{"id":50645,"date":"2024-11-09T13:30:33","date_gmt":"2024-11-09T13:30:33","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50645"},"modified":"2024-11-09T22:17:04","modified_gmt":"2024-11-09T22:17:04","slug":"n45-09-novembre-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50645","title":{"rendered":"N\u00b045 &#8211; 09\/11\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>00 &#8211; La Sen. La Marca*: la senatrice incontra il DG Vignali per sollecitare una semplificazione dell\u2019amministrazione per gli italiani all&#8217;estero.<\/strong><br \/>\n<strong>01 &#8211; Marco Pasi*: Gli italiani residenti all\u2019estero raddoppiati in 18 anni &#8211; Il rapporto della fondazione Migrantes Gli iscritti all\u2019Anagrafe degli italiani residenti all\u2019estero sono l\u2019unica parte del paese \u00abche continua a crescere\u00bb, afferma il Rapporto Italiani nel Mondo 2024<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Andrea Fabozzi*: Governo di BULLI: ho torto, ma ho ragione &#8211; \u00abPaesi sicuri\u00bb \u00c8 Come per la calcolatrice, impugnata da Meloni in tv con Vespa per fare chiarezza sui numeri della legge di bilancio. Ma i conti non tornano e alla fine la [\u2026]<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Roberto Ciccarelli*: I conti sbagliati di Meloni: la calcolatrice non funziona &#8211; I tagli agli italiani Dalle audizioni sulla legge di bilancio il governo esce a pezzi: inizia la nuova austerit\u00e0<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Riccardo Piccolo*: Trump, le imprese europee che rischiano di pi\u00f9 dai dazi<\/strong><br \/>\n<strong>Il nuovo presidente annuncia tariffe del 20% su tutte le importazioni: a rischio soprattutto auto, macchinari e chimica, che rappresentano il 68% dell&#8217;export.<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Anna Fabi*: Manovra 2025: ecco gli emendamenti dei partiti di governo &#8211; Emendamenti alla Manovra 2025: partiti di governo, sindacati e industriali propongono modifiche su tasse, pensioni, sanit\u00e0 e investimenti.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; ANCHE NEI SALARI IL TRAGUARDO DELLA PARIT\u00c0 DI GENERE \u00c8 LONTANO &#8211; In Europa la differenza media oraria di pagamento tra uomini e donne \u00e8 di quasi il 13%. Tuttavia, non vengono considerati molti fattori, come le differenze dei livelli occupazionali e il lavoro di cura non pagato. EUROPA(*)<\/strong><br \/>\n<strong>07 \u2013 Redazione*: Voto Usa, la top 10 dei ricchi vince 64 miliardi &#8211; Elettorale Americana La vittoria di Donald Trump ha fatto guadagnare 64 miliardi di dollari ai dieci uomini pi\u00f9 ricchi del mondo, il maggior aumento azionario in un singolo giorno da quando il [\u2026]<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Ecco come i tagli di Giorgetti sono diventati la nuova normalit\u00e0. I tagli agli italiani In questo modo sar\u00e0 finanziata la manovra, ha detto il ministro dell\u2019economia al quarto giorno di audizioni in parlamento: approccio punitivo per gli enti locali, cresce la spesa militare: 7,7 miliardi di euro di tagli lineari ai ministeri nei prossimi tre anni. Per Giorgetti i dicasteri saranno \u00abliberi\u00bb di gestirli all\u2019interno dei paletti stabiliti dall\u2019austerit\u00e0. 5,6 miliardi di euro e oltre. Sono i tagli, solo in 3 anni, agli enti locali: comuni, citt\u00e0 metropolitane e regioni tra \u00abaccantonamenti\u00bb e riduzione di investimenti<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Le opacit\u00e0 del governo sul Pnrr non sono pi\u00f9 accettabili &#8211; L\u2019esecutivo continua a negare la pubblicazione di informazioni importanti per capire l\u2019effettiva valutazione di quanto fatto finora sul Pnrr, proprio in un momento in cui il piano dovrebbe entrare in una fase decisiva.<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; Luca Zorloni*: Commissione europea, cosa vogliono fare i futuri commissari su AI, spazio, startup, cyber security ed energia &#8211; Ci siamo letti il \u201clibro dei sogni\u201d dei futuri componenti della Commissione. Che ora devono passare le audizioni in Parlamento europeo. Ecco le loro idee in materia tech.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>00 &#8211; La Sen. La Marca*: LA SENATRICE INCONTRA IL DG VIGNALI PER SOLLECITARE UNA SEMPLIFICAZIONE DELL\u2019AMMINISTRAZIONE PER GLI ITALIANI ALL&#8217;ESTERO.<\/strong><\/p>\n<p>GIOVED\u00cc 7 NOVEMBRE, LA SENATRICE LA MARCA HA INCONTRATO IL DIRETTORE GENERALE PER GLI ITALIANI ALL\u2019ESTERO E LE POLITICHE MIGRATORIE, LUIGI VIGNALI, PER DISCUTERE DI ALCUNE PROBLEMATICHE CHE AFFLIGGONO GLI UTENTI DEI SERVIZI CONSOLARI ITALIANI, A PARTIRE DALLE NUMEROSE SEGNALAZIONI CHE OGNI GIORNO PERVENGONO AL SUO UFFICIO.<br \/>\nUno dei temi centrali del confronto \u00e8 stata la recente circolare del Ministero dell\u2019Interno (link circolare) che introduce importanti novit\u00e0 per il riconoscimento della cittadinanza italiana. La Senatrice ha sottolineato la necessit\u00e0 di definire al pi\u00f9 presto modalit\u00e0 operative chiare per la corretta gestione delle nuove procedure, con l\u2019obiettivo di rispondere alle esigenze di molti italiani all\u2019estero in attesa di chiarimenti. Su questo punto, il Direttore Vignali ha assicurato che sono in corso approfondimenti per elaborare direttive che possano essere applicate in modo chiaro e uniforme nel corso del prossimo anno.<br \/>\nLa seconda questione sollevata riguarda i portali Prenot@mi e FAST IT. Sebbene siano strumenti fondamentali per l\u2019accesso ai servizi consolari, questi portali necessitano di semplificazioni per rispondere meglio alle esigenze degli utenti e ridurre la complessit\u00e0 burocratica riscontrata da molti cittadini italiani all\u2019estero. La Senatrice ha sottolineato l\u2019importanza di integrare Prenot@mi e FAST IT in un\u2019unica piattaforma per ottimizzare i servizi digitali e ridurre i tempi d\u2019attesa. A riguardo, il Direttore Vignali ha confermato che sono previsti interventi di miglioramento nel corso del prossimo anno con l\u2019obiettivo di rendere pi\u00f9 agevole l\u2019accesso ai servizi digitali da parte dei cittadini all\u2019estero.<br \/>\nDurante l\u2019incontro, \u00e8 stato affrontato il tema dell\u2019attivazione delle CIE (Carte d\u2019Identit\u00e0 Elettroniche), evidenziando come molti cittadini residenti all\u2019estero stiano riscontrando problemi nel ricevere l&#8217;SMS di conferma per finalizzare la richiesta, spesso a causa dell&#8217;incompatibilit\u00e0 con numeri di telefono internazionali. \u201cSi tratta di problematiche che compromettono l\u2019accesso a un documento fondamentale, e meritano un intervento tempestivo,\u201d ha sottolineato La Marca.<br \/>\n\u201cSono stati fatti importanti passi avanti, e la volont\u00e0 di migliorare l\u2019accesso ai servizi e ridurre la burocrazia \u00e8 chiara e condivisa,\u201d ha dichiarato la Senatrice, che si \u00e8 detta soddisfatta del dialogo aperto e costruttivo con il Direttore Vignali. Ha anche espresso un sincero ringraziamento al Direttore per il suo impegno nel rispondere concretamente alle esigenze degli italiani all\u2019estero, auspicando che queste segnalazioni possano tradursi presto in azioni concrete per una maggiore efficienza e semplificazione dei servizi consolari.<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca &#8211; 3\u00aa Commissione &#8211; Affari Esteri e Difesa &#8211; Electoral College &#8211; North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Marco Pasi*: GLI ITALIANI RESIDENTI ALL\u2019ESTERO RADDOPPIATI IN 18 ANNI &#8211; IL RAPPORTO DELLA FONDAZIONE MIGRANTES GLI ISCRITTI ALL\u2019ANAGRAFE DEGLI ITALIANI RESIDENTI ALL\u2019ESTERO SONO L\u2019UNICA PARTE DEL PAESE \u00abCHE CONTINUA A CRESCERE\u00bb, AFFERMA IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO 2024<\/strong><\/p>\n<p>Dal 2006 a oggi gli iscritti all\u2019Anagrafe degli italiani residenti all\u2019estero (Aire) sono raddoppiati (+97,5%). L\u2019unica parte del paese \u00abche continua a crescere\u00bb, afferma la XIX edizione del Rapporto Italiani nel Mondo (Rim). \u00abOggi la comunit\u00e0 dei cittadini che vivono all\u2019estero \u00e8 composta da oltre 6milioni 134mila unit\u00e0\u00bb, si legge nello studio.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di 3,3 milioni di questi si trovano in Europa (54,2%). Il 40,6% tra America del Sud e del Nord (2,4 milioni in totale). Seguono: Oceania (2,7%), Asia (1,3%) e Africa (1,1%).<\/p>\n<p>Il 23,2% di chi risiede all\u2019estero ha tra i 35 e i 49 anni; il 21,7% appartiene alla fascia di et\u00e0 18-34 anni e il 19,5% a quella 50-64 anni. Il 14,6% \u00e8 minorenne, mentre gli anziani sono uno su cinque.<br \/>\nNUMERI che spingono monsignor Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, a riflettere: \u00abNon \u00e8 possibile che la politica non riconosca i cambiamenti che stanno avvenendo. Deve interpretarli e governarli con strumenti idonei e non pregiudiziali. Dal 1992 a oggi l\u2019Italia \u00e8 cambiata\u00bb.<br \/>\nBasti pensare che solo negli ultimi quattro anni il paese conta circa 652 mila residenti in meno. \u00abA tali partenze non corrispondono per\u00f2 altrettanti \u201critorni\u201d ma, piuttosto, una desertificazione dei territori. L\u2019estero ha sostituito l\u2019ascensore sociale bloccatosi negli anni Novanta\u00bb, precisa il Rim. Nel 2024 la Sicilia si conferma la regione con la comunit\u00e0 di iscritti Aire pi\u00f9 numerosa (+826 mila), seguita da Lombardia (+641 mila) e Veneto (+563 mila).<\/p>\n<p>Secondo il rapporto, poi, non si pone il giusto accento sulla mobilit\u00e0 interna. Mediamente su circa 2 milioni di trasferimenti annuali, quasi tre quarti riguardano movimenti tra comuni italiani.<\/p>\n<p>RISPETTO A 10 ANNI FA GLI ABITANTI DELLE COSIDDETTE AREE INTERNE SONO 700 MILA IN MENO.<\/p>\n<p>Ma anche la citt\u00e0 inizia a rifiutare i giovani. Il costo proibitivo della vita e degli affitti, sempre pi\u00f9 cari, spingono via i ragazzi. \u00abBisogna considerare la partenza non un abbandono, ma una possibilit\u00e0 di crescita per un ritorno pi\u00f9 utile.<br \/>\nAllo stesso tempo, si deve anche valorizzare chi ha scelto l\u2019Italia come meta di destinazione per ricominciare una vita pi\u00f9 dignitosa, facendo nascere figli che oggi si sentono pienamente italiani pur non essendolo di diritto\u00bb, si legge nello studio.<br \/>\nUN\u2019INDAGINE Istat del 2023 parla di nuove generazioni sempre pi\u00f9 digitali e multiculturali, ma spesso senza cittadinanza. Ben l\u201985,2% di chi ha tra gli 11 e i 19 anni e non \u00e8 formalmente italiano, si riconosce come tale. La legge \u00e8 ferma al 1992, cos\u00ec assistiamo a uno scollamento tra realt\u00e0 e azione politica. L\u2019acquisizione della cittadinanza \u00e8 diventata materia ideologica e non si riesce (o non si vuole) interpretare il modo in cui la mobilit\u00e0 umana sta mutando profondamente tale concetto.<br \/>\n\u00abOggi assistiamo a una distribuzione scalare dei diritti di cittadinanza nel mondo della mobilit\u00e0 e delle migrazioni. La cittadinanza \u00e8 vista in una sorta di gironi concentrici: nel primo ci sono i cittadini comunitari, i cui diritti sono regolati secondo il principio della reciprocit\u00e0; nel secondo i cittadini non comunitari, dove valgono accordi bilaterali, convenzioni, patti coloniali; nel terzo ci sono i rifugiati, i richiedenti asilo, gli apolidi, fino ad arrivare agli irregolari\u00bb, conclude il rapporto. Che ribadisce: \u00abPer questo \u00e8 importante, a partire dalla pari dignit\u00e0 delle persone e dal superamento di ogni forma di esclusione sociale, costruire percorsi di cittadinanza che aiutino a rileggere l\u2019uguaglianza sociale delle persone\u00bb<br \/>\n*(Marco Pasi is Associate Professor (UHD) in History of Hermetic philosophy and related currents. He holds a Laurea degree in Philosophy from the University ..)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Andrea Fabozzi*: GOVERNO DI BULLI: HO TORTO, MA HO RAGIONE &#8211; \u00abPAESI SICURI\u00bb \u00c8 COME PER LA CALCOLATRICE, IMPUGNATA DA MELONI IN TV CON VESPA PER FARE CHIAREZZA SUI NUMERI DELLA LEGGE DI BILANCIO. MA I CONTI NON TORNANO E ALLA FINE LA [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 Come per la calcolatrice, impugnata da Meloni in tv con Vespa per fare chiarezza sui numeri della legge di bilancio. Ma i conti non tornano e alla fine la presidente del Consiglio ammette: \u00abHo fatto un casino\u00bb. Anche sui migranti deportati in Albania hanno fatto un casino. Anzi, pi\u00f9 di uno: la sfilza di decreti e protocolli ha prodotto un clamoroso fallimento. E moltiplicato le sofferenze di sedici persone, costrette a navigare di cella in cella: avessero accesso a un minimo di stato di diritto adesso potrebbero chiedere i danni.<br \/>\nEppure ancora non basta, quel decreto \u201cpaesi sicuri\u201d che avrebbe dovuto rimettere in riga i giudici, per il quale si era convocato di urgenza il Consiglio dei ministri e sfidato il Quirinale, ora sparisce. Si inabissa per evitare anche il pieno controllo parlamentare. Il governo si deve correggere, si accorge che i suoi proclami non funzionano. Ma ormai senza freni reagisce con un nuovo strappo alle regole. Non chiede scusa anzi attacca chi non si adegua al \u201ccasino\u201d.<br \/>\nL\u2019attacco \u00e8 violentissimo. Colpisce anche la vita privata del giudice che ha applicato la legge che loro stessi hanno scritto. S\u00ec, perch\u00e9 il collegio di Bologna, presieduto da Marco Gattuso, non ha disapplicato il decreto con dentro la lista dei \u201cpaesi sicuri\u201d decisa al tavolo di palazzo Chigi. Eppure avrebbe potuto: la Corte costituzionale e la Corte di Giustizia ricordano ai giudici ordinari di interpretare il diritto in modo costituzionalmente orientato, cio\u00e8 tenendo presente che Costituzione e diritto europeo sono sovraordinati rispetto alle leggi nazionali. Un principio che nessuna \u201ccommissione speciale\u201d della maggioranza parlamentare potr\u00e0 mai sovvertire, per quanto si stia pensando persino a questo. Ma il collegio del tribunale di Bologna ha fatto invece una scelta prudente e intermedia, limitandosi a chiedere ai giudici di Lussemburgo come regolarsi, visto che il governo italiano ha tirato fuori una legge che smentisce il diritto europeo.<\/p>\n<p>In fondo \u00e8 proprio quello che il governo prevedeva, quando ha fatto il decreto. Ma la logica ormai \u00e8 perduta, per non dire del dovere di leale collaborazione: il governo dei bulli alza la voce e il tono delle minacce non solo per andare contro chi non si adegua ma anche per coprire i propri errori. Meloni dice che il provvedimento del giudice Gattuso \u00e8 \u00abun volantino propagandistico\u00bb per\u00f2 guarda caso \u00e8 lei che ritira la sua legge, perch\u00e9 non le basta. Il decreto nel nome del quale la destra muove guerra ai giudici \u2013 e i suoi giornali anche al Quirinale -, infatti, semplicemente sar\u00e0 lasciato morire. Lo ha candidamente annunciato il governo in parlamento: scherzavamo, non sar\u00e0 convertito. Cambiando per la terza volta ramo parlamentare, dribblando audizioni e pareri degli esperti, un qualche testo funzionale alle deportazioni dei migranti comunque ci sar\u00e0, ma diventer\u00e0 un emendamento a un altro decreto. Non serviva dunque il Consiglio dei ministri, inutile la conferenza stampa di Nordio e Mantovano, poi per\u00f2 la propaganda la farebbero i giudici.<\/p>\n<p>\u201cPaesi sicuri\u201d cambier\u00e0 forma e non \u00e8 improbabile che cambi anche sostanza, com\u2019\u00e8 gi\u00e0 accaduto tra il primo annuncio di palazzo Chigi e la pubblicazione del decreto (ora inutile) in Gazzetta ufficiale. La novit\u00e0 potrebbe avere conseguenze sul giudizio che adesso attende la Corte di giustizia europea e non \u00e8 da escludere che ci sia anche questo pensiero a palazzo Chigi. Del resto sul decreto Cutro hanno fatto lo stesso: pur di non mandarlo davanti ai giudici europei hanno rinunciato al ricorso contro le decisioni del tribunale di Catania (allora la nemica era la giudice Apostolico). Il governo, insomma, produce testi di legge come fossero comunicati stampa, per litigare con chi non gli d\u00e0 ragione e poi subito dopo per cambiare idea e smentirsi. E intanto gioca con le vite dei migranti e demolisce pezzo dopo pezzo i principi fondamentali, come l\u2019habeas corpus e il diritto d\u2019asilo. Ma guai a chi se ne accorge: lo stato di diritto ormai \u00e8 un impiccio.<br \/>\n*(Andrea Fabozzi &#8211; Cronista parlamentare, al manifesto dal 2001, insegnante di giornalismo a Unisob dal 2010. E\u2019 direttore del manifesto dal 2023)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Roberto Ciccarelli*: I CONTI SBAGLIATI DI MELONI: LA CALCOLATRICE NON FUNZIONA<\/strong><br \/>\n<strong>I TAGLI AGLI ITALIANI DALLE AUDIZIONI SULLA LEGGE DI BILANCIO IL GOVERNO ESCE A PEZZI: INIZIA LA NUOVA AUSTERIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>LA SECONDA STAGIONE DELLA SERIE \u00abAUSTERIT\u00c0 IN ITALIA\u00bb \u00c8 ANDATA IN ONDA IERI NELLA SALA DEL MAPPAMONDO DELLA CAMERA DOVE SI \u00c8 SVOLTA LA SECONDA TRAGICA GIORNATA DELLE AUDIZIONI SULLA LEGGE DI BILANCIO. Per il governo Meloni \u00e8 stato un massacro. A memoria di cronista negli ultimi anni raramente si \u00e8 visto un simile fuoco di fila di problemi, contraddizioni, cortocircuiti riscontrati in una manovra tanto modesta, quanto eterodiretta dai criteri del patto di stabilit\u00e0 europee firmato dalle destre al potere.<br \/>\nA SORPRESA \u00e8 spuntato un personaggio navigato che ha dato il ritmo alla puntata: Renato Brunetta, oggi a capo del Cnel, ex di molte stagioni, dotato dunque di qualche memoria. Fu ministro berlusconiano ai tempi della prima stagione della serie sull\u2019austerit\u00e0. Per Brunetta la legge di bilancio di Giorgetti e Meloni avr\u00e0 effetti recessivi sull\u2019economia, si inserisce in un quadro \u00abprociclico e restrittivo\u00bb in linea con la austerit\u00e0 imposta dal patto di stabilit\u00e0 europeo. Ovviamente, Brunetta ha detto che questa \u00e8 la realt\u00e0, ragazzi. Non si pu\u00f2 cambiare, ma adattarsi alla scelta fatta dall\u2019Europa neoliberale che fa l\u2019opposto di quello che dovrebbe fare: tagli, avanzi primari, regole \u00abstupide\u00bb di Maastricht invece di investimenti, aumento della domanda interna, eliminare la povert\u00e0. Non resta che sperare nel famoso Pnrr. Sempre ammesso che porti i suoi miracolosi effetti prima di giugno 2026. Dopo, ha ricordato Brunetta, finisce tutto. \u00abCi sar\u00e0 un burrone\u00bb. Ecco il vicolo cieco in cui il governo Meloni ha messo il paese, firmando il patto di stabilit\u00e0 e confermando le grandi e taciute difficolt\u00e0 del Pnrr di cui poco o nulla si parla.<br \/>\nManovra: alla sanit\u00e0 mancano 19 miliardi, cresce solo la spesa militare<br \/>\nLE PRIME CONSEGUENZE sono emerse ieri ascoltando l\u2019audizione dei comuni dell\u2019Anci e delle Regioni. I tagli \u2013 si parla di otto miliardi di euro \u2013 metteranno seriamente a rischio i servizi essenziali dei Comuni. L\u2019Anci, sia pure con qualche equilibrismo, lo ha scritto nero su bianco nella nota di accompagnamento all\u2019audizione. In cambio i comuni avranno 350 milioni di euro dal governo. Una miseria che non compensa neanche lontanamente i tagli e i mancati finanziamenti. La Corte dei Conti, audita ieri dai parlamentari, ha parlato anche della riduzione degli investimenti degli enti locali per gli successivi alla scadenza del Pnrr. \u00c8 il segno che si continuer\u00e0 a tagliare anche dopo essere finiti nel \u00abburrone\u00bb di cui ha parlato Brunetta.<br \/>\nINTERESSANTE \u00e8 stata l\u2019audizione di Marco Alparone, coordinatore degli Affari finanziari della conferenza delle regioni. Alparone ha spiegato il meccanismo presentato come un colpo di genio dal ministro dell\u2019economia Giorgetti. Si parla degli \u00abaccantonamenti\u00bb da oltre due miliardi di euro che, ha detto il ministro, non sono tagli ma qualcosa di diverso. Alparone che sa usare la calcolatrice meglio della presidente del Consiglio in Tv, ha descritto il cortocircuito creato dal governo: da un lato, aumenta relativamente, ma non in maniera insufficiente, la spesa sanitaria gestita dalle regioni; dall\u2019altro lato, costringe le regioni ad accantonare le risorse sul 20% di un bilancio dominato dalla spesa sanitaria. Questo significa che i vincoli imposti dal governo metteranno \u00aba rischio tutte le altre funzioni\u00bb svolte dalle regioni.<br \/>\nManovra: dalle banche e assicurazioni 3,5 miliardi, maxi taglio ai ministeri<br \/>\nECCO IL RISULTATO: \u00abO un aumento della pressione fiscale o una riduzione dei servizi\u00bb. Un\u2019alternativa devastante ma che sar\u00e0 necessario affrontare, previo confronto con l\u2019esecutivo, per affrontare le conseguenze della riduzione da 4 a 3 delle aliquote Irpef. Solo questa norma costerebbe alle regioni un miliardo. Insomma, chi paga? A occhio: i cittadini. Lilia Cavallari, presidente dell\u2019Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), ha visto il problema da un altro punto di vista. L\u2019accorpamento delle aliquote Irpef voluta dal governo aumenter\u00e0 la disparit\u00e0 tra i contribuenti e alterer\u00e0 la struttura dell\u2019Irpef.<br \/>\nIL BLOCCO DEL TURNOVER al 75% per il pubblico impiego, e in particolare alla sanit\u00e0, produrr\u00e0 effetti. Nella sua audizione Bankitalia ha sottolineato che nel prossimo decennio il fabbisogno dei medici crescer\u00e0 del 30% e quello degli infermieri del 14%. Il problema, come ha segnalato che non ci sono soldi a sufficienza per sostituire 50 mila persone. Questi sono gli effetti concreti dell\u2019austerit\u00e0.<br \/>\nManovra: il festival dei tagli al Welfare e ai servizi<br \/>\nDALL\u2019AUDIZIONE dell\u2019Istat \u00e8 emersa, tra l\u2019altro, la stima di quanto hanno davvero perso i salari in potere d\u2019acquisto in questi anni; il 16,3% per l\u2019inflazione cumulata. Le retribuzioni sono aumentate solo del 5,78%. La differenza fa 10%. Le risorse messe in manovra per recuperare questa perdita evidente a tutti oggi in Italia sono del tutto insufficienti. Lo sostengono Cgil e Uil che faranno lo sciopero generale del 29 novembre. Il loro incontro con Meloni, previsto ieri, \u00e8 stato rinviato per un\u2019influenza di quest\u2019ultima all\u201911 novembre. La manovra \u00e8 stata cos\u00ec impacchettata e non sar\u00e0 cambiata. La serie sembra gi\u00e0 scritta. Non \u00e8 inutile aspettarsi colpi di scena.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Roberto Ciccarelli, filosofo, blogger e giornalista, scrive per il manifesto. Ha pubblicato, tra l&#8217;altro, Il Quinto Stato)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Riccardo Piccolo*: TRUMP, LE IMPRESE EUROPEE CHE RISCHIANO DI PI\u00d9 DAI DAZI<\/strong><br \/>\n<strong>IL NUOVO PRESIDENTE ANNUNCIA TARIFFE DEL 20% SU TUTTE LE IMPORTAZIONI: A RISCHIO SOPRATTUTTO AUTO, MACCHINARI E CHIMICA, CHE RAPPRESENTANO IL 68% DELL&#8217;EXPORT.<\/strong><\/p>\n<p>La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane gela l&#8217;Europa. Il ritorno del Tycoon alla Casa Bianca, dopo il trionfo del 2020, fa rivivere a Bruxelles l&#8217;incubo dei dazi e delle guerre commerciali. In campagna elettorale, Trump ha promesso tariffe fino al 20% su tutte le importazioni europee se fosse stato rieletto. Una minaccia che pende come una spada di Damocle sul Vecchio Continente.<br \/>\nIl commercio tra Unione Europea e Stati Uniti vale circa 1.000 miliardi di euro all&#8217;anno tra beni e servizi. L&#8217;Unione gode di un surplus di 156 miliardi di euro sull&#8217;export di merci oltreoceano. Ma questo primato rischia di finire nel mirino di Trump e della sua politica &#8220;AMERICA FIRST&#8221;. Secondo le stime pi\u00f9 pessimistiche, riportate da Euro news, un dazio generalizzato del 10-20% farebbe crollare le esportazioni europee di un terzo in alcuni settori.<br \/>\nI SETTORI PI\u00d9 A RISCHIO<br \/>\nI comparti pi\u00f9 colpiti sarebbero i macchinari, gli autoveicoli e i prodotti chimici, che insieme nel 2023 hanno rappresentato il 68% dell&#8217;export Ue verso gli Stati Uniti. Per la Germania, motore economico europeo, i dazi sarebbero un duro colpo. Alcuni economisti calcolano che una tariffa del 10% potrebbe affossare il Pil tedesco dell&#8217;1,6% nel peggiore dei casi, vista la sua dipendenza dalle esportazioni di auto e macchinari verso gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Ma una guerra commerciale transatlantica avrebbe un prezzo ben pi\u00f9 alto dei decimali di Pil bruciati. Secondo i dati della Commissione europea, gli scambi tra le due sponde dell&#8217;Atlantico sostengono direttamente 9,4 milioni di posti di lavoro, che rischiano di essere spazzati via se si alzassero nuove barriere. L&#8217;effetto domino potrebbe trascinare nel vortice anche i gi\u00e0 tesi rapporti commerciali tra Bruxelles e Pechino, avverte Andr\u00e9 Sapir, ex consigliere del presidente della Commissione europea ed esperto del think tank Bruegel.<\/p>\n<p>UN&#8217;ECONOMIA GI\u00c0 FRAGILE<br \/>\nSecondo Reuters, il nuovo presidente intenderebbe introdurre un &#8220;Trump reciprocal trade act&#8221;, una legge che dovrebbe riequilibrare quello che lui considera un rapporto commerciale iniquo con l&#8217;Europa. Il punto centrale della sua critica \u00e8 che l&#8217;Ue venderebbe &#8220;milioni e milioni di auto&#8221; negli Stati Uniti, mentre non accetterebbe abbastanza prodotti americani, in particolare nel settore automobilistico e agricolo.<\/p>\n<p>L&#8217;ombra dei dazi di Trump arriva in un momento delicato per l&#8217;economia europea. Gi\u00e0 sull&#8217;orlo della recessione, l&#8217;Eurozona difficilmente potrebbe permettersi uno scontro commerciale con il suo principale partner. Secondo le stime di Goldman Sachs, riportate da Euronews, un dazio del 10% sull&#8217;import Usa dall&#8217;Europa farebbe calare il Pil dell&#8217;Eurozona dell&#8217;1%. Proiezioni ancora pi\u00f9 fosche stimano che le misure di Trump rallenterebbero la crescita europea dell&#8217;1,5% entro il 2028, spingendo il Vecchio Continente in una spirale recessiva.<\/p>\n<p>Peraltro il settore dell&#8217;auto \u00e8 in crisi nera. Per esempio, in Italia la produzione di autovetture \u00e8 crollata del 35,5% nei primi sette mesi dell&#8217;anno e del 54,7% nel mese di luglio, secondo gli ultimi dati dell&#8217;Anfia, l&#8217;associazione della filiera automobilistica, allontanando l&#8217;obiettivo di un milione di veicoli indicato dal governo. In Italia sono slittati anche gli investimenti nella gigafactory di batterie di Termoli, in Molise, da parte di Stellantis e il ministero delle Imprese e del made in Italy ha spostato su altri progetti i 250 milioni di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza che vi erano destinati.<br \/>\nL&#8217;Ue si \u00e8 gi\u00e0 scottata con i dazi di Trump durante il suo primo mandato, quando furono colpiti 6,4 miliardi di euro di acciaio e alluminio made in Europe. Bruxelles da allora ha rafforzato il suo scudo, ma la tregua siglata con l&#8217;amministrazione Biden scadr\u00e0 il 21 marzo 2025, appena due mesi prima dell&#8217;insediamento del nuovo presidente. Il tempo stringe per negoziare ed evitare una tempesta perfetta sull&#8217;economia europea.<br \/>\n*(Riccardo Piccolo. Giornalista professionista specializzato in web editing e social media management per diverse testate online)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Anna Fabi*: MANOVRA 2025: ECCO GLI EMENDAMENTI DEI PARTITI DI GOVERNO &#8211; EMENDAMENTI ALLA MANOVRA 2025: PARTITI DI GOVERNO, SINDACATI E INDUSTRIALI PROPONGONO MODIFICHE SU TASSE, PENSIONI, SANIT\u00c0 E INVESTIMENTI.<\/strong><\/p>\n<p>LA LEGGE DI BILANCIO 2025 ENTRA NELLA FASE DECISIVA: SE DA UN LATO SI AVVICENDANO LE AUDIZIONI PARLAMENTARI DELLE PARTI SOCIALI, DALL\u2019ALTRO \u00c8 UNA CORSA CONTRO IL TEMPO PER STRAPPARE MODIFICHE E CORRETTIVI AL TESTO.<br \/>\nIl termine ultimo per la presentazione degli emendamenti \u00e8 luned\u00ec 11 novembre 2024, con un margine strettissimo per i partiti di maggioranza e opposizione.<br \/>\nL\u2019obiettivo comune \u00e8 inserire modifiche significative che riguardano principalmente tagli alle tasse, incentivi alle imprese e interventi sul welfare.<\/p>\n<p>Indice:<br \/>\n&#8211; EMENDAMENTI ALLA MANOVRA 2025: LE PROPOSTE DEI PARTITI<br \/>\n&#8211; LE RICHIESTE DEI SINDACATI<br \/>\n&#8211; IL PARERE DI CONFINDUSTRIA<br \/>\n&#8211; IL CALENDARIO DELLA LEGGE DI BILANCIO<\/p>\n<p>Emendamenti alla Manovra 2025: le proposte dei partiti<br \/>\nLa battaglia politica si concentra soprattutto su temi fiscali e sociali, con particolare attenzione ai benefici per famiglie, imprese e lavoratori.<\/p>\n<p>FORZA ITALIA SPINGE PER UN ULTERIORE TAGLIO IRPEF, chiedendo di ridurre l\u2019aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33% per i redditi fino a 60mila euro. Chiede anche modifiche alla web tax, per evitare di penalizzare startup e siti editoriali con fatturati modesti, e interventi su sugar tax e pensioni minime.<\/p>\n<p>LA LEGA INSISTE SULL\u2019ESTENSIONE DELLA FLAT TAX AGLI AUTONOMI CON REDDITI FINO A 100MILA EURO (attualmente il limite \u00e8 di 85mila euro) e si oppone all\u2019aumento dell\u2019aliquota sulle plusvalenze da criptovalute, salita dal 26% al 42%. Il partito si concentra anche su misure per garantire il turn-over nelle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n<p>FRATELLI D\u2019ITALIA PUNTA SUL TAGLIO DELL\u2019IRPEF come obiettivo principale e propone di favorire gli investimenti derivanti dalla previdenza complementare, con l\u2019intento di canalizzare risorse verso settori strategici.<br \/>\nLe richieste dei sindacati<\/p>\n<p>TRA I SINDACATI, CGIL E UIL SI OPPONGONO AL CONCORDATO FISCALE e chiedono maggiori risorse per Sanit\u00e0 e Scuola, riducendo al contempo le spese per la Difesa. Insistono inoltre sull\u2019aumento del fondo per l\u2019Automotive, ridotto di 4,5 miliardi di euro. La CISL, che non partecipa agli scioperi, punta a riaprire il dibattito sulla riforma delle pensioni, chiedendo anche un\u2019estensione del contributo delle banche e assicurazioni alle multinazionali di settori strategici come logistica, digitale, farmaceutico ed energia.<\/p>\n<p>IL PARERE DI CONFINDUSTRIA<br \/>\nDA PARTE SUA, CONFINDUSTRIA CHIEDE INCENTIVI MAGGIORI PER LA TRANSIZIONE TECNOLOGICA E PUNTA SU UNA IRES PREMIALE: propone che le aziende possano mantenere almeno il 70% degli utili per investirne il 30% in tecnologia, produttivit\u00e0 e welfare. In questo modo si potrebbe dare una spinta concreta alla crescita e alla competitivit\u00e0 delle imprese italiane.<\/p>\n<p>Il calendario della Legge di Bilancio<\/p>\n<p>Dopo la scadenza dell\u201911 novembre per la presentazione degli emendamenti, la settimana successiva saranno selezionati per ogni gruppo parlamentare quelli pi\u00f9 rilevanti, sui quali si discuter\u00e0 concretamente.<br \/>\nIl testo arriver\u00e0 alla Camera blindato, per poi passare al Senato per l\u2019ok definitivo, incrociandosi con il decreto fiscale che \u00e8 attualmente in discussione.<br \/>\nI prossimi giorni saranno quindi cruciali per stabilire l\u2019entit\u00e0 delle modifiche alla manovra, con partiti e parti sociali che cercheranno di influenzare il testo finale.<br \/>\n*(Anna Fabi)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; ANCHE NEI SALARI IL TRAGUARDO DELLA PARIT\u00c0 DI GENERE \u00c8 LONTANO &#8211; In Europa la differenza media oraria di pagamento tra uomini e donne \u00e8 di quasi il 13%. Tuttavia, non vengono considerati molti fattori, come le differenze dei livelli occupazionali e il lavoro di cura non pagato. EUROPA(*)<\/strong><\/p>\n<p>\u2022 IN EUROPA, IL SALARIO ORARIO MEDIO FEMMINILE \u00c8 INFERIORE DEL 12,7% RISPETTO A QUELLO MASCHILE.<br \/>\n\u2022 IL VALORE PI\u00d9 ALTO SI REGISTRA IN ESTONIA (21,3%), QUELLO PI\u00d9 BASSO IN LUSSEMBURGO (-0,7%).<br \/>\n\u2022 IL DATO EUROPEO \u00c8 IN LEGGERO CALO PER\u00d2 NON \u00c8 CONSIDERATO SUFFICIENTE.<br \/>\n\u2022 CI SONO ULTERIORI ASPETTI DA CONSIDERARE PER VALUTARE L&#8217;EQUIT\u00c0 NEL MERCATO DEL LAVORO.<\/p>\n<p>La disparit\u00e0 di genere \u00e8 un problema strutturale di tutte le societ\u00e0 ed \u00e8 rappresentata in molte sfaccettature. Una di queste \u00e8 la disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, che si tratti dell\u2019accesso all\u2019impiego o delle sue condizioni. Uno degli aspetti pi\u00f9 emblematici \u00e8 il divario retributivo di genere, una misura spesso complessa da contestualizzare e interpretare.<\/p>\n<p>COS\u2019\u00c8 IL DIVARIO RETRIBUTIVO DI GENERE.<br \/>\nL\u2019obiettivo dell\u2019indicatore \u00e8 quello di individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici. Sono considerati sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi \u00e8 impiegato nell\u2019economia informale. Inoltre non sono compresi tutti i settori lavorativi, escludendo i comparti dell\u2019agricoltura, della difesa, oltre che degli enti sovranazionali e dell\u2019impiego pubblico. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.<br \/>\nQuesto valore \u00e8 attualmente uno dei pi\u00f9 utilizzati per delineare le politiche di appianamento delle differenze salariali. La commissione europea afferma che la riduzione del divario reddituale e pensionistico tra uomini e donne \u00e8 una priorit\u00e0, per la quale \u00e8 stata formulata una strategia specifica. Vai a \u201cChe cos\u2019\u00e8 il divario retributivo di genere\u201d<br \/>\n\u00c8 un indicatore particolarmente complesso da contestualizzare, dal momento che si tratta di una fotografia complessiva della situazione che riflette non solo le possibili disparit\u00e0 di trattamento per una medesima posizione ma anche numerose caratteristiche del mercato del lavoro. Ci sono infatti dei settori in cui tendenzialmente ci sono pi\u00f9 donne o uomini occupati in cui si rilevano alcune dinamiche particolari e fasce salariali differenti, oltre alla diversit\u00e0 di posizioni che vengono ricoperte all\u2019interno di un determinato contesto.<\/p>\n<p>L\u2019INCIDENZA DELLE DONNE CON POSIZIONI MANAGERIALI IN EUROPA.<br \/>\nNel 2022 si contavano in Unione europea circa 194 milioni di persone con un\u2019occupazione, di cui poco meno di 104 sono uomini mentre circa 90 sono donne.<br \/>\n12,7% quanto le donne guadagnano di meno rispetto agli uomini nell\u2019economia europea nel suo complesso (Eurostat, 2022).<br \/>\nQuesta percentuale aumenta al 13,1% se si considerano solo i paesi dell\u2019area euro. Si tratta per\u00f2 di un dato che varia molto tra gli stati continentali.<br \/>\nIN ESTONIA IL DIVARIO RETRIBUTIVO DI GENERE SI ASSESTA AL 21%<br \/>\nDIVARIO RETRIBUTIVO DI GENERE NEI PAESI DELL\u2019UNIONE EUROPEA (2022)<br \/>\nIl paese che registra la percentuale pi\u00f9 alta \u00e8 l\u2019Estonia, paese dove il divario retributivo di genere si assesta al 21,3%. Seguono Austria (18,4%), Repubblica Ceca (17,9%) e Germania (17,7%). A registrare i valori minori sono invece Belgio (5,0%), Romania (4,5%)<br \/>\ne Italia (4,3%). La percentuale pi\u00f9 bassa si registra in Lussemburgo: -0,7%. Significa che in quel paese, le donne guadagnano in media leggermente di pi\u00f9 rispetto agli uomini.<br \/>\nEurostat pubblica anche dati di maggiore dettaglio sul tema, rispetto alle caratteristiche del mercato del lavoro, dei lavoratori o delle lavoratrici. Per esempio, risulta pi\u00f9 basso per lavoratrici e lavoratori pi\u00f9 giovani mentre il settore in cui si registrano i valori pi\u00f9 alti tra i paesi europei \u00e8 quello finanziario e assicurativo. Si tratta per\u00f2 di dati parziali che non sono disponibili per tutti gli stati continentali.<\/p>\n<p>IN UNIONE EUROPEA IL DIVARIO RETRIBUTIVO DI GENERE \u00c8 IN LIEVE CALO<br \/>\nANDAMENTO DEL DIVARIO RETRIBUTIVO DI GENERE IN UNIONE EUROPEA E ALCUNI PAESI EUROPEI (2010-2022)<\/p>\n<p>Il divario retributivo di genere mira a individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici. Si considerano sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi \u00e8 impiegato nell\u2019economia informale. Inoltre, non sono compresi tutti i settori lavorativi. Si escludono infatti le occupate e gli occupati del contesto agricolo, degli enti sovranazionali e chi \u00e8 impiegato nel settore della difesa e nel pubblico impiego. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.<br \/>\nTra il 2010 al 2022 assistiamo a un calo del divario retributivo di genere nei paesi dell\u2019Ue. La percentuale raggiunge il suo massimo nel 2012 (16,4%) per poi scendere costantemente fino al 2021 e mantenere lo stesso valore nel 2022.<br \/>\nSi tratta per\u00f2 di una diminuzione che non viene considerata sufficiente dalla Commissione europea. Il paese europeo tra quelli considerati che riporta sistematicamente il divario retributivo di genere pi\u00f9 alto \u00e8 la Germania mentre quello in cui \u00e8 pi\u00f9 basso \u00e8 l\u2019Italia. Ma, come viene spiegato in una nota del parlamento europeo, una percentuale minore non \u00e8 per forza una rappresentazione dell\u2019equit\u00e0 in senso pi\u00f9 ampio del mercato del lavoro.<br \/>\nInterpretare i numeri non \u00e8 cos\u00ec semplice come sembra. Difatti, un minore divario retributivo di genere in un paese specifico non corrisponde necessariamente a una maggiore uguaglianza di genere. In alcuni stati membri, divari retributivi pi\u00f9 bassi tendono ad essere collegati ad una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. A loro volta, divari pi\u00f9 alti tendono a essere collegati ad un\u2019elevata percentuale di donne che svolgono un lavoro part-time o alla loro concentrazione in un numero ristretto di professioni.<\/p>\n<p>\u2013 Divario retributivo di genere: le donne guadagnano meno degli uomini nell\u2019UE? \u2013 parlamento europeo<\/p>\n<p>Ci sono quindi degli aspetti che non rientrano direttamente all\u2019interno dell\u2019indice che potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla situazione. Parliamo per esempio dei diversi tassi di occupazione, che risultano tendenzialmente maggiori tra gli uomini rispetto alle donne, ma anche la differente quantit\u00e0 di lavoratrici e lavoratori con contratti part-time e full-time. Aspetti che si legano al tema della disparit\u00e0 del lavoro di cura tra uomini e donne e cosa comporta per la carriera della madre, costretta talvolta a un\u2019interruzione del lavoro o a un part-time lavorativo.<br \/>\nCon l\u2019obiettivo di considerare tutti questi elementi, Eurostat ha provato a sviluppare un indice composito chiamato gender overall earning gap. Ma \u00e8 stato calcolato esclusivamente per il 2018, a causa di alcune dibattute complessit\u00e0 metodologiche.<br \/>\nlavorano meno di quanto vorrebbero Europa<br \/>\nCon sottoccupazione si intende la condizione di chi \u00e8 obbligato a scegliere un impiego part-time, nonostante desideri lavorare pi\u00f9 ore. Un fenomeno che in Ue \u00e8 diffuso soprattutto tra le donne.<\/p>\n<p>Quando si parla di lavoro, si tende a dare molto rilievo alla disoccupazione. Tuttavia questo indicatore, per quanto importante, non \u00e8 di per s\u00e9 esaustivo. In approfondimenti precedenti abbiamo ad esempio parlato del tasso di occupazione, che permette di isolare quella parte di popolazione che lavora effettivamente, senza quindi considerare gli inattivi.<br \/>\nMa anche rispetto all\u2019occupazione, bisogna considerare la qualit\u00e0 dell\u2019impiego stesso. Ad esempio, se incontra le aspirazioni della persona. Oppure se il contratto \u00e8 precario, se l\u2019impiego \u00e8 ben retribuito e se le ore di lavoro corrispondono a quelle che la persona vuole svolgere.<\/p>\n<p>COSA SI INTENDE PER DEBOLEZZA DEL MERCATO DEL LAVORO<br \/>\nPer esaminare lo stato del mercato del lavoro e le condizioni di chi ne fa parte, \u00e8 importante tenere conto anche di ci\u00f2 che viene indicato come la sua parte debole o lenta \u2013 in inglese, labour market slack.<br \/>\nSi tratta di uno dei principali indicatori usati per quantificare il sottoutilizzo della forza lavoro disponibile e comprende tutte quelle persone che risultano, in un modo o nell\u2019altro, avere un attaccamento debole al lavoro. Si parla in questo senso dei disoccupati (ovvero delle persone che non lavorano ma sono comunque alla ricerca di un impiego), ma anche delle persone scoraggiate rispetto alla ricerca di un impiego, o che lavorano poco \u2013 come evidenzia il report di Eurofund. Specificamente, indica lo scarto tra il lavoro desiderato e quello disponibile.<br \/>\nLabour slack exists when there are more workers willing to work a given number of hours than available jobs providing those hours of work. In such cases, some people\u2019s demand for employment remains frustrated, and they stay involuntarily jobless; alternatively, they work fewer hours than they would like.<\/p>\n<p>&#8211; Eurofund<br \/>\nUna lentezza o fiacchezza del mercato del lavoro esiste quindi nel momento in cui c\u2019\u00e8 pi\u00f9 offerta rispetto alla domanda \u2013 sia per quanto riguarda le persone che il quantitativo di lavoro che esse svolgono o sono disposte a svolgere.<br \/>\nUlteriori manifestazioni del sottoutilizzo della forza lavoro secondo lo schema dell\u2019organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sono poi la sovraqualificazione, ovvero quando le persone svolgono un impiego rispetto al quale hanno qualifiche o competenze pi\u00f9 elevate, e le retribuzioni inadeguate.<br \/>\n14% la componente debole del mercato del lavoro in Ue (2021).<\/p>\n<p>IN SPAGNA, ITALIA E GRECIA PI\u00d9 DEL 20% DEL MERCATO DEL LAVORO \u00c8 DEBOLE<br \/>\nLA PERCENTUALE DI PERSONE CON UN ATTACCAMENTO DEBOLE AL MONDO DEL LAVORO NEI PAESI UE (2021)<\/p>\n<p>I dati si riferiscono alla quota di forza lavoro debole sul totale della forza lavoro allargata, che comprende i disoccupati, gli occupati e gli inattivi, sia quelli disponibili ma non alla ricerca di un impiego che quelli alla ricerca ma non disponibili.<br \/>\nSi tratta di un fenomeno che nel sud Europa in maniera particolare ha un&#8217;entit\u00e0 significativa. In Spagna ad esempio riguarda circa un quarto di tutto il mercato del lavoro. L&#8217;Italia \u00e8 seconda da questo punto di vista (22,8%), seguita dalla Grecia (22,2%).<br \/>\nAgli ultimi posti invece si trovano alcuni paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale, in particolare Repubblica Ceca (3,9%), Polonia (5,7%) e Malta (5,5%).<\/p>\n<p>QUANTI EUROPEI LAVORANO MENO DI QUANTO VORREBBERO?<br \/>\nUna delle principali componenti di questa parte del mercato del lavoro \u00e8 quella relativa al part-time. Importante in questo senso \u00e8 infatti sottolineare, come fa il report Eurofund, che in moltissimi casi il lavoro part-time non \u00e8 una libera scelta, ma un ripiego, qualcosa di non voluto, il risultato di una difficolt\u00e0 a trovare un impiego pi\u00f9 sicuro.<\/p>\n<p>IL LAVORO PART-TIME \u00c8 PERLOPI\u00d9 INVOLONTARIO.<br \/>\nSi parla in questo senso di &#8220;involuntary part-timers&#8221;, occupati a tempo parziale involontari. Senza dimenticare che anche lavorare troppe ore \u00e8 un fattore di rischio a livello sociale e per la salute individuale, \u00e8 comunque importante evidenziare che un&#8217;incidenza molto elevata di lavoro a tempo parziale \u00e8 sintomo di un problema all&#8217;interno del mondo del lavoro.<br \/>\n[Underemployment is] when the working time of persons in employment is insufficient in relation to alternative employment situations in which they are willing and available to engage.<\/p>\n<p>&#8211; Oil, 19a risoluzione (2013)<br \/>\nSi parla in questo senso di lavoro a tempo parziale come di &#8220;sottoccupazione&#8221; (in inglese, underemployment) &#8211; definita dall&#8217;Oil come la situazione in cui la quantit\u00e0 di lavoro di persone occupate risulta insufficiente rispetto a prospettive lavorative alternative che la persona accetterebbe.<br \/>\nNel 2021 l&#8217;incidenza in Ue era mediamente pari al 2,8% del totale del mercato del lavoro. Una quota contenuta, ma che \u00e8 rimasta stabile negli anni e varia ampiamente da un paese europeo all\u2019altro.<br \/>\n\u00c8 importante evidenziare che la misura della sottoccupazione non \u00e8 oggettiva, ma viene fatta a partire dalla sensazione del lavoratore di poter lavorare pi\u00f9 ore di quanto non faccia abitualmente.<\/p>\n<p>IN ITALIA E SPAGNA \u00c8 AUMENTATA LA QUOTA DI LAVORATORI PART-TIME<br \/>\nLA QUOTA DI PERSONE CHE LAVORANO A TEMPO PARZIALE NEI PAESI UE PI\u00d9 POPOLOSI (2009-2021)<\/p>\n<p>I dati sono riferiti alla quota di sottoccupati di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 74 anni, sul totale della forza lavoro allargata. La condizione \u201cpart time\u201d non \u00e8 basata su una misura oggettiva, ma sulla sensazione della persona di poter lavorare pi\u00f9 ore.<br \/>\nL&#8217;incidenza della sottoccupazione in Ue ha visto un andamento irregolare. Analizzando i dati relativi ai paesi pi\u00f9 popolosi (Germania, Francia, Italia e Spagna), vediamo che il dato era molto elevato nel 2009 in Francia e Spagna (pari rispettivamente al 6% e al 4,1%), mentre in Germania si attestava al 3,2% e l&#8217;Italia riportava la cifra pi\u00f9 bassa (1,6%).<br \/>\nIn Francia e Germania si \u00e8 poi registrato, negli anni, un graduale calo (rispettivamente di 1,7 e 1,8 punti percentuali). Mentre in Spagna si \u00e8 verificato un incremento che ha portato questa componente della forza lavoro a toccare il 6,5% nel 2014, per poi calare progressivamente fino al 4,8% nel 2020 (e registrare un lieve aumento nel 2021). Anche in Italia la cifra \u00e8 pi\u00f9 elevata nel 2021 rispetto al 2009: 3%, ovvero 1,4 punti percentuali in pi\u00f9 rispetto al dato di 11 anni prima.<\/p>\n<p>IL LAVORO PART-TIME, UNA QUESTIONE DI GENERE<br \/>\nLa sottoccupazione \u00e8 un fenomeno che colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini. Pur essendo mediamente pi\u00f9 istruite, ad oggi in Ue le donne lavorano ancora meno degli uomini. A causa di pregiudizi sociali e culturali sui ruoli familiari,<br \/>\nspesso sono costrette pi\u00f9 dei loro colleghi maschi a scegliere occupazioni con meno ore, che permettano loro di dedicarsi principalmente alla cura della famiglia e della casa. Condizioni dettate da una forte disparit\u00e0 di genere che ancora incide in Europa.<br \/>\n4% delle donne in Ue svolge un lavoro part-time (2021).<br \/>\nUna quota che nel caso degli uomini \u00e8 pari invece ad appena l\u20191,8%. Il lavoro a tempo parziale ha quindi un&#8217;incidenza pi\u00f9 che doppia tra le donne. Un dato che per\u00f2 varia ampiamente da paese a paese.<\/p>\n<p>IN SPAGNA IL 7,6% DELLE DONNE LAVORA PART-TIME<\/p>\n<p>LA QUOTA DI UOMINI E DONNE CHE LAVORANO A TEMPO PARZIALE, NEGLI STATI UE (2021)<\/p>\n<p>Non sono disponibili i dati sul lavoro part-time maschile in Estonia. I dati sono riferiti a tutti i lavoratori, sia dipendenti che indipendenti, di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 74 anni.<br \/>\nIl dato pi\u00f9 elevato lo registra :<br \/>\n\u2022 la Spagna, dove il 7,6% delle donne svolge un lavoro con un quantitativo pi\u00f9 basso di ore (contro il 2,8% degli uomini).<br \/>\n\u2022 Seguono i Paesi Bassi (7,5%) e la Francia (6,3%).<br \/>\n\u2022 L&#8217;Italia (4,2%) \u00e8 solo leggermente al di sopra della media Ue.<br \/>\n\u2022 Mentre agli ultimi posti si trovano alcuni paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale &#8211; in particolare la Bulgaria (0,3%, senza alcuna differenza di genere), la Repubblica Ceca e la Slovacchia (entrambe con 0,5%). La Romania \u00e8 l&#8217;unico stato Ue in cui questa cifra risulta pi\u00f9 elevata tra gli uomini (1,9% contro 0,7%).<br \/>\nDa sottolineare inoltre che, considerando i punti di divario, le maggiori disparit\u00e0 di genere si registrano in Spagna (4,8 punti percentuali), Francia (3,9) e Paesi Bassi (3,6).<\/p>\n<p>UN FOCUS SULL&#8217;ITALIA<br \/>\nApprofondendo la situazione interna al nostro paese, a livello regionale emerge una forte eterogeneit\u00e0, da leggere con particolare attenzione. A un primo sguardo, vediamo che tra i lavoratori part-time l&#8217;incidenza femminile \u00e8 maggiore al nord.<\/p>\n<p>81,5% DEI LAVORATORI PART-TIME NELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO SONO DONNE (2021).<br \/>\nIN TRENTINO ALTO ADIGE E VENETO PI\u00d9 DELL\u201980% DEI LAVORATORI PART-TIME SONO DONNE<br \/>\nLA RIPARTIZIONE DI GENERE DEL LAVORO A TEMPO PARZIALE NELLE REGIONI ITALIANE (2021)<br \/>\nI dati indicano la quota di uomini e donne sul totale dei lavoratori a tempo parziale. Non sono indicativi quindi di quanto, tra i due generi, il lavoro part-time incida rispetto a quello a tempo pieno. Sono considerate le persone di tutte le posizioni professionali, dipendenti e indipendenti, e di et\u00e0 compresa tra i 15 e gli 89 anni.<br \/>\nNelle province autonome di Bolzano e Trento e in Veneto pi\u00f9 dell&#8217;80% dei lavoratori part-time sono di sesso femminile. Seguono sotto questo aspetto la Valle d&#8217;Aosta (78,6%) e la Lombardia (77,2%). Mentre le cifre pi\u00f9 basse si riscontrano in Calabria (55,4%), in Sicilia e in Campania (entrambe intorno al 60%).<br \/>\nNel sud Italia \u00e8 pi\u00f9 basso il tasso di occupazione femminile.<br \/>\nMa bisogna tenere conto del fatto che l&#8217;occupazione \u00e8 diversa nelle varie regioni e che ad esempio nel meridione \u00e8 molto pi\u00f9 elevato il tasso di inattivit\u00e0 e molto pi\u00f9 basso quello di occupazione, soprattutto tra le donne. Se anzich\u00e9 considerare il numero di donne sul totale dei lavoratori a tempo parziale analizziamo la composizione dell&#8217;occupazione divisa per genere, vediamo che in tutta Italia, in maniera praticamente invariata, la sottoccupazione \u00e8 pi\u00f9 marcatamente un fenomeno femminile.<\/p>\n<p>IN ITALIA MEDIAMENTE IL LAVORO PART-TIME HA UN\u2019INCIDENZA 3 VOLTE MAGGIORE TRA LE DONNE<\/p>\n<p>LA PERCENTUALE DI LAVORATORI PART-TIME SUL TOTALE DEGLI OCCUPATI, NELLE MACROREGIONI ITALIANE (2021)<br \/>\nNel totale sono considerate le persone impiegate sia a tempo parziale che a tempo pieno, di tutte le posizioni professionali, dipendenti e indipendenti. I dati sono riferiti ai lavoratori di et\u00e0 compresa tra i 15 e gli 89 anni.<br \/>\nCirca il 24% di tutte le occupate ha infatti un impiego part-time, con variazioni minime a seconda della macro area.<br \/>\nBisogna evidenziare che dati risultano in questo caso molto pi\u00f9 elevati rispetto a quelli forniti da Eurostat perch\u00e9 questi ultimi consideravano la quota sul totale della forza lavoro allargata, che comprende disoccupati, occupati e inattivi (sia quelli disponibili ma non alla ricerca di un impiego che quelli alla ricerca ma non disponibili), laddove invece Istat considera soltanto gli occupati, siano essi dipendenti o indipendenti.<br \/>\nDifferenze geografiche maggiori sono invece riscontrabili tra gli uomini. Nella macroregione del nord-est l&#8217;incidenza del lavoro a tempo parziale \u00e8 pari al 6,5%.<br \/>\nUna cifra che invece al centro si attesta al 9,3% e al sud raggiunge il 10,3%<br \/>\n*( FONTE: elaborazione Openpolis su dati Istat )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 \u2013 Redazione*: VOTO USA, LA TOP 10 DEI RICCHI VINCE 64 MILIARDI &#8211; ELETTORALE AMERICANA LA VITTORIA DI DONALD TRUMP HA FATTO GUADAGNARE 64 MILIARDI DI DOLLARI AI DIECI UOMINI PI\u00d9 RICCHI DEL MONDO, IL MAGGIOR AUMENTO AZIONARIO IN UN SINGOLO GIORNO DA QUANDO IL [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>La vittoria di Donald Trump ha fatto guadagnare 64 miliardi di dollari ai dieci uomini pi\u00f9 ricchi del mondo, il maggior aumento azionario in un singolo giorno da quando il Bloomberg Billionaire Index nel 2012 ha preso a misurare le fortune degli ultramiliardari.<br \/>\nLa volata di Wall Street, che spera in deregulation e tasse pi\u00f9 basse, ha fatto balzare i titoli Tesla e regalato a Elon Musk 26,5 miliardi, consolidando la sua leadership di uomo pi\u00f9 ricco del mondo (ora vale 290 miliardi di dollari). Bezos, proprietario di Blue Origin e del Washington Post, si \u00e8 congratulato pubblicamente col vincitore delle elezioni e si \u00e8 arricchito di 7 miliardi, arrivando a un totale di quasi 230 miliardi.<br \/>\nIl presidente di Oracle e finanziatore del partito repubblicano Larry Ellison ha invece guadagnato quasi 10 miliardi, e ora vale 193 miliardi. Favoriti anche Bill Gates, la cui fortuna \u00e8 salita a 159,5 miliardi, e i fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin, che pure di Trump non sono amici.<br \/>\n*(redazione: Il Manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Roberto Ciccarelli*: ECCO COME I TAGLI DI GIORGETTI SONO DIVENTATI LA NUOVA NORMALIT\u00c0. I TAGLI AGLI ITALIANI. IN QUESTO MODO SAR\u00c0 FINANZIATA LA MANOVRA, HA DETTO IL MINISTRO DELL\u2019ECONOMIA AL QUARTO GIORNO DI AUDIZIONI IN PARLAMENTO: APPROCCIO PUNITIVO PER GLI ENTI LOCALI, CRESCE LA SPESA MILITARE: 7,7 MILIARDI DI EURO DI TAGLI LINEARI AI MINISTERI NEI PROSSIMI TRE ANNI. PER GIORGETTI I DICASTERI SARANNO \u00abLIBERI\u00bb DI GESTIRLI ALL\u2019INTERNO DEI PALETTI STABILITI DALL\u2019AUSTERIT\u00c0. 5,6 MILIARDI DI EURO E OLTRE. SONO I TAGLI, SOLO IN 3 ANNI, AGLI ENTI LOCALI: COMUNI, CITT\u00c0 METROPOLITANE E REGIONI TRA \u00abACCANTONAMENTI\u00bb E RIDUZIONE DI INVESTIMENTI<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa manovra \u00e8 finanziata con la lotta all\u2019evasione fiscale e con i tagli, s\u00ec, e li ho anche quantificati\u00bb. Lo ha detto ieri nella sala del mappamondo alla Camera il ministro dell\u2019economia Giancarlo Giorgetti al termine di quattro giorni di audizioni che hanno smontato pezzo dopo pezzo le contraddizioni, e i rischi, della terza legge di bilancio del governo Meloni, la prima della nuova austerit\u00e0 che durer\u00e0 almeno sette anni. Cresce solo la spesa per le armi ma non come richiesto dalla Nato (e da Trump\u00bb. \u00abL\u2019obiettivo del 2% sul Pil \u00e8 ambizioso e non del tutto compatibile con vincoli della governance europea\u00bb ha detto Giorgetti che per\u00f2 ha confermato che nel 2027 arriver\u00e0 all\u20191,61%.<\/p>\n<p>PER RIPORTARE il rapporto tra il deficit e il Prodotto Interno Lordo (Pil) al 2,8% quest\u2019anno, il 3,3% il prossimo, l\u20191,8% nel 2029 e mantenerlo all\u20191,5% per gli anni successivi da quest\u2019anno il governo inizier\u00e0 a tagliare complessivamente 12 miliardi di euro tra ministeri, regioni, province, citt\u00e0 metropolitane e comuni (si veda la tabella e i numeri in pagina). Si sta lentamente comprendendo che i tagli non comporteranno solo un arresto ai servizi essenziali, ma anche un vero danno a ministeri come quello dell\u2019universit\u00e0. Allo stesso tempo punta a coprire le altre spese con il recupero dell\u2019evasione fiscale. Dall\u2019Ufficio parlamentare di bilancio a Bankitalia in questi giorni \u00e8 stato ricordato al governo che questo tipo di coperture non sono strutturali e variano di anno in anno e non \u00e8 possibile impiantare una politica lungimirante su premesse cos\u00ec sfuggenti.<\/p>\n<p>La redazione consiglia:<br \/>\nPer Giuli la cultura non \u00e8 stata commissariata da Giorgetti<br \/>\nQUELLO DEI TAGLI agli enti locali \u00e8 stato definito come un approccio \u00abpunitivo\u00bb dalle opposizioni che hanno bersagliato Giorgetti con un fuoco di fila di domande. Espressione respinta da Giorgetti secondo il quale questa sarebbe la \u00abnormalit\u00e0\u00bb. \u00abGli enti locali devono capire che in passato hanno ricevuto stanziamenti a fondo perduto e non replicabili, sul Pnrr e non solo, e un ritorno alla normalit\u00e0 credo sia dovuto\u00bb.<\/p>\n<p>LA \u00abNORMALIT\u00c0\u00bb di Giorgetti non c\u2019entra nulla con gli oltre 5 miliardi di tagli \u2013 che non sono solo \u00abaccantonamenti\u00bb, ma anche riduzioni degli investimenti. Sembra che il ministro abbia confuso gli stanziamenti una tantum del Pnrr con i fondi regolari agli enti locali ai quali, gi\u00e0 dall\u2019anno scorso, sono stati inferti altri tagli. Ora vedono rosso e, in molti casi, hanno lanciato l\u2019allarme. E si capisce che il governo non voglia dire che il meccanismo finanziario dell\u2019\u00abaccantonamento\u00bb metter\u00e0 a rischio tutte le altre funzioni dei comuni e delle regioni. Lo scopo \u00e8 nascondere le conseguenze politiche della sua iniziativa sulla vita delle persone. Nei fatti, saranno i cittadini a pagare le conseguenze di una politica economica regressiva e recessiva.<\/p>\n<p>La redazione consiglia:<br \/>\nBernini attacca i rettori: \u00abfanno propaganda sui tagli\u00bb<br \/>\nUN ALTRO MOMENTO topico dell\u2019audizione di Giorgetti \u00e8 stato quando il ministro ha declinato la sua ideologia liberista che coincide con quella della presidente del consiglio Meloni. A chi osservava la mancanza di una politica degli investimenti e industriale nella manovra ha risposto: \u00abLa politica industriale la fanno le imprese, non lo Stato\u00bb. \u00abLo Stato pu\u00f2 intervenire quando serve, ma senza gli imprenditori tutti gli interventi di politica dello Stato sono fallimentari. \u00e8 la storia che l\u2019ha dimostrato\u00bb. Il caso della Fiat-Stellantis \u00e8 esemplare. Non si contano i miliardi perduti in questo pozzo senza fondo. Il fallimento di queste politiche lo pagano i lavoratori. E lo Stato continua a pagare i danni con la Cassa integrazione o paga le delocalizzazioni. Sono critiche che, molto di recente, si sono fatte spazio tra le destre. Ma solo per Stellantis. Ma questo \u00e8 un modello universale. I profitti sono sempre privati, le perdite sono pubbliche.<\/p>\n<p>LA STESSA LEGGE vale per le banche. Esilarante \u00e8 stata la risposta di Giorgetti a chi gli chiedeva le ragioni del trucco contabile concordato con gli istituti di credito per fingere di dare un contributo alla patria: 1,7 miliardi in due anni chiesti alle banche saranno restituiti dopo. A tale proposito Giorgetti aveva parlato di \u00absacrifici\u00bb delle banche. \u00abLe banche si sentono sacrificate \u2013 ha precisato \u2013 per\u00f2 si pu\u00f2 anche essere di un parere diverso\u00bb. Almeno Giorgetti ammette la possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>I TAGLI DA 4,6 MILIARDI del fondo auto motive non toccano \u201cle imprese che vogliono riconvertire\u201d, ma rottamazioni e incentivi all\u2019acquisto di auto elettriche prodotte altrove. Invece di finanziare la transizione \u201cverde\u201d meglio non dare incentivi che poi andrebbero ad auto cinesi. Non importa se cos\u00ec evapora il futuro di un settore che dovrebbe trainare l\u2019industria che cala da quasi 20 mesi.<\/p>\n<p>QUALCOSA della manovra cambier\u00e0. Ad esempio il blocco del turn-over sulle forze dell\u2019ordine. Tutti gli altri, a cominciare dai ricercatori, dagli infermieri o dai medici dovranno prepararsi a restare precari ancora per molti anni.<br \/>\n*( Roberto Ciccarelli (Bari, 1973). Filosofo e giornalista, scrive per \u00abil manifesto\u00bb)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Le opacit\u00e0 del governo sul Pnrr non sono pi\u00f9 accettabili &#8211; L\u2019esecutivo continua a negare la pubblicazione di informazioni importanti per capire l\u2019effettiva valutazione di quanto fatto finora sul Pnrr, proprio in un momento in cui il piano dovrebbe entrare in una fase decisiva. (*)<\/strong><\/p>\n<p>Il governo ha risposto ancora una volta in modo insoddisfacente alla nostra richiesta di accesso sui dati della spesa per i progetti.<br \/>\nDai dati aggregati a livello di misura sappiamo che a giugno era stato erogato appena il 26% dei fondi.<br \/>\nI termini per il monitoraggio stabiliti per legge dal governo stesso sono gi\u00e0 ampiamente scaduti.<br \/>\nL&#8217;impressione \u00e8 che le gravi carenze nella trasparenza siano il risultato di una scelta politica.<br \/>\nL\u2019atteggiamento del governo sul reale stato di avanzamento del piano di ripresa e resilienza (Pnrr) mostra ancora gravi lacune e preoccupanti opacit\u00e0. Nonostante le richieste, infatti, l\u2019esecutivo continua a negare il rilascio di dati importanti, in un momento in cui il piano dovrebbe entrare in una fase decisiva.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 impedisce una valutazione qualificata di quanto \u00e8 stato fatto finora con il Pnrr, proprio alla vigilia della nomina come commissario europeo del ministro Raffaele Fitto.<\/p>\n<p>Lo scorso settembre avevamo annunciato l\u2019invio di una ulteriore richiesta di accesso generalizzato agli atti (Foia) riguardanti i progetti finanziati con il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La nostra richiesta riguardava i dati di dettaglio sulla spesa sostenuta per ogni singolo intervento.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 siamo costretti a presentare l\u2019ennesimo Foia sul Pnrr.<br \/>\nSi tratta di informazioni particolarmente importanti, perch\u00e9 il dato sulla spesa sostenuta rappresenta un indicatore utile per valutare lo stato di avanzamento delle diverse opere.<\/p>\n<p>Attualmente, infatti, il governo ha condiviso dei dati aggregati solo a livello di misura. Questo rende impossibile valutare a che punto sono i singoli interventi sui diversi territori del paese, quali stanno rispettando i tempi e quali invece sono in ritardo. Purtroppo la risposta del governo alla nostra richiesta di maggiore trasparenza \u00e8 stata ancora una volta insoddisfacente.<\/p>\n<p>Con riferimento alla richiesta di accesso civico in oggetto [\u2026] si comunica che i dati relativi all\u2019avanzamento finanziario degli interventi del Pnrr saranno resi disponibili sul portale \u201cItaliaDomani\u201d, nella sezione Catalogo Open data [\u2026] in esito al completamento del processo di verifica ai sensi dell\u2019art. 2, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56.<\/p>\n<p>\u2013 La risposta delle istituzioni al nostro quinto Foia.<br \/>\nSi tratta di una risposta interlocutoria che, a meno di due anni dalla conclusione del piano, riteniamo inaccettabile. Anche perch\u00e9 i termini stabiliti dalla norma citata risultano essere gi\u00e0 ampiamente scaduti. L\u2019impressione \u00e8 che le istituzioni preposte al rilascio di queste informazioni \u2013 dietro una chiara indicazione politica \u2013 stiano cercando di guadagnare tempo.<\/p>\n<p>Ci troviamo infatti in un momento particolarmente delicato caratterizzato, tra l\u2019altro, dall\u2019incertezza riguardante il ministro Raffaele Fitto, ancora non certo della nomina a commissario europeo. D\u2019altronde gi\u00e0 dai dati aggregati a livello di misura emergono chiaramente i ritardi del piano, come abbiamo gi\u00e0 spiegato nelle scorse settimane.<\/p>\n<p>26% I FONDI DEL PNRR SPESI RISPETTO AL TOTALE DI QUELLI ASSEGNATI AL 30 GIUGNO 2024.<\/p>\n<p>Per questo motivo, supportati ancora una volta dall\u2019Osservatorio civico Pnrr, delle centinaia di organizzazioni aderenti alla campagna Dati Bene Comune e con l\u2019assistenza dello studio legale E-Lex presenteremo una richiesta di riesame. E in caso di ulteriore diniego valuteremo ulteriori azioni.<\/p>\n<p>LA SCELTA POLITICA DEL GOVERNO MELONI<br \/>\nIl monitoraggio citato nella risposta alla nostra richiesta, stabilito dalla legge di conversione del decreto Pnrr quater, prevede che i vari soggetti attuatori coinvolti aggiornino entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge i dati presenti su Regis (la piattaforma creata appositamente per la rendicontazione del Pnrr) circa lo stato di avanzamento \u2013 inclusa la spesa \u2013 dei progetti di loro competenza. La stessa norma attribuisce poi alle diverse amministrazioni titolari ulteriori 30 giorni per la verifica delle informazioni fornite.<\/p>\n<p>La norma prevede poi la possibilit\u00e0 di concedere ulteriori 20 giorni ai soggetti attuatori per integrare le informazioni fornite in caso di richiesta da parte delle amministrazioni titolari. Quest\u2019ultimo termine pu\u00f2 eventualmente essere prorogato, una sola volta, per 10 giorni. Nella peggiore delle ipotesi dunque tutto il procedimento avrebbe dovuto concludersi entro 90 giorni. Termine che \u00e8 gi\u00e0 ampiamente scaduto.<\/p>\n<p>187 I GIORNI INTERCORSI DALL\u2019ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE DI CONVERSIONE DEL DECRETO PNRR QUATER.<\/p>\n<p>Il fatto quindi che i dati sulla spesa per singolo progetto non vengano resi pubblici porta a due conclusioni possibili. O il governo non sa esattamente come ha gestito i fondi del Pnrr oppure si cerca di nascondere le situazioni pi\u00f9 difficili. In questo caso la domanda sorgerebbe spontanea: cosa nasconde l\u2019esecutivo sul Pnrr?<\/p>\n<p>NON PUBBLICARE I DATI SULLA SPESA DEI PROGETTI \u00c8 UNA SCELTA POLITICA TESA A MINIMIZZARE LE SITUAZIONI DI CRITICIT\u00c0.<\/p>\n<p>Quale che sia la risposta a questa domanda, riteniamo inaccettabile questa mancanza di trasparenza a meno di due anni dalla conclusione del piano. A maggior ragione considerando che si \u00e8 appena conclusa una profonda opera di revisione del Pnrr che avrebbe dovuto rendere pi\u00f9 agevole la sua attuazione. Tale riforma per\u00f2 evidentemente tarda a produrre effetti.<\/p>\n<p>Il fatto che il governo (con le sue varie articolazioni) sia in possesso dei dati circa la spesa dei singoli progetti ma sia restio a pubblicarle potrebbe essere confermato anche da una recente innovazione normativa contenuta nella legge di conversione del Dl omnibus.<\/p>\n<p>In sintesi, le amministrazioni titolari potranno erogare i fondi fino al 90% del costo dell\u2019intervento finanziato entro 30 giorni dall\u2019invio della richiesta da parte del soggetto attuatore. Gli stessi ministeri avranno poi la possibilit\u00e0 di effettuare i controlli sulla documentazione inviata in un secondo momento: \u201cal pi\u00f9 tardi, in sede di erogazione del saldo finale dell\u2019intervento\u201d. Sembra abbastanza evidente la volont\u00e0, attraverso questa innovazione, di aumentare in maniera significativa e in breve tempo i dati sulla spesa sostenuta.<\/p>\n<p>Al 2 ottobre 2024 la spesa sostenuta e lo stato di avanzamento dei progetti evidenziano alcuni ritardi nonostante il conseguimento dei milestone e dei target (M&amp;T) entro i termini previsti, favorito anche da alcuni posticipi di scadenze, non sembri mostrare particolari criticit\u00e0.<\/p>\n<p>\u2013 AUDIZIONE DELLA PRESIDENTE DELL\u2019UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO IN ORDINE ALL\u2019ESAME DEL PIANO STRUTTURALE DI BILANCIO DI MEDIO TERMINE 2025-2029 (7 OTTOBRE 2024) &#8211; DA QUI, PROBABILMENTE, ANCHE LA SCELTA DI CERCARE DI GUADAGNARE TEMPO ATTRAVERSO UNA RISPOSTA INTERLOCUTORIA AL NOSTRO FOIA.<\/p>\n<p>PERCH\u00c9 I DATI SULLA SPESA SONO IMPORTANTI<br \/>\nMa perch\u00e9 sono cos\u00ec importanti i dati sulla spesa? In maniera estremamente semplificata, possiamo dire che ogni progetto (che sia la realizzazione di un\u2019opera o la fornitura di un bene o un servizio) si suddivide in due fasi principali. Innanzitutto c\u2019\u00e8 la parte che possiamo definire procedurale e che precede l\u2019avvio concreto dei lavori. In questa fase, ad esempio, si definiscono le tipologie di interventi da realizzare. Inoltre si decidono i criteri per la selezione dei soggetti beneficiari, si pubblicano i bandi.<\/p>\n<p>Monitorare questi aspetti \u00e8 relativamente pi\u00f9 facile perch\u00e9 le pubbliche amministrazioni sono obbligate per legge a documentare i vari passaggi attraverso degli atti ufficiali. Ed \u00e8 proprio su questi aspetti che si \u00e8 concentrato anche l\u2019esecutivo quando recentemente ha parlato delle misure del Pnrr gi\u00e0 \u201cattivate\u201d. Ovvero quegli investimenti e quelle riforme per cui la parte procedurale si \u00e8 gi\u00e0 conclusa o \u00e8 in via di completamento.<\/p>\n<p>Tuttavia, pur essendo importanti le informazioni sugli aspetti procedurali non dicono molto sulla realizzazione concreta dei diversi interventi. Da questo punto di vista il parametro di riferimento sono le erogazioni fatte alle ditte vincitrici degli appalti.<\/p>\n<p>IL SAL \u00c8 FONDAMENTALE PER MONITORARE L\u2019AVANZAMENTO DELL\u2019OPERA, GESTIRE I FLUSSI FINANZIARI E ASSICURARE LA CONFORMIT\u00c0 DEI LAVORI RISPETTO AI TERMINI CONTRATTUALI.<\/p>\n<p>Generalmente infatti tali fondi non sono consegnati tutti insieme a fine lavori. Ma a intervalli regolari in seguito al raggiungimento di determinati livelli di realizzazione delle opere. Per questo le varie ditte devono redigere un documento chiamato Sal (stato di avanzamento lavori) in cui vengono certificati i progressi fatti. Sapere quanti fondi sono gi\u00e0 stati spesi per una singola opera \u00e8 quindi un elemento fondamentale per comprendere se l\u2019intervento sta procedendo e in che misura.<\/p>\n<p>IL NOSTRO OSSERVATORIO SUL PNRR<br \/>\nQuesto articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni luned\u00ec pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilit\u00e0 di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.<br \/>\n*(Fonte: OpenPNRR)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Luca Zorloni*: COMMISSIONE EUROPEA, COSA VOGLIONO FARE I FUTURI COMMISSARI SU AI, SPAZIO, STARTUP, CYBER SECURITY ED ENERGIA &#8211; CI SIAMO LETTI IL \u201cLIBRO DEI SOGNI\u201d DEI FUTURI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE. CHE ORA DEVONO PASSARE LE AUDIZIONI IN PARLAMENTO EUROPEO. ECCO LE LORO IDEE IN MATERIA TECH.<\/strong><\/p>\n<p>Si comincia il 4 novembre. Mentre gli Stati Uniti si approssimano all&#8217;ultimo miglio delle elezioni, i componenti della Commissione europea nominati dai 27 Stati dell&#8217;Unione dopo il voto giugno iniziano le loro audizioni davanti alle commissioni dell&#8217;Europarlamento. Come Alessandro Borghese in Quattro ristoranti, i deputati europei potranno \u201cconfermare o ribaltare\u201d il voto, bocciando un commissario in audizione e costringendo il governo che lo ha indicato a tirare fuori un nuovo nome dal cilindro.<br \/>\nPer prepararsi alle audizioni, i futuri componenti della Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen hanno pubblicato le risposte scritte ad alcune domande del parlamento, attraverso cui disegnano le priorit\u00e0 della loro agenda. Wired ha analizzato le promesse dei commissari europei su tecnologia, intelligenza artificiale, internet e telecomunicazioni, energia e nucleare, sostegno alle startup e all&#8217;innovazione. Ed ecco cosa dobbiamo aspettarci. Almeno a parole.<\/p>\n<p>Gli argomenti: INTELLIGENZA ARTIFICIALE, STARTUP, CHIP E QUANTUM COMPUTING , CYBER SECURITY, TELECOMUNICAZIONI E CLOUD, SPAZIO E DIFESA, BIG TECH ED ECOMMERCE, NUCLEARE, ENERGIA e TECNOLOGIE PULITE<\/p>\n<p>INTELLIGENZA ARTIFICIALE<br \/>\nLa scorsa legislatura si \u00e8 chiusa con la tormentata approvazione dell&#8217;AI Act, il regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale. Da febbraio scattano i limiti agli usi proibiti, come sorveglianza biometrica e polizia predittiva, e quindi la nuova Commissione dovr\u00e0 subito prendere il toro per le corna. Henna Virkkunen, la politica finlandese che \u00e8 stata designata vicepresidente esecutiva per la sovranit\u00e0 tecnologia, la sicurezza e la democrazia, dice che vuole fare dell&#8217;Europa il \u201ccontinente dell&#8217;AI\u201d. Affermazione forte. Come? La politica, nota per aver condotto un&#8217;inchiesta sullo spyware Pegasus nella scorsa legislatura europea, ha scritto che \u201cnon c&#8217;\u00e8 tempo da perdere nell&#8217;implementazione degli standard. Le aziende europee e non europee che opereranno nel mercato unico in base alle nuove disposizioni legali dell\u2019AI Act avranno bisogno di standard tecnici. Valuterei attentamente come la Commissione possa erogarli&#8221;.<br \/>\nPer Virkkunen l&#8217;Unione \u201c\u00e8 ben posizionata per guidare la governance digitale globale\u201d. Tuttavia, cita dati secondo cui solo l&#8217;8% delle imprese locali fa ricorso all&#8217;AI e il 33% servizi cloud. Per questo il primo provvedimento a cui intende lavorare \u00e8 un AI and Cloud Development Act. Ossia il gemello in salsa intelligenza artificiale del Chips Act, varato dalla precedente Commissione per rafforzare la produzione di microchip. Obiettivo di questo provvedimento di Virkkunen \u00e8 \u201csostenere un ecosistema di modelli di AI e attrarre investimenti in infrastrutture computazionali e di archiviazione dei dati in tutta Europa, rendendole disponibili a tutte le startup, pmi e altri operatori industriali\u201d.<br \/>\nUn allargamento dell&#8217;attuale progetto delle fabbriche dell&#8217;AI, che mira a destinare parte della potenza di calcolo dei super computer comunitari allo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale e su cui Virkkunen ha dichiarato di concentrarsi nei primi cento giorni di mandato. Il regolamento immaginato dalla vicepresidente in pectore comprende investimenti in \u201carchitetture di calcolo efficienti dal punto di vista energetico e soluzioni innovative per minimizzare l&#8217;uso di risorse naturali\u201d, \u201cmodelli di addestramento collaborativi per l\u2019AI\u201d, sostegno a data center all&#8217;avanguardia e rafforzamento delle politiche di cyber security. In tandem con questo regolamento viaggerebbero anche una Strategia per l&#8217;AI applicata e il Digital networks act.<\/p>\n<p>St\u00e9phane S\u00e9journ\u00e9, politico francese designato vicepresidente esecutivo a Prosperit\u00e0 e strategia industriale, subentrato al predecessore Thierry Breton dopo la scomposta rottura con Von der Leyen, mette l&#8217;AI tra le tecnologie chiave del futuro Fondo europeo per la competitivit\u00e0. Tra le sue promesse c&#8217;\u00e8 un intervento sulle regole su AI e propriet\u00e0 intellettuale: &#8220;Sebbene l&#8217;AI possa rappresentare una sfida per i concetti fondamentali della legge sulla propriet\u00e0 intellettuale, come l\u2019inventivit\u00e0, la brevettabilit\u00e0, la paternit\u00e0 e la distribuzione del reddito economico, ritengo che sia necessario trovare un equilibrio tra promuovere e facilitare l\u2019innovazione e garantire la tutela dei titolari dei diritti\u201d.<br \/>\nAltre due risposte toccano applicazioni dell&#8217;AI sensibili. Haja Lahbib, ex ministra belga indicata come commissaria a Prontezza, gestione delle crisi e uguaglianza, assicura di sorvegliare \u201cl&#8217;impatto della nuova legislazione sull&#8217;intelligenza artificiale su non discriminazioni e uguaglianza\u201d. Mentre l&#8217;austriaco Magnus Brunner, con delega ad Affari interni e migrazioni, mette il dito nella piega dell&#8217;AI prestata alla sorveglianza dei confini. Proprio uno dei settori in cui insistono molte delle tecnologie proibite dalle regole europee.<br \/>\n\u201cL&#8217;area Schengen e la gestione delle frontiere continueranno a essere influenzate dallo sviluppo di nuove tecnologie e intelligenza artificiale. La sorveglianza delle frontiere \u00e8 cambiata notevolmente con l&#8217;uso di droni, aerei, satelliti e sensori avanzati, cos\u00ec come i controlli di frontiera grazie alla nuova architettura informatica interoperabile &#8211; scrive Brunner -. Mi impegno a garantire che la tecnologia e l&#8217;innovazione per la gestione delle frontiere siano impiegate in modo proporzionato ed efficace, in pieno rispetto della legislazione\u201d. Sar\u00e0 una promessa difficile da mantenere, perch\u00e9 si sa che gli Stati sono affamati di dati e sulle pelle dei migranti si giocano scontri politici locali che spingono ad annacquare le tutele comunitarie. Per Brunner il banco di prova sar\u00e0 la scrittura delle linee guida sull&#8217;uso dell&#8217;AI nella gestione delle frontiere e la costruzione dell&#8217;Innovation Hub europeo per la sicurezza interna.<\/p>\n<p>STARTUP<br \/>\nDopo la reprimenda dell&#8217;ex presidente della Banca centrale, Mario Draghi, sulla competitivit\u00e0, tutti i commissari europei si impegnano a promettere soldi all&#8217;innovazione. Vedremo. Nel frattempo, la rassegna degli impegni. A partire da Ekaterina Zaharieva, dalla Bulgaria, indicata come commissaria a Startup, ricerca e innovazione. La sua ricetta prevede \u201cuna Strategia per le startup e le scaleup dell&#8217;Ue e un European Innovation Act per creare un ambiente favorevole alla crescita\u201d, eliminando lacci e laccioli burocratici. Inoltre intende \u201campliare il Consiglio europeo per l\u2019innovazione [un organo consultivo, ndr] per rafforzare il supporto a startup e scaleup in settori strategici come il quantum computing, l&#8217;intelligenza artificiale, le biotecnologie, i materiali avanzati e lo spazio\u201d. Nei primi mesi del mando Zaharieva conta di creare una \u201ctask force per le startup\u201d e un forum dedicato.<br \/>\nPer S\u00e9journ\u00e9, uno dei punti cardine \u00e8 la semplificazione degli appalti pubblici per allargare l&#8217;accesso alle startup, mentre Zaharieva pensa a sistemi di incentivi per l&#8217;accesso al credito. Al centro del piano del politico francese c&#8217;\u00e8 un Fondo per la competitivit\u00e0. S\u00e9journ\u00e9 spiega che \u201cinvestir\u00e0 in beni pubblici europei, puntando su tecnologie strategiche come l\u2019intelligenza artificiale, lo spazio, le tecnologie pulite e le biotecnologie, per garantire che siano sviluppate e prodotte in Europa\u201d e dovr\u00e0 avere meccanismi di allocazione delle risorse flessibili e semplici, attraverso uno strumento di coordinamento delle politiche comunitarie e locali.<br \/>\nIl politico irlandese e commissario designato a Democrazia, giustizia e stato di diritto, Micheal McGrath, menziona il discusso \u201c28esimo regime\u201d. Ossia una cornice legale comunitaria, da affiancare a quella nazionale dei 27, per esempio per le regole di impresa. \u201cPreparer\u00f2 una proposta specifica per uno status giuridico aziendale a livello dell&#8217;Ue, noto come \u201c28esimo regime\u201d, con l\u2019obiettivo di aiutare le aziende innovative a crescere &#8211; scrive McGrath -. Questo 28esimo regime offrirebbe alle aziende la possibilit\u00e0 di operare in tutto il mercato unico attraverso uno status giuridico a livello Ue, anzich\u00e9 dover adottare forme giuridiche nazionali negli Stati Membri in cui intendono fare affari. Il 28esimo regime va inteso come un elemento all&#8217;interno di un insieme pi\u00f9 ampio di misure per potenziare l&#8217;innovazione, la competitivit\u00e0 e la produttivit\u00e0 dell\u2019economia dell\u2019Ue. Le misure correlate al 28\u00b0 regime, che vanno oltre la forma giuridica aziendale, potrebbero includere l&#8217;accesso ai mercati, al finanziamento, alle competenze, alla copertura assicurativa, norme sui contratti, tassazione e insolvenza, affrontando tutti gli aspetti essenziali delle attivit\u00e0 aziendali. I vantaggi sarebbero proporzionalmente maggiori per le aziende pi\u00f9 piccole, con meno risorse finanziarie e umane per navigare in un contesto giuridico frammentato\u201d.<br \/>\nNon \u00e8 la prima volta che se ne parla. E ogni iniziativa per uniformare il diritto societario in senso comunitario, come le procedure online per aprire una societ\u00e0 o l&#8217;istituzione del principio &#8220;una sola volta&#8221; per le aziende che aprono filiali in altri Stati, ha richiesto tempi di adeguamento e ostacoli normativi da superare. Ma per il potenziale commissario, si \u00e8 preparato il terreno per il 28esimo regime. McGrath vuole lavorare anche a \u201cun&#8217;identit\u00e0 unica per le aziende attraverso un identificatore unico europeo\u201d e a un nuovo \u201ccertificato aziendale digitale U\u201d armonizzato e multilingue&#8221;, interoperabile con il futuro wallet.<\/p>\n<p>CHIP E QUANTUM COMPUTING<br \/>\nTutti i nodi della precedente Commissione vengono al pettine nelle audizioni dei candidati. Prendiamo i chip, industria a lungo disattesa che i colli di bottiglia nella logistica post-Covid, le tensioni intorno a Taiwan, epicentro mondiale della produzione, e lo sviluppo di dispositivi sempre pi\u00f9 potenti per allenare l&#8217;AI hanno rimesso al centro dell&#8217;attenzione. La Commissione uscente si \u00e8 dotata del Chips Act, che ha attratto finora 80 miliardi di potenziali investimenti. Ce ne vorr\u00e0, per\u00f2, perch\u00e9 diventino realt\u00e0.<br \/>\nE nel frattempo, cosa si propone? Verkkunen vuole investire in \u201clinee pilota di produzione avanzata\u201d e in \u201cuna piattaforma di progettazione basata sul cloud per garantire che le nostre startup abbiano tutti gli strumenti necessari per progettare chip innovativi\u201d. Infine, orientare i soldi del Chips Act in base ai bisogni strategici dell&#8217;Unione. Come spazio e armamenti. E i chip per i computer quantistici, su cui la commissaria anticipa un piano a lungo termine. S\u00e9journ\u00e9 invece promette che una delle priorit\u00e0 sar\u00e0 stabilire quali sono le tecnologie su cui orientare i Grandi progetti di ricerca di interesse comune.<\/p>\n<p>CYBERSECURITY, TELECOMUNICAZIONI E CLOUD<br \/>\nIn maniera piuttosto sorprendente, l&#8217;ex presidente estone Kaja Kallas, nominata Alta rappresentante per la politica estera e la sicurezza, ossia \u201cministra degli Esteri\u201d dell&#8217;Unione, nelle sue risposte non fa mai ricorso alla parola cybersecurity. Bench\u00e9 i rischi derivanti dagli attacchi informatici siano ormai sotto gli occhi di tutti come una delle pi\u00f9 gravi minacce alla tenuta degli Stati. Kallas si limita a parlare di guerra ibrida e di disinformazione, anticipando che dar\u00e0 priorit\u00e0 a \u201cuna forte strategia di comunicazione per il mandato 2024-29\u201d, sotto il motto di \u201cUn messaggio, molte voci\u201d. Ossia l&#8217;adattamento al contesto locale delle linee di Bruxelles: \u201cControbilanciare le false narrazioni e la disinformazione nei paesi terzi deve essere una priorit\u00e0 e rappresenta una funzione centrale dei diplomatici\u201d. Si fa riferimento anche al ricorso a \u201cstrumenti digitali\u201d per contrastare la disinformazione.<br \/>\nAnche il commissario a Spazio e difesa in pectore, il politico lituano Andrus Kubilius, mette la parola cyber l\u00e0 dove serve, ossia quando risponde in merito ai destinatari degli investimenti dei fondi per la ricerca in difesa, ma niente di pi\u00f9. Nemmeno un accenno ai cavi sottomarini, infrastruttura critica a cui guarda invece Virkkunen. La quale invece nel solco della riduzione dei rapporti con la Cina e altri paesi \u201ca rischio\u201d nell&#8217;acquisto di tecnologie sensibili (come il 5G) e punta a insediare un \u201csistema di allerta per la cybersecurity civile\u201d, per \u201cmigliorare la capacit\u00e0 dell&#8217;Europa di rilevare segnali deboli di attacchi, aumentando la prontezza delle nostre infrastrutture critiche civili o di difesa\u201d. In particolare, la commissaria d\u00e0 priorit\u00e0 ai test di resistenza delle reti elettriche, \u201ccos\u00ec come la valutazione del rischio informatico per l&#8217;energia eolica\u201d. Un&#8217;agenda speculare ha il futuro commissario per l&#8217;Energia e la casa, il danese Dan J\u00f8rgersen, che propone \u201cregole obbligatorie per la cybersicurezza delle infrastrutture elettriche\u201d. Virkkunen pensa anche alle reti sottomarine. Vanno protette quelle energetiche (dopo l&#8217;attacco ai gasdotti Nordstream 1 e 2 che li ha messi fuori uso) e i cavi internet, dorsale del traffico dati, che la commissaria vuole espandere.<\/p>\n<p>L&#8217;UNGHERESE OLIV\u00c9R V\u00c1RHELY, proposto come commissario a Salute e benessere animale, assicura che nei primi 100 giorni di mandato preparer\u00e0 un piano di difesa di ospedali e sistemi sanitari dagli attacchi ransomware. Brunnen spinge per regole che consentano di \u201caccedere alle prove online\u201d, una formula vaga che non lascia intendere fin dove si possa spingere, mentre in Europa ancora si dibatte del contestato regolamento Chat control. Mentre Lahbib promette una stretta sulla violenza online contro le donne, in tutte le sue forme (compresi i chatbot che \u201cspogliano\u201d le foto) e un nuovo codice di condotta per i social media.<br \/>\nAlla voce cloud Virkkunen si trova con in mano il progetto fallito delle alleanze comunitarie per contrastare i grandi colossi a stelle e strisce della nuvola. La sua linea \u00e8 di \u201crimanere aperti a fornitori di paesi terzi\u201d e di proporre \u201cuna politica cloud unica a livello europeo per le amministrazioni pubbliche e gli appalti pubblici\u201d, che nelle intenzioni della commissaria dovrebbe aiutare gli operatori pi\u00f9 piccoli. Ossia quelli europei. \u201cProporrei un approccio comune europeo per le specifiche dei bandi, un quadro comune di sicurezza dei dati e un Marketplace curato dall\u2019Ue per servizi cloud sicuri e innovativi, che potrebbero risultare attrattivi anche per usi commerciali pi\u00f9 sensibile&#8221;, scrive.<br \/>\nAltra grana per la commissaria \u00e8 la questione reti di telecomunicazioni. Al fumantino Breton non \u00e8 riuscito di far scucire alle big tech un compenso per lo sviluppo dell&#8217;infrastruttura, il cosiddetto fair share. Virkkunen per il momento mette in chiaro la sua linea con le grandi piattaforma: \u201cIl dibattito non pu\u00f2 essere ridotto a una discussione sulle tariffe di rete\u201d. E rilancia su progetti come il 6G, annuncia un Digital Networks Act per potenziare la banda larga sicura ad alta velocit\u00e0 e promette \u201ccondizioni di parit\u00e0 per i fornitori di infrastrutture e servizi simili\u201d, di \u201ccompletare il mercato unico per la connettivit\u00e0\u201d e di pensare a una \u201criforma delle politiche sullo spettro\u201d.<\/p>\n<p>SPAZIO E DIFESA<br \/>\nNon ci sono telecomunicazioni senza incursioni spaziali. La Commissione aveva anche lanciato la sua infrastruttura satellitare per fare concorrenza a Starlink, Iris2, che per\u00f2 zoppica. Nel frattempo, in che direzione immaginano di andare i commissari? Virkkunen, tra le pi\u00f9 prolifiche nelle risposte scritte, osserva che \u201cpi\u00f9 della met\u00e0 dei nostri acquisti di difesa proviene da fornitori di difesa non Ue e il commercio intra-Ue \u00e8 aumentato solo marginalmente\u201d. Anche S\u00e9journ\u00e9, sulla falsariga di quanto fatto con le materie prime critiche, promette una ricognizione delle dipendenze europee in materia di tecnologia, difesa, salute e rinnovabili da paesi esteri. E in particolare da uno, che non cita, ma di cui si intende il nome: la Cina. Niente su cosa fare dopo, per\u00f2.<br \/>\nRispetto alle applicazioni dell&#8217;AI in campo bellico, Virkkunen afferma che \u201cl&#8217;AI Act gi\u00e0 fornisce meccanismi per lo sviluppo di tecnologie affidabili\u201d e assicura che \u201cil finanziamento dell&#8217;industria della difesa europea non supporter\u00e0 lo sviluppo di sistemi letali autonomi privi di supervisione umana sostanziale nella selezione e nell&#8217;ingaggio di obiettivi umani. Tuttavia, l&#8217;AI pu\u00f2 fornire un prezioso supporto decisionale nell&#8217;analisi e nella reazione a situazioni di combattimento complesse, nonch\u00e9 supportare tecnologie difensive come i sistemi di allerta precoce e le contromisure. In questo processo, lavorer\u00f2 a stretto contatto con il Parlamento europeo e coinvolger\u00f2 tutti gli attori rilevanti\u201d. Tra questi, menziona anche Kallas, per \u201craggiungere accordi vincolanti su un controllo umano significativo sulle funzioni critiche dei sistemi impiegati nella difesa\u201d.<br \/>\nKubilius promette che nei primi cento giorni di mandato, in tandem con Kallas e Virkkunen, sforner\u00e0 un libro bianco con la visione europea sulla difesa. E sullo spazio anticipa: una legge comunitaria sul tema; una strategia per l&#8217;economia dei dati satellitari, supporto a startup e pmi innovative; accelerazione sulla costellazione Iris2, sui servizi regolati di Galileo prevedendo un&#8217;offerta dedicata a forze armate e governi per l&#8217;osservazione terrestre. \u201cIl mio obiettivo &#8211; dice Kubilius &#8211; sar\u00e0 assicurare che l&#8217;Europa rafforzi la propria sovranit\u00e0 nell&#8217;accesso e utilizzo dello spazio, intensificando gli sforzi per garantire un accesso autonomo allo spazio e promuovendo anche una maggiore diversificazione e una competizione pi\u00f9 ampia tra i fornitori di servizi di lancio europei\u201d.<\/p>\n<p>BIG TECH ED ECOMMERCE<br \/>\nNel controllo delle big tech la Commissione entrante dovr\u00e0 occuparsi di far funzionare le leggi che ha in eredit\u00e0 (come Digital services act &#8211; Dsa e Digital markets act &#8211; Dma), pi\u00f9 che di svilupparne di nuove. Teresa Ribera, l&#8217;ex ministra spagnola dell&#8217;Ambiente destinata a diventare la figura pi\u00f9 potente dopo Von der Leyen, con il suo portafoglio di vicepresidente a una Transizione pulita, giusta e competitiva, promette di dare filo da torcere alle piattaforme. Lo strumento \u00e8 il Dma, il potente regolamento antitrust nel digitale.<br \/>\nLe direttrici del suo mandato saranno \u201caprire ecosistemi chiusi\u201d, per \u201coffrir\u00e0 alle piccole imprese innovative l&#8217;opportunit\u00e0 di proporre nuovi servizi\u201d e sfidare i grandi colossi; \u201cgarantire la scelta ai consumatori; \u201dassicurare che i dati appartengano a chi li genera&#8221;. \u201cEsiger\u00f2 che i gatekeeper rispettino i loro obblighi secondo il Digital Markets Act &#8211; dice Ribera -. Se non lo faranno, non esiter\u00f2 a utilizzare tutti gli strumenti che il Digital Markets Act mette a disposizione, incluse le sanzioni dove necessario\u201d.<br \/>\nVirkkunen si concentra sulle ricadute in ambito ecommerce: costo ambientale delle spedizioni, sicurezza e lotta alla contraffazione dei prodotti, stop a chi sfrutta il lavoro, sostegno alle piccole piattaforme comunitarie per espandersi all&#8217;estero.<br \/>\nUno dei punti \u00e8 la riforma doganale. \u201cIl volume di pacchi di valore fino a 150 euro, attualmente esenti dal pagamento dei dazi doganali e spediti direttamente da paesi terzi, \u00e8 quadruplicato negli ultimi quattro anni. Nel 2024 si prevede un volume di 4 miliardi di pacchi, con le autorit\u00e0 di soli sette Stati membri (Paesi Bassi, Belgio, Francia, Ungheria, Italia, Spagna e Germania) responsabili della supervisione di oltre il 90% di queste importazioni &#8211; osserva la futura commissaria -. I processi doganali attuali non sono pi\u00f9 adeguati. L\u2019ambiziosa riforma doganale dell\u2019Ue proposta nel 2023 abolirebbe la soglia di esenzione da dazio di 150 euro\u201d. Inoltre Virkkunen punta a creare un&#8217;autorit\u00e0 dedicata e un hub per centralizzare i dati. Infine Lahbib anticipa che vuole aumentare l&#8217;impegno delle grandi piattaforme nella lotta alla violenza online, ai discorsi di odio e gli abusi perpetrati dall&#8217;AI contro donne e minoranze.<\/p>\n<p>NUCLEARE, ENERGIA E TECNOLOGIE PULITE<br \/>\nAmbiente, clima ed energia sono i temi su cui la Commissione si presenta pi\u00f9 conservativa. Von der Leyen sconta il fatto che il suo Partito popolare europeo si sia fatto schiacciare dalla retorica anti-ambientale della destra pi\u00f9 estrema e sta quindi cercando di ammorbidire l&#8217;ambizioso Green new deal, il patto verde che sarebbe dovuto essere l&#8217;architrave della transizione ecologica dei 27.<br \/>\nIl nucleare \u00e8 tornato al centro delle attenzioni per il futuro del mix energetico comunitario. J\u00f8rgersen insiste sulla ricerca per i piccoli reattori modulari e sul taglio delle importazioni di combustibile dalla Russia, per ridurre la dipendenza da Mosca. Il commissario propone anche un piano di azione per l&#8217;elettrificazione dei trasporti e, nei primi cento giorni, un provvedimento per forniture accessibili. Ribera si propone di chiudere a stretto giro i piani nazionali su energia e clima e di lavorare per consolidare le misure protezionistiche verso i veicoli elettrici (dopo l&#8217;imposizione di dazi contro la Cina), per riportare la produzione nel continente. Ribera mette le mani avanti: gli obiettivi di riduzione delle emissioni non si toccano. \u201cPer quanto riguarda il regolamento che stabilisce gli standard di prestazione delle emissioni di CO2 per auto e furgoni, questo rappresenta un elemento chiave per il raggiungimento dell\u2019obiettivo dell\u2019Ue di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e di raggiungere la neutralit\u00e0 climatica entro il 2050 &#8211; scrive -. Sono necessarie politiche ambiziose per garantire una riduzione rapida e adeguata delle emissioni in tutti i settori, incluso il trasporto. In questo contesto, gli standard di prestazione delle emissioni di CO2 per le nuove auto e i furgoni stabiliscono obiettivi chiari a partire dal 2030, e un obiettivo di riduzione del 100% a partire dal 2035\u201d.<\/p>\n<p>MENTRE WOPKE HOEKSTRA, PAESI BASSI, futuro commissario a Clima, crescita a emissioni zero e pulita, ha gi\u00e0 un piede sull&#8217;aereo per Baku, in Azerbaijan, dove si svolger\u00e0 la 29esima Conferenze della parti dell&#8217;Onu sul clima (Cop29). In continuit\u00e0 con il collegio uscente, dove \u00e8 subentrato a Frans Timmermans dimissionario per correre alle elezioni olandesi, si occuper\u00e0 di finanziamenti per il clima, mercati del carbonio e adattamento. In gran parte delle sue risposte insiste anche sui meccanismi di sostegno finanziario all<br \/>\nS\u00e9journ\u00e9 prende parola sui Pfas, sigla dietro cui si nascondono circa 4.700 sostanze chimiche altamente tossiche usate in vari tipi di industrie, e si impegna a vietarli in ambiti di consumo come &#8220;cosmetici, materiali a contatto con alimenti e abbigliamento da esterno&#8221;. Tuttavia, nel caso in cui non ci siano alternative, visto che i Pfas sono strategici anche in ambito difesa, semiconduttori o salute, restano in gioco, \u201ca condizione che siano adottate condizioni di utilizzo rigorosamente controllate fino al reperimento di sostituti accettabili, accompagnate da rigide regole sulle emissioni e lo smaltimento per limitarne il rilascio nell\u2019ambiente, e incentivi chiari per innovare e sviluppare sostituti sostenibili\u201d. Stessa linea espressa da Jessica Roswall, svedese, indicata come commissaria a Ambiente, resilienza idrica ed economia circolare competitiva, che annuncia un piano per l&#8217;economia circolare e una strategia di difesa delle risorse idriche. Ora la parola passa al Parlamento: quanto \u00e8 convincente il libro dei sogni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>00 &#8211; La Sen. La Marca*: la senatrice incontra il DG Vignali per sollecitare una semplificazione dell\u2019amministrazione per gli italiani all&#8217;estero. 01 &#8211; Marco Pasi*: <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50645\" title=\"N\u00b045 &#8211; 09\/11\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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