{"id":51050,"date":"2024-12-20T09:21:24","date_gmt":"2024-12-20T09:21:24","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51050"},"modified":"2024-12-20T12:07:25","modified_gmt":"2024-12-20T12:07:25","slug":"n51-21-dicembre-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51050","title":{"rendered":"N\u00b051 \u2013 21\/12\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Andrea Carugati*: Mattarella: \u00abChi governa non alimenti divisioni\u00bb &#8211; Quirinale Il Capo dello Stato durante gli auguri alle alte cariche: \u00abDemocrazie insidiate dalle grandi societ\u00e0 che concentrano capitali e sfuggono alle regole\u00bb. \u00abChi opera nelle istituzioni deve rispettare i limiti del proprio ruolo, senza invasioni di campo e contrapposizioni. La Repubblica vive di questo ordine\u00bb. \u00abSostenere il pluralismo nell\u2019informazione non affidandosi soltanto alle logiche di mercato\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Andrea Colombo*: Corti di giustizia e asilo. Da Mattarella lezione di diritto &#8211; Quirinale Il presidente alla Farnesina per gli stati generali della diplomazia: senza voler polemizzare sconfessa il comizio di Meloni ad Atreju.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Sebastiano Canetta*: Cos\u00ec Washington affond\u00f2 la pace svizzera: le rivelazioni scomode di Ruch<\/strong><br \/>\n<strong>Guerra in Ucraina Il fallimento di Berna raccontato nelle memorie del diplomatico. Sullo sfondo la spy-story partita da Tel Aviv che gli \u00e8 costata il posto alla segreteria di Stato<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Andrea Colombo*: Meloni apre spiragli per il confronto con toni da rissa<\/strong><br \/>\n<strong>Al senato La premier prova a raccogliere il messaggio del capo dello stato. Ma ne ha per tutti. Scontro con Monti su Musk.<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Andrea Cagioni*: la grande rapina: capitalismo contro il lavoro &#8211; l\u2019impoverimento e la precarizzazione delle condizioni lavorative e di vita provocate dal capitalismo finanziario e digitale impongono un cambio di paradigma, una vera e propria transizione sistemica<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Marina Catucci*: Dall\u2019Ohio alla California, si organizza la \u201cresistenza\u201d alla deportazione di massa Stati uniti Famiglie che sono in Usa da pi\u00f9 di dieci anni rischiano di essere separate. Si lavora alle strategie legali, e le chiese aprono le loro porte<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Andrea Del Monaco*: La rivolta sociale invocata da Maurizio Landini \u00e8 contro le due destre descritte da Marco Revelli.<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Dante Barontini \u201cTerrorista\u201d \u00e8 sempre e solo \u201cil nemico\u201d. Da \u201cterrorista\u201d super-ricercato ad alleato fedele o leader con cui comunque discutere\u2026 \u00e8 un attimo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Andrea Carugati*: MATTARELLA: \u00abCHI GOVERNA NON ALIMENTI DIVISIONI\u00bb &#8211; QUIRINALE IL CAPO DELLO STATO DURANTE GLI AUGURI ALLE ALTE CARICHE: \u00abDEMOCRAZIE INSIDIATE DALLE GRANDI SOCIET\u00c0 CHE CONCENTRANO CAPITALI E SFUGGONO ALLE REGOLE\u00bb. \u00abCHI OPERA NELLE ISTITUZIONI DEVE RISPETTARE I LIMITI DEL PROPRIO RUOLO, SENZA INVASIONI DI CAMPO E CONTRAPPOSIZIONI. LA REPUBBLICA VIVE DI QUESTO ORDINE\u00bb. \u00abSOSTENERE IL PLURALISMO NELL\u2019INFORMAZIONE NON AFFIDANDOSI SOLTANTO ALLE LOGICHE DI MERCATO\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte alla tante \u00abfaglie\u00bb che minano il tessuto politico e sociale delle nostre democrazie, Sergio Mattarella lancia un messaggio ai chi ricopre cariche istituzionali. Richiama il \u00absenso del dovere che richiede a tutti coloro che operano in ogni istituzione, di rispettare i limiti del proprio ruolo. Senza invasioni di campo, senza sovrapposizioni, senza contrapposizioni\u00bb. E \u00aba prescindere dalle appartenenze politiche\u00bb. \u00abLa Repubblica vive di questo ordine. Ha bisogno della fiducia delle persone che devono poter vedere, nei comportamenti e negli atti di chi ha responsabilit\u00e0, armonia tra le istituzioni\u00bb.<\/p>\n<p>MATTARELLA PARLA DAVANTI alle pi\u00f9 alte cariche dello Stato per i tradizionali auguri di fine anno nel salone dei corazzieri. E, senza allarmismi che non sono nel suo dna, descrive un\u2019Italia esposta a molti rischi, che derivano dalle guerre che \u00abseminano in profondit\u00e0 paura, divisione e odio\u00bb (per questo occorre \u00abriaffermare con forza e convinzione le ragioni della pace\u00bb), ma anche dalle polarizzazioni e dalle divisioni che limitano lo spazio \u00abdel dialogo e della mediazione\u00bb, portano a una \u00abradicalizzazione che pretende di semplificare escludendo l\u2019ascolto e riducendo la complessit\u00e0 alle categorie di amico\/nemico\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSi rischia che non esistano ambiti tenuti al riparo da questa tendenza alla divaricazione incomponibile delle opinioni\u00bb, avverte il Capo dello Stato, che cita i conflitti sui vaccini e sui cambiamenti climatici come esempi di temi su cui lo scontro non riesce ad approdare ad una \u00abserena riflessione comune\u00bb. Di qui l\u2019invito a chi esercita le maggiori responsabilit\u00e0 in campo istituzionale, ai governanti che devono tenere conto di come il tasso di astensionismo stia indebolendo la democrazia, fino al rischio di \u00abuna democrazia senza popolo e di fantasmi\u00bb.<\/p>\n<p>PER IL PRESIDENTE L\u2019ANTIDOTO a questi rischi non \u00e8 solo la \u00abstabilit\u00e0\u00bb dei governi e neppure la crescita dell\u2019occupazione. Ma ritrovare \u00abspirito di servizio. passione civile, senso del dovere\u00bb. Una \u00abminiera di valori\u00bb che il Capo dello Stato non si limita ad evocare in senso astratto. Ma che richiama citando esempi, dai sindaci ai militari dell\u2019Unifil in Libano, a tante espressioni della societ\u00e0 civile. Il monito alle alte cariche \u00e8 di \u00abpoter essere all\u2019altezza delle nostre responsabilit\u00e0. Di riuscire a farvi fronte con lo stesso impegno e la stessa fiduciosa determinazione con la quale tantissimi nostri concittadini, affrontando difficolt\u00e0, mandano avanti, ogni giorno, le loro famiglie e le nostre comunit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>IN PRIMA FILA GIORGIA MELONI ascolta: nel discorso del presidente, come ovvio, non ci sono riferimenti al comiziaccio di domenica ad Atreju, in cui la premier ha attaccato con veemenza molti avversari, compresi il leader della Cgil Landini e l\u2019ex presidente della commissione Ue Romano Prodi. Ma \u00e8 difficile dire che le orecchie non le siano fischiate quando il capo dello Stato ha esortato ad evitare la \u00abcostante ricerca di contrapposizioni\u00bb ricordando che \u00able istituzioni sono di tutti\u00bb e chiedendo \u00abcomportamenti\u00bb adeguati.<\/p>\n<p>IL CAPO DELLO STATO, come gi\u00e0 aveva fatto nel dicembre scorso, analizza anche altri gravi rischi che incombono sulle democrazie: quelli rappresentati dalla \u00abconcentrazione in pochissime mani di enormi capitali e del potere tecnologico, cos\u00ec come il controllo accentrato dei dati\u00bb. Nel mirino non c\u2019\u00e8 solo Elon Musk \u00abcome ci si azzarda a interpretare\u00bb, chiarisce. Ma tutti quei soggetti, pochi, \u00abcon immense disponibilit\u00e0 finanziarie, che guadagnano ben pi\u00f9 di 500 volte la retribuzione di un operaio o di un impiegato. Grandi societ\u00e0 che dettano le loro condizioni ai mercati e \u2013 al di sopra dei confini e della autorit\u00e0 degli Stati e delle organizzazioni internazionali \u2013 tendono a sottrarsi a qualsiasi regolamentazione, a cominciare dagli obblighi fiscali\u00bb.<br \/>\nMattarella torna a denunciare i rischi di questi soggetti che perseguono la ricchezza come \u00abstrumento di potere che consente di essere svincolati da qualunque effettiva autorit\u00e0 pubblica\u00bb. Fino a sfidare il monopolio della forza e della moneta, architravi dello stato moderno che rischia di essere svuotato. L\u2019unica \u00abgaranzia\u00bb rispetto alla crescita di questi poteri extrastatali \u00e8 \u00abla tenuta e il consolidamento delle istituzioni democratiche, unico argine agli usurpatori di sovranit\u00e0\u00bb. E se dentro le democrazie si insinua il dubbio su una loro presunta lentezza o inadeguatezza rispetto ai mutamenti della tecnologia e dell\u2019economia, per Mattarella la riposta \u00e8 una sola: \u00abBisogna amare la democrazia, prendersene cura\u00bb.<br \/>\nCome? Evitando \u00abCONFLITTI E RADICALIZZAZIONI\u00bb CHE PRODUCONO \u00abUNA DESERTIFICAZIONE DEL TESSUTO CIVILE\u00bb CHE PU\u00d2 LASCIARE \u00abCAMPO LIBERO AD AVVENTURE DI OGNI TIPO\u00bb. E anche \u00absostenendo il pluralismo, nelle articolazioni sociali come nell\u2019informazione\u00bb, non affidandosi soltanto \u00aballe logiche di mercato\u00bb. Tutti i possibili destinatari delle sue parole erano presenti ieri sera al Quirinale. A partire da Meloni<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Giornalista professionista, fotografo, autore di libri, produttore cinema e tv. Ho lavorato per ANSA per oltre vent&#8217;anni in qualit\u00e0 prima di redattore.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Andrea Colombo*: CORTI DI GIUSTIZIA E ASILO. DA MATTARELLA LEZIONE DI DIRITTO &#8211; QUIRINALE IL PRESIDENTE ALLA FARNESINA PER GLI STATI GENERALI DELLA DIPLOMAZIA: SENZA VOLER POLEMIZZARE SCONFESSA IL COMIZIO DI MELONI AD ATREJU<\/strong><\/p>\n<p>QUANDO IL CAPO DELLO STATO, NEL CORSO DEL SUO DISCORSO AGLI AMBASCIATORI, ARRIVA AL PASSAGGIO SUL \u00abDIRITTO D\u2019ASILO PER LO STRANIERO CUI VENGA IMPEDITO NEL SUO PAESE L\u2019ESERCIZIO DELLE LIBERT\u00c0 DEMOCRATICHE\u00bb \u00c8 INEVITABILE RAPPORTARLO ALLA FRASE STRILLATA IL GIORNO PRIMA DA GIORGIA MELONI NEL CORSO DEL COMIZIO CONCLUSIVO DI ATREJU, TANTO VIRULENTO DA FARE IL PAIO CON QUELLO FAMIGERATO TENUTO ANNI FA IN SPAGNA: \u00abI CENTRI IN ALBANIA FUNZIONERANNO DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DI QUI ALLA FINE DEL GOVERNO ITALIANO\u00bb. PERCH\u00c9 QUELLA DETERMINAZIONE FURIBONDA E CAPARBIA PROPRIO NON SI CONIUGA CON \u00abLA STABILIT\u00c0 DI UN POSIZIONAMENTO NEI PRINC\u00ccPI DEFINITI DALLA COSTITUZIONE\u00bb A CUI FA RIFERIMENTO IL PRESIDENTE.<br \/>\nSubito dopo, Mattarella esalta \u00able Convenzioni internazionali\u00bb e \u00able Corti di giustizia che ne sono derivate, a tutela dell\u2019applicazione degli ordinamenti\u00bb. E come si fa a non ricordare che proprio una sentenza della Corte di giustizia europea \u00e8 lo scoglio che costringe la premier a fare le nottate per aggirarlo e far decollare quei centri in Albania che per ora sono solo un monumento alla propaganda e allo spreco?<br \/>\nIN REALT\u00c0 LE INTENZIONI critiche del presidente erano meno pronunciate di quanto non appaia. Voleva, s\u00ec, segnalare in punto di diritto che non si pu\u00f2 fare di tutta l\u2019immigrazione un calderone unico e che bisogna pertanto sempre ricordare il diritto d\u2019asilo garantito dalla Carta, per\u00f2 senza infierire e per vari motivi. Mattarella ha gi\u00e0 in programma due discorsi che sul Colle definiscono \u00abimportanti\u00bb: il primo oggi stesso, rivolto alle principali cariche istituzionali, l\u2019altro a fine anno, destinato a tutto il Paese. Si sa quanto l\u2019uomo sia cauto nel dosare i suoi messaggi. Inoltre era \u201cospite\u201d del ministro degli Esteri, perch\u00e9 la politica internazionale non \u00e8 pertinenza del presidente e nel lontano passato ci fu anche il caso di un messaggio del presidente Gronchi bloccato proprio dal governo. Sono particolari a cui il presidente \u00e8 pi\u00f9 che attento.<br \/>\nL\u2019obiettivo, nel discorso di ieri, era ricondurre la politica estera del governo in carica nel solco di quella storicamente propria della Repubblica. Solo che in qualche caso ci\u00f2 comporta inevitabilmente forzature che a tratti diventano stridenti, soprattutto se il discorso viene pronunciato a ridosso di un comiziaccio nel quale la presidente del consiglio, dismessi i panni istituzionali per rivestire quelli della capopartito, ha sparato a zero un po\u2019 su tutti.<br \/>\nCOS\u00cc QUANDO L\u2019INQUILINO del Quirinale lancia un a grido d\u2019allarme per gli \u00aboperatori internazionali svincolati da ogni patria, la cui potenza finanziaria supera oggi quella di Stati di media dimensione, e la cui gestione di servizi essenziali sfiora, sovente, una condizione monopolistica\u00bb la correlazione con il nuovo amico del cuore di Meloni, Elon Musk, appare a torto o a ragione evidente.<br \/>\nIn realt\u00e0, trattandosi di un discorso sulla diplomazia, sulla importanza e anche sull\u2019offuscamento della stessa, i passaggi principali per l\u2019oratore erano quelli inerenti alle crisi internazionali in corso, alle guerre in Medio Oriente e in Ucraina. Sulla Palestina Mattarella ripete quanto gi\u00e0 affermato dopo l\u2019incontro con Abu Mazen ed \u00e8 un sostegno alla nascita dello Stato palestinese drastico, scevro da ambiguit\u00e0. \u00abPer la Repubblica italiana, l\u2019autentica prospettiva di futuro risiede nella soluzione a due Stati. \u00c8 un obiettivo privo di alternative\u00bb, afferma forte e chiaro e prosegue con parole altrettanto nette ma calibrate in modo da non destare dubbi sull\u2019amicizia per Israele: \u00abPerseguire l\u2019obiettivo, ravvicinato, della statualit\u00e0 palestinese significa offrire al popolo della Cisgiordania e di Gaza un traguardo di giustizia e una convincente prospettiva di speranza per il futuro, condizione irrinunziabile anche per una finalmente solida garanzia di sicurezza per Israele\u00bb.<br \/>\nSULLA CARTA \u00c8 LA STESSA posizione assunta dal governo, che per\u00f2 in materia ha sempre parlato solo sottovoce. La differenza sembra solo faccenda di accenti ed enfatizzazione. Se non fosse che a volte accentuare o meno un elemento, come l\u2019obbligo di rispettare il diritto d\u2019asilo o la necessit\u00e0 di adoperarsi per lo Stato palestinese, \u00e8 precisamente quel che fa la differenza.<br \/>\n*(Fonte Il Manifesto. Andrea Colombo, scrittore e commentatore politico italiano.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Sebastiano Canetta*: COS\u00cc WASHINGTON AFFOND\u00d2 LA PACE SVIZZERA: LE RIVELAZIONI SCOMODE DI RUCH &#8211; GUERRA IN UCRAINA IL FALLIMENTO DI BERNA RACCONTATO NELLE MEMORIE DEL DIPLOMATICO. SULLO SFONDO LA SPY-STORY PARTITA DA TEL AVIV CHE GLI \u00c8 COSTATA IL POSTO ALLA SEGRETERIA DI STATO<\/strong><\/p>\n<p>BERLINO La sua voce \u00e8 tornata on-air sei giorni fa con l\u2019intervista alla radio svizzera Rts sull\u2019apertura del Centro per la Neutralit\u00e0 a Ginevra, ma a fine novembre si era ricordato di lui anche Diplomat Magazine, rivista fondata all\u2019Aja 12 anni fa da un gruppo di feluche interessate alla \u00ablibera circolazione delle opinioni\u00bb, recensendo il suo libro di memorie Crimes, Hate and Tremors \u2013 Da una Guerra Fredda all\u2019altra, al servizio di Pace e Giustizia.<br \/>\nJan-Daniel Ruch, classe 1963, diplomatico tra i pi\u00f9 esperti a livello internazionale, gi\u00e0 consigliere giuridico del tribunale per i crimini di guerra in Jugoslavia ed ex ambasciatore svizzero in Israele, non smette di raccontare la vera storia del braccio di ferro tra falchi e colombe sulla guerra in Ucraina.<br \/>\nTESTIMONE diretto del tavolo di trattative tra russi e ucraini messo in piedi dal presidente turco Erdogan nelle settimane immediatamente successive all\u2019invasione di Putin, Ruch venne chiamato a marzo 2022 da Ankara per la sua autorevolezza in materia di neutralit\u00e0 (\u00abdi cui noi non abbiamo alcuna esperienza mentre lei rappresenta il modello riconosciuto\u00bb, puntualizz\u00f2 testualmente il viceministro di Erdogan) e di conseguenza venne tenuto costantemente informato su ogni singolo sviluppo del tentativo di spegnere sul nascere il focolaio ucraino allora ancora circoscritto fra Kiev e il Donbass.<br \/>\n\u00abIl negoziatore turco mi premise che diverse potenze perseguivano un\u2019agenda globale. E mi venne detto che Zelensky non avrebbe avuto alcuna obiezione a un rapido cessate del fuoco\u00bb, ricorda il diplomatico nelle sue memorie. Finch\u00e9 \u00abil 26 aprile 2022 il segretario Usa alla difesa, Lloyd Austin, dichiar\u00f2 che l\u2019obiettivo di Washington era indebolire la Russia: ci\u00f2 rappresent\u00f2 la fine delle speranze per una mediazione svizzera nel nascente negoziato\u00bb.<br \/>\nUn fallimento clamoroso soprattutto per Berna: \u00abIl ruolo della Svizzera come risolutore dei conflitti internazionali, purtroppo, non \u00e8 pi\u00f9 richiesto\u00bb, sottolinea Ruch. Ma anche un enorme problema per tutta l\u2019Europa che \u00absvolge solo la funzione dello spettatore pagante sostenendo la maggior parte del peso finanziario del conflitto e ospitando i profughi di guerra\u00bb. Opinioni urticanti, tutt\u2019altro che diplomatiche; e anche parole che in Svizzera si pagano di persona.<br \/>\nA settembre 2023 Ruch avrebbe dovuto essere nominato a capo della nuova Segreteria di Stato sulla sicurezza istituita da Berna, ma si \u00e8 dovuto dimettere prima di entrare in carica alla luce dello \u00abscandalo\u00bb rivelato dai media locali.<br \/>\nUN\u2019INFAMANTE dirty story partita da Israele, dove Ruch ha svolto l\u2019incarico di ambasciatore dal 2016 al 2021 dopo essersi distinto come rappresentante speciale per il Medio Oriente a partire dal 2008. \u00abCircolano voci che all\u2019epoca l\u2019ambasciatore della Svizzera avesse rapporti sessuali con prostitute-spie, \u00e8 la prova che \u00e8 inadatto a ricoprire una carica nevralgica per sicurezza\u00bb, \u00e8 la versione partita da Tel Aviv in ambienti che Ruch definisce senza fare nomi: \u00abDi certo dietro c\u2019\u00e8 un\u2019organizzazione professionale. Gente specializzata nello spionaggio. Chiamiamo il bambino con il suo nome\u00bb.<br \/>\nAll\u2019ombra della guerra d\u2019Ucraina si consuma anche la lotta sempre meno sotterranea per spostare nella sfera dell\u2019Occidente la multipolare Svizzera. Proprio la rivendicazione della neutralit\u00e0 da parte del diplomatico pi\u00f9 esperto sul tema rimanda allo scontro frontale che attualmente si sta consumando nel suo paese tra chi prova tenere il punto sul valore fondativo della Confederazione elvetica e chi invece vorrebbe aggiornare lo status alla nuova guerra fredda. Se Ginevra resta \u00abla Capitale della Pace\u00bb, Berna non \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 equidistante dalla guerra.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Sebastiano Canetta \u00e8 un giornalista free-lance che ha svolto inchieste nel Nord-Est e in Medio Oriente.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Andrea Colombo*: MELONI APRE SPIRAGLI PER IL CONFRONTO CON TONI DA RISSA &#8211; AL SENATO LA PREMIER PROVA A RACCOGLIERE IL MESSAGGIO DEL CAPO DELLO STATO. MA NE HA PER TUTTI. SCONTRO CON MONTI SU MUSK.<\/strong><\/p>\n<p>I toni sono quelli di sempre, se possibile pi\u00f9 rissosi e a tratti striduli del solito. L\u2019intento di Giorgia Meloni, nella replica al Senato dopo il dibattito sulle sue comunicazioni in merito al prossimo Consiglio europeo, invece \u00e8 diverso da quello di 24 ore prima alla Camera. \u00c8 arrivato a destinazione il messaggio del capo dello Stato: un invito perentorio rivolto a tutte le parti politiche ma anche ai media perch\u00e9 abbandonino l\u2019uso smodato della categoria amico\/nemico e della contrapposizione insanabile. Dunque qualche apertura al dialogo stavolta Meloni la cerca, anche se \u00e8 difficile accorgersene nel fragore della rissa da strada in cui trasforma il suo intervento.<br \/>\nLA PREMIER COME al solito ne ha per tutti. Il caso Fitto se lo \u00e8 legato al dito: \u00abLa Lega ha contestato la Commissione ma non il commissario italiano. Invece c\u2019\u00e8 chi ha difende la Comissione ma contesta il commissario italiano. C\u2019\u00e8 una bella differenza\u00bb. Quando esalta l\u2019aver sloggiato i camorristi da Caivano e qualcuno dall\u2019aula rumoreggia perde quasi la testa. Gli fa il verso. Strilla e sbraita. Sbotta: \u00abVoi non lo avete fatto e questi versi anche no\u00bb. La rissa minaccia di non restare confinata nella sfera verbale. La presidente insiste: \u00abQuando vengo accusata posso rispondervi o devo restare in silenzio?\u00bb.<br \/>\nMa la premier non ha alcuna intenzione di creare frizioni eccessive con il presidente della Repubblica e cerca spiragli d\u2019apertura. Visto che Alfieri, Pd, riconosce l\u2019importanza del piano Mettei, ci si potrebbe lavorare insieme. E se l\u2019opposizione si accordasse per garantire l\u2019approvazione della legge di bilancio entro il termine obbligatorio del 31 dicembre lei sarebbe prontissima a non mettere la fiducia. Sono segnali inviati all\u2019opposizione ma con lo sguardo rivolto al Colle.<br \/>\nSOLO CHE L\u2019ALLARME di Mattarella non riguardava solo la degenerazione del confronto politico in una specie di guerra civile mimata. Anche pi\u00f9 marcata era la preoccupazione per il potere che stanno assumendo le corporation, sottratte \u00aba ogni controllo pubblico\u00bb, quasi in grado ormai di sfidare lo Stato quanto a monopolio della forza e sulla moneta. Ogni riferimento a Elon Musk era puramente intenzionale e quell\u2019amicizia imbarazzante viene puntualmente rinfacciata alla premier in particolare da Mario Monti. \u00abNon so che film abbiate visto. Io posso essere amica di Elon Musk e nello stesso tempo presidente del primo governo che in Italia ha fatto una legge per regolamentare l\u2019attivit\u00e0 dei privati nello spazio\u00bb. Incrocia la lama con la Pd Malpezzi ancora sul tycoon: \u00abIl miracolo di Musk \u00e8 avervi fatto diventare sovranisti ma quando stava con i democratici non avevate niente da dire su di lui\u00bb.<br \/>\nAltra amicizia pericolosa, quanto a quarti di democrazia, \u00e8 quella con il presidente argentino Javier Milei. Se la cava con una battuta, duettando a suon di colpi bassi con Matteo Renzi: \u00abEra lei a mettersi il cappotto come Obama. Io sono amica di Milei ma non mi faccio crescere le basette\u00bb. Replica facile: \u00abObama non lo ho mai visto col cappotto. A vestirsi come il suo leader Trump \u00e8 stato Salvini: ha sbagliato Matteo\u00bb.<br \/>\nMa le battute non bastano. La premier italiana \u00e8 decisa a dar vita con Trump e con Milei a quella \u00abinternazionale di destra\u00bb che l\u2019argentino ha proposto, non per la prima volta, proprio ad Atreju. Allo stesso tempo per\u00f2 intende difendere e rinsaldare quei rapporti con il Ppe che le hanno garantito quella centralit\u00e0 europea che le stesse opposizioni le hanno riconosciuto in questi giorni, sia pur per accusarla di non saperne trarre nulla di buono. \u00c8 un esercizio di equilibrismo che potrebbe rivelarsi molto difficile.<br \/>\nSULL\u2019UCRAINA la premier italiana, come del resto l\u2019Unione europea, non ha modificato di un millimetro la posizione assunta quasi tre anni fa. Come se la situazione fosse la stessa di allora. Peraltro il compito di cercare una mediazione e un accordo con i nuovi Usa ricadr\u00e0 in parte importante proprio su di lei, la \u00ableader pi\u00f9 influente in Europa\u00bb. Forse il nervosismo che neppure pi\u00f9 i suoi provano a negare, quello dimostrato ad Atreju ma ancor pi\u00f9 in questa due giorni parlamentare perch\u00e9 qui a parlare e urlare non era la capopartito ma la presidente del consiglio, deriva proprio dalla consapevolezza di cosa la aspetta nei prossimi mesi.<br \/>\n*(Andrea Colombo, \u00e8 un giornalista, scrittore e commentatore politico)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Andrea Cagioni*: LA GRANDE RAPINA: CAPITALISMO CONTRO IL LAVORO &#8211; L\u2019IMPOVERIMENTO E LA PRECARIZZAZIONE DELLE CONDIZIONI LAVORATIVE E DI VITA PROVOCATE DAL CAPITALISMO FINANZIARIO E DIGITALE IMPONGONO UN CAMBIO DI PARADIGMA, UNA VERA E PROPRIA TRANSIZIONE SISTEMICA.<\/strong><\/p>\n<p>Transizione sistemica che in Occidente assuma come obiettivi di fondo la propriet\u00e0 e l\u2019uso comune dei mezzi di produzione e riproduzione, una distribuzione egualitaria della ricchezza sociale, differenti finalit\u00e0 cui ispirare le attivit\u00e0 produttive e riproduttive, la cura di s\u00e9, degli altri e della natura, una nuova ripartizione dei tempi di vita e di lavoro. Una transizione sistemica immaginabile a partire dalla centralit\u00e0 della pianificazione, intesa come strumento di politica economica in grado di controllare il mercato ed esprimere al massimo grado la supervisione politica e pubblica sui fattori di produzione e riproduzione. Attorno alla pianificazione, si delineano quattro temi: redistribuzione della ricchezza e del tempo di lavoro, propriet\u00e0 e uso collettivo dei Big data, reddito di base, socializzazione del lavoro riproduttivo.<br \/>\nNel saggio vengono discussi quattro temi: la finanziarizzazione, la sua variante digitale, la svalorizzazione del lavoro e il tempo della cura.<br \/>\nIl principale filo rosso de La grande rapina \u00e8 l\u2019imponente trasformazione operata dal capitale collettivo negli ultimi decenni in Occidente, e i suoi effetti sulle condizioni di lavoro e di vita della classe lavoratrice e delle classi subalterne. Pi\u00f9 precisamente, si \u00e8 cercato di ricostruire le logiche che caratterizzano la genesi e lo sviluppo della finanziarizzazione e del capitalismo digitale.<br \/>\nL\u2019egemonia della finanza e l\u2019uso capitalistico delle tecnologie digitali fondano i nuovi regimi di accumulazione del capitale, che si caratterizzano per la messa a valore delle facolt\u00e0 riproduttive della forza-lavoro e per la privatizzazione dei Big data. Questa metamorfosi del capitale \u00e8 analizzata a partire dai presupposti teorici e dai concetti fondamentali che la qualificano.<br \/>\nIl problema centrale analizzato riguarda gli sviluppi e gli effetti della finanziarizzazione e della sua variante digitale, a partire dai mutamenti che investono il campo socio-economico, i rapporti di potere e le condizioni di vita. Fra i pi\u00f9 importanti, l\u2019aumento di centralizzazione e di concentrazione dei capitali, l\u2019aumento delle disuguaglianze sociali, la diminuzione della quota salari sulla distribuzione del reddito, la crisi del lavoro riproduttivo e della cura.<\/p>\n<p>I &#8211; Nella finanziarizzazione, il primato dei rendimenti finanziari sulla realt\u00e0 produttiva materializza, al massimo livello di astrazione possibile, il dominio del capitale sulla forza-lavoro e sulla societ\u00e0.<br \/>\nIn prima istanza, la specificit\u00e0 del regime di accumulazione di tipo finanziario pu\u00f2 essere colta secondo la definizione di Christian Marazzi di \u201cun dispositivo per accrescere la redditivit\u00e0 del capitale all\u2019esterno dei processi direttamente produttivi\u201d. Ci\u00f2 significa un allargamento dei processi di accumulazione del capitale attraverso la messa a valore delle facolt\u00e0 riproduttive della forza-lavoro.<br \/>\nI contenuti linguistici, comunicativo-relazionali, affettivi che da sempre distinguono il lavoro riproduttivo delle donne, sono fondamentali negli attuali processi di accumulazione. Siamo in presenza di un salto qualitativo della finanziarizzazione nel campo della riproduzione, che sembra potenziare l\u2019appropriazione della soggettivit\u00e0 da parte del capitale, o meglio di ci\u00f2 che per Romano Alquati rappresenta la \u201ccapacit\u00e0 lavorativa umana vivente\u201d.<br \/>\nMentre il lavoro produttivo \u00e8 scambiato con un salario sempre pi\u00f9 basso, il valore economico del lavoro riproduttivo \u2013 sia esso salariato o meno \u2013 continua in larga misura a non essere quantificato, nonostante il suo contributo sia essenziale tanto per l\u2019accumulazione di capitale che per la riproduzione quotidiana della forza-lavoro.<br \/>\nContro le conquiste delle lotte operaie e dei movimenti femministi, capaci di imporre al capitale collettivo lo sviluppo di servizi riproduttivi pubblici gratuiti, la logica finanziaria sta imponendo la mercificazione integrale della cura, attraverso la drastica riduzione della spesa pubblica, i tagli ai servizi socio-assistenziali e la privatizzazione dei beni comuni.<br \/>\n\u00c8 quanto avviene (in modo paradigmatico negli USA, e con minore intensit\u00e0 in Europa) a tutti i livelli e in tutte le tappe biologiche della vita sociale, dall\u2019istruzione alla salute, dall\u2019assistenza alla disabilit\u00e0 alla gestione della sessualit\u00e0, dalla cura dell\u2019infanzia a quella dell\u2019invecchiamento. Nel capitalismo contemporaneo la cura \u00e8 sottoposta a una crisi permanente, che si approfondisce tanto pi\u00f9 si espande la logica della finanziarizzazione.<br \/>\nIn prospettiva storico-politica, due eventi \u2013 la crisi sistemica del 2008 e la pandemia \u2013, segnalano una situazione di crisi strutturale di questo regime di accumulazione, da cui l\u2019egemonia delle oligarchie finanziarie e digitali \u00e8 tuttavia uscita rafforzata.<br \/>\nDa un lato, la governance europea affermatasi negli anni \u201810 ha contribuito a espandere gli interessi dei blocchi di potere espressioni del capitale finanziario, del digitale e della rendita, anche attraverso la cessione di quote crescenti di democrazia e sovranit\u00e0 popolare a organismi sovranazionali. Dall\u2019altro, \u00e8 proseguito il processo di spostamento della ricchezza dal lavoro alla rendita e si \u00e8 ampliata l\u2019area del lavoro povero e precario.<br \/>\nLa grande rapina rappresenta l\u2019esito e il punto di caduta di quarant\u2019anni di contro-rivoluzione neoliberista, che all\u2019interno dello spazio europeo ha assunto, nei Paesi periferici incluso l\u2019Italia, il volto feroce dell\u2019austerit\u00e0 fiscale, monetaria e industriale.<br \/>\nUn\u2019altra componente chiave dell\u2019articolazione contemporanea del potere, la zona grigia del capitale \u2013 costituita dagli enormi flussi di ricchezza detenuti nei paradisi fiscali e dalle pratiche di evasione ed elusione fiscale \u2013 ha continuato ad allargarsi senza limiti e ostacoli. Si tratta di mercati, prodotti e strumenti finanziari che, anche grazie a politiche fiscali di tipo regressivo e a misure ad hoc per favorire le multinazionali e la rendita, formano un\u2019immensa massa di capitali non tassati o soggetti ad aliquote ridottissime rispetto a ricavi e fatturati.<br \/>\nDentro le profonde trasformazioni operate dal capitalismo finanziario e digitale, i grandi operatori finanziari si sono affermati come intermediari universali del capitale, rafforzando in maniera decisiva il processo di centralizzazione e di concentrazione dei capitali. Negli ultimi anni, secondo le stime di Alessandro Volpi, i primi dieci fondi sono arrivati a gestire 44.000 mld di dollari (pari a circa un quinto del PIL mondiale) e a detenere una quota compresa fra il 30 e il 40% delle prime 500 societ\u00e0 mondiali.<br \/>\nLe solide conferme empiriche alla legge di tendenza di centralizzazione dei capitali di Marx, raccolte su scala globale e nazionale dal gruppo di ricerca coordinato da Emiliano Brancaccio, pongono sfide e interrogativi cruciali. Questa dinamica, infatti, \u00e8 una delle ragioni principali della politica di disallineamento strategico, del neoprotezionismo e dell\u2019uso di strumenti non convenzionali di guerra commerciale e finanziaria promossi dagli USA contro i Paesi considerati ostili.<br \/>\nIl tentativo degli USA \u00e8 teso a rallentare la crisi della loro posizione egemonica, bloccando le acquisizioni estere \u2013 in particolare cinesi \u2013 di imprese statunitensi, rese possibili proprio dalla espansione su scala globale della centralizzazione del capitale.<\/p>\n<p>II &#8211; L\u2019altro grande tema che caratterizza la metamorfosi del capitale \u00e8 l\u2019uso capitalistico della tecnologia digitale, e l\u2019emergere di un regime di accumulazione fondato sulla privatizzazione e sulla mercificazione dei Big data.<br \/>\nLa variante digitale della finanziarizzazione indica il nuovo regime di accumulazione dei grandi oligopoli del capitalismo digitale occidentale, la cui genesi \u00e8 data dall\u2019\u00abaccumulazione originaria\u00bb realizzata da Big Tech sui dati prodotti dagli utenti.<br \/>\nLa digitalizzazione e l\u2019automazione contribuiscono in modo decisivo a ridisegnare la divisione internazionale del lavoro, esternalizzando su scala globale una vasta gamma di prestazioni. Ne consegue, come effetti principali, l\u2019aumento della concorrenza fra lavoratori digitali, il livellamento verso il basso delle condizioni di lavoro e delle renumerazioni.<br \/>\nPer mezzo dell\u2019applicazione dell\u2019IA e degli algoritmi nei processi lavorativi e nell\u2019organizzazione del ciclo produttivo, si produce un aumento dei ritmi e dell\u2019intensit\u00e0 del lavoro vivo. Al tempo stesso, l\u2019innovazione \u00e8 usata dalle piattaforme digitali per aumentare all\u2019estremo la precarizzazione della forza-lavoro.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, l\u2019uso capitalistico della tecnologia digitale determina una metamorfosi del rapporto di lavoro e delle forme di sfruttamento. Infatti, la digitalizzazione del lavoro provoca la trasformazione della natura della prestazione lavorativa, che viene parcellizzata in tante micro-operazioni sottopagate, e accentua la invisibilizzazione del lavoro stesso, sempre pi\u00f9 concepito dalle piattaforme come mera appendice dell\u2019IA. Gli obiettivi strategici perseguiti dalle piattaforme digitali sono la disintermediazione della prestazione lavorativa e la negazione della natura salariale del rapporto di lavoro.<br \/>\nCome \u00e8 avvenuto in tutte le precedenti rivoluzioni tecnologiche, il capitale collettivo si avvale dell\u2019innovazione per ridurre la quota di lavoro pagato, ma lo realizza in maniera pi\u00f9 radicale e distruttiva. Pi\u00f9 delle grandi innovazioni tecnologiche del passato, l\u2019applicazione del digitale, della robotica e dell\u2019IA rischia di determinare una generale svalorizzazione del lavoro.<\/p>\n<p>La tendenza dominante che si \u00e8 affermata nell\u2019uso capitalistico della tecnologia digitale pu\u00f2 essere cos\u00ec descritta: lungi dal favorire autonomia lavorativa e forme intelligenti di cooperazione, le tecnologie digitali producono in generale un\u2019estensione della quantit\u00e0 di lavoro sociale necessario e una parcellizzazione delle fasi lavorative. L\u2019uso capitalistico delle tecnologie digitali, invece di risolversi in un aumento del tempo libero e della ricchezza sociale a disposizione di tutti e tutte, si rovescia per lo pi\u00f9 sotto la forma di lavoro cognitivo povero, ripetitivo e alienato.<\/p>\n<p>III &#8211; La svalorizzazione del lavoro va colta a partire dal legame fra i processi di accumulazione del capitale di tipo finanziario e digitale con l\u2019impoverimento e la precarizzazione della classe lavoratrice e delle classi subalterne. Le logiche del capitalismo finanziario e digitale hanno riconfigurato in profondit\u00e0 e con violenza, materiale e simbolica, i rapporti di forza fra classi nel sistema-mondo, contribuendo in maniera decisiva alla riduzione delle tutele contrattuali, all\u2019aumento del grado di sfruttamento lavorativo e alla diminuzione della quota salari.<br \/>\nIl contesto di riferimento scelto per analizzare queste tendenze \u00e8 quello italiano, caso paradigmatico anche per la rapidit\u00e0 e l\u2019estensione con la quale si \u00e8 realizzato il processo di trasferimento della ricchezza. L\u2019impoverimento della classe lavoratrice in Italia, senza eguali fra i paesi OCSE, \u00e8 comprovato da una serie di indagini e rilevazioni statistiche ed \u00e8 databile dai primi anni \u201890.<br \/>\nOltre all\u2019aumento della precarizzazione, sulle condizioni salariali e sulle tutele della classe lavoratrice hanno influito in negativo numerosi fattori. Fra queste, spiccano l\u2019offensiva anti-sindacale e la crisi del sistema di contrattazione.<br \/>\nDai ritardi strutturali dei rinnovi contrattuali nazionali alla mancata applicazione dei minimi salariali, dall\u2019aumento dei contratti pirata e concorrenti alla crescente incidenza di contratti nazionali leader in cui i minimi tabellari sono inferiori alla soglia di povert\u00e0, sono diverse le criticit\u00e0 e i limiti con cui si confronta l\u2019azione sindacale.<br \/>\nQueste difficolt\u00e0 vanno contestualizzate dentro il trentennale declino produttivo italiano, con l\u2019affermazione di un paradigma economico sempre pi\u00f9 spostato verso la rendita e i servizi alle imprese.<br \/>\nNel suo insieme, dopo la crisi sistemica del 2008, il capitalismo italiano si \u00e8 sempre pi\u00f9 collocato nella cosiddetta via bassa dello sviluppo capitalistico. Nel sistema di imprese e di distretti industriali e manifatturieri ha prevalso una competizione al ribasso sui mercati, basata sulla compressione del costo del lavoro e sull\u2019estrazione di plusvalore assoluto, pi\u00f9 che sull\u2019innovazione dei processi e dei prodotti.<br \/>\nLato lavoro, fra le peculiarit\u00e0 che caratterizzano la condizione della classe lavoratrice in Italia, rientrano da una parte l\u2019ampia quota di forza-lavoro occupata nell\u2019economia sommersa e criminale, dall\u2019altra la diffusione di forme di grave sfruttamento lavorativo e di caporalato.<br \/>\nDal confronto fra dinamica salariale e redditivit\u00e0 del capitale, l\u2019elemento di fondo che emerge \u2013 ancor di pi\u00f9 dopo la pandemia e l\u2019inflazione da profitti del 2021-2022 \u2013 \u00e8 un differenziale molto ampio, tale da legittimarne la definizione nei termini di una vera e propria rapina di classe.<\/p>\n<p>IV &#8211; L\u2019impoverimento e la precarizzazione delle condizioni lavorative e di vita provocate dal capitalismo finanziario e digitale impongono un cambio di paradigma, una vera e propria transizione sistemica.<br \/>\nTransizione sistemica che in Occidente assuma come obiettivi di fondo la propriet\u00e0 e l\u2019uso comune dei mezzi di produzione e riproduzione, una distribuzione egualitaria della ricchezza sociale, differenti finalit\u00e0 cui ispirare le attivit\u00e0 produttive e riproduttive, la cura di s\u00e9, degli altri e della natura, una nuova ripartizione dei tempi di vita e di lavoro.<br \/>\nUna transizione sistemica immaginabile a partire dalla centralit\u00e0 della pianificazione, intesa come strumento di politica economica in grado di controllare il mercato ed esprimere al massimo grado la supervisione politica e pubblica sui fattori di produzione e riproduzione.<br \/>\nAttorno alla pianificazione, si delineano quattro temi: redistribuzione della ricchezza e del tempo di lavoro, propriet\u00e0 e uso collettivo dei Big data, reddito di base, socializzazione del lavoro riproduttivo.<br \/>\nPer contrastare la svalorizzazione del lavoro e l\u2019impoverimento della classe lavoratrice, \u00e8 urgente sviluppare pratiche e campagne che assumano come centrale la questione salariale. Le proposte potrebbero orientarsi su tre assi rivendicativi: introduzione di meccanismi analoghi alla scala mobile, riduzione generalizzata dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario, salario minimo legale.<br \/>\nTuttavia, poich\u00e9 tipologie essenziali del lavoro contemporaneo sfuggono alla forma salariale e a una regolazione contrattuale standard, \u00e8 necessario prevedere anche strumenti di altro tipo, a partire dalla rivendicazione di un reddito individuale sganciato dall\u2019attivit\u00e0 lavorativa. Solo nella misura in cui sia l\u2019esito di un processo di convergenza di diversi fronti di lotta, il reddito di base pu\u00f2 per\u00f2 davvero sostenere un modello alternativo di distribuzione della ricchezza sociale.<br \/>\nParte del finanziamento per un reddito di base incondizionato potrebbe essere prelevato da due fonti: una incisiva tassazione sui profitti di Big Tech e\/o una tassazione di tipo progressivo sul valore dei Big data, e un altrettanto radicale contenimento del capitale offshore.<br \/>\nReddito di base da intendersi, sulla base delle rivendicazioni e delle pratiche dei movimenti femministi, come reddito di autodeterminazione per il lavoro riproduttivo, come riconoscimento del valore economico delle attivit\u00e0 che generano, assistono e sostengono la vita, che ricostituiscono la forza-lavoro su base quotidiana.<br \/>\nInfine, lo smantellamento del Welfare state segnala un limite immanente di tipo sistemico. Come suggerisce una consistente letteratura femminista \u2013 a partire dai contributi pionieristici di Silvia Federici e Mariarosa Della Costa \u2013, la crisi della cura deriva dalla tendenza del capitale a disporre di quanto pi\u00f9 lavoro riproduttivo gratuito possibile, senza per\u00f2 garantire le condizioni per rigenerarlo, per renderlo sostenibile n\u00e9 da un punto di vista del reddito che di senso.<br \/>\nEcco perch\u00e9 \u00e8 urgente sviluppare un diverso paradigma della cura, che non rappresenti per\u00f2 il ritorno al Welfare state novecentesco fondato sulla divisione sessuata del lavoro. In questo senso, occorre sviluppare alleanze, legami e convergenze fra esperienze mutualistiche, pratiche cooperative e politiche pubbliche di cura.<br \/>\nLa pianificazione potrebbe aprire spazi e fornire opportunit\u00e0 materiali per ripensare la dimensione qualitativa del tempo di vita, rendendo concretamente fattibile una riorganizzazione della vita quotidiana al servizio dei bisogni e degli interessi non solo dei produttori e delle produttrici, ma anche dei fruitori dei servizi e di chi svolge attivit\u00e0 riproduttive.<br \/>\nContro e oltre il dominio del capitale, solo una prospettiva di pianificazione, guidata da una nuova intelligenza collettiva, pu\u00f2 porre le condizioni necessarie per affermare il libero sviluppo dell\u2019individuo sociale e far crescere un nuovo tempo della cura.<br \/>\n*( Autore: Andrea Cagioni, laureato in sociologia, si occupa di ricerca sociale. Ha maturato una vasta esperienza in ambito cooperativo e sindacale, dedicandosi a progetti e indagini sul campo riguardanti lo sfruttamento lavorativo e sessuale, l\u2019immigrazione, il digitale, il lavoro. Negli ultimi anni, ha approfondito la ricerca teorica ed empirica sui processi di trasformazione del capitalismo e delle condizioni lavorative.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Marina Catucci*: DALL\u2019OHIO ALLA CALIFORNIA, SI ORGANIZZA LA \u201cRESISTENZA\u201d ALLA DEPORTAZIONE DI MASSA STATI UNITI FAMIGLIE CHE SONO IN USA DA PI\u00d9 DI DIECI ANNI RISCHIANO DI ESSERE SEPARATE. SI LAVORA ALLE STRATEGIE LEGALI, E LE CHIESE APRONO LE LORO PORTE.<\/strong><\/p>\n<p>Negli Stati uniti gli immigrati che sono nel Paese senza documenti in regola si stanno preparando per fare fronte alle minacce di deportazione di massa di Donald Trump.<br \/>\nIL PERICOLO NON RIGUARDA SOLO CHI VIVE VICINO AL CONFINE MERIDIONALE, E UNA DELLE CITT\u00c0 PI\u00d9 ATTIVE IN QUESTO SENSO \u00c8 PAINESVILLE, IN OHIO, STATO MOLTO PI\u00d9 VICINO AL CANADA CHE AL MESSICO MA IN CUI RISIEDONO CIRCA 130.000 IMMIGRATI CHE SI STANNO MOBILITANDO.<br \/>\nDurante il primo mandato di Trump, le sue politiche sull\u2019immigrazione avevano portato alla separazione di migliaia di bambini dalle loro famiglie, e molti migranti temono che questo possa ripetersi. Durante tutta la campagna elettorale il tycoon ha affermato di voler espellere da 15 a 20 milioni di persone, da quando \u00e8 stato eletto ha modificato un po\u2019 il tiro, e recentemente ha posto maggiore enfasi sull\u2019espulsione dei criminali piuttosto che sull\u2019esecuzione di un esodo forzato di massa.<br \/>\nNonostante questo piccolo \u201cammorbidimento\u201d delle sue posizioni nessuno fra i migranti ha dimenticato le dichiarazioni roboanti di Trump sulla costruzione di campi di detenzione e l\u2019utilizzo dell\u2019esercito per eseguire le espulsioni. Tom Homan, il cosiddetto \u201czar della frontiera\u201d entrante, ha affermato che \u00e8 impossibile fornire il numero esatto di espulsioni, perch\u00e9 dipender\u00e0 dalla quantit\u00e0 di risorse disponibili.<\/p>\n<p>A Painesville, come in tutto il Paese, risiedono migliaia di immigrati che sono l\u00ec da pi\u00f9 di 10 anni, molti hanno famiglie a status misto, con bambini legali perch\u00e9 nati negli Stati uniti, con cittadini naturalizzati o immigrati legalmente, ed altri componenti che non hanno nessuno status legale. Applicando quanto promesso da Trump, met\u00e0 famiglia dovrebbe essere espulsa e met\u00e0 restare in Usa, poco importa se il pi\u00f9 delle volte ad essere legali sono i figli minorenni che si ritroverebbero da soli.<br \/>\nPer questo i residenti che per la legge Usa sono \u201cillegali\u201d si stanno rivolgendo agli avvocati per l\u2019immigrazione, partecipano a riunioni informative organizzate da associazioni no profit, e cercano di prendere tutte le misure possibili per proteggersi.<br \/>\nIl Washington Post ha pubblicato un reportage raccogliendo le testimonianze di chi a Painesville sta cercando di mettere se stesso e la propria famiglia in sicurezza, e di chi sta aiutando questa comunit\u00e0 a fare fronte a un pericolo che da teorico sta per diventare molto reale e molto pratico.<br \/>\nGli avvocati di questa cittadina dell\u2019Ohio si sono definiti \u201cinondati\u201d dalle telefonate di clienti nel panico che chiedono di comprendere concretamente i rischi a cui vanno incontro. Il reportage raccoglie una sfilza di testimonianze di famiglie e cittadini modello, che pagano le tasse, hanno un lavoro, una casa, figli a scuola, hanno tutto ma non i documenti in regola. La logica vorrebbe che la mossa da fare sia quella di regolarizzarli, ma ci\u00f2 che si prefigura \u00e8 l\u2019opposto. Molti dei cittadini statunitensi di Painesville hanno legami diretti con i concittadini \u201cirregolari\u201d, perch\u00e9 sono i genitori degli amici dei figli, vicini di casa, baby sitter, e si stanno offrendo volontari per aiutarli attraverso le associazioni che si occupano di diritti dei migranti, anche se aiutarli vuol dire nasconderli a casa propria.<br \/>\nMa non \u00e8 solo l\u2019Ohio a prepararsi alle nuove politiche sull\u2019immigrazione: la stessa cosa sta accadendo un po\u2019 ovunque, come in California e in Florida, due stati che pi\u00f9 che diversi si pu\u00f2 dire siano all\u2019opposto. In tutto il Paese, i sostenitori dei diritti degli immigrati stanno lavorando ininterrottamente alla risposta a un giro di vite che potrebbe essere diverso da qualsiasi cosa la nazione abbia visto negli ultimi decenni.<br \/>\nPer evitare di essere espulsi, alcuni migranti stanno cercando rifugio nelle chiese, dove gli agenti federali dell\u2019immigrazione non entrano quasi mai per motivi di politica estera, e per questo molti preti stanno autonomamente decidendo di aprire le proprie porte agli immigrati.<br \/>\n*(Marina Cantucci &#8211; Giornalista e documentarista, corrispondente dagli Usa per Il Manifesto. Ha girato 11 documentari e scritto un&#8217;infinit\u00e0 di articoli. Racconta NY, gli Usa e quello che vede.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Andrea Del Monaco*: LANDINI CONTRO LE DUE DESTRE DESCRITTE DA REVELLI. LA RIVOLTA SOCIALE INVOCATA DA MAURIZIO LANDINI \u00c8 CONTRO LE DUE DESTRE DESCRITTE DA MARCO REVELLI.<\/strong><\/p>\n<p>QUELLE DUE DESTRE CI HANNO CONDOTTO ALLA SITUAZIONE ATTUALE. LO HA SINTETIZZATO BENE MELENCHON: \u201cQUESTA PROPAGANDA SECONDO CUI LA SINISTRA DEVE SCENDERE A PATTI CON LA DESTRA \u00c8 PERICOLOSA. IL RISULTATO LO CONOSCIAMO TUTTI: MELONI.<br \/>\nNoi rifiutiamo di tradire i nostri elettori in cambio di poltrone.\u201d1. Occorrerebbe definire Destra chi vara politiche di Destra. Il segretario della CGIL2 ha giustamente osservato come \u201cNon si \u00e8 liberi quando c\u2019\u00e8 la guerra, quando si \u00e8 precari, se non arrivi a fine mese, se non sei in grado di curarti o se addirittura muori sul lavoro. Quindi lo sciopero, la rivolta sociale e la lotta per la pace sono la stessa cosa\u201d. Landini ha aggiunto: \u201c\u2026 se non ti rivolti di fronte alle ingiustizie, che persona sei? Che vita fai?\u201d. Marco Revelli, intervistato sulle parole di Landini su La Stampa3, ricorda come \u201cla rivolta, oggi, e non solo oggi, sia un gesto salvifico. Una societ\u00e0 priva di segnali di rivolta \u00e8 bloccata, morente\u2026Se non ci fosse quel vento di rivolta ci\u00f2 vorrebbe dire che la nostra societ\u00e0 \u00e8 non solo sorda, ma morta\u201d. Citando Albert Camus, nel mondo dell\u2019assurdo, l\u2019unica possibilit\u00e0 di restare vivi \u00e8 rivoltarsi. La rivolta ha l\u2019effetto di generare solidariet\u00e0. La rivolta \u201c\u00e8 tutta nel presente dove dall\u2019io si diventa noi, un gesto istintivo che implica al pi\u00f9 una forma di contagio: mi rivolto dunque siamo.\u201d. L\u2019Italia non \u00e8 la Francia: perch\u00e8 contro la riforma Fornero o il Jobs Act nessun io \u00e8 diventato noi? Perch\u00e9 Giorgia Meloni vince le elezioni nel 2022 e nel 2024? Perch\u00e9 un italiano su due non vota?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dal 1996, come scrisse Marco Revelli nel saggio \u201cLe due destre\u201d4, non si confrontano una destra e una sinistra. Al contrario si confrontano due destre: una destra populista e plebiscitaria, \u2018fascistoide\u2019 (l\u2019allora centrodestra di Berlusconi) e una destra tecnocratica ed elitaria, liberale (allora l\u2019Ulivo di Prodi). Lo ha ricordato lo stesso Marco Revelli in un convegno al CNR5 il 26 gennaio 2024. Le due destre, pur confliggenti apparentemente, hanno governato la dissoluzione del compromesso socialdemocratico che aveva contrassegnato la prima repubblica. Le due destre, al di l\u00e0 dei differenti toni, negli ultimi trent\u2019anni hanno perseguito eguali obiettivi: la svalorizzazione del lavoro, l\u2019autonomia differenziata, la fine dell\u2019intervento pubblico e la privatizzazione dei servizi pubblici, in primis la sanit\u00e0. E cos\u00ec, quanto pi\u00f9 lo stato sociale \u00e8 stato smantellato, tanto pi\u00f9 i non garantiti si sono astenuti poich\u00e9 non sono stati tutelati da nessuno. Entrambe le due destre non vogliono cambiare le condizioni materiali dei seguenti soggetti sociali: i lavoratori poveri, i pensionati minimi, i lavoratori in nero, i disoccupati, coloro che non hanno 400 Euro per pagare una colonscopia in intramoenia in un ospedale pubblico, i meridionali che emigrano o devono curarsi al Nord. Per i non garantiti \u00e8 indifferente chi governi: quindi si astengono oppure, se votano, votano Meloni. Analogamente, in USA, come ricorda Bernie Sanders6, gli operai hanno abbandonato i democrats perch\u00e9 il PD americano ha abbandonato gli operai. Ma quando inizia tutto ci\u00f2? In Italia (e nella CEE) il compromesso socialdemocratico vede le prime incrinature quando muta la cornice economica con l\u2019istituzione dello SME e la separazione Banca d\u2019Italia-Tesoro che sottrae allo Stato italiano il controllo del debito pubblico lasciandolo al Mercato. Il lavoro subisce in un decennio solo sconfitte: il 1980 alla FIAT, il referendum sul taglio di 3 punti di contingenza della scala mobile nel 1985, l&#8217;abrogazione della scala mobile con l&#8217;accordo del 31 luglio 1992, il protocollo sulla concertazione del 23 luglio 1993. Con il crollo dell\u2019URSS finisce il fattore k: le \u00e9lites liberali europee abbandonano politiche sostanzialmente socialdemocratiche prima imposte dalla Guerra fredda. E non casualmente nel 1992 il Trattato di Maastricht fissa i parametri del 3% per il deficit e del 60% per il debito; \u00e8 la vittoria di Von Hajek: il suo ordo liberismo informa i Trattati Europei, sottomette lo Stato al Mercato e il Lavoro al Capitale. Come ricorda Clara Mattei7 inizia una fase di austerit\u00e0 fiscale, monetaria e industriale che impedisce l\u2019attuazione della Costituzione. Lo Stato privatizza, precarizza il mercato del lavoro e indebolisce i sindacati. La destra liberale guidata da PDS-DS-PD ha promosso la precariet\u00e0 con misure diverse dal pacchetto Treu al Jobs Act. E cos\u00ec la destra populista, quando \u00e8 arrivata al Governo nel 2001, nel 2008 e nel 2022, ha trovato i lavoratori sempre pi\u00f9 indeboliti. Il Governo Amato ha inserito in Costituzione l\u2019autonomia con la \u201criforma\u201d costituzionale del 2001. E oggi Calderoli pu\u00f2 aggravare il divario Nord-Sud con l\u2019autonomia differenziata in nome della Costituzione deformata. Il decreto 56\/2000 definanzia la spesa sanitaria delle regioni povere (per Piero Giarda la pi\u00f9 grande manovra anti-poveri compiuta da un Governo di centrosinistra). E le regioni ricche del Nord beneficiano del turismo sanitario dal Sud. Chi da sinistra ha criticato la destra liberale e tecnocratica ha alternato deficit cognitivo e primitivismo politico: gli intellettuali organici del socialismo sono scomparsi o sono diventati organici al liberismo. Servirebbe la lotta sociale pi\u00f9 della rivolta come giustamente ricorda Giuliano Garavini8. E servirebbe una Sinistra capace di battere le due Destre.<br \/>\n*( Andrea Del Monaco \u00e8 un esperto di Fondi Europei. Scrive sulla Gazzetta del Mezzogiorno e su Huffington Post.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Dante BARONTINI \u201cTERRORISTA\u201d \u00c8 SEMPRE E SOLO \u201cIL NEMICO\u201d. DA \u201cTERRORISTA\u201d SUPER-RICERCATO AD ALLEATO FEDELE O LEADER CON CUI COMUNQUE DISCUTERE\u2026 \u00c8 UN ATTIMO.<\/strong><br \/>\nLa lista, nella storia, \u00e8 praticamente infinita. Ma ogni volta riesce a sorprendere la massa altrettanto sterminata di servi o semplici cretini che per anni hanno bevuto fideisticamente la favoletta sui \u201cmostri\u201d indicati dal padrone politico (nel nostro caso il governo degli Stati Uniti, seguito da tutti gli \u201calleati\u201d scodinzolanti).<br \/>\nVale per gli \u201copinionisti\u201d e i semplici cronisti, costretti ad aggiornare nell\u2019arco di 24 ore sia i nomi delle organizzazioni che quello dei singoli \u201cmostri\u201d. Vale a maggior ragione per i telespettatori passivi che fanno da vasca di raccolta del liquame mediatico trasmesso dagli schermi e dai giornali.<br \/>\n\u201cAl Joulani\u201d \u2013 al secolo Ahmed al-Shareh \u2013 e la sua Hay\u2019at Tahrir al Sham stanno ricevendo il trattamento di \u201cdemo-washing\u201d pi\u00f9 rapido che si ricordi. La filiale di Al Qaeda per la Siria era gi\u00e0 stata ribattezzata \u201ci ribelli\u201d al tempo della prima conquista di Aleppo, nel 2011, ma gli schedari e le definizioni erano rimasti molto pi\u00f9 prudenti. In fondo, come facevi a fidarti di chi aveva buttato gi\u00f9 le Torri Gemelle facendo 3.000 morti?<br \/>\nMa il tempo e il nemico cambiano spesso. Cos\u00ec il fatto di combattere Assad, e poi abbattere il suo regime, ha pian piano \u201csbiancato\u201d e \u201cangelicato\u201d l\u2019immagine di questo signore della guerra.<br \/>\nGli Stati Uniti erano rimasti comunque sul chi vive (Al Julani si era distinto anche in Iraq, finendo per cinque anni in prigioni Usa), lasciando sempre ben visibile il \u201cwanted\u201d nei suoi confronti, e soprattutto la taglia da 10 milioni di dollari sulla sua testa.<\/p>\n<p>CHE \u00c8 ANCORA VALIDA, IN QUESTI GIORNI.<br \/>\nPoi, certo, ai piani alti stanno cercando di rimediare\u2026 L\u2019emittente \u201cNbc News\u201d, rende noto infatti che sono in corso discussioni nell\u2019amministrazione Biden per \u201ccreare un percorso che possa consentire al mondo di interagire con il nuovo governo\u201d in Siria. Insomma per rimuovere velocemente il suo nome e quello di Hts dalla \u201clista nera\u201d.<br \/>\nNiente di nuovo, si diceva. Era accaduto anche con Menachem Begin, leader dell\u2019Irgun (organizzazione terroristica sionista), mente e braccio dell\u2019attentato che distrusse l\u2019ambasciata britannica a Roma (1946), nonch\u00e9 il King David Hotel di Gerusalemme (90 morti, nel 1946).<br \/>\nEra accaduto anche con personaggi decisamente migliori, come Nelson Mandela e Yasser Arafat, Pepe Mujica (ex dirigente dei Tupamaros poi presidente dell\u2019Uruguay) e Dilma Roussef (ex guerrigliera poi presidente del Brasile), Patrick McGuinness (capo militare dell\u2019Ira e poi parlamentare irlandese protagonista della trattativa con la Gran Bretagna insieme al \u201ccapo politico\u201d, Gerry Adams).<br \/>\nQUINDI QUALE LEZIONE DOBBIAMO OBBLIGATORIAMENTE TRARRE DA QUESTE E ALTRE CENTINAIA DI RISCRITTURE DELL\u2019IDENTIT\u00c0 POLITICA?<br \/>\nIntanto che il termine \u201cterrorismo\u201d non ha alcun significato condiviso. Ogni combattente, di una qualsiasi causa, \u00e8 \u201cterrorista\u201d per qualcuno e un \u201csanto liberatore\u201d per qualcun altro. Detto in termini generali: \u201cterrorista\u201d \u00e8 sempre e solo \u201cil nemico\u201d. E\u2019 un sinonimo, non una definizione\u2026<br \/>\nE lo resta finch\u00e9 non vince. Allora diventa un soggetto con cui bisogna fare necessariamente i conti e passa perci\u00f2 dalla lista dei \u201cterroristi\u201d a quella degli \u201cstatisti\u201d.<\/p>\n<p>Se perde, invece, resta per sempre nella lista nera e viene inseguito in giro per il mondo anche a distanza di 50 anni\u2026<br \/>\nCome diceva Franklyn Delano Roosevelt di Anastasio Somoza (dittatore del Nicaragua, poi rovesciato dai Sandinisti): \u201cE\u2019 un figlio di puttana, ma \u00e8 il nostro figlio di puttana\u201d. Dunque va bene se ci serve e fin quando ci serve, poi si vede e casomai se ne trova un altro\u2026<br \/>\nE\u2019 il principio della realpolitik, non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi. In politica e in guerra la morale entra soltanto nella formazione delle ragioni per cui si combatte. Combattere per sterminare un popolo \u00e8 genocidio, combattere per liberarsi da un occupante o dagli sfruttatori \u00e8 sacrosanto e rivoluzionario, comunque positivo.<br \/>\nMa in entrambi i casi si combatte. Le distinzioni si fanno allora sui metodi e sugli obiettivi. E la casistica su cosa \u00e8 vietato fare anche in guerra \u00e8 diventata la base su cui provare a creare un diritto internazionale credibile. Ossia non disegnato sugli interessi mutevoli della potenza temporaneamente egemone sul mondo.<br \/>\nIl resto, sembra chiaro, \u00e8 solo retorica ipocrita e parecchio infame. Semplice giustificazione delle scelte fatte per interessi inconfessabili, ma di solare evidenza.<br \/>\nAl Julani e gli ex Al Qaeda tornano come i freedom fighters esaltati nella serie Rambo poi perseguiti e combattuti in tutto il mondo dopo l\u201911 settembre, ma che oggi possono di nuovo tornare utili agli interessi occidentali.<br \/>\nBasta ricordarsene, quando si legge un giornale o si ascolta la tv\u2026<br \/>\n*(Fonte: Contropiano. Dante Barontini. Editorialista del periodico digital italiano Contropiano Remeron en l\u00ednea)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Andrea Carugati*: Mattarella: \u00abChi governa non alimenti divisioni\u00bb &#8211; Quirinale Il Capo dello Stato durante gli auguri alle alte cariche: \u00abDemocrazie insidiate dalle <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=51050\" title=\"N\u00b051 \u2013 21\/12\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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