{"id":50545,"date":"2024-10-25T14:01:16","date_gmt":"2024-10-25T14:01:16","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50545"},"modified":"2024-10-25T16:48:39","modified_gmt":"2024-10-25T16:48:39","slug":"n43-26-ottobre-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50545","title":{"rendered":"N\u00b043 \u201326\/10\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>0<\/strong><strong>1 &#8211; Teresa Barone*: Pensioni INPS in Italia, un terzo sotto i mille euro.<br \/>\n02 &#8211; La sconfitta dell\u2019occidente \u2013 l\u2019irrinunciabile analisi di Emmanuel Todd &#8211; di Roberto Iannuzzi*:<br \/>\n03 &#8211; Gustavo Gutierrez, il padre ribelle della Teologia della Liberazione. America Latina \u00c8 scomparso in Per\u00f9, aveva 96 anni. Nella sua \u00abopzione preferenziale per i poveri\u00bb fu avversato da Wojtyla e inquisito da Ratzinger.<br \/>\n04 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Banche, il trucco dei \u00abcontributi\u00bb: lo Stato li restituir\u00e0 tra due anni.<br \/>\nLa cambiale Meloni voleva &#8220;stupire&#8221; e ci \u00e8 riuscita. Ecco come\u2026<br \/>\n05- Gaetano Azzariti*: La pretesa del governo di non farsi ostacolare dai giudici nelle politiche migratorie (ma analogo discorso potrebbe farsi anche in materia di sicurezza e ordine pubblico) \u00e8 la dimostrazione dell\u2019analfabetismo costituzionale dell\u2019attuale maggioranza.<br \/>\n06 &#8211; Alessandro Stefanelli*: I veleni dell\u2019occupazione a Tulkarem, la piccola Gaza..<br \/>\nReportage Un polo industriale dal nome beffardo, \u00abGermogli di pace\u00bb, sorto sui campi confiscati agli agricoltori palestinesi. Fabbriche altamente inquinanti spostate da Israele in Cisgiordania, dove si respira un\u2019aria di pesticidi e rassegnazione. E l\u2019unico diritto riconosciuto ai lavoratori \u00e8 quello di firmare il proprio licenziamento<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Teresa Barone*: PENSIONI INPS IN ITALIA, UN TERZO SOTTO I MILLE EURO.<br \/>\nL\u2019INPS fornisce i dati sul sistema pensionistico italiano: aumentano pensioni e beneficiari, gli assegni pi\u00f9 elevati sono nelle regioni del Nord.<\/strong><br \/>\nBalzo in avanti per le prestazioni del sistema pensionistico italiano, che ha raggiunto quota 23 milioni di trattamenti a beneficio di 16,2 milioni di persone per un ammontare complessivo annuo di 347 miliardi di euro.<br \/>\nA fornire dati recenti \u00e8 l\u2019Osservatorio INPS sulle Prestazioni pensionistiche e beneficiari del sistema pensionistico italiano, basato su dati di fine 2023.<\/p>\n<p>PENSIONI IN ITALIA: A CHE PUNTO SIAMO<br \/>\nPensioni minime 2025<\/p>\n<p>PENSIONI MINIME, IL MINI AUMENTO DI 3 EURO AL MESE IN MANOVRA 2025<\/p>\n<p>Il rapporto sottolinea per prima cosa l\u2019aumento annuo dello 0,6% delle prestazioni erogate, con una media di 1,4 pensioni a testa (il 32% dei beneficiari, infatti, percepisce due o pi\u00f9 assegni pensionistici).<br \/>\nTuttavia, i pensionati con un assegno sotto i mille euro erano quasi un terzo del totale. Di questi, circa un altro terzo prende meno di 500 euro al mese. Le donne ricevono le pensioni pi\u00f9 basse: PI\u00d9 DI TRE MILIONI SOTTO I MILLE EURO (il 36,3% del totale) e DI QUESTE QUASI UN MILIONE NON ARRIVA A 500 EURO.<br \/>\nA livello territoriale, il numero di pensionati si concentrano maggiormente nelle regioni del Nord, dove sono pi\u00f9 elevati anche gli importi medi. Se le donne rappresentano il 52% del totale dei pensionati, gli uomini percepiscono il 56% dei redditi pensionistici.<br \/>\nIL 77,5% DELLE PENSIONI, inoltre, \u00e8 di tipo previdenziale (invalidit\u00e0, vecchiaia, superstiti), mentre le pensioni assistenziali sono il 19,8% (invalidit\u00e0 civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) e il rimanente 2,7% sono le prestazioni di tipo indennitario.<br \/>\nLa maggior parte dei pensionati, in ogni caso, percepisce la pensione di vecchiaia. Sono complessivamente 11,4 milioni, dei quali il 28% \u00e8 anche titolare di trattamenti di altro tipo.<br \/>\n(Fonte PMI.it &#8211; Teresa Barone \u2013 giornalista )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; di Roberto Iannuzzi*: LA SCONFITTA DELL\u2019OCCIDENTE \u2013 L\u2019IRRINUNCIABILE ANALISI DI EMMANUEL TODD &#8211; TODD HA IL GRANDE MERITO DI AVER APERTO UN DIBATTITO TROPPO A LUNGO RIFIUTATO DALL\u2019IPOCRISIA DELLE \u00c9LITE OCCIDENTALI, TRACCIANDO UN QUADRO REALISTICO DELLE RAGIONI DEL DECLINO DELL\u2019OCCIDENTE<\/strong><\/p>\n<p>Una ragione c\u2019\u00e8: le cose non stanno andando come la gran parte degli strateghi, dei commentatori, dei grandi mezzi di informazione occidentali aveva previsto.<br \/>\nKiev \u00e8 sulla difensiva, la speranza ucraina di riconquistare i territori perduti si \u00e8 rivelata un\u2019illusione, le forze russe stanno avanzando sull\u2019intero fronte del Donbass. L\u2019invasione estiva dell\u2019oblast russo di Kursk da parte ucraina si \u00e8 risolta in un estemporaneo episodio di avventurismo militare.<br \/>\nMa soprattutto, l\u2019entusiasmo occidentale per il sostegno all\u2019Ucraina si sta affievolendo, con una Germania sempre pi\u00f9 alle prese con la sua crisi economica interna, e gli Stati Uniti assorbiti da un\u2019incerta campagna presidenziale.<\/p>\n<p>LE RAGIONI DEL FALLIMENTO OCCIDENTALE IN UCRAINA<br \/>\nSebbene il conflitto sia tutt\u2019altro che concluso, e presenti tuttora rischi di escalation a seconda delle scelte che compiranno i leader occidentali, esso ci parla di un fallimento.<br \/>\nAd aver fallito sono le strategie militari della NATO, le sanzioni che avrebbero dovuto mettere in ginocchio un\u2019economia russa che \u00e8 invece pi\u00f9 che mai vitale, l\u2019industria militare americana ed europea che si sono rivelate incapaci di stare al passo con la produzione bellica russa.<br \/>\nMa, ancora una volta, USA ed Europa stanno compiendo un processo di rimozione, di autoinganno. Non si analizzano le ragioni dell\u2019ennesimo disastro occidentale, le tragiche conseguenze di aver sacrificato un intero paese sull\u2019altare dell\u2019ostilit\u00e0 occidentale contro Mosca, ci si illude di poter magari giungere a un \u201cpareggio\u201d con Putin.<br \/>\nC\u2019\u00e8 per\u00f2 un\u2019eccezione a questo panorama desolante, un volume uscito da pochi giorni in edizione italiana per Fazi Editore: La sconfitta dell\u2019Occidente, di Emmanuel Todd, storico, sociologo e demografo francese.<br \/>\nOltre che un best-seller, il libro ha rappresentato un caso editoriale in Francia, e il suo autore, il quale si definisce un dissidente dell\u2019intellighenzia francese, \u00e8 stato prevedibilmente accusato di simpatie putiniane.<br \/>\nEppure tale opera solleva interrogativi fondamentali sulla crisi in cui si dibatte l\u2019Occidente, interrogativi che pochi hanno avuto il coraggio di affrontare, e che sono invece necessari per comprendere le ragioni del fallimento occidentale contro la Russia<br \/>\nIl libro viene scritto nell\u2019estate 2023, con l\u2019intento di fornire una previsione: la sconfitta dell\u2019Ucraina. Oggi questa previsione \u00e8 una certezza, sostiene Todd nella prefazione scritta per l\u2019edizione italiana.<br \/>\nTemi centrali del volume sono il collasso dell\u2019Occidente \u2013 e soprattutto degli USA, il paese che lo ha guidato per circa un secolo \u2013 e la ritrovata centralit\u00e0 della Russia.<br \/>\nIn maniera stupefacente, per chi non conosce la genesi della guerra ucraina, o per chi l\u2019ha seguita solo attraverso i media occidentali, Todd descrive il conflitto come una \u201caggressione promossa dall\u2019Occidente\u201d (riferendosi, com\u2019\u00e8 ovvio, alla continua espansione a est della NATO, e soprattutto alla sua progressiva infiltrazione dell\u2019Ucraina dopo il 2014)<br \/>\nEgli pone quindi tre interrogativi fondamentali: perch\u00e9 l\u2019Occidente non accetta la sconfitta? Per quale motivo sembra disposto a correre il rischio di uno scontro diretto con la Russia?<br \/>\nPerch\u00e9 la pace viene descritta dai leader occidentali \u201ccome se rappresentasse una minaccia ancora pi\u00f9 grave di uno scontro termonucleare\u201d?<\/p>\n<p>LE SORPRESE DEL CONFLITTO UCRAINO<br \/>\nL\u2019autore traccia anche un possibile scenario di fine conflitto (un conflitto congelato?), con l\u2019ampliamento obbligato degli obiettivi militari russi a seguito dell\u2019intransigenza occidentale, e le relative incognite che potrebbero riguardare un simile quadro (in particolare il destino di Leopoli, e le Repubbliche Baltiche).<br \/>\nIl conflitto ucraino, inizialmente provocato dagli USA, e quello a Gaza e in Medio Oriente, dimostrano, secondo Todd, la crescente impotenza di Washington, trascinata da alleati radicalizzati (Ucraina e Israele) che avrebbe in realt\u00e0 dovuto controllare \u2013 una tesi che si applica maggiormente al caso israeliano che non a quello ucraino, dove le sorti del presidente Volodymyr Zelensky restano tuttora incerte.<br \/>\nUna pace alle condizioni russe significherebbe la sconfitta americana e la fine dell\u2019egemonia USA, scrive lo storico francese. Per Washington la guerra deve dunque continuare, al fine di mantenere il controllo sui propri vassalli in Europa e nel Pacifico.<br \/>\nEgli descrive l\u2019Unione Europea come totalmente assoggettata, e la NATO come strumento di asservimento del vecchio continente agli USA.<br \/>\nL\u2019Europa va tuttavia incontro a una crisi crescente che deriva dal suo distacco dalla Russia, ed in particolare dalla sua rinuncia alle fonti energetiche russe a basso costo.<br \/>\nIn tre paesi chiave dell\u2019UE (Italia, Germania e Francia), ci troviamo in una crescente dinamica di popoli contrapposti ai governi: le oligarchie europee hanno perci\u00f2 poco tempo per trascinare le loro popolazioni in una guerra a oltranza con la Russia.<br \/>\nTodd enumera le sorprese prodotte dal conflitto ucraino. Fra esse spiccano la resilienza economica russa, l\u2019evanescenza europea, il bellicismo antirusso dei paesi scandinavi, l\u2019insufficienza militare dell\u2019industria bellica USA, la solitudine ideologica dell\u2019Occidente (abbandonato dal Sud globale) e, in conseguenza di tutto ci\u00f2, l\u2019imminente sconfitta occidentale.<br \/>\nMa la sorpresa maggiore, che include le altre fin qui enumerate, non \u00e8 la ritrovata assertivit\u00e0 della Russia (un paese che, con una popolazione in calo e un territorio addirittura troppo esteso per essa, non minaccia nessuno), ma il fatto che a mettere a rischio l\u2019equilibrio del pianeta \u00e8 la crisi occidentale, e \u201cpi\u00f9 precisamente, la crisi terminale degli Stati Uniti\u201d.<\/p>\n<p>CRISI DELLO STATO-NAZIONE OCCIDENTALE E STABILIT\u00c0 RUSSA<br \/>\nTodd attribuisce il declino dell\u2019Occidente alla progressiva scomparsa dello Stato nazionale. USA ed Europa soffrono di differenti forme di disgregazione dello Stato-nazione, accompagnate dalla morte del cristianesimo, in particolare nella sua forma protestante, che aveva sostenuto il capitalismo occidentale.<br \/>\nAlla morte del cristianesimo fa da contraltare l\u2019emergere di un nichilismo inteso da Todd come pulsione a distruggere, a livello fisico, ed a negare la nozione stessa di verit\u00e0 e di qualsiasi descrizione ragionevole del mondo, a livello concettuale.<br \/>\nVengono cos\u00ec messe a confronto due Weltanschauung, secondo lo storico francese. Da un lato, il realismo strategico degli Stati-nazione come la Russia. Dall\u2019altro, la mentalit\u00e0 post-imperiale occidentale, emanazione di un impero in disfacimento che tuttavia ambisce a rappresentare la totalit\u00e0 del mondo, non ammettendo pi\u00f9 l\u2019esistenza dell\u2019altro (si pensi al totalitarismo del moderno sistema neoliberista globalizzato, che non ammette altro da s\u00e9).<\/p>\n<p>Todd esamina, in particolare a livello demografico, le ragioni della stabilit\u00e0 russa (calo del tasso di decessi legati all\u2019alcolismo, del tasso di omicidi e di suicidi, del tasso di mortalit\u00e0 infantile che scende addirittura al di sotto di quello americano) e dell\u2019incredibile abbaglio occidentale, ovvero dell\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Occidente di riconoscere tale stabilit\u00e0. Questo abbaglio \u00e8 dovuto, secondo l\u2019autore, alla progressiva scomparsa, a partire dagli anni \u201960 del secolo scorso, dell\u2019abilit\u00e0 occidentale di concepire la diversit\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>Scrive Todd:<br \/>\n\u201cEra evidente che la Russia postcomunista: avrebbe mantenuto alcuni tratti comunitari nonostante l\u2019adozione di un\u2019economia di mercato; che una di queste caratteristiche sarebbe stata l\u2019esistenza di uno Stato pi\u00f9 forte che altrove; che un\u2019altra sarebbe stato un modo diverso, rispetto a quello occidentale, di rapportarsi con le varie classi sociali da parte di questo Stato; e che un\u2019altra ancora sarebbe stata l\u2019accettazione, in misura differente, da parte di tutte le classi sociali \u2013 pi\u00f9 forte in quelle popolari, pi\u00f9 mitigata in quella media \u2013 di una certa forma di autoritarismo e di aspirazione a un\u2019omogeneit\u00e0 sociale\u201d.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, aggiunge l\u2019autore:<br \/>\n\u201cIl \u2018sistema Putin\u2019 risulta stabile in quanto \u00e8 frutto della storia russa e non dell\u2019opera di un singolo individuo. Il sogno di una rivolta antiputiniana, che ossessiona Washington, altro non \u00e8 che un vagheggiamento, il quale nasce dal rifiuto occidentale di constatare come sotto il suo regno le condizioni di vita siano migliorate e di riconoscere la specificit\u00e0 della cultura politica russa\u201d.<\/p>\n<p>ASCESA E MORTE DEL PROTESTANTESIMO<br \/>\nDopo aver analizzato le ragioni della stabilit\u00e0 russa, come anche quelle della strana \u201cresilienza\u201d ucraina \u2013 uno Stato apparentemente fallito \u2013 nel conflitto (cfr. cap. 2), Todd passa al cuore del problema, che \u00e8 anche il cardine centrale del libro.<br \/>\nLa radice dell\u2019attuale crisi mondiale, egli scrive, va ricercata nella decadenza dell\u2019Occidente. Alla luce della centralit\u00e0 mondiale dell\u2019Occidente fra il 1700 e il 2000, la sua crisi equivale alla crisi del mondo.<br \/>\nE qui Todd si dichiara discepolo di Max Weber, allorch\u00e9 afferma che all\u2019origine dello sviluppo occidentale non troviamo \u201cil mercato, l\u2019industria e la tecnologia\u201d, bens\u00ec una religione: il protestantesimo. Nella sua opera L\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo, Weber poneva la religione di Lutero e di Calvino all\u2019origine della cosiddetta \u201csuperiorit\u00e0 occidentale\u201d.<br \/>\nMa, se il protestantesimo \u00e8 stato davvero alla base del decollo dell\u2019Occidente, scrive lo storico francese, \u00e8 la sua morte oggi a causarne la dissoluzione.<br \/>\nPer affrontare questo discorso, Todd identifica due Occidenti, uno ristretto, emerso dalla rivoluzione liberale, e composto da Inghilterra, Stati Uniti e Francia.<br \/>\nEsso si fonda su tre eventi fondamentali: la \u201cGloriosa rivoluzione\u201d inglese del 1688, la Dichiarazione d\u2019indipendenza americana del 1776, e la Rivoluzione francese del 1789.<br \/>\nLa seconda definizione, pi\u00f9 ampia, di Occidente \u00e8 quella che coincide essenzialmente con il sistema di potere statunitense. In questo Occidente, cos\u00ec definito, il decollo dello sviluppo economico rispetto al resto del mondo \u00e8 stato determinato da due rivoluzioni culturali: il Rinascimento italiano e la Riforma protestante tedesca.<br \/>\nLa Germania ha dunque giocato essa stessa un ruolo centrale nello sviluppo occidentale, in quanto la religione protestante \u201cha accidentalmente forgiato una forza lavoro altamente efficiente\u201d.<br \/>\nIl nucleo protestante dell\u2019Occidente \u00e8 dunque emerso \u201ca cavallo tra le sue componenti liberali e autoritarie\u201d, essendo uno dei suoi poli il mondo anglosassone, e l\u2019altro la Germania. La Francia cattolica, scrive Todd, \u201cper contiguit\u00e0\u201d \u00e8 riuscita a mantenersi \u201cnella sfera pi\u00f9 sviluppata dell\u2019Occidente, che \u00e8 essenzialmente protestante\u201d.<br \/>\nAltro elemento chiave del protestantesimo, a livello sociale, \u00e8 il seguente: esso ha ereditato dalla dottrina della predestinazione l\u2019idea \u201csecondo cui alcuni sono eletti e altri dannati, per cui gli uomini non sono tutti uguali\u201d.<br \/>\nPerci\u00f2 non sorprende, scrive l\u2019autore, che le due forme pi\u00f9 potenti e durevoli di razzismo siano emerse nei paesi protestanti: il nazismo e la discriminazione americana nei confronti dei neri.<\/p>\n<p>A ci\u00f2, bisogna dire, si potrebbe aggiungere il radicato razzismo che tutte le potenze coloniali europee, pressoch\u00e9 indistintamente, hanno manifestato nei confronti delle popolazioni colonizzate.<br \/>\nNon vanno poi dimenticate, aggiunge Todd, l\u2019eugenetica e le sterilizzazioni forzate, nella Germania nazista, ma anche in Svezia e negli Stati Uniti, che furono conseguenza di una prospettiva protestante la quale non riconosceva tutti i diritti fondamentali a ogni individuo.<br \/>\nIl protestantesimo fu per\u00f2 anche un potente motore di sviluppo degli Stati nazionali, instillando tramite la lettura della Bibbia la convinzione dei popoli protestanti di essere \u201celetti da Dio\u201d.<\/p>\n<p>DECLINO DELLA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE<br \/>\nL\u2019aspetto paradossale dell\u2019attuale fase di declino dell\u2019Occidente, \u00e8 che esso pretende di rappresentare la democrazia liberale in contrapposizione alle \u201cautocrazie\u201d, come quella russa, proprio mentre il suo nucleo anglo-americano-francese, quello che ha inventato tale forma di democrazia, \u00e8 in una crisi profonda.<br \/>\nLa rappresentazione \u201cdemocratica\u201d che l\u2019Occidente d\u00e0 di s\u00e9 in questa fase di contrapposizione mondiale, fra l\u2019altro, \u00e8 in completa contraddizione con il dibattito interno sulla crisi della democrazia che, sebbene in sordina, nei paesi occidentali \u00e8 in atto almeno dalla fine del secolo scorso.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle negazioni ufficiali e di facciata, dunque, \u201cl\u2019idea di una democrazia occidentale in crisi terminale non \u00e8 affatto eccentrica o marginale; \u00e8 ormai un luogo comune e condiviso, seppure con sfumature diverse, da molti intellettuali e politici\u201d.<br \/>\nTale crisi \u00e8 stata accompagnata e favorita da un aumento generalizzato delle disuguaglianze \u201cche ha frantumato le classi tradizionali, ma ha anche peggiorato le condizioni materiali e l\u2019accesso all\u2019occupazione degli operai e delle stesse classi medie\u201d.<br \/>\nIl malessere occidentale, dunque, precede di gran lunga la guerra in Ucraina, contrapponendo due categorie ideologiche: l\u2019elitismo e il populismo. \u201cSe il popolo e l\u2019\u00e9lite non riescono pi\u00f9 ad accordarsi per lavorare insieme\u201d, scrive Todd, \u201cil concetto di democrazia rappresentativa perde ogni suo significato: si finisce con l\u2019avere una \u00e9lite che non vuole pi\u00f9 rappresentare il popolo e un popolo che non \u00e8 pi\u00f9 rappresentato\u201d.<\/p>\n<p>QUESTA CONSTATAZIONE ALTERA IL SIGNIFICATO DELLA GUERRA IN CORSO IN UCRAINA:<br \/>\n\u201cAnnunciata dal pensiero dominante come la lotta delle democrazie liberali dell\u2019Occidente contro l\u2019autocrazia russa, questa diventa piuttosto un confronto tra le oligarchie liberali occidentali e la democrazia autoritaria russa\u201d.<br \/>\nIl malfunzionamento delle oligarchie liberali ha l\u2019effetto di selezionare \u00e9lite incompetenti sul piano politico e diplomatico, provocando inevitabilmente gravi errori nella gestione della competizione con avversari come Russia e Cina.<br \/>\nMa, ovviamente, anche sul piano interno si assiste a crescenti disfunzionalit\u00e0, sebbene istituzioni e leggi della democrazia liberale apparentemente non siano mutate, sostiene Todd:<br \/>\n\u201cFormalmente, sono ancora delle democrazie liberali, dotate del suffragio universale, di Parlamenti e talvolta di presidenti eletti, nonch\u00e9 di una stampa libera. A sparire sono stati invece i costumi democratici. Le classi pi\u00f9 istruite si ritengono intrinsecamente superiori e le \u00e9lite, come abbiamo detto, si rifiutano di rappresentare il popolo, al quale non resta che adottare dei comportamenti bollati come populismo. Ovviamente, sarebbe un errore credere che un sistema del genere possa funzionare in maniera armonica\u201d.<br \/>\nNe segue semplicemente, conclude Todd, che \u201cessendo le elezioni una procedura ancora in vigore, il popolo deve essere tenuto fuori dalla gestione economica e dalla distribuzione della ricchezza; in sostanza, deve essere ingannato\u201d.<\/p>\n<p>NICHILISMO E ATOMIZZAZIONE SOCIALE<br \/>\nAssieme a questa crisi, \u201csi assiste a un fenomeno di atomizzazione sociale, di polverizzazione delle identit\u00e0, che interessa tutti i livelli della societ\u00e0\u201d. Un fenomeno in gran parte conseguenza della progressiva scristianizzazione e secolarizzazione delle societ\u00e0 occidentali.<br \/>\nLa prima fase della secolarizzazione non pu\u00f2 essere considerata come una condizione realmente post-religiosa, scrive l\u2019autore:<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 allora che compaiono le credenze sostitutive, in genere delle ideologie politiche forti che organizzano e strutturano gli individui nello stesso modo in cui lo faceva la religione. Per quanto sconvolte dalla scomparsa di Dio, le societ\u00e0 rimangono comunque coerenti e capaci di agire\u201d.<\/p>\n<p>NELLA FASE FINALE DELLA SECOLARIZZAZIONE,<br \/>\n\u201ci costumi e i valori ereditati dalla religione iniziano a infiacchirsi o a disintegrarsi, per poi infine sparire; ed \u00e8 allora, e solo allora, che appare ci\u00f2 che stiamo vivendo: un vuoto religioso assoluto, in cui gli individui sono privi di qualsiasi credenza collettiva sostitutiva. Uno stato zero della religione\u201d<br \/>\nQuesta condizione post-religiosa e post-ideologica coincide con la dissoluzione dello Stato-nazione e il trionfo della globalizzazione, \u201cin societ\u00e0 atomizzate dove non \u00e8 pi\u00f9 neanche concepibile che lo Stato possa agire efficacemente\u201d.<br \/>\nLo \u201cstato zero della religione\u201d \u00e8 dunque per Todd quello nel quale sono stati spazzati via il sentimento nazionale, l\u2019etica del lavoro, il concetto di una morale sociale vincolante, e la capacit\u00e0 di sacrificarsi per la comunit\u00e0.<br \/>\nCi siamo dunque liberati dalle credenze metafisiche, fondanti e derivate, comuniste, socialiste o nazionali, per sperimentare semplicemente un vuoto che ci sfinisce, ci ridimensiona e ci rende deboli<\/p>\n<p>AGONIA DI UN IMPERO<br \/>\nTodd articola la crisi complessiva dell\u2019Occidente nelle sue varie declinazioni: quella europea, tedesca e francese in particolare, progressivamente asservita ai meccanismi di una globalizzazione finanziaria guidata dagli USA i quali, paradossalmente, pur in declino, hanno accresciuto la loro influenza sul vecchio continente.<br \/>\nUn quadro, questo, in armonia con l\u2019emergere di un rapporto generale di \u201csfruttamento sistemico della periferia da parte del centro americano\u201d.<\/p>\n<p>GLI STATI UNITI, A LORO VOLTA, NON ESCONO ILLESI DA QUESTA CRISI. AL CONTRARIO, NE COSTITUISCONO IL CENTRO:<br \/>\n\u201cLa loro dipendenza economica dal resto del mondo \u00e8 diventata immensa; e la loro societ\u00e0 si sta disgregando. I due fenomeni interagiscono. Perdere il controllo delle proprie risorse esterne provocherebbe un calo del tenore di vita, gi\u00e0 poco brillante, della popolazione. Ma \u00e8 tipico di un impero il fatto di non poter pi\u00f9 separare ci\u00f2 che, nella sua evoluzione, \u00e8 interno da ci\u00f2 che \u00e8 esterno. Per comprendere la politica estera americana bisogna di conseguenza partire dalle dinamiche interne della societ\u00e0, o piuttosto dalla sua regressione\u201d.<br \/>\nLa globalizzazione promossa dagli Stati Uniti da un lato ne ha minato la loro stessa egemonia industriale, dall\u2019altro, pur permettendo l\u2019industrializzazione del resto del mondo, \u00e8 fondata su un sistema di sfruttamento costituito dal lavoro sottopagato del Sud del mondo.<br \/>\nEsiste dunque un ponte che lega il colonialismo precedente al 1914 e la recente globalizzazione. Ci\u00f2 contribuisce a spiegare perch\u00e9, quando l\u2019Occidente ha intimato al mondo di partecipare al sistema di sanzioni contro la Russia, la maggior parte di questi paesi non ha accettato di applicare tali misure coercitive.<br \/>\n\u201cPoich\u00e9 si doveva scegliere da che parte stare, possiamo affermare che il Resto del mondo ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per smantellare la NATO, acquistando il suo petrolio e il suo gas e fornendole le attrezzature e i pezzi di ricambio necessari per portare avanti la guerra e per funzionare come societ\u00e0 civile senza troppi patimenti\u201d.<br \/>\nCos\u00ec Todd legge la crisi dell\u2019Occidente e la pone alla radice della sua sconfitta contro la Russia in Ucraina. Egli fornisce una panoramica storica di grande respiro, arricchita da dati demografici e sociologici, enumerando le ragioni che hanno portato al declino occidentale.<br \/>\nSi pu\u00f2 non concordare con alcune delle conclusioni a cui giunge l\u2019autore, visto che quella della crisi occidentale \u00e8 una tematica estremamente complessa, la quale probabilmente necessita dell\u2019apporto di ben pi\u00f9 di un singolo studioso per essere indagata e compresa in tutte le sue sfaccettature e implicazioni.<br \/>\nMa Todd ha il grande merito di aver aperto questo dibattito troppo a lungo negato, e rifiutato dall\u2019ipocrisia delle \u00e9lite occidentali, tracciando complessivamente un quadro realistico delle ragioni del declino dell\u2019Occidente.<br \/>\nUn declino dovuto essenzialmente a fattori endogeni, e non a fantomatiche minacce esterne rappresentate da paesi come la Russia.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete. Roberto Iannuzzi. Analista di politica internazionale, ha scritto di questioni legate al tramonto dell&#8217;attuale ordine mondiale su testate italiane)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 \u2013 Gianni Beretta*: GUSTAVO GUTIERREZ, IL PADRE RIBELLE DELLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE. AMERICA LATINA \u00c8 SCOMPARSO IN PER\u00d9, AVEVA 96 ANNI. NELLA SUA \u00abOPZIONE PREFERENZIALE PER I POVERI\u00bb FU AVVERSATO DA WOJTYLA E INQUISITO DA RATZINGER<\/strong><\/p>\n<p>Se ne \u00e8 andato a Lima a 96 anni padre Gustavo Gutierrez, dominicano, letterale coniatore della Teolog\u00eda de la Liberaci\u00f3n. Un\u2019intellettuale a tutto tondo che aveva studiato medicina e filosofia in Per\u00f9, e psicologia e filosofia a Lovanio, in Belgio.<br \/>\nSOBRIO, DISCRETO, QUANTO FORTE e determinato, l\u2019avevamo conosciuto in Nicaragua al Centro Ecumenico Antonio Valdivieso (intitolato a un vescovo ucciso laggi\u00f9 nel \u2018500 dagli stessi conquistadores perch\u00e9 difendeva gli autoctoni) nei primissimi anni della Rivoluzione Popolare Sandinista. L\u2019ultima della storia moderna: aperta, plurale, ispirata all\u2019antimperialismo pi\u00f9 che al marxismo; cos\u00ec come in quella teologia della liberazione incentrata sulla opci\u00f3n preferencial para los pobres. A tal punto che ci furono ben quattro preti\/ministri nel governo rivoluzionario. In qualche modo tollerati dalla allora ostpolitik del segretario di stato vaticano Agostino Casaroli; interpretata sul posto dall\u2019apertissimo nunzio Andrea Cordero Lanza di Montezemolo.<br \/>\nFino a che papa Wojtyla non giunse a Managua quel fatidico 4 marzo 1983, strapazzando appena sceso dall\u2019aereo (eravamo l\u00ec) il ministro della Cultura padre Ernesto Cardenal che gli si era inginocchiato. Per poi essere clamorosamente contestato dai fedeli nella Plaza 19 de Julio mentre celebrava la messa. Al suo ritorno a Roma Giovanni Paolo II dispose l\u2019immediata sospensione a divinis dei quattro sacerdoti dell\u2019esecutivo sandinista. E poco dopo elev\u00f2 a cardinale l\u2019oppositore interno numero uno: l\u2019arcivescovo metropolitano Obando y Bravo.<br \/>\nMentre l\u2019anno successivo il suo inquisitore, Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione della Fede, convocava alla Santa Sede lo stesso Gustavo Gutierrez per mettere sotto processo le sue teorie \u00abazzardate\u00bb. Ma Gustavo, senza colpo ferire, non si present\u00f2, forte della solidariet\u00e0 subito manifestatagli dal mondo ecclesiale sudamericano.<\/p>\n<p>DEL RESTO IL SUO PRIMO SAGGIO sulla Teologia della Liberazione risale al 1971. Non a caso successivo alla seconda Conferenza dell\u2019Episcopato dell\u2019America Latina di Medell\u00edn (Colombia) del \u201968, cui presenzi\u00f2 nientemeno che Paolo VI, il quale diede il via libera a quella tendenza d\u2019avanguardia nell\u2019applicazione del Concilio Vaticano II.<br \/>\nIn ogni caso ci pens\u00f2 il papa polacco, dopo il viaggio in Centro America, ad azzerare in pochi anni quella teologia in tutto il subcontinente; promuovendo via via presuli e porporati legati alla storica oligarchia coloniale. Come quelli che nel marzo 1980 legittimarono di fatto l\u2019assassinio sull\u2019altare dell\u2019arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero. E la stessa uccisione dei sei gesuiti dell\u2019Universit\u00e0 Centroamericana nell\u201989 per mano dei militari durante la guerra civile.<\/p>\n<p>IN QUEL MODO (e suo malgrado) ossessionato com\u2019era dal \u00abfantasma comunista\u00bb, Wojtyla paradossalmente spalanc\u00f2 la strada alla diffusione delle sette fondamentaliste nel subcontinente pi\u00f9 cattolico del pianeta, una strada pianificata da Washington dagli anni \u201970 e strutturata nel Documento di Santa Fe del 1980 (durante la presidenza Reagan). Tanto che oggi quei predicatori disputano ai cattolici la storica \u00abegemonia della fede\u00bb avuta nell\u2019intera regione. Ma all\u2019insegna (nel migliore dei casi) dell\u2019antipolitica. Anche se ormai si stanno strutturando al fianco di destre alla Bolsonaro.<br \/>\nCerto poteva essere comprensibile che il pontefice polacco, cresciuto in un paese sotto il giogo sovietico, cadesse nella trappola strumentale di coloro che sbandieravano l\u2019ossessione dell\u2019arrivo del comunismo in America Latina. Quando in realt\u00e0 la rivoluzione messicana del 1910 e quella del \u201944 dei giovani militari in Guatemala non si basavano su un\u2019ideologia bens\u00ec sull\u2019improrogabile necessit\u00e0 di una riforma agraria che rovesciasse lo storico schema terratenientes versus peones. Allo stesso modo del pi\u00f9 recente nuovo corso cubano del \u201959; dove per\u00f2 Fidel Castro, per niente comunista ma iscritto al Partido Ortodoxo (antimperialista), per sopravvivere a sole 90 miglia dagli Usa fu costretto alla scelta di Mosca.<br \/>\nCi volle la caduta del Muro di Berlino per far socchiudere un pochino gli occhi di Giovanni Paolo II sulla barbarie del sistema a libero mercato imperniato sul \u201cdio denaro\u201d. Ma nemmeno l\u2019avvento di Bergoglio, primo papa venuto proprio da quell\u2019\u00abaltra parte del mondo\u00bb \u00e8 riuscito a rilanciare il Concilio Vaticano II; pressoch\u00e9 sepolto dal terzo papato pi\u00f9 lungo in assoluto della storia (27 anni) e seguito dagli altri 7 di Benedetto XVI<br \/>\nNON \u00c8 BASTATO che papa Francesco si precipitasse a fare beato e santo Romero; e insieme a lui Paolo VI che quel concilio concretizz\u00f2. Mentre alla canonizzazione di Wojtyla fece affiancare quella di Giovanni XIII che quel concilio, all\u2019insegna degli \u00abuomini di buona volont\u00e0\u00bb e della \u00abde\/piramidazione\u00bb della Chiesa ispir\u00f2. Da ultimo, neppure \u00e8 bastato che nel 2013, poco dopo essersi insediato sul soglio di Pietro, ricevesse in udienza lo stesso padre Gustavo Gutierrez. Che ben aveva conosciuto per venire dal medesimo subcontinente.<br \/>\n*(Gianni BERETTA. Dall&#8217;inizio degli anni &#8217;80 corrispondente da Managua per il Centro America e il Caribe per il quotidiano il Manifesto,)<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Roberto Ciccarelli*: BANCHE, IL TRUCCO DEI \u00abCONTRIBUTI\u00bb: LO STATO LI RESTITUIR\u00c0 TRA DUE ANNI &#8211; LA CAMBIALE MELONI VOLEVA &#8220;STUPIRE&#8221; E CI \u00c8 RIUSCITA. ECCO COME..<\/strong><\/p>\n<p>SUI \u00abCONTRIBUTI\u00bb DELLE BANCHE MELONI VOLEVA \u00abSTUPIRE\u00bb. E DAVVERO LO HA FATTO. STUPEFACENTE. IL GOVERNO HA INVENTATO UN\u2019ALTRA PARTITA DI GIRO, CONCORDATA CON LE BANCHE, PER EVITARE DI PAGARE. FUNZIONA COS\u00cc: SUI 3,5 MILIARDI PREVISTI, UNO SAR\u00c0 PAGATO DALLE ASSICURAZIONI, GLI ALTRI 2,5 SARANNO VERSATI NEI PROSSIMI DUE ANNI (1,75) DA ALCUNI ISTITUTI BANCARI PARTICOLARMENTE IN SALUTE.<\/p>\n<p>Questi soldi sono solo un\u2019anticipazione delle cosiddette \u00abimposte differite attive\u00bb che lo Stato dovr\u00e0 restituire tra il 2027 e il 2029. Giustamente non si \u00e8 parlato di \u00abtassa\u00bb. \u00c8 un trucco, per di pi\u00f9 spacciato per \u00absacrificio\u00bb dal ministro dell\u2019economia Giorgetti nella sconnessa conferenza stampa di ieri. Per questo i poveri e sensibili \u00abmercati\u00bb non erano turbati ieri. Per Giorgetti hanno \u00abinteriorizzato\u00bb il tremendo choc di una partita di giro. Chiss\u00e0 cosa penseranno \u00abi pescatori e gli operai\u00bb che \u00absi svegliano all\u2019alba\u00bb.<br \/>\nLi ha cos\u00ec ricordati Giorgetti sostenendo che \u00absaranno contenti\u00bb. Lo saranno meno quando capiranno la natura dell\u2019operazione fatta dal suo governo. Ogni tanto bisogna tenere a freno il cavallo populista, ministro.<br \/>\nL\u2019operazione, in fondo, \u00e8 riuscita. \u00c8 stata studiata con cura. Lo ha spiegato chiaramente la presidente del consiglio da Bruxelles: \u00abVolevamo da una parte avere risorse ma non vogliamo dare il segnale che le banche sono avversarie . Per questo abbiamo fatto un lavoro con loro \u2013 ha detto Meloni \u2013 C\u2019\u00e8 stata una collaborazione che \u00e8 un messaggio molto positivo\u00bb<br \/>\n*(Roberto Ciccarelli. Filosofo e giornalista, scrive per \u00abil manifesto\u00bb)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05- Gaetano Azzariti*: LA PRETESA DEL GOVERNO DI NON FARSI OSTACOLARE DAI GIUDICI NELLE POLITICHE MIGRATORIE (MA ANALOGO DISCORSO POTREBBE FARSI ANCHE IN MATERIA DI SICUREZZA E ORDINE PUBBLICO) \u00c8 LA DIMOSTRAZIONE DELL\u2019ANALFABETISMO COSTITUZIONALE DELL\u2019ATTUALE MAGGIORANZA.<\/strong><\/p>\n<p>Dovrebbe essere ben noto, infatti, che le Costituzioni rigide del Novecento hanno reso \u00abindisponibile\u00bb a qualsiasi maggioranza la definizione dei principi in materia di diritti fondamentali e anzi \u00e8 la Costituzione a chiedere al governo (in verit\u00e0 alla Repubblica intera) di adempiere ai doveri inderogabili di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale per garantite i diritti inviolabili dell\u2019uomo. Diritti che appartengono ad ogni persona senza possibilit\u00e0 di distinzione per sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, tantomeno per provenienza geografica.<br \/>\nDunque, i governi \u2013 ma certamente anche i giudici \u2013 non possono adottare atti in contrasto con quanto la Costituzione impone. Con riferimento alle politiche migratorie basterebbe allora leggere l\u2019articolo 10 della nostra Costituzione.<br \/>\nPer comprendere l\u2019infondatezza della pretesa del governo di impedire ai giudici di decidere in materia di migrazione autonomamente.<br \/>\n\u00abAutonomamente\u00bb vuol dire non subordinato all\u2019indirizzo politico maggioritario o impedito da norme che, seppure legittimamente poste, si pongano per\u00f2 in contrasto con il diritto costituzionale e internazionale. In tal modo diventerebbe, inoltre, immediatamente evidente come non si possa pi\u00f9 continuare a seguire la strada intrapresa dall\u2019attuale governo.<br \/>\nSi \u00e8 contestato al Tribunale di Roma di avere applicato i principi definiti dalla Corte di Lussemburgo, che ha individuato, in base alla normativa europea, i criteri per la definizione di \u00abPaese sicuro\u00bb.<br \/>\n\u00c8 stata ritenuta sbagliata la decisione assunta dai nostri giudici rivendicando che, non ad essi ma ai governi spetti stabilire quali siano i Paesi da considerare \u00absicuri\u00bb. Scordando cos\u00ec che, non solo i magistrati, ma anche il governo \u00e8 obbligato a conformarsi alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (articolo 10 della Costituzione, primo comma).<br \/>\nQuelli posti dal giudice europeo sono principi che neppure un eventuale e preannunciato atto avente forza di legge nazionale potrebbe contrastare. Il governo dovrebbe pensarci prima di adottare \u2013 al prossimo consiglio dei ministri convocato d\u2019urgenza per domani sera \u2013 atti che creeranno altri conflitti e alla fine verranno ritenuti illegittimi.<br \/>\nD\u2019altronde, che spetti al potere giudiziario e non al potere politico la decisione ultima su quali Paesi possono essere considerati \u00abin via di fatto\u00bb rispettosi dei diritti umani \u00e8 ben comprensibile e dal punto di vista costituzionale indispensabile. Lo dimostra la modalit\u00e0 con cui viene predisposta dal governo la lista di Paesi sicuri: definita sulla base di una trattativa con lo Stato interessato che accetta il rimpatrio dei migranti.<br \/>\nDunque, in base ad accordi di natura esclusivamente politico-diplomatica che nulla o poco hanno a che fare con le effettive garanzie prestate ai diritti delle persone. In fondo avere incluso l\u2019Egitto nonostante il caso di Giulio Regeni, ma anche quello di Patrick Zaki, dimostra la scarsa attenzione all\u2019effettivit\u00e0 delle tutele e alla realt\u00e0 dei sistemi giudiziari in tali Paesi.<br \/>\n\u00c8 NECESSARIO che sia un giudice a verificare la situazione di fatto perch\u00e9 deve essere assicurato quel che la Costituzione impone, che non \u00e8 il prevalere della ragione di stato o politiche di chiusura delle frontiere. Quel che la nostra legge fondamentale pretende \u00e8 che si rispetti il diritto dei migranti di espatriare in ogni caso in cui allo straniero \u00absia impedito nel suo territorio l\u2019effettivo esercizio delle libert\u00e0 democratiche garantite dalla Costituzione italiana\u00bb (articolo 10, terzo comma).<br \/>\nTutte queste persone sono titolari di un diritto perfetto ed esigibile, il diritto d\u2019asilo, che nessuna maggioranza politica pu\u00f2 negare. Lo prescrive non solo la nostra Costituzione, ma anche le norme internazionali generalmente riconosciute.<br \/>\nLa legge pu\u00f2 stabilire le condizioni per esercitare tale diritto, non lo pu\u00f2 per\u00f2 negare. Che l\u2019accertamento sia di volta in volta definito a seconda dei casi concreti da un giudice e non in via generale ed astratta dal legislatore \u00e8 il presupposto per il rispetto del diritto costituzionalmente protetto.<br \/>\nUna considerazione conclusiva. Le politiche migratorie e il governo dei flussi sono un problema epocale, non v\u2019\u00e8 dubbio. Non \u00e8 facile dare giudizi assoluti ed \u00e8 palese l\u2019incapacit\u00e0 sino ad ora dimostrata dai Paesi occidentali ed europei in particolare di adottare soluzioni equilibrate.<br \/>\nQuel che pu\u00f2 per\u00f2 dirsi con certezza \u00e8 che i migranti non sono merci (o \u00abcarichi residuali\u00bb, come pure sono stati definiti) bens\u00ec persone, alle quali devono essere garantiti dignit\u00e0 e rispetto dei diritti fondamentali. Da qui dovremmo ripartire sia in Italia sia in Europa. Mi sembra che il nostro governo, ma anche l\u2019Europa, guardino altrove.<br \/>\n*( Gaetano Azzariti. \u00e8 professore ordinario di &#8220;Diritto costituzionale&#8221; presso la Facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Roma \u201cLa Sapienza\u201d.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Alessandro Stefanelli*: I VELENI DELL\u2019OCCUPAZIONE A TULKAREM, LA PICCOLA GAZA..<br \/>\nREPORTAGE<br \/>\nUN POLO INDUSTRIALE DAL NOME BEFFARDO, \u00abGERMOGLI DI PACE\u00bb, SORTO SUI CAMPI CONFISCATI AGLI AGRICOLTORI PALESTINESI. FABBRICHE ALTAMENTE INQUINANTI SPOSTATE DA ISRAELE IN CISGIORDANIA, DOVE SI RESPIRA UN\u2019ARIA DI PESTICIDI E RASSEGNAZIONE. E L\u2019UNICO DIRITTO RICONOSCIUTO AI LAVORATORI \u00c8 QUELLO DI FIRMARE IL PROPRIO LICENZIAMENTO<\/strong><\/p>\n<p>TULKAREM<br \/>\nSono le tre del pomeriggio, l\u2019aria sa di varechina, secca la gola e brucia le narici, due uomini sotto un sole cocente camminano con un secchio in mano su un campo di terra rivoltata e secca, lanciano semi a spaglio. Alle loro spalle a delimitare il terreno si erge un alto muro di cinta a protezione di un\u2019industria chimica che spruzza nell\u2019aria i suoi fumi bianchi che vanno a posarsi tutt\u2019intorno.<br \/>\nDa quella parte del muro, Abed, 38 anni, lavora in una fabbrica di pesticidi. Ha quasi finito il suo turno e sta per uscire da una piccola porta, tutta arrugginita, incastonata tra alti blocchi di cemento armato e filo spinato, assemblati a ridosso di un edificio fatiscente, sulla cui parte superiore si intravedono dei teli mimetici militari utilizzati dai cecchini israeliani.<br \/>\nLa bassa postierla si apre alle 16 e qualche minuto, Abed abbassa il capo per evitare di sbattere ed esce in strada, ha un pantalone con le tasche laterali, una maglia blu, stringe una busta di plastica con gli avanzi del pranzo, cammina con il capo basso verso la fermata dell\u2019autobus.<br \/>\nOperai e operaie escono dalle fabbriche dopo il turno del mattino nella zona industriale di Tulkarem (foto di Alessandro Stefanelli)<br \/>\nPrima e dopo di lui escono ed entrano altri lavoratori per il cambio turno, controllati da tre guardie private israeliane armate di fucili automatici. Dopo il turno del mattino l\u2019uomo sale su un minibus diretto alla sua casa di Tulkarem. Ha i capelli brizzolati dalle polveri, \u00e8 un operaio e sa che di l\u00ec a poco sar\u00e0 licenziato.<br \/>\nA PARTIRE DAGLI ANNI \u201980 diverse fabbriche specializzate nel riciclaggio dei rifiuti, nella produzione di nylon, plastica, filtri per l\u2019acqua, fertilizzanti e pesticidi sono state trasferite da Israele in Cisgiordania. Il governo israeliano ha fornito, nel tempo, incentivi fiscali alle aziende israeliane con un\u2019attivit\u00e0 che produce alti tassi di inquinamento affinch\u00e9 si trasferissero sui territori palestinesi.<br \/>\nA Tulkarem, citt\u00e0 del nord-ovest della West Bank, definita la piccola Gaza \u2013 citt\u00e0 resistente, con due campi profughi, Tulkarem e Nur Shams, soggetti a raid israeliani prolungati e sanguinosi \u2013 \u00e8 stato creato un polo industriale altamente inquinante, costruito su terreni confiscati agli agricoltori palestinesi, formato da 12 fabbriche, chiamato Nitzanei Shalom (\u00abGermogli di pace\u00bb).<br \/>\nAll\u2019interno di queste fabbriche gli operai sono quasi tutti palestinesi. I loro contratti di lavoro, che firmano ma di cui non hanno copia, sono soggetti alle obsolete leggi giordane sul lavoro risalenti ai tempi del protettorato di Amman sulla regione e presentano tutele minime. Non garantiscono pensioni, congedi per malattia \u2013 ogni tre giorni di malattia certificata ne viene retribuito uno \u2013 o giorni di ferie sufficienti, solo 6 giorni all\u2019anno. I lavoratori palestinesi hanno meno diritti e stipendi nettamente pi\u00f9 bassi rispetto ai loro corrispettivi israeliani.<br \/>\nSulla strada principale del campo profughi di Tulkarem, distrutta dopo un raid israeliano (foto di Alessandro Stefanelli)<br \/>\nNEI CAMPI PROFUGHI della citt\u00e0 \u00e8 in corso un raid israeliano, la maggior parte dei negozi sono chiusi e di persone in strada non se ne vedono. In una strada anonima del centro, di fianco a un baracchino buio dove un uomo vende gli ultimi felafel della giornata, aprendo un massiccio battente in ferro si entra in un piccolo corridoio di un piano seminterrato che conduce all\u2019interno della sede del Sindacato dei lavoratori di Tulkarem, dichiarato organizzazione terroristica da Israele in seguito agli attacchi avvenuti il 7 ottobre 2023. In una stanza vi sono operai seduti che bevono del t\u00e8, alcuni sono stati licenziati, altri hanno da poco finito il turno. Abed \u00e8 seduto e fuma intensamente una sigaretta dopo l\u2019altra.<br \/>\nSi respira rassegnazione, dopo il 7 ottobre l\u2019area di Natzanei Shalom \u00e8 stata dichiarata zona militare, le fabbriche hanno interrotto la produzione per un mese senza pagare gli stipendi e alla ripresa le ore e i giorni di lavoro sono diminuiti. Tutti gli operai proveniente dai campi profughi della citt\u00e0 sono stati licenziati su ordine dello Shabak \u2013 i servizi segreti israeliani che si occupano degli affari interni \u2013 che ha proclamato una \u00abAge regulation\u00bb che impedisce ai lavoratori sotto i 30 anni, agli uomini single e a coloro che non hanno figli di lavorare, per questioni di sicurezza.<br \/>\nVecchie fotografie appese a una parete nella sede del Sindacato dei lavoratori di Tulkarem (foto di Alessandro Stefanelli)<br \/>\nUn uomo versa a tutti del caff\u00e8 al cardamomo, Abed racconta che ha cercato di ottenere, nuovamente, una copia del suo contratto di lavoro ma gli \u00e8 stato negato; lamenta la presenza di un nuovo manager israeliano che gira armato tra i lavoratori e li offende verbalmente tutti i giorni al minimo errore. Nel suo reparto \u00e8 stato annunciato recentemente un taglio di personale, lui \u00e8 nella lista, non ci si pu\u00f2 opporre.<br \/>\nL\u2019ARIA \u00c8 DENSA DI FUMO, nessuno parla, le foto alle pareti ritraggono le lotte del passato con gli operai che scioperavano fuori dalle fabbriche con i fucili puntati addosso, il sindacato ora non ha pi\u00f9 alcun potere.<br \/>\nAbed sar\u00e0 licenziato di l\u00ec a poco, senza mai ricevere copia del suo contratto, costretto a firmare un foglio in cui dovr\u00e0 rassegnare volontariamente le dimissioni.<br \/>\n*( Alessandro Stefanelli. Giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Teresa Barone*: Pensioni INPS in Italia, un terzo sotto i mille euro. 02 &#8211; La sconfitta dell\u2019occidente \u2013 l\u2019irrinunciabile analisi di Emmanuel Todd <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=50545\" title=\"N\u00b043 \u201326\/10\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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