{"id":43255,"date":"2023-10-06T23:12:06","date_gmt":"2023-10-06T23:12:06","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43255"},"modified":"2023-10-07T08:18:03","modified_gmt":"2023-10-07T08:18:03","slug":"n40-07-ottobre-2023-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43255","title":{"rendered":"n\u00b040 \u2013 07\/19\/23 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Car\u00e8(Pd)*: Difesa, Incontro con Generale Masiello<\/strong><br \/>\n<strong>02 Car\u00e8 (PD)*: sanit\u00e0, fibromi algia, sia riconosciuta come malattia per esenzione<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Lavoro, Car\u00e8(Pd): attivit\u00e0 dei patronati all&#8217;estero fondamentali per assistenza ai connazionali<\/strong><br \/>\n<strong>Roma 6 Ott.-\u201cOggi sono andato a far visita alla sede del Sistema 50&amp;Pi\u00f9 Enasco.<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Estero, Car\u00e8(Pd): incontro proficuo con Presidente del Comites di Canberra.<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Andrea Carugati*: Elly Schlein: \u00abTorneremo al governo col voto. La nostra piazza sar\u00e0 aperta\u00bb. INTERVISTA. La leader Pd: siamo ostinatamente unitari, sulla sanit\u00e0 ci sar\u00e0 una proposta delle opposizioni<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Andrea Medda*: Schlein ha un piano: \u201cNo a tecnici. Ecco quando torneremo al Governo\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>Elly Schlein, il piano del Pd per tornare<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Mondo del Lavoro &#8211; Parit\u00e0 di retribuzione: diritti e limiti di privacy della Direttiva UE.(*)<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Francesco Pallante*: Una lezione di diritto costituzionale per l\u2019esecutivo. LA FORZA E LA LEGGE. I provvedimenti con cui il tribunale di Catania non ha convalidato il trattenimento di tre migranti tunisini presso il centro per i richiedenti asilo di Pozzallo sono una lezione di [\u2026]<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Alessandro Coppola*: come il neoliberalismo ha cambiato le citt\u00e0 &#8211; abitare in Italia e in Europa: un confronto. La casa e quartieri, esiti e squilibri di un grande esperimento di neo liberalizzazione.<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; A chi sono andati i fondi PNRR per i servizi digitali della PA.<\/strong><br \/>\n<strong>11 &#8211; Pietro Schiavazzi*: La rivoluzione d&#8217;ottobre di Francesco: assalto alla fortezza del conservatorismo Lo snodo del sinodo. Nell\u2019anno undicesimo, il primo senza la fideiussione decennale di Ratzinger, il Pontefice preme l\u2019acceleratore. Da Berlino a Kiev, intere assemblee nazionali dei vescovi mordono il freno<\/strong><br \/>\n<strong>12 &#8211; Andrea Pipino*: Cile 1973 \u00e8 il nuovo numero di Internazionale storia e racconta il colpo di stato che rovesci\u00f2 il governo di Salvador Allende e gli anni della dittatura di Augusto Pinochet attraverso la stampa dell\u2019epoca. Si pu\u00f2 comprare in edicola, in libreria e online, oppure in digitale sull\u2019app di Internazionale.<\/strong><br \/>\n<strong>13 &#8211; Alessandro De Angelis*: analisi degli scricchiolii. Meloni deve battere Putin ma anche l\u2019inflazione &#8211; la premier incontra Zelensky e ribadisce il sostegno. Ma si comincia a sentire la pressione dell\u2019opinione pubblica, degli alleati e dell\u2019opposizione: ovunque si rianima l\u2019avversione per la guerra. E non soltanto in Italia.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Car\u00e8(Pd)*: DIFESA, INCONTRO CON GENERALE MASIELLO<br \/>\nRoma 4 ott.-&#8220;Ho incontrato Carmine Masiello generale e Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa in audizione con le Commissioni riunite Difesa, Trasporti e Politiche Ue, nell&#8217;ambito dell&#8217;esame della Comunicazione congiunta della Commissione europea e dell&#8217;Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio sulla politica di cyber difesa dell&#8217;Ue.&#8221; Cos\u00ec Nicola Car\u00e8 deputato del Pd componente della Commissione difesa e dell&#8217;assemblea parlamentare Nato.<br \/>\n*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8 PD Camera dei Deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 Car\u00e8 (PD)*: SANITA&#8217;, FIBROMIALGIA, SIA RICONOSCIUTA COME MALATTIA PER ESENZIONE<br \/>\nRoma, 4 ott &#8211; &#8220;Con la legge che ho presentato insieme all&#8217;On. Curti e ad altri colleghi che \u00e8 stata assegnata alla commissione affari sociali in sede referente l&#8217;11 aprile di questo anno chiedo il riconoscimento della fibromialgia tra le patologie che danno diritto all&#8217;esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria.<br \/>\nLa Fibromialgia \u00e8 una malattia invalidante e altalenante ed \u00e8 inconcepibile che ad oggi non sia riconosciuta. \u00c8 una sindrome nota come la malattia dei 100 sintomi e gli amici che ne soffrono mi dicono di difficolt\u00e0 importanti. Causa un aumento della tensione muscolare caratterizzata da dolore a tessuti fibrosi, astenia, disturbi cognitivi, insonnia o disturbi del sonno e alterazione della sensibilit\u00e0 agli stimoli. La diagnosi e le caratteristiche cliniche sono state controverse, l&#8217;OMS organizzazione mondiale della salute l&#8217;ha riconosciuta 20 anni fa ma tuttavia molte persone vengono ostacolate e danneggiate sia dal punto di vista clinico che lavorativo, venendo ingiustamente emarginate.<br \/>\nAuspico un grande sostegno trasversale, posto che \u00e8 un problema che non dovrebbe avere una connotazione politica. Noi siamo qui per cercare di colmare questo gap e di aiutare e sostenere le persone che ne soffrono&#8221;. Lo ha detto il deputato del Pd, Nicola Car\u00e8, intervenuto in conferenza stampa sulla presentazione delle proposte del Pd sulla fibromialgia nonch\u00e9 primo firmatario della proposta di legge alla Camera.<br \/>\n*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8 &#8211; Camera dei Deputati &#8211; Chamber of Deputies &#8211; IV Commissione Difesa &#8211; Defence Committee &#8211; Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; Lavoro, Car\u00e8(Pd): ATTIVIT\u00c0 DEI PATRONATI ALL&#8217;ESTERO FONDAMENTALI PER ASSISTENZA AI CONNAZIONALI.<br \/>\nOGGI SONO ANDATO A FAR VISITA ALLA SEDE DEL SISTEMA 50&amp;PI\u00d9 ENASCO.<br \/>\nHo incontrato il Direttore Generale, Gabriele Sampaolo, e il Direttore dell&#8217;Estero, David Sensi, e insieme abbiamo parlato dell&#8217;attivit\u00e0 dei patronati all&#8217;estero e dei margini di miglioramento per l&#8217;assistenza ai nostri connazionali, anche attraverso una maggiore collaborazione con i consolati. Nel corso dell\u2019incontro si \u00e8 anche parlato della necessit\u00e0 di rivedere il ruolo dei patronati in funzione dei nuovi flussi migratori, che vedono un numero crescente di giovani italiani trasferirsi all\u2019estero. In questo contesto, alcuni patronati diventano un punto di riferimento importante dove acquisire informazioni e ricevere l\u2019assistenza necessaria per intraprendere il cammino verso l\u2019integrazione nella nuova realt\u00e0. Questo comporta per gli operatori di Patronato la necessit\u00e0 di seguire un percorso formativo per fornire delle consulenze professionali e mirate.\u201d Cos\u00ec Nicola Car\u00e8, deputato eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.<br \/>\n*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8 &#8211; Camera dei Deputati &#8211; Chamber of Deputies &#8211; IV Commissione Difesa &#8211; Defence Committee &#8211; Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; Estero, Car\u00e8(Pd): INCONTRO PROFICUO CON PRESIDENTE DEL COMITES DI CANBERRA.<br \/>\nROMA 6 OTT.-&#8221; INCONTRO IMPORTANTE IN PARLAMENTO CON IL PRESIDENTE DEL COMITES DI CANBERRA FRANCO BARILLARO. ABBIAMO INSIEME AFFRONTATO LE TEMATICHE CARE AGLI ITALIANI ALL\u2019ESTERO E DELINEATO STRATEGIE PER PORTARE A TERMINE GLI IMPEGNI PRESI.<br \/>\nPrioritarie e urgenti per i nostri connazionali sono una buona efficienza dei servizi consolari, incentivare la promozione della lingua e della cultura italiana snellendo i processi di assegnazione dei contributi agli enti che si occupano della progettualit\u00e0 per la diffusione della lingua. Abbiamo anche parlato dell\u2019importanza dell\u2019editoria italiana all\u2019estero come mezzo di informazione e confronto nella comunit\u00e0, dell\u2019abolizione della tassa IMU riguardante i residenti all\u2019estero in merito alla loro casa italiana. Ci siamo soffermati sull\u2019urgenza di una adeguata riforma del voto, di una immediata riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza e sull\u2019importanza del turismo delle radici soprattutto per le seconde e terze generazioni. L\u2019incontro \u00e8 stato proficuo per sottolineare il nostro impegno per trovare insieme soluzioni normative e risorse adeguate agli italiani all&#8217;estero che sono cittadini di serie A e che amano e rispettano la terra d\u2019origine ma che devono essere tutelati nello stesso modo dei residenti in Italia.&#8221; Cos\u00ec Nicola Car\u00e8, deputato eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.<br \/>\n*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8 &#8211; Camera dei Deputati &#8211; Chamber of Deputi)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 &#8211; Andrea Carugati*: ELLY SCHLEIN: \u00abTORNEREMO AL GOVERNO COL VOTO. LA NOSTRA PIAZZA SAR\u00c0 APERTA\u00bb. INTERVISTA. LA LEADER PD: SIAMO OSTINATAMENTE UNITARI, SULLA SANIT\u00c0 CI SAR\u00c0 UNA PROPOSTA DELLE OPPOSIZIONI<\/p>\n<p>Elly Schlein ha appena concluso la direzione Pd. Voto unanime sulla sua relazione, il clima che si respirava al terzo piano della sede del Nazareno era quello di una pax tra le anime Dem. Consapevoli che, almeno fino alle europee, bisogna marciare uniti. La segretaria risponde alle domande del manifesto dal tavolo della presidenza, nella grande sala riunioni ormai vuota a ora di cena.<br \/>\nSull\u2019Ucraina l\u2019Europa \u00e8 stata insufficiente. Ma non mi rassegno: dobbiamo spingere per la tregua. Nel Pd c\u2019\u00e8 un buon clima, nessun assalto alla leader: siamo uniti sulle battaglie<br \/>\nAvete convocato una manifestazione di piazza per l\u201911 novembre contro il governo e per la difesa della sanit\u00e0 pubblica. Ritiene che la fase della rassegnazione e dello scoramento nel popolo di centrosinistra sia finita?<br \/>\nLa sinistra serve proprio per trasformare la rassegnazione in mobilitazione, speranza e proposta: questa \u00e8 la nostra sfida. Veniamo da una estate militante sui bisogni concreti delle persone, dalla casa alla salute al salario minimo, ma anche contro l\u2019autonomia differenziata che vuole aumentare le diseguaglianze nel paese soprattutto a scapito del sud. S\u00ec, ho percepito consapevolezza della necessit\u00e0 di far fare un salto in avanti al Paese su questi temi: durante l\u2019estate abbiamo realizzato 1500 eventi e ho visto una partecipazione sorprendente. Uno dei motivi che mi ha spinto a candidarmi \u00e8 che nel settembre del 2022 avevo percepito questa mancanza di motivazione e speranza, anche tra i nostri militanti. Ora sono stati proprio loro a chiederci di tornare a mobilitarci con una grande manifestazione nazionale, aperta alle persone e alle forze sociali e politiche che sentono l\u2019urgenza di dare il segnale che la misura \u00e8 colma.<\/p>\n<p>SI RIFERISCE ALL\u2019AZIONE DEL GOVERNO?<br \/>\nIn questo anno la destra al governo ha mostrato la sua vera natura: un anno di bandiere ideologiche piantate negli occhi dei pi\u00f9 fragili, e di strizzate d\u2019occhio agli evasori. E ora si stupiscono di avere poche risorse per la manovra\u2026 E non dimentico le politiche brutali contro i migranti. Penso che queste cose le persone le capiscano molto bene perch\u00e9 le vivono sulla propria pelle ogni giorno. Poi sono consapevole che non sia facile rimotivare le persone che non credono pi\u00f9 alla politica. A me sta a cuore ricostruire una relazione, un rapporto di fiducia soprattutto con loro, anche se non \u00e8 semplice. C\u2019\u00e8 una crisi democratica che sta spingendo fuori le fasce pi\u00f9 povere.<\/p>\n<p>PERCH\u00c9 CONVOCATE LA PIAZZA PRIMA ANCORA CHE LA MANOVRA SIA STATA APPROVATA? UNA CRITICA PREVENTIVA?<br \/>\nPerch\u00e9 abbiamo gi\u00e0 visto dove vogliono arrivare. Sul salario minimo ci stanno prendendo in giro. Non daranno le risposte che servono al paese, sar\u00e0 una manovra di mance corporative. Non c\u2019\u00e8 un disegno di sviluppo, meno che mai nella direzione della conversione ecologica che sta alla base del Pnrr. Non \u00e8 un caso che questo governo stia sprecando quei fondi.<\/p>\n<p>LEI HA PARLATO DI UNA PIAZZA COME EMBRIONE DELL\u2019ALTERNATIVA ALLE DESTRE. MA UNA COALIZIONE PROGRESSISTA FATICA A NASCERE NON SIETE IN RITARDO?<br \/>\nNoi sentiamo questa esigenza di ritrovarci fisicamente in una piazza, come una comunit\u00e0. Sar\u00e0 aperta a tutti coloro che condividono queste urgenze. Con le altre opposizioni continueremo a essere ostinatamente unitari, non per negare le differenze che ci sono, ma perch\u00e9 vediamo un terreno comune su cui unire le forze. Sul salario minimo siamo stati pi\u00f9 efficaci arrivando a una proposta comune, abbiamo costretto il governo a guardare in faccia 3,5 milioni di lavoratori poveri. Sulla sanit\u00e0 ci stiamo lavorando.<\/p>\n<p>SULLA SALUTE, NONOSTANTE I TAGLI CHE IL GOVERNO HA ANNUNCIATO, ANCORA FATICATE A TROVARE UNA PROPOSTA ALTERNATIVA COMUNE. PERCH\u00c9?<br \/>\nIl dialogo \u00e8 partito e andr\u00e0 avanti: sono fiduciosa che riusciremo a far convergere le nostre proposte, a partire dalla necessit\u00e0 di aumentare le risorse del fondo sanitario nazionale. Solo chi non ha idea di cosa sta succedendo negli ospedali pu\u00f2 dire che non \u00e8 un problema di risorse. La Nadef conferma l\u2019intenzione del governo di favorire la privatizzazione della sanit\u00e0: per questo \u00e8 necessario che si saldino al pi\u00f9 presto le forze tra le opposizioni per condurre una battaglia comune contro la manovra.<\/p>\n<p>SE CI SAR\u00c0 UNA CRISI FINANZIARIA E IL GOVERNO NON SI MOSTRER\u00c0 IN GRADO DI GOVERNARE LA BARCA, CHE COSA FAR\u00c0 IL PD? C\u2019\u00c8 IL RISCHIO CHE VI IMBARCHIATE IN UN NUOVO GOVERNO TECNICO?<br \/>\nLo sta chiedendo a una persona che ha iniziato il proprio percorso politico dicendo no alle larghe intese nel 2013. Il Pd torner\u00e0 al governo solo quando vincer\u00e0 le prossime elezioni politiche.<\/p>\n<p>Lei ha detto che la vostra sar\u00e0 una piazza di proposta. Finora la sua segreteria \u00e8 stata percepita pi\u00f9 contro Meloni che per un programma alternativo.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 stata una sola critica al governo senza accanto una nostra proposta costruita nell\u2019ascolto della societ\u00e0. Questa \u00e8 una scelta di metodo, \u00e8 il nostro riformismo. Non saremo mai quelli che gridano contro senza avere una proposta.<\/p>\n<p>FACCIA QUALCHE ESEMPIO.<\/p>\n<p>Siamo davanti al fallimento della demagogia della destra sull\u2019immigrazione: loro hanno firmato tutte le leggi che hanno prodotto disastri e ingiustizie, da Dublino alla Bossi- Fini. Noi abbiamo presentato 7 proposte concrete per gestire il fenomeno migratorio, puntando alla solidariet\u00e0 europea, le vie legali per l\u2019accesso e l\u2019accoglienza diffusa d\u2019intesa con i sindaci.<\/p>\n<p>LA VOSTRA PROPOSTA SI FONDA SULL\u2019IDEA CHE A UN CERTO PUNTO I PARTNER EUROPEI DECIDANO DI DARE UNA MANO ALL\u2019ITALIA. FINORA NON \u00c8 STATO COS\u00cc.<br \/>\nLa sinistra per sua natura si batte per cambiare le cose sbagliate: se volessimo rassegnarci dovremmo cambiare mestiere. Quando 4 milioni di ucraini sono arrivati in Polonia, per la prima volta si \u00e8 sbloccata la direttiva sulla protezione temporanea: cos\u00ec si \u00e8 consentito a chi fuggiva dalla guerra di raggiungere legalmente tutti i paesi europei. Perch\u00e9 non si fa anche per chi arriva dal Mediterraneo? Se il problema \u00e8 il colore della pelle allora \u00e8 razzismo. Aggiungo che a Bruxelles si sta votando un patto sulle migrazioni che non \u00e8 una vera condivisione equa dell\u2019accoglienza, ma un compromesso al ribasso. E questo perch\u00e9 Meloni non ha il coraggio di fare questa battaglia per non disturbare i suoi alleati nazionalisti.<br \/>\nHa citato l\u2019Ucraina. Anche il governo mostra segni di affaticamento nel sostegno militare a Kiev di fronte a una guerra che non accenna a finire. Anche nel popolo di sinistra crescono i dubbi. Il Pd che fa di fronte a un\u2019Europa che non tocca palla?<br \/>\nIl ruolo dell\u2019Europa non \u00e8 un dato immutabile. Noi vogliamo cambiare le cose che non vanno: siamo davanti a sfide che nessun governo da solo pu\u00f2 affrontare. O si riesce a gestire queste crisi a livello europeo oppure falliremo. Ho sempre denunciato con forza l\u2019assenza di uno sforzo diplomatico e politico europeo che fino a qui \u00e8 stato insufficiente. Ma non mi rassegno. Sono stata 5 anni all\u2019europarlamento e ho sempre contrastato l\u2019idea dei grigi burocrati che decidono sulla nostra testa. A volte anche il muro della conservazione, e degli egoismi nazionali, si pu\u00f2 infrangere, come \u00e8 successo con Next Generation Eu.<br \/>\nDopo sette mesi alla guida del Pd che bilancio fa? \u00c8 gi\u00e0 partito il solito assolto al leader?<br \/>\nAssolutamente no. Vedo un partito che ha dato segnali di grande vitalit\u00e0 e capacit\u00e0 di mobilitazione, tutti ingredienti che mettiamo a disposizione della costruzione di una coalizione vincente. La direzione di oggi mi pare confermi che siamo un partito in salute e capace di unirsi su battaglie che tutti condividiamo.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Adrea Carugati, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; Andrea Medda*: Schlein ha un piano: \u201cNo a tecnici. Ecco quando torneremo al Governo\u201d<br \/>\nElly Schlein, il piano del Pd per tornare al Governo<br \/>\nLE MOTIVAZIONI E GLI OBIETTIVI<br \/>\nElly Schlein \u00e8 carica e pronta a riportare il Pd in alto e al Governo. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 di riconquistare la fiducia degli elettori.<br \/>\nGiornate intense sul fronte politico con l\u2019Italia che deve fare particolare attenzione a diversi argomenti. Ecco perch\u00e9, al netto della consuete polemiche col Governo l\u2019opposizione, in questo caso quella del Pd guidato da Elly Schlein, sembra avere le idee su come riconquistare la fiducia degli italiani e dei propri elettori. Intervistata da Il Manifesto, la leader del Partito Democratico ha affrontato diverse tematiche sottolineando anche quando il suo partito riuscir\u00e0 a tornare al comando.<br \/>\n\u201cTorneremo al Governo col voto. La nostra piazza sar\u00e0 aperta\u201d. Questo il titolo dell\u2019intervista de Il Manifesto alla leader del Pd dove si evince grande carica e convinzione in vista del futuro del partito e non solo.<br \/>\nLa Schlein ha spiegato la posizione in merito al futuro e al ritorno alla guida del Governo: \u201cLo sta chiedendo a una persona che ha iniziato il proprio percorso politico dicendo no alle larghe intese nel 2013. Il Pd torner\u00e0 al governo solo quando vincer\u00e0 le prossime elezioni politiche\u201d.<br \/>\nMa non solo, la numero uno del Partito Democratico, come gi\u00e0 fatto in passato, ha spiegato che il partito \u00e8 di nuovo pronto a scendere in piazza. Una piazza che sar\u00e0 aperta \u201ca chi condivide le nostre stesse urgenze\u201d.<br \/>\nLE MOTIVAZIONI E GLI OBIETTIVI<br \/>\nNel corso dell\u2019intervista spicca la forte motivazione della leader del Pd nel guidare il partito: \u201cUno dei motivi che mi ha spinto a candidarmi \u00e8 che nel settembre del 2022 avevo percepito questa mancanza di motivazione e speranza, anche tra i nostri militanti. Ora sono stati proprio loro a chiederci di tornare a mobilitarci con una grande manifestazione nazionale, aperta alle persone e alle forze sociali e politiche che sentono l\u2019urgenza di dare il segnale che la misura \u00e8 colma\u201d, ha detto la Schlein.<br \/>\n\u201cSentiamo questa esigenza di ritrovarci fisicamente in una piazza, come una comunit\u00e0. Sar\u00e0 aperta a tutti coloro che condividono queste urgenze\u201d. L\u2019obiettivo della segretaria del partito \u00e8 chiaro: \u201cA me sta a cuore ricostruire una relazione, un rapporto di fiducia soprattutto con loro, anche se non \u00e8 semplice. Con le altre opposizioni continueremo a essere ostinatamente unitari, non per negare le differenze che ci sono, ma perch\u00e9 vediamo un terreno comune su cui unire le forze\u201d.<br \/>\nInfine alcune precisazioni: \u201cSul salario minimo siamo stati pi\u00f9 efficaci arrivando a una proposta comune, abbiamo costretto il governo a guardare in faccia 3,5 milioni di lavoratori poveri. Sulla sanit\u00e0 ci stiamo lavorando. Sulla salute, nonostante i tagli che il governo ha annunciato, ancora fatichiamo a trovare una proposta alternativa comune\u201d.<br \/>\n*(Fonte: Andrea Medda, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; MONDO DEL LAVORO &#8211; PARIT\u00c0 DI RETRIBUZIONE: DIRITTI E LIMITI DI PRIVACY DELLA DIRETTIVA UE. LA DIRETTIVA EUROPEA SULLA PARIT\u00c0 SALARIALE TRA GENERI CONCEDE DIVERSI DIRITTI AI CANDIDATI E AI LAVORATORI MA SENZA LEDERE LA PRIVACY DEI COLLEGHI.<br \/>\nLa Direttiva UE sulla parit\u00e0 salariale (EU Pay Transparency Directive 2023\/970), si propone di ridurre il divario di genere e, una volta recepita nell\u2019ordinamento nazionale (gli Stati Membri dovranno farlo entro il 7 giugno 2026), dovr\u00e0 essere rispettata dai datori di lavoro del settore privato e pubblico.<br \/>\nANNUNCI E OFFERTE DI LAVORO: PARIT\u00c0 E TRASPARENZA<br \/>\nUna volta recepita la Direttiva UE, gli annunci di lavoro dovranno riportare informazioni sul livello retributivo iniziale in fase di assunzione o sulla fascia attribuibile alla posizione offerta, sulla base di criteri oggettivi e genericamente neutri. Queste informazioni dovranno per lo meno essere fornite nella risposta al candidato che manifesta interesse.<br \/>\nA questi candidati verranno comunque fornite, in sede di colloquio, le medesime informazioni senza che sia l\u2019aspirate lavoratore a doverle chiedere.<br \/>\nAssunzioni e contratti: trasparenza e privacy<br \/>\nCome precisa Joelle Gallesi, Managing Director di Hunters Group, la direttiva per la parit\u00e0 di stipendio, si basa su tre punti chiave:<br \/>\ni candidati avranno diritto di ricevere informazioni sulla fascia retributiva relativa alla posizione specifica;<br \/>\nnon sar\u00e0 possibile chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni attuali o precedenti in fase di colloquio;<br \/>\ni lavoratori potranno chiedere informazioni sul proprio livello retributivo e su quelli medi delle categorie che svolgono pari mansioni, con i criteri utilizzati per determinare livelli retributivi e avanzamenti di carriera.<br \/>\nSar\u00e0 possibile chiedere al datore di lavoro di conoscere le retribuzioni medie aggregate dell\u2019azienda, ripartite per genere e per categorie equiparabili, ma bisogner\u00e0 rispettare la privacy individuale dei colleghi.<br \/>\nRicordiamo che, a livello aziendale, in Italia gi\u00e0 esiste un obbligo di reportistica sulla parit\u00e0 di genere (previsto dalla legge n. 162\/2021) per aziende con oltre 50 dipendenti, con cadenza biennale. Inoltre, alle imprese che presentano la certificazione della parit\u00e0, \u00e8 concesso in Italia un esonero contributivo<br \/>\n*( Fonte: Wired)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>08 &#8211; Francesco Pallante*: UNA LEZIONE DI DIRITTO COSTITUZIONALE PER L\u2019ESECUTIVO. LA FORZA E LA LEGGE. I PROVVEDIMENTI CON CUI IL TRIBUNALE DI CATANIA NON HA CONVALIDATO IL TRATTENIMENTO DI TRE MIGRANTI TUNISINI PRESSO IL CENTRO PER I RICHIEDENTI ASILO DI POZZALLO SONO UNA LEZIONE DI [\u2026]<\/p>\n<p>I provvedimenti con cui il tribunale di Catania non ha convalidato il trattenimento di tre migranti tunisini presso il centro per i richiedenti asilo di Pozzallo sono una lezione di diritto costituzionale per il governo.<br \/>\nA venire in evidenza sono soprattutto due profili: la gerarchia delle fonti del diritto e i rapporti tra diritto statale e diritto europeo.<br \/>\nSembra incredibile doversi soffermare sul primo punto, per ribadire che la Costituzione prevale sulla legge, sugli atti aventi forza di legge, nonch\u00e9, a maggior ragione, su tutti gli atti subordinati alle fonti legislative (i decreti governativi: siano essi adottati dall\u2019intero governo, dal solo presidente del Consiglio o da uno o pi\u00f9 ministri). Se il Governo \u2013 che \u00e8, oramai, il vero legislatore nel nostro ordinamento di fatto \u2013 approva norme contrarie alla Costituzione, allora la magistratura (a seconda dei casi: la Corte costituzione o i giudici) le annuller\u00e0.<br \/>\nQuanto al secondo punto, occorre ricordare che, in forza dell\u2019articolo 11 della Costituzione, la partecipazione dell\u2019Italia all\u2019Unione europea comporta che, nelle materie affidate alla competenza di quest\u2019ultima, se vi \u00e8 compresenza di diritto europeo e di diritto italiano, a trovare applicazione sar\u00e0 il primo, con contestuale disapplicazione del secondo (salvo nell\u2019ipotesi, sinora mai verificatasi, in cui il diritto europeo dovesse porsi in contrasto con i principi fondamentali della nostra Costituzione).<\/p>\n<p>In caso di compresenza, non \u00e8 nemmeno necessario procedere all\u2019annullamento delle norme dell\u2019ordinamento italiano: semplicemente, qualsiasi operatore giuridico \u2013 dai giudici alla pubblica amministrazione \u2013 applicher\u00e0 direttamente il diritto europeo e non quello italiano.<br \/>\nDalla combinazione dei due profili deriva che una norma dell\u2019ordinamento italiano che sia in contrasto con il diritto europeo o con la Costituzione o con entrambi non ha alcuna possibilit\u00e0 di trovare applicazione. \u00c8 quanto gi\u00e0 accaduto con i provvedimenti che miravano a impedire alle navi delle Ong di salvare i naufraghi, contro il disposto di una consuetudine internazionale millenaria avente rango costituzionale in forza dell\u2019articolo 10, comma 1 della Costituzione. Ed \u00e8 esattamente quanto accaduto nel caso deciso dal tribunale di Catania, la cui decisione ha posto nel nulla il decreto interministeriale del 14 settembre 2023 che dispone il trattenimento dei richiedenti asilo privi di passaporto che non prestino la garanzia finanziaria ivi prevista (gli oramai famosi 4.938 euro).<br \/>\nNel merito, a rendere vana l\u2019iniziativa del governo \u00e8 l\u2019operare: (a) della disposizione costituzionale sul diritto di asilo (art. 10, comma 3), interpretata dalla Corte di Cassazione nel senso che anche i migranti provenienti da paesi considerati sicuri (come la Tunisia) possono comunque entrare nel territorio italiano per richiedere la protezione internazionale; e (b) della direttiva 2013\/33\/UE, interpretata dalla Corte di Giustizia dell\u2019Unione europea nel senso che il trattenimento dei richiedenti la protezione internazionale pu\u00f2 essere disposto solo nel caso ne siano adeguatamente motivate la necessit\u00e0 e la proporzionalit\u00e0 (mentre, nel caso di specie, il provvedimento di trattenimento non motiva la mancata adozione di misure meno coercitive).<br \/>\nInsomma: secondo la Costituzione e il diritto europeo, chi richiede la protezione internazionale ha diritto a entrare in Italia e, salvo motivate esigenze contrarie, a non essere trattenuto nell\u2019attesa di ricevere risposta.<br \/>\nAl governo tutto ci\u00f2 non piace? Se ne faccia una ragione. In un ordinamento costituzionale, nessun potere pu\u00f2 tutto quel che vuole: nemmeno il popolo, la cui sovranit\u00e0, lungi dall\u2019essere illimitata, \u00e8 sempre vincolata a esprimersi \u00abnelle forme e nei limiti della Costituzione\u00bb.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Francesco Pallante \u00e8 professore ordinario di Diritto costituzionale nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211; Alessandro Coppola*: COME IL NEOLIBERALISMO HA CAMBIATO LE CITT\u00c0 &#8211; ABITARE IN ITALIA E IN EUROPA: UN CONFRONTO. LA CASA E QUARTIERI, ESITI E SQUILIBRI DI UN GRANDE ESPERIMENTO DI NEO LIBERALIZZAZIONE.<\/p>\n<p>Milano e l\u2019Italia in un confronto europeo gentrification 2 jacobin italia.jpg Ricorre spesso in Italia una discussione sulla maggiore o minore pertinenza dell\u2019uso della categoria del \u201cneoliberalismo\u201d nell\u2019analisi della traiettoria delle politiche pubbliche degli ultimi trent\u2019anni. Per alcuni c\u2019\u00e8 stato eccome, per altri si tratta invece di un inganno ideologico. Per i primi, le privatizzazioni, l\u2019austerit\u00e0, le esternalizzazioni di politiche e servizi pubblici sarebbero la riprova della pertinenza dell\u2019uso di quel concetto. Per i secondi, il persistere di un livello elevato di spesa pubblica viceversa ne smentirebbe la pertinenza. Complessivamente, chi scrive concorda con chi \u2013 e sono molti, e autorevoli \u2013 pensa che il neoliberalismo non sia stato un progetto di mera de-statizzazione della societ\u00e0, bens\u00ec di profonda riarticolazione del ruolo dello stato, delle sue finalit\u00e0 come della sua strumentazione. E che quindi il permanere di una spesa pubblica elevata, o di un ruolo rilevante da parte dello stato, non siano di per s\u00e9 dimostrazione della non pertinenza di quella categoria nell\u2019analisi del caso italiano. Al di l\u00e0 di come ci si collochi in questa tenzone, \u00e8 tuttavia possibile osservare come se c\u2019\u00e8 in Italia un ambito di politica pubblica dove si \u00e8 potuta misurare una chiara ed inequivoca torsione neoliberale questo \u00e8 la politica delle citt\u00e0, latamente intesa.<\/p>\n<p>Tale torsione ha qui assunto una forma tradizionale di drastica riduzione del ruolo sia regolativo sia di intervento diretto dello stato e di contestuale apertura al mercato. A partire dagli anni 90, il trattamento pubblico di diversi oggetti che hanno a che fare con la vita delle citt\u00e0 \u00e8 stato riorganizzato attorno al principio della preminenza dello scambio di mercato in una misura che, come vedremo, non ha sostanzialmente paragoni fra i paesi europei a noi pi\u00f9 vicini.<\/p>\n<p>Gran parte degli squilibri che sono oggi al centro dell\u2019attenzione pubblica \u2013 dalla mancanza di un\u2019offerta di abitazioni in affitto a livelli accessibili al fenomeno dell\u2019over tourism, oppure della cosiddetta movida \u2013 hanno a che fare con ambiti di regolazione pubblica che sono stati per l\u2019appunto de-regolati in quel frangente. Questo non significa sostenere vi sia un rapporto causale esclusivo ed unilineare fra determinati fenomeni e squilibri da una parte e determinate de-regolazioni dall\u2019altra, significa sottolinearne la rilevanza specie nella prospettiva di una discussione pubblica informata. Dove in questi ultimi decenni il mercato urbano \u00e8 stato particolarmente dinamico \u2013 ovvero un numero limitato grandi regioni urbane, citt\u00e0 medie e di localit\u00e0 turistiche \u2013 abbiamo misurato come in un grande esperimento quali possano essere gli effetti nel lungo periodo di de-regolazioni e liberalizzazioni profonde. Milano, da questo punto di vista, \u00e8 un caso di grande interesse: la citt\u00e0 ha attratto in questi anni investimenti immobiliari imponenti, anche in virt\u00f9 del suo business climate decisamente propizio agli investimenti. Un clima radicato di certo in grandi cambiamenti legislativi nazionali, ma anche nelle letture particolarmente conseguenti che di questi cambiamenti sono state date a livello regionale e locale.<\/p>\n<p>L\u2019AUTO-INCAPACITAZIONE DEGLI ATTORI PUBBLICI<br \/>\nQuando, parlando della questione abitativa a Milano, si dice che \u201cil comune non pu\u00f2 far nulla\u201d si afferma, in gran parte, il vero. Ma spesso si omette di dire che tale situazione di (quasi) impossibilit\u00e0 di intervento non \u00e8 certo un fatto naturale, bens\u00ec discende da decisioni pubbliche che ai diversi livelli di governo hanno progressivamente fatto in modo che per l\u2019appunto il comune potesse fare molto meno di quanto socialmente richiesto. A illustrazione di questo argomento, in questo testo vedremo quali sono gli strumenti di politica pubblica \u2013 regolazioni, pianificazioni, interventi diretti \u2013 che sono nelle disponibilit\u00e0 di un comune italiano per governare le trasformazioni dei quartieri urbani, rispetto ad una serie di altri casi europei. In particolare, guarderemo a quanto e come siano trasformabili i quartieri a Milano rispetto a quelli di altre citt\u00e0 europee con le quali la classe dirigente della citt\u00e0 generalmente si confronta \u2013 Parigi, Berlino, Vienna, Amsterdam e Barcellona \u2013 in relazione a una limitata serie di dimensioni regolative che condizionano potentemente il rapporto complesso, e decisivo per l\u2019esercizio del diritto ad abitare, che esiste fra gli usi del patrimonio edilizio e la composizione sociale della popolazione di una data porzione di citt\u00e0.<br \/>\nLe trasformazioni dei quartieri sono regolate da un insieme vasto e complesso di norme messe in opera e amministrare dallo stato in tutte le sue articolazioni. E la natura, direzione e rapidit\u00e0 dei cambiamenti delle citt\u00e0 come dei quartieri dipendono quindi anche, sebbene come ovvio non esclusivamente, da queste regolazioni e dalle loro evoluzioni. Queste ultime limitano o favoriscono, filtrano ed orientano il comportamento degli attori \u2013 promotori immobiliari, attori pubblici, famiglie e individui \u2013 definendo la cosa possono fare ed il come possono farlo. E definendo anche la natura e la forma del mercato, quale spazio complesso di interazione fra lo stato e gli attori privati. Come dicevamo, le dimensioni regolative che potremmo osservare sono tante, ma \u2013 dato il fuoco di questo contributo \u2013 guarderemo in particolare alle regolazioni del mercato dell\u2019affitto ordinario, dei cosiddetti affitti brevi ed agli strumenti del governo spaziale \u2013 nel senso del riferirsi a contesti concreti, abitati da popolazioni concrete \u2013 della pi\u00f9 complessiva dinamica del mercato immobiliare.<\/p>\n<p>IL MERCATO DELL\u2019AFFITTO ORDINARIO<br \/>\nLa prima dimensione regolativa rilevante \u00e8 quella del mercato dell\u2019affitto ordinario. In Europa, specie nelle aree urbane, sono diffuse forme di regolazione del livello e della dinamica dei canoni. Tali modelli esistono da decenni, oppure sono di pi\u00f9 recente introduzione, a segnalare l\u2019intervenire di una onda ri-regolativa a seguito di una fase invece prevalentemente de-regolativa. In Germania, il controllo dei canoni era incorporato nelle modalit\u00e0 stesse di regolazione della produzione privata di alloggi in affitto consolidatesi nel secondo dopoguerra. Tuttavia, una parte crescente del patrimonio residenziale in affitto \u00e8 col tempo fuoriuscito dal regime che ne garantiva il calmieramento e questo ha determinato la necessit\u00e0 di nuovi interventi regolativi. Nel 2005 \u00e8 stato introdotto il sistema del cosiddetto Mietpreisbremse, il quale prevede che gli aumenti dei canoni non possono essere maggiori del 10% rispetto alla media cittadina dei canoni in essere e del 15%, nel caso dell\u2019attivazione di un nuovo contratto. Le ristrutturazioni permettono aumenti maggiori, ma pur sempre sulla base della valutazione delle migliorie apportate sulla base di una serie di criteri.<\/p>\n<p>A questi interventi federali si sono poi aggiunti interventi dei singoli stati. Nel 2020, a Berlino era stata introdotta, a ulteriore rafforzamento delle norme federali, una norma \u2013 il cosiddetto Mietendeckel, poi decaduto \u2013 che stabiliva un tetto obbligatorio agli affitti differenziato per quartieri. In Francia, in una variet\u00e0 di aree metropolitane individuate sulla base di criteri relativi alla condizione di minore o maggiore tensione del mercato abitativo, vige un sistema di inquadramento e quindi di calmieramento dei canoni residenziali. Il livello dei canoni di riferimento \u00e8 stabilito annualmente dai prefetti con l\u2019individuazione di livelli minimi e massimi articolati per sub-zone. Questi valori medi \u2013 stabiliti sulla base della valutazione di un osservatorio partecipato da istituzioni e parti sociali \u2013 possono conoscere una oscillazione verso l\u2019alto di non oltre il 30% verso il basso di non oltre il 20% verso l\u2019alto, in relazione a criteri quali l\u2019anno di costruzione, le dimensioni dell\u2019alloggio ed altre caratteristiche qualitative degli alloggi. Nel caso di coabitazioni \u2013 fattispecie non solo diffusa, ma anche in crescita in qualsiasi citt\u00e0 europea \u2013 in alloggi sui quali quindi insiste una variet\u00e0 di contratti il canone totale non pu\u00f2 comunque eccedere i valori massimi consentiti per l\u2019intero immobile. Pur non potendo trattarne estesamente qui, sistemi di inquadramento dei canoni vigono da tempo anche ad Amsterdam e Barcellona, sia ad esito di norme nazionali sia di norme regionali e locali.<br \/>\nViceversa, in Italia, dal 1998 la definizione del livello dei canoni nel patrimonio privato \u2013 la larga maggioranza a Milano, diversamente da diverse delle citt\u00e0 citate dove il patrimonio di edilizia sociale \u00e8 pi\u00f9 consistente \u2013 \u00e8 completamente libera e indipendente da qualsiasi valutazione qualitativa. Il loro calmieramento \u00e8 affidato esclusivamente a dispositivi esortativi e di incentivazione fiscale attraverso l\u2019istituto \u2013 molto marginale a Milano, il 5% dei contratti in essere, sebbene in crescita \u2013 del cosiddetto canone concordato. Cosa comporta questa vistosa divergenza del caso milanese rispetto a quanto accade nelle altre citt\u00e0 citate? Comporta essenzialmente che allo scadere dei contratti in essere i proprietari non hanno alcun vincolo riguardo il livello del canone del nuovo contratto, sia che questo sia proposto all\u2019inquilino in essere sia che sia proposto ad un nuovo inquilino. Virtualmente, l\u2019intero stock di abitazioni di propriet\u00e0 privata in affitto di un intero quartiere \u2013 e quindi dell\u2019intera citt\u00e0 \u2013 pu\u00f2 quindi conoscere una rivalutazione che non incontri alcun limite se non la disponibilit\u00e0 (non necessariamente la capacit\u00e0 effettiva) di chi cerca casa a pagare la cifra fissata. L\u2019assenza di norme di inquadramento degli affitti rende poi possibile l\u2019aumento dei canoni attraverso pratiche di ristrutturazione e frazionamento di fatto degli alloggi \u2013 fenomeno in evidente crescita a Milano \u2013 con l\u2019offerta in affitto di singole stanze a prezzi inflazionati, pratica che in tutti i casi citati sarebbe interdetta perch\u00e9 farebbe superare all\u2019immobile il tetto massimo stabilito. In questo ambito di regolazione, Milano e l\u2019Italia costituiscono quindi un\u2019eccezione radicale, la cui divergenza rispetto al resto d\u2019Europa \u00e8 andata allargandosi in tempi recenti.<\/p>\n<p>LA (NON) REGOLAZIONE DEGLI AFFITTI BREVI E DEI LORO IMPATTI<br \/>\nLa non regolazione dell\u2019offerta di affitti brevi \u2013 seconda dimensione regolativa che esamineremo \u2013 si spiega ampiamente con la pi\u00f9 complessiva scarsit\u00e0 di regolazioni riguardo il mercato dell\u2019affitto (si veda su questo tema il contributo di Francesca Artioli, proprio sulle pagine di cheFare). Come ormai stabilito, la diffusione degli affitti brevi contribuisce alla riduzione dell\u2019offerta in affitto a lungo termine ed alla loro rivalutazione, concentrando tali effetti in aree residenziali ancora socialmente composite nei confronti delle quali si concentrano le aspettative del turismo esperienziale. Che sia attraverso regolazioni di natura locale \u2013 che talvolta hanno implicato conflitti di ordine costituzionale \u2013 o di natura sovra-ordinata, in tutte le maggiori citt\u00e0 europee vi sono forme di limitazione pi\u00f9 o meno severa dell\u2019offerta di affitti brevi. Ad Amsterdam, dal 2019, solo gli immobili che sono residenza principale di chi ne ha la propriet\u00e0 possono essere affittati, ma per non pi\u00f9 di 30 giorni. Un immobile nel quale il suo proprietario non sia residente \u2013 ovvero una \u201cseconda casa\u201d \u2013 invece non pu\u00f2 essere affittato a breve e deve essere obbligatoriamente affittato a lungo termine. L\u2019amministrazione della citt\u00e0 aveva anche introdotto un sistema di azzonamento che escludeva le zone a maggiore presenza di offerta turistica dalla possibilit\u00e0 di nuova offerta di affitto breve, tuttavia questa norma \u00e8 decaduta.<br \/>\nA Barcellona, a partire dal 2017, \u00e8 entrato in vigore un nuovo strumento, il Piano urbanistico speciale degli alloggi turistici (PEUAT), volto a regolare anche il mercato degli affitti brevi, prevedendo la suddivisione del territorio della citt\u00e0 in quattro zone: una zona nella quale si persegue l\u2019obiettivo di una diminuzione dell\u2019offerta turistica nel suo complesso e quindi non si concedono pi\u00f9 licenze, una zona dove l\u2019offerta deve essere mantenuta pressoch\u00e9 ai livelli attuali e quindi nuove licenze sono concesse solo se sostitutive di quelle decadute, un\u2019area periferica in cui l\u2019offerta pu\u00f2 crescere ed infine un\u2019area dove l\u2019offerta pu\u00f2 crescere solo in seguito ad una valutazione pubblica effettuata sulla base di una variet\u00e0 di criteri. A Parigi, l\u2019affitto breve della residenza principale \u00e8 permesso, con obbligo di registrazione, fino a una soglia massima di 120 notti totali all\u2019anno. Proprietari che invece volessero mettere in affitto breve degli immobili nei quali non risiedono devono richiedere un cambiamento di destinazione d\u2019uso all\u2019amministrazione, mettendo allo stesso tempo a disposizione un alloggio di pari o maggiori dimensioni per l\u2019affitto a lungo termine oppure versare al comune una tassa a compensazione della mancata offerta. Tale norma diviene ancora pi\u00f9 stringente nel caso di quartieri caratterizzati da una forte incidenza di affitti turistici sul totale degli alloggi, con l\u2019obbligo per chi offre un metro quadro in affitto breve di offrirne almeno tre in affitto a lungo termine. Come si pu\u00f2 vedere, le norme in essere nelle citt\u00e0 citate puntano a ricondurre l\u2019uso dell\u2019affitto breve ad una pratica di coabitazione temporanea in un immobile di residenza, contingentando l\u2019uso di alloggi a fini esclusivamente turistici oppure sostanzialmente vietandolo. Questo muove da riconoscimento di una chiara precedenza all\u2019uso residenziale del patrimonio nel quadro di un mercato dell\u2019affitto che, come abbiamo visto, \u00e8 di per s\u00e9 molto pi\u00f9 regolato.<\/p>\n<p>Come noto, tornando in Italia, non esiste alcuna limitazione alla possibilit\u00e0 di immettere un immobile, sia di residenza principale sia di residenza secondaria, sul mercato dell\u2019affitto turistico. Le sole previsioni di legge riguardano infatti un obbligo di registrazione \u2013 mai effettivamente attuato \u2013 ed il pagamento delle imposte, senza peraltro differenze fiscali con l\u2019uso ordinario a lungo termine. Cosa comporta, concretamente, la completa assenza di regolazioni anche remotamente paragonabili a quelle illustrate in riferimento ad altre citt\u00e0 europee? Che, di nuovo, virtualmente, non solo l\u2019intero patrimonio privato in affitto di un quartiere pu\u00f2 \u2013 come richiamato sopra \u2013 essere pienamente rivalutato ai livelli di mercato, ma anche che questo medesimo patrimonio pu\u00f2 essere interamente ritirato dal mercato dell\u2019affitto ordinario per essere immesso in quello dell\u2019affitto breve.<\/p>\n<p>L\u2019ascesa imponente dei numeri del patrimonio in affitto breve a Milano come in altre citt\u00e0 italiane appare ormai in controtendenza rispetto ad altre citt\u00e0 europee, dove l\u2019offerta si \u00e8 ormai stabilizzata oppure risulta in contrazione. A Milano, come altrove in Italia, si sta assistendo viceversa ad una migrazione massiva dei proprietari verso l\u2019affitto breve in un contesto nel quale l\u2019offerta complessiva in affitto \u00e8 molto pi\u00f9 limitata che in molte citt\u00e0 europee (si sta contraendo quindi un\u2019offerta gi\u00e0 scarsa). Se quindi la prima ondata di neo-liberalizzazione ha liberalizzato i canoni e contribuito alla riduzione dell\u2019offerta in affitto attraverso l\u2019alienazione del patrimonio residenziale pubblico e l\u2019incentivazione alla residenza in propriet\u00e0, la seconda \u2013 guidata dalle innovazioni dell\u2019economia di piattaforma e l\u2019assenza di interventi regolativi \u2013 fa migrare questo patrimonio gi\u00e0 scarso verso una forma di affitto diversa da quella residenziale.<br \/>\nIL GOVERNO DELLE TRASFORMAZIONI DEI QUARTIERI<br \/>\nUn ultimo aspetto rilevante ha a che fare con l\u2019attivo riconoscimento da parte delle politiche e della pianificazione urbane dell\u2019esistenza di un oggetto definibile quale quartiere urbano, caratterizzato da una specifica composizione sociale la cui relazione con la dinamica immobiliare costituisce di per s\u00e9 un oggetto di intervento pubblico. Nelle politiche urbane di molte citt\u00e0 europee tale riconoscimento \u00e8 un fatto strutturale, ed il territorio urbano non \u00e8 considerato come uno spazio isomorfo al quale possano applicarsi le stesse regole e in riferimento al quale le politiche pubbliche possano perseguire gli stessi obiettivi. In particolare, da tale riconoscimento discende la presenza di regolazioni e strumenti \u2013 che includono anche l\u2019intervento diretto dello stato, anche nella forma del comune, quale attore immobiliare \u2013 che hanno come fine quello di correggere gli effetti di quella che sarebbe la dinamica spontanea del mercato immobiliare in determinati quartieri, essenzialmente quelli nei quali i processi di valorizzazione conducano a processi consistenti e rapidi di espulsione (il cosiddetto displacement) e di chiusura all\u2019arrivo di nuovi abitanti appartenenti a determinati gruppi sociali (essenzialmente i medesimi a rischio di displacement).<br \/>\nA Parigi esiste una politica di lungo periodo di acquisizione pubblica di patrimonio privato nell\u2019insieme della citt\u00e0 ma con una cogenza di particolare intensit\u00e0 in alcuni quartieri. Fra i diversi strumenti, le cosiddette Operazioni Programmate per il Miglioramento dell\u2019abitare (OPAH) e le Operazioni di miglioramento dell\u2019abitare degradato (OAHD) permettono all\u2019amministrazione comunale di esercitare un diritto di prelazione per l\u2019acquisto di immobili o di esproprio di immobili da destinare ad alloggi sociali. L\u2019amministrazione di Berlino, come quelle di altre citt\u00e0 tedesche, individua dei quartieri nei quali vigono alcune norme particolari sull\u2019uso, la cessione e la trasformazione del patrimonio al fine di proteggerne la composizione sociale esistente. Nelle aree interessate da questo dispositivo \u2013 il cosiddetto milieux protection \u2013 i comuni possono limitare il diritto dei proprietari a vendere gli alloggi ritirandoli cos\u00ec dall\u2019offerta in affitto oppure a ristrutturarli a livelli che implicherebbero un forte aumento dei canoni, sebbene inquadrati dalle norme citati in precedenza. Inoltre, anche in questo caso, il comune dispone entro questi perimetri di un diritto di prelazione sugli immobili messi in vendita.<br \/>\nA Vienna, dagli anni Settanta dello scorso secolo, l\u2019amministrazione eroga ai proprietari entro perimetri definiti incentivi alle ristrutturazioni, i quali non possono per\u00f2 alzare il canone d\u2019affitto n\u00e9 vendere il proprio immobile per un periodo di 15 anni. Infine, a Barcellona, nel caso di nuovi progetti immobiliari \u2013 ristrutturazioni profonde incluse \u2013 con una superficie utile superiore ai 600 mq, il 30% della superficie deve essere destinato ad alloggi sociali acquisiti dal comune in virt\u00f9 anche in questo caso di un diritto di prelazione. Nel caso di Milano, nella pianificazione come nelle pi\u00f9 complessive politiche urbane non esistono perimetrazioni entro le quali si applichino norme che limitano e orientano i comportamenti dei privati o rendano possibile un intervento diretto del comune quale attore immobiliare.<br \/>\nChe cosa comporta concretamente l\u2019assenza di un riconoscimento attivo dell\u2019esistenza dei quartieri urbani per come l\u2019abbiamo inteso fino ad ora, e quindi di strumenti e regolazioni che lo mettano in opera? Prima di tutto, che anche in aree in cui si manifesti un forte e rapido processo di valorizzazione che comporta concreti rischi di espulsione\/chiusura all\u2019arrivo di determinati gruppi sociali non vi \u00e8 alcuna capacit\u00e0 di mitigazione di tali processi da parte dell\u2019attore pubblico: nessuna possibilit\u00e0 di limitare la contrazione dell\u2019offerta in affitto a favore della propriet\u00e0 o di limitare l\u2019aumento degli affitti, nemmeno nel caso in cui queste siano esito di ristrutturazioni realizzate con trasferimenti pubblici. In quartieri gi\u00e0 densi quali quelli della cosiddetta \u201csemi-periferia, anche in relazione al governo delle caratteristiche della nuova produzione edilizia la capacit\u00e0 d\u2019intervento del comune \u00e8 sostanzialmente nulla: l\u2019obbligo di quote di Edilizia Residenziale Sociale (ERS) \u00e8 attualmente previsto solo nel caso di trasformazioni oltre i 10.000 metri quadri complessivi (nella discussione relativa alla revisione in corso del Piano di Governo del Territorio in diversi hanno proposto l\u2019abbassamento di tale soglia).<\/p>\n<p>FATTORI, SQUILIBRI DI E VIE DI USCITA DA UN GRANDE ESPERIMENTO<br \/>\nPotremmo discutere nella stessa rapida prospettiva comparativa altre dimensioni regolative che sono senza dubbio importanti per capire le condizioni di trasformazione dei quartieri urbani. La regolazione del commercio locale \u00e8, ad esempio, di grande rilevanza ed anche questa ha conosciuto in Italia \u2013 e in particolare a Milano e in Lombardia \u2013 una profonda liberalizzazione con effetti evidenti sulle trasformazioni dei quartieri (la famosa movida quale fenomeno di forte concentrazione spaziale della vita notturna \u00e8, in parte probabilmente significativa, esito della liberalizzazione del commercio). Anche quella del governo delle funzioni che il patrimonio edilizio ospita \u00e8 una dimensione regolativa importante, ed anche in questo caso Milano rappresenta un caso di intensa neo-liberalizzazione con l\u2019introduzione del principio di cosiddetta \u201cindifferenza funzionale\u201d nella pianificazione urbanistica che rende molto agevoli cambiamenti di funzioni nel patrimonio esistente (e non solo) laddove esista un attore di mercato intenzionato a promuoverli.<br \/>\nLa discussione potrebbe quindi ampliarsi, ma ci\u00f2 che preme sottolineare in questa conclusione \u00e8 l\u2019eccezionalit\u00e0 del processo di neoliberalizzazione che hanno conosciuto le citt\u00e0 Italiane \u2013 e Milano in particolare \u2013 nel quadro dei casi europei che abbiamo rapidamente presentato (e che pure sono stati criticamente esaminati quali altrettanti casi di neo-liberalizzazione delle politiche urbane e abitative e, sebbene in forme diverse, di rinnovata \u201ccrisi abitativa\u201d). Facendo esercizio di immaginazione sociologica, possiamo ipotizzare i fattori che hanno permesso un esito cos\u00ec radicale. Non solo la storica ma crescente centralit\u00e0 dell\u2019istituto della propriet\u00e0 immobiliare diffusa nel nostro sistema sociale, ma forse anche l\u2019accrescersi, in un quadro di perdurante stagnazione economica e di crisi profonda della mobilit\u00e0 sociale, di una pressante richiesta sociale di liberalizzazione e massimizzazione di ogni forma di estrazione di rendita. Che questa derivasse dagli immobili residenziali urbani, da quelli commerciali e dal suolo pubblico di pertinenza oppure dalle spiagge, l\u2019allargamento e massimizzazione delle rendite realizzabili \u00e8 stata un forte richiesta dei gruppi sociali centrali e superiori (ma che si \u00e8 dimostrata egemonica anche nei confronti dei ceti inferiori, per i quali \u00e8 decisamente pi\u00f9 improbabile accedervi e viceversa molto pi\u00f9 probabile subirne le esternalit\u00e0).<\/p>\n<p>Egualmente, il peso crescente e prevalente dei processi di patrimonializzazione nel destino degli individui e delle classi sociali ha probabilmente contribuito potentemente a tale consenso. Infine, la trasformazione dei modelli di accumulazione urbana \u2013 in direzione di consumi culturali e turismo \u2013 ha rappresentato un\u2019opportunit\u00e0 straordinaria per queste strategie (anche per legittimarle pi\u00f9 ampiamente) anche perch\u00e9 sembravano \u2013 e tutt\u2019ora sembrano \u2013 gli unici possibili in un paese in contrazione.<br \/>\nTutto questo ha fatto s\u00ec che nei decenni si sia cos\u00ec perfettamente naturalizzata nel discorso pubblico italiano l\u2019idea che la propriet\u00e0 di un immobile urbano coincida con un diritto ad una sua totale disponibilit\u00e0 e non con un insieme di diritti e responsabilit\u00e0 nel quadro di un mercato sociale regolato e temperato da obiettivi collettivi. Il diffuso sostegno politico a tale discorso ha fatto in modo che, progressivamente, il campo degli strumenti nelle disponibilit\u00e0 degli attori pubblici \u2013 e in particolare dei comuni \u2013 nella regolazione e nell\u2019orientamento delle dinamiche di mercato si desertificasse, socializzando l\u2019opinione pubblica all\u2019idea che le trasformazioni urbane guidate dal mercato fossero l\u2019unica strada possibile, una strada per l\u2019appunto naturale. Ora gli squilibri di questo modello iniziano ad essere percepibili non solo (come \u00e8 sempre stato) per i gruppi sociali pi\u00f9 deboli \u2013 famiglie a basso reddito, individui vulnerabili, migranti \u2013 ma anche per una parte della composizione sociale che ha per anni sostenuto pi\u00f9 o meno attivamente il consenso di questo grande esperimento. E si fanno sentire in particolare a Milano dove la contraddizione fra estrazione sregolata della rendita e la domanda di lavoro che discende da impieghi pi\u00f9 produttivi del capitale raggiunge probabilmente il suo massimo. Una stagione di ri-regolazione appare oggi non solo augurabile, ma anche forse pi\u00f9 probabile di qualche tempo fa.<br \/>\nNota: Questo testo deriva da ricerche dell\u2019autore e in misura significativa da quanto emerso in un ciclo di incontri organizzato dal comitato Abitare in Via Padova nel 2023. In particolare, si rimanda agli interventi di Francesca Artioli, Federico Savini, Constanze Wolfgring, Alice Sotgia e Iolanda Bianchi. I video degli incontri sono visibili a questo indirizzo: https:\/\/abitareinviapadova.org\/milano-si-puo-fare-2\/. Una raccolta di quanto emerso nella forma di un opuscolo \u00e8 invece scaricabile a questo indirizzo. Si rimanda anche al volume che raccoglie i testi di Sandra Annunziata, \u201cOltre la gentrification. Letture di urbanistica critica tra desiderio e resistenze urbane\u201d, Edit Press, 2023, per approfondimenti teorici e pratici.<br \/>\n*(Alessandro Coppola insegna urbanistica al Politecnico di Milano. Si \u00e8 occupato e si occupa di politica e politiche)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211; A CHI SONO ANDATI I FONDI PNRR PER I SERVIZI DIGITALI DELLA PA.(*)<\/p>\n<p>Il piano nazionale di ripresa e resilienza prevede diverse misure volte a potenziare e migliorare i servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni. I fondi gi\u00e0 assegnati in questo ambito sono circa 1,6 miliardi. Vediamo a cosa servono e come si distribuiscono sul territorio<br \/>\n\u2022 SONO 8 GLI INVESTIMENTI DEL PNRR E DEL FONDO COMPLEMENTARE PENSATI PER RAFFORZARE E MIGLIORARE I SERVIZI DIGITALI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.<br \/>\n\u2022 I FONDI GI\u00c0 ASSEGNATI AMMONTANO A CIRCA 1,6 MILIARDI. LA LOMBARDIA \u00c8 LA REGIONE CHE RICEVE PI\u00d9 FONDI (202,7 MILIONI). SEGUONO IL PIEMONTE (124,5) E IL VENETO (97,3).<br \/>\n\u2022 SE SI ESCLUDONO I PROGETTI DI AMBITO NAZIONALE, ALLE REGIONI DEL MEZZOGIORNO VA IL 35,8% DELLE RISORSE STANZIATE FINORA.<br \/>\n\u2022 A LIVELLO COMUNALE, PALERMO \u00c8 IL TERRITORIO CHE RICEVE LA MAGGIOR QUOTA DI RISORSE (CIRCA 3,5 MILIONI DI EURO). SEGUONO I COMUNI DI ROMA (2,9), VENEZIA (2,7) E VERONA (2,5).<br \/>\nLa pandemia ha dimostrato come poter interagire con le persone anche a distanza, per motivi di lavoro o svago, sia una necessit\u00e0. Poter effettuare operazioni da remoto infatti ci consente di velocizzare quelle procedure che non \u00e8 strettamente necessario svolgere in presenza. Inoltre permette di azzerare il tempo richiesto per gli spostamenti. Elementi che aiutano a conciliare meglio gli ambiti lavorativi con quelli privati contribuendo cos\u00ec al miglioramento della qualit\u00e0 della vita di ognuno di noi.<br \/>\n\u00c8 per questi motivi che il Pnrr italiano stanzia una massiccia quota di fondi (circa 48 miliardi di euro) a favore della digitalizzazione del paese. Le misure previste in questo senso sono molteplici e vanno dallo sviluppo delle infrastrutture all\u2019implementazione di strumenti digitali nelle pubbliche amministrazioni. E proprio il miglioramento dell\u2019esperienza del cittadino nei suoi rapporti con la Pa ricopre un ruolo molto rilevante negli investimenti previsti dal Pnrr. Parliamo di 2,6 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri 800 milioni del fondo complementare.<br \/>\n33.748 i progetti per la digitalizzazione e il miglioramento dei servizi offerti dalla PA gi\u00e0 finanziati dal Pnrr.<br \/>\nUna parte importante di questi interventi sar\u00e0 gestita a livello centrale ma anche comuni, province, citt\u00e0 metropolitane e altri enti territoriali avranno un ruolo fondamentale nella \u201cmessa a terra\u201d di questi progetti.<br \/>\nLa digitalizzazione della PA e i fondi del Pnrr<br \/>\nIl tema della digitalizzazione abbraccia sostanzialmente tutti gli ambiti su cui insistono investimenti del Pnrr. Dalla sanit\u00e0 alla scuola, dalla mobilit\u00e0 alla transizione ecologica. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di rendere il paese pi\u00f9 efficiente e moderno. In questo caso ci soffermeremo su quelle misure che abbiamo classificato come di \u201ccittadinanza digitale\u201d. Vale a dire tutti quegli investimenti che puntano a potenziare la presenza online delle pubbliche amministrazioni, ad aumentare i servizi erogati e a migliorare l\u2019esperienza degli utenti.<br \/>\n8 LE MISURE E SOTTOMISURE DEL PNRR E DEL FONDO COMPLEMENTARE DEDICATE ALLA \u201cCITTADINANZA DIGITALE\u201d.<br \/>\nL\u2019intervento pi\u00f9 consistente dal punto di vista economico riguarda proprio il miglioramento della qualit\u00e0 e dell\u2019utilizzabilit\u00e0 dei servizi pubblici digitali. Con questo investimento, del valore complessivo di 813 milioni di euro, si punta a migliorare la user experience dei servizi digitali. Ci\u00f2 dovr\u00e0 avvenire armonizzando le pratiche di tutte le pubbliche amministrazioni verso standard comuni di qualit\u00e0. Il secondo investimento pi\u00f9 rilevante invece \u00e8 denominato Polis \u2013 case dei servizi di cittadinanza digitale. Questa misura, che assorbe tutti gli 800 milioni previsti dal fondo complementare, punta a creare uno sportello unico di prossimit\u00e0. Tale sportello dovr\u00e0 assicurare ai cittadini residenti nei comuni pi\u00f9 piccoli la possibilit\u00e0 di fruire di tutti i servizi pubblici in modalit\u00e0 digitale.<br \/>\nAltri 580 milioni poi sono destinati al rafforzamento dell\u2019adozione delle piattaforme nazionali PagoPA (lo strumento per i pagamenti tra la pubblica amministrazione e cittadini e imprese) e Io, app che dovr\u00e0 diventare il punto di accesso unico per i servizi digitali della pubblica amministrazione. Invece 556 milioni sono stati stanziati per la creazione di una piattaforma nazionale dati (Pnd). Questa servir\u00e0 a interconnettere i database della Pa in modo che il cittadino non sia pi\u00f9 costretto a fornire la stessa informazione molteplici volte.<br \/>\nIl Pnrr stanzia risorse per il miglioramento dei servizi digitali offerti ai cittadini dalla Pa.<br \/>\nSono poi previsti investimenti complessivi per 255 milioni per il rafforzamento delle piattaforme nazionali di identit\u00e0 digitale (come Spid, carta d\u2019identit\u00e0 elettronica e anagrafe nazionale). Mentre 245 milioni serviranno per la digitalizzazione degli avvisi pubblici. Con quest\u2019ultimo intervento si punta alla creazione di una piattaforma unica di notifiche che permetta di inviare messaggi con valore legale.<br \/>\nDa segnalare infine l\u2019investimento da 90 milioni per la creazione di uno sportello digitale unico che consentir\u00e0 la digitalizzazione di un insieme di servizi essenziali (come la richiesta del certificato di nascita). E gli 80 milioni che saranno utilizzati per migliorare l\u2019accessibilit\u00e0 dei servizi pubblici digitali, in modo che tutti possano usufruirne.<br \/>\nCome si distribuiscono i fondi del Pnrr sul territorio<br \/>\nNon tutti i fondi che abbiamo appena passato in rassegna sono gi\u00e0 stati effettivamente assegnati. Grazie all\u2019ultimo rilascio di dati da parte del governo, risalente allo scorso 13 giugno, possiamo valutare quali sono i progetti che hanno gi\u00e0 ricevuto un finanziamento e come questi si suddividono sul territorio.<br \/>\nNon abbiamo indicazioni sullo stato di avanzamento dei progetti finanziati.<br \/>\nPrima di passare all\u2019esame degli interventi gi\u00e0 avviati per\u00f2 sono necessarie alcune precisazioni. Innanzitutto, i dati messi a disposizione dal governo ci forniscono l\u2019elenco dei progetti finanziati finora ma non ci dicono niente sul loro stato di avanzamento. Non possiamo quindi dire se questi interventi sono gi\u00e0 partiti o meno.<br \/>\nIn secondo luogo, molti dei progetti finanziati (quasi mezzo miliardo di euro) sono classificati come \u201cnazionali\u201d e non \u00e8 quindi possibile una loro localizzazione. Questo perch\u00e9 sono affidati alla diretta gestione delle amministrazioni centrali o perch\u00e9 si ritiene possano avere un impatto sull\u2019intero territorio nazionale. Rientrano in questa categoria, per esempio, gli investimenti sulla creazione dello sportello digitale unico e i fondi per l\u2019inclusivit\u00e0 dei servizi digitali della Pa. Da segnalare infine che non sono a oggi disponibili informazioni sui progetti legati alla misura Polis, l\u2019unica finanziata con il fondo complementare.<br \/>\n455,1 milioni \u20ac gli investimenti Pnrr per il miglioramento dei servizi digitali della Pa che non possono essere territorializzati perch\u00e9 nazionali.<br \/>\nFatte queste premesse, possiamo osservare che complessivamente i fondi Pnrr gi\u00e0 assegnati per progetti in ambito di cittadinanza digitale ammontano a circa 1,6 miliardi di euro. A livello regionale \u00e8 la Lombardia l\u2019area a cui sono stati assegnati pi\u00f9 fondi (202,7 milioni). Seguono il Piemonte (124,5) e il Veneto (97,3).<br \/>\nSERVIZI DIGITALI DELLA PA, ALLA LOMBARDIA OLTRE 200 MILIONI<br \/>\nIL RIPARTO TRA LE REGIONI ITALIANE DEI FONDI PNRR PER LA DIGITALIZZAZIONE DEI SERVIZI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE<br \/>\nLa Campania \u00e8 la prima regione del mezzogiorno per quantit\u00e0 di risorse attribuite (95,6 milioni) seguita dalla Sicilia (80,4 milioni). Escludendo i fondi di carattere nazionale, possiamo osservare che al sud sono state attribuite risorse inferiori alla quota minima del 40% prevista dal Pnrr.<br \/>\n35,8% i fondi Pnrr per la cittadinanza digitale attribuiti alle regioni del mezzogiorno rispetto al totale delle risorse gi\u00e0 assegnate.<br \/>\nAnche se ovviamente stiamo parlando di un dato parziale, visto che non tutti i fondi sono gi\u00e0 stati assegnati, tale tendenza \u00e8 comunque preoccupante e deve essere tenuta sotto controllo. Visti gli ampi divari anche in tema di digitalizzazione tra il sud e il resto del paese.<br \/>\nA livello di singole misure, quella con la quota pi\u00f9 significativa di risorse gi\u00e0 attribuite riguarda il miglioramento della user experience degli utenti (787 milioni). Seguono il potenziamento nell\u2019utilizzo della piattaforma PagoPa e dell\u2019app Io (245,4 milioni) e la digitalizzazione degli avvisi pubblici (183,6 milioni).<br \/>\nL\u2019impatto del Pnrr a livello locale<br \/>\nSpingendo l\u2019analisi a livello locale, possiamo osservare che sono 7.506 (su 7.901) i comuni che ricevono fondi Pnrr per progetti legati al miglioramento dei servizi digitali della Pa. Quasi la totalit\u00e0 dei territori quindi (il 95%) si \u00e8 gi\u00e0 visto assegnare finanziamenti pi\u00f9 o meno consistenti per realizzare interventi in questo ambito.<br \/>\nTrasparenza, informazione, monitoraggio e valutazione del PNRR<br \/>\n\u00c8 il territorio di Palermo quello che riceve la maggior quota di risorse, pari a circa 3,5 milioni di euro. Seguono i comuni di Roma (2,9), Venezia (2,7) e Verona (2,5). Tra i comuni non capoluogo il primo che incontriamo nella graduatoria \u00e8 Giugliano in Campania con circa 728mila euro. Seguono Cava de\u2019 Tirreni (671mila euro) e Pomezia (606mila euro).<br \/>\nPNRR E DIGITALE: PALERMO, ROMA E VENEZIA I COMUNI PI\u00d9 FINANZIATI<br \/>\nIL RIPARTO TRA I COMUNI ITALIANI DEI FONDI PNRR PER LA DIGITALIZZAZIONE DEI SERVIZI DELLA PA<br \/>\nDA SAPERE<br \/>\nUn progetto pu\u00f2 interessare pi\u00f9 di un comune. In quei casi l\u2019importo del progetto viene attribuito a tutti i territori coinvolti, perch\u00e9 non \u00e8 possibile una divisione delle risorse. Nella mappa non sono rappresentati i progetti di ambito nazionale e provinciale.<br \/>\nA livello di singoli progetti, logicamente, i pi\u00f9 onerosi sono quelli che hanno una portata su tutto il territorio nazionale e che assorbono l\u2019intero importo stanziato dalla misura. Anche per gli investimenti che hanno un riparto territoriale delle risorse tuttavia in alcuni casi il soggetto attuatore \u00e8 rappresentato da amministrazioni centrali dello stato. I progetti gestiti da queste ultime assorbono somme consistenti. Alla presidenza del consiglio dei ministri, ad esempio, sono affidati 72 milioni di euro per la diffusione della piattaforma PagoPa e dell\u2019app Io e altri 38,5 per la digitalizzazione degli avvisi pubblici. Altri 36,6 milioni sono assegnati al ministero dell\u2019interno ancora per progetti legati a PagoPa e app Io. Al ministero delle infrastrutture infine vanno circa 8,1 milioni per interventi nell\u2019ambito della piattaforma nazionale digitale dati.<br \/>\nConsiderando invece i progetti \u201cterritorializzati\u201d, i pi\u00f9 onerosi in assoluto riguardano interventi per il miglioramento dell\u2019esperienza degli utenti e saranno realizzati a Genova, Palermo, Catania, Bologna, Verona, Venezia e Torino. In tutti questi casi l\u2019importo stanziato \u00e8 pari a circa 1,3 milioni di euro. Nello stesso ambito, a Bari sar\u00e0 realizzato un progetto da 1,2 milioni di euro e a Firenze un altro da 1,1 milioni.<br \/>\nIl nostro osservatorio sul Pnrr<br \/>\nQuesto articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni luned\u00ec pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilit\u00e0 di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.<br \/>\n*(FONTE: elaborazione openpolis su dati Open-PNRR)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 &#8211; LA RIVOLUZIONE D&#8217;OTTOBRE DI FRANCESCO: ASSALTO ALLA FORTEZZA DEL CONSERVATORISMO LO SNODO DEL SINODO. NELL\u2019ANNO UNDICESIMO, IL PRIMO SENZA LA FIDEIUSSIONE DECENNALE DI RATZINGER, IL PONTEFICE PREME L\u2019ACCELERATORE. DA BERLINO A KIEV, INTERE ASSEMBLEE NAZIONALI DEI VESCOVI MORDONO IL FRENO.<br \/>\nCos\u00ec Bergoglio risponde a tono ai &#8220;dubia&#8221; della vecchia guardia<br \/>\nSegui i temi Pi\u00f9 che un sinodo uno snodo. Un cronoprogramma incalzante, con scadenza segnatamente il Giubileo. Una campagna di autunno, del meteo e del pontificato, verso il traguardo in prospettiva di un conclave. Un assalto sistematico alla fortezza del conservatorismo, per fare breccia in muri e rimuovere veti che da dieci anni resistono sussiegosi, gommosi all\u2019urto del cambiamento. E ancora, pi\u00f9 che un cammino comune (dall\u2019etimologia del vocabolo synodos), un bivio (parola ricorrente nei discorsi del Papa), dove i partecipanti muovono in opposte direzioni e si dividono in gruppi o cordate: tra quanti appaiono frenati, prudenti, nella preoccupazione di una ulteriore spaccatura se non addirittura di uno scisma, e coloro che si sentono viceversa in prossimit\u00e0 dell\u2019arrivo e procedono gradualmente ma determinati, sulla scia del percorso intrapreso, nella convinzione che stasi e assenza di risposte (Francesco ha replicato nel dettaglio personalmente ai \u201cdubia\u201d espressi dalla vecchia guardia) costituiscano per la Chiesa, nell\u2019attuale congiuntura, il male peggiore. L\u2019ultima stagione, la pi\u00f9 rivoluzionaria del pontificato, \u00e8 cominciata con una sorta di \u201cMarsigliese\u201d al posto del Veni Creator Spiritus, quando Bergoglio, add\u00ec 23 settembre dell\u2019Anno Domini 2023, nella citt\u00e0 mediterranea che al celebre inno d\u00e0 il nome, ha profeticamente suonato la carica, puntato il faro &#8211; nell\u2019omonimo Palais du Pharo &#8211; e alzato il tiro sul bastione di una dottrina e di una teologia che, al pari e in analogia con la Bastiglia dell\u201989, configurano un edificio disabitato, ancorch\u00e9 simbolico, retorica dimora o prigione di pochi residui osservanti, distanti dall\u2019evolversi della societ\u00e0: \u201cLa sfida \u00e8 quella di una teologia che sviluppi un pensiero aderente al reale\u201d, ha sentenziato, conforme alla svolta impressa e direttiva impartita in estate al competente dicastero, \u201caffinch\u00e9 la sua luce sia un criterio per comprendere il senso dell\u2019esistenza, in dialogo con l\u2019attuale contesto che non ha precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0\u201d. Nell\u2019anno undicesimo del pontificato e primo senza la \u201cfideiussione\u201d decennale di Joseph Ratzinger, che per il fatto stesso di esserci rappresentava una garanzia e copertura dottrinale ma comportava contestualmente una obbligazione morale, affettiva-effettiva per il successore, Bergoglio si sente libero di premere l\u2019acceleratore sulle questioni antropologica e teologica, entrambe sollevate sin dall\u2019inizio a Rio nel 2013 e rimaste in sospeso: cio\u00e8 l\u2019idea dell\u2019uomo (rivedendo ad esempio, step by step, il \u201cfondamento sociologico-scientifico\u201d del magistero sulla omosessualit\u00e0, con le parole del relatore generale, scelto dal Papa, il gesuita lussemburghese Jean-Claude Hollerich) e la stessa identit\u00e0 di Dio, per certi aspetti ancora da scoprire. E da scoprire \u201cfuori dalle mura\u201d. Del resto rispetto a dieci anni fa lo slogan di una \u201cChiesa in uscita\u201d verso i lontani, non sintetizza soltanto una opportunit\u00e0 e opzione pastorale bens\u00ec una necessit\u00e0 e azione vitale, dal momento che il recinto di San Pietro, caro a Benedetto e coltivato dalla Cei, ha continuato a svuotarsi e perdere anche i \u201cvicini\u201d, come attestano i dati dell\u2019Istat sul calo inarrestabile dei praticanti nella zona franca limitrofa, non pi\u00f9 rassicurante, dell\u2019Italia postdemocristiana. \u201cChiesa in uscita\u201d, tradotto in programmi e organigrammi, postula pertanto un radicale ricambio d\u2019idee oltre che di classe dirigente. Da qui la celebrazione, alla vigilia del sinodo, di un concistoro che ha consolidato, anzi meglio ancora blindato il controllo di Bergoglio sul sacro collegio (portando quasi al 75% il numero di cardinali da lui creati) e sulla Curia. Spiccano a riguardo alla guida dei due dicasteri chiave, dei Vescovi e della Dottrina della Fede, le figure dello statunitense di ascendente sudamericano Francis Prevost, originario di Chicago ma con trascorsi peruviani, e dell\u2019argentino, gi\u00e0 rettore della Universit\u00e0 Cattolica di Buenos Aires, Victor Manuel Fern\u00e1ndez, ghost writer della Evangelii Gaudium, carta programmatica del pontificato. Investiture che identificano un cambiamento d\u2019epoca e modificano il DNA delle rispettive istituzioni: poich\u00e9 se l\u2019affidamento a un missionario dello scouting e screening dell\u2019episcopato muove dall\u2019evidenza che le pecore hanno abbandonato gli ovili e ai pastori anzich\u00e9 custodirle viene chiesto l\u2019afflato &#8211; e fiuto &#8211; di andare a cercarle, l\u2019insediamento di un teologo visionario, fantasista e non pi\u00f9 difensivista (\u00e8 come schierare Messi stopper, ha commentato un osservatore arguto), nel palazzo che fu del Sant\u2019Uffizio, ammette di riflesso che a risiedere fuori sede, smarrito e da ritrovare, insieme con il gregge, \u00e8 ormai Dio stesso. Dalla cittadella di Ratzinger, sorgente incontaminata, perfetta ispiratrice come un tempo i monasteri benedettini della Civitas Christiana, il Sinodo approda dunque alle periferie di Francesco, \u201cenormi geografie umane in cui nuove culture incessantemente si generano spesso in contrasto con il Vangelo e il cristiano non suole pi\u00f9 essere promotore di senso\u201d, ma dove nondimeno \u201cDio abita e non si nasconde a coloro che lo cercano, sebbene a tentoni e in modo impreciso\u201d. Alla luce delle suddette considerazioni e in stretta correlazione con il sinodo 2023 &#8211; 2024, si deve interpretare l\u2019anomalia eurocentrica (9 su 18, vale a dire il 50 per cento, dei nuovi cardinali elettori sono europei, 6 dei quali \u201cmediterranei\u201d, due italiani, due francesi, due spagnoli) del concistoro del 30 settembre, in controtendenza con la linea fin qui seguita da Bergoglio, che come nessun altro ha riposizionato il potere di scegliere il proprio successore, in una Chiesa che nasce universale per mandato del suo Signore ma prima d\u2019ora non era per\u00f2 mai stata globalizzata, quanto a dislocazione dei centri di pensiero. Cos\u00ec, se da un lato prosegue la \u201clunga marcia\u201d e il \u201cPivot to Asia\u201d vaticano verso Pechino, circondata di \u201cbasi\u201d cardinalizie, con le nomine a Hong Kong e in Malaysia, e dall\u2019altro cresce l\u2019Africa subsahariana, con le porpore dal Sud Sudan alla Tanzania fino alla punta meridionale di Cape Town, l\u2019Europa riconquista una tantum &#8211; a onta del trend statistico discendente di vocazioni e battezzati &#8211; centralit\u00e0 geopolitica e ideologica rispetto allo stesso emisfero di provenienza del Pontefice (quattro le \u201cberrette\u201d americane, due delle quali argentine: i fedelissimi Manuel Fern\u00e1ndez e Angel Sixto Rossi, arcivescovo di Cordoba e fondatore di Manos Abiertas).Dilaniato sull\u2019asse orizzontale est-ovest dalla guerra e su quello verticale nord-sud dalle diatribe sulle migrazioni, il vecchio continente appare verosimilmente appeso in croce, mentre i suoi popoli si mostrano incapaci di \u201ccamminare insieme\u201d, causa una sindrome involutiva che ne mette in forse la tenuta comunitaria e trasmette le proprie scosse al resto del pianeta. Tale incapacit\u00e0 istituzionale di \u201cfare sinodo\u201d si riverbera in ambito ecclesiale, dove intere assemblee nazionali dei vescovi, per ragioni differenziate, manifestano malessere nei confronti di Roma e mordono il freno, da Berlino a Kiev, con risvolti da Via Dolorosa che hanno indotto Bergoglio, prima di avviare il cammino, a proteggerlo dall\u2019esposizione giornalistica, in un frangente storico nel quale uno scisma si suscita e consuma mediaticamente ancor prima che canonicamente. Comunione versus comunicazione, ergo. Essenza divina, dove lo Spirito agisce a porte chiuse, e trasparenza terrena, dove un cenacolo deve avere pareti di vetro. Non solo: missione versus partecipazione, in un contesto dove la sensibilit\u00e0 e le priorit\u00e0 dell\u2019Occidente (gender, sacerdozio femminile, celibato maschile) non sono le medesime di Africa e Asia, sempre pi\u00f9 protagoniste sulla scena del millennio. Al bivio del sinodo dei sinodi, la Chiesa di Francesco sperimenta tutte insieme, diremmo in modalit\u00e0 peronistica, le antinomie, tensioni e contraddizioni tra universalit\u00e0 del messaggio, che non cambia, e variet\u00e0 di un paesaggio che invece lo recepisce, concepisce, redistribuisce di luogo in luogo con direttive, aspettative, prospettive diverse.<br \/>\n*(Fonte: HuffPost. Pietro Schiavazzi. Vaticanista di Huffington Post e Limes Giornalista, docente universitario)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>11 &#8211; Andrea Pipino*: CILE 1973 \u00c8 IL NUOVO NUMERO DI INTERNAZIONALE STORIA E RACCONTA IL COLPO DI STATO CHE ROVESCI\u00d2 IL GOVERNO DI SALVADOR ALLENDE E GLI ANNI DELLA DITTATURA DI AUGUSTO PINOCHET ATTRAVERSO LA STAMPA DELL\u2019EPOCA. SI PU\u00d2 COMPRARE IN EDICOLA, IN LIBRERIA E ONLINE, OPPURE IN DIGITALE SULL\u2019APP DI INTERNAZIONALE.<\/p>\n<p>Tra gli orrori che il novecento ci ha lasciato in eredit\u00e0, insieme a grandi utopie e straordinari progressi sociali e tecnologici, un posto di rilievo lo meritano senz\u2019altro, con i loro impareggiabili repertori di brutalit\u00e0, le dittature sudamericane. E in particolare quella cilena.<\/p>\n<p>Il regime militare di Augusto Pinochet \u00e8 stato forse il pi\u00f9 riconoscibile e famigerato modello di governo autoritario del dopoguerra, almeno in America Latina. Per chi ha vissuto gli anni settanta e ottanta, l\u2019incarnazione stessa dell\u2019autoritarismo pi\u00f9 impudente era proprio la faccia del generale cileno, con i suoi immancabili occhiali scuri e un\u2019espressione tra il compiaciuto e l\u2019enigmatico.<\/p>\n<p>Era il 1973 quando, nel primo 11 settembre passato alla storia, ventott\u2019anni in anticipo rispetto a quello dell\u2019attentato alle torri gemelle, i militari cileni rovesciarono con i carri armati il governo del presidente Salvador Allende, impegnato da quasi tre anni nel complicato esperimento di trasformare, pacificamente e nel rispetto della legge, il Cile in una democrazia socialista. Il regime nato da quel golpe si rese responsabile di violenze indicibili e di una completa riorganizzazione sociale ed economica del paese, per poi cadere, quindici anni dopo, senza spargimenti di sangue ma attraverso un referendum popolare, lasciando per\u00f2 ai cileni un\u2019eredit\u00e0 difficilissima da gestire.<\/p>\n<p>Raccontare oggi quegli anni \u2013 dalla soppressione del progetto politico di Allende, alle torture e agli omicidi compiuti dal regime, fino al ripristino dell\u2019ordine democratico \u2013 vuol dire prendere posizione in difesa della libert\u00e0 e della democrazia, ribadire la pericolosit\u00e0 di ogni tentazione autoritaria e riconoscere i rischi che possono sorgere quando ci si appella con troppa insistenza agli slogan del nazionalismo, del tradizionalismo, dell\u2019ordine.<\/p>\n<p>Ma parlare dei fatti cileni significa anche chiedersi perch\u00e9 nell\u2019agosto del 1973, al culmine di un periodo di caos economico e di polarizzazione, l\u2019ipotesi di un colpo di stato di destra appariva a molti osservatori molto probabile. E soprattutto invita a interrogarsi su un punto fondamentale: un governo che agisce nel sistema di alternanza politica di una democrazia rappresentativa fino a dove pu\u00f2 spingersi nel ridisegnare i confini stessi del sistema, senza alimentare la reazione, pi\u00f9 o meno violenta, dei gruppi di potere e dei partiti che sostengono lo status quo?<\/p>\n<p>In altre parole: al netto dei sabotaggi della classe proprietaria e delle interferenze internazionali, in particolare statunitensi, il sogno di Allende di costruire il socialismo senza strappi rivoluzionari era comunque destinato al fallimento? Oppure in altre circostanze si sarebbe potuto realizzare?<\/p>\n<p>Gli articoli raccolti in queste pagine non danno una risposta definitiva, ma offrono elementi di riflessione e un punto di vista diverso su una pagina fondamentale della storia novecentesca che, come dimostrano le recenti cronache politiche cilene, con ogni evidenza non si \u00e8 ancora del tutto chiusa.<br \/>\n*(Fonte: Internazionale. Andrea Pipino, giornalista di Internazionale)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>12 &#8211; Alessandro De Angelis*: ANALISI DEGLI SCRICCHIOLII. MELONI DEVE BATTERE PUTIN MA ANCHE L\u2019INFLAZIONE &#8211; LA PREMIER INCONTRA ZELENSKY E RIBADISCE IL SOSTEGNO. MA SI COMINCIA A SENTIRE LA PRESSIONE DELL\u2019OPINIONE PUBBLICA, DEGLI ALLEATI E DELL\u2019OPPOSIZIONE: OVUNQUE SI RIANIMA L\u2019AVVERSIONE PER LA GUERRA. E NON SOLTANTO IN ITALIA.<\/p>\n<p>La cronaca: Giorgia Meloni, a margine del vertice di Granada, incontra Volodymyr Zelensky. E la nota, per come \u00e8 scritta e per come vengono sottolineati alcuni passaggi, \u00e8 evidentemente tesa a fugare dubbi e retro pensieri, in relazione alla posizione del governo italiano sull\u2019Ucraina: il sostegno viene definito \u201ccontinuo\u201d, \u201cconvinto\u201d, a \u201c360 gradi\u201d e \u201cfinch\u00e9 sar\u00e0 necessario\u201d con l\u2019obiettivo di raggiungere una pace \u201cgiusta, duratura e complessiva\u201d. Messaggio ricevuto, in primis dal leader ucraino che sottolinea l\u2019apprezzamento in un tweet pressoch\u00e9 in tempo reale. I dubbi e i retro pensieri erano stati alimentati dalle parole del giorno prima del ministro Guido Crosetto, in relazione alla sostenibilit\u00e0 delle riserve di armi, da Giorgetti sulle compatibilit\u00e0 finanziarie e della stessa premier che ha parlato della \u201cnecessit\u00e0 di non compromettere la nostra sicurezza\u201d e di una \u201ccerta stanchezza nell\u2019opinione pubblica\u201d.<br \/>\nSi capisce che la questione si articola su tre piani. C\u2019\u00e8 il tema finanziario, che riguarda la necessit\u00e0 di non sguarnire i magazzini delle nostre forze armate, ma che comunque non inficia la possibilit\u00e0 di continuare a mandare le armi a Kiev. C\u2019\u00e8 il tema del rispetto del \u201cvincolo esterno\u201d, che \u00e8 forse il terreno su cui, per convinzione o necessit\u00e0 di legittimazione, Giorgia Meloni ha tenuto di pi\u00f9 la posizione e, per convinzione e necessit\u00e0, non pu\u00f2 cedere. E c\u2019\u00e8 un piano pi\u00f9 politico, dove la sfasatura comunicativa tra la comunicazione dubbiosa e problematica di ieri e quella assertiva di oggi, si presta a un minimo di analisi.<br \/>\nDiciamo cos\u00ec, a proposito di \u201cvincoli\u201d: parametrata al contesto internazionale, l\u2019Italia non \u00e8 il ventre molle dell\u2019Occidente nel sostegno all\u2019Ucraina, nell\u2019ambito di fragorosi scricchiolii che vanno dalla Slovacchia, dove ha vinto Robert Fico, il socialista pro-Putin, a Washington, dove \u00e8 stato evitato all\u2019ultimo minuto lo shutdown grazie a un compromesso tra repubblicani moderati e democratici ma a pagare l\u2019accordo sar\u00e0 l\u2019Ucraina che non ricever\u00e0 i 6,2 miliardi di dollari chiesti dal presidente Joe Biden. Scricchiolii che passano anche per la Polonia: dinanzi a una campagna elettorale che si sta rivelando pi\u00f9 complicata del previsto, e alla necessit\u00e0 di non perdere consensi presso il fondamentale bacino di voti degli agricoltori, il premier polacco Mateusz Morawiecki prima ha annunciato lo stop alle importazioni di grano ucraino invise ai suoi grandi elettori delle aree rurali. Poi ha minacciato la sospensione delle forniture di armi all\u2019esercito ucraino.<br \/>\nIl contesto racconta di una war fatigue, amplificata dall\u2019appuntamento elettorale europeo, cui non sfugge l\u2019umore dell\u2019opinione pubblica italiana, che peraltro, sin dall\u2019inizio sull\u2019Ucraina \u00e8 stata attraversata dalle spinte certo di un pacifismo politico, ma soprattutto di un pacifismo da portafoglio. Il tema del \u201cquanto ci costa\u201d, come alibi del disimpegno. Per cui, anche a livello di postura di governo, l\u2019Italia \u00e8 sempre stata \u201callineata\u201d ma senza particolari picchi di protagonismo. Senza cio\u00e8 fare del sostegno necessario e obbligato dalla nostra collocazione internazionale una \u201cnarrazione\u201d, anche sfidante. L\u2019intera discussione pubblica e partitica, n\u00e9 ai tempi di Draghi n\u00e9 ai tempi di Meloni, non ha mai messo al centro la vera \u201cfatigue\u201d, quella di un popolo impegnato, inverno dopo inverno, a lottare per la propria libert\u00e0 e per la democrazia, la sua ma anche nostra, intesa come libert\u00e0 dei popoli europei. Rispetto al rumoroso contesto internazionale, destinate ad essere aumentare anche dalle prossime elezioni, le timidezze italiane si notano di meno, per\u00f2 quel riferimento, da parte di Giorgia Meloni, alla \u201cstanchezza dell\u2019opinione pubblica\u201d e l\u2019evocazione del tema dei costi, disvela una preoccupazione tutta domestica e tutta elettorale.<br \/>\nNon \u00e8 facile, per palazzo Chigi, giustificare agli occhi dell\u2019opinione pubblica nuove e costose spedizioni mentre in Parlamento arriva una manovra col loden, che taglia la sanit\u00e0. Si spiega cos\u00ec anche un certo fastidio sull\u2019uscita di Tajani in relazione all\u2019ottavo pacchetto sulle armi, che ha rimesso sotto i riflettori un tema scientemente \u201ctenuto basso\u201d in questi mesi.<br \/>\nInsomma, Giorgia Meloni non pu\u00f2 permettersi di far venire meno il sostegno, ma ha sostituito, nelle parole, un approccio lineare con un approccio contrattualistico: s\u00ec, ma Biden e gli alleati devono rendersi conto che c\u2019\u00e8 l\u2019inflazione. Dietro c\u2019\u00e8 il timore del rigetto, da parte dell\u2019opinione pubblica: non tanto quello di sinistra ma soprattutto quella di destra, cui Salvini ha sbandierato Marine Le Pen, ci\u00f2 che Giorgia Meloni era e non \u00e8 pi\u00f9, l\u2019originale francese che simboleggia il \u201ctradimento\u201d dell\u2019antico armamentario da parte della variante italiana. E c\u2019\u00e8 il timore della solitudine nei prossimi passaggi parlamentari, col voto a fine anno sul rinnovo del decreto Ucraina: Conte far\u00e0 i fuochi d\u2019artificio, il Pd Elly Schlein vorrebbe tanto seguirlo ma non pu\u00f2 perch\u00e9 senn\u00f2 si spacca il Pd, Santoro in piazza, la Cgil pure, Salvini si sa come la pensa, Tajani sta dalla parte giusta ma non ha tutta questa potenza persuasiva. Per ora la premier, sui fondamentali, tiene, ma la storia \u00e8 entrata nella fase di un difficile equilibrio tra vincolo e consenso.<br \/>\n*(Fonte: HuffPost. Alessandro De Angelis. Giornalista, attualmente Vicedirettore di HuffPost. Opinionista nella trasmissione Otto e Mezzo di Lilli Gruber)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>13 &#8211; Pierluigi Battista*: Il chiacchiericcio italiano e la scuola dell\u2019obbligo maltrattata- Bene, che si fa con le famiglie che non mandano i figli a scuola? Niente, non si dice niente, nulla, cervello piatto, chiacchiere al sole.<\/p>\n<p>E allora, che fine ha fatto il frastuono sulla scuola dell\u2019obbligo disertata in massa nei territori difficili del nostro Paese?<br \/>\nHa fatto la fine che deve fare in un chiacchiericcio pubblico instupidito a destra e a sinistra e che si eccita per transumanze e governi tecnici pur di non affrontare i temi seri:<br \/>\n\u2022 \u00e8 precipitato nel nulla. I bambini che non vengono mandati a scuola: che fare, se si \u00e8 contrari a sanzioni severe per i genitori che invece di obbedire all\u2019obbligo scolastico permettono che i loro figli piccoli siano arruolati nelle bande criminali?<br \/>\n\u2022 Una risposta, solo un abbozzo di risposta, una larva di risposta, ce l\u2019avete?<br \/>\n\u2022 Vi pavoneggiate con ovviet\u00e0 come \u201crepressione non basta, ci vuole l\u2019educazione\u201d. Bene, che si fa con le famiglie che non mandano i figli a scuola?<br \/>\nNiente, non si dice niente, nulla, cervello piatto, chiacchiere al sole. Non importa che una magnifica conquista civile come la scuola dell\u2019obbligo venga cos\u00ec platealmente maltrattata.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il senso della storia, da dove veniamo, che progressi abbiamo fatto.<br \/>\nPermettiamo nell\u2019indifferenza verbosa e inconcludente che la scuola sprofondi nell\u2019irrilevanza e nello sfascio, non sappiamo difenderne il valore forse perch\u00e9 non ci crediamo pi\u00f9.<br \/>\nSiamo convinti che la scuola contenga in s\u00e9, nelle sue mura sbrecciate a cadenti, qualcosa di antiquato, che una disciplina minima \u00e8 coercizione reazionaria.<br \/>\nNon ci importa che un sacco di bambini non sappiano nemmeno come \u00e8 fatta un\u2019aula scolastica, condannati per sempre all\u2019analfabetismo.<br \/>\nMa cos\u00ec non c\u2019\u00e8 salvezza.<br \/>\n*(Fonte: HuffPost. Pierluigi Battista, \u00e8 un giornalista, scrittore, opinionista e conduttore televisivo italiano)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Car\u00e8(Pd)*: Difesa, Incontro con Generale Masiello 02 Car\u00e8 (PD)*: sanit\u00e0, fibromi algia, sia riconosciuta come malattia per esenzione 03 &#8211; Lavoro, Car\u00e8(Pd): attivit\u00e0 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=43255\" title=\"n\u00b040 \u2013 07\/19\/23 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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