{"id":42710,"date":"2023-08-05T11:38:07","date_gmt":"2023-08-05T11:38:07","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=42710"},"modified":"2023-08-06T10:01:28","modified_gmt":"2023-08-06T10:01:28","slug":"n31-05-agosto-2023-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=42710","title":{"rendered":"n\u00b031 \u2013 05-08-&#8217;23 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca *(PD):ritardo erogazione servizi consolari a Toronto. La senatrice la marca (pd) \u201crisposta del governo insoddisfacente\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; I comuni commissariati per mafia nel 2022Mappe del potere &#8211; Ogni anno in Italia vengono commissariati in media poco meno di 12 comuni per infiltrazioni della criminalit\u00e0 organizzata.(*)<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Roberto Ciccarelli*, Pnrr stralciati 16 miliardi.<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Enrico Tomaselli *: due guerre &#8211; guerra guerreggiata e guerra cognitiva sono due aspetti della guerra ibrida in corso, che non sempre sembrano in connessione tra loro.<\/strong><br \/>\n<strong>05 \u2013 Nel Mondo<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Giorgia Ausiello (*)Ponte sullo stretto e interessi militari &#8211; Anche la Nato preme per costruire il ponte sullo Stretto, l\u2019infrastruttura servir\u00e0 a collegare le basi di Sigonella e Napoli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca *(PD):RITARDO EROGAZIONE SERVIZI CONSOLARI A TORONTO. LA SENATRICE LA MARCA (PD) \u201cRISPOSTA DEL GOVERNO INSODDISFACENTE\u201d<\/strong><br \/>\nAlcuni giorni fa \u00e8 arrivata la risposta del Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Giorgio Silli, ad una mia interrogazione riguardante le problematiche nel rilascio di alcuni servizi consolari da parte del Consolato Generale di Toronto. Si tratta di una risposta che non soddisfa appieno le mie richieste e che soprattutto non fa luce sulle possibili soluzioni da adottare. \u00bb \u00e8 quanto afferma la Senatrice del Partito Democratico, Francesca La Marca.<br \/>\nNell\u2019interrogazione depositata il 28 giugno, la Senatrice La Marca chiedeva il perch\u00e9 dei lunghissimi tempi di attesa di alcuni servizi fondamentali, e spesso essenziali, per la comunit\u00e0 italiana residente a Toronto e che dovrebbero essere erogati dal Consolato Generale.<br \/>\n\u00ab Nei mesi che hanno preceduto la mia interrogazione, erano numerose le richieste di aiuto che mi erano giunte &#8211; ha continuato la senatrice La Marca &#8211; e mi sono resa conto che la situazione era davvero fuori controllo. I servizi per cui i connazionali chiedevano sostegno erano i pi\u00f9 svariati, dal semplice rilascio di un documento all\u2019impossibilit\u00e0 di prenotare un appuntamento fisico presso il Consolato. Ho capito subito che il cortocircuito era dovuto essenzialmente a una carenza di personale e cos\u00ec mi sono attivata perch\u00e9 arrivassero due nuove unit\u00e0 di ruolo che andassero a integrare quello gi\u00e0 esistente. Eppure, mi aspettavo una risposta pi\u00f9 soddisfacente da parte del Ministero considerando che il Consolato di Toronto presta servizio al 50% dei connazionali presenti nel paese. I ritardi che essi stanno riscontrando comportano anche un allontanamento dei cittadini dalle istituzioni italiani operanti sul territorio.\u00bb<br \/>\nSi stima che le persone di origine italiana residenti a Toronto siano superiori alle 500.000 unit\u00e0. Inoltre, essendo Toronto la capitale della provincia dell\u2019Ontario, la sua circoscrizione territoriale \u00e8 molto vasta. \u00c8 infatti la seconda pi\u00f9 grande circoscrizione consolare in Nord America e comprende la provincia del Manitoba, i territori del Nordovest e la stessa provincia dell\u2019Ontario, eccezion fatta per la citt\u00e0 di Ottawa e la regione dell\u2019Outaouais, le contee di Carleton, Dundas, Glengarry, Grenville, Prescott, Russel e Stormont.<br \/>\n\u00ab Sono molte le cose che possono essere attuate per risolvere questa problematica. Ad esempio, il servizio \u201c70 Plus\u201d, di mia iniziativa e per il quale ringrazio il Console Generale Luca Zelioli per averlo accolto e attivato sin da subito, ha permesso alla fascia di connazionali al di sopra dei 70 anni di poter fare riferimento ad un canale dedicato per prenotare appuntamenti e ottenere servizi specifici. Ed \u00e8 su questa linea che dobbiamo continuare a lavorare. Dal canto mio mi aspetto risposte pi\u00f9 precise e chiarificatrici da parte del Ministero e nel frattempo continuer\u00f2 ad adoperarmi per cercare di risolvere le problematiche che attanagliano un Consolato cos\u00ec importante e strategico come quello di Toronto e per migliorarne i servizi. \u00bb ha concluso la senatrice La Marca.<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca (PD) Ripartizione Nord e Centro America\/Electoral College &#8211; North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; I COMUNI COMMISSARIATI PER MAFIA NEL 2022 &#8211; MAPPE DEL POTERE &#8211; OGNI ANNO IN ITALIA VENGONO COMMISSARIATI IN MEDIA POCO MENO DI 12 COMUNI PER INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALIT\u00c0 ORGANIZZATA. IL 2022 NON HA FATTO ECCEZIONE E A TUTT\u2019OGGI SONO DIVERSE LE CITT\u00c0 A GUIDA COMMISSARIALE, TRA CUI ANCHE UN CAPOLUOGO DI PROVINCIA, FOGGIA.<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2022 sono stati commissariati 11 comuni per infiltrazioni della criminalit\u00e0 organizzata. Un dato in linea con la media annuale di 12 comuni.<br \/>\nConsiderando anche gli enti commissariati in precedenza sono stati 36 i comuni sottoposti a gestione commissariale nel corso del 2022.<br \/>\nA essere particolarmente coinvolti sono comuni del mezzogiorno, ma non solo.<br \/>\nPi\u00f9 spesso si tratta di piccoli comuni, ma attualmente tra i comuni commissariati figura anche un capoluogo di provincia, Foggia.<br \/>\nIn Italia, nel caso in cui si ritenga che le decisioni di un ente locale siano influenzate da interessi criminali, il governo pu\u00f2 commissariare l\u2019ente. Il procedimento prende avvio con una commissione di indagine prefettizia e, nel caso si emergano elementi concreti, si conclude per decisione del ministro dell\u2019interno o del consiglio dei ministri (Tuel, articoli 143 e seguenti). Una volta adottata la decisione \u00e8 con decreto del presidente della repubblica che vengono effettivamente sciolti gli organi politici del comune in questione.<br \/>\nLa gestione del comune passa dunque sotto la guida di una commissione straordinaria di tre componenti nominati dal ministro dell\u2019interno per un massimo di 18 mesi, prorogabili a 24.<br \/>\n\u00c8 una misura di prevenzione straordinaria. Si applica quando esiste il reale pericolo che l\u2019attivit\u00e0 di un comune o di un\u2019altra amministrazione locale sia piegata agli interessi dei clan mafiosi. Vai a \u201cCome funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose\u201d<br \/>\nMa i comuni possono essere commissariati anche per ragioni completamente diverse, perlopi\u00f9 di natura politica. Come le dimissioni della met\u00e0 pi\u00f9 uno dei consiglieri, oppure la mancata approvazione del bilancio. In questo caso per\u00f2 viene nominato un unico commissario che ha il compito di gestire l\u2019ordinaria amministrazione fino alle elezioni, che dovranno tenersi alla prima occasione utile.<br \/>\nSi tratta dunque di due tipi di commissariamento molto diversi, che come tali devono essere interpretati. In questa occasione ci limiteremo ad analizzare i casi in cui il commissariamento \u00e8 stato decretato a seguito di infiltrazioni criminali. A inizio luglio di questo stesso tema si \u00e8 occupata una relazione del ministro dell\u2019interno.<\/p>\n<p>I COMUNI COMMISSARIATI TRA IL 1991 E OGGI<br \/>\nNel corso del 2022 sono stati disposti 11 commissariamenti per infiltrazioni della criminalit\u00e0 organizzata. Un dato sostanzialmente in linea con la media degli ultimi 30 anni.<br \/>\n11,75 la media dei comuni commissariati ogni anno per infiltrazioni criminali tra il 1991 e il 2022.<br \/>\nUn dato in leggero calo rispetto al 2021, quando i comuni commissariati sono stati 14. I dati pi\u00f9 recenti poi sembrano confermare che anche nel 2023 ci si potrebbe assestare su un numero simile. Tra gennaio e luglio 2023 risulta che siano stati commissariati altri 5 COMUNI.<\/p>\n<p>I COMMISSARIAMENTI PER MAFIA DAL 1991 A LUGLIO 2023<br \/>\nAndamento dei provvedimenti di commissariamento per infiltrazioni criminali (1991- luglio 2023)<br \/>\nTra il 1991 e oggi comunque il dato annuale ha subito variazioni considerevoli, da un massimo di 34 commissariamenti nel 1993 a un minimo di tre solo pochi anni pi\u00f9 tardi, nel 1995.<br \/>\nGuardando alla media di ciascun decennio si pu\u00f2 osservare che il valore pi\u00f9 alto risale al periodo 2010-2019, quando in media si sono registrati 14,5 commissariamenti l\u2019anno. Al secondo posto gli anni \u201990 (12,22). In questo caso per\u00f2 il dato \u00e8 frutto di un uso estensivo dello strumento nei primi anni dopo la sua istituzione, mentre nel periodo successivo si \u00e8 molto ridotto.<\/p>\n<p>LA RELAZIONE DEL MINISTERO DELL\u2019INTERNO E I COMMISSARIAMENTI AL 2022<br \/>\nNel corso del 2022 sono stati 36 gli enti che, almeno per un periodo, sono stati sottoposti a una gestione commissariale. Come abbiamo visto 11 sono stati sottoposti a questo provvedimento proprio nel corso del 2022, mentre gli altri 25 derivano da commissariamenti adottati negli anni precedenti.<\/p>\n<p>36 I COMUNI CON UNA GESTIONE COMMISSARIALE NEL 2022.<br \/>\nQUESTO DATO PU\u00d2 SEMBRARE TUTTO SOMMATO CONTENUTO SE SI CONSIDERANO I QUASI 8MILA COMUNI ITALLIANI. TUTTAVIA I RESIDENTI DI COMUNI COS\u00cc AMMINISTRATI NEL 2022 SONO STATI QUASI 750MILA, OVVERO L\u20191,3% DI TUTTA LA POPOLAZIONE ITALIANA.<br \/>\nA essere particolarmente esposte risultano la Calabria, con 11 comuni commissariati, la Campania (8), la Sicilia e la Puglia (entrambe 7). Ma anche 2 comuni del Lazio hanno seguito questo stesso percorso (Anzio e Nettuno) e 1 della Valle d\u2019Aosta (Saint-Pierre). Come si pu\u00f2 notare dunque il fenomeno riguarda principalmente regioni del mezzogiorno, anche se non solo. Negli scorsi anni in effetti i commissariamenti hanno riguardato anche altre regioni settentrionali come il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e l\u2019Emilia-Romagna.<br \/>\nNella maggior parte dei casi si tratta di comuni piccoli, sotto i 10mila abitanti (18), tra cui Cosoleto di soli 916 abitanti. Quindici invece i comuni sotto i 50mila abitanti e 3 quelli pi\u00f9 grandi. Si tratta di due realt\u00e0 campane (Castellammare di Stabia e Marano di Napoli) nonch\u00e9 di una grande citt\u00e0 capoluogo di provincia, ovvero Foggia.<\/p>\n<p>\u2022 LE DIMENSIONI DEI COMUNI COMMISSARIATI NEL 2022<br \/>\n\u2022 I COMUNI COMMISSARIATI PER INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALIT\u00c0 ORGANIZZATA NEL 2022 DIVISI PER FASCIA DI POPOLAZIONE<\/p>\n<p>LA PRASSI DELLE PROROGHE E ALTRI POSSIBILI ESITI<br \/>\nCome anticipato il procedimento che pu\u00f2 portare al commissariamento inizia con una relazione prefettizia. Dalle conclusioni tratte possono quindi delinearsi 3 percorsi.<br \/>\nSe dalla disamina non emergono gli elementi richiesti il procedimento ha termine con un decreto del ministero dell\u2019interno che ne accerta la conclusione. Nel 2022 per\u00f2 nessuna delle relazioni prefettizie ha avuto questo esito.<br \/>\nIl secondo caso riguarda quelle situazioni in cui sono stati rilevati condizionamenti dell\u2019attivit\u00e0 amministrativa del segretario generale o di altri dirigenti o funzionari dell\u2019ente. In questi casi vengono presi tutti i provvedimenti necessari a interrompere i condizionamenti. Tra questi la sospensione o la destinazione ad altro incarico dei funzionari in questione. Nel corso del 2022 sono stati adottati tre provvedimenti di questo tipo, nei confronti di altrettanti enti commissariati (San Giuseppe Vesuviano, Soriano Calabro e Nettuno). L\u2019adozione di questi provvedimenti tuttavia pu\u00f2 essere disposta anche in assenza del commissariamento.<br \/>\nLe proroghe dovrebbero rappresentare delle eccezioni ma nella pratica rappresentano la prassi pi\u00f9 frequente.<br \/>\nQuanto al commissariamento vero e proprio, come anticipato questo dovrebbe avere una durata massima di 18 mesi. Tuttavia dei 36 comuni in questione ben 26 hanno ricevuto un provvedimento di proroga. In altri 9 invece la scadenza \u00e8 prevista per la fine del 2023 o l\u2019inizio del 2024. Eventuali proroghe quindi verranno emesse durante i prossimi mesi. Attualmente quindi si pu\u00f2 dire che di 36 comuni commissariati solo 1, Ostuni, ha concluso il periodo commissariale entro i 18 mesi previsti. Malgrado la legge preveda che le proroghe siano adottate solo in casi eccezionali quindi sembra questa la prassi effettivamente seguita in via ordinaria.<br \/>\nIl decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici mesi a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro mesi in casi eccezionali.<\/p>\n<p>\u2013 Tuel, articolo 143 comma 10<br \/>\nIn ogni caso trascorsi 24 mesi la gestione commissariale deve necessariamente terminare. \u00c8 quanto accadr\u00e0 ad esempio per il comune di Foggia ,che andr\u00e0 alle urne il prossimo 22 e 23 ottobre. E questo nonostante la commissione abbia descritto un \u201cambiente reso estremamente difficile per la presenza della criminalit\u00e0 organizzata\u201d.<br \/>\nIl coinvolgimento della macchina amministrativa, del resto, appare cruciale nel ritorno alla normalit\u00e0 dell\u2019ente. Sotto questo punto di vista, il 45% delle commissioni ha riscontrato un atteggiamento ambivalente nelle Pa locali. Con una parte del personale collaborativa ed aperta, e un\u2019altra parte indifferente o addirittura ostruzionistica.<br \/>\nAl contempo nel 48% dei casi un atteggiamento inizialmente distaccato \u00e8 divenuto col tempo sempre pi\u00f9 collaborativo.<br \/>\n*(Fonte: Open Polis)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Roberto Ciccarelli*, PNRR STRALCIATI 16 MILIARDI A SANIT\u00c0, COMUNI E AMBIENTE<\/strong><br \/>\nCOME I NOSTRI LETTORI SANNO BENE, NON SIAMO MAI STATI TENERI CON IL COSIDDETTO PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA\u201d (PNRR, UN MAESTOSO E NEANCHE NASCOSTO MODO DI RISCRIVERE IL RUOLO E LA CONFIGURAZIONE PRODUTTIVA DI QUESTO PAESE DENTRO UNA GENERALE RISTRUTTURAZIONE DEL \u201cMODELLO SOCIALE EUROPEO\u201d MIRANTE A FAR SCOMPARIRE PROPRIO GLI ULTIMI RESIDUI DEL LATO \u201cSOCIALE\u201d A FAVORE DEL PROFITTO.<br \/>\nIl meccanismo fondamentale del Pnrr \u2013 prestiti contro \u201criforme\u201d indicate una per una, dentro uno scadenzario molto rigido che lega l\u2019erogazione di singole \u201crate\u201d a realizzazioni effettuate \u2013 \u00e8 infatti la modalit\u00e0 regina con cui l\u2019Unione Europea ha fin qui costretto i singoli Paesi ad applicare politiche decise a prescindere \u2013 programmaticamente \u2013 dai diversi risultati elettorali.<br \/>\nIl paese che pi\u00f9 di tutti ha pagato questo modo di superare la \u201csovranit\u00e0 popolare\u201d a favore della \u201csovranit\u00e0 dei mercati\u201d \u00e8 stato, com\u2019\u00e8 noto, la Grecia nel 2015, senza peraltro mai superare la crisi che l\u2019attanagliava, ma consegnandola infine all\u2019estrema destra.<br \/>\nStupisce \u2013 molto relativamente, sia chiaro \u2013 che questa stessa Unione Europea approvi benevolmente, dopo lunghe trattative, una riscrittura del Piano che modifica ben 144 \u201cpunti fermi\u201d su 349. Non solo per il numero, quanto per i beneficiari di questa riscrittura. Che sono poi l\u2019asse portante del \u201cblocco a-sociale\u201d della destra italiana.<br \/>\nIl punto pi\u00f9 evidente \u00e8 il dirottamente di almeno 16 miliardi dai pochi obiettivi tutto sommato aventi una logica non regressiva (opere per contrastare il dissesto idrogeologico, implementare la rigenerazione urbana o rivitalizzare almeno un po\u2019 la sanit\u00e0 pubblica) per altri interventi definiti \u201cinfrastrutturali\u201d dietro cui si intravede senza filtro il volto di cementificatori, vampiri della sanit\u00e0 privata e palazzinari d\u2019assalto.<br \/>\nIl \u201cvia libera\u201d dato infine da Ursula von der Leyen sta l\u00ec a dimostrare che la partecipazione entusiasta della destra italiana alle politiche euro-atlantiche \u2013 dopo tanti anni di \u201csovranismo recitato\u201d a fini elettorali \u2013 val bene qualche deformazione dello schema disegnato tre anni fa.<br \/>\nIl \u201ccompromesso\u201d, in fin dei conti, avviene sulla pelle di lavoratori, disoccupati, pensionati, studenti di oggi e di domani. Tutte figure che, per la UE come per il governo Meloni, \u201ccontano zero\u201d.<br \/>\nP.s. A seguire l\u2019articolo con cui il manifesto ha registrato \u201cla svolta\u201d illustrata dal ministro Fitto, due giorni fa.<\/p>\n<p>*****<\/p>\n<p>I comuni protestano perch\u00e9 il governo Meloni intende spostare 13 miliardi di euro di fondi Pnrr sul programma RePowerEu lasciando le uniche amministrazioni pubbliche che hanno un\u2019idea di come impiegare i soldi del Sacro Graal dell\u2019economia italiana finanziata dalla Commissione Europea.<br \/>\nI costruttori edili dell\u2019Ance che si oppongono allo spostamento nel medesimo RePowerEu di circa 4,5 miliardi che sarebbero stati impiegati in teoria per la gestione del \u00abrischio alluvione\u00bb e del \u00abrischio idrogeologico\u00bb proprio nelle settimane dei disastri dell\u2019acqua in Romagna e degli incendi in tutto il paese.<br \/>\nE poi la Sanit\u00e0: gli interventi previsti per le \u00abCase della Salute\u00bb (da 1.350 strutture ridotte a 936), la telemedicina o gli interventi antisismici negli ospedali saranno ridotti. E pensare che il Pnrr, nel lontanissimo passato recente, era nato retoricamente per rimediare agli sfasci della sanit\u00e0 pubblica durante la pandemia.<br \/>\nInfine 300 milioni di euro tolti alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie. Secondo Libera era gi\u00e0 stata pubblicata la graduatoria definitiva di ammissione al finanziamento degli enti locali.<br \/>\nSono alcune delle \u00abmodifiche\u00bb da 15,9 miliardi di euro al \u00abPiano nazionale di ripresa e resilienza\u00bb (Pnrr) che il governo Meloni intende presentare alla Commissione Europea entro il 30 agosto (e al parlamento marted\u00ec prossimo).<br \/>\nComplessivamente sono 144 su 349, e sono contenute in una bozza di 150 pagine. In pratica, una mezza riscrittura.<br \/>\nL\u2019ha annunciata in una conferenza stampa l\u2019affaticato Raffaele Fitto, il ministro delegato al Pnrr messo degasparianamente \u00aballa stanga\u00bb per tirare il peso del Sacro Graal dell\u2019economia italiana.<br \/>\nA vedere il preoccupatissimo e affabulante Fitto, il calice da sorbire di questo piano malconcepito, di cui si iniziano a vedere gli effetti mancati, sembra decisamente amaro.<br \/>\n\u00abSE IL PNRR HA UNA PORTATA DECISIVA PER L\u2019AVVENIRE DELL\u2019ITALIA\u00bb, come ha detto il presidente della Repubblica Mattarella, allora sull\u2019avvenire il mistero si \u00e8 decisamente infittito.<br \/>\nTra le sue ombre ieri si aggirava per esempio Antonio De Caro, sindaco di Bari e presidente dei comuni dell\u2019Anci. De Caro ha detto che \u00abla notizia ci ha colpito molto\u00bb perch\u00e9 vengono tolti ai comuni soldi che potrebbero spendere mentre ci sono i soggetti attuatori come in ministeri \u00abche non hanno ancora elaborato i progetti\u00bb.<br \/>\nDe Caro ha chiesto al governo \u00abgaranzie immediate sul finanziamento delle opere che in molti casi sono state realizzate come quelle finanziate dal ministero dell\u2019Interno\u00bb.<br \/>\nVista la sorpresa, ci si chiede cosa si siano detti, De Caro con il suo corregionale Fitto, nella cabina di regia. Non sempre l\u2019accentramento dei poteri a Palazzo Chigi \u2013 tanto voluto dal governo Meloni \u2013 favorisce la comunicazione.<br \/>\nUn\u2019altra persa nella nebbia del Pnrr sembra la presidente dell\u2019Ance, Federica Brancaccio: \u201cNon condividiamo la scelta di stralciare dal Pnrr fondi destinati al dissesto idrogeologico e alla rigenerazione urbana \u2013 ha detto \u2013 I Comuni e le imprese sono fortemente impegnati su tutti i territori nel portare avanti questi interventi urgenti e non pi\u00f9 procrastinabili visti anche i continui eventi calamitosi. Peraltro il monitoraggio della spesa sta premiando finora proprio i Comuni e gli interventi diffusi\u00bb.<br \/>\nDavanti ai primi annunci online sulle modifiche (\u00abcolpi di spugna\u00bb urlavano i titoli) Fitto ha pregato i giornalisti di non parlare di \u00abde finanziamento\u00bb. Dato che si d\u00e0 per certa l\u2019incapacit\u00e0 di spendere i soldi del Pnrr nelle modalit\u00e0 finora stabilite, si tratterebbe di una \u2018riprogrammazione\u2019. O di una partita di giro con il RePowerEu.<br \/>\nAgli ignari della sofisticatissima arte delle finanze resta per\u00f2 un dubbio: ma come si finanziano le opere di cui, per esempio, parla De Caro e sono partite<br \/>\nNel regno dell\u2019approssimazione che \u00e8 il Pnrr l\u2019esecutivo ha promesso di \u00abutilizzare anche il 7,5% delle risorse delle politiche di coesione 2021-2027, gi\u00e0 destinate a obiettivi assimilabili a quelli del RePowerEu\u00bb.<br \/>\nDalle opposizioni sono volate ieri parole grosse. \u00abFallimento\u00bb, \u00abgoverno incapace\u00bb, \u00abdisastro\u00bb, \u00abdanno\u00bb. Come se questa vicenda la cui storia va ancora scritta non rivelasse la straordinaria mancanza di un confronto politico mai avvenuto anche quando erano loro a governare, e ad avere concepito il piano neoliberale maestosamente farraginoso con il governo \u00abConte 2\u00bb e quello di Draghi.<br \/>\n*( Roberto Ciccarelli, di Redazione Contropiano )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Enrico Tomaselli *: DUE GUERRE &#8211; GUERRA GUERREGGIATA E GUERRA COGNITIVA SONO DUE ASPETTI DELLA GUERRA IBRIDA IN CORSO, CHE NON SEMPRE SEMBRANO IN CONNESSIONE TRA LORO<\/strong>. MA LA GRANDE PARTITA A SCACCHI CHE SI STA GIOCANDO RIDISEGNER\u00c0 IL MONDO ED I SUOI EQUILIBRI DI POTENZA. OGNI MOSSA FALSA PU\u00d2 CONTRIBUIRE A FAR CAMBIARE TEMPI E MODI DELLO SCACCO MATTO.<\/p>\n<p>LA PERCEZIONE OCCIDENTALE DEL CONFLITTO<br \/>\nApparentemente, sono in atto due guerre: una guerreggiata che si combatte sul campo di battaglia, l\u2019altra cognitiva, destinata alle menti di ogni angolo del mondo. In un contesto in cui tutti i soggetti convengono sul fatto che quella in atto \u00e8 a tutti gli effetti una guerra ibrida e che, quindi, queste due guerre sono in realt\u00e0 solo due facce della stessa medaglia, potr\u00e0 forse suonare strano leggere che esistono due guerre distinte.<br \/>\n\u00c8 interessante notare che l\u2019Occidente parla di guerra dell\u2019informazione e lo fa nella convinzione che la stia vincendo (il direttore della CIA William Burns si \u00e8 rivolto al Senato degli Stati Uniti dichiarando che \u201cla Russia sta perdendo la guerra dell\u2019informazione sull\u2019Ucraina\u201d). Sul versante opposto, Andrei Ilnitsky, un importante stratega consigliere del Ministero della Difesa russo, parla invece di guerra cognitiva (mental\u2019naya voina). Ad un primo sguardo, pu\u00f2 sembrare che dicano la stessa cosa, solo con termini diversi, ma non \u00e8 esattamente cos\u00ec.<br \/>\nBurns pone infatti il focus sul come tale battaglia viene portata avanti, che \u00e8 appunto \u2013 e ben lo sappiamo \u2013 un esercizio totalizzante di propaganda: censura delle fonti nemiche, criminalizzazione del dissenso, costruzione di una narrativa distorta. Dal canto suo, Ilnitsky si focalizza invece sul cosa, sull\u2019obiettivo che si vuole conseguire, ovvero la capacit\u00e0 di distinguere e comprendere.<\/p>\n<p>Ma, ben pi\u00f9 importante, \u00e8 qualcosa che ancora sfugge a questa, pur diversa, lettura. Ed \u00e8 la dimensione spaziale. Il conflitto in atto, infatti, non \u00e8 una questione che riguarda soltanto i diretti contendenti; \u00e8 una prova di forza, il cui valore (ed il cui esito) non stabilisce meramente i rapporti tra gli schieramenti ostili, ma tra questi ed il mondo intero. Se, dunque, il campo di battaglia della guerra guerreggiata \u00e8 limitato all\u2019est europeo, quello della guerra cognitiva non ha limiti.<br \/>\nCome in ogni conflitto, c\u2019\u00e8 ovviamente un intreccio tra le due guerre. La propaganda serve fondamentalmente ad ottenere il sostegno (politico, materiale, morale) alle proprie forze in campo. Ed \u00e8 quindi rivolta essenzialmente al proprio fronte interno. Ma serve anche a creare un clima internazionale ostile all\u2019avversario. Se guardiamo a questi due aspetti, l\u2019affermazione di Burns risulta totalmente fallace.<br \/>\nPer quanto riguarda il fronte interno occidentale (USA, Europa, Ucraina), nonostante un uso spregiudicatamente violento della propaganda, risulta abbastanza evidente che il sostegno alla guerra (ed a chi l\u2019alimenta e la vuole) \u00e8 a dir poco scarso. La popolarit\u00e0 dei leader occidentali \u00e8 pressoch\u00e9 ovunque assai bassa, a partire da quella di Biden. Viceversa, per quanto il fronte interno russo non sia ovviamente graniticamente compatto, \u00e8 altrettanto evidente che il sostegno alla guerra, ed ancor pi\u00f9 alla leadership, \u00e8 molto pi\u00f9 alto che in Occidente.<br \/>\nQuanto alla dimensione internazionale, l\u2019accelerazione di innumerevoli processi di smottamento geopolitico rende plasticamente evidente che la guerra cognitiva occidentale ha fallito.<br \/>\nCome ho avuto modo di sostenere precedentemente, uno dei grandi problemi con cui deve fare i conti l\u2019Occidente, in questo frangente storico, \u00e8 la propria straordinaria supponenza. \u00c8 ovviamente qualcosa che ha a che vedere con la storia, con la narrazione storica che l\u2019Occidente si \u00e8 costruito nei secoli e di cui il suprematismo americano non \u00e8 che l\u2019ultima manifestazione.<br \/>\nNonostante un certo dilagare di pensiero autocritico (sul colonialismo, sul razzismo ad esso connesso ecc.), si tratta comunque di una manifestazione di superiorit\u00e0 (se lo diciamo noi che il colonialismo \u00e8 cattivo, allora \u00e8 cos\u00ec\u2026), che peraltro lascia inalterati i reali rapporti presenti tra Occidente e resto del mondo. La frase di Borrell sul giardino e la giungla, voce dal sen sfuggita, \u00e8 chiaramente paradigmatica del pensiero profondo delle classi dirigenti occidentali.<br \/>\nQuesto enorme problema cognitivo si traduce non soltanto nella convinzione della propria superiorit\u00e0 \u2013 morale, politica, tecnologica \u2013 ma, conseguentemente, anche in una pericolosa distorsione percettiva.<br \/>\nDurante la golden age del dominio occidentale, ed ancor pi\u00f9 dopo la caduta dell\u2019URSS, il cuore dell\u2019Occidente \u2013 ovvero l\u2019impero statunitense \u2013 ha esercitato il suo potere globale attraverso una proiezione militare mai vista nella storia, attraverso un esercizio ricattatorio dell\u2019economia e della finanza e, non ultimo, attraverso il soft power della sua gigantesca industria della comunicazione (1). Attraverso quest\u2019ultimo, ha diffuso la propria filosofia di vita, il proprio modello culturale e politico, facendone \u2013 appunto \u2013 il modello cui tendere, universalmente.<br \/>\nLo scoppio del conflitto ucraino \u2013 che \u00e8 assai pi\u00f9 di una delle tante guerre occidentali, ma un passaggio cruciale della storia \u2013 ha cambiato radicalmente le cose. E, poich\u00e9 la posta in gioco \u00e8 elevatissima, si \u00e8 reso necessario passare dal soft power all\u2019harsh power: censura delle fonti nemiche, criminalizzazione del dissenso, costruzione di una narrativa distorta.<br \/>\nMa questa operazione era possibile soltanto all\u2019interno dell\u2019Occidente. E la sua leadership non si \u00e8 resa conto n\u00e9 di questo scarto, n\u00e9 delle sue conseguenze.<br \/>\nIn un certo senso, \u00e8 come se l\u2019Occidente, avvertendo la minaccia del proprio declino, avesse indossato l\u2019armatura approntandosi alla guerra. Ma l\u2019armatura non \u00e8 solo uno strumento di difesa: \u00e8 anche qualcosa che condiziona la postura \u2013 non solo fisica \u2013 di chi la indossa; e la visuale attraverso la celata dell\u2019elmo risulta limitata.<br \/>\nFuor di metafora, la scelta bellicista dell\u2019Occidente, il suo rinchiudersi in una prospettiva militare (la NATO-armatura), con la conseguente militarizzazione di ogni ambito civile (l\u2019UE, l\u2019universo mediatico ecc.), hanno dato vita e forma alla sua stessa distorsione percettiva. Il cui apice si raggiunge nel momento in cui la narrazione propagandistica \u2013 elaborata in funzione del consenso interno \u2013 si insinua nella percezione delle leadership, mischiandosi e confondendosi con la realt\u00e0 fattuale.<br \/>\nQuesta percezione falsata crea un pericoloso meccanismo di autoinganno, i cui minacciosi riflessi riverberano sulla condotta della guerra, e possono tradursi non soltanto in un tracollo dell\u2019occidente stesso, ma in una disastrosa deriva che dilata la guerra nel tempo e nello spazio.<br \/>\nTra tali riflessi possiamo sicuramente annoverare quelli che spingono a mettere in atto disegni tattici e strategici privi di fondamento reale. Tale, ad esempio, \u00e8 stata la convinzione di poter mettere in ginocchio la Russia in breve tempo e, quindi, di non aver completamente considerato che \u2013 qualora questa ipotesi si fosse rivelata infondata \u2013 sarebbe stato necessario essere in grado di reggere uno scontro prolungato. La realt\u00e0 dei fatti si \u00e8 incaricata di distruggere questa convinzione, con il risultato che la Russia vede crescere rapidamente la propria produzione industriale militare (oltre a poter contare su sterminati arsenali sovietici), mentre l\u2019Occidente ha esaurito le sue disponibilit\u00e0 ed \u00e8 in forte affanno.<br \/>\nLo stesso vale per le pressioni a cui sono stati e sono sottoposti gli ucraini affinch\u00e9 sferrassero un\u2019offensiva in grado di cambiare il quadro generale, nonostante fosse ben nota la schiacciante superiorit\u00e0 difensiva russa e la mancanza dei presupposti tattici per il successo (artiglieria insufficiente, assenza di copertura aerea). Pressioni dovute ad esigenze politiche occidentali e cinicamente indifferenti al massacro degli ucraini, ma anche determinate dalla (solita) convinzione che armi e tattiche occidentali avrebbero assicurato il successo di per s\u00e9.<\/p>\n<p>LA GRANDE SCACCHIERA<br \/>\nMa \u00e8 l\u2019intero sguardo occidentale al conflitto, ad essere falsato. Sia in ordine alle aspettative che in ordine alla valutazione complessiva della situazione sul campo.<br \/>\nAl di l\u00e0 degli esiti disastrosi degli ultimi due momenti rilevanti della guerra (caduta di Bakhmut, 50 giorni di controffensiva), permane l\u2019idea dello stallo, ovvero che la spinta di entrambe le forze sul campo di battaglia sia in esaurimento, e che vi sia un sostanziale bilanciamento, tale da determinare appunto una condizione di stasi sostanziale. Idea sulla cui base da tempo si accarezza l\u2019idea del congelamento coreano, ovvero la trasformazione dello stallo bellico in sospensione delle ostilit\u00e0.<br \/>\nMa, ancora una volta, siamo anche qui in presenza di una distorsione percettiva. Si potrebbe quasi dire di una sovrapposizione della propria immaginazione sulla realt\u00e0. Realt\u00e0 che infatti ci dice non esserci alcuno stallo, e che \u2013 conseguentemente \u2013 non vi \u00e8 spazio per alcun congelamento.<br \/>\nAll\u2019origine di questa percezione di stasi, c\u2019\u00e8 da un lato un portato culturale, che ha appunto a che vedere col nostro immaginario (la guerra come movimento), e dall\u2019altro una visione decisamente antica della guerra stessa, come se fosse incentrata sulle conquiste territoriali (o, per usare un\u2019espressione dell\u2019ex-diplomatico indiano M.K. Bhadrakumar (2), su \u201cWestphalian principle\u201d (3)). Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con ci\u00f2 che sta realmente accadendo in Ucraina.<br \/>\nInnanzitutto, il fatto che la linea del fronte non abbia subito mutamenti radicali negli ultimi mesi, non significa che vi sia un equilibrio delle forze. Questa lettura, infatti, adotta una chiave interpretativa basata sulle variazioni chilometriche, ignorando quelle assai pi\u00f9 sostanziali.<br \/>\nUna lettura complessiva non pu\u00f2 non tener conto del fatto che le perdite (umane e materiali) di parte ucraina sono spaventose, cos\u00ec come del fatto che questa \u00e8 sotto attacco non soltanto lungo la linea di contatto, ma sull\u2019intero paese.<br \/>\nInoltre, a limitare l\u2019iniziativa offensiva russa non \u00e8 tanto una questione di equilibrio delle forze (che non esiste, sotto alcun profilo), quanto una scelta strategica: non offrire agli ucraini il vantaggio derivante da una grande offensiva (che implicherebbe grandi perdite), e sfruttare appieno la totale superiorit\u00e0 aerea.<br \/>\nContrariamente alla narrazione corrente nel NATOstan occidentale, non c\u2019\u00e8 dunque alcuno stallo nei combattimenti. Questo misunderstanding rischia per\u00f2 di riverberarsi anche su un possibile percorso che cerchi una via d\u2019uscita al conflitto. Va da s\u00e9, infatti, che non \u00e8 possibile avviare un qualsiasi negoziato, se una delle due parti ignora sia l\u2019effettiva situazione sul campo, sia gli obiettivi della controparte. Perch\u00e9 ovviamente se si guarda alla guerra in corso come una mera questione territoriale, ne discende che gli interessi russi possano essere abbastanza soddisfatti da quanto gi\u00e0 ottenuto, e ci\u00f2 pu\u00f2 quindi essere posto a base di un negoziato.<br \/>\nAl tempo stesso, e per converso, la medesima chiave di lettura pu\u00f2 indurre a ritenere che lo stallo sia dovuto all\u2019incapacit\u00e0 russa di fare di pi\u00f9, e che quindi sia in realt\u00e0 ancora possibile ribaltare la situazione in favore di Kiev, attraverso un intervento diretto della legione baltico-polacca (effettivamente in via di costituzione). Questa \u00e8 ovviamente l\u2019ipotesi prediletta dalle frange ultr\u00e0 dei neocon statunitensi.<br \/>\nSostanzialmente dismessa, per quanto malvolentieri, l\u2019ipotesi della vittoria ucraina, e di fronte alla necessit\u00e0 di porre fine al conflitto prima che l\u2019esaurimento delle risorse belliche occidentali superi il livello di guardia, per le leadership occidentali \u2013 o per meglio dire, per quelle anglosassoni, le uniche che contano \u2013 la questione si pone nei termini di riduzione del danno. Come uscire dal cul de sac, salvando il salvabile \u2013 ovvero, in ultima analisi, la faccia.<br \/>\nLe uniche due opzioni attualmente prese in considerazione sono, appunto, quella (irrealistica) del congelamento coreano, e quella del rilancio bellico, attraverso l\u2019intervento diretto polacco.<br \/>\nQuesta ipotesi \u00e8 ovviamente vista come il fumo negli occhi a Mosca, in quanto avvicina pericolosamente il rischio di un confronto diretto con la NATO. Se pure inizialmente questa legione si limitasse a presidiare l\u2019Ucraina occidentale, ovviamente quel territorio (formalmente ucraino, ma sotto controllo di truppe NATO, aviazione e sistemi di difesa antiaerea compresi) diventerebbe una retrovia intoccabile, di fatto sottratta alla possibilit\u00e0 di essere colpita dalle forze aerospaziali russa. A meno che queste non accettassero il rischio che Varsavia o Vilnius si appellino all\u2019art.5 dell\u2019Alleanza Atlantica.<br \/>\nE che tutto sommato questa sia ritenuta la scelta pi\u00f9 probabile, sembrerebbe confermato sia dallo spostamento della PMC Wagner in Bielorussia, sia dal vertice pubblico tra Lukashenko e Putin, sia dalle dichiarazioni rilasciate dai due.<br \/>\nChe in effetti, al di l\u00e0 della concordia di facciata, potrebbero per\u00f2 avere visioni diverse in materia. Se infatti per Minsk un rafforzamento baltico-polacco pi\u00f9 ampiamente vicino ai propri confini viene percepito come minaccioso, per Mosca l\u2019ipotesi di uno smembramento ulteriore dell\u2019Ucraina potrebbe alla fin fine non essere il peggiore dei mali. Qualora la presenza militare polacca non sfociasse infatti in conflitto aperto e diretto, un\u2019ulteriore divisione del paese non sarebbe solo negativa. Potrebbe infatti diventare la base realistica per una ipotesi negoziale, che veda la regione occidentale della Galizia inglobata de facto nella Polonia (quindi nella NATO), ma che lascerebbe tutti i territori tra qui ed il Donbass (ad est) e la riva sinistra del Dniepr (a sud), come stato ucraino sovrano e neutrale.<br \/>\nVenticinque anni dopo, si sta insomma ancora giocando la partita descritta (ed in fondo aperta) da Zbigniew Brzezi\u0144ski nel suo \u201cThe Grand Chessboard: American Primacy and Its Geostrategic Imperatives\u201d, ma le possibili mosse sulla scacchiera si fanno sempre meno, e quindi sempre pi\u00f9 nervose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Note<\/em><\/strong><\/p>\n<p>1 \u2013 Dell\u2019importanza di questo fattore sembra essersi resa conto anche Mosca, che dalla fine dell\u2019era sovietica (e quindi della esportazione del comunismo) non si era mai posto il problema. Al recente Russia-Africa Economic and Humantarian Forum di San Pietroburgo, invece, si sono fatti passi da gigante in tal senso. Nel suo discorso ai partecipanti, Putin ha sostenuto che la Russia e l\u2019Africa dovrebbero creare uno spazio informativo comune, e che \u201csi sta gi\u00e0 lavorando per aprire uffici dei principali media russi in Africa: L\u2019agenzia di stampa TASS, Rossiya Segodnya [gruppo mediatico che comprende RIA Novosti e Sputnik], il canale televisivo RT, l\u2019emittente radiotelevisiva di Stato russa, Rossiyskaya Gazeta [giornale]\u201c. Dichiarazione accolta con favore dai convenuti; Gregoire Ndjaka, capo dell\u2019Unione africana delle radiodiffusioni (AUB), ha infatti dichiarato che \u201csiamo aperti alla cooperazione con tutti i media russi. Siamo pronti ad accoglierli in Africa\u201d. Tra l\u2019altro, nel Forum \u00e8 stato detto che la Russia prevede di aprire filiali delle sue principali universit\u00e0 nei Paesi africani.<br \/>\n2 \u2013 Cfr. \u201cGlimpses of an endgame in Ukraine\u201d, M.K. Bhadrakumar, Indian Punchline<br \/>\n3 \u2013 Il riferimento \u00e8 alla Pace di Westfalia (1648), che pose fine alla Guerra dei Trent\u2019anni ed a quella tra Spagna e province dei Paesi Bassi. Il senso \u00e8 che i principi ispiratori dei tre trattati stipulati in quella occasione si fondavano, a conti fatti, su una profonda ridefinizione dei confini tra gli stati. Cfr. Pace di Westfalia, Wikipedia.<br \/>\n*(Enrico Tomaselli: Giornalista Curatore Webmaster Grafico)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Nel mondo<\/strong><\/p>\n<p>Stati Uniti<br \/>\nIl 1 agosto l\u2019ex presidente Donald Trump \u00e8 stato incriminato con l\u2019accusa di avere provato a sovvertire il risultato elettorale delle elezioni presidenziali del 2020. \u00c8 l\u2019accusa pi\u00f9 grave nei confronti dell\u2019ex presidente e candidato alle primarie del 2024, che \u00e8 in tribunale per altre due indagini a suo carico. Trump, grande favorito alle primarie repubblicane per le elezioni del 2024, \u00e8 accusato di \u201ccospirazione contro lo stato americano\u201d e cospirazione contro i diritti dei cittadini. L\u2019indagine riguarda i fatti che portarono all\u2019assalto al congresso del 6 gennaio 2021 da parte dei sostenitori di Trump ed \u00e8 coordinata dal procuratore speciale Jack Smith, esperto di lotta alla corruzione.<\/p>\n<p>Russia-Ucraina<br \/>\nDiversi droni russi hanno attaccato la capitale ucraina Kiev il 2 agosto provocando dei danni agli edifici, ma nessuna vittima. Lo ha annunciato il sindaco della capitale Vitalij Kly\u010dko. Un altro attacco con i droni \u00e8 avvenuto a Odessa, nel sud del paese. Sono state danneggiate alcune strutture portuali. Il 1 agosto la Russia ha affermato di aver sventato un\u2019ondata di attacchi di droni aerei e marittimi contro Mosca, la Crimea e la flotta russa nel mar Nero. Un grattacielo nel quartiere finanziario della capitale \u00e8 stato colpito per la seconda volta in pochi giorni. Mosca ha annunciato che intensificher\u00e0 i suoi attacchi contro le infrastrutture militari ucraine, in risposta a quelli dei droni sul suo territorio.<\/p>\n<p>El Salvador<br \/>\nIl 2 agosto settemila soldati e mille poliziotti hanno circondato l\u2019intero dipartimento centrale di Cabanas. L\u2019obiettivo \u00e8 impedire di lasciare la zona ai gruppi mafiosi e ai loro affiliati e interrompere le loro catene di approvvigionamento. Pi\u00f9 di 70mila persone accusate di essere parte di gruppi criminali sono state arrestate dal marzo 2022, quando \u00e8 stato dichiarato lo stato di emergenza, dopo che \u00e8 stato registrato un picco di violenze e omicidi commessi dalla criminalit\u00e0 organizzata. Il governo ha annunciato che condurr\u00e0 dei processi di massa, ma si teme che molte persone coinvolte negli arresti siano innocenti.<\/p>\n<p>Niger<br \/>\nLa Francia ha cominciato a evacuare i suoi cittadini dal Niger: le prime 262 persone sono arrivate a Parigi il 2 agosto. La Germania ha chiesto ai suoi cittadini di accettare l\u2019offerta francese di tornare in Europa attraverso questi trasferimenti. Anche l\u2019Italia ha organizzato un volo, arrivato a Roma il 2 agosto alle 3 di notte, con 87 persone a bordo. L\u2019aereo trasportava 36 italiani, 21 americani e un britannico.<\/p>\n<p>Israele-Palestina<br \/>\nUn palestinese \u00e8 stato colpito e ucciso da un poliziotto israeliano fuori servizio, dopo aver presumibilmente aperto il fuoco in un insediamento israeliano irregolare, ferendo almeno sei persone. La sparatoria \u00e8 avvenuta il 1 agosto fuori da un centro commerciale nel vasto insediamento israeliano di Maale Adumim, nella Cisgiordania occupata.<\/p>\n<p>Canada<br \/>\nIl 2 agosto Meta ha cominciato a bloccare l\u2019accesso dei canadesi alle notizie su Facebook e Instagram in risposta a una nuova legge che impone alle grandi aziende digitali di pagare gli editori per questo tipo di contenuti. Google ha dichiarato che sta valutando una decisione simile, nell\u2019ambito di un dibattito globale in cui sempre pi\u00f9 governi cercano di far pagare alle aziende tecnologiche le notizie e i contenuti.<\/p>\n<p>Liberia<br \/>\nMonrovia conceder\u00e0 l\u2019esclusiva su un milione di ettari di foresta (circa il 10 per cento della superficie del paese africano) a un\u2019azienda privata degli Emirati Arabi Uniti che dovr\u00e0 commercializzare i crediti di anidride carbonica ottenuti da progetti di conservazione o riforestazione. Nel mese di marzo \u00e8 stato concluso un memorandum d\u2019intesa tra il ministero delle finanze liberiano e l\u2019impresa Blue carbon ed \u00e8 in corso di firma il contratto definitivo della durata di trent\u2019anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Giorgia Audiello (*): PONTE SULLO STRETTO E INTERESSI MILITARI &#8211; ANCHE LA NATO PREME PER COSTRUIRE IL PONTE SULLO STRETTO, L\u2019INFRASTRUTTURA SERVIR\u00c0 A COLLEGARE LE BASI DI SIGONELLA E NAPOLI<\/strong><\/p>\n<p>A chi serve davvero il ponte sullo stretto di Messina? Il tema \u00e8 tornato al centro dell\u2019attenzione dopo che il governo ha deciso di riprendere il progetto infrastrutturale per collegare la Sicilia alla Calabria e sono emerse le forti pressioni dell\u2019ambito militare \u2013 in particolare della Nato \u2013 per la realizzazione dell\u2019opera.<br \/>\nPi\u00f9 che attuare la costruzione dell\u2019infrastruttura per migliorare la mobilit\u00e0 civile, infatti, l\u2019investimento \u2013 lievitato oggi a 13,5 miliardi dai cinque del 2001 \u2013 servirebbe a migliorare la mobilit\u00e0 e i collegamenti delle basi militari del sud Italia, dove l\u2019Alleanza atlantica gestisce le principali operazioni americane nel Mediterraneo.<br \/>\nPer questo, l\u2019opera \u00e8 richiesta a gran voce dall\u2019UE e dalla Nato, ossia da organizzazioni extranazionali che detengono cospicui interessi nel Paese e che \u2013 di fatto \u2013 decidono la linea da seguire grazie all\u2019influenza determinante che esercitano sul governo di Roma.<br \/>\nNello specifico, l\u2019opera dovrebbe rientrare nel Trans-European Transport Network, progetto europeo nato per migliorare la mobilit\u00e0 all\u2019interno dell\u2019Unione anche in un\u2019ottica militare e di cui in Italia fa parte anche la Tav Torino-Lione.<br \/>\nA fugare ogni dubbio circa l\u2019impiego e l\u2019ottica prevalentemente militare del progetto, c\u2019\u00e8 una relazione presentata il 31 marzo dal governo Meloni \u2013 smaccatamente europeista e filo-Nato \u2013 in cui si specifica che il ponte sullo stretto rappresenta \u00abun\u2019infrastruttura fondamentale rispetto alla mobilit\u00e0 militare, tenuto conto della presenza di basi militari Nato nell\u2019Italia meridionale\u00bb.<\/p>\n<p>Da tempo, l\u2019Alleanza atlantica evidenzia le lacune delle infrastrutture italiane: ponti che non reggono il peso dei mezzi militari, paesi con scarsi collegamenti interni, opere obsolete e scartamenti delle linee ferroviarie diversi rallentano il dispiegamento di mezzi e truppe in tempi rapidi. Nasce da queste esigenze la vera motivazione dietro al progetto del ponte sullo stretto, non certo dai bisogni della popolazione civile. Le necessit\u00e0 di ammodernamento ed efficientamento delle infrastrutture a scopi militari sono state naturalmente amplificate dai recenti avvenimenti in Ucraina.<\/p>\n<p>Le aziende coinvolte nel progetto<\/p>\n<p>Anche le aziende coinvolte nella costruzione del ponte hanno stretti legami col mondo bellico, a cominciare da WeBuild, societ\u00e0 a cui gi\u00e0 vent\u2019anni fa lo Stato italiano aveva affidato l\u2019esecuzione dell\u2019opera e che ora chiede alla presidenza del Consiglio danni per 700 milioni di euro.<\/p>\n<p>L\u2019azienda, oltre ad essere azionista per il 45% di Eurolink \u2013 consorzio a cui il governo vuole riaffidare l\u2019incarico per la realizzazione del ponte \u2013 ha anche al suo attivo importanti lavori per il riammodernamento di infrastrutture militari: dall\u2019aeroporto militare di Capodichino alla costruzione della tratta dell\u2019alta velocit\u00e0 Novara-Milano al passante autostradale di Mestre. Questi ultimi due lavori sono volti a migliorare i collegamenti delle basi americane nel nord est italiano.<\/p>\n<p>Altra azienda coinvolta nel consorzio \u00e8 la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna (CMC) che si \u00e8 occupata gi\u00e0, tra le altre cose, del potenziamento infrastrutturale di Sigonella e delle strutture per ospitare i militari americani nell\u2019aeroporto Dal Molin di Vicenza. Anche la Societ\u00e0 Italiana Condotte d\u2019Acqua \u00e8 parte del progetto e ha anch\u2019essa esperienze pregresse nel settore militare, tra cui la realizzazione di un hangar e fabbricati nella base elicotteri dell\u2019Aviazione dell\u2019esercito di Lamezia Terme.<\/p>\n<p>Il caso Eurolink e la debolezza italiana<\/p>\n<p>Un altro aspetto che lega il ponte alla Difesa \u00e8 la nomina, da parte di WeBuild, di Gianni De Gennaro a presidente di Eurolink.<\/p>\n<p>De Gennaro \u00e8 ex capo della Polizia [durante il G8 di Genova, NdR] e direttore della Direzione investigativa antimafia, nonch\u00e9 ex presidente della maggiore azienda attiva nei settori della difesa a compartecipazione statale, Leonardo.<\/p>\n<p>La sua nomina a capo del consorzio indica la natura prettamente militare del progetto nonch\u00e9 la volont\u00e0 di mettere in sicurezza i cantieri oltre che di gestire i movimenti di protesta contro l\u2019infrastruttura. Il movimento \u201cNo ponte\u201d, ad esempio \u2013 che aveva ottenuto una vittoria nel 2012, quando il governo aveva predisposto lo stop al progetto, dopo una partecipatissima mobilitazione popolare \u2013 \u00e8 tornato a far sentire la sua voce per impedirne o ritardarne la costruzione. Eventuali ritardi danneggerebbero non solo gli interessi delle aziende e del governo, ma della stessa Nato.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019importante tema della \u201csovranit\u00e0 nazionale\u201d rivendicata proprio dai partiti di centrodestra che in realt\u00e0 sono stati i primi a tradirla accettando pesanti ingerenze negli affari interni, a partire proprio dall\u2019esecuzione delle direttive Nato sul territorio nazionale. Un caso emblematico \u00e8 quello del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che, contrario all\u2019opera fino a pochi anni fa, ha compiuto una giravolta politica in grande stile, pur di allinearsi al volere dominante degli enti sovranazionali che di fatto governano la penisola. Cos\u00ec, lo scorso maggio, Camera e Senato hanno dato il via libera a quella che viene considerata \u201cla madre di tutte le grandi opere in Italia\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019INSOSTENIBILIT\u00c0 E I RISCHI DELL\u2019OPERA<br \/>\nSecondo diversi esperti, tra cui il giornalista antimilitarista Antonio Mazzeo, l\u2019opera non solo \u00e8 irrealizzabile dal punto di vista ingegneristico ed economico, ma comporterebbe gravi rischi per l\u2019Italia meridionale, tra cui una maggiore militarizzazione del territorio, il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose e la sottrazione di fondi dai bisogni reali del territorio. \u00abIl Ponte sullo Stretto \u00e8 irrealizzabile come lo era dieci anni fa ma questa volta ci sono alcuni attori che stanno spingendo per avviare quest\u2019opera. [\u2026] Un\u2019opera di questa rilevanza non potr\u00e0 non richiedere \u2013 e lo dicono le forze armate \u2013 una serie di interventi: batterie missilistiche (una sola batteria costa 800 milioni di euro, ndr), cacciabombardieri, il pattugliamento costante dei sottomarini.<br \/>\nQuesta \u00e8 ovviamente un\u2019ulteriore militarizzazione dei territori\u00bb, ha spiegato Mazzeo. Per quanto riguarda il pericolo di infiltrazioni mafiose, invece, il giornalista ha asserito che \u00abIl rischio \u00e8 che oggi, di fronte agli anticorpi di una cultura mafiosa, chi si promuove come realizzatore del ponte, fosse anche un mafioso, dovrebbe guadagnare una legittimit\u00e0. Le grandi organizzazioni mafiose potrebbero legittimarsi come un grande elemento: prima abbiamo messo le bombe e fatto le stragi oggi facciamo il ponte e ci perdonate\u00bb.<br \/>\nNe emerge, dunque, un quadro dove intorno alla costruzione dell\u2019infrastruttura orbita una rete di interessi che coinvolge diversi ambiti, da quello politico-militare a quello mafioso, e che va a scapito non solo delle esigenze del territorio locale, ma di tutta la nazione, sottomessa ai voleri di Nato, Ue e Stati Uniti e destinata ad essere sempre pi\u00f9 militarizzata e subordinata al volere di organizzazioni e stati stranieri.<br \/>\n*( Giorgia Audiello, giornalista dalla redazione di Kultur Am)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Sen. Francesca La Marca *(PD):ritardo erogazione servizi consolari a Toronto. 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