{"id":43599,"date":"2023-10-31T11:09:15","date_gmt":"2023-10-31T11:09:15","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43599"},"modified":"2023-10-31T11:09:15","modified_gmt":"2023-10-31T11:09:15","slug":"sei-milioni-di-italiani-lavorano-e-vivono-allestero-lallarme-di-confindustria-ci-costa-un-punto-di-pil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43599","title":{"rendered":"Sei milioni di italiani lavorano e vivono all&#8217;estero, l&#8217;allarme di Confindustria: \u201cCi costa un punto di Pil\u201d"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<h3 class=\"story__summary\">Sarebbe saggio puntare sul loro ritorno ma l\u2019esecutivo va nella direzione opposta<\/h3>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>di Brunello Rosa <\/strong>(da La Stampa del 28-10-23)<\/p>\n<p>La settimana scorsa, in occasione della 64esima edizione della Riunione Scientifica Annuale della Societ\u00e0 Italiana di Economia, \u00e8 stato presentato un articolo, a firma di Ludovico Latmiral, Luca Paolazzi e Brunello Rosa, che dimostra la sistematica sottostima del fenomeno dell\u2019emigrazione italiana da parte delle fonti ufficiali. Incrociando diverse fonti di dati di paesi Europei, sia di origine Eurostat che di uffici stastici nazionali, usando \u00abmirror\u00bb e \u00abproxy statistics\u00bb di varia natura si giunge alla conclusione che per ogni migrante \u00abstatistico\u00bb ci sono dai circa due fino a oltre tre migranti \u00abreali\u00bb, a seconda dei paesi di destinazione e dei periodi considerati.<\/p>\n<p>Il caso tipico \u00e8 quello del Regno Unito, in cui le statistiche del Settlement Scheme e delle richieste di naturalizzazione e cittadinanza presentate dai cittadini italiani residenti in UK a seguito della Brexit hanno evidenziato la presenza di circa 600-650,000 connazionali sul territorio britannico, a fronte dei quasi 450,000 censiti dall\u2019Anagrafe Italiana dei Residenti All\u2019Estero (AIRE) e dei quasi 350,000 censiti dall\u2019Office of National Statistics, l\u2019equivalente dell\u2019ISTAT britannico, e pi\u00f9 in linea con le fonti aneddotiche consolari che parlano di una popolazione italiana residente in Gran Bretagna vicino alle 700,000 unit\u00e0.<\/p>\n<p>Voglio qui sottolineare che non si sta mettendo in discussione la qualit\u00e0 dei dati o l\u2019impegno degli organi preposti a raccoglierli, ma della natura stessa del fenomeno, che \u00e8 di per se sfuggente e mutevole. Nel caso italiano, poi, l\u2019iscrizione all\u2019AIRE avviene su base volontaria, essendo la mancata registrazione (teoricamente obbligatoria per coloro che trasferiscono la residenza per piu\u2019 di 12 mesi) non sottoposta a sanzione.<\/p>\n<p>Qualche dato aiuter\u00e0 a capire la vastit\u00e0 del fenomeno emigratorio italiano. Ad oggi, gli iscritti all\u2019AIRE sono circa 6 milioni, e cio\u00e8 il 10% della popolazione Italiana, e sono il doppio di quanti fossero nel 2006. Nel decennio tra il 2012 (l\u2019anno successivo alla crisi dell\u2019euro iniziata nel 2011) ed il 2021 (secondo anno pandemico), secondo le statistiche ufficiali, pi\u00f9 di un milione di cittadini hanno lasciato l\u2019italia e solo poco piu\u2019 di 430,000 sono reintrati (anche a causa della pandemia), con un saldo migratorio netto (ufficiale) di piu\u2019 di 580,000 persone. Di questi, quasi 80,000 erano laureati tra i 25 ed i 34 anni. Ma se le nostre analisi sono corrette, noi riteniamo che nell\u2019ultimo decennio, pi\u00f9 di un milione di giovani \u201creali\u201d tra i 18 ed i 34 anni, hanno trasferito la loro residenza all\u2019estero.<\/p>\n<p>L\u2019impatto economico di questo fenomeno e\u2019 clamoroso. Come risulta da numerose altre indagini statistiche e campionarie, i nostri migranti sono mediamente pi\u00f9 istruiti, motivati ed intraprendenti (cio\u00e8 desiderosi e capaci di fare impresa) sia della popolazione che lasciano che di quella che raggiungono, e rappresentano pertanto una perdita netta per l\u2019economia italiana ed un guadagno netto per quella di destinazione. Analisi di fonte Confindustria hanno stimato in circa un punto percentuale di PIL l\u2019anno il costo \u00abdiretto\u00bb della recente emigrazione italiana, limitandosi solo alla stima dei costi di istruzione, assistenza sanitaria e spesa del settore pubblico e privato per formare un giovane migrante, e tralasciando gli enormi costi indiretti del fenomeno, quale la mancata formazione di nuovi nuclei familiari e creazione di imprese sul territorio nazionale, ed il crescente divario in tema di ricerca ed innovazione, solo per fare alcuni esempi.<\/p>\n<p>Anche senza addentrarsi in stime statistiche, la normale \u00abeuristica\u00bb del fenomeno \u00e8 nota. Lo stato (e le famiglie) italiane spendono ingenti risorse per formare giovani che, non trovando sbocco professionale adeguato, si trasferiscono all\u2019estero proprio nel momento in cui potrebbero poter iniziare a ripagare, in termini di tasse e contributi, l\u2019investimento fatto su di loro in termini di istruzione ed assistenza sanitaria. Invece, all\u2019estero i nostri migranti vanno a contribuire allo sviluppo economico di paesi che sono ben lieti di accogliere professionalit\u00e0 che non hanno speso per formare, e che per di pi\u00f9 versano tasse e contributi che contribuiscono a mantenere il sistema di welfare del paese di destinazione. Sistema che i nostri migranti non utilizzano, data la giovane et\u00e0, e di cui non faranno uso nel momento in cui potrebbero averne bisogno, e cio\u00e8 in vecchiaia, in quanto molto probabilmente torneranno nel paese di origine, andando a pesare sul sistema di welfare italiano, a cui non hanno contribuito negli anni in cui erano lavorativamente attivi. Si intuisce pertanto che questo \u00e8 un meccanismo perverso a saldi tutti negativi per l\u2019Italia e tutti positivi per i paesi esteri.<\/p>\n<p>Si capisce pertanto il motivo per cui, nel corso degli anni, siano stati introdotti diversi meccanismi incentivanti per il rientro dei migranti italiani, e non si capisce in nessuno modo il motivo che ha spinto l\u2019attuale governo a varare misure, per fortuna non ancora approvate in via definitiva, a ridurre questi incentivi. Una spesa minima annua in termini di ridotto introito di imposte dirette porta infatti enormi benefici in termini di riequilibrio degli investimenti in formazione e welfare, e di crashata economica di medio termine. Senza contare il segnale pessimo che viene lanciato ai nostri migranti, che pure intimamente nella maggior parte dei casi vorrebbe rientrare, soprattutto verso coloro che vengono colpiti degli effetti retroattivi del provvedimento.<\/p>\n<p>Questo punto potrebbe a breve diventare dirimente per la sostenibilit\u00e0 del debito pubblico italiano, recentemente tornata sotto pressione a causa della decisione di rinviare di qualche anno il raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica precedentemente concordati a livello Europeo. Se la riforma del Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita andr\u00e0 in porto come attualmente configurata, la Commissione Europea varer\u00e0 una serie di accordi bilaterali con i diversi stati membri, per la riduzione del debito (in rapporto al PIL) in tempi brevi, tra i 4 ed i 7 anni.<\/p>\n<p>Centrale per l\u2019accordo bilaterale sar\u00e0 l\u2019analisi di sostenibilit\u00e0 del debito che verr\u00e0 fatta per ciascun paese. Dato lo stock di debito, che non pu\u00f2 essere modificato (a meno di non ridurlo con proventi da privatizzazioni), tutta l\u2019attenzione verr\u00e0 posta sulle due variabili chiavi della sostenibilit\u00e0, cio\u00e8 costo medio del debito (che per\u00f2 \u00e8 in gran parte determinato dalle scelte di politica monetaria effettuate in modo indipendente dalla BCE) e crescita attesa. La crescita potenziale del paese dipende strettamente dall\u2019incremento della popolazione (il cosiddetto \u00abdividendo demografico\u00bb, attualmente negativo) e dall\u2019incremento della produttivit\u00e0 del lavoro, del capitale e del sistema nel suo complesso.<\/p>\n<p>Una completa implementazione del PNRR in tutte le sue parti potrebbe portare ad un incremento di produttivit\u00e0 nel medio termine, ma le difficolt\u00e0 incontrate nell\u2019attuazione del piano rendono a questo punto poco credibile un incremento del potenziale di crescita, grazie alle riforme e gli investimenti del piano, tale di per s\u00e8 a rendere sostenibile il debito pubblico. Sarebbe molto pi\u00f9 saggio puntare su un massiccio rientro dei cosiddetti \u00abcervelli in fuga\u00bb che potrebbero in brevissimo tempo generare incremento del potenziale di crescita dell\u2019economia, che potrebbe essere credibilmente speso in sede di trattativa con la Commissione Europea. Peccato che la recente iniziativa del governo vada nella direzione totalmente opposta a quella che sarebbe altamente auspicabile e necessaria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: https:\/\/www.lastampa.it\/economia\/2023\/10\/30\/news\/sei_milioni_di_italiani_vivono_lavorano_e_vivono_allestero_confindustria_questo_ci_costa_un_punto_di_pil-13819823\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Sarebbe saggio puntare sul loro ritorno ma l\u2019esecutivo va nella direzione opposta &nbsp; di Brunello Rosa (da La Stampa del 28-10-23) La settimana scorsa, in <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43599\" title=\"Sei milioni di italiani lavorano e vivono all&#8217;estero, l&#8217;allarme di Confindustria: \u201cCi costa un punto di Pil\u201d\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":43600,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28,129,24,20,17],"tags":[34],"class_list":["post-43599","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-nuova-emigrazione","category-b-europa","category-lavoro","category-politica","category-economia","tag-nuova-emigrazione"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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