{"id":50915,"date":"2024-11-30T09:25:03","date_gmt":"2024-11-30T09:25:03","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50915"},"modified":"2024-12-01T11:00:02","modified_gmt":"2024-12-01T11:00:02","slug":"n48-30-novembre-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50915","title":{"rendered":"N\u00b048 \u2013 30\/11\/2024 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>00 &#8211; Michele Nucci*: Solo il conflitto pu\u00f2 frenare la discesa all\u2019inferno. Rapporti di classe. Tre documenti, letti in successione, possono aiutarci a mettere a fuoco i rapporti di classe oggi in Italia. Il 29 settembre l\u2019area studi di Mediobanca ha pubblicato il rapporto annuale<br \/>\n01 &#8211; La Sen. La Marca partecipa al Festival of Italian Creativity a Boston<br \/>\n02 &#8211; Federico Giusti*: Contributo alla discussione su guerra e imperialismo &#8211; La prima domanda alla quale rispondere ogni qual volta si parla di guerra e di imperialismo dovrebbe essere di natura pratica ossia la valutazione delle iniziative messe in campo per contrastare i processi di militarizzazione delle scuole, dell\u2019universit\u00e0, dei territori, quali iniziative reali abbiamo messo in campo per denunciare la natura imperialista della guerra e le sue ripercussioni sulle condizioni di vita delle classi lavoratrici.<br \/>\n03 &#8211; Ascanio Bernardeschi*: L\u2019Unione europea a propulsione militare &#8211; Di fronte al possibile disimpegno di Trump in Europa, l\u2019Unione europea storna verso le spese di guerra i fondi di coesione sociale. Si tratta anche di una risposta in termini di keynesismo di guerra alla grave crisi in atto.<br \/>\n04 &#8211; Dino Villatico*: \u00abSIMON BOCCANERA\u00bb, le lotte del potere e il disincanto del contemporaneo. Musica: l&#8217;opera di Roma inaugura la stagione con Verdi. Nella direzione di Richard Jones, una lettura che allude al postfascismo e al nostro presente.<br \/>\n05 \u2013 Fabi Anna*: LAVORATORI ALL\u2019ESTERO: WEEKEND A CASA AGEVOLATO- Weekend in Italia fuori dal computo del periodo in Patria ai fini delle agevolazioni fiscali per i lavoratori italiani all&#8217;estero: novit\u00e0 in Manovra 2025.<br \/>\n06 &#8211; Alfiero Grandi*: Autonomia differenziata, la pronuncia della Corte costituzionale non \u00e8 un ostacolo al referendum.<br \/>\n07 &#8211; Mario Ricciardi*: La visione del mondo che manca alla sinistra &#8211; Dopo Trump: Le sinistre occidentali, che stanno perdendo il proprio radicamento operaio gi\u00e0 dagli anni Settanta (come aveva lucidamente riconosciuto Eric Hobsbawm) si tuffano sulle nuove opportunit\u00e0 economiche che si stanno aprendo, assecondando il processo in corso, e facendosene in certi casi garante.<br \/>\n08 &#8211; Claudia Fanti*: Povert\u00e0, clima e governance globale: tre spine per il G20 &#8211; Rio de Janeiro Lula: \u00abIl mondo sta peggio\u00bb.<br \/>\n09 &#8211; Federico Nastasi*: L\u2019Uruguay torna a sinistra sulla scia di Pepe Mujica &#8211; In controtendenza Ballottaggio presidenziale al pragmatico Yamand\u00fa Orsi, candidato del Frente Amplio e simbolo di una nuova leadership latinoamericana.<br \/>\n10 &#8211; Kaspar Hauser*: Autonomia, la Corte smonta lo \u00abspacca Italia\u00bb di Calderoli.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>00 &#8211; Michele Nucci*: Solo il conflitto pu\u00f2 frenare la discesa all\u2019inferno. Rapporti di classe Tre documenti, letti in successione, possono aiutarci a mettere a fuoco i rapporti di classe oggi in Italia. Il 29 settembre l\u2019area studi di Mediobanca ha pubblicato il rapporto annuale<\/strong><\/p>\n<p>Tre documenti, letti in successione, possono aiutarci a mettere a fuoco i rapporti di classe oggi in Italia. Il 29 settembre l\u2019area studi di Mediobanca ha pubblicato il rapporto annuale sui dati cumulativi di 1900 societ\u00e0 italiane.<br \/>\nE lo ha presentato in questi termini: \u00abNel 2023 margini record per le imprese italiane\u00bb, che vuol dire in concreto \u00abun Ebit medio del 6,6%, il miglior livello dal 2008\u00bb. Per crescita del fatturato sono in testa le costruzioni, grazie alla droga del superbonus.<br \/>\nPoche settimane dopo un gruppo di ricerca della Facolt\u00e0 di Ingegneria della Sapienza di Roma pubblicava i risultati di una ricerca intitolata: Dinamica dei redditi, recenti squilibri nell\u2019industria italiana. Il direttore della ricerca prof. Riccardo Gallo, nel presentarla su Il Sole 24 Ore del 22 ottobre, ha usato questi termini: \u00abIl travaso di ricchezza dal lavoro al capitale \u00e8 stato pazzesco. I soci hanno prelevato come dividendi l\u201980% degli utili netti e hanno lasciato il 20% come autofinanziamento di nuovi investimenti (\u2026) Oltretutto gli avari investimenti delle imprese sono stati solo per il 40% materiali nelle fabbriche e per il 60% finanziari in partecipazioni\u00bb.<br \/>\nIl 29 ottobre l\u2019Istat ha pubblicato la notizia flash Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali, luglio-settembre 2024, dove si legge: \u00abI 46 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica riguardano il 47,5% dei dipendenti (\u2026) i contratti che a fine settembre 2024 sono in attesa di rinnovo ammontano a 29 e coinvolgono circa 6,9 milioni di dipendenti (il 52,5% del totale)\u00bb.<br \/>\nLa maggioranza dei dipendenti dunque lavora con contratti scaduti. Ci\u00f2 significa diminuzione del salario perch\u00e9 i rinnovi ritardati in genere non riequilibrano mai il perduto, al massimo concedono qualche spicciolo di risarcimento per la vacatio. E in pi\u00f9 c\u2019\u00e8 l\u2019inflazione. Inoltre gli aumenti in genere sono premi di risultato incorporati nel Welfare aziendale, non finiscono in paga base.<br \/>\nRisultato? La diminuzione progressiva dei redditi da lavoro, in atto da decenni, continua alla grande. Gli utili, come abbiamo visto, vanno per l\u201980% agli azionisti, di quel magro 20% rimasto solo il 40% viene reinvestito in fabbrica. Questo avviene quando i profitti sono alle stelle, figuriamoci che succede quando c\u2019\u00e8 aria di rallentamento o addirittura di crisi. Infatti, le trattative del contratto dei metalmeccanici e del contratto trasporti e logistica, tanto per citare due esempi significativi, sono, al momento in cui scrivo, interrotte. Alle richieste dei sindacati i padroni hanno risposto picche.<\/p>\n<p><em>SONO DECENNI CHE IN TUTTE LE BUSINESS SCHOOL S\u2019INSEGNA CHE COMPITO DEL MANAGEMENT NON \u00c8 FAR CRESCERE L\u2019IMPRESA MA REMUNERARE GLI AZIONISTI.<\/em><\/p>\n<p>Questa non \u00e8 finanziarizzazione, \u00e8 guerra di classe. Ma \u00e8 la guerra \u00abpulita\u00bb. Qual \u00e8 la guerra \u00absporca\u00bb? \u00c8 quella del sistema di appalti e di subcontracting, dove regnano illegalit\u00e0 ed evasione fiscale. L\u2019illegalit\u00e0 che i giuristi chiamano \u00abintermediazione illecita di mano d\u2019opera\u00bb noi la chiamiamo \u00abcaporalato\u00bb, vecchia conoscenza che oggi, dove la base di reclutamento \u00e8 costituita da forza lavoro immigrata pi\u00f9 ricattabile, si \u00e8 rifatta il trucco. Nella cosiddetta logistica rappresenta il 90% della forza lavoro, il che non significa che al 90% \u00e8 illegale ma che una notevole componente \u00e8 fatta di imprese che sotto le finte vesti del contratto d\u2019appalto nascondono la vera natura di serbatoi di mano d\u2019opera.<br \/>\nIl Tribunale del Lavoro di Milano, grazie a un paio di magistrati \u2013 guardati con sospetto \u2013 ha cercato di mettere un argine ponendo sotto amministrazione giudiziaria diverse aziende. Non pesci piccoli ma multinazionali del calibro di Dhl, Geodis, Amazon, specialisti della home delivery. Hanno recuperato in tal modo pi\u00f9 di mezzo miliardo di evasione fiscale (soprattutto Iva non pagata, contributi previdenziali non versati) e regolarizzato 14 mila lavoratori.<br \/>\nMa poi c\u2019\u00e8 un terzo livello, un ulteriore girone di questo inferno, quello della schiavit\u00f9. Forse la nostra incapacit\u00e0 di coglierne la dimensione specifica oggi \u00e8 proprio dovuta al fatto che essa si \u00e8 talmente integrata nel modello economico-produttivo, ne \u00e8 diventata un elemento talmente essenziale e imprescindibile, da far abituare il nostro occhio a guardarla senza battere ciglio.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile immaginare in una situazione come questa una reazione diversa dal conflitto. Perch\u00e9 non ci sono i margini. 80% dei profitti agli azionisti, pi\u00f9 del 50% dei dipendenti con contratto scaduto. Solo il conflitto pu\u00f2 frenare l\u2019ulteriore degrado. Se \u00e8 questo che Maurizio Landini intendeva con \u00abrivolta sociale\u00bb, \u00e8 il minimo che si possa dire. E se il Pd ogni tanto guardasse a questi numeri e ne facesse argomento di propaganda, piglierebbe il doppio dei voti. Ma quelli pensano alle \u00abpolitiche industriali\u00bb, roba che in Italia non si vede dai tempi di Mattei. E allora, piuttosto di votarli, me ne sto a casa. Non s\u2019\u00e8 ancora capito che l\u2019astensione \u00e8 \u00abrossa\u00bb?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; La Sen. LA MARCA PARTECIPA AL FESTIVAL OF ITALIAN CREATIVITY A BOSTON <\/strong><\/p>\n<p>DAL 20 AL 22 NOVEMBRE, LA SEN. FRANCESCA LA MARCA HA PARTECIPATO AL FESTIVAL OF ITALIAN CREATIVITY, UN EVENTO DI GRANDE PRESTIGIO ORGANIZZATO DAL CONSOLATO GENERALE D\u2019ITALIA A BOSTON, GUIDATO DAL CONSOLE GENERALE ARNALDO MINUTI E DAL PROF. PAOLO GAUDENZI, ATTACH\u00c9 SCIENTIFICO DEL CONSOLATO.<\/p>\n<p>Il festival, durato otto giorni, si \u00e8 inserito nel quadro delle iniziative legate alla designazione di Boston come Capitale Italiana della Creativit\u00e0 nel Mondo per il 2024, un riconoscimento conferito dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Questo forum accademico e culturale ha messo in risalto le menti pi\u00f9 brillanti del panorama scientifico e professionale italiano negli Stati Uniti, celebrando l&#8217;eccellenza italiana in ambiti chiave come scienza, tecnologia e innovazione.<br \/>\nIl convegno ha affrontato temi di grande attualit\u00e0 e impatto globale, temi variegati tra cui l\u2019Intelligenza Artificiale, la Green Economy, la transizione digitale, l\u2019architettura e il design, la sostenibilit\u00e0 ambientale, i cambiamenti climatici, l\u2019energia, le politiche per lo spazio. Con una agenda fitta ogni giorno di relatori, il festival ha permesso a docenti e specialisti di condividere la loro ricerca, conoscenze e prospettive future in questi settori strategici. Nel corso dei tre giorni, La Sen. La Marca \u00e8 intervenuta varie volte sottolineando la preziosit\u00e0 di eventi come questo che mettono in risalto il meglio delle eccellenze italiane negli Stati Uniti e rafforzare la cooperazione scientifico-tecnologico con l\u2019Italia.<br \/>\n\u201cSono davvero onorata di partecipare a un evento che mette in risalto l\u2019ingegno e la creativit\u00e0 italiana in vari settori. Andiamo oltre gli stereotipi, dimostrando il valore del nostro contributo in ambiti strategici come l\u2019innovazione tecnologica e la sostenibilit\u00e0 ambientale, settori nei quali l\u2019Italia \u00e8 leader a livello globale e rappresenta un modello di eccellenza\u201d, ha dichiarato.<br \/>\nTra le personalit\u00e0 di rilievo presenti al Festival of Italian Creativity spiccavano il cosmonauta italiano Valter Villadei, una prestigiosa delegazione proveniente da La Sapienza di Roma, e vari delegati dal CERN, insieme a docenti universitari e specialisti di fama internazionale, i quali hanno offerto contributi significativi alle discussioni e ai progetti presentati, sottolineando il ruolo di primo piano dell\u2019Italia in ambiti scientifici e tecnologici di rilevanza globale.<br \/>\nIl festival si \u00e8 concluso venerd\u00ec con un magnifico gala che ha visto la partecipazione di oltre 700 persone. Durante la serata, sono state conferite importanti premiazioni per le eccellenze italiane negli Stati Uniti, nei settori dell\u2019imprenditoria, del servizio al pubblico e nel campo dell\u2019architettura, celebrando i successi e l\u2019impatto positivo degli italiani all\u2019estero.<br \/>\n\u201cMi impegner\u00f2 per rafforzare e consolidare i rapporti tra le realt\u00e0 italiane e americane. La collaborazione transatlantica \u00e8 una risorsa preziosa, e sono pronta a sostenere interventi normativi che favoriscano il dialogo e lo sviluppo delle comunit\u00e0 scientifiche, accademiche e professionali. Iniziative come questa sono fondamentali per costruire ponti tra i nostri Paesi e affrontare insieme le sfide globali,\u201d ha concluso la Sen. La Marca.<br \/>\nCon la sua partecipazione al Festival of Italian Creativity, la Senatrice ha voluto ribadire il proprio impegno nel promuovere il talento e le eccellenze italiane nel mondo, sottolineando il valore della ricerca, dell\u2019innovazione e del confronto internazionale come strumenti per costruire un futuro migliore.<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca &#8211; 3\u00aa Commissione &#8211; Affari Esteri e Difesa &#8211; Electoral College &#8211; North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Federico Giusti*: CONTRIBUTO ALLA DISCUSSIONE SU GUERRA E IMPERIALISMO &#8211; LA PRIMA DOMANDA ALLA QUALE RISPONDERE OGNI QUAL VOLTA SI PARLA DI GUERRA E DI IMPERIALISMO DOVREBBE ESSERE DI NATURA PRATICA OSSIA LA VALUTAZIONE DELLE INIZIATIVE MESSE IN CAMPO PER CONTRASTARE I PROCESSI DI MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE, DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0, DEI TERRITORI, QUALI INIZIATIVE REALI ABBIAMO MESSO IN CAMPO PER DENUNCIARE LA NATURA IMPERIALISTA DELLA GUERRA E LE SUE RIPERCUSSIONI SULLE CONDIZIONI DI VITA DELLE CLASSI LAVORATRICI.<\/strong><\/p>\n<p>Nella nostra storia abbiamo sempre giudicato la guerra imperialista come una sconfitta per la classe operaia trasformata in carne da macello per rispondere agli interessi finanziari ed economici propri del capitalismo.<br \/>\nLa differenza rispetto al passato \u00e8 che oggi la guerra \u00e8 arrivata direttamente nel vecchio continente, anzi era gi\u00e0 arrivata nel 1999 con l\u2019attacco alla ex Jugoslavia sostenuto dalla Nato anche con la complicit\u00e0 di parte dei comunisti che allora erano presenti nei governi di centro sinistra, in Italia e in altri paesi europei. E non ci sembra che negli ultimi 30 anni sia avvenuta una seria autocritica di quel nefasto operato adoperandosi direttamente, in casa nostra, per contrastare la guerra e l\u2019imperialismo<br \/>\nRispetto al 1999, o alle mobilitazioni di inizio secolo, la risposta dei movimenti contro la guerra \u00e8 stata decisamente pi\u00f9 debole, le principali organizzazioni sindacali e sociali si sono limitate a qualche passeggiata senza mai mettere in campo iniziative concrete, scioperi, proteste contro l\u2019invio di armi, una costante opera di informazione sulle cause e sugli esiti del conflitto esterno anche sulla nostra societ\u00e0.<br \/>\nProva ne sia la sottovalutazione dei processi di militarizzazione della scuola e dell\u2019universit\u00e0 avviati quasi 20 anni or sono e che oggi vedono militari presenti nelle scuole di ogni ordine e grado in varie vesti, educatori, insegnanti di ginnastica, alfieri del patriottismo e sostenitori di un revisionismo storico che esalta anche battaglie combattute dall\u2019esercito italiano a fianco del nazi fascismo.<br \/>\nLa retorica e l\u2019ideologia della patria dovrebbe essere avversata con tutte le nostre forze ad esempio costruendo iniziative attorno al 4 Novembre o in occasione di festivit\u00e0 come quella che ricorda le Foibe o per confutare, quando si parla di olocausto, la equiparazione dell\u2019antisionismo con l\u2019antisemitismo. Ma nulla, o ben poco, \u00e8 stato fatto in questi anni.<br \/>\nOggi constatiamo non solo la debolezza dei movimenti contro la guerra ma anche la tendenza tipicamente occidentale di impartire lezioni alle Resistenze dei popoli, l\u2019adesione alla piazza del 12 ottobre \u00e8 stato un grave errore politico schierandosi nei fatti dalla parte di quella ANP che ha assunto posizioni e pratiche compiacenti tanto con la Nato quanto con Israele e finendo con il rafforzare l\u2019egemonia di Hamas.<br \/>\nMa allo stesso tempo dovremmo anche chiederci la ragione per la quale su un tema rilevante come quello della Nato sia diffuso un silenzio assai preoccupante limitando la critica a qualche considerazione ideologica senza avere mai percepito l\u2019importanza di costruire delle contro narrazioni, delle iniziative in occasione dell\u2019anniversario della nascita di quella alleanza di guerra denominata Alleanza atlantica.<br \/>\nE ancora pi\u00f9 sconcertante \u00e8 stato il silenzio attorno ai piani di riarmo europei, ai libri bianchi sulla intelligenza artificiale che, impiegata in Palestina dall\u2019esercito di Israele, \u00e8 tra le cause dei cosiddetti effetti collaterali che hanno portato alla uccisione di oltre 50 mila civili.<br \/>\nLa domanda, ancora oggi senza risposta, riguarda sia l\u2019analisi dei processi di guerra, tra cui anche la economia di guerra che porta alla criminalizzazione e alla ferocia repressiva contro i nemici interni come dimostra il ddl 1660, lo spostamento di ingenti risorse dal sociale alla produzione di tecnologie duali trasformando la stessa ricerca in campo universitario nel banco di prova scientifico per la realizzazione di efferati e innovati sistemi di arma.<br \/>\nLa retorica che accompagna il tema della pace \u00e8 ormai insopportabile, non si analizzano le cause oggettive della guerra e dei processi di militarizzazione dei territori, non si coglie la natura del nuovo neo Keynesismo di guerra con cui il capitalismo occidentale cerca di superare la crisi di sovrapproduzione oltre a depredare i popoli di metalli rari e risorse energetiche delle quali il capitalismo occidentale ha forte bisogno. E perfino l\u2019analisi del mondo multipolare si limita a narrazioni giornalistiche, magari pregevoli, senza mai porsi il quesito di come costruire una risposta nel corpo sociale.<br \/>\nUna iniziativa contro la guerra, contro i processi di involuzione democratica che ne deriveranno andando a restringere gli spazi di libert\u00e0 e di agibilit\u00e0 collettiva nei paesi europei dovrebbe indurci a non perdere ulteriore tempo in disquisizioni che poi servono solo a occultare la nostra estraneit\u00e0 ai processi reali in corso.<br \/>\nLa decisione di inviare a Kiev dei missili a lunga gittata capaci di colpire infrastrutture a 1000 km di distanza rappresenta una scelta destinata a rendere ancora pi\u00f9 acuta la crisi internazionale assoggettando i paesi europei ai voleri del loro padrone statunitense. Ma la parte del capitale europeo ormai vincente spinge direttamente sulla guerra come dimostra il documento di Mario Draghi sulla produttivit\u00e0 o le scellerate scelte belliche operate dal centro sinistra in Germania.<br \/>\nDovremmo avere la forza, ma anche l\u2019onest\u00e0 intellettuale, di prendere atto della estraneit\u00e0 dei comunisti dai contesti territoriali dove sono nati movimenti e realt\u00e0 contro i processi di militarizzazione, agire al loro interno per sviluppare consapevolezza che non ci si possa limitare alla lotta contro una nuova installazione militare senza prendere in esame il ruolo effettivo della Nato, la militarizzazione della societ\u00e0 e la deriva autoritaria e securitaria in atto nei paesi occidentali. Qualunque discussione si voglia costruire sulla guerra non potr\u00e0 eludere questi problemi e soprattutto evitare la classica domanda leninista: che dobbiamo fare per contrastare lo stato delle cose presenti?<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete. Federico Giusti, delegato CUB nel settore pubblico)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Ascanio Bernardeschi*: L\u2019UNIONE EUROPEA A PROPULSIONE MILITARE &#8211; DI FRONTE AL POSSIBILE DISIMPEGNO DI TRUMP IN EUROPA, L\u2019UNIONE EUROPEA STORNA VERSO LE SPESE DI GUERRA I FONDI DI COESIONE SOCIALE. SI TRATTA ANCHE DI UNA RISPOSTA IN TERMINI DI KEYNESISMO DI GUERRA ALLA GRAVE CRISI IN ATTO.<\/strong><\/p>\n<p>Trump ha promesso di provocare una pace rapida in Ucraina ma non \u00e8 detto che possa o intenda mantenere la promessa. L\u2019intento di Trump sembra piuttosto quello di sganciarsi e lasciare il cerino della guerra in mano ai Paesi europei. E l\u2019Unione europea, da buon vassallo, si appronta a prenderne atto.<br \/>\nPer la verit\u00e0, gi\u00e0 prima delle presidenziali Usa era gi\u00e0 sul tavolo la discussione sulle spese militari. Gi\u00e0 Draghi, nel suo noto rapporto presentato qualche settimana fa a Bruxelles, aveva caldeggiato, col pretesto dell\u2019innovazione tecnologica e della competitivit\u00e0, investimenti dell\u2019ordine di 800 miliardi per sostenere le industrie tecnologiche, militari e dual use, avendo chiaro in anticipo che l\u2019Europa avrebbe dovuto da sola pensare alla propria \u201cdifesa\u201d, come se i Russi fossero prossimi a guadare il Danubio.<br \/>\nL\u201911 novembre, sul \u00abFinancial Times\u00bb \u00e8 uscito l\u2019articolo di Paola Tamma, Bruxelles liberer\u00e0 miliardi di euro per la difesa e la sicurezza dal bilancio dell\u2019Ue. Nell\u2019articolo si afferma l\u2019intenzione di Bruxelles di \u201creindirizzare potenzialmente decine di miliardi di euro verso la difesa e la sicurezza\u201d. Secondo il \u00abFinancial\u00bb, si tratterebbe di stornare verso la difesa circa un terzo dei fondi di coesione dell\u2019Unione europea, corrispondente a 392 miliardi, nel periodo 2021-27. Una buona parte di questi fondi, cio\u00e8 soldi che miravano a ridurre la disuguaglianza economica tra i Paesi dell\u2019Ue cambierebbe destinazione.<br \/>\nSempre il giornale londinese riferisce che, allo stato attuale, detti fondi non possono essere utilizzati per la difesa ma sono consentiti investimenti dual use. Pertanto, prossimamente verr\u00e0 comunicato agli Stati membri che potranno utilizzare i fondi con maggiore flessibilit\u00e0 del passato sia per \u201cprogetti di mobilit\u00e0 militare come il rinforzo di strade e ponti per consentire il passaggio sicuro dei carri armati\u201d, che per aumentare la produzione di armi e munizioni, pur rimanendo il divieto formale di utilizzare i fondi Ue per acquistare armi. Non si cambieranno le norme, ma si render\u00e0 tutto ci\u00f2 possibile tramite \u201cun chiarimento ai Paesi dell\u2019Ue su come possono essere utilizzati i fondi\u201d.<br \/>\nSe i fondi di coesione modificheranno in parte la loro destinazione originaria le disuguaglianze fra Paesi membri, che gi\u00e0 la sola presenza delle regole di Maastricht ha accresciuto, saranno destinate a esplodere. Cos\u00ec come la militarizzazione del territorio gi\u00e0 interessato, quello italiano, da progetti di realizzazione o potenziamento di basi militari e di infrastrutture di collegamento per tali basi.<br \/>\nIl \u00abFinancial Times\u00bb afferma anche che questa modifica operativa sia solo \u201cun preambolo a una maggiore attenzione alla difesa nel prossimo bilancio dell\u2019Ue a partire dal 2028\u201d. Intanto, il presidente finlandese Sauli Niinist\u00f6, in un rapporto alla Commissione dell\u2019Unione, ha sostenuto la necessit\u00e0 di riservare il 20 percento del suo intero bilancio alla difesa e anche il presidente estone caldeggia che in tale bilancio si tenga conto del bisogno di potenziare la difesa al fine di fronteggiare la Russia.<br \/>\nTutto questo in aggiunta all\u2019aumento della spesa militare dei singoli Stati membri. La legge di bilancio italiana, per esempio, stanzia per tale scopo 32 miliardi di euro, segnando un aumento del 12,4% rispetto al 2024, pari a circa 3,5 miliardi in pi\u00f9. Questa cifra rappresenta un record storico per il Paese, quando gi\u00e0 nel 2024 l\u2019incremento era stato del 5,5% e negli ultimi 5 anni l\u2019aumento delle spese per nuovi armamenti \u00e8 stato del 77%.<\/p>\n<p><em>PER LE SCUOLE, LA SANIT\u00c0, LE PENSIONI SI TAGLIANO I FONDI ED \u00c8 PROIBITO INDEBITARSI, PER LA GUERRA TUTTO \u00c8 LECITO.<\/em><\/p>\n<p>Intanto, l\u2019economia langue. La Germania, da \u201clocomotiva\u201d europea \u00e8 passata a una profonda recessione. Anche il sistema industriale del nostro Paese, in gran parte dipendente dalle commesse di quello tedesco, comincia a mostrare le prime sofferenze. Laura Dalla Vecchia, presidente degli industriali di Vicenza, in un\u2019intervista al \u00abCorriere del Veneto\u00bb, lamenta che gli ordini sono in calo, gli investimenti sono fermi e l\u2019occupazione \u00e8 al palo. \u201cSe parliamo di una media tra tutti i vari comparti della manifattura, afferma Dalla Vecchia, il calo oscilla tra il 10 e il 15%\u201d. Ma alcune aziende hanno dimezzato il fatturato \u00e8 per quanto riguarda la Cassa integrazione gi\u00e0 \u201ca ottobre l\u2019ammontare era pari all\u2019intera Cig erogata nel 2023. Se sommiamo i primi accessi alle richieste di proroga, siamo a un incremento nell\u2019ordine del 40%\u201d.<br \/>\nLe sanzioni alla Russia e i dazi alla Cina non fanno che peggiorare la situazione. Evidentemente, i grandi gruppi capitalisti hanno deciso di salvaguardare i loro profitti attraverso il keynesismo di guerra. Fa crescere, al pari della spesa per il welfare, la domanda ma non d\u00e0 maggiori poteri e benessere ai lavoratori, che cos\u00ec debbono tenere a freno le loro rivendicazioni. In pi\u00f9, il clima di guerra favorisce il disciplinamento sociale. E cos\u2019altro sono il decreto sicurezza del nostro governo e la criminalizzazione un po\u2019 in tutta Europa delle manifestazioni per la pace in Ucraina e in Medio Oriente?<br \/>\nSpecie dopo l\u2019avanzare minacciose delle destre estreme in grandissima parte dell\u2019Europa, il riscatto delle classi lavoratrici non pu\u00f2 che passare per l\u2019abbandono di quel mostro che \u00e8 l\u2019Unione europea, costruito appositamente e scientificamente per sopraffarle e accrescere il loro sfruttamento.<\/p>\n<p>*(Fonte: Sinistrainrete &#8211; Ascanio Bernardeschi &#8211; appassionato di politica, scienze sociali, storia.)<br \/>\nRiferimenti:<br \/>\nPaola Tamma, Brussels to free up billions of euros for defence and security from EU budget, \u00abFinancial Times\u00bb, https:\/\/www.ft.com\/content\/eb0de7f4-5ba1-460a-a83d-1a7302fc1536<br \/>\nAlessandro Zunin, Lavoro e aziende in crisi, Confindustria: \u201cAvevamo predetto il declino ma nessuno ci ha ascoltati. Basta raccontarci favole\u201d, \u00abCorriere del Veneto\u00bb, https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/notizie\/vicenza\/economia\/24_novembre_13\/lavoro-e-aziende-in-crisi-confindustria-avevamo-predetto-il-declino-ma-nessuno-ci-ha-ascoltati-basta-raccontarci-favole-61ed61ba-5131-4307-ac61-6f971c6b3xlk.shtml<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Dino Villatico*: \u00abSIMON BOCCANERA\u00bb, LE LOTTE DEL POTERE E IL DISINCANTO DEL CONTEMPORANEO, MUSICA L&#8217;OPERA DI ROMA INAUGURA LA STAGIONE CON VERDI. NELLA DIREZIONE DI RICHARD JONES, UNA LETTURA CHE ALLUDE AL POSTFASCISMO E AL NOSTRO PRESENTE.<\/strong><\/p>\n<p><em>ROMA<\/em><br \/>\nSulla scena un feretro nero sui cui giace Maria, la figlia del nobile genovese Jacopo Fiesco, amata da Simon Boccanegra. Diventer\u00e0 il letto da cui si alza sua figlia, anche lei chiamata Maria, poi il letto in cui muore, avvelenato, Simone, padre della bambina, creduta dispersa. La scenografia di Antony Mcdonald fa pensare ai quadri metafisici di De Chirico, una citt\u00e0 geometrica pi\u00f9 luogo della mente che borgo abitabile; ma gli interni ricordano piuttosto Bansky. In comune la pulizia dell\u2019immagine, la sterilizzazione dei sentimenti.<br \/>\nI personaggi vestono abiti moderni, tranne nella scena del Consiglio, che ad apertura di sipario ricorda la Ronda di notte di Rembrant, il soggolo arrotolato, i berretti calati sulla fronte, un\u2019epoca di violenze inenarrabili. La permanenza del potere si fa visibile nel mantello dogale, negli abiti seicenteschi. Richard Jones, di cui si era vista recentemente (nel 2022) al Teatro dell\u2019Opera di Roma una splendida messa in scena della Kat\u2019a Kabanov\u00e1 di Jan\u00e1cek, colloca l\u2019azione del Simon Boccanegra di Verdi in una inquieta contemporaneit\u00e0 allusivamente postfascista, dominata dalla tristezza di una guerra perduta.<br \/>\nL\u2019ALLUSIONE resta nelle intenzioni dichiarate dallo stesso regista britannico nel programma di sala, ma di fatto il pubblico assiste a una spietata lotta di potere nello spazio di una citt\u00e0 immaginaria che potrebbe essere qualunque al mondo, non solo Genova. Accade ancora, lo state vivendo.<br \/>\nL\u2019oro guida la battaglia politica e per fare carriera o per ottenere vantaggi \u00e8 facile cambiare casacca. Un intreccio inestricabile di passioni private e intrigo politico gi\u00e0 intessono la trama del dramma di Garc\u00eda Guti\u00e9rrez da cui Piave, e poi Boito per la riscrittura del 1881, trassero il libretto; ma Verdi colora intrighi e passioni di un \u00abtinta\u00bb musicale particolarmente cupa, disperata. Forse la sua opera pi\u00f9 pessimistica. Il disincanto, anzi la disillusione, per come alla fine si era realizzata l\u2019unit\u00e0 nazionale, che colse molti intellettuali del tempo, da Manzoni a De Roberto a Verga, trova qui una forma teatrale quasi esemplare.<\/p>\n<p>Michele Mariotti coglie molto bene questo tono sommesso, intimo, di distacco dalla vita, di perdita delle speranze, una malinconia che intride la melodia, l\u2019affonda. Il timido slancio ascensionale dell\u2019inizio si conclude nell\u2019inabissarsi dell\u2019orchestra, alla fine, verso il silenzio: il pi\u00f9 piccolo intervallo del sistema tonale chiude come una cadenza mortale tutta la partitura, per risolversi in un accordo pacificato, che registra il silenzio della morte.<br \/>\nGli interpreti sulla scena sono tutti, protagonisti e comprimari, all\u2019altezza di questa intensa rappresentazione del dolore, che non \u00e8 solo dolore di perdite \u2013 padri che perdono le figlie, figlie che perdono il padre, fallimenti, discordie, un popolo che perde il senso della vita comunitaria, ma gi\u00e0 quasi montalianamente, pi\u00f9 che dolore, un vero e proprio male di vivere. L\u2019unica presenza femminile \u2013 la figlia perduta e ritrovata, che a sua volta perder\u00e0 il padre, Amelia \u2013 \u00e8 interpretata da una molto intensa Eleonora Buratto, che affida alla impeccabilit\u00e0 del suo canto l\u2019emozione che rifiuta il grido, l\u2019esibizione. Luca Salsi \u00e8 suo padre, Simon Boccanegra, carattere complesso, introverso, disadattato alla vita, rest\u00eco al compromesso, e dunque perennemente sconfitto. Di fronte a lui, il nobile Fiesco, interpretato da Michele Pertusi, che al rancore di casta unisce la sofferenza di un padre privato della figlia, altro sconfitto tra gli sconfitti.<br \/>\nANCHE Paolo Albiani, cortigiano favorito nonch\u00e9 intrigante e traditore, \u00e8 ben reso da Gevorg Hakobyan. L\u2019unico vincitore sembrerebbe il Gabriele Adorno di Stefan Pop, che sposa la donna amata e diventa doge: giovane impulsivo e poco intelligente, della realt\u00e0 che lo circonda non capisce niente, n\u00e9 della vita che gli \u00e8 toccata in sorte<br \/>\n*(Dino Villatico \u2013 saggista, ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed \u00e8 stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 \u2013 Fabi Anna*: LAVORATORI ALL\u2019ESTERO: WEEKEND A CASA AGEVOLATO &#8211; Weekend in Italia fuori dal computo del periodo in Patria ai fini delle agevolazioni fiscali per i lavoratori italiani all&#8217;estero: novit\u00e0 in Manovra 2025.<\/strong><\/p>\n<p>La Legge di Bilancio 2025 introduce un\u2019interpretazione pi\u00f9 favorevole delle normative fiscali applicate ai lavoratori che prestano attivit\u00e0 all\u2019estero, chiarendo un importante dettaglio riguardante le agevolazioni fiscali e contributive a loro riservate.<br \/>\nSecondo la nuova prassi, i lavoratori che svolgono la loro attivit\u00e0 fuori dai confini nazionali, ma che trascorrono il weekend in Italia, possono comunque beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per coloro che operano all\u2019estero.<br \/>\nLa misura offre maggiore equit\u00e0 fiscale e stimola la mobilit\u00e0 internazionale dei lavoratori, un aspetto sempre pi\u00f9 rilevante nel contesto economico globale.<\/p>\n<p><em>INDICE<\/em><br \/>\nTasse e agevolazioni per lavoratori all\u2019estero &#8211; esenzione d\u2019imposta sui periodi di soggiorno in Italia- cosa cambia per dipendenti e datori di lavoro<\/p>\n<p><em>TASSE E AGEVOLAZIONI PER LAVORATORI ALL\u2019ESTERO<\/em><br \/>\nResidenza fiscale: basta la presenza in Italia (4 novembre 2024) &#8211; Le agevolazioni fiscali per i lavoratori che prestano attivit\u00e0 all\u2019estero sono oggi regolamentate dalla normativa italiana in materia di esenzione dalle imposte sul reddito (Tuir) e riguardano coloro che si trovano all\u2019estero per un periodo continuativo di tempo, solitamente superiore a 183 giorni all\u2019anno.<br \/>\nI benefici fiscali (Articolo 51, comma 8-bis del Tuir) sono destinati a favorire l\u2019internazionalizzazione del lavoro italiano e a stimolare la mobilit\u00e0 internazionale, con l\u2019obiettivo di attrarre talenti e favorire l\u2019occupazione in ambito globale.<br \/>\nIn particolare, dipendenti e autonomi che prestano attivit\u00e0 lavorativa all\u2019estero possono essere esentati da alcune imposte sul reddito, tra cui quelle sul reddito da lavoro, se rispettano determinati requisiti, come la durata della permanenza fuori dall\u2019Italia e la tipologia di contratto di lavoro.<\/p>\n<p><em>ESENZIONE D\u2019IMPOSTA SUI PERIODI DI SOGGIORNO IN ITALIA<\/em><br \/>\nGuida fiscale per italiani che lavorano all&#8217;estero: come evitare la doppia imposizione19 maggio 2024Una delle principali novit\u00e0 riguarda la possibilit\u00e0 di continuare a beneficiare delle agevolazioni fiscali anche nel caso in cui il lavoratore trascorra il weekend in Italia.<br \/>\nIn base alla nuova interpretazione, infatti, il periodo di soggiorno in Italia non influisce negativamente sul diritto alle agevolazioni fiscali, a condizione che il lavoratore rispetti i requisiti temporali complessivi di soggiorno all\u2019estero, come il limite minimo di giorni lavorativi all\u2019estero (almeno 183 giorni) e la continuit\u00e0 del lavoro svolto fuori dai confini nazionali.<br \/>\nSecondo le nuove disposizioni, i weekend in Italia non vengono pi\u00f9 conteggiati ai fini della determinazione del periodo di residenza fiscale. Pertanto, i lavoratori che sono impiegati all\u2019estero durante la settimana e ritornano in Italia solo nel weekend, continuano ad essere considerati lavoratori esteri per l\u2019intero periodo lavorativo e possono godere delle stesse agevolazioni fiscali riservate a chi lavora stabilmente fuori dal paese.<\/p>\n<p><em>COSA CAMBIA PER DIPENDENTI E DATORI DI LAVORO<\/em><br \/>\nQuesta nuova interpretazione delle normative fiscali per italiani all\u2019estero offre vantaggi sia ai lavoratori che alle imprese presso cui sono impiegati.<br \/>\nI datori di lavoro che inviano i propri dipendenti all\u2019estero, anche se per periodi brevi, possono infatti beneficiare di una maggiore flessibilit\u00e0 nella gestione del personale e delle risorse umane, senza temere che un ritorno settimanale in Italia possa compromettere le agevolazioni fiscali previste. Allo stesso tempo, per i lavoratori scatta la possibilit\u00e0 di avere una certa libert\u00e0 nei movimenti senza perdere i vantaggi fiscali, aspetto che si traduce in un incentivo importante ai fini della mobilit\u00e0 internazionale.<br \/>\nIn un mondo in cui le professioni sono sempre pi\u00f9 globalizzate, la possibilit\u00e0 di tornare a casa senza perdere tutele fiscali \u00e8 un importante incentivo per chi opera fuori dai confini nazionali.<br \/>\n*(Fonte: PMI.it, Anna Fabi, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; ALFIERO GRANDI*: AUTONOMIA DIFFERENZIATA, LA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE NON \u00c8 UN OSTACOLO AL REFERENDUM<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>LA CORTE COSTITUZIONALE CHIARISCE NEL COMUNICATO \u2013 CHE PRECEDE IL DEPOSITO DELLA SENTENZA SULLA LEGGE SULL\u2019AUTONOMIA REGIONALE DIFFERENZIATA \u2013 CHE NON RITIENE QUESTA LEGGE (86\/24 CALDEROLI) DEL TUTTO INCOMPATIBILE CON LA COSTITUZIONE MA NE SANZIONA PESANTEMENTE 7 PUNTI GIUDICATI INCOSTITUZIONALI E RICORDA DEI PRINCIPI FONDAMENTALI A CUI LE CORREZIONI E L\u2019ATTUAZIONE DELLA LEGGE DOVRANNO UNIFORMARSI, AD ESEMPIO IL RUOLO DEL PARLAMENTO CHE POTR\u00c0 CAMBIARE IL MERITO DI EVENTUALI INTESE GOVERNO\/REGIONI.<\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le censure della Corte sono pesanti, aprono vuoti importanti nella legge voluta dal governo, ma targata Lega, e approvata senza ascoltare critiche e osservazioni. Al punto \u2013 va ricordato \u2013 che il testo uscito dal Senato \u00e8 stato confermato dalla Camera senza cambiare una virgola, un\u2019imposizione che colpisce seriamente il ruolo del parlamento.<br \/>\nQuindi la legge \u00e8 monca ma tuttora in vita, anche se sostanzialmente inapplicabile senza le modifiche che la Corte ha chiesto. Calderoli e la maggioranza hanno scelto di sminuire (inutilmente) la gravit\u00e0 delle censure della Corte, vantando una sostanziale approvazione e cos\u00ec confermando che la legge vive.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>PERCH\u00c9 MAI DALLA SENTENZA DOVREBBE CONSEGUIRE L\u2019IMPOSSIBILIT\u00c0 DI EFFETTUARE IL REFERENDUM INTERAMENTE ABROGATIVO?<\/strong><\/p>\n<p><em>I RICORSI DELLE REGIONI<\/em><br \/>\nLa Corte deve giudicare sulla base dei ricorsi di 4 regioni (ben argomentati) sull\u2019incostituzionalit\u00e0 della legge 86\/24 e lo ha fatto eliminando 7 punti chiaramente incostituzionali e aggiungendo che si riserva di giudicare sulla base dei principi fondamentali della Costituzione le modifiche alla l. 86\/24 che verranno approvate dal parlamento e gli atti che ne conseguiranno, ad esempio sui Livelli essenziali di prestazione.<br \/>\nQuesto conferma che la legge in s\u00e9 continua a vivere, seppure fortemente colpita dalle censure della Corte, quindi resta impregiudicata la possibilit\u00e0 di sottoporla al giudizio di elettrici ed elettori.<br \/>\nPotrebbero esserci nuove ragioni per respingere la richiesta di referendum interamente abrogativo? Non si vede quali e comunque sarebbero le stesse che c\u2019erano prima della sentenza perch\u00e9 il quesito abrogativo riguarda le scelte politiche e istituzionali contenute nella legge non la sua costituzionalit\u00e0, che era l\u2019oggetto dei ricorsi delle 4 regioni alla Corte.<br \/>\nQualche esempio: il rischio concreto che la legge Calderoli provochi una frattura dell\u2019unit\u00e0 nazionale, affidando ad alcune regioni funzioni che aprirebbero una fase di competitivit\u00e0\/concorrenza tra le regioni che provocherebbe rincorse ed esclusioni sulla base della maggiore o minore capacit\u00e0 economica e di governo. Per di pi\u00f9 ci sarebbero conseguenze, ne ha parlato anche il Presidente della Calabria Occhiuto, nei rapporti europei e internazionali, con conseguenti divaricazioni sociali, economiche, anche tra le imprese.<br \/>\nAltro aspetto grave \u00e8 la contraddizione tra il vincolo previsto dalla legge 86\/24 di non produrre maggiori oneri per la finanza pubblica e la possibilit\u00e0 per le regioni che ottenessero maggiori funzioni di avere contestualmente maggiori risorse. Non a caso la Corte ha sanzionato il pericolo che le regioni che ottenessero pi\u00f9 risorse per le funzioni trasferite possano essere anche quelle meno in grado di garantire le funzioni attribuite, con la conseguenza che per garantire i diritti dei cittadini dovrebbe intervenire lo stato, in altre parole con oneri caricati sulle altre regioni. Quando Viesti ha sintetizzato la legge Calderoli come la \u201csecessione dei ricchi\u201d qualcuno ha storto il naso, eppure ora la Corte gli ha dato ragione, anche se con motivazione rovesciata.<\/p>\n<p><em>IL REFERENDUM ABROGATIVO<\/em><br \/>\nIl referendum limitato ai Lep proposto dalle regioni potrebbe avere problemi di ammissibilit\u00e0, giudicher\u00e0 la Cassazione visto che la Corte costituzionale ha censurato pesantemente le norme sui Lep. Vedremo. Mentre il referendum interamente abrogativo della legge Calderoli, su cui si \u00e8 formato un largo e unitario comitato promotore, non corre questo rischio. Certamente non ha oggi pi\u00f9 rischi di quelli che aveva prima della sentenza.<br \/>\nForte di 1.291.000 firme, superando il quorum richiesto per la presentazione sia nel telematico che nel cartaceo, il quesito del referendum interamente abrogativo (volete voi abrogare la legge 86\/24\u2026) punta a cancellare tutta la legge Calderoli, che \u00e8 una bandiera della Lega, sopportata dal resto della destra solo perch\u00e9 parte del patto di potere che regge il governo.<\/p>\n<p><em>QUALCUNO\/A HA SBAGLIATO A SOTTOVALUTARE LA PRETESA DELLA LEGA E ORA FORSE SPERA CHE ALTRI RISOLVANO IL PROBLEMA.<\/em><br \/>\nIl prof Silvestri (emerito della Corte) nell\u2019iniziativa dei costituzionalisti alla Sapienza il 14 novembre ha riassunto bene la risposta a quanti sperano che il quesito interamente abrogativo non passi il vaglio della Corte. Infatti non c\u2019\u00e8 ragione per bocciare il referendum abrogativo per il collegamento con la legge di bilancio, che \u00e8 del tutto posticcio, strumentale e furbesco come afferma la legge stessa (in pi\u00f9 punti) quando afferma che non ci saranno aumenti di spesa pubblica, quindi \u00e8 una finzione.<br \/>\nNon \u00e8 una legge obbligata per attuare la Costituzione, tanto \u00e8 vero che negli ultimi giorni del governo Gentiloni furono firmati protocolli di accordo con 3 regioni, 2 sono tra quelle che strillano oggi. \u00c8 una legge non necessaria per attuare la Costituzione, naturalmente nei limiti e nelle forme indicate dalla sentenza della Corte costituzionale.<br \/>\nPer di pi\u00f9 il referendum chiede di abrogare tutta la legge, quindi non manomette il testo, ma chiede agli elettori di abrogarlo come scelta politica perch\u00e9 \u00e8 sbagliato e pericoloso per l\u2019Italia. Questo consentirebbe di ripartire da capo. Tutto sommato questo risultato converrebbe anche agli imprudenti del governo attuale che hanno appaltato a Calderoli la conduzione della partita. L\u2019abrogazione converrebbe perfino a quella parte della destra che faticher\u00e0 non poco a chiedere ad elettrici ed elettori di andare al mare nel momento del voto, quando sar\u00e0 in gioco il futuro dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><em>TERAPIA ANTI-ASTENSIONISTA<\/em><br \/>\nL\u2019interrogativo riguarda semmai il raggiungimento della maggioranza degli elettori nel referendum, quindi come arrivare ad almeno 25 milioni di votanti. Sarebbe anche una buona terapia anti astensionista.<br \/>\n\u00c8 vero cresce il non voto, i segnali sono tanti e preoccupanti. Tuttavia la novit\u00e0 \u00e8 che la richiesta del referendum abrogativo \u00e8 fortemente sostenuta dalla societ\u00e0 (organizzazioni, e persone) ed \u00e8 una battaglia che pu\u00f2 ridare slancio alla partecipazione democratica nel momento in cui la politica fa fatica ad attrarre. Anche nei referendum del 2011 c\u2019erano dubbi e timori sul raggiungimento del quorum, ma \u00e8 andata bene. Aggiungo per gli smemorati che Di Pietro insistette per riproporre l\u2019abrogazione della legge sul legittimo impedimento, in gran parte risolto dalla Corte, ed ebbe ragione e cos\u00ec il voto cancell\u00f2 del tutto il legittimo impedimento dalla legislazione italiana.<br \/>\nMeglio iniziare la campagna referendaria, senza farsi distrarre dai contorsionismi di Calderoli e compagnia e chiedere a chi ha firmato la richiesta, alle energie personali e sociali disponibili di impegnarsi a fare conoscere le ragioni che portano a chiedere l\u2019abrogazione di tutta la legge, costituendo i comitati referendari, meglio se partendo da seminari aperti per approfondire le ragioni che spingono ad insistere con il referendum interamente abrogativo della legge Calderoli 86\/24.<br \/>\n*(Alfiero Grandi, politico e sindacalista italiano. Deputato della Repubblica Italiana. Durata mandato, 2001-2006)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Mario Ricciardi*: LA VISIONE DEL MONDO CHE MANCA ALLA SINISTRA &#8211; DOPO TRUMP LE SINISTRE OCCIDENTALI, CHE STANNO PERDENDO IL PROPRIO RADICAMENTO OPERAIO GI\u00c0 DAGLI ANNI SETTANTA (COME AVEVA LUCIDAMENTE RICONOSCIUTO ERIC HOBSBAWM) SI TUFFANO SULLE NUOVE OPPORTUNIT\u00c0 ECONOMICHE CHE SI STANNO APRENDO, ASSECONDANDO IL PROCESSO IN CORSO, E FACENDOSENE IN CERTI CASI GARANTE<\/strong><\/p>\n<p><em>QUALI LEZIONI DOVREMMO TRARRE DALLA VITTORIA DI DONALD TRUMP?<\/em><br \/>\nSecondo alcuni, i Democratici sono stati sconfitti perch\u00e9 hanno progressivamente perso il carattere di partito della working class.<br \/>\nPer diventare la forza di riferimento dei ceti professionali, delle persone pi\u00f9 istruite, e tendenzialmente benestanti. Altri hanno posto l\u2019accento, invece, sulla frattura tra certe aree del paese \u2013 prevalentemente urbane e tendenzialmente pi\u00f9 sviluppate \u2013 e quelle che invece non riescono e riprendersi dallo shock delle delocalizzazioni. Le prime vedono i Democratici meno in difficolt\u00e0, le seconde spesso favoriscono Trump. Tutte le spiegazioni devono tener conto dell\u2019appartenenza, ma con sfumature diverse, che possono essere legate al \u00abruolo nel processo di produzione\u00bb (per riprendere un\u2019espressione marxista ancora utile) oppure a elementi di carattere identitario (nazione, gruppo etnico, religione). Qui la faccenda si complica ulteriormente, perch\u00e9 il carattere di terra di emigrazione degli Stati uniti rende il tema dell\u2019identit\u00e0 ineludibile ma sfuggente.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 dubbio che la prima ipotesi cui abbiamo accennato appare confermata dai dati elettorali, e in qualche misura si armonizza con una tendenza che si sta manifestando in tutti i paesi nei quali il partito principale della sinistra (sia esso di tradizione socialista o meno) si \u00e8 collocato, dopo la \u00abrivoluzione recuperante\u00bb del 1989, al centro. A partire dagli anni Novanta, la restaurazione della democrazia nei paesi dell\u2019ex blocco sovietico si rivela come il momento decisivo per l\u2019instaurazione di un diverso modo di concepire i rapporti tra economia e politica, che esalta gli effetti benefici del mercato e svilisce quelli dell\u2019intervento pubblico.<\/p>\n<p>Le sinistre occidentali, che stanno perdendo il proprio radicamento operaio gi\u00e0 dagli anni Settanta (come aveva lucidamente riconosciuto Eric Hobsbawm) si tuffano sulle nuove opportunit\u00e0 economiche che si stanno aprendo, assecondando il processo in corso, e facendosene in certi casi garante. Sono gli anni di Clinton, di Blair, e dei loro epigoni continentali. Sono loro a portare alle estreme conseguenze l\u2019idea che i vecchi partiti socialisti o liberal progressisti dovessero diventare i partiti dello sviluppo economico, puntando sulla scommessa che una volta ampliata la torta sarebbero aumentate le porzioni per ciascuno. In realt\u00e0 le cose vanno in modo diverso dal previsto. Mano a mano che accettano le premesse e gli obiettivi della nuova visione \u00abneoliberale\u00bb della politica, questi partiti vengono di fatto \u00abcatturati\u00bb da una nuova classe dirigente, fatta non pi\u00f9 di militanti con un solido radicamento nel movimento operaio e nelle battaglie antifasciste della prima met\u00e0 del Novecento, ma di consulenti \u00e8tecnici\u00bb di varia estrazione, che non hanno alcun interesse a distribuire in modo pi\u00f9 equo la torta. Chi \u00e8 pi\u00f9 \u00abmeritevole\u00bb, ha diritto a tagliare la fetta che gli spetta prima degli altri, e pazienza se poi non rimane molto da spartire.<br \/>\nNel nuovo secolo i nodi vengono al pettine. La promozione di politiche di austerit\u00e0 dopo la crisi del 2008 colloca i partiti della nuova sinistra neoliberale in una pozione insostenibile, non solo rispetto a quel che rimaneva \u2013 dopo le delocalizzazioni \u2013 della classe operaia intesa in senso stretto, ma anche rispetto all\u2019area, dai confini meno netti, dei diversi tipi di lavoratori subordinati. Le politiche di flessibilit\u00e0 del lavoro, difese da queste forza politiche, a partire dagli anni Novanta, come un\u2019opportunit\u00e0 per i lavoratori, si sono rivelate in molti casi una trappola fatta di precariet\u00e0, redditi bassi, e subordinazione al debito.<br \/>\nQuindi, in un certo senso, \u00e8 vero che la sinistra dovrebbe darsi da fare per recuperare il voto della working class intesa in senso ampio, non solo gli operai, ma anche la vasta platea di chi lavora in posizione subordinata (di diritto o di fatto). Si tratta, tuttavia, di una verit\u00e0 parziale. Uno degli effetti pi\u00f9 profondi, e pi\u00f9 difficili da invertire, della rivoluzione neoliberale, \u00e8 infatti un mutamento sul piano della visione dell\u2019essere umano, e del suo ruolo nella societ\u00e0.<br \/>\nCi\u00f2 che gli attivisti della sinistra pi\u00f9 critica nei confronti del neoliberalismo chiamano working class \u00e8 un\u2019astrazione priva di concretezza, perch\u00e9 le classificazioni sociali che guardano al ruolo nel processo di produzione, o al livello di reddito, non sono allineate con quelle identitarie. In una societ\u00e0 dove la solidariet\u00e0 di classe si \u00e8 affievolita fino a scomparire, ciascuno solidarizza, nella misura in cui ne sente il bisogno, soltanto con i suoi, con quelli del proprio gruppo. Tutti gli altri sono concorrenti, potenzialmente nemici in una societ\u00e0 che sta diventando a \u00absomma zero\u00bb.<br \/>\nRecuperare il voto della working class in queste condizioni potrebbe rivelarsi impossibile, se non si mette in campo uno straordinario impegno sul piano della \u00abvisione del mondo\u00bb, per erodere le basi su cui ancora si sostiene l\u2019egemonia neoliberale. La sinistra dovrebbe, in questo, seguire la lezione di Stuart Hall. L\u2019intellettuale caraibico che negli anni Settanta indic\u00f2 alla sinistra britannica sconfitta da Margaret Thatcher la strada di una rilettura del Gramsci studioso dell\u2019egemonia come premessa per comprendere i fattori ideologici del nuovo liberalismo emergente.<br \/>\n*(Mario Ricciardi. Insegna Filosofia del diritto nell&#8217;Universit\u00e0 Statale di Milano e Legal Methodology nella Luiss Guido Carli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Claudia Fanti*: POVERT\u00c0, CLIMA E GOVERNANCE GLOBALE: TRE SPINE PER IL G20 &#8211; RIO DE JANEIRO LULA: \u00abIL MONDO STA PEGGIO\u00bb. E ALLORA VIA ALL\u2019ALLEANZA PER SRADICARE LA FAME ENTRO IL 2030. AL SUMMIT BRASILIANO ANCHE LA PROPOSTA DI UNA TASSA DEL 2% SUI PATRIMONI DEI CIRCA 3MILA MILIARDARI GLOBALI PER RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE. UN IMPEGNO \u00abNON PI\u00d9 RINVIABILE\u00bb SECONDO OXFAM<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019emergenza climatica alle guerre, fino alle crescenti disuguaglianze sociali, \u00abil mondo sta peggio\u00bb, ha dichiarato Lula aprendo ieri il 19mo vertice del G20, con cui oggi si concluder\u00e0 la presidenza di turno del Brasile (poi toccher\u00e0 al Sudafrica).<br \/>\nEppure \u00e8 un vertice con grandi ambizioni quello che riunisce a Rio de Janeiro i leader del Nord e del Sud globale, del G7 e dei Brics \u2013 che insieme rappresentano l\u201985% del Pil mondiale e l\u201980% delle emissioni climalteranti -, chiamati a confrontarsi sulle tre priorit\u00e0 indicate dal governo brasiliano: lotta alla povert\u00e0, transizione energetica e sviluppo sostenibile, riforma delle istituzioni di governance globale.<br \/>\nTRE TEMI FORTI su cui si sono concentrati anche i lavori del G20 Social che, dal 14 al 16 novembre, ha \u00abfinalmente portato la voce del popolo all\u2019interno del G20, secondo il principio che una politica pubblica efficiente non \u00e8 possibile senza partecipazione sociale\u00bb, come ha evidenziato il consigliere della segreteria generale della presidenza Gustavo Westmann.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche un\u2019altra proposta a cui Lula tiene particolarmente: quella di una tassazione del 2% sui patrimoni dei circa 3mila miliardari globali, la quale garantirebbe un gettito annuale di 250 miliardi di dollari da impiegare proprio a favore della lotta contro cambiamento climatico e disuguaglianze. Un impegno \u00abnon pi\u00f9 rinviabile\u00bb secondo Oxfam, che, proprio in occasione dell\u2019apertura del vertice, ha rivolto un appello per un piano d\u2019azione coordinato, evidenziando non solo come l\u20191% pi\u00f9 ricco nei paesi del G20 detenga il 31% della ricchezza complessiva, contro appena il 5% della met\u00e0 pi\u00f9 povera, ma anche come la ricchezza di quell\u20191% sia cresciuta del 150% in termini reali negli ultimi due decenni. Tuttavia, se l\u2019impegno assunto finora dai paesi del G20, nella dichiarazione del luglio scorso, \u00e8 stato quello di cooperare \u00abper garantire che gli individui con un patrimonio netto molto elevato siano effettivamente tassati\u00bb, \u00e8 difficile prevedere che si far\u00e0 un passo ulteriore in questa direzione.<br \/>\n\u00c8 stata invece lanciata ufficialmente l\u2019Alleanza globale contro la fame e la povert\u00e0 \u2013 con sede presso la Fao a Roma \u2013 che avr\u00e0 come missione quella di sradicare la fame entro il 2030, ridurre le disuguaglianze e cooperare a livello globale a favore di uno sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p>A FARNE PARTE, DOPO LA FIRMA di una Dichiarazione di impegno con tanto di definizione di obiettivi concreti, sono gi\u00e0 147 membri fondatori, tra cui 81 paesi (c\u2019\u00e8 anche l\u2019Italia), insieme all\u2019Unione europea e all\u2019Unione africana, 24 organizzazioni internazionali, 9 istituzioni finanziarie e 31 ong ed entit\u00e0 filantropiche.<\/p>\n<p>Fortemente voluta da Lula, l\u2019Alleanza \u00ab\u00e8 ora pronta a costruire un futuro libero dalla fame e dalla povert\u00e0 estrema\u00bb, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo sociale Wellington Dias, evidenziando come si tratti non dell\u2019ennesimo forum di discussione, ma di \u00abun meccanismo pratico\u00bb rivolto a fornire appoggio tecnico e finanziario per l\u2019elaborazione e l\u2019applicazione di politiche pubbliche, \u00abraggiungendo coloro che ne hanno pi\u00f9 bisogno\u00bb.<br \/>\nMa se il Brasile si \u00e8 impegnato a coprire met\u00e0 delle spese di manutenzione della nuova Alleanza globale, resta da vedere \u2013 e sono in molti a esprimere scetticismo al riguardo \u2013 quante risorse saranno effettivamente destinate all\u2019iniziativa dai paesi industrializzati, ben pi\u00f9 interessati al momento a investire sulle politiche di sicurezza.<\/p>\n<p>NEPPURE \u00c8 MANCATO l\u2019impegno del Brasile, che ospiter\u00e0 a novembre del 2025 la Cop30, a creare sinergie tra i due eventi, attraverso la creazione di una task force per la mobilitazione globale contro il cambiamento climatico finalizzata a promuovere investimenti nella transizione verde. Nulla indica per\u00f2 che, su questo terreno, i risultati del G20 possano superare le enormi difficolt\u00e0 finora incontrate dalla Cop29 a Baku. Senza contare che le contraddizioni ambientali del governo Lula \u2013 a cominciare dall\u2019insistenza sulla necessit\u00e0 di sfruttare il petrolio a Foz do Amazonas \u2013 hanno inevitabilmente sottratto credibilit\u00e0 al tentativo del Brasile di porsi all\u2019avanguardia nella lotta al cambiamento climatico.<br \/>\n*(Claudia Fanti: Giornalista, scrive da pi\u00f9 di 20 anni sul settimanale Adista, collabora con \u201cil manifesto\u201d e con altre testate.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Federico Nastasi*: L\u2019URUGUAY TORNA A SINISTRA SULLA SCIA DI PEPE MUJICA &#8211; IN CONTROTENDENZA BALLOTTAGGIO PRESIDENZIALE AL PRAGMATICO YAMAND\u00da ORSI, CANDIDATO DEL FRENTE AMPLIO E SIMBOLO DI UNA NUOVA LEADERSHIP LATINOAMERICANA<\/strong><\/p>\n<p><strong>YAMAND\u00da ORSI,<\/strong> candidato della coalizione di sinistra del Frente Amplio, ha vinto il ballottaggio di domenica 24 novembre ed \u00e8 stato eletto presidente dell\u2019Uruguay. Orsi ha ottenuto il 49,8%, 1.196.798 voti, superando il candidato del centrodestra \u00c1lvaro Delgado, che ha raggiunto il 45,9%, 1.101.296 voti. Il voto \u00e8 obbligatorio e la partecipazione \u00e8 stata, come di consueto, molto alta: l\u201989,4%.<br \/>\nDELGADO, delfino dell\u2019attuale presidente Luis Lacalle Pou, sostenuto dalla coalizione repubblicana di partiti di centrodestra e destra, ha ottenuto 445 mila voi in pi\u00f9 rispetto al primo turno, svoltosi lo scorso 27 ottobre, ma non \u00e8 riuscito a colmare la distanza con Orsi, il quale ha aumentato il suo consenso di 120 mila voti.<\/p>\n<p>ORSI \u00c8 STATO GOVERNATORE del dipartimento di Canelones, 500 mila abitanti, un Uruguay in miniatura, con fabbriche, agricoltura e allevamenti. Politicamente viene dal Movimiento de Participaci\u00f3n Popular, dell\u2019ex presidente Pepe Mujica, ed \u00e8 considerato un pragmatico, un negoziatore. Figlio di un lavoratore agricolo e una sarta, ha un cognome italiano e un nome charr\u00faa, la cultura indigena preispanica dell\u2019odierno Uruguay; \u00e8 stato insegnante di storia nelle scuole del suo dipartimento e nell\u2019interno del paese: \u00e8 il primo Presidente a non essere nato nella capitale.<br \/>\nCon questa biografia \u00e8 riuscito a convincere la maggioranza dei suoi concittadini, ma non a colmare la frattura tra capitale e zone interne. Montevideo e i suoi dipartimenti confinanti hanno scelto in maggiorana Orsi, mentre nell\u2019interno del paese \u2013 zone agricole e scarsamente popolate \u2013 ha vinto Delgado.<\/p>\n<p>DAL PROSSIMO 1\u00b0 MARZO 2025, giorno dell\u2019insediamento, il nuovo presidente dovr\u00e0 far fronte alla crescente insicurezza nel paese \u2013 dovuta soprattutto all\u2019ascesa del narcotraffico \u2013 e rilanciare un\u2019economia stagnante, dove a crescere non \u00e8 il Pil (appena l\u20191% l\u2019anno scorso), ma i prezzi, la disuguaglianza e la povert\u00e0.<br \/>\nPer il suo mandato quinquennale, Orsi potr\u00e0 contare sulla maggioranza assoluta al Senato, ottenuta al primo turno, mentre invece alla Camera avr\u00e0 bisogno di due deputati per raggiungere la soglia di tranquillit\u00e0. Ma dalle parti del Frente Amplio si dicono fiduciosi nelle doti di negoziatore di Orsi. Il quale ha promesso \u00abla rivoluzione delle cose semplici\u00bb, niente sterzate improvvise per un paese abituato alla stabilit\u00e0 e all\u2019alternanza, in un\u2019America Latina scossa da frequenti terremoti politici ed economici.<br \/>\nOrsi ha assicurato che governer\u00e0 per tutti, non solo per chi lo ha votato, mentre i leader della coalizione sconfitta hanno subito riconosciuto la sconfitta. Echi di una politesse democratica sempre pi\u00f9 fuori moda, l\u2019Uruguay \u00e8 un\u2019eccezione in una regione dove la battaglia politica \u00e8 sempre pi\u00f9 violenta. Le versioni uruguayane alla Milei e Bolsonaro, come il candidato del Partido Colorado o quello di Cabildo Abierto, non hanno ottenuto grandi consensi e sono rimaste escluse dal ballottaggio.<\/p>\n<p>Domenica sera, la Rambla di Montevideo che costeggia il Rio de la Plata, nel tratto dov\u2019era stato allestito il palco del Frente Amplio, era stracolma di gente.<br \/>\n\u00abFAMIGLIE CON BAMBINI, coppie di giovani, una festa di popolo, con caroselli di auto fino alle due di mattina. Cose alle quali non siamo pi\u00f9 abituatati in Italia\u00bb commenta al manifesto Fabio Porta, deputato del Pd eletto in America del Sud, recatosi a Montevideo con una delegazione internazionale progressista. \u00abI primi governi del Frente Amplio \u2013 2005-2020 \u2013 rientravano nel ciclo progressista che governava l\u2019America Latina. Oggi, con Trump e Milei, e la sinistra in difficolta in Cile e Brasile, la vittoria del Frente Amplio \u00e8 in controtendenza. In Uruguay poi \u2013 aggiunge Porta \u2013 assistiamo anche alla nascita di una nuova leadership, al rinnovamento dei vertici, cosa che non avviene n\u00e9 nella sinistra brasiliana n\u00e9 in quella argentina. Per questo, con la vittoria di domenica, l\u2019Uruguay si afferma come una frontiera per la sinistra latinoamericana\u00bb.<br \/>\n*(Federico Nastasi &#8211; viaggiatore, ricercatore e giornalista indipendente. \u00c8 stato consulente presso la Commissione economica per l&#8217;America Latina)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Kaspar Hauser*: AUTONOMIA, LA CORTE SMONTA LO \u00abSPACCA ITALIA\u00bb DI CALDEROLI<br \/>\nLA DECISIONE CENSURATI I DUE PILASTRI DELLA LEGGE: LA CESSIONE ALLE REGIONI DI TUTTE LE MATERIE PREVISTE NEL TITOLO V, L\u2019ESCLUSIONE DEL PARLAMENTO SUI LEP.<\/strong><\/p>\n<p>La devoluzione, in particolare, deve riguardare \u00abspecifiche funzioni\u00bb e deve anche essere giustificata. La Corte resta competente a vagliare la costituzionalit\u00e0 delle singole leggi di differenziazione, qualora venissero censurate con ricorso da altre regioni<br \/>\nLa legge Calderoli sull\u2019autonomia differenziata \u00e8 incostituzionale nei suoi due cardini: la devolvibilit\u00e0 alle regioni di tutte le materie previste dal Titolo V della Carta, nonch\u00e9 le modalit\u00e0 di determinazione dei Lep che escludono il Parlamento dalle decisioni in materia. In pi\u00f9 altre norme vanno \u00abinterpretate\u00bb e attuate in una direzione diversa da quella su cui si stava muovendo il governo. Lo ha detto la Corte costituzionale in un lungo e articolato comunicato in cui ha annunciato le proprie decisioni, che saranno motivate sul piano giuridico nella sentenza che verr\u00e0 pubblicata ai primi di dicembre.<\/p>\n<p>Una sentenza che \u00absmonta\u00bb la contestata legge targata Lega e apre scenari politici ancora da decriptare. Questioni inedite si aprono anche per la Cassazione, chiamata a decidere se vi siano ancora gli estremi per celebrare il referendum abrogativo della legge e, se s\u00ec, come riformulare il quesito.<br \/>\nIL COMUNICATO, diffuso ieri nel tardo pomeriggio, spiega che la Consulta \u00abha ritenuto non fondata la questione di costituzionalit\u00e0 dell\u2019intera legge sull\u2019autonomia differenziata\u00bb, cosa che permette al governo di salvare la faccia. Tuttavia la Corte, dopo un preambolo sui principi solidaristici e unitari della Costituzione repubblicana, spiega che \u00abha ravvisato l\u2019incostituzionalit\u00e0 dei seguenti profili della legge\u00bb, con un elenco impietoso, visto che riguarda i cardini del provvedimento.<\/p>\n<p>In primis il fatto che possano essere devolute intere materie o anche tutte e 23 le materie previste dall\u2019articolo 117 della Carta, \u00abladdove la Corte ritiene che la devoluzione debba riguardare specifiche funzioni legislative e amministrative e debba essere giustificata\u00bb. In effetti l\u2019articolo 116 comma 3 parla di \u00abforme e condizioni particolari\u00bb di autonomia di competenze.<\/p>\n<p>IN SECONDO LUOGO il fatto che in tutti i suoi passaggi la legge Calderoli abbia messo nelle mani del solo governo la determinazione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) che, insiste il comunicato, \u00abconcernono i diritti civili e sociali\u00bb. In particolare la legge Calderoli affida a uno o pi\u00f9 decreti legislativi la determinazione dei Lep, sui quali il Parlamento pu\u00f2 solo esprimere un parere; a ci\u00f2 si aggiunge che la legge delega sia \u00abpriva di idonei criteri direttivi\u00bb. In pi\u00f9, le successive modifiche ai Lep sono affidate a dei semplici dpcm, decreti della presidenza del Consiglio \u2013 di pandemica memoria \u2013 su cui le Camere non possono nemmeno dare un parere.<\/p>\n<p>GI\u00c0 L\u2019ABBATTIMENTO dei due pilastri della legge Calderoli \u00e8 una Caporetto per il governo Meloni; come se non bastasse i giudici hanno indicato che vanno interpretate in modo costituzionalmente orientato altre previsioni della legge: l\u2019escamotage per evitare la bocciatura dell\u2019intera legge, ma che dovrebbe consentire alla Consulta di aprire la strada al referendum abrogativo. \u00abL\u2019iniziativa legislativa relativa alla legge di differenziazione non va intesa come riservata unicamente al governo\u00bb afferma il comunicato.<br \/>\nInfatti la legge Calderoli prevede che una volta approvata l\u2019Intesa tra il governo e la regione, le Camere possano solo approvare o respingere la legge che la recepisce, come avviene oggi per le Intese con le religioni. \u00abLa legge di differenziazione \u2013 spiegano invece i giudici \u2013 non \u00e8 di mera approvazione dell\u2019Intesa (\u201cprendere o lasciare\u201d) ma implica il potere di emendamento delle Camere; in tal caso l\u2019Intesa potr\u00e0 essere eventualmente rinegoziata\u00bb.<\/p>\n<p>FURBESCAMENTE la legge Calderoli, per poter devolvere subito alcune materie a Veneto o Lombardia, prevede che alcune di esse non necessitino di avere dei Lep; ebbene, spiega la Consulta, \u00abse il legislatore qualifica una materia come \u201cno-Lep\u201d, i relativi trasferimenti non potranno riguardare funzioni che attengono a prestazioni concernenti i diritti civili e sociali\u00bb, interpretazione che impedisce la devoluzione disinvolta di molti ambiti di materia.<br \/>\nDopo aver indicato altri due punti della legge riguardanti la finanza pubblica che vanno interpretati in senso solidaristico e dell\u2019unit\u00e0 nazionale, i giudici concludono con una doccia fredda per i leghisti: \u00abLa Corte resta competente a vagliare la costituzionalit\u00e0 delle singole leggi di differenziazione, qualora venissero censurate con ricorso in via principale da altre regioni o in via incidentale\u00bb. L\u2019opposto di quanto i governatori Luca Zaia e Attilio Fontana e il ministro Calderoli avevano sempre sostenuto, ritenendo le Intese svincolate dal vaglio di legittimit\u00e0 costituzionale<br \/>\n*(Kaspar Hauser, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>00 &#8211; Michele Nucci*: Solo il conflitto pu\u00f2 frenare la discesa all\u2019inferno. Rapporti di classe. Tre documenti, letti in successione, possono aiutarci a mettere a <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50915\" title=\"N\u00b048 \u2013 30\/11\/2024 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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