{"id":42519,"date":"2023-07-15T16:28:33","date_gmt":"2023-07-15T16:28:33","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=42519"},"modified":"2023-09-12T14:22:21","modified_gmt":"2023-09-12T14:22:21","slug":"raccontare-litalia-oltre-frontiera-una-giornata-di-approfondimento-importante-sullinformazione-allestero-e-dallestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=42519","title":{"rendered":"Raccontare l\u2019Italia oltre frontiera: una giornata di approfondimento importante sull&#8217;informazione all&#8217;estero e dall&#8217;estero"},"content":{"rendered":"<p><strong>Rilanciamo i servi realizzati dall&#8217;agenzia Aise sul convegno alla Camera e la registrazione video dell&#8217;iniziativa:<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Raccontare l&#039;Italia oltre frontiera\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/S4t5CSUWnm0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 class=\"single-post__entry-title\">Raccontare l\u2019Italia oltre frontiera: un faro sulla stampa italiana all\u2019estero<\/h1>\n<div class=\"\">\n<p><strong>ROMA\\ aise\\ <\/strong>&#8211; Un\u2019occasione per riflettere sul <strong>ruolo della stampa italiana all\u2019estero<\/strong>, sulle sue potenzialit\u00e0, ma anche per richiedere riforme legislative necessarie ad eliminare \u201codiose storture\u201d in grado di pregiudicare l\u2019esistenza stessa di una testata. Un appuntamento che intende aprire una fase di dialogo con <strong>Governo e Istituzioni <\/strong>e che punta a diventare annuale per certificare lo stato dell\u2019arte e fare la sua parte nella risoluzione di eventuali criticit\u00e0. \u00c8 iniziata questa mattina nella Sala del Refettorio della Camera, a Roma, <strong>\u201cRaccontare l\u2019Italia oltre frontiera\u201d<\/strong>, conferenza promossa dalla <strong>Filef <\/strong>e ospitata da <strong>Fabio Porta <\/strong>(Pd), che nella prima sessione ha registrato anche gli interventi del Sottosegretario agli esteri <strong>Giorgio Silli <\/strong>e dei parlamentari Pd <strong>Ricciardi e Giacobbe<\/strong>.<br \/>\nModerati da <strong>Gianni Lattanzio<\/strong>, i lavori sono stati introdotti da <strong>Porta<\/strong>, deputato Pd eletto in Sud America, che ha evidenziato l\u2019importanza del dibattito anche alla luce delle \u201ctante sollecitazioni ricevute da tutto il mondo da parte di testate, giornalisti ed editori\u201d sulle difficolt\u00e0 che l\u2019applicazione della Legge dell\u2019editoria crea al variegato mondo della stampa italiana all\u2019estero. Il deputato ha parlato di &#8220;forti criticit\u00e0&#8221; elencando i casi di &#8220;Gente d\u2019Italia&#8221; (Uruguay), ma anche di &#8220;Allora!&#8221; (Autralia), &#8220;Insieme&#8221; (Brasile), &#8220;La voce d&#8217;Italia&#8221; (Venezuela &#8211; Spagna) e &#8220;L&#8217;eco d\u2019Italia&#8221; (Svizzera). Una &#8220;casistica incredibile&#8221;, ha commentato il deputato, secondo cui &#8220;questa legislazione anacronistica finisce per penalizzare chi svolge il proprio ruolo di addetto all\u2019informazione e favorisce chi produce contenuti in maniera non seria&#8221; e che crea veri e propri &#8220;paradossi&#8221;, come quello de &#8220;La voce d&#8217;Italia&#8221; diretto da Mauro Bafile che, ha spiegato il deputato, &#8220;mi ha riportato quanto accaduto: un consigliere di minoranza di un Comites di un&#8217;altra circoscrizione consolare ha scritto al Dipartimento per l&#8217;Editoria ed \u00e8 riuscito a bloccare un contributo gi\u00e0 deciso&#8221;. Editori, ha aggiunto, &#8220;mi parlano dell&#8217;impossibilit\u00e0 di parlare don il Dipartimento&#8221;. Ecco perch\u00e8 &#8220;serve ripristinare l&#8217;apposita commissione&#8221;, anche per &#8220;facilitare una interlocuzione diretta&#8221;. Quello della stampa\u00a0\u201c\u00e8\u00a0un punto nevralgico su cui riflettere di pi\u00f9\u201d, anche alla luce del fatto che \u201cdall\u2019ingresso dei parlamentari eletti all\u2019estero in Camera e Senato, invece che aumentare, testate all\u2019estero e risorse sono diminuite\u201d. Un \u201cdanno grave\u201d per Porta, \u201csoprattutto a livello di partecipazione politica\u201d. Colpito personalmente dalla vicenda dei brogli nella scorsa legislatura, il deputato ha sostenuto che \u201ci brogli\u201d dipendono s\u00ec dai \u201cproblemi riferibili alla tecnicit\u00e0 del voto, ma anche dalla qualit\u00e0 e dal livello di coscienza che hanno gli elettori: un elettorato pigro e disinformato, che non ha accesso diretto e quotidiano all\u2019informazione, diventa pi\u00f9 facilmente preda dei fenomeni di manipolazione del voto, sia in Italia che all\u2019estero\u201d.<br \/>\nBisogna \u201candare oltre, modificare l\u2019attuale normativa\u201d sulla stampa all\u2019estero, alla luce di \u201cforti criticit\u00e0\u201d e dall\u2019impossibilit\u00e0 per gli editori di \u201cinterloquire direttamente con il Dipartimento Informazione ed Editoria (Die) della Presidenza del Consiglio\u201d, che dal 2018 non possono pi\u00f9 contare neanche sulla Commissione per la stampa italiana all\u2019estero. Il deputato si \u00e8 quindi detto \u201clieto\u201d della presenza del sottosegretario Silli, con cui ha dibattuto di recente in Commissione Esteri sul tema dei contributi e dei pareri \u2013 obbligatori ma non vincolanti \u2013 che rete diplomatica e Comites devono rendere sulle testate edite nelle circoscrizioni territoriali di competenza.<br \/>\nCoordinatore nazionale di FILEF ETS, <strong>Pietro Lunetto <\/strong>ha auspicato l\u2019avvio di un dibattito in grado di indirizzare riforme \u201ca medio termine\u201d, alla luce della \u201ccomplessit\u00e0 del mondo dei mezzi di comunicazione per gli italiani all\u2019estero e delle loro diverse funzioni\u201d, una complessit\u00e0 che \u201criflette le varie sfaccettature delle comunit\u00e0 all\u2019estero\u201d. Citata la nascita di Radio Mir, Lunetto ha stigmatizzato il poco spazio che la stampa nazionale d\u00e0 agli italiani oltreconfine, che balzano agli onori della cronaca solo in caso di drammi o imprese eccezionali di singoli, secondo una narrazione \u201climitata\u201d. Al tempo stesso, le testate all\u2019estero dovrebbero essere pi\u00f9 disposte a \u201cfare rete\u201d. Quello di oggi \u201c\u00e8 solo il primo incontro\u201d che intende diventare \u201cuna iniziativa annuale per fare il punto con e sulla stampa italiana e i media all\u2019estero\u201d.<br \/>\nSottosegretario con le deleghe per gli italiani nel mondo, <strong>Giorgio Silli <\/strong>\u2013 dopo aver spiegato che, dal voto all\u2019informazione, sta facendo una ricerca per vedere come altri Paesi, con una diaspora pi\u00f9 o meno uguale all\u2019italiana, affrontano diversi temi \u2013 ha evidenziato l\u2019importanza di aggiornare alcune leggi ormai datate, come quella che ha istituito il Cgie, o perch\u00e9, loro malgrado, pagano lo scotto di fronte ad una \u201cinnovazione che va velocissima\u201d, come accade al sistema informazione. In entrambi i casi occorre \u201cfare una riflessione congiunta per un documento il pi\u00f9 condiviso possibile\u201d. Serve \u201cil coraggio di dire che il mondo \u00e8 cambiato e buttare gi\u00f9 un ddl di iniziativa parlamentare e, magari, provare a superare la dicotomia da compartimenti stagni\u201d. Un testo \u201ccondiviso\u201d, ha ribadito, perch\u00e9 \u201csi occuper\u00e0 di tutti gli italiani all\u2019estero\u201d a prescindere dalla loro estrazione politica. Non possiamo guardare al futuro con norme e leggi che sanno di stantio. Cos\u00ec non si va da nessuna parte\u201d.<br \/>\nPer informare i connazionali, la Farnesina \u201ccerca di fare la sua parte con gli strumenti che ha\u201d, rilanciando comunicazioni, finanziando agenzie di stampa qualificate, \u201craccontando\u201d gli italiani all\u2019estero anche attraverso progetti come il \u201cturismo delle radici\u201d.<br \/>\n\u201cSiamo consci che la Riforma del 2017 potrebbe essere migliorata\u201d e, nell\u2019indicare come, \u201cvorremmo che fossero coinvolti tutti\u201d per \u201craccontare efficacemente gli italiani all\u2019estero\u201d. Il ruolo dei professionisti\u201d, ha aggiunto Silli, \u00e8 \u201cfondamentale anche per portare in Italia la voce delle collettivit\u00e0 oltre frontiera\u201d. Bisogna \u201cvalorizzare questo patrimonio umano\u201d, ha concluso il sottosegretario, auspicando che l\u2019incontro di oggi sia \u201cl\u2019innesco di una reazione a catena che porti ad testo condiviso\u201d sulla stampa italiana all\u2019estero.<br \/>\nUna stampa, ha osservato <strong>Toni Ricciardi<\/strong>, deputato Pd eletto in Europa, che \u00e8 cambiata in base alla \u201cmetamorfosi non solo della presenza italiana nel mondo, ma anche dalla fruizione del prodotto da parte dei connazionali\u201d. Nel tempo di internet e dell\u2019all news, bisogna chiedersi \u201cche tipo di comunicazione si puo fare e di cosa hanno bisogno i connazionali all\u2019estero\u201d.<br \/>\nD\u2019accordo sull\u2019urgenza di ripristinare la Commissione per la stampa all\u2019estero presso il Die, che, ha ricordato, \u201c\u00e8 a costa zero\u201d, Ricciardi ha pure ricordato che \u201csenza soldi non si cantano messe\u201d, dunque \u201cil primo tassello da cui partire\u201d \u00e8 quello delle risorse. Secondo il deputato si deve \u201ciniziare a ragionare di qualit\u00e0\u201d premiando \u201cchi investe in innovazione\u201d, ma anche considerando che ci sono \u201cdifferenze territoriali e continentali enormi, per cui 10mila euro in Argentina hanno un valore diverso rispetto a Zurigo\u201d.<br \/>\n\u201cHa ancora senso disperdere i contributi in diecimila rivoli, penalizzando chi fa un lavoro editoriale diverso?\u201d, si \u00e8 chiesto Ricciardi, ribadendo la centralit\u00e0 della \u201cqualit\u00e0 dell\u2019informazione\u201d e accogliendo, infine, l\u2019invito di Silli a lavorare ad un testo condiviso.<br \/>\nSenatore Pd eletto in Australia, <strong>Francesco Giacobbe <\/strong>ha ricordato che negli anni la stampa italiana all\u2019estero ha \u201ccontribuito a promuovere italianit\u00e0 e il made in Italy; ha costituito l\u2019unica fonte di notizie che altrimenti non sarebbero mai arrivate Oltreoceano; ha rilanciato informazioni sulle attivit\u00e0 e sulla vita delle nostre comunit\u00e0\u201d e, negli anni, \u201cha promosso informazione e dibattito su temi molto importanti per i connazionali\u201d, citando a mo\u2019 di esempio la campagna stampa sulla necessit\u00e0 di un accordo di sicurezza sociale Italia \u2013 Australia quando lui arriv\u00f2 DownUnder.<br \/>\nInoltre la \u201cstampa all\u2019estero costituisce la memoria storica dell\u2019emigrazione\u201d, dunque bisogna \u201csalvaguardarla per non perdere parte di questa storia\u201d. Certo \u201coggi tutto \u00e8 cambiato\u201d e quindi \u00e8 d\u2019obbligo \u201cpensare a quale sia oggi il suo ruolo e valorizzarlo\u201d. A disposizione per lavorare al testo auspicato da Silli, Giacobbe ha fatto suo l\u2019invito di Ricciardi a \u201ctener conto delle differenze delle diverse realt\u00e0, ma anche della diversa composizione delle nostre comunit\u00e0\u201d. Se ormai i media italiani \u201conline arrivano ovunque\u201d, la stampa italiana all\u2019estero deve sviluppare \u201ctemi specifici dell\u2019emigrazione\u201d, anche spiegando \u201cla portata che eventi italiani hanno per le comunit\u00e0 emigrate\u201d e contribuire \u201call\u2019informazione di ritorno\u201d. <strong>(m.cipollone\\aise)<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"\">\n<hr \/>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 class=\"single-post__entry-title\">Stampa italiana all\u2019estero: un \u201cpiccolo mondo antico\u201d che ha ancora cose da dire<\/h1>\n<div class=\"\">\n<p><strong>ROMA\\ aise\\ &#8211; <\/strong>Un settore travolto dall\u2019innovazione, che continua a cambiare alla velocit\u00e0 della luce, che ha bisogno di professionalit\u00e0, ma anche di essere sostenuto per \u201cstare al passo\u201d coi tempi, perch\u00e9 ha ancora molto da dire. Dopo <strong><a href=\"https:\/\/www.aise.it\/primo-piano\/raccontare-litalia-oltrefrontiera-un-faro-sulla-stampa-italiana-allestero\/192798\/160\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gli interventi introduttivi<\/a><\/strong>, \u00e8 proseguita nella Sala del refettorio della Camera la conferenza <strong>\u201cRaccontare l\u2019Italia oltre frontiera\u201d<\/strong>, promossa dalla <strong>Filef <\/strong>e ospitata da <strong>Fabio Porta <\/strong>(Pd), entrata nel vivo con la presentazione della <strong>ricerca \u201cRivistando\u201d <\/strong>e gli interventi di <strong>Michele Schiavone <\/strong>(Cgie) e <strong>Giangi Cretti <\/strong>(Fusie -Cgie).<br \/>\nFrutto di un anno e mezzo di contatti e interviste di <strong>Radio Mir <\/strong>e <strong>sconfinamenti.info<\/strong>, <strong>\u201cRivistando\u201d <\/strong>\u00e8 stata presentata da <strong>Valeria Camia<\/strong>: lungi dal voler essere rappresentativa di una categoria cos\u00ec variegata come quella della stampa italiana all\u2019estero, la ricerca ha raccolto spunti utili per comprendere il ruolo che svolgono riviste e periodici, i loro desiderata, i loro progetti.<br \/>\nDelle 30 testate contattate, ha spiegato Camia, hanno risposto in 19, sia \u201cstoriche\u201d che novit\u00e0 editoriali, rappresentative di tutti i Continenti.<br \/>\nGiornali che, ha illustrato Camia, segnalano tra i loro obiettivi quelli di \u201cmantenere i legami con l\u2019Italia e i luoghi d\u2019origine e far conoscere i vari territori\u201d, ma anche di \u201cfornire informazioni sui Paesi di residenza per i connazionali, promuovendo al tempo stesso le eccellenze italiane scrivendo anche nella lingua locale per raggiungere non solo gli italofoni\u201d. Tutte si attestano la funzione di \u201carchivio storico\u201d della comunit\u00e0 italiana locale.<br \/>\nI direttori di queste testate \u201csono giovani\u201d e \u201cnon solo per un ricambio generazionale\u201d, ha precisato Camia. Tutte le testate che hanno risposto, ha aggiunto, \u201csono online, qualcuna mantiene l\u2019edizione cartacea, diverse hanno anche una webradio\u201d. Si tratta di giornali che \u201csono un bacino di informazione con diversi approfondimenti su vari temi, dalla cultura alla politica, mentre \u2013 ha sottolineato Camia \u2013 \u00e8 carente l\u2019interesse per le istituzioni italiane all\u2019estero\u201d.<br \/>\n\u201cPer chi li legge dall\u2019Italia rappresentano un osservatorio privilegiato su come cambia l\u2019emigrazione e si evolve le realt\u00e0 del paese ospitante. Per chi li legge dall\u2019estero, sono uno strumento per conoscere il Paese di arrivo in modo veloce e aggiornato\u201d.<br \/>\nIn tante vorrebbero un maggior rapporto con la stampa italiana: \u201channo espresso interesse a creare sinergie, magari ospitando stage dall\u2019Italia in collaborazione e con il sostengo delle scuole di giornalismo, cos\u00ec come forte \u00e8 il desiderio di essere coinvolti come fonti dirette dai giornali italiani su fatti che avvengono nei diversi paesi esteri\u201d, ha concluso Camia.<br \/>\nTestate che vanno sostenute con mezzi opportuni, ha detto <strong>Michele Schiavone<\/strong>, segretario generale del Cgie, che ha messo il tema dell\u2019informazione tra i punti all\u2019ordine del giorno del <a href=\"https:\/\/www.aise.it\/comitescgie\/cgie-a-lavoro-per-recuperare-il-tempo-perduto\/192644\/119\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">primo incontro del nuovo Comitato di presidenza del Consiglio generale con il sottosegretario Silli <\/a>di\u00a0cui \u00e8 stata ribadita, anche in quella sede, la necessit\u00e0 di una riforma.<br \/>\n\u201cLe norme hanno bisogno di applicazioni nuove ed eque\u201d, ha detto Schiavone collegato da remoto, citando \u201cdifficolt\u00e0 di alcune testate dovute a rapporti interpersonali guastati\u201d. Ci sono \u201csituazioni sfuggite di mano e che invece di essere gestite dal Governo vengono discusse e decise nelle aule dei Tribunali e questo non \u00e8 ammissibile\u201d.<br \/>\nAnche per questo \u00e8 necessario ricostituire \u201cal pi\u00f9 presto\u201d, la Commissione per la stampa all\u2019estero al Dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio.<br \/>\nRispondendo a distanza al sottosegretario Silli, che si \u00e8 detto\u00a0impegnato in una sorta di confronto sulle politiche migratorie con gli altri Paesi, Schiavone ha sostenuto che \u201cnessuno ha i numeri dell\u2019Italia\u201d e quindi \u201cdovremmo essere noi a indicare agli altri le politiche di integrazione che abbiamo adottato\u201d. Ricordato il ruolo che la stampa ha svolto durante la pandemia, durante cui \u00e8 stato veicolo di importanti informazioni e aiuti concreti a connazionali in difficolt\u00e0 lontano da casa, Schiavone ha ribadito l\u2019importanza di \u201criformare le storture previste dal decreto del 2017\u201d, confermando l\u2019intenzione del Cgie di \u201cmettere in agenda un nuovo convegno che possa dare seguito a questo seminario, per ragionare a trovare delle soluzioni propositive da consegnare al Parlamento\u201d.<br \/>\nNel merito delle \u201ccriticit\u00e0\u201d indicate da tutti \u00e8 entrato <strong>Giangi Cretti<\/strong>, presidente della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all\u2019Estero e della Commissione Informazione del Cgie, oltre che direttore de \u201cLa Rivista\u201d, trimestrale edito dalla Camera di Commercio Italiana in Svizzera.<br \/>\n\u201cIl nostro \u00e8 un piccolo mondo antico consapevole di essere tale\u201d, ha esordito Cretti. \u201cTutti gli operatori della comunicazione sono consapevoli che le cose sono cambiate, che le modalit\u00e0 di fare informazione sono nuove e che questa \u00e8 una sfida per cui spesso le nostre testate non sono sufficientemente attrezzate\u201d. Consapevoli, ha aggiunto, che \u201cil loro ruolo e le loro funzioni sono cambiate\u201d negli anni, cos\u00ec com\u2019\u00e8 cambiata l\u2019emigrazione e che \u201cbisogna tenere il passo dell\u2019innovazione\u201d. Ma per farlo c\u2019\u00e8 bisogno anche dell\u2019aiuto delle istituzioni e del Parlamento.<br \/>\n\u201cSi pu\u00f2 discutere di nuove leggi, ma sapete quali sono i tempi\u201d, ha annotato Cretti. \u201cCi sono urgenze che bisogna risolvere presto\u201d.<br \/>\n\u201cUn conto \u00e8 riformare Comites e Cgie, un conto la Legge sull\u2019editoria: ho l\u2019impressione che si sovrappongano due temi distinti\u201d, ha aggiunto. La legge istitutiva del Cgie \u00e8 del 1989 ed \u00e8 datata, quella dell\u2019editoria \u00e8 del 2016 (Governo Renzi) ed \u00e8 entrata in vigore nel 2018: \u201cad oggi \u2013 ha sottolineato il presidente Fusie \u2013 paghiamo lo scotto delle difficolt\u00e0 di applicazione della legge\u201d. Per questo \u201c\u00e8 urgente una riflessione non sulla legge ma sul suo Regolamento di attuazione, che crea enormi difficolt\u00e0. La Fusie, cos\u00ec come il Cgie, chiede da anni il ripristino della Commissione che esisteva fino al 2016: affiancava il Die nella valutazione dei requisiti per i contributi alla stampa italiana all\u2019estero, era a costo zero e consentiva ai funzionari del Dipartimento &#8211; che vivono a Roma \u2013 di riuscire a \u201ccontestualizzare\u201d le testate valutate. Non decideva il quantum dei contributi \u2013 ha ricordato Cretti \u2013 ma presentava le testate nei diversi contesti territoriali\u201d. Una Commissione che anche i funzionari Die riaccoglierebbero a braccia aperte perch\u00e9 di molto aiuto.<br \/>\n\u201cQuesti funzionari applicano un Regolamento\u201d, che impone di \u201cerogare i contributi sulla base dei costi\u201d. Ma c\u2019\u00e8 un \u201cdiscrimine\u201d: in alcuni casi \u201csi utilizza il parere dei Comites, obbligatorio ma non vincolante \u2013 previsto per altro dalla Legge sui Comites non da quella sull\u2019Editoria \u2013 per discriminare\u201d. Dunque \u00e8 fondamentale \u201cchiarire la natura di questo parere e di quello dei rappresentanti della rete diplomatica, che in nessun caso deve essere mediato da simpatie cultuali, personali o politiche\u201d.<br \/>\n\u201cHo letto la <strong><a href=\"https:\/\/www.aise.it\/anno\/contributi-alla-stampa-italiana-allestero-silli-risponde-a-porta-pd\/192413\/1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">risposta del sottosegretario Silli all\u2019interrogazione di Porta <\/a><\/strong>(sul caso Gente d\u2019Italia &#8211; ndr) e si dicono cose inaccettabili\u201d, ha sottolineato Cretti. \u201cSfido chiunque a confrontare le testate che hanno ottenuto un parere positivo con quelle dal parere negativo ed evidenziare distinzioni sugli \u201cinteressi delle comunit\u00e0\u201d. Non ve ne sono. Il Dipartimento chiede molti documenti alle testate per capire i costi che affrontano, il parere di Comites e Rete diplomatica non serve a questo. Bisogna essere oggettivi: la Farnesina dovrebbe spiegare ai Comites su quale base devono esprimere questo parere\u201d.<br \/>\nRibadito che le verifiche \u201csono legittime\u201d, perch\u00e9 \u201ci contributi vanno a testate che esistono e che hanno sostenuto dei costi\u201d, Cretti ha anche ricordato la differenza delle norme applicate a quotidiani e periodici italiani all\u2019estero per la richiesta di contributo. \u201cI quotidiani devono seguire criteri e modalit\u00e0 comuni a quelli editi in Italia, i periodici no. Mi chiedo: \u00e8 giusto chiedere gli stessi requisiti all\u2019estero?\u201d E ancora: \u201c\u00e8 giusto non tenere conto dei \u201cpoteri di acquisto\u201d diversi?\u201d quando si erogano contributi, si \u00e8 chiesto Cretti che, concludendo, ha sottolineato come le testate edite all\u2019estero siano \u201cle uniche che si occupano dei connazionali nel mondo. La stampa nazionale non lo fa: coltiviamo fa anni la speranza di un\u2019informazione di ritorno e anche quella circolare \u00e8 svanita nel nulla, ma ci sono cose che si possono e si devono fare nel futuro\u201d. In primis \u201criflettere su come facciamo informazione e anche su cosa sono i nuovi media\u201d.<br \/>\nResponsabile comunicazione dell\u2019Inca Nazionale, <strong>Claudio Di Berardino <\/strong>ha confermato la disponibilit\u00e0 del patronato per un Osservatorio sulla stampa italiana all\u2019estero, mentre <strong>Rino Giuliani <\/strong>(Fiei) ha posto l\u2019accendo sull\u2019importanza che la stampa all\u2019estero \u201csia adegui ai tempi\u201d.<br \/>\nUn accento sulla necessaria professionalit\u00e0 degli operatori \u00e8 stato posto da <strong>Salvo Li Castri <\/strong>(Odg Sicilia \u2013 Usef): ricordato che \u201ccomunicazione e giornalismo sono due cose diverse\u201d e che per i suoi 60 anni l\u2019Ordine dei giornalisti ha scelto come slogan \u201cIl dovere della vert\u00e0\u201d, Li Castri ha sostenuto che in questi anni non sono solo cambiati i media, ma anche i lettori, sia in Italia che all\u2019estero. Se i grandi mali dell\u2019informazione sono fake news e linguaggio d\u2019odio ci\u00f2 che serve \u00e8 \u201cpi\u00f9 professionalit\u00e0\u201d: \u201cmi stupisco che tra i criteri per i contributi alla stampa all\u2019estero non si citi la presenza di giornalisti iscritti all\u2019Ordine\u201d.<br \/>\nPresente ai lavori da met\u00e0 mattina \u00e8 infine intervenuto <strong>Christian Di Sanzo<\/strong>, deputato Pd eletto in Centro e Nord America, gi\u00e0 presidente del Comites Houston.<br \/>\n\u201c\u00c8 giusto chiedersi come \u00e8 cambiata l\u2019informazione per gli italiani all\u2019estero\u201d, ha osservato il parlamentare, perch\u00e9 \u201cla nuova emigrazione non usa pi\u00f9 questi mezzi: consulta i giornali nazionali online e attraverso loro si informa per mantenere un rapporto diretto con l\u2019Italia\u201d. Questo \u00e8 \u201cun grosso pericolo per la stampa all\u2019estero perch\u00e9 la priva di una funzione fondamentale: fare informazione in lingua italiana all\u2019estero\u201d. Dunque bisogna \u201cripensare alla sua funzione\u201d che dovrebbe essere \u201cinformare l\u2019Italia sugli italiani all\u2019estero, visto che i giornali nazionali non lo fanno\u201d. Bisogna \u201clavorare insieme per adeguare le regole alla realt\u00e0 del momento: si pu\u00f2 fare molto anche senza una proposta di legge\u201d, ha aggiunto Di Sanzo. \u201cBastano circolari ministeriali e rivedere il regolamento di attuazione della Legge sull\u2019editoria\u201d, ma serve \u201cla volont\u00e0\u201d di farlo.<br \/>\nQuanto alla qualit\u00e0 del prodotto \u201cci sono grandi disparit\u00e0\u201d.<br \/>\nTornando sul tema dei pareri, Di Sanzo ha aggiunto: \u201csono stato presidente Comites e vi ricordo che sono organismi politici e non tecnici e dunque non si possono forzare a criteri oggettivi. Diamo linee guida su come strutturare il parere, ma non aspettiamoci aderenza a criteri oggettivi. Ci\u00f2 che \u00e8 critico \u00e8 che diventi vincolante per il contributo\u201d.<br \/>\n\u201cMolte ambasciate lasciano vivere giornali \u201cdubbi\u201d per quieto vivere e chiudono quelli validi per una certa visione\u201d, ha aggiunto il deputato. \u201cCi sono grossissime disparit\u00e0\u201d; per \u201criportare oggettivit\u00e0\u201d Di Sanzo ha proposto di \u201ccentralizzare in maniera comparativa la valutazione qua a Roma\u201d.<br \/>\nA <strong>Fabio Porta <\/strong>il compito di chiudere i lavori del mattino: stigmatizzata l\u2019assenza di Rai Italia \u2013 \u201cche tra l\u2019altro non fa pi\u00f9 tribune parlamentari\u201d \u2013 Porta ha rimarcato l\u2019importanza della \u201cprofessionalit\u00e0 dei giornalisti anche all\u2019estero\u201d e di \u201clavorare di pi\u00f9 con Odg e Fieg. Sono d\u2019accordo con Cretti sull\u2019importanza di fare presto: non aspettiamo una nuova legge per risolvere le urgenze emerse\u201d, in primis il peso dei pareri di Comites e rete diplomatica sulla stampa. \u201cBastano direttrici chiare per evitare che i pareri si trasformino in vendette\u201d. <strong>(ma.cip.\\aise)\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 class=\"single-post__entry-title\">Narrativa, problemi e futuro dell\u2019editoria degli italiani nel mondo<\/h1>\n<div class=\"\">\n<p><strong>ROMA\\ aise\\ &#8211; <\/strong>Nel mondo dell\u2019informazione, quando si parla di emigrazione, sorgono tanti tipi di problemi, variegati. Il rapporto tra immigrazione ed emigrazione, per esempio, o la difficolt\u00e0 di creare un network che possa unire grazie all\u2019informazione tanti italiani nel mondo, cos\u00ec come la difficolt\u00e0 dei giornalisti di narrare storie tendenti alla normalit\u00e0 invece che alla spettacolarizzazione e alla ricerca di storie straordinarie, in positivo o in negativo. Ma anche problemi pi\u00f9 concreti, come le difficolt\u00e0 economiche, amministrative e burocratiche. Questi sono alcuni degli argomenti trattati poco fa durante <strong>\u201cI media e il rapporto con gli italiani all\u2019estero\u201d <\/strong>e \u201c<strong>Legge sull\u2019editoria: criticit\u00e0 e prospettive &#8211; casi concreti<\/strong>\u201d, le due sessioni pomeridiane dell\u2019incontro promosso dalla <strong>Filef <\/strong>e ospitata da <strong>Fabio Porta<\/strong>, deputato del Pd, nella Sala del Refettorio della Camera <strong>\u201cRaccontare l\u2019Italia oltrefrontiera\u201d.<\/strong><br \/>\n<strong>\u201cI media e il rapporto con gli italiani all\u2019estero\u201d<br \/>\n<\/strong>La prima sessione \u00e8 stata moderata da <strong>Luca Maria Esposito<\/strong>, giornalista e coordinatore della FILEF Australia, che per aprire il dibattito ha spiegato come sulla nuova migrazione ci siano \u201canalisi scarse\u201d. E questo rappresenta un vulnus, secondo lui, \u201cche porta a una comprensione difficile di questo fenomeno per la societ\u00e0 italiana\u201d. Anche per questo \u201cnon esiste un reale dibattito\u201d in Italia sull\u2019argomento.<br \/>\nPrimo a intervenire \u00e8 stato <strong>Raffaele Nappi <\/strong>del Fatto.it, che ha voluto sottolineare anche lui la gravit\u00e0 dell\u2019assenza di \u201cun dibattito vero in Italia sull\u2019impatto sociale dell\u2019emigrazione\u201d. A suo parere \u00e8 difficile \u201criuscire a rendere straordinarie delle storie di normalit\u00e0\u201d. In seguito, anche <strong>Claudio Rocco <\/strong>di Radio Fuori Campo, ha preso parola presentando la sua realt\u00e0, attiva a Lione, e spiegando i problemi del far conoscere in Italia quello che gli italiani all\u2019estero fanno. Per aumentare l\u2019audience \u00e8 fondamentale, a suo parere, \u201cfare la cronaca delle attivit\u00e0\u201d ma anche \u201cfare un\u2019elaborazione teorica\u201d. E per fare tutto ci\u00f2 \u00e8 essenziale la \u201csinergia\u201d tra diverse realt\u00e0: \u201cabbiamo bisogno di network, di collegarci fra di noi, di far sentire di pi\u00f9 le nostre voci senza rimanere chiusi in una narrazione piccola\u201d. E per non rimanere chiusi in se stessi con queste storie, \u00e8 necessario avvalersi \u201cdi professionalit\u00e0 e dialogo in modo da valorizzare e cambiare la narrazione dell\u2019emigrazione\u201d. \u201cSpesso ci sentiamo isolati \u2013 ha concluso -. Sentiamo che non possiamo godere dell\u2019appoggio delle istituzioni\u201d.<br \/>\nA seguire \u00e8 intervenuta <strong>Sara Sanzi<\/strong>, di Expat, trasmissione di RadioRai3, che ha prima spiegato la storia della trasmissione nata poco prima della Pandemia e per il quale \u00e8 stato scelto il nome \u201cin modo istintivo\u201d, \u201cun termine neutro dal sapore internazionale che parlasse di emigrazione contemporanea e giovane, senza esclusione di genere\u201d. Un termine che rifletta di pi\u00f9 sulla circolazione delle persone. \u00c8 infatti rivolta a un altro tipo di emigrazione, che \u00e8 diversa oggi rispetto a ieri. \u201cNon sempre si parte per necessit\u00e0, oggi, si parte anche per volont\u00e0. Oggi siamo in grado di parlare di mobilit\u00e0. E a differenza del passato, oggi il rapporto con l\u2019Italia non \u00e8 completamente reciso, grazie ai servizi offerti da internet\u201d. Ma il termine Expat \u00e8 stato scelto anche per differenziala da quello di \u201cmigrante\u201d, che in Italia \u00e8 pensato in modo molto diverso a causa delle tragedie nel Mediterraneo e dall\u2019uso che ne fa la politica. \u201cSono due termini diversi, per separare e rispettare la tragicit\u00e0 dei migranti abbiamo scelto un termine pi\u00f9 attinente al tipo di narrazione che volevamo fare\u201d.<br \/>\nParlando del tema del \u201critorno\u201d, a parere di Sanzi bisogna uscire dalla \u201cdicotomia del successo o non successo\u201d, del \u201cpositivo o negativo\u201d. \u201cLe storie sono tante, diverse e sfumate. Abbiamo raccontato un migliaio di persone e quando si parla di ritorno \u00e8 spesso una questione emotiva\u201d. In conclusione, secondo lei \u00e8 \u201cimportante raccontare gli italiani all\u2019estero purch\u00e9 si vada di pari passo con un\u2019indagine e con l\u2019idea della \u201ccircolazione di talenti\u201d pi\u00f9 che di \u201ccervelli in fuga\u201d\u201d.<br \/>\nIn collegamento \u00e8 intervenuto anche <strong>Stefano Milani<\/strong>, di collettiva.it, piccola testata il cui editore \u00e8 la CGIL, con il quale si \u00e8 discusso proprio riguardo i \u201critorni\u201d, cio\u00e8 di chi ha avuto esperienze migratorie difficili e ha deciso di rientrare. Altro argomento del quale si racconta pochissimo. \u201cCi imbattiamo spesso nelle storie del migrante che non ce l\u2019ha fatta, costretto suo malgrado a tornare a casa\u201d. \u201cCon collettiva cerchiamo di sfatare il falso mito dell\u2019emigrazione\u201d spesso raccontata in modo poco veritiero. \u201cSpesso abbiamo incontrato e raccontato le storie di giovani che viaggiano ma che non riescono a realizzarsi e quindi sono costretti a tornare. I giornali italiani tendono a raccontare di persone che fuggono e non ritornano. Invece c\u2019\u00e8 un neorealismo che va raccontato. Cos\u00ec come il movimento, la volont\u00e0 di stare solo qualche anno fuori dall\u2019Italia. E di certo non sono solo \u201ccervelli in fuga\u201d, ma anche storie di lavoratori, di manodopera. Il giornalismo non deve andare solo nel discorso dove vanno tutti, ma immergersi in territori inesplorati\u201d.<br \/>\nHa poi preso parola l\u2019On. <strong>Elisabetta Piccolotti <\/strong>(Alleanza Verdi-Sinistra), secondo la quale le \u201cstorie di emigrazioni aiutano a capire in modo pi\u00f9 completo il Paese\u201d. \u201cLa dialettica sull\u2019emigrazione \u00e8 diametralmente opposta alla questione sull\u2019immigrazione\u201d, ha detto Piccolotti. \u201cNon parlare di chi lascia il paese protegge un certo provincialismo dell\u2019Italia. Consente di non fare discussioni serie su emigrazione, lavoro, salari, welfare, sistema d\u2019istruzione, ricerca e sviluppo, che spesso sono classifiche che ci fanno male. Non parlare di chi se ne \u00e8 andato consente di non prendere atto dei passi in avanti che l\u2019Italia poteva fare e non ha fatto. E serve un confronto continuo tra chi \u00e8 qui e chi ha deciso di andare\u201d.<br \/>\nInfine ha assicurato: \u201cse il parlamento pu\u00f2 fare qualcosa sulla legge sulla stampa, o altre iniziative di natura formativa e culturale, noi siamo a disposizione delle vostre idee\u201d.<br \/>\nA seguire sono intervenuti anche <strong>Stefano Morselli<\/strong>, giornalista-Filef Reggio Emilia, e Fabio Sebastiani di Radio Mir. Il primo, nel suo intervento, si \u00e8 concentrato sulla realt\u00e0 della sua citt\u00e0 e sul problema formativo dei giornalisti riguardo l\u2019emigrazione: \u201cbisogna studiare il fenomeno, non esiste corso dell\u2019Odg sull\u2019argomento, c\u2019\u00e8 scarso interesse. Serve pi\u00f9 formazione per i giornalisti. Se non se ne parla, si rischia di lasciare la narrazione solo all\u2019estremo, senza alcuna narrazione della normalit\u00e0\u201d.<br \/>\nIl secondo, <strong>Fabio Sebastiani, <\/strong>ha esordito nel suo intervento cos\u00ec: \u201ci giornalisti non possono girare la testa dall\u2019altra parte\u201d, per poi proseguire: \u201cgli italiani all\u2019estero sono una realt\u00e0 con cui fatichiamo a fare i conti. Forse non abbiamo capito che siamo stati noi i migranti nel mondo. Mondializzazione e globalizzazione sono cose distinte e gli italiani sono importati perch\u00e9 hanno sperimentato entrambe e hanno empatia nelle proprie comunit\u00e0. \u00c8 vero che questo legame non si rescinde mai, perch\u00e9 il patrimonio \u00e8 troppo importante\u201d. Infine, ha voluto chiedere direttamente agli italiani all\u2019estero: aiutate noi italiani in Italia a superare l\u2019idea di provincia. Serve una visione larga, che coinvolga tutti. E per questo forse serve che la Rai o chi per lei si faccia promotrice di una rete\u201d.<br \/>\nInfine, sono intervenuti in collegamento <strong>Francesco Siddi<\/strong>, presidente Confindustria RadioTv, che ha spiegato come \u201cin Italia l\u2019informazione sia povera su tutta la materia esteri. Quello della Rai \u00e8 il punto dolente. C\u2019\u00e8 un meccanismo di nuova burocratizzazione. Non pu\u00f2 un Console giudicare negativamente un giornale perch\u00e9 non d\u2019accordo con le scelte politico-sociali\u201d; e poi <strong>Simone Sperduto<\/strong>, che ha spiegato: \u201cse \u00e8 vero che siamo la 21esima regione italiana \u00e8 ora che sia la politica, nell\u2019intero arco parlamentare e non solo con gli eletti all\u2019estero, sia l\u2019informazione, si occupino realmente di noi\u201d.<br \/>\n<strong>\u201cLegge sull\u2019editoria: criticit\u00e0 e prospettive &#8211; casi concreti\u201d<br \/>\n<\/strong>Il secondo focus group di giornata, dedicato al quadro legislativo del mondo dell\u2019editoria e alle sue criticit\u00e0, \u00e8 stato moderato da <strong>Pietro Lunetto<\/strong>, coordinatore nazionale di FILEF ETS.<br \/>\nPrimo a parlare <strong>Mimmo Porpiglia <\/strong>di Gente d\u2019Italia, che ha fatto un intervento molto duro riguardo la chiusura del suo giornale: \u201c\u00e8 una storia incredibile. Le vendite dei giornali in Italia e non solo sono al lumicino. Noi lavoriamo a Montevideo da 18 anni, poi \u00e8 successo che \u00e8 stata creata una nuova cancelleria consolare nella capitale uruguayana da 2 milioni di euro e da quel momento \u00e8 successa una sorta di diaspora con l\u2019Ambasciatore. Noi siamo sempre stati lontani dal potere, per non essere condizionati da questo. Siamo andati avanti per tanti anni con la distribuzione assieme a \u201cEl Pais\u201d, uno dei giornali pi\u00f9 venduti in Uruguay. Questa scelta ha raggiunto una diffusione enorme del nostro giornale, vendiamo 16, 17 mila copie al giorno\u201d. E proprio ora che \u201cle collettivit\u00e0 italiane stanno morendo, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno, non vanno a votare\u201d, \u201cdopo le problematiche con l\u2019Ambasciatore il giornale ha chiuso\u201d. \u201cCom\u2019\u00e8 possibile che l\u2019Ambasciatore attuale abbia avuto questa idea dopo che per 18 anni gli ambasciatori che lo avevano preceduto non avevano avuto nessun problema?\u201d, si \u00e8 chiesto Porpiglia. \u201cCom\u2019\u00e8 possibile che l\u2019Ambasciatore debba vedere se il giornale \u00e8 buono o no?\u201d, ha aggiunto ancora spiegando come senza i fondi sia impossibile per loro andare avanti a distribuire il giornale dove lavorano 12 giornalisti di cui 6 professionisti. \u201cStiamo portando avanti questa denuncia, vedremo come andr\u00e0 a finire\u201d.<br \/>\nCon lui, al tavolo dei relatori, <strong>Luciano Ghelfi <\/strong>dei Mantovani nel Mondo nonch\u00e9 quirinalista del Tg2: \u201cabbiamo un portale d\u2019informazione del tutto volontario che sta su con un minuscolo contributo del consiglio regionale\u201d. Ma il ruolo dell\u2019informazione \u00e8 esattamente quello di ricordare a una piccola provincia quanto questa sia stata \u201cuna provincia di spaventosa emigrazione\u201d cos\u00ec come la Lombardia nel suo complesso. \u201cIl fattore territoriale \u2013 ha spiegato infatti &#8211; \u00e8 molto spesso un fattore identitario. Di un\u2019identit\u00e0 che cambia. Sono tornato di recente dal Paraguay seguendo Mattarella. Un Paese con moltissima emigrazione italiana, ma Mattarella \u00e8 stato solo il primo Presidente della Repubblica ad andarci e ha detto \u201c\u00e8 inammissibile\u201d. Tenere unite le due anime dell\u2019emigrazione \u00e8 importantissimo. Servono le regioni, cos\u00ec come il livello nazionale. Sembra che alcune leggi funzionino solo per noi\u201d.<br \/>\n\u00c8 poi intervenuto <strong>Giuseppe Della Noce<\/strong>, direttore dell\u2019Agenzia di stampa AISE: \u201c\u00e8 emerso un dato di fatto oggi da questo seminario \u2013 ha spiegato -: qualcosa deve cambiare. Per quanto riguarda le agenzie: la legge alla quale ci rifacciamo \u00e8 del 2018, quindi non vecchia, ma \u00e8 nei decreti attuativi che ci sorgono problemi\u201d.<br \/>\n\u201cAvere giornalisti professionisti o pubblicisti nella stampa italiana all\u2019estero andrebbe premiato \u2013 ha aggiunto ancora il direttore Della Noce -, ma questo non avviene. I rimborsi non esistono. Esistono dei tetti che limitano i costi ammissibili per la produzione della Testata (tutti i costi: giornalisti, dipendenti, poligrafici e altri ancora) a 50 mila euro che, per\u00f2, saranno rimborsati al 50%. Di fatto l\u2019Agenzia deve fare il suo lavoro con 25 mila euro per stipendi e collaborazioni\u201d.<br \/>\nCome per <a href=\"https:\/\/www.aise.it\/anno2023\/stampa-italiana-allestero-un-piccolo-mondo-antico-che-ha-ancora-cose-da-dire\/192804\/1\"><strong>Giangi Cretti (intervenuto questa mattina),<\/strong><\/a>\u00a0pi\u00f9 che cambiare questa legge, \u201cche \u00e8 una cosa complessa\u201d, secondo il direttore Della Noce, bisognerebbe ricorrere a \u201cinterventi non legislativi, ma amministrativi che sono possibili e richiedono procedure molto pi\u00f9 brevi\u201d.<br \/>\n\u00c8 intervenuto poi anche <strong>Luciano Vecchi <\/strong>del Cgie, che ha spiegato: \u201cnon stiamo parlando di specificit\u00e0, ma stiamo parlando di un pezzo fondamentale della dimensione politica delle nostre comunit\u00e0 nel mondo. L\u2019informazione serve a sentirsi comunit\u00e0 assieme alla lingua e alla cultura. Se ragioniamo sul futuro, la carta del giornalismo \u00e8 insostituibile. Con due anni di ritardo, abbiamo costituito il CGIE che per sua natura rappresenta tanti interlocutori, quindi spero di poter fare un ragionamento legislativo. Abbiamo almeno un paio alleati e quindi possiamo puntare in alto restando realistici, perch\u00e9 stiamo parlando di cittadinanza, non \u00e8 un favore che stiamo facendo ai 6 milioni di cittadini AIRE, ma a l\u2019Italia tutta. C\u2019\u00e8 bisogna di una politica che investa sul futuro\u201d.<br \/>\nUltimo intervento prima della conclusione affidata all\u2019On. Porta, \u00e8 stato quello di <strong>Paola Cairo<\/strong>, di Passparola Magazine, realt\u00e0 attiva in Lussemburgo. Un\u2019esperienza, quella della rivista, chiusa a gennaio per quanto riguarda la carta stampata (dopo 19 anni di pubblicazioni) ma che continua online. Una \u201cchiusura dovuta a vari problemi: ci hanno rifiutato la carta di giornaliste perch\u00e9 eravamo volontarie. La nostra \u00e8 stata una bellissima avventura, fatta di perseveranza e abnegazione. Avremmo voluto pi\u00f9 aiuto dal governo, un po\u2019 pi\u00f9 di pubblicit\u00e0 istituzionale, un po\u2019 pi\u00f9 di tutele dall\u2019ODG e tutele previdenziali. Ora siamo passate all\u2019online e abbiamo diversificato le attivit\u00e0. Non \u00e8 la stessa cosa ma continuiamo a fare il nostro lavoro con la stessa passione anche se con altri ruoli. Siamo pronte a lavorare su iniziative comuni \u2013 ha assicurato in conclusione -, ricordando l\u2019importanza dell\u2019informazione nuova\u201d.<br \/>\nPer chiudere, <strong>Fabio Porta<\/strong>, secondo il quale, quello di oggi \u00e8 l\u2019inizio di \u201cun percorso che unisce e che ci porter\u00e0 a mantenere alta l\u2019attenzione su questo tema. Qui parliamo di informazione perch\u00e9 abbiamo a cuore la democrazia. Questa democrazia per italiani all\u2019estero non pu\u00f2 essere tale in assenza di un sistema capillare di informazione. Non possiamo pensare di risolvere i tanti problemi che ci sono, compresa una certa illegalit\u00e0 sul voto all\u2019estero, se non mettiamo tutti gli elettori, quelli che votano e soprattutto quelli che non votano, in condizione di informarsi. Dobbiamo prenderci degli impegni, sia a lungo termine che immediati\u201d. <strong>(l.m.\\aise)\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: aise.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Rilanciamo i servi realizzati dall&#8217;agenzia Aise sul convegno alla Camera e la registrazione video dell&#8217;iniziativa: &nbsp; &nbsp; Raccontare l\u2019Italia oltre frontiera: un faro sulla stampa <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=42519\" title=\"Raccontare l\u2019Italia oltre frontiera: una giornata di approfondimento importante sull&#8217;informazione all&#8217;estero e 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