutti demonizzano il bene comune e aspirano alla privatizzazione totale. La maggior parte dei candidati rappresenta solo i propri interessi o quelli di gruppi di potere che hanno soppiantato i partiti politici e cercano di impossessarsi dello Stato per fare affari. Lo abbiamo gi\u00e0 visto con le privatizzazioni neoliberiste, che hanno ceduto beni pubblici ad attori privati, i quali non hanno alcun piano di redistribuzione e hanno solo accentuato le disuguaglianze<br \/>\nCinque di questi candidati alludono o si identificano con il progressismo o la sinistra, ma sono espressioni politiche con scarso sostegno popolare. Solo Luisa Gonz\u00e1lez, rappresentante della Rivoluzione Cittadina, \u00e8 prima o seconda nei sondaggi e ha il potenziale per arrivare al potere. Il contendente \u00e8 Daniel Noboa, l&#8217;attuale presidente, che proviene da un potente gruppo di interesse, \u00e8 l&#8217;erede della pi\u00f9 grande holding aziendale del Paese. Le sue azioni e le sue proposte rispondono a quegli interessi e, come si pu\u00f2 vedere dai fatti verificatasi durante il periodo in cui ha governato, il fulcro della sua prospettiva libertariana \u00e8 quello di mettere tutte le risorse del Paese a disposizione del mercato, in modo che il capitale internazionale possa fare affari a suo piacimento.<\/p>\n<p>COSA RESTA DELLA RIVOLUZIONE CITTADINA?<br \/>\nLa Rivoluzione Cittadina (2007-2017) \u00e8 stata una sintesi di molteplici fattori, tra cui la resistenza al libero scambio, il neoliberismo e la globalizzazione di inizio secolo, ma \u00e8 stata anche un punto di partenza per definire l&#8217;orizzonte del nostro progetto. Un progetto di sovranit\u00e0, con una visione di economia endogena nazionale e regionale, con una prospettiva geopolitica che ha il suo epicentro nel Sud. Parte della sua eredit\u00e0 \u00e8 una proposta per il futuro: il Buen Vivir, sancito dalla Costituzione ancora vigente. Sono stati dieci anni di cambiamenti molto significativi, con un orizzonte diverso dal piano emisferico che gli Stati Uniti avevano e hanno per l&#8217;Ecuador e per la regione latinoamericana e caraibica.<br \/>\nNel 2017, questo processo di cambiamento \u00e8 stato invertito da una sorta di colpo di stato soft. Il Paese non solo \u00e8 tornato al neoliberismo, ma \u00e8 diventato un laboratorio per l&#8217;attuazione di un modello economico libertariano, con la corrispondente distruzione dello Stato e la promozione di progetti aziendali transnazionali.<br \/>\nOggi, Luisa Gonz\u00e1lez guida il movimento della Rivoluzione Cittadina, che si basa sull&#8217;eredit\u00e0 di un processo di costruzione del cambiamento. \u00c8 una forza reale, un movimento esistente che nasce da quell&#8217;esperienza e che ha la volont\u00e0 di riprendere un percorso di ricostruzione dello Stato per il bene comune. Nonostante la persecuzione politica che colpisce il movimento, la candidatura di Luisa Gonz\u00e1lez \u00e8 l&#8217;unica che gode di un autentico riconoscimento popolare, l&#8217;unica che nasce da una proposta politica organica che conta sul sostegno iniziale del 30% dell&#8217;elettorato, noto alla gente come &#8220;il voto duro di Correa&#8221;, in riferimento all&#8217;ex presidente, Rafael Correa.<\/p>\n<p>QUAL \u00c8 IL PROGRAMMA DI LUISA GONZ\u00c1LEZ?<br \/>\nLuisa Gonz\u00e1lez propone un piano strategico per rimettere in piedi il Paese. \u201cRilanciare l\u2019Ecuador\u201d \u00e8 lo slogan della sua campagna. E, in questo caso, \u00e8 un passaggio necessario, sia per l\u2019urgenza di rigenerare uno spazio democratico, sia per la necessit\u00e0 di superare una crisi multipla di alta intensit\u00e0. In questa linea, partendo da un movimento politico che propone cambiamenti strutturali, l&#8217;agenda di Gonz\u00e1lez si concentra sul ruolo nodale dello Stato nella gestione degli affari pubblici, basato sul bene comune, con politiche redistributive e diritti per tutti.<br \/>\nPer lasciarsi alle spalle il caos neoliberista, la sua proposta d\u00e0 priorit\u00e0 alla sicurezza dei cittadini, vista da una prospettiva globale e strategica, che include sia la re-istituzionalizzazione delle agenzie di sicurezza e giustizia, sia un patto etico e il ripristino dei valori di solidariet\u00e0 e cura, come aspetti fondamentali per la ricostruzione del tessuto sociale. Questo approccio ha funzionato durante la Rivoluzione Cittadina, quando l&#8217;Ecuador era il secondo paese pi\u00f9 sicuro dell&#8217;America Latina.<br \/>\nIl secondo aspetto \u00e8 la rivitalizzazione dell&#8217;economia, un&#8217;economia post-petrolifera, con diversit\u00e0 economica e produttiva, come afferma la Costituzione; ma anche con misure correttive urgenti, ad esempio in relazione al debito estero, per il quale si propone una revisione.<br \/>\nIl terzo aspetto riguarda una politica energetica globale e sovrana. L&#8217;Ecuador era tra i primi dieci paesi al mondo in termini di solvibilit\u00e0 energetica, mentre oggi, a causa della negligenza della gestione statale, sta accadendo il contrario. L&#8217;anno scorso ci sono state interruzioni di corrente fino a 14 ore e il paese \u00e8 tornato a importare energia.<br \/>\nIl quarto punto riguarda i servizi pubblici statali, in particolare il ripristino del sistema sanitario e dell&#8217;istruzione pubblica gratuiti. E il quinto punto si riferisce all&#8217;inclusione e ai diritti, per realizzare l&#8217;uguaglianza, in particolare all&#8217;uguaglianza di genere, e sviluppare una societ\u00e0 inclusiva e diversificata.<br \/>\nI diritti sono ormai violati in tutti i campi, dalle misure neoliberiste di ridimensionamento e abbandono dello Stato, alla &#8220;guerra interna&#8221; che non perseguita gli attori delle attivit\u00e0 illecite ma le persone impoverite, i discendenti degli africani, i giovani delle periferie urbane. Sotto il regime di Noboa si sono moltiplicate le violazioni dei diritti umani e perfino le esecuzioni extragiudiziali.<\/p>\n<p>SECONDO I SONDAGGI, CI SAR\u00c0 UNA SFIDA SERRATA TRA DANIEL NOBOA E LUISA GONZ\u00c1LEZ E IN MOLTI DENUNCIANO POSSIBILI BROGLI DA PARTE DELL&#8217;ATTUALE PRESIDENTE. COSA ASPETTARSI?<br \/>\nUna delle sfide pi\u00f9 importanti \u00e8 garantire che le elezioni si svolgano in modo regolare. Fino a questo momento, come conseguenza della deistituzionalizzazione del Paese, \u00e8 in atto una sorta di dittatura in cui Daniel Noboa controlla le istituzioni, al punto che persino il Consiglio Elettorale Nazionale ha giustificato diverse violazioni del Codice della Democrazia e persino della Costituzione. Tra i tanti casi, cito l&#8217;esempio del mancato rispetto della legge elettorale e della mancata richiesta di autorizzazione all&#8217;Assemblea nazionale per assentarsi dalla campagna elettorale e farsi sostituire dalla vicepresidenta, una figura che in Ecuador \u00e8 eletta. Ricordo anche che Noboa ha compiuto atti di proselitismo pubblico utilizzando spazi e beni dello Stato, come \u00e8 successo qualche giorno fa, quando ha organizzato un incontro con un certo signor Edmundo Gonz\u00e1lez, di origine venezuelana, candidato alla presidenza in quel Paese l&#8217;anno scorso, giunto secondo ma ricevuto da Noboa come leader. Noboa \u00e8 arrivato addirittura a stipulare accordi bilaterali con un uomo che non ricopre alcun incarico pubblico nel suo Paese, tantomeno quello di presidente. Ma il CNE non ha registrato irregolarit\u00e0 e ha ingannato il Paese.<br \/>\nNegli ultimi giorni, la campagna sporca si \u00e8 intensificata, e le minacce contro Luisa Gonz\u00e1lez sono diventate evidenti, ma non per il CNE, che le ha ignorate. Inoltre, si parla dell&#8217;esistenza di un piano per frodare gli elettori. I militari starebbero creando un centro di calcolo parallelo a quello del CNE; tanto che la propaganda elettorale del presidente in carica sta gi\u00e0 veicolando attraverso i media una sua presunta vittoria al primo turno, da rendere irreversibile il giorno delle elezioni.<br \/>\nD&#8217;altra parte, in queste elezioni gli ecuadoriani non sono soli, gli Stati Uniti sono presenti in tutti gli scenari: il loro candidato \u00e8 Noboa. E sar\u00e0 un fedele sostenitore dei numerosi accordi firmati con quel Paese, tra cui la cooperazione militare relativa al piano geostrategico per il controllo statunitense della regione e del Pacifico.<br \/>\nSono quindi in discussione due proposte politiche diametralmente opposte, ma che potrebbero essere risolte tramite voto popolare, se solo la destra e il suo padrino del Nord abbandonassero la dottrina della polarizzazione, lasciassero da parte la persecuzione politica e giudiziaria e consentissero al Paese di recuperare la gestione democratica del suo destino.<\/p>\n<p>* (Fonte: Sinistrainete. L\u2019Antidiplomatico &#8211; Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. \u00c8 corrispondente per l\u2019Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicaci\u00f3n Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidariet\u00e0 con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell\u2019Umanit\u00e0.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Crolla la produzione industriale: -7,1% a dicembre. Le opposizioni: \u00abUna Caporetto del governo\u00bb Dati Istat L&#8217;anno scorso tutti i mesi in negativo. 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