{"id":45674,"date":"2024-04-21T08:52:35","date_gmt":"2024-04-21T08:52:35","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45674"},"modified":"2024-04-21T17:08:57","modified_gmt":"2024-04-21T17:08:57","slug":"n16-20-aprile-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45674","title":{"rendered":"n\u00b016 &#8211; 20\/04\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 .- Marina Catucci, NEW YORK*: Dagli Usa riarmo bipartisan di Ucraina e Israele &#8211; DEMOCRATICI E REPUBBLICANI SBLOCCANO I FONDI. 60 miliardi a Kiev, 26 a Tel Aviv. E anche 8 a Taiwan. Il &#8220;progressista&#8221; Ted Lieu: \u00abL\u2019America \u00e8 tornata\u00bb. Manovra divisa in 4 per superare i veti incrociati. Nuove sanzioni a Iran, Cina e Russia. Chiusa cos\u00ec ogni possibilit\u00e0 di mediazione per la pace.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Sabato Angieri*: Palestina membro dell\u2019Onu? L\u2019uomo degli Usa ha detto no &#8211; AL CONSIGLIO DI SICUREZZA TORNA LA SOLITA AMERICA DEI VETI. 12 voti a favore su 15, tra cui quelli di Francia, Cina e Russia, non bastano a far passare la risoluzione. Per la Casa bianca passo \u00abprematuro\u00bb. E comunque che se la vedano tra loro, con il negoziato Robert Wood al momento del voto che blocca la risoluzione.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Lorenzo Tecleme*: Clima, pace e lavoro: \u00e8 tornata l\u2019ecoprotesta &#8211; GLOBAL STRIKE. I Friday for future in piazza in solidariet\u00e0 con la Palestina e per impedire il \u00abgreen backclash\u00bb, il contraccolpo verde: la marcia indietro in atto in Europa sulle politiche verdi, sotto la spinta delle destre<\/strong><br \/>\n<strong>Clima, pace e lavoro: \u00e8 tornata l\u2019ecoprotesta<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Emiliano Brancaccio*: pezzo dopo pezzo nell\u2019economia di guerra &#8211; LA UE CONTRO IL WELFARE. Si usa dire che stiamo precipitando verso una guerra mondiale \u201ca pezzi\u201d. Possiamo anche aggiungere che stiamo scivolando verso una \u201ceconomia di guerra\u201d? Alcuni prodromi, in effetti, si intravedono. Due [\u2026]<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Pierluigi Ciocca*: IL COMMENTO DELLA SETTIMANA &#8211; Il problema economico italiano \u00e8, da oltre vent\u2019anni ormai, un \u201cproblema di crescita\u201d, di tendenziale ristagno e bassa qualit\u00e0 delle attivit\u00e0 produttive.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Rossana e la scuola*: l\u2019intervento del 1965 alla camera . Atti parlamentari. Nel 1965 la deputata Banfi (all&#8217;epoca le donne dovevano tenere il nome del marito) interviene in aula per il PCI sulla riforma della scuola<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Marina Catucci, NEW YORK*: DAGLI USA RIARMO BIPARTISAN DI UCRAINA E ISRAELE &#8211; DEMOCRATICI E REPUBBLICANI SBLOCCANO I FONDI. 60 MILIARDI A KIEV, 26 A TEL AVIV. E ANCHE 8 A TAIWAN. IL &#8220;PROGRESSISTA&#8221; TED LIEU: \u00abL\u2019AMERICA \u00c8 TORNATA\u00bb. MANOVRA DIVISA IN 4 PER SUPERARE I VETI INCROCIATI. NUOVE SANZIONI A IRAN, CINA E RUSSIA. CHIUSA COS\u00cc OGNI POSSIBILIT\u00c0 DI MEDIAZIONE PER LA PACE.<\/strong><\/p>\n<p>Una rara coalizione di democratici e repubblicani ha votato a stragrande maggioranza a favore della legge sugli stanziamenti supplementari per la sicurezza dell\u2019Ucraina con un voto di 311 a 111. Per arrivare a questo risultato che allontana ogni spiraglio di mediazione nella guerra che infiamma l\u2019Europa lo speaker repubblicano della Camera, Mike Johnson ha diviso la manovra in quattro distinti disegni di legge.<br \/>\nLe misure riguardano l\u2019Ucraina (60 miliardi di dollari), Israele (26, di cui 9 per aiuti umanitari) e Taiwan (8 miliardi). Il quarto mira a bandire TikTok se l\u2019app cinese non verr\u00e0 venduta, a utilizzare gli asset russi congelati e imporre nuove sanzioni a Iran, Cina e Russia.<br \/>\nSOLITAMENTE i quattro disegni di legge sarebbero stati raggruppati in uno solo, ma questo frazionamento \u00e8 servito a Johnson per superare un\u2019impasse che da ottobre teneva in ostaggio il pacchetto di aiuti destinati all\u2019Ucraina mentre Zelensky pressava Washington ripetendo che i soldati non potevano pi\u00f9 attendere la burocrazia occidentale e che la Nato doveva dimostrare \u00abse siamo davvero alleati\u00bb. La situazione in Ucraina \u00ab\u00e8 al limite\u00bb, ha detto il presidente ucraino al segretario della Nato.<br \/>\nPer mesi i repubblicani hanno continuato sul da farsi, prima chiedendo che qualsiasi aiuto venisse legato a cambiamenti delle politiche per la gestione dei migranti e del confine fra Usa e Messico, per poi rifiutare un\u2019offerta bipartisan del Senato proprio su questo punto, facendo naufragare la manovra.<br \/>\nCon questa mossa, che divide il pacchetto in quattro sezioni singole, Johnson \u00e8 riuscito a superare l\u2019opposizione dell\u2019ala pi\u00f9 a destra del Gop guidata dalla trumpiana Marjorie Taylor Greene, e ha superato un primo voto procedurale con 316 s\u00ec e 94 no, dove, paradossalmente a votare a favore sono stati pi\u00f9 i democratici, 165, che i repubblicani (151). E poi il voto finale, mentre i democratici applaudivano e sventolavano la bandiera ucraina. \u00abL\u2019unica cosa che ha tenuto a bada i terroristi e i tiranni \u00e8 la percezione di un\u2019America forte \u2013 ha detto Johnson -, questo \u00e8 un messaggio molto importante che invieremo a tutto il mondo\u00bb.<br \/>\nIL PACCHETTO DA 61 MILIARDI di dollari per l\u2019Ucraina e i partner regionali passato alla Camera contiene pi\u00f9 o meno la cifra inclusa nel disegno di legge del Senato. Di questo totale, circa 23 miliardi di dollari verrebbero utilizzati per ricostituire stock di armi, scorte e strutture statunitensi. Oltre 11 miliardi finanzierebbero le attuali operazioni militari Usa nella regione. Quasi 14 miliardi di dollari inclusi nel disegno di legge aiuterebbero l\u2019Ucraina ad acquistare armamenti avanzati e attrezzature di difesa. \u00abL\u2019America \u00e8 tornata\u00bb, ha scritto su X il deputato progressista Ted Lieu.<br \/>\n\u00c8 passato con un ampio margine anche il pacchetto \u201cH.R. 8034\u201d da 26,4 miliardi di dollari sugli aiuti a Israele: 366 voti a 58. A favore di questo disegno di legge hanno votato pi\u00f9 repubblicani che democratici per i quali la questione del sostegno ad Israele rappresenta un problema con la base del partito, sempre meno favorevole ad armare Israele e sempre pi\u00f9 preoccupato per la situazione in Palestina: anche mentre la Camera votava fuori il Congresso si svolgevano manifestazioni a sostegno della Palestina.<br \/>\nCON QUESTO VOTO si apre un a nuova corsa al riarmo per tutte le regioni attraversate dai conflitti, e si prefigura un\u2019estate che non sar\u00e0 segnata solo dalla campagna elettorale, ma anche da un nuovo \u00e8 pi\u00f9 netto coinvolgimento degli Stati Uniti nelle guerre che insanguinano Europa e Medio Oriente.<br \/>\n*(Marina Catucci \u00b7 Giornalista e documentarista, corrispondente dagli Usa per Il Manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Sabato Angieri*: PALESTINA MEMBRO DELL\u2019ONU? L\u2019UOMO DEGLI USA HA DETTO NO &#8211; AL CONSIGLIO DI SICUREZZA TORNA LA SOLITA AMERICA DEI VETI. 12 VOTI A FAVORE SU 15, TRA CUI QUELLI DI FRANCIA, CINA E RUSSIA, NON BASTANO A FAR PASSARE LA RISOLUZIONE. PER LA CASA BIANCA PASSO \u00abPREMATURO\u00bb. E COMUNQUE CHE SE LA VEDANO TRA LORO, CON IL NEGOZIATO ROBERT WOOD AL MOMENTO DEL VOTO CHE BLOCCA LA RISOLUZIONE.<\/strong><br \/>\nTutto come previsto e sempre a sfavore della Palestina. Gli Stati Uniti hanno posto il veto sulla risoluzione che chiedeva la piena adesione della Palestina come membro effettivo delle Nazioni Unite.<br \/>\nNel Consiglio di sicurezza che si \u00e8 svolto gioved\u00ec in seguito alla proposta della Lega Araba, 12 dei 15 Paesi partecipanti al voto hanno votato a favore della risoluzione, tra cui ben 3 dei membri permanenti: Francia, Cina e Russia. La Gran Bretagna, fedele al discorso cerchiobottista della rappresentante permanente all\u2019Onu, si \u00e8 astenuta perch\u00e9 i tempi per l\u2019adesione della Palestina sono \u00abprematuri\u00bb, seppure la misura sia ritenuta \u00abnecessaria\u00bb in un futuro. L\u2019unica altra astensione \u00e8 stata quella della Svizzera.<br \/>\nA FAR CROLLARE definitivamente le speranze palestinesi \u00e8 stata la mano alzata dello statunitense Robert Wood alla domanda \u00abqualcuno dei membri permanenti del Consiglio intende porre il veto alla risoluzione?\u00bb. Fine della storia, se ne riparler\u00e0 (ancora) in futuro.<br \/>\nLo Stato di Palestina attualmente \u00e8 un \u00abosservatore non membro\u00bb dell\u2019Onu e la risoluzione di gioved\u00ec proponeva di darle lo stesso status dei membri a pieno titolo. Ma la risoluzione avrebbe prima dovuto essere approvata dal Consiglio di Sicurezza con almeno 9 voti a favore sui 15 membri totali e nessun veto da parte dei membri permanenti. In seguito, nel voto alla plenaria, 2\/3 dei 193 stati membri avrebbero dovuto votare a favore. Fallito il primo passaggio, l\u2019iter si \u00e8 bloccato.<br \/>\nDopo aver posto il veto alla misura, Wood, che \u00e8 il vice rappresentante di Washington al Palazzo di vetro, ha spiegato che secondo la Casa Bianca \u00abnon c\u2019\u00e8 altra via per ottenere uno Stato palestinese se non attraverso i negoziati tra israeliani e palestinesi. Siamo inoltre consapevoli da tempo che azioni premature qui a New York, anche con le migliori intenzioni, non consentiranno al popolo palestinese di ottenere lo status di Stato\u00bb.<br \/>\nDIVERSI ANALISTI, tra cui Marwan Bishara di Al Jazeera, hanno tuttavia evidenziato come il veto statunitense dimostri che la politica di Washington nei confronti della Palestina non ammetta intromissioni. \u00abLa Palestina potrebbe essere un paese come lo vedono gli Stati Uniti, o come lo vede Israele, solo nel momento in cui sar\u00e0 adatto agli Stati Uniti e all\u2019interno della geopolitica e dell\u2019interesse globale degli Stati Uniti\u00bb, sostiene Bishara.<br \/>\nNel suo discorso durante la fase preliminare della riunione, il rappresentante palestinese Ziad Abu Amr, aveva dichiarato: \u00abDesideriamo ancora esercitare il nostro diritto all\u2019autodeterminazione, a vivere in libert\u00e0, sicurezza e pace in uno stato indipendente simile ad altri paesi del mondo. Inoltre, e si tratta di un dato significativo perch\u00e9 \u00e8 stato evocato anche dal rappresentante russo che del CdS \u00e8 membro permanente, \u00aba chi dice che il riconoscimento dello Stato palestinese deve avvenire attraverso negoziati e non attraverso una risoluzione dell\u2019Onu, diciamo: \u201cCome \u00e8 stato costituito lo Stato di Israele? Non \u00e8 stato attraverso una risoluzione delle Nazioni Unite, la Risoluzione 181?\u201d\u00bb.<br \/>\nDURA LA REAZIONE DELL\u2019IRAN al veto degli Usa, aggravata senz\u2019altro dall\u2019attacco che nella notte ha scalfito le strutture militari di Teheran nei pressi di Isfahan. \u00abIl veto degli Stati Uniti ha messo di nuovo a nudo la natura ipocrita della politica estera di Washington e l\u2019isolamento delle posizioni statunitensi nella comunit\u00e0 internazionale\u00bb.<br \/>\nL\u2019Iran ha inoltre rilanciato su uno stato palestinese che si estenda \u00abdal fiume al mare\u00bb e non nei confini del 1967 come ormai chiedono quasi tutti i soggetti politici palestinesi (Hamas compreso) e i loro alleati. Hamas ha condannato il veto e ha assicurato \u00abal mondo e ai palestinesi\u00bb che \u00abcontinuer\u00e0 la sua lotta e resistenza finch\u00e9 non sconfigger\u00e0 l\u2019occupazione e stabilir\u00e0 il suo Stato palestinese indipendente e pienamente sovrano con Gerusalemme come capitale\u00bb. Molto critici verso gli Usa anche il Qatar e l\u2019Egitto, nonostante entrambi siano legati agli Usa da accordi militari e strategici.<br \/>\nINTANTO OGGI NEGLI USA si voter\u00e0 di nuovo il pacchetto di aiuti militari straordinari a Israele e all\u2019Ucraina, oltre che (in misura molto minore) a Taiwan e agli alleati nel Pacifico, proposto da Biden a fine 2023. L\u2019escamotage trovato dai rappresentanti repubblicani alla Camera \u00e8 stato quello di dividere la votazione in 4, una per ogni alleato, il che rischia di trasformare l\u2019ostruzionismo dei trumpiani contro Kiev nella tomba definitiva delle speranze di nuove armi per Zelensky e i suoi.<br \/>\n*(Sabato Angieri).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Lorenzo Tecleme*: CLIMA, PACE E LAVORO: \u00c8 TORNATA L\u2019ECOPROTESTA &#8211; GLOBAL STRIKE. I FRIDAY FOR FUTURE IN PIAZZA IN SOLIDARIET\u00c0 CON LA PALESTINA E PER IMPEDIRE IL \u00abGREEN BACKCLASH\u00bb, IL CONTRACCOLPO VERDE: LA MARCIA INDIETRO IN ATTO IN EUROPA SULLE POLITICHE VERDI, SOTTO LA SPINTA DELLE DESTRE CLIMA, PACE E LAVORO: \u00c8 TORNATA L\u2019ECOPROTESTA.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLo slogan della giornata, che abbiamo scritto anche sullo striscione d\u2019apertura, \u00e8 \u201cclima, pace, lavoro\u201d. Perch\u00e9 clima lo sappiamo: il 2023 \u00e8 stato l\u2019anno pi\u00f9 caldo di sempre, maciniamo record negativi su record negativi. La pace \u00e8 evidentemente riferita alla Palestina. Il lavoro per noi \u00e8 centrale. Qua a Torino abbiamo creato una bellissima convergenza coi lavoratori di Mirafiori: siamo stati al loro corteo e loro sono venuti al nostro\u00bb. A parlare \u00e8 Luca Sardo, studente di Economia dell\u2019ambiente all\u2019Universit\u00e0 di Torino e attivista di Fridays For Future fin dagli esordi.<\/p>\n<p>Di tutti gli scioperi globali per il clima (le manifestazioni studentesche nate nel 2019 dalla protesta solitaria di Greta Thunberg) quello di ieri \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 peculiari. Innanzitutto per l\u2019enorme presenza della causa di Gaza: nelle grandi citt\u00e0 le comunit\u00e0 palestinesi si sono unite ai cortei, e in mezzo alle bandiere verdi dell\u2019ecologismo sono spuntati il rosso, il bianco e il nero panarabi. Poi per la partecipazione dei sindacati, in particolare alcuni settori della Cgil che in citt\u00e0 come Firenze, Bologna e Torino stanno costruendo solidi rapporti col movimento per il clima. Infine per la resilienza di un rituale, quello dello sciopero globale, che non accenna a tornare ai fasti degli inizi ma nemmeno a sparire.<\/p>\n<p>La data del 19 aprile doveva centrarsi all\u2019inizio sulla risposta al green backclash, il contraccolpo verde. \u00c8 questo uno dei nomi che la stampa europea ha dato alla battuta d\u2019arresto che la transizione ecologica sta subendo nel Continente, stretta tra le spese legate al riarmo e una destra radicale che promette di smantellare il Green Deal non appena ne avr\u00e0 la possibilit\u00e0. La soluzione per Fridays For Future Italia e le altre realt\u00e0 che hanno animato le piazze di ieri sta nell\u2019alleanza con il mondo del lavoro, a partire dalle vertenze nella logistica e nell\u2019automotive. L\u2019esempio guida \u00e8 quello dei lavoratori ex-Gkn di Campi Bisenzio, anche ieri in piazza, che da due anni occupano il loro stabilimento chiedendo conversione ecologica, nazionalizzazione e ripresa della produzione.<\/p>\n<p>Il massacro a Gaza, per\u00f2, si \u00e8 inevitabilmente imposto. \u00abAbbiamo dedicato la data di ieri interamente alla Palestina, in concomitanza con la fine dei lavori del G7 a Capri\u00bb spiega Michela Spina di Fridays For Future Napoli. \u00ab\u00c8 stato un bel momento, le comunit\u00e0 palestinesi si sono unite al corteo\u00bb \u00e8 la testimonianza di Michele Ghidini, attivista bresciano. \u00abNon si pu\u00f2 parlare di giustizia climatica senza parlare di Palestina\u00bb: la pace e la fine dell\u2019occupazione come priorit\u00e0 ma inserite nell\u2019elaborazione che il movimento ecologista ha creato negli anni.<br \/>\n\u00abQui in Sardegna insiste un pericoloso piano di metanizzazione e slitter\u00e0 la chiusura del carbone. Chiediamo che vengano fermati\u00bb spiega Luca Pirisi. Nella sua Cagliari anche Ultima Generazione ha partecipato al corteo, stavolta non bloccando le strade ma con uno spettacolo nella centralissima piazza Yenne. \u00abSiamo molto soddisfatti! Abbiamo potuto lanciare in modo adeguato la proposta di intervento pubblico per la reindustrializzazione ecologica dell\u2019ex Gkn. \u00c8 questa la cornice: intervento pubblico per rendere possibile e giusta la transizione\u00bb dice Giorgio de Girolamo, attivista pisano. In alcune citt\u00e0 pi\u00f9 piccole si \u00e8 deciso di manifestare domenica, per consentire anche a chi lavora di partecipare. \u00abQui a Pavia sciopereremo nel week end. Ieri siamo stati nelle scuole a dibattere. C\u2019\u00e8 voglia di parlare di clima\u00bb conclude Pietro Losio.<br \/>\n*( Lorenzo Tecleme . Giornalista freelance che collabora con Domani, Jacobin, Repubblica e Valori, \u00e8 un giovanissimo attivista di Fridays for Future)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Emiliano Brancaccio*: PEZZO DOPO PEZZO NELL\u2019ECONOMIA DI GUERRA &#8211; LA UE CONTRO IL WELFARE. SI USA DIRE CHE STIAMO PRECIPITANDO VERSO UNA GUERRA MONDIALE \u201cA PEZZI\u201d. POSSIAMO ANCHE AGGIUNGERE CHE STIAMO SCIVOLANDO VERSO UNA \u201cECONOMIA DI GUERRA\u201d? ALCUNI PRODROMI, IN EFFETTI, SI INTRAVEDONO. DUE [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Si usa dire che stiamo precipitando verso una guerra mondiale \u201ca pezzi\u201d. Possiamo anche aggiungere che stiamo scivolando verso una \u201ceconomia di guerra\u201d? Alcuni prodromi, in effetti, si intravedono.<br \/>\nDue caratteristiche sono tipiche di un\u2019economia che tende verso la guerra: l\u2019aumento del deficit pubblico per finanziare il riarmo e la spinta inflazionistica a danno dei salari.<br \/>\nLa mobilitazione delle finanze pubbliche per il rilancio della spesa militare \u00e8 gi\u00e0 in corso. I dati World Bank indicano che nell\u2019ultimo decennio l\u2019Unione europea ha accresciuto la spesa per armamenti di quasi un quarto. L\u2019Italia \u00e8 andata oltre, con aumenti superiori al 25 percento. Se accettiamo la tesi di un recente manifesto pubblicato dall\u2019istituto Bruegel e dagli altri think-tank europei, siamo ormai nel mezzo di una \u201cnuova guerra fredda\u201d. Considerato che negli anni della \u201cvecchia guerra fredda\u201d l\u2019Italia e il resto d\u2019Europa spendevano per armi oltre il doppio di oggi, c\u2019\u00e8 da temere che l\u2019incremento della spesa militare sia solo iniziato.<br \/>\nMa come finanziare una tale corsa al riarmo? Ancora pi\u00f9 tagli e privatizzazioni nei servizi pubblici, dalla sanit\u00e0 alla scuola, sarebbe la risposta ideale degli economisti ortodossi. Sarebbe tale anche per i capi di governo che vanno oggi di moda, i quali per\u00f2 sanno pure che la guerra richiede un minimo di consenso popolare. Bisogna allora drenare risorse dalla classe lavoratrice a favore dell\u2019industria delle armi in modo meno plateale, pi\u00f9 surrettizio. Il deficit pubblico \u00e8 la soluzione ottimale. La banca centrale deve favorire questa opzione, abbassando i tassi d\u2019interesse e contrastando i tentativi di liquidazione dei titoli pubblici da parte della finanza privata. In tal modo il disavanzo aumenta senza rischi di crisi finanziaria n\u00e9 di spread ai massimi. Cos\u00ec i banchieri centrali hanno agito fino a qualche tempo fa, ed \u00e8 il motivo per cui negli ultimi anni abbiamo sentito parlar poco dei cosiddetti \u201cmercati che puniscono gli spendaccioni\u201d. Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 guerra c\u2019\u00e8 speranza di fare debito.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi la tendenza inflazionistica. I nessi con l\u2019economia di guerra sono molti, a partire dall\u2019aumento del costo delle materie prime. Ma c\u2019\u00e8 un legame pi\u00f9 insidioso, che si riferisce alle peculiari caratteristiche dell\u2019attuale fase bellica. Abbiamo pi\u00f9 volte spiegato che gli attuali venti di guerra sono alimentati dalla svolta degli Stati Uniti \u2013 con l\u2019Unione europea al traino \u2013 verso una politica protezionista aggressiva, di divisione dell\u2019economia mondiale in due blocchi: gli \u201camici\u201d occidentali e i loro sodali con cui proseguire gli affari e i \u201cnemici\u201d cinesi, russi e orientali da tenere alla larga. Ebbene, una conseguenza di questo nuovo ordine protezionista \u00e8 la riduzione dell\u2019efficienza produttiva e l\u2019aumento dei costi e dei prezzi. Naturalmente a scapito della classe lavoratrice: l\u2019Ocse stima che negli ultimi due anni i salari reali orari sono caduti in quasi tutti i paesi occidentali, con un crollo superiore ai sette punti e mezzo in Italia. Il protezionismo bellico spiega una parte rilevante di questo impoverimento di massa.<br \/>\n\u00c8 importante notare che questi caratteri tipici di un\u2019economia di guerra entrano in contraddizione con il nuovo patto di stabilit\u00e0 e in generale con le regole europee. In base a queste, con la scusa della lotta all\u2019inflazione la Bce \u00e8 tornata a rialzare i tassi d\u2019interesse, per la felicit\u00e0 dei creditori privati e l\u2019ansia dei debitori. Inoltre, il patto in vigore impone controllo della spesa pubblica e contenimento del deficit. Certo, esiste una clausola richiesta proprio dal governo italiano, che fino al 2027 crea un po\u2019 di tolleranza sull\u2019aumento delle spese militari nell\u2019aggiustamento del disavanzo. Ma \u00e8 evidente che l\u2019assetto generale delle norme europee \u00e8 incompatibile con la tendenza verso un\u2019economia di conflitti. Bisogna scegliere: o austerity recessiva o guerra inflazionista.<br \/>\nA Bruxelles c\u2019\u00e8 chi ritiene che il nuovo patto sia nato gi\u00e0 vecchio, poich\u00e9 non tiene conto della necessit\u00e0 di adeguare il sistema produttivo alle montanti esigenze belliche. Un inasprimento dei fronti di guerra potrebbe rendere inevitabili clausole pi\u00f9 generose per favorire il deficit e l\u2019inflazione. Meloni e Giorgetti un po\u2019 ci sperano.<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto. Emiliano Brancaccio \u00e8 un economista e saggista italiano.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Pierluigi Ciocca*: IL COMMENTO DELLA SETTIMANA &#8211; IL PROBLEMA ECONOMICO ITALIANO \u00c8, DA OLTRE VENT\u2019ANNI ORMAI, UN \u201cPROBLEMA DI CRESCITA\u201d, DI TENDENZIALE RISTAGNO E BASSA QUALIT\u00c0 DELLE ATTIVIT\u00c0 PRODUTTIVE.<\/strong><br \/>\nConcorrono due fattori: le carenze nel governo dell\u2019economia e la tardiva, autonoma, risposta del complesso delle imprese.<br \/>\nAffinch\u00e9 l\u2019Italia ritrovi la via della crescita occorrono sia quello che Einaudi chiamava buongoverno sia la presa d\u2019atto da parte dei produttori che il confidare nella via battuta per decenni pone loro stessi a rischio nel medio-lungo periodo.<br \/>\nI grandi gruppi, privati e pubblici, superano a stento le dita di una mano e quanto offrono non si situa alla frontiera di un progresso tecnico che possa utilmente ricadere sull\u2019intero tessuto produttivo.<br \/>\nIl ristretto manipolo delle migliori aziende medie manifatturiere \u00e8 tuttora orientato alla gestione \u201cfamiliare\u201d. Un tale atteggiamento difensivo le dissuade dall\u2019innalzare la scala produttiva, ricorrere a capitale e dirigenza dall\u2019esterno, quotarsi in Borsa. Lo stesso distretto industriale ha perso brillantezza, incontra limiti.<br \/>\nIl resto del sistema \u2013 una galassia di quattro milioni e pi\u00f9 di unit\u00e0 \u2013 \u00e8 costituito da imprese irrimediabilmente minuscole, con due addetti in media, mera spugna di occupazione (quasi met\u00e0 del totale).<br \/>\nPeraltro, il tutto non si riduce a una questione di dimensione aziendale, statica e dinamica.<br \/>\nLe imprese italiane d\u2019oggi non sono solo \u201cpiccole donne che non crescono\u201d cos\u00ec come non sono solo vittime dei vuoti di politica economica e di assetti infrastrutturali e istituzionali che i governanti non colmano.<br \/>\nAncor pi\u00f9 grave \u00e8 che le imprese \u2013 considerate nel loro insieme, in media, al di l\u00e0 delle positive eccezioni \u2013 si sono da troppo tempo assuefatte a un circolo vizioso.<br \/>\nI profitti non sono scaturiti da accumulazione di capitale, innovazione e progresso tecnico, produttivit\u00e0 (che tuttora secondo l\u2019Istat giace sui livelli del 1995!).<\/p>\n<p>I profitti sono derivati da tre fonti:<br \/>\n&#8211; BASSA CONCORRENZA IN DIVERSI SETTORI;<br \/>\n&#8211; ACCONDISCENDENZA SINDACALE E MODERAZIONE SALARIALE;<br \/>\n&#8211; UN RAPPORTO MALATO CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, A PROPRIA VOLTA PER DECINE E DECINE DI MILIARDI BASATO SU TRASFERIMENTI DIRETTI, EVASIONE DELLE IMPOSTE, CONTRATTI DI FAVORE PER FORNITURE, APPALTI, CONCESSIONI.<br \/>\nAlmeno il 10% delle attivit\u00e0 economiche \u2013 duecento miliardi l\u2019anno \u2013 sono stimate in nero, nel sommerso. Quegli stessi profitti \u2013 piuttosto che all\u2019investimento, spesso addirittura negativo al netto dell\u2019ammortamento \u2013 sono stati rivolti a ridurre i debiti aziendali.<br \/>\nDate le tre fonti di \u201cfacili\u201d utili, ben visti dalla Borsa, perch\u00e9 rischiare nell\u2019investire e nell\u2019innovare?<br \/>\nMa un siffatto sistema non pu\u00f2 permanere. La concorrenza su scala internazionale crescer\u00e0, per ragioni geopolitiche, economiche, tecnologiche (ICT e AI, e non solo). La pax sindacale sar\u00e0 scalfita da salari reali non pi\u00f9 tollerabili, perch\u00e9 impari alle esigenze di consumo \u2013 private e sociali (istruzione, servizi, soprattutto sanit\u00e0 \u2013 dei lavoratori. Il risanamento del bilancio e del debito pubblico restringer\u00e0 i margini desumibili dalle imprese che vi si affidano.<br \/>\nIl circolo vizioso \u2013 buoni profitti, bassa produttivit\u00e0 \u2013 va spezzato.<br \/>\nVa spezzato dallo Stato, che promuova la concorrenza, predisponga infrastrutture fisiche e immateriali oltre il PNRR, ispiri a rigore le spese correnti non sociali e la fiscalit\u00e0. Met\u00e0 dei cittadini ha smesso di crederci, non vota.<br \/>\nVa spezzato dalle stesse imprese, se torneranno ad affidare profitti durevoli agli investimenti, alle innovazioni, all\u2019efficienza, in una parola alla produttivit\u00e0.<br \/>\nL\u2019impegno \u00e8 rivolto alla responsabilit\u00e0 delle imprese, nell\u2019interesse del Paese ma ne dipende anche la loro sopravvivenza.<br \/>\n*( Ciocca, Pierluigi. Economista e storico dell&#8217;economia.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Rossana e la scuola*: L\u2019INTERVENTO DEL 1965 ALLA CAMERA. ATTI PARLAMENTARI. NEL 1965 LA DEPUTATA BANFI (ALL&#8217;EPOCA LE DONNE DOVEVANO TENERE IL NOME DEL MARITO) INTERVIENE IN AULA PER IL PCI SULLA RIFORMA DELLA SCUOLA, TRA ACCORDI FUORI DAL PARLAMENTO, GIRAVOLTE DEMOCRISTIANE, MOVIMENTO DEGLI STUDENTI, IL SENSO PROFONDO DELL&#8217;ISTRUZIONE E DELLO STUDIO UNIVERSITARIO<\/strong><\/p>\n<p>ROSSANA E LA SCUOLA, L\u2019INTERVENTO DEL 1965 ALLA CAMERA<br \/>\nRoma, Teatro Eliseo, 15 febbraio 1970: prima uscita pubblica del gruppo-rivista Il Manifesto<\/p>\n<p>Rossana Rossanda<br \/>\nAtti Parlamentari, Camera dei Deputati, IV Legislatura<br \/>\nSEDUTA DI VENERDI\u0300 4 GIUGNO 1965<br \/>\nPresidenza del Vicepresidente Restivo, indi del Vicepresidente Rossi<br \/>\nLa seduta comincia alle 11. (\u2026)<br \/>\nL\u2019onorevole Rossana Rossanda Banfi ha facolta\u0300 di illustrare la mozione Ingrao, di cui e\u0300 cofirmataria (la mozione riguardava il \u201cpiano della scuola\u201d, ndr).<\/p>\n<p>Signor Presidente, onorevoli colleghi, non possiamo non accorgerci che questa seduta si svolge in una situazione che e\u0300 poco definire singolare.<br \/>\nSi sono svolte infatti e tuttora si stanno svolgendo riunioni tra le \u2018direzioni\u2019 dei partiti e il comunicato della direzione del partito socialista italiano e il suo giusto risentimento per l\u2019episodio ieri avvenuto in quest\u2019aula possono far legittimamente pensare che siamo sull\u2019orlo di una crisi di Governo.<br \/>\nNon possiamo non tener conto che la maggioranza ieri si e\u0300 spaccata su un tema analogo a quello che andiamo a discutere oggi e si e\u0300 spaccata con un atto qualitativamente nuovo nella sua gravita\u0300.<\/p>\n<p>Il gruppo della democrazia cristiana, infatti, massicciamente e ufficialmente, per bocca del suo presidente ha rimesso in causa gli accordi di governo in tema di difesa del cinema italiano e contro il Governo ha fatto prevalere la sua tesi con l\u2019aiuto della destra monarchica e fascista, coronando cosi\u0300 quello che era gia\u0300 stato un in credibile itinerario di compromessi su una legge da oltre un anno all\u2019esame del Parlamento.<br \/>\nNe\u0301, purtroppo, questi modi di agire del partito di maggioranza sono nuovi; li stiamo sperimentando piu\u0300 modestamente anche in sede di Commissione istruzione, in tema, per esempio, di scuola materna.<br \/>\nNoi ormai assistiamo alla prassi secondo la quale il Governo porta in Commissione o in aula i compromessi raggiunti in sede di Consiglio dei ministri o meglio in quella curiosa istanza, che e\u0300 diventata di moda adesso, che e\u0300 la riunione delle delegazioni dei partiti della maggioranza che extraparlamentarmente decidono fino nei dettagli tecnici dei progetti di iniziativa governativa; dopo di che, da parte della maggioranza democratica cristiana fioccano gli emendamenti riduttivi, restrittivi, faziosamente ideologici, destinati in genere a passare, non fosse che per il rapporto di forza numerica, e a modificare cosi\u0300 sostanzialmente gli accordi di partenza.<br \/>\nL\u2019episodio di ieri non ha avuto che il pregio di rimarcare pubblicamente e ufficialmente, con un voto massiccio del gruppo della democrazia cristiana, che questo partito non si sente vincolato a nessuno degli accordi presi col partito socialista, col partito repubblicano e, immagino, anche col partito socialdemocratico, il cui peso politico su questi temi e\u0300, per altro, di giorno in giorno piu\u0300 irrilevante.<br \/>\nNon si sfugge all\u2019impressione che questo sta accadendo da un po\u2019 di tempo soprattutto su questioni che investono la natura ideale della nostra societa\u0300. Lo abbiamo visto a proposito della mozione su Il Vicario; l\u2019abbiamo visto nel corso della discussione sul cinema; lo vediamo in tutta la elaborazione, faticosa e semiclandestina, della riforma della scuola.<br \/>\nNon e\u0300 solo un caso di scorrettezza politica della democrazia cristiana nei confronti dei suoi alleati.<br \/>\nCredo che siamo arrivati al punto di dover trarre conclusioni politiche di fondo piu\u0300 gravi: riconoscere, cioe\u0300, che la democrazia cristiana, anche in tema di attuazione dell\u2019accordo di centro-sinistra non accetta alcuna posizione sostanzialmente diversa da quelle che per anni ha sostenuto con l\u2019esperienza centrista.<br \/>\nDobbiamo riconoscere che questo partito non sembra capace di resistere a un complesso e vasto movimento, a una complessa e vasta pressione che non voglio neppure definire cattolica, ma clericale e codina, che opera alle sue spalle anch e se non e\u0300 presente in quest\u2019aula. (Proteste al centro).<br \/>\nI fiori che noi abbiamo sentito in questi giorni sotto il profilo culturale e ideale in materia di cinema meriterebbero un posto nell\u2019antologia delle volgarita\u0300 parlamentari (Proteste al centro) e ci duole che l\u2019onorevole Zaccagnini abbia voluto erigersene a difensore, facendo loro l\u2019onore sorprendente di travestirli da principi etico-sociali della Costituzione repubblicana.<br \/>\nQuesta zavorra di cultura e di idee (Proteste al centro) pesa ancora sul partito cattolico ed e\u0300 unita al vecchio abito mentale della democrazia cristiana che ha sempre concepito le sue alleanze e perfino i suoi impegni di Assemblea come un vincolo facoltativo. (Vive proteste al centro).<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Onorevole Rossanda Banfi, la prego di attenersi all\u2019oggetto della mozione. Ella fino a questo momento ha parlato di tutt\u2019altro.<\/p>\n<p>ROSSANDA BANFI ROSSANA.<br \/>\nSe noi oggi insistiamo sul tema della politica scolastica, su un dibattito, cioe\u0300, in cui tutti scoprono le loro carte, e\u0300 perche\u0301 anche in questo settore conosciamo da anni il metodo che ci viene imposto dal partito di maggioranza relativa, che consiste nel venire tardi e male ad un discorso di riforma per poi bloccarlo nel tempo ed impoverirlo, facendo prevalere di fatto, con una serie di colpi di maggioranza, le proprie posizioni.<br \/>\nTanto per citare alcuni fatti avvenuti nel corso di questi ultimi mesi, in tema di politica scolastica, sappiamo che al Senato e\u0300 stato risolto il problema dell\u2019universita\u0300 di Trento quando ancora non era stato presentato il progetto governativo di riforma universitaria; abbiamo constatato che la riforma delle scuole per segretari d\u2019azienda e\u0300 stata affrontata prima ancora che il Governo presentasse un progetto per il riordino dell\u2019istruzione secondaria.<br \/>\nQuando questo metodo tendente a far passare una riforma a pezzi e bocconi, senza una discussione approfondita, non funziona, allora si arriva, come e\u0300 avvenuto ieri, ad uno scontro diretto.<br \/>\nNon si puo\u0300 non pensare che esiste una precisa scelta politica, una ben chiara volonta\u0300 politica. Non crederemo certo che la Presidenza del Consiglio sia stata ieri sorpresa nella sua buona fede dalla indisciplina del partito di maggioranza relativa, che l\u2019onorevole Zaccagnini sia stato cosi\u0300 temerario da votare contro la tesi sostenuta dal ministro del turismo e dello spettacolo all\u2019insaputa dell\u2019onorevole Moro, e che non vi sia infine un certo gioco delle parti tra la delegazione democristiana al governo e la maggioranza democristiana in Parlamento inteso a togliere con una mano quello che viene concesso con l\u2019altra.<\/p>\n<p>Dobbiamo riconoscere che la coerenza del partito cattolico nel modo di concepire i rapporti di governo con i propri alleati e\u0300 da un ventina di anni fuori discussione.<br \/>\nQuello che resta da vedere e\u0300 fino a quando i partiti laici , e in particolare il partito socialista, saranno disposti ad accettare questo stato di cose di cui, insieme con il paese, sono destinati a pagare il prezzo ogni giorno.<br \/>\nL\u2019onorevole De Martino ha parlato di uno spirito di sacrificio del partito socialista, i cui limiti non possono piu\u0300 oltre essere valicati.<br \/>\nNon vorremmo che con l\u2019episodio di ieri questo spirito di sacrificio fosse diventato addirittura una vocazione al martirio. (Commenti a sinistra).<br \/>\nE veniamo alla scuola. Non fa onore a questo Governo il fatto che sia stato necessario da parte nostra ricorrere ad un espediente procedurale, quale la presentazione di una seconda mozione, giacche\u0301 una nostra prima mozione presentata nello scorso autunno non fu discussa, perche\u0301 l\u2019Assemblea fosse finalmente investita di una discussione generale sul piano della scuola.<br \/>\nSono stati necessari parecchi mesi e la presentazione di una nuova mozione comunista perche\u0301 questo piano, sbocco ed interpretazione governativa di un lungo processo culminato nel lavoro della Commissione parlamentare di indagine sulla scuola, venisse sottoposto a quel sia pur limitato confronto di posizioni politiche che la discussione di una mozione consente.<br \/>\nNon possiamo non sottolineare che senza questo nostro atto sarebbe passata sotto silenzio anche la violazione dei tempi entro i quali il Governo si era impegnato\u0300 a presentare talune riforme. Ad esempio, esisteva il preciso impegno di presentare entro il 30 giugno il complesso del programma di riforma. Abbiamo saputo che nel testo della mozione frettolosamente concordata ieri sera fra i partiti di maggioranza (e finora \u2013 a quanto pare \u2013 non presentata all\u2019Assemblea) questo termine e\u0300 stato prorogato al 30 dicembre.<br \/>\nOra di questa prassi, che sostanzialmente e\u0300 scorretta nei confronti dell\u2019Assemblea, non ci sono ignoti i motivi: essi consistono nei ritardi nella elaborazione della riforma, nelle controversie di merito che a questo proposito esistono nella compagine di Governo, nella confusione dei principi che caratterizza il piano Gui e nelle limitazioni finanziarie che investono l\u2019intera politica di programmazione e di piano.<br \/>\nDi queste difficolta\u0300 in cui versa il Governo, di questo impoverimento dei suoi contenuti ideali, della sua capacita\u0300 riformatrice, la scuola, come sempre succede, paga forse uno dei prezzi piu\u0300 pesanti. E poiche\u0301 anche in questo caso, a quanto pare, le forz e dell\u2019attuale maggioranza sembrano piuttosto preoccupate di salvare il Governo che il suo contenuto, anche a spese degli accordi programmatici, una curiosa complicita\u0300, una congiura del silenzio si e\u0300 stabilita per mesi intorno a questa grande discriminante della vita nazionale rappresentata appunto dal piano Gui.<br \/>\nNon sono rimasti che la nostra opposizione ed il movimento del paese.<br \/>\nNoi non ricordiamo un anno scolastico piu\u0300 travagliato dal punto di vista del movimento degli insegnanti e degli studenti volto a riportare alla luc e anche questo nodo gravissimo, quello della politica scolastica, per rompere questa congiura del silenzio, della quale la maggioranza si serve non solo in maniera non corretta nei confronti dell\u2019Assemblea, ma anche nei rapporti reciproci fra le forze politiche che la compongono.<br \/>\nAnche qui, se gli accordi non vengono presentati e discussi nella loro globalita\u0300, e\u0300 lecito credere che i contraenti mantengano e si pro pongano di far valere le rispettive riserve mentali.<br \/>\nL\u2019accordo non ha che un valore politico nominale, dopo di che ricomincia il tiro alla fune all\u2019interno della maggioranza , tiro alla fune che e\u0300 destinato a modificare ed a deteriorare i termini iniziali.<br \/>\nChe la parte democristiana stia a questo gioco, e con quale combattivita\u0300, l\u2019abbiam o veduto; ci sorprende pero\u0300 che ci stiano anche le forze laiche, anche se di questo tiro alla fune \u2013 non foss\u2019altro per il rapporto di forz e numeriche all\u2019interno della maggioranza \u2013 esse sono in partenza perdenti; eppure non mancano di cadere in questo tipo di illusioni.<br \/>\nChe cosa vi e\u0300 del resto al fondo del piano della scuola? I partiti della maggioranza governativa sanno che se si andra\u0300 ad una discussione di fondo, pubblica, in aula, di fronte al paese, questo piano non potra\u0300 passare come piano unitario della maggioranza. Il ragionamento che le forze democratiche all\u2019interno del Governo fanno, o sembrano fare, e\u0300 quello di accettare tale situazione di meno peggio, di non impegnarsi in una discussione<\/p>\n<p>approfondita, nella speranza di poter strappare qualche cosa in sede di elaborazione di singoli progetti di legge. Si vedra\u0300 punto per punto che il piano dovra\u0300 essere emendato ed allora senza accorgersene ed in modo politicamente indolore il ministro Gui, che e\u0300 uomo come tutti sanno candido e non energico nel battersi per le proprie idee, si trovera\u0300 tra le mani una riforma tutta diversa da quella in cui aveva creduto.<\/p>\n<p>Quel che e\u0300 accaduto ieri insegna invece che il partito cattolico ha un a straordinaria combattivita\u0300, e\u0300 capace di condurre la sua lotta politica, e su queste questioni dimostra di essere forte della sua tradizione e della pressione clericale che ha alle spalle.<br \/>\nSiamo di fronte a fatti che ne investono la struttura ideologica, sulla quale, non a caso, si saldano e fanno blocco tutte le sue correnti, fondendosi nel comune cemento integralista.<br \/>\nAvviene cosi\u0300 che, per una preordinata tattica della democrazia cristiana, da quando esiste il centro-sinistra, continuamente una riforma viene subordinata all\u2019altra: non si fanno le riforme economiche con il pretesto di fare prima le riforme civili; non si passa pero\u0300 alle riforme civili con il pretesto di voler fare le riforme economiche.<br \/>\nPerche\u0301 avviene tutto questo? Dipende solo dalla difficolta\u0300 dei partiti laici a reggere al rapporto di forze o dipende anche da qualche cosa di piu\u0300 profondo, di piu\u0300 sottile difficolta\u0300 cioe\u0300 a difendere oggi i propri principi con una contestazione che sia insieme reale e attuale di fronte all\u2019offensiva cattolica?<br \/>\nIn altre parole, la debolezza dei partiti laici \u00e8 solo politica o e\u0300 anche una debolezza piu\u0300 profonda, di natura ideale?<br \/>\nRiusciamo noi oggi (e questo e\u0300, credo, un esame di coscienza che dobbiamo fare tutti, ma soprattutto debbono farlo le forze di tradizione laica presenti nella maggioranza) a sostanziare questa tradizione laica cosi\u0300 gloriosa in tema di principi di educazione, di principi scolastici, di concezione dei rapporti tra Chiesa e Stato e riusciamo a radicarla alle forze di sviluppo sociale del paese, ai nuovi dati che queste forze sociali rappresentano, cosi\u0300 come la democrazia cristiana tende a radicare la sua posizione ideale in quell\u2019aspetto dialettico-sociale che e\u0300 un aspetto di specifica conservazione?<br \/>\nMi chiedo se le forze laiche non abbiano ieri perduto sul cinema, perche\u0301 gia\u0300 nella loro accettazione del progetto governativo si apriva un varco alla discrezionalita\u0300 del Governo in tema di difesa del cinema italiano; cosi\u0300 pure io mi chiedo se questo lungo e penoso impoverimento del discorso sulla scuola, che pure parve uno dei grandi discorsi su cui il centro \u2013 sinistra avrebbe aperto una fase in qualche maniera nuova della vita nazionale, non abbia le sue radici anche in certi compromessi che gia\u0300 si verificarono quando si discusse della scuola unica e del suo carattere ed in un certo accordo che avvenne in tema di scuola privata al tempo della Commissione di indagine.<br \/>\nNon vi e\u0300 dunque soltanto, noi temiamo, una timidezza politica, un imbarazzo per la difficolta\u0300 di tenere in piedi la coalizione, ma vi e\u0300 qualche cosa di piu\u0300 che dovrebbe costringere tutti ad un esame di coscienza piu\u0300 profondo rispetto alle nostre stesse tradizioni ; un esame di coscienza di cui noi crediamo di veder lo sbocco nel senso che oggi questa gloriosa tradizione laica con la quale noi abbiamo condotto una serie di battaglie e che mette molti degli uomini anche dell\u2019attuale maggioranza governativa in una difficile situazione morale vada difesa con un diverso rapporto politico, ideale e sociale con il complesso del movimento operaio italiano.<br \/>\nIn questa fase dei vostri rapporti con la democrazia cristiana voi, colleghi del partito socialista e delle altre forze laiche, dovete assumere una posizione anche sui temi contenuti nella nostra mozione. La quale non contiene di nuovo forse che un punto, l\u2019ultimo, per lo meno nell\u2019approfondimento della parita\u0300 di condizione dell\u2019istruzione umanistica e di quella tecnico-professionale (tornero\u0300 poi su questo), problema nuovo sia alla cultura sia alla societa\u0300, mentre per tutto il resto delle nostre richieste voi non potete non riconoscervi in esse come in richieste che sono vostro patrimonio e vostra proprieta\u0300 .<br \/>\nPotreste quindi votarle con noi oggi. E\u0300 solo una questione di opportunita\u0300 politica che vi impedira\u0300 di farlo.<br \/>\nNoi non siamo qui a fare alcun ricatto, alcun tiro alla fune. Siamo qui a sottolineare il fatto che su questi temi, i quali investano la natura e lo sviluppo della nostra societa\u0300 civile, questo Governo e\u0300 arrivato a una situazione di particolare tensione e di particolare crisi.<br \/>\nPer questo noi riteniamo che sia opportuno, sia sano \u2013 e semmai arriviamo tardi \u2013 che una discussione esplicita si svolga tra noi e le altre forze politiche sulla nostra mozione, cioe\u0300 sul tema della scuola; che prima di procedere a qualsiasi operazione di riforma, questa Assemblea dia un giudizio sui contenuti, gli indirizzi, la linea politica secondo cui l\u2019Italia repubblicana nel 1965 intende attuare la sua riforma scolastica.<\/p>\n<p>La pretesa di procedere ad una riforma senza questa premessa sarebbe inaccettabile anche se la maggioranza non fosse divisa e inquieta come e\u0300 oggi, anche se fosse la piu\u0300 seria e la pi solida delle maggioranze.<br \/>\nCome si puo\u0300 pensare che si possa indifferentemente cominciare con il discutere la riforma delle nostre strutture senza una precisa chiarificazione della politica di spesa o viceversa ? Non basta, come si puo\u0300 pensare che si possa iniziare la discussione della riforma delle strutture indifferentemente dal basso o dall\u2019alto? Prima si affronta il problema della scuola materna perche\u0301 il relativo progetto e\u0300 gia\u0300 pronto: adesso viene sul tappeto una parte della legge universitaria perche\u0301 vi sono aspetti che ne sono rimasti fuori: senza comprendere che le soluzioni in materia di scuola materna e di universita\u0300 non possono essere prese indipendentemente da un certo indirizzo che investe di necessita\u0300 l\u2019intero arco scolastico, indirizzo che viene stabilito in sede politica e che deve dirci quale tipo di formazione noi vogliamo dare ai nostri ragazzi, quale scuola noi vogliamo creare oggi nel nostro paese.<br \/>\nOra, quale concetto abbiamo noi comunisti, quale concetto hanno le forze di Governo in ordine al rapporto scuola-societa\u0300 ? Di conseguenza, come si adeguano le singole riforme settoriali a questo concetto?<br \/>\nSe non ricordo male, tra la presentazione dei risultati della Commissione parlamentare di indagine e la presentazione dei primi progetti di legge era stato previsto un intervallo di tempo di sei mesi, durante i quali l\u2019Assemblea avrebbe dovuto appunto sviluppare i risultati della Commissione d\u2019indagine, esprimere un giudizio, ratificare o respingere l\u2019analisi che le veniva sottoposta, ratificare o re spingere la linea che la Commissione di indagine proponeva. Questo non si e\u0300 fatto.<br \/>\nOra, il piano ha una sua coerenza, una sua coerenza pero\u0300, a nostro giudizio, inadeguata alla struttura reale del paese.<br \/>\nUna riforma della scuola non ha solo bisogno di una sua organicita\u0300 interna di principio: ha un fondamento se questa organicita\u0300 di principio si ricollega con lo sviluppo delle forze reali . Il piano Gui sembra a noi coerente sui principi, incoerente, e quindi confuso nelle soluzioni, rispetto allo sviluppo specifico che la situazione sociale del paese presenta oggi.<br \/>\nDicevo che l\u2019Assemblea non ha ancora espresso un giudizio sul piano.<br \/>\nSignifica questo che i partiti della maggioranza in qualche maniera accolgono questo sottofondo ideale, questa piattaforma ideologica del piano presentato dal ministro Gui?<br \/>\nCioe\u0300, per andare al concreto : accolgono, come lui lo presenta, il concetto del rapporto che deve intercorrere tra scuola e sviluppo, rapporto che \u2013 direi, finalmente \u2013 il piano modifica solo introducendo a favore dell\u2019autonomia della scuola un momento, che e\u0300 un vecchio momento del concetto dell\u2019educazione come formativa di una quieta personalita\u0300 sociale?<\/p>\n<p>Tanto e\u0300 vero che, con forti parole, viene respinto il principio di una scuola che, impostando l\u2019educazione critica puo\u0300 portare dentro di se\u0301 i germi di una dialettica rinnovatrice o sovvertitrice della societa\u0300. Accettano le forze della maggioranza governativa la concezione ribadita del concetto di complementarita\u0300 della scuola privata rispetto alla istruzione statale?<\/p>\n<p>Accettano il rapporto che l\u2019onorevole Gui presenta, in forme piu\u0300 o meno esplicite, fra Stato e scuola, Stato e comuni, concezione (tornero\u0300 poi su questo) esplicitamente autoritaria dello Stato?<\/p>\n<p>Sono questi i principi accettati e condivisi, i principi ideali sui quali la maggioranza crede che si possa fare la riform a della scuola? Lo si dica allora. Si dica che questo e\u0300 il terreno sul quale l\u2019accordo di centro-sinistra idealmente si muove, che esso e\u0300 espresso coerentemente dalla relazione di apertura del piano del ministro Gui.<br \/>\nQuello che non si puo\u0300 fare e\u0300 fingere che si possano affrontare dei problemi settoriali di riforma senza dare esplicitamente queste risposte.<\/p>\n<p>Noi abbiamo l\u2019abitudine di vantarci \u2013 e credo anche giustamente \u2013 del carattere rappresentativo, aperto ed integrale che ha questa nostra democrazia parlamentare rispetto a forme autoritarie che sono in atto anche in paesi a noi vicini.<br \/>\nMi permetto di ricordare agli onorevoli colleghi che nell\u2019assemblea nazionale francese, cui il governo e\u0300 assai meno subordinato di quanto non lo sia istituzionalmente in Italia, si sono svolti in queste settimane dibattiti specifici e aperti sui contenuti delle riforme scolastiche.<br \/>\nSu questi te mi che, del resto, per una lunga tradizione investono profondamente la coscienza nazionale francese, l\u2019assemblea ha avuto una discussione che e\u0300 andata al fondo degli elementi sociali, pedagogici e ideali.<br \/>\nDel resto, guardiamo ai fatti.<br \/>\nMi voglio limitare (perche\u0301 non credo che questa sia la sede per aprire una discussione sul piano; noi siamo qui a richiederla) soltanto a degli esempi per chiarire quella che a me sembra l\u2019impossibilita\u0300 tecnico-politica di procedere, come abbiamo proceduto, senza una discussione di fondo degli orientamenti generali della riforma.<br \/>\nGuardiamo i fatti: intorno alla discussione sulla scuola materna, per esempio, che si sta prolungando nella Commissione istruzione, al di la\u0300 dei problemi di riforma tecnica, strutturale, specifica, giocano questioni di indirizzo sostanziale sulle quali non e\u0300 possibile, sembra a noi, non pronunciarci in quella sede, trattandosi di un problema di scelta politica.<br \/>\nLa democrazia cristiana ha impostato tutto il suo discorso sulla scuola materna basandosi sul concetto di un suo presunto carattere ancora (come dire ?) strettamente filantropico- assistenziale.<\/p>\n<p>NOI \u2013 ED ALTRE FORZE CON NOI \u2013 PENSIAMO, INVECE, CHE LA SCUOLA MATERNA NON SIA UN FATTO DI ASSISTENZA, MA SIA UNA VERA E PROPRIA SCUOLA.<br \/>\nDietro questa differenza, vi e\u0300 una diversa concezione pedagogica, una diversa concezione del ruolo che la scuola assume nella societa\u0300 rispetto all\u2019eta\u0300 infantile in questo specifico momento in cui \u2013 come ha ricordato un nostro collega in Commissione \u2013 assistiamo alla crisi della struttura sociale, alla disgregazione della societa\u0300 contadina e ad un certo tipo di formazione della societa\u0300 urbana nel quale il problema del rapporto fra bambino e famiglia assume una caratterizzazione nuova rispetto a quella che poteva essere 10-15-20 anni fa.<br \/>\nQui non sono in giuoco scelte di carattere tecnico-strutturale della scuola; sono in giuoco analisi di tendenze, di indirizzi, di tipi di soluzione, di prospettiva che noi vogliamo dare.<br \/>\nSempre in tema di scuola materna, il progetto governativo parla di scuola materna statale e respinge la scuola degli enti locali e la scuola dei privati in un\u2019unica altra categoria, che non e\u0300 presa in esame dal progetto di legge.<br \/>\nAnche qui, vi sono delle affermazioni di non poco rilievo politico generale: prima di tutto un\u2019affermazione che noi riteniamo, fra l\u2019altro, nettamente e francamente incostituzionale e che non pensiamo possa essere accolta \u2013 sia pur dopo un minimo di riflessione \u2013 dai partiti della maggioranza o per lo meno dai partiti laici della maggioranza governativa; ma, trattandosi di interpretazione costituzionale, non potrebbe essere accolta, per la verita\u0300, da nessun partito.<br \/>\nIl progetto sembra dimenticare che, ai sensi della Costituzione repubblicana, il comune non e\u0300 qualche cosa di diverso dallo Stato, ma e\u0300 un organo decentrato dello Stato, e che parlare di scuola statale dovrebbe comprendere anche la scuola dei comuni e che, quindi, la sola discriminante corretta, a termini di Costituzione, non puo\u0300 che essere fra scuola pubblica e scuola privata e non gia\u0300 fra scuola statale e scuola dei comuni o dei privati.<br \/>\nChe cosa c\u2019e\u0300 dietro a questa impostazione? C\u2019e\u0300 l\u2019indicazione d\u2019una persistente concezione autoritaria, anticostituzionale, che la democrazia cristiana porta nella sua concezione dello Stato.<br \/>\nE vi e\u0300 forse anche un piu\u0300 sottile disegno: attraverso la degradazione del comune al livello dell\u2019iniziativa privata, e\u0300 contrabbandato il diritto dell\u2019iniziativa privata, insieme con quella comunale, di concorrere a quest\u2019opera di costruzione della scuola privata in cui lo Stato non intende che rappresentare una parte.<\/p>\n<p>Si apre quindi gia\u0300 da questa posizione di principio la strada a tutto quel discorso sulla espansione della spesa pubblica in favore dei privati su cui poi torneremo.<br \/>\nSono queste posizioni \u2013 ripeto \u2013 di linea politica e culturale, niente affatto di carattere tecnico, sulle quali non si vede come la Camera possa non esprimersi.<br \/>\nNon vedo presente l\u2019onorevole La Malfa, poiche\u0301 credo che sia in corso una discussione in Commissione bilancio. Ma io ricordo i suoi richiami continui alla sua filiale devozione alla memoria di Gramsci, per non parlare di Benedetto Croce, solo perche\u0301 e\u0300 implicito che la sua formazione e\u0300 intessuta di quel pensiero e di quelle idee.<br \/>\nBene, ma se non e\u0300 sui grandi temi del carattere dello Stato, sul rapporto Stato-societa\u0300, sul significato della scuola, sul significato dell\u2019educazione, sul concetto della cultura; se non e\u0300 su queste cose che si ritrovano le tradizioni \u2013 anche liberali \u2013 avanzate del nostro paese, oltre che le tradizioni socialiste, su che cosa si misura questa fedelta\u0300 ai principi?<br \/>\nE\u0300 qui che le forze laiche \u2013 repubblicane e socialiste \u2013 devono dire qual e\u0300 il peso che gettano sulla bilancia ideale della contrattazione nel Governo di centro \u2013 sinistra.<\/p>\n<p>Lo stesso discorso puo\u0300 essere fatto per l\u2019universita\u0300. Anche qui mi limito a indicare i punti di indirizzo senza i quali non mi sembra possibile decidere la natura della riforma dell\u2019ordinamento universitario.<\/p>\n<p>Vi e\u0300 anzitutto il problema del diritto allo studio, che in questa legge non e\u0300 indicato.<\/p>\n<p>Questo problema puo\u0300 essere correttamente im-postato soltanto se il Parlamento italiano precisa con chiarezza se ritiene o meno che lo studio universitario abbia un carattere di lavoro e di impegno sociale, e se il nostro paese intende porre il problema della istituzione del presalario, che puo\u0300 fare del diritto allo studio una realta\u0300 concreta di accesso all\u2019universita\u0300 per le categorie dei lavoratori.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, dalla soluzione del problema possono derivare due diverse universita\u0300, diverse nelle attrezzature, nel reclutamento degli insegnanti, nei rapporti con gli enti locali. E il discorso, da quantitativo, finisce col diventare un discorso di qualita\u0300.<br \/>\nUn\u2019altra questione preliminare riguarda il modo di concepire il collegamento fra formazione professionale e formazione culturale.<br \/>\nQuesta questione non riguarda soltanto noi, ma tutte le societa\u0300; essa riguarda il modo di concepire la \u00absistemazione\u00bb del sapere, da cui derivano due diversi tipi di universita\u0300.<br \/>\nNoi possiamo ritenere per fermo che formazione professionale e formazione culturale, allo stato attuale della cultura e di fronte a una societa\u0300 in sviluppo, non possono non essere che un unico momento.<br \/>\nE allora abbiamo una universita\u0300 che, per esempio, abolisce gli istituti aggregati e, se ammette il primo diploma, lo ammette come momento, come fase interna di un unico metodo.<br \/>\nOppure possiamo credere che altra cosa sia la cultura e altra cosa sia la formazione professionale.<br \/>\nMa questo significa allora che non ci siamo posti l\u2019essenziale e urgente problema sociale della riqualificazione e della modificazione della stessa natura delle professioni.<br \/>\nLa societa\u0300 si modifica, si modificano le forze di lavoro, le tecniche e nascono nuovi mestieri, dietro i quali non vi e\u0300 solo un nuovo assetto sociale, ma il sorgere di un diverso modo con cui la societa\u0300 guarda se stessa.<br \/>\nOra, scindere la cultura della formazione professionale significa non riconoscere questo che pure e\u0300 un elemento essenziale della societa\u0300 italiana.<br \/>\nIo voglio anche ammettere che questo problema non sia risolto, ma desideriamo che ne abbia coscienza la nostra Assemblea, la quale deve dire se questo e\u0300 o no un problema della societa\u0300 italiana.<br \/>\nSempre per quanto riguarda le universita\u0300 vi e\u0300 la questione dei rapporti, non piu\u0300 fra cultura e professione, ma fra studio-didattica e momento della ricerca scientifica.<\/p>\n<p>Si puo\u0300 pensare che l\u2019unico modo per insegnare all\u2019universita\u0300 sia quello di fare del momento didattico e del momento della ricerca scientifica una sola cosa e sia anche il solo modo per risolvere la disastrata situazione della ricerca scientifica nel nostro paese: oppure che altra cosa e\u0300 formare un ricercatore e altra un laureato e che i due problemi non sono strettamente connessi alla natura e al carattere interno della riforma universitaria che vogliamo attuare.<br \/>\nAnche a questo proposito, si tratta di una scelta avente natura politica e che, per il fatto di investire la ricerca scientifica, va ben oltre la natura della nostra universita\u0300.<br \/>\nE\u2019 una di quelle questioni di ordine sociale sulle quali il Parlamento e la stampa hanno l\u2019abitudine di piangere una volta all\u2019anno senza che mai nessuno affronti a fondo questo tipo di problematica.<br \/>\nIn sede di riforma universitaria va affrontata anche questa questione. Non si tratta di tecnica legislativa ma di una scelta sociale preliminare alla realizzazione tecnica, che non puo\u0300 non investire la sede politica, delle riforme settoriali.<br \/>\nQuesto problema si presenta in tutta la sua urgenza nel paese e appare chiara la responsabilita\u0300 politica per la sua mancata soluzione, quando si pensi a tutta la fascia dell\u2019istruzione secondaria, problema esso pure non risolto, in particolare quello dell\u2019istruzione professionale.<br \/>\nSulla materia non vi e\u0300 un disegno di legge governativo, ma un progetto del gruppo comunista.<br \/>\nMa si puo\u0300 seriamente pensare a quale deve essere l\u2019universita\u0300 italiana senza avere deciso, non dico prima ma insieme, che cosa debba essere la fascia dell\u2019istruzione secondaria che tutti riteniamo debba essere seriamente e radicalmente riformata?<br \/>\nE\u0300 evidente che l \u2018universit\u00e0\u0300 sara\u0300 quello che la scuola secondaria le consentira\u0300 di essere.<br \/>\nA questa fascia di istruzione secondaria e in particolare all\u2019istruzione professionale, quale natura diamo? Come accennavo prima a proposito della professionalita\u0300 a livello universitario, questo e\u0300 un problema aperto in tutti i paesi, sia quelli a ordinamento capitalista sia quelli a ordinamento socialista.<br \/>\nRicordo che va in crisi la vecchia distinzione fra liceo, la scuola aristocratica che fa da ponte all\u2019universit\u00e0\u0300, che non da\u0300 titoli professionali, e la scuola che prepara alla professione e al lavoro.<br \/>\nQuesta concezione va in crisi non solo perche\u0301 oggi matura un\u2019esigenza di promozione sociale, per cui nessun paese e\u0300 piu\u0300 disposto ad ammettere che all\u2019istruzione professionale debba essere attribuito un ruolo sociale inferiore, essere considerata quasi una strada chiusa; ma va in crisi, anche qui, qualcosa di piu\u0300 profondo.<br \/>\nNoi siamo, io credo, di fronte ad un momento di trasformazione, di rivoluzione culturale, nella quale il nesso tra formazione della cultura e lavoro, il rapporto tra cultura ed espressione concreta della societa\u0300 si presenta con un carattere nuovo, diverso da quello con cui poteva essere presentato in forme piu\u0300 arretrate dello sviluppo.<br \/>\nNoi marxisti a questo problema, che conosciamo da un pezzo nella nostra storia teorica, abbiamo dedicato un\u2019analisi, una prospettiva di indirizzo: lo abbiamo collegato alla divisione del lavoro e al suo superamento.<br \/>\nNoi pero\u0300 vediamo che oggi questo problema \u2013 divisione del lavoro e suo superamento \u2013 nel campo sociale e considerato attraverso le sue tangenti culturali, non sta solo in un processo volontaristico, liberatorio, della classe operaia e della sua teoria politica, ma gia\u0300 si presenta come oggettivo processo sociale corrispondente ai piu\u0300 alti livelli produttivi.<br \/>\nNon occorre ricorrere ai Grundrisse di Marx per trovarlo oggi presente in forme curiosamente parziali e mistificate nella piu\u0300 interessante pubblicistica pedagogica moderna.<br \/>\nSu una questione di questo tipo ci siamo trovati di fronte all\u2019incertezza ed anche alla banalita\u0300 del piano (e in questo noi facciamo la nostra doverosa parte di autocritica come componenti della Commissione parlamentare di indagine), banalita\u0300 che poi, nel piano Gui, si manifesta in questa continua confusione ed interscambio tra istruzione professionale, artigianale, formazione, addestramento, in cui i termini e l\u2019oggetto della questione sembrano sfuggire.<br \/>\nQuesto e\u0300 inaccettabile e ci riporta indietro rispetto alle maturazioni dei processi sociali; da\u0300 al piano Gui un carattere culturalmente subalterno, frammentario, un carattere la cui conclusione quasi obbligatoria (per l\u2019incapacita\u0300 di cogliere nel suo complesso questo tipo di processo) e\u0300 poi quella della consegna di gran parte dell\u2019istruzione professionale ad una competenza extrascolastica, che poi e\u0300 la competenza dei privati.<br \/>\nHo voluto esemplificare questi tre punti \u2013 scuola materna, universita\u0300, istruzione professionale \u2013 non per discuterli nel merito, ma per sottolineare l\u2019urgenza di tale discussione; urgenza che, ripeto, non puo\u0300 non investire la sede politica, non puo\u0300 non costituire il dibattito preliminare attraverso cui l\u2019Assemblea, nel suo complesso, democraticamente, a seconda di quella che e\u0300 la sua maturazione politica e civile, la sua capacita\u0300 di corrispondenza al processo sociale e culturale, operera\u0300 le sue scelte.<br \/>\nIl dibattito di indirizzo va pure fatto sulle altre due questioni che passano verticalmente attraverso il piano Gui ed anche ai due progetti di riforma finora presentati, e cioe\u0300 sul problema della scuola privata, del suo carattere complementare rispetto all\u2019istruzione pubblica di Stato, e su quello della politica della spesa.<br \/>\nSulla questione della complementarita\u0300 della scuola privata non voglio tornare a ribadire le posizioni chiare ed esplicite del nostro partito.<br \/>\nIl nostro partito non ha mai fatto questioni di liberta\u0300 costituzionali: a chiunque deve essere consentito di aprire scuole e di insegnare.<br \/>\nNoi riteniamo per fermo che, al di la\u0300 perfino del profilo giuridico-costituzionale, il solo modo corretto col quale un\u2019assemblea e un governo possono porsi di fronte allo stato drammatico in cui, per dichiarazione unanime, versa la scuola italiana e\u0300 quello di una totale assunzione da parte dello Stato dei problemi della ristrutturazione scolastica e quindi anche di una totale assunzione delle spese.<br \/>\nQuesto e\u0300 un compito al quale non possono rinunciare uno Stato che si dichiari capace di governare e un\u2019assemblea che voglia essere sovrana.<br \/>\nCome possiamo noi accettare che si deleghi al privato quello che e\u0300 un dovere della collettivita\u0300? Noi assistiamo a un permanente degradare della spesa per la scuola: non mi riferisco al piano Saraceno, perche\u0301 si dira\u0300 che non e\u0300 mai divenuto un documento di governo, e nemmeno al piano Giolitti, che ha avuto anch\u2019esso una triste vita; intendo pero\u0300 riferirmi al piano della Commissione d\u2019indagine e da questo scendere al piano Gui, dal piano Gui al piano Pieraccini, dal piano Pieraccini alla proroga della legge stralcio che ci verra\u0300 presentata in questi giorni.<br \/>\nE mi limito a pochissimi esempi. Per l\u2019edilizia scolastica, il piano Pieraccini valuta il fabbisogno di posti in 4 milioni e 296 mila, mentre le previsioni della Commissione d\u2019indagine superavano i 6 milioni. Nel quinquennio, il piano Pieraccini ne prevedeva un milione e 455 mila contro i 2 milioni e 575 mila dello stesso piano Gui, previsioni, queste ultime, gia\u0300 ridotte rispetto a quelle della Commissione d\u2019indagine. A sua volta, il piano Gui sopriva i sei decimi dei posti mancanti.<br \/>\nAssistiamo, quindi, ad una degradazione del fabbisogno \u2013 non si capisce come conteggiato \u2013 fra le previsioni della Commissione d \u2018indagine e quelle del piano Pieraccini.<br \/>\nPer quanto riguarda le universita\u0300, lo stesso piano Pieraccini prevede la costruzione di nuovi edifici per un milione e 350 mila metri quadrati nel quinquennio, mentre la Commissione d\u2019indagine ne prevedeva 9 milioni per il decennio (non e\u0300 verosimile che gli altri 8 milioni potranno essere costruiti a grande velocita\u0300 nella seconda meta\u0300 del decennio) oltre a prevedere il sistema dei mutui.<br \/>\nQuanto al fabbisogno di insegnanti, il processo di ridimensionamento continua: dalla Commissione d\u2019indagine alla relazione del ministro della pubblica istruzione e al piano Gui si arriva al programma quinquennale di sviluppo, in cui si prevedono 70mila nuovi professori nel quinquennio contro i 280mila proposti nel decennio dalla Commissione d\u2019indagine.<br \/>\nPer gli investimenti e le spese pubbliche , il piano prevede 6 .650 miliardi per le spese correnti contro i circa 7 mila del piano Gui. Per l\u2019edilizia non e\u0300 possibile un raffronto, in quanto nella cifra del piano Gui sono esclusi i contributi degli enti locali, mentre gli investimenti di circa 1.025 miliardi del piano economico comprendono i contributi degli enti locali.<br \/>\nBasta dire pero\u0300 che la Commissione parlamentare d\u2019indagine prevedeva un fabbisogno di 1.500 miliardi. Quindi anche qui la riduzione e\u0300 permanente.<br \/>\nCirca poi il rapporto fra spesa per l\u2019istruzione e reddito nazionale nel prossimo quinquennio, si dice che rispetto al quinquennio precedente il rapporto salirebbe dal 4,1 al 5,3.<br \/>\nBasta pero\u0300 pensare che nel 1961 questo rapporto era gia\u0300 del 5,24, per cui rimarrebbe sostanzialmente una costante nel prossimo decennio, mentre cinque anni fa era del 4 e dieci anni fa poco piu\u0300 del 3. Quindi, il ritmo di incremento della spesa per la scuola nel prossimo quinquennio e\u0300 previsto minore al ritmo di incremento della scuola nei periodi precedenti.<br \/>\nAccanto a questo vi e\u0300 il gonfiarsi delle spese che noi riteniamo anticostituzionali per la scuola privata, per la quale e\u0300 prevista una spesa di 90 miliardi, accrescendo proporzionalmente allo sviluppo della spesa statale (e quindi praticamente programmando lo sviluppo della scuola non statale) la spesa di 9 miliardi gia\u0300 prevista in base alla legge n. 1073.<br \/>\nNel rilevare il pericoloso slittamento della spesa per la scuola non ho tenuto conto degli ultimi dati che ci vengono dalla sede politica.<br \/>\nEssendo diminuito il reddito nazionale e il piano Pieraccini non essendo concepito come momento di riequilibrio e di risanamento di esso, avremo una percentuale che scende; quindi le spese per la scuola verosimilmente saranno inferiori a quelle del quinquennio precedente.<br \/>\nQuesti sono i motivi per i quali noi consideriamo come elemento minimo su cui l\u2019Assemblea non puo\u0300 non impegnarsi il punto di riferimento finanziario ai fabbisogni indicati dalla Commissione parlamentare d\u2019indagine, tenendo anche presente, come tutti i colleghi sanno, che, essendo invecchiata tale Commissione, quel tipo di spesa allora proposto e\u0300 gia\u0300 insufficiente perche\u0301 aumentano i costi, ed e\u0300 destinato a diventare sempre piu\u0300 insufficiente col ritardo nella sua applicazione.<br \/>\nQuesti sono i motivi per i quali il nostro gruppo ha ritenuto di dover presentare la mozione e che illustrano le nostre richieste su cui chiederemo il voto della Camera:<br \/>\ndi non procedere ad alcun provvedimento parziale di riforma prima che si svolga una discussione globale sulle linee generali della riforma stessa;<br \/>\ndi assumere come limite minimo della spesa per la scuola il fabbisogno indicato dalla Commissione parlamentare d\u2019indagine;<br \/>\ndi riaffermare il dovere dello Stato di assicurare attraverso la scuola pubblica il soddisfacimento del diritto di tutti i cittadini al l\u2019istruzione, senza attribuire un compito specifico alla scuola privata.<br \/>\nIn particolare crediamo che l\u2019Assemblea debba decidere in tema di riforma su quei punti che riguardano la natura, il carattere che vogliamo dare al di ritto allo studio, alle possibilita\u0300 di accesso all\u2019universita\u0300 e al complesso problema del rapporto fra istruzione umanistica e istruzione tecnico-professionale.<br \/>\nUn solo punto della nostra mozione non ho ricordato, quello che riguarda il rinnovamento democratico delle strutture scolastiche e la realizzazione di un sistema di autogoverno della scuola. Non l\u2019ho ricordato perche\u0301 su di esso voglio terminare ricordando alla Assemblea che l\u2019autogoverno della scuola in questa fase della nostra vita politica non e\u0300 soltanto una concessione democratica che il Parlamento puo\u0300 fare o no, oppure, come prevede il progetto di riforma delle universita\u0300, dosare col misurino o che possa essere oggetto di trattative in sede di accordi di governo.<br \/>\nBisogna capire che l\u2019autogoverno della scuola e\u0300 un dato di fatto nella formazione della nostra societa\u0300 nazionale che il Governo ed il Parlamento devono intendere e ratificare.<br \/>\nE\u0300 gia\u0300 in atto nel processo sociale una riforma che nasce dal ritardo con il quale la classe dirigente politica (e qui esiste una precis a responsabilita\u0300 del Governo e della maggioranza) ha affrontato i problemi della scuola italiana, ritardo che non puo\u0300 essere piu\u0300 tollerato.<br \/>\nMentre voi ritardate nel tempo la soluzione delle questioni di fondo, la scuola va in crisi, ma nello stesso tempo esprime gia\u0300 delle forme nuove che racchiudono in se\u0301 la volonta\u0300 di dare vita ad una riforma e sono gia\u0300 in nuce un momento di autogoverno della scuola italiana.<br \/>\nLa verita\u0300 e\u0300 che nel paese sono maturati i processi sociali e culturali, e lo sono tanto maggiormente quanto piu\u0300 poveri e ritardatari appaiono questo Governo e questa maggioranza, nella loro capacita\u0300 di interpretarli e dirigerli.<br \/>\nLa verita\u0300 e\u0300 che voi non riuscite a governare nulla se non andate in fondo alla realta\u0300. E non andate in fondo alla realta\u0300 perche\u0301 siete incerti e divisi nella sua interpretazione e nelle scelte che essa vi impone. Questo e\u0300 il senso della nostra mozione.<br \/>\nGuardiamoci in faccia: oportet ut scandala eveniant. Se deve avvenire uno scandalo nella nostra societa\u0300 in tema di politica scolastica, ebbene, che questo scandalo avvenga!<br \/>\nMa guardate un po\u2019 la realta\u0300. Il vostro progetto di riforma universitaria non e\u0300 ancora arrivato alla discussione in Commissione e in aula e gia\u0300 sta ottenendo quello che non sono riuscite ad ottenere le opposizioni di tutto il movimento studentesco, cioe\u0300 la frattura di quella organizzazione unitaria dei professori del corpo accademico sulla quale l\u2019onorevole ministro, grazie alla pressione dei magnifici rettori, pensava di potere avere un controllo.<br \/>\nOggi il mondo universitario, e non soltanto gli studenti, non accetta questo tipo di soluzione.<br \/>\nConfrontare le nostre idee, andare fino in fondo e alla radice dei nostri principi: questo e\u0300 il solo modo con il quale il Parlamento puo\u0300 far fronte a questo processo prima che esso si degradi e diventi un insolubile momento di crisi nel rapporto tra societ\u00e0\u0300 politica e societa\u0300 civile.<br \/>\n(Applausi all\u2019estrema sinistra \u2014 Congratulazioni).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 .- Marina Catucci, NEW YORK*: Dagli Usa riarmo bipartisan di Ucraina e Israele &#8211; DEMOCRATICI E REPUBBLICANI SBLOCCANO I FONDI. 60 miliardi a Kiev, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45674\" title=\"n\u00b016 &#8211; 20\/04\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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