{"id":43971,"date":"2023-12-03T08:49:49","date_gmt":"2023-12-03T08:49:49","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43971"},"modified":"2023-12-03T22:38:18","modified_gmt":"2023-12-03T22:38:18","slug":"n48-2-dicembre-2023-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43971","title":{"rendered":"N\u00b048 \u2013 02\/12\/2023 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca: La Senatrice La Marca presenta un&#8217;ulteriore interrogazione sul reciproco riconoscimento delle patenti di guida Italia &#8211; Qu\u00e9bec<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Emiliano Brancaccio*: L\u2019apologia del sottosviluppo GOVERNO ED ECONOMIA. La scienza economica ci dice che quando un paese parte da prestazioni cos\u00ec smaccatamente pi\u00f9 penose degli altri, dovrebbe anche disporre di margini di miglioramento maggiori, che solitamente si manifestano in tassi di crescita pi\u00f9 elevati che altrove. Ebbene, per adesso questo fenomeno in Italia non si \u00e8 affatto verificato.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Lorenzo Tecleme*: \u00abclima, triplicare il nucleare\u00bb. Alla cop28 l\u2019atomo ora \u00e8 verde &#8211; il summit. Stati uniti, Francia e altri 20 paesi lanciano l\u2019appello \u00abcontro il riscaldamento globale\u00bb (ndr sempre peggio)<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Lorenzo Tecleme*: scandali, defezioni, lobbisti: la Cop 28 di Dubai parte male-<\/strong><br \/>\n<strong>05 \u2013 Antonio Piemonte*:7 cose da sapere su cop28, la prossima conferenza sul clima<\/strong><br \/>\n<strong>Si svolge a Dubai, \u00e8 guidata dall&#8217;Ad dell&#8217;azienda petrolifera di stato e dovr\u00e0 fare il punto sugli impegni presi dai paesi nel 2015 a Parigi<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Qual \u00e8 la differenza tra consiglio europeo e consiglio dell\u2019Unione europea<\/strong><br \/>\n<strong>Sono entrambi organi intergovernativi ma svolgono funzioni differenti: il consiglio europeo definisce priorit\u00e0 e strategie, mentre il consiglio dell\u2019Ue esercita una funzione legislativa e di bilancio.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Come l\u2019Ue verifica l\u2019attuazione dei Pnrr negli stati membri. L\u2019invio di risorse dall\u2019Unione europea ai paesi membri \u00e8 vincolato al conseguimento delle scadenze previste dai piani nazionali di ripresa e resilienza, e non solo. (*)<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Vittoria Torsello, Cristina Giron\u00e8s, Giovana Far\u00eca*: democrazia sotto, i deepfake sono diventati un&#8217;arma.<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; SIMONE VALESINI*: La carne coltivata \u00e8 davvero amica dell&#8217;ambiente? La verit\u00e0 \u00e8 che si tratta di una tecnologia ancora agli albori, e al momento non \u00e8 chiaro se sar\u00e0 mai conveniente sul piano della sostenibilit\u00e0 economica e non solo<\/strong><br \/>\n<strong>10 \u2013 On. F. LaMarca PD*: Un mio pensiero per il 25 novembre, giornata internazionale per l\u2019eliminazione della violenza contro le donne.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca: LA SENATRICE LA MARCA PRESENTA UN&#8217;ULTERIORE INTERROGAZIONE SUL RECIPROCO RICONOSCIMENTO DELLE PATENTI DI GUIDA ITALIA &#8211; QU\u00c9BEC<br \/>\nRoma, 30.11.2023 &#8211; La Senatrice La Marca deposita un&#8217;ulteriore interrogazione a risposta scritta per sollecitare i Ministri dei Trasporti e degli Esteri a comunicare quale sia lo stato dell&#8217;arte delle interlocuzioni in atto e a informare l&#8217;interrogante su quali siano gli impedimenti affinch\u00e9 si possa procedere con la conclusione dei protocolli d&#8217;intesa, riguardo all&#8217;Accordo Quadro tra Italia e Canada per il reciproco riconoscimento delle patenti di guida, siglato ormai 6 anni fa. A sottoscrivere l&#8217;interrogazione anche i colleghi e le colleghe, Senatori e Senatrici, Camusso, Furlan, Delrio e altri.<br \/>\n&#8220;Nei mesi scorsi, prima con un&#8217;interrogazione e poi con un intervento in Aula, ho riacceso i riflettori su una questione annosa che reca non pochi disagi ai tanti italiani residenti in Qu\u00e9bec e ai cittadini quebbechesi in Italia, quella del reciproco riconoscimento delle patenti di guida. Non avendo ricevuto risposta n\u00e9 all&#8217;interrogazione presentata nel gennaio del 2023 e n\u00e9 all&#8217;intervento, torno ulteriormente sull&#8217;argomento per rimarcare la totale indifferenza di questo Governo verso le questioni importanti che riguardano i nostri concittadini residenti fuori dall&#8217;Italia.&#8221;<br \/>\n&#8220;Sono passati 6 anni dalla firma dell&#8217;Accordo Quadro tra Italia e Canada per il reciproco riconoscimento delle patenti di guida. Nonostante i miei numerosi interventi in questi anni, non si \u00e8 ancora pervenuti ad una conclusione, n\u00e9 risultano al momento ipotesi temporali relative alla conclusione delle trattative. Auspico quindi una rapida risposta da parte dei ministeri interpellati&#8221;. Cos\u00ec la senatrice La Marca, commenta la presentazione dell&#8217;interrogazione.<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca &#8211; 3\u00aa Commissione &#8211; Affari Esteri e Difesa-Electoral College &#8211; North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 &#8211; Emiliano Brancaccio*: L\u2019APOLOGIA DEL SOTTOSVILUPPO GOVERNO ED ECONOMIA. LA SCIENZA ECONOMICA CI DICE CHE QUANDO UN PAESE PARTE DA PRESTAZIONI COS\u00cc SMACCATAMENTE PI\u00d9 PENOSE DEGLI ALTRI, DOVREBBE ANCHE DISPORRE DI MARGINI DI MIGLIORAMENTO MAGGIORI, CHE SOLITAMENTE SI MANIFESTANO IN TASSI DI CRESCITA PI\u00d9 ELEVATI CHE ALTROVE. EBBENE, PER ADESSO QUESTO FENOMENO IN ITALIA NON SI \u00c8 AFFATTO VERIFICATO.<\/p>\n<p>L\u2019occasione, per lei, giunge dai dati Istat sugli occupati: nell\u2019ultimo anno si registra un incremento occupazionale di quasi mezzo milione di unit\u00e0. Il governo interpreta la notizia come fosse una prova empirica del suo eccelso operato. Per i media prevalenti anche la pi\u00f9 elementare delle verifiche sembra una perdita di tempo: meglio plaudire pi\u00f9 presto e pi\u00f9 forte degli altri.<br \/>\nEppure, qualche precisazione bisogner\u00e0 pur farla.<\/p>\n<p>Il primo chiarimento necessario \u00e8 che, con la sola eccezione dell\u2019anno orribile della pandemia, in Italia incrementi non dissimili dell\u2019occupazione si sono verificati sotto tutti i governi dopo quello di Monti, con un record post-pandemico nei mesi a cavallo tra gli esecutivi Conte e Draghi. Se poi si vuol proprio giocare a chi si prende i meriti, allora bisogna tener conto del fatto che l\u2019occupazione risponde alle politiche di governo sempre con un certo ritardo, che la letteratura scientifica solitamente stima di circa un anno. Per quanto possa suscitarle fastidio, ci\u00f2 significa che in queste ore Meloni si sta al massimo vantando di una dinamica le cui origini risalgono ai mesi di Draghi, cos\u00ec come Draghi si rallegrava di una crescita eventualmente imputabile alle politiche di Conte, e cos\u00ec via a ritroso.<br \/>\nCensis, le metafore del presente: sonnambulo \u00e8 il sistema, non chi gli resiste<br \/>\nMa l\u2019aspetto forse pi\u00f9 increscioso, per i candidi di palazzo Chigi, \u00e8 il confronto con il resto d\u2019Europa. L\u2019Italia registra infatti la pi\u00f9 bassa percentuale di occupati in rapporto alla forza lavoro disponibile: appena il 65%, ben nove punti sotto la media europea. Si tratta forse del record negativo maggiormente caratteristico delle specifiche arretratezze dell\u2019economia italiana, essendo determinato soprattutto dalla bassissima quota di occupazione femminile: al di sotto di quella maschile di 15 punti percentuali, il divario pi\u00f9 ampio di tutta l\u2019Ue, persino oltre quello di Romania o Grecia. Se esiste un segno incontrovertibile di persistenza nel nostro paese delle tipiche anticaglie del capitalismo patriarcale, \u00e8 esattamente questo.<\/p>\n<p>Ora, la scienza economica ci dice che quando un paese parte da prestazioni cos\u00ec smaccatamente pi\u00f9 penose degli altri, dovrebbe anche disporre di margini di miglioramento maggiori, che solitamente si manifestano in tassi di crescita pi\u00f9 elevati che altrove. Ebbene, per adesso questo fenomeno in Italia non si \u00e8 affatto verificato, tantomeno sotto Meloni. Basti notare che nell\u2019ultimo anno l\u2019occupazione in Italia \u00e8 cresciuta meno della media europea. Con un effetto sul tasso di occupazione, specialmente femminile, che non \u00e8 minimamente in grado di compensare l\u2019enorme ritardo rispetto agli altri paesi dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>La situazione di arretratezza del capitalismo italiano, del resto, \u00e8 testimoniata anche da altri dati, che un tempo si sarebbero definiti \u00abdi struttura\u00bb. Un esempio di queste ore \u00e8 l\u2019annuncio dei quasi tremila licenziamenti di Alitalia. Spente ormai da tempo le abbaglianti luci berlusconiane sugli \u00abimprenditori coraggiosi\u00bb che avrebbero dovuto preservarne l\u2019italianit\u00e0, la ex compagnia di bandiera \u00e8 ormai ridotta a un osso spolpato.<\/p>\n<p>Mentre Francia e Germania governavano con risolutezza i processi di centralizzazione del settore, l\u2019Italia del trasporto aereo \u00e8 all\u2019ultimo atto di una commedia dell\u2019anti-politica industriale tutta scritta seguendo il rassegnato precetto di Guido Carli: il governo dell\u2019economia \u00e8 una roba complessa che possono permettersi solo le nazioni avanzate, mentre ai paesi arretrati tocca solo di abbracciare la croce del libero mercato e sperare che gli vada bene.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle fanfare panglossiane della destra di governo, a noi non sta andando affatto bene. Al punto che anche parlare di declino sembra un eufemismo. La verit\u00e0 \u00e8 che i capitani del capitalismo italiano e i loro fedeli servitori al governo sembrano ormai capaci di una cosa soltanto: crogiolarsi in un\u2019apologia del sottosviluppo.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Lorenzo Tecleme. Giornalista freelance che collabora con Domani, Jacobin, Repubblica e Valori, giovanissimo attivista di Fridays for Future che ha curato il libro \u201cGuida rapida alla fine del mondo.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; Lorenzo Tecleme*: \u00abCLIMA, TRIPLICARE IL NUCLEARE\u00bb. ALLA COP28 L\u2019ATOMO ORA \u00c8 VERDE &#8211; IL SUMMIT. STATI UNITI, FRANCIA E ALTRI 20 PAESI LANCIANO L\u2019APPELLO \u00abCONTRO IL RISCALDAMENTO GLOBALE\u00bb (ndr sempre peggio)<br \/>\nUn palco bianco circondato dalle palme, sullo sfondo 22 bandiere e una scritta nera che svetta: \u00abTRIPLICARE L\u2019ENERGIA NUCLEARE ENTRO IL 2050\u00bb. Se i primi giorni ufficiali di Cop28 sono stati assorbiti dalle notizie sul loss&amp;damage, il terzo giorno \u00e8 sicuramente quello dell\u2019energia atomica. Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Giappone, Emirati Arabi Uniti e altre 17 nazioni hanno annunciato un accordo per triplicare la potenza nucleare installata entro met\u00e0 secolo.<\/p>\n<p>DA DUBAI lo hanno rivelato al mondo i rappresentanti dei paesi coinvolti, in prima fila il presidente francese Macron e l\u2019inviato speciale per il clima statunitense Kerry. \u00abNon stiamo dicendo che questa sia un\u2019alternativa assoluta ad altre fonti di energia\u00bb ha spiegato l\u2019ex Segretario di stato di Washington \u00abma la scienza e la realt\u00e0 dei fatti ci dicono che non si pu\u00f2 arrivare ad emissioni nette zero senza nucleare\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019accordo riguarda una data estremamente lontana nel tempo \u2013 il 2050, quando il grosso delle emissioni andrebbe tagliato nei prossimi dieci o quindici anni per rimanere sotto i +1.5\u00b0C di aumento della temperatura media globale \u2013 e non coinvolge due grandi potenze nucleari come Cina e Russia. Ma il fatto stesso che ad una Cop si parli in modo cos\u00ec esplicito di energia atomica nel contesto della de carbonizzazione \u00e8 un segnale politico notevole. Jeff Ordower, direttore per gli Usa dell\u2019associazione ecologista 350.org, \u00e8 stato tra i primi a criticare l\u2019accordo: \u00abNon abbiamo tempo da perdere in distrazioni pericolose come il nucleare\u00bb.<\/p>\n<p>ASCOLTA IL PODCAST DI LORENZO TECLEME DA DUBAI<\/p>\n<p>NELLA PARTITA dell\u2019atomo, per\u00f2, sembra fare un passo di lato l\u2019Italia. Roma non ha firmato la dichiarazione, e nel suo discorso alla sessione plenaria di Cop28 la premier Meloni non ha menzionato il tema. Non solo: interrogata dai giornalisti durante l\u2019incontro con la stampa, il capo del governo si \u00e8 mostrato insolitamente prudente. \u00abNon sono sicura che ricominciando da capo l\u2019Italia non possa rimanere indietro\u00bb ha dichiarato, aggiungendo poi di essere pronta a ricredersi di fronte ad evidenze contrarie. La sua risposta si \u00e8 chiusa con un riferimento alla fusione nucleare, \u00abgrande sfida italiana\u00bb.<\/p>\n<p>In campo energetico, l\u2019equivalente del proverbiale lancio di palla in tribuna: \u00e8 di fissione che parla la dichiarazione dei 22, e nessuno sa se e quando la fusione sar\u00e0 disponibile. Una timidezza notevole per quell\u2019esecutivo che nel vicino passato ha parlato di rilancio del nucleare nella penisola.<\/p>\n<p>I negoziati intanto proseguono. Per le prime bozze di risoluzione finale bisogner\u00e0 aspettare la prossima settimana, ma ieri le agenzie hanno battuto per tutta la giornata i lanci di nuovi accordi collaterali. L\u2019annuncio atteso sulla triplicazione dell\u2019energia rinnovabile a livello globale entro il 2030 \u00e8 arrivato. Lo hanno firmato 116 paesi, ma l\u2019obiettivo \u00e8 quello di farlo finire sul documento conclusivo della Conferenza \u2013 che vale per tutti e su cui tutti devono essere d\u2019accordo.<\/p>\n<p>GLI STATI UNITI, arrivati a questa Cop stanchi e con poche promesse in mano, hanno scoperto le loro carte su due temi chiave: carbone e metano. La prima novit\u00e0 \u00e8 anche la pi\u00f9 clamorosa: Washington aderisce alla Powering Past Coal Alliance, impegnandosi cos\u00ec a non costruire nuove centrali a carbone (se non abated, cio\u00e8 accompagnate da complessi e costosissimi sistemi di cattura e stoccaggio della CO2) e promettendo di pianificare la chiusura di quelle esistenti \u00abin un lasso di tempo compatibile col mantenimento dei +1.5\u00b0C\u00bb.<\/p>\n<p>Potenzialmente una delle notizie migliori della giornata. Sul metano, gli Usa parlano di una serie di misure che dovrebbero nelle intenzioni ridurre le emissioni di questo gas climalterante dell\u201980% in 15 anni. Il metano degrada in atmosfera pi\u00f9 velocemente della CO2, ma ha un effetto sulle temperature decine di volte pi\u00f9 potente.<\/p>\n<p>SEMPRE DAL CONTINENTE americano, ma un po\u2019 pi\u00f9 a sud, arriva una seconda novit\u00e0. La Colombia \u00e8 la prima nazione latinoamericana ad aderire alla Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty Iniziative, una proposta di trattato sui combustibili fossili modellato sull\u2019esempio degli accordi che hanno contribuito a frenare la diffusione delle armi nucleari nel mondo. \u00abDobbiamo evitare l\u2019omicidio del pianeta\u00bb ha detto il presidente colombiano Petro, il primo di sinistra nella storia del paese. Fino ora l\u2019iniziativa era stata condivisa solo da un pugno di stati insulari \u2013 Vanatu, Tuvalu, Fiji, Isole Salomone, Tonga, Niue, Timor Est, Barbados, Palau \u2013 e da due entit\u00e0 sovranazionali, il Parlamento Europeo e l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0.<\/p>\n<p>IERI I CAPI di stato e di governo hanno lasciato Dubai. Finito il summit dei leader, ha inizio la fase pi\u00f9 complessa di ogni Cop, con meno annunci roboanti e pi\u00f9 lavorio diplomatico. Solo alla fine di queste due settimane ne conosceremo gli esiti.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Lorenzo Tecleme. Giornalista freelance che collabora con Domani, Jacobin, Repubblica e Valori, giovanissimo attivista di Fridays for Future che ha curato il libro \u201cGuida rapida alla fine del mondo.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; LORENZO TECLEME*: SCANDALI, DEFEZIONI, LOBBISTI: LA COP 28 DI DUBAI PARTE MALE.<br \/>\nArabia Esaudita. Pesano l\u2019assenza a sorpresa di Biden e la defezione annunciata di Xi, il presidente Al Jaber a capo della compagnia petrolifera emiratina. I paesi conservatori non vogliono che nella risoluzione finale si menzionino i combustibili fossili. Tra i nodi caldi il loss&amp;damage, per risarcire i Paesi pi\u00f9 colpiti dalla crisi climatica. Al posto del papa, influenzato, andr\u00e0 il segretario di stato Parolin, ma non \u00e8 la stessa cosa.<br \/>\nDefezioni, scandali, boicottaggi. La Cop28 di Dubai, che ha inizio in queste ore, sta diventando un problema di credibilit\u00e0 per l\u2019intero processo negoziale sul contrasto al riscaldamento globale a guida Nazioni Unite. E si configura sempre pi\u00f9 come la Cop della reazione fossile.<\/p>\n<p>Le Cop (acronimo di Conference of Parties), sono incontri annuali promossi dall\u2019Unfccc, la Convenzione delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici cui hanno aderito tutti i paesi del Pianeta. Si tengono ogni anno in una location diversa, e la nazione ospitante ottiene automaticamente anche la presidenza di turno.<\/p>\n<p>LA VENTOTTESIMA edizione che ha inizio oggi a Dubai dovr\u00e0 affrontare diversi temi chiave. Molto del negoziato si giocher\u00e0 sulle parole usate: il blocco dei paesi pi\u00f9 conservatori non vuole che si menzionino i combustibili fossili nella risoluzione finale.<br \/>\nAlla Cop26 di Glasgow, nel 2021, si nomin\u00f2 per la prima volta il carbone, ma i paesi che ne sono pi\u00f9 dipendenti \u2013 soprattutto Cina e India \u2013 ottennero che si parlasse di riduzione dell\u2019uso, non di eliminazione, e soprattutto che ci si riferisse ai soli impianti unabated, cio\u00e8 non accompagnati da sistemi di cattura e stoccaggio della Co2. Sulla presenza o meno della locuzione \u00abcombustibili fossili\u00bb nel documento finale, e sulla differenza tra riduzione ed eliminazione, si aspettano duri scontri.<br \/>\nLA SECONDA QUESTIONE sul tavolo \u00e8 quella del loss&amp;damage. Si tratta del principale lascito dell\u2019edizione precedente, la Cop27 di Sharm el-Sheik, e di un tema relativamente recente nei negoziati. Da tempo i paesi del cosiddetto sud globale \u2013 Africa, America Latina, Sud-Est asiatico \u2013 chiedono che siano le nazioni pi\u00f9 industrializzate a pagare per i danni che gi\u00e0 oggi la crisi climatica sta causando.<br \/>\nL\u2019anno scorso si raggiunse a sorpresa un accordo di massima, grazie soprattutto al peso negoziale della Cina, grande sponsor dell\u2019iniziativa. Ma su chi debba mettere i soldi, a quanti paesi vadano, chi gestisca questi flussi di denaro, non c\u2019\u00e8 ancora chiarezza.<\/p>\n<p>IL PETROLIERE CON I PIANI PI\u00d9 ANTI-CLIMA? GLI EMIRATI, PADRONI DI CASA DI COP28<br \/>\nI negoziati intermedi hanno visto contrapporsi da un lato le nazioni a basso reddito, che chiedono di ampliare la platea dei riceventi e di affidare i fondi ad una istituzione ad hoc.<br \/>\nDall\u2019altro i paesi occidentali, su tutti gli Stati Uniti, che vorrebbero far gestire il processo alla Banca Mondiale e concedere l\u2019accesso al minor numero possibile di nazioni. Dubai potrebbe essere il luogo adatto a trovare un compromesso.<br \/>\nI PUNTI SUL TAVOLO sono insomma molti. Ma Cop28 sembra aprirsi gi\u00e0 stanca, travolta dalle polemiche e disertata da alcuni leader chiave. Di certo non ha aiutato la presidenza in mano agli Emirati Arabi Uniti, una nazione che ha fondato la sua ricchezza sul petrolio.<br \/>\nIl presidente designato, Sultan Al Jaber, \u00e8 anche ceo dell\u2019Abu Dhabi National Oil Company, la compagnia estrattiva di stato emiratina, e di Masdar, societ\u00e0 specializzata in energie rinnovabili. Un petroliere a capo dei negoziati sul clima, una prima volta inquietante. Specie dopo che la Bbc ha rivelato, in uno scoop di pochi giorni fa, che Al Jaber avrebbe usato gli incontri preparatori della Conferenza per trattare nuovi accordi relativi ai combustibili fossili per conto della sua azienda. L\u2019interessato nega e parla di accuse \u00abfalse, scorrette e imprecise\u00bb, ma lo scandalo ormai \u00e8 scoppiato.<br \/>\nE la presidenza non \u00e8 l\u2019unico punto debole del summit. Due anni di tensioni geopolitiche \u2013 dall\u2019Ucraina a Taiwan passando per Gaza \u2013 hanno allontanato le grandi potenze mondiali. E senza il dialogo tra le principali capitali, su tutte Washington e Pechino, non esiste azione per il clima.<\/p>\n<p>AL VIA IL GREENWASHING A DUBAI<br \/>\nL\u2019INVIATO SPECIALE per il clima statunitense John Kerry ha incontrato il suo omologo cinese Xie Zhenhua poche settimane fa. Un segnale di apertura importante, ma messo in secondo piano dalla defezione di Xi Jinping, attesa, e di Joe Biden, inaspettata: nessuno dei due parteciper\u00e0 al summit di Dubai.<br \/>\nPersino il Papa, che per la prima volta aveva annunciato l\u2019intenzione di essere presente ad una Cop, non sar\u00e0 della partita, al suo posto probabilmente andr\u00e0 il segretario di Stato Pietro Parolin. La causa \u00e8 un\u2019influenza, ma il presagio non \u00e8 dei migliori. L\u2019Unione Europea poi, in altre occasioni attenta a presentarsi come capofila dell\u2019azione climatica, sembra arrivare debole alla vigilia. La crisi energetica ha distratto i governi e indebolito il Green Deal, mentre il nuovo commissario incaricato dei negoziati, l\u2019olandese Wopke Hoekstra, ha un passato come consulente di Shell.<br \/>\nGLI SCANDALI e la scarsa ambizione dimostrata dai governi hanno scoraggiato gli ecologisti, ma ringalluzzito il settore dei combustibili fossili.<br \/>\nSecondo l\u2019ong Global Witness erano 673 i lobbisti accreditati a Cop27. Quest\u2019anno potrebbero essere ancora di pi\u00f9. Di certo c\u2019\u00e8 che, dopo una fase di accelerazione delle politiche di transizione, il summit di Dubai rischia di segnare un passo indietro, minando la credibilit\u00e0 dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite. La Cop della reazione fossile, appunto<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Lorenzo Tecleme, Giornalista freelance che collabora con Domani, Jacobin, Repubblica e Valori, Lorenzo Tecleme \u00e8 un giovanissimo attivista di Fridays for Future che ha curato il libro \u201cGuida rapida alla fine del mondo.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 \u2013 Antonio Piemonte*:7 COSE DA SAPERE SU COP28, LA PROSSIMA CONFERENZA SUL CLIMA. SI SVOLGE A DUBAI, \u00c8 GUIDATA DALL&#8217;AD DELL&#8217;AZIENDA PETROLIFERA DI STATO E DOVR\u00c0 FARE IL PUNTO SUGLI IMPEGNI PRESI DAI PAESI NEL 2015 A PARIGI<br \/>\nCop28, la ventottesima edizione della Conferenza delle parti delle Nazioni unite dedicata al clima, si apre gioved\u00ec 30 novembre a Dubai: richiama negli Emirati Arabi Uniti settantamila partecipanti, il numero pi\u00f9 alto di sempre. Dopo l&#8217;accordo sul fondo per perdite e danni raggiunto l&#8217;anno scorso alla Cop di Sharm el Sheikh, in Egitto, a Dubai si attendono i dettagli operativi. Ma il piatto principale del menu emiratino \u00e8 senz&#8217;altro il cosiddetto global stocktake, cio\u00e8 il primo \u201ctagliando\u201d dell&#8217;accordo di Parigi siglato nel 2015.<\/p>\n<p>Le 10 cose da sapere su Cop28:<\/p>\n<p>\u2022 Cosa sono le Cop<br \/>\n\u2022 Cop28 a Dubai<br \/>\n\u2022 Il nodo del petrolio<br \/>\n\u2022 La situazione internazionale<br \/>\n\u2022 L&#8217;accordo di Parigi e il tagliando<br \/>\n\u2022 Il nuovo fondo per loss and damage<br \/>\n\u2022 Nodo fake news<\/p>\n<p>COSA SONO LE COP<br \/>\nLa Conferenza delle parti sul clima nasce dalla Conferenza di Rio del 1992 per raccogliere attorno a un tavolo tutti i Paesi del globo allo scopo di tagliare le emissioni di gas serra. Il mondo attuale \u00e8 molto diverso da quello del 1992: la Cina di oggi ha definitivamente abbandonato la povert\u00e0, l\u2019India \u00e8 ben avviata sulla strada dello sviluppo. Ma, nonostante oggi inquinino moltissimo, la posizione nei trattati \u00e8 rimasta la stessa, e anche gli oneri, parametrati alle emissioni degli anni Novanta.<br \/>\n\u00c8 difficile dare l&#8217;idea della complessit\u00e0 di queste conferenze: oltre centottanta paesi, ognuno con decine di negoziatori, un calendario fittissimo. Le posizioni negoziali, in un&#8217;assemblea del genere, spesso sono agli antipodi: per questo i lavori vengono preparati con ampio anticipo dai cosiddetti sherpa. Il voto finale non avviene per alzata di mano ma con una procedura chiamata consenso: in mancanza di opposizioni evidenti, la mozione passa.<\/p>\n<p>COP28 A DUBAI<br \/>\nLa Cop28 si terr\u00e0 a Dubai, negli Emirati arabi, nel quartiere Expo City. A ospitare negoziatori, membri delle ong e media sar\u00e0 una struttura enorme (la cosiddetta Blue zone); ci sar\u00e0, inoltre, un\u2019area dedicata alla societ\u00e0 civile (Green zone). Novanta tra ristoranti e caff\u00e8 serviranno 250mila pasti al giorno, dichiarano gli organizzatori, tutti \u201callineati all&#8217;obiettivo di contenere il riscaldamento entro gli 1,5 gradi\u201d con un conteggio calorico preliminare sui menu<br \/>\nI grattacieli con hotel a sette stelle, lo sfarzo ostentato e le piste da sci nei centri commerciali non fanno di Dubai una citt\u00e0 dalla fama di attenta alla sostenibilit\u00e0, ma le autorit\u00e0 dichiarano di prendere sul serio la transizione energetica e di essere sulla strada di una riconversione.<\/p>\n<p>EMISSIONI DI CO2 DI UNA FABBRICA TEDESCA<br \/>\nUN NUOVO MODO DI TASSARE LE EMISSIONI DI CO2<br \/>\nAlcuni studiosi propongono di prendere di mira i profitti, e non i consumi. In questo modo la tassazione sarebbe pi\u00f9 equa. E potrebbe davvero spingere a ridurre l&#8217;inquinamento<\/p>\n<p>Il nodo del petrolio<br \/>\nCop28 avverr\u00e0 in un paese produttore di petrolio e il presidente \u00e8 Sultan Ahmed Al Jaber, amministratore delegato della Abu Dhabi national Oil company (Adnoc), la compagnia petrolifera statale. Scelte contestate dagli attivisti. \u201cComprendo il ragionamento, ma dal mio punto di vista \u00e8 necessario dialogare anche con queste realt\u00e0 &#8211; afferma Silvia Francescon, esperta di politica estera per il think tank italiano Ecco -. Si tratta di interlocutori necessari per arrivare a un negoziato realmente rappresentativo\u201d.<br \/>\nChe conferenza sar\u00e0? \u201cDa Madrid in poi le Cop sono state esclusivamente politiche &#8211; chiosa Jacopo Bencini, policy advisor del gruppo di ricerca Italian Climate Network, che aggrega scienziati e studiosi italiani -. L\u2019accordo di Parigi \u00e8 chiuso, il Paris Rulebook \u00e8 entrato in vigore: ora bisogna solo applicarli e implementarli. Dal punto di vista negoziale, insomma, credo che non ci saranno grandi passi in avanti, a parte le decisioni sul global stocktake&#8221;. \u201cSono convinto per\u00f2 che vedremo &#8211; prosegue Bencini &#8211; una Conferenza della parte a due velocit\u00e0&#8221;. Se nelle sale negoziali potrebbe essere un anno di transizione, dice l&#8217;esperto, &#8220;a latere mi aspetto un iperattivismo emiratino, con molti annunci su finanza e rinnovabili&#8221;. Perch\u00e9 il minuscolo Paese mediorientale \u00e8 ansioso di sfruttare la visibilit\u00e0 garantita dalla kermesse globale, e forte delle note disponibilit\u00e0 di denaro l&#8217;occasione \u00e8 buona per stringere qualche nuova alleanza e proiettare l&#8217;influenza all&#8217;estero. Nei mesi scorsi Dubai ha promesso all&#8217;Africa 5 miliardi per la cooperazione climatica.<br \/>\nQuest&#8217;anno i lobbisti (da sempre tanti, vengono contati tutti gli anni dalle ong) dovranno indicare sul badge l\u2019organizzazione di appartenenza. Baster\u00e0 a far luce sui partecipanti a Cop? Sono inoltre rigorosamente vietate le proteste al di fuori dell\u2019area di Cop28, niente slogan politici, equipaggiamento video rigorosamente schedato per tutti i giornalisti che entrano nel Paese. Le limitazioni nelle applicazioni di messagging in vigore nel Paese mediorientale, da Whatsapp a Telegram, non renderanno facili le comunicazioni.<br \/>\nLa battaglia per smascherare i lobbisti di gas e petrolio alle conferenze sul clima<br \/>\nDalla prossima Cop, in programma a Dubai, i rappresentanti delle fonti fossili dovranno esibire dei tesserini che identificano la loro appartenenza<\/p>\n<p>LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE<br \/>\nCi sono altri fattori da considerare alla vigilia. L&#8217;incontro tra i presidenti di Cina e Stati Uniti, Xi Jinping e Joe Biden, delle scorse settimane, dopo anni di tensioni, ha aperto uno spiraglio per chi crede nella cooperazione tra i due giganti, che sono anche i maggiori inquinatori globali. Durer\u00e0? \u201cNon ci possiamo permettere di non essere speranzosi &#8211; riflette Francescon -. I negoziati sul clima, del resto, hanno sempre aiutato il dialogo diplomatico. E l&#8217;incontro tra i due leader \u00e8 incoraggiante; non va dimenticato che nel 2015 l&#8217;intesa tra Washington e Pechino fu determinante per arrivare all&#8217;accordo di Parigi\u201d.<br \/>\n\u201cPer noi sar\u00e0 un successo solo se si verificheranno due condizioni &#8211; annuncia Chiara Martinelli, direttrice di Climate Action Network Europe, rete che raccoglie 180 organizzazioni ambientaliste continentali -. Primo, un impegno concreto nella dichiarazione finale all&#8217;eliminazione di tutte le fonti fossili, il cosiddetto phase out. Secondo, pi\u00f9 finanziamenti veri per tutti paesi poveri: fair funded future potrebbe essere lo slogan\u201d. Una buona notizia, al riguardo, \u00e8 giunta pochi giorni fa: sarebbe stato raggiunto l&#8217;obiettivo di cento miliardi in aiuti per la crisi climatica all&#8217;anno, secondo dati preliminari dell&#8217;Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. La promessa era stata fatta a Copenaghen nel 2009, e il traguardo arriva tre anni dopo rispetto all&#8217;obiettivo fissato per il 2020, ma era inaspettato. La Cop28 avviene in quello che \u00e8 ormai riconosciuto come l&#8217;anno pi\u00f9 caldo della storia e non si contano i disastri ambientali.<\/p>\n<p>L&#8217;ACCORDO DI PARIGI E IL TAGLIANDO<br \/>\nCon l\u2019accordo di Parigi del 2015 per la prima volta tutti i Paesi si sono impegnati a mantenere la temperatura \u201cben al di sotto\u201d dei 2 gradi rispetto all\u2019era preindustriale e a proseguire gli sforzi per restare entro gli 1,5 gradi, soglia ritenuta pi\u00f9 sicura per combattere i devastanti effetti del cambiamento climatico. Il problema, fanno notare gli scienziati, \u00e8 che il mondo \u00e8 gi\u00e0 arrivato oltre gli 1,3 gradi e il margine di manovra \u00e8 estremamente ridotto. L\u2019accordo di Parigi stabilisce che ogni Paese fissi da s\u00e9 i propri obiettivi climatici (N.d.C &#8211; National determined contributions).<br \/>\nMa il mondo sapr\u00e0 chi bara, con il global stocktake. Si tratta del controllo dei compiti a casa, da tenersi ogni cinque anni a partire dal 2023. Al momento, ognuno fa i conti a modo proprio, rendendo molto difficile il lavoro di comparazione. Gli indicatori dicono che con gli impegni presi fino a oggi l&#8217;aumento delle temperature non rester\u00e0 coonfinato entro i limiti di Parigi, ma sfiorer\u00e0 i 3 gradi entro il 2100.<br \/>\nSultan Ahmed al-Jaber durante la Abu Dhabi International Petroleum Exhibion and Conference sponsorizzata da Adnoc<br \/>\nLa prossima conferenza del clima sar\u00e0 guidata da un manager del petrolio<br \/>\nMembro di spicco del governo degli Emirati arabi uniti, il presidente di Cop28 Sultan Ahmed Al Jaber \u00e8 a capo della compagnia petrolifera nazionale e favorevole ad aumentare gli investimenti per i combustibili fossili di 600 miliardi fino al 2030<\/p>\n<p>IL NUOVO FONDO PER LOSS AND DAMAGE<br \/>\nLetteralmente \u201cperdite e danni\u201d, la terza gamba della finanza climatica, dopo mitigazione (ridurre, cio\u00e8, le emissioni serra), e adattamento (predisporre misure di contenimento per prepararsi agli eventi estremi). Se la Cop di Sharm, partita sotto tono, si \u00e8 conclusa con un successo \u00e8 perch\u00e9 in Egitto si \u00e8 deciso di istituire un nuovo fondo.<br \/>\nUn incontro ad Abu Dhabi a inizio novembre ha formalizzato alcune raccomandazioni da portare a Cop28. La pi\u00f9 controversa riguarda la possibilit\u00e0 di ospitare il fondo presso la Banca Mondiale, dominata dagli Stati Uniti. Troppo potere all&#8217;Occidente, sostiene alcuni paesi, che lo accusano essersi arricchito sfruttando l&#8217;energia derivata dalle fonti fossili e chiedono di poter fare lo stesso. Il gruppo negoziale G77 + Cina &#8211; composto dagli Stati in via di sviluppo con l&#8217;aggiunta di Pechino &#8211; spinge in questo senso, ed \u00e8 dotato del peso per spostare gli equilibri.<br \/>\nUn altro punto nodale del nascituro fondo sar\u00e0 l\u2019allargamento della base dei donatori. \u201cI paesi che hanno inquinato di pi\u00f9 storicamente devono ovviamente contribuire per primi &#8211; dice Chiara Martinelli di Climate Action Network Europe &#8211; anche per togliere un alibi agli altri: \u00e8 a quel punto che giganti come Cina e India saranno costretti a entrare in gioco\u201d. L\u2019obiettivo \u00e8 rendere il fondo operativo gi\u00e0 nel 2024. A dare il buon esempio potrebbe essere l&#8217;Unione europea: il nuovo commissario al clima Wopke Hoekstra nei giorni scorsi ha annunciato \u201cun sostanziale contributo finanziario da parte della Ue e dei suoi stati membri\u201d. \u201cSembrava tutto bloccato a livello continentale: poi la dichiarazione di Hoesktra e quella congiunzione che include tutti gli Stati membri lasciano ben sperare\u201d chiosa Bencini.<\/p>\n<p>NODO FAKE NEWS<br \/>\nSe dopo il sesto rapporto del Panel intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc, il gruppo di scienziati che assiste l&#8217;Onu sul tema) \u00e8 assodato che la crisi a cui assistiamo ha una matrice industriale, la disinformazione negli anni \u00e8 cambiata, raffinando le armi e adattandole al mutato contesto: \u201cNon si parla pi\u00f9 di negazionismo &#8211; rileva Martinelli &#8211; ma l&#8217;accento si \u00e8 spostato sul fatto che le soluzioni proposte a oggi non funzionerebbero e aumenterebbero povert\u00e0 e disuguaglianze\u201d. Un argomento non privo di mordente tra i cittadini esasperati dall&#8217;inflazione, ma che piace molto anche al Sud globale. Il compromesso tra istanze climatiche, economiche e sociali sar\u00e0 il sacro Graal dei prossimi anni.<br \/>\n*(Fonte: Wired. Antonio Piemonte \u00b7 | SAP Analyst Consultant presso Accenture Italia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; QUAL \u00c8 LA DIFFERENZA TRA CONSIGLIO EUROPEO E CONSIGLIO DELL\u2019UNIONE EUROPEA<br \/>\nSONO ENTRAMBI ORGANI INTERGOVERNATIVI MA SVOLGONO FUNZIONI DIFFERENTI: IL CONSIGLIO EUROPEO DEFINISCE PRIORIT\u00c0 E STRATEGIE, MENTRE IL CONSIGLIO DELL\u2019UE ESERCITA UNA FUNZIONE LEGISLATIVA E DI BILANCIO.<br \/>\nDefinizione<br \/>\nIl consiglio europeo e il consiglio dell\u2019Unione europea sono la voce degli stati membri all\u2019interno del sistema istituzionale Ue. Hanno entrambi un carattere intergovernativo e riuniscono rappresentanti dei paesi membri. Per questo e per la denominazione simile vengono spesso confusi. Tuttavia svolgono funzioni distinte.<br \/>\nIl consiglio europeo \u00e8 composto dai capi di stato o di governo dei 27 stati membri ed \u00e8 titolare del potere di indirizzo politico. Esiste informalmente da diversi decenni ma \u00e8 stato formalizzato definitivamente, nella sua forma odierna, nel 2007, con il trattato di Lisbona.<br \/>\nCome definito dal trattato sull\u2019Unione europea (Tue), esso \u201cd\u00e0 all\u2019Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorit\u00e0 generali \u201c. Individuando le linee strategiche (elaborando una apposita agenda) e di gestione delle crisi. Oltre ai capi di stato o governo, ne fanno parte il presidente del consiglio stesso e il presidente della commissione. Con la partecipazione aggiuntiva dell\u2019alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.<br \/>\nL\u2019organo si riunisce due volte ogni semestre su convocazione del presidente. Le sue funzioni sono di carattere decisionale, perlopi\u00f9 esercitando competenze di politica estera e sicurezza comune. Inoltre svolge un ruolo importante in alcune procedure di nomina per incarichi di alto profilo a livello Ue, in particolare:<\/p>\n<p>\u2022 ELEGGE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO;<br \/>\n\u2022 PROPONE IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA;<br \/>\n\u2022 NOMINA L\u2019ALTO RAPPRESENTANTE DELL\u2019UNIONE PER GLI AFFARI ESTERI E LA POLITICA DI SICUREZZA;<br \/>\n\u2022 NOMINA IL COLLEGIO DEI COMMISSARI, IL COMITATO ESECUTIVO E IL PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA.<br \/>\nIl consiglio dell\u2019Unione europea, detto anche consiglio dei ministri europei o pi\u00f9 semplicemente consiglio, \u00e8 invece composto da ministri, anch\u2019essi in rappresentanza del proprio stato. Esso esercita, congiuntamente al parlamento, la funzione legislativa e di bilancio. Non ha un presidente fisso: la presidenza viene ricoperta, su base rotazionale, da ognuno degli stati membri.<\/p>\n<p>Lista delle presidenze del consiglio dell\u2019Ue<br \/>\nAl suo interno, il consiglio \u00e8 composto di una serie di gruppi (detti anche consigli tecnici, formazioni o configurazioni): attualmente sono 10, distinti per argomento. \u00c8 assistito da un segretariato generale e affiancato da un organo ausiliare: il Coreper (commissione permanente dei rappresentanti), composto dai capi e dai vice-capi delegazione degli stati membri, che ha il compito di svolgere i lavori preparatori alle sedute del consiglio.<br \/>\nAssieme al parlamento, il consiglio assolve alla funzione legislativa. In alcune materie riveste ancora un ruolo di preminenza rispetto al parlamento, ma non in tutte e il loro numero si \u00e8 ridotto nel corso del tempo.<br \/>\nSi occupa inoltre di coordinare le politiche degli stati membri in alcuni ambiti: politiche economiche e di bilancio; istruzione, cultura, giovent\u00f9 e sport; politica occupazionale. Inoltre elabora la politica estera e di sicurezza comune, conclude accordi internazionali e adotta il bilancio dell\u2019Ue.<br \/>\nDATI<br \/>\nAll\u2019interno del consiglio europeo, solitamente le decisioni vengono prese secondo il criterio del consenso (ovvero quando nessun paese membro si oppone alla decisione) e solo in alcuni casi si ricorre alla maggioranza (qualificata o semplice) oppure all\u2019unanimit\u00e0. Nel consiglio dell\u2019Unione europea invece la scelta del sistema di voto dipende dalla questione analizzata, ma prevale quello della maggioranza qualificata, che prevede la compresenza di due maggioranze: degli stati (55%) e della popolazione (65%).<br \/>\nIl peso demografico degli stati membri nel consiglio dell\u2019Unione europea<br \/>\nPer raggiungere la maggioranza nel consiglio Ue conta anche il peso demografico di ciascun paese membro<br \/>\nIl peso dei singoli paesi all\u2019interno del consiglio dell\u2019Unione europea dipende dalla popolazione residente. I paesi pi\u00f9 popolosi sono la Germania, la Francia e l\u2019Italia, che infatti pesano per il 18,59%, il 15,16% e il 13,32% rispettivamente.<\/p>\n<p>ANALISI<br \/>\nSia il consiglio europeo che il consiglio dell\u2019Unione europea sono organi a carattere intergovernativo, poich\u00e9 vi si incontrano rappresentanti dei governi nazionali che difendono gli interessi del proprio paese. Vari studiosi hanno tuttavia evidenziato come questo aspetto confederale abbia, nel consiglio dell\u2019Unione europea, una componente pi\u00f9 marcatamente sovranazionale, evidente nella sua funzione legislativa, ma anche nel ricorso al voto per maggioranza, rispetto a quello basato sul consenso.<br \/>\nSecondo alcune interpretazioni, il consiglio europeo svolgerebbe una funzione analoga a quella di un monarca costituzionale all\u2019interno di un sistema parlamentare. Un monarca in grado di rappresentare l\u2019unit\u00e0, l\u2019identit\u00e0, la continuit\u00e0 e i valori dell\u2019Unione. Negli anni infatti quest\u2019organo si \u00e8 espanso, non soltanto come attivit\u00e0 ma anche come area di competenza, diventando sempre pi\u00f9 un\u2019autorit\u00e0, con una sua propria sovranit\u00e0.<br \/>\nIl consiglio dell\u2019Unione europea per contro rappresenterebbe una sorta di \u201ccamera alta\u201d all\u2019interno di un sistema di bicameralismo imperfetto. Proprio in recenti proposte di riforma dell\u2019Ue il tentativo \u00e8 quello di andare verso un vero e proprio bicameralismo, riducendo i poteri del consiglio e modificando il sistema di votazione.<br \/>\nEntrambi gli organi vanno infine distinti dal consiglio d\u2019Europa. Esso non \u00e8 un\u2019istituzione europea ma un\u2019organizzazione internazionale, con sede a Strasburgo, che riunisce 46 paesi europei e la cui missione \u00e8 quella di promuovere la democrazia e proteggere i diritti umani e lo stato di diritto in Europa.<br \/>\n(FONTE: elaborazione openpolis su dati consiglio europeo e consiglio dell\u2019Ue)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; COME L\u2019UE VERIFICA L\u2019ATTUAZIONE DEI PNRR NEGLI STATI MEMBRI. L\u2019INVIO DI RISORSE DALL\u2019UNIONE EUROPEA AI PAESI MEMBRI \u00c8 VINCOLATO AL CONSEGUIMENTO DELLE SCADENZE PREVISTE DAI PIANI NAZIONALI DI RIPRESA E RESILIENZA, E NON SOLO.<\/p>\n<p>DEFINIZIONE<br \/>\nOgni sei mesi la commissione europea effettua dei controlli sui paesi. Verifica che abbiano completato, nei tempi stabiliti, le scadenze definite nei rispettivi piani di ripresa e resilienza (Pnrr). Solo dopo tale controllo, procede all\u2019erogazione dei fondi concordati.<br \/>\nQuesta procedura \u00e8 definita all\u2019interno degli accordi operativi che ogni stato membro ha firmato con la commissione Ue. Prevede confronti trimestrali tra Bruxelles e il governo nazionale, per monitorare l\u2019andamento del piano. E definisce i meccanismi di verifica del conseguimento dei singoli milestone e target.<\/p>\n<p>CHE COSA SI INTENDE PER SCADENZE PNRR.<br \/>\nIl processo di valutazione inizia quando lo stato membro presenta alla commissione la richiesta di finanziamento. Dopo averla ricevuta, la commissione prepara entro due mesi un documento di valutazione. E chiede al comitato economico e finanziario \u2013 composto da due rappresentanti per stato membro \u2013 di fornire un suo parere entro quattro settimane. Se il comitato individua delle mancanze gravi da parte di un paese, pu\u00f2 chiedere che la questione venga analizzata anche in sede di consiglio europeo. Oltre al raggiungimento di milestone e target, viene verificato che tutti gli interventi gi\u00e0 implementati per il raggiungimento di scadenze passate non siano stati revocati. Una condizione anch\u2019essa necessaria all\u2019invio dei finanziamenti.<\/p>\n<p>A questo punto la commissione \u00e8 chiamata a decidere se erogare tutte le risorse stabilite. Oppure se inviarne solo una parte, nel caso in cui venissero confermate mancanze o irregolarit\u00e0. In questo secondo caso, il resto dei fondi viene sospeso e lo stato coinvolto ha sei mesi di tempo per completare le scadenze in ritardo. Se ci\u00f2 non avviene, la commissione pu\u00f2 stabilire una riduzione dell\u2019ammontare totale indirizzato a quel piano nazionale. Da notare comunque che nei casi in cui alcuni milestone o target risultino impossibili da raggiungere per condizioni oggettive, i governi nazionali hanno la possibilit\u00e0 di presentare una versione rivista dei rispettivi Pnrr.<\/p>\n<p>QUANTO E COME PU\u00d2 ESSERE MODIFICATO IL PNRR.<br \/>\nPer prendere queste decisioni, la commissione segue la cosiddetta comitatologia. Cio\u00e8 una serie di procedure che la invitano a tenere fortemente in considerazione il parere espresso dal comitato, pur non obbligandola. La commissione \u00e8 infatti libera di votare a maggioranza semplice, laddove non sia stato possibile raggiungere un consenso unanime, che rimane l\u2019opzione preferibile. Trattandosi di un organo politico, possiamo dire la decisione finale sull\u2019erogazione dei fondi \u00e8 prettamente politica, in quanto appannaggio esclusivo dei voti dei singoli commissari.<\/p>\n<p>DATI<br \/>\nA oggi, solo Italia e Spagna hanno ricevuto la terza tranche di finanziamenti. D\u2019altra parte questi due paesi sono anche quelli a cui il dispositivo di ripresa e resilienza destina complessivamente pi\u00f9 risorse. Al primo 191,5 miliardi e al secondo 69,5. Ricevere pi\u00f9 fondi \u00e8 connesso a un maggior numero di misure e scadenze da completare. Di conseguenza \u00e8 logico che Italia e Spagna richiedano e ricevano nuove rate ogni 6 mesi, mentre altri paesi che hanno piani meno corposi no. Non \u00e8 indicativo di una maggiore o minore capacit\u00e0 di realizzare il piano.<br \/>\nA proposito degli altri stati membri, 21 hanno ricevuto il pre-finanziamento, pari e non oltre al 13% dell\u2019ammontare totale indirizzato a ciascun Pnrr. Mentre 19 paesi hanno avuto la prima rata e 7 la seconda.<\/p>\n<p>PNRR: FINORA L\u2019ITALIA HA RICEVUTO OLTRE 85 MILIARDI<br \/>\nLE TRANCHE DI RISORSE PNRR INVIATE AI PAESI UE<\/p>\n<p>Mancano all&#8217;appello 5 stati membri. Ungheria, Polonia, Paesi Bassi e Svezia hanno avuto l&#8217;approvazione dalla commissione europea dei rispettivi Pnrr, ma non hanno ancora richiesto la prima tranche di pagamento. L&#8217;Irlanda invece ha inviato la domanda a Bruxelles ma \u00e8 ancora in attesa di ricevere il pagamento.<\/p>\n<p>ANALISI<br \/>\nIl processo di verifica semestrale dell&#8217;attuazione dei piani e la conseguente erogazione dei finanziamenti andr\u00e0 avanti fino al 2026, con i meccanismi che abbiamo descritto. Incluso l&#8217;appannaggio praticamente esclusivo della commissione europea nel decidere se inviare le risorse o meno.<br \/>\nLo slittamento di questo processo a un livello pi\u00f9 politico che tecnico ha delle conseguenze. Perch\u00e9 pone il piano nazionale di ripresa e resilienza al centro di trattative pi\u00f9 ampie, relative ad altre questioni politiche. Nel tempo alcuni momenti cruciali del Pnrr italiano per esempio &#8211; come la richiesta di modifica dell&#8217;agenda &#8211; si sono intrecciati ad altri negoziati tra Roma e Bruxelles. Come la ratifica della riforma del meccanismo europeo di stabilit\u00e0 (Mes) e quella del patto di stabilit\u00e0. O ancora le elezioni del parlamento europeo di giugno 2024.<br \/>\nInoltre, alle altre partite in gioco si aggiunge per l&#8217;Italia una considerazione pi\u00f9 generale. \u00c8 il paese membro a cui sono destinate pi\u00f9 risorse per il Pnrr. Il fallimento del piano italiano costituirebbe dunque un fallimento per l\u2019intero progetto europeo. La commissione in primis ha interesse a evitare questo esito e dunque a valutare in modo meno rigido l\u2019operato italiano.<br \/>\nTuttavia questi meccanismi nel lungo termine rischiano di avere un impatto. Soprattutto sulla capacit\u00e0 di restituire i fondi in prestito, per quei paesi che li hanno richiesti e ricevuti. Come abbiamo spiegato in altri approfondimenti infatti, le risorse economiche che l&#8217;Ue ha destinato ai paesi non sono solo sovvenzioni (338 miliardi di euro), ma anche e soprattutto prestiti (385,8 miliardi). L&#8217;idea che alimenta l&#8217;impianto di ripresa e resilienza \u00e8 che completando tutti gli interventi previsti, i paesi in questione vivranno un processo di sviluppo tale da consentirgli di restituire i soldi ricevuti in prestito. Un assunto che chiaramente pone grandi aspettative e responsabilit\u00e0, specialmente per quegli stati, in primis il nostro, che ricevono le cifre pi\u00f9 alte. A maggior ragione dunque servirebbe un pi\u00f9 rigido controllo tecnico da parte delle istituzioni europee. Sull&#8217;effettivo conseguimento delle scadenze e delle misure previste, nonch\u00e9 sulla realizzazione concreta di opere e interventi.<br \/>\n(FONTE: elaborazione openpolis su dati commissione europea)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>08 &#8211; Vittoria Torsello Cristina Giron\u00e8s Giovana Far\u00eca*: DEMOCRAZIA SOTTO, I DEEPFAKE SONO DIVENTATI UN&#8217;ARMA. SONO SEMPRE PI\u00d9 REALISTICI. E sempre pi\u00f9 in grado di confondere gli utenti online, alimentando la disinformazione. Uno strumento utilizzato per destabilizzare la societ\u00e0, come racconta questa inchiesta\u2026Un estratto del video deepfake del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, contrassegnato da un utente Twitter con la scritta rossa che annuncia come il contenuto sia ingannevole.<\/p>\n<p>Questo articolo ha ricevuto il supporto di Investigative journalism for Europe<br \/>\n\u201cNon c&#8217;\u00e8 bisogno di morire in questa guerra. Vi consiglio di vivere,&#8221; intimava la voce seria del presidente dell&#8217;Ucraina Volodymyr Zelensky in uno dei video diventato virale a marzo 2022, poco dopo l&#8217;invasione della Russia, seguito da un altro del presidente russo Vladimir Putin, che parlava di una resa pacifica. Pur essendo di bassa qualit\u00e0, i filmati sono riusciti a diffondersi velocemente, creando confusione e con l\u2019obiettivo finale di trasmettere una narrazione distorta.<\/p>\n<p>Nell&#8217;universo digitale, dove i confini tra realt\u00e0 e finzione sono sempre pi\u00f9 labili, \u00e8 emerso un ulteriore mezzo che mette in discussione la realt\u00e0 proiettata sui nostri schermi: i deepfake. Si tratta di montaggi iperrealistici che imitano l&#8217;aspetto o la voce di una persona. Dall&#8217;inizio della guerra tra Russia e Ucraina, il loro uso \u00e8 stato un\u2019arma di conflitto, infiltrandosi in ogni angolo dei social network. Nonostante le reazioni quasi immediate e il debunking che ne \u00e8 seguito, la loro circolazione \u00e8 stata pi\u00f9 efficace in determinati casi.<\/p>\n<p>LA CORSA DEI DEEPFAKE<br \/>\n\u201cSiamo creature molto visive, ci\u00f2 che vediamo influenza ci\u00f2 che pensiamo, percepiamo e crediamo &#8211; sostiene Victor Madeira, giornalista ed esperto di controspionaggio russo e disinformazione -. I deepfake rappresentano solo l&#8217;ultima arma progettata per confondere, sopraffare e, alla fine, paralizzare la presa di decisioni occidentale e la nostra volont\u00e0 di reagire\u201d. Mentre l&#8217;obiettivo \u00e8 minare la fiducia nell&#8217;informazione, nei media e nella democrazia, il potere derivante da questa manipolazione attrae le piattaforme online. Sebbene queste ultime non siano legalmente obbligate a monitorare, individuare e rimuovere i deepfake dannosi, \u00e8 nel loro interesse adottare politiche proattive per implementare tali strumenti e dare priorit\u00e0 alla protezione degli utenti.<\/p>\n<p>Tuttavia, non sempre le necessit\u00e0 coincidono con gli interessi. \u201cIn quanto aziende, sono impegnate in una massiccia competizione per espandersi verso nuovi mercati, anche quando non hanno l&#8217;infrastruttura necessaria per proteggere effettivamente gli utenti\u201d, sostiene Luca Nicotra, campaign director di Avaaz, ong specializzata nell&#8217;indagine della disinformazione online. Guadagnare con questo tipo di disinformazione, ricevendo feedback positivi, diventa dunque pi\u00f9 vantaggioso, piuttosto che creare gli strumenti per impedirne la diffusione e salvaguardare gli utenti. E aggiunge: \u201cQualunque cosa accada con Facebook, Telegram, Instagram e altre piattaforme, \u00e8 necessaria una revisione finale da parte di personale addestrato, ma questo comporta dei costi\u201d.<\/p>\n<p>DA ORA SAR\u00c0 POSSIBILE ACCEDERE AI METADATI DI UN&#8217;IMMAGINE PER SAPERE SE \u00c8 STATA GENERATA O MODIFICATA DALL&#8217;AI<\/p>\n<p>CREARE UN DEEPFAKE<br \/>\nGli sviluppi dell&#8217;intelligenza artificiale generativa hanno sollevato preoccupazioni sulla capacit\u00e0 della tecnologia di creare e diffondere disinformazione su una scala senza precedenti. &#8220;Si arriva a un punto in cui diventa molto difficile per le persone capire se l&#8217;immagine ricevuta sul loro telefono \u00e8 autentica o meno&#8221;, sostiene Cristian Vaccari, professore di comunicazione politica presso la Loughborough University ed esperto in disinformazione. I contenuti prodotti inizialmente con pochi e semplici mezzi possono sembrare di scarsa qualit\u00e0, ma, attraverso modifiche necessarie, possono diventare credibili. Un esempio recente coinvolge la presunta critica della moglie del presidente americano Joe Biden riguardo alla gestione della crisi in Medio Oriente.<\/p>\n<p>&#8220;Gli strumenti esistono gi\u00e0 per produrre deepfake anche solo con un prompt di testo &#8211; avverte Jutta Jahnel, ricercatrice ed esperta in intelligenza artificiale presso il Karlsruhe Institute of Technology -. Chiunque pu\u00f2 crearli, questo \u00e8 un fenomeno recente. Si tratta di un rischio sistemico complesso per l&#8217;intera societ\u00e0\u201d. Un rischio sistemico di cui \u00e8 gi\u00e0 diventato difficile delineare i confini. Secondo l&#8217;ultimo rapporto del centro studi Freedom House, almeno 47 governi hanno utilizzato commentatori pro-governo per manipolare discussioni online a loro favore, raddoppiando il numero rispetto a un decennio fa. Per quanto riguarda l&#8217;uso dell&#8217;AI, \u201cnel corso dell&#8217;ultimo anno \u00e8 stata utilizzata in almeno 16 paesi per seminare dubbi, denigrare gli oppositori o influenzare il dibattito pubblico\u201d.<\/p>\n<p>Secondo gli esperti, la situazione sta peggiorando, e non \u00e8 facile individuare i responsabili in un ambiente saturo di disinformazione causato dalla guerra. &#8220;Il conflitto tra Russia e Ucraina sta causando una maggiore polarizzazione e una maggiore motivazione a inquinare l&#8217;ambiente informativo&#8221;, sostiene Erika Magonara, esperta di Enisa, l&#8217;agenzia europea della cybersecurity. Attraverso l&#8217;analisi di vari canali Telegram, \u00e8 emerso che i profili coinvolti nella diffusione di tali contenuti presentano caratteristiche specifiche. &#8220;C&#8217;\u00e8 una sorta di circolo vizioso &#8211; spiega Vaccari -. Le persone che hanno meno fiducia nelle notizie, nelle organizzazioni informative e nelle istituzioni politiche diventano disilluse e si affidano ai social media o a determinati circoli, seguendo un approccio del tipo &#8216;fai la tua ricerca&#8217; per contrastare le informazioni&#8221;. Il problema coinvolge non solo i creatori, ma anche i diffusori.<\/p>\n<p>IL CANDIDATO DI DESTRA ALLE ELEZIONI IN ARGENTINA, JAVIER MILEI<br \/>\nQuelle in Argentina sono le prime elezioni condizionate dall&#8217;intelligenza artificiale<br \/>\nI due sfidanti, Massa e Milei, si scontrano a colpi di contenuti generati dall&#8217;AI. Con rischi sulla tenuta della democrazia interna<br \/>\nINQUINARE LA POLITICA<br \/>\n\u201cLa disinformazione online, soprattutto durante i periodi elettorali e legata a narrazioni pro-Cremlino, rimane una preoccupazione costante\u201d, riportano le prime righe di Freedom House nella sezione dedicata all\u2019Italia. Dall\u2019inizio della guerra, la Russia ha lavorato su Facebook per diffondere la sua propaganda attraverso gruppi e account creati appositamente a tale scopo. L&#8217;analisi dei vari canali Telegram operanti in Italia e Spagna ha confermato questa tendenza, rivelando inclinazioni verso ideologie di estrema destra e sentimenti anti-establishment. Questi elementi hanno fornito terreno fertile per la propaganda pro-Cremlino. Tra le narrazioni pi\u00f9 diffuse, si trovano teorie che negano il massacro di Bucha, sostengono l&#8217;esistenza di biolaboratori americani in Ucraina e promuovono la narrazione sulla denazificazione dell&#8217;Ucraina stessa.<\/p>\n<p>Una tendenza diffusa \u00e8 stata la creazione di deepfake per parodiare i protagonisti politici della guerra, provocando un danno diffamatorio personale come principale conseguenza. Questo effetto \u00e8 stato confermato da uno studio recente condotto dal Lero Research Centre presso l&#8217;University College Cork su Twitter, nel quale si afferma che \u201cgli individui tendevano a trascurare o addirittura a incoraggiare i danni causati dai deepfake diffamatori quando erano diretti contro rivali politici\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Che cos&#8217;\u00e8 un deepfake? Fate un piccolo esercizio e provate ad osservare i vari personaggi politici italiani, come Meloni, Salvini, Conte, Draghi e altri. Vi sembrano uguali o sono un po&#8217; cambiati? Da quanto tempo [loro] utilizzano i deepfake?&#8221; Si legge questo messaggio su una delle chat Telegram analizzate. Mirare alla realt\u00e0 come se fosse un deepfake ha conseguenze negative sulla percezione della verit\u00e0. Questo riflette un&#8217;altra diretta conseguenza della diffusione dei deepfake in un ambiente informativo gi\u00e0 denso di manipolazioni, ci\u00f2 che gli accademici definiscono il &#8220;liar&#8217;s dividend&#8221;, ovvero l&#8217;incertezza informativa nell&#8217;ambiente mediatico che ne distorce ulteriormente la realt\u00e0. Ne \u00e8 un effetto la narrazione secondo la quale i media occidentali utilizzano l\u2019AI per manipolare la percezione del pubblico, sostenendo, per esempio, che la Russia non stia attaccando aree residenziali civili.<\/p>\n<p>La terza tendenza individuata \u00e8 l&#8217;assenza di debunking su Telegram. La mattina del 16 marzo 2022 ha segnato uno dei primi casi in cui un deepfake politico \u00e8 stato deliberatamente utilizzato per diffondere disinformazione in un contesto di conflitto, sottolineando l&#8217;impatto potenziale dei deepfake. In questo caso specifico, tali contenuti hanno alimentato credenze cospiratorie e generato uno scetticismo dannoso. Questo fenomeno sembra verificarsi pi\u00f9 frequentemente in determinati Paesi.<\/p>\n<p>IL CASO DI SPAGNA E ITALIA<br \/>\nUn ambiente digitale assediato dai deepfake \u00e8 ulteriormente messo a rischio dalla mancanza di adeguate contromisure. \u00c8 il caso di Spagna e Italia, dove &#8220;ci sono il doppio delle situazioni di disinformazione, ma risorse limitate per monitorare questo fenomeno&#8221;, sostiene Nicotra. Un rapporto del 2020 di Avaaz ha evidenziato questa tendenza, sottolineando come utenti di lingua italiana e spagnola possano essere maggiormente esposti alla disinformazione. &#8220;I social network individuano solo la met\u00e0 dei post falsi perch\u00e9 hanno scarso incentivo a investire in altre lingue&#8221;. La maggior parte del debunking avviene, infatti, per la lingua inglese.<\/p>\n<p>\u201cIn questo momento, \u00e8 uno svantaggio competitivo per qualsiasi azienda smettere di fornire agli utenti disinformazione e contenuti polarizzati\u201d, sostiene Nicotra. Telegram \u00e8 una delle piattaforme in questo contesto. Inoltre, tra tutti i 27 paesi dell&#8217;Unione Europea, Italia e Spagna sono quelli in cui Telegram \u00e8 maggiormente utilizzato. Il 27% e il 23% della popolazione, rispettivamente, utilizzano questa rete per ottenere informazioni, come riportato nell&#8217;ultimo sondaggio Eurobarometer sull\u2019uso dei media.<\/p>\n<p>Se si considerano questi dati in relazione alla disinformazione russa, emerge una realt\u00e0 preoccupante che favorisce ulteriormente la diffusione di determinate narrazioni all&#8217;interno di queste bolle informative. Come spiega Madeira, la disinformazione russa \u00e8 adattata a ciascun paese o regione, ma gli stati mediterranei, in particolare, hanno una reputazione di essere &#8220;morbidi&#8221; con la Russia e sono ancor pi\u00f9 indulgenti per quanto riguarda le questioni di sicurezza in generale. All&#8217;interno di questa mancanza di trasparenza e controllo sulla disinformazione, l&#8217;Unione europea ha cercato di intervenire promuovendo diverse leggi sulla regolamentazione dei contenuti.<\/p>\n<p>LA RISPOSTA EUROPEA: COSA MANCA ANCORA DA FARE<br \/>\nApprovato dal Parlamento europeo all&#8217;inizio della scorsa estate e ora in fase finale di negoziato, l\u2019AI Act \u00e8 la legge pi\u00f9 recente che si concentra sull&#8217;intelligenza artificiale. Una delle misure che include \u00e8 l&#8217;etichettatura della disinformazione per contrastare l&#8217;efficacia e ostacolare la generazione di contenuti illeciti. &#8220;Introduce obblighi e requisiti graduati in base al livello di rischio, al fine di limitare gli impatti negativi sulla salute, sicurezza e diritti fondamentali&#8221; &#8211; spiega l&#8217;europarlamentare Brando Benifei, relatore del disegno di legge -. Ci\u00f2 che sta cambiando, tuttavia, \u00e8 il livello di responsabilit\u00e0 che le istituzioni dell&#8217;Ue stanno sempre pi\u00f9 &#8211; e giustamente &#8211; ponendo sulle piattaforme che amplificano questi contenuti, specialmente quando il contenuto \u00e8 politico&#8221;.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di stabilire il livello di responsabilit\u00e0 per ci\u00f2 che avviene, non solo a livello istituzionale, ma anche da parte delle piattaforme interessate: &#8220;Se accetti i deepfake sulla tua piattaforma, sei responsabile di quel contenuto. Sei anche responsabile dei rischi strutturali perch\u00e9 agisci come amplificatore di questa disinformazione&#8221;, sostiene Dragos Tudorache, anch&#8217;egli europarlamentare e co-relatore della legge.<\/p>\n<p>Per la prima volta si \u00e8 assistito a propaganda e disinformazione deepfake che hanno cercato di influenzare una guerra. Nonostante la pubblicazione del Digital services act, che stabilisce le basi per controllare la disinformazione sui social media e l&#8217;approvazione dell&#8217;AI Act sull&#8217;intelligenza artificiale da parte del Parlamento europeo, &#8220;l&#8217;AI ha reso la disinformazione una tendenza, facilitando la creazione di contenuti falsi&#8221;, afferma Erika Magonara. Il deepfake stesso rappresenta una tecnica bellica progettata per alimentare determinati tipi di discorso e stereotipi facilmente condivisibili. In un conflitto che non mostra segni di cessazione, come sostiene Magonara, &#8220;il vero obiettivo \u00e8 la societ\u00e0 civile&#8221;.<br \/>\n*(Fonte: Wired. Vittoria Torsello &#8211; Premio Roberto Morrione per il giornalismo &#8230;Il Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Il premio finanzia la realizzazione di progetti di inchieste su temi di cronaca &#8230;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211; Simone Valesini*: LA CARNE COLTIVATA \u00c8 DAVVERO AMICA DELL&#8217;AMBIENTE? LA VERIT\u00c0 \u00c8 CHE SI TRATTA DI UNA TECNOLOGIA ANCORA AGLI ALBORI, E AL MOMENTO NON \u00c8 CHIARO SE SAR\u00c0 MAI CONVENIENTE SUL PIANO DELLA SOSTENIBILIT\u00c0 ECONOMICA E NON SOLO<\/p>\n<p>ANDREY POPOV<br \/>\nTra i (pochissimi) traguardi portati a casa dall\u2019attuale governo c\u2019\u00e8 il divieto di produrre e distribuire carne coltivata nel nostro paese. Una legge che non rispecchia n\u00e9 l\u2019opinione popolare (sembra che il 55% degli italiani sia in realt\u00e0 interessato all\u2019acquisto di prodotti di questo tipo), n\u00e9 quella della scienza, visto che la millanta \u201ctutela della salute umana e del patrimonio agroalimentare\u201d ha ben poco a che fare con la coltivazione in laboratorio di bistecche, hamburger e cotolette. Le ragioni sono molte, e in parte ve le abbiamo gi\u00e0 raccontate. Ma ce n\u2019\u00e8 una che forse potrebbe tranquillizzare persino i bellicosi vertici di Coldiretti: i rischi di veder arrivare sulle nostre tavole prodotti di questo tipo in tempi rapidi e a costi competitivi sono pressoch\u00e9 inesistenti. Come molte tecnologie innovative, la carne coltivata \u00e8 un campo di ricerca vivo, interessante, e dal grande potenziale. Ma che si possa rivelare non solo economicamente sostenibile, ma anche realmente meno inquinante degli allevamenti tradizionali, per ora, \u00e8 ancora tutto da dimostrare.<\/p>\n<p>QUANTO INQUINA LA CARNE<br \/>\nChe il consumo e il modello attuale di produzione della carne sia un problema per il pianeta \u00e8 indubbio. Le stime della Fao parlano di oltre 8 giga tonnellate di CO2 prodotte dagli allevamenti intensivi di bestiame in tutto il mondo, pari almeno (alcune stime sono anche pi\u00f9 elevate) al 14,5% delle emissioni totali di gas serra provenienti dalle attivit\u00e0 umane. Queste cifre prendono in considerazione l\u2019intera filiera agroalimentare collegata alla produzione di alimenti di origine animale, a partire dalle colture utilizzate come mangimi, passando per i gas emessi dagli stessi animali, per le emissioni energetiche necessarie per alimentare gli allevamenti, i mattatoi e la distribuzione del prodotto finito, e via dicendo. In un mondo che deve imparare a inquinare di meno per evitare conseguenze catastrofiche sul clima, \u00e8 chiaro che cambiare i modi in cui consumiamo e produciamo carni e latticini \u00e8 una priorit\u00e0. Il problema \u00e8 capire come farlo.<\/p>\n<p>Trasformare l\u2019intero genere umano in una specie vegana non \u00e8 necessariamente la risposta migliore nel breve periodo (anche alimentare a vegetali 8 miliardi di persone presenta le sue difficolt\u00e0), n\u00e9 la pi\u00f9 semplice. Ed \u00e8 qui che entra in gioco la carne coltivata: la scienza moderna non ha difficolt\u00e0 a produrre tessuti biologici in laboratorio. \u00c8 visto che gli animali sono macchine ben poco efficienti in termini di produzione di calorie per il consumo umano \u2013 perch\u00e9 si sono evoluti per vivere, respirare, mangiare, muoversi, riprodursi, e fare un po\u2019 tutto quello che facciamo anche noi consumando, appunto, calorie \u2013 eliminarli dall\u2019equazione potrebbe rivelarsi una soluzione vincente. Producendo solamente i tessuti che ci servono in laboratorio, insomma, potremmo avere carne da mangiare investendo meno risorse, inquinando meno, e sollevando molti meno problemi di ordine etico (almeno per chi se li pone). Questa \u00e8 la teoria, ma come sempre, \u00e8 quando si passa alla pratica che sorgono i problemi.<\/p>\n<p>Una crocchetta di pollo fatta con carne coltivata durante una presentazione a Singapore<br \/>\nIl nuovo divieto contro la carne coltivata in Italia<br \/>\nLo ha votato la Camera. Una vittoria per la destra, ma secondo molti una sconfitta per la ricerca e il mercato italiani. Scontro fisico tra Coldiretti, che sostiene il divieto, e +Europa, che lo contesta<br \/>\nQuanto inquina la carne coltivata?<br \/>\nDi carne coltivata si parla ormai da tempo. Ma nonostante l\u2019hype e gli investimenti miliardari degli ultimi anni, gli esempi concreti in campo commerciale sono ancora pochissimi: piccole (chi pi\u00f9, chi meno) start-up, che producono piccole quantit\u00e0 di carne coltivata a prezzi proibitivi per i consumatori (e spesso anche in perdita, pur di ritagliarsi visibilit\u00e0 in un mercato competitivo e in costante crescita). Calcolare quanto inquinino queste aziende per produrre la loro carne coltivata non \u00e8 facile e non sarebbe giusto, perch\u00e9 ovviamente \u00e8 passando all\u2019economia di scala che si pu\u00f2 valutare il reale impatto di una nuova tecnologia. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che anche la carne coltivata produce, e produrr\u00e0 necessariamente anche in futuro, emissioni: i bioreattori in cui vengono coltivati i tessuti cellulari, cos\u00ec come gli ingredienti utilizzati e tutti i macchinari coinvolti nel processo produttivo, producono sostanze inquinanti e richiedono energia per essere alimentati, e in buona parte del pianeta, questa energia la produciamo ancora oggi bruciando combustibili fossili, e quindi emettendo CO2.<\/p>\n<p>Un tentativo recente di valutare l\u2019impatto sul clima di un mercato maturo della carne coltivata arriva dai ricercatori della University of California, Davis (Uc Devis), che hanno utilizzato come bechmark le tecniche di produzione di tessuti coltivati in campo farmaceutico, dove queste tecnologie sono estremamente sviluppate e sottoposte a controlli di qualit\u00e0 paragonabili a quelli che verrebbero richiesti in campo alimentare. La loro valutazione \u00e8 basata sulla comparazione delle emissioni prodotte per la produzione di carne coltivata e carne allevata nell\u2019intero ciclo vita dei due prodotti, sommando cio\u00e8 energia, consumi di acqua e materiali necessari per ottenerli, e poi convertendoli in quella che sarebbe la quantit\u00e0 equivalente di CO2, per stimarne l\u2019impatto climatico.<\/p>\n<p>Il loro lavoro, per ora pubblicato in preprint, valuta due scenari: uno in cui la produzione di carne coltivata avviene con processi paragonabili a quelli utilizzati nell\u2019industria farmaceutica, e uno in cui i processi produttivi per il mercato alimentare riescono a fare a meno dei rigorosissimi step di purificazione degli ingredienti che vengono imposti al mercato del farmaco. I risultati sono molto diversi: nel primo caso, l\u2019impatto sul clima della produzione di carne coltivata sarebbe addirittura 25 volte superiore a quello degli allevamenti; nel secondo, potrebbe variare in una forchetta che va dall\u201980% di emissioni in meno al 25% in pi\u00f9 rispetto a quelle del mercato tradizionale. \u201cI nostri risultati suggeriscono che la carne coltivata non \u00e8 intrinsecamente migliore per l\u2019ambiente rispetto a quella tradizionale. Non \u00e8, insomma, una panacea\u201d, ha commentato a proposito Edward Spang, professore di scienze e tecnologie alimentari della Uc Devis che ha guidato la ricerca. \u201c\u00c8 possibile che in futuro riusciremo a ridurne l\u2019impatto ambientale, ma serviranno significativi miglioramenti tecnologici per riuscire a aumentare le performance e contemporaneamente ridurre i costi dei terreni di coltura cellulare\u201d.<\/p>\n<p>CARNE COLTIVATA IN LABORATORIO<br \/>\nNonostante gli stop del governo. Una questione aperta<br \/>\nQuella di Spang e colleghi ovviamente non \u00e8 l\u2019unica valutazione dell\u2019impatto ambientale della carne coltivata realizzata negli ultimi anni. E in molti casi, i risultati erano molto diversi dai loro, e ben pi\u00f9 lusinghieri. Un\u2019analisi pubblicata a gennaio parlava ad esempio di emissioni dimezzate entro il 2030 rispetto a quelle di un allevamento attuale di bovini, da 35 chili di CO2 per chilo di carne a 14, considerando l\u2019attuale mix di sorgenti energetiche. Trattandosi di un\u2019industria con alti consumi energetici, l\u2019impatto ambientale della carne coltivata nel rapporto varia moltissimo in base alle fonti energetiche utilizzate, arrivando anche a 3, o 4 chili di CO2 per chilo di carne nel caso in cui le rinnovabili riescano a coprire fette sempre pi\u00f9 ampie dei consumi energetici mondiali. Bene, ma non benissimo, se pensiamo che pollame e maiali possono produrre rispettivamente anche 3 e 5 chili di CO2 per chilo di carne, all\u2019interno di filiere ben ottimizzate.<\/p>\n<p>Un rapporto del Good Food Institute (non profit che rappresenta gli interessi dell\u2019industria delle fonti alternative di proteine) \u00e8 ancora pi\u00f9 ottimista: stando alla loro analisi tecnico economica la carne coltivata potrebbe diventare entro il 2030 non solo molto meno inquinante, ma persino competitiva sul piano economico rispetto a quella tradizionale, arrivando a costare circa 6 dollari al chilo. Per farlo, per\u00f2, servirebbe un impianto produttivo all\u2019avanguardia, capace di produrre 10mila tonnellate di carne l\u2019anno, e dotato di una quantit\u00e0 di bioreattori che qualcuno stima pari a un terzo di quelli utilizzati oggi dall\u2019intera industria del farmaco.<\/p>\n<p>Quelle citate fin qui sono solo alcune delle decine di stime che si possono trovare in rete. Una moltitudine di risultati differenti che dovrebbero aiutarci a comprendere che al momento, semplicemente, non \u00e8 chiaro n\u00e9 quanto potrebbe costare, n\u00e9 quanto potrebbe inquinare, in futuro, la carne coltivata su scala industriale. Un\u2019incertezza che dovrebbe tranquillizzare chi ha paura di veder sparire nel giro di qualche decennio tutto il patrimonio enogastronomico del nostro paese, e il suo tessuto produttivo, soppiantato da insetti (probabilmente anche pi\u00f9 sostenibili della carne coltivata), hamburger e crocchette prodotte in laboratorio. Se la transizione avverr\u00e0, sar\u00e0 quasi certamente graduale, e difficilmente sostituir\u00e0 completamente i piatti e gli ingredienti della tradizione, almeno nell\u2019arco della nostra vita. Ridurre i consumi di carne (e la produzione eccessiva con il conseguente spreco alimentare legati al nostro modello economico) sarebbe la via maestra per rendere pi\u00f9 sostenibile il nostro stile di vita. Ma \u00e8 chiaro che in questo modo, a guadagnarci sarebbe solamente il pianeta.<br \/>\n*(Simone Valesini, Giornalista scientifico a Galileo, Giornale di Scienza dal 2012. Laureato in Filosofia della Scienza, collabora con Wired, L&#8217;Espresso, Repubblica)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 \u2013 On. F. LaMarca PD*: Un mio pensiero per il 25 novembre, giornata internazionale per l\u2019eliminazione della violenza contro le donne.<\/p>\n<p>Care amiche, cari amici,<br \/>\nOggi ricorre la giornata internazionale per l\u2019eliminazione della violenza contro le donne. Negli ultimi giorni l\u2019Italia ha assistito all\u2019ennesimo caso di femminicidio, una piaga che persiste nella societ\u00e0 odierna poich\u00e9 ancora oggi nel mondo, ogni ora, vengono uccise cinque donne.<br \/>\nIn occasione di questa giornata vorrei condividere con voi una mia riflessione che potrete trovare al seguente link: https:\/\/youtu.be\/hp44oxxR-Ec?si=01UN8hYB3MEzXFXU<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca &#8211; 3\u00aa Commissione &#8211; Affari Esteri e Difesa &#8211; Electoral College &#8211; North and Central America &#8211; Senato della Repubblica XIX Legislatura)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca: La Senatrice La Marca presenta un&#8217;ulteriore interrogazione sul reciproco riconoscimento delle patenti di guida Italia &#8211; Qu\u00e9bec 02 &#8211; <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43971\" title=\"N\u00b048 \u2013 02\/12\/2023 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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