{"id":44520,"date":"2024-01-13T21:11:50","date_gmt":"2024-01-13T21:11:50","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=44520"},"modified":"2024-01-14T01:10:38","modified_gmt":"2024-01-14T01:10:38","slug":"13-gennaio-2024-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=44520","title":{"rendered":"n\u00b002 &#8211; 13 Gennaio 2024 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong><br \/>\n01 &#8211; Perch\u00e9 \u00e8 un problema se le famiglie pi\u00f9 povere sono quelle con pi\u00f9 figli.(*)Da alcuni anni, il numero di nuovi nati segna un record negativo nella serie storica.<br \/>\n02 &#8211; Andrea Medda*:Giorgia Meloni, costo altissimo per lo staff: pi\u00f9 di Renzi, Conte e Draghi.I dettagli &#8211; Con il governo di Giorgia Meloni volano i costi per gli uffici di diretta collaborazioni della presidenza del Consiglio.<br \/>\n03 &#8211; Camilla Desideri, Stato d\u2019emergenza in Ecuador.<br \/>\n04 &#8211; Lorenzo Lamperti*, Taipei all\u2019ombra di Pechino la sfida \u00e8 sullo status quo. Taiwan oggi al voto.<br \/>\n05 &#8211; Junko Terao:* Gli occhi del mondo su Taiwan. A Taiwan sono in corso quelle che probabilmente saranno le elezioni asiatiche pi\u00f9 seguite quest&#8217;anno in occidente, a giudicare dalla quantit\u00e0 di articoli, reportage e analisi in merito uscite nelle ultime settimane in questa parte di mondo. Gli occhi di tutti sono in realt\u00e0 puntati su Pechino e sulla sua possibile reazione nel caso vinca il candidato favorito nei sondaggi, Lai Ching-te, noto come William Lai, attuale vice della presidente Tsai Ing-wen, del Partito democratico progressista<br \/>\n06 &#8211; L&#8217;anno elettorale che verr\u00e0. Il 2024 sar\u00e0 un anno impegnativo e molto interessante per chi segue l\u2019Asia: dopo Taiwan si voter\u00e0 infatti in molti paesi del continente, con pi\u00f9 di un miliardo di elettori chiamati alle urne. In particolare si voter\u00e0 in quasi tutti i paesi dell\u2019Asia meridionale, dove si concentra quasi la met\u00e0 della popolazione mondiale che vive in paesi con governi eletti democraticamente.<br \/>\n07 &#8211; Marianna Usuelli*: Kohei Saito, il filosofo che ha ribaltato l\u2019interpretazione della dottrina di Karl Marx.<br \/>\n08 &#8211; Laudato S\u00ec. Il degrado ambientale e il degrado umano sono intimamente connessi. I poteri economici continuano a giustificare l\u2019attuale sistema mondiale di speculazione e di rendita finanziaria che genera effetti distruttivi sull\u2019uomo e l\u2019ambiente.<br \/>\n09 &#8211; Claudia Fanti*: Brasiliani contro gli atti golpisti. La democrazia resta in pericolo &#8211; AMERICA LATINA. Lula: Bolsonaro \u00abresponsabile diretto\u00bb dell\u2019assalto agli edifici delle istituzioni dell\u20198 gennaio 2023. Al momento solo 25 condanne<br \/>\n10 &#8211; Le 10 cittadine pi\u00f9 inquietanti degli Stati Uniti. Case diroccate, strade fatiscenti, luoghi abbandonati: su TikTok sta tornando di moda parlare delle creepy small town.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; PERCH\u00c9 \u00c8 UN PROBLEMA SE LE FAMIGLIE PI\u00d9 POVERE SONO QUELLE CON PI\u00d9 FIGLI.(*)DA ALCUNI ANNI, IL NUMERO DI NUOVI NATI SEGNA UN RECORD NEGATIVO NELLA SERIE STORICA.<br \/>\nDi fronte a questa tendenza, non va sottovalutato come oggi siano proprio le famiglie numerose e con figli a trovarsi pi\u00f9 spesso in povert\u00e0 assoluta. POVERT\u00c0 EDUCATIVA<\/strong><\/p>\n<p>\u2022 GLI ULTIMI DATI RILASCIATI DA ISTAT CONFERMANO LA TENDENZA PER CUI AL CRESCERE DEL NUMERO DI FIGLI, CRESCE LA POVERT\u00c0 NEL NUCLEO FAMILIARE.<br \/>\n\u2022 22,3% LE FAMIGLIE CON ALMENO 3 MINORI IN POVERT\u00c0 ASSOLUTA.<br \/>\n\u2022 TRA I NUCLEI DI ALMENO 5 COMPONENTI, IL 22,5% \u00c8 POVERO.<br \/>\n\u2022 10 LE PROVINCE DOVE OLTRE IL 6% DELLE FAMIGLIE HA ALMENO 5 COMPONENTI.<br \/>\n\u2022 NAPOLI \u00c8 IL CAPOLUOGO CON PI\u00d9 FAMIGLIE NUMEROSE. VAI ALLA MAPPA.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo rapporto di Istat sulla povert\u00e0 offre un quadro della situazione sociale ed economica affrontata dalle famiglie in Italia, in una fase di definitiva uscita dalla pandemia. E allo stesso tempo segnata dalle difficolt\u00e0 ad essa seguite, come l\u2019inflazione che ha avuto il suo picco proprio nel 2022, anno di riferimento dei dati.<br \/>\nNel 2022, la quota di nuclei poveri \u00e8 salita all\u20198,3%, dal 7,7% dell\u2019anno precedente. Oltre 2 milioni di famiglie su circa 26 milioni. E la condizione si aggrava tra quelle numerose, specie in presenza di minori. Tra i nuclei con almeno 3 figli, pi\u00f9 di uno su 5 si trova in povert\u00e0 assoluta.<br \/>\nSi tratta di un aspetto molto rilevante, sebbene purtroppo non nuovo. Da alcuni anni al crescere del numero di figli cresce anche l\u2019incidenza della povert\u00e0 nel nucleo familiare.<br \/>\nQuesta tendenza \u00e8 significativa perch\u00e9 direttamente connessa alla condizione materiale attuale di bambini e ragazzi. Come abbiamo avuto modo di raccontare, ormai da oltre un decennio sono la<\/p>\n<p>FASCIA D\u2019ET\u00c0 PI\u00d9 COLPITA DALLA POVERT\u00c0.<br \/>\nMa va letta anche, in prospettiva, in termini di impatto sulla condizione sociale e demografica del paese nei prossimi anni. Se sono le famiglie pi\u00f9 numerose e con figli a trovarsi pi\u00f9 spesso in povert\u00e0 assoluta, \u00e8 difficile aspettarsi UN\u2019INVERSIONE DI TENDENZA NELLA NATALIT\u00c0.<br \/>\nIl cui declino si \u00e8 rafforzato in coincidenza con l\u2019aumento della povert\u00e0 minorile e delle famiglie con figli.<br \/>\nAttraverso i dati, approfondiamo la condizione economica attuale delle famiglie numerose e con figli minori, ricostruendone l\u2019incidenza a livello locale.<\/p>\n<p>LA POVERT\u00c0 TRA LE FAMIGLIE NUMEROSE E CON FIGLI<br \/>\nNel 2022 la condizione generale delle famiglie \u00e8 peggiorata, con un aumento \u2013 considerato significativo da Istat \u2013 dell\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta dal 7,7% dell\u2019anno precedente al 8,3%. Si tratta di nuclei che non possono permettersi il paniere di beni e servizi che si pu\u00f2 considerare essenziale per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.<br \/>\nLe situazioni pi\u00f9 critiche emergono nei nuclei con figli. La presenza di almeno un minore nel nucleo innalza l\u2019incidenza della povert\u00e0 all\u201911,5%. In generale, come anticipato, si conferma la tendenza per cui maggiore \u00e8 il numero di figli nel nucleo, pi\u00f9 spesso questo si trova in povert\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>AL CRESCERE DEL NUMERO DI FIGLI, CRESCE LA POVERT\u00c0 DEL NUCLEO FAMILIARE<br \/>\nINCIDENZA DELLA POVERT\u00c0 ASSOLUTA FAMILIARE PER NUMERO DI FIGLI MINORI (2021-22)<br \/>\n\u2022 In presenza di un solo figlio minore l\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta \u00e8 simile a quella media: 8,7% (rispetto all\u20198,3% del totale dei nuclei). Con 2 figli la quota sale al 13,2%: quasi 5 punti in pi\u00f9 della media. Quando i figli sono almeno 3 l\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta supera il 20%.<br \/>\n\u2022 22,3% le famiglie con almeno 3 figli minori in povert\u00e0 assoluta.<br \/>\n\u2022 Sono soprattutto i nuclei pi\u00f9 giovani a risentirne. Un dato che fa emergere la fragilit\u00e0 di queste famiglie, strette tra le spese per i figli, specie dopo l\u2019inflazione, e le poche risorse con cui fare fronte agli aumenti.<br \/>\n\u2022 (\u2026) le famiglie pi\u00f9 giovani hanno minori capacit\u00e0 di spesa poich\u00e9 dispongono di redditi mediamente pi\u00f9 bassi e di minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati.<br \/>\n\u2013 Istat, La povert\u00e0 in Italia nel 2022, 25 ottobre 2023<br \/>\n\u2022 Tendenze che sicuramente non sono di incentivo nella scelta dei genitori di allargare il nucleo familiare. Anche perch\u00e9 \u2013 in perfetta coerenza con quanto appena visto rispetto al numero di figli \u2013 le famiglie pi\u00f9 numerose sono anche quelle che pi\u00f9 spesso si trovano in povert\u00e0.<\/p>\n<p>\u2022 Nel 2022 i nuclei composti da una sola persona sono meno poveri della media (7,5% dei casi a fronte dell\u20198,3%).<br \/>\n\u2022 La situazione migliora per le famiglie di due componenti, dal momento che il 6% si trova in povert\u00e0 assoluta. Con tre membri, la famiglia \u00e8 povera nell\u20198,2% dei casi.<br \/>\n\u2022 Questi dati, \u00e8 importante sottolinearlo, sono riferiti a tutte le tipologie familiari con un certo numero di membri, a prescindere dalla presenza di minori.<br \/>\n\u2022 Con 4 membri, la quota arriva alla doppia cifra (11%), e supera addirittura il 20% con almeno 5 componenti.<br \/>\n\u2022 22,5% le famiglie con almeno 5 componenti in povert\u00e0 assoluta.<br \/>\n\u2022 Un dato che \u2013 non casualmente \u2013 ricalca quello dei nuclei con 3 o pi\u00f9 figli minori.<\/p>\n<p>DOVE VIVONO LE FAMIGLIE NUMEROSE<br \/>\n\u2022 Tra le regioni, la Campania \u00e8 di gran lunga quella con l\u2019incidenza pi\u00f9 elevata di famiglie numerose: 7,6% dei nuclei, a fronte di una media nazionale pari al 4,7%.<br \/>\n\u2022 Seguono il Trentino-Alto Adige (6%) e 3 regioni del mezzogiorno: Sicilia (5,3%), Calabria (5,2%) e Puglia (5,1%). Poco distanti anche Marche e Veneto (entrambe al 5%).<br \/>\n\u2022 Al contrario la quota non raggiunge il 3% in Liguria (2,7%), ed \u00e8 poco sopra questa soglia in Valle d\u2019Aosta (3,2%), Sardegna (3,3%), Friuli-Venezia Giulia (3,4%) e Piemonte (3,4%).<br \/>\n\u2022 10 su 107 le province dove oltre il 6% delle famiglie ha almeno 5 componenti.<br \/>\n\u2022 Tra le province, alla quota raggiunta nella citt\u00e0 metropolitana di Napoli (8,7%) e nel casertano (7,1%) si contrappone quella del territorio triestino (2,4%) e della citt\u00e0 metropolitana di Genova (2,5%).<br \/>\n\u2022 Scendendo a livello comunale, la situazione appare ancora pi\u00f9 disomogenea. Ai vertici della classifica nazionale, piccoli comuni del reggino \u2013 come San Luca (19,6%) e Plat\u00ec (18,6%) \u2013 e della provincia autonoma di Bolzano, in particolare Lauregno (19,3%) e Valle di Casies (18,6%).<\/p>\n<p>NAPOLI \u00c8 IL CAPOLUOGO CON PI\u00d9 FAMIGLIE NUMEROSE<br \/>\nPERCENTUALE DI FAMIGLIE CON ALMENO 5 COMPONENTI (2022)<\/p>\n<p>Tuttavia tra le citt\u00e0 \u00e8 Napoli quella con l\u2019incidenza pi\u00f9 alta.<br \/>\n\u2022 Nel capoluogo campano il 7,5% dei 374mila nuclei residenti ha almeno 5 componenti. Seguono altri capoluoghi del mezzogiorno, come Barletta (7,2%) e Andria (6,9%), ma anche la toscana Prato (6,6% \u2013 quarta per presenza di famiglie numerose).<br \/>\n\u2022 Sopra la soglia del 6% anche Palermo, Vibo Valentia e Crotone (tutte al 6,3%), mentre poco sotto Catania (5,9%).<br \/>\n\u2022 1 su 43 le famiglie di almeno 5 componenti nei comuni di Carbonia e Trieste.<br \/>\n\u2022 In fondo alla classifica, i comuni capoluogo con meno famiglie numerose sono Carbonia, nel Sud Sardegna, e Trieste. Qui solo il 2,3% dei nuclei ha almeno 5 componenti. Superano di poco questa cifra anche Ferrara (2,4%), Genova (2,4%) e Pavia (2,5%).<\/p>\n<p>I contenuti dell\u2019Osservatorio povert\u00e0 educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l\u2019impresa sociale Con i Bambini nell\u2019ambito del fondo per il contrasto della povert\u00e0 educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell\u2019articolo. Li abbiamo raccolti e trattati cos\u00ec da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l\u2019obiettivo di creare un\u2019unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.<br \/>\n*(Fonte: Openpolis. I dati relativi alle famiglie residenti per numero di componenti sono di fonte Istat.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Andrea Medda*:Giorgia Meloni, COSTO ALTISSIMO PER LO STAFF: PI\u00d9 DI RENZI, CONTE E DRAGHI.I DETTAGLI &#8211; CON IL GOVERNO DI GIORGIA MELONI VOLANO I COSTI PER GLI UFFICI DI DIRETTA COLLABORAZIONI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.<\/strong><\/p>\n<p>Lo staff di Giorgia Meloni coster\u00e0 cifre elevatissime. Infatti, le spese previste della presidenza del Consiglio dei ministri per gli uffici di diretta collaborazione risultano essere cifre mai viste prima, neppure durante il governo Draghi, quello di Renzi e anche quello di Conte.<br \/>\nSecondo quanto si apprende da Domani, citato da Open, infatti, nel bilancio preventivo 2024 la presidenza del Consiglio dei ministri spender\u00e0 21 milioni e 280 mila euro per gli uffici di diretta collaborazione. Si tratta, di fatto, dello staff della premier Giorgia Meloni.<br \/>\nLa somma risulta essere decisamente elevata: prima della leader di Fdi, infatti, i suoi predecessori avevano speso molto meno. Il quotidiano ha sottolineato come lo staff della Meloni coster\u00e0 la bellezza di due milioni in pi\u00f9 rispetto al governo Draghi. Addirittura nove in pi\u00f9 rispetto a quello di Matteo Renzi.<br \/>\nPer quanto riguarda, invece, la gestione di Giuseppe Conte, l\u2019attuale numero uno del M5s ne spendeva quattro in meno. L\u2019incremento ufficiale \u00e8 di 350 mila euro ma nel 2023 era cresciuto di due milioni.<\/p>\n<p>I dettagli<br \/>\n\u2022 Tra gli altri dettagli sui costi, il bilancio complessivo di Palazzo Chigi \u00e8 di 5,3 miliardi. Ovvero 311 milioni in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente.<br \/>\n\u2022 Nel costo ci sono da considerare gli aumenti dei soldi alla Protezione Civile, ovvero 1,2 miliardi. Ma non solo. Anche l\u2019incremento delle spese obbligatorie per il funzionamento della struttura. Nello specifico queste sono passate da 383 a 404 milioni di euro. Inoltre, cinque milioni di euro servono per le assunzioni necessarie a fronteggiare l\u2019emergenza migratoria. Infine, 100 mila euro saranno utilizzati per la realizzazione del parco della salute di Torino.<br \/>\n\u2022 In totale, il personale assegnato a Palazzo Chigi vedr\u00e0 un costo di 13,8 milioni di euro, con un aumento netto rispetto ai quasi nove dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>*( Fonte: News Mondo. Andrea Medda, giornalista )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Camilla Desideri*: STATO D\u2019EMERGENZA IN ECUADOR. TRA IL 7 E IL 9 GENNAIO 2024 IN ECUADOR SONO ACCADUTI VARI EPISODI VIOLENTI CHE HANNO FATTO PRECIPITARE IL PAESE NEL CAOS.<\/strong><br \/>\nJos\u00e9 Adolfo Mac\u00edas, noto come Fito, leader del potente cartello della droga Los Choneros, \u00e8 evaso da un carcere della citt\u00e0 costiera di Guayaquil in cui era recluso dal 2011 e dove stava scontando una condanna di 34 anni. Doveva essere trasferito in una struttura di massima sicurezza e da allora \u00e8 latinante. Dopo di lui \u00e8 evaso anche un altro leader criminale, Fabricio Col\u00f3n Pico, affiliato a una banda rivale che si chiama Los Lobos.<br \/>\nContemporaneamente i detenuti di varie prigioni hanno preso in ostaggio decine di agenti e di guardie penitenziarie, sono esplose almeno quattro autobombe in differenti zone del paese, sono stati saccheggiati molti negozi e ci sono stati attacchi a ospedali e scontri a fuoco in molte province. Di fronte a quest\u2019escalation di violenza il presidente di centro Daniel Noboa ha proclamato lo stato di emergenza. La misura, che rester\u00e0 in vigore per sessanta giorni, prevede un coprifuoco nelle ore notturne, dalle undici di sera alle cinque di mattina, la possibilit\u00e0 per il governo di mandare i militari nelle strade e nelle carceri e la limitazione di alcuni diritti per i cittadini, come quello di assemblea. La decisione di Noboa non \u00e8 una novit\u00e0: il suo predecessore, il conservatore Guillermo Lasso, l\u2019ha applicata venti volte in soli due anni e mezzo di governo.<\/p>\n<p>Il 9 gennaio, il giorno dopo l\u2019annuncio dello stato d\u2019emergenza, un gruppo di uomini armati e in gran parte incappucciati ha fatto irruzione negli studi della tv pubblica Tc Televisi\u00f3n, a Guayaquil, e ha preso in ostaggio dipendenti e conduttori, obbligandoli a restare sdraiati in terra. Per pi\u00f9 di un\u2019ora le telecamere sono rimaste accese e hanno continuato a trasmettere in diretta quello che stava succedendo, mentre in sottofondo si sentiva il rumore di spari e detonazioni. Uno dei conduttori, Jos\u00e9 Luis Calder\u00f3n, \u00e8 stato portato davanti alle telecamere e, con varie armi puntate alla testa, \u00e8 stato obbligato a chiedere agli agenti di ritirarsi. Dopo circa due ore la polizia \u00e8 intervenuta, ha riportato la situazione sotto controllo e ha arrestato tredici persone, probabilmente affiliati di una banda criminale chiamata Los Tiguerones. Dopo quest\u2019episodio Noboa ha dichiarato che nel paese \u00e8 in corso \u201cun conflitto armato interno\u201d, ha ordinato ai militari di ristabilire l\u2019ordine nelle strade e ha definito \u201cgruppi terroristici\u201d ventidue bande criminali attive nel paese.<\/p>\n<p>Per Noboa questa \u00e8 la prima prova difficile da quando \u00e8 stato eletto, lo scorso ottobre. \u00c8 il presidente pi\u00f9 giovane della storia dell\u2019Ecuador, ha 36 anni, ha poca esperienza politica, non si dichiara n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, anche se \u00e8 figlio di un ricchissimo imprenditore, \u00c1lvaro Noboa, che ha fatto fortuna con l\u2019esportazione delle banane e ha provato a diventare presidente ben cinque volte, senza mai essere eletto. Noboa ha vinto le elezioni con la promessa di combattere la criminalit\u00e0 organizzata e riportare il paese a livelli di sicurezza accettabili, tra l\u2019altro dopo una campagna elettorale particolarmente violenta, segnata dall\u2019omicidio lo scorso agosto del candidato di sinistra Fernando Villavicencio, ucciso a Quito pochi giorni prima del voto.<\/p>\n<p>Rester\u00e0 in carica solo sedici mesi, cio\u00e8 fino a maggio del 2025, quando sarebbe dovuto scadere il mandato di Lasso, che ha sciolto il parlamento anticipatamente per evitare un procedimento politico per corruzione e ha convocato le elezioni. Alcune iniziative che il nuovo presidente sta prendendo per limitare il potere delle bande e per cercare di ridurre le attivit\u00e0 criminali dei loro boss in carcere, per esempio trasferendoli in istituti di massima sicurezza (quello che stava facendo con Fito) o allungando le loro pene, hanno infastidito le bande criminali che hanno scatenato quest\u2019ultima ondata di violenza, partendo proprio dalle prigioni.<\/p>\n<p>In pochi anni l\u2019Ecuador, dove vivono quasi 18 milioni di persone, \u00e8 passato da essere uno dei paesi pi\u00f9 sicuri della regione a uno dei pi\u00f9 pericolosi. Era noto per i suoi vulcani, per la sua ricca biodiversit\u00e0, per il costo basso della vita, che attirava molti cittadini statunitensi in pensione. Nel 2017 il tasso di omicidi era di 5,78 per ogni centomila abitanti, oggi \u00e8 di quaranta. Il 2023 \u00e8 stato l\u2019anno pi\u00f9 letale della sua storia recente, con quasi 7.600 morti violente, rispetto alle poco pi\u00f9 di quattromila dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Le cause di questa trasformazione sono molte, come spiega in un editoriale El Pa\u00eds: gli investimenti pubblici sono diminuiti, la pandemia di covid-19 ha aggravato la crisi economica e la disoccupazione, lasciando spazio all\u2019infiltrazione della criminalit\u00e0 organizzata internazionale, in particolare ai cartelli della droga messicani che si contendono con le bande locali le rotte per il traffico di cocaina. Geograficamente l\u2019Ecuador \u00e8 stretto tra la Colombia e il Per\u00f9, i due principali produttori di cocaina del mondo, e negli ultimi anni la citt\u00e0 di Guayaquil (dove infatti si concentra la maggior parte degli episodi violenti) \u00e8 diventata il porto principale da cui partono i carichi di droga diretti in Europa e negli Stati Uniti.<br \/>\nLa crisi economica e l\u2019escalation della violenza hanno spinto decine di migliaia di persone a lasciare il paese e a mettersi in viaggio verso nord, tentando la traversata della pericolosa giungla del Dari\u00e9n, al confine tra la Colombia e Panam\u00e1. Dopo i venezuelani, infatti, il secondo gruppo pi\u00f9 numeroso di persone che passa per il Dari\u00e9n sono gli ecuadoriani, hanno reso noto le autorit\u00e0 panamensi. Ora Noboa ha un compito difficile davanti a s\u00e9, conclude El Pa\u00eds sottolineando il rischio che il leader ecuadoriano possa seguire il modello autoritario del presidente del Salvador Nayib Bukele: coinvolgere tutti i partiti per mettere in atto una politica implacabile contro la criminalit\u00e0 organizzata, ma senza calpestare i diritti umani e rispettando le libert\u00e0 fondamentali di tutti i cittadini.<br \/>\n*( Camilla Desideri, giornalista di Internazionale)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Lorenzo Lamperti*, TAIPEI ALL\u2019OMBRA DI PECHINO LA SFIDA \u00c8 SULLO STATUS QUO. TAIWAN OGGI AL VOTO. I DUE SFIDANTI PRINCIPALI SI SCONTRANO SUL RAPPORTO CON LA CINA, IL TERZO INCOMODO PIACE AI GIOVANI PERCH\u00c9 PARLA DEI PROBLEMI INTERNI ALL\u2019ISOLA.<\/strong><\/p>\n<p>Status quo. Per i due candidati principali alle presidenziali di Taiwan, ma anche per Cina e Stati uniti, la parola chiave delle elezioni di oggi \u00e8 questa. L\u2019assunto \u00e8 chiaro: il voto sar\u00e0 decisivo per il futuro delle relazioni con Pechino, ma anche per gli equilibri tra le due grandi potenze. Probabile, quasi certo, anche in realt\u00e0 i taiwanesi non ne sembrano particolarmente convinti. \u00abChiunque vinca, l\u2019importante \u00e8 che abbassi i prezzi delle case. Lo dico per mia figlia\u00bb, dice la 54enne Limei mentre scruta le bancarelle del mercatino di Yongchun, non lontano dal centro di Taipei. Con una curva demografica che tende in modo sempre pi\u00f9 inquietante al basso, non aiuta certo il problema abitativo che impedisce a molti giovani anche solo di ipotizzare di crearsi una famiglia.<\/p>\n<p>UN PROBLEMA talmente atavico da aver creato i primi segnali concreti di una crisi dei partiti tradizionali, che per\u00f2 si concentrano prevalentemente su altro, cercando di cogliere in fallo il rivale su identit\u00e0 nazionale e rapporti con la Cina continentale. Non a caso, il Guomindang (Gmd) che fu di Sun Yat-sen e Chiang Kai-shek presenta da mesi il voto come una \u00abscelta tra guerra e pace\u00bb. Secondo il suo candidato, l\u2019ex poliziotto Hou Yu-ih, una vittoria di Lai Ching-te del Partito progressista democratico (Dpp) alzerebbe il rischio di un conflitto sullo Stretto per le sue posizioni \u00abindipendentiste\u00bb. Il rivale, attuale vicepresidente, parla di \u00abscelta tra democrazia e autoritarismo\u00bb. Suggerendo che un successo dell\u2019opposizione dialogante con Pechino potrebbe portare verso la riunificazione.<\/p>\n<p>IN REALT\u00c0 entrambi garantiscono di voler mantenere lo status quo, dunque niente unificazione ma nemmeno dichiarazione di indipendenza formale. C\u2019\u00e8 una differenza, sottile eppure decisiva. Il Gmd riconosce il \u00abconsenso del 1992\u00bb, controverso accordo col Partito comunista (Pcc) secondo cui esiste una sola Cina, ma con \u00abdiverse interpretazioni\u00bb. Un\u2019ambiguit\u00e0 strategica che ha consentito il dialogo. Il Dpp sostiene invece che Taiwan (entro la cornice del nome ufficiale Repubblica di Cina) e Repubblica popolare cinese siano due entit\u00e0 separate e non interdipendenti. \u00c8 la \u201cteoria dei due stati\u201d del primo presidente eletto democraticamente, Lee Teng-hui, ripresa dalla leader uscente Tsai Ing-wen. Una posizione che Xi Jinping ritiene \u00absecessionista\u00bb, ma diversa dall\u2019indipendenza formale come Repubblica di Taiwan perseguita dal Dpp delle origini. Un passaggio che, come messo nero su bianco dalla legge anti secessione di Pechino, significherebbe guerra.<\/p>\n<p>NELLE ULTIME battute della campagna elettorale, Hou e Lai hanno provato a prendere le distanze dai vecchi leader dei loro partiti. \u00abNon sono un tipico membro del Gmd\u00bb, ha detto Hou a 48 ore dal voto, dopo che l\u2019influente ex presidente Ma Ying-jeou (non invitato al comizio finale del suo \u201cdiscepolo\u201d) ha dichiarato: \u00ab\u00c8 impossibile vincere una guerra contro la Cina\u00bb. Hou parla spesso in dialetto taiwanese, cosa impensabile per un membro del Gmd fino alla fine della legge della guerra marziale nel 1987 e alla democratizzazione. L\u2019ex agente ha garantito che rilanciare il rapporto con Pechino non significa procedere a un accordo politico. Lai garantisce invece di aver archiviato le velleit\u00e0 indipendentiste e di aver sposato la linea di Tsai, sua ex rivale interna al Dpp.<br \/>\nLai dice di essere pronto a dialogare con Xi, che qualche mese fa aveva invitato a bere un bubble tea. Complicato possa accadere. \u00abSe la Cina non parla con Tsai, non parler\u00e0 nemmeno con Lai, che \u00e8 percepito come pi\u00f9 radicale e meno prevedibile\u00bb, dice Yen Chen-shen, politologo della National Chengchi University di Taipei. Una vittoria di Lai potrebbe aumentare la pressione militare di Pechino. Gli Usa potrebbero vedere nella familiare vice Hsiao Bi-khim, ex rappresentante di Taipei a Washington, una garanzia contro colpi di testa non voluti.<br \/>\nIL TERZO incomodo \u00e8 Ko Wen-je, che in passato ha definito taiwanesi e cinesi come appartenenti a un\u2019unica famiglia. Il candidato del Partito popolare (Tpp), ex medico ed ex sindaco di Taipei, propone una \u201cterza via\u201d pragmatica e anti ideologica. Mentre i rivali parlavano prevalentemente di questioni internazionali, lui si \u00e8 concentrato soprattutto su quelle interne. Negli ultimi giorni prima delle urne, Dpp e Kmt hanno iniziato a temerlo, soprattutto per il consenso che sembra riscuotere tra i giovani, che hanno affollato il suo ultimo comizio di ieri sera, al contrario di quello del Dpp. Mentre i rivali parlavano prevalentemente di questioni internazionali, lui si \u00e8 concentrato soprattutto su quelle interne. Anche se sconfitto, Ko potrebbe giocare un ruolo decisivo in parlamento, dove nessuno dovrebbe avere la maggioranza assoluta.<br \/>\nUN\u2019ULTERIORE variante \u00e8 l\u2019imminente arrivo di una delegazione di ex alti ufficiali inviati dalla Casa bianca. Una mossa che la Cina ha letto come \u00abun\u2019interferenza sul voto\u00bb. Dall\u2019amministrazione Biden sono comunque arrivati anche segnali di rassicurazione. \u00abNon prendiamo posizione sulla risoluzione definitiva delle divergenze tra le due sponde dello Stretto, purch\u00e9 siano risolte pacificamente\u00bb, ha detto un funzionario della Casa bianca. Evitare l\u2019apertura di un nuovo fronte \u00e8 d\u2019altronde imperativo, ancor di pi\u00f9 tenendo in considerazione che secondo le stime di Bloomberg una guerra su Taiwan costerebbe circa 10.000 miliardi di dollari, il 10% del pil mondiale: pi\u00f9 del Covid e della guerra in Ucraina.<br \/>\n*( Lorenzo Lamperti \u00c8 giornalista e direttore dell&#8217;agenzia editoriale China Files. Vive a Taiwan)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Junko Terao:* GLI OCCHI DEL MONDO SU TAIWAN. A TAIWAN SONO IN CORSO QUELLE CHE PROBABILMENTE SARANNO LE ELEZIONI ASIATICHE PI\u00d9 SEGUITE QUEST&#8217;ANNO IN OCCIDENTE, A GIUDICARE DALLA QUANTIT\u00c0 DI ARTICOLI, REPORTAGE E ANALISI IN MERITO USCITE NELLE ULTIME SETTIMANE IN QUESTA PARTE DI MONDO. GLI OCCHI DI TUTTI SONO IN REALT\u00c0 PUNTATI SU PECHINO E SULLA SUA POSSIBILE REAZIONE NEL CASO VINCA IL CANDIDATO FAVORITO NEI SONDAGGI, LAI CHING-TE, NOTO COME WILLIAM LAI, ATTUALE VICE DELLA PRESIDENTE TSAI ING-WEN, DEL PARTITO DEMOCRATICO PROGRESSISTA (Dpp<\/strong>).<br \/>\nNegli anni della presidenza Tsai, cominciata nel 2016 con grande disappunto di Pechino, Taiwan ha sub\u00ecto gli attacchi pi\u00f9 duri da parte del governo cinese \u2013 per il quale l\u2019unificazione con \u201cl\u2019isola ribelle\u201d \u00e8 un obiettivo inserito nella costituzione \u2013 e pressioni crescenti nella forma di incursioni militari nello spazio aereo e marittimo dell\u2019isola. Parallelamente alle minacce di Pechino \u00e8 cresciuto anche il sostegno degli Stati Uniti nei confronti dell&#8217;isola, unico baluardo democratico nella sinosfera e in quanto tale da difendere strenuamente, almeno a parole.<br \/>\nL\u2019arrivo al governo di Tsai e del Dpp, rappresentanti delle aspirazioni indipendentiste dell\u2019isola ma anche pragmatici sostenitori dello status quo (Taiwan \u00e8 gi\u00e0 di fatto un paese autonomo dalla Cina, non serve sancire la sua indipendenza legalmente), aveva segnato la fine della luna di miele tra Taipei e Pechino, durata otto anni grazie al presidente Ma Ying-jeou e al suo partito, il Kuomintang (Kmt, il partito del nazionalista di Chiang Kai-shek, che nel 1949 si rifugi\u00f2 a Taiwan con il suo esercito, sconfitto dai soldati di Mao Zedong). Il periodo che \u00e8 segu\u00ecto, culminato negli ultimi due anni nei discorsi su una possibile terza guerra mondiale, ha visto gli Stati Uniti sostenere con forza sempre maggiore Taiwan, con esiti non sempre graditi a Taipei che, scegliendo di vivere nell\u2019ambiguit\u00e0, apprezza la prudenza pi\u00f9 delle manifestazioni di solidariet\u00e0 troppo accorate.<br \/>\nIl discorso di capodanno di Xi Jinping, che ha ribadito l\u2019inevitabilit\u00e0 dell\u2019unificazione, non lascia dubbi sul suo tentativo di intimidire gli elettori, ma l&#8217;idea che i taiwanesi andranno alle urne con in testa la paura dell\u2019invasione cinese \u00e8 frutto di un errore di valutazione o di una narrazione semplicistica che prevale in occidente. La minaccia cinese \u00e8 reale ma non \u00e8 una novit\u00e0, e i taiwanesi ormai ci hanno fatto l\u2019abitudine. Soprattutto, agli elettori stanno a cuore questioni molto pi\u00f9 concrete e urgenti: il lavoro, i salari, la casa e il costo della vita. Questi sono temi che interessano in particolare a una parte dell\u2019elettorato che potrebbe rivelarsi decisivo per il risultato del voto: i giovani.<br \/>\nTra poche ore sapremo se William Lai, che secondo gli ultimi sondaggi disponibili (nei dieci giorni prima del voto i sondaggi sono vietati) aveva diversi punti di vantaggio sui due sfidanti \u2013 Hou Yu-ih del Kmt e Ko Wen-je, presidente e fondatore del Taiwan people\u2019s party (Tpp) \u2013 ce la far\u00e0. Michelle Kuo e Albert Wu, autori di una newsletter su Taiwan, scrivono che secondo i sondaggi interni del Dpp il margine di vantaggio di Lai sarebbe pi\u00f9 stretto e che \u201c\u00e8 quasi impossibile che il partito mantenga la maggioranza in parlamento. E c\u2019\u00e8 una discreta possibilit\u00e0 che perda il controllo della presidenza\u201d<br \/>\n*( Junko Terao \u00e8 una giornalista italo-giapponese. Laureata in lingue e letterature orientali a Ca&#8217; Foscari, ha lavorato nelle redazioni esteri di Lettera22, Manifesto e Riformista. Dal 2010 \u00e8 l&#8217;editor per l&#8217;Asia e il Pacifico del settimanale Internazionale.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; L&#8217;anno elettorale che verr\u00e0*. IL 2024 SAR\u00c0 UN ANNO IMPEGNATIVO E MOLTO INTERESSANTE PER CHI SEGUE L\u2019ASIA: DOPO TAIWAN SI VOTER\u00c0 INFATTI IN MOLTI PAESI DEL CONTINENTE, CON PI\u00d9 DI UN MILIARDO DI ELETTORI CHIAMATI ALLE URNE. IN PARTICOLARE SI VOTER\u00c0 IN QUASI TUTTI I PAESI DELL\u2019ASIA MERIDIONALE, DOVE SI CONCENTRA QUASI LA MET\u00c0 DELLA POPOLAZIONE MONDIALE CHE VIVE IN PAESI CON GOVERNI ELETTI DEMOCRATICAMENTE<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019anno elettorale \u00e8 cominciato domenica scorsa in Bangladesh. Sar\u00e0 poi la volta del Pakistan, dell\u2019India e dello Sri Lanka. Parliamo di democrazie fragili, imperfette, dove il rischio dell\u2019autoritarismo \u00e8 dietro l\u2019angolo, come dimostra il caso del Bangladesh, dove la prima ministra Sheikh Hasina, che governa il paese dal 2009, si \u00e8 aggiudicata il quarto mandato consecutivo (il quinto in termini assoluti perch\u00e9 aveva guidato il paese tra il 1996 e il 2001). Il risultato era stato ampiamente previsto innanzitutto perch\u00e9 il voto \u00e8 stato boicottato dal principale partito dell\u2019opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh, che aveva chiesto che a portare il paese alle urne fosse un governo ad interim, come vuole una consuetudine che si \u00e8 consolidata negli anni. Hasina ha rifiutato la richiesta e ha fatto incarcerare migliaia di dissidenti e fatto reprimere con violenza le manifestazioni antigovernative. Secondo l\u2019opposizione almeno nove tra leader e sostenitori del Pnb sono morti in carcere negli ultimi tre mesi.<br \/>\nIl Pnb aveva invocato uno sciopero contro il voto definito &#8220;una farsa&#8221; e il risultato \u00e8 stata un\u2019affluenza molto bassa, intorno al 40 per cento. Il partito della premier, la Lega Awami, si \u00e8 aggiudicato il 75 per cento dei seggi in parlamento. Nel corso dei tre mandati di Hasina il Bangladesh ha avuto una crescita economica notevole, grazie in particolare all\u2019industria tessile e all\u2019export di abbigliamento. La popolazione che vive sotto la soglia di povert\u00e0 \u00e8 scesa sotto il 13 per cento, mentre negli anni novanta era il 50 per cento. Allo stesso tempo, per\u00f2, il governo di Sheikh Hasina ha preso una deriva sempre pi\u00f9 autoritaria. La premier \u00e8 la figlia del fondatore del Bangladesh, Sheikh Mujibur Rahman, che il governo ha reso oggetto di una specie di culto, con concorsi scolastici dedicati a lui e il divieto di diffamarne la memoria. I quarto mandato ottenuto con elezioni in cui la Lega Awami non ha avuto di fatto rivali non fa che confermare la definizione di \u201cautocrazia elettorale\u201d spesso attribuita al Bangladesh.<br \/>\nL\u20198 febbraio si vota in Pakistan e le elezioni, rimandate oltre il termine previsto per legge, saranno il culmine di una crisi politica che dura pi\u00f9 di un anno e mezzo, quando il primo ministro Imran Khan, ex campione di cricket mondiale, \u00e8 stato sfiduciato dal parlamento nell\u2019aprile 2022. Da allora Khan ha indetto scioperi e manifestazioni accusando l\u2019establishment militare di volerlo eliminare politicamente. Il governo ha risposto incarcerando esponenti e sostenitori del Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), il partito di Khan, che lo scorso agosto \u00e8 stato incarcerato con l\u2019accusa di corruzione, accuse che lui dice essere politicamente motivate. Nel frattempo \u00e8 rientrato nel paese dopo quattro anni di esilio volontario l\u2019ex premier Nawaz Sharif, il cui partito, il Pakistan Muslim League-Nawaz (PML-N), sembra essere oggi nelle grazie dell\u2019esercito. In realt\u00e0 il partito di Khan \u00e8 ancora molto popolare, il che fa pensare ad alcuni osservatori che il voto potrebbe slittare ancora. Oltre alla crisi politica, il paese \u00e8 alle prese con una crisi economica senza precedenti per cui ha dovuto chiedere l\u2019intervento dell\u2019Fmi.<\/p>\n<p>In India, il paese pi\u00f9 popoloso del mondo, tra aprile e maggio saranno chiamati alle urne 950 milioni di elettori. In occidente si ama definire l\u2019India &#8220;la pi\u00f9 grande democrazia del mondo&#8221;, ma nei due mandati di governo consecutivi del Bharatiya janata party (Bjp) del primo ministro Narendra Modi, che ora cerca la riconferma per un terzo mandato, la democrazia ha fatto passi indietro. Modi ha dato forma a uno stato basato sull\u2019ideologia ultranazionalista ind\u00f9 dove le minoranze, in particolare i musulmani, sono perseguitati apertamente e impunemente. L\u2019opposizione si \u00e8 organizzata in una coalizione, INDIA, il cui mandato \u00e8 battere il Bjp alle urne. Ma, dati i risultati delle elezioni statali di novembre, le speranze che ci riescano sono poche.<br \/>\nIn Sri Lanka si dovrebbe votare entro settembre per rinnovare il parlamento ed eleggere il presidente. Come il Pakistan, anche lo Sri Lanka \u00e8 alle prese con le peggiore crisi economica della sua storia, per cui ha chiesto l\u2019intervento dell\u2019Fmi. Dopo la fine dell\u2019era dei Rajapaksa, con la destituzione e la fuga di Gotabaya nel 2019, non c\u2019\u00e8 un candidato favorito alla carica di presidente.<br \/>\nIl Mondo \u00e8 il podcast quotidiano di Internazionale, dal luned\u00ec al venerd\u00ec, tutte le mattine dalle 6.30. Qui ci sono tutte le puntate della settimana.<\/p>\n<p>In breve<br \/>\n\u25c6 In Birmania Pechino ha mediato un cessate il fuoco tra la giunta militare e i tre gruppi ribelli che avevano guadagnato terreno nel nord del paese e bloccato gli scambi commerciali con la Cina.<br \/>\n\u25c6 Stato d&#8217;emergenza in Papua Nuova Guinea dove 15 persone sono morte a causa delle violenze scoppiate nelle due citt\u00e0 principali dopo delle manifestazioni spontanee contro il governo.<br \/>\n\u25c6 Tra India e Maldive \u00e8 in corso una crisi diplomatica generata da una visita del primo ministro Narendra Modi alle isole Lakshadweep, un arcipelago poco sviluppato vicino alle Maldive dove New Delhi vuole promuovere il turismo. Tre viceministri di Mal\u00e8, che hanno percepito la mossa come una minaccia per il loro paese dato che la maggior parte dei visitatori delle Maldive viene dall&#8217;India, hanno commentato sui social network insultando Modi e l&#8217;India. Sono seguite la sospensione dei tre funzionari e la convocazione dell&#8217;ambasciatore maldiviano a New Delhi. Dietro c&#8217;\u00e8 l&#8217;allontanamento di Mal\u00e8 dall&#8217;India, partner storica, a favore di nuovi rapporti privilegiati con la Cina.<br \/>\n*(ndr)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Marianna Usuelli*: KOHEI SAITO, IL FILOSOFO CHE HA RIBALTATO L\u2019INTERPRETAZIONE DELLA DOTTRINA DI KARL MARX. MARX \u00c8 SEMPRE STATO CONSIDERATO LONTANO DALL\u2019ECOLOGIA. A TORTO. LO DIMOSTRA IL LAVORO DI RICERCA DEL FILOSOFO GIAPPONESE CHE HA RIESUMATO GLI INEDITI \u201cQUADERNI DI SCIENZE NATURALI\u201d CHE CUSTODISCONO LA VERSIONE PI\u00d9 MATURA E RECENTE DEL PENSIERO DELL\u2019ECONOMISTA DI TREVIRI. LA SOSTENIBILIT\u00c0 \u00c8 AL CENTRO DELLA SUA CRITICA AL CAPITALISMO<\/strong><\/p>\n<p>Con centinaia di migliaia di copie vendute in tutto il mondo in numerose lingue, Kohei Saito \u00e8 il filosofo giapponese che sta ribaltando l\u2019interpretazione convenzionale della dottrina di Karl Marx. Da sempre concepito come pensatore produttivista, utopista tecnologico con un\u2019inflessibile fiducia nel progresso, che promuove il dominio dell\u2019umanit\u00e0 sulla natura, Marx \u00e8 sempre stato considerato lontano dall\u2019ecologia. Saito, uno dei maggiori conoscitori a livello globale del padre del comunismo, ha riesumato dei manoscritti che Marx non riusc\u00ec a riordinare prima di morire. I \u201cQuaderni di scienze naturali\u201d nascondono per Saito la versione pi\u00f9 matura e recente del pensiero di Marx e permettono di ricostruire tutta un\u2019altra filosofia, che addirittura pone la sostenibilit\u00e0 al centro della sua critica al capitalismo.<br \/>\nL\u2019eco socialismo di Karl Marx (Castelvecchi Editore, 2023) \u00e8 il libro partorito dall\u2019analisi di questi scritti inediti, che affrontando le prospettive dell\u2019agricoltura, della botanica, della chimica e della geologia, contengono fondamentali riflessioni sulla crisi ecologica causata dalle attivit\u00e0 umane. Apparso per la prima volta nel 2017, \u201cL\u2019eco socialismo di Karl Marx\u201d ha reso Saito il pi\u00f9 giovane vincitore del Deutscher Memorial Prize, ma \u00e8 stato pubblicato in italiano solo alla fine del 2023.<br \/>\nPROFESSOR SAITO, ROVESCIANDO L\u2019INTERPRETAZIONE CANONICA DEL \u201cMARXISMO PROMETEICO\u201d, LEI GIUNGE A SOSTENERE CHE \u201cNON \u00c8 POSSIBILE COMPRENDERE TUTTA LA PORTATA DELLA CRITICA DELL\u2019ECONOMIA POLITICA DI MARX SE SI IGNORA LA SUA DIMENSIONE ECOLOGICA\u201d. CI SPIEGA MEGLIO?<br \/>\nKS Penso che oggi sia difficile negare che il capitalismo sta creando l\u2019attuale crisi ecologica globale. Il problema \u00e8 che non ci sono molte teorie per criticare sistematicamente l\u2019economia di mercato. La principale \u00e8 ovviamente quella legata al pensiero di Karl Marx che per\u00f2 \u00e8 sempre stato accusato di essere anti-ecologico, paladino della modernizzazione e dell\u2019industrializzazione. Dai \u201cQuaderni di scienze naturali\u201d emerge tuttavia la sua profonda attenzione verso fenomeni quali la deforestazione, la desertificazione, l\u2019esaurimento del suolo e addirittura l\u2019estinzione delle specie, che prima d\u2019ora si ignorava completamente. Marx era giunto alla conclusione che il capitalismo non comporta solo lo sfruttamento degli umani ma anche della natura e che sta distorcendo la nostra interazione metabolica con essa. Verso la fine della sua vita Marx rivendic\u00f2 quindi una societ\u00e0 postcapitalistica sostenibile, quello che io chiamo \u201ceco-socialismo\u201d.<\/p>\n<p>SECONDO LEI PERCH\u00c9 MARX \u00c8 STATO FRAINTESO FINO A OGGI E NON SIAMO STATI IN GRADO DI COGLIERE IL SUO PENSIERO ECOLOGICO?<br \/>\nKS Pubblicati solo nel 2020 (Saito \u00e8 uno degli editori, ndr), i Quaderni di scienze naturali sono stati ignorati per ben 150 anni dalla pubblicazione del primo volume de \u201cIl Capitale\u201d. Una delle ragioni \u00e8 che nel corso del Novecento i movimenti sociali si sono dedicati prevalentemente alle condizioni di vita dei lavoratori e alla lotta alla povert\u00e0, trascurando l\u2019ecologia. Abbiamo creduto che con la tecnologia e lo sviluppo potessimo risolvere il problema della fame. La questione ecologica \u00e8 stata marginalizzata e lo \u00e8 tuttora, anche da parte dei movimenti operai. Io penso invece che oggi verdi e rossi dovrebbero imparare gli uni dagli altri e che l\u2019ecosocialismo sia uno dei modi grazie a cui possiamo lottare meglio per ottenere una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e sostenibile.<\/p>\n<p>SPESSO SI DICE CHE \u00c8 PI\u00d9 FACILE IMMAGINARE LA FINE DEL MONDO CHE LA FINE DEL CAPITALISMO. COME MAI LA NOSTRA SOCIET\u00c0 \u00c8 GIUNTA ALL\u2019INCAPACIT\u00c0 DI IMMAGINARSI DIVERSAMENTE?<br \/>\nKS Dopo il collasso dell\u2019Unione sovietica molti hanno pensato che il marxismo avesse fallito e non ci fosse alcuna alternativa al sistema capitalistico. A quel punto si \u00e8 pensato che tutti i problemi -la sostenibilit\u00e0, l\u2019uguaglianza, la parit\u00e0 di genere- avrebbero dovuto essere risolti all\u2019interno dell\u2019economia di mercato. La nostra immaginazione si \u00e8 costretta sempre pi\u00f9 negli esistenti sistemi economici, istituzioni politiche e norme culturali. Quando ero uno studente sono stato molto ispirato dal filosofo Antonio Negri, scomparso di recente. Lui \u00e8 stato uno dei pochi a rivendicare apertamente la necessit\u00e0 di immaginare una societ\u00e0 oltre il capitalismo, alternativa che chiamava \u201ccomunismo\u201d. Molti oggi pensano che il comunismo sia un\u2019utopia, ma \u00e8 altrettanto utopico pensare che il capitalismo possa risolvere la crisi climatica e portare benessere a tutti. Quindi io credo che abbiamo bisogno di pi\u00f9 coraggio e immaginazione per proiettarci oltre il capitalismo ponendo al centro la questione ecologica, e penso che il marxismo ci dia tanti spunti creativi per questo lavoro.<\/p>\n<p>\u201cDOPO IL COLLASSO DELL\u2019UNIONE SOVIETICA MOLTI HANNO PENSATO CHE IL MARXISMO AVESSE FALLITO E NON CI FOSSE ALCUNA ALTERNATIVA AL SISTEMA CAPITALISTICO. A QUEL PUNTO SI \u00c8 PENSATO CHE TUTTI I PROBLEMI AVREBBERO DOVUTO ESSERE RISOLTI ALL\u2019INTERNO DELL\u2019ECONOMIA DI MERCATO\u201d \u2013 KOHEI SAITO<\/p>\n<p>ALLA LUCE DELLE SUE RIFLESSIONI, SI POTREBBE CONSIDERARE MARX UN AUTORE IN LINEA CON IL PENSIERO DELLA DECRESCITA?<br \/>\nKS Molti ritengono che il superamento del capitalismo implicherebbe un uso della tecnologia pi\u00f9 giusto e una crescita economica pi\u00f9 sostenuta e a beneficio di tutti. Ma questa idea non \u00e8 in linea con il pensiero che Marx ha sviluppato alla fine della sua vita. Infatti era giunto a riconoscere che lo sviluppo della tecnologia nel capitalismo si \u00e8 verificato a spese di un sempre maggiore sfruttamento degli umani e della natura. Una tecnologia che nasce dallo sfruttamento non \u00e8 adatta a una societ\u00e0 post-capitalistica che aspira all\u2019uguaglianza. Abbiamo bisogno di un diverso tipo di tecnologia e di relazione con la natura. Negli anni Marx \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 critico nei confronti del produttivismo e ha sviluppato un\u2019idea di abbondanza slegata dal consumismo e pi\u00f9 sostenibile. Penso quindi che dovremmo specificare il concetto di ecosocialismo come \u201cdecrescita ecosocialista\u201d o \u201ccomunista\u201d, in cui tutti condividiamo la ricchezza di questo Pianeta in un modo uguale e giusto.<\/p>\n<p>SI \u00c8 CONCLUSA DA POCHE SETTIMANE LA VENTOTTESIMA CONFERENZA DELLE NAZIONI Unite sul clima (Cop28). Come giudica gli esiti?<br \/>\nKS Se si rimane nella cornice esistente delle attuali istituzioni politiche, la Cop28 \u00e8 da leggere come un successo, \u00e8 andata meglio delle precedenti e ha portato a un risultato storico, cos\u00ec come quando \u00e8 stato raggiunto l\u2019Accordo di Parigi nel 2015. Se si esce dalla cornice capitalistica, l\u2019intero sistema delle Cop appare come un fallimento: non sta portando la necessaria trasformazione che serve per limitare l\u2019aumento della temperatura a 1,5\u00b0C e non sta dando voce alle persone povere e marginalizzate. Da questa prospettiva con la Cop28 abbiamo assistito alla ripetizione delle solite dinamiche politiche e questa \u00e8 una delle ragioni per cui le persone dovrebbero radicalizzarsi e avremmo bisogno di sperimentare un diverso tipo di movimento sociale e politico.<br \/>\n*( Marianna Usuelli. Giornalista, collabora con la rivista Altreconomia. \u00c8 tutor del Master Interdisciplinary Approaches to Climate Change della Universit\u00e0 Statale di Milano e collabora con l&#8217;Unit\u00e0 Aria e Clima del Comune di Milano)<\/p>\n<p><strong><br \/>\n08 &#8211; LAUDATO SI\u2019*: IL DEGRADO AMBIENTALE E IL DEGRADO UMANO SONO INTIMAMENTE CONNESSI. I POTERI ECONOMICI CONTINUANO A GIUSTIFICARE L\u2019ATTUALE SISTEMA MONDIALE DI SPECULAZIONE E DI RENDITA FINANZIARIA CHE GENERA EFFETTI DISTRUTTIVI SULL\u2019UOMO E L\u2019AMB<\/strong>IENTE.<\/p>\n<p>L\u2019INIQUIT\u00c0 PLANETARIA<br \/>\nL\u2019ambiente umano e l\u2019ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell\u2019ambiente e quello della societ\u00e0 colpiscono in modo speciale i pi\u00f9 deboli del pianeta: Tanto l\u2019esperienza comune della vita ordinaria quanto la ricerca scientifica dimostrano che gli effetti pi\u00f9 gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente pi\u00f9 povera. Per esempio, l\u2019esaurimento delle riserve ittiche penalizza specialmente coloro che vivono della pesca artigianale e non hanno come sostituirla, l\u2019inquinamento dell\u2019acqua colpisce in particolare i pi\u00f9 poveri che non hanno la possibilit\u00e0 di comprare acqua imbottigliata, e l\u2019innalzamento del livello del mare colpisce principalmente le popolazioni costiere impoverite che non hanno dove trasferirsi. L\u2019impatto degli squilibri attuali si manifesta anche nella morte prematura di molti poveri, nei conflitti generati dalla mancanza di risorse e in tanti altri problemi che non trovano spazio sufficiente nelle agende del mondo. Vorrei osservare che spesso non si ha chiara consapevolezza dei problemi che colpiscono particolarmente gli esclusi. Essi sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo pi\u00f9 sembra che i loro problemi si pongano come un\u2019appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell\u2019attuazione concreta, rimangono frequentemente all\u2019ultimo posto. Questo si deve in parte al fatto che tanti professionisti, opinionisti, mezzi di comunicazione e centri di potere sono ubicati lontani da loro, in aree urbane isolate, senza contatto diretto con i loro problemi. Vivono e riflettono a partire dalla comodit\u00e0 di uno sviluppo e di una qualit\u00e0 di vita che non sono alla portata della maggior parte della popolazione mondiale. Questa mancanza di contatto fisico e di incontro, a volte favorita dalla frammentazione delle nostre citt\u00e0, aiuta a cauterizzare la coscienza e a ignorare parte della realt\u00e0 in analisi parziali. Ci\u00f2 a volte convive con un discorso \u201cverde\u201d.<\/p>\n<p>ECOLOGIA E GIUSTIZIA SOCIALE<br \/>\nMa oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull\u2019ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri. Invece di risolvere i problemi dei poveri e pensare a un mondo diverso, alcuni si limitano a proporre una riduzione della natalit\u00e0. Non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di \u201csalute riproduttiva\u201d. Per\u00f2, se \u00e8 vero che l\u2019ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell\u2019ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica \u00e8 pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale. Incolpare l\u2019incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, \u00e8 un modo per non affrontare i problemi. Si pretende cos\u00ec di legittimare l\u2019attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perch\u00e9 il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono, e il cibo che si butta via \u00e8 come se lo si rubasse dalla mensa del povero. Ad ogni modo, \u00e8 certo che bisogna prestare attenzione allo squilibrio nella distribuzione della popolazione sul territorio, sia a livello nazionale sia a livello globale, perch\u00e9 l\u2019aumento del consumo porterebbe a situazioni regionali complesse, per le combinazioni di problemi legati all\u2019inquinamento ambientale, ai trasporti, allo smaltimento dei rifiuti, alla perdita di risorse, alla qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>INIQUIT\u00c0 GLOBALE<br \/>\nL\u2019iniquit\u00e0 non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un\u2019etica delle relazioni internazionali. C\u2019\u00e8 infatti un vero \u201cdebito ecologico\u201d, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all\u2019uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi. Le esportazioni di alcune materie prime per soddisfare i mercati nel Nord industrializzato hanno prodotto danni locali, come l\u2019inquinamento da mercurio nelle miniere d\u2019oro o da diossido di zolfo in quelle di rame. In modo particolare c\u2019\u00e8 da calcolare l\u2019uso dello spazio ambientale di tutto il pianeta per depositare rifiuti gassosi che sono andati accumulandosi durante due secoli e hanno generato una situazione che ora colpisce tutti i Paesi del mondo. Il riscaldamento causato dall\u2019enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi pi\u00f9 poveri della terra, specialmente in Africa, dove l\u2019aumento della temperatura unito alla siccit\u00e0 ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni. A questo si uniscono i danni causati dall\u2019esportazione verso i Paesi in via di sviluppo di rifiuti solidi e liquidi tossici e dall\u2019attivit\u00e0 inquinante di imprese che fanno nei Paesi meno sviluppati ci\u00f2 che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale: Constatiamo che spesso le imprese che operano cos\u00ec sono multinazionali, che fanno qui quello che non \u00e8 loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo. Generalmente, quando cessano le loro attivit\u00e0 e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell\u2019agricoltura e dell\u2019allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si pu\u00f2 pi\u00f9 sostenere. Il debito estero dei Paesi poveri si \u00e8 trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve pi\u00f9 importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi pi\u00f9 ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud \u00e8 ricca e poco inquinata, ma l\u2019accesso alla propriet\u00e0 dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessit\u00e0 vitali \u00e8 loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di propriet\u00e0 strutturalmente perverso. \u00c8 necessario che i Paesi sviluppati contribuiscano a risolvere questo debito limitando in modo importante il consumo di energia non rinnovabile, e apportando risorse ai Paesi pi\u00f9 bisognosi per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile. Le regioni e i Paesi pi\u00f9 poveri hanno meno possibilit\u00e0 di adottare nuovi modelli di riduzione dell\u2019impatto ambientale, perch\u00e9 non hanno la preparazione per sviluppare i processi necessari e non possono coprirne i costi. Perci\u00f2, bisogna conservare chiara la coscienza che nel cambiamento climatico ci sono responsabilit\u00e0 diversificate e, come hanno detto i Vescovi degli Stati Uniti, \u00e8 opportuno puntare specialmente sulle necessit\u00e0 dei poveri, deboli e vulnerabili, in un dibattito spesso dominato dagli interessi pi\u00f9 potenti. Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ci\u00f2 stesso non c\u2019\u00e8 nemmeno spazio per la globalizzazione dell\u2019indifferenza.<br \/>\n(\u2026)<\/p>\n<p>FINANZA E NUOVE GUERRE<br \/>\nNel frattempo i poteri economici continuano a giustificare l\u2019attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignit\u00e0 umana e sull\u2019ambiente. Cos\u00ec si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi. Molti diranno che non sono consapevoli di compiere azioni immorali, perch\u00e9 la distrazione costante ci toglie il coraggio di accorgerci della realt\u00e0 di un mondo limitato e finito. Per questo oggi qualunque cosa che sia fragile, come l\u2019ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta.<br \/>\n\u00c8 prevedibile che, di fronte all\u2019esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni. La guerra causa sempre gravi danni all\u2019ambiente e alla ricchezza culturale dei popoli, e i rischi diventano enormi quando si pensa alle armi nucleari e a quelle biologiche. Infatti nonostante che accordi internazionali proibiscano la guerra chimica, batteriologica e biologica, sta di fatto che nei laboratori continua la ricerca per lo sviluppo di nuove armi offensive, capaci di alterare gli equilibri naturali. Si richiede dalla politica una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti. Ma il potere collegato con la finanza \u00e8 quello che pi\u00f9 resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute. Perch\u00e9 si vuole mantenere oggi un potere che sar\u00e0 ricordato per la sua incapacit\u00e0 di intervenire quando era urgente e necessario farlo?<br \/>\n(\u2026)<br \/>\nLA GIUSTIZIA TRA LE GENERAZIONI<br \/>\nLa nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future. Le crisi economiche internazionali hanno mostrato con crudezza gli effetti nocivi che porta con s\u00e9 il disconoscimento di un destino comune, dal quale non possono essere esclusi coloro che verranno dopo di noi. Ormai non si pu\u00f2 parlare di sviluppo sostenibile senza una solidariet\u00e0 fra le generazioni. Quando pensiamo alla situazione in cui si lascia il pianeta alle future generazioni, entriamo in un\u2019altra logica, quella del dono gratuito che riceviamo e comunichiamo. Se la terra ci \u00e8 donata, non possiamo pi\u00f9 pensare soltanto a partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttivit\u00e0 per il profitto individuale. Non stiamo parlando di un atteggiamento opzionale, bens\u00ec di una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno. I Vescovi del Portogallo hanno esortato ad assumere questo dovere di giustizia: L\u2019ambiente si situa nella logica del ricevere. \u00c8 un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva.<\/p>\n<p>PER UN\u2019 \u201cECOLOGIA INTEGRALE\u201d<br \/>\nUn\u2019ecologia integrale possiede tale visione ampia. Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l\u2019ambiente in modo isolato, perch\u00e9 non si pu\u00f2 porre la questione in maniera parziale. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori. Se non pulsa in esse questa domanda di fondo, non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti. Ma se questa domanda viene posta con coraggio, ci conduce inesorabilmente ad altri interrogativi molto diretti: A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perch\u00e9 questa terra ha bisogno di noi? Pertanto, non basta pi\u00f9 dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c\u2019\u00e8 in gioco \u00e8 la dignit\u00e0 di noi stessi. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l\u2019umanit\u00e0 che verr\u00e0 dopo di noi. \u00c8 un dramma per noi stessi, perch\u00e9 ci\u00f2 chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra.<br \/>\nLe previsioni catastrofiche ormai non si possono pi\u00f9 guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell\u2019ambiente ha superato le possibilit\u00e0 del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, pu\u00f2 sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta gi\u00e0 avvenendo periodicamente in diverse regioni. L\u2019attenuazione degli effetti dell\u2019attuale squilibrio dipende da ci\u00f2 che facciamo ora, soprattutto se pensiamo alla responsabilit\u00e0 che ci attribuiranno coloro che dovranno sopportare le peggiori conseguenze. La difficolt\u00e0 a prendere sul serio questa sfida \u00e8 legata ad un deterioramento etico e culturale, che accompagna quello ecologico. L\u2019uomo e la donna del mondo postmoderno corrono il rischio permanente di diventare profondamente individualisti, e molti problemi sociali attuali sono da porre in relazione con la ricerca egoistica della soddisfazione immediata, con le crisi dei legami familiari e sociali, con le difficolt\u00e0 a riconoscere l\u2019altro. Molte volte si \u00e8 di fronte ad un consumo eccessivo e miope dei genitori che danneggia i figli, che trovano sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 ad acquistare una casa propria e a fondare una famiglia. Inoltre, questa incapacit\u00e0 di pensare seriamente alle future generazioni \u00e8 legata alla nostra incapacit\u00e0 di ampliare l\u2019orizzonte delle nostre preoccupazioni e pensare a quanti rimangono esclusi dallo sviluppo. Non perdiamoci a immaginare i poveri del futuro, \u00e8 sufficiente che ricordiamo i poveri di oggi, che hanno pochi anni da vivere su questa terra e non possono continuare ad aspettare. Perci\u00f2, oltre alla leale solidariet\u00e0 intergenerazionale, occorre reiterare l\u2019urgente necessit\u00e0 morale di una rinnovata solidariet\u00e0 intragenerazionale.<br \/>\n*(Papa Francesco, LAUDATO SI\u2019. Enciclica sulla cura della casa comune, San Paolo edizioni 2015)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Claudia Fanti*: BRASILIANI CONTRO GLI ATTI GOLPISTI. LA DEMOCRAZIA RESTA IN PERICOLO &#8211; AMERICA LATINA. LULA: BOLSONARO \u00abRESPONSABILE DIRETTO\u00bb DELL\u2019ASSALTO AGLI EDIFICI DELLE ISTITUZIONI DELL\u20198 GENNAIO 2023. AL MOMENTO SOLO 25 CONDANNE.<br \/>\n\u00c8 stata la celebrazione della \u00abvittoria della democrazia\u00bb quella che si \u00e8 svolta ieri a un anno esatto dall\u2019invasione delle sedi del Parlamento, della Corte suprema e del Planalto a Brasilia. E per l\u2019occasione sulla facciata delle due torri del Congresso \u00e8 stata proiettata l\u2019immagine della bandiera del Brasile con la scritta \u00abla democrazia ci unisce\u00bb. Cos\u00ec sembrerebbe, in effetti: secondo il sondaggio Genial\/Quaest di domenica, sarebbero nove brasiliani su dieci a condannare gli atti golpisti dell\u20198 gennaio 2023.<\/strong><\/p>\n<p>Che la democrazia sia uscita rafforzata da quel tentativo di colpo di stato non \u00e8 per\u00f2 opinione condivisa. Non solo perch\u00e9 quella democrazia sembra ancora incapace di liberarsi dalle incrostazioni del passato coloniale e dall\u2019eredit\u00e0 della dittatura militare \u2013 i cui difensori, al contrario, hanno rafforzato la loro presenza all\u2019interno del Congresso -, ma anche perch\u00e9 i veri responsabili dell\u2019attacco alle sedi dei tre poteri sono ancora tutti in libert\u00e0: militari, parlamentari, imprenditori. I soliti sospetti, insomma, delle classi dominanti.<\/p>\n<p>OLTRE NATURALMENTE a lui, l\u2019ex presidente Bolsonaro. Lo stesso che aveva cercato di far passare tra i suoi elettori il messaggio che il potere giudiziario stesse remando contro il suo governo, che aveva sollecitato la partecipazione delle forze armate nella verifica della regolarit\u00e0 del voto, che aveva pi\u00f9 volte e senza prove \u2013 persino di fronte agli ambasciatori stranieri \u2013 messo in discussione la sicurezza del sistema elettronico e che infine si era rifiutato di riconoscere la propria sconfitta mandando cos\u00ec un segnale ben preciso ai suoi sostenitori. Lo stesso, soprattutto, che, stando alla testimonianza resa alla giustizia dal suo aiutante di campo Mauro Cid, si era consultato con i militari sulla maniera migliore per eseguire un colpo di stato.<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 un responsabile diretto\u00bb dietro il golpe, ha non a caso dichiarato Lula in un\u2019intervista al quotidiano on-line Metr\u00f3poles riferendosi a Bolsonaro, accusato di aver pianificato il colpo di stato e di essersi poi \u00abcodardamente nascosto\u00bb scappando dal paese prima del suo insediamento. Ed \u00e8 quanto ha sostenuto anche il decano del Supremo tribunale federale Gilmar Mendes, definendo \u00abinequivocabile\u00bb la \u00abresponsabilit\u00e0 politica\u00bb dell\u2019ex presidente: se i militari si sono mostrati tanto accomodanti con i golpisti \u00e8 perch\u00e9 avevano ricevuto \u00abun qualche incoraggiamento da parte della stessa presidenza della Repubblica\u00bb.<br \/>\nIl rischio che sia lui che gli altri responsabili possano farla franca \u2013 ponendo cos\u00ec le condizioni per un nuovo tentativo golpista in un futuro prossimo \u2013 \u00e8 per\u00f2 tutt\u2019altro che remoto.<br \/>\nSE IERI LA CORTE suprema ha emesso altri 47 mandati giudiziari contro finanziatori e sostenitori degli atti dell\u20198 gennaio, al momento sono state condannate, a pene che variano dai 10 ai 17 anni, appena 25 persone, mentre delle oltre duemila arrestate durante l\u2019invasione delle sedi dei tre poteri solo 66 restano in carcere: a tutte le altre, al posto della prigione, sono state applicate misure come l\u2019uso del braccialetto elettronico, il divieto di uscire dal paese, la revoca del passaporto.<br \/>\n\u00ab\u00c8 solo una questione di tempo\u00bb, ha tuttavia voluto rassicurare il presidente, promettendo giustizia \u00abdi fatto e di diritto\u00bb ed esprimendo la convinzione \u00abche questo paese attraverser\u00e0 tutto il XXI secolo senza pi\u00f9 colpi di stato\u00bb.<br \/>\nEd \u00e8 non a caso sotto il titolo \u00abDemocracia Inabalada\u00bb, cio\u00e8 salda, sicura, inattaccabile, che \u00e8 stata organizzata ieri (nel momento in cui scriviamo si sta ancora svolgendo) una cerimonia nel Sal\u00e3o negro del Congresso alla presenza, oltre che di Lula, del presidente della Corte suprema Lu\u00eds Roberto Barroso, di quello del Senato Rodrigo Pacheco, di ministri, parlamentari, governatori, sindaci e molte altre personalit\u00e0 della societ\u00e0 civile.<br \/>\nDI \u00abINABALADO\u00bb, per\u00f2, non sembra esserci molto, al di l\u00e0 delle odi alla democrazia: di fronte all\u2019intensa polarizzazione politica, al sempre latente scontro tra i poteri dello stato e all\u2019ancora molto diffusa pretesa dei militari che spetti a loro intervenire, in caso di conflitto tra le istituzioni, per riportare l\u2019ordine nel paese, le minacce alla democrazia appaiono tutt\u2019altro che scongiurate.<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto. Claudia Fanti: Giornalista, scrive da pi\u00f9 di 20 anni sul settimanale Adista, collabora con \u201cil manifesto\u201d e con altre testate.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; LE 10 CITTADINE PI\u00d9 INQUIETANTI DEGLI STATI UNITI. CASE DIROCCATE, STRADE FATISCENTI, LUOGHI ABBANDONATI: SU TIKTOK STA TORNANDO DI MODA PARLARE DELLE CREEPY SMALL TOWN<\/strong><\/p>\n<p>01 &#8211; BODIE, CITT\u00c0 FANTASMA IN CALIFORNIA.<br \/>\nSu TikTok impazzano i video sulle \u201cCreepy small town\u201d degli Stati Uniti: si tratta di villaggi, cittadine o paesini che oggi possono essere considerati a tutti gli effetti citt\u00e0-fantasma. Lo stato di abbandono in cui versano ha fatto s\u00ec che, nel corso degli anni, iniziassero a circolare voci spettrali sul loro conto tra leggende metropolitane e disastri epocali che hanno segnato la vita di chi le abitava. Ecco un elenco delle 10 cittadine pi\u00f9 inquietanti americane.<br \/>\nSituata nella contea di Mono in California Bodie \u00e8 una delle citt\u00e0 fantasma pi\u00f9 conosciute d&#8217;America per la sua&#8230;<br \/>\nSituata nella contea di Mono, in California, Bodie \u00e8 una delle citt\u00e0 fantasma pi\u00f9 conosciute d&#8217;America per la sua avvincente storia. Nel 1859, una squadra di cercatori vi scopr\u00ec l&#8217;oro e nel 1876 la gente del posto vide la propria citt\u00e0 fiorire proprio grazie a questa scoperta. Solo un paio di anni dopo, la popolazione di Bodie era cresciuta fino a raggiungere un numero di abitanti compreso tra i sette e le diecimila persone. Nel 1915 per\u00f2, dopo anni sempre pi\u00f9 bui, la citt\u00e0 era stata gi\u00e0 praticamente abbandonata. Ci\u00f2 che la rende cos\u00ec straordinaria ancora \u00e8 lo stato di conservazione degli edifici e di quello che c&#8217;\u00e8 al loro interno. Tutto sembra congelato da oltre un secolo.<\/p>\n<p>02 &#8211; CENTRALIA, PENNSYLVANIA<br \/>\nCentralia, Pennsylvania. La cittadina, situata nella profonda zona mineraria della Pennsylvania, fu evacuata nel 1962 a causa di feroci incendi sotterranei che colpirono una miniera di carbone. Il fumo \u00e8 continuato a uscire dal terreno per molti anni, tanto che alcuni per gioco, provavano a cuocere delle uova in tegamini poggiati a terra. Molti degli abitanti, come il signor Mervine, hanno convissuto per decenni con i fumi nocivi vivendo in un clima di perenne inquitudine visto che, da un momento all&#8217;altro, il suolo sarebbe potuto implodere.<\/p>\n<p>03- VIRGINIA CITY E NEVADA CITY, MONTANA<br \/>\nSituate a circa un miglio di distanza nella contea di Madison, nel Montana, Virginia City e Nevada City hanno ciascuna la propria storia interessante. Entrambe furono protagoniste del periodo della corsa all&#8217;oro, con Nevada City nota per uno dei &#8220;pi\u00f9 ricchi giacimenti dell&#8217;oro nell&#8217;ovest delle Rocky Mountains&#8221;. Virginia City, d&#8217;altra parte, un tempo era la casa della famigerata donna avventuriera Calamity Jane. Entrambe le citt\u00e0 hanno edifici risalenti al 1800 e offrono ai visitatori uno sguardo sul glorioso passato del vecchio Far West.<br \/>\nQuesta cittadina un tempo era la capitale dello stato dell&#8217;Alabama ma nel corso degli anni \u00e8 diventata pi\u00f9 conosciuta&#8230;<\/p>\n<p>04 &#8211; OLD CAHAWBA, ALABAMA<br \/>\nQuesta cittadina, un tempo, era la capitale dello stato dell&#8217;Alabama, ma nel corso degli anni \u00e8 diventata pi\u00f9 conosciuta per la sua fama di cittadina spettrale che per la sua storia politica, arrivando addirittura ad assumere l&#8217;appellativo di &#8220;citt\u00e0 fantasma pi\u00f9 famosa dell&#8217;Alabama&#8221;. Il \u201cmerito\u201d di questo titolo \u00e8 dovuto alle leggende di attivit\u00e0 paranormali che circolano in merito a questo luogo. Si racconta di una sfera misteriosa vista nel labirinto del giardino di propriet\u00e0 del Ufficiale dell&#8217;esercito confederato della guerra civile Christopher Claudius Pegues. La Guida digitale ai fantasmi e ai luoghi infestati dell&#8217;Alabama elenca molti altri esempi di presunti fantasmi e inquietanti, non solo nel Parco archeologico di Old Cahawba, ma in tutto lo stato dell&#8217;Alabama.<\/p>\n<p>05 -EAST BETHANY, NEW YORK<br \/>\nIn realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 molto da vedere o da fare a East Bethany, questo piccolo villaggio nello stato di New York. Molti dei turisti che lo visitano, per\u00f2, si definiscono \u201ccacciatori di fantasmi\u201d che vengono per la presunta attrazione paranormale dell&#8217;edificio ora noto come Rolling Hills Asylum. Originariamente creato come ospizio per i poveri della contea di Genesee, la location \u00e8 stata utilizzata in \u201cAmerican Horror Story: Asylum\u201d. L&#8217;Asylum negli ultimi tempi ha cavalcato la sua storia inquietante e ora offre dei tour per gli appassionati cercartori di fantasmi e altre attivit\u00e0 spettrali per i visitatori.<br \/>\nSi sa che lo stato della Louisiana ha una lunga storia di fantasmi ma una citt\u00e0 vicina a questo stato ha una storia&#8230;<\/p>\n<p>06 -THIBODAUX, LOUISIANA<br \/>\nSi sa che lo stato della Louisiana ha una lunga storia di fantasmi, ma una citt\u00e0 vicina a questo stato ha una storia molto particolare. Si dice infatti che Thibodaux sia maledetta: la cittadina, che si trova sul fiume Bayou Lafourche, negli anni \u00e8 stata teatro di numerosi momenti di violenza. Il pi\u00f9 noto, a sfondo razziale, \u00e8 stato il \u201cmassacro di Thibodaux\u201d avvenuto nel 1887 dopo uno sciopero dei lavoratori della canna da zucchero. Lo sciopero dur\u00f2 tre settimane e si concluse con la devastazione provocata dalle forze paramilitari bianche che si scagliarono contro la stragrande maggioranza dei lavoratori neri in sciopero. Non si sa quante persone siano state uccise, ma \u00e8 possibile che fossero centinaia. Secondo molti gli spiriti di queste vittime continuano ad aleggiare nella Laurel Valley Plantation.<br \/>\nAll&#8217;inizio del XX secolo una coppia di cercatori si imbatt in una ricchezza di rame da queste parti ben presto furono&#8230;<\/p>\n<p>07 &#8211; KENNECOTT, ALASKA<br \/>\nAll&#8217;inizio del XX secolo, una coppia di cercatori si imbatt\u00e9 in una ricchezza di rame da queste parti: ben presto furono create diverse miniere per estrarlo, inaugurando un&#8217;era di prosperit\u00e0 per la cittadina. Nel novembre del 1938, tuttavia, il rame si esaur\u00ec e non molto dopo l&#8217;ultimo treno lasci\u00f2 Kennecott, con la citt\u00e0 abbandonata. Ora i turisti possono visitare le vecchie miniere e vedere ci\u00f2 che resta di una citt\u00e0 un tempo ricca.L&#8217;ospedale Kennecott (a sinistra) si distingueva come l&#8217;unico edificio imbiancato della citt\u00e0. La stragrande maggioranza delle altre strutture cittadine, compresi i dormitori dei lavoratori (a destra), erano dipinte di rosso, il colore meno costoso all&#8217;epoca. L&#8217;ospedale Kennecott \u00e8 stato anche il sito della prima macchina a raggi X in Alaska.<\/p>\n<p>08 &#8211; THURMOND, VIRGINIA OCCIDENTALE<br \/>\nOggi, la citt\u00e0 di Thurmond, nel Virginia Occidentale, \u00e8 sinonimo di isolamento. Collegata al mondo esterno da una sola strada e da un binario ferroviario, oggi \u00e8 tagliata completamente fuori dalla civilt\u00e0. Nel 2018, la popolazione era di sole cinque persone, ma un tempo era un fiorente centro di estrazione del carbone. Ancora oggi, gran parte della citt\u00e0 \u00e8 ora conservata come appariva decenni fa: passare da queste parti ricorda quanto velocemente un luogo pu\u00f2 passare dal successo a trasformarsi in una citt\u00e0 fantasma.<br \/>\nOggi la citt\u00e0 di Thurmond nel Virginia Occidentale \u00e8 sinonimo di isolamento. Collegata al mondo esterno da una BITMAPPED)sola&#8230;<\/p>\n<p>09 &#8211; WAILUKU, HAWAII<br \/>\nQuando si pensa alle Hawaii probabilmente ci si immagina la vacanza da sogno con palme ondeggianti, mare cristallino e spiagge assolate. Ma Wailuku, citt\u00e0 del celebre arcipelago, fa eccezione a tutto questo, essendo famosa per una storia spettrale. Wailuku ospita il Teatro \u012aao, la cui storia risale agli anni &#8217;20, quando un fantasma di una donna si sarebbe stabilito nel teatro.<br \/>\nQuando si pensa alle Hawaii probabilmente ci si immagina la vacanza da sogno con palme ondeggianti mare cristallino e&#8230;<\/p>\n<p>10 &#8211; RHYOLITE, NEVADA<br \/>\nRhyolite, nel Nevada, \u00e8 un&#8217;altra citt\u00e0 un tempo prospera che \u00e8 ora diventata inquietante. La corsa all&#8217;oro port\u00f2 una popolazione significativa nell&#8217;area: la citt\u00e0 ebbe un periodo florido con un teatro dell&#8217;opera e persino una borsa. Ma nel 1907 inizi\u00f2 il panico finanziario che provoc\u00f2 la crisi dell&#8217;economia e nel 1911 la miniera di Montgomery Shoshone fu chiusa. La citt\u00e0 \u00e8 ormai sostanzialmente abbandonata da pi\u00f9 di un secolo, con molti degli edifici rimanenti di cui restano solo le rovine. Secondo le leggende metrpolitane, la citt\u00e0 sarebbe ancora oggi infestata dai molti che hanno lasciato qui le loro fortune Rhyolite nel Nevada \u00e8 un&#8217;altra citt\u00e0 un tempo prospera che \u00e8 ora diventata inquietante. La corsa all&#8217;oro port\u00f2 una&#8230;<br \/>\n.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Perch\u00e9 \u00e8 un problema se le famiglie pi\u00f9 povere sono quelle con pi\u00f9 figli.(*)Da alcuni anni, il numero di nuovi nati segna un <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=44520\" title=\"n\u00b002 &#8211; 13 Gennaio 2024 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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