{"id":45641,"date":"2024-04-12T17:17:04","date_gmt":"2024-04-12T17:17:04","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45641"},"modified":"2024-04-15T11:01:30","modified_gmt":"2024-04-15T11:01:30","slug":"n15-13-aprile-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45641","title":{"rendered":"n\u00b015 &#8211; 13\/04\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong><strong>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca(PD): La Senatrice La Marca interviene in Aula in ricordo del Segretario Generale CGIE, Michele Schiavone<br \/>\n02 &#8211; Andrea Colombo*: Un voto tra confusione e opportunismo. UE-MIGRANTI. La destra si spacca, il Pd ci ripensa. Il voto sul patto migranti, a ridosso delle elezioni europee, mette a nudo la confusione e l\u2019opportunismo di quasi tutte le forze [\u2026]<br \/>\n03 &#8211; Andrea Valdambrini*: Aborto diritto fondamentale, l\u2019Euro camera sta con le donne &#8211; SULL&#8217;ONDA FRANCESE. Ok del parlamento Ue alla risoluzione dall\u2019alto valore simbolico, ma dalla difficile attuazione<br \/>\n04 &#8211; Andrea Valdambrini*: Guai per von der Leyen, il parlamento Ue contro il caso Pieper &#8211; EUROPA. Dopo il Pfizergate un altro scandalo sulla strada per la rielezione della<br \/>\n05 &#8211; Paolo Mossetti*: Addio Russia, avanti Azerbaijan: da chi compra il gas adesso l&#8217;Europa<br \/>\nI flussi da Mosca non sono mai stati cos\u00ec bassi, ma c&#8217;\u00e8 un problema: IL REGIME DI ALIYEV \u00c8 BRUTALE ALMENO QUANTO QUELLO PUTINIANO.<br \/>\n06 &#8211; Barbara Weisz*: DEF senza politiche economiche: aumenta il debito, si riduce la crescita.<br \/>\n07 &#8211; No all\u2019elezione diretta del Presidente del Consiglio &#8211; No all\u2019autonomia regionale differenziata di Calderoli (*) marted\u00ec 23 aprile, ore 15.00 Roma<br \/>\n08 &#8211; Par condicio, il governo dilaga, \u00abno alla deriva orbaniana\u00bb &#8211; VERSO LE EUROPEE DI GIUGNO. Approvato marted\u00ec sul fare della notte, il regolamento della commissione parlamentare di vigilanza sulla par condicio per le elezioni europee dell\u20198 e 9 giugno scatena per tutto il giorno le opposizioni. (*)<br \/>\n09 &#8211; Luca Manes*: fossili e clima, da 50 anni l\u2019ENI sapeva &#8211; ENI era a conoscenza degli effetti negativi sul clima derivanti dalla combustione dei combustibili fossili. \u00c8 quanto emerge dal rapporto Eni sapeva, redatto da Greenpeace Italia e recommon, basato su [\u2026]<br \/>\n10 &#8211; Linda Maggiori*: Fossili, Italia quinta del G20 per sussidi al comparto con oltre 2 miliardi.<\/strong><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca(PD): LA SENATRICE LA MARCA INTERVIENE IN AULA IN RICORDO DEL SEGRETARIO GENERALE CGIE, MICHELE SCHIAVONE<\/p>\n<p>Marted\u00ec 9 aprile, la Senatrice La Marca \u00e8 intervenuta in Aula per ricordare il Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all\u2019Estero, Michele Schiavone, scomparso a causa di una grave malattia.<br \/>\nLa Senatrice, nel corso del suo intervento, ha ribadito il grande valore umano e il profondo impegno del Segretario Schiavone nella valorizzazione della comunit\u00e0 degli italiani all&#8217;estero<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Andrea Colombo*: UN VOTO TRA CONFUSIONE E OPPORTUNISMO. UE-MIGRANTI. LA DESTRA SI SPACCA, IL PD CI RIPENSA. IL VOTO SUL PATTO MIGRANTI, A RIDOSSO DELLE ELEZIONI EUROPEE, METTE A NUDO LA CONFUSIONE E L\u2019OPPORTUNISMO DI QUASI TUTTE LE FORZE [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>La destra si spacca, il Pd ci ripensa. Il voto sul patto migranti, a ridosso delle elezioni europee, mette a nudo la confusione e l\u2019opportunismo di quasi tutte le forze politiche, non solo per il voto in s\u00e9 ma anche per le dichiarazioni che lo hanno accompagnato ieri. \u00c8 una vittoria politica e culturale della destra, in Italia e in Europa, non solo per il testo in s\u00e9 ma perch\u00e9 lo scontro \u00e8 tutto sbilanciato sull\u2019efficacia delle norme adottate nel fermare, espellere, controllare, respingere.<br \/>\nLe voci favorevoli all\u2019accoglienza sono ridotte a un sussurro quasi irrilevante. FdI sino alla vigilia del voto era a favore del Patto, lo aveva rivendicato e sbandierato. Poi si \u00e8 trovata messa all\u2019angolo, incalzata dall\u2019offensiva dei duri non solo del gruppo Identit\u00e0 e Democrazia ma anche di una parte rilevante dei Conservatori da un lato, nell\u2019impossibilit\u00e0 di rimangiarsi del tutto i precedenti entusiasmi e di entrare in conflitto con la sua sponda privilegiata nel Ppe, quella di von der Leyen, Weber e Metsola dall\u2019altro.<br \/>\nSe l\u2019\u00e8 cavata votando a favore 7 punti su 10 e apertamente contraria solo al passaggio sul ricollocamento obbligatorio, pena una multa di 20mila euro per migrante rifiutato da uno Stato membro.<br \/>\nQuel no la mette al riparo dalla rottura aperta con polacchi e ungheresi, che proprio su quel capitolo hanno gi\u00e0 dichiarato guerra ma la lascia esposta agli attacchi corsari della Lega. Salvini non intende certo perdere l\u2019occasione per mettere in difficolt\u00e0 l\u2019amica sul fronte pi\u00f9 identitario che ci sia per la destra. \u00ab\u00c8 un patto deludente che non risolve il problema dei flussi irregolari e clandestini, lasciando ancora una volta sola l\u2019Italia\u00bb, azzanna sui social.<br \/>\nSe la Lega tuona e disprezza, il ministro degli Interni in quota Carroccio Piantedosi brinda e applaude: \u00abIl patto tiene conto delle esigenze dell\u2019Italia. Dopo anni di stallo Dublino \u00e8 finalmente superata\u00bb. Vicino a via Bellerio, pi\u00f9 vicino al governo.<br \/>\nOpposta e allineata alla posizione tripudiante del Ppe \u00e8 Forza Italia: \u00ab\u00c8 un passo importante che supera Dublino\u00bb, assicura Tajani anche se non \u00e8 affatto vero. In soccorso dell\u2019amica Giorgia corrono sia la presidentessa della Commissione von der Leyen che quella dell\u2019Europarlamento Metsola. Si sbracciano per assicurare che l\u2019Italia non sar\u00e0 mai pi\u00f9 sola e i controlli impediranno ai trafficanti di decidere loro chi entra e chi no. La durezza, fanno capire nemmeno troppo tra le righe, ci sta tutta. Hanno tutti torto e tutti ragione, a destra. Il Patto naviga vigorosamente nella direzione che auspicano. Rende tutto pi\u00f9 duro e difficile per i migranti. Mette concettualmente al bando l\u2019accoglienza. Poi, complici l\u2019interesse elettorale e il posizionamento propagandistico qualcuno esalta il passo avanti, altri fanno l\u2019opposto. Ma nessuno intende accontentarsi e fermarsi qui.<br \/>\nSull\u2019altra sponda il Pd ha votato a favore solo della norma bocciata da FdI. Decisione encomiabile e lo sarebbe ancora di pi\u00f9 se in Commissione la posizione non fosse stata opposta.<br \/>\nCon la sola eccezione di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa contrario dall\u2019inizio al Patto: caso pi\u00f9 unico che raro tra i socialisti europei. Ora, per fortuna, il Pd si \u00e8 accorto che quel testo presenta \u00abgravi e inaccettabili manchevolezze sui diritti umani\u00bb e non va oltre Dublino.<br \/>\nPatto Migrazione, Bartolo: \u00abForniamo veste giuridica a quello che oggi \u00e8 illegale\u00bb<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Andrea Colombo, \u00e8 un giornalista, scrittore e commentatore politico italiano)<\/p>\n<p><strong><br \/>\n03 &#8211; Andrea Valdambrini*: ABORTO DIRITTO FONDAMENTALE, L\u2019EURO CAMERA STA CON LE DONNE &#8211; SULL&#8217;ONDA FRANCESE. OK DEL PARLAMENTO UE ALLA RISOLUZIONE DALL\u2019ALTO VALORE SIMBOLICO, MA DALLA DIFFICILE ATTUAZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Il Parlamento europeo ha approvato ieri una risoluzione per inserire l\u2019aborto \u201csicuro e legale\u201d nella Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Ue. Il testo prende tra l\u2019altro di mira l\u2019Italia per l\u2019erosione del diritto all\u2019aborto a causa dei medici obiettori e chiede che vengano fermati i finanziamenti alle associazioni anti-abortiste.<br \/>\nIL S\u00cc, ESPRESSO da un\u2019ampia maggioranza (336 a favore, 163 contrari e 39 astensioni), arriva a meno di 20 giorni dallo scioglimento dell\u2019Eurocamera in vista delle elezioni europee di giugno. Votano a favore tutti i gruppi della sinistra, ma la maggioranza \u00e8 stata raggiunta grazie al 40% circa dei democratici-cristiani (Ppe) presenti. Tra loro anche la forzista Alessandra Mussolini, mentre il resto della delegazione Fi vota contrario.<br \/>\nQuello dell\u2019Eurocamera \u00e8 un pronunciamento dal sapore pi\u00f9 che altro simbolico e probabilmente pre-elettorale, anche perch\u00e9 la modifica della Carta per includere l\u2019aborto dovrebbe essere approvata all\u2019unanimit\u00e0 dai governi dei 27 riuniti nel Consiglio Ue. \u00c8 pur vero che si inserisce con perfetto tempismo in un ampio dibattito che ha riportato l\u2019interruzione di gravidanza al centro delle cronache europee e non solo. Il 4 marzo, la Francia era stato il primo paese al mondo a inserire l\u2019aborto nella propria Costituzione, mentre al contrario solo luned\u00ec scorso il Vaticano \u00e8 tornato a ribadire la sua condanna nel documento dal titolo Dignitas infinita. Sempre luned\u00ec, \u00e8 toccato all\u2019ex presidente e probabile candidato repubblicano Donald Trump, che ha lasciato interdette le associazioni antiabortiste comunicando: se sar\u00f2 rieletto, lascer\u00f2 ai singoli Stati Usa la possibilit\u00e0 di legiferare in materia.<br \/>\nComplessivamente la risoluzione dell\u2019Eurocamera ha un impianto progressista in materia di diritti delle donne. Il focus generale riguarda la salute sessuale femminile e riproduttiva. Gli eurodeputati chiedono quindi di modificare l\u2019articolo 3 della Carta in modo da affermare che \u00abognuno ha il diritto all\u2019autonomia decisionale sul proprio corpo, all\u2019accesso libero, informato, completo e universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi servizi sanitari senza discriminazioni, compreso l\u2019accesso all\u2019aborto sicuro e legale\u00bb. Il testo dell\u2019Eurocamera dedica attenzione al contesto sociale che genera ostacoli alla salute femminile e condanna il regresso sui diritti sia nell\u2019Ue che a livello globale.<br \/>\nIL TESTO ESPRIME poi una posizione chiara quando sollecita i paesi Ue a depenalizzare completamente l\u2019aborto secondo le linee guida stilate dall\u2019Oms nel 2022. Fuori ormai dagli osservati speciali l\u2019Irlanda, che nel 2018 ha approvato una legge per porre fine a un bando durato quasi 160 anni. Il riferimento esplicito \u00e8 alla Polonia, dove \u00e8 vietato in ogni caso, anche se con il nuovo governo Tusk \u00e8 in corso di approvazione una riforma (ieri il parlamento ha iniziato a esaminare le quattro proposte in materia), ma soprattutto a Malta, dove formalmente non \u00e8 permesso se non in casi estremi. Gelo dalla presidentessa dell\u2019Eurocamera Roberta Metsola \u2013 maltese, Ppe e nota per le sue posizioni anti-abortiste \u2013 che si \u00e8 astenuta dai commenti social di cui solitamente \u00e8 prodiga.<br \/>\nMa anche dove un problema strettamente legale non c\u2019\u00e8, pu\u00f2 essercene uno materiale non meno grave. Per questo la risoluzione tocca anche il caso italiano dei medici obiettori. Cos\u00ec gli eurodeputati denunciano, citando esplicitamente l\u2019Italia, casi in cui l\u2019aborto viene di fatto negato dalle istituzioni sanitarie sulla base di clausole di coscienza. Il duplice effetto \u2013 si legge nel testo \u2013 \u00e8 quello di erodere progressivamente l\u2019acquisizione di un diritto nel momento in cui la maggior parte dei medici fa professione di obiettore, cosa che accade ormai in diverse regioni italiane, come anche quello di creare situazioni di pericolo per la salute delle pazienti.<br \/>\nL\u2019ULTIMO CAPITOLO, non certo per importanza, riguarda le associazioni cosiddette anti-scelta o pro-vita. Preoccupati per l\u2019aumento dei finanziamenti in loro favore, gli eurodeputati rivolgono un invito, questa volta all\u2019esecutivo Ue. La richiesta \u00e8 che vengano esclusi dai finanziamenti di Bruxelles tutti i gruppi che operano contro parit\u00e0 di genere e diritti delle donne, a partire da quelli riproduttivi.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Andrea Valdambrini giornalista, si occupo di Esteri e Unione europea)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Andrea Valdambrini*: GUAI PER VON DER LEYEN, IL PARLAMENTO UE CONTRO IL CASO PIEPER &#8211; EUROPA. DOPO IL PFIZERGATE UN ALTRO SCANDALO SULLA STRADA PER LA RIELEZIONE DELLA PRESIDENTE<\/strong><\/p>\n<p>Altro grosso guaio per Ursula von der Leyen. La auto-ricandidata presidente della Commissione Ue \u00e8 protagonista di un nuovo scivolone dopo essere stata sfiorata nei giorni scorsi dal riemergere dello scandalo Pfizergate.<br \/>\nIl caso questa volta \u00e8 legato alla nomina a fine gennaio di Markus Pieper, eurodeputato popolare ed esponente della Cdu tedesca, come inviato Ue per la Piccola e media impresa. La presidentessa \u00e8 stata accusata di aver scelto senza alcuna trasparenza e in base non al merito ma dell\u2019affiliazione politica, come emerso inizialmente da un\u2019inchiesta della newsletter Il Mattinale europeo, firmata dai giornalisti David Carretta e Christian Spillman.<br \/>\nVon der Leyen \u00e8 stata da subito oggetto di critiche all\u2019interno dello stesso esecutivo europeo, fino ad arrivare a una lettera di contestazione della nomina firmata da quattro commissari.<br \/>\nImpronte e dati biometrici dai 6 anni, la nuova barriera si chiama Eurodac<br \/>\nIeri la palla \u00e8 passata agli eurodeputati. Tra i voti dell\u2019intensa due giorni di plenaria dell\u2019Europarlamento a Bruxelles, il deputato tedesco dei Verdi Daniel Freund \u00e8 riuscito ad inserire un emendamento per la revoca dell\u2019incarico a Pieper. Nel testo, avversato dal gruppo Ppe ma approvato con 382 voti favorevoli, 144 contrari e 80 astensioni, si sottolinea la preoccupazione per il fatto che \u00abil candidato prescelto \u00e8 un deputato dello stesso partito tedesco\u00bb di von der Leyen, e si invita l\u2019esecutivo Ue a porre rimedio.<br \/>\nPer tutta risposta, il portavoce della Commissione dichiara che nella nomina \u00e8 stata seguita la \u00abprocedura appropriata\u00bb, ma soprattutto ricorda al Parlamento che la Commissione \u00ab\u00e8 autonoma per quanto riguarda la scelta del proprio staff\u00bb.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle ragioni e dei torti, il Piepergate \u00e8 un nuovo tassello delle difficolt\u00e0 che Von der Leyen sta incontrando nella corsa bis al Berlaymont, sempre pi\u00f9 zoppicante e solitaria.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Andrea Valdambrini, si occupo di Esteri e Unione europea.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Paolo Mossetti*: ADDIO RUSSIA, AVANTI AZERBAIJAN: DA CHI COMPRA IL GAS ADESSO L&#8217;EUROPA, I FLUSSI DA MOSCA NON SONO MAI STATI COS\u00cc BASSI, MA C&#8217;\u00c8 UN PROBLEMA: IL REGIME DI ALIYEV \u00c8 BRUTALE ALMENO QUANTO QUELLO PUTINIANO.<\/strong><\/p>\n<p>Addio, Russia. Nel 2023 le importazioni di gas russo in Europa sono crollate: dal 42% del totale nel 2021 al 14% due anni pi\u00f9 tardi. In Italia, si \u00e8 passati da pi\u00f9 di 30 miliardi di metri cubi di gas naturale l&#8217;anno a meno del 3 miliardi di metri cubi nel 2023, il valore pi\u00f9 basso dal 1975. Non solo: l&#8217;Europa si avvicina alla fine della stagione del riscaldamento con un record storico delle riserve di gas stoccate. I depositi sono pieni al 59%. Queste condizioni, dicono diversi analisti potrebbero far scendere il prezzo in primavera. Insomma, per il secondo anno di guerra consecutivo in Ucraina gli europei non moriranno di freddo.<br \/>\nStappiamo uno champagne? Non proprio. Bisogna fare un salto indietro nel tempo, al 2010, e vedere Al Bano Carrisi intonare Felicit\u00e0 nella citt\u00e0 di Vank, allora parte della repubblica caucasica de facto autonoma di Artsakh, per capire a chi ci siamo vincolati come europei per sostituire Mosca. Il cantante si esibisce su un palco modesto, che aveva come sfondo le targhe di auto abbandonate. Sono dalla popolazione azera, sfollata durante la prima guerra del Nagorno-Karabakh (1992-1994) quando l&#8217;esercito armeno aveva occupato l&#8217;enclave all&#8217;interno dell&#8217;Azerbaijan tradizionalmente abitato dagli armeni.<br \/>\nOggi la repubblica di Artsakh, detta anche territorio del Nagorno Karabakh, non esiste pi\u00f9, soppressa nel settembre scorso dall&#8217;Azerbaijan, in un&#8217;operazione di pulizia etnica in piena regola che ha portato all&#8217;espulsione di oltre 100mila armeni, proprio mentre le personalit\u00e0 pi\u00f9 rilevanti della Commissione europea elevavano lo status dell&#8217;Azerbaijan a quello di \u201cpartner affidabile\u201d. Baku invia armi all&#8217;Ucraina ed \u00e8 diventata una fonte energetica cruciale per la diplomazia di Bruxelles, impegnata in un percorso di transizione verso fonti rinnovabili che sta portando in piazza i trattori reazionari, ma resta un regime oppressivo senza libert\u00e0 d&#8217;espressione, tanto quanto la Russia del presidente Vladimir Putin.<\/p>\n<p>UN ALLEATO IMBARAZZANTE<br \/>\nIl bisogno di diversificazione dal gas russo e la ricerca frenetica di nuovi partner per l&#8217;import hanno reso il gas azero uno strumento diplomatico di enorme valore, scrive Francesco Sassi, ricercatore dell&#8217;Ispi (Istituto per gli studi di esperto in questioni energetiche e geopolitiche. Per l\u2019Azerbaigian, il congelamento nei prossimi decenni del gas russo \u00e8 un vero fortuna, che gli ha permesso di investire in notevoli attivit\u00e0 di lobbying culturale anche in Italia, dove non mancano intellettuali ed editori disponibili a elogiare il riformismo dell&#8217;autoritario presidente azero Ilham Aliyev.<br \/>\nIn questo contesto, Baku ha stabilito un rapporto sempre pi\u00f9 intrecciato non solo con l\u2019Italia, principale partner commerciale dell\u2019Azerbaijan, ma anche con alcuni Paesi dell\u2019Europa orientale, tra cui Bulgaria, Romania e Ungheria, nell&#8217;ottica di diversificazione degli approvvigionamenti russi.<br \/>\nMa l&#8217;Azerbaijan resta una dittatura brutale dove numerosi gruppi politici e artistici hanno sospeso tutte le attivit\u00e0 in seguito alle pressioni subite, come riportano gli studi di Cesare Figari Barberis, esperto di Azerbaijan e Georgia al Graduate Institute di Ginevra. L\u2019obiettivo di Baku entro il 2027 \u00e8 quello di raddoppiare le forniture all\u2019Europa, aumentando i flussi del Southern Gas Corridor, e sostituendo al gas russo avvelenato quello azero, reso presentabile dalla postura geopolitica del suo presidente. Grazie a questa dinamicit\u00e0 diplomatica dell&#8217;Azerbaijan, la Cop29, la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico dell&#8217;anno prossimo, si terr\u00e0 a Baku, scelta dopo mesi di battibecchi e veti, in particolare dalla Russia. L&#8217;impasse \u00e8 stata risolta grazie a un accordo tra Azerbaijan e Armenia, che fino a poco tempo fa erano rivali a causa del conflitto nel Nagorno Karabakh.<br \/>\nIl fronte euro-atlantico non sembra turbato n\u00e9 dall fatto che l&#8217;Azerbaijan sia un esportatore incallito di combustibili fossili (che costituiscono il 90% dell&#8217;export) n\u00e9 che abbia gravissime restrizioni sulla libert\u00e0 d&#8217;espressione, come dimostrato dall&#8217;arresto di un ricercatore critico nei confronti dell&#8217;industria petrolifera locale. Vedere il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha deriso la quinta vittoria alle presidenziali di Vladimir Putin a met\u00e0 marzo, avere una cordiale conversazione telefonica con il presidente Ilham Aliyev per la sua ennesima vittoria in elezioni-farsa (certificate da quelli che delle ong hanno definito \u201cfake observers\u201d) e leggere il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, congratularsi con Aliyev nella stessa occasione, sono tutti duri colpi alla retorica sull'&#8221;ordine liberale&#8221;.<br \/>\nA preoccupare gli osservatori c&#8217;\u00e8 piuttosto la minaccia, da parte di Baku, di complicare il processo di pace con l&#8217;Armenia e addirittura di impossessarsi di ulteriori porzioni di territorio armeno dove risiedono degli azeri. La logica vorrebbe che l\u2019Azerbaijan non scherzi troppo col fuoco, considerato il buon momento del suo rapporto con l&#8217;Unione europea, che ha preso a cuore l&#8217;Armenia in chiave anti-russa. Tuttavia, l&#8217;appoggio a Baku della Turchia e il ruolo di mediatore della Russia, interessata a spingere il Caucaso lontano dall&#8217;Occidente, potrebbero rendere in futuro la posizione di Aliyev sempre pi\u00f9 imprevedibile. Una forza regionale capace di ricattare l&#8217;Europa come una Turchia in miniatura?<\/p>\n<p>LE AMBIZIONI DI BAKU<br \/>\nL&#8217;Azerbaijan si sta godendo per ora il suo ruolo di alleato-chiave, approfittando di quella realpolitik che porta l&#8217;Unione europea a rivolgersi a chiunque le possa servire a riscaldarsi. Non va dimenticato come una quota rilevante di transito del gas russo verso l&#8217;Europa dell&#8217;est e centrale passi ancora attraverso l&#8217;Ucraina, a un ritmo di 35-40 milioni di metri cubi al giorno, anche se i volumi sono stati ridotti a circa un terzo dei livelli prebellici. Il mero fatto che questi flussi di transito persistano durante la guerra, e possano essere tagliati da Mosca come vendetta per gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, costringe i leader europei a non dormire sugli allori.<br \/>\nIntanto gli introiti accresciuti regalano a Baku anche il lusso presentarsi come un Paese con ambizioni green: ha ratificato l&#8217;Accordo di Parigi nel 2016, impegnandosi a ridurre le emissioni del 30% entro il 2030, e sta investendo significativamente nelle energie rinnovabili, inclusi parchi eolici nel Caspio e idrogeno verde. Nel lungo termine, l&#8217;Azerbaijan ambisce a diventare un hub cruciale sia per le forniture di elettricit\u00e0 e gas naturale verso l&#8217;Unione europea, con progetti come la costruzione di un cavo sottomarino nel Mar Nero, supportato anche dalla presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Se tutto questo sia compatibile con gli slogan su diritti umani e stato di diritto di cui si \u00e8 riempita la bocca l&#8217;Europa negli ultimi due anni, sembra al momento secondario.<br \/>\n*(Fonte: Wired &#8211; Paolo Mossetti. Scrittore che ha lavorato nel marketing editoriale e collabora con testate italiane e internazionali.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Barbara Weisz*: DEF SENZA POLITICHE ECONOMICHE: AUMENTA IL DEBITO, SI RIDUCE LA CRESCITA<br \/>\nIl Governo presenta il DEF 2024(**), al lordo delle politiche economiche:<br \/>\n\u2022 crescita all&#8217;1%, debito in salita, deficit in linea con le previsioni.<br \/>\nIl Governo punta a riproporre nel 2025 sia la decontribuzione del cuneo fiscale in busta paga sia con la riduzione a tre scaglioni IRPEF ma per le decisioni programmatiche se ne parla a settembre, mentre per il DEF 2024, approvato il 9 aprile in Consiglio dei Ministri, l\u2019Esecutivo si concentra sul contenimento del debito pubblico, che torna a salire rispetto al PIL.<br \/>\nIl Documento di Economia e Finanza \u00e8 stato per\u00f2 approvato in versione light, basato su scenari tendenziali e non su quelli programmatici. Vediamo cosa prevede.<\/strong><\/p>\n<p>\u2022 Il DEF 2024 si ferma ai numeri tendenziali<br \/>\n\u2022 Politiche economiche all\u2019insegna della prudenza<br \/>\n\u2022 Deficit Debito pubblico: il DEF tiene ma servono tagli<br \/>\nIl PIL \u00e8 visto all\u20191% per quest\u2019anno, quindi in ribasso rispetto a quello stimato nell\u2019autunno scorso ma comunque migliore di quanto non misurino altri istituti (l\u2019ultimo aggiornamento della Banca d\u2019Italia vede una crescita dello 0,6%). Il deficit \u00e8 in linea con i numeri gi\u00e0 preventivati nella NaDEF nell\u2019autunno scorso: 4,3% nel 2024.<\/p>\n<p>Non viene incamerato l\u2019impatto sui conti pubblici delle misure di politica economica che il Governo Meloni intende intraprendere per l\u2019anno in corso e per quelli successivi. In dettaglio:<\/p>\n<p>\u2022 per quanto riguarda la crescita, il PIL \u00e8 fissato all\u20191% nel 2024, 1,2% nel 2025, 1,1% nel 2026 e 0,9% nel 2027;<br \/>\n\u2022 per quanto riguarda il deficit, il DEF lo stima al 4,3% del PIL per quest\u2019anno (dal 7,2% del 2023, anno su cui si sono concentrati gli effetti negativi del Super bonus), co riduzione al 3,7% nel 2025, al 3% nel 2026 e al 2,2%;<br \/>\n\u2022 per quanto riguarda il debito, infine, viene visto al 137,8% per quest\u2019anno (in salita da 137,3% del 2023) ed in aumento al 138,9% nel 2025 e al 139,8% nel 2026.<br \/>\n\u2022 Politiche economiche all\u2019insegna della prudenza<br \/>\nIl motivo per cui non sono state fornite stime programmatiche dovrebbe essere riconducibile all\u2019attesa per le nuove regole UE sul Patto di Stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Giorgetti, dopo il Consiglio dei Ministeri, si \u00e8 limitato a dire che \u00able previsioni di tipo macroeconomico sono complicate in un quadro di carattere internazionale e geopolitico complicato\u00bb.<br \/>\nIn realt\u00e0, sul bilancio di quest\u2019anno pesano due grosse incognite:<br \/>\n\u2022 l\u2019esatta quantificazione dei costi del Super bonus e delle altre cessioni di crediti edilizi (in tutto, si parla di 200 miliardi di euro), con un impatto certo sul deficit e ancora da capire sul debito (la classificazione di queste poste \u00e8 cambiata lo scorso anno, e potrebbe ulteriormente subire modifiche quest\u2019anno);<br \/>\n\u2022 le entrate che arriveranno nell\u2019anno in cui sta entrando in vigore alla riforma fiscale, ad esempio tramite il concordato preventivo biennale, che potrebbe far emergere gettito.<br \/>\nUn contesto contrassegnato da diverse incertezze, che possono essere destinate a cambiare gli scenari macroeconomici, che di conseguenza vengono presentati solo in base alle politiche gi\u00e0 in atto.<br \/>\n*(Fonte: PMI.it &#8211; Barbara Weisz &#8211; Giornalista professionista, scrive di economia, politica e finanza per la stampa specializzata, tra testate online quotidiani e riviste a diffusione nazionale)<\/p>\n<p>**(Ndr. Comunque con il Def non facciamoci prendere in giro Quale investimento si ripaga in 5 anni? Il superbonus, questa \u00e8 la verit\u00e0. Costo 112 miliardi, rientrati subito per maggiori tasse, IVA contributi 68 miliardi. Risparmio energetico 10 miliardi l&#8217;anno. Conclusione 112 meno 68 = 44 miliardi.10 miliardi l&#8217;anno di risparmio energetico, in 5 anni il superbonus si ripaga e gli altri anni sono gratis.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; NO ALL\u2019ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO &#8211; NO ALL\u2019AUTONOMIA REGIONALE DIFFERENZIATA DI CALDEROLI (*) MARTED\u00cc 23 APRILE, ORE 15.00 ROMA<\/strong><\/p>\n<p>SALA CAPITOLARE DEL SENATO, PIAZZA DELLA MINERVA 38, CHIOSTRO CONVENTO DI S. MARIA SOPRA MINERVASU INIZIATIVA DEL SENATORE GIUSEPPE DE CRISTOFARO E DEL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE<\/p>\n<p>MARTEDI\u2019 23 aprile, alle ore 15.00, a Roma, nella sala Capitolare del Senato in Piazza della Minerva 38, presso il Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva, si svolger\u00e0 il convegno \u201cNo all\u2019elezione diretta del Presidente del Consiglio, No all\u2019autonomia regionale differenziata di Calderoli\u201d.<br \/>\nApertura lavori ore 15: Domenico Gallo, Presidenza Coordinamento Democrazia Costituzionale<br \/>\nOre 15.10 Tavola rotonda sul tema: \u201cL\u2019Italia \u00e8 una Repubblica, una e indivisibile, fondata sul lavoro\u201d<br \/>\nCoordina Massimo Villone, costituzionalista, presidente CDC. Partecipano: Rosy Bindi, gi\u00e0 Ministro; Enzo Cheli, presidente emerito Corte Costituzionale; Giovanna De Minico, costituzionalista; Giovanni Maria Flick, Presidente emerito Corte Costituzionale; Francesco Pallante, costituzionalista.<br \/>\nOre 16,40, interventi di: Avv. Pietro Adami, Giuristi Democratici; Silvia Albano, Presidente ANM; Vera Buonomo, segreteria confederale Uil; Maria Agostina Cabiddu, costituzionalista; Roberta Calvano, costituzionalista; Marina Calamo Specchia, costituzionalista; senatore Giuseppe De Cristofaro; Marco Esposito, giornalista e saggista; Avv. Anna Falcone, direttivo Cdc; Adriano Giannola, Presidente Svimez; senatore Andrea Giorgis; Betti Leone, presidenza nazionale Anpi; senatrice Alessandra Maiorino; Giulio Marcon, presidente Sbilanciamoci e coordinamento La Via Maestra; Eugenio Mazzarella, emerito filosofia teoretica; Daniela Padoan, presidente Libert\u00e0 e Giustizia; Gianfranco Viesti, economista; Mauro Volpi, costituzionalista.<br \/>\nOre19,15 conclusioni di Alfiero Grandi, vice presidente Coordinamento democrazia Costituzionale<br \/>\nLe opinioni e i contenuti espressi nell\u2019ambito dell\u2019iniziativa sono nell\u2019esclusiva responsabilit\u00e0 dei proponenti e dei relatori, e non sono riconducibili in alcun modo al Senato della Repubblica o ad organi del Senato medesimo.<br \/>\nL\u2019accesso alla sala \u00e8 consentito fino al raggiungimento della capienza massima.<br \/>\nAi presenti \u00e8 richiesto un abbigliamento consono, per gli uomini obbligo di giacca e cravatta.<br \/>\nAl fine di consentire un ordinato svolgimento dei lavori, i giornalisti e gli ospiti devono accreditarsi scrivendo a organizzazione.com.referendum@gmail.com<br \/>\nI lavori saranno trasmessi in streaming da un canale della Tv web del Senato.<br \/>\n*(Ufficio stampa CDC: Andreina Albano, tel.3483419402 &#8211; andreinaalbano@gmail.com)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Par condicio, il governo dilaga, \u00abno alla deriva orbaniana\u00bb &#8211; VERSO LE EUROPEE DI GIUGNO. APPROVATO MARTED\u00cc SUL FARE DELLA NOTTE, IL REGOLAMENTO DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI VIGILANZA SULLA PAR CONDICIO PER LE ELEZIONI EUROPEE DELL\u20198 E 9 GIUGNO SCATENA PER TUTTO IL GIORNO LE OPPOSIZIONI. (*)<\/strong><\/p>\n<p>Approvato marted\u00ec sul fare della notte, il regolamento della commissione parlamentare di vigilanza sulla par condicio per le elezioni europee dell\u20198 e 9 giugno scatena per tutto il giorno le proteste delle opposizioni che hanno votato contro un testo che in campagna elettorale varr\u00e0 per la Rai, ma probabilmente non per le emittenti private. Il consiglio dell\u2019Agcom \u2013 l\u2019Autorit\u00e0 delle comunicazioni \u2013 ora dovr\u00e0 infatti decidere se recepire le modifiche al regolamento introdotte dalla vigilanza Rai estendendole al privato.<br \/>\nOggetto del contendere, la presenza praticamente illimitata degli esponenti del governo nei talk show. Dopo varie riformulazioni di due emendamenti \u00e8 passata infatti la proposta di modifica firmata da Filini (Fdi), Bergesio (Lega) e Lupi (Noi moderati), il cosiddetto \u00ablodo Fazzolari\u00bb dal nome del suo ispiratore, il sottosegretario alla presidenza del consiglio. Proposta invece non firmata dal forzista Maurizio Gasparri nell\u2019inedita veste di pompiere (in passato il partito di Sua emittenza si \u00e8 reso protagonista di molteplici forzature sui regolamenti) perch\u00e9 inizialmente temeva che dall\u2019emendamento avrebbero tratto vantaggio soprattutto gli alleati. Il testo ora prevede che nei programmi di approfondimento l\u2019applicazione della par condicio \u00abfaccia in ogni caso salvo il principio e la necessit\u00e0 di garantire ai cittadini il diritto a una puntuale informazione sulle attivit\u00e0 istituzionali e governative\u00bb. Il premier e i ministri potranno insomma \u00abpuntualmente\u00bb magnificare le loro \u00abattivit\u00e0\u00bb senza essere imbrigliati nelle regole che valgono per gli altri esponenti politici.<br \/>\nUna \u00abderiva orbaniana\u00bb secondo il dem Francesco Boccia e Angelo Bonelli di Avs. \u00abLa maggioranza ha inserito spazi supplementari, e ultronei, della voce del governo in contesti che riguardano esplicitamente il dibattito politico-elettorale\u00bb, spiega un altro esponente del Pd, Antonio Nicita. \u00abUn atteggiamento inaccettabile\u00bb, quello della maggioranza, che \u00abha rifiutando qualsiasi tentativo di mediazione\u00bb, attacca il 5S Dario Carotenuto.<br \/>\nMa il fatto che la presidentessa della commissione, la 5 Stelle Barbara Floridia, non abbia dichiarato inammissibili gli emendamenti del contendere ha fatto nascere qualche sospetto, anche se dalle parti della presidentessa negano atteggiamenti morbidi. Sul fronte Rai per\u00f2 M5S e Pd non viaggiano sulla stessa lunghezza d\u2019onda (come dimostrano le votazioni in cda). E la presenza di Giuseppe Conte, sabato scorso, alla festa del melonianissimo direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci ha fatto drizzare le antenne. Le ultimissime voci su una possibile intesa tra lo stesso Conte e i meloniani sulle prossime nomine al vertice della tv pubblica, intesa grazie alla quale alla direzione del Tg3 andrebbe a un\/una giornalista di gradimento pentastellato (si fanno tra gli altri i nomi di Giuseppe Carboni e Simona Sala) agitano ulteriormente i dem. E proprio in un periodo in cui le quotazioni del campo largo sono assai basse.<br \/>\n*(redazione Da Il Manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Luca Manes*: FOSSILI E CLIMA, DA 50 ANNI L\u2019ENI SAPEVA &#8211; ENI ERA A CONOSCENZA DEGLI EFFETTI NEGATIVI SUL CLIMA DERIVANTI DALLA COMBUSTIONE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI. \u00c8 QUANTO EMERGE DAL RAPPORTO ENI SAPEVA, REDATTO DA GREENPEACE ITALIA E RECOMMON, BASATO SU [\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Eni era a conoscenza degli effetti negativi sul clima derivanti dalla combustione dei combustibili fossili. \u00c8 quanto emerge dal rapporto Eni sapeva, redatto da Greenpeace Italia e ReCommon, basato su ricerche condotte per mesi presso biblioteche, archivi (compreso quello della stessa Eni) o di istituzioni scientifiche come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), per capire quanto Eni sapesse sugli effetti destabilizzanti dello sfruttamento delle fonti fossili fossili fra gli anni Settanta e i primi anni Novanta. Ovvero quando il gigante petrolifero italiano era interamente controllato dallo Stato. Nonostante la conoscenza di questi possibili rischi per il clima del Pianeta l\u2019azienda ha proseguito e continua ancora oggi a investire principalmente sull\u2019estrazione e lo sfruttamento di petrolio e gas.<br \/>\nInoltre sin dalla prima met\u00e0 degli anni Settanta il Cane a sei zampe ha fatto parte dell\u2019Ipieca, un\u2019organizzazione fondata da diverse compagnie petrolifere internazionali che, secondo recenti studi, a partire dagli anni Ottanta avrebbe consentito al gigante petrolifero statunitense Exxon di coordinare \u00abuna campagna internazionale per contestare la scienza del clima e indebolire le politiche internazionali sul clima\u00bb. Lo studio, basato anche su recenti analisi simili riguardanti altre compagnie come la francese TotalEnergies, riporta inoltre i contributi di storici della scienza come Ben Franta, ricercatore senior in Climate Litigation presso l\u2019Oxford Sustainable Law Programme, tra i maggiori esperti del tema a livello mondiale, e Christophe Bonneuil, attualmente direttore di ricerca presso il pi\u00f9 grande ente pubblico di ricerca francese, il Centre national de la recherche scientifique (Cnrs).<br \/>\n\u00abLa nostra indagine dimostra come Eni possa essere aggiunta al lungo elenco di compagnie fossili che, come \u00e8 emerso da numerose inchieste condotte negli ultimi anni, erano consapevoli almeno dai primi anni Settanta dell\u2019effetto destabilizzante che lo sfruttamento di carbone, gas e petrolio esercita sugli equilibri climatici globali, a causa delle emissioni di gas serra\u00bb, ha dichiarato Felice Moramarco, che ha coordinato la ricerca per Greenpeace Italia e ReCommon.<br \/>\nLo scorso 9 maggio Greenpeace Italia, ReCommon e dodici cittadine e cittadini italiani hanno presentato una causa civile nei confronti di Eni per i danni subiti e futuri, di natura patrimoniale e non, derivanti dai cambiamenti climatici a cui la compagnia avrebbe significativamente contribuito con la sua condotta negli ultimi decenni, pur essendo consapevole degli impatti sul clima delle proprie attivit\u00e0. La causa mira a costringere Eni a rivedere la sua strategia industriale e a ridurre le sue emissioni del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020, come raccomandato dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale per rispettare gli obiettivi dell\u2019Accordo di Parigi. La causa \u00e8 stata presentata anche contro il Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze e contro Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., in quanto azionisti rilevanti di Eni.<br \/>\n*(*(Luca Manes &#8211; Responsabile della comunicazione dell&#8217;associazione ReCommon)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Linda Maggiori*: FOSSILI, ITALIA QUINTA DEL G20 PER SUSSIDI AL COMPARTO CON OLTRE 2 MILIARDI.<\/strong><\/p>\n<p><strong>BRUXELLES. IN BASE AL RAPPORTO \u00abNEMICI PUBBLICI\u00bb CI SUPERANO SOLO CINA, GIAPPONE, COREA DEL SUD E CANADA. L\u2019UE, ORMAI ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, STA PREPARANDO UNA COMUNICAZIONE AI GOVERNI: BASTA CON LE SOVVENZIONI<\/strong><br \/>\nCon le europee sempre pi\u00f9 vicine, si torna a ragionare sulla fine dei sussidi pubblici al fossile: \u00abIn linea con le recenti conclusioni della Cop e con la proposta della Commissione di revisione della direttiva sulla tassazione dell\u2019energia, gli Stati membri devono adottare misure che eliminino le sovvenzioni per l\u2019utilizzo di combustibili fossili, anche sotto forma di esenzioni fiscali o aliquote ridotte\u00bb cos\u00ec si legge nella bozza di comunicazione che fa il punto sui dialoghi relativi al Green Deal, ieri sul tavolo del Collegio dei commissari.<br \/>\nSussidi miliardari, come confermato dal recente rapporto \u00abNemici pubblici\u00bb di Oil Change International, Friends of the Earth Stati Uniti e ReCommon, che fa luce proprio sul diluvio di denaro pubblico, elargito tra il 2020 e il 2022, dai paesi pi\u00f9 ricchi del mondo (G20) al comparto fossile: complessivamente 846 miliardi di dollari all\u2019anno attraverso finanziamenti internazionali, sussidi diretti e indiretti, investimenti delle imprese pubbliche. Solo prendendo in considerazione i finanziamenti dati dalle istituzioni finanziarie pubbliche e dalle banche multilaterali di sviluppo, si parla di 142 miliardi di dollari, un dato peraltro sottostimato. L\u2019Italia, per quanto riguarda finanziamenti e garanzie pubbliche ai comparti del gas, occupa il quinto posto in classifica con 2 miliardi e 569 milioni di dollari all\u2019anno (tramite Sace e Cassa depositi e prestiti) addirittura pi\u00f9 degli Stati Uniti (che finanzia il fossile con 2 miliardi e 253 milioni di dollari all\u2019anno). Ci superano solo Cina, Giappone, Corea del Sud e, prima in classifica, Canada (con oltre 10 miliardi di dollari annui).<br \/>\nSecondo la Commissione Ue, in Italia i sussidi totali ai combustibili fossili ammontano a quasi 1,4% del Pil, poco meno della met\u00e0 di questi sussidi ha una data di fine dopo il 2030 o non ha una data di fine, mentre i rimanenti dovrebbero finire prima del 2025. Nei nostri territori stanno procedendo costosissimi e impattanti cantieri, finanziati da fondi pubblici, tra rigassificatori e metanodotti. A Ravenna la diga frangiflutti, necessaria al rigassificatore, coster\u00e0 all\u2019Autorit\u00e0 portuale 270 milioni di euro garantiti da Cdp. \u00abCon il calo costante della domanda di gas in Italia, \u00e8 ora che il governo smetta di utilizzare la scusa della sicurezza energetica e implementi seriamente la Dichiarazione di Glasgow con una politica adeguata, altrimenti \u00e8 chiaro che ci troviamo dinanzi all\u2019ennesimo regalo alle multinazionali energetiche\u00bb, conclude il campaigner Simone Vengo di ReCommon.<br \/>\nLe contraddizioni sono anche europee: nonostante la promessa pre-elettorale di eliminare i sussidi al fossile, la Commissione Ue (a novembre 2023) e il Parlamento europeo (a marzo 2024) avevano approvato la sesta Pci list, un elenco di progetti prioritari che comprendeva anche due contestati gasdotti, il Melita tra Malta e la Sicilia, ed Eastmed, per portare il gas dai giacimenti di Israele e Cipro fino alla Grecia. Progetti dannosi per l\u2019ambiente e per la pace, in luoghi di conflitto, che per\u00f2 godranno di una valutazione di impatto ambientale semplificata, autorizzazioni accelerate e accesso ai sussidi da parte della Banca europea degli investimenti (Bei) e della Banca europea ricerca e sviluppo (Bers). Nella sesta Pci list ci sono anche numerosi progetti di idrogenodotti (per idrogeno di origine fossile) e di Ccs (stoccaggio e cattura del carbonio) molto contestati dalle associazioni ambientaliste per la loro pericolosit\u00e0 e perch\u00e9 cos\u00ec facendo si prolunga la dipendenza dai fossili.<br \/>\n*(Linda Maggiori \u00b7 Giornalista presso il manifesto \u00b7 giornalista free lance presso Altreconomia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Sen. 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