{"id":50787,"date":"2024-11-23T09:38:06","date_gmt":"2024-11-23T09:38:06","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50787"},"modified":"2024-11-23T18:17:08","modified_gmt":"2024-11-23T18:17:08","slug":"n47-23-novembre-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50787","title":{"rendered":"N\u00b047 \u2013 23\/11\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Meloni liscia il pelo ai comuni e Giorgetti TAGLIA 8 MILIARDI &#8211; i tagli agli italiani i sindaci hanno chiesto di rivedere la legge di bilancio, il governo ribadisce: &#8220;SACRIFICI&#8221;. IL PARADOSSO: in un paese senza regole Airbnb propone una legge sugli affitti brevi.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Alessandra Algostino*: La protervia del potere, il dovere di reagire. Violenza istituzionale \u00c8 reale l\u2019orizzonte fosco, nero, in cui siamo immersi, ma proprio per questo \u00e8 necessario agire e resistere in direzione contraria: non c\u2019\u00e8 un\u2019unica via e non c\u2019\u00e8 una via gi\u00e0 scritta.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Lorenzo Tecleme*: alla Cop di Baku: 1 a 0 per occidente e lobbisti. Oggi lo scontro finale &#8211; clima nella bozza finale della presidenza azera la fregatura per il sud del mondo. E scompare ogni riferimento ai combustibili fossili.<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Luciana Cimino*: Una giornata di blocco contro il ddl Sicurezza &#8211; Diritti L\u2019assemblea A Pieno regime si allarga, manifestazione nazionale il 14 dicembre. Ferrajoli: \u00abContro la svolta autoritaria globale unire la protesta italiana a quella del resto del mondo<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Claudio De Fiores*: Il regionalismo italiano \u00e8 solidale. Lo chiarisce la Corte costituzionale<\/strong><br \/>\n<strong>Autonomia I giudici costituzionali hanno smontato la legge Calderoli. Il suo testo rimane formalmente in vigore, ma monco delle sue parti essenziali, senza le quali non pu\u00f2 operare, n\u00e9 essere in [\u2026]<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Andrea Daniele Signorelli*: Computer quantistici, cosa sono e perch\u00e9 il loro mercato sta per decollare &#8211; Secondo gli analisti, il mercato basato sui qubit \u00e8 pronto a decollare e i grandi player del settore si stanno gi\u00e0 posizionando.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Carlo Formenti*: I popoli africani contro l&#8217;imperialismo &#8211; 2. Kevin Ochieng Okoth<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Angelo Romano *: Come Meloni &amp; Co stanno mettendo una pietra tombale sulla lotta alla crisi climaticaI primi giorni delle Conferenze delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico sono quelli che vedono protagonisti i leader internazionali.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Meloni LISCIA IL PELO AI COMUNI e Giorgetti TAGLIA 8 MILIARDI &#8211; I TAGLI AGLI ITALIANI I SINDACI HANNO CHIESTO DI RIVEDERE LA LEGGE DI BILANCIO, IL GOVERNO RIBADISCE: &#8220;SACRIFICI&#8221;. IL PARADOSSO: IN UN PAESE SENZA REGOLE AIRBNB PROPONE UNA LEGGE SUGLI AFFITTI BREVI.<\/strong><\/p>\n<p>Se la presidente del Consiglio Giorgia Meloni fosse conseguente ai riconoscimenti che ieri ha fatto ai Comuni in un video-messaggio nella giornata conclusiva dell\u2019assemblea dell\u2019Anci al Lingotto, allora la prossima settimana dovrebbe ricevere il neopresidente eletto Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, e rivedere i tagli dei trasferimenti ai Comuni e agli altri enti locali. Si tratta di 3,5 miliardi spalmati nel quadriennio 2025-2029. E altri cinque tra il 2030 e il 2037. Totale: oltre otto miliardi di euro, secondo la stima che ha fornito Manfredi.<br \/>\nMELONI potrebbe suggerire anche la cancellazione dell\u2019articolo 104 della legge di bilancio che parla di un taglio lineare di 800 milioni dei fondi \u00abPINQuA\u00bb che, per l\u2019istituto nazionale di urbanistica, bloccheranno i cantieri comunali per la rigenerazione urbana finanziati anche con il Pnrr. I comuni che per Meloni sono i principali soggetti per la famosa \u00abmessa a terra\u00bb dei fondi europei dovranno rinunciare ad altri 800 milioni destinati alle periferie \u00abdegradate\u00bb. Totale: 1,6 miliardi di euro, secondo le stime degli urbanisti.<br \/>\nIL GOVERNO non ha risposto a nessuno di questi problemi posti in varie forme nei giorni dell\u2019assemblea dell\u2019Anci. Qualcuno tra i sindaci presenti in platea avr\u00e0 avuto uno scossone quando ha Meloni ieri ha detto: \u00abVoi sindaci fate la differenza ogni giorno: siete il volto pi\u00f9 prossimo dello Stato, spesso con mezzi inadeguati\u00bb.<br \/>\nIn effetti, se blocchi gli investimenti e la spesa corrente, oltre che il turn-over del personale, renderai ancora pi\u00f9 \u00abinadeguati\u00bb i mezzi a disposizione dei sindaci. Saranno pure contenti per la problematica abolizione dell\u2019abuso d\u2019ufficio, rivendicata ieri dalla presidente del consiglio, ma saranno pi\u00f9 preoccupati dell\u2019aumento delle tasse comunali e del taglio dei servizi essenziali che dovranno fare.<br \/>\nCos\u00ec saranno il volto dello Stato che taglia. E per i sindaci non sar\u00e0 piacevole prendersi le responsabilit\u00e0 di Meloni. \u00c8 lei ad avere sottoscritto il nuovo patto di stabilit\u00e0 europeo che impone alla societ\u00e0 italiana una cura di austerit\u00e0 da cavallo.<br \/>\nLA RICHIESTA DELL\u2019ANCI di rivedere la manovra \u00e8 stata in sostanza respinta dal ministro dell\u2019economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto in video ieri all\u2019Anci. I comuni dovranno rassegnarsi ai \u00absacrifici\u00bb ha detto Giorgetti. La retorica di quest\u2019ultimo \u00e8 diversa da quella patriottarda di Meloni. Giorgetti parla la lingua della tecnocrazia.<br \/>\nGiorgetti ha riproposto il concetto a lui caro di \u00abprudenza\u00bb. Prudenza significa, a suo avviso, chiedere il \u00abcontributo di tutti\u00bb, sia per \u00abil settore pubblico che per i privati\u00bb. In realt\u00e0 ai \u00abprivati\u00bb, cio\u00e8 alle banche, il governo ha chiesto un \u00abprestito\u00bb di 2,5 miliardi che saranno restituiti. Agli enti locali, dunque ai cittadini, saranno bloccati 8 miliardi per i prossimi dieci anni. L\u2019austerit\u00e0 induce a usare una lingua ipocrita.<br \/>\nLA SCOMMESSA del governo \u00e8 che questa situazione passi inosservata alla cittadinanza ormai passiva e confusa dalla propaganda. I sindaci dovranno raccogliere i cocci. Questo \u00e8 stato il tema di fondo dell\u2019assemblea dell\u2019Anci. Da un lato, ci sono le regole di bilancio europee come se fossero piovute dal cielo. Dall\u2019altro lato, ci sono le \u00abemergenze geopolitiche\u00bb, l\u2019economia di guerra che ha spinto ad aumentare le spese militari. Tredici miliardi di euro in pi\u00f9 andranno solo alla produzione di nuove armi, stima il rapporto Mil\u20acx. Sono i soldi tagliati complessivamente a ministeri e a enti locali dal 2025 in poi.<br \/>\nNON UNA PAROLA, a cominciare dalla ministra del turismo Santanch\u00e9, \u00e8 stata detta sull\u2019altra emergenza denunciata dai sindaci: la regolazione nazionale degli affitti brevi su piattaforme digitali. Santanch\u00e9 ha detto che il turismo \u00e8 una realt\u00e0 irreversibile e che bisogna puntare su quello \u00abesperienziale\u00bb per valorizzare le \u00abeccellenze\u00bb dei \u00abborghi\u00bb. Con questo fastidioso lessico continua l\u2019illusione per cui un\u2019economia si possa reggere sui servizi poveri del turismo in un paese dove l\u2019industria crolla da 20 mesi, dove si licenziano migliaia di lavoratori in quella dell\u2019elettrodomestico e il governo taglia 4,6 miliardi al fondo per la transizione \u00abgreen\u00bb dell\u2019automotive.<br \/>\nAIRBNB ha proposto ieri uno schema di legge nazionale per la regolazione degli affitti brevi ai sindaci delle citt\u00e0 strozzate dall\u2019iper-turismo e dal caro affitto. \u00c8 la conseguenza di un paradosso: visto che il governo non ha alcuna intenzione di regolare alcunch\u00e9, ci pensa chi dovrebbe essere regolato a proporre le leggi che lo riguardano.<br \/>\n*(Roberto Ciccarelli, filosofo, blogger e giornalista, scrive per il manifesto. Ha pubblicato, tra l&#8217;altro, Il Quinto Stato, con Giuseppe Allegri).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Alessandra Algostino*: LA PROTERVIA DEL POTERE, IL DOVERE DI REAGIRE. VIOLENZA ISTITUZIONALE \u00c8 REALE L\u2019ORIZZONTE FOSCO, NERO, IN CUI SIAMO IMMERSI, MA PROPRIO PER QUESTO \u00c8 NECESSARIO AGIRE E RESISTERE IN DIREZIONE CONTRARIA: NON C\u2019\u00c8 UN\u2019UNICA VIA E NON C\u2019\u00c8 UNA VIA GI\u00c0 SCRITTA. LE PIAZZE LO RICORDANO. \u00c8 L\u2019INSEGNAMENTO DELLA NOSTRA COSTITUZIONE, UN REALISMO EMANCIPANTE: GLI OSTACOLI ESISTONO, RIMUOVIAMOLI<\/strong><\/p>\n<p>Sembra di vivere in una distopia surreale, ma reale \u00e8 la criminalizzazione della protesta e reali sono i poteri che \u00abcome fortilizi contrapposti\u00bb si strappano potere; cito da Mattarella, e chioso: invero, \u00e8 uno, l\u2019esecutivo, che strappa il potere agli altri e spoglia dei diritti i cittadini.<br \/>\nEsponenti del governo di nuovo evocano il clima di odio e di violenza, scenari di altri tempi, per criminalizzare le manifestazioni degli studenti. \u00c8 il diritto di protesta in s\u00e9 ad essere stigmatizzato e delegittimato, si citano gli slogan come fossero prove di reato. Una democrazia, scriveva Passerin d\u2019Entr\u00e8ves, \u00e8 improntata alla \u00abtolleranza del dissenso sino all\u2019estremo limite possibile\u00bb.<br \/>\nLa violenza, certo, non \u00e8 mai accettabile in una democrazia: non lo \u00e8 quando proviene dai manifestanti (ma qui certo non c\u2019\u00e8 mancanza di reazione, tanto che si ragiona di eccesso punitivo, con utilizzo improprio delle fattispecie penali, abuso di misure cautelari \u2026); non lo \u00e8 quando assume la forma di violenza verbale da parte di chi rappresenta le istituzioni o di violenza fisica ingiustificata da parte delle forze di polizia. E non lo \u00e8 quando presenta le vesti di una legislazione violenta, che chiude gli spazi del dissenso e punisce il disagio sociale, come \u00e8 nel disegno di legge sicurezza in discussione, ultimo tassello di un processo (multipartisan) di sterilizzazione dello spazio democratico.<br \/>\nPER IL NO MELONI DAY GLI STUDENTI RIEMPIONO CINQUANTA PIAZZE<br \/>\nE, ancora, non \u00e8 tollerabile la violenza di un governo che attacca frontalmente la magistratura, o la violenza esercitata contro le persone che migrano, trattate letteralmente come pedine da muovere sullo scacchiere politico.<br \/>\nOggi a raccontare di uno scontro violento sono anche le parole del presidente Mattarella sugli organi dello Stato che non sono \u00abfortilizi contrapposti per strappare potere l\u2019uno all\u2019altro\u00bb, ma \u00abelementi della Costituzione chiamati a collaborare, ciascuno con il suo compito e rispettando quello altrui\u00bb. \u00abFortilizi\u00bb, \u00abstrappare\u00bb sono parole forti, che raccontano di una non rituale preoccupazione per la democrazia. In questione \u00e8 l\u2019equilibrio dei poteri, cardine della democrazia costituzionale, che presuppone il reciproco riconoscimento.<br \/>\nCOLPISCE LA PROTERVIA CON LA QUALE IL GOVERNO SI SCAGLIA CONTRO LA MAGISTRATURA, attraverso delegittimazione, falsificazione di dati di fatto (l\u2019incontestabilit\u00e0 dell\u2019applicazione delle norme in tema di rapporti tra ordinamento italiano ed europeo) e riforme ad hoc. Il tutto condito dal vittimismo di un potere che travalica i suoi limiti e pretende di incarnare anche l\u2019oppresso dal potere. Ad essere travolti sono l\u2019indipendenza della magistratura, il senso proprio della sua soggezione soltanto alla legge, e il parlamento, ancora una volta piegato al compito di dare forma legislativa ai voleri del governo.<\/p>\n<p>DDL SICUREZZA, LA DESTRA STRUMENTALIZZA I CORTEI<br \/>\nLe diverse forme di violenza hanno un comune precipitato nel fotografare in modo nitido la concentrazione del potere, la deriva decisionista e autoritaria, e \u2013 il ruolo riconosciuto a Musk \u00e8 emblematico \u2013 il suo legame con gli interessi dell\u2019oligarchia che possiede le leve di un modello economico predatorio, imperniato sulla massimizzazione del profitto di pochi.<br \/>\nProvvedimenti come il disegno di legge sicurezza chiudono il cerchio, blindando il modello, non a caso tenendo insieme la punizione della marginalit\u00e0 sociale e della divergenza politica.<br \/>\nSembra quasi irreale, tuttavia \u00e8 reale, giustificato e mistificato da menzogne, ripetute al di l\u00e0 di ogni evidenza, finch\u00e9 (\u00e8 la \u00ablogica dell\u2019insistenza\u00bb dei regimi autoritari) divengono la \u00abverit\u00e0\u00bb.<br \/>\nLa violenza si intreccia con la menzogna, per legittimarsi e delegittimare l\u2019altro, esercitando una ulteriore violenza. \u00c8 la costruzione del nemico, da espellere, da eliminare.<br \/>\n\u00c8 il contrario della democrazia come pluralismo, discussione e conflitto; \u00e8 il contrario dell\u2019uguaglianza, dell\u2019eguale riconoscimento, che \u00e8 fondamento della democrazia.<br \/>\nSe guardiamo al presente, con gli occhi di chi (si spera) vivr\u00e0 il futuro, non vorrei che si dicesse, non avete voluto vedere. Come scriveva pochi giorni fa Andrea Fabozzi su queste pagine: \u00abMEGLIO ACCORGESENE\u00bb.<br \/>\nReale \u00e8 un governo che pretende di esercitare un potere assoluto, delegittimando le altre istituzioni cos\u00ec come criminalizzando chi critica e contesta; reali sono le diseguaglianze e la devastazione ambientale causate da poteri economici selvaggi; reale \u2013 grazie a studentesse e studenti che continuano a ricordarlo \u2013 \u00e8 il genocidio in diretta dei palestinesi.<br \/>\n\u00c8 reale l\u2019orizzonte fosco, nero, in cui siamo immersi, ma proprio per questo \u00e8 necessario agire e resistere in direzione contraria: non c\u2019\u00e8 un\u2019unica via e non c\u2019\u00e8 una via gi\u00e0 scritta. Le piazze lo ricordano. \u00c8 l\u2019insegnamento della nostra Costituzione, un realismo emancipante: gli ostacoli esistono, rimuoviamoli.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Alessandra Algostino, \u00e8 docente di Diritto costituzionale presso l&#8217;Universit\u00e0 di Torino. Fra i suoi temi di ricerca: diritti, migranti, lavoro, democrazia, &#8230;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Lorenzo Tecleme*: ALLA COP DI BAKU: 1 A 0 PER OCCIDENTE E LOBBISTI. OGGI LO SCONTRO FINALE &#8211; CLIMA NELLA BOZZA FINALE DELLA PRESIDENZA AZERA LA FREGATURA PER IL SUD DEL MONDO. E SCOMPARE OGNI RIFERIMENTO AI COMBUSTIBILI FOSSILI.<\/strong><\/p>\n<p>BAKU &#8211; DOPO GIORNI DA DESERTO DEI TARTARI, IN CUI LE POSIZIONI DEGLI STATI SONO RIMASTE IMMUTATE, AL VERTICE SUL CLIMA DI BAKU \u00c8 FINALMENTE ARRIVATA UNA BOZZA DI RISOLUZIONE FINALE.<br \/>\nSi tratta ancora di una proposta della presidenza, su cui le parti dovranno poi concordare. Ma la lettura politica \u00e8 chiara: la trattativa volge a favore del fronte occidentale e dei lobbisti del fossile.<br \/>\nBreve riassunto delle puntate precedenti. Cop29, il nuovo round negoziale delle Nazioni Unite sul contrasto alla crisi climatica, \u00e8 la Cop della finanza. Tutto il lavoro dei diplomatici ruota attorno al New Collective Quantified Goal, i flussi finanziari che dal Nord ricco dovranno andare a pagare la transizione ecologica nel cosiddetto Sud globale.<br \/>\nI Paesi in via di sviluppo, riuniti nel gruppo negoziale chiamato G77, puntano a ricevere 1.300 miliardi di dollari ogni anno in finanziamenti verdi. Si tratterebbe di tredici volte il vecchio obiettivo concordato nel 2009, quando ci si accord\u00f2 su 100 miliardi l\u2019anno. Il punto non \u00e8 solo il quanto, ma anche la qualit\u00e0 della finanza.<br \/>\nNel vecchio accordo si includevano nel conteggio anche i capitali privati e quelli cosiddetti mobilitati \u2013 ovvero provenienti dalle aziende ma su input degli Stati. Persino i soldi ottenuti con prestiti a tasso di mercato erano inclusi. Nel nuovo le nazioni africane, latinoamericane ed asiatiche puntano a denaro pubblico e, soprattutto, a fondo perduto.<br \/>\nLa posizione occidentale \u2013 Unione Europea e Stati uniti in primis \u2013 \u00e8 diametralmente opposta. Molti meno soldi \u2013 un leak di Politico di pochi giorni fa parlava di 200 o 300 miliardi annui come desiderata europeo \u2013 e con dentro tutto: privato e pubblico, prestiti e donazioni, con le infinite vie di mezzo possibili.<br \/>\nDopo due settimane senza veri passi avanti tra le parti, ieri la presidenza \u2013 nominata dal governo ospitante, quello azero \u2013 ha licenziato una proposta di decisione finale. Nel testo, ancora non approvato dagli Stati partecipanti alla Conferenza, si legge di 250 miliardi ogni anno da far arrivare entro il 2035. Questi soldi dovrebbero provenire \u00abda una grande variet\u00e0 di fonti: pubbliche e private, bilaterali e multilaterali\u00bb. Esattamente la posizione europea.<br \/>\nLa cifra dei 1.300 miliardi \u00e8 menzionata \u2013 anche il G20 di Rio de Janeiro, d\u2019altronde, aveva invitato la Cop a passare ai \u00abtrillions\u00bb, le migliaia di miliardi. Ma si parla solo di \u00abun invito\u00bb, non di una decisione, rivolto peraltro non agli Stati ma a generici \u00abattori\u00bb.<br \/>\nSolo due giorni fa un rappresentante del G77, rispondendo a un giornalista di Afp che lo interrogava sull\u2019ipotesi di un accordo vicino ai 200 miliardi, aveva risposto seccamente con \u00ab\u00e8 uno scherzo?\u00bb. L\u2019unico passaggio relativo alla finanza su cui europei e statunitensi hanno dovuto fare davvero un passo indietro riguarda la Cina: Bruxelles e Washington avrebbero voluto estendere anche a lei l\u2019obbligo di contribuire economicamente, onere cui oggi non \u00e8 sottoposta a differenza dei Paesi occidentali, il testo si limita ad un \u00abinvito\u00bb.<br \/>\nE per quanto riguarda la diminuzione dei gas serra? A Baku \u00e8 difficile ricordarlo, ma questo sarebbe l\u2019obiettivo principale di ogni summit per il clima. Il tema \u00e8 stato fin dall\u2019inizio ai margini di Cop29: in questa bozza non solo non c\u2019\u00e8 nulla di nuovo, ma addirittura si evita di menzionare i combustibili fossili. Un passo indietro rispetto alla pur non esaltante Cop28 di Dubai.<br \/>\n\u00abL\u2019obiettivo dei 250 miliardi \u00e8 totalmente inaccettabile e inadeguato\u00bb dice Ali Mohamed, diplomatico keniota che al negoziato rappresenta tutte le nazioni africane. \u00ab\u00c8 tutto ridicolo\u00bb reagisce a caldo Juan Carlos Monterrey G\u00f3mez, inviato per il clima di Panama e tra i rappresentanti del blocco latinoamericano \u00aba questo punto tutte le opzioni sono sul tavolo, compresa quella nucleare\u00bb.<br \/>\nTradotto, i Paesi in via di sviluppo minacciano di lasciare il negoziato. Stessa linea da parte della societ\u00e0 civile: \u00abI 250 miliardi sono una provocazione, fino a che vi si contano dentro tutte le fonti di finanziamento\u00bb spiega Linda Kalcher, direttrice esecutiva del think-tank Strategic Perspectives. Per Greenpeace, la cifra proposta \u00e8 \u00aboltraggiosa\u00bb.<br \/>\nQuanto deciso a Baku rimarr\u00e0 in vigore per undici anni: i paesi africani, asiatici e latinoamericani continuano a negoziare, ma hanno una notte per migliorare un testo che vale un decennio. I paesi del Nord globale e la lobby del fossile \u2013 presente in massa a Cop29 \u2013 in queste ore sono rimasti invece silenti. Per loro, d\u2019altronde, parla gi\u00e0 la proposta di decisione finale.<br \/>\n*(Lorenzo Tecleme. Sardo trapiantato a Bologna. Scrive di politica, di clima e delle due cose assieme. Suoi articoli sono stati pubblicati su Domani, il manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Luciana Cimino*: UNA GIORNATA DI BLOCCO CONTRO IL DDL SICUREZZA &#8211; DIRITTI L\u2019ASSEMBLEA A PIENO REGIME SI ALLARGA, MANIFESTAZIONE NAZIONALE IL 14 DICEMBRE. FERRAJOLI: \u00abCONTRO LA SVOLTA AUTORITARIA GLOBALE UNIRE LA PROTESTA ITALIANA A QUELLA DEL RESTO DEL MONDO\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSe la sala fosse stata vuota, cari compagni e compagne, saremmo qua di nuovo nel regno della sfiga invece siamo qua nel regno della possibilit\u00e0\u00bb. Quando interviene Rolando, dei centri sociali del nord est, a circa mezz\u2019ora dall\u2019inizio dell\u2019assemblea nazionale contro il ddl Sicurezza, il colpo d\u2019occhio \u00e8 notevole. Almeno 500 persone tra l\u2019aula magna della facolt\u00e0 di Lettere della Sapienza e l\u2019atrio. La scommessa che si \u00e8 data la rete A pieno regime, del resto, \u00e8 poderosa: portare a Roma il 14 dicembre almeno 100mila persone per la manifestazione nazionale contro i provvedimenti del governo Meloni che \u00abcriminalizzano la marginalit\u00e0 sociale\u00bb, inclusa la manovra che taglia sanit\u00e0 e istruzione. \u00abA Padova qualche giorno fa c\u2019erano 5mila persone in corteo \u2013 ragiona Rolando \u2013 credo che sia alla nostra portata\u00bb. Anche perch\u00e9 prima ci sono altre manifestazioni in cui confluire.<br \/>\nIERI, CON L\u2019ASSEMBLEA della Sapienza e il Climate Pride, si \u00e8 aperto un mese intenso di cortei e la premier ha dimostrato, proprio in questi giorni, di non gradirne nessuno. Non \u00e8 causale infatti che in apertura la rete A pieno regime porti la solidariet\u00e0 agli studenti per \u00abil vergognoso linciaggio mediatico a cui sono stati sottoposti dai partiti di governo\u00bb. Oggi a Firenze \u00e8 la giornata degli operai dell\u2019ex Gkn, il 23 novembre si terranno le manifestazioni transfemministe, il 29 ci sar\u00e0 lo sciopero generale dei sindacati, il 30 un corteo contro il genocidio palestinese.<br \/>\nLa protervia del potere, il dovere di reagire<br \/>\n\u00ab\u00c8 necessario per costruire una mobilitazione larga, plurale, con la partecipazione non solo delle reti militanti ma anche di quella parte della societ\u00e0 civile che non ha intenzione di accettare la deriva autoritaria e liberticida messa in atto dalla destra\u00bb, spiegano dall\u2019assemblea. L\u2019ambizione \u00e8 quella di un \u00abblocco reale nel giorno della votazione, altrimenti sembra che ci stiamo trovando per costruire la solita manifestazione nazionale\u00bb.<br \/>\nSULLA DATA DEL 14 dicembre c\u2019\u00e8 ampia convergenza ma, avvisano, il corteo sar\u00e0 anticipato nel caso di un\u2019accelerazione al Senato. \u00abCome opposizione abbiamo presentato 1.400 emendamenti per farla lunga, al netto di tagliole \u2013 spiega il senatore Avs Peppe De Cristofaro \u2013 alcune cose devono modificarle, come la norma che rende illegale la canapa industriale che non regge\u00bb. Difatti nell\u2019aula magna sono presenti anche l\u2019Associazione della canapa sativa e la Federazione dei lavoratori dell\u2019agroindustria (Flai). E poi, tra realt\u00e0 locali come il Laboratorio Insurgenzia di Napoli e i Municipi solidali di Bologna, ci sono anche Arci, Anpi, Amnesty, Fiom, Flc Cgil, Cobas, Antigone, associazioni per il diritto all\u2019abitare e quelle ambientaliste come Ultima Generazione, reti per i migranti come Mediterranea, i Giuristi Democratici.<br \/>\n\u00abSe uno si va a spulciare il pacchetto Sicurezza penso che trova un reato costruito proprio su ciascuna delle persone che stanno qua dentro\u00bb commenta Michele Rech (Zerocalcare). \u00abQuesto ddl ha il chiaro fine di criminalizzare ogni forma di disobbedienza civile ovunque venga praticata, il governo Meloni \u00e8 insofferente a ogni tipo di dissenso \u2013 nota anche l\u2019avvocata e attivista Federica Borlotti -. Dietro la maschera della sicurezza si cela un progetto di repressione per colpire le fasce pi\u00f9 deboli, emblematico \u00e8 ci\u00f2 che avverr\u00e0 sul terreno della casa\u00bb.<br \/>\nLa torsione autoritaria della destra \u00e8 pi\u00f9 grave e pi\u00f9 lesiva dei diritti della persona delle leggi che furono varate in piena emergenza terrorismo Luigi Manconi.<br \/>\nPARTONO i collegamenti video con Ilaria Salis, la vicesindaca di Bologna Emily Clancy, Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi, in sala c\u2019\u00e8 anche Nicola Fratoianni. \u00abDobbiamo stringere alleanze, allargare la partecipazione, superare gli steccati identitari e i particolarismi\u00bb, dice un attivista ed \u00e8 il messaggio su cui insistono tutti gli interventi. Per Luigi Manconi la \u00abtorsione autoritaria\u00bb della destra di governo \u00e8 \u00abpi\u00f9 grave e pi\u00f9 lesiva dei diritti fondamentali della persona persino rispetto alle leggi che furono varate in piena emergenza terrorismo\u00bb.<br \/>\nLo chiama \u00abil decreto paura\u00bb Michele de Palma, segretario nazionale Fiom, \u00abperch\u00e9 \u00e8 costruito per far paura a chi pensa diversamente dalla maggioranza\u00bb, mentre il giurista Luigi Ferrajoli, professore emerito di Filosofia del diritto, consiglia di \u00abcollegare il movimento di protesta italiano a quelli del resto del mondo perch\u00e9 ormai la svolta autoritaria \u00e8 globale ed \u00e8 a livello globale che si decide il futuro della democrazia\u00bb.<br \/>\n*(Luciana Cimino &#8211; Giornalista, Consulente comunicazione politica \u00b7 Giornalista professionista. Il Manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Claudio De Fiores*: IL REGIONALISMO ITALIANO \u00c8 SOLIDALE. LO CHIARISCE LA CORTE COSTITUZIONALE &#8211; AUTONOMIA I GIUDICI COSTITUZIONALI HANNO SMONTATO LA LEGGE CALDEROLI. IL SUO TESTO RIMANE FORMALMENTE IN VIGORE, MA MONCO DELLE SUE PARTI ESSENZIALI, SENZA LE QUALI NON PU\u00d2 OPERARE, N\u00c9 ESSERE IN [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>I giudici costituzionali hanno smontato la legge Calderoli. Il suo testo rimane formalmente in vigore, ma monco delle sue parti essenziali, senza le quali non pu\u00f2 operare, n\u00e9 essere in alcun modo applicato. La parola torna pertanto al Parlamento che per assicurarne la \u00abfunzionalit\u00e0\u00bb \u00e8 ora tenuto a metter mano alla normativa, \u00abnel rispetto dei principi costituzionali\u00bb e garantendo i diritti.<\/p>\n<p>PRINCIPI E DIRITTI CHE LA LEGGE CALDEROLI AVEVA GRAVEMENTE VIOLATO.<br \/>\nDUE LE QUESTIONI DI RILIEVO POSTE DALLA SENTENZA:<br \/>\n\u2022 LA PRIMA DI CARATTERE PROCEDIMENTALE,<br \/>\n\u2022 LA SECONDA DI TIPO SOSTANZIALE.<\/p>\n<p>Sul piano procedimentale, la Corte ripristina il primato delle assemblee elettive, precisando che le decisioni fondamentali in materia non possono essere rimesse \u00abnelle mani del Governo, limitando il ruolo costituzionale del Parlamento\u00bb. Niente pi\u00f9, quindi, decreti-legislativi adottati in assenza di \u00abinidonei criteri direttivi\u00bb (cd. deleghe in bianco). E niente pi\u00f9 decreti del capo del governo per rideterminare i livelli essenziali di prestazione dei diritti.<br \/>\nIl giudice costituzionale, oltre a intervenire sul corpo della legge n. 86\/2024, ha anche censurato lo spirito, i principi e le ragioni di fondo che ne avevano ispirato la stesura. Dal comunicato della Corte apprendiamo, in particolare, che l\u2019impianto costituzionale della Repubblica non ammette il trasferimento di materie o ambiti di materie, ma solo di \u00abspecifiche funzioni legislative e amministrative\u00bb, in \u00abrelazione alla singola regione\u00bb e in coerenza con il principio di sussidiariet\u00e0 verticale.<\/p>\n<p>AUTONOMIA, LA CORTE SMONTA LO \u00abSPACCA ITALIA\u00bb DI CALDEROLI<br \/>\nNe discende che per i giudici costituzionali lo Stato non \u00e8 legittimato a trasferire un\u2019intera materia (come la sanit\u00e0 o l\u2019istruzione), ma solo funzioni peculiari di questa. N\u00e9 tantomeno pu\u00f2 procedere al trasferimento delle ventitr\u00e9 materie contemplate all\u2019art. 117, terzo comma, della Costituzione (una sorta di surrettizia revisione costituzionale per via legislativa). E questo perch\u00e9 la distribuzione delle funzioni legislative e amministrative tra i diversi livelli territoriali di governo deve necessariamente \u00abavvenire in funzione del bene comune della societ\u00e0 e della tutela dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione\u00bb.<br \/>\nI profili di incostituzionalit\u00e0 ravvisati dalla Corte sono ben sette. Su altri il giudice delle leggi ha, invece, preferito affidarsi a un\u2019interpretazione costituzionalmente orientata. Ricorrendo a tale tecnica interpretativa la Corte ha inteso implicitamente ribadire che nella legge vi sono altre disposizioni critiche (in materia di iniziativa legislativa, potere di emendamento delle Camere, qualificazione dei \u201cno lep\u201d, clausola di invarianza finanziaria). E che queste disposizioni, qualora interpretate diversamente, sarebbero anch\u2019esse illegittime.<br \/>\nSi tratta di questioni particolarmente delicate non solo sul piano strettamente ermeneutico e giuridico, ma anche sul piano politico. Anzitutto per i destini dell\u2019iter referendario. Per ponderare le conseguenze e gli effetti della decisione della Corte su questo terreno non basta per\u00f2 un comunicato. \u00c8 necessario conoscere il testo della sentenza. Come \u00e8 sempre avvenuto. Ma questa volta ancor di pi\u00f9. Siamo in presenza di una pronuncia \u201ccomplessa\u201d che, oltre a dichiarare l\u2019incostituzionalit\u00e0 di talune disposizioni contenute nella legge Calderoli, ne ridefinisce, sul piano sistematico-interpretativo, i confini e la portata. Solo una volta appreso il testo della sentenza, saremo nelle condizioni di valutare se esistono le premesse non solo giuridiche (in termini di ammissibilit\u00e0), ma anche politiche (in termini di opportunit\u00e0) per un referendum abrogativo.<br \/>\nAl momento ci basta constatare che l\u2019asse politico della legge Calderoli \u00e8 stato azzoppato dal giudice costituzionale. Sia direttamente accogliendo gran parte delle censure di incostituzionalit\u00e0 mosse dalle Regioni ricorrenti, sia indirettamente, in via interpretativa. Ma, soprattutto, ci piace evidenziare che la Corte ha, una volta per tutte, chiarito che il regionalismo italiano (nonostante le gravi ferite arrecategli dalla revisione del titolo V) \u00e8 un regionalismo sociale e solidale. E che per l\u2019egoismo territoriale non c\u2019\u00e8 spazio nella nostra Costituzione.<br \/>\n*(Claudio De Fiores \u00e8 professore ordinario e titolare della cattedra di Costituzione e cinema presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Andrea Daniele Signorelli*: COMPUTER QUANTISTICI, COSA SONO E PERCH\u00c9 IL LORO MERCATO STA PER DECOLLARE &#8211; SECONDO GLI ANALISTI, IL MERCATO BASATO SUI QUBIT \u00c8 PRONTO A DECOLLARE E I GRANDI PLAYER DEL SETTORE SI STANNO GI\u00c0 POSIZIONANDO.<\/strong><\/p>\n<p>Era il 2019 quando Ibm present\u00f2 il primo computer quantistico commerciale della storia: il Q System One, un prototipo effettivamente utilizzabile &#8211; anche se solo a livello sperimentale &#8211; custodito nei sotterranei di un centro di ricerca vicino a New York. Lo stesso anno, Google annunci\u00f2 di aver conquistato la \u201csupremazia quantistica\u201d: il momento in cui un computer basato su qubit &#8211; in questo caso il Sycamore della societ\u00e0 di Mountain View &#8211; riesce a svolgere un compito che per i tradizionali computer sarebbe stato irrisolvibile.<br \/>\nAl tempo, sembrava che l\u2019avvento dei computer quantistici &#8211; che promettono di rivoluzionare numerosi settori scientifici e commerciali &#8211; fosse dietro l\u2019angolo. Da allora sono per\u00f2 passati cinque anni e, nonostante i progressi compiuti, di calcolatori basati sulla fisica quantistica concretamente utilizzati nel mondo, al di l\u00e0 delle sperimentazioni, ancora non c\u2019\u00e8 traccia. Eppure, secondo gli analisti, ci sono parecchi segnali che la situazione potrebbe a breve cambiare.<br \/>\nComputer tradizionali e quantistici: le differenze<br \/>\nFacciamo un passo indietro. A differenza dei tradizionali computer, basati sui bit (che possono trovarsi alternativamente nella posizione spenta o accesa), i computer quantistici si basano sui qubit (quantum bit). I qubit riescono a superare i limiti dei computer tradizionali grazie a due fenomeni chiave della fisica quantistica: l\u2019entanglement e la sovrapposizione.<br \/>\nIniziamo con l\u2019entanglement, un fenomeno grazie al quale, se viene modificato lo stato di un qubit, avviene un cambiamento immediato anche nel qubit a esso collegato, indipendentemente dalla distanza che li separa. Di conseguenza, misurando uno dei due qubit, \u00e8 possibile determinare lo stato dell\u2019altro. Le ragioni di questo fenomeno non sono ancora del tutto chiare &#8211; Albert Einstein lo defin\u00ec una \u201cspaventosa azione a distanza\u201d &#8211; ma \u00e8 grazie a questa connessione che i computer quantistici possono esprimere una potenza di calcolo senza precedenti.<br \/>\nLa sovrapposizione, invece, consente ai qubit &#8211; a differenza dei bit classici, vincolati agli stati di acceso o spento &#8211; di assumere simultaneamente entrambi gli stati. Ci\u00f2 permette ai computer quantistici di elaborare una quantit\u00e0 enorme di possibilit\u00e0 nello stesso momento: il risultato emerge solo al termine dell\u2019elaborazione, quando i qubit vengono misurati e collassano in uno stato binario definito.<br \/>\nOltre ai computer, ci sono altre tecnologie basate sulla fisica quantistica. I sensori quantistici sfruttano &#8211; come si legge in un report appena pubblicato dalla societ\u00e0 di consulenza G.P. Bullhound &#8211; \u201cl\u2019estrema sensibilit\u00e0 degli stati quantici per individuare delle variazioni altrimenti impercettibili nei campi magnetici, nella temperatura, nella pressione, nella gravit\u00e0 e altro ancora con una precisione senza precedenti\u201d. I sensori quantistici potrebbero essere impiegati nella navigazione, in astronomia, in geologia e anche in campo medico.<br \/>\nAltro sviluppo fondamentale \u00e8 quello della comunicazione quantistica, che &#8211; si legge sempre nel report &#8211; \u201csfruttando le propriet\u00e0 dell\u2019entanglement, permette nuove forme estremamente sicure di comunicazione e di trasferimento di informazioni\u201d. Al di l\u00e0 del campo militare e delle transazioni finanziarie, le comunicazioni quantistiche dovrebbero anche proteggere dalla futura capacit\u00e0 proprio dei computer quantistici di rompere la crittografia attualmente esistente.<br \/>\nPer quanto i computer quantistici non sostituiranno probabilmente mai quelli tradizionali, che rimangono i pi\u00f9 adatti a un uso quotidiano, ci sono parecchi specifici settori in cui le loro potenzialit\u00e0 potrebbero essere sfruttate al meglio: dalla simulazione molecolare (con ricadute in campo medico e scientifico) all\u2019ottimizzazione dei problemi in campo logistico, finanziario ed energetico; dalla gi\u00e0 citata crittografia all\u2019intelligenza artificiale (che pu\u00f2 avvantaggiarsi della velocit\u00e0 di questi sistemi informatici).<\/p>\n<p>MA QUANDO ARRIVERANNO I COMPUTER QUANTISTICI?<br \/>\nConsiderando quanto siano state deludenti alcune delle tecnologie in cui, negli ultimi anni, sono state riposte enormi speranze (dalla blockchain alla realt\u00e0 virtuale e non solo), \u00e8 normale essere scettici nei confronti dell\u2019avanzamento di una tecnologia potenzialmente rivoluzionaria, ma che sembra essere perennemente l\u00e0 da venire.<br \/>\nSecondo il report di G.P. Bullhound, ci sono invece numerosi segnali che mostrano come il momento di svolta potrebbe essere vicino. Atom Computing e Ibm hanno infatti entrambe presentato, nel 2023, dei computer quantistici sperimentali dotati di pi\u00f9 di 1.000 qubit, un netto salto in avanti rispetto ai 433 che rappresentavano il massimo conquistato fino al 2022 (ancora nel 2016 non si era andati oltre i 5 qubit). Gi\u00e0 a partire dal prossimo anno, gli analisti prevedono che i computer quantistici potrebbero iniziare a generare valore.<br \/>\nA questo punto, un\u2019avvertenza \u00e8 d\u2019obbligo: le stime delle societ\u00e0 di consulenza vanno sempre prese con le pinze e, in passato, hanno spesso magnificato le potenzialit\u00e0 di tecnologie che invece hanno deluso le aspettative. Detto ci\u00f2, si pensa che il mercato della tecnologia quantistica, che al momento vale circa un miliardo di dollari, dovrebbe arrivare fino a quota 20 miliardi entro il 2030, con un impatto sull\u2019economia globale di 2mila miliardi entro il 2035.<\/p>\n<p>UN MERCATO GI\u00c0 IN CRESCITA<br \/>\nIbm, Google, Q-Ctrl, Atom Computing, PsiQuantum sono alcuni dei nomi di aziende e startup che ricorrono pi\u00f9 frequentemente quando si parla di tecnologie quantistiche, mostrando come il mercato si stia consolidando. Secondo G.P. Bullhound, anche questo \u00e8 un segnale importante: le startup fondate ogni anno nel settore sono scese dalle 57 del 2018 (il massimo mai raggiunto) alle sole 12 dell\u2019anno scorso.<br \/>\nUn dato che potrebbe essere interpretato negativamente, ma che invece sembra essere legato soprattutto alla scarsit\u00e0 di esperti reperibili sul mercato del lavoro. In poche parole, nel mondo delle tecnologie quantistiche c\u2019\u00e8 pi\u00f9 richiesta che offerta di talenti. Segnali simili giungono anche dagli investimenti nel settore, che sono esplosi nel biennio 2021-2022 (durante l\u2019euforia finanziaria del periodo Covid), quando raggiunsero 2,3 miliardi di dollari in ciascuno dei due anni. In confronto, il 2023 \u00e8 stato un anno abbastanza deludente, visto che gli investimenti si sono fermati a 1,7 miliardi.<br \/>\nIn realt\u00e0, le startup del settore quantistico hanno visto la fetta di investimenti complessivi aumentare, passando dallo 0,51% del 2022 allo 0,6% dell\u2019anno scorso. In poche parole, i soldi sono diminuiti in generale, ma il settore delle tecnologie quantistiche ne sta conquistando una percentuale crescente (seppur ancora molto ridotta).<br \/>\nI progressi tecnologici, gli imponenti finanziamenti (anche a livello pubblico), le applicazioni sempre pi\u00f9 chiare e il consolidamento dei protagonisti del settore: sarebbero questi i quattro elementi che, secondo il report, mostrano come le tecnologie quantistiche stiano per dare il via a quella rivoluzione tecnologica e scientifica da lungo attesa.<br \/>\nMentre l\u2019hype nei confronti dell\u2019intelligenza artificiale raggiunge il suo apice &#8211; e magari si prepara a raffreddarsi &#8211; gli analisti e gli investitori di tutto il mondo sono gi\u00e0 a caccia della \u201cnext big thing\u201d.<br \/>\n*(Fonte Wired . Andrea Daniele Signorelli . giornalista freelance. Collabora con La Stampa, Wired Italia, Domani)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Carlo Formenti*: I POPOLI AFRICANI CONTRO L&#8217;IMPERIALISMO &#8211; 2. KEVIN OCHIENG OKOTH<\/strong><\/p>\n<p>RITROVERETE QUI MOLTI TEMI TRATTATI NEI LAVORI DI BOUAMAMA, COME LA CRITICA DELL\u2019APPROCCIO \u201cCULTURALISTA\u201d (A PARTIRE DAI MITI DELLA NEGRITUDINE) AL PROCESSO DI EMANCIPAZIONE DEI POPOLI POST COLONIALI DAL DOMINIO IMPERIALE DELL\u2019OCCIDENTE, E COME IL RIFIUTO DEL TENTATIVO DI LIQUIDARE IL MARXISMO COME \u201cEUROCENTRICO\u201d E QUINDI INSERVIBILE PER GUIDARE LE NAZIONI AFRICANE SULLA VIA DELLO SVILUPPO AUTONOMO. RISPETTO A BOUAMAMA, OKOTH ANALIZZA PI\u00d9 ESTESAMENTE E A FONDO IL RUOLO DETERMINANTE CHE LE LOTTE AFROAMERICANE HANNO SVOLTO NELLA FORMAZIONE DI UNO SPIRITO PANAFRICANISTA RIVOLUZIONARIO. INFINE, COME AVRETE MODO DI VEDERE, IL PUNTO DI VISTA DI OKOTH APPARE PI\u00d9 SEVERO DI QUELLO DI BOUAMAMA NEI CONFRONTI DEGLI ERRORI E DELLE SCELTE OPPORTUNISTE DELLE \u00c9LITE CHE HANNO GUIDATO LE LOTTE DI LIBERAZIONE NAZIONALE (MA SU QUESTO TEMA TORNER\u00d2 IN SEDE DI CONCLUSIONE DOPO AVERE PUBBLICATO LA TERZA E ULTIMA PUNTATA DI QUESTO TRITTICO, DEDICATA AL PENSIERO DI CABRAL).<\/p>\n<p>RED AFRICA. IDEE PER RIPORTARE MARX IN AFRICA<br \/>\nMezzo secolo fa, una feroce controffensiva dell\u2019imperialismo occidentale, guidata dagli Stati Uniti, stroncava la speranza dei Paesi non allineati, molti dei quali pervenuti da poco all\u2019indipendenza, di imboccare la via dello sviluppo e della transizione al socialismo.<br \/>\nPrima di tale sconfitta, esistevano realmente le condizioni oggettive e soggettive per liberare una gran parte dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019oppressione e dallo sfruttamento? Il libro di Kevin Ochieng Okoth tenta di rispondere al quesito, analizzando nel contempo le cause del fallimento di quel grandioso movimento. Ma soprattutto descrive il livello pi\u00f9 avanzato \u2013 quello che nel libro viene chiamato Red Africa \u2013 che quel ciclo di lotte ha espresso sul piano politico, teorico e ideologico. Il punto di vista dell\u2019autore non \u00e8 onnicomprensivo, nel senso che non si occupa di tutte le lotte rivoluzionarie del Terzo Mondo: accenna solo episodicamente a quelle asiatiche e latinoamericane concentrandosi invece su quelle delle popolazioni africane e afroamericane (statunitensi e caraibiche) e descrivendo la nascita e il tramonto di quell\u2019internazionalismo nero che, dal Secondo dopoguerra agli anni Settanta del secolo scorso, ha incendiato le due sponde dell\u2019Atlantico.<br \/>\nL\u2019interesse di questo lavoro, tuttavia, non \u00e8 esclusivamente, e forse nemmeno prevalentemente, di tipo storico perch\u00e9 esiste gi\u00e0 \u2013 anche se poco nota in Italia \u2013 un\u2019ampia bibliografia sugli eventi che vi sono descritti; \u00e8 anche e soprattutto di tipo teorico, nella misura in cui tocca quattro temi cruciali del dibattito in ambito marxista (e pi\u00f9 in generale antimperialista): 1) le lotte dei neri contro il colonialismo, il razzismo e l\u2019imperialismo sono assimilabili a quelle degli altri popoli oppressi, oppure coinvolgono una dimensione specifica che pu\u00f2 essere colta solo evocando lo statuto \u201contologico\u201d dell\u2019essere neri (Blackness nel libro)? 2) la teoria marxista \u00e8 in grado di interpretare le complesse e stratificate relazioni di oppressione e sfruttamento (economico, razziale, coloniale, ecc.) che oppongono bianchi e neri, oppure incorpora una serie di elementi eurocentrici che ne inficiano la comprensione del fenomeno?; 3) i residui di comunitarismo (o comunismo primitivo) e le tradizioni culturali precapitalistiche incorporano un potenziale anticapitalistico, oppure si tratta di formazioni sociali storicamente regressive, inutilizzabili, se non dannose, ai fini di una trasformazione in senso socialista? 4) la nascita di stati-nazione formalmente indipendenti a seguito delle lotte anticoloniali \u00e8 stata una tappa ineludibile del processo di emancipazione dei Paesi del Terzo Mondo, oppure si \u00e8 trattato, come sostiene Antonio Negri, del \u201cdono avvelenato\u201d (1) dei movimenti di liberazione nazionale, che ne ha agevolato l\u2019integrazione nel sistema neoliberista?<br \/>\nNella prima parte riassumer\u00f2 l\u2019analisi storica dell\u2019autore. Nella seconda entrer\u00f2 nel merito dei quattro quesiti appena elencati, la cui importanza trascende a mio avviso i temi affrontati da Okoth, nel senso che aiuta a capire le ragioni del fallimento di quel marxismo occidentale che non solo non ha dato un contributo significativo alle lotte delle nazioni postcoloniali, ma soprattutto non ha saputo riconoscere che da quelle lotte \u00e8 emersa una visione innovativa del marxismo che rappresenta un antidoto all\u2019irrigidimento dogmatico che la teoria ha subito alle nostre latitudini.<\/p>\n<p>1. Nel ventennio che va dalla conferenza di Bandung (1955) alla crisi petrolifera degli anni Settanta, si gioca una partita che vede, da una parte, il fronte unito dei popoli del Terzo Mondo, molti dei quali convergono nel movimento dei Paesi non allineati e, dall\u2019altra, il blocco occidentale, impegnato nella Guerra Fredda contro l\u2019Unione Sovietica. Okoth definisce \u201cspirito di Bandung\u201d il tentativo da parte dei primi di fondare la solidariet\u00e0 non sulle affinit\u00e0 razziali e culturali, bens\u00ec sul rifiuto comune di colonialismo e imperialismo. La denominazione di \u201cnon allineati\u201d esprime una rivendicazione di autonomia rispetto ai due contendenti della Guerra Fredda, il che non implica la rinuncia all\u2019obiettivo di perseguire un\u2019inedita forma di socialismo terzomondista. Si tratta di una velleit\u00e0 che, per quanto non egemonizzata (anche se in varia misura sostenuta e appoggiata) dal blocco sovietico, rappresenta un\u2019intollerabile sfida agli interessi economici e politici dell\u2019imperialismo occidentale, soprattutto a quelli degli Stati Uniti, impegnati a instaurare un vincolo neocoloniale sulle regioni del mondo che si sono appena emancipate dal dominio delle potenze europee (\u00e8 il motivo per cui l\u2019America, dopo la sconfitta francese di Dien Bien Phu, si sostituisce all\u2019esercito francese nella guerra contro il Vietnam).<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno un\u2019ulteriore ragione di paventare le turbolenze del Terzo Mondo. Lo spirito di Bandung, che permea i leader delle lotte di liberazione nazionale nel continente africano, ha infatti contagiato i neri d\u2019America. Leader afroamericani radicali come Malcolm X viaggiano in Africa e tornano con la convinzione della necessit\u00e0 di dare vita a un internazionalismo nero. Il Black Campus Movement, che investe gli atenei nel decennio \u201965-\u201975, secerne un miscuglio di marxismo, nazionalismo e panafricanismo, mentre i Black Studies, che nascono sotto la spinta di questo ciclo di lotte, vengono concepiti come strumento per formare gli \u201cintellettuali organici\u201d della rivoluzione nera. La controffensiva Usa sul fronte interno \u00e8 durissima sia sul piano militare che su quello culturale e ideologico. Sul primo, si \u00e8 assistito a una campagna di omicidi mirati e di incarcerazioni, che ha sistematicamente smantellato le organizzazioni delle sinistre nere radicali. Per quanto riguarda il secondo, Kevin Ochieng Okoth descrive dettagliatamente il processo di \u201cnormalizzazione\u201d dei Black Studies che vede l\u2019espulsione\/marginalizzazione dei docenti \u201cpericolosi\u201d e la loro sostituzione con professori neri \u201cmoderati\u201d.<br \/>\nA offrire gli strumenti ideologici di questa contropropaganda provvedono, in particolare, due scuole di pensiero: l\u2019afropessimismo 2.0 e gli Studi Decoloniali (assieme a certe correnti del pensiero postcoloniale). L\u2019afropessimismo 2.0 (nel libro AP 2.0) viene cos\u00ec definito per distinguerlo dall\u2019afropessimismo \u201cclassico\u201d (che attribuiva i problemi delle nazioni di recente indipendenza alla cultura politica africana, inefficiente e corrotta \u201cper natura\u201d). I suoi guru \u2013 fra i quali Frank Wilderson e Jared Sexton \u2013 propongono un\u2019\u201contologizzazione\u201d della Blackness, sostenendo che la violenza contro i neri non \u00e8 il prodotto del supersfruttamento economico e dell\u2019oppressione coloniale, bens\u00ec di una presunta \u201cnecessit\u00e0 ontologica\u201d inscritta negli stessi fondamenti della modernit\u00e0 occidentale: il mondo moderno necessita della violenza contro i neri, per cui il Nero\/Schiavo viene disumanizzato ed escluso a priori dall\u2019esercizio della politica. Ne consegue che non \u00e8 impegnandosi nella politica che pu\u00f2 ottenere riconoscimento e riscatto.<br \/>\nIl punto di vista degli Studi Decoloniali \u2013 che hanno il loro massimo esponente in Walter Mignolo (2) \u2013 \u00e8 ancora pi\u00f9 radicale: la questione della decolonizzazione pu\u00f2 essere affrontata e risolta solo attraverso un approccio simbolico-culturale. Accantonata la categoria marxista di sfruttamento, l\u2019emancipazione dei neri pu\u00f2 arrivare solo dalla riscoperta delle proprie radici identitarie e culturali; il delinking dall\u2019economia e dalla politica metropolitane auspicato dal marxista Samir Amin (3) viene rimpiazzato dal delinking dall\u2019episteme occidentale. Sia queste due scuole che molti esponenti degli Studi Postcoloniali liquidano le lotte di liberazione nazionale (soprattutto se ispirate dall\u2019ideologia marxista) in quanto \u201cstataliste\u201d, nella misura in cui abbracciano quel concetto di stato-nazione che \u00e8 tanto consustanziale alla modernit\u00e0 occidentale quanto alieno alle tradizioni politico-culturali africane; il marxismo \u00e8 irrimediabilmente \u201ceurocentrico\u201d e dunque incapace di interpretare le contraddizioni specifiche della condizione coloniale. Queste posizioni non sono egemoniche solo nelle universit\u00e0 angloamericane (e sempre pi\u00f9 in quelle del resto del mondo occidentale), ma si diffondono anche fra gli intellettuali neri di tutto il mondo, Africa compresa, dove, come vedremo fra poco, contribuiscono a rafforzare l\u2019egemonia delle neoborghesie postcoloniali.<br \/>\nLa controffensiva imperialista sul fronte africano non \u00e8 meno feroce che negli Stati Uniti e, sebbene negli anni Settanta la vittoria vietnamita e le rivoluzioni delle ex colonie portoghesi riuscissero a tenere alta la bandiera della via socialista alla liberazione nazionale, gi\u00e0 a quell\u2019epoca il grosso del lavoro per Washington e le altre potenze neocoloniali era sostanzialmente compiuto. In primo luogo, attraverso gli assassinii mirati di molti leader africani (Patrice Lumumba in Congo, Omar Blondin Diop in Senegal, Pio Gama Pinto in Kenya, Am\u00edlcar Cabral in Guinea Bissau, fra gli altri) o golpe di destra, come quello che ha rovesciato il presidente ghanese Nkrumah. Poi, con la cooptazione di buona parte delle borghesie nazionali che avevano guidato le rivoluzioni di liberazione nazionale, comprese quelle che avevano esibito la bandiera del \u201csocialismo africano\u201d (Senghor in Senegal, Kenyatta in Kenya, Tour\u00e9 in Guinea, Nyerere in Tanzania). Infine, sfruttando la crisi del debito seguita alla crisi petrolifera, che ha messo le nazioni del Terzo Mondo nelle mani del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e dei loro \u201caiuti\u201d, vincolati all\u2019adozione di politiche liberiste.<br \/>\nOkoth attribuisce la scarsa capacit\u00e0 di resistenza di questi pseudosocialismi africani nei confronti dell\u2019offensiva occidentale, oltre che alle difficolt\u00e0 oggettive associate alla costruzione di nuove entit\u00e0 nazionali, alla debolezza ideologica dei rispettivi leader. Occupandosi in particolare di Senghor, ne mette in luce lo stretto rapporto con il concetto di Negritudine. Questo movimento politico-culturale ha avuto il merito \u2013 soprattutto grazie ad Aim\u00e9e C\u00e9saire (4) \u2013 di esaltare la bellezza, lo spirito e le forme dell\u2019arte e della cultura africane, favorendo nel contempo lo sviluppo di un sentimento di orgoglio antirazzista nelle popolazioni di colore. Senghor lo ha per\u00f2 sfruttato per alimentare il mito dell\u2019originariet\u00e0 del comunitarismo africano come fondamento di una via alternativa al socialismo. In particolare, rovesciando la prospettiva di Althusser (5), Senghor ha contrapposto il Marx \u201cumanista\u201d delle origini al Marx \u201cscientista\u201d della maturit\u00e0, sostenendo che il primo era pi\u00f9 funzionale al progetto di un socialismo con caratteristiche africane.<br \/>\nDal canto loro, leader come Kenyatta, Tour\u00e9 e Nyerere hanno formulato progetti ancora pi\u00f9 drastici di \u201cafricanizzazione\u201d del socialismo, respingendo in toto il marxismo in quanto ideologia eurocentrica (in sintonia con le posizioni dell\u2019AP 2.0 e degli Studi Decoloniali, richiamate poco sopra). Okoth liquida questo approccio accusandolo senza mezzi termini di essere una mascheratura ideologica delle borghesie nazionali per giustificare la propria resa agli interessi imperialisti occidentali, come dimostra il fatto che tutti questi regimi hanno represso le opposizioni di sinistra.<br \/>\nDel tutto diverso il giudizio di Okoth sulle lotte di liberazione delle ex colonie portoghesi (Guinea Bissau, Capoverde, Angola e Mozambico). Questi movimenti (Red Africa nel libro) si sono sviluppati in un contesto del tutto particolare e diverso da quello di altri Paesi africani: a partire da una composizione di classe che vedeva la presenza di masse di coloni bianchi poveri emigrati dalla madrepatria in cerca di lavoro, nonch\u00e9 di una piccola borghesia nera progressista che, pur avendo subito un processo di assimilazione, nutriva sentimenti patriottici; nonch\u00e9 dalle condizioni favorevoli create dalla Rivoluzione dei Garofani, che ha rovesciato il regime fascista di Salazar nel 1974. Ma soprattutto si tratta di movimenti che hanno optato per una visione marxista del processo rivoluzionario (con diverse sfumature: mentre la base contadina e studentesca subiva l\u2019influenza cinese, l\u2019\u00e9lite dirigenti sono rimaste perlopi\u00f9 filo-russe, anche se non dogmaticamente marxiste-leniniste). In particolare, Okoth esalta la concezione del processo rivoluzionario sviluppata da Am\u00edlcar Cabral, una visione che, sempre secondo Okoth, ha favorito la sperimentazione, nelle zone liberate nel corso della guerra anticoloniale, di forme avanzate di democrazia diretta e partecipativa. Un esperimento che la concentrazione nelle mani dello stato-partito avrebbe poi liquidato. Ma di questo parler\u00f2 nella prossima parte.<\/p>\n<p>2. RIPARTO DAI QUATTRO TEMI TEORICI ELENCATI NELL\u2019INTRODUZIONE.<br \/>\n(1) Sulla Blackness.<br \/>\nCon la sua approfondita critica del concetto \u201cmonolitico\u201d di Blackness, Okoth offre un importante contributo alla comprensione degli effetti politico-culturali della \u201csvolta linguistica\u201d nelle scienze sociali, smascherandone la natura funzionale al progetto di spoliticizzazione del conflitto di classe in generale e del conflitto fra popoli del Terzo Mondo e centri metropolitani in particolare, nonch\u00e9 la negazione dell\u2019intimo rapporto fra lotta di classe e lotta antirazzista. L\u2019AP 2.0 e gli Studi Decoloniali, da un lato, \u201contologizzano\u201d la condizione dei neri evocando la figura del Nero\/Schiavo, che, oltre a essere un prodotto necessario della modernit\u00e0 in quanto tale \u2013 e non delle esigenze dell\u2019accumulazione primitiva del capitale \u2013, diviene cos\u00ec qualcosa di assolutamente diverso dagli altri soggetti razzializzati dall\u2019oppressione coloniale; dall\u2019altro lato, spostano il progetto dell\u2019emancipazione dal terreno della critica dell\u2019economia politica a quello della decolonizzazione dei linguaggi e dei saperi.<br \/>\nQuesta operazione \u00e8 non a caso un prodotto del milieu accademico anglosassone, e di una casta intellettuale priva di rapporti con i soggetti di lotta. Per smontarla, Okoth dimostra come tale approccio sia frutto di una visione che si concentra sull\u2019esperienza afroamericana negli Stati Uniti, ignorando sia l\u2019esistenza di differenti forme di schiavismo in America Latina, Africa e mondo islamico, sia la pluralit\u00e0 delle tipologie di relazione fra razzismo e sfruttamento capitalistico \u2013 una pluralit\u00e0 che rispecchia le differenti forme che l\u2019oppressione imperialista assume in diversi contesti regionali. Stabilito che la Blackness, in quanto categoria ontologica, \u00e8 un mero costrutto accademico, Okoth dedica un intero capitolo del libro a respingere il maldestro tentativo di arruolare il giovane Fanon di Pelle nera, maschere bianche (ETS, Roma 2015) nel campo dei teorici delle radici esclusivamente psichiche e identitarie del conflitto razziale, opponendolo al Fanon antimperialista e anticapitalista de I dannati della terra (Einaudi, Torino 2007).<br \/>\n2a) A PROPOSITO DELL\u2019EUROCENTRISMO MARXISTA.<br \/>\nChe nel pensiero di Marx ed Engels, e pi\u00f9 in generale nella tradizione del marxismo occidentale (in assai minor misura in Lenin, che tuttavia non pu\u00f2 essere agevolmente inquadrato in tale tradizione), esistano elementi di eurocentrismo \u00e8 un dato di fatto innegabile, come \u00e8 stato ampiamente argomentato, fra gli altri, da Hosea Jaffe (6). Del resto ci\u00f2 appare inevitabile ove si considerino il periodo storico e il contesto geografico in cui si \u00e8 svolto il lavoro teorico dei padri fondatori del comunismo, cos\u00ec come \u00e8 certificato dal persistere di tracce di progressismo illuminista, evoluzionismo e positivismo nella loro opera (vedasi la sopravvalutazione del ruolo dello sviluppo delle forze produttive, la visione teleologica del processo storico, ecc.) (7). Che tali elementi inficino la capacit\u00e0 del marxismo di offrire un contributo decisivo all\u2019analisi delle lotte per l\u2019emancipazione dei popoli coloniali, come sostenuto dagli autori criticati da Okoth, \u00e8 tutt\u2019altra storia.<br \/>\nOkoth si avvale di un\u2019ampia bibliografia per dimostrare come Marx abbia descritto, sia pure in modo non sistematico, il peso strategico del lavoro non retribuito nell\u2019accumulazione del capitale, oltre ad analizzare la relazione fra accumulazione primitiva, razzismo e schiavismo, nonch\u00e9 la persistenza di forme di sfruttamento precapitalistiche come fenomeni permanenti e strutturali del modo di produzione e non come meri residui. Ma soprattutto valorizza la svolta dell\u2019ultimo Marx (8), riferendosi alla famosa lettera a Vera Zasulic (9) e al suo confronto critico con i populisti russi in merito alla possibilit\u00e0 che le comunit\u00e0 contadine russe fossero in grado di approdare al socialismo senza passare dalla fase capitalistica. L\u2019approccio di Okoth, per inciso, \u00e8 condiviso da diversi marxisti latinoamericani, come il peruviano Carlos Mariategui (10) e il boliviano \u00c1lvaro Linera (11). Ignoro se Okoth conosca questi contributi, quel che \u00e8 certo \u00e8 che considera il pensiero di Am\u00edlcar Cabral come la punta pi\u00f9 avanzata della corrente di pensiero che chiama Red Africa, e Cabral ha espresso posizioni analoghe a quelle appena richiamate attribuendo alla \u201cclasse nazione\u201d il ruolo di protagonista della prima fase della rivoluzione anticoloniale; fase alla quale, per transitare verso il socialismo, dovrebbero seguire una seconda fase, in cui emergono le differenze di classe nella societ\u00e0 postcoloniale, e una terza fase, caratterizzata dal suicidio delle avanguardie piccolo borghesi in quanto classe come preludio alla rivoluzione sociale. In un passaggio illuminante del libro che avete appena letto, leggiamo che il vero problema non \u00e8 cosa pu\u00f2 fare il marxismo per queste rivoluzioni, bens\u00ec cosa possono fare queste rivoluzioni per il marxismo. Concordo pienamente, nel senso che molte rivoluzioni del Terzo Mondo, in Asia (Cina e Vietnam), in Africa (Guinea, Angola e Mozambico), in America Latina (Cuba, Venezuela, Bolivia), hanno stimolato profonde rielaborazioni della teoria marxista che oggi rappresentano, rispetto all\u2019esausto marxismo occidentale, strumenti assai pi\u00f9 affilati per una rivoluzione anticapitalista mondiale.<\/p>\n<p>3) CULTURE TRADIZIONALI E TRANSIZIONE SOCIALISTA<br \/>\nCerte forme di comunitarismo primitivo vanno considerate come meri residui precapitalistici, oppure possono esprimere (vedi punto precedente) un potenziale anticapitalista? Su questo problema la posizione di Okoth non \u00e8 del tutto chiara. Da un lato, laddove critica i \u201csocialismi\u201d africani che rifiutano l\u2019eurocentrismo marxista e assumono i valori e le pratiche solidali delle formazioni sociali precoloniali come base di una via alternativa al socialismo, sembra propendere per la prima alternativa, citando gli autori che rifiutano come regressive le infatuazioni \u201cnostalgiche\u201d e primitiviste. Dall\u2019altro, non pu\u00f2 non prendere atto che anche le ideologie dei movimenti che chiama Red Africa integrano in qualche misura il marxismo con le culture tradizionali dei Paesi in cui operano (pena il distacco fra \u00e9lite culturalizzate e masse popolari). In poche parole, come conferma il fatto che nel libro mancano riferimenti ai marxismi latinoamericani citati poco sopra (n\u00e9, tanto meno, al socialismo \u201ccon caratteri cinesi\u201d), si ha la sensazione che Okoth fatichi a discostarsi dal modello \u201ccanonico\u201d di socialismo e comunismo formulato da Marx ed Engels a fine \u2019800. Ci\u00f2 detto, la vera questione che sta dietro a tutto ci\u00f2 \u00e8 squisitamente filosofica: il valore universale di un\u2019esperienza rivoluzionaria si misura in relazione alla sua approssimazione a un qualche dogma teorico, oppure anche, se non soprattutto, in relazione ai suoi risultati pratici? E pi\u00f9 in generale: esiste un criterio universale di giudizio che non sia il prodotto \u201clocale\u201d della razionalit\u00e0 occidentale? Tuttavia, non \u00e8 ovviamente questa la sede per affrontare un interrogativo cos\u00ec impegnativo.<\/p>\n<p>4) STATO-NAZIONE E RIVOLUZIONE ANTICOLONIALE<br \/>\nAnche sulla questione dello stato-nazione la posizione di Okoth non \u00e8 scevra di ambiguit\u00e0. Da un lato, polemizza con le correnti dell\u2019anarchismo nero che esaltano l\u2019esperienza dei maroons (gli schiavi fuggiaschi caraibici) che fondavano comunit\u00e0 autosufficienti e autogestite, senza stato, e afferma a pi\u00f9 riprese che l\u2019aspirazione all\u2019autodeterminazione dei popoli coloniali \u00e8 necessariamente associata alla costruzione di stati-nazione, l\u2019unico strumento che possa consentire loro di affermare la propria identit\u00e0 e i propri interessi in un mondo fatto di stati-nazione. Dall\u2019altro, per\u00f2, cita anche la boutade di Negri secondo cui lo stato-nazione \u00e8 il \u201cdono avvelenato\u201d delle rivoluzioni anticoloniali (12) e, mentre esalta le forme di democrazia diretta sperimentate nelle zone liberate durante le guerre di liberazione delle ex colonie portoghesi, sembra attribuire la loro successiva sparizione all\u2019affermarsi di un potere centrale monopolizzato da stati-partito modellati sull\u2019esperienza dei socialismi reali. Questa concessione allo Zeitgeist postmoderno delle sinistre occidentali \u00e8 in sintonia con la parte finale del settimo capitolo, laddove Okoth esalta Andr\u00e9e Blouin, la femminista nera che sostiene che, se avessero comandato le donne, la rivoluzione anticoloniale avrebbe avuto tutt\u2019altro esito (13).<br \/>\nPersonalmente ritengo tuttora valida l\u2019idea, formulata un secolo fa da Lenin, che il principio di autodeterminazione e la lotta per l\u2019indipendenza nazionale dei popoli coloniali (oggi post-) siano stati e siano tuttora parte integrante della rivoluzione antimperialista e anticapitalista mondiale, e che la costruzione di stati-nazione, pur con tutte le contraddizioni associate a tale processo, sia stata e resti tuttora una tappa fondamentale dell\u2019emancipazione dei popoli e delle classi sfruttate ed oppresse. Ci\u00f2 appare pi\u00f9 che mai valido nell\u2019attuale contesto storico, caratterizzato dalla crisi del processo di globalizzazione guidato dall\u2019imperialismo Usa, in cui molte nazioni postcoloniali lottano per sottrarsi al dominio economico, politico e culturale che l\u2019occidente \u00e8 riuscito a ristabilire su questi popoli dopo il raggiungimento dell\u2019indipendenza formale \u2013 una lotta che potr\u00e0 avere successo solo assumendo caratteri anticapitalistici. Concludo dicendo che il libro di Okoth, malgrado alcuni limiti che ho cercato di mettere in luce in quest\u2019ultima parte, \u00e8 senza dubbio un importante contributo alla comprensione delle lotte di classe in Africa, e pi\u00f9 in generale nei Paesi del Terzo Mondo: un\u2019impresa strategica che le sinistre postmoderne hanno abbandonato da tempo.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete. Carlo Formenti -, giornalista e studioso delle mutazioni sociali e culturali indotte dal digitale e dai nuovi paradigmi scientifici)<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n(1) Cfr. M. Hardt, A. Negri, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, Rizzoli, Milano 2001.<br \/>\n(2) Cfr. W. Mignolo, C. Walsh, Decolonialit\u00e0. Concetti, analisi, prassi, Castelvecchi, Roma 2024.<br \/>\n(3) Cfr. S. Amin, La d\u00e9connextion. Pour sortir du syst\u00e8me mondial, La D\u00e9couvert, Paris 1986.<br \/>\n(4) Anche se Okoth rimprovera all\u2019autore del Discorso sul colonialismo il fatto di non essersi mai veramente emancipato dall\u2019egemonia culturale francese, tanto da appoggiare lo status di dipartimento d\u2019oltremare della Martinica, gli riconosce il merito di avere formulato una delle pi\u00f9 dure e coerenti denunce del razzismo, arrivando ad assimilare i crimini del nazismo a quelli delle liberaldemocrazie occidentali. Ci\u00f2 che il borghese distinto, umanista, cristiano del XX secolo rimprovera a Hitler \u201cnon \u00e8 il crimine in s\u00e9, non \u00e8 il crimine contro l\u2019uomo, ma il crimine contro l\u2019uomo bianco, il fatto di aver applicato in Europa quei trattamenti tipicamente coloniali che sino ad allora erano stati prerogativa esclusiva degli arabi d\u2019Algeria, dei coolie dell\u2019India e dei negri dell\u2019Africa\u201d. Cfr. A. C\u00e9saire, Discorso sul colonialismo, onbre corte, Verona 2020, p. 57.<br \/>\n(5) Cfr. L. Althusser, Per Marx, Editori Riuniti, Roma 1967.<br \/>\n(6) Cfr. H. Jaffe, Davanti al colonialismo, Jaka Book, Milano 1995. Chi scrive si \u00e8 occupato del tema dell\u2019eurocentrismo in Marx ed Engels nell\u2019articolo L\u2019eurocentrismo \u201cfunzionale\u201d di Marx ed Engels sul blog\u201d Per un socialismo del secolo XXI\u201d (https:\/\/socialismodelsecoloxxi.blogspot.com\/2021\/02\/leurocentrismo-funzionale-di-marx-ed.html).<br \/>\n(7) Troviamo una delle pi\u00f9 accurate analisi di queste tracce della cultura borghese ottocentesca nel corpus delle opere marxiane in C. Preve, La filosofia imperfetta, FrancoAngeli, Milano 1984. Ne ho a mia volta discusso nel primo capitolo, La cassetta degli attrezzi, del primo volume del mio ultimo libro, Guerra e rivoluzione, Meltemi, Milano 2023.<br \/>\n(8) Cfr. E. Dussel, L\u2019ultimo Marx, manifestolibri, Roma 2009.<br \/>\n(9) Cfr. K. Marx, F. Engels, India Cina Russia, Il Saggiatore, Milano 1960.<br \/>\n(10) Cfr. J.C. Mariategui, Sette saggi sulla realt\u00e0 peruviana, Einaudi, Torino 1972.<br \/>\n(11) Cfr. A.G. Linera, Forma valor y forma comunidad, Traficantes de Sue\u00f1os, Quito 2015.<br \/>\n(12) Si veda nota 1.<br \/>\n(13) Messa fra parentesi questa tesi ideologica indimostrabile, confesso di essere rimasto irritato dal fatto che la Blouin critica ferocemente Lumumba per essersi arreso ai propri carnefici perch\u00e9 ricattato dal fatto che la sua famiglia era nelle loro mani. Secondo Blouin ha cos\u00ec dimostrato di anteporre i propri sentimenti alla causa rivoluzionaria, cosa che lei, scrive, si sarebbe invece sempre rifiutata di fare. Ammesso che questa rivendicazione sia fondata, ci\u00f2 dimostrerebbe solo che, per essere veramente rivoluzionaria, una donna dovrebbe allinearsi ai valori di un eroismo guerriero di stampo prettamente maschile, un punto di vista che non credo molte femministe sarebbero disposte a condividere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Angelo Romano *: Come Meloni &amp; Co STANNO METTENDO UNA PIETRA TOMBALE SULLA LOTTA ALLA CRISI CLIMATICAI PRIMI GIORNI DELLE CONFERENZE DELLE NAZIONI UNITE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO SONO QUELLI CHE VEDONO PROTAGONISTI I LEADER INTERNAZIONALI.<\/strong><\/p>\n<p>I loro interventi danno gi\u00e0 un\u2019indicazione degli umori, delle atmosfere, degli orientamenti generali. Danno una cornice di senso per poter cogliere la direzione che stanno prendendo i governi dei vari paesi. E in questi giorni \u00e8 andata in scena una vera e propria ode al fossile.<br \/>\nCome interpretare d&#8217;altronde l\u2019intervento della Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, le parole del presidente azero, Ilham Aliyev, gli annunci del neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e anche i silenzi e le assenze di tanti leader mondiali, a partire dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen? Come spiegare la presenza record di lobbisti dei combustibili fossili?<br \/>\nSul palco di COP29 a Baku, Meloni ha esordito raccontando il mondo che vorrebbe lasciare in eredit\u00e0 a sua figlia: \u201cSono una madre e come madre niente mi d\u00e0 pi\u00f9 soddisfazione di quando lavoro per politiche che consentiranno a mia figlia e alla sua generazione di vivere in un posto migliore\u201d. Nobili intenzioni, il problema \u00e8 il come. Il percorso indicato infatti dalla nostra presidente del Consiglio per dare a sua figlia un mondo ancora abitabile \u00e8 proprio la strada che sta portando alla sua invivibilit\u00e0: combustibili fossili mascherati come energia pulita (gas naturale), tecnologie ancora acerbe (idrogeno), di dubbia efficacia (cattura e stoccaggio della CO2) o lungi dalla loro realizzabilit\u00e0 (fusione nucleare). Quasi nessuna menzione per le energie rinnovabili, su cui tanti altri paesi stanno investendo, vera architrave \u2013 al momento \u2013 della transizione ecologica.<br \/>\nIl discorso di Giorgia Meloni sul palco di COP29 a Baku, in Azerbaigian, \u00e8 stato, in altre parole, il manifesto concentrato dell\u2019idea di transizione energetica della destra al governo. Parole che abbiamo gi\u00e0 sentito risuonare tante volte in questi due anni di governo: \u201capproccio pragmatico e non ideologico\u201d, \u201cneutralit\u00e0 tecnologica\u201d, \u201cprospettive globali realistiche\u201d.<br \/>\nE vediamolo questo approccio pragmatico e non ideologico: 1) \u201cAl momento non c\u2019\u00e8 un\u2019unica alternativa ai combustibili fossili, dobbiamo avere una visione realistica\u201d; 2) Dobbiamo utilizzare \u201ctutte le energie a nostra disposizione, non solo le rinnovabili, anche i bio-carburanti e la fusione nucleare\u201d. E proprio riguardo alla fusione nucleare, Meloni ha detto che \u201cintendiamo rilanciare questa tecnologia che potrebbe cambiare le carte in tavola, in quanto pu\u00f2 trasformare l\u2019energia da arma geopolitica a risorsa ampiamente accessibile\u201d, ricordando che l\u2019Italia \u00e8 \u201call\u2019avanguardia sulla fusione nucleare e ha organizzato il primo incontro del World Fusion Energy Group, promosso dall\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica\u201d.<br \/>\nFumo negli occhi per mascherare (neanche tanto poi), tra le righe, l\u2019intenzione del governo di continuare a puntare sul gas, anzi di fare dell\u2019Italia l\u2019hub europeo del gas, come sottolineato tante volte in questi ultimi anni su Valigia Blu.<br \/>\n\u00c8 questo l\u2019approccio pragmatico e non ideologico della destra al governo e che trova la sua pi\u00f9 plastica manifestazione nel cosiddetto Piano Mattei, evocato da Meloni anche a Baku: un programma molto aziendale e poco ecologico, che difficilmente pu\u00f2 allinearsi agli obiettivi dell\u2019Accordo di Parigi.<br \/>\nPoi ci sono gli accordi con l&#8217;Azerbaigian, il secondo fornitore di gas dell\u2019Italia dopo l\u2019Algeria, rappresentando circa il 16% dell\u2019import totale di gas. La volont\u00e0 \u00e8 ampliare la cooperazione energetica raddoppiando la capacit\u00e0 di trasporto del gasdotto Trans Adriatic Pipeline, sebbene \u2013 spiega il rapporto del think tank ECCO \u2018Lo stato del gas\u2019 \u2013 \u201cl\u2019infrastruttura esistente sia gi\u00e0 in grado di coprire i volumi di consumo richiesti\u201d.<br \/>\n\u201cLa cosa forse pi\u00f9 grave del suo intervento \u00e8 il sostegno al gas, che contraddice gli impegni climatici di Dubai, fa un regalo all\u2019industria fossile, espone consumatori e imprese ad alti costi dell\u2019energia e mina gli obiettivi di sviluppo sostenibile\u201d, ha scritto in un commento da Baku Luca Bergamaschi, ricercatore di Ecco. \u201cEvocare una \u2018svolta storica\u2019 dell\u2019energia da fusione nucleare come ha fatto la Presidente del Consiglio Meloni significa offrire false speranze, proprio in un momento in cui, come dice la stessa premier, serve un \u2018approccio pragmatico\u2019\u201d, spiega Nicola Armaroli, direttore di ricerca al CNR e co-fondatore di Energia per l\u2019Italia.<br \/>\nI tempi di realizzazione di reattori sperimentali a fusione nucleare sono incompatibili con quelli necessari per una transizione che faccia rimanere il pianeta sotto 1,5\u00b0C o 2\u00b0C di aumento della temperatura rispetto ai livelli preindustriali. Basti pensare che la data per la produzione di reazioni a fusione con ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), il reattore sperimentale a fusione nucleare pi\u00f9 grande al mondo che verr\u00e0 realizzato a Cadarache (in Francia) e di cui l\u2019Italia \u00e8 tra i partner principali, \u00e8 stata rinviata al 2039.<br \/>\nLa transizione ecologica ha bisogno di soluzione pi\u00f9 rapide. E questo \u00e8 il motivo per cui le soluzioni prospettate dalla presidente del Consiglio sono non solo inutili, ma dannose, come fa notare Elisabetta Ambrosi in un articolo sul Fatto Quotidiano:<br \/>\n\u201cNel suo discorso Meloni tira fuori una \u2018ricetta\u2019 per la transizione fatta di svariate cose diverse, ma unite dalla stessa caratteristica: l\u2019inutilit\u00e0 ai fini della transizione. Anzi, in alcuni casi la dannosit\u00e0, visto che Meloni salva il gas come elemento su cui puntare. Ma poi c\u2019\u00e8 altro: i biocarburanti che tanto interessano Eni, la cattura della CO2, che non serve praticamente a nulla, l\u2019idrogeno buttato l\u00ec un po\u2019 a caso (il governo non mi pare se ne sia mai occupato), infine, asso nel cappello del discorso della premier, la fusione nucleare. Incredibile: perch\u00e9 la fusione non \u00e8 assolutamente detto che verr\u00e0 raggiunta ma soprattutto, se lo sar\u00e0, lo sar\u00e0 solo con tempi lunghissimi che non rispondono in alcun modo alle esigenze schiaccianti di ridurre le emissioni ora. Pena, letteralmente, la distruzione progressiva e repentina della terra\u201d.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che l\u2019approccio di Meloni non \u00e8 isolato, ma trova risonanza nelle parole e le azioni, anche solo simboliche, di altri leader di destra ora al governo. Nel suo discorso di inaugurazione, Ilham Aliyev, il presidente dell&#8217;Azerbaigian, il paese che attualmente ospita il vertice sul clima di quest\u2019anno, ha definito il petrolio e il gas un \u201cdono di Dio\u201d. Aliyev ha definito \u201cfake news occidentali\u201d i dati sulle emissioni dell&#8217;Azerbaigian e ha detto che le nazioni \u201cnon dovrebbero essere incolpate\u201d di avere riserve di combustibili fossili. \u201cRaramente i discorsi di apertura delle conferenze annuali sul clima della COP hanno riservato attacchi politici cos\u00ec franchi e senza mezzi termini, ne difese cos\u00ec aperte dei combustibili fossili &#8211; soprattutto da parte della nazione ospitante\u201d, riflette un articolo di Politico, che ricorda come l&#8217;Azerbaigian \u2013 il terzo petrostato di fila a ospitare una COP \u2013 preveda di espandere la produzione di gas fino a un terzo nel prossimo decennio.<\/p>\n<p>Ha fatto notizia, poi, la decisione del presidente argentino, Javier Milei, di ritirare i suoi 80 delegati dal vertice. \u00c8 la prima volta che Milei d\u00e0 seguito agli annunci fatti in campagna elettorale quando aveva parlato del riscaldamento globale come di una \u201cbugia socialista\u201d e aveva promesso di abbandonare l\u2019Accordo di Parigi.<br \/>\nMa questo potrebbe essere il primo segnale dopo l\u2019elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Gi\u00e0 nel 2020, sotto la prima amministrazione Trump, gli Stati Uniti sono diventati il primo paese al mondo a ritirarsi formalmente dall&#8217;Accordo di Parigi nel novembre 2020. Pochi mesi dopo, nel gennaio del 2021, il neopresidente Biden, appena eletto, aveva poi aderito nuovamente all&#8217;Accordo di Parigi e gli Stati Uniti erano tornati a partecipare attivamente al processo climatico delle Nazioni Unite. Durante il suo mandato, Biden \u00e8 poi riuscito faticosamente a far approvare l\u2019\u201cInflation Reduction Act\u201d, una legge su clima, salute e tasse che prevede il pi\u00f9 significativo investimento federale della storia degli Stati Uniti per contrastare il cambiamento climatico e ridurre il costo dei farmaci da prescrizione.<br \/>\nCon la vittoria di Trump \u00e8 concreto il rischio di tornare indietro di quattro anni con pericolose ricadute sul contrasto globale alla crisi climatica. Gi\u00e0 in campagna elettorale, Trump ha pi\u00f9 volte definito il cambiamento climatico una bufala, ha promesso di espandere la produzione di petrolio e gas e di eliminare i controlli sull&#8217;inquinamento, e ha minacciato di eliminare gli incentivi federali che promuovono le energie rinnovabili e i veicoli elettrici.<br \/>\nTuttavia, azzerare l\u2019Inflation Reduction Act sar\u00e0 problematico, considerato che sono previsti pi\u00f9 di 390 miliardi di dollari di investimenti in veicoli elettrici, batterie e altre tecnologie energetiche pulite, che stanno confluendo nei distretti e negli Stati, molti dei quali governati dai repubblicani, e si stanno trasformando in nuove fabbriche e in nuovi posti di lavoro. \u00c8 probabile che ora gli Stati diventino un baluardo contro gli sforzi federali di annullare la politica climatica, spiega Martin Lockman, collaboratore del Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University: \u201cLa sede dell&#8217;azione per il clima si sposter\u00e0 negli Stati. A meno che non ci sia un&#8217;inversione completa dell&#8217;Inflation Reduction Act, questo \u00e8 un aspetto in cui le questioni climatiche, anche negli Stati rossi dove non pronunciano la parola &#8216;clima&#8217;, l&#8217;impatto sul territorio \u00e8 innegabile\u201d.<br \/>\nPi\u00f9 semplice, per quanto burocraticamente laborioso, ritirarsi dall\u2019Accordo di Parigi. Il Segretario Generale, Ant\u00f3nio Guterres, ha affermato che il trattato rester\u00e0 in vigore anche qualora gli Stati Uniti dovessero nuovamente sfilarsi, ma ha esortato Trump a non farlo: \u201cL&#8217;accordo di Parigi pu\u00f2 sopravvivere, ma a volte le persone possono perdere organi importanti o perdere le gambe e sopravvivere. Ma noi non vogliamo un accordo di Parigi paralizzato. Vogliamo un vero accordo di Parigi\u201d.<br \/>\nGli effetti potrebbero essere devastanti. Altri paesi potrebbero essere incoraggiati a sfilarsi dall\u2019Accordo di Parigi e a disimpegnarsi dagli obiettivi climatici, con le conseguenze che stiamo gi\u00e0 vedendo in questi anni. L&#8217;elezione di Trump arriva in un momento cruciale dello sforzo globale per combattere il cambiamento climatico. Entro il 2030 le principali economie dovranno ridurre le loro emissioni di gas serra del 50% rispetto ai livelli del 2005 per evitare di precipitare in un mondo devastato da impatti molto pi\u00f9 devastanti del riscaldamento, tra cui carestie, sfollamenti, siccit\u00e0, morti per caldo estremo e tempeste.<br \/>\nCon le politiche di Biden, gli Stati Uniti erano sulla buona strada per tagliare circa il 40% delle loro emissioni entro quella data. Secondo uno studio del sito britannico Carbon Brief, le politiche di Trump potrebbero portare a un incremento di quattro miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra nell&#8217;atmosfera.<br \/>\nIn questo contesto politico, hanno fatto rumore poi i silenzi e le assenze di tanti leader internazionali. Alla COP non si sono presentati il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente uscente degli Stati Uniti, Joe Biden. Il presidente brasiliano, Luiz In\u00e1cio Lula da Silva, ha annullato la sua partecipazione a causa di una ferita alla testa e non parteciperanno ai colloqui neanche i leader di Cina, Sudafrica, Giappone e Australia. Assente, soprattutto, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. \u201cLa Commissione si trova in una fase di transizione e la Presidente si concentrer\u00e0 quindi sui suoi compiti istituzionali\u201d, ha dichiarato un portavoce.<br \/>\nGli osservatori hanno definito la defaillance di von der Leyen \u201cun segnale fatale\u201d. \u201cLa crisi climatica non aspetta le condizioni ideali per agire, e nemmeno noi possiamo farlo. Dopo la rielezione di [Donald] Trump, l&#8217;UE deve ora assumere un ruolo di leadership pi\u00f9 forte, sia per sostenere lo slancio che per controbilanciare la posizione degli Stati Uniti\u201d, ha commentato l\u2019europarlamento olandese Mohammed Chahim, vicepresidente della delegazione del Parlamento europeo ai colloqui di Baku.<br \/>\nPerch\u00e9 le parole di Meloni, gli annunci di Trump e l\u2019assenza di importanti leader mondiali sono dei segnali inquietanti<br \/>\nLa COP29 arriva in un contesto di forte frammentazione e instabilit\u00e0 internazionale \u2013 dopo le elezioni europee e quelle statunitensi, quasi in contemporanea con il vertice dei paesi G20 a Rio de Janeiro, in Brasile, e nel bel mezzo di sanguinosi conflitti in diverse regioni del mondo. Per tutti questi motivi, la COP potrebbe rappresentare uno degli ultimi spazi internazionali in cui dimostrare che una modalit\u00e0 di cooperazione efficace \u00e8 ancora possibile attraverso il dialogo, l\u2019ascolto e il compromesso. Ma le parole di Meloni e Trump e il silenzio assordante di importanti leader mondiali fanno prefigurare scenari cupi sull\u2019esito dei colloqui che si stanno svolgendo a Baku e sul ruolo del multilateralismo.<br \/>\nLa prima ministra delle Barbados, Mia Motley, ha invitato Donald Trump a un incontro faccia a faccia, per trovare un \u201cterreno comune\u201d e convincerlo che l&#8217;azione per il clima \u00e8 nel suo stesso interesse: \u201cTroviamo un obiettivo comune nel salvare il pianeta. Siamo esseri umani e abbiamo la capacit\u00e0 di incontrarci faccia a faccia, nonostante le nostre differenze. Vogliamo che l&#8217;umanit\u00e0 sopravviva. E le prove [della crisi climatica] le vediamo ormai quasi ogni settimana\u201d.<br \/>\nLa COP29 \u00e8 un passaggio importante nel percorso iniziato alla COP28 di Dubai, nel 2023, dove si \u00e8 raggiunto lo storico accordo del transitioning away \u2013 o uscita progressiva \u2013 dalle fonti fossili gi\u00e0 a partire da questo decennio, e che condurr\u00e0 alla fondamentale COP30 di Bel\u00e9m, in Brasile, dove saranno presentati i nuovi obiettivi e piani nazionali di riduzione delle emissioni al 2035, i cosiddetti NDCs (Nationally Determined Contributions).<br \/>\nCi si aspetta, in altre parole, di proseguire il percorso di abbandono delle fonti fossili e di dare seguito alle discussioni su come conseguire una transizione energetica equa<br \/>\nAl centro dei negoziati tecnici, infatti, c\u2019\u00e8 la questione della finanza climatica. Ovvero, quanti finanziamenti prevedere per il clima nei propri paesi? Quanti miliardi di dollari destinare agli Stati pi\u00f9 vulnerabili per affrontare i cambiamenti climatici, quali saranno i paesi che vi contribuiranno, quali riforme e azioni mettere in atto per mobilitare la finanza per lo sviluppo, attraverso le banche multilaterali di sviluppo e la finanza privata? Di quali strumenti dotarsi per evitare che i paesi pi\u00f9 esposti agli effetti della crisi climatica e pi\u00f9 vulnerabili economicamente si indebitino ulteriormente per ricostruire dopo la devastazione portata da eventi meteorologici estremi?<br \/>\nFino al 2024 ci si era dati l\u2019obiettivo di destinare 100 miliardi di dollari all\u2019anno per aiutare i paesi pi\u00f9 vulnerabili ad affrontare i cambiamenti climatici e accelerare la transizione verso le rinnovabili. COP29 dovr\u00e0 darsi un nuovo ambizioso obiettivo \u2013 si parla di migliaia di milardi di dollari \u2013 e fare in modo di rendere pi\u00f9 trasparenti e pi\u00f9 verificabili i criteri attraverso i quali vengono definiti e individuati i finanziamenti per il clima. Come spiega un approfondito articolo del sito britannico Carbon Brief, la finanza climatica \u00e8 attualmente un \u201cselvaggio west\u201d, perch\u00e9 non esiste una definizione condivisa di ci\u00f2 di cosa considerare come \u201cfinanziamenti per il clima\u201d, la contabilit\u00e0 dei finanziamenti per il clima non \u00e8 coerente o trasparente e, di conseguenza, alcuni finanziamenti per il clima non contribuiscono ad affrontare il cambiamento climatico, a volte gli Stati dichiarano di investire denaro per clima che potrebbe non essere mai speso o \u00e8 utilizzato per promuovere gli interessi economici dei paesi donatori.<br \/>\nCome raccogliere, dunque, mille miliardi di dollari per contrastare la crisi climatica, si chiede l\u2019editorialista Damian Carrington, che danni si occupa di cambiamento climatico per il Guardian nella newsletter inviata alla vigilia della COP29? E come farlo in modo trasparente e utilizzare questi soldi realmente? \u00c8 la grande domanda dei negoziati di Baku.<br \/>\nMille miliardi di dollari sembrano un sacco di soldi, spiega Carrington, ma riflettendoci non sono poi una cifra cos\u00ec esorbitante. Negli ultimi 50 anni, l&#8217;industria mondiale del petrolio e del gas ha realizzato ogni anno mille miliardi di dollari di puro profitto. Nel contesto globale mille miliardi di dollari sono meno dell&#8217;1% del PIL mondiale. \u201cOgni giorno, ministri delle finanze, amministratori delegati, investitori e banchieri per lo sviluppo spostano migliaia di milardi di dollari\u201d, osserva Simon Stiell, il massimo funzionario delle Nazioni Unite per il clima. Si tratta di indirizzare quelle cifre nella giusta direzione. Gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 impegnato un miliardo di dollari in tre anni per la propria azione a favore del clima.<br \/>\nQuindi, i soldi ci sono, si tratta di decidere di spenderli, e anche in fretta, considerato che, osserva ancora Stiell, sono molti meno \u201cdei costi che ogni nazione pagher\u00e0 se lasciamo che la crisi climatica continui a dilagare, devastando ogni anno sempre pi\u00f9 vite e territori\u201d. Tuttavia, questa verit\u00e0, che ci viene sbattuta in faccia praticamente ogni giorno da tutte le latitudini, non suscita la reazione politica che sarebbe lecito attendersi. In pratica i leader mondiali fanno finta di non sapere e continuano a ritardare l&#8217;azione per il clima portandoci sempre di pi\u00f9 in cima al precipizio.<br \/>\n*(Angelo Romano &#8211; Redattore &#8211; Valigia Blu &#8211; Antropologo, esperto di antropologia urbana e di antropologia delle istituzioni e delle politiche urbane.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Meloni liscia il pelo ai comuni e Giorgetti TAGLIA 8 MILIARDI &#8211; i tagli agli italiani i sindaci hanno chiesto di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50787\" title=\"N\u00b047 \u2013 23\/11\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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