{"id":45319,"date":"2024-03-09T12:12:31","date_gmt":"2024-03-09T12:12:31","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45319"},"modified":"2024-03-09T14:02:05","modified_gmt":"2024-03-09T14:02:05","slug":"n10-9-marzo-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45319","title":{"rendered":"n\u00b010 \u2013 9\/3\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO."},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; La Marca (PD) *: Incoerenza del Ministro degli Esteri Tajani sul turismo di ritorno.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Mario Pierro*: Laureate in fuga all\u2019estero, oltre 138 mila hanno lasciato il paese &#8211; IL CASO. Rapporto Svimez: com&#8217;\u00e8 cambiata l&#8217;emigrazione femminile negli ultimi vent&#8217;anni. Partono le donne meridionali, in crescita rispetto agli uomini<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Christian Luca Di Benedetto*: Il legame tra Berlusconi, la \u2018Ndrangheta e la massoneria: ecco la verit\u00e0 &#8211; Il ruolo centrale di Berlusconi nelle dinamiche di potere- Un ponte tra diverse realt\u00e0 criminali e la politica &#8211; Le implicazioni delle rivelazioni del processo \u2018Ndrangheta stragista, dove il nome di Berlusconi emerge in un possibile contesto di accordi.<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Riccardo Chiari*: A Pisa e a Firenze in piazza contro bombe e manganelli &#8211; DIRITTO DI PROTESTA. In migliaia sono tornati a ribadire quello che la scorsa settimana la repressione ha provato a zittire: Palestina libera dalla mattanza.<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Carmen Pennisi*: Gli sprechi del governo Meloni? Scoppia la polemica per i voli di Stato<\/strong><br \/>\n<strong>Governo Meloni: i numeri al centro della polemica &#8211; Ministri e frequenze dei voli: chi viaggia di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Mario Ricciardi*: Gli intellettuali senza senno della piccola Italia &#8211; DI FRONTE AL MASSACRO. Mentre alla Corte Internazionale di Giustizia dell\u2019Aia si discute di un\u2019accusa di genocidio a danno dei palestinesi, ci sarebbe un gran bisogno di persone che abbiano \u00abun poco di senno\u00bb. Invece, quello che leggiamo e ascoltiamo \u00e8, in molti casi, il tentativo di giustificare l\u2019ingiustificabile.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Roberto Livi*: L&#8217;AVANA &#8211; Cuba non \u00e8 stata mai indifferente. E torna in piazza. MANIFESTAZIONI CONTRO IL GENOCIDIO. Diaz-Canel accusa Washington: \u00abCrimini di Tel Aviv impuniti solo grazie ai suoi veti\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Chiara Cruciati*: A GAZA L\u2019EUROPA COLONIALE VEDE SOLO MACCHIE NERE.<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Simona Bonsignori *: Contro la trappola dell\u2019economia della carit\u00e0 &#8211; lo speciale di alias sull\u2019economia femminista. Qui apriamo una discussione in vista dello sciopero dell\u20198 marzo. In fondo all\u2019articolo trovate i link agli altri pezzi dello speciale e il topic femminismi 2.<\/strong><br \/>\n<strong>10- Azzurra Rinaldi*: Per le donne \u00abpocket money\u00bb, i soldini della spesa &#8211; ECONOMIA DELLE DISUGUAGLIANZE. L\u2019Italia \u00e8 al 104\u00b0 posto tra 146 paesi analizzati rispetto alle pari opportunit\u00e0 lavorative<\/strong><br \/>\n<strong>11 &#8211; A che punto \u00e8 la parit\u00e0 di genere nei paesi europei &#8211; Disparit\u00e0 di genere &#8211; L\u2019indice di uguaglianza di genere monitora i divari tra uomini e donne in diversi ambiti, nei paesi membri. L\u2019Italia da questo punto di vista \u00e8 migliorata, ma \u00e8 ancora sotto la media Ue e le resta molta strada da fare soprattutto nell\u2019ambito lavorativo. (*)<\/strong><br \/>\n<strong>12 &#8211; Alfiero Grandi *: Premierato, autonomia differenziata, lavoro: La Via Maestra e la strategia referendaria<\/strong><br \/>\n<strong>13 \u2013 Irene Doda*: Siamo in guerra: le nuove superpotenze si chiamano Google, Facebook, Amazon, Apple e sono sempre pi\u00f9 pronte a prendere il posto dei vecchi stati. L&#8217;America Latina non vuole i datacenter di Google<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; La Marca (PD) *: INCOERENZA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI TAJANI SUL TURISMO DI RITORNO<\/strong><br \/>\n\u201cHO LETTO IN UNA NOTA STAMPA DEL 28 FEBBRAIO \u2013 ESORDISCE LA SENATRICE LA MARCA \u2013 CHE IL MINISTRO DEGLI ESTERI NONCH\u00c9 VICEPREMIER, ANTONIO TAJANI, HA INCONTRATO I VERTICI DI GRUPPO FS ITALIANE E TRENITALIA PER CONCORDARE NUOVE SCONTISTICHE SUI VIAGGI IN TRENO PER I CONNAZIONALI RESIDENTI ALL\u2019ESTERO CHE INTENDANO VISITARE L\u2019ITALIA.\u201d<br \/>\n\u201cLa notizia non pu\u00f2 che far piacere \u2013 continua la Senatrice \u2013 ma dimostra tutta l\u2019incoerenza di questo Governo. Le agevolazioni a cui si fa riferimento nel comunicato sono state concordate, ormai quasi due anni fa, tra la sottoscritta e l\u2019allora Ministro del Turismo Garavaglia, poco prima della caduta del Governo Draghi. Il Ministro Tajani non ha fatto altro che riprendere gli elementi di quell\u2019intesa. Inoltre \u2013 prosegue la Senatrice \u2013 queste agevolazioni erano contenute in un emendamento da me presentato alle ultime due manovre di bilancio, quelle del 2023 e 2024, puntualmente bocciato dallo stesso Governo in entrambe le occasioni. Nonostante l\u2019ex Ministro del Turismo Garavaglia appartenesse ad un altro schieramento politico, riuscimmo a superare le divergenze politiche per il bene dei connazionali all\u2019estero.\u201d<br \/>\n\u201cPeccato per\u00f2 \u2013 conclude la Senatrice \u2013 che il Ministro Tajani, dopo che il suo Governo ha bocciato per ben due volte il mio emendamento, abbia deciso di procedere senza coinvolgere un singolo Parlamentare eletto all\u2019estero. Auspico per il futuro un maggior coinvolgimento su questioni che riguarderanno i connazionali nel mondo.\u201d<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca &#8211; 3\u00aa Commissione &#8211; Affari Esteri e Difesa &#8211; Electoral College &#8211; North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Mario Pierro*: LAUREATE IN FUGA ALL\u2019ESTERO, OLTRE 138 MILA HANNO LASCIATO IL PAESE &#8211; IL CASO. RAPPORTO SVIMEZ: COM&#8217;\u00c8 CAMBIATA L&#8217;EMIGRAZIONE FEMMINILE NEGLI ULTIMI VENT&#8217;ANNI. PARTONO LE DONNE MERIDIONALI, IN CRESCITA RISPETTO AGLI UOMINI<\/strong><\/p>\n<p>Il picco \u00e8 stato raggiunto nel 2020, quando sono state registrate 15.282 partenze verso una destinazione estera, un valore dieci volte superiore ai livelli del 2002 (in cui le partenze erano pari a 1.431). Questa per la Svimez \u00e8 la nuova emigrazione del Sud: a partire sono le donne laureate. L\u2019impennata di questa nuova emigrazione cosiddetta \u00abqualificata\u00bb \u00e8 stata osservata a partire dal 2015 si legge in un rapporto reso noto ieri nella giornata internazionale delle donne, otto marzo. Fu allora che la fuga \u00e8 aumentata del 15% rispetto all\u2019anno precedente. Fatta eccezione per contrazione osservata nel 2021 per effetto della pandemia (11.830 partenze in totale), il ritmo di crescita medio annuo dei flussi migratori qualificati verso l\u2019estero per la componente femminile si attesta al +10,4%.<\/p>\n<p>GENDER GAP, BANKITALIA: ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA<br \/>\nLa tendenza sembra essere consolidata ed \u00e8 in continua crescita. Complessivamente, nel periodo 2002-2021, hanno lasciato il paese 138.386 laureate (98.987 dal Centro-Nord e 39.999 dal Mezzogiorno): una perdita netta (al netto dei flussi in entrata provenienti dall\u2019estero) di -71.606 persone che si sono laureate nel frattempo. In percentuali assolute, la stima \u00e8 impressionante. Stiamo infatti parlando del 47% della perdita netta di laureati italiani. Dunque, non solo nell\u2019universit\u00e0 italiana ci si laurea poco, ma poco meno della met\u00e0 di chi lo fa emigra all\u2019estero. Segno inequivocabile di una scelta esistenziale che pu\u00f2 essere sicuramente dettata dal fatto che all\u2019estero si trovano migliori condizioni di vita, di salario, di lavoro, di scelte che non possono essere fatte. Insomma, questo \u00e8 il riflesso strutturale di una realt\u00e0 pi\u00f9 grande: un paese le cui classi dirigenti hanno scelto un modello industriale e sociale basato sulla precarizzazione continua, i bassi salari. Il tutto peggiorato da uno Stato sociale ingiusto, disfunzionale e tra i peggiori in Europa. Una situazione che colpisce, in primo luogo, le donne, sia sul lavoro che nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>PER LE DONNE \u00abPOCKET MONEY\u00bb, I SOLDINI DELLA SPESA<br \/>\nLa Svimez ha inoltre osservato anche un\u2019altra trasformazione, quella della composizione dell\u2019emigrazione delle laureate per regione di provenienza. La quota delle laureate meridionali, sul totale emigrate dall\u2019Italia, \u00e8 passata dal 20% dei primi anni 2002 all\u2019oltre 30% dell\u2019ultimo triennio. Questa \u00e8 una prova ulteriore dell\u2019aumento della disoccupazione, e di conseguenza anche della precariet\u00e0, del mercato del lavoro elle regioni del Sud. Ora, queste persone si muovono in primo luogo verso le regioni del Centro-Nord. E i numeri sono in drastico aumento. La Svimez parla di oltre 739.869 donne in vent\u2019anni. In media, ogni anno circa 36.993 donne meridionali si sono trasferite in una regione centro-settentrionale, un flusso rimasto piuttosto costante negli anni.<\/p>\n<p>Di conseguenza, sono aumentate anche le migrazioni da Sud verso l\u2019estero. Parliamo di valori quasi raddoppiati rispetto ai primi anni Duemila. Il fenomeno ha registrato un\u2019intensificazione particolarmente significativa tra il biennio 2015-2016 (+18,7%), fino al picco dl 2019 di 15.476.<\/p>\n<p>REDDITO DI BASE, UNA POLITICA DI LIBERAZIONE<br \/>\nLa peculiarit\u00e0 del fenomeno registrato dalla Svimez, infatti, consiste in una maggiore selezione dell\u2019emigrazione che, nei fatti, discrimina le donne laureate da quelle che non hanno il titolo di studio \u00absuperiore\u00bb. Tra il 2002 e il 2010, delle migranti italiane (sia nel paese, sia all\u2019estero), 1 donna su 4 era laureata. Si trattava di una quota sensibilmente superiore a quella riferita alla componente maschile, inferiore al 20%. Il divario di genere si \u00e8 ampliato dopo il 2013, fino ad arrivare al 42% per le donne nel 2021, +9% rispetto all\u2019analogo dato degli uomini. La \u00abselezione\u00bb in questione ha riguardato maggiormente le donne meridionali . Nel 2022 le laureate sul totale emigrate aveva raggiunto il 46% contro il 37% del Centro-Nord ed era maggiore dei laureati uomini che hanno lasciato il Centro-Nord (il 45%).<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto. Mario Pierro, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Christian Luca Di Benedetto*: IL LEGAME TRA BERLUSCONI, LA \u2018NDRANGHETA E LA MASSONERIA: ECCO LA VERIT\u00c0 &#8211; IL RUOLO CENTRALE DI BERLUSCONI NELLE DINAMICHE DI POTERE- UN PONTE TRA DIVERSE REALT\u00c0 CRIMINALI E LA POLITICA &#8211; LE IMPLICAZIONI DELLE RIVELAZIONI DEL PROCESSO \u2018NDRANGHETA STRAGISTA, DOVE IL NOME DI BERLUSCONI EMERGE IN UN POSSIBILE CONTESTO DI ACCORDI.<\/strong><\/p>\n<p>Le rivelazioni emergenti dal processo d\u2019appello \u2018Ndrangheta stragista, dettagliate in esclusiva da Lacnews24.it, aprono uno squarcio su una realt\u00e0 inquietante che lega il mondo della politica italiana, in figura di Silvio Berlusconi, alle oscurit\u00e0 della criminalit\u00e0 organizzata e alla massoneria deviata.<\/p>\n<p>IL RUOLO CENTRALE DI BERLUSCONI NELLE DINAMICHE DI POTERE<br \/>\nLa testimonianza di Marcello Fondacaro nel processo ha illuminato le dinamiche sottese al patto tra le pi\u00f9 alte sfere della \u2018ndrangheta, la massoneria e la politica italiana. Attraverso il suo racconto, Lacnews24.it mette in evidenza come questo intricato intreccio abbia avuto un ruolo nel plasmare eventi storici italiani, con un focus particolare sull\u2019ascesa politica di Silvio Berlusconi e la nascita di Forza Italia.<br \/>\nLe informazioni fornite da Fondacaro delineano un quadro in cui Berlusconi emerge non solo come figura politica di spicco ma anche come punto di riferimento nelle strategie di lungo termine della \u2018ndrangheta e delle logge massoniche deviate. La decisione di mutare i referenti politici, passando dalla Democrazia Cristiana al sostegno per Forza Italia, riflette una strategia ben ponderata per mantenere e accrescere l\u2019influenza delle organizzazioni criminali sulla politica italiana. Secondo sempre quanto riferito da Lacnews24.it<\/p>\n<p>UN PONTE TRA DIVERSE REALT\u00c0 CRIMINALI E LA POLITICA<br \/>\nIl resoconto evidenzia l\u2019esistenza di una rete complessa e multiforme, che vede protagonisti mafiosi, massoni e politici in una danza di potere e interessi. Fondacaro, posizionandosi al centro di questo intricato labirinto, offre una prospettiva privilegiata sui legami tra il capo del clan Mancuso e logge massoniche non regolari, rivelando come queste connessioni deviate abbiano giocato un ruolo cruciale nel sostenere l\u2019ascesa di Berlusconi e di Forza Italia.<br \/>\nQueste rivelazioni, come dettagliato da Lacnews24.it, sollevano interrogativi profondi sulla natura della democrazia italiana e sulle sfide poste dall\u2019infiltrazione di interessi criminali nella vita politica del paese. La presenza pervasiva di Berlusconi nelle pagine della sentenza evidenzia non solo l\u2019impatto storico del suo operato ma anche la necessit\u00e0 di una riflessione critica sul legame tra politica e criminalit\u00e0 organizzata.<br \/>\n*(Fonte: NewsMondo. Christian Luca Di Benedetto. professionista eclettico, laureato in scienze dell&#8217;amministrazione ed organizzazione ma diplomato in informatica.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Riccardo Chiari*: A PISA E A FIRENZE IN PIAZZA CONTRO BOMBE E MANGANELLI &#8211; DIRITTO DI PROTESTA. IN MIGLIAIA SONO TORNATI A RIBADIRE QUELLO CHE LA SCORSA SETTIMANA LA REPRESSIONE HA PROVATO A ZITTIRE: PALESTINA LIBERA DALLA MATTANZA.<\/strong><br \/>\n\u00abFREE FREE PALESTINE\u00bb. Il coro si alza potente, avvolge un corteo di migliaia di persone, rimbalza sugli splendidi palazzi del lungarno. Ci sono le ragazze e i ragazzi dei collettivi studenteschi davanti e un bel pezzo di Pisa dietro. \u00c8 una \u00abpresa della citt\u00e0\u00bb che sa di riscatto, dopo le manganellate alzo zero dei celerini una settimana fa in via San Frediano. In testa al corteo un grande striscione \u00abPisa in piazza contro bombe e manganelli\u00bb, tenuto da minorenni e appena maggiorenni. \u00abSiamo qui per ribadire i temi che portavamo in piazza quel giorno \u2013 spiega Margherita \u2013 stop al genocidio, cessare il fuoco, Palestina libera dalla guerra e da una vera e propria mattanza portata avanti dal governo israeliano e dai tanti che gli danno supporto, fra cui anche l\u2019Italia. Ora ci aggiungiamo basta con la repressione e la violenza contro chi manifesta pacificamente nelle piazze\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 IL NEONATO COORDINAMENTO cittadino degli Studenti medi a tenere la testa di una manifestazione di pi\u00f9 di 6mila persone di ogni et\u00e0, con una robusta rappresentanza di prof e docenti universitari. \u00abEra necessario fare rete, anche per fronteggiare tutti insieme le strumentalizzazioni\u00bb, raccontano alcuni dei ragazzi che il giorno delle manganellate (il 23 febbraio) sono finiti al pronto soccorso.<br \/>\nFare rete anche per non trascurare la realt\u00e0 quotidiana che si vive nelle scuole: \u00abNon siamo qui per fare le vittime \u2013 dice Emma al megafono \u2013 anche se ci sono stati nostri coetanei picchiati, gettati a terra e ammanettati, la cui unica colpa era solidarizzare con chi, dall\u2019altra parte del Mediteranneo, si vede negato il diritto alla vita. Vogliamo anche denunciare che ci stanno disintegrando l\u2019istruzione, cercando di cancellare lo spirito critico che invece deve essere una parte essenziale del nostro percorso scolastico\u00bb.<br \/>\nDal furgone che accompagna la manifestazione parte una colonna sonora fatta di Punk Islam ed Emilia Paranoica, mentre il corteo, inizialmente sotto la pioggia, compie un percorso di circa tre chilometri nel centro cittadino toccando Palazzo Gambacorti dove ha sede il comune, la Questura e la Prefettura, prima di finire in quella piazza dei Cavalieri diventata quel giorno, chiss\u00e0 perch\u00e9, zona rossa invalicabile. A vigilare a distanza, con una presenza molto pi\u00f9 discreta di quanto accada di solito, ci sono le forze dell\u2019ordine, per lo pi\u00f9 in borghese.<br \/>\nVigila anche la Curva Nord pisana, che di fatto costituisce il servizio d\u2019ordine di una manifestazione a cui tante e tanti partecipano per la prima volta: \u00abNon siamo abituati a manifestare \u2013 raccontano due universitari \u2013 ma questa volta non potevamo non esserci, perch\u00e9 i nostri coetanei che quel venerd\u00ec manifestavano lo facevano per ragioni molto serie, ed hanno subito delle violenze allucinanti\u00bb.<\/p>\n<p>IN MEZZO AL CORTEO tanti striscioni, spiccano \u00abPisa non ha paura\u00bb \u00e8 Fuori la guerra dalla storia\u00bb. Poi tante bandiere della Palestina e color arcobaleno. \u00abNella piattaforma di questa manifestazione \u2013 non dimentica il consigliere comunale della Sinistra alternativa, Ciccio Auletta \u2013 ci sono le dimissioni del questore, del deputato e consigliere comunale leghista Ziello, e del ministro Piantedosi, per le chiare responsabilit\u00e0 politiche per le violenze ingiustificabili e gravissime da parte delle forze dell\u2019ordine e per le offese alla verit\u00e0 su quello che \u00e8 accaduto fatte ripetutamente da Ziello\u00bb. Poco distante da Auletta, si vede sfilare anche il presidente provinciale, il dem Massimiliano Angori.<br \/>\nA Firenze sono molti meno in corteo, comunque quasi un migliaio di persone si ritrova al tramonto a 50 metri dal consolato Usa, l\u00ec dove sono volate le manganellate nella stessa mattina delle violenze pisane. Un gruppo di giovanissimi regge lo striscione \u00abSTOP GENOCIDE, CEASE FIRE\u00bb. Fra loro Soell, Ghada e Giulia dei collettivi dei licei Machiavelli Capponi e Agnoletti: \u00abNon possiamo stare in silenzio di fronte a quello che stiamo vedendo da mesi \u2013 spiegano \u2013 a scuola ci insegnano fin da piccoli che le guerre non devono essere mai fatte. Invece i potenti del pianeta stanno facendo sempre gli stessi errori\u00bb.<\/p>\n<p>COS\u00cc COME A PISA, ai cori \u00abFree Palestine\u00bb si aggiungono quelli \u00abISRAEL TERRORIST\u00bb \u00c8USA TERRORIST\u00bb ripetuti pi\u00f9 volte dai partecipanti, fra i quali insieme agli studenti e alle studentesse non mancano tante e tanti della comunit\u00e0 palestinese e di quella islamica cittadina e il sindacato di base Si Cobas. Ma anche questa manifestazione si svolge senza problemi di alcun genere, con le forze dell\u2019ordine che sorvegliano a distanza il corteo che, dopo un lungo sit in davanti al consolato, inizia poi a muoversi dal lungarno Vespucci in direzione dello storico quartiere di San Frediano, l\u2019Oltrarno fiorentino, per chiudere il suo percorso in piazza Santo Spirito quando si \u00e8 fatta ora di cena.<br \/>\n*(Riccardo Chiari. Giornalista de il manifesto, responsabile della pagina regionale toscana del quotidiano comunista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Carmen Pennisi*: GLI SPRECHI DEL GOVERNO MELONI? SCOPPIA LA POLEMICA PER I VOLI DI STATO &#8211; GOVERNO MELONI: I NUMERI AL CENTRO DELLA POLEMICA &#8211; MINISTRI E FREQUENZE DEI VOLI: CHI VIAGGIA DI PI\u00d9?<\/strong><\/p>\n<p>Il 2023 ha segnato un vero e proprio record per l\u2019uso dei voli di Stato in Italia, con la flotta a disposizione del governo guidato da Giorgia Meloni che ha visto un\u2019intensificazione significativa delle missioni aeree.<br \/>\nUn\u2019analisi approfondita dei dati, fornita da La Repubblica, rivela come i ministri abbiano frequentemente optato per i voli privati a discapito di quelli di linea, infrangendo una tendenza all\u2019austerit\u00e0 mantenuta negli anni precedenti.<\/p>\n<p>GOVERNO MELONI:<br \/>\nI NUMERI AL CENTRO DELLA POLEMICA. L\u2019ESECUTIVO MELONI HA TOTALIZZATO BEN 165 VOLI DI STATO NEL SOLO ANNO 2023, UN SALTO QUANTITATIVO NOTEVOLE SE CONFRONTATO CON I 49 VOLI DEL GOVERNO CONTE I NEL 2019.<\/p>\n<p>Questo aumento segue un trend gi\u00e0 in crescita, con 157 voli registrati nel 2022 e 126 nel 2021, escludendo il periodo anomalo del 2020 dovuto alla pandemia. Questi dati superano di gran lunga i numeri del passato, nonostante le direttive di contenimento dei costi e l\u2019ottimizzazione degli spostamenti imposte dal governo Monti.<br \/>\nIl dettaglio dei viaggi mostra che quasi tutti i ministri del governo hanno fatto uso della flotta di Stato, con ANTONIO TAJANI, MINISTRO DEGLI ESTERI e vicepremier, in testa alla lista CON 45 VOLI.<\/p>\n<p>MINISTRI E FREQUENZE DEI VOLI: CHI VIAGGIA DI PI\u00d9?<br \/>\nSeguono ADOLFO URSO, ministro delle Imprese del Made in Italy, CON 25 VOLI, E GUIDO CROSETTO, MINISTRO DELLA DIFESA, CON 24.<br \/>\nInteressante notare come il ministro della GIUSTIZIA, CARLO NORDIO abbia evitato completamente l\u2019uso dei voli di Stato nel 2023, in seguito alle critiche ricevute per l\u2019uso frequente di tale mezzo per rientrare nella sua Treviso.<br \/>\nNonostante l\u2019aumento dei voli, \u00e8 importante ricordare che esistono regole precise per l\u2019utilizzo dei voli di Stato. Questi possono essere richiesti solo in casi eccezionali, per esigenze di trasferimento imprevedibili, urgenti e connesse all\u2019esercizio delle funzioni istituzionali, quando i voli di linea non sono un\u2019opzione praticabile.<br \/>\nLa direttiva vuole evitare l\u2019uso di tali voli per tratte coperte efficacemente dal trasporto ferroviario, in linea con gli impegni istituzionali.<br \/>\n*(Carmen Pennisi &#8211; Blasting News. Giornalista altamente adattabile con una forte passione per la comunicazione e le scienze sociali)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Mario Ricciardi*: GLI INTELLETTUALI SENZA SENNO DELLA PICCOLA ITALIA &#8211; DI FRONTE AL MASSACRO. MENTRE ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA DELL\u2019AIA SI DISCUTE DI UN\u2019ACCUSA DI GENOCIDIO A DANNO DEI PALESTINESI, CI SAREBBE UN GRAN BISOGNO DI PERSONE CHE ABBIANO \u00abUN POCO DI SENNO\u00bb. INVECE, QUELLO CHE LEGGIAMO E ASCOLTIAMO \u00c8, IN MOLTI CASI, IL TENTATIVO DI GIUSTIFICARE L\u2019INGIUSTIFICABILE<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019OSPITE, IL SUPPLICE, \u00c8 COME UN FRATELLO PER L\u2019UOMO CHE ABBIA ANCHE UN POCO DI SENNO\u00bb. Agli albori della cultura europea, le parole di Omero ci ricordano che la protezione dello straniero, e di colui che invoca aiuto, erano manifestazioni della giustizia divina. Chi ha fame andrebbe sfamato, non ucciso, e il fatto che tanti cerchino capziosamente di eludere la doppia ingiustizia che si \u00e8 consumata a danno di centinaia di supplici a Gaza \u00e8 un sintomo dell\u2019abisso morale in cui stiamo precipitando. Che ci siano tanti intellettuali impegnati in prima fila per offuscare distinzioni \u2013 come quella tra giustizia e vendetta \u2013 che dovrebbero essere chiare a chiunque abbia \u00abanche un poco di senno\u00bb, \u00e8 una cosa che forse non stupisce, ma certo riempie di amarezza.<br \/>\nSono passati quasi cinque mesi dal brutale attacco di Hamas ai danni di civili, non solo israeliani: tra le vittime ci sono stati gli abitanti di alcuni kibbutz, membri delle forze di sicurezza e anche tanti ragazzi e ragazze che stavano prendendo parte a un rave nelle vicinanze del confine con la striscia di Gaza. Secondo dati recenti, le persone uccise nel corso di quella carneficina sono state almeno 1.160, alle quali bisogna aggiungere i feriti e gli ostaggi (alcuni dei quali sono stati liberati, ma la maggioranza, se non sono morti, sono ancora nella mano dei rapitori). Negli stessi cinque mesi da quel terribile 7 ottobre, sono stati uccisi pi\u00f9 di 30mila palestinesi, una buona parte dei quali erano donne e bambini.<\/p>\n<p>L\u2019ITALIA HA CONTINUATO AD ARMARE TEL AVIV<br \/>\nNon \u00e8 chiaro, allo stato attuale, quanto questo massacro abbia indebolito Hamas, ma pare indiscutibile che non abbia facilitato la liberazione degli ostaggi. Neppure si capisce quale sia la strategia perseguita dal governo di Israele, e questa opacit\u00e0, accompagnata dalle dichiarazioni dei pi\u00f9 estremisti tra gli esponenti della coalizione, alimenta il timore che alla espulsione degli abitanti della striscia di Gaza possa seguire una nuova, massiccia e illegale, annessione di territori.<br \/>\nIn queste circostanze, e mentre alla Corte Internazionale di Giustizia dell\u2019Aia si discute di un\u2019accusa di genocidio a danno dei palestinesi, ci sarebbe un gran bisogno di persone che abbiano \u00abun poco di senno\u00bb. Invece, quello che leggiamo e ascoltiamo \u00e8, in molti casi, il tentativo di giustificare l\u2019ingiustificabile. La disumanizzazione delle vittime, e persino l\u2019accusa di antisemitismo rivolta a ebrei, anche cittadini israeliani, che hanno il rigore morale e il coraggio di denunciare le politiche del governo Netanyahu.<\/p>\n<p>114 UCCISI, LA STRAGE DEGLI AFFAMATI: SPARI SU CHI CERCAVA PANE<br \/>\nPer quel che riguarda l\u2019Italia, la cosa che pi\u00f9 colpisce, oltre alla povert\u00e0 degli argomenti di chi cerca di difendere l\u2019uso massiccio e indiscriminato della forza da parte del governo israeliano, \u00e8 l\u2019assoluta incapacit\u00e0 di buona parte di coloro che intervengono su questo tema di rendersi conto di quanto sia cambiata negli ultimi venti anni la sfera pubblica globale.<br \/>\nAi tempi delle guerre in Afghanistan e in Iraq, la maggior parte delle voci che dominavano il dibattito sulla politica estera erano di studiosi o giornalisti statunitensi o europei. Tra questi, pochissimi erano originari di paesi mediorientali, e in molti casi neppure esperti dell\u2019area o familiari con le culture, le lingue, e le storie dei paesi su cui formulavano giudizi perentori.<br \/>\nOggi la situazione \u00e8 molto diversa.<br \/>\nChiunque abbia accesso alla stampa internazionale, segua i numerosi canali all news, i podcast, e legga qualche libro, non pu\u00f2 che essere colpito dalla quantit\u00e0 e dalla variet\u00e0 delle voci che provengono dal Medio Oriente, o da paesi che oggi vengono descritti con l\u2019etichetta di \u00abGlobal South\u00bb (che coincidono in realt\u00e0 con gran parte delle ex colonie europee). Kim Ghattas, Kenan Malik, Anita Anand, Mehdi Hasan, Nesrine Malik o Sathnam Sanghera sono i primi nomi che vengono in mente, ma la lista potrebbe essere lunghissima.<br \/>\nGrazie a queste voci, e a tante altre con un simile background, oggi abbiamo una comprensione molto pi\u00f9 profonda e bilanciata della storia dei rapporti tra le ex potenze coloniali e le vittime del colonialismo, e anche delle conseguenze che essa ha per la politica internazionale.<br \/>\nVisto alla luce della sfera pubblica globale, il dibattito italiano appare provinciale e asfittico. Tutti bianchi, e in larga parte maschi, gli editorialisti e gli ospiti di talk show che cercano di giustificare o di sminuire l\u2019enormit\u00e0 del massacro in corso a Gaza proiettano l\u2019immagine di un piccolo Paese che ha perso contatto con la realt\u00e0.<br \/>\n<em>*(Fonte: Il Manifesto. Mario Ricciardi insegna Filosofia del diritto presso l\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano e Teoria generale del diritto presso l\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano. Collabora regolarmente all\u2019inserto culturale della domenica del Sole 24 Ore, a la Rivista dei Libri e al quotidiano Il Riformista.)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Roberto Livi*: L&#8217;AVANA &#8211; Cuba non \u00e8 stata mai indifferente. E torna in piazza. MANIFESTAZIONI CONTRO IL GENOCIDIO. Diaz-Canel accusa Washington: \u00abCrimini di Tel Aviv impuniti solo grazie ai suoi veti\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCESSATE IL FUOCO IMMEDIATO\u00bb e fine del genocidio contro il popolo palestinese a Gaza\u00bb sono stati gli slogan risuonati ieri in tutti i capoluoghi delle 15 provincie di Cuba nelle manifestazioni in sostegno della Palestina organizzate dall\u2019Unione della giovent\u00f9 comunista. La pi\u00f9 importante, per numero (molte migliaia di persone) e politica \u2013 con la presenza delle maggiori autorit\u00e0 dell\u2019isola, il presidente Miguel D\u00edaz- Canel in testa \u2013 si \u00e8 svolta all\u2019Avana.<br \/>\nIl concentramento di massa \u2013 trasmesso in diretta dal principale canale di Stato, Cubavision, \u00e8 iniziata la mattina presto nella cosiddetta \u00abTribuna antimperialista\u00bb, un vasto spiazzale nel malec\u00f3n (lungomare) di fronte all\u2019ambasciata degli Stati uniti, ieri chiusa come una fortezza assediata. Fin dalle sette di mattina sono sventolate bandiere della Palestina assieme al vessillo cubano e a molti cartelli che chiedevano la fine degli \u00abattacchi assassini\u00bb contro la popolazione palestinese. In prima fila di fronte alla Tribuna tutti i leader del Pc e del governo, muniti di kefiah bianca e nera.<br \/>\nDAL PALCO DELLA TRIBUNA si sono susseguiti interventi intramezzati da musica di cantautori e repentisti (bardi popolari che improvvisano strofe in decime). Uno degli interventi pi\u00f9 emotivi e stato quello di una giovane palestinese che ha letto la poesia di Yasser Yamil, Razones: un lungo elenco di ragioni che sostengono la lotta dei palestinesi per un loro stato libero e sovrano. Molto applaudito \u00e8 stato l\u2019intervento della multicampionessa paraolimpica Omara Dur\u00e1n, che ha espresso la solidariet\u00e0 delle donne cubane e ha denunciato i massacri e le violazioni del Diritto internazionale umanitario degli attacchi israeliani contro ospedali e infrastrutture umanitarie a Gaza.<\/p>\n<p>CUBA, IL PANIERE NON TIENE PI\u00d9. ORA SCARSEGGIA ANCHE LA FARINA<br \/>\nQuello di ieri \u00e8 stato il secondo atto di massa in appoggio alla Palestina organizzato a Cuba dall\u2019inizio dell\u2019aggressione israeliana a Gaza dopo l\u2019attacco del 7 ottobre di Hamas. Da allora vi sono state pi\u00f9 di 30.000 vittime palestinesi. \u00abDi fronte a questi crimini Cuba non \u00e8 restata n\u00e8 rester\u00e0 indifferente\u00bb \u2013 ha scritto il presidente D\u00edaz-Canel su X. L\u2019Avana \u2013 ha continuato \u2013 denuncia \u00abla responsabilit\u00e0 degli Stati uniti che fanno uso del loro diritto di veto all\u2019Onu per bloccare le risoluzioni che chiedono un cessate il fuoco a Gaza\u00bb e che \u00abassicurano una pericolosa impunit\u00e0 ai crimini di Israele\u00bb.<br \/>\nIL COLPO D\u2019OCCHIO ieri mattina di una compatta massa di manifestanti che si allungava dalla Tribuna antimperialista lungo il malec\u00f3n, animata da canti e balli e agitata nello sventolio di bandiere, contrastava con il plumbeo parallelepipedo di cemento dell\u2019ambasciata degli Stati uniti, sbarrata e silenziosa. Per qualche ora si ribaltava cos\u00ec l\u2019assedio economico-commerciale e finanziario unilaterale che da pi\u00f9 di 60 anni gli States, qualunque sia il presidente in carica, impongono all\u2019isola.<br \/>\nStati uniti che, assieme a Israele, sono stati sotto accusa anche nel vertice della Comunit\u00e0 degli Stati latinoamericani e del Caribe (Celac) svoltosi venerd\u00ec a Kingstown, capitale di San Vicente e Granadine. La maggioranza dei 33 paesi che fanno parte della Celac hanno condannato la politica \u00abcriminale\u00bb di aggressione di Israele a Gaza. Il presidente brasiliano, Lula da Silva, assieme al collega colombiano Gustavo Petro hanno chiesto \u00abla fine del genocidio\u00bb in atto a Gaza.<br \/>\n\u00abQuanto accade a Gaza sta uccidendo l\u2019umanit\u00e0\u00bb ha commentato Petro, il quale ha informato che la Colombia \u00absmetter\u00e0 di compare armamenti da Israele e provveder\u00e0 a sostituire quelli che gi\u00e0 ha acquistato negli anni precedenti\u00bb.<br \/>\n<em>*(Roberto Livi. giornalista, inviato a Cuba de &#8220;il manifesto&#8221;)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Chiara Cruciati*: A GAZA L\u2019EUROPA COLONIALE VEDE SOLO MACCHIE NERE.<\/strong><br \/>\n<strong>VISTE DALL\u2019ALTO, SEMBRANO FORMICHINE. PUNTINI CHE SI MUOVONO AVANTI E INDIETRO, CHI PI\u00d9 VELOCE, CHI MENO. CORPI INDISTINGUIBILI SI AMMASSANO, MACCHIE NERE. SEMBRANO FORMICHINE, O STORMI DI UCCELLI. VISTA DA UN DRONE DELL\u2019ESERCITO ISRAELIANO, LA FOLLA DI AFFAMATI SULLA ROTONDA AL-NABULSI NON SEMBRA FATTA DI PERSONE.<\/strong><br \/>\n\u00c8 vista da lontano, la stessa distanza che definisce l\u2019anestesia collettiva. Se si scende sulla terra, i volti si distinguono. Nei video le facce sono bianche di morte e farina, file di cadaveri su carretti trainati dagli asini e sul retro di furgoncini.<\/p>\n<p>ORMAI FANNO da ambulanza, o carro funebre. Alcuni hanno sangue raggrumato intorno alle tempie. Visti da vicino sono persone. Ascoltate da vicino, le testimonianze interrogano su quel che resta della nostra capacit\u00e0 di dare un nome alle cose. \u00abNon volevo portare mio figlio Mahmoud, ma non avevamo niente da mangiare. Ho detto: andiamo, prendiamo un sacco di farina e mangiamo per alleviare la nostra fame. Il mio amato figlio \u00e8 morto affamato\u00bb.<br \/>\nDicono che i pi\u00f9 fortunati sono quelli morti il primo giorno di guerra: non hanno assistito alla barbarie venuta dopo. 30mila uccisi significa un gazawi su 75. Con 10mila dispersi e 70mila feriti, significa che un palestinese di Gaza su 20 \u00e8 morto, ferito o disperso. Poi ci sono i vivi, ma la fame usata come arma non lascia scampo all\u2019anima: come si risollever\u00e0 una popolazione che da cinque mesi \u00e8 umiliata, disumanizzata e terrorizzata?<br \/>\nGaza \u00e8 una tomba, lo \u00e8 anche dell\u2019incapacit\u00e0 di dare un nome alle cose. Certe parole fanno paura all\u2019Europa che non si interroga sul loro senso e la loro pratica. Razzismo, colonialismo, suprematismo: a Gaza ci sono tutte. Anche genocidio.<\/p>\n<p>SI DISCUTE da settimane \u2013 giuristi, storici, giornalisti \u2013 se vada chiamato genocidio, se quanto avviene rientri nell\u2019articolo 2 della Convenzione del 1948, \u00abl\u2019intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso\u00bb attraverso uccisioni, lesioni gravi, condizioni di vita intese a provocare la distruzione fisica totale o parziale, impedimento alle nascite.<br \/>\nLa Corte internazionale di Giustizia l\u2019ha chiamato \u00abgenocidio plausibile\u00bb e ha concesso a Israele un mese per smetterla, qualsiasi cosa sia. Il mese \u00e8 passato, ed \u00e8 stato uno dei peggiori. La fame avvolge Gaza come un sudario. Si deve scegliere, morire di fame o del tentativo disperato di procacciarsi del cibo. Che nome vogliamo dargli?<br \/>\n*(Chiara Cruciati. Redattrice Esteri\/vicedirettrice al manifesto. Autrice di &#8220;Cinquant&#8217;anni dopo&#8221;, &#8220;Israele, mito e realt\u00e0&#8221;, &#8220;La montagna sola&#8221; Tra Medio Oriente e Italia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; CONTRO LA TRAPPOLA DELL\u2019ECONOMIA DELLA CARIT\u00c0 &#8211; LO SPECIALE DI ALIAS SULL\u2019ECONOMIA FEMMINISTA. QUI APRIAMO UNA DISCUSSIONE IN VISTA DELLO SCIOPERO DELL\u20198 MARZO. IN FONDO ALL\u2019ARTICOLO TROVATE I LINK AGLI ALTRI PEZZI DELLO SPECIALE E IL TOPIC FEMMINISMI 2.<\/strong><\/p>\n<p>La met\u00e0 delle donne italiane non lavora. Il 22% non \u00e8 autonomo. Le nostre pensioni sono pi\u00f9 basse di 40 miliardi di euro (INPS). La destinazione dei PNRR alimenta un mercato del lavoro sessuato. E ci vorranno 131 anni per recuperare il gap globale, ammesso che sia un obiettivo.<br \/>\nAumenta solo il lavoro di cura perch\u00e9 ammortizza (consente?) la risacca dei tagli al welfare; una forza messa a sistema gi\u00e0 negli anni \u201820\/\u201930 dalle teorie tayloriste dell\u2019organizzazione industriale applicata al lavoro domestico (dal lavoro carponi al lavoro eretto); poi legalizzata dall\u2019art. 37 della Costituzione come \u00abessenziale funzione familiare\u00bb.<br \/>\nNon una cortesia ma la trappola di un\u2019economia della carit\u00e0 con cui il sistema patriarcale rafforza s\u00e9 stesso. Perch\u00e9 stupirci, dunque, che i rapporti di possesso siano vissuti come normalit\u00e0? L\u2019immagine femminile \u00e8 un\u2019invenzione maschile (Lonzi) forse anche per mascherare i comportamenti antisociali \u2013 omicidi, incidenti stradali mortali, evasione fiscale, etc \u2013, al 90% agiti proprio da loro (Bersani Franceschetti, Peytavin).<br \/>\nNon abbiamo sputato lontano e oggi facciamo i conti con \u00abla cicatrice lasciata dal taglio della molteplicit\u00e0 che avremmo potuto essere\u00bb (Preciado). Infatti, se leggiamo gli indicatori economici ponendo le giuste domande \u2013 quindi con una postura femminista \u2013 vediamo come noi donne non siamo ancora nella piena condizione di soggetto.<br \/>\nTutt\u2019altro. \u00c8 cos\u00ec che la politica della vita quotidiana, quella fatta di relazioni tra generi, classe, razza, resta modellata dalle famiglie tradizionali, dai mercati e dagli Stati, mentre noi la rincorriamo faticosamente. Qual \u00e8 il sesso dei soldi? Che libert\u00e0 c\u2019\u00e8 senza autonomia economica? Per\u00f2, in un inedito risolvere invece del fare (che \u00e8 la cifra del lavoro delle donne), si sta costruendo una mappa delle risorse tramite Fondi, come UnaNessunaCentomila e Semia, per non rimanerci stecchite.<br \/>\nNon parliamo solo di erogazione dei finanziamenti ma di un autentico reddito di libert\u00e0, fatto di tempo e investimenti nostri accompagnati da una narrazione delle storie (Panarello). Ecco anche a cosa servono i soldi, un\u2019economia femminista, a non lasciarci sopraffare da questa condizione; a sovvertire l\u2019ordine economico sessuato e a fare anche del denaro mezzo di alfabetizzazione politica. \u00c8 la solita ricchezza che va redistribuita. Certo abbattere il capitalismo \u00e8 compito delle generazioni.<br \/>\nLa conflittualit\u00e0 ci \u00e8 amica per rifarci le nostre \u00abunghiette eclettiche\u00bb (di citazione leniniana). E una certezza in pi\u00f9 l\u2019abbiamo: non c\u2019\u00e8 neutro che possa farsi cambiamento. Oltre ai dati, potremmo darci un compito, forse, un metodo per costruire il comune. L\u20198 marzo sottraiamoci, intanto per un giorno, alla trappola della cura-sfruttamento e decliniamola collettivamente come autodeterminazione. Lo sciopero potrebbe essere uno smottamento verso nuovi modi\/mondi. E un tentativo di finanziarceli da sole i nostri sogni. (redazione@factorya.org ).<br \/>\n<em>*(Simona Bonsignori, giornalista e direttrice responsabile del periodico on line manifestolibri.it)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Azzurra Rinaldi*: PER LE DONNE \u00abPOCKET MONEY\u00bb, I SOLDINI DELLA SPESA &#8211; ECONOMIA DELLE DISUGUAGLIANZE. L\u2019ITALIA \u00c8 AL 104\u00b0 POSTO TRA 146 PAESI ANALIZZATI RISPETTO ALLE PARI OPPORTUNIT\u00c0 LAVORATIVE<\/strong><\/p>\n<p>PERCH\u00c9 DOBBIAMO ANCORA PARLARE DI PARIT\u00c0 DI OPPORTUNIT\u00c0 TRA UOMINI E DONNE? NON \u00c8 UN PROBLEMA GI\u00c0 RISOLTO, IN UN PAESE CHE PU\u00d2 VANTARE SIA UNA PREMIER CHE UNA SEGRETARIA DEL PRINCIPALE PARTITO D\u2019OPPOSIZIONE?<br \/>\nSfortunatamente, no. In effetti, ironicamente, proprio nell\u2019anno in cui entrambe queste posizioni di leadership venivano ricoperte da donne, il nostro paese perdeva ben 16 posizioni nella graduatoria internazionale del Global Gender Gap elaborata dal World Economic Forum, arrivando a essere 79\u00b0 su un totale di 146 paesi analizzati.<br \/>\nAllo stesso tempo, c\u2019\u00e8 anche da dire che siamo 104\u00b0 per parit\u00e0 di opportunit\u00e0 economiche tra uomini e donne. Del resto, secondo Eurostat, l\u2019Italia \u00e8 l\u2019ultimo paese, tra quelli membri dell\u2019Unione Europea, per tasso di occupazione femminile (con percentuali particolarmente preoccupanti nel Mezzogiorno).<br \/>\nE cos\u00ec, le donne italiane non lavorano, non guadagnano, non gestiscono il denaro. A poco vale l\u2019adagio per cui \u00abin casa mia, i soldi li ha sempre gestiti mia madre\u00bb, perch\u00e9 tutti i dati ci dimostrano che le donne tradizionalmente gestiscono il cosiddetto pocket money, ovvero i soldini della spesa, ma non sono certo le protagoniste delle scelte di investimento, di acquisto delle case, di sottoscrizione dei mutui. Anzi, secondo OCSE, nel 2022, il 22% delle donne italiane \u00e8 ancora in condizione di dipendenza economica. Cosa significa? Che, poich\u00e9 non guadagna o non gestisce il denaro, non \u00e8 in grado di far fronte in autonomia a uno shock economico inatteso (anche banale, come quando si rompe la lavastoviglie), che delega sistematicamente la gestione dei soldi al proprio partner e che non ha informazioni dettagliate circa gli impegni finanziari di lungo periodo, come mutui o piani di accumulo.<\/p>\n<p>Certo, qui la prima domanda sarebbe: ma perch\u00e9 le donne italiane non lavorano? La risposta \u00e8 semplice, almeno secondo Eurostat: non lavorano perch\u00e9 si prendono cura, gratis, di casa e famiglia. Secondo la ricerca European Values, nella media europea, il 39% delle donne che non risulta occupato non cerca attivamente un lavoro perch\u00e9 la propria giornata \u00e8 gi\u00e0 oberata dal lavoro di cura non retribuito. Per l\u2019Italia, questo valore sale al 65%. Non \u00e8 un tema nuovo: mancano le strutture per l\u2019infanzia (in Calabria, siamo a 11 posti disponibili ogni 100 bambini nella fascia 0-2 anni), non sempre i nonni sono disponibili a sostituirsi al welfare che dovrebbe essere pubblico e gratuito, i padri non contribuiscono alle attivit\u00e0 di cura. Secondo l\u2019International Labour Organization, queste attivit\u00e0 in Italia vengono svolte per il 74% del totale dalle donne.<\/p>\n<p>E su questo dovremmo fare una riflessione collettiva: perch\u00e9, ad esempio, mettere al mondo delle creature, se poi non si vuole passare del tempo con loro? Da un lato, c\u2019\u00e8 lo stereotipo: l\u2019uomo che si prende cura non \u00e8 maschio abbastanza. In Italia, lo chiamano mammo, per rimetterlo subito al suo posto, svirilizzandolo. Dall\u2019altro, c\u2019\u00e8 la normativa. Quella sul congedo per la nascita prevede 5 mesi obbligatori per la maternit\u00e0 e solo 10 giorni per la paternit\u00e0. E comunque, il 57% dei neo-padri, di fronte a un permesso retribuito al 100% comunque non lo prende e preferisce rimanere al lavoro. Non ci vorrebbe uno sforzo creativo per risolverlo: basterebbe ripensare la cura, come si \u00e8 fatto in altri paesi, anche europei. In Spagna, per esempio, si \u00e8 equiparato perfettamente il congedo di maternit\u00e0 a quello di paternit\u00e0, sia obbligatorio che facoltativo. Questa sarebbe una vera rivoluzione culturale: inserire la cura nell\u2019equazione delle vite degli uomini, per la primissima volta. E, contemporaneamente, liberare la forza lavoro femminile.<\/p>\n<p>Anche se piace molto, nel nostro paese, la retorica della madre che rimane a casa per prendersi cura della famiglia con molti figli, la realt\u00e0 dei fatti \u00e8 diametralmente opposta, come ci rivelano i dati sull\u2019inverno demografico. E mentre si introduce nella manovra di bilancio una misura per le madri delle famiglie numerose, si perde di vista una opportunit\u00e0 che i dati sui paesi ricchi ci mostra chiaramente: dove il tasso di occupazione femminile \u00e8 pi\u00f9 alto, anche il tasso di natalit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 elevato. Il passaggio \u00e8 quasi banale: lavorando, a essere pi\u00f9 ricche non sono solo le donne, ma l\u2019intero nucleo famigliare, che quindi pu\u00f2 permettersi economicamente la decisione di avere pi\u00f9 di un figlio. Allo stesso tempo, cresce il Prodotto Interno Lordo e, attraverso il prelievo fiscale, le finanze dello Stato sono pi\u00f9 floride, con un effetto collaterale positivo per l\u2019intera collettivit\u00e0, che pu\u00f2 beneficiare di maggiori o migliori servizi pubblici.<br \/>\nSenza contare che quello che invece avviene nel nostro paese, ovvero questa persistente marginalizzazione delle donne rispetto al lavoro e al denaro, \u00e8 una perdita di efficienza anche legata al fatto che sono proprio le donne a rappresentare il migliore capitale umano del paese, almeno stando ai dati che vengono confermati ogni anno dalla ricerca di Alma Laurea: le ragazze si laureano stabilmente prima e con voti pi\u00f9 alti. Cosa accade, dunque? Che lo spartiacque \u00e8 ancora, drammaticamente, quello della maternit\u00e0, come ci dimostra anche una recente pubblicazione del Servizio Studi della Camera dei Deputati. Quando una donna, in Italia, si riproduce, la sua vita professionale ne viene duramente colpita (cosa che non accade per gli uomini). E a quello che dovrebbe essere un evento lieto fanno seguito dimissioni e part-time che raramente sono reversibili.<br \/>\nCosa accade, invece, quando le donne possono lavorare e gestire il proprio denaro in autonomia? Non abbiamo molti dati aggregati, salvo quelli di Unioncamere sulle imprenditrici, che manifestano una maggiore spinta alla sostenibilit\u00e0, alla valorizzazione delle persone e delle loro capacit\u00e0, al senso di cura che si traduce anche in una maggiore attenzione agli orari di lavoro ed all\u2019equilibrio tra vita privata e lavorativa. Da dove iniziare? Pare manchi (ai governi in generale e non solo a quest\u2019ultimo) la volont\u00e0 politica.<br \/>\nMa potremmo iniziare noi donne: l\u20198 marzo, come ogni anno, viene indetto lo sciopero dal lavoro e dalla cura. E francamente, non vedo neppure un buon motivo per non aderire.<br \/>\n<em>*(Fonte: Alias. Azzurra Rinaldi. Economista femminista, insegna Economia Politica presso l&#8217;Universit\u00e0 Unitelma Sapienza di Roma, dove \u00e8 anche Direttrice della School of Gender Economics.)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>11 &#8211; A CHE PUNTO \u00c8 LA PARIT\u00c0 DI GENERE NEI PAESI EUROPEI &#8211; DISPARIT\u00c0 DI GENERE &#8211; L\u2019INDICE DI UGUAGLIANZA DI GENERE MONITORA I DIVARI TRA UOMINI E DONNE IN DIVERSI AMBITI, NEI PAESI MEMBRI. L\u2019ITALIA DA QUESTO PUNTO DI VISTA \u00c8 MIGLIORATA, MA \u00c8 ANCORA SOTTO LA MEDIA UE E LE RESTA MOLTA STRADA DA FARE SOPRATTUTTO NELL\u2019AMBITO LAVORATIVO.<\/strong><br \/>\n\u2022 Per la prima volta l&#8217;indice di uguaglianza europeo ha raggiunto un punteggio pari a 70,2.<br \/>\n\u2022 I valori pi\u00f9 elevati si registrano al nord-ovest, ma i paesi del sud migliorano in fretta.<br \/>\n\u2022 L&#8217;Italia \u00e8 tredicesima (68,2) ma \u00e8 il paese Ue che ha registrato il miglioramento pi\u00f9 evidente: +14,9 punti rispetto al 2013.<br \/>\nSopra la media Ue per potere, l&#8217;Italia ha ancora molta strada da fare per garantire la parit\u00e0 nel lavoro.<br \/>\nIn Europa esistono ancora profondi divari di genere. Le donne incontrano maggiori difficolt\u00e0, rispetto agli uomini, ad accedere al mondo del lavoro o a ricoprire posizioni di potere e spesso guadagnano meno dei loro colleghi di sesso maschile. A casa, sono ancora considerate le principali responsabili del lavoro di cura, a causa della forza degli stereotipi sui ruoli sociali e di una concezione tradizionalista della famiglia.<br \/>\nTuttavia, queste disparit\u00e0 si concretizzano diversamente tra gli ambiti ma anche tra i diversi stati: si tratta infatti di un fenomeno complesso e stratificato, con degli elementi di intersezionalit\u00e0. L\u2019indice di uguaglianza di genere \u00e8 da questo punto di vista uno strumento molto utile, che permette di quantificare i divari e monitorare il loro progressivo appianarsi o acuirsi. L\u2019Italia \u00e8 lo stato membro che sembrerebbe pi\u00f9 migliorato nel corso dell\u2019ultimo decennio. Tuttavia resta ancora molta strada da fare, soprattutto per garantire la parit\u00e0 sul lavoro.<\/p>\n<p>L\u2019INDICE DI UGUAGLIANZA DI GENERE, UNO STRUMENTO PER MISURARE I DIVARI<br \/>\nL\u2019indice di uguaglianza di genere (in inglese gender equality index) \u00e8 uno strumento che permette di monitorare la disparit\u00e0 tra uomini e donne nei principali ambiti in cui tale disparit\u00e0 pu\u00f2 articolarsi. \u00c8 stato elaborato da Eige, l\u2019istituto europeo per l\u2019uguaglianza di genere, e serve non soltanto a confrontare tra loro le performance dei vari stati membri, ma anche a monitorare i loro progressi nel tempo e a valutare l\u2019effetto delle politiche vigenti. L\u2019indice ha un punteggio che va da 1 a 100: pi\u00f9 il valore si avvicina a 1 pi\u00f9 i divari sono ampi, viceversa pi\u00f9 si avvicina a 100 maggiore si pu\u00f2 dire la parit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che emerge dall\u2019ultima rilevazione, pubblicata nel 2023 ma che fa riferimento principalmente a dati del 2021, \u00e8 che l\u2019indice di uguaglianza di genere in Europa \u00e8 in aumento. Per la prima volta ha raggiunto un punteggio superiore a 70. Con un aumento di 1,6 punti rispetto all\u2019anno precedente (l\u2019incremento pi\u00f9 marcato, su base annua, dal 2013 a oggi). Quest\u2019ultima edizione, come evidenzia il report, integra anche dati da sondaggi relativi ai divari nelle attivit\u00e0 sociali, individuali e di cura.<\/p>\n<p>70,2 L\u2019INDICE DI UGUAGLIANZA DI GENERE NEI PAESI UE (2023).<br \/>\nComplessivamente l\u2019ambito in cui si riportano i valori pi\u00f9 elevati \u00e8 quello della salute (88,5), anche se le cifre sono ormai stagnanti e anzi hanno registrato un lieve calo rispetto al 2021. Seguono denaro (82,6, anch\u2019esso ormai stabile), lavoro (73,8) e uso del tempo (68,5). Ultimi invece i domini relativi alla conoscenza (63,6) e al potere (59,1). Quest\u2019ultimo \u00e8 anche l\u2019ambito rispetto al quale i valori dei vari stati risultano maggiormente eterogenei. Si tratta per\u00f2 anche del dominio che, nel medio periodo, vanta il maggior aumento (+17,2 punti dal 2010).<\/p>\n<p>IL NORD EUROPA \u00c8 PI\u00d9 AVANTI, MA IL SUD MIGLIORA IN FRETTA<br \/>\nGli stati europei si differenziano ampiamente tra loro per punteggio e quindi per parit\u00e0 di genere. L\u2019area nord-occidentale registra ormai da tempo i valori pi\u00f9 elevati, con la Svezia in testa (unica sopra gli 80). Mentre le cifre pi\u00f9 basse si osservano nell\u2019Europa orientale.<\/p>\n<p>VALORI ELEVATI NEL NORD, MA L\u2019ITALIA REGISTRA IL MIGLIORAMENTO PI\u00d9 EVIDENTE<br \/>\nL\u2019INDICE DI UGUAGLIANZA DI GENERE NEL 2023 E LA DIFFERENZA RISPETTO AL 2013, NEI PAESI UE<\/p>\n<p>L\u2019INDICE SULL\u2019UGUAGLIANZA DI GENERE \u00c8 UNO STRUMENTO DI MISURAZIONE UNICO SVILUPPATO DALL\u2019EIGE, PER CONFRONTARE PI\u00d9 FACILMENTE LO STATO DELL\u2019UGUAGLIANZA DI GENERE NEI VARI STATI MEMBRI UE. I SEI DOMINI CHIAVE CONSIDERATI PER ELABORARE L\u2019INDICE SONO POTERE, TEMPO, CONOSCENZA, SALUTE, DENARO E LAVORO. I DATI USATI PER L\u2019INDICE 2023 SONO PERLOPI\u00d9 DEL 2021.<\/p>\n<p>Sono i paesi del nord Europa a riportare i valori pi\u00f9 elevati, primo tra tutti, come abbiamo accennato, la Svezia, con 82,2. L\u2019Italia \u00e8 al tredicesimo posto, ben di al di sotto di Francia e Spagna ma sopra la Grecia. Il nostro \u00e8 il paese che per\u00f2 ha registrato il miglioramento pi\u00f9 evidente rispetto al 2013: +14,9 punti. Anche Portogallo e Lussemburgo riportano aumenti notevoli, di oltre 13 punti. Meno marcato invece l\u2019incremento nel caso dei paesi dell\u2019Europa orientale, che pure riportano valori bassi. Oltre ad alcuni stati come Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, che per\u00f2 partivano da cifre elevate.<br \/>\nSecondo Eige si possono identificare quattro tendenze a livello di andamento: paesi che stanno recuperando, ovvero che partendo da valori inferiori alla media la stanno raggiungendo (catching up); paesi che partendo da valori molto elevati stanno progredendo con lentezza e quindi avvicinandosi a una stabilizzazione (flattening); stati che invece, pur partendo da valori elevati stanno comunque progredendo rapidamente (outperforming); paesi che sono ancora lontani dalla media europea (slower pace).<\/p>\n<p>L\u2019ITALIA \u00c8 TRA I PAESI CHE SI STANNO RIMETTENDO AL PASSO CON L\u2019EUROPA.<br \/>\nRientrano nel primo gruppo l\u2019Italia e alcuni altri paesi dell\u2019Europa meridionale (Malta, Cipro, Grecia), ma anche Bulgaria, Croazia e Lituania. Il secondo gruppo comprende principalmente paesi dell\u2019Europa nord-occidentale (Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi e Svezia), oltre alla Slovenia. Il gruppo degli outperformer comprende invece Spagna, Francia, Austria, Germania e Lussemburgo. Mentre nell\u2019ultimo gruppo rientrano vari paesi dell\u2019Europa centrale (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia), orientale (Romania e Polonia) e baltica (Estonia e Lettonia).<\/p>\n<p>LA SITUAZIONE ITALIANA<br \/>\nL\u2019Italia, come accennato, \u00e8 il paese il cui indice di uguaglianza di genere \u00e8 pi\u00f9 aumentato nel corso dell\u2019ultimo decennio: ormai a 2 punti di distanza dalla media europea. \u00c8 interessante analizzare i dati relativi ai singoli domini, per osservare in quali ambiti il nostro paese ha fatto i maggiori progressi e dove resta pi\u00f9 strada da fare.<\/p>\n<p>L\u2019ITALIA \u00c8 SOPRA LA MEDIA SUL POTERE, MA \u00c8 INDIETRO SUL LAVORO<\/p>\n<p>I dati si riferiscono ai valori italiani ed europei nei 6 domani del gender equality index. L\u2019indice sull\u2019uguaglianza di genere \u00e8 uno strumento di misurazione unico sviluppato dall\u2019Eige per confrontare pi\u00f9 facilmente lo stato dell\u2019uguaglianza di genere nei vari stati membri Ue. I dati usati per l\u2019indice 2023 sono perlopi\u00f9 del 2021.<br \/>\nL\u2019Italia registra valori superiori alla media negli ambiti di tempo, potere e salute e inferiori in quelli di lavoro, denaro e conoscenze. L\u2019ambito in cui \u00e8 pi\u00f9 avanti rispetto alla media Ue \u00e8 quello del potere (3,6 punti), mentre al contrario nel lavoro \u00e8 8,8 punti indietro. In questo ambito l\u2019Italia \u00e8 ultima in Europa.<br \/>\nPer quanto riguarda il miglioramento nel tempo, anche in questo caso \u00e8 stato particolarmente evidente nell\u2019ambito del potere. Nel 2013 infatti nel nostro paese si registrava un valore pari a 25,2 contro i 62,7 del 2023: un incremento pari a 37,5 punti. Dinamica ancora pi\u00f9 evidente nel caso del sotto-dominio del potere economico: da 10,6 a 66,6, ovvero 56 punti di differenza. L\u2019unico parametro peggiorato nel corso del decennio \u00e8 quello della situazione economica (-2 punti), parte del dominio del denaro. Quest\u2019ultimo complessivamente \u00e8 aumentato, ma tra gli ambiti \u00e8 quello con l\u2019incremento di entit\u00e0 pi\u00f9 bassa: +1,4 punti.<br \/>\nIn quest\u2019ultima edizione, Eige ha integrato l\u2019analisi con un altro sotto-dominio, quello relativo alla violenza di genere. \u00c8 un ambito che presenta delle criticit\u00e0 a livello di rilevazioni, per cui i dati disponibili sono ancora fortemente limitati, spesso anche obsoleti, e quindi difficilmente comparabili. L\u2019indice \u00e8 ricavato dai risultati di una serie di indagini sulle donne che hanno subito violenze o molestie e su rilevazioni sugli omicidi volontari da parte di (ex) partner o familiari. Mediamente l\u2019indice si attesta a 27,2 (nel 2017), il valore pi\u00f9 basso tra i domini e anche in questo caso l\u2019Italia riporta un valore leggermente inferiore alla media (26,8).<br \/>\n<em>*(FONTE: elaborazione openpolis su dati Eige &#8211; consultati: gioved\u00ec 29 febbraio 2024)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>12 &#8211; Alfiero Grandi *: PREMIERATO, AUTONOMIA DIFFERENZIATA, LAVORO: LA VIA MAESTRA E LA STRATEGIA REFERENDARIA<\/strong><br \/>\n<strong>LA VIA MAESTRA SI CANDIDA A INTERPRETARE LA DOMANDA DI RISCOSSA SOCIALE SU TEMI DI FONDO COME SANIT\u00c0, SCUOLA, POVERT\u00c0 E NELL\u2019AFFERMARE DIRITTI MISCONOSCIUTI COME IL RINNOVO DEI CONTRATTI DI LAVORO E IL DIRITTO DEI SINDACATI DI ESSERE ASCOLTATI SULLE SCELTE DI FONDO PER IL FUTURO DELL\u2019ITALIA. LA VIA MAESTRA SI \u00c8 ALLARGATA DAL NUCLEO ORIGINARIO AD UN\u2019AREA MOLTO AMPIA DI ASSOCIAZIONI ED ORGANIZZAZIONI.<\/strong><\/p>\n<p>Sabato 2 marzo si \u00e8 svolta una partecipata assemblea nazionale, punto di coordinamento di soggetti e associazioni di varia natura (oltre duecento), che si \u00e8 consolidato negli ultimi tempi e di cui la Cgil \u00e8 un punto di riferimento.<br \/>\nLa novit\u00e0 di rilievo dell\u2019assemblea del 2 marzo \u00e8 l\u2019avvio di un programma di iniziative su pace, democrazia e Costituzione, lavoro e un insieme di obiettivi sociali, decisi dall\u2019Assemblea nazionale della Cgil, che ha anche dato mandato alla segreteria nazionale di predisporre tre referendum abrogativi su licenziamenti individuali, precariet\u00e0 del lavoro, modifica degli appalti da affiancare e intrecciare al referendum abrogativo sull\u2019autonomia differenziata differenziata che la Cgil contribuir\u00e0 a promuovere non appena il ddl Calderoli dovesse essere approvato definitivamente. \u00c8 un intreccio importante di obiettivi sociali ed istituzionali.<br \/>\nCapitolo a s\u00e9 stante \u00e8 il referendum costituzionale sul premierato, modifica costituzionale che Giorgia Meloni vuole fortemente, ma che ha tempi probabilmente diversi. Infatti, la proposta di revisione costituzionale deve essere approvata, sulla base dello stesso testo, due volte a distanza di almeno tre mesi da ogni ramo del Parlamento e per ora \u00e8 ancora al primo esame del Senato, quindi resta difficile dire con certezza quando sar\u00e0 possibile procedere con il voto del referendum.<br \/>\nIl legame tra le diverse iniziative referendarie va definito tenendo conto delle diversit\u00e0 delle materie e dei tempi di attuazione.<\/p>\n<p>UN RINNOVATO IMPEGNO DELLA CGIL E DE LA VIA MAESTRA<br \/>\nLa Cgil e tutta la Via Maestra hanno confermato l\u2019intenzione di organizzare un forte contrasto politico al premierato in tutta la fase del suo esame parlamentare, sapendo che il referendum popolare pu\u00f2 arrivare solo dopo la sua approvazione perch\u00e9 questa \u00e8 la regola dettata dall\u2019articolo 138.<\/p>\n<p>Sappiamo che sull\u2019ipotesi di referendum costituzionale sul premierato \u00e8 in corso un tentativo per bloccarlo proveniente da ambienti diversi. Questo tentativo va contrastato in radice in quanto per diventare realt\u00e0 ha bisogno che una parte dell\u2019opposizione voti insieme alla maggioranza di destra per farle raggiungere i due terzi dei voti parlamentari. Senza dimenticare che la proposta del premierato \u00e8 del Governo, in particolare di FdI, infatti \u00e8 firmata da Meloni e Casellati e le modifiche vengono discusse solo nei vertici di maggioranza, le opposizioni sono tagliate fuori. Perch\u00e9 mai le esse dovrebbero allora aiutare una maggioranza arrogante e autoreferenziale, dandole i voti che le mancano per arrivare ai due terzi (a favore) e bloccare cos\u00ec il referendum?<\/p>\n<p>La Cgil punta a completare il quadro delle iniziative con un programma di interventi sulle materie sociali, ad esempio sanit\u00e0 e scuola, promuovendo leggi di iniziativa popolare e lanciando una campagna straordinaria per il rinnovo dei contratti di lavoro.<br \/>\nGrazie a questi impegni l\u2019assemblea della Via Maestra ha potuto delineare una complessa strategia di iniziative, in cui certamente spicca la scelta referendaria ritenuta necessaria per alcune materie, proponendo a tutte le forze della societ\u00e0, della politica, della cultura e delle istituzioni che si riconoscono nei fondamenti della nostra democrazia, fondata sulla Costituzione del 1948, un\u2019offensiva politica, sociale, culturale per attuarla e difenderla.<\/p>\n<p>PERCH\u00c9 QUESTA \u00c8 LA VERA DISCRIMINANTE POLITICA: LA COSTITUZIONE.<br \/>\nVERSO L\u2019ALLARGAMENTO DE LA VIA MAESTRA<br \/>\nLa Costituzione, infatti, non \u00e8 responsabile delle difficolt\u00e0 del nostro Paese, che sono da attribuire semmai ad errori ed insufficienze della politica. Anzi difendere ed attuare la Costituzione \u00e8 la scelta strategica indispensabile per restituire all\u2019Italia i valori fondamentali che debbono ispirare e guidare il futuro del nostro paese.<\/p>\n<p>Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale aveva gi\u00e0 proposto, insieme ad altri, di dare vita ad una discussione a tutto campo ne La Via Maestra per mettere al centro la Costituzione, il contrasto agli attacchi che le vengono portati a partire dal premierato, e il contrasto all\u2019autonomia differenziata nella versione Calderoli, fino a considerare la possibilit\u00e0 di chiedere alle elettrici e agli elettori di pronunciarsi contro queste proposte attraverso i referendum e questa \u00e8 la novit\u00e0 avvenuta, prima nell\u2019assemblea nazionale del 3 febbraio, che ha determinato la scelta di dare vita a coordinamenti territoriali delle associazioni, che avrebbero come riferimento la Cgil, e ora in quella del 2 marzo.<br \/>\nIn sostanza, \u00e8 un cammino giunto a maturazione e che oggi offre ai diversi settori sociali e della cultura la possibilit\u00e0 di organizzare una risposta politica e sociale alla destra.<br \/>\nIl Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha sempre insistito sull\u2019esigenza di dare vita ad iniziative larghe e unitarie e La Via Maestra \u00e8 certamente la prima naturale sede di convergenza di una parte importante della societ\u00e0 e della cultura. Abbiamo sempre aggiunto che ci sono altre associazioni, energie culturali e istituzionali che ad oggi non sono n\u00e9 La Via Maestra e che occorre cercare di coinvolgere il prima possibile. Per questo, ad esempio, abbiamo incontrato la segreteria nazionale della Uil e cercheremo di allargare l\u2019area di mobilitazione e di iniziativa anche in altre direzioni, in particolare verso il mondo giovanile, di cui difendiamo anzitutto il fondamentale diritto costituzionale di manifestare \u2013 contro le tentazioni repressive emerse \u2013 e di cui sosteniamo le rivendicazioni sociali e politiche.<br \/>\nTanto pi\u00f9 se si apriranno concretamente le condizioni per le iniziative referendarie, come auspichiamo, occorre svolgere un esteso lavoro di informazione, di formazione, ampliando la consapevolezza nell\u2019opinione pubblica sulle scelte da compiere, sviluppando l\u2019organizzazione comune di posizioni ed iniziative. Questa \u00e8 una scelta strategica fondamentale.<\/p>\n<p>DIFENDERE LA STRATEGIA REFERENDARIA<br \/>\nI referendum sono in questo momento l\u2019unica possibilit\u00e0 per fermare scelte inaccettabili del Governo e di questa maggioranza, visto che il premio di maggioranza del 15%, ottenuto grazie ad una legge elettorale sostanzialmente incostituzionale, viene usato come una clava per imporre le scelte. Tanto \u00e8 vero che le proposte su premierato e autonomia differenziata, dai testi dei ddl al lavoro parlamentare, sono gestite direttamente dal Governo e dalla maggioranza di destra. Non a caso Giorgia Meloni ha ribadito, prima di partire per Whashington e poi ancora a Toronto, che il suo obiettivo di fondo \u00e8 l\u2019elezione diretta del Presidente del Consiglio stabilendo un legame stretto tra la vita del governo e quella della legislatura, per di pi\u00f9 arrivando a ripetere la menzogna che i poteri del Presidente della Repubblica non verrebbero toccati, cosa palesemente falsa.<br \/>\nL\u2019elezione diretta del Presidente del Consiglio porterebbe ad uno sconvolgimento della Costituzione e del suo assetto istituzionale perch\u00e9 cambierebbe la sostanza democratica e antifascista della nostra Repubblica, riducendo nettamente i poteri del Quirinale e ridimensionando drasticamente il ruolo del Parlamento che, da architrave delle istituzioni diventerebbe definitivamente subalterno al capo del governo, complice il ricatto della fine della legislatura, trasformando cos\u00ec la nostra Repubblica in una sorta di \u201ccapocrazia\u201d.<br \/>\nVanno difesi con determinazione gli spazi di democrazia che la nostra Costituzione garantisce alle persone, alle organizzazioni sociali, in particolare ai sindacati, e la possibilit\u00e0 per i cittadini di esprimersi con il voto nei referendum per respingere provvedimenti ritenuti inaccettabili. Oltre agli argomenti sociali, del lavoro, della povert\u00e0 occorre porsi l\u2019obiettivo di una nuova legge elettorale per restituire ai cittadini la possibilit\u00e0 di eleggere direttamente i loro rappresentanti, con una rappresentanza sostanzialmente proporzionale.<br \/>\nGiorgia Meloni punta all\u2019elezione diretta dal capo del governo e ad un mandato a governare sostanzialmente in bianco per cinque anni, pena lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato, mantenendo l\u2019elezione dei parlamentari dall\u2019alto, scegliendoli sulla base della loro fedelt\u00e0, mentre la scelta dovrebbe essere fatta dai cittadini per cercare di superare la divaricazione crescente tra eletti ed elettori e contrastare l\u2019astensione arrivata a livelli preoccupanti.<br \/>\n<em>*(Alfiero Grandi &#8211; Sostieni strisciarossa.it )<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>13 \u2013 Irene Doda*: SIAMO IN GUERRA: LE NUOVE SUPERPOTENZE SI CHIAMANO GOOGLE, FACEBOOK, AMAZON, APPLE E SONO SEMPRE PI\u00d9 PRONTE A PRENDERE IL POSTO DEI VECCHI STATI. L&#8217;AMERICA LATINA NON VUOLE I DATACENTER DI GOOGLE<\/strong><\/p>\n<p>Quanti sono 7,6 milioni di litri di acqua? Sono 190mila docce di durata media. Il consumo di circa quattro milioni di persone in un giorno. E&#8217; quello che Google ha stimato servir\u00e0 per raffreddare il data center che intende costruire nel distretto di <strong>Canelones in Uruguay,<\/strong> secondo quello che \u00e8 stato rivelato durante un contenzioso legale. I cittadini di Canelones hanno protestato contro il progetto del gigante di internet durante l\u2019estate del 2023 e il governo uruguayano ha cercato di contrattare con Google. L\u2019anno scorso, il paese ha patito una gravissima siccit\u00e0. A novembre \u00e8 arrivata l\u2019autorizzazione per cominciare a costruire, dopo uno studio di impatto ambientale e la promessa di ridurre le dimensioni del centro. Google si \u00e8 anche impegnata a utilizzare una tecnologia di raffreddamento ad aria.<br \/>\nMa il problema del consumo d\u2019acqua nella gestione dei centri dati continua a essere al centro dei dibattiti e proteste popolari in tutta l\u2019America Latina. Lo scorso 27 febbraio un tribunale cileno ha parzialmente respinto al mittente una richiesta di permesso che avrebbe consentito a Google di costruire un centro dati nel paese, nei pressi della capitale Santiago. Attivisti locali e amministratori si sono detti preoccupati per il possibile impatto del progetto sulle riserve d&#8217;acqua della citt\u00e0.<br \/>\nAnche il Cile non \u00e8 estraneo a gravi problemi di siccit\u00e0: all&#8217;inizio del 2022, pi\u00f9 della met\u00e0 dei cittadini del paese (circa 10 milioni di persone) viveva in aree a grave rischio di scarsit\u00e0 idrica. L\u2019acqua a Santiago \u00e8 stata razionata per un periodo. Anche se la situazione \u00e8 migliorata, l\u2019allarme resta alto. L\u2019uso sproporzionato di acqua da parte dei centri dati non \u00e8 certo una notizia. Si stima che un europeo medio utilizzi al giorno circa tre litri d\u2019acqua quando fa uso di servizi cloud e digitali, pi\u00f9 o meno la stessa quantit\u00e0 che beviamo. Stiamo creando dei &#8220;doppelganger digitali\u201d, letteralmente raddoppiando il consumo di risorse idriche nel mondo.<br \/>\nLa maggior parte dei progetti ad alto impatto ambientale, in Cile, hanno riguardato le comunit\u00e0 indigene. L&#8217;America latina sta affrontando un problema che da alcuni \u00e8 stato definito \u201ccolonialismo dei dati\u201d. I giganti di Big Tech costruiscono infrastrutture consumando le risorse del territorio: vale per i centri dati come per le miniere di litio. Ben poco torna ai cittadini dei territori latino americani, in termini di ricchezza e lavoro. \u201cFornite acqua dolce da bere a una famiglia di Montevideo o per raffreddare un server che soddisfa il desiderio di un adolescente di Los Angeles di guardare i video di TikTok?\u201d si chiedono i critici. Le comunit\u00e0 locali del continente non smettono di mettersi di traverso, e la decisione del tribunale cileno, per quanto parziale, rappresenta un passo per il riconoscimento giuridico delle loro richieste.<br \/>\n<em>*(a cura di: Irene Doda, vive a Forl\u00ec e lavora come scrittrice e giornalista freelance. Si occupa di lavoro, tecnologia e questioni di genere; spesso di tutte e tre queste cose insieme. )<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; La Marca (PD) *: Incoerenza del Ministro degli Esteri Tajani sul turismo di ritorno. 02 &#8211; Mario Pierro*: Laureate in fuga all\u2019estero, oltre <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=45319\" title=\"n\u00b010 \u2013 9\/3\/24 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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