{"id":50696,"date":"2024-11-15T21:38:11","date_gmt":"2024-11-15T21:38:11","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50696"},"modified":"2024-11-16T12:04:58","modified_gmt":"2024-11-16T12:04:58","slug":"n46-16-novembre-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50696","title":{"rendered":"N\u00b046 \u2013 16\/11\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Sen. La Marca*: presenta una interrogazione sul riconoscimento delle patenti di guida Italia-Ontario al MIT e al MAECI<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Aldo Torchiaro*: &#8220;Serve pi\u00f9 concretezza sulla classe media&#8221; &#8211; La Marca (Pd): \u201cLa sinistra deve usare un linguaggio pi\u00f9 popolare, che \u00e8 il contrario dell\u2019essere populista\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Trefiletti Rosario *: perch\u00e9 l&#8217;inflazione frena ma i prezzi aumentano. Il carrello della spesa costa sempre di pi\u00f9: rincarano soprattutto i prodotti agro alimentare<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Antonio Piemontese*: Baku. La conferenza del clima &#8211; A Cop29 ci sono pi\u00f9 lobbysti del petrolio che dei Paesi pi\u00f9 colpiti dalla crisi climatica &#8211; Sono 1.773 quelli a Baku, secondo un censimento da parte di un gruppo di Ong che ogni anno monitora la loro attivit\u00e0 alle conferenze sul clima dell&#8217;Onu<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Tutte le domande non fatte a Fitto sul fallimento del Pnrr &#8211; Poveri ma bellici L\u2019audizione lacunosa e surreale al parlamento Ue di Raffaele Fitto, gi\u00e0 ministro delegato alla rogna del Pnrr in Italia, a partire dai dati della fondazione Openpolis. Un candidato a gestire fondi europei che lascia in Italia una montagna irrisolta di problemi<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Juan Carlos De Martin*: Elon Musk e l\u2019attacco al cuore della democrazia &#8211; Piattaforme Sommare potere economico e potere mediatico non pu\u00f2 che distorcere, anche molto seriamente, il processo democratico<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Leonardo Mazzei *; Trump, la guerra e le illusioni &#8211; Un voto figlio del caos. Dunque, Trump \u00e8 stato rieletto. La portata dell\u2019evento \u00e8 chiara. Meno, molto meno, le sue effettive conseguenze.<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Alfiero Grandi*: L\u2019autonomia differenziata, gli attacchi alla Costituzione e la via dei referendum.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Sen. La Marca*: PRESENTA UNA INTERROGAZIONE SUL RICONOSCIMENTO DELLE PATENTI DI GUIDA ITALIA-ONTARIO AL MIT E AL MAECI<\/strong><\/p>\n<p>In questi giorni, la Sen. La Marca ha presentato un\u2019interrogazione parlamentare [link] ai Ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e degli Affari Esteri, sollecitando una risposta sulle trattative riguardo al riconoscimento reciproco delle patenti di guida tra l\u2019Italia e la Provincia canadese dell\u2019Ontario.<br \/>\nNel suo recente incontro con il Premier dell&#8217;Ontario, Doug Ford, e il Ministro dei Trasporti di quella Provincia, Prabmeet Singh Sarkaria, la Senatrice La Marca ha avuto un confronto diretto sulla questione, evidenziando le criticit\u00e0 che penalizzano i cittadini italiani residenti in Ontario.<br \/>\nLa Senatrice ha sottolineato come un accordo di riconoscimento reciproco sia ormai indispensabile per agevolare la vita dei tanti italiani che trasferiscono la residenza in quel Paese. Il Premier Ford e il Ministro Sarkaria hanno informato la Senatrice di aver inviato al Ministero dei Trasporti italiano una bozza di trattativa alla quale per\u00f2 il MIT non ha dato riscontro.<\/p>\n<p>AD OGGI, INFATTI, NON \u00c8 POSSIBILE PROCEDERE CON IL RICONOSCIMENTO RECIPROCO DELLE PATENTI DI GUIDA TRA L\u2019ITALIA E L\u2019ONTARIO, NONOSTANTE L\u2019ACCORDO QUADRO TRA I DUE STATI FEDERALI SIA STATO SIGLATO NEL LONTANO 2017.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 accettabile che, in un\u2019epoca in cui la mobilit\u00e0 e l\u2019interconnessione sono essenziali, i nostri connazionali debbano subire disagi che potrebbero essere facilmente risolti con un accordo mirato. L\u2019Italia e il Canada, entrambi membri del G7, dovrebbero facilitare tali intese, in nome di una collaborazione che agevoli i cittadini e rafforzi le relazioni bilaterali\u201d, ha dichiarato la Senatrice.<br \/>\nA margine della presentazione dell\u2019interrogazione, La Marca ha ribadito la necessit\u00e0 che il Governo italiano risponda concretamente alle esigenze della comunit\u00e0 italiana in Ontario e dia seguito alla trattativa con le autorit\u00e0 locali, arrivando quanto prima a un accordo. &#8220;Mi aspetto risposte chiare dai Ministri interrogati, perch\u00e9 questo \u00e8 un diritto fondamentale per chi risiede e lavora all\u2019estero. Serve una risposta rapida alle osservazioni gi\u00e0 trasmesse dal Ministero dei Trasporti dell\u2019Ontario e ancora in attesa di riscontro.&#8221;<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca &#8211; 3\u00aa Commissione &#8211; Affari Esteri e Difesa &#8211; Electoral College &#8211; North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Aldo Torchiaro*: &#8220;SERVE PI\u00d9 CONCRETEZZA SULLA CLASSE MEDIA&#8221; &#8211; LA MARCA (PD): \u201cLA SINISTRA DEVE USARE UN LINGUAGGIO PI\u00d9 POPOLARE, CHE \u00c8 IL CONTRARIO DELL\u2019ESSERE POPULISTA\u201d<\/strong><\/p>\n<p>FRANCESCA LA MARCA, SENATRICE PD ELETTA NEL COLLEGIO ESTERO DELL\u2019AMERICA SETTENTRIONALE E CENTRALE, HA SEGUITO DA VICINO \u2013 COINVOLGENDO ANCHE I SUOI ELETTORI \u2013 LA CAMPAGNA ELETTORALE DI KAMALA HARRIS.<br \/>\nLA SCONFITTA DELLA HARRIS DEVE INDURRE A RIFLETTERE ANCHE I DEM ITALIANI\u2026<\/p>\n<p>\u00abA posteriori \u00e8 facile criticare. La realt\u00e0 \u00e8 che ha svolto un\u2019ottima campagna elettorale in soli 101 giorni. L\u2019America ormai da molto tempo \u00e8 del tutto divisa. Ho percepito molta speranza da parte dell\u2019America progressista, non per la continuit\u00e0 con Biden ma per la svolta rappresentata da Harris: una donna, una donna di colore sarebbe stata una novit\u00e0 importante. Ma ha prevalso un sentimento di rabbia. Di chiusura. L\u2019ho visto e percepito, ed era inaspettato a questi livelli\u00bb.<\/p>\n<p>QUANDO HA CAPITO COME SAREBBE ANDATA?<br \/>\n\u00abQuando ho parlato con la comunit\u00e0 italo-americana e ho capito che avrebbe preso molto consenso anche da loro. Avevo la sensazione che Trump fosse in vantaggio, avevo capito che tanti che avevano votato dem stavano diventando trumpisti, ma questi numeri hanno sbalordito tutti. E insisto su un punto: il voto di Trump non \u00e8 necessariamente un voto di destra, ma un voto che unisce e recupera delusioni diverse\u00bb.<\/p>\n<p>PROGRESSISTI IN CADUTA LIBERA ALLE ELEZIONI, SENZA IDEE SU WELFARE, TASSE E SICUREZZA<br \/>\nTORNIAMO SULLE RAGIONI DELLA DIVISIONE ? COSA CONTRIBUISCE A SPACCARE COS\u00cc IN DUE FAZIONI OPPOSTE GLI AMERICANI ?<br \/>\n\u00abVa detta una cosa: la mentalit\u00e0, la filosofia di vita dello statunitense medio \u00e8 agli antipodi dell\u2019europeo medio. Sa cosa lo muove in primis? Le esigenze primordiali, all\u2019affitto, il prezzo della benzina. Quasi esclusivamente, e molto pi\u00f9 delle tematiche ambientali, del clima, della geopolitica. Queste cose in America non appassionano nessuno, salvo una netta minoranza. Si sono create perci\u00f2 due Americhe, una colta, globalizzata, filoeuropea che stava con Obama, Biden, Harris. Un\u2019altra America profonda che si vede poco, all\u2019estero, ma in patria incide eccome\u00bb.<\/p>\n<p>E NON LO SAPEVA, KAMALA HARRIS?<br \/>\n\u00abLei ha fatto quello che poteva anche nel comunicare ai pi\u00f9 lontani dalla politica, ma la presa di Trump sull\u2019americano medio \u00e8 stata prevalente, come dimostrano i numeri\u00bb.<\/p>\n<p>IL TEMA DELLE GUERRE HA PESATO?<br \/>\n\u00abL\u2019americano medio non capisce la guerra in Ucraina. Vede i suoi soldi che finiscono in un buco nero di spese militari sulle quali non ha contezza. Non ne capisce l\u2019urgenza, non ne vede il bisogno. Bisogna ripensare alla politica come luogo della mediazione, non si pu\u00f2 chiedere a chi non lo \u00e8 di diventare appassionato di geopolitica, bisogna parlare con un linguaggio pi\u00f9 semplice e misurarsi sul terreno che \u00e8 reale oggetto di contesa elettorale. Tasse, lavoro, sicurezza sono gli argomenti che incidono, parlare di altro pu\u00f2 essere pi\u00f9 coerente, pi\u00f9 identitario, ma non \u00e8 premiante\u00bb.<\/p>\n<p>E ADESSO QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE SULLE NOSTRE RELAZIONI ITALIA-USA?<br \/>\n\u00abDifficile fare previsioni con un personaggio imprevedibile come Trump, lo scopriremo solo vivendo\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019E&#8217; UNA LEZIONE CHE I DEMOCRATICI ITALIANI POSSONO TRARRE DA QUESTA LEZIONE AMERICANA ?<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 una grande crisi della sinistra in tutto il mondo, ma qualcosa bisogna fare, a partire da un ritorno al dialogo diretto con chi lavora, per misurarsi pi\u00f9 da vicino con le questioni che stanno a cuore (e nelle tasche) degli elettori. La lezione \u00e8 che in primis quando la gente si sente depauperata, non riesce pi\u00f9 a rispondere ai suoi bisogni primari, diventa individualista, egoista. \u00c8 un tratto umano. E allora bisogna scendere dal piedistallo, dare risposte concrete a problemi concreti. La sinistra \u00e8 vista come \u00e9lite, come establishment. Deve mostrarsi pi\u00f9 pragmatica. Popolare in senso dialettico, che forse \u00e8 il contrario dell\u2019essere populista\u00bb.<\/p>\n<p>E ALLORA RISPETTO AI TEMI DI NICCHIA, I NUOVI DIRITTI, LA CRISI CLIMATICA, CHE COSA DEVONO FARE I DEMOCRATICI?<br \/>\n\u00abSono temi importanti e che riguardano tutti noi, ma non possono sintetizzare certo tutti i bisogni della classe media. Bisogna lavorare sul potere d\u2019acquisto, sul diritto ad abitare, sulla precariet\u00e0 del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>COSA PREVEDE, PER IL FUTURO?<br \/>\n\u00abVedremo la crisi anche in Canada: Justin Trudeau \u00e8 nel momento pi\u00f9 basso della sua popolarit\u00e0, l\u2019anno prossimo si vota in Canada e a quanto dicono i sondaggi ha alte probabilit\u00e0 di vincere un esponente della destra ultranazionalista, Pierre Poilievre. Il Trump canadese. L\u2019effetto-domino di Trump non si ferma\u00bb.<br \/>\n*(Aldo Torchiaro &#8211; Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualit\u00e0 e politica con interviste e inchieste.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Trefiletti Rosario *: PERCH\u00c9 L&#8217;INFLAZIONE FRENA MA I PREZZI AUMENTANO. IL CARRELLO DELLA SPESA COSTA SEMPRE DI PI\u00d9: RINCARANO SOPRATTUTTO I PRODOTTI AGRO ALIMENTARI<\/strong><\/p>\n<p>DOPO I CONSISTENTI AUMENTI DEL 2022 E DEL 2023, CONTINUA PURTROPPO, E IN MANIERA INESORABILE, L&#8217;ASCESA DEI PREZZI, SOPRATTUTTO QUELLI AGROALIMENTARI.<br \/>\nCI\u00d2 \u00c8 CONFERMATO DALLE ULTIME RILEVAZIONI DEL NOSTRO.<\/p>\n<p>Osservatorio Nazionale. Altro che affermarne il calo poich\u00e9 frena il tasso d&#8217;inflazione! Ancora una volta si rende necessario ribadire che quello che si va configurando \u00e8 il rallentamento della cosiddetta curva ascensionale dell&#8217;inflazione, la sua aggressivit\u00e0, ma non la diminuzione dei prezzi, che anzi continuano ad aumentare. E comunque anche si fossero stabilizzati, si mantengono su cifre molto elevate. Inoltre, i prezzi c prodotti della spesa alimentare quotidiana non sono aumentati, come la media dell&#8217;inflazione codificata dall&#8217;lstat nel triennio, di circa il 16%, bens\u00ec con percentuali medie del 70-80%, ormai insopportabile e insostenibili da parte delle famiglie italiane; DAI CALCOLI SI EVINCE CHE CI\u00d2 INCIDE PER UN AUMENTO DELLA SPESA DELLE FAMIGLIA CIRCA 2.500 EURO ALL&#8217;ANNO, O SE PREFERITE AUMENTO DI 208 EURO AL MESE, PORTANDO LA SPESA COMPLESSIVA MEDIA A FAMIGLIA A 748 EURO MENSILI DALLA PRECEDENTE DI 540 EURO.<br \/>\nTutto ci\u00f2 ha conseguenze nefaste sia sulla qualit\u00e0 della vita dei cittadini, soprattutto a basso reddito, sia sui consumi che si contraggono, a danno della stessa economia del Paese che registra una riduzione della produzione industriale del -3,4% e a chiusure di punti vendita del mercato. Quindi alti prezzi, stipendi al palo, pensioni con una perequazione bistrattata e inadeguati strumenti di aiuto alle famiglie fragili e a basso reddito sono le cause di un calo del potere di acquisto e un relativo indebolimento del mercato. Insomma famiglie e Paese stanno decisamente peggio e necessitano, da parte di chi ha responsabilit\u00e0 istituzionali di una netta inversione di tendenza nella politica economica: si lavori e si persegua un aumento di occupazione qualificata, non povera e precaria, si incrementino gli stipendi attraverso i rinnovi contrattuali e si adeguino correttamente le pensioni. Non solo: si aumentino gli investimenti qualificati, anche e soprattutto accelerando quelli relativi al Pnrr \u2014 oltre 200 miliardi &#8211; nonch\u00e9 si mettano in campo interventi di sostegno al reddito delle famiglie indigenti e povere che hanno raggiunto una cifra terrificante, al cui interno sono coinvolti, ahim\u00e8, circa un milione e mezzo di bambini.<br \/>\nE questo non lo possiamo n\u00e9 lo dobbiamo permettere.<br \/>\n*(Trafiletti Rosario &#8211; Presidente Centro Consumatori Italia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Antonio Piemontese*: BAKU. LA CONFERENZA DEL CLIMA &#8211; A COP29 CI SONO PI\u00d9 LOBBYSTI DEL PETROLIO CHE DEI PAESI PI\u00d9 COLPITI DALLA CRISI CLIMATICA &#8211; SONO 1.773 QUELLI A BAKU, SECONDO UN CENSIMENTO DA PARTE DI UN GRUPPO DI ONG CHE OGNI ANNO MONITORA LA LORO ATTIVIT\u00c0 ALLE CONFERENZE SUL CLIMA DELL&#8217;ONU<\/strong><\/p>\n<p>Baku &#8211; Si mimetizzano tra i delegati al bar, nelle hall della sede di Cop29, la conferenza dell&#8217;Onu sul clima. Qualcuno riesce a infilarsi nelle sale negoziali. Stringono mani, supportano i negoziatori nell&#8217;immane lavoro di semplificazione dei testi, proponendo sintesi, compromessi, suggerimenti interessati. La coalizione Kick big polluters out (Kbpo, Fuori i grandi inquinatori), che raccoglie 450 organizzazioni non governative a livello mondiale, ha fatto i conti. Sarebbero almeno 1773 i lobbysti dell\u2019OIL and gas, tra i principali settori economici indiziati per il surriscaldamento globale, presenti a Cop29. Un numero stimato per difetto. Poche delegazioni hanno pi\u00f9 personale in Azerbaijan: quella locale, come \u00e8 ovvio (2.229 membri), quella del Brasile, dove si svolger\u00e0 la Cop30 dell&#8217;anno prossimo, (1.914 elementi) e quella turca (1.862). Wired ha potuto vedere la lista in anteprima.<\/p>\n<p>IL RAPPORTO DELLE ONG<br \/>\nNelle conferenze del clima, progressivamente allargate nel corso degli anni, ogni Paese dispone di un seggio e un microfono. Dopo l&#8217;edizione monstre di Dubai, quest\u2019anno le tessere rilasciate sono diminuite: solo 52mila partecipanti, rispetto ai 97mila di dodici mesi fa. I lobbysti, per\u00f2, non sono calati in proporzione: negli Emirati erano 2.450. Tutti assieme, accusano le organizzazioni, hanno ricevuto ben 1.033 badge, cifra che supera quella delle dieci nazioni pi\u00f9 vulnerabili al cambiamento climatico: Ciad, Isole Solomon, Niger, Micronesia, Guinea-Bissau, Somalia, Tonga, Eritrea, Sudan e Mali.<\/p>\n<p>Molti di questi colletti bianchi delle pubbliche relazioni, dirigenti e consulenti sono riusciti a superare il complicato processo di accreditamento e a entrare al centro congressi di fronte all&#8217;Olympiastadion di Baku, la capitale azera, grazie all&#8217;aiuto di alcune organizzazioni nazionali per il commercio: le pi\u00f9 rappresentate (otto su dieci) sono occidentali. Davanti a tutti, la International Emission Trading Association, che, secondo il rapporto di Kbpo, avrebbe veicolato 43 persone, inclusi i rappresentanti di alcune aziende del settore petrolifero, come Total, e Glencore, multinazionale anglo-svizzera attiva nel settore minerario. Segue il World Business Council for Sustainable Development, con ventisette persone.<\/p>\n<p>Dal Giappone sarebbe arrivato personale riconducibile al gigante del carbone Sumitomo. Dal Canada, a Suncor Energy e Tourmaline. Quest&#8217;ultima si autodefinisce \u201cil pi\u00f9 grande produttore di gas del Paese\u201d. In questo caso l\u2019effetto \u00e8 addirittura comico. Navigando la pagina web, la societ\u00e0 si dichiara \u201cfocalizzata sulla crescita a lungo termine da ottenere tramite un programma aggressivo [sic] di esplorazione, sviluppo, produzione e acquisizione nei bacini sedimentari del Canada Occidentale\u201d. C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Viene sottolineato senza tema persino l&#8217;ovvio: per esempio, come l&#8217;obiettivo della compagine sia quello di \u201cottimizzare i ritorni per gli investitori focalizzandosi su efficienze operative e di costo\u201d.<br \/>\nL\u2019Azerbaijan, il cui presidente, Ilham Aliyev, nell&#8217;assemblea plenaria di Cop29 ha definito il petrolio \u201cun dono di Dio\u201d, anche in omaggio alla lunga tradizione zoroastriana di adorazione del prezioso liquido, evidentemente non \u00e8 l\u2019unico luogo del Pianeta a pensarla cos\u00ec. Pare funzionare: negli ultimi cinque anni il valore delle azioni di Tourmaline si \u00e8 impennato. Segno che i risultati non sono mancati. Per l\u2019Italia ci sarebbero persone riconducibili a Edison, Italgas e ai giganti energetici Enel ed Eni. Al Cane a sei zampe, assieme alle societ\u00e0 oil and gas Chevron, ExxonMobil, BP e Shell, secondo Kobp sarebbero riconducibili 39 accrediti. C\u2019\u00e8 naturalmente anche Socar, la compagnia di stato azera per gli idrocarburi: un elemento legato all&#8217;azienda avrebbe al collo un badge italiano.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 solo l\u2019industria delle fonti fossili tra i corridoi. Tra i 52mila delegati ci sono anche figure legate all\u2019agri-business (fertilizzanti e pesticidi vengono prodotti anche col petrolio), alla finanza, alla lobby dei trasporti, anche se non sono conteggiate nel rapporto. Non poteva mancare Big Tech, con molti dei nomi pi\u00f9 grandi tra le multinazionali del digitale: sempre utile conoscere di persona chi conta nei Paesi del globo, soprattutto quando i consumi energetici dell&#8217;intelligenza artificiale stanno andando alle stelle, rappresentando una frazione non indifferente di quelli mondiali. E il tema non \u00e8 stato ancora affrontato come sarebbe necessario. Le Cop servono anche a questo.<\/p>\n<p>LA METODOLOGIA<br \/>\nLa metodologia \u00e8 quella di altri rapporti simili. I dati sono stati ottenuti sulla base di quelli forniti l&#8217;11 novembre dalla Unfcc, la Convenzione Onu sul cambiamento climatico, che sovrintende le conferenze sul clima, ed elaborati utilizzando tool di machine learning e intelligenza artificiale. I nomi in lista sono stati confrontati con quelli delle precedenti edizioni della Cop.<br \/>\n\u201cConteggiamo organizzazioni o delegazioni come lobbysti se pu\u00f2 essere ragionevolmente supposto che abbiano l\u2019obiettivo di influenzare la formulazione o l\u2019implementazione di politiche o legislazione spostandole verso l\u2019interesse di una compagnia fossile e dei suoi azionisti\u201d, scrive la coalizione nello studio. Le connessioni sono state ipotizzate cercando tra siti web, profili social, articoli di giornale e altre fonti pubbliche.<br \/>\nGrazie alla pressione delle Ong e della stampa, a Cop28 si cominci\u00f2 a richiedere dettagli sulle affiliazioni. Da quest\u2019anno, inoltre, durante il processo di accreditamento alla conferenza del clima \u00e8 necessario dichiarare l\u2019organizzazione per cui si lavora o la natura della propria relazione con questa, il proprio ruolo e la delegazione cui si afferisce.<\/p>\n<p>\u201cQuesti numeri sono gli unici che siamo riusciti a vedere, basandoci sulle informazioni disponibili\u201d ha detto Brice B\u00f6hmer, responsabile clima per la ong Transparency International. E ha aggiunto: \u201cMa la rete di influenze di questi gruppi potenti e in molti casi corrotti arriva molto oltre. Bisogna migliorare la chiarezza su chi partecipa alle Cop: c\u2019\u00e8 ancora un 20% di aggregati alle delegazioni nazionali a cui \u00e8 stato consentito di non dichiarare la propria affiliazione. Non possiamo lasciare che interessi sporchi tengano in scacco le conferenze se vogliamo ripristinare la fiducia nel processo decisionale globale sul clima\u201d. Ben Goloff, del Center for Biological Diversity degli Stati Uniti, punta il dito: \u201cLe stesse societ\u00e0 che hanno finanziato la campagna di Donald Trump stanno facendo stalking nelle hall della Cop29, con l&#8217;obiettivo di distruggere l&#8217;azione climatica\u201d.<br \/>\n*(Fonte: Wired &#8211; Antonio Piemontese. giornalista professionista. Laureato in Scienze Politiche. Dopo gli inizi in cronaca, si occupa prevalentemente di economia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Roberto Ciccarelli*: TUTTE LE DOMANDE NON FATTE A FITTO SUL FALLIMENTO DEL PNRR &#8211; POVERI MA BELLICI L\u2019AUDIZIONE LACUNOSA E SURREALE AL PARLAMENTO UE DI RAFFAELE FITTO, GI\u00c0 MINISTRO DELEGATO ALLA ROGNA DEL PNRR IN ITALIA, A PARTIRE DAI DATI DELLA FONDAZIONE OPENPOLIS. UN CANDIDATO A GESTIRE FONDI EUROPEI CHE LASCIA IN ITALIA UNA MONTAGNA IRRISOLTA DI PROBLEMI<\/strong><\/p>\n<p>La domanda non \u00e8 stata fatta a Raffaele Fitto durante la sua audizione al parlamento europeo da candidato vicepresidente della Commissione Ue. Se il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non sar\u00e0 pienamente realizzato cosa pu\u00f2 accadere all\u2019economia italiana e in generale al primo esperimento di fondo europeo comune sul quale quasi tutti i partiti, anche in Italia, hanno messo le mani?<\/p>\n<p>FITTO L\u2019EQUILIBRISTA RACCOGLIE APPLAUSI MA RESTA SUL FILO<br \/>\nIl problema \u00e8 che ci siamo avviati verso l\u2019ennesima occasione persa. E non sono stati previsti investimenti per il dopo-Pnrr. \u00c8 un problema noto dall\u2019inizio e ignorato da tutti. \u00abSe non si prevede come fare vivere opere come le case di comunit\u00e0 nella sanit\u00e0 o gli asili nidi con assunzioni di personale che non sono previste o sono precarie di fatto si stanno costruendo cattedrali nel deserto. \u00c8 sempre stato questo il problema: la mancanza di una visione strategica\u00bb osserva Luca Del Poggetto, analista della Fondazione Openpolis che in questi anni ha accumulato una grande esperienza sullo stato del Pnrr.<\/p>\n<p>CAOS STUDENTATI: ALLARME BERNINI, A RISCHIO I FONDI PNRR<br \/>\nFitto ieri ha celebrato in maniera surreale il \u00absuccesso\u00bb del \u00absuo\u00bb Pnrr. Tale \u00absuccesso\u00bb \u00e8 stato desunto dall\u2019attivit\u00e0 della Guardia di Finanza che bracca i crescenti casi di corruzione e di malversazione legati al Pnrr. In realt\u00e0 questo \u00e8 uno degli effetti di una decisione presa dal governo con la revisione del Pnrr. La necessit\u00e0 di velocizzare la spesa e di recuperare i ritardi che sono sotto gli occhi di tutti ha portato ad allentare i \u00ablacci e i lacciuoli\u00bb, cio\u00e8 i controlli della Corte dei Conti, con l\u2019obiettivo di arrivare alla scadenza del giugno 2026 entro la quale dovrebbero essere spesi tutti i 194 miliardi di euro destinati all\u2019Italia tra prestiti e sovvenzioni.<\/p>\n<p>NON GARANTITI GLI ASILI NIDO AL SUD NONOSTANTE IL PNRR<br \/>\nSi sta correndo il rischio dell\u2019infiltrazione della criminalit\u00e0 organizzata pur di impiegare fondi che sono difficili da spendere. E non si bada troppo alla qualit\u00e0 degli interventi e all\u2019utilit\u00e0 delle opere. In questo quadro sono stati tagliati gli interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l\u2019efficienza energetica dei comuni: sei miliardi di euro sono stati spostati altrove. Troppo piccoli e complicati da spendere in 18 mesi.<\/p>\n<p>A tale proposito \u00e8 rivelatrice l\u2019elaborazione di Openpolis sui pochi dati messi a disposizione dal governo. Si conoscono parzialmente quelli sulle spese sostenute per singolo progetto. Quelli conosciuti sono solo i dati aggregati a livello di misura. Ci\u00f2 significa che Meloni &amp; Co. non intendono fare sapere a che punto \u00e8 il Pnrr perch\u00e9 emergerebbero i ritardi con il rischio concreto di far fare una brutta figura a Fitto che si candida a gestire il Pmrr a livello europeo. Avendo posto le premesse per il suo fallimento in Italia.<\/p>\n<p>PUGLIA, LA FINZIONE DEI FONDI PNRR PER SUPERARE I GHETTI DEI BRACCIANTI<br \/>\nQuello che Fitto ha detto ieri sul \u00ab45 o 48% degli obiettivi raggiunti\u00bb lascia il tempo che trova. Per Openpolis \u00e8 sui dati sulla spesa che bisogna ragionare. E questi sono preoccupanti. A giugno 2024 \u00e8 stato speso il 26% delle risorse, cio\u00e8 51 miliardi di euro. In un anno e mezzo si dovrebbe spendere il triplo. Una missione in salita, a quanto pare. Alle ripetute richieste di trasparenza sui dati inviate da decine di associazioni \u00e8 stata data una risposta interlocutoria. \u00abA noi sembra evidente che si mira a guadagnare tempo\u00bb osserva Del Poggetto di Openpolis.<\/p>\n<p>CNR, 4MILA RICERCATORI A RISCHIO<br \/>\nHa tenuto banco nell\u2019audizione di Fitto l\u2019ipotesi di destinare, in parte o in toto, i fondi europei per la coesione sociale all\u2019industria delle armi. L\u2019ipotesi ventilata da un articolo del Financial Times \u00e8 stata sottoposta a Fitto che, giustamente, ha detto che oggi \u00e8 vietato. Salvo che la Commissione Von Der Leyen non decida, con la complicit\u00e0 suicida degli Stati membri, di proporre dal 2027 in poi una riforma complessiva del programma quadro nell\u2019ambito del progetto di transizione a un\u2019economia di guerra dopo l\u2019elezione di Trump. In tal caso all\u2019Italia sarebbe sottratto un fondo pari a quello attuale di 75 miliardi di euro, cofinanziamenti inclusi. Opzioni poco plausibili a parte, forse si andr\u00e0 verso la definizione di un \u00abPnrr numero 2\u00bb destinato solo alle armi, sull\u2019onda del rapporto Draghi.<\/p>\n<p>Ma il problema dei fondi di coesione \u00e8 un altro. Non solo non si riescono a spendere questi soldi, ma una volta stanziati vanno ad arricchire chi li ha gi\u00e0. Nell\u2019audizione nessuno ha chiesto a Fitto la ragione per cui una parte dei fondi per la coesione sociale sono gi\u00e0 oggi destinati alle imprese, e non alla transizione verde o alle infrastrutture sociali. E non \u00e8 stato chiesto perch\u00e9 sta avvenendo la stessa cosa nel Pnrr.<br \/>\nSulla base dei dati della Corte dei Conti Openpolis ha sostenuto che la revisione del Pnrr voluta da Meloni e Fitto ha comportato la riduzione di 11,5 miliardi di euro inizialmente destinati alle opere pubbliche a vantaggio degli sgravi e degli incentivi per le imprese. Ci\u00f2 ha comportato il dirottamento di risorse cospicue dai territori in difficolt\u00e0, e dai piccoli comuni, soprattutto del Sud, verso le imprese pi\u00f9 organizzate che al Sud non ci sono.<br \/>\n\u00abQuesta decisione velocizza e gonfia il dato sulla spesa \u2013 osserva Del Poggetto \u2013 ma pone un problema: si tolgono i fondi dalle opere pubbliche e, come dice l\u2019Ufficio parlamentare di bilancio, rende pi\u00f9 difficile controllare alcuni obiettivi del Pnrr. Ad esempio il rispetto della quota del 40% dei fondi al Sud. Con questo tipo di investimenti chi prima arriva, prima alloggia\u00bb.<br \/>\n*(Fonte Il Manifesto. Roberto Ciccarelli, filosofo, blogger e giornalista, scrive per il manifesto. Ha pubblicato, tra l&#8217;altro, Il Quinto Stato)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Juan Carlos De Martin*: ELON MUSK E L\u2019ATTACCO AL CUORE DELLA DEMOCRAZIA &#8211; PIATTAFORME: SOMMARE POTERE ECONOMICO E POTERE MEDIATICO NON PU\u00d2 CHE DISTORCERE, ANCHE MOLTO SERIAMENTE, IL PROCESSO DEMOCRATICO.<\/strong><\/p>\n<p>Per quasi un decennio i social media sono stati capri espiatori cos\u00ec comodi che, se non fossero esistiti, qualcuno li avrebbe probabilmente inventati. Che cosa c\u2019\u00e8, infatti, di pi\u00f9 comodo del dare la colpa a Facebook, a Twitter o a TikTok per un voto andato storto, come per esempio quello del referendum sulla Brexit o l\u2019elezione di Trump nel 2016? (Quando il voto, invece, va come si desidera, tutto in ordine sotto il cielo). Per completare l\u2019operazione politica bastava poi aggiungere l\u2019interferenza straniera (tipicamente russa): chi aveva perso non aveva comunque nulla di sostanziale da rimproverarsi, era tutta colpa dei social media e dei mestatori stranieri. Tutto, insomma, pur di non dedicarsi al difficile lavoro di comprendere la realt\u00e0 sociale, e al pesante, ma essenziale, esercizio dell\u2019autocritica.<\/p>\n<p>Non che i social media, i motori di ricerca, e ora anche i servizi di \u00abintelligenza artificiale\u00bb come ChatGPT non possano influenzare gli elettori: certo che li influenzano, anche se in genere in maniera meno diretta di quanto pensino alcuni (che peraltro in genere tendono a sminuire il ruolo, ancora molto importante, dei media tradizionali). E diamo anche per acquisito, per quanto contrario al principio di non interferenza nelle vicende interne altrui, che alcuni Stati stranieri cerchino di influenzare le vicende politiche, incluse quelle elettorali, di altri Paesi: dal momento che l\u2019hanno fatto, e non di rado, non pochi Paesi occidentali (anche tra di loro), sarebbe strano che il gioco non funzionasse anche in senso inverso. In questi casi andrebbe contrastato con gli strumenti previsti dalla legge, e non usato con troppa leggerezza per giustificare i propri insuccessi politici.<\/p>\n<p>Oggi con la seconda elezione di Trump la fase dei social media come capri espiatori si \u00e8 forse conclusa. Complice l\u2019entit\u00e0 del suo successo, si \u00e8 tornati a un grande classico della democrazia: dare la colpa agli elettori. Questo si \u00e8 letto su molti commenti, negli Stati uniti e anche in Italia: sono gli elettori colpevoli di essere retrogradi, ignoranti, zotici, se non semplicemente vecchi e rimbambiti. Qualcosa del genere si era gi\u00e0 sentito ai tempi di Brexit e Trump 1, ma allora erano stati, appunto, i social media a ricevere la maggior parte delle critiche, forse perch\u00e9 erano fenomeni ancora relativamente recenti. L\u2019effetto di questo ritorno al passato \u00e8 comunque quello di evitare analisi e autocritiche, indispensabili. Con in pi\u00f9 il rischio, opposto, di non prestare abbastanza attenzione \u2013 questa volta \u2013 ai social media, e in generale, al ruolo delle tecnologie digitali nei processi politici democratici. Dove la maggior parte dell\u2019attenzione dovrebbe concentrarsi su due aspetti.<\/p>\n<p>Il primo, ben noto, \u00e8 il rapporto tra potere economico e media: non solo chi detiene rilevanti interessi economici non dovrebbe poter possedere media (tradizionali, nuovi o social che siano), ma neanche avere il potere di influenzarli, per esempio con l\u2019acquisto di pubblicit\u00e0 oltre una determinata soglia o con altri contributi. Vale per Jeff Bezos col Washington Post, per Elon Musk con Twitter, ma anche in tanti altri casi, anche in Italia e in Europa. Sommare potere economico e potere mediatico, infatti, non pu\u00f2 che distorcere, anche molto seriamente, il processo democratico. Il secondo aspetto riguarda specificamente le piattaforme social come Twitter, Facebook, Instagram e Tik Tok. In questo caso parliamo non di uno specifico giornale o di un determinato canale Tv, ma di qualcosa che assomiglia a una piazza, dove in teoria chiunque ha diritto di parola, ma col proprietario della piazza che si riserva il diritto non solo di toglierla a chi vuole, ma anche e soprattutto di decidere \u2013 da dietro le quinte, senza dare dell\u2019occhio \u2013 a chi dare un megafono e a chi no, chi rendere sostanzialmente invisibile e chi mettere su un piedistallo, quali temi enfatizzare e quali smorzare (o, addirittura, proibire). Insomma, si tratta apparentemente di piazze, luoghi pubblici per eccellenza, dove in linea di principio siamo tutti siamo uguali, ma in realt\u00e0 sono piazze dove ci\u00f2 che capita \u00e8 fortemente influenzato da chi le possiede. Elon Musk, mettendosi al centro della piazza che si \u00e8 comprato a cos\u00ec caro prezzo si \u00e8 procurato un podio da cui pu\u00f2 raggiungere tutto il mondo.<br \/>\nMa il problema non \u00e8 solo Musk, questa persona che, come un Berlusconi al quadrato, \u00e8 arrivato a sommare potere economico (Tesla, SpaceX, ecc.), potere mediatico (Twitter\/X) e, grazie alla sua vicinanza al presidente Trump, potere politico. Il problema di fondo \u00e8 che le piazze del XXI secolo sono private, ovvero, non sono pi\u00f9 veramente piazze. E senza piazze \u00e8 difficile concepire la democrazia.<br \/>\n*(Fonte Il Manifesto &#8211; Juan Carlos De Martin. Professore ordinario presso il Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino ha cofondato e co-dirige il Centro Nexa su Internet e Societ\u00e0 presso il Politecnico di Torino)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Leonardo Mazzei *; TRUMP, LA GUERRA E LE ILLUSIONI &#8211; UN VOTO FIGLIO DEL CAOS. DUNQUE, TRUMP \u00c8 STATO RIELETTO. LA PORTATA DELL\u2019EVENTO \u00c8 CHIARA. MENO, MOLTO MENO, LE SUE EFFETTIVE CONSEGUENZE.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019INEVITABILE PROFLUVIO DI ARTICOLI E COMMENTI CHE NE \u00c8 SEGUITO A CALDO POCO AIUTA.<br \/>\nSe banalit\u00e0, recriminazioni, speranze e delusioni sono la norma in questi casi, pi\u00f9 complesso stavolta trovare il bandolo della matassa sulla svolta che verr\u00e0 impressa alla politica americana. La difficolt\u00e0 non nasce solo dal personaggio Trump, ma dal vero caos che attraversando il mondo arriva al cuore di un impero americano che non ha pi\u00f9 la certezza del suo dominio illimitato.<br \/>\n\u00c8 questo caos che ha prodotto Trump, non il contrario, come invece vorrebbero le autistiche anime belle del progressismo europeista. L\u2019ha prodotto per riportare l\u2019ordine, ma come il suo predecessore ben difficilmente ci riuscir\u00e0.<\/p>\n<p>Il caos \u00e8 figlio di una crisi che non \u00e8 solo economica. Pi\u00f9 esattamente, esso \u00e8 figlio dell\u2019incapacit\u00e0 di dare risposta a quella crisi. Un\u2019incapacit\u00e0 che unisce sia la cupola globalista (in genere intricata con le sinistre transgeniche), che il populismo liberista di destra. Quest\u2019ultimo si presenta come \u201cpopulista\u201d quand\u2019\u00e8 all\u2019opposizione, rivelando immancabilmente la sua natura ultra-liberista (dunque antipopolare e sistemica) quando arriva al governo. Meloni docet!<br \/>\nLa crisi che attanaglia l\u2019Occidente ha infatti un nome: neoliberismo. Quel sistema non \u00e8 solo ingiusto, esso semplicemente non funziona. Ma, per una maledetta congiuntura storica, la sua crisi si \u00e8 prodotta nel punto pi\u00f9 basso della lotta per l\u2019uguaglianza e la giustizia sociale. Da qui l\u2019accanimento terapeutico nel riproporre, ogni volta a dosi maggiori, tutte le mostruosit\u00e0 sociali dell\u2019ultimo quarantennio. Il neoliberismo ha fatto cilecca? Diamoci dentro con un neoliberismo rafforzato, concettualmente senza limiti (alla Milei, per intenderci), meglio se inserito in una cornice fortemente autoritaria. Questo riflesso tipico dei dominanti ben lo conosciamo dalle nostre parti. Un esempio: l\u2019Unione Europea \u00e8 un fallimento? Niente paura, quel che occorre \u00e8 semplicemente \u201cpi\u00f9 Europa\u201d. E via di seguito.<\/p>\n<p>Ovviamente Trump non \u00e8 una Meloni qualsiasi. Egli prender\u00e0 la residenza alla Casa Bianca, non a Palazzo Chigi. Pi\u00f9 esattamente, la riprender\u00e0 dopo 4 anni di vacanza, secondo caso nella storia degli Usa dopo quello di Grover Cleveland che fu eletto nel 1885 e rieletto nel 1893. La rarit\u00e0 di un simile ritorno ci parla della forza e della profondit\u00e0 del trumpismo. La qual cosa non dev\u2019essere per\u00f2 scambiata per una irresistibile avanzata, come ci dicono i dati ufficiali sul voto.<\/p>\n<p>Stavolta Trump ha vinto con 72,7 milioni di voti, contro i 68,1 della Harris. Smentendo ogni previsione, il candidato repubblicano ha dunque avuto una netta affermazione anche nel voto popolare, oltre che nel numero di \u201cgrandi elettori\u201d conquistati. Ma il suo risultato in voti \u00e8 stato addirittura inferiore a quello da lui ottenuto nelle elezioni perse del 2020 (74,2 milioni). Il fatto \u00e8 che questa volta la candidata democratica ha perso ben 13,1 milioni di voti rispetto a quelli presi da Biden nel 2020. Alla fine le cose non cambiano, ma \u00e8 pi\u00f9 corretto parlare di un tracollo della Harris, piuttosto che di uno sfondamento di Trump. E, d\u2019altra parte, lo scarto in termini percentuali (50,9% contro 47,6%) non \u00e8 certo travolgente.<\/p>\n<p>Trump controller\u00e0 sicuramente il Senato e quasi certamente la Camera dei rappresentanti. La residua incertezza sta nel fatto che a cinque giorni dal voto non tutti i seggi della Camera sono stati assegnati: misteri della straordinaria efficienza della macchina burocratica a stelle e strisce! Nei numeri sar\u00e0 quindi un presidente forte, almeno nei primi due anni del suo mandato. Lo sar\u00e0 anche nel realizzare il suo programma? Questo ce lo diranno solo i fatti, ma la memoria del precedente quadriennio (2017-2021) ci parla soprattutto di un gran casino interno alla sua amministrazione. Probabilmente stavolta sar\u00e0 diverso, ma chiss\u00e0. Se il caos che colpisce l\u2019impero \u00e8 frutto anche dello scontro interno ai dominanti, difficile pensare che i gruppi perdenti tardino ad agire. Vedremo.<\/p>\n<p><strong><em>La sconfitta della cosca globalista\u2026 e quel che verr\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Che la cosca globalista sia stata sconfitta \u00e8 certamente un fatto positivo. Doppiamente positivo, perch\u00e9 quella cosca \u00e8 la prima responsabile della guerra in corso. Ma l\u2019affermazione di Trump non \u00e8 stata certo la vittoria dei pacifisti contro i guerrafondai. Essa \u00e8 stata piuttosto il frutto di un giudizio di merito sull\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019amministrazione Biden di vincere la guerra. In altre parole, i democratici non avrebbero perso se Putin fosse stato sbaragliato. Ma cos\u00ec non \u00e8 andata, e il conto \u00e8 stato depositato nelle urne.<\/p>\n<p>L\u2019impasse in Ucraina ha contribuito a portare sul banco degli imputati il globalismo. Quella americana \u00e8 una storia di guerre, ma mai come questa volta la scelta bellicista \u00e8 apparsa collegata a una visione ideologica. Putin \u00e8 stato s\u00ec presentato come un aggressivo dittatore, ma pure come un omofobo e un alfiere dei combustibili fossili, sordo al richiamo ossessivo alla questione climatica. Questi temi, cos\u00ec come quello dei flussi migratori, spaccano gli Stati Uniti in due. Una frattura nella quale si \u00e8 inserito con successo Trump, il quale per\u00f2 non avrebbe comunque vinto senza la crescente spaccatura sociale tra i vincenti e i perdenti della globalizzazione. La carta a colori degli Usa, con il blu dei democratici a colorare gli stati della East e della West Coast, e il rosso dei repubblicani a riempire lo spazio degli stati pi\u00f9 interni, ne \u00e8 la pi\u00f9 evidente rappresentazione.<\/p>\n<p>Ovviamente, i commentatori anti-trumpiani fanno notare come appaia assurdo questo sostegno degli strati popolari a un multimiliardario, per giunta accompagnatosi nell\u2019occasione con l\u2019uomo pi\u00f9 ricco del mondo, quell\u2019Elon Musk che con la sua Tesla \u00e8 il simbolo stesso dell\u2019odiata transizione energetica pensata su misura per i ricchi. Questi commentatori avrebbero ragione, se non fossero gli stessi che nulla hanno da dire sui soldi di Bill Gates, George Soros e altri \u201cbenefattori\u201d della loro setta. E avrebbero ragione se segnalassero almeno di sfuggita lo stato effettivo della cosiddetta \u201cdemocrazia\u201d liberale \u2013 cosa che si guardano bene dal fare \u2013 dove a competere nelle campagne elettorali a suon di miliardi sono ormai solo i pochi Paperoni che possono permetterselo.<\/p>\n<p>Quello in corso da anni negli Usa \u00e8 il pi\u00f9 classico degli scontri tra dominanti. La lotta tra un\u2019oligarchia col \u201cbollino blu\u201d, progressista e politicamente corretta, e l\u2019outsider di turno che si fa largo con l\u2019astuzia e la spregiudicatezza, nasconde in realt\u00e0 il conflitto tra le diverse bande e gli opposti interessi di un sistema che \u00e8 per sua natura conflittuale al suo interno. Almeno a noi italiani, il caso di Silvio Berlusconi dovrebbe averci insegnato qualcosa.<\/p>\n<p>Tornando agli Usa, se le ragioni che hanno portato alla crisi di egemonia del blocco globalista sono piuttosto evidenti, meno chiaro \u00e8 quel che seguir\u00e0. Il trumpismo \u00e8 infatti un impasto assai eterogeneo, abbastanza coeso nell\u2019opporsi al progressismo cosmopolita, ma denso di contraddizioni sul piano sociale. Ecco perch\u00e9, man mano che la politica della nuova amministrazione si dipaner\u00e0, la crisi americana potrebbe in realt\u00e0 aggravarsi. Esattamente quello che ci auguriamo.<\/p>\n<p><strong><em>La Guerra Grande a una svolta?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Fin qui la politica \u201cinterna\u201d, con l\u2019ovvia avvertenza che l\u2019interno di una grande potenza come gli Usa si proietta sempre all\u2019esterno, intrecciandosi inevitabilmente con la stessa politica estera di Washington. Se al globalismo si sostituisce la rinazionalizzazione dell\u2019economia americana, sebbene sempre in forma privatistica e mercatista, ovvie le conseguenze sui tanti paesi che con gli Usa commerciano in maniera massiccia. Il caso degli annunciati dazi, e delle preventive convulsioni politiche tedesche, ce ne offre una dimostrazione evidente. Questa spinta alla rinazionalizzazione non \u00e8 tuttavia una novit\u00e0, n\u00e9 un\u2019esclusiva repubblicana, basti pensare all\u2019enorme sostegno all\u2019economia nazionale (2.000 miliardi) varato da Biden nel 2021. Con Trump, per\u00f2, questo processo subir\u00e0 un\u2019accelerazione. In quale misura e in quali forme ce lo diranno i prossimi mesi.<\/p>\n<p>Ma il tema che pi\u00f9 interessa, quello che pi\u00f9 intriga e alimenta illusioni, \u00e8 certamente quello della guerra. Trump non ha l\u2019obbligo della continuit\u00e0 con l\u2019amministrazione Biden, dunque pu\u00f2 permettersi \u2013 almeno in teoria \u2013 un\u2019ampia libert\u00e0 di manovra. Come la eserciter\u00e0? Il \u201cnuovo\u201d presidente ama parlare di pace, ed \u00e8 qui che ogni abbaglio \u00e8 possibile. Abbagli pericolosi, fuorvianti, da contrastare con decisione e da subito.<\/p>\n<p>Per molti l\u2019arrivo di Trump segner\u00e0 la fine della guerra in Ucraina, dunque il riconoscimento della sconfitta occidentale. A parere di chi scrive un errore gravissimo. Trump non solo non metter\u00e0 fine alla Guerra Grande (copyright Limes), ma finir\u00e0 probabilmente per aggiungere nuova benzina all\u2019incendio in corso. Mi rendo conto che si tratta di una lettura decisamente controcorrente, ma che ritengo realista e ben fondata. Vediamo il perch\u00e9.<\/p>\n<p>Dovrebbe essere chiaro a tutti come la guerra d\u2019Ucraina sia stata decisa a suo tempo a Washington per disintegrare la Federazione Russa, come premessa al decisivo confronto con la Cina. Ora la guerra non sta andando come nei disegni americani, ma questo non significa certo la rinuncia ai suoi obiettivi strategici. Obiettivi necessariamente bipartisan, che nessun capo dell\u2019impero a stelle e strisce potrebbe mai contrastare neppure se lo volesse.<\/p>\n<p>Quello che un presidente pu\u00f2 fare \u2013 e che Trump sicuramente far\u00e0 \u2013 \u00e8 invece la rimodulazione dei piani di guerra. Il che non \u00e8 poca cosa, ma \u00e8 l\u2019esatto contrario della fine della guerra. Sbaglia quindi sia chi pensa che nulla cambier\u00e0, sia chi pensa che il cambiamento consista nella pace.<\/p>\n<p>Per capire in cosa consister\u00e0 questo tentativo di rimodulazione (tentativo, perch\u00e9 molto dipender\u00e0 da chi sta dall\u2019altra parte della barricata) bisogna fare un passo indietro. Quando si parla di Terza Guerra Mondiale non si intende un conflitto immediatamente generalizzato e istantaneamente alla magnitudo pi\u00f9 elevata. Si intende invece un conflitto esteso, esistenziale per le parti in lotta, che potr\u00e0 concludersi solo con la ridefinizione di nuovi equilibri globali. Come si \u00e8 visto fin qui, un simile conflitto pu\u00f2 svolgersi con l\u2019uso di armi avanzatissime, ma stando al di sotto della soglia nucleare, sebbene il rischio di arrivarvi sia sempre elevato. Un conflitto di questo tipo pu\u00f2 prevedere anche periodi di tregua armata, di scaramucce non decisive, come pure momenti in cui la guerra economica prevale sul confronto militare.<\/p>\n<p><strong>FATTA QUESTA PREMESSA, VENIAMO AL NODO DECISIVO DELLA QUESTIONE.<\/strong><\/p>\n<p>Mentre aumenter\u00e0 la pressione sulla Cina, Trump pare orientato a dare via libera a un attacco pi\u00f9 deciso di Israele nei confronti dell\u2019Iran. Sappiamo tutti come per l\u2019entit\u00e0 sionista siano decisive le armi che arrivano da oltreoceano, nonch\u00e9 le portaerei dispiegate nel Mediterraneo e nel Golfo Persico. Una copertura mai messa in discussione da Biden alla faccia del genocidio a Gaza, ma che sar\u00e0 ancora pi\u00f9 forte con Trump nel ruolo di comandante in capo. Se alle dichiarazioni seguiranno i fatti, la situazione in Medio Oriente non potr\u00e0 che peggiorare. Altro che svolta di pace!<\/p>\n<p>A QUESTO INDURIMENTO SUL FRONTE MEDIORIENTALE SEGUIR\u00c0 UN ALLENTAMENTO SU QUELLO UCRAINO? QUESTA \u00c8 L\u2019IPOTESI CHE FANNO IN MOLTI, MA QUANTO \u00c8 REALISTICA?<\/p>\n<p><strong><em>Attenzione a un Minsk III<\/em><\/strong><br \/>\nLa domanda \u00e8: cosa intende Trump quando parla di pace? C\u2019\u00e8 davvero l\u2019idea di riconoscere un posto diverso alla Russia negli equilibri internazionali, accettando quindi un passo indietro nelle pretese della Nato, o si sta solo preparando l\u2019ennesimo tranello? In tutta evidenza \u2013 almeno a me cos\u00ec pare \u2013 la \u201cseconda che hai detto\u201d, come direbbe il comico.<br \/>\nDa qui l\u2019estranea prudenza di Putin, la cui circospezione non risponde solo a evidenti esigenze diplomatiche. Dieci anni fa a Mosca sono rimasti scottati con i protocolli di Minsk I (5 settembre 2014) e Minsk II (12 febbraio 2015), accordi truffa completamente disattesi sia da Kiev che dai suoi protettori occidentali. E grande \u00e8 il timore di finire intrappolati in una sorta di Minsk III, che servirebbe solo alla Nato per guadagnare tempo e riorganizzarsi, per poi riprendere la guerra al momento opportuno.<\/p>\n<p>A oggi Trump non ha ancora presentato il suo piano. Ma da quello che trapela (cio\u00e8, che viene lasciato trapelare) l\u2019idea sarebbe quella di: (1) congelare il fronte sulle linee attuali, (2) istituire una fascia demilitarizzata, (3) rimandare s\u00ec per 20 anni l\u2019ingresso dell\u2019Ucraina nella Nato, garantendogli per\u00f2 una copertura militare quantomeno equivalente. Sono accettabili per la Russia questi tre punti? La risposta \u00e8 no.<\/p>\n<p>Il cessate il fuoco avverrebbe infatti sul modello coreano, senza alcun accordo di pace. Un riconoscimento de facto, ma non de jure, della realt\u00e0 sul campo. Chiaro come una simile \u201csoluzione\u201d terrebbe sotto pressione la Russia per i prossimi anni. Per Mosca una prospettiva inaccettabile.<br \/>\nAncora pi\u00f9 improponibile il punto (3). L\u2019idea di Trump, evidentemente gi\u00e0 elaborata da tempo negli ambienti Nato, \u00e8 semplice. Fare finta che l\u2019Ucraina non entri nel Patto Atlantico, assicurandogli per\u00f2 lo stesso sostegno che gli \u00e8 stato fornito per preparare e condurre la guerra in corso. Questo obiettivo verrebbe raggiunto con la firma di un gran numero di accordi bilaterali tra gli stati della Nato e Kiev, sul modello di quello sottoscritto tra Meloni e Zelensky nel febbraio scorso. Se finisse cos\u00ec la futura Ucraina, pur formalmente esterna, finirebbe per essere non un semplice membro ordinario, ma addirittura un super-membro di fatto della stessa Nato. Altro che la neutralit\u00e0 chiesta da Putin!<\/p>\n<p>Ovvio come questo punto della mancata neutralit\u00e0 se ne porti dietro un altro, quello della \u201cdenazificazione\u201d chiesta dal Cremlino. \u201cDenazificare\u201d significa cambiare radicalmente l\u2019attuale gruppo al potere a Kiev, non passare semplicemente da Zelensky (comunque ormai bollito) a un qualsiasi uomo dell\u2019entourage di Poro\u0161enko (il presidente dei crimini del 2014) come sembra si voglia fare.<\/p>\n<p>\u00c8 naturale che Trump voglia imporre una svolta. La situazione attuale \u00e8 infatti insostenibile per la Nato. Fallite le sanzioni, la Russia potrebbe essere sconfitta solo con l\u2019invio di un nutrito contingente militare, operazione per la quale al momento i bellicosi europei non sembrano ancora pronti. Di fronte all\u2019alternativa tra la sconfitta e l\u2019invio delle truppe, quella di Trump \u00e8 una mossa astuta quanto infida: prendere tempo senza nulla concedere a Putin.<\/p>\n<p>Chi scrive non crede che Mosca cadr\u00e0 nel tranello, anche se le pressioni di altri paesi dei Brics potrebbero spingere in quella direzione. Certo, l\u2019idea della trattativa verr\u00e0 sicuramente accolta. Ma discutere dei preliminari di una trattativa \u00e8 cosa ben diversa dal concluderla. E iniziarla \u2013 questo \u00e8 il punto decisivo (vedi le vicende del Vietnam e della Corea) \u2013 non significa necessariamente un cessate il fuoco.<\/p>\n<p>Chi vivr\u00e0 vedr\u00e0. Ma non ci stupiremmo se dovesse essere proprio questo il primo punto di inciampo di una trattativa che \u00e8 difficile in s\u00e9, ma soprattutto per il contesto generale in cui eventualmente si svolger\u00e0. A Mosca sanno perfettamente che l\u2019intenzione di Trump non \u00e8 certo quella di arretrare nel conflitto globale col quale gli Usa vogliono ribadire la propria supremazia. MAGA \u2013 Make America Great Again (rendere l\u2019America di nuovo grande) \u2013, \u00e8 stato il motto col quale Trump ha vinto il 5 novembre. Che lo possa realizzare ne dubitiamo fortemente, ma che lo voglia perseguire con tutti gli strumenti \u00e8 certo.<br \/>\nIn quanto a tempi, mezzi, tattiche e priorit\u00e0 la guerra di Trump non sar\u00e0 identica a quella di Biden, ma guerra sar\u00e0. Meglio saperlo.<\/p>\n<p><em><strong>PS<\/strong> <\/em>\u2013 In questo articolo, gi\u00e0 fin troppo lungo, non ci siamo occupati delle ricadute della vittoria di Trump in Europa. Qui ne vedremo delle belle, e non solo per le contorsioni dei commentatori da talk show e dei tanti burattini che popolano il teatrino della politica continentale. Serio sar\u00e0 l\u2019impatto sulla tenuta di tanti paesi e della stessa Ue. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete. Leonardo Mazzei, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Alfiero Grandi*: L\u2019AUTONOMIA DIFFERENZIATA, GLI ATTACCHI ALLA COSTITUZIONE E LA VIA DEI REFERENDUM.<\/strong><\/p>\n<p>SULL\u2019AUTONOMIA REGIONALE DIFFERENZIATA (LEGGE CALDEROLI 86\/2024) C\u2019\u00c8 ATTESA PER IL PRONUNCIAMENTO DELLA CORTE SUI RICORSI PRESENTATI DA 4 REGIONI SULLA SUA INCOSTITUZIONALIT\u00c0 CHE ARRIVER\u00c0 NELLE PROSSIME SETTIMANE, MA NON TUTTO \u00c8 FERMO, COME DOVREBBE ESSERE, IN ATTESA DELLA SENTENZA.<\/p>\n<p>Anzi, Calderoli sta puntando a creare fatti compiuti, insieme ai sodali leghisti Zaia e Fontana, per frenare l\u2019impatto delle decisioni della Corte sulla legge e in vista del referendum abrogativo la cui l\u2019ammissibilit\u00e0 verr\u00e0 decisa a gennaio. Non a caso Giorgia Meloni ha fatto due tentativi, per fare eleggere un suo candidato nella Corte costituzionale per influire direttamente sulle sue decisioni. Tentativi falliti ma che hanno reso evidente il disegno di mettere sotto controllo anche gli organi di garanzia costituzionale coe la Corte e il CSM, stravolgendo l\u2019equilibrio costituzionale del 1948.<\/p>\n<p>Perfino Tajani, Ministro degli Esteri e leader di Foraza Italia, ha risposto picche, parlando in Veneto, alle pretese di Zaia chiarendo che commercio e rapporti con l\u2019estero debbono restare allo stato, come ha chiesto il Presidente della Calabria Occhiuto, FI.<\/p>\n<p>Il governo non ha voluto chiarire preventivamente quali materie e funzioni era disponibile a cedere alle regioni, rinviando le decisioni alla Presidente del Consiglio e questo rende oggi inevitabili crepe nella maggioranza.<\/p>\n<p>La talpa Calderoli lavora anche sulla Protezione civile. Zaia e Fontana ne pretendono i poteri per lo stato di calamit\u00e0, per i soccorsi, per i fondi (guarda caso) dimenticando che la Protezione civile in Italia si \u00e8 consolidata come struttura tecnica nazionale con tutti gli apporti necessari.<\/p>\n<p>Abbiamo visto cosa \u00e8 accaduto nella tragedia di Valencia dove il Presidente del Pais ha dichiarato l\u2019emergenza quando il territorio era gi\u00e0 allagato, ritardando la mobilitazione delle strutture di soccorso, aggravando i danni e il numero delle vittime.<\/p>\n<p>La Protezione civile italiana funziona, \u00e8 imitata da altri paesi, come struttura tecnica pronta ad affrontare emergenze che difficilmente seguono i confini regionali. La Protezione civile semmai andrebbe rafforzata come struttura nazionale, risolvendo il problema di garantire che i soccorsi abbiano tutte le risorse necessarie durante l\u2019emergenza e dopo, mentre sappiamo che le popolazioni colpite sono tuttora in attesa dei ristori. Nella legge di bilancio le risorse per i danni delle alluvioni non ci sono, malgrado le promesse di Giorgia Meloni.<\/p>\n<p>Anche Musumeci sembra avere detto no a Zaia e Fontana, ottenendo reazioni non amichevoli. Altri Ministri sono pi\u00f9 abbottonati. Non si sa se Valditara (Lega) avr\u00e0 il coraggio di resistere a tutela del sistema nazionale di istruzione pubblica, oppure cosa risponder\u00e0 la Ministra del lavoro o quello dell\u2019Ambiente. Troppi traffici silenziosi inquietano.<\/p>\n<p>Nel tentativo di afferrare qualche potere ad ogni costo si \u00e8 distinto il Presidente del Piemonte che ha chiesto per le Regioni i passaporti. Proposta estemporanea visto che l\u2019anagrafe \u00e8 dei Comuni, che i documenti vengono forniti dal Ministero degli Interni il quale sta sperimentando con le Poste l\u2019emissione pi\u00f9 rapida dei documenti. In questo che c\u2019entrano le regioni?<\/p>\n<p>E\u2019 sperabile che la Corte costituzionale tolga Zaia, Fontana, Calderoli e c. dall\u2019imbarazzo di arraffare qualche potere ad ogni costo dichiarando la legge 86\/24 incostituzionale, o in subordine dando via libera al referendum abrogativo per rimettere le cose a posto, visto che Giorgia Meloni continua a proteggere il patto di potere che \u00e8 alla base della tenuta del governo, che prevede per la Lega l\u2019autonomia regionale differenziata, per Forza Italia la separazione delle carriere dei magistrati (\u00e8 in corso alla Camera una forzatura sui tempi) e per Fratelli d\u2019Italia il Presidente del Consiglio eletto direttamente che ridurrebbe il parlamento ad un organo subalterno al Capo eletto e toglierebbe poteri e ruolo di garanzia al Presidente della Repubblica.<\/p>\n<p>\u00c8 un attacco alla Costituzione, all\u2019equilibrio dei poteri che essa prevede, alla loro indipendenza, da parte di chi non si riconosce nel carattere democratico ed antifascista della nostra Repubblica parlamentare, nata dalla Resistenza.<\/p>\n<p>Con il 44% dei voti la destra ha ottenuto il 59% dei parlamentari, malgrado questo enorme potere pretende di influire sull\u2019orientamento degli organi costituzionali di controllo per tacitarli e per blindare gli stravolgimenti istituzionali che vuole introdurre. La conferma viene dal tentativo di La Russa di reclutare parlamentari dell\u2019opposizione per arrivare al quorum necessario per le nomine nella Corte senza l\u2019opposizione.<\/p>\n<p>I 6 referendum: (Autonomia differenziata, cittadinanza, 4 per i diritti di chi lavora) sono la via per unire chi non accetta questo stravolgimento della Costituzione, ma bisogna avere consapevolezza che convincere ad andare a votare almeno 25 milioni di elettrici ed elettori \u00e8 un compito oggi molto impegnativo ed \u00e8 anzitutto sulle spalle delle forze della societ\u00e0, delle persone che vanno convinte. L\u2019opposizione politica non basta da sola, come si vede dall\u2019aumento delle astensioni. Per questo la campagna per i referendum deve continuare e crescere fino al voto nella prossima primavera.<br \/>\n*(Alfiero Grandi, \u00e8 un politico e sindacalista italiano. Deputato della Repubblica Italiana. Durata mandato, 2001)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Sen. La Marca*: presenta una interrogazione sul riconoscimento delle patenti di guida Italia-Ontario al MIT e al MAECI 02 &#8211; Aldo Torchiaro*: &#8220;Serve <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50696\" title=\"N\u00b046 \u2013 16\/11\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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