{"id":42847,"date":"2023-09-02T18:34:24","date_gmt":"2023-09-02T18:34:24","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=42847"},"modified":"2023-09-03T21:18:29","modified_gmt":"2023-09-03T21:18:29","slug":"n35-2-settembre-2023-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=42847","title":{"rendered":"n\u00b035 \u2013 2\/9\/23 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>00 &#8211; Andrea Colombo*: SETTEMBRE GRIGIO. L\u2019Istat riduce di un altro decimale le previsioni sulla crescita. Siamo in \u00abprerecessione\u00bb Cala il Pil, frenano gli occupati. Doccia fredda sulla manovra<\/strong><br \/>\n<strong>01 &#8211; Laura Carrer*: La gig economy non \u00e8 un settore per donne.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Alessandra Gualtieri*: Calo fiducia consumatori e imprese ad agosto 2023: analisi Istat<\/strong><br \/>\n<strong>Secondo l\u2019Istat, ad agosto 2023 si registra un calo della fiducia sia tra i consumatori che tra le imprese: ecco l&#8217;analisi delle dinamiche in dettaglio.<\/strong><br \/>\n<strong>03 \u2013 Pierre Br\u00e9chon *: EUROPA -Come sta la democrazia in Europa<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Andrea Pipino*: Everest<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Bruno Cartosio*: Washington 1963. Il desiderio del sogno e la realt\u00e0 dell\u2019incubo &#8211; 60 ANNI DI \u00abI HAVE A DREAM\u00bb . Il sermone dur\u00f2 mezz\u2019ora, la parte pi\u00f9 celebre recitata a braccio \u00abQuesto \u00e8 un inizio\u00bb, esord\u00ec Martin Luther King Jr. Non era vero.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Jill Lepore*: Christian Dellavedova &#8211; Cosa resta dei primi passi sulla Luna &#8211; Le orme sono ancora l\u00ec, l\u2019impronta a righe degli stivali di Neil Armstrong incrostata di polvere.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Pierre Haski*: il ruolo dell\u2019Africa nei nuovi equilibri mondiali . Il continente africano, con i suoi 54 stati, \u00e8 al centro dell\u2019attuale processo di ricomposizione del mondo.<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Mappe del potere &#8211; Ancora poche le donne alla guida delle principali citt\u00e0 italiane<\/strong><br \/>\n<strong>In Italia solo 9 donne ricoprono la carica di sindaco di un comune capoluogo. Nelle giunte e nei consigli la quota femminile \u00e8 pi\u00f9 elevata solo per gli incarichi per cui sono previste norme sull\u2019equilibrio di genere. Regole che per\u00f2 possono talvolta essere aggirate.<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Matt Simon*: l&#8217;estate nera del clima.<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; Nel mondo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>00 &#8211; Andrea Colombo*: SETTEMBRE GRIGIO. L\u2019ISTAT RIDUCE DI UN ALTRO DECIMALE LE PREVISIONI SULLA CRESCITA. SIAMO IN \u00abPRERECESSIONE\u00bb CALA IL PIL, FRENANO GLI OCCUPATI. DOCCIA FREDDA SULLA MANOVRA<\/p>\n<p>LE STIME SUL PIL DEL 31 LUGLIO ERANO STATE UNA DOCCIA FREDDA: UN MESE DOPO \u00c8 DIVENTATA GELIDA. IL CALO DEL PIL NEL SECONDO TRIMESTRE RISPETTO A QUELLO PRECEDENTE ERA ALLORA DELLO 0,3%. LE STIME ISTAT DICONO ORA CHE LA DISCESA SAR\u00c0 DI UN DECIMALE IN PI\u00d9: -0,4%. \u00c8 UN SEGNALE PESANTE DA TUTTI I PUNTI DI VISTA. DICE CHE LA MARCIA DEL GOVERNO \u00c8 MOLTO MENO TRIONFALE DI QUANTO LA PREMIER STESSA PENSASSE, SMONTA LA SUA PROPAGANDA, SOPRATTUTTO PROSCIUGA ULTERIORMENTE LE CASSE IN VISTA DI UNA MANOVRA CHE DA DIFFICILE SI STA FACENDO PROIBITIVA. QUEL DECIMALE IN MENO IMPLICA INFATTI UNA ULTERIORE FLESSIONE DELLE STIME SUL PIL ANNUO. A LUGLIO ERA PREVISTO UN AUMENTO DELLO 0,8% INVECE CHE DELL\u20191% COME FISSATO NEL BILANCIO. ORA SCENDE AL +0,7%. SIGNIFICA CHE UNA MANOVRA GI\u00c0 COSTRETTA A MISURARSI CON RISORSE MOLTE SCARSE SI VEDE SOTTRARRE ULTERIORI FONDI E NON \u00c8 DETTO CHE LE COSE NON PEGGIORINO NEL SECONDO SEMESTRE.<\/p>\n<p>IL DATO DISAGGREGATO dice infatti che la flessione \u00e8 dovuta quasi per intero al calo della domanda interna, in particolare a quello dei consumi privati. La crisi e l\u2019impennata dei prezzi, come prevedibile, spingono le famiglie a comprare il meno possibile. \u00c8 vero che nel terzo trimestre i consumi estivi, tradizionalmente pi\u00f9 alti del solito, potrebbero alzare un po\u2019 la stima ma \u00e8 anche vero che l\u2019impatto del prezzo della benzina ha colpito pi\u00f9 duramente proprio in estate. Da Cernobbio arrivano previsioni diverse ma nessuna troppo ottimista. Emma Marcegaglia \u00e8 convinta che la recessione possa essere evitata ma non si nasconde che \u00abil rallentamento \u00e8 significativo\u00bb, Illy teme che \u00absi possa arrivare al segno meno\u00bb. La formula \u00abfase prerecessiva\u00bb inizia a circolare un po\u2019 ovunque.<\/p>\n<p>Il poco consolante dato va sommato a quello del giorno precedente sull\u2019occupazione, sin qui il principale vanto del governo. La flessione da luglio ad agosto \u00e8 stata robusta: sono rimaste senza lavoro 73mila persone. Nel complesso il bilancio del governo resta lontano dal rosso. Rispetto al luglio 2022 ci sono 362mila occupati in pi\u00f9 con una prevalenza, in controtendenza con il passato, dei contratti a tempo indeterminato. Rimane un dato brillante nonostante la controtendenza emersa in quest\u2019ultimo mese ma un calo di 73mila unit\u00e0 \u00e8 troppo robusto per non destare comunque allarme. Tanto pi\u00f9 che l\u2019impatto della recessione in Germania, della frenata in tutta l\u2019area Ocse del peggioramento in corso della situazione dell\u2019economia cinese deve ancora arrivare.<\/p>\n<p>UN DATO CONSOLANTE, sulla carta, c\u2019\u00e8: l\u2019inflazione scende in un mese di quattro decimali, dal 5,9% al 5,3%. \u00c8 una consolazione pi\u00f9 apparente che reale. Il calo dell\u2019inflazione, a fronte del continuo rialzo dei tassi della Bce, \u00e8 pi\u00f9 modesto del previsto e nel settore alimentare, quello nel quale i rincari sono pi\u00f9 direttamente avvertiti e colpiscono maggiormente i settori pi\u00f9 poveri, l\u2019inflazione \u00e8 quasi doppia. Sta al 9,6% e se \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 anche qui una discesa rispetto al 10,2% di luglio \u00e8 anche vero che quando si passa ai prodotti pi\u00f9 consumati, dunque quelli che pi\u00f9 direttamente incidono sui conti delle famiglie, la marcia risulta invertita. Qui i prezzi salgono e l\u2019inflazione passa dal 5,5% al 7%.<\/p>\n<p>L\u2019EUROPA nel complesso sta appena un po\u2019 meglio quanto a inflazione, in media al 5,3%, e le stime dei vari Pil nazionali sono un florilegio di stime inquietanti.<br \/>\nIl quadro mette la Bce di fronte a un dilemma: la situazione sconsolante dei vari Pil potrebbe infatti convincere la Banca a tornare sulla decisione di alzare ancora i tassi. Se invece decider\u00e0 di insistere nella scelta di abbattere l\u2019inflazione costi quel che costi la minaccia di recessione, anche in Italia, diventer\u00e0 pi\u00f9 incombente.<br \/>\nIl commento pi\u00f9 caustico, dall\u2019opposizione, \u00e8 quello di Conte che accusa la premier di essere stata \u00abcon il cappello in mano di fronte ai falchi dell\u2019austerit\u00e0\u00bb e di \u00abraccogliere quel che ha seminato\u00bb. Per il Pd parla il responsabile dell\u2019economia Misiani e chiede che la prossima manovra \u00abfaccia i conti con la realt\u00e0 concentrando le risorse dove servono\u00bb. Il problema \u00e8 che le risorse sono quelle che sono e non ci si pu\u00f2 fare molto. Ma chiedere al Pd anche solo un sussurro contro austerit\u00e0 e rigore \u00e8 chiedere troppo.<br \/>\n\u00b0(Fonte: Il Manifesto. Andrea Colombo \u00e8 un giornalista, scrittore e commentatore politico italiano.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Laura Carrer*: LA GIG ECONOMY NON \u00c8 UN SETTORE PER DONNE. QUANDO SI TRATTA DI ATTIRARE NUOVI LAVORATORI O, IN GENERALE, DI PROMUOVERE IL PROPRIO BUSINESS, UNO DEGLI ELEMENTI CHE LE PIATTAFORME TECNOLOGICHE DEL FOOD DELIVERY SPINGONO MAGGIORMENTE \u00c8 QUELLO DELL\u2019AUTONOMIA.<br \/>\nRider, driver o freelance che ogni giorno svolgono mansioni di consegna o &#8220;micro lavoro&#8221;, sono spinti a percepire come positiva la flessibilit\u00e0 e la precariet\u00e0 del settore dando fiducia alle piattaforme tecnologiche. Almeno fino a quando non si rendono conto che la cosiddetta flexicurity, ovvero l\u2019insieme di politiche liberali del lavoro che abbina la flessibilit\u00e0 lavorativa agli ammortizzatori sociali dei lavoratori dipendenti, si concretizza in realt\u00e0 in precariet\u00e0.<br \/>\nPochi o nessun ammortizzatore sociale, pochi guadagni non prevedibili. In questa situazione, le donne sono una delle categorie pi\u00f9 svantaggiate in tutto il mondo. Eppure in alcuni stati come il Pakistan le piattaforme tecnologiche hanno pubblicizzato per anni la figura delle donne come lavoratrici incluse nel settore gig economy, anche se la realt\u00e0 dice il contrario.<\/p>\n<p>In un recente articolo Rest of the World ha raccolto la storia di una madre single pakistana che in poco tempo \u00e8 passata dall\u2019essere un volto di marketing per l\u2019azienda Careem (simile alla statunitense Uber, dalla quale \u00e8 stata rilevata nel 2020 per 3,1 miliardi di dollari) a non avere pi\u00f9 lavoro. Per diversi anni le piattaforme hanno investito molto sulla pubblicit\u00e0 inclusiva e su un rapporto di lavoro migliore per le donne, anche se la pratica si \u00e8 poi rivelata lontana da quella auspicata nelle campagne di marketing.<\/p>\n<p>AAMIR QURESHI\/AFP via Getty Images<\/p>\n<p>Per aumentare le flotte dei conducenti, le aziende hanno attirato donne promuovendo diversi tipi di incentivi: pagamenti mensili garantiti, ore di lavoro pi\u00f9 brevi, servizi di assistenza dedicati alle esigenze femminili. Le donne infatti vivono costantemente, in tutti i settori lavorativi, la necessit\u00e0 di accedere a tutele diverse e specifiche, di bilanciare la competizione lavorativa con gli uomini e quella derivante dal lavoro di cura quotidiano non retribuito.<br \/>\nLa start up tecnologica Careem, che ha sede a Dubai, \u00e8 una delle pi\u00f9 celebri e con maggior successo in Medio Oriente. Il Pakistan rappresenta una grossa fetta di mercato della compagnia emiratina. Dal 2016 permette anche alle donne di essere driver, e dal 2018 \u00e8 sbarcata anche in Arabia Saudita a seguito dell\u2019introduzione del diritto di guidare anche per le donne.<br \/>\nGli incentivi preannunciati per la componente femminile della propria flotta non sono per\u00f2 arrivati: come raccontato dalla donna intervistata da Rest of the World, lo stipendio \u00e8 addirittura stato abbassato da 72.000 a 60.000.<br \/>\nMolte parole e pochi fatti quindi. Un portavoce di Careem ha giustificato il fatto dicendo che non ci sarebbero state iscrizioni al programma per donne proposto dalla compagnia, anche se le driver raccontano una storia diversa. A questa situazione gi\u00e0 disastrata per le donne del food delivery si aggiunge anche un altro problema, quello delle molestie. Nello svolgimento di questo lavoro \u00e8 normale essere soggette a molestie verbali, cat calling o subire traumi emotivi da parte di clienti o anche semplicemente da uomini incontrati per strada. Le donne pakistane diventano rider o driver non per scelta, ma perch\u00e9 per loro \u00e8 l\u2019ultima spiaggia.<br \/>\n( Laura Carrer, giornalista freelance e ricercatrice. Scrive di sorveglianza di stato, tecnologia all\u2019intersezione con i diritti umani, piattaforme tecnologiche e spazio urbano su IrpiMedia, Wired, Il Post, Il Manifesto e altri.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 &#8211; Alessandra Gualtieri*: CALO FIDUCIA CONSUMATORI E IMPRESE AD AGOSTO 2023: ANALISI ISTAT &#8211; SECONDO L\u2019ISTAT, AD AGOSTO 2023 SI REGISTRA UN CALO DELLA FIDUCIA SIA TRA I CONSUMATORI CHE TRA LE IMPRESE: ECCO L&#8217;ANALISI DELLE DINAMICHE IN DETTAGLIO.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo report dell\u2019Istat mostra una leggera flessione nell\u2019indice di fiducia dei consumatori ad Agosto 2023. Se precedentemente l\u2019indice era a 106,7, ora si attesta a 106,5.<br \/>\nAncora pi\u00f9 significativa \u00e8 la caduta dell\u2019indice composito del clima di fiducia delle imprese, sceso da 108,9 a 106,8.<\/p>\n<p>FIDUCIA IN CALO TRA TUTTE LE IMPRESE<br \/>\nDINAMICHE NEGATIVE NELLE COMPONENTI DEGLI INDICI<br \/>\nFIDUCIA DEI CONSUMATORI A UN BIVIO<br \/>\nIL COMMENTO ISTAT<\/p>\n<p>Fiducia in calo tra tutte le imprese<br \/>\nPer quanto riguarda la fiducia nelle imprese, i dati Istat mostrano una riduzione dell\u2019indice in tutti i settori esaminati. Nell\u2019industria manifatturiera e nelle costruzioni si registra un calo dell\u2019indice di fiducia, rispettivamente da 99,1 a 97,8 e da 166,5 a 160,2. Anche nel settore dei servizi si osserva una perdita di fiducia, con l\u2019indice che scende da 111,0 a 108,8 nel commercio al dettaglio e da 105,5 a 103,6 nei servizi di mercato.<br \/>\nDinamiche negative nelle componenti degli indici<br \/>\nPer quanto riguarda le componenti degli indici di fiducia, in manifattura si nota un peggioramento dei giudizi sugli ordini e delle aspettative sul livello di produzione. Anche le costruzioni e i servizi di mercato registrano dinamiche negative.<br \/>\nFiducia dei consumatori a un bivio<br \/>\nL\u2019analisi del clima di fiducia dei consumatori mostra alcuni segnali contrastanti.<br \/>\nDa un lato si registra un calo del clima economico (da 123,4 a 121,5) e del clima futuro (da 115,0 a 114,1). D\u2019altra parte, il clima personale e quello corrente hanno mostrato un leggero miglioramento, passando rispettivamente da 101,1 a 101,5 e da 101,0 a 101,4.<br \/>\nIl commento Istat<br \/>\nIn conclusione, ad agosto la fiducia delle imprese ha subito un calo in tutti i settori economici analizzati, con un indice che ha toccato il valore pi\u00f9 basso da novembre 2022. La fiducia dei consumatori ha mostrato una lieve flessione, anche se rimane ancora sopra la media del periodo gennaio-luglio 2023.<br \/>\nIn particolare, si evidenzia un netto peggioramento delle opinioni sulla situazione economica generale e una diminuzione delle aspettative sulla disoccupazione.<br \/>\nAl contrario, c\u2019\u00e8 un miglioramento delle valutazioni sulla situazione economica personale.<br \/>\n*(Alessandra Gualtieri &#8211; Managing Editor, PMI.it &#8211; Responsabile editoriale del portale PMI.it (ICT e Business per le piccole e medie imprese), mi occupo da anni di Internet, Comunicazione e Information &#8230;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 \u2013 Pierre Br\u00e9chon *: EUROPA -COME STA LA DEMOCRAZIA IN EUROPA?IN FRANCIA, DOPO IL 2022, IL RICORSO SEMPRE PI\u00d9 FREQUENTE ALL\u2019ARTICOLO 49 COMMA 3 DELLA COSTITUZIONE CHE CONSENTE AL GOVERNO DI CHIEDERE LA FIDUCIA PER FAR APPROVARE LEGGI CONTESTATE HA SPINTO MOLTI FRANCESI A RITENERE CHE IL LORO SISTEMA POLITICO SIA POCO DEMOCRATICO.<br \/>\nInoltre negli ultimi vent\u2019anni in diversi paesi europei si sono affermati sistemi politici pi\u00f9 o meno autoritari, come in Polonia e in Ungheria, mentre i partiti politici della destra radicale sono sempre pi\u00f9 presenti nel paesaggio politico di quasi tutti gli stati del continente.<br \/>\nIn questo contesto le \u00e9lite politiche, a cominciare da quelle parlamentari, sono diventate un bersaglio costante delle critiche: la societ\u00e0 civile le accusa di essere corrotte, lontane dalla popolazione, incapaci di comprenderne i bisogni e di introdurre leggi efficaci. Molti paesi, tra cui la Francia, hanno vissuto rivolte giovanili che esprimono un malessere sociale, per non parlare degli attentati terroristici che contribuiscono a indebolire le societ\u00e0 europee. Le democrazie del vecchio continente, insomma, appaiono in crisi. Al di l\u00e0 degli eventi su cui i mezzi d\u2019informazione concentrano la loro attenzione, in che stato sono i valori degli europei e in particolare il loro attaccamento alla democrazia?<\/p>\n<p>VALORI IN TRASFORMAZIONE<br \/>\nI paesi dell\u2019Unione europea sono un numero significativo e sono tenuti a rispettare i princ\u00ecpi fondamentali enunciati nei trattati comunitari. L\u2019articolo 2 del Trattato sull\u2019Unione europea stabilisce che \u201cl\u2019Unione si fonda sui valori del rispetto della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, della democrazia, dell\u2019uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli stati membri in una societ\u00e0 caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidariet\u00e0 e dalla parit\u00e0 tra donne e uomini\u201d.<br \/>\n\u00c8 un bel programma, ma i sondaggi condotti tra i cittadini in Europa indicano che questi ultimi sono molto lontani dall\u2019essere individui virtuosi che sostengono i valori fondativi fissati nei trattati, come dimostra lo studio che abbiamo svolto, \u201cGli europei e i loro valori. Tra individualismo e individualizzazione\u201d. Lo studio \u00e8 basato sull\u2019analisi dei risultati del programma European Values Studies (Evs), una grande ricerca effettuata ogni nove anni per analizzare le trasformazioni dei valori nelle diverse aree del continente (quasi 60mila intervistati in 34 paesi tra il 2017 e il 2020)<br \/>\nContrariamente a quanto pensano in molti, i dati rivelano che i valori di solidariet\u00e0 stanno crescendo (lentamente) nonostante le tentazioni di una svolta individualista. I desideri di autonomia e di libera scelta si affermano con forza in ambito familiare e politico, ma anche nei rapporti di lavoro e perfino nel contesto religioso.<br \/>\nMeno evidente \u00e8 l\u2019attaccamento degli europei alla democrazia, elemento cruciale di questo articolo. Sono molte le domande che permettono di valutare questo fenomeno. Certo, quasi tutti gli europei si dichiarano sostenitori del sistema democratico e il 75 per cento degli intervistati ritiene importante vivere in un paese organizzato su queste basi. Inoltre il 57 per cento vorrebbe avere la possibilit\u00e0 di esprimere di pi\u00f9 i loro bisogno al lavoro e nell\u2019ambiente quotidiano. Le aspettative di democrazia, dunque, sono elevate. Ma allo stesso tempo dominano le critiche e l\u2019insoddisfazione. Solo un terzo degli europei pensa che il proprio paese sia governato democraticamente, mentre appena il 20 per cento \u00e8 soddisfatto dal funzionamento del sistema politico. \u00c8 il segnale di una crisi di rappresentanza.<\/p>\n<p>IN TOTALE COLORO CHE APPREZZANO LA DEMOCRAZIA E RESPINGONO GLI ALTRI SISTEMI SONO SOLO IL 38 PER CENTO<br \/>\nL\u2019entusiasmo apparente degli europei nei confronti del sistema democratico va fortemente relativizzato. Per molti, infatti, non \u00e8 una scelta esclusiva. Il 52 per cento degli intervistati accetterebbe un governo di esperti che potesse prendere tutte le decisioni, mentre il 32 per cento vede di buon occhio un leader autoritario. Il 14 per cento sarebbe addirittura disposto a sostenere un regime militare. In totale i \u201cdemocratici esclusivi\u201d, quelli che apprezzano la democrazia e respingono gli altri sistemi, sono solo il 38 per cento. In una consistente parte della popolazione i valori democratici non sono dunque profondamente ancorati, e quando si presenta una crisi politica pu\u00f2 emergere con forza la tentazione di incoraggiare un sistema antidemocratico.<\/p>\n<p>PI\u00d9 O MENO ATTACCATI ALLA DEMOCRAZIA<br \/>\nSe molti europei apprezzano la democrazia, non tutti ne hanno la stessa concezione. Le caratteristiche centrali della democrazia rappresentativa (elezioni libere, diritti civili, uguaglianza tra uomini e donne) sono ritenute imprescindibili dalla maggioranza della popolazione. Ma c\u2019\u00e8 anche chi si concentra su aspetti economici e considera come elementi essenziali della democrazia i sussidi di disoccupazione, la redistribuzione del reddito attraverso le imposte e la lotta alla diseguaglianza dei redditi. Queste aspettative economiche sono pi\u00f9 forti nell\u2019Europa del sud e in Russia.<br \/>\nInfine lo studio ha valutato tre caratteristiche solitamente considerate non democratiche: l\u2019obbedienza a chi governa, il potere nelle mani dell\u2019esercito e l\u2019influenza politica delle istituzioni religiose. Questi valori non sono generalmente considerati essenziali in democrazia, eppure l\u2019obbedienza nei confronti di chi governa \u00e8 ritenuta una caratteristica importante della democrazia dal 57 per cento dei russi e dal 45 per cento degli europei del sud. Va ricordato che l\u2019obbedienza a priori al governo non permette di criticare n\u00e9 di protestare, in contrasto con uno dei diritti fondamentali democratici.<\/p>\n<p>Coloro per cui la democrazia \u00e8 irrinunciabile sono nettamente pi\u00f9 numerosi nei paesi nordici e in Europa occidentale e meridionale rispetto ai paesi dell\u2019est e soprattutto a quelli che sono entrati nell\u2019Unione europea all\u2019inizio degli anni duemila. L\u2019attaccamento irrinunciabile alla democrazia non sembra aver sub\u00ecto variazioni significative negli ultimi vent\u2019anni.<br \/>\nLa democrazia appare solida in Repubblica Ceca, Lituania ed Estonia, mentre \u00e8 pi\u00f9 fragile in Croazia e Romania (dove i democratici esclusivi sono rispettivamente il 10 e l\u20198 per cento). Questa realt\u00e0 solleva parecchi interrogativi, considerando il fatto che si tratta di due paesi dell\u2019Ue che dunque dovrebbero rispettarne i valori.<br \/>\nIn Europa occidentale i tedeschi e gli svizzeri sono nettamente pi\u00f9 legati al sistema democratico rispetto ai francesi, che non superano la media europea nella fedelt\u00e0 esclusiva alla democrazia. L\u201989 per cento dei francesi ritiene che la democrazia sia un buon sistema, ma il 48 per cento dice lo stesso di un governo di esperti, il 23 per cento del potere autoritario di un uomo forte e il 13 per cento di un governo militare.<br \/>\nIn Russia, nel contesto dominato da Vladimir Putin, i risultati dello studio possono sorprendere. Nel paese le persone che respingono sistemi alternativi alla democrazia sono il 41 per cento della popolazione, un livello comparabile a quello di altri paesi europei, tra cui la Francia (40 per cento). L\u201981 per cento dei russi considera la democrazia come un buon sistema, mentre il 32 per cento accetterebbe il governo di un leader autoritario e il 19 quello dei militari. Il livello del sostegno a un regime di esperti, invece, \u00e8 particolarmente basso rispetto a molti paesi (38 per cento), un elemento che testimonia la forte sfiducia nei confronti dei tecnocrati dell\u2019entourage presidenziale, ritenuti responsabili di tutto ci\u00f2 che va male in Russia.<br \/>\nComplessivamente, in molti paesi dell\u2019Unione europea la democrazia \u00e8 pi\u00f9 fragile di quanto si creda. I leader politici e quelli della societ\u00e0 civile dovrebbero riflettere sul modo di rafforzare il legame tra i cittadini e il sistema democratico. In un contesto dove gli eletti vengono spesso criticati aspramente, le democrazie hanno bisogno di ritrovare legittimit\u00e0.<br \/>\n*( Fonte: Internazionale. Pierre Br\u00e9chon, The Conversation, Francia &#8211; Traduzione di Andrea Sparacino)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; Andrea Pipino*: EVEREST \u00c8 IL NUOVO NUMERO DI INTERNAZIONALE STORIA E RACCONTA LE SPEDIZIONI PER CONQUISTARE LA VETTA DELL\u2019HIMALAYA ATTRAVERSO LA STAMPA DELL\u2019EPOCA. SI PU\u00d2 COMPRARE IN EDICOLA E ONLINE, OPPURE IN DIGITALE SULL\u2019APP DI INTERNAZIONALE.<br \/>\n\u201cNon sono molte le avventure moderne, almeno tra quelle pacifiche, ad aver conquistato lo status di allegorie. [\u2026] Una \u00e8 stata l\u2019impresa definitiva dell\u2019esplorazione umana: l\u2019arrivo dell\u2019Apollo 11 sulla Luna. L\u2019altra, la prima ascensione del monte Everest\u201d, ha scritto Jan Morris, che raccont\u00f2 per il Times di Londra la conquista della vetta pi\u00f9 alta del mondo, il 29 maggio 1953. E in effetti in quell\u2019impresa s\u2019intrecciano suggestioni, temi e questioni di natura diversissima.<br \/>\nPer gli esploratori del primo novecento il picco dell\u2019Himalaya era l\u2019ultimo grande traguardo rimasto sulla Terra. \u201cPerch\u00e9 \u00e8 l\u00ec\u201d, rispose George Mallory a chi nel 1924, prima della spedizione in cui sarebbe morto, gli chiese perch\u00e9 fosse cos\u00ec determinato a scalare l\u2019Everest. Tre parole che distillano l\u2019essenza dell\u2019alpinismo: la sfida con se stessi, con le montagne, con la morte.<br \/>\nNella scalata del 1953 c\u2019\u00e8 per\u00f2 anche molto altro. L\u2019ostinazione con cui i britannici inseguono l\u2019impresa per pi\u00f9 di trent\u2019anni \u00e8 infatti in qualche modo eredit\u00e0 del conflitto militare e diplomatico combattuto tra le grandi potenze in Asia centrale lungo tutto l\u2019ottocento, ed \u00e8 alimentata dalla curiosit\u00e0 e dal coraggio di tanti esploratori, forse gli ultimi protagonisti di quel \u201cgrande gioco\u201d. La conquista della vetta \u00e8 anche uno dei sussulti finali dell\u2019impero, sei anni dopo la perdita dei possedimenti indiani e tre anni prima della crisi di Suez, che segner\u00e0 il declino definitivo delle ambizioni di Londra di rimanere una potenza globale.<br \/>\nMa la conquista dell\u2019Everest riguarda soprattutto l\u2019Asia, che proprio in quegli anni si stava liberando del dominio coloniale e stava ricostruendo identit\u00e0 nazionali il pi\u00f9 possibile distanti dai modelli britannici. Su questo processo la missione del 1953 avrebbe avuto un\u2019influenza non trascurabile. Ma non \u00e8 ancora tutto: l\u2019apertura di una via per la vetta solleva anche problemi ambientali, trasforma le pratiche dell\u2019alpinismo e crea un nuovo rapporto con l\u2019universo culturale e religioso dell\u2019Himalaya. Insomma, parlando della scalata di Tenzing e Hillary si riflette necessariamente su colonialismo, politica, economia, geopolitica, antropologia, ecologia.<br \/>\nIn Everest questi temi sono organizzati in tre sezioni, lungo un filo cronologico. La prima racconta le nove spedizioni organizzate tra il 1921 e il 1952, che aprono la strada alla scalata del 1953. Alla quale \u00e8 invece dedicata la seconda sezione, con un lungo resoconto sul campo e i ritratti dei suoi due protagonisti. Nella terza parte si riflette sulle conseguenze della conquista dell\u2019Everest con la consapevolezza \u2013 ambientale, culturale, politica \u2013 maturata negli ultimi decenni. Il tutto serve a fornire un quadro il pi\u00f9 possibile ampio dell\u2019impresa del 1953.<br \/>\nMa di certo non basta a spiegare il dilemma pi\u00f9 affascinante dell\u2019alpinismo: da dove viene quel fuoco che spinge uomini e donne a rischiare la vita per raggiungere il punto pi\u00f9 alto di una montagna e avvicinarsi un po\u2019 di pi\u00f9 al cielo.<br \/>\n*( Andrea Pipino, giornalista di Internazionale)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 &#8211; Bruno Cartosio*: WASHINGTON 1963. IL DESIDERIO DEL SOGNO E LA REALT\u00c0 DELL\u2019INCUBO &#8211; 60 ANNI DI \u00abI HAVE A DREAM\u00bb . IL SERMONE DUR\u00d2 MEZZ\u2019ORA, LA PARTE PI\u00d9 CELEBRE RECITATA A BRACCIO \u00abQUESTO \u00c8 UN INIZIO\u00bb, ESORD\u00cc MARTIN LUTHER KING JR. NON ERA VERO<br \/>\nIl 28 agosto 1963, Martin Luther King accompagn\u00f2 i neri americani agli sportelli della \u00abbanca della giustizia\u00bb per richiedere il pagamento della cambiale scaduta che gli Stati uniti avevano rilasciato al suo popolo. E che fino a quel momento avevano solamente fatto finto di pagare, rilasciando sempre \u00abassegni scoperti\u00bb. I neri avevano ragione nel pretendere che gli Stati uniti rispettassero gli alti principi che loro stessi si erano dati. E immaginando che un giorno fossero stati capaci di farlo, diventava possibile \u00absognare\u00bb un mondo di uguaglianza e di libert\u00e0 per tutti. Fratelli.<\/p>\n<p>QUEL GIORNO King fu l\u2019ultimo a prendere la parola, introdotto dall\u2019anziano ex sindacalista nero A. Philip Randolph come \u00abla guida morale del nostro paese\u00bb. Parl\u00f2 come tale. La costruzione retorica del suo discorso fu perfetta. L\u2019iniziale denuncia della vergogna storica del razzismo e delle infinite inadempienze del potere dovevano sollecitare l\u2019indignazione morale dei presenti, ma anche aprire infine i varchi alla speranza, con la prefigurazione di che cosa sarebbe potuto essere un futuro di armonia tra le razze, invece che di prevaricazione e oppressione. Le reiterazione del \u00absogno\u00bb, in crescendo, con le diverse immagini che di volta in volta dovevano illustrarlo e renderlo desiderabile, fu il culmine del discorso. Fino alla liberatoria e profetica invocazione finale: \u00abChe la libert\u00e0 risuoni dal fianco di ogni montagna. E se facciamo che la libert\u00e0 risuoni, se facciamo che risuoni da ogni villaggio e ogni borgo, da ogni stato e ogni citt\u00e0, riusciremo ad avvicinare il giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici saranno capaci di prendersi per mano e cantare le parole del vecchio spiritual nero, \u2018Liberi infine!, liberi infine, grazie a Dio onnipotente, siamo liberi infine!\u2019\u00bb.<br \/>\nIl sermone dur\u00f2 meno di mezz\u2019ora. King pose molta cura nel prepararlo, nel dosarne le parole e costruirne la linea. A un certo punto ne abbandon\u00f2 la lettura, si \u00e8 detto, ed \u00e8 certamente vero che Mahalia Jackson, dietro di lui, a un certo punto lo incit\u00f2: \u00abMartin, digli di quel sogno!\u00bb. King and\u00f2 a braccio, non per la foga, ma perch\u00e9 sapeva a memoria quello che voleva dire; lo aveva gi\u00e0 detto altre volte. E Mahalia lo richiam\u00f2 al \u00absogno\u00bb perch\u00e9 ne conosceva sia i contenuti, sia l\u2019efficacia: King aveva gi\u00e0 impiegato quello stratagemma retorico poche settimane prima a Detroit, in un\u2019altra manifestazione con pi\u00f9 di centomila partecipanti.<br \/>\nKing due anni dopo<br \/>\nHo continuato a pensare che le attuali istituzioni si potessero riformare, un piccolo mutamento qui e uno l\u00e0. Ora la penso in modo del tutto diverso<br \/>\nQuesto \u00abmillenovecentosessanta tre \u00e8 un inizio\u00bb, disse King nelle battute iniziali. Non era vero, naturalmente. Il movimento di cui lui stesso era testimone vivente era in atto da quasi dieci anni. E ne era testimone anche A. Philip Randolph, il sindacalista che nel 1941 aveva chiamato a una Marcia su Washington dei lavoratori neri che Roosevelt aveva evitato soltanto emettendo un Ordine esecutivo con cui bandiva le discriminazioni basate \u00absulla razza, sul credo, sul colore, sull\u2019origine nazionale\u00bb negli impieghi pubblici e nelle industrie impegnate nella produzione bellica. Allora e nel dopoguerra la segregazione razziale e le discriminazioni nei luoghi di lavoro non cessarono, nella realt\u00e0. Nel 1963, la grande manifestazione \u00abper la libert\u00e0 e il lavoro\u00bb diceva che era necessario un nuovo inizio.<br \/>\nDUE ANNI PI\u00d9 TARDI, dopo l\u2019assassinio di Malcolm X a febbraio e dopo la rivolta nera di Watts a Los Angeles, King riconobbe che il sogno si era trasformato in \u00abun incubo\u00bb. Diede ancora momentaneamente fiducia a Lyndon Johnson per le sue politiche sociali, ma dopo i loro fallimenti e dopo l\u2019inizio dell\u2019escalation in Vietnam fu costretto ad ammettere di avere sbagliato: \u00abHo continuato a pensare che le attuali istituzioni si potessero riformare, un piccolo mutamento qui, un piccolo mutamento l\u00e0. Ora la penso in un modo del tutto diverso. Credo che si debba avere una ricostruzione dell\u2019intera societ\u00e0, una rivoluzione di valori\u00bb, con una \u00abridistribuzione radicale del potere economico e politico\u00bb e una \u00abricostruzione radicale\u00bb della societ\u00e0. Malcolm X si era avvicinato a King, e l\u2019ultimo King si era avvicinato all\u2019ultimo Malcolm. Ma ormai era tardi. Aveva contro i grandi media e Washington. Non era pi\u00f9 riconosciuto come guida morale della sua gente, e dopo le rivolte del 1967 il suo ruolo politico era contestato da altri protagonisti, da altre forze.<br \/>\nTuttavia, la rabbia per il suo assassinio nel 1968 scaten\u00f2 l\u2019ultima grande sollevazione nera in tutto il paese. Nel 2018, a cinquant\u2019anni da allora, i lavoratori della McDonald\u2019s di Memphis, dove fu ucciso dopo aver partecipato allo sciopero dei netturbini, scesero in sciopero proprio il 4 aprile per ricordare il suo impegno per la \u00abgiustizia economica e razziale\u00bb. E ora, a sessant\u2019anni di distanza, nonostante i mutamenti legislativi conquistati dal movimento per i diritti civili, la temporanea presenza di un afroamericano alla Casa Bianca ha avuto ancora il potere di risvegliare il razzismo che sembrava dormiente nelle istituzioni e nella societ\u00e0.<br \/>\nNessuno parl\u00f2 di sogno realizzato quando fu eletto Obama. Anzi, come scrisse Kareem Abdul-Jabbar dopo l\u2019assassinio poliziesco di George Floyd, il 25 maggio 2021, negli Stati Uniti il razzismo \u00e8 dappertutto, \u00e8 come \u00abil pulviscolo atmosferico\u00bb. E come decenni prima, gli eredi di Martin e Malcolm sono stati costretti a un altro nuovo inizio, tornando nelle strade a gridare che le vite nere contano.<br \/>\n*( Fonte : Internazionale \u2013 Il Manifesto. Bruno Cartosio (1943) insegna Storia dell&#8217;America del Nord all&#8217;Universit\u00e0 di Bergamo. Si occupa da anni di storia sociale e culturale degli Stati Uniti. Ha fondato e diretto \u201c\u00c1coma. Rivista Internazionale di Studi Nordamericani\u201d.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; Jill Lepore*: Christian Dellavedova &#8211; COSA RESTA DEI PRIMI PASSI SULLA LUNA &#8211; LE ORME SONO ANCORA L\u00cc, L\u2019IMPRONTA A RIGHE DEGLI STIVALI DI NEIL ARMSTRONG INCROSTATA DI POLVERE.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 atmosfera sulla Luna, non c\u2019\u00e8 vento e non c\u2019\u00e8 acqua. Le impronte non vengono spazzate via e non c\u2019\u00e8 nessuno che le calpesti. Micrometeoriti velocissimi, particelle in miniatura che viaggiano a pi\u00f9 di cinquantamila chilometri all\u2019ora, bombardano continuamente la superficie della Luna, ma sono cos\u00ec infinitesimali che erodono le cose al ritmo pi\u00f9 o meno inavvertibile di 0,1 centimetri ogni milione di anni. Perci\u00f2, se non saranno colpite da una meteora sprofondando in un cratere, queste impronte dureranno per decine di milioni di anni.<\/p>\n<p>Quest\u2019estate ricorre mezzo secolo da quando Armstrong fece la prima passeggiata lunare della storia, anche se a livello cosmologico \u00e8 passato appena uno schioccare di dita. \u201cL\u2019uomo \u00e8 sulla Luna!\u201d, grid\u00f2 Walter Cronkite al telegiornale della Cbs, senza fiato, mentre il mondo osservava rapito. I ragazzi lontani da casa nei campi estivi marciarono dalle loro tende nel folto dei boschi fino alle sale mensa per crollare seduti davanti al piccolo schermo, mentre gli istruttori armeggiavano con le antenne portatili. \u201c\u00c8 un piccolo passo per un uomo\u201d, fu la frase immortale pronunciata da Armstrong mentre scendeva dalla scaletta del modulo lunare il 20 luglio 1969, \u201cma un balzo gigantesco per l\u2019umanit\u00e0\u201d. E poi pos\u00f2 il suo stivale grigio e bianco nella polvere e lasci\u00f2 quella prima impronta.<\/p>\n<p>Cosa resta davvero di quel momento? A cosa serviva la missione? E cosa si lasciava dietro, qui sulla Terra? Cinquant\u2019anni dopo, inondazioni rese pi\u00f9 frequenti dal cambiamento climatico hanno cominciato a portare via la base da cui fu lanciato l\u2019Apollo 11, il Kennedy space center in Florida (la Nasa ha spedito della sabbia per cercare di puntellare le dune devastate), mentre uragani aggravati dall\u2019innalzamento del livello dei mari minacciano il centro di controllo della missione Apollo 11, il Johnson space center in Texas. Houston, abbiamo un problema.<br \/>\nMolta della bellezza, della meraviglia e dell\u2019estatico sgomento della spedizione sulla Luna si ricordano soprattutto guardando le fotografie scattate dagli astronauti statunitensi con speciali macchine svedesi, le Hasselblad, usate per la prima volta nel 1962 sul Mercury 8, che aveva la missione di orbitare intorno alla Terra. Come spiega la fotografa e curatrice Deborah Ireland in Hasselblad and the Moon landing (Ammonite 2019), i tre astronauti dell\u2019Apollo 11 Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins dovevano dividersi due Hasselblad. \u201cAccidenti, ridammi la macchina fotografica\u201d, disse Aldrin mentre si avvicinavano alla Luna. L\u2019immagine iconica della singola impronta mostra l\u2019orma dello stivale di Aldrin, non di Armstrong, e fu Aldrin a scattare la foto di Armstrong che aveva appena piantato la bandiera degli Stati Uniti, accanto alla base che chiamarono Tranquillity. Collins rimase sul modulo di comando e servizio, in orbita. \u201cChe stai facendo, Mike? Cosa fotografi?\u201d, chiese Armstrong a Collins durante il viaggio di ritorno sulla Terra, mentre continuavano a osservare la superficie lunare. \u201cOh, non lo so\u201d, rispose Collins. \u201cSto solo sprecando pellicola, probabilmente\u201d. Non fu sprecata. Le foto rimangono straordinarie.<br \/>\nEppure, prima del luglio 1969, molti critici pensavano che l\u2019intero programma fosse uno spreco. Prima dell\u2019allunaggio non ci fu mai un momento in cui l\u2019opinione pubblica statunitense appoggiasse la missione, racconta Roger D. Launius, storico della Nasa in pensione, nel suo Apollo\u2019s legacy: perspectives on the Moon landings (Smithsonian 2019). Cost\u00f2 25,4 miliardi di dollari (180 miliardi di dollari di oggi) e negli anni sessanta era la maggiore voce di spesa del governo statunitense, fatta eccezione per la guerra in Vietnam. Malgrado l\u2019indiscutibile ingegno di tecnici e scienziati e l\u2019intrepido coraggio degli astronauti, quelli che criticavano la missione continuavano a definirla uno spreco.<br \/>\nMa dopo lo strabiliante trionfo dell\u2019allunaggio, con conseguente dilagare della moda dei moon boot, sia l\u2019indifferenza generale sia lo scetticismo furono dimenticati. Li hanno dimenticati anche alcuni di questi nuovi libri, che sono per lo pi\u00f9 celebrativi.<br \/>\n\u201cFino a quando sulla Terra prevarranno il razzismo, la povert\u00e0, la fame e la guerra, noi come paese civile avremo fallito<br \/>\n\u201cL\u2019uomo \u00e8 sempre andato dove \u00e8 stato capace di andare\u201d, disse Collins in una sessione congiunta del congresso degli Stati Uniti nel settembre 1969, e sono le parole con cui James Donovan sceglie di concludere Shoot for the Moon: the space race and the extraordinary voyage of Apollo 11 (Little, Brown 2019). I primi libri di Donovan sono fanfaronesche ricostruzioni della battaglia di Alamo, The blood of heroes, e dell\u2019ultima resistenza di Custer, A terrible glory, in cui gli uomini trionfano perfino quando sono sconfitti. Questa \u00e8 anche la sua idea dell\u2019Apollo, una posizione che non lascia spazio, per esempio, alle donne. \u201cSe credete che andare sulla Luna sia difficile, provate a restare a casa\u201d, disse Barbara Cernan, moglie di Gene Cernan, che faceva parte dell\u2019equipaggio dell\u2019Apollo 10 ed era il comandante dell\u2019Apollo 17. Potete leggere di lei in The astronauts\u2019 wives club di Lily Koppel (Hachette 2013), ma non la troverete nella ricostruzione di Donovan. Non troverete una sola parola neppure sulla pilota Jerrie Cobb, detentrice di numerosi record, che nel 1961 divent\u00f2 la prima di 13 donne a qualificarsi per diventare astronauta. La Nasa si rifiut\u00f2 di farle volare, come ha spiegato Martha Ackmann in The Mercury 13 (Random House 2004). Cobb dette battaglia. \u201cCerchiamo solo un posto nel futuro spaziale del nostro paese, senza discriminazioni\u201d, dichiar\u00f2 davanti a una commissione d\u2019indagine del congresso, nel 1962. Nel 1998, quando aveva 67 anni, disse: \u201cDarei la vita per volare nello spazio, la darei veramente\u201d. \u00c8 morta nella primavera scorsa a 88 anni. Sulla Luna le sue impronte non ci sono.<br \/>\nL\u2019allunaggio \u00e8 una questione di memoria pubblica, il che \u00e8 un altro modo per dire che \u00e8 storia dibattuta. Nel 1971 Michael Collins divent\u00f2 il direttore del National air museum della Smithsonian institution. \u00c8 lui a scrivere l\u2019introduzione di Apollo to the Moon: a history in 50 objects (National Geographic 2018), a cura di Teasel Muir-Harmony. La raccolta comprende un manufatto ottenuto in prestito dallo Smithsonian museum of african-american history: una lattina ricoperta da una foto del reverendo Martin Luther King e di Ralph Abernathy, suo successore alla guida della Southern christian leadership conference (Sclc). La Sclc usava questo tipo di lattine per raccogliere donazioni durante le sue iniziative, come quella promossa da Abernathy al Kennedy space center il 15 luglio 1969, il giorno prima del lancio dell\u2019Apollo 11. Abernathy aveva un cartello con la scritta: \u201c12 dollari al giorno per nutrire un astronauta. Noi potremmo nutrire un bambino affamato con 8\u201d.<br \/>\nMuir-Harmony cita le parole di Abernathy, che avrebbe detto: \u201cAlla vigilia della pi\u00f9 nobile avventura dell\u2019uomo, sono profondamente commosso dai traguardi raggiunti dal nostro paese nello spazio\u201d, ma curiosamente taglia la parte significativa di quel discorso, che potete sentire pronunciare da Abernathy nelle scene iniziali di un ambizioso ed emozionante documentario in tre parti della Pbs\/American Experience, Chasing the Moon, uscito insieme al libro che lo accompagna, Chasing the Moon: the people, the politics, and the promise that launched America into the space age (Ballantine 2019), del regista del film, Robert Stone, e di uno dei suoi produttori, Alan Andres. \u201cA partire da oggi possiamo andare su Marte, su Giove e perfino nei cieli al di l\u00e0\u201d, disse Abernathy, \u201cma fino a quando sulla Terra prevarranno il razzismo, la povert\u00e0, la fame e la guerra, noi come paese civile avremo fallito\u201d. Seguendo questo criterio, gli ultimi cinquant\u2019anni di storia sono stati un susseguirsi di sconfitte.<br \/>\nIn American moonshot: John F. Kennedy and the great space race (HarperCollins 2019), il migliore dei nuovi studi sulla missione americana nello spazio, ricco di ricerche e rivelazioni, lo storico Douglas Brinkley esamina attentamente questo e altri attacchi lanciati dagli attivisti dei diritti civili, come Whitney Young della National urban league. \u201cPortare due uomini sulla Luna coster\u00e0 35 miliardi di dollari\u201d, protest\u00f2 Young. \u201cNe basterebbero dieci quest\u2019anno per portare ogni povero del paese sopra la soglia ufficiale di povert\u00e0. C\u2019\u00e8 qualcosa di sbagliato da qualche parte\u201d. Ma Brinkley conclude che, da un punto di vista puramente economico, la missione valeva quei soldi, visto che i suoi benefici si sono estesi a questioni di salute pubblica. \u201cLa tecnologia che gli Stati Uniti hanno ricavato dagli investimenti federali negli equipaggiamenti spaziali (ricognizione satellitare, attrezzature biomediche, materiali leggeri, sistemi di purificazione dell\u2019acqua, migliori sistemi informatici e un sistema globale di ricerca e soccorso) ha pi\u00f9 che compensato le spese\u201d.<br \/>\n&#8211; Christian Dellavedova<br \/>\nIn One giant leap: the impossible mission that flew us to the Moon (Simon &amp; Schuster 2019) Charles Fish-man suggerisce che le critiche al programma furono dimenticate perch\u00e9 nell\u2019estate del 1969 quasi dalla sera alla mattina l\u2019Apollo divent\u00f2 un simbolo dell\u2019esatto contrario del Vietnam: l\u2019Apollo era il paese nella sua versione migliore, il Vietnam nella peggiore. Fishman non \u00e8 particolarmente interessato a questo aspetto; gran parte del suo libro, invece, \u00e8 una lunga argomentazione a favore della tesi che la missione meritava di essere realizzata, per ragioni che lasceranno perplessi molti lettori. \u201cLa corsa alla Luna non ha inaugurato l\u2019era spaziale\u201d, insiste, \u201cha inaugurato l\u2019era digitale\u201d. E sottolinea, in particolare, lo sviluppo dei circuiti integrati e l\u2019elaborazione dei dati in tempo reale.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 qualcos\u2019altro, qualcosa di pi\u00f9 importante di cui Fishman attribuisce il merito alla conquista della Luna: \u201cNel 1961, quando ebbe inizio la corsa alla Luna, nella cultura popolare non c\u2019era nessuna percezione della tecnologia come di una forza nella vita quotidiana dei consumatori, a differenza di oggi\u201d. Il suo argomento sembra funzionare cos\u00ec: l\u2019Apollo non ci ha portato su Marte, o almeno non ancora, per\u00f2 ci ha portato Alexa! La contro argomentazione potrebbe funzionare cos\u00ec: il mio paese \u00e8 andato sulla Luna e tutto quello che ci ho guadagnato \u00e8 questo schifoso stato di polizia.<br \/>\nLa corsa alla Luna cominci\u00f2 come una corsa alla Casa Bianca. Il 4 ottobre 1957, l\u2019Unione Sovietica lanci\u00f2 in orbita il primo satellite, lo Sputnik. L\u2019opinione pubblica statunitense fu presa dal panico e i democratici decisero di usare questo panico a scopi politici. \u201cLa gente presto immaginer\u00e0 un russo seduto sullo Sputnik con un binocolo che legge la posta alle sue spalle\u201d, scrisse il 17 ottobre a Lyndon Johnson, candidato democratico alla vicepresidenza, il suo stratega George Reedy. \u201c\u00c8 una questione che, se gestita correttamente, potrebbe mettere al tappeto i repubblicani, unire il Partito democratico e farti eleggere presidente\u201d. Ancora prima dello Sputnik, il senatore del Massachusetts John Fitzgerald Kennedy aveva ripetutamente attaccato il presidente Eisenhower accusandolo di non destinare finanziamenti adeguati al programma missilistico, che secondo lui aveva causato un ritardo degli Stati Uniti rispetto all\u2019Unione Sovietica nella corsa agli armamenti e quello che Kennedy defin\u00ec \u201cun gap missilistico\u201d. Nel novembre 1957, Johnson, in quanto leader della maggioranza, apr\u00ec le audizioni del senato sul ritardo degli Stati Uniti e ammon\u00ec il paese: \u201cPresto i russi ci lanceranno bombe dallo spazio come bambini che lanciano pietre sulle automobili dai cavalcavia delle autostrade\u201d.<br \/>\nLa scrittrice e ambientalista Rachel Carson osservava con sgomento la creazione di questo \u201cuniverso dell\u2019era spaziale\u201d. Gli uomini fantasticavano sulla \u201cconquista dello spazio\u201d da prima di H.G. Wells, come lei sapeva benissimo. \u201cPrima dello Sputnik era facile liquidare tutto come fantascienza\u201d, scrisse alla donna che amava, Dorothy Freeman, nel febbraio 1958. \u201cOra i progetti pi\u00f9 inverosimili sembrano traguardi perfettamente raggiungibili. E sembra davvero possibile che l\u2019uomo \u2013 per quanto psicologicamente poco preparato \u2013 prenda nelle sue mani molte delle funzioni di Dio\u201d. Le audizioni di Johnson incoraggiarono Carson a scrivere un libro che per lungo tempo chiam\u00f2 L\u2019uomo contro la Terra, ma che alla fine fu pubblicato nel 1962 con il titolo Primavera silenziosa (Feltrinelli 2016).<br \/>\nNel 1958, in Vita activa. La condizione umana (Bompiani 2017), Hannah Arendt descriveva il lancio dello Sputnik come un avvenimento della storia umana \u201csecondo a nessun altro per importanza, neppure alla scissione dell\u2019atomo\u201d. Come Carson, Arendt non celebrava questi sviluppi, descritti dalla stampa dell\u2019epoca come il primo \u201cpasso verso la fuga dalla prigionia degli uomini sulla Terra\u201d. Una fuga? \u201cNessuno nella storia dell\u2019umanit\u00e0 ha mai concepito la Terra come una prigione per gli uomini o ha dimostrato un tale desiderio di andarsene letteralmente da qui alla Luna\u201d, scriveva Arendt, lamentando gli albori di un\u2019epoca in cui la Terra veniva sentita come una prigione e lo spazio era l\u2019ennesimo luogo da conquistare.<br \/>\nIl programma fu lanciato nell\u2019ambito di una competizione tra partiti, ma fu ovviamente anche un fronte della guerra fredda<br \/>\nNel 1958, l\u2019anno in cui Carson cominci\u00f2 a scrivere Primavera silenziosa e Arendt pubblic\u00f2 Vita activa, il presidente Dwight Eisenhower fond\u00f2 la Nasa, con la significativa e importante accortezza d\u2019istituirla come ente civile.<br \/>\nIn un discorso d\u2019addio pronunciato il 17 gennaio 1961, tre giorni prima dell\u2019insediamento di Kennedy, Eisenhower deplorava la corsa agli armamenti e accusava quello che defin\u00ec \u201cil complesso militare-industriale\u201d. Il 12 aprile 1961, quando Kennedy non aveva ancora finito di sistemarsi nello studio ovale, i sovietici mandarono un uomo nello spazio, Jurij Gagarin. Cinque giorni dopo, Kennedy faceva i conti con la prima crisi della sua presidenza: la pasticciata invasione della baia dei Porci cubana, a sua volta un fallimento dell\u2019intelligence e della tecnologia. A una conferenza stampa, un giornalista gli chiese: \u201cSignor presidente, non crede che dovremmo cercare di arrivare sulla Luna prima dei russi?\u201d. Il 5 maggio Alan Shepard divent\u00f2 il primo americano a volare nello spazio, in una missione nota come Freedom 7. Il 25 maggio, in un messaggio al congresso, Kennedy si avvicin\u00f2 a una decisione: \u201cQuesto paese dovrebbe impegnarsi a raggiungere l\u2019obiettivo, entro la fine del decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sulla Terra sano e salvo\u201d.<br \/>\nKennedy aveva fatto campagna elettorale promettendo una nuova frontiera, e intendeva essere di parola. \u201c\u2018Perch\u00e9 la Luna?\u2019, chiedono alcuni\u201d, disse in un emozionante discorso alla Rice University, a Houston, il 12 settembre 1962. \u201cSiamo salpati in questo nuovo mare perch\u00e9 ci sono nuovi saperi da acquisire e nuovi diritti da conquistare, e devono essere conquistati e usati per il progresso di tutti\u201d.<br \/>\nMa se il programma fu lanciato nell\u2019ambito di una competizione tra partiti, fu ovviamente anche un fronte della guerra fredda. Nel suo \u2026The heavens and the Earth: a Political History of the space age (Basic Books 1985) Walter A. McDougall, storico della University of Pennsylvania sostiene che il passaggio da Eisenhower a Kennedy, all\u2019indomani dello Sputnik, cambi\u00f2 la natura stessa della guerra fredda. \u201cSe fino ad allora era stata una lotta militare e politica in cui gli Stati Uniti dovevano solo dare aiuto e conforto ai loro alleati sulle linee del fronte\u201d, ha scritto McDougall, \u201cla guerra fredda ora diventava totale, una competizione per la lealt\u00e0 e la fiducia di tutti i popoli combattuta in ogni campo del progresso sociale, in cui i manuali di scienza e l\u2019armonia razziale erano strumenti di politica estera quanto i missili e le spie\u201d.<br \/>\nPer McDougall, un conservatore, la corsa alla Luna guidata dai democratici fu un passo sulla \u201cstrada della servit\u00f9\u201d. \u201cFormare x migliaia di ingegneri, raggiungere la Luna entro il 19xx, posizionare x missili nei silos a prescindere dal dispiegamento sovietico, pianificare una crescita economica dell\u2019x per cento senza disoccupazione e senza inflazione, questi non erano incarichi assegnati da una societ\u00e0 libera ma i dettami di un\u2019economia di comando\u201d.<br \/>\nLe persone attirate da questo argomento spesso lo sono anche dallo studio di Wernher von Braun, l\u2019ex nazista ed ex ufficiale delle Ss che diresse il programma missilistico statunitense. Durante la seconda guerra mondiale, von Braun aveva presieduto alla produzione del missile tedesco V-2 (La \u201cV\u201d stava per Vergeltung, vendetta) in un impianto costruito all\u2019interno del campo di concentramento di Mittelbau-Dora, dove i missili venivano montati dai detenuti. Diventare cittadino statunitense non sembr\u00f2 diminuire lo zelo di von Braun per uno sviluppo tecnologico senza freni. \u201cNon sentivamo nessuno scrupolo morale per il possibile abuso futuro della nostra creatura\u201d, disse al New Yorker nel 1951. \u201cSe non lo avessi fatto io lo avrebbe fatto qualcun altro\u201d (la sua amoralit\u00e0 \u00e8 al centro di una canzone registrata nel 1965 da Tom Lehrer: \u201cNon dire che \u00e8 ipocrita \/ di\u2019 piuttosto che \u00e8 apolitico \/ \u2018Quando i missili sono in aria, a chi importa dove vengono gi\u00f9? Questo non \u00e8 di mia competenza\u2019, dice Wernher von Braun\u201d).<br \/>\nLe conseguenze apparentemente impreviste dello sviluppo di tecnologie che avrebbero portato l\u2019uomo sulla Luna non erano la maggiore preoccupazione dell\u2019amministrazione Kennedy, soprattutto perch\u00e9 molte di quelle conseguenze furono intenzionali: i missili possono portare anche le armi, e tutto quello che abbiamo imparato dalla missione sulla Luna ha avuto applicazioni militari, anche se la Nasa era un\u2019agenzia civile. Se non erano allarmate dalle implicazioni della conquista dello spazio o dal futuro della guerra, le amministrazioni Kennedy e Johnson erano molto preoccupate dal movimento per i diritti civili. Edward R. Murrow, che aveva lasciato la Cbs per un incarico nell\u2019amministrazione Kennedy, sollecit\u00f2 il presidente a mettere un astronauta nero nella missione sulla Luna: \u201cNon vedo nessun motivo per cui i nostri sforzi nello spazio esterno debbano riflettere cos\u00ec fedelmente la discriminazione che esiste su questo pianeta minore\u201d.<br \/>\nFu quindi reclutato Edward Dwight, che divent\u00f2 il primo pilota nero dell\u2019aviazione a essere addestrato nell\u2019Aerospace research pilot school della base aerea Edwards. Ma, come ci racconta in Chasing the Moon, fu quasi costretto ad andarsene dal suo comandante, Chuck Yeager, che dette ordine alle altre reclute di non rivolgergli la parola. Nel frattempo, come racconta Brinkley, la Casa Bianca us\u00f2 il programma spaziale per cercare di promuovere lo sviluppo economico del sud, soprattutto dopo l\u2019arrivo di Johnson alla presidenza. \u201cLa Casa Bianca stava lavorando sodo per cambiare il vecchio sud\u201d, scrive Brinkley, \u201canche usando la Nasa per portare posti di lavoro high-tech e un modo di pensare futuristico in regioni arretrate e lente ad abbandonare pregiudizi violenti e controproducenti\u201d.<\/p>\n<p>Nella misura in cui fu un progetto progressista con un grande intervento governativo, il programma spaziale non sopravvisse alla svolta conservatrice della politica statunitense. \u201cMolti problemi cruciali di questo pianeta esigono un\u2019alta priorit\u00e0 in termini di attenzione e di risorse\u201d, disse Richard Nixon nel 1970 quando, da presidente, respinse la raccomandazione della Nasa di costruire una stazione sulla Luna da usare come base per l\u2019esplorazione di Marte. Nella misura in cui fu un\u2019altra battaglia della guerra fredda, il programma spaziale sopravvive solo nelle fantasie di Donald Trump, con la sua proposta di una forza armata spaziale. E se il programma spaziale implicava un ripudio dell\u2019umanit\u00e0 stessa, l\u2019eredit\u00e0 dell\u2019Apollo \u00e8 Alexa, e ci perseguita tutti.<br \/>\nUn piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l\u2019umanit\u00e0. Quello che ci ha lasciato la spedizione sulla Luna \u00e8 la meraviglia della scoperta, la gioia della conoscenza, non l\u2019eccezionalit\u00e0 dei macchinari ma la saggezza della bellezza e il potere dell\u2019umilt\u00e0. Una sola immagine, la foto della Terra dallo spazio scattata da William Anders dall\u2019Apollo 8 nel 1968, \u00e8 diventata l\u2019icona dell\u2019intero movimento ambientalista. Le persone che hanno visto la Terra dallo spazio, non in fotografia ma nella vita reale, ripetono pi\u00f9 o meno tutte la stessa cosa. \u201cBasta passare anche poco tempo a contemplare la Terra dall\u2019orbita, e i nazionalismi pi\u00f9 radicati cominciano a erodersi\u201d: cos\u00ec l\u2019astronomo statunitense Carl Sagan una volta descrisse il fenomeno. \u201cSembrano gli scontri degli acari su una prugna\u201d.<br \/>\nQuesta esperienza, questa sensazione di trascendenza \u00e8 cos\u00ec universale tra la minuscola manciata di persone che hanno avuto occasione di provarla che gli scienziati le hanno dato un nome. Si chiama effetto veduta d\u2019insieme. Hai una sensazione d\u2019interezza. I fiumi sembrano sangue. \u201cLa Terra \u00e8 come una cosa vivente e vibrante\u201d, ha pensato l\u2019astronauta cinese Yang Liu vedendola. Colse Alan Shepard di sorpresa. \u201cSe qualcuno prima del volo mi avesse chiesto \u2018Ti lascerai prendere dall\u2019emozione guardando la Terra dalla Luna?\u2019, avrei risposto \u2018No, assolutamente no\u2019. Eppure, la prima volta che ho guardato la Terra dalla Luna ho pianto\u201d. Il cosmonauta russo Jurij Artjushkin l\u2019ha espresso cos\u00ec: \u201cNon \u00e8 importante in quale mare o lago osservi una chiazza d\u2019inquinamento o nella foresta di quale paese scoppia un incendio o in quale continente si forma un uragano. Stai facendo la guardia a tutta la nostra Terra\u201d.<br \/>\nTutto questo \u00e8 bellissimo. Ma ecco l\u2019intoppo. Sono passati cinquant\u2019anni. Il livello delle acque sta salendo. La Terra ha bisogno di essere protetta, e non solo da chi l\u2019ha vista dallo spazio. Per salvare il pianeta non occorre una nuova corsa alla Luna, o su Marte, ma alla Casa Bianca, mettendo un piede davanti all\u2019altro.<br \/>\n*(Jill Lepore, The New York Times &#8211; Traduzione di Giuseppina Cavallo &#8211; Questo articolo \u00e8 stato pubblicato il 19 luglio 2019 sul numero 1316 di Internazionale)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; Pierre Haski*: IL RUOLO DELL\u2019AFRICA NEI NUOVI EQUILIBRI MONDIALI . IL CONTINENTE AFRICANO, CON I SUOI 54 STATI, \u00c8 AL CENTRO DELL\u2019ATTUALE PROCESSO DI RICOMPOSIZIONE DEL MONDO: \u00c8 CORTEGGIATO PER LE SUE MATERIE PRIME, \u00c8 DIVENTATO UNO DEI TERRENI PRIVILEGIATI DELLE BATTAGLIE PER IL CONTROLLO DELLE SFERE D\u2019INFLUENZA E I SUOI VOTI ALL\u2019ONU SONO MOLTO AMBITI.<br \/>\nLa Francia \u00e8 stata scossa nel suo \u201cgiardino privato\u201d dell\u2019Africa francofona. Il 28 agosto il presidente Emmanuel Macron ha parlato con fermezza della crisi scoppiata con il golpe militare in Niger, ma questa \u00e8 solo una delle manifestazioni del grande gioco al centro del quale si trova l\u2019Africa.<br \/>\nIl 29 agosto il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba sar\u00e0 a Parigi, ospite d\u2019onore della conferenza annuale degli ambasciatori francesi. Kuleba partecipa a una riunione senza precedenti con tutti gli ambasciatori francesi in Africa, il cui obiettivo \u00e8 aiutare l\u2019Ucraina a far sentire le proprie ragioni nel continente e convincerla ad abbandonare un attendismo che avvantaggia la Russia.<\/p>\n<p>RIPETUTI COLPI DI SCENA<br \/>\n\u00c8 un approccio eccezionale che illustra bene la difficolt\u00e0 di trattare con un\u2019Africa che vuole emanciparsi dalla tutela dei vecchi colonizzatori, anche a rischio di sacrificare la sovranit\u00e0 di uno stato.<br \/>\n\u00c8 una difficolt\u00e0 che la Francia conosce bene. Nel suo discorso davanti agli ambasciatori riuniti a Parigi, Macron ha criticato \u201cl\u2019alleanza barocca degli pseudo panafricanisti e dei nuovi imperialisti\u201d. \u201c\u00c8 una follia!\u201d, ha esclamato il presidente.<br \/>\nI GOLPE CHE SI SUSSEGUONO NEL SAHEL SPINGONO LA FRANCIA SULLA DIFENSIVA<br \/>\nNon \u00e8 detto che questa indignazione produca risultati positivi, perch\u00e9 la Francia \u00e8 in difficolt\u00e0. Dopo la sua elezione nel 2017, Macron aveva cercato di creare un nuovo rapporto con il continente africano, \u201csenza paternalismo n\u00e9 debolezza\u201d, come ha ribadito il 28 agosto. Ma il presidente deve fare i conti con il malfunzionamento delle strutture statali nel Sahel, che si rivolta contro il vecchio colonizzatore. Il rinnovamento della politica africana della Francia \u00e8 messo in scacco dai colpi di scena che si susseguono uno dopo l\u2019altro.<br \/>\nI golpe a ripetizione in Sahel, infatti, spingono la Francia sulla difensiva. La posizione di principio difesa da Macron, che si \u00e8 rifiutato di ritirare l\u2019ambasciatore francese dalla capitale nigerina, Niamey, nonostante le pressioni della giunta, si scontra con opinioni africane arroventate.<br \/>\nParigi si rifugia dietro la Comunit\u00e0 degli stati dell\u2019Africa occidentale, la Cedeao, i cui dirigenti temono un\u2019epidemia di colpi di stato. Ma non \u00e8 scontato che la Cedeao abbia i mezzi per ristabilire l\u2019ordine costituzionale in Niger. Di sicuro un intervento armato sarebbe una catastrofe.<br \/>\nQuesta impasse, di cui vuole approfittare una potenza in cerca di influenza come la Russia, contribuisce al degrado dell\u2019ordine mondiale. Come sottolineava il 28 agosto Macron, la situazione \u201ccrea il rischio di un indebolimento dell\u2019occidente e in particolare della nostra Europa. Dobbiamo essere lucidi senza essere troppo pessimisti\u201d.<br \/>\nLa guerra in Ucraina \u00e8 evidentemente l\u2019argomento che determina i nuovi rapporti di forza. Ma in questo conflitto dall\u2019impatto globale l\u2019Africa ha un grande peso. Una rottura non \u00e8 nell\u2019interesse n\u00e9 della Francia n\u00e9 dell\u2019Europa e nemmeno dell\u2019Africa, in cerca di alleati per portare avanti il proprio sviluppo. Di sicuro evitarla \u00e8 una priorit\u00e0.<br \/>\n(Pierre Haski, France Inter, giornalista. Traduzione di Andrea Sparacino)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>08 &#8211; Mappe del potere &#8211; ANCORA POCHE LE DONNE ALLA GUIDA DELLE PRINCIPALI CITT\u00c0 ITALIANE &#8211; IN ITALIA SOLO 9 DONNE RICOPRONO LA CARICA DI SINDACO DI UN COMUNE CAPOLUOGO. NELLE GIUNTE E NEI CONSIGLI LA QUOTA FEMMINILE \u00c8 PI\u00d9 ELEVATA SOLO PER GLI INCARICHI PER CUI SONO PREVISTE NORME SULL\u2019EQUILIBRIO DI GENERE. REGOLE CHE PER\u00d2 POSSONO TALVOLTA ESSERE AGGIRATE.(*)<\/p>\n<p>\u2022 LE DONNE CHE RICOPRONO IL RUOLO DI SINDACO IN UN COMUNE CAPOLUOGO SONO L&#8217;8,4%.<br \/>\n\u2022 LE DONNE CHE RICOPRONO IL RUOLO DI ASSESSORE SONO IL 44,2%, DI VICESINDACO IL 34,9%.<br \/>\n\u2022 IN 31 GIUNTE COMUNALI LA QUOTA DI DONNE \u00c8 MAGGIORE DEL 40% MA SOLO IN 4 CASI VIENE SUPERATO IL 50%.<br \/>\n\u2022 IN 19 COMUNI LE DONNE IN GIUNTA SONO MENO DEL 40%.<br \/>\nLa nascita del primo governo guidato da una donna ha rappresentato senza dubbio un elemento di grande novit\u00e0 nel panorama politico italiano. Per quanto importante per\u00f2 questo singolo incarico non \u00e8 sufficiente a bilanciare lo squilibrio di genere che caratterizza la politica italiana a tutti i livelli: parlamento, regioni e comuni.<br \/>\nPer quanto riguarda questi ultimi, le recenti elezioni amministrative hanno visto una crescita di donne elette come prime cittadine delle principali citt\u00e0 italiane (da 7 a 9). Parliamo comunque di numeri bassissimi, considerando gli oltre cento capoluoghi di provincia nel paese. A questo si aggiunge che, con la fine del mandato della sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, oggi nessuna donna guida un capoluogo di regione.<\/p>\n<p>8,4% LA QUOTA DI DONNE A RICOPRIRE LA CARICA DI SINDACO IN UN COMUNE CAPOLUOGO.<\/p>\n<p>Norme sulla disparit\u00e0 di genere e libert\u00e0 di voto<br \/>\nIn Italia gli incarichi politici nelle amministrazioni locali sono sottoposti a una serie di norme a tutela dell\u2019equilibrio di genere.<br \/>\nTutti i cittadini dell\u2019uno o dell\u2019altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunit\u00e0 tra donne e uomini.<br \/>\n\u2013 Costituzione italiana, articolo 51<br \/>\nIn attuazione dell\u2019articolo 51 della costituzione sono intervenute nel tempo alcune leggi (in particolare il testo unico sugli enti locali e la legge Delrio) che tuttavia hanno dovuto bilanciare questo principio con la libert\u00e0 di voto. Per i consiglio comunali quindi, non potendo incidere sugli eletti, si \u00e8 intervenuti sulle candidature prevedendo che in ciascuna lista elettorale nessun genere pu\u00f2 essere rappresentato per oltre i due terzi. Inoltre \u00e8 stata inclusa la possibilit\u00e0 di inserire due voti di preferenza che, se espressi entrambi, devono differire per genere del candidato (doppia preferenza di genere).<br \/>\nLa legge elettorale utilizzata per eleggere i sindaci e i consiglieri comunali \u00e8 la stessa in quasi tutta Italia. Nelle regioni a statuto speciale i sistemi elettorali sono di solito molto simili, pur esprimendo talvolta alcune specificit\u00e0. Vai a \u201cCome funziona la legge elettorale nei comuni\u201d<br \/>\nCom\u2019\u00e8 ovvio una disciplina di questo tipo non pu\u00f2 riguardare l\u2019elezione a una carica monocratica, come quella del sindaco. La legge per\u00f2, come vedremo meglio in seguito, \u00e8 intervenuta sulla composizione della giunta comunale, prevedendo che nessun genere possa essere rappresentato in misura inferiore al 40%, almeno nelle regioni a statuto ordinario.<\/p>\n<p>LA DISTRIBUZIONE DI GENERE NEGLI INCARICHI<br \/>\nA dimostrazione dell\u2019efficacia, almeno parziale, delle norme sull\u2019equilibrio di genere \u00e8 possibile osservare come siano proprio gli incarichi su cui intervengono queste regole quelli su cui si registra la maggiore presenza femminile.<br \/>\nLe donne assessore nei comuni capoluogo sono infatti il 44,5%. Sono meno le vicesindache (35,8%) e, a maggior ragione, le sindache (8,4%). L\u2019incarico di vertice delle amministrazioni comunali in effetti \u00e8 anche quello in cui, complessivamente, le donne trovano minore rappresentanza.<\/p>\n<p>LE DONNE NELLE GIUNTE DEI COMUNI CAPOLUOGO NEL 2023<br \/>\nLA QUOTA DI DONNE CHE RICOPRONO I RUOLI DI SINDACO, VICESINDACO, ASSESSORE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE O CONSIGLIERE IN UN COMUNE CAPOLUOGO DI PROVINCIA<\/p>\n<p>IN ITALIA I COMUNI CAPOLUOGO DI PROVINCIA SOLO 109 (VISTO CHE NELLA PROVINCIA DI BARLETTA ANDRIA E TRANI TUTTE E TRE LE CITT\u00c0 SONO CONSIDERATE CAPOLUOGO).<br \/>\nLe percentuali relative al ruolo di sindaco per\u00f2 si riferiscono ai 107 comuni in cui al momento qualcuno ricopre questo incarico. Il comune di Foggia infatti \u00e8 attualmente commissariato mentre in quello di Reggio di Calabria il sindaco risulta sospeso ed \u00e8 attualmente in carica il vicesindaco facente funzioni. I vicesindaci invece risultano essere 106 visto il commissariamento di Foggia e il mancato conferimento di un incarico di questo tipo nei comuni di Andria e Trapani. Sono 107 infine i presidenti del consiglio comunale sempre a causa del commissariamento di Foggia oltre che della mancata elezione di un nuovo presidente del consiglio comunale di Potenza.<br \/>\nDiscorso analogo vale anche per gli incarichi in consiglio comunale. Sono infatti il 32,5% le donne che ricoprono il ruolo di consigliere semplice o di vicepresidente del consiglio comunale. Un dato ancora non sufficiente per parlare di un effettivo equilibrio di genere ma decisamente pi\u00f9 elevato di quello delle donne che presiedono i consigli comunali (14%).<\/p>\n<p>LE GIUNTE COMUNALI E I REQUISITI DI LEGGE<br \/>\nCome abbiamo visto la legge prevede che nelle giunte comunali il genere meno rappresentato costituisca almeno il 40%.<br \/>\nIn 32 dei 107 comuni considerati la quota di donne in giunta supera il 40%. Tra questi 9 si trovano in una situazione di parit\u00e0 (50%) mentre in 4 giunte il numero di donne supera quello degli uomini. Si tratta di Pavia, Rovigo, Vibo Valentia (in cui sono presenti 5 donne e 4 uomini) e Modena (6 donne e 4 uomini). In altri 56 comuni invece il numero di donne in giunta arriva esattamente al 40%.<br \/>\nIl rispetto dell\u2019equilibrio di genere nelle giunte comunali nel 2023<br \/>\nNelle giunte comunali il genere meno rappresentato dovrebbe costituire almeno il 40%, ma questo limite non viene sempre rispettato<\/p>\n<p>IN ITALIA I COMUNI CAPOLUOGO DI PROVINCIA SOLO 109 (VISTO CHE NELLA PROVINCIA DI BARLETTA ANDRIA E TRANI TUTTE E TRE LE CITT\u00c0 SONO CONSIDERATE CAPOLUOGO).<br \/>\nDato che il comune di Foggia risulta attualmente commissariato e il sindaco di Reggio Calabria \u00e8 attualmente sospeso dall\u2019incarico, i comuni considerati sono 107. Per \u201csoglia Delrio\u201d si intende la quota minima di rappresentanza di entrambi i generi in giunta come definita dalla legge 56\/2014 e interpretata dalla giurisprudenza del consiglio di stato. Detta soglia tuttavia non \u00e8 necessariamente vincolante per i comuni appartenenti a regioni a statuto speciale.<br \/>\n*(FONTE: openpolis &#8211; aggiornamento: marted\u00ec 22 Agosto 2023)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211; Matt Simon*: L&#8217;ESTATE NERA DEL CLIMA. DAGLI INCENDI DI MAUI ALLE ALTISSIME TEMPERATURE OCEANICHE, IL CAMBIAMENTO CLIMATICO STA LASCIANDO UN SEGNO INNEGABILE SUL NOSTRO PIANETA<br \/>\nCon il rapido aumento delle temperature globali, l&#8217;umanit\u00e0 sta assistendo a un numero sempre maggiore di eventi climatici disastrosi contro cui gli scienziati ci avevano messo in guardia: ondate di calore pi\u00f9 violente, incendi pi\u00f9 intensi e piogge pi\u00f9 pesanti. Gli eventi estremi degli ultimi mesi sono solo un&#8217;anticipazione delle sempre pi\u00f9 gravi devastazioni a cui andremo incontro se non riduciamo drasticamente le emissioni di anidride carbonica (CO2).<br \/>\n&#8220;Abbiamo avuto senza dubbio grandi [eventi] estremi in diversi parti del mondo \u2013 spiega lo scienziato del clima Zeke Hausfather, del gruppo di ricerca Berkeley Earth \u2013. Le temperature globali e quelle della superficie marina, in particolare nella regione dell&#8217;Atlantico settentrionale, sono state fuori scala. Il ghiaccio marino antartico \u00e8 stato eccezionalmente basso. Se mi aveste chiesto cosa mi sarei aspettato di vedere quest&#8217;estate, non avrei detto questa concomitanza di estremi&#8221;.<br \/>\nCosa ha reso quest&#8217;estate cos\u00ec negativa? Innanzitutto, lo strato di base di riscaldamento globale rende il caldo estivo estremo pi\u00f9 comune e pi\u00f9 grave di quanto sarebbe normalmente. Inoltre, quest&#8217;estate l&#8217;Oceano Pacifico \u00e8 passato dalle acque pi\u00f9 fredde di La Ni\u00f1a a quelle pi\u00f9 calde di El Ni\u00f1o, che influenzano il clima di tutto il pianeta.<br \/>\nGli scienziati stanno anche cercando di capire se il ruolo della polvere del Sahara, che normalmente soffia sull&#8217;Oceano Atlantico durante l&#8217;estate. Ma nel 2023 questa polvere \u00e8 diminuita, consentendo all&#8217;energia solare di riscaldare maggiormente l&#8217;acqua. Le nuove norme sul trasporto marittimo poi hanno ridotto le emissioni di zolfo, un fattore questo potrebbe aver ripulito l&#8217;aria. &#8220;Per districare tutte le cause specifiche degli eventi estremi a cui stiamo assistendo quest&#8217;estate ai ricercatori servir\u00e0 un po&#8217; di tempo&#8221;, dice Hausfather.<\/p>\n<p>1. TEMPERATURE RECORD IN TUTTO IL MONDO<br \/>\nSecondo la Nasa, questo giugno \u00e8 stato il pi\u00f9 caldo mai registrato. Poi \u00e8 arrivato luglio, che non solo \u00e8 stato il luglio pi\u00f9 caldo, ma anche il mese pi\u00f9 caldo da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1880. &#8220;Quello a cui stiamo assistendo non \u00e8 che solo quest&#8217;anno sono stati battuti dei record, ma che questi eventi da record si verificano pi\u00f9 frequentemente, che \u00e8 quello che secondo le ricerche dovremmo aspettarci accada in risposta ai cambiamenti climatici antropogenici in alcune regioni&#8221;, spiega Tiffany Shaw, scienziata del clima dell&#8217;Universit\u00e0 di Chicago.<br \/>\nNella mappa qui sopra, la National oceanic and atmospheric administration (Noaa) statunitense mostra il caldo implacabile che ha colpito il mondo a luglio. Il rosso pi\u00f9 scuro \u2013 intorno al Messico e all&#8217;America centrale, al Canada settentrionale e all&#8217;Alaska, e all&#8217;Africa equatoriale \u2013 mostra le aree che hanno registrato temperature record a luglio. Il rosso pi\u00f9 chiaro indica che un&#8217;area \u00e8 stata molto pi\u00f9 calda della media, mentre il rosso tenue segnala che la zona in questione \u00e8 stata semplicemente pi\u00f9 calda della media. Secondo il Noaa, meno dell&#8217;1 per cento della superficie mondiale ha registrato un freddo record a luglio.<\/p>\n<p>2. LE TEMPERATURE GLOBALI DI LUGLIO FINO AL 2023<br \/>\nIn questo grafico del Berkeley Earth vediamo un altro modo di guardare alle temperature anomale di luglio. La temperatura media globale di luglio ha superato di 1,54 gradi Celsius la media tra il 1850 e il 1900, l&#8217;intervallo usato come riferimento per il periodo preindustriale.<br \/>\nQuando le trattative verso l&#8217;Accordo sul clima di Parigi hanno stabilito che l&#8217;umanit\u00e0 avrebbe cercato di limitare l&#8217;aumento delle temperature a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, so trattava di temperature gi\u00e0 sostenute. In altre parole, questo luglio potrebbe aver superato di 1,54 gradi le temperature preindustriali, ma nel complesso il mondo si \u00e8 riscaldato di ulteriori 1,1 gradi.<br \/>\nMa come si pu\u00f2 vedere nel grafico del Berkeley Earth, la temperatura di luglio 2023 (quella pi\u00f9 a destra) \u00e8 balzata molto al di sopra degli anni precedenti, battendo il record precedente di 0,26 gradi, raggiunto a luglio 2019. Quindi, mentre l&#8217;obiettivo dell&#8217;Accordo di Parigi non \u00e8 stato ancora superato in termini di medie registrate su molti anni, il rapporto del Berkeley Earth conclude che &#8220;anomalie isolate al di sopra di 1,5\u00b0 C sono un segno che la Terra si sta avvicinando a questo limite&#8221;.<\/p>\n<p>3. LE CUPOLE DI CALORE SOPRA GLI STATI UNITI<br \/>\nA luglio, una &#8220;cupola di calore&#8221; si \u00e8 posata sulla zona meridionale e occidentale degli Stati Uniti. \u00c8 un buon esempio di come il caldo estremo possa raggiungere dei picchi. In questa mappa del Servizio meteorologico nazionale statunitense relativa al 13 luglio, le aree soggette a segnalazioni di calore eccessivo sono quelle in viola. Un mese dopo, un&#8217;altra cupola di calore ha colpito gli Stati Uniti centrali, con Lawrence, in Kansas, che ha registrato un indice di calore \u2013 che considera sia la temperatura che l&#8217;umidit\u00e0 \u2013 di circa 134 gradi Fahrenheit, equivalenti a 56 gradi Celsius.<br \/>\nLe cupole di calore sono mostri che si autoalimentano, grazie alla loro tendenza ad autoalimentarsi. Si formano quando l&#8217;aria scende dalle alte quote, riscaldandosi notevolmente prima di toccare il suolo. Con il passare dei giorni, l&#8217;umidit\u00e0 evapora dal paesaggio, aumentando ulteriormente le temperature. Una cupola di calore impedisce anche la formazione di nuvole, e fa quindi s\u00ec l&#8217;energia solare continui a colpire il suolo con forza.<\/p>\n<p>4. LE INSOSTENIBILI TEMPERATURE REGISTRATE A PHOENIX<br \/>\nPer tutto il mese di luglio, la citt\u00e0 di Phoenix, in Arizona, ha bruciato sotto un caldo implacabile, con temperature superiori ai 43 gradi per 31 giorni di fila (che hanno superato il precedente record di 18 giorni). Nell&#8217;animazione della Nasa che trovate qui sopra, il rosso intenso indica le temperature della superficie terrestre fino a 102 gradi Fahrenheit (circa 38 gradi Celsius). Si noti come tra il 2 e il 19 luglio Phoenix sia progressivamente pi\u00f9 calda.<br \/>\nMa se le massime hanno superato i 43 gradi, perch\u00e9 le temperature superficiali sono inferiori? Il motivo \u00e8 che le letture sono state effettuate tra le 2 e le 3 del mattino. \u00c8 un esempio tanto limpido quanto impressionante dell&#8217;effetto isola di calore: nelle citt\u00e0 strade ed edifici assorbono calore durante il giorno per poi liberarlo lentamente di notte. Quando le persone non hanno la possibilit\u00e0 di trovare refrigerio di notte, il caldo prolungato ha un impatto enorme sul corpo umano.<\/p>\n<p>5. L&#8217;INCENDIO CHE HA DEVASTATO LAHAINA, A MAUI<br \/>\nL&#8217;8 agosto, l&#8217;incendio pi\u00f9 letale nella storia moderna degli Stati Uniti ha devastato la citt\u00e0 costiera di Lahaina, a Maui, spinto da venti a quasi cento chilometri orari che si sono riversati come una valanga sul fianco di una montagna. Il numero dei morti \u00e8 salito a 115 persone e i soccorritori squadre stanno ancora cercando superstiti tra le ceneri. La mappa mostra le \u201cfirme\u201d gialle a infrarossi degli incendi attivi l&#8217;8 agosto.<br \/>\nI cambiamenti climatici rendono di anno in anno pi\u00f9 intensi gli incendi, poich\u00e9 le temperature atmosferiche pi\u00f9 alte risucchiano l&#8217;umidit\u00e0 dal paesaggio, trasformando la vegetazione morta in cenere. Maui e le altre isole hawaiane sono infestate da erbe invasive, che crescono rapidamente durante la stagione delle piogge per poi disidratarsi durante la stagione secca. Questo effetto acceleratore ha contribuito a distruggere Lahaina, una citt\u00e0 su un&#8217;isola tropicale che prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;uomo assisteva solo di rado a incendi.<\/p>\n<p>6. IL FUMO DEGLI INCENDI CANADESI NEGLI STATI UNITI ORIENTALI<br \/>\nProprio come le isole tropicali delle Hawaii, la costa orientale americana non \u00e8 esattamente famosa per i suoi incendi (al contrario della west coast). Quest&#8217;anno per\u00f2 la sponda atlantica degli Stati Uniti ha indubbiamente risentito degli effetti collaterali delle fiamme in Canada, che hanno causato evacuazioni di massa e stanno diventando pi\u00f9 difficili che mai da combattere. La mappa animata che potete vedere sopra risale al 28 giugno e mostra come il fumo si sia propagato a sud negli stati del Midwest e in quelli orientali, fino alla Georgia (il rosso indica il fumo pi\u00f9 denso vicino alla superficie).<br \/>\nIn quei giorni, quasi un terzo della popolazione statunitense era in stato dall&#8217;allerta per la qualit\u00e0 dell&#8217;aria: il fumo degli incendi \u00e8 dannoso per i polmoni di chiunque, ma \u00e8 particolarmente pericoloso per chi soffre di problemi respiratori come l&#8217;asma.<\/p>\n<p>7. LA PERDITA DI GHIACCIO MARINO IN ANTARTIDE<br \/>\nLa situazione in Antartide \u00e8 preoccupante. Questo grafico mostra l&#8217;estensione del ghiaccio marino che galleggia intorno al continente: la linea che indica il 2023 \u00e8 quella rossa, mentre gli le altre sono relative agli anni dal 1979.(per &#8220;estensione&#8221; si intente l&#8217;area occupata dal ghiaccio marino, che i ricercatori misurano in milioni di chilometri quadrati).<br \/>\nTutto ci\u00f2 che \u00e8 al di sopra della linea grigia orizzontale indica valori superiori alla media, mentre tutto ci\u00f2 che si trova al di sotto \u00e8 inferiore alla media. Come si evince dal grafico, quindi, il 2023 \u00e8 molto al di sotto della media, con una perdita di ghiaccio marino antartico che attualmente ammonta a oltre 2 milioni di chilometri quadrati .<br \/>\nGli scienziati stanno ancora cercando di capire se si tratta di un evento passeggero o se invece stiamo assistendo a un mutamento fondamentale nelle dinamiche del ghiaccio marino dell&#8217;Antartide. &#8220;Credo che si tratti di una combinazione di fattori atmosferici e oceanici di difficile comprensione, sia che si tratti di variabilit\u00e0 climatica naturale che di cambiamenti climatici \u2013 afferma lo scienziato del clima Zachary Labe dell&#8217;Universit\u00e0 di Princeton e del Noaa, che ha creato il grafico \u2013. L&#8217;anomalia nell&#8217;evento estremo \u00e8 davvero sorprendente. \u00c8 davvero strana. Ma rimangono ancora molti interrogativi sulle cause specifiche&#8221;.<br \/>\nLa buona notizia \u00e8 che dal momento che il ghiaccio marino dell&#8217;Antartide galleggia gi\u00e0 sulla superficie dell&#8217;acqua, il suo scioglimento non porterebbe a un aumento del livello del mare. La cattiva \u00e8 che il ghiaccio marino contribuisce a proteggere le enormi lastre di ghiaccio del continente dal vento e dalle onde, impedendo la loro rotturo. Se il ghiacciaio Thwaites, soprannominato eloquentemente il ghiacciaio dell&#8217;apocalisse, si deteriorasse completamente trascinando nell&#8217;oceano il ghiaccio che lo circonda sulla terraferma, il livello del mare aumenterebbe di 3 metri.<\/p>\n<p>8. L&#8217;IMPENNATA NELLE TEMPERATURE DELLA SUPERFICIE MARINA<br \/>\nDa marzo le temperature globali della superficie del mare aumentano di pari passo con la diminuzione del ghiaccio marino antartico, e oggi sono molto al di sopra della norma. La linea nera continua del grafico qui sopra mostra la situazione relativa al 2023, mentre gli anni precedenti sono indica dagli altri colori. La linea arancione corrisponde al 2022 (va sottolineato che quella rappresentata dal grafico \u00e8 una media delle temperature superficiali del mare a livello mondiale. Alcune aree sono ancora pi\u00f9 calde.<br \/>\nStoricamente gli oceani hanno assorbito circa il 90 per cento del calore in eccesso che gli esseri umani hanno immesso nell&#8217;atmosfera, e ora stiamo osservando le devastanti conseguenze di questo fenomeno. A luglio, le temperature al largo della Florida hanno raggiunto i 38 gradi, causando lo sbiancamento di massa dei coralli. Gli scienziati sono anche preoccupati dal fatto che le temperature elevate della superficie del mare stanno influenzando il plancton che \u00e8 alla base del sistema alimentare dell&#8217;oceano.<br \/>\nA questo va aggiunto che quando gli oceani si riscaldano, l&#8217;acqua pi\u00f9 calda si espande: circa la met\u00e0 dell&#8217;innalzamento del livello del mare deriva infatti da questa espansione termica, mentre l&#8217;altra met\u00e0 \u00e8 da ascrivere allo scioglimento dei ghiacci.<\/p>\n<p>9. LA SITUAZIONE NELL&#8217;ATLANTICO SETTENTRIONALE<br \/>\nQuesto grafico si concentra sulle temperature dell&#8217;Atlantico settentrionale. Il calore in eccesso qui \u00e8 particolarmente preoccupante perch\u00e9 le acque calde alimentano gli uragani. In questa zona dell&#8217;oceano si profila un&#8217;interessante battaglia: El Ni\u00f1o si sta rafforzando nel Pacifico, dando origine a una variazione improvvisa nell&#8217;intensit\u00e0 e nella direzione del vento \u2013 un fenomeno noto come wind shear \u2013 che potrebbe contrastare lo sviluppo degli uragani. All&#8217;inizio del mese, per\u00f2, il Noaa ha fornito un aggiornamento, affermando che nell&#8217;Atlantico gli effetti di El Ni\u00f1o potrebbero non manifestarsi in tempo per contenere gli uragani. Ora c&#8217;\u00e8 il 60 per cento di possibilit\u00e0 di una stagione degli uragani fuori dalla norma.<br \/>\nLe acque calde di El Ni\u00f1o potrebbero anche aver contribuito a rafforzare l&#8217;uragano Hilary, che si \u00e8 formato nel Pacifico orientale e ha marciato verso nord, approdando in Messico e nella California meridionale sotto forma di tempesta tropicale nei giorni scorsi. La tempesta ha scaricato una quantit\u00e0 d&#8217;acqua sorprendente, causando gravi inondazioni e colate di detriti.<\/p>\n<p>10. LA SCHEGGIA IMPAZZITA: EL NI\u00d1O<br \/>\nGuardando all&#8217;anno prossimo, El Ni\u00f1o (raffigurato qui sopra come la macchia rossa al largo della costa occidentale del Sud America) potrebbe far salire ulteriormente temperature, con potenziali conseguenze economiche globali pari a migliaia di miliardi di dollari. Storicamente, c&#8217;\u00e8 stato un ritardo di circa tre mesi tra il picco di El Ni\u00f1o e la risposta delle temperature superficiali. &#8220;In generale ci aspettiamo che gli effetti maggiori del Ni\u00f1o si facciano sentire nel 2024 piuttosto che nel 2023 \u2013 dice Hausfather di Berkeley Earth \u2013. Il 2023, a conti fatti, sar\u00e0 probabilmente l&#8217;anno pi\u00f9 caldo mai registrato, ma non con un margine enorme rispetto al 2016 e al 2020. Almeno al momento, sembra che il 2024 sia sulla buona strada per far segnare il vero record in termini di temperature annuali&#8221;<br \/>\n*( Matt Simon: biologo e giornalista del WIRED.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 &#8211; Nel mondo<\/p>\n<p>Gabon<br \/>\nI militari che hanno deposto il presidente uscente Ali Bongo Ondimba hanno nominato come leader il capo della guardia repubblicana, il generale Brice Oligui Nguema. Intanto il 31 agosto il rappresentante degli affari esteri dell\u2019Unione europea, Josep Borrell, ha sottolineato la differenza con il colpo di stato in Niger, sottolineando che in Gabon la deposizione di Bongo \u00e8 seguita a elezioni segnate da \u201cirregolarit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Sudafrica<br \/>\nAlmeno 63 persone sono morte in un incendio che ha devastato un edificio di cinque piani nel centro di Johannesburg. Altre 43 persone hanno riportato ferite minori. L\u2019incendio, scoppiato la sera del 30 agosto in un palazzo occupato nel centro della citt\u00e0, \u00e8 stato spento e i vigili del fuoco cercano altre vittime. Le cause della tragedia non sono ancora note.<\/p>\n<p>Regno Unito<br \/>\nIl segretario alla difesa Ben Wallace, che ha svolto un ruolo chiave nel sostenere l\u2019Ucraina di fronte all\u2019invasione russa, ha rassegnato il 31 agosto le sue dimissioni. Wallace, 53 anni, aveva manifestato in estate l\u2019intenzione di ritirarsi dalla vita politica dopo nove anni di governo, di cui quattro come ministro della difesa.<\/p>\n<p>Stati Uniti<br \/>\nIl 30 agosto l\u2019amministrazione Biden ha annunciato di aver approvato un aiuto militare a Taiwan nell\u2019ambito del programma Foreign military financing (Fmf), normalmente utilizzato per gli stati sovrani. Il dipartimento di stato ha notificato al congresso un pacchetto di 80 milioni di dollari in fondi Fmf a sostegno di Taipei.<\/p>\n<p>Cina<br \/>\nUn ex cantante di Hong Kong diventato attivista per la democrazia \u00e8 stato condannato il 31 agosto a 26 mesi di carcere dopo essersi dichiarato colpevole di sedizione e riciclaggio di denaro. Tommy Yuen, della boy band E-Kids, aveva partecipato alle manifestazioni del 2019 represse da Pechino, che da allora ha imposto una legge sulla sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>Tecnologia<br \/>\nIl gigante tecnologico cinese ha annunciato il 31 agosto di aver rilasciato al pubblico il suo chatbot Ernie, la risposta cinese a ChatGpt. Le azioni di Baidu a Hong Kong sono salite di oltre il 3 per cento negli scambi mattutini. Baidu aveva rilasciato il bot il 16 marzo, ma l\u2019accesso iniziale era limitato ai partner commerciali dell\u2019azienda e alle persone che si erano iscritte a una lista d\u2019attesa. Il software per il momento si rivolge principalmente al mercato cinese. Funziona soprattutto in mandarino, ma include anche domande in inglese.<\/p>\n<p>Messico<br \/>\nLa coalizione d\u2019opposizione ha nominato una senatrice di origini indigene come sua candidata alle elezioni presidenziali del 2024. X\u00f3chitl G\u00e1lvez \u00e8 un\u2019ingegnera informatica e imprenditrice di 60 anni. La sua nomina aumenta la prospettiva di una presidente donna, visto che l\u2019ex sindaca di Citt\u00e0 del Messico Claudia Sheinbaum \u00e8 considerata la candidata favorita del partito di sinistra Morena. G\u00e1lvez \u00e8 sostenuta da una coalizione di tre partiti, tra cui il Partito rivoluzionario istituzionale, che ha dominato la politica del paese fino al 2000.<br \/>\n*( Fonte, Internazionale)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>00 &#8211; Andrea Colombo*: SETTEMBRE GRIGIO. L\u2019Istat riduce di un altro decimale le previsioni sulla crescita. 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