{"id":51325,"date":"2025-02-02T10:00:52","date_gmt":"2025-02-02T10:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51325"},"modified":"2025-02-03T14:09:27","modified_gmt":"2025-02-03T14:09:27","slug":"n05-01-febbraio-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51325","title":{"rendered":"N\u00b005 \u2013 01\/02\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Giovanna Branca*: Dazi Usa, il mondo con il fiato sospeso. Sconti al petrolio. Stati Uniti Canada, Messico e Cina aspettano di conoscere le \u00abeccezioni\u00bb doganali della Casa Bianca<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Giansandro Merli*: Albania, governo all\u2019angolo senza un intervento dell\u2019Ue &#8211; Finch\u00e9 la barca va Il Viminale promette: \u00abAvanti con convinzione\u00bb. Ma a livello interno ha armi spuntate.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Vincenzo Comito*: Verso un nuovo (dis)ordine? Parafrasando Gramsci, il vecchio ordine \u00e8 sempre pi\u00f9 vacillante, mentre un nuovo ordine fatica a venire alla luce. Nell\u2019intermezzo, si assiste a svariati fenomeni morbosi, tra cui la presidenza \u201cTrusk\u201d, che pur ispirata all\u2019American First, potrebbe, invece, accelerare il tramonto dell\u2019egemonia USA.<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Alessandro Portelli*: Il razzismo come nuovo fondamento &#8211; Attacco al cuore. Al centro di questa rinnovata malvagit\u00e0 egemonica sta il ritorno all\u2019arcaico diritto di sangue: sono veri americani (come, peraltro, sono cittadini italiani) quelli che possono vantare che nelle loro vene scorra il puro sangue della nazione<\/strong>.<br \/>\n<strong>5 &#8211; Capitalismo globale. Ogni settimana quattro nuovi miliardari, mentre la povert\u00e0 dilaga<\/strong><br \/>\n<strong>di redazione con dati di Oxfam, Onu, IPS e Banca Mondiale (*)<\/strong><br \/>\n<strong>06 \u2013 Guerre dimenticate. EMERGENCY. Il Sudan vive una crisi senza precedenti ma resta invisibile al mondo. (*)<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Il Messico si prepara alle deportazioni di Trump &#8211; di redazione | 23 Gen 2025 | America Latina, In evidenza..<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Giovanna Branca, Marina Catucci*: Agenzie Usa nel caos. Stop ai finanziamenti \u00aba marxismo e trans\u00bb &#8211; American Psycho Colpiti programmi dentro il Paese, come Medicaid, e per il sostegno estero. Una fonte: \u00abCi \u00e8 stato imposto sospendere tutte le attivit\u00e0<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Trump ci offre su un piatto d\u2019argento l\u2019occasione di mettere all\u2019angolo gli USA, cancro del mondo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Giovanna Branca*: DAZI USA, IL MONDO CON IL FIATO SOSPESO. SCONTI AL PETROLIO. STATI UNITI CANADA, MESSICO E CINA ASPETTANO DI CONOSCERE LE \u00abECCEZIONI\u00bb DOGANALI DELLA CASA BIANCA<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI DAZI CI RENDERANNO MOLTO RICCHI E MOLTO FORTI\u201d, HA DETTO NELLA SERATA USA DI VENERD\u00cc IL PRESIDENTE DONALD TRUMP DALLO STUDIO OVALE, MENTRE CONFERMAVA L\u2019ENTRATA IN VIGORE DEI DAZI SULLE MERCI DI MESSICO, CANADA (ENTRAMBI DEL 25%) E CINA (10%) NONOSTANTE LE SETTIMANE DI NEGOZIAZIONI INTERCORSE FRA I RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI DEI TRE PAESI CON QUELLI DEGLI STATI UNITI, NELLA SPERANZA DI CAPIRE SE ESISTEVA QUALCOSA CHE POTEVANO FARE PER PLACARE LA FOGA PROTEZIONISTA DI TRUMP. \u00abNULLA\u00bb, \u00c8 STATA LA RISPOSTA DELLO STESSO TYCOON AI GIORNALISTI CHE GLI PONEVANO QUESTA DOMANDA ALLA CASA BIANCA, CHE HA RESO ANCOR PI\u00d9 EVIDENTE LA PRETESTUOSIT\u00c0 DELLE SUE RICHIESTE AFFINCH\u00c9 MESSICO E CANADA LIMITASSERO L\u2019INGRESSO DI \u00abMIGRANTI ILLEGALI\u00bb NEGLI STATI UNITI, E LA CINA QUELLO DEI PRODOTTI CHIMICI USATI PER PRODURRE IL FENTANYL.<\/p>\n<p>TRUMP ha anche annunciato che nelle prossime settimane imporr\u00e0 dazi sull\u2019importazione di acciaio, alluminio e rame, e che al pi\u00f9 presto nel mirino finir\u00e0 il pi\u00f9 grande partner commerciale Usa, l\u2019Unione europea. Che \u00abci ha trattati orribilmente\u00bb \u2013 il suo gabinetto sta lavorando a misure protezionistiche e punitive \u00absostanziali\u00bb \u2013 ha detto il presidente ai reporter senza specificare come o perch\u00e9 Washington sia stata trattata cos\u00ec male. Uno degli oggetti del suo risentimento sono senz\u2019altro le misure per regolare il settore tecnologico emanate dalle istituzioni europee, particolarmente invise al \u201cvicepresidente ombra\u201d Elon Musk e alla Silicon Valley tutta, che ha fatto quadrato intorno al nuovo presidente americano.<br \/>\nUno dei settori che ci si aspetta verranno colpiti con maggiore forza infatti \u00e8 proprio quello tecnologico, con sanzioni sui microprocessori provenienti principalmente da Taiwan: colpiremo \u00abanche i chip e le cose associate ai chip\u00bb ha detto il Tycoon. Che pochi giorni prima, in risposta al terremoto causato dalla nuova app cinese di intelligenza artificiale DeepSeek, aveva incontrato il Ceo di Nvidia Jensen Huang. Sul tavolo \u00absemiconduttori e politiche sulla Ia\u00bb, e come \u00abrafforzare la tecnologia Usa e la sua leadership nel campo dell\u2019intelligenza artificiale\u00bb.<br \/>\nL\u2019amministrazione Trump starebbe anche considerando una restrizione sulla vendita dei chip H20 prodotti da Nvidia appositamente per il mercato cinese, dopo che il governo Biden aveva messo sotto embargo la vendita dei chip pi\u00f9 performanti della compagnia tecnologica proprio per dare un vantaggio al settore statunitense \u2013 sforzo vanificato proprio dal debutto di DeepSeek.<br \/>\nDAL CANTO SUO l\u2019Unione europea si limita per il momento a opporre una debolissima risposta attraverso un portavoce: \u00abL\u2019Ue rester\u00e0 fedele ai suoi principi e, se necessario, sar\u00e0 pronta a difendere i propri legittimi interessi\u00bb. Si prende tempo in attesa di comprendere le intenzioni di Donald Trump, o magari di trovare un modo per porre un argine alla valanga di dazi promessa.<br \/>\nNon sono molto dissimili le risposte dei due paesi sinora pi\u00f9 colpiti, Canada \u2013 che pure si era impegnato a investire un miliardo di dollari canadesi per incrementare la sicurezza ai propri confini con gli Stati uniti \u2013 e Messico. Ottawa \u00e8 \u00abpronta a rispondere con forza, e immediatamente\u00bb, ha scritto su X il primo ministro canadese Justin Trudeau dopo la conferenza di Trump allo Studio ovale. \u00abNessuno, da entrambi i lati del confine, vuole vedere dazi americani su merci canadesi\u00bb.<br \/>\n\u00abSIAMO PREPARATI\u00bb, ha dichiarato invece la presidente messicana Claudia Sheinbaum. \u00abDifenderemo sempre la dignit\u00e0 della nostra gente, il rispetto della sovranit\u00e0 e il dialogo fra uguali, senza subordinazioni\u00bb. Il mondo intero ieri \u00e8 rimasto con il fiato sospeso in attesa che Trump annunciasse \u2013 troppo tardi per noi \u2013 l\u2019effettiva entrata in vigore dei dazi, e soprattutto di capire quali eccezioni il presidente Usa ha concesso nella sua guerra protezionista: il bene su cui ci si aspettavano maggiori concessioni \u00e8 il petrolio canadese, dopo che lo stesso Trump aveva detto alla stampa che pensava a tariffe \u201csolo\u201d del 10% sull\u2019oro nero proveniente da nord, pressato anche dal sindacato delle acciaierie United Steelworkers.<br \/>\nLo ha confermato ieri sera un comunicato della Casa bianca, Intanto la stessa economia americana si prepara all\u2019impatto: venerd\u00ec sera le borse statunitensi hanno chiuso al ribasso riflettendo l\u2019ansia degli investitori per i dazi, mentre uno studio del Budget Lab of Yale stima che il loro costo annuale per le famiglie americane ammonter\u00e0 a circa 1.300 dollari.<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Giansandro Merli*: ALBANIA, GOVERNO ALL\u2019ANGOLO SENZA UN INTERVENTO DELL\u2019UE &#8211; FINCH\u00c9 LA BARCA VA IL VIMINALE PROMETTE: \u00abAVANTI CON CONVINZIONE\u00bb. MA A LIVELLO INTERNO HA ARMI SPUNTATE<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019IPOTESI DI ANTICIPARE PUNTI DEL PATTO EUROPEO. \u00abPARTNER COMUNITARI E COMMISSIONE STANNO PENSANDO DI RAFFORZARE LE NORME UE CHE SOSTENGONO LE PROCEDURE IN FRONTIERA APPLICATE ANCHE IN ALBANIA\u00bb, DICE IL MINISTERO DELL&#8217;INTERNO<br \/>\n\u00abAndare avanti a ogni costo\u00bb: s\u00ec, ma come? Il giorno dopo l\u2019ennesimo flop del progetto Albania le dichiarazioni bellicose del governo stridono con la realt\u00e0: a meno di nuove e ben pi\u00f9 gravi forzature del quadro normativo, i centri d\u2019oltre Adriatico resteranno vuoti per un po\u2019. \u00abContinueremo su questa strada con convinzione\u00bb, dice il Viminale, a cui fanno eco i parlamentari FdI. Intanto, per\u00f2, agli operatori italiani della cooperativa che gestisce le strutture di Shengjin e Gjader \u00e8 stato detto di tornare a casa. Mentre i 43 migranti, bangladeshi ed egiziani, sono stati trasferiti ieri nel Cara di Bari, accolti in porto tra gli applausi da un presidio dell\u2019Arci. Per ora la prossima scadenza sul tavolo \u00e8 l\u2019udienza della Corte di giustizia Ue sui rinvii pregiudiziali a tema \u00abpaesi di origine sicuri\u00bb fissata il 25 febbraio. Per la decisione servir\u00e0 qualche mese, \u00e8 attesa in primavera.<br \/>\nSIAMO \u00abAL LAVORO per superare anche questo ostacolo\u00bb, aveva fatto sapere palazzo Chigi venerd\u00ec, subito dopo che la Corte d\u2019appello ha rimesso la vicenda ai giudici del Lussemburgo determinando la liberazione di tutti i cittadini stranieri trattenuti al di l\u00e0 del mare. Il governo, per\u00f2, non \u00e8 entrato nel merito di come intende procedere. A oggi non ci sarebbero nuovi interventi legislativi gi\u00e0 pronti e anche le indiscrezioni che circolavano l\u2019altro ieri su un nuovo ricorso in Cassazione sono state smentite. Anche perch\u00e9 la Suprema corte ha gi\u00e0 sospeso il giudizio nei casi relativi ai primi trasferimenti e da allora \u00e8 cambiato ben poco.<\/p>\n<p>Come previsto da giuristi ed esperti, trasformare la lista dei \u00abpaesi sicuri\u00bb in una norma primaria non ha ribaltato l\u2019esito delle richieste di convalida. Tra le altre cose, quella legge stabilisce che il Consiglio dei ministri deve preparare entro il 15 gennaio di ogni anno, sulla base delle informazioni delle fonti qualificate citate dalla direttiva Ue, una relazione che entri nel merito della situazione di ogni Stato presente nell\u2019elenco. Per il 2025 ancora non c\u2019\u00e8, tanto che il tribunale di secondo grado della capitale ha richiamato le \u00abschede paese\u00bb allegate al vecchio decreto interministeriale di maggio dell\u2019anno scorso, zeppe di eccezioni per categorie di persone sia in Bangladesh che in Egitto.<\/p>\n<p>IL RAGIONAMENTO che ha seguito \u00e8 lo stesso delle sezioni specializzate in immigrazione, a cui la competenza era stata sottratta a dicembre. Se l\u2019esecutivo l\u2019ha attribuita alle Corti d\u2019appello \u00e8 perch\u00e9 scarseggiavano altre possibilit\u00e0. Come quella, pur ventilata, del giudice di pace o perfino del Tar. Una forzatura molto grave perch\u00e9 sarebbero consegnate decisioni che riguardano la sfera dei diritti soggettivi, come l\u2019asilo e la libert\u00e0 personale, a organi che si occupano di tutt\u2019altro. \u00c8 per\u00f2 vero che i giudici di pace decidono sui trattenimenti nei Cpr dei cittadini stranieri in situazione di irregolarit\u00e0 amministrativa. In ogni caso se non hanno gi\u00e0 trasferito a loro anche la competenza sulla detenzione dei richiedenti asilo, magari in virt\u00f9 degli altissimi tassi di convalida, qualche motivo deve esserci. Probabilmente la contrariet\u00e0 del Colle. Farlo adesso per aggirare il secondo organo giurisdizionale sgradito renderebbe ancor pi\u00f9 evidente la pretesa di scegliersi i giudici.<br \/>\nL\u2019altra ipotesi del governo italiano \u00e8 un intervento a livello Ue. In questo senso vanno le ultime dichiarazioni del Viminale. \u00abI partner comunitari in piena sintonia con la Commissione stanno pensando di rafforzare le norme Ue che sostengono le procedure in frontiera applicate anche in Albania non solo con una anticipazione dell\u2019entrata in vigore di alcune norme del Patto ma anche con soluzioni innovative\u00bb, ha ribadito ieri il ministero. Concretamente si tratterebbe di rendere subito validi alcuni punti del Patto su immigrazione e asilo che sar\u00e0 effettivo dal giugno 2026. Basterebbe farlo con l\u2019articolo che riguarda i \u00abpaesi sicuri\u00bb: prevede la possibilit\u00e0 di considerare tali anche quelli che presentano eccezioni territoriali e per categorie di persone.<br \/>\nPER GIORGIA MELONI e Matteo Piantedosi significherebbe smentire la linea sostenuta per mesi, secondo la quale le norme attuali permettono i trattenimenti in Albania. Ma in questi casi non conta avere ragione, conta portare a casa l\u2019obiettivo: la coerenza \u00e8 un agnello sacrificale di poco valore.<br \/>\nFinora la possibilit\u00e0 di anticipare alcuni punti del Patto \u00e8 stata ventilata solo a livello informale, ma tecnicamente \u00e8 possibile. La Commissione dovrebbe presentare una proposta, piuttosto semplice perch\u00e9 limitata a pochi articoli, poi parlamento e Consiglio dovrebbero approvarla. Siamo nel campo delle ipotesi, ma il clima globale \u00e8 quel che \u00e8: da Washington a Berlino la propaganda anti-migranti \u00e8 sempre pi\u00f9 forte. Su questo scommette il governo Meloni.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Giansandro Merli, redattore di Dinamo Press.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Vincenzo Comito*: VERSO UN NUOVO (DIS)ORDINE? PARAFRASANDO GRAMSCI, IL VECCHIO ORDINE \u00c8 SEMPRE PI\u00d9 VACILLANTE, MENTRE UN NUOVO ORDINE FATICA A VENIRE ALLA LUCE. NELL\u2019INTERMEZZO, SI ASSISTE A SVARIATI FENOMENI MORBOSI, TRA CUI LA PRESIDENZA \u201cTRUSK\u201d, CHE PUR ISPIRATA ALL\u2019AMERICAN FIRST, POTREBBE, INVECE, ACCELERARE IL TRAMONTO DELL\u2019EGEMONIA USA<\/strong><\/p>\n<p>Appare evidente che stiamo vivendo in questi anni nel mondo in un periodo di grande confusione, anzi, se vogliamo, di vero e proprio caos. Tra i segni pi\u00f9 evidenti ci sono indubbiamente la guerra in Ucraina e quella israelo-palestinese, la confusione siriana, la lotta su tutti i fronti e con tutti i mezzi degli Stati Uniti per contrastare l\u2019avanzata economica, tecnologica, politica cinese, la grande incertezza economica e politica in Europa, ma dalle prospettive comunque poco incoraggianti e ancora le lotte armate interne in diversi paesi africani e asiatici, a cominciare da quella, terribile, che si svolge da tempo in Sudan. Si aggiungono dopo quelle atomiche le minacce ecologiche e tecnologiche sempre pi\u00f9 incombenti.<\/p>\n<p>IL VECCHIO ORDINE INTERNAZIONALE VACILLA<br \/>\nAl di l\u00e0 delle ragioni specifiche di ognuno di questi accadimenti essi sembrano collocarsi tutti sostanzialmente nel quadro di una situazione nella quale il vecchio ordine internazionale vacilla sempre di pi\u00f9. Non regge il potere degli Stati Uniti, e pi\u00f9 in generale dell\u2019Occidente, sul resto del mondo, con tutte le loro presunte regole sempre violate a piacimento e le sue istituzioni ormai cadenti, mentre il nuovo assetto globale che dovrebbe sostituirlo non si \u00e8 ancora affermato; se ne intravede appena qualche segno iniziale<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, la Cina ha mostrato al mondo e in particolare ai paesi del Sud globale che il vecchio mito per cui la modernizzazione economica comporti necessariamente l\u2019occidentalizzazione dei vari paesi non sta pi\u00f9 in piedi e che l\u2019Occidente non ha tutte le risposte da dare ai paesi in via di sviluppo.<br \/>\nTutto questo accade in un periodo in cui sono all\u2019opera dei grandi cambiamenti nel mondo, spinti da almeno sei forze principali (De Lens, Gijsels, 2024): accanto all\u2019affermarsi prepotente sulla scena dei paesi del Sud del mondo, bisogna aggiungere il forte, nonch\u00e9 per alcuni aspetti devastante, impatto dell\u2019innovazione tecnologica, ora con lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale e le conquiste della biologia, l\u2019avanzare della crisi climatica, i mutamenti nei processi di globalizzazione e per alcuni aspetti la loro regressione\/trasformazione, il peso minaccioso dei debiti pubblici e privati nel mondo, in continua crescita, e infine l\u2019invecchiamento della popolazione, particolarmente evidente nei paesi pi\u00f9 sviluppati (De Lens, Gijsels, 2024), ma evidente anche nella gran parte dei paesi del Sud del mondo. Alle tendenze elencate bisogna ancora aggiungere le pesanti e crescenti diseguaglianze rilevabili tra i vari paesi e all\u2019interno di moltissimi tra di essi.<\/p>\n<p>LA STRUTTURA REALE DELL\u2019ECONOMIA MONDIALE<br \/>\nCominciamo da un aspetto fondamentale spesso trascurato, quello demografico. I paesi occidentali pesano ormai per poco pi\u00f9 di un miliardo di abitanti, quelli del Sud del mondo per almeno sette. Un aspetto molto rilevante dell\u2019attuale declino statunitense viene a questo proposito ad esempio segnalato da Lucio Caracciolo, quando egli suggerisce che un paese di 340 milioni di abitanti, come gli Stati Uniti, non pu\u00f2 pretendere di governare un mondo che ne conta ormai pi\u00f9 di otto miliardi. Si prevede comunque che nel 2030 i due terzi delle classi medie mondiali siano collocati in Asia, continente sempre pi\u00f9 dominante sul piano economico.<br \/>\nDal 1900 al 1980 il 70-80% della produzione di beni e servizi era concentrata in Europa e negli Stati Uniti (Thomas Piketty). Le statistiche del Fondo monetario internazionale indicano che, utilizzando il criterio della parit\u00e0 dei poteri di acquisto, il pil dei paesi del Sud del mondo \u00e8 pari al 60% circa del totale mondiale, con tendenza alla crescita. In particolare l\u2019Asia \u00e8 oggi la regione con i pi\u00f9 elevati tassi di sviluppo del mondo. Nel 2024 sempre le stesse fonti calcolano che il pil cinese sia pari al 19% di quello mondiale, quello statunitense al 15%. Peraltro a nostro giudizio il pil cinese \u00e8 in qualche modo sottovalutato, mentre quello Usa sopravalutato. Il peso della produzione manifatturiera cinese \u00e8 pari a circa un terzo di quella mondiale, quella statunitense intorno al 15%, mentre l\u2019Unido prevede che entro non moltissimi anni quella del paese asiatico possa raggiungere il 45% del totale e quella degli Stati Uniti ridimensionarsi sino all\u201911%. Le previsioni al 2030, sempre nei termini del criterio della parit\u00e0 dei poteri di acquisto, vedono nella classifica dei paesi il pil della Cina al primo posto, seguita da Usa, India e Russia. I paesi europei vengono dopo.<\/p>\n<p>LA CINA \u00c8 ANCHE DIVENTATO IL PI\u00d9 GRANDE FINANZIATORE DEI PAESI EMERGENTI. COS\u00cc LE CIFRE RELATIVE AL PERIODO 2014-2021 INDICANO CHE ESSA \u00c8 STATA ALL\u2019ORIGINE DI CIRCA 670 MILIARDI DI DOLLARI DI FLUSSI FINANZIARI PUBBLICI VERSO TALI PAESI, MENTRE GLI STATI UNITI INSEGUONO ALLA LONTANA CON CIRCA 320 MILIARDI (AIDDATA).<br \/>\nIn questi ultimi anni stiamo assistendo nel mondo ad una esplosione tecnologica forse senza precedenti. Anche in tale campo studi recenti nostrano come la Cina possa tendere a diventare pi\u00f9 importante degli Stati Uniti (secondo una ricerca australiana recente essa sarebbe al primo posto nel mondo in 37 dei 44 settori tecnologici analizzati), anche se essa presenta ancora diverse debolezze su alcune attivit\u00e0, quali ad esempio i chip e il settore della produzione degli aerei civili. Oggi, secondo la rivista Nature, tra i primi dieci centri di ricerca a livello mondiale collegati alle universit\u00e0 ben sette sono cinesi. Peraltro i tentativi dei presidenti degli Stati Uniti di bloccare l\u2019ascesa tecnologica del paese si stanno rivelando dei sostanziali fallimenti.<\/p>\n<p>UN \u201cCAPITALISMO TRUCCATO\u201d<br \/>\nUn aspetto molto rilevante della crisi occidentale riguarda la recente e profonda trasformazione nelle caratteristiche della sua economia.<br \/>\nSi \u00e8 assistito all\u2019affermarsi di un\u2019\u201ceconomia della rendita\u201d, o anche, come afferma Martin Wolf (Wolf, 2024, a), il pi\u00f9 noto giornalista del Financial Times, all\u2019imporsi di un \u201ccapitalismo truccato\u201d. Non che \u2013 sottolinea l\u2019autore \u2013 un capitalismo della rendita sia una novit\u00e0 assoluta: i potenti sono sempre stati dei redditieri, ma essi in alcune fasi dello sviluppo hanno dato in cambio un certo grado di sicurezza sociale, cosa che avviene sempre meno, mentre i benefici della crescita sono stati distribuiti in maniera sempre pi\u00f9 diseguale.<br \/>\nQuesto capitalismo truccato, come suggerisce l\u2019autore, ha portato alla finanziarizzazione dell\u2019economia, soprattutto negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna, con un cambiamento radicale del ruolo della finanza rispetto al passato; essa tende oggi a controllare le attivit\u00e0 imprenditoriali, mentre essa \u00e8 stata, tra l\u2019altro, all\u2019origine delle crisi finanziarie del 2007-2012; la finanza ha nella sostanza smesso di servire l\u2019impresa per farsene invece padrona.<br \/>\nSottolineiamo incidentalmente che, come ci ricorda il grande storico francese Fernand Braudel, l\u2019affermazione dei processi di finanziarizzazione \u00e8 normalmente il segno del maturare di una civilt\u00e0, di una sua crisi di prospettive.<br \/>\nQuesto ci mostra che la crisi degli Stati Uniti non \u00e8 soltanto esterna, legata certo all\u2019emergere sulla scena di altri paesi protagonisti, a cominciare dalla Cina, cosa che fa traballare il dogma America First; la crisi \u00e8 anche da collegare ad altri profondi problemi interni, segnalati tra l\u2019altro dall\u2019elezione di Trump, spia di un malessere crescente della societ\u00e0, collegabile tra l\u2019altro all\u2019arricchimento eccessivo dei pi\u00f9 ricchi, legato alla crescita dei profitti e delle rendite, all\u2019impoverimento delle classi medie e popolari e alle lotte feroci di una ristretta \u00e9lite per il potere.<br \/>\nVa inoltre ricordato che, a partire almeno dal dopoguerra in poi, i paesi occidentali abbiano predicato al mondo il libero commercio e la piena libert\u00e0 di impresa, ma ora che tali principi si rivolgono a loro danno li rinneghino del tutto.<\/p>\n<p>I SEGNI DEL CAMBIAMENTO<br \/>\nChi scrive pensa che tutto ha avuto inizio con le riforme dell\u2019economia cinese volute da Deng Tsiao Ping nel 1979, anche se va sottolineato che dietro la crescita cinese e ora anche dell\u2019India ci sono due grandi civilt\u00e0 che avevano avuto per molte ragioni un momento di appannamento ora superato.<br \/>\nTali riforme sono state il punto di partenza di quelle trasformazioni che con il tempo sono diventate una valanga; il prodigioso sviluppo economico della Cina che ne \u00e8 seguito ha avuto poi conseguenze fortissime, che fanno sentire ancora i loro effetti, sui destini del mondo. Si pu\u00f2 poi considerare che due altri punti di svolta importanti siano stati costituiti da una parte, nel 2001, dall\u2019ingresso della stessa Cina nell\u2019Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), dall\u2019altra dalla crisi del sub-prime del 2008, crisi che ha mostrato la debolezza del modello economico e finanziario occidentale e crisi da cui l\u2019Europa non si \u00e8 pi\u00f9 sostanzialmente ripresa. Pi\u00f9 di recente, sono ulteriori manifestazioni delle difficolt\u00e0 in atto la fuga precipitosa degli Stati Uniti dall\u2019Afghanistan nel 2021 e il caos del Medio Oriente, nel quale gli Stati Uniti, che una volta governavano l\u2019area, si mostrano del tutto impotenti ad intervenire, mentre mostrano il doppio standard di giudizio che essi e i loro amici occidentali perseguono a seconda delle loro convenienze.<\/p>\n<p>In ogni caso non va sottovalutata la forza ancora presente del paese, come gi\u00e0 sottolineavamo in un altro articolo apparso di recente in questo stesso sito; intanto esso ha una situazione geografica molto favorevole, nonch\u00e9 una piena autosufficienza alimentare ed energetica, mentre sul fronte soprattutto finanziario, ma poi anche militare, o del cosiddetto soft power, gli Stati Uniti mantengono ancora una rilevante leadership a livello mondiale, anche se essa appare progressivamente erosa dalla Cina.<\/p>\n<p>CINA E PAESI DEL SUD: LA \u201cDE-OCCIDENTALIZZAZIONE\u201d<br \/>\nCi sono pochi dubbi che Cina e Stati Uniti saranno i due massimi protagonisti della scena mondiale ancora almeno per un lungo periodo, mentre la stessa Cina dovrebbe accrescere nel tempo il suo peso rispetto al rivale.<\/p>\n<p>Ma la lotta tra i due paesi non sembra poter esaurire il quadro del nuovo ordine (o disordine) internazionale in via di formazione. Molti prevedono l\u2019affermazione di un mondo pluralista, in cui, accanto ai due giganti, si affermeranno anche una serie di potenze intermedie che, cercando di tenere buoni rapporti con entrambe, comunque molti mostrandosi pi\u00f9 vicini all\u2019uno o all\u2019altro contendente, tenderanno ad affermare la propria autonomia e a pesare in maniera consistente sui destini del mondo. E in effetti, accanto alla sbalorditiva ascesa della Cina, bisogna considerare anche la volont\u00e0 di emancipazione delle potenze regionali, il secondo fatto che sta sovvertendo l\u2019ordine geostrategico mondiale. Paesi come l\u2019Arabia Saudita, l\u2019Indonesia, l\u2019India, il Brasile, la Turchia, il Sud-Africa mirano a una crescita economica molto forte e a tale fine scommettono ancora sulla globalizzazione. In sostanza, tali paesi rifiutano la lettura delle crisi del mondo contemporaneo proposta dagli Stati Uniti e dai loro alleati (Kauffmann, 2023). Invece di un menu di alleanze a prezzo fisso, in cui bisognava scegliere uno dei due campi, si potrebbe affermare un mondo con scelte \u00e0 la carte (Russell, 2023), in cui magari gli altri paesi provino a mettere le due grandi potenze una contro l\u2019altra, per ottenere il massimo dei vantaggi possibili.<br \/>\nGli stessi cinesi non sembrano mirare \u2013 come invece suggeriscono una miriade di testi occidentali che denunciano una Cina aggressiva e pronta a conquistare l\u2019intero globo con il suo partito comunista \u2013 all\u2019egemonia mondiale, ma sembrano anch\u2019essi auspicare la costruzione di un mondo multipolare.<br \/>\nBisogna comunque sottolineare che mentre i processi di de-occidentalizzazione mostrano correttamente la ricomposizione in atto della gerarchia mondiale degli Stati e delle loro alleanze, tale concetto non ci dice invece molto n\u00e9 della natura dei progetti che i paesi nuovi portano avanti, n\u00e9 in quale misura essi tendono a rifiutare di aderire alla logica di accumulazione predatoria delle potenze occidentali (Billion, Ventura, 2023).<br \/>\nIn effetti, tra i paesi del Sud del mondo non appare all\u2019orizzonte, al di l\u00e0 della contestazione dell\u2019ordine mondiale e delle sue istituzioni a guida occidentale, un progetto unitario in positivo n\u00e9 un leader riconosciuto da tutti.<\/p>\n<p>NON SIAMO ALLA FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE, MA\u2026<br \/>\nNel dopoguerra la spinta ai processi di globalizzazione \u00e8 stata portata avanti dagli Stati Uniti che pensavano cos\u00ec di estendere e di approfondire il loro dominio sul mondo. Ma il piano non \u00e8 andato come programmato.<br \/>\nComunque, alcuni risultati sul fronte della de globalizzazione la politica di Biden li ha ottenuti. Ma i legami economici e finanziari tra gli stessi paesi occidentali e la Cina sono ormai cos\u00ec forti e le catene del valore sono cos\u00ec interlacciate che una sostanziale cessazione dei rapporti appare difficile. Il mondo degli affari occidentale \u00e8 poi per la gran parte ostile ai tentativi di allentamento delle relazioni economiche.<br \/>\nIl 2024 registra in ogni caso un allargamento nel mondo delle misure protezionistiche, in particolare, come abbiamo gi\u00e0 ricordato, da parte dei paesi occidentali verso la Cina. Ma tali misure rischiano in qualche modo di estendersi con la presidenza Trump.<br \/>\nRicordiamo che con tali decisioni tutti alla fine ci perdono. I risultati negativi si manifesteranno sotto forma di inefficienze, prezzi pi\u00f9 elevati dei prodotti interessati da tali misure, perdite di competitivit\u00e0 e di produttivit\u00e0, riduzione del pil ed anche spesso tutte queste cose insieme (De Bolle, 2024). Il protezionismo, una volta avviato, \u00e8 difficile da controllare e limitare (De Bolle, 2024).<\/p>\n<p>I BRICS<br \/>\nQuella dei Brics, organizzazione che vede gran parte dei paesi del Sud del mondo pronti a parteciparvi (attualmente essa \u00e8 composta da dieci paesi membri e ventisei paesi osservatori, mentre altri premono per entrarvi), appare la principale alleanza in atto dei paesi emergenti, anche se da una parte si tratta di una cooperazione in gran parte informale, mentre dall\u2019altra l\u2019opinione sulle varie questioni non \u00e8 sempre unanime tra tutti i paesi del raggruppamento.<br \/>\nI Brics mirano apparentemente alla messa in opera di un nuovo ordine economico internazionale nel quale cambino le regole del gioco e il ruolo dei paesi emergenti diventi molto pi\u00f9 importante, riducendo l\u2019egemonia di quelli occidentali, a partire dagli Stati Uniti. Cos\u00ec, da una parte, si sta cercando di rinforzare la banca di sviluppo del gruppo creata nel 2014, dall\u2019altra di mettere a punto dei meccanismi di sganciamento dall\u2019utilizzo del dollaro nelle loro transazioni commerciali e finanziarie.<br \/>\nI Brics potrebbero funzionare alla fine come i poli di aggregazione generali di un nuovo ordine internazionale alternativo a quello precedente e che i paesi occidentali cercano in qualche modo di puntellare.<\/p>\n<p>IL PROCESSO DI DE-DOLLARIZZAZIONE<br \/>\nL\u2019egemonia residua degli Stati Uniti sul resto del mondo riposa per una parte molto consistente sul controllo dell\u2019unica moneta internazionale di fatto, il dollaro e pi\u00f9 in generale di gran parte del sistema finanziario globale, tema nel quale sono anche compresi i mercati finanziari pi\u00f9 importanti del mondo; in essi si concentra una disponibilit\u00e0 enorme di risorse e di strumenti finanziari per le imprese, le organizzazioni e i governi di tutto il mondo, mentre poi il sistema elettronico Swift, in sostanza controllato sempre dagli Usa, permette di regolare le transazioni di tutte le istituzioni finanziarie del pianeta. I grandi fondi statunitensi rivestono il ruolo di raccolta delle risorse finanziarie dei vari paesi del globo e il loro trasferimento sotto il dominio delle istituzioni Usa.<br \/>\nOra un insieme di fattori si sono combinati nel ridurre nell\u2019ultimo periodo la dipendenza dello stesso sistema dai capitali, dalle istituzioni e dalle reti dei pagamenti occidentali e in particolare da quelli statunitensi (The Economist, 2024).<br \/>\nIntanto i centri finanziari dell\u2019Asia stanno diventando progressivamente sempre pi\u00f9 importanti. Molti dei paesi che dovevano ricorrere per indebitarsi al mercato dei capitali in dollari adesso possono farlo nella loro moneta. Pi\u00f9 in generale molti paesi di medie dimensioni stanno sviluppando i loro mercati dei capitali interni, isolandosi progressivamente dalla volatilit\u00e0 dei movimenti internazionali dei capitali (The Economist, 2024), anche se si tratta di un processo che deve ancora farsi pienamente strada.<br \/>\nUna seconda forza che sta trasformando il sistema finanziario globale appare il suo uso crescente come arma da parte dell\u2019Occidente.<br \/>\nCome \u00e8 noto, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina gli Stati Uniti e l\u2019UE hanno reagito con il sequestro delle riserve in dollari della Russia e la sua esclusione dal sistema dei pagamenti Swift; ma \u00e8 anche noto che tale misura ha scosso i governi della gran parte dei paesi del Sud, che hanno cominciato a temere che la stessa cosa avrebbe potuto succedere anche a loro in futuro per qualsiasi pretesto che gli Usa avrebbero potuto avanzare nei loro confronti.<br \/>\nCos\u00ec, a partire appunto dallo scoppio della guerra, abbiamo assistito a una serie di iniziative anche disordinate volte a ridurre il peso del dollaro nel regolamento delle transazioni commerciali tra i vari paesi; tali iniziative continuano ad andare avanti. Comunque l\u2019abbandono almeno parziale del dollaro da parte dei paesi del Sud, che a chi scrive sembra ormai inevitabile, si potr\u00e0 svolgere apparentemente solo lentamente e con fatica, visto il radicamento profondo dell\u2019attuale sistema e la resistenza occidentale a ogni cambiamento.<\/p>\n<p>LA SUDDITANZA POLITICA DELLA UE<br \/>\nBisogna ricordare che le due guerre mondiali hanno posto fine alla centralit\u00e0 europea nell\u2019ordine mondiale, centralit\u00e0 durata alcuni secoli. Oggi l\u2019Unione Europea appare nient\u2019altro che un\u2019area assoggettata alla volont\u00e0 degli Stati Uniti e non in grado di esprimere alcuna volont\u00e0 politica autonoma, come mostra, tra gli altri, un esauriente volumetto di Luca Caracciolo (Caracciolo, 2022. L\u2019unione rifiuta di assumere un ruolo autonomo ponendosi da ponte tra Stati Uniti e Cina e mostrando attenzione alle esigenze nuove espresse dai paesi emergenti.<\/p>\n<p>Nel 1960 i paesi dell\u2019UE pi\u00f9 la Gran Bretagna rappresentavano il 36,3% del pil mondiale; oggi siamo al 22,4% e per la fine del secolo, secondo le previsioni, esso dovrebbe collocarsi a meno del 10%, mentre gli Stati Uniti sono riusciti, dai tempi dell\u2019amministrazione Kennedy ad oggi, a mantenere una quota che si colloca pi\u00f9 o meno intorno al 25% (Stephens, 2024), almeno usando il criterio di misura dei prezzi di mercato; certo, molto meno (intorno al 15% e la stima appare ancora ottimistica) utilizzando invece il criterio della parit\u00e0 dei poteri di acquisto.<br \/>\nSi pu\u00f2 poi tra l\u2019altro ipotizzare che con la guerra in Ucraina, gli Stati Uniti abbiano anche cercato di indebolire l\u2019Europa e in particolare la Germania, paese troppo incline a ricercare nei fatti un qualche avvicinamento alla Russia (paese con il quale il paese teutonico ha storicamente avuto per secoli forti legami) e alla Cina.<\/p>\n<p>IL RITORNO DI TRUMP<br \/>\nCi si chiede cosa potr\u00e0 cambiare veramente con l\u2019arrivo di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, al di l\u00e0 delle sue dichiarazioni sempre bellicose. La stampa internazionale pi\u00f9 qualificata, dal Financial Times al New York Times (Foy, Russell, Stott, 2024; Sanger, 2024) sembra segnalare che l\u2019ordine mondiale che era emerso dopo la fine della guerra fredda mostrava gi\u00e0 da tempo segni di grandi difficolt\u00e0, come abbiamo del resto segnalato nel testo, ma che la rielezione di Trump minaccia di accelerare il suo declino, se non di renderlo del tutto irrilevante (Foy, Russell, Stott, 2024). Il Financial Times sottolinea come Trump non abbia certo tenuto segreto il suo desiderio di distruggere lo stesso ordine mondiale (Sanger, 2024) e la sua preferenza per accordi bilaterali. Per altro verso, il ritiro almeno relativo degli Stati Uniti dal suo ruolo dominante sul palcoscenico mondiale crea delle ulteriori opportunit\u00e0 alle potenze intermedie per accrescere il proprio ruolo. Le istituzioni internazionali, dalla Banca Mondiale al Fondo Monetario, all\u2019Organizzazione Mondiale per il Commercio (sin qui governate di fatto dagli stessi Stati Uniti), alla stessa Onu, si troveranno ancora di pi\u00f9 in un vicolo cieco. Acquisir\u00e0 un nuovo, ulteriore slancio, presumibilmente, l\u2019organizzazione dei Brics.<br \/>\nSu di un altro piano, il gi\u00e0 citato Martin Wolf segnala come la guerra commerciale che Trump promette porter\u00e0 il caos nel mondo (Wolf, 2024, b). La guerra tariffaria non ridurr\u00e0 i deficit commerciali degli Stati Uniti, semplicemente li sposter\u00e0 verso altri paesi, mentre far\u00e0 crescere l\u2019inflazione in casa che lui dichiara invece di voler combattere come compito prioritario, porter\u00e0 ad un conflitto con la Fed e far\u00e0 perdere fiducia nel dollaro. Paradossalmente egli, con una evidente contraddizione, vuole ridurre l\u2019offerta di beni con i suoi dazi e nello stesso tempo invece stimolare la domanda. Questo, tra l\u2019altro, peggiorer\u00e0 la bilancia commerciale, invece di migliorarla. Mentre la crescita del debito continuer\u00e0 in maniera esplosiva. Si arriver\u00e0 nel mondo a un rapido declino nel commercio internazionale e nel pil Usa e globale. Ma alla fine non si arrester\u00e0 negli Stati Uniti, come invece promette il nuovo presidente, il declino della quota degli occupati nel settore manifatturiero e pi\u00f9 in generale il processo di reindustrializzazione del paese non far\u00e0 grandi passi in avanti. Incidentalmente si pu\u00f2 ricordare che le industrie nazionali dipendono in larga misura da fattori produttivi importati.<br \/>\nMentre gli Stati Uniti si isolano sempre pi\u00f9, le mosse di Trump consentirebbero alla Cina, che \u00e8 tra l\u2019altro impegnata a tessere legami economici sempre pi\u00f9 forti in Asia, Africa, America Latina, come appare molto evidente poi negli ultimi mesi, ad avanzare ancora le sue pedine (Basu, 2024) e ad accrescere il suo peso. La Cina dovrebbe presumibilmente assumere il ruolo di guida della lotta al cambiamento climatico.<\/p>\n<p>IL RECENTE VERTICE DI KAZAN<br \/>\nIn questi ultimi mesi la grande stampa internazionale \u00e8 stata tutta concentrata sulle elezioni degli Stati Uniti, mentre ha sostanzialmente ignorato un evento pi\u00f9 importante per le sorti del mondo, il vertice di ottobre 2024 a Kazan dei paesi dei Brics (Le Nagard, 2024). Tale incontro appare fondamentale nell\u2019evoluzione politica ed economica del mondo. Il vertice si iscrive nella tendenza in atto verso la messa in opera di un ordine mondiale multipolare e multilaterale nel quale i paesi del Sud del mondo si mostrano capaci di difendere i loro interessi di fronte alle potenze occidentali (Le Nagard, 2024). Il leader presenti al vertice hanno concordato di promuovere una agenda incentrata sulla cooperazione, il reciproco rispetto, la sovranit\u00e0 degli Stati membri, l\u2019uguaglianza nel quadro dei Brics, il rifiuto del meccanismo delle sanzioni internazionali, il tutto in opposizione all\u2019egemonia unilaterale degli Stati Uniti. Tra l\u2019altro, durante gli incontri sono state approvate 1300 risoluzioni operative.<\/p>\n<p>IL RUOLO DI CINA E INDIA<br \/>\nL\u2019India \u00e8 da qualche anno il paese il cui pil cresce di pi\u00f9 tra gli Stati pi\u00f9 importanti.<br \/>\nGli Stati Uniti e pi\u00f9 in generale i paesi occidentali sperano da tempo di sospingere il paese nella loro crociata contro la Cina e parlano dell\u2019India come dell\u2019anti-Cina. \u00c8 vero che essa partecipa a molti accordi politici, tecnologici, militari con gli stessi Stati Uniti. Ma le relazioni tra i due paesi, al di l\u00e0 della superficie, appaiono fondamentalmente fragili (Grosman, 2024).<br \/>\nGli Stati Uniti sono preoccupati tra l\u2019altro per i forti legami del paese con la Russia, paese da cui l\u2019India acquista grandi quantit\u00e0 di armi e di petrolio, nonch\u00e9 per la sua partecipazione al raggruppamento dei Brics e a quello dello Sco, organismi nella sostanza a guida di Cina e Russia e a cui partecipano anche altri paesi ostili agli Stati Uniti come l\u2019Iran.<br \/>\nAl momento dell\u2019avvio delle riforme economiche cinesi alla fine degli anni settanta del Novecento il pil dei due paesi aveva sostanzialmente lo stesso valore. Oggi quello cinese \u00e8 superiore di circa sei volte rispetto a quello indiano utilizzando nel calcolo il criterio dei prezzi di mercato, di circa tre volte con quello della parit\u00e0 dei poteri di acquisto.<br \/>\nI rapporti tra i due grandi paesi asiatici sono stati nel tempo piuttosto burrascosi. Senza entrare troppo nei dettagli si pu\u00f2 ricordare lo scontro del maggio 2020 per una disputa sui confini. Da allora l\u2019India ha moltiplicato gli episodi di ostilit\u00e0 verso il paese vicino. La sostanziale proibizione di nuovi investimenti, la creazione di difficolt\u00e0 a quelli gi\u00e0 presenti, la proibizione tra l\u2019altro delle attivit\u00e0 di Tik Tok e di Huawei nel paese, la difficolt\u00e0 nell\u2019ottenere visti di ingresso nel paese per i manager delle imprese cinesi, ne sono alcuni segni. Ci\u00f2 nonostante gli scambi commerciali sono cresciuti nel tempo, sino a raggiugere i circa 118 miliardi di dollari nel 2023, ma con un fortissimo saldo negativo dell\u2019India.<br \/>\nDi recente sembra avviarsi un processo di riavvicinamento tra i due paesi. Si \u00e8 giunti ad un accordo sia pure ancora non completo sulla disputa territoriale, si stanno allargando le maglie per i visti, qualche ministro suggerisce una nuova apertura agli investimenti e pi\u00f9 in generale alle imprese cinesi, i due leader si sono incontrati di recente.<br \/>\nTra l\u2019altro il progetto indiano di creare una forte base industriale nel paese appare in difficolt\u00e0 e il gruppo dirigente del paese si rende conto che un apporto cinese al progetto sarebbe fondamentale, mentre i promessi investimenti delle imprese occidentali non si sono materializzati.<br \/>\nL\u2019eventuale avvio di nuovi rapporti di amicizia tra i due paesi, mentre potrebbe contribuire ad attenuare gli effetti economici delle decisioni di Trump, porterebbe tra l\u2019altro ad un forte ulteriore declino della presa dell\u2019Occidente e ad una parallela crescita del peso dell\u2019Asia e in generale dei paesi del Sud sui destini dello stesso mondo.<\/p>\n<p><em>TESTI CITATI NEL VOLUME<\/em><br \/>\n-Basu K., Perch\u00e9 i dazi creeranno danni soprattutto negli Usa, Domani, 20 novembre 2024.<br \/>\n-Billion D., Ventura C., D\u00e9soccidentalisation, repenser l\u2019ordre du monde, Agone, Marsiglia, 2023.<br \/>\n-Caracciolo L., La pace \u00e8 finita, Feltrinelli, Milano, 2022.<br \/>\n-De Bolle M., Latin America is the victim of protectionist contagion, www.ft.com, 17 giugno 2024.<br \/>\n-De Lens K., Gijsels Ph., The new world economy in five trends, Lannoo ed., Tielt, 2024.<br \/>\n-Foy H., Russell A., and Stott M., \u00abBrave new world\u00bb: Trump\u2019s victory signals end of US-led post-war order, www.ft.com, 7 November 2024.<br \/>\n-Grosman D., Us-India ties remain fundamentally fragile, Foreign policy, 4 aprile 2024.<br \/>\n-Kauffmann S., 2023, L\u2019ann\u00e9e du Sud global, Le Monde, 21 d\u00e9cembres 2023.<br \/>\n-Le Nagard M., Sommet de Kazan : \u00ab La domination occidentale sur le monde est termin\u00e9e \u00bb, in Le choc des civilisations, Front Populaire, dicembre 2024-f\u00e9vrier 2025.<br \/>\n-Russell A., The \u00e0 la carte world: our new geopolitical order, www.ft.com, 21 agosto 2023.<br \/>\n-Sanger D. E., Trump\u2019s win ends a post-world war II era of U.S. leadership, www.nytimes.com, six novembre 2024.<br \/>\n-Stephens B., This D-day, Europe needs to resolve to get its act together, www.nytimes.com, 4 giugno 2024.<br \/>\n\u2013The Economist, Special report, the deglobalisation of finance, 11 maggio 2024.<br \/>\n-Wolf M., La crisi del capitalismo democratico, Einaudi, Torino, 2024a.<br \/>\n-Wolf M., Why Trump trade war will cause chaos, www.ft.com, 19 novembre 2024b.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Alessandro Portelli*: IL RAZZISMO COME NUOVO FONDAMENTO &#8211; ATTACCO AL CUORE. AL CENTRO DI QUESTA RINNOVATA MALVAGIT\u00c0 EGEMONICA STA IL RITORNO ALL\u2019ARCAICO DIRITTO DI SANGUE: SONO VERI AMERICANI (COME, PERALTRO, SONO CITTADINI ITALIANI) QUELLI CHE POSSONO VANTARE CHE NELLE LORO VENE SCORRA IL PURO SANGUE DELLA NAZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Quando ho visto la foto delle persone in fila per essere deportate ho pensato che doveva essere un falso. Invece \u00e8 proprio una comunicazione ufficiale della Casa Bianca: non solo non si vergognano delle deportazioni di massa di gente che non ha fatto nulla di male, ma se ne vantano \u2013 come tanti nostri governanti da anni si vantano del numero di espulsioni di migranti dalle nostre sacre e incontaminate rive.<br \/>\nCommentando certi episodi di mobilitazioni anti Rom nel mio quartiere, una giovane compagna diceva anni fa: questo non \u00e8 razzismo, \u00e8 cattiveria. \u00c8 cattiveria, nel senso preciso di godere della sofferenza di altri, e invitare a fare di questo perverso godimento il senso comune del nostro tempo.<br \/>\nAl centro di questa rinnovata malvagit\u00e0 egemonica sta il ritorno all\u2019arcaico diritto di sangue: sono veri americani (come, peraltro, sono cittadini italiani) quelli che possono vantare che nelle loro vene scorra il puro sangue della nazione.<br \/>\nA questo punta una promessa-minaccia ancora pi\u00f9 radicale della presidenza Trump: l\u2019abolizione dello ius soli, grazie al quale chiunque nasca sul suolo degli Stati uniti \u00e8 cittadino americano. \u00c8 qualcosa che sta nelle vene stesse degli Stati uniti, la spina dorsale di quella democrazia inclusiva e molteplice che sono stati e che l\u2019Italia non riesce a diventare (tanto pi\u00f9 che adesso potr\u00e0 contare anche sul modello di un paese da cui scegliamo sempre di imitare il peggio).<br \/>\nL\u2019abolizione dello ius soli infatti va anche oltre la minaccia alle famiglie non interamente \u00abautoctone\u00bb. Si tratta infatti di un principio garantito dal quattordicesimo emendamento alla Costituzione, varato subito dopo la Guerra civile: \u00abTutte le persone nate o naturalizzate negli Stati uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati uniti e dello Stato in cui risiedono\u00bb.<br \/>\nVarato prima della grande immigrazione di massa, l\u2019emendamento aveva una funzione ancora pi\u00f9 radicale: serviva a dichiarare che erano cittadini degli Usa gli afroamericani, appena usciti dalla schiavit\u00f9. Pochi anni prima della Guerra civile una memorabile sentenza della Corte suprema aveva sancito, infatti, che gli afroamericani non erano, e non potevano essere, cittadini degli Stati uniti e non avevano nessun diritto che un bianco fosse tenuto a rispettare. C\u2019era voluta la pi\u00f9 grande strage che la storia avesse visto prima di allora per cancellare questo orrore.<br \/>\nCancellare il principio sancito dal quattordicesimo emendamento significa, in ultima analisi, anche cancellare il fondamento della cittadinanza degli afroamericani \u2013 non necessariamente in modo esplicito, non necessariamente in tempi brevi (come stanno subito obiettando quei giudici che ancora ci sono in California e altrove, un ordine esecutivo non pu\u00f2 cancellare un diritto costituzionale), ma sul piano dell\u2019ideologia e delle pratiche quotidiane. Diventa, in altre parole, la sanzione ufficiale d\u00ec quelle pratiche violente e discriminatorie che il movimento Black Lives Matter e le proteste dopo l\u2019assassinio di George Floyd avevano denunciato ma che continuano indisturbate e, adesso, ancora pi\u00f9 protette.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un\u2019altra clausola nella prima sezione del quattordicesimo emendamento, che viene evocata da quella foto: \u00abNessuno Stato potr\u00e0 privare nessuna persona di vita, libert\u00e0 o propriet\u00e0, senza giusto processo di legge\u00bb. Attenzione: non dice \u00abnessun cittadino\u00bb ma nessuna persona, cittadino o non cittadino, legale o illegale. Le retate di massa, le deportazioni a tamburo battente violano anche questo principio. Ma niente paura: \u00e8 tutto in regola, l\u2019emendamento dice \u00abnessuno Stato\u00bb e a deportare le persone non sono i singoli Stati, ma il governo federale e il suo autocratico presidente, che da oggi si proclama al disopra della legge e al disopra dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 e se ne vanta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5 &#8211; CAPITALISMO GLOBALE. OGNI SETTIMANA QUATTRO NUOVI MILIARDARI, MENTRE LA POVERT\u00c0 DILAGA &#8211; DALLA REDAZIONE CON DATI DI OXFAM, ONU, IPS E BANCA MONDIALE (*)<\/strong><\/p>\n<p>Sradicare la povert\u00e0 e, pi\u00f9 di tutto, ridurre le disuguaglianze diventa sempre pi\u00f9 difficile in un sistema capitalista globale. Anzi, si fanno continui passi indietro a causa del liberismo dominante. Un nuovo rapporto della ong internazionale Oxfam, \u201cTakers Not Makers\u201c, rileva che solo nel 2024 i miliardari hanno accumulato 2 trilioni di dollari di ricchezza e ogni settimana sono nati quattro nuovi miliardari.<br \/>\n\u201cNon solo il tasso di accumulo di ricchezza dei miliardari \u00e8 accelerato \u2015 di tre volte \u2015, ma anche il loro potere. E l\u2019aumento dei miliardari genera quello dei trilionari. A questo ritmo, vedremo almeno cinque trilionari in un decennio\u201d, denuncia Ofxam. Nel frattempo, aggiunge la ong, il numero di persone che vivono in povert\u00e0 (circa 3,5 miliardi) \u00e8 rimasto pressoch\u00e9 invariato dal 1990.<br \/>\nSecondo le Nazioni Unite, se gli attuali modelli persistono, il 7% della popolazione mondiale, ovvero circa 575 milioni di persone, potrebbe ancora ritrovarsi intrappolata nella povert\u00e0 estrema entro il 2030, con una concentrazione significativa nell\u2019Africa subsahariana.<br \/>\n\u201cIl nostro mondo, in cui l\u20191% pi\u00f9 ricco possiede pi\u00f9 del 95% della popolazione totale, non \u00e8 sulla buona strada per porre fine alla povert\u00e0, n\u00e9 per affrontare la portata della crisi climatica. Gli sforzi sono vanificati da livelli estremi di disuguaglianza economica. Il numero di persone che oggi vivono al di sotto della soglia di povert\u00e0 di 6,85 dollari \u00e8 vicino a quello del 1990\u201d, denuncia Nabil Ahmed, direttore per la giustizia economica e razziale di Oxfam America. \u201cAbbiamo bisogno di azioni che includano la tassazione degli ultraricchi, l\u2019investimento in beni pubblici e non la loro privatizzazione, la rottura dei monopoli e la riscrittura delle regole globali dal debito sovrano\u201d, aggiunge Ahmed.<\/p>\n<p>La Banca Mondiale calcola che se gli attuali tassi di crescita continueranno e la disuguaglianza non diminuir\u00e0, ci vorr\u00e0 pi\u00f9 di un secolo per porre fine alla povert\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 2024, il numero di miliardari \u00e8 salito a 2.769, rispetto ai 2.565 del 2023. La loro ricchezza complessiva \u00e8 aumentata da 13 trilioni di dollari a 15 trilioni in soli 12 mesi. Questo \u00e8 il secondo aumento annuale pi\u00f9 elevato della ricchezza dei miliardari. La ricchezza dei dieci uomini pi\u00f9 ricchi del mondo \u00e8 cresciuta in media di quasi 100 milioni di dollari al giorno: anche se perdessero il 99% della loro ricchezza da un giorno all\u2019altro, rimarrebbero miliardari.<br \/>\nQuesta ricchezza in continua crescita \u00e8 resa possibile da una concentrazione monopolistica del potere, con i miliardari che esercitano sempre pi\u00f9 influenza sulle industrie e sull\u2019opinione pubblica. L\u2019analisi economica di esperti internazionali dimostra che le imposte sulla ricchezza sbloccherebbero miliardi di dollari per combattere la povert\u00e0.<\/p>\n<p>Il rapporto di Oxfam include dati fondamentali:<\/p>\n<p><strong>\u2022 IL 60 PERCENTO DELLA RICCHEZZA DEI MILIARDARI DERIVA OGGI DA EREDIT\u00c0, POTERE MONOPOLISTICO O LEGAMI CLIENTELARI.<br \/>\n\u2022 NEL 2023, L\u20191% PI\u00d9 RICCO DEI PAESI DEL NORD DEL MONDO, COME STATI UNITI, REGNO UNITO E FRANCIA, HA SOTTRATTO 30 MILIONI DI DOLLARI ALL\u2019ORA DAL SUD DEL MONDO ATTRAVERSO IL SISTEMA FINANZIARIO<\/strong>.<\/p>\n<p>I paesi del Nord del mondo controllano il 69% della ricchezza mondiale, il 77% della ricchezza dei miliardari e ospitano il 68% dei miliardari, nonostante rappresentino solo il 21% della popolazione mondiale. Pertanto, \u00e8 essenziale cancellare i debiti, soprattutto del Sud del mondo, e porre fine al predominio dei paesi ricchi e delle aziende sui mercati finanziari e sulle regole commerciali. Ci\u00f2 significa rompere i monopoli, democratizzare le regole sui brevetti e regolamentare le aziende per garantire che paghino salari dignitosi e limitino lo stipendio dei manager.<br \/>\nOccorre, sollecitano varie voci internazionali, ristrutturare i poteri di voto nella Banca Mondiale, nel FMI e nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, per garantire un\u2019equa rappresentanza dei paesi del Sud del mondo. Infine le ex potenze coloniali devono affrontare il danno duraturo causato dal loro dominio passato su decine di paesi e popoli \u2013 ancora presente di fatto specie in Africa \u2013 offrire scuse formali e fornire riparazioni alle comunit\u00e0 colpite. Il rapporto completo di Oxfam \u00e8 disponibile su: https:\/\/oxfam.box.com\/s\/v8qcsuqabqqmufeytnrfife0o1arjw18<br \/>\n*(Fonte: redazione con dati di Oxfam, Onu, IPS e Banca Mondiale)<\/p>\n<p><strong>06 \u2013 Guerre dimenticate. EMERGENCY. Il Sudan vive una crisi senza precedenti ma resta invisibile al mondo. (*)<\/strong><\/p>\n<p>A Khartoum da settimane i combattimenti tra forze governative, Sudanese Armed Forces (SAF), e forze paramilitari, Rapid Support Forces (RSF), si sono intensificati soprattutto dopo la riconquista da parte dell\u2019esercito governativo della citt\u00e0 di Wad Madani, capitale dello stato di Gezira, riferisce Matteo D\u2019Alonzo, hospital manager di EMERGENCY a Khartoum.<br \/>\n\u201cIl conflitto in Sudan \u00e8 considerato al momento la peggiore crisi di sfollati al mondo \u2013 aggiunge D\u2019Alonzo \u2013 con 12 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, l\u201980% di loro \u00e8 in fuga da Khartoum, la capitale, fin dal 15 aprile 2023 la pi\u00f9 colpita dagli scontri armati. Allo stesso tempo rappresenta una delle pi\u00f9 gravi crisi umanitarie in atto tuttavia rimasta invisibile agli occhi del mondo: saranno 30.4 milioni i sudanesi in necessit\u00e0 di aiuti umanitari nel 2025, circa due terzi dell\u2019intera popolazione del Paese\u201d.<br \/>\nNella mattinata di gioved\u00ec 16 gennaio un\u2019esplosione avvenuta a meno di due chilometri di distanza dal Centro Salam di cardiochirurgia di EMERGENCY a Khartoum, capitale del Sudan, ha provocato la rottura di alcuni vetri e piastrelle nel compound dove abitano gli operatori umanitari dell\u2019associazione. Le schegge sono state ritrovate anche nel parcheggio dell\u2019ospedale.<br \/>\n\u201c\u00c8 il secondo episodio negli ultimi quattro mesi di cui vediamo direttamente delle conseguenze \u2013 prosegue D\u2019Alonzo \u2013 L\u2019esplosione \u00e8 avvenuta al di l\u00e0 del ponte sul Nilo che collega l\u2019area in cui ci troviamo a quella in cui avvengono i combattimenti. Ha provocato la rottura di alcuni vetri delle finestre nel nostro compound, di alcune piastrelle, e ha creato alcune crepe sul soffitto. Alcune schegge sono state ritrovate all\u2019esterno della struttura. Nessun paziente o membro dello staff \u00e8 stato ferito. Lavoriamo rispettando criteri di sicurezza stringenti, e il nostro ospedale non \u00e8 e non \u00e8 mai stato un obiettivo militare. Tuttavia, le conseguenze della guerra sono tangibili anche per noi.\u201d<br \/>\nEMERGENCY, presente nel Paese dal 2003, prosegue le sue attivit\u00e0 nella capitale Khartoum con il Centro Salam di cardiochirurgia e con un ambulatorio pediatrico; a Port Sudan, nello stato del Mar Rosso dove stanno affluendo migliaia di profughi, con un altro centro pediatrico. A Nyala, in Sud Darfur, citt\u00e0 ancora colpita da attacchi aerei quotidiani con un centro pediatrico riaperto dopo essere stato saccheggiato nell\u2019ottobre 2023. Ha aperto, inoltre, una clinica per pazienti cardiaci ad Atbara nel nord-est del Paese, una a Kassala, vicino al confine con l\u2019Eritrea, e sta lavorando all\u2019apertura di un\u2019ulteriore clinica a Gedaref, a sud-est.<br \/>\n*(Fonte: EMERGENCY. di redazione | 22 Gen 2025 | Africa, Mappamondo)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; IL MESSICO SI PREPARA ALLE DEPORTAZIONI DI TRUMP &#8211; DI REDAZIONE | 23 GEN 2025 | AMERICA LATINA, IN EVIDENZA.<\/strong><\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 messicane hanno iniziato a costruire rifugi temporanei su larga scala a Ciudad Juarez, una delle citt\u00e0 di confine, in preparazione a un possibile flusso di messicani deportati dagli Stati Uniti.<br \/>\nQuesta iniziativa fa parte di un piano del governo messicano per gestire le deportazioni di massa annunciate dall\u2019amministrazione Trump. I rifugi, che saranno dotati di tende giganti, sono destinati a ospitare migliaia di persone e dovrebbero essere pronti in pochi giorni. Enrique Licon, funzionario comunale, ha dichiarato che la situazione \u00e8 senza precedenti, con i lavoratori impegnati a montare le strutture vicino al fiume Rio Grande, che separa Ciudad Juarez da El Paso, in Texas.<br \/>\nQuesti rifugi fanno parte di una strategia pi\u00f9 ampia che coinvolge nove citt\u00e0 del Messico settentrionale, in cui verranno creati centri di accoglienza per i deportati. Il governo messicano ha annunciato che fornir\u00e0 ai migranti cibo, alloggio temporaneo, cure mediche e assistenza per ottenere documenti di identit\u00e0. Inoltre, sono previsti autobus per trasferire i deportati dalle citt\u00e0 di confine verso le loro localit\u00e0 d\u2019origine. Il piano, denominato \u201cIl Messico ti abbraccia\u201d, \u00e8 stato pensato per affrontare l\u2019afflusso previsto di deportati.<br \/>\nDonald Trump ha promesso di attuare la pi\u00f9 grande operazione di deportazione della storia degli Stati Uniti, mirando a rimuovere milioni di immigrati irregolari. Tuttavia, tale impresa richiederebbe enormi risorse e anni di lavoro. Secondo i dati del think tank messicano El Colegio de la Frontera Norte, quasi 5 milioni di messicani vivono negli Stati Uniti senza documenti, molti dei quali provengono da regioni del Messico segnate dalla violenza e dalla povert\u00e0. In particolare, circa 800.000 messicani senza documenti provengono dagli stati di Michoac\u00e1n, Guerrero e Chiapas, dove le lotte tra bande criminali hanno costretto migliaia di persone a fuggire, lasciando interi paesi e citt\u00e0 abbandonati.<br \/>\nNonostante il governo messicano abbia dichiarato di essere pronto a gestire l\u2019eventuale flusso di deportati, ci sono preoccupazioni riguardo alla capacit\u00e0 del Paese di far fronte a questa situazione. I sostenitori dei diritti dei migranti temono che le deportazioni di massa, combinate con le politiche di Trump per limitare l\u2019ingresso di migranti, possano saturare le citt\u00e0 di confine, creando una crisi umanitaria.<br \/>\nL\u2019amministrazione Trump ha recentemente annullato il programma CBP One, che permetteva ad alcuni migranti di entrare legalmente negli Stati Uniti, e ha ripristinato i \u201cprotocolli di protezione dei migranti\u201d (MPP), che obbligano i richiedenti asilo non messicani ad aspettare in Messico la risoluzione dei loro casi negli Stati Uniti. Questo ha suscitato preoccupazioni da parte di alcuni funzionari messicani, come Jose Luis Perez, direttore delle questioni migratorie di Tijuana, che ha sollevato dubbi sulla preparazione del Messico per affrontare un afflusso massiccio di deportati. Perez \u00e8 stato poi licenziato per aver espresso pubblicamente tali preoccupazioni.<br \/>\nIl governo messicano, rappresentato dal ministro degli Interni Rosa Icela Rodriguez, ha comunque affermato che il Paese far\u00e0 tutto il necessario per accogliere i deportati, ma l\u2019incertezza economica del Messico, con una crescita prevista lenta nel 2025, potrebbe rendere difficile affrontare la situazione. L\u2019eventuale aumento del numero di deportati potrebbe causare gravi difficolt\u00e0 economiche, specialmente nelle citt\u00e0 e nei villaggi che dipendono dalle rimesse inviate dai messicani negli Stati Uniti. In particolare, la perdita di queste rimesse potrebbe portare a interruzioni significative dell\u2019economia locale.<br \/>\nNel frattempo, a Ciudad Juarez, le operazioni di costruzione dei rifugi procedono con il supporto di soldati, che stanno preparando anche strutture per la distribuzione di cibo e altri servizi necessari per i deportati. Questo intervento arriva a pochi anni dalla visita di Papa Francesco nella citt\u00e0, dove, nel 2016, aveva pregato per i migranti e avvertito della crisi umanitaria che coinvolgeva molte persone in transito attraverso il Messico.<br \/>\nIn sintesi, il Messico sta cercando di prepararsi a una situazione difficile e potenzialmente destabilizzante, ma le preoccupazioni sul piano economico e logistico, unite alla gestione delle politiche migratorie di Trump, pongono numerosi interrogativi sulla reale capacit\u00e0 del paese di affrontare il massiccio ritorno dei suoi cittadini deportati.<br \/>\n*(Fonte: redazione Pagine Estere)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Giovanna Branca, Marina Catucci*: AGENZIE USA NEL CAOS. STOP AI FINANZIAMENTI \u00abA MARXISMO E TRANS\u00bb &#8211; AMERICAN PSYCHO COLPITI PROGRAMMI DENTRO IL PAESE, COME MEDICAID, E PER IL SOSTEGNO ESTERO. UNA FONTE: \u00abCI \u00c8 STATO IMPOSTO SOSPENDERE TUTTE LE ATTIVIT\u00c0\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019uso di risorse federali per l\u2019avanzamento di eguaglianza marxista, transessualismo, e politiche green new deal di ingegneria sociale sono uno spreco di dollari dei contribuenti e non migliorano la vita quotidiana di coloro che serviamo\u00bb. Lo si legge in un memo inoltrato alle agenzie federali nella serata di luned\u00ec dall\u2019ufficio budget della Casa bianca, che parallelamente ha messo in pausa tutti i finanziamenti e prestiti dei programmi di assistenza federale, con l\u2019eccezione di Social Security e Medicare. Il memo offre molta poca chiarezza e spalanca le porte a panico e incertezza: dei programmi sospesi \u00abfanno parte, ma non esclusivamente, assistenza finanziaria per aiuti esteri, organizzazioni non governative, Dei (i programmi di diversit\u00e0, eguaglianza e inclusione gi\u00e0 presi di mira da un ordine esecutivo, ndr), ideologia gender woke e il Green new deal\u00bb.<br \/>\nGLI AIUTI ESTERI erano gi\u00e0 stati sospesi venerd\u00ec da un ordine esecutivo di Donald Trump, seguito dalle istruzioni diramate dal nuovo segretario di Stato Marco Rubio che impone lo \u00abstop work\u00bb sugli aiuti gi\u00e0 in corso e mette in pausa tutti i nuovi finanziamenti \u2013 con un impatto disastroso per tantissimi paesi, da Haiti all\u2019Ucraina, che dipendono da quegli aiuti, e per i programmi internazionali nati per far fronte a emergenze come la malaria o l\u2019Aids. E ieri Abc News riportava che un altro memo ricevuto da UsAid (Us Agency for International Development) richiedeva \u00abdettagliate informazioni\u00bb a giustificazione delle spese sostenute: poco dopo 60 impiegati dell\u2019agenzia sono stati messi in congedo.<br \/>\nIL TESTO inoltrato ieri dalla Casa bianca minaccia per\u00f2 anche programmi interni rivolti all\u2019assistenza dei cittadini americani, a partire da Medicaid \u2013 che non viene citata fra i programmi esentati e fornisce assistenza sanitaria ai cittadini a basso reddito: interpellata in merito durante una conferenza stampa, la portavoce della Casa bianca Karoline Leavitt non ha smentito che possa accadere: \u00abDevo controllare\u00bb.<br \/>\nL\u2019ampiezza delle misure ventilate e la vaghezza del linguaggio impiegato potrebbe rallentare o bloccare anche altri servizi essenziali: nel corso della giornata di ieri i media riportavano il panico dilagante negli ospedali, le scuole, le organizzazioni no profit, nel tentativo di comprendere quando, e in che misura, i tagli (spacciati come temporanei mentre viene valutata l\u2019aderenza ai dettami trumpisti delle politiche di spesa delle varie agenzie) avrebbero colpito.<br \/>\n\u00abCOME LEADER delle Commissioni per lo stanziamento di Camera e Senato \u2013 hanno scritto ieri in un comunicato le due parlamentari a capo delle Commissioni, le democratiche Patty Murray e Rosa DeLauro \u2013 scriviamo con estremo allarme dei tentativi dell\u2019amministrazione di compromettere il potere della borsa del Congresso (che \u00e8 cio\u00e8 a capo del bilancio, ndr), mettere in pericolo la nostra sicurezza nazionale e negare risorse a stati, localit\u00e0, famiglie e imprese americani\u00bb. L\u2019illegalit\u00e0 della sospensione dei finanziamenti \u00e8 stata sottolineata anche dal leader della minoranza dem al Senato Chuck Schumer, che ha spiegato come gli investimenti approvati dal Congresso siano \u00ablegge\u00bb, e ha messo in guardia contro l\u2019illusione che il congelamento dei finanziamenti sia temporaneo: \u00abNessuno dovrebbe crederci\u00bb.<br \/>\nUNA PERSONA che lavora per un\u2019agenzia con base in Danimarca che si occupa di aiuti umanitari e di progetti di sviluppo ci ha descritto una situazione di caos: \u00abQuello che \u00e8 chiaro \u00e8 la totale incompetenza di chi ha fatto questa operazione. Ci \u00e8 stato comunicato che dobbiamo sospendere tutte le attivit\u00e0 e che le uniche operazioni che possono continuare sono quelle di emergenza \u2018salvavita\u2019, senza dare ulteriori specifiche. Ci sono settori dell\u2019agenzia che sono borderline fra sviluppo e aiuto umanitario, e cosa sia \u2018salvavita\u2019 \u00e8 interpretabile, perch\u00e9 in alcuni casi le cose si sovrappongono. Invece \u00e8 arrivato solo uno stop con decorrenza immediata. Anzi, retroattiva di qualche giorno\u00bb. I finanziamenti Us Aid, aggiunge, \u00abrappresentano il 20%dei nostri fondi, rimpiazzare una fetta cos\u00ec sostanziosa \u00e8 impossibile\u00bb. Ma \u00abtutte le operazioni sono state fermate e anche i salari. Niente \u00e8 confermato, tutto \u00e8 incerto anche le posizioni di lavoro\u00bb.<br \/>\n\u00abL\u2019INCOMPETENZA di chi sta gestendo un\u2019operazione cos\u00ec delicata \u2013 aggiunge un\u2019altra fonte all\u2019interno di una delle agenzie colpite \u2013 \u00e8 imbarazzante. Da noi gli stipendi sono ancora assicurati ma questo sul campo vuol dire poco. Ad esempio, se sei uno dei nostri medici continui ad essere salariato e puoi visitare le persone, ma se prescrivi una medicina non hai pi\u00f9 i fondi per acquistarla. \u00c8 un approccio da chiacchiera da bar, dove sono tutti allenatori della nazionale. Forse iniziano a rendersene conto perch\u00e9 dopo il congelamento immediato hanno aggiunto un\u2019eccezione per gli aiuti alimentari. Ma questo \u00e8 mettere una toppa, non avere un piano, che pu\u00f2 essere anche malvagio, ma che per essere attuato ha bisogno di seguire un iter burocratico\u00bb.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. BRANCATO GIOVANNA. Professore Associato. Settore scientifico disciplinare di riferimento, Chirurgia generale &#8211; Marina Catucci, Corrispondente dagli Stati Uniti per Il Manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; TRUMP CI OFFRE SU UN PIATTO D\u2019ARGENTO L\u2019OCCASIONE DI METTERE ALL\u2019ANGOLO GLI USA, CANCRO DEL MONDO<\/strong><br \/>\nTrump ha dichiarato apertamente guerra al vecchio ordine mondiale frutto di 40 anni di globalizzazione neoliberista (che, detta cos\u00ec, suona anche parecchio bene), se non fosse che il modello proposto assomiglia da vicino all\u2019era dei conflitti inter-imperialistici che ci ha portato dritti a due guerre mondiali e che Trump inaugura con una valanga di regali senza precedenti alle multinazionali USA, che dovranno essere finanziati tassando in varie forme il resto del pianeta; e, quando le tasse coloniali non basteranno, annettendo direttamente le aree che pi\u00f9 gli interessano. Con stupore di tutti \u2013 a essere onesti \u2013 nonostante la produzione da record di ordini esecutivi nelle prime 24 ore di mandato, sul fronte dei dazi e della guerra commerciale per ora Trump ha fatto solo annunci: il primo \u00e8 stata la minaccia di dazi del 25% per i veicoli che arrivano da Messico e Canada, dove vengono prodotti il 40% dei veicoli venduti ogni anno negli USA, in parte non irrilevante da produttori europei \u2013 a partire da Stellantis che, ricordiamo, significa anche marchi come Chrysler, Jeep e Dodge; anche Volkswagen subirebbe una botta gigantesca, a partire dal suo mega-stabilimento di Puebla, che da solo produce oltre 450 mila veicoli l\u2019anno, l\u201980% dei quali \u00e8 destinato al mercato USA.<br \/>\nCome degli Zuckerberg qualsiasi, le case automobilistiche per\u00f2, invece che incazzarsi, hanno sconsigliato e sono corse da Re Donald per promettere che si adegueranno ai suoi diktat: John Elkann, dopo essere entrato nel CDA di Meta, come il capo Mark si \u00e8 trasformato ormai in una sorta di militante MAGA; Volkswagen, invece, ha rafforzato il suo impegno per i 10 miliardi di investimento per lo stabilimento di Chattanooga e per la joint venture col marchio locale Rivian. Tutti soldi che, ovviamente, verranno tolti dagli investimenti in Europa, dove non c\u2019\u00e8 nessun Trump che prenda per le orecchie la casa automobilistica e la costringa a fare gli investimenti necessari per evitare la prima chiusura nella storia del gruppo di 3 stabilimenti in Germania.<br \/>\nMentre bastonava le multinazionali altrui, Trump faceva un regalo gigantesco alle sue, soprattutto a quelle degli oligarchi del big tech che per primi si sono inchinati al regno di Re Donald e hanno sfilato prima in ginocchio alla Versailles di Mar-a-Lago e poi si sono presentati in ghingheri tutti insieme appassionatamente alla cerimonia di investitura imperiale; tutte aziende che devono una buona fetta della ricchezza e della loro capacit\u00e0 di colonizzare digitalmente il nostro continente a un particolare che ha molto a che fare con l\u2019imperialismo e il neocolonialismo, e molto poco con la capacit\u00e0 di innovazione: pagano meno tasse di una qualsiasi kebabbaro di periferia. Contro questo vero e proprio furto sistematico di ricchezza da parte della nuova aristocrazia del tecno-feudalesimo, dopo lunghissime trattative e tentennamenti, l\u2019OCSE era arrivata a negoziare un\u2019imposta minima globale sulle societ\u00e0: questa imposta permetteva di andare a chiedere alle aziende che, attraverso triangolazioni di vario genere o accordi fiscali ad hoc, pagano poco o niente di tasse, di pagare la differenza. Come abbiamo sottolineato svariate volte su Ottolina, la global minimum tax aveva una quantit\u00e0 infinita di limitazioni, a partire dall\u2019aliquota che \u00e8 appena del 15%; rappresentava, comunque, un primo timido (ma significativo) passo avanti per far pagare qualcosa anche a chi ha sempre vissuto parassitando su tutti gli altri. Gli USA, che sono sempre molto attenti all\u2019equit\u00e0 e alla giustizia da ben prima che tornasse Re Donald, hanno sempre temporeggiato e non l\u2019hanno mai adottata; ora Re Donald ha fatto il passo successivo: non solo l\u2019ha definitivamente stracciata, ma addirittura ha ordinato la messa a punto di sanzioni contro tutti i Paesi che si azzardano ad applicarla contro le multinazionali dei suoi amichetti multimiliardari che gli hanno garantito fedelt\u00e0. Come scriveva ieri Consortium News, tra le tante sparate di Re Donald di una cosa si pu\u00f2 essere certi: \u201cnon \u00e8 davvero un traditore della sua classe\u201d.<br \/>\nIntanto, per\u00f2, un piccolo risultato concreto l\u2019attesa del regno di Trump lo ha gi\u00e0 portato: secondo i dati di Bank of America pubblicati ieri, a gennaio c\u2019\u00e8 stato il record di capitali che dai mercati finanziari statunitensi sono fuggiti verso quelli europei; le borse europee, per la prima volta in quasi 10 anni, hanno doppiato quelle d\u2019oltreoceano segnando un +5,5% dal primo gennaio, contro il +2,8 di quelle USA. A pesare, come sottolineiamo da mesi, \u00e8 il timore che le priorit\u00e0 dell\u2019agenda Trump \u2013 dai dazi alla lotta all\u2019immigrazione \u2013 tornino a far salire l\u2019inflazione e, quindi, giustifichino tassi di interesse pi\u00f9 alti pi\u00f9 a lungo da parte della FED, un timore che, ricordiamo, nelle ultime settimane ha causato un altro fenomeno piuttosto indicativo: mentre la FED infatti tagliava, per quanto di poco, i tassi di interesse, gli interessi effettivi che il Tesoro era costretto a riconoscere agli investitori per piazzare i suoi titoli di Stato continuavano a salire e il dollaro continuava a rafforzarsi fino a sfiorare la parit\u00e0 con l\u2019euro; due ostacoli giganteschi per Make America Great Again. Secondo stime del prestigioso Pictet Group riportate da Morya Longo sul Sole di stamattina, \u201cLE POLITICHE DI TRUMP AGGIUNGERANNO, NELL\u2019ARCO DEI QUATTRO ANNI DI MANDATO, 3 PUNTI PERCENTUALI DI INFLAZIONE IN PI\u00d9 RISPETTO A SCENARI SENZA QUESTE POLITICHE\u201d.<\/p>\n<p>Ma, come sempre, pensare che i vincoli esterni (che il mercato, in qualche modo, impone) siano sufficienti per far cambiare direzione alla politica pu\u00f2 risultare velleitario: per cambiare la direzione politica servono scelte politiche e nessuno come Re Donald, con tutta la spavalderia del suo ciuffo arancione, sta spingendo in una direzione che potrebbe rendere quelle scelte politiche inevitabili. Ieri, infatti, \u00e8 successa una delle cose pi\u00f9 incredibili alle quali abbia mai assistito: in mezzo alla solita sequela di minchiate, Ursula Bordeline (ripeto: Ursula Borderline) ha detto delle cose sensate. Giuro! L\u2019ho proprio sentita con le mie orecchie, \u2018nce potevo crede! Anzi no, spe\u2019, non \u00e8 tutto: anche dove le ha dette \u00e8 significativo. A Davos, al World Economic Forum. Avete capito bene: una delle peggiori e pi\u00f9 servili politiche di tutti i tempi, nel luogo simbolo per eccellenza della gigantesca rapina avvenuta sulla nostra pelle che si chiama globalizzazione neoliberista, ha detto cose che (con un piccolo sforzo di ottimismo) possono essere interpretate come ragionevoli. \u201cLe regole di ingaggio tra le potenze globali stanno cambiando\u201d, ha affermato; e non dovremmo dare nulla per scontato. Dobbiamo cercare nuove opportunit\u00e0 ovunque si presentino e impegnarci oltre i blocchi e i tab\u00f9. L\u2019Europa \u00e8 pronta al cambiamento\u201d<br \/>\nOltre i blocchi vuol dire tante cose, ma il giorno dopo l\u2019insediamento di Trump, principalmente una: la Cina. \u201c\u00c8 tempo di perseguire una relazione pi\u00f9 equilibrata con la Cina, in uno spirito di equit\u00e0 e reciprocit\u00e0\u201d, \u201capprofondire le nostre relazioni\u201d ed \u201cespandere i nostri legami commerciali e di investimento\u201d: altro che decoupling! E l\u2019obiettivo principale \u00e8 chiaro: l\u2019autonomia energetica dell\u2019Europa che \u2013 visto che di materie prime non ce ne abbiamo e visto che gli USA hanno sempre utilizzato la loro colossale macchina bellica per controllare le rotte commerciali di chi ce l\u2019ha \u2013 significa sostanzialmente una cosa sola: le rinnovabili. \u201cL\u2019energia pulita \u00e8 la risposta a medio termine, perch\u00e9 \u00e8 economica, crea buoni posti di lavoro in patria e rafforza la nostra indipendenza energetica\u201d sottolinea la Borderline: \u201cGi\u00e0 oggi l\u2019Europa genera pi\u00f9 elettricit\u00e0 da vento e sole che da tutti i combustibili fossili messi insieme, ma c\u2019\u00e8 ancora molto lavoro da fare\u201d e per farlo, va da se, bisogna integrare le nostre filiere produttive con il leader indiscusso di tutto quello che ha a che fare con la transizione ecologica \u2013 dalle materie prime, all\u2019apparato produttivo, a tutte le tecnologie di frontiera \u2013 e cio\u00e8, appunto, la Cina. Integrando le filiere produttive con quelle avanzatissime costruite dai cinesi, saremmo in grado di produrre tutto quello che serve per la transizione ecologica non solo dell\u2019Europa, ma anche dei nostri vicini, a partire dall\u2019Africa alla quale potremmo offrire l\u2019opportunit\u00e0 di avviare un processo di sviluppo che \u00e8 l\u2019unica risposta seria e strutturale che possiamo dare ai fenomeni migratori; in cambio, potremmo sfruttare per il nostro consumo domestico un po\u2019 delle sterminate risorse del continente in termini di sole e di vento. Per farlo, serve un investimento gigantesco in termini di infrastrutture. La buona notizia, per\u00f2, \u00e8 che i capitali non ci mancano; nonostante il PIL nominale in dollari dell\u2019Unione europea, negli ultimi 15 anni, da essere superiore a quello USA oggi \u00e8 inferiore di oltre il 30%, i cittadini europei continuano ancora oggi a risparmiare poco meno del doppio di quelli statunitensi: 1.400 miliardi l\u2019anno, pi\u00f9 che sufficienti per fare tutte le transizioni che vuoi; solo che oggi, in buona parte, invece che rimanere in Europa vanno a finanziare la bolla finanziaria USA, che gli USA poi usano per farci concorrenza sleale a noi finanziandoci i monopoli tecnologici che fagocitano tutti i mercati pi\u00f9 avanzati, e ci condannano alla decrescita infelice. L\u2019obiettivo ora sarebbe che tornino a finanziare lo sviluppo dell\u2019Europa e non del nostro padre padrone; ovviamente, gli strumenti che l\u2019ultraliberista Von Der Leyen pensa debbano essere utilizzati per ottenere questi obiettivi sono sempre e solo quelli di chi come unico scopo ha arricchire chi i soldi ce li ha gi\u00e0 e non permettere agli altri di vivere una vita dignitosa.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che, a differenza del passato, senza ritagliarsi un po\u2019 di sovranit\u00e0 anche per quelli che vuol difendere la Borderline le cose si sono cominciate a mettere maluccio: fino a un po\u2019 di tempo fa, infatti, gli USA e le sue oligarchie erano saldamente al centro dell\u2019impero; erano quelli che guadagnavano di gran lunga di pi\u00f9 sia in termini di quattrini che di potere e influenza, ma il loro sistema garantiva di rubare risorse a tutto il resto del mondo e una fetta andava in tasca anche agli alleati europei; mano a mano che il resto del mondo ha cominciato a organizzarsi per provare a farsi rubare meno risorse possibili, quella torta da spartirsi s\u2019\u00e8 rimpicciolita e le briciole che spettavano agli amici della Borderline sono diminuite, fino a che non solo non ce ne sono rimaste pi\u00f9, ma addirittura le oligarchie USA hanno cominciato a fregarsi anche un pezzettino sempre pi\u00f9 consistente della torta che producevamo qua in Europa. Con i democratici, per\u00f2, questa cosa era coperta da un bello strato di retorica e gli amici della Borderline (che non hanno mai brillato per coraggio) continuavano a sperare si trattasse di una cosa passeggera; ora l\u2019innegabile merito di Trump \u00e8 di aver cominciato a dire chiaramente che, invece, \u00e8 solo l\u2019inizio e che fino a che gli amici della Borderline non troveranno il coraggio di puntare i piedi, lui e gli oligarchi amici suoi della nostra fetta continueranno a prendersi un pezzo sempre pi\u00f9 grosso. E ora, appunto, per la prima volta sembra che qualcuno \u2018sti piedi abbia iniziato (timidamente) un po\u2019 a puntarli.<br \/>\nOra, a questo punto, la domanda che sorge spontanea \u00e8: ma cosa mai me ne dovrebbe fregare a me se la torta se la prendano gli amici di Trump o gli amici della Borderline? A me comunque non mi rimane in mano niente! N\u00ec: s\u00ec, perch\u00e9 se speri che gli amici della Borderline siano pi\u00f9 generosi e ti concedano la tua parte da buoni samaritani, evidentemente non hai capito come funziona il giochino; ma anche no, perch\u00e9 in realt\u00e0 una differenza c\u2019\u00e8, eccome, che \u00e8 sempre la solita vecchia differenza che c\u2019\u00e8 tra vivere in un Paese indipendente o in una colonia, o un protettorato e, cio\u00e8, che se sei un Paese indipendente, poi come viene spartita la torta dipende anche dallo scontro tra le diverse classi sociali. Se sei una colonia, \u00e8 tutto deciso a tavolino prima di iniziare la partita. Le regole del gioco della partita che ha in mente la Borderline come rappresentante delle borghesie europee che vorrebbero ritagliarsi qualche margine di autonomia sono piuttosto chiare: i capitali devono rimanere qui non perch\u00e9 ce li obblighiamo, ma perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 conveniente; per farlo, dobbiamo rafforzare il mercato unico dei capitali, che adesso \u00e8 troppo frammentato. In soldoni, significa che dobbiamo favorire la concentrazione in ogni modo possibile e creare dei monopoli su cui dirottare il grosso delle risorse finanziarie; e per favorire questo processo di concentrazione e la creazione dei monopoli, ovviamente \u2013 come vecchia ricetta liberista insegna \u2013 dobbiamo deregolamentare il pi\u00f9 possibile.<br \/>\nLa nostra ricetta, ovviamente, \u00e8 diametralmente opposta: per noi i capitali rimangono in Europa non perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 conveniente, ma perch\u00e9 \u00e8 obbligatorio; e quei soldi non servono a formare i monopoli, ma a finanziare aziende che competono tra loro sulla base di chi \u00e8 pi\u00f9 bravo a innovare. Come succede in Cina, dove, per un fenomeno incomprensibile ai nostri analfoliberali, pi\u00f9 l\u2019economia cresce, pi\u00f9 i margini di profitto diminuiscono (e pure il numero dei miliardari). Insomma: ovviamente non \u00e8 che la Borderline \u00e8 la soluzione ai nostri mali; anzi, fino ad oggi ne \u00e8 stata una delle cause principali (e siamo sicuri che far\u00e0 del suo meglio per esserlo anche in futuro), come in generale il capitalismo tedesco e l\u2019Unione europea nel suo insieme. La buona notizia \u00e8 che se davvero fossero costretti dalla rivoluzione trumpiana a provare a giocarsi una nuova partita domestica \u2013 per quanto la nostra squadra, quella di chi vive del suo lavoro, sia ad oggi oggettivamente scalcinata \u2013 in realt\u00e0 qualche chance ce la potrebbe pure avere; il punto \u00e8 che il modello che propone la Borderline, che non brilla per lungimiranza e inventiva, potrebbe non essere sostenibile: la Borderline, infatti, in soldoni ripropone il vecchio modello mercantilista che la Germania ha sempre perseguito dai tempi delle riforme di Schroeder, un modello iniquo e perverso allora come oggi, ma che in pi\u00f9 oggi, molto banalmente, potrebbe non essere nemmeno realistico.<\/p>\n<p>Per essere mercantilista, infatti, c\u2019hai bisogno di qualcuno che poi le merci te le compri e quel qualcuno, stringi stringi, fino ad oggi sono stati proprio gli USA, che producono niente e consumano parecchio (tanto che, come abbiamo visto, manco risparmiano); anche da questo punto di vista Trump e la sua agenda protezionista potrebbero farci un bel regalino: se il mercato USA non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e nel resto del mondo hanno questa strana abitudine di lavorare e produrre, non ci rimane che consumare in casa, sia le famiglie con i consumi veri e propri che le aziende e lo Stato con gli investimenti. E per permettere a famiglie, aziende e Stato di consumare, bisogna dargli i soldini, il contrario dell\u2019austerity che piace alla gente che piace; quindi la strada per imporre politiche un pochino pi\u00f9 generose potrebbe essere meno in salita di quanto pensiamo. E forse un pochino l\u2019ha capito addirittura la Borderline: la scelta di puntare tutto sulle rinnovabili, infatti, \u00e8 quella che meglio si adatta a questo modello; con le rinnovabili, infatti, invece che attraverso materie prime che non hai, l\u2019energia la produci attraverso cose che puoi costruirti a casa (dai pannelli, alle pale, alle batterie) e, quindi, non c\u2019ha la scusa di dover competere sui mercati internazionali per esportare robe a prezzi concorrenziali per bilanciare le importazioni di zozzerie fossili e dintorni.<br \/>\nGrazie presidente! Era da quando Francia e Germania, a differenza dell\u2019Italia, si rifiutarono di partecipare alla guerra criminale in Iraq che aspettavamo un assist del genere per tornare a parlare in questi termini, quasi come se non fossimo una colonia: non ce lo scorderemo!<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete. Red. OttolineTV)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Giovanna Branca*: Dazi Usa, il mondo con il fiato sospeso. Sconti al petrolio. Stati Uniti Canada, Messico e Cina aspettano di conoscere le <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51325\" title=\"N\u00b005 \u2013 01\/02\/25 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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