{"id":41609,"date":"2023-04-29T13:28:56","date_gmt":"2023-04-29T13:28:56","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=41609"},"modified":"2023-04-29T18:02:30","modified_gmt":"2023-04-29T18:02:30","slug":"n17-29-aprile-rassegna-di-news-azionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=41609","title":{"rendered":"n\u00b017- 29\/04\/23-RASSEGNA DI NEWS AZIONALI E INTERNAZIONALI.  NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; La Senatrice La Marca (Pd)* \u201c risposta del Maeci insoddisfacente per quanto riguarda il voto degli italiani residenti extra UE\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Andrea Colombo*:grosso guaio a destra. Il governo va sotto e meloni si infuria. Non passa lo scostamento di bilancio: assenti 45 deputati della maggioranza (18 giustificati). Giorgetti: \u00abnon si rendono conto\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Roberto Ciccarelli *: \u00abMolto pi\u00f9 del reddito di cittadinanza: salari, casa, giustizia sociale\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>LA PROTESTA. Nascono i comitati per l&#8217;estensione incondizionata di un diritto all&#8217;esistenza.<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Il primo maggio in piazza a Roma contro il taglio al \u00abreddito di cittadinanza\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Alessandro Calvi*: Sul fascismo la destra sfida Sergio Mattarella. Non ce l\u2019ha fatta. Antifascismo, la parola che tutti aspettavano di ascoltare da lei, l\u2019unica parola che valga davvero la pena di essere pronunciata nel giorno in cui si celebra la liberazione dell\u2019Italia dalla dittatura fascista e dall\u2019occupazione nazista, Giorgia Meloni l\u2019ha taciuta. Ancora una volta.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Pierre Haski*: Il Cile riporta le risorse minerarie sotto il controllo statale. La parola \u201cnazionalizzazione\u201d \u00e8 scomparsa da tempo dal discorso politico.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Clark McAllister*: Karl Marx e l&#8217;inchiesta operaia. Storia, ricezione e prospettive politiche.<\/strong><br \/>\n<strong>https:\/\/notesfrombelow.org\/issue\/karl-marxs-workers-inquiry<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; LA SENATRICE LA MARCA (PD) \u201c RISPOSTA DEL MAECI INSODDISFACENTE PER QUANTO RIGUARDA IL VOTO DEGLI ITALIANI RESIDENTI EXTRA UE\u201d<\/strong><br \/>\n\u00abDiverse settimane addietro ho presentato un\u2019interrogazione parlamentare, rivolta ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR inerente la riscontrata impossibilit\u00e0 di alcuni cittadini iscritti all\u2019AIRE di esprimere il loro diritto di voto alle elezioni europee, chiedendo se ne fossero al corrente e, nel caso, quali iniziative intendessero intraprendere al fine di garantire l\u2019esercizio di tale diritto. Ma la risposta che \u00e8 giunta in queste ore \u00e8 assolutamente insoddisfacente \u00bb ha dichiarato la senatrice del Partito Democratico Francesca La Marca, eletta nella circoscrizione estera ripartizione America Settentrionale e Centrale.<\/p>\n<p>L\u2019interrogazione parlamentare chiedeva, appunto, quali misure il Ministero intendesse intraprendere per venire incontro ai migliaia di cittadini italiani residenti all\u2019estero che non riuscivano, malgrado esso sia un diritto sancito dalla Costituzione, a esprimere le loro preferenze di voto alle elezioni europee.<\/p>\n<p>\u00ab La risposta che mi \u00e8 stata recapitata dimostra quanto l\u2019attuale governo non tenga in alcuna considerazione gli italiani all\u2019estero, trattandoli a tutti gli effetti come cittadini di &#8220;serie B\u201d &#8211; ha dichiarato la senatrice La Marca &#8211; Non possiamo aggrapparci ancora a leggi vecchie decenni, che rendono impossibile un diritto come il voto se si risiede in uno stato extra-Ue, nonostante si sia cittadini italiani a tutti gli effetti \u00bb.<\/p>\n<p>Infatti, la replica del MAECI riferisce che allo stato attuale la legge prevede la partecipazione al voto dei connazionali iscritti all\u2019AIRE, solo se essi risiedono in uno degli Stati membri dell&#8217;Unione Europea. Mentre, per i connazionali residenti nei Paesi extra-Ue, \u00e8 possibile votare solo se ci si reca fisicamente in Italia presso il proprio comune di iscrizione elettorale.<\/p>\n<p>\u00ab E\u2019 chiaro che diventa impossibile, per migliaia di cittadini italiani residenti all\u2019estero, sotto diversi aspetti fra cui anche quello economico, rientrare in Italia per esprimere il proprio voto. Servono misure urgenti, perch\u00e9 a lungo andare quello che si ricaver\u00e0 da questo atteggiamento sar\u00e0 un ulteriore disinteresse per la politica. Evidentemente questo governo non ha assolutamente a cuore le necessit\u00e0 degli italiani all\u2019estero, che considera corpi estranei allo scenario politico nazionale \u00bb, ha concluso la senatrice La Marca.<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca &#8211; Ripartizione Nord e Centro America\/Electoral College &#8211; North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Andrea Colombo*:GROSSO GUAIO A DESTRA. IL GOVERNO VA SOTTO E MELONI SI INFURIA. NON PASSA LO SCOSTAMENTO DI BILANCIO: ASSENTI 45 DEPUTATI DELLA MAGGIORANZA (18 GIUSTIFICATI). GIORGETTI: \u00abNON SI RENDONO CONTO\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Parlare di imbarazzante incidente \u00e8 un eufemismo. In un momento delicatissimo nei rapporti con l\u2019Europa il danno d\u2019immagine \u00e8 tanto inevitabile quanto grave: lo scostamento di bilancio ha mancato per 6 voti la maggioranza qualificata alla Camera. Servivano 201 voti, se ne sono contati 195. Assenze nella maggioranza ben distribuite tra i tre partiti principali, anche se la Lega guida di un soffio la classifica. Mancavano 45 deputati della destra, solo 18 dei quali giustificati perch\u00e9 in missione o, come la premier, all\u2019estero. Dato che un voto d\u2019opposizione, quello dell\u2019Iv Giachetti, c\u2019\u00e8 stato, gli assenti ingiustificati sono 28. Giorgetti, uscendo dall\u2019aula sbotta irritato: \u00abI deputati non si rendono conto\u00bb. Pare che da Londra Giorgia Meloni la abbia presa molto peggio. \u00abBrutto scivolone e brutta figura per noi ma manterremo gli impegni e il timing resta invariato col dl Lavoro approvato in primo maggio\u00bb, dichiara.<br \/>\nIL GOVERNO PROVA a superare l\u2019ostacolo di corsa. Il cdm convocato d\u2019urgenza dura esattamente 5 minuti: quelli necessari per modificare la Relazione al Parlamento, sottolineando la centralit\u00e0 del sostegno al lavoro e alle famiglie, senza toccare i saldi. Il testo non pu\u00f2 essere riproposto senza modifiche ma intervenire anche di un decimale sulle cifre avrebbe reso inevitabile ripartire da zero e a quel punto varare il nuovo cuneo fiscale il primo maggio sarebbe stato impossibile. Il governo prova dunque a evitare l\u2019incresciosa evenienza con un mezzo trucco, quello della relazione modificata a fronte di saldi identici. Il nuovo testo dovr\u00e0 essere votato di nuovo, oggi stesso, anche dal Senato, dove pure lo scostamento era passato senza intoppi. Per la prima volta Pd, M5S e Avs presenteranno una risoluzione comune, che comunque non verr\u00e0 votata dopo l\u2019approvazione di quella del governo.<br \/>\nELLY SCHLEIN. IMPERDONABILE SCIATTERIA O PROVA DELLE DIVISIONI NELLA MAGGIORANZA. COMUNQUE SI DIMOSTRA UNA TOTALE INADEGUATEZZA<\/p>\n<p>IMPOSSIBILE DIRE con certezza cosa abbia provocato il guaio ma \u00e8 molto improbabile che dietro le quinte ci sia una strategia per mettere in difficolt\u00e0 il governo o una forma di protesta per la decisione di convogliare le pochissime risorse a disposizione sulla riduzione del cuneo fiscale. Pi\u00f9 che la politica hanno potuto i due ponti del 25 aprile e del primo maggio, che permettevano ai deputati, con tre assenze, di cumulare 10 giorni di vacanza. \u00abImperdonabile sciatteria o prova delle divisioni nella maggioranza. Comunque si dimostra una totale inadeguatezza\u00bb, affonda la lama Elly Schlein. Conte \u00e8 anche pi\u00f9 duro: \u00abQuesto governo di incapaci sta creando le premesse per il disastro Italia\u00bb.<\/p>\n<p>Toni un po\u2019 iperbolici a parte, il leader dei 5S mette il dito nella piaga: le ricadute che la \u00abbrutta figura\u00bb pu\u00f2 avere nella varie trattative in corso con l\u2019Europa. Tutte nevralgiche. Tutte difficili. Perch\u00e9 sul nuovo Patto di stabilit\u00e0 si arrivi a una conclusione ci vorranno mesi, comunque non oltre la fine dell\u2019anno pena il rientro in pieno vigore del \u201cvecchio\u201d patto. Per l\u2019Italia le nuove regole saranno comunque un problema: i piani quadriennali, prorogabili fino a 7anni, che dovranno essere concordati con la Commissione concedono s\u00ec un allentamento dei tempi di rientro sul debito ma in compenso la Commissione interverr\u00e0 a fondo sulle scelte dell\u2019Italia, ai confini del commissariamento e forse oltre. Le procedure automatiche in caso di sforamenti sono una minaccia enorme per un Paese abituato a trattare di volta in volta proprio sui margini di flessibilit\u00e0 e l\u2019obbligo di rientro di mezzo punto percentuale sul debito ogni anno in caso di mancato raggiungimento del 3% nel rapporto deficit\/Pil obbliga a un lungo ciclo di totale austerit\u00e0.<\/p>\n<p>Le cose potrebbero migliorare se la commissione accettasse la richiesta italiana di non contare nel deficit gli investimenti per il digitale e per la riconversione ecologica. Qualche spiraglio c\u2019\u00e8, la missione non \u00e8 impossibile. Ma dall\u2019altro lato c\u2019\u00e8 una Germania che chiede modifiche di segno opposto, pi\u00f9 drastiche sul debito, fino all\u2019obbligo di rientro di un punto ogni anno. In questa complessa ricerca di un equilibrio, la figuraccia di ieri non aiuta. Come non aiuter\u00e0 nelle trattative sul Pnrr che sono in realt\u00e0 articolate su pi\u00f9 piani: quello per la rimodulazione complessiva del Piano, quello sugli obiettivi in scadenza il 30 giugno ma anche, nei prossimi giorni, quello sullo sblocco della terza rata. La decisione verr\u00e0 presa domenica e da Bruxelles fanno capire che il via libera non \u00e8 affatto certo: non si pu\u00f2 escludere un altro mese di proroga.<br \/>\n\u00c8 IN QUESTO QUADRO accidentatissimo che oggi Giorgetti arriver\u00e0 alla riunione dell\u2019Eurogruppo fresco dello \u201cscivolone\u201d collezionato ieri e, come se non bastasse, deciso a negare ancora la firma dell\u2019Italia alla riforma del Mes. Una di quelle decisioni di bandiera, fatte per fingere di non aver ceduto al rigore su tutta la linea, che rischia di costare carissima.<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto. Andrea Colombo \u00e8 un giornalista, scrittore e commentatore politico italiano.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Roberto Ciccarelli *: \u00abMOLTO PI\u00d9 DEL REDDITO DI CITTADINANZA: SALARI, CASA, GIUSTIZIA SOCIALE\u00bb LA PROTESTA. NASCONO I COMITATI PER L&#8217;ESTENSIONE INCONDIZIONATA DI UN DIRITTO ALL&#8217;ESISTENZA. LA MOBILITAZIONE AL MINISTERO DEL LAVORO A ROMA. I RACCONTI E I PROGETTI DELLE VITE OFFESE DAL DISPREZZO CONTRO I POVERI E I PRECARI, LA NECESSIT\u00c0 DI UN&#8217;ESPERIENZA COLLETTIVA.<\/strong><\/p>\n<p>Ridotti al silenzio dalla violenza simbolica delle forze politiche che odiano i poveri e i precari che ricevono il \u00abreddito di cittadinanza\u00bb, i beneficiari stanno lentamente iniziando a prendere parola qui e l\u00ec nel paese. Da Bari a Palermo, e ieri anche a Roma in un sit-in pomeridiano al ministero del lavoro i soggetti dello stigma \u2013 bersagli di insulti pieni di disprezzo come \u00abdivanisti\u00bb o dipendenti dal \u00abmetadone di Stato\u00bb (copyright Meloni) \u2013 stanno iniziando a mostrarsi, a prendere coraggio in maniera collettiva e a raccontare le proprie storie e anche a prospettare un\u2019evoluzione della misura alla quale il governo guidata dall\u2019estrema destra postfascista ha dichiarato guerra.<\/p>\n<p>Non sono \u00abpercettori\u00bb, l\u2019orrido neologismo che spersonalizza, nega la profondit\u00e0 della storia individuale e annienta la posta politica in gioco, cio\u00e8 il diritto universale all\u2019esistenza indipendentemente dal ruolo, dallo status e dal (non) lavoro che distrugge la vita di intere famiglie per generazioni. I racconti che abbiamo ascoltato in via Molise sono il frutto sofferto, e sperato, di persone che resistono ai rovesci imposti da un mercato del lavoro selvaggio, devastato dalla precariet\u00e0 creata dalle leggi del \u00abcentro-sinistra\u00bb e del \u00abcentro-destra\u00bb dal 1997 a oggi. Vivono confinati nell\u2019invisibilit\u00e0 sociale, dalle pieghe di una macchina che stritola, in un orizzonte che non \u00e8 solo quello della privazione ma anche dal desiderio di una vita dignitosa. Emerge la sensazione che i bisogni, ce ne sono tantissimi inascoltati in questo mondo atroce, possano affermarsi quando sono collettivi.<\/p>\n<p>Luciano, ad esempio, ha detto che ha richiesto il reddito perch\u00e9 ha smesso di lavorare in un cantiere per motivi di salute. Un altro ha sempre lavorato nel sommerso, in nero, da ambulante, e che il reddito ha fatto emergere la sua condizione, per la prima volta. Un altro, ancora, ha sottolineato che il \u00abreddito di cittadinanza\u00bb non pu\u00f2 prescindere da una politica pubblica sulla casa. Elemento a dir poco trascurato in quasi quattro anni di vita della misura pi\u00f9 ambivalente che ci sia. C\u2019era lo studente il cui Isee ha permesso di rientrare tra i rigidi paletti che escludono la met\u00e0 dei \u00abpoveri assoluti\u00bb in Italia. E cos\u00ec \u00e8 iniziata una nuova vita che gli ha permesso di non lavorare pi\u00f9 in nero, sotto ricatto, tra gli schiavisti della ristorazione.<\/p>\n<p>Al sit-in al quale ieri, in una Roma al crepuscolo, hanno partecipato numerose realt\u00e0 della sinistra di base (tra gli altri Nonna Roma, Cobas, Clap, movimenti per il diritto all\u2019abitare come Bpm e coordinamento cittadino di lotta per la casa, UP-su la testa, Cinecitt\u00e0 bene comune, i centri sociali Communia, Esc, La Strada e Acrobax) era inoltre chiaro un altro dato politico.<\/p>\n<p>Difendere s\u00ec, e andare oltre. Se ne riparler\u00e0 a Padova, Milano e Bologna. Questi \u00abComitati per la difesa del reddito\u00bb non chiedono l\u2019applicazione della legge varata dai Cinque Stelle e dalla Lega nel 2019, al tempo del \u00abConte 1\u00bb. \u00ab\u00c8 una misura limitata perch\u00e9 esclude pi\u00f9 della met\u00e0 dei potenziali beneficiari e contiene le cosiddette \u201cnorme antidivano\u201d \u2013 sostengono Emiliano Viccaro e Tiziano Trobia delle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap) \u2013 Invece di ridurla bisogna lavorare al suo ampliamento. Chiediamo molto pi\u00f9 di questo reddito perch\u00e9 \u00e8 necessaria una misura individuale e non su base familiare, superare il bando dei 10 anni di residenza che esclude i cittadini stranieri e alzare le soglie Isee. E poi bisogna aumentare i salari, creare politiche per la casa, una giustizia fiscale\u00bb.<\/p>\n<p>04 &#8211; Roberto Ciccarelli*: IL PRIMO MAGGIO IN PIAZZA A ROMA CONTRO IL TAGLIO AL \u00abREDDITO DI CITTADINANZA\u00bb<br \/>\nIL PRIMO MAGGIO ALLE 10 AL PANTHEON A ROMA CI SAR\u00c0 UNA MOBILITAZIONE CONTRO IL TAGLIO DEL \u00abREDDITO DI CITTADINANZA\u00bb NEL \u00abDECRETO LAVORO\u00bb E PER LA SUA ESTENSIONE IN MANIERA IL PI\u00d9 POSSIBILE INCONDIZIONATA. LA PROTESTA SI STA ALLARGANDO IN TUTTO IL PAESE ED \u00c8 SOSTENUTA DA 120 REALT\u00c0 ASSOCIATIVE, SINDACATI, STUDENTI E COMITATI DI QUARTIERE. PROSEGUIR\u00c0 PER UNA SETTIMANA IN 30 CITT\u00c0 DA NORD A SUD. Corteo nazionale a Roma il 27 maggio<br \/>\nLuned\u00ec primo maggio alle 10 al Pantheon a Roma ci sar\u00e0 la prima mobilitazione contro la caccia agli \u00aboccupabili\u00bb poveri, il taglio del \u00abreddito di cittadinanza\u00bb, e la sua trasformazione definitiva in una trappola del \u00abWorkfare\u00bb. Insieme ad altre norme, queste misure sarebbero previste nel \u00abDecreto lavoro\u00bb annunciato dalla presidente del Consiglio Meloni. Sempre che la tempistica annunciata sia confermata dopo il clamoroso atto mancato di ieri sul Documento di Economia e Finanza (Def).<\/p>\n<p>La manifestazione \u00e8 stata organizzata da una ventina di associazioni, sindacati e movimenti romani che fanno parte dei Comitati per la difesa e l\u2019estensione del reddito di cittadinanza. Alla protesta parteciperanno tra gli altri anche i movimenti per il diritto all\u2019abitare, l\u2019Unione sindacale di base (Usb), Potere al popolo e Rifondazione Comunista. Sar\u00e0 la tappa iniziale di una settimana di mobilitazione in tutta Italia contro la provocazione del governo Meloni. Dal primo al sette maggio in una trentina di citt\u00e0 come Roma, Bologna, Napoli, Milano, Bari, Cosenza o Padova ci saranno flash-mob e dibattiti. A Roma saranno organizzate alcune \u00abpasseggiate\u00bb nei quadranti della citt\u00e0, e nelle zone della \u00abmovida\u00bb, per raccontare le campagne. E ci sar\u00e0 un concerto in chiusura della settimana.<\/p>\n<p>Il lavoro di tessitura dura da mesi e sta crescendo in maniera orizzontale e in autonomia dai partiti dell\u2019opposizione, senza trascurare l\u2019interlocuzione con loro. Alla mobilitazione parteciperanno 120 associazioni di volontariato, cattoliche e della sinistra sociale, organizzazioni sindacali e studentesche, comitati di quartiere che hanno aderito alla campagna \u00abCi vuole un reddito\u00bb in tutto il paese. Sabato 27 maggio \u00e8 stata convocata una manifestazione nazionale.<\/p>\n<p>In queste ore in rete sta girando inoltre una mozione da portare nei consigli comunali. Si cercher\u00e0 di farla approvare nella forma di una risoluzione che impegna i municipi ad affermare la necessit\u00e0 di un sostegno al reddito e al contrasto della povert\u00e0 attaccati dal governo delle destre. \u00abIn Italia ci sono 14,9 milioni di persone in povert\u00e0 relativa che hanno difficolt\u00e0 ad accedere ai beni primari e 5,6 milioni in povert\u00e0 assoluta \u2013 si legge nel testo \u2013 Questi non sono solo numeri, sono persone. Il reddito \u00e8 un fondamentale strumento di protezione sociale\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abVogliamo costruire una piattaforma alternativa basata su un reddito il pi\u00f9 incondizionato possibile, individuale e non su base familiare come sar\u00e0 anche quello di Meloni, aumentare la platea dei beneficiari alzando la soglia dell\u2019Indicatore della situazione economica equivalente (Isee)\u00bb sostiene Tiziano Trobia delle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap).<\/p>\n<p>\u00abAttaccare il reddito di cittadinanza che \u00e8 gi\u00e0 in s\u00e9 una misura insufficiente significa peggiorare ancora di pi\u00f9 la condizione di precariet\u00e0 abitativa e sfruttamento delle persone che vivono nel disagio abitativo e sono costrette per necessit\u00e0 anche ad occupare \u2013 sostiene Margherita Grazioli dei Movimenti per il diritto all\u2019abitare \u2013 Le questioni sono intrecciate: nel diritto all\u2019abitare la casa va insieme al reddito che permette di vivere in maniera dignitosa, protetti dal caro-vita\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 una scelta decisamente inopportuna presentare un simile \u201cDecreto lavoro\u201d il primo maggio \u2013 afferma Alberto Campailla di Nonna Roma \u2013 Questo dovrebbe essere un giorno in cui il governo e le forze politiche dovrebbero ascoltare i lavoratori. E invece stanno facendo l\u2019opposto contrapponendosi programmaticamente alle richieste della nostra campagna e dei sindacati aumentando la precariet\u00e0 e introducendo un Workfare piegato al meccanismo della condizionalit\u00e0 e del lavoro. Si usano i poveri come manodopera a basso costo per le imprese. Questa \u00e8 un\u2019operazione simbolica e antidemocratica che, quando sar\u00e0 presentata, andr\u00e0 respinta\u00bb.<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto. Roberto Ciccarelli. Collabora a riviste come Alfabeta o AutAut e Il Manifesto.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Alessandro Calvi *: SUL FASCISMO LA DESTRA SFIDA SERGIO MATTARELLA. NON CE L\u2019HA FATTA. ANTIFASCISMO, LA PAROLA CHE TUTTI ASPETTAVANO DI ASCOLTARE DA LEI, L\u2019UNICA PAROLA CHE VALGA DAVVERO LA PENA DI ESSERE PRONUNCIATA NEL GIORNO IN CUI SI CELEBRA LA LIBERAZIONE DELL\u2019ITALIA DALLA DITTATURA FASCISTA E DALL\u2019OCCUPAZIONE NAZISTA, GIORGIA MELONI L\u2019HA TACIUTA. ANCORA UNA VOLTA.<\/strong><\/p>\n<p>La presidente del consiglio ha invece liquidato il 25 aprile con una lettera al Corriere della Sera, carica dei consueti toni vittimistici e revanscisti di una destra che sembra ancora prigioniera di una bruciante necessit\u00e0 di riscatto perfino adesso che \u00e8 al potere.<\/p>\n<p>Meloni ha parlato anche di fascismo, certo. Ha affermato che da tempo \u201ci partiti che rappresentano la destra in parlamento hanno dichiarato la loro incompatibilit\u00e0 con qualsiasi nostalgia del fascismo\u201d. Ma lo aveva gi\u00e0 fatto altre volte, pi\u00f9 o meno apertamente, pi\u00f9 o meno con parole simili. Politicamente non le costa nulla, anche perch\u00e9 nessuno \u2013 tranne il Partito democratico durante la scorsa tragicomica campagna elettorale \u2013 immagina davvero di poter inchiodare Meloni al fascismo del ventennio. D\u2019altra parte questo \u00e8 un terreno sul quale lei si \u00e8 sempre mossa con accortezza, sicuramente pi\u00f9 di molti suoi colleghi di partito. Non a caso, nonostante le ambiguit\u00e0, e tralasciando qualche vecchio giudizio su Mussolini puntualmente riesumato dai suoi avversari, \u00e8 difficile trovare una sua dichiarazione meno che politicamente corretta (almeno sul piano formale) sul ventennio di dittatura che, come lei stessa ha scritto al Corriere, ha \u201cconculcato\u201d la democrazia.<\/p>\n<p>Il problema per la destra non \u00e8 il giudizio sul fascismo, che afferma di aver gi\u00e0 espresso in modo chiaro e definitivo, ma il rapporto con l\u2019antifascismo, che \u00e8 invece tutt\u2019altro che risolto. E in questa irresolutezza pesa in modo determinante un elemento generazionale e biografico.<\/p>\n<p>Lo ha affermato molte volte la stessa Giorgia Meloni. Per esempio nel suo manifesto politico \u2013 Io sono Giorgia (Rizzoli, 2021) \u2013 dove spiega \u201cdi non avere il culto del fascismo\u201d e poi aggiunge di conoscere \u201cogni nome e ogni storia dei giovani sacrificati negli anni settanta sull\u2019altare dell\u2019antifascismo\u201d. \u201cQuesta violenza, culturale oltre che fisica\u201d, scrive ancora Meloni, \u201cha certamente generato in me una ferma ribellione nei confronti dell\u2019antifascismo politico. Non lo nego affatto. Ma qui finisce il mio rapporto col fascismo\u201d. Ragionamenti simili li ha svolti anche altrove, a partire dal discorso con il quale il 25 e 26 ottobre scorsi ha chiesto la fiducia al parlamento.<\/p>\n<p>\u00c8 negli anni settanta e ottanta del novecento, insomma, la radice culturale della leader della destra che oggi detiene il potere, non certo nel ventennio mussoliniano. Tutt\u2019al pi\u00f9, andando a ritroso si pu\u00f2 arrivare al punto di contatto tra il fascismo storico e la destra del dopoguerra. Quel punto di contatto \u00e8 Giorgio Almirante, prima funzionario del regime, poi repubblichino, infine segretario del Movimento sociale italiano (Msi). E in particolare l\u2019Almirante che fece propria la dottrina del \u201cnon rinnegare e non restaurare\u201d, affermata da Augusto De Marsanich. \u00c8 quello il confine. Per il resto la destra di Meloni guarda avanti.<\/p>\n<p>Questo radicamento culturale negli anni settanta e ottanta del novecento sembra per\u00f2 aver prodotto da quelle parti una certa confusione \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 intorno all\u2019idea di antifascismo, che infatti viene colpevolmente ridotto alla violenza politica di quegli anni, peraltro tacendo della violenza prodotta dai gruppi di estrema destra. Qui si pu\u00f2 rintracciare una prima spiegazione della ritrosia di Meloni verso l\u2019antifascismo.<\/p>\n<p>In cerca di legittimazione<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 tutto. Il rapporto orgogliosamente non risolto con l\u2019antifascismo suggerisce infatti l\u2019emergere di una difficolt\u00e0 che ha a che fare con l\u2019identit\u00e0 e la legittimazione politica del partito di Meloni. Lo si \u00e8 visto anche alla vigilia del 25 aprile quando Gianfranco Fini, ultimo segretario del Msi e poi leader di Alleanza nazionale (An), ha chiesto a Fratelli d\u2019Italia (FdI) di riconoscersi \u201cnei valori antifascisti oggi, come An ieri\u201d. La risposta che ha ricevuto \u00e8 stata molto significativa: \u201cOgnuno ha la sua storia e ognuno dovrebbe sapere qual \u00e8 il suo tempo\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 stata la certificazione del fatto che la destra ora al governo non \u00e8 pi\u00f9 la destra di Fini ma \u00e8 una destra diversa, che sembra coltivare qualche distanza perfino dalla svolta del congresso di Fiuggi del 1995, quando l\u2019Msi decise di archiviare i riferimenti ideologici del passato per presentarsi come forza di governo. Proprio in questo tratto emerge il difetto di legittimazione politica che sembra attanagliare il partito di Meloni. Negli anni di Fiuggi, Fini trov\u00f2 la propria legittimazione politica nel cosiddetto sdoganamento che della destra missina fece Silvio Berlusconi. Il partito di Meloni la cerca altrove. Meloni infatti ha in mente una destra culturalmente e ideologicamente diversa da quella finiana e da quella berlusconiana. E intende aprire una stagione politica nuova che mandi in archivio la seconda repubblica e lo stesso berlusconismo. Per farlo deve rilegittimare politicamente la sua destra, deve scioglierla da ogni subalternit\u00e0, e sa che l\u2019unica fonte possibile di legittimazione \u00e8 il voto popolare, non quella sorta di patrocinio del quale usufru\u00ec Fini.<\/p>\n<p>Tuttavia, per affrancarsi del tutto da quella storia, il giudizio popolare da solo non basta. Per evitare ogni rischio che si facciano passi indietro non \u00e8 infatti possibile prescindere dal rifiuto del fascismo, arrivato pur tra molte ambiguit\u00e0, e dal contemporaneo riconoscimento dell\u2019antifascismo. Proprio l\u2019antifascismo, infatti, \u00e8 alla base della nostra repubblica, \u201cfondata sulla costituzione, figlia della lotta antifascista\u201d, come ha ricordato il 25 aprile il presidente della repubblica Sergio Mattarella.<\/p>\n<p>La destra di Meloni quest\u2019ultimo passaggio non riesce ancora a farlo e per consolidare la sua legittimazione politica ricorre alla rimozione dell\u2019antifascismo. Ma invece di rinascere nel berlusconismo, come fece Fini, questa nuova destra si sta riorganizzando culturalmente come forza politica erede dell\u2019Msi, avendo abbracciato una svolta schiettamente conservatrice, a tratti perfino reazionaria.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un\u2019ultima ragione che spiega la ritrosia della destra nei confronti dell\u2019antifascismo, e questa volta riguarda il futuro, non il passato. Uno dei punti pi\u00f9 significativi del progetto politico di Giorgia Meloni \u2013 quello che pi\u00f9 di tutti le consentirebbe di lasciare un segno nella storia \u2013 \u00e8 la revisione in senso presidenziale della democrazia parlamentare italiana. Per farlo, si dovrebbe stravolgere una parte importante dell\u2019attuale costituzione. Neutralizzare l\u2019antifascismo, e quindi smantellare il rapporto tra la costituzione e la sua radice culturale, renderebbe politicamente meno traumatico realizzare questa operazione. E, peraltro, faciliterebbe anche un avvicinamento del nostro paese ai sistemi nei quali vigono forme di democrazia neoautoritaria o illiberale, come l\u2019Ungheria guidata da Viktor Orb\u00e1n, politicamente vicino alla stessa Meloni.<\/p>\n<p>Se tutto questo \u00e8 vero, non possono essere un caso un caso le ripetute reticenze sull\u2019antifascismo. E allora si capisce meglio anche perch\u00e9 di recente Giorgia Meloni, ricordando le vittime della strage nazista del 1944 alle Fosse Ardeatine, abbia sostenuto che si trattasse di \u201c335 italiani innocenti massacrati solo perch\u00e9 italiani\u201d, sollevando una diffusa perplessit\u00e0 per aver omesso di ricordare che le persone avviate all\u2019esecuzione furono scelte perch\u00e9 antifascisti o ebrei. Cos\u00ec come non \u00e8 casuale che questo genere di rimozione sia avvenuta molte altre volte da quando la destra \u00e8 al governo.<\/p>\n<p>\u00c8 un progetto politico che si accompagna a un lavoro culturale alla base del quale sta lo stesso principio per cui la destra radicale preferisce parlare di patrioti e non di partigiani, e pi\u00f9 in generale utilizza un intero vocabolario ormai desueto per affermare, insieme alla propria egemonia politica, anche quella culturale. Ci\u00f2 spiega per esempio anche l\u2019uso massiccio del termine \u201cnazione\u201d al posto di \u201cpaese\u201d. Di questo progetto si trovano tracce ovunque.<\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 vistose \u00e8 il recupero del risorgimento usato per oscurare il ruolo che decenni dopo ebbe la resistenza. Negli interventi pronunciati alla camera e al senato nell\u2019ottobre scorso, per esempio, Meloni fa riferimento agli anni che portarono all\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Manca invece qualsiasi riferimento alla resistenza che per\u00f2 all\u2019Italia restitu\u00ec la libert\u00e0 e, come ha spiegato il presidente della repubblica nel discorso tenuto per il 25 aprile, \u201cfu anzitutto rivolta morale di patrioti contro il fascismo per affermare il riscatto nazionale\u201d.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 particolarmente interessante notare come anche Silvio Berlusconi, nel famoso discorso con il quale nel 2009 celebr\u00f2 da presidente del consiglio il 25 aprile, fece riferimento al risorgimento. Ma, a differenza di Meloni che di resistenza non aveva parlato, Berlusconi accomun\u00f2 resistenza e risorgimento, definendoli insieme \u201cvalori fondanti della nostra nazione\u201d, a riprova della diversit\u00e0 di obiettivi tra la destra tendenzialmente liberale di Berlusconi e quella radicale di Meloni. E la stessa operazione sul risorgimento viene ripetuta da Meloni anche in altre sedi. In Io sono Giorgia, per esempio, il risorgimento viene indicato tra i momenti fondativi dello spirito nazionale italiano e viene incredibilmente accomunato agli \u201ceroi di El Alamein\u201d i quali per\u00f2, sebbene Meloni ometta significativamente di ricordarlo, nel 1942 erano stati spediti in Africa dal regime di Mussolini per combattere al fianco dell\u2019alleato nazista contro gli inglesi che, di l\u00ec a qualche tempo, avrebbero contribuito a liberare l\u2019Italia dal fascismo.<\/p>\n<p>I rapporti con la presidenza della repubblica potrebbero diventare complicati, considerato l\u2019atteggiamento di molti esponenti della destra<\/p>\n<p>In questa prospettiva, non sembra casuale neppure lo spettacolo increscioso messo in scena dalla destra nelle settimane che hanno preceduto il 25 aprile, e del quale \u00e8 stato protagonista il presidente del senato Ignazio La Russa. Grande sconcerto hanno provocato, per esempio, alcune sue considerazioni sull\u2019assenza della parola \u201cantifascismo\u201d \u2013 guarda caso \u2013 nella costituzione. Alla fine l\u2019imbarazzo per la frequenza e il tono di questi interventi si \u00e8 fatto sentire perfino tra gli alleati del partito di Meloni. E questa volta la risposta a La Russa \u00e8 arrivata dal suo omologo alla camera, il leghista Lorenzo Fontana, che ha affermato: \u201cL\u2019antifascismo \u00e8 un valore\u201d. Mentre Silvio Berlusconi ha parlato della resistenza come di \u201cuna straordinaria pagina sulla quale si fonda la nostra costituzione\u201d.<\/p>\n<p>Eppure abbandonare questo genere di posizioni converrebbe prima di tutto proprio a Fratelli d\u2019Italia, soprattutto se Meloni intende davvero provare a giocare da protagonista la partita che si \u00e8 appena aperta in Europa in vista delle elezioni del 2024. L\u2019idea sarebbe quella di provare a spostare a destra il baricentro politico della Commissione europea in caso di vittoria elettorale delle destre e dei conservatori. Ma servir\u00e0 anche un paziente lavoro diplomatico che consenta alla destra di costruire nuove alleanze politiche in ambito comunitario. Sar\u00e0 difficile per\u00f2 che questa partita Meloni possa giocarla davvero, se continuer\u00e0 a presentarsi in Europa non come la leader di un partito conservatore ma alla testa di una formazione che \u00e8 ancora e semplicemente post fascista.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine anche un fronte interno che comincia a preoccupare. Riguarda i rapporti con la presidenza della repubblica che potrebbero diventare complicati, considerato l\u2019atteggiamento di molti esponenti della destra, sempre pi\u00f9 al limite della sfida aperta. Lo si \u00e8 visto ancora una volta lo scorso 25 aprile. Nelle stesse ore in cui Mattarella ricordava che la costituzione \u00e8 \u201cfiglia della lotta antifascista\u201d, Ignazio la Russa \u2013 che, come presidente del senato \u00e8 anche la seconda carica dello stato \u2013 rispondeva con un incredibile \u201cdipende\u201d a Bruno Vespa che gli aveva chiesto se si sentisse antifascista. Quanto a Meloni, la parola antifascista ha evitato perfino di pronunciarla. La stessa dinamica, inoltre, si era gi\u00e0 vista anche nei giorni precedenti. Il 19 aprile, per esempio, le pagine dei giornali riportavano la condanna dei regimi fascisti che consegnarono i propri cittadini ai carnefici nazisti pronunciata da Mattarella nel corso della sua visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. E contemporaneamente dovevano dare notizia anche dell\u2019esortazione a non arrendersi \u201call\u2019idea della sostituzione etnica\u201d pronunciata da Francesco Lollobrigida, ministro ed esponente di primo piano del partito di Meloni, che aveva cos\u00ec evocato \u201cun mito neonazista\u201d, come lo definisce perfino il sito della presidenza del consiglio italiana.<\/p>\n<p>Ma la verit\u00e0 \u00e8 che questo continuo contrappunto della destra alle parole del capo dello stato va avanti da mesi. Basta ricordare le affermazioni del novembre scorso \u2013 \u201cL\u2019opera del presidente della repubblica \u00e8 sempre utile ma credo anche che la fermezza del nostro governo possa e debba essere condivisa\u201d \u2013 con cui il solito Ignazio La Russa sembr\u00f2 sconfessare il tentativo di Mattarella di ricucire lo strappo che si era prodotto in quei giorni con la Francia sui migranti. E la una situazione \u00e8 destinata ad aggravarsi se la destra decider\u00e0 di non abbassare i toni. Ma, proprio considerati quei toni, qualche problema potrebbe verificarsi anche al di l\u00e0 di ogni intenzione. Ricorrendo quest\u2019anno il settantacinquesimo anniversario della costituzione, \u00e8 ragionevole immaginare che Mattarella molto spesso torner\u00e0 sull\u2019argomento, difendendo quella stessa costituzione che la destra ha annunciato di voler stravolgere per imprimere la virata presidenzialista.<br \/>\nSe poi tutto ci\u00f2 ancora non bastasse, c\u2019\u00e8 da considerare anche il calendario. Se per il primo 25 aprile celebrato con Fratelli d\u2019Italia al potere \u00e8 successo tutto questo, ci si pu\u00f2 chiedere fin da ora cosa accadr\u00e0 per esempio il prossimo 2 agosto, anniversario della strage alla stazione di Bologna del 1980, anche in questo caso il primo con la destra di Meloni al potere. Come \u00e8 noto, ci sono sentenze passate in giudicato che hanno stabilito responsabilit\u00e0 e matrice di quella strage. Ed \u00e8 per questo che sulla lapide che ricorda gli 85 morti c\u2019\u00e8 scritto: \u201cVittime del terrorismo fascista\u201d. Tuttavia, impermeabile alle parole contenute in quelle sentenze, Giorgia Meloni in occasione degli anniversari si \u00e8 spesso lasciata andare a dichiarazioni piuttosto sconcertanti. Nel 2018 per esempio afferm\u00f2: \u201cAncora oggi tutto avvolto nel mistero, nessuna verit\u00e0, nessuna giustizia\u201d. E nel 2020 disse: \u201cOggi sono quarant\u2019anni dalla terribile strage di Bologna del 2 agosto 1980. Quarant\u2019anni senza giustizia\u201d.<\/p>\n<p>Come leader di partito Meloni ha potuto consentirsi certi atteggiamenti, senza fare troppi danni al paese. Quegli stessi atteggiamenti diventano per\u00f2 improponibili adesso che \u00e8 presidente del consiglio. Si vedr\u00e0 se, pur di non risolvere fino in fondo il proprio rapporto con il fascismo, decider\u00e0 anche il prossimo 2 agosto di sorvolare sulla realt\u00e0 scritta dagli storici e dai magistrati, correndo cos\u00ec il rischio del ridicolo. Il rischio pi\u00f9 serio, per\u00f2, \u00e8 di continuare a spaccare il paese e di rendere meno credibile l\u2019Italia sul piano internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Pierre Haski*: IL CILE RIPORTA LE RISORSE MINERARIE SOTTO IL CONTROLLO STATALE. LA PAROLA \u201cNAZIONALIZZAZIONE\u201d \u00c8 SCOMPARSA DA TEMPO DAL DISCORSO POLITICO. \u00c8 UN\u2019ESPRESSIONE CHE RIMANDA A EPOCHE LONTANE: QUELLA DEGLI ANNI CINQUANTA DEL NOVECENTO, QUANDO IN IRAN MOHAMMAD MOSSADEQ OS\u00d2 NAZIONALIZZARE IL PETROLIO PRIMA DI ESSERE DEPOSTO DALLA CIA E GAMAL ABD EL NASSER NAZIONALIZZAVA IL CANALE DI SUEZ VEDENDO IL SUO PAESE SUBITO ATTACCATO DALLE FORZE CONGIUNTE DI ISRAELE E DELLE VECCHIE POTENZE COLONIALI, FRANCIA E REGNO UNITO.<\/strong><\/p>\n<p>Ma rimanda anche a quella degli anni settanta, quando Salvador Allende nazionalizz\u00f2 le aziende minerarie di rame in Cile, pronunciando queste parole alle Nazioni Unite: \u201cAbbiamo nazionalizzato il rame. Lo abbiamo fatto con il voto unanime del parlamento, dove i partiti di governo sono in minoranza. Vogliamo che tutto il mondo capisca che non abbiamo affatto confiscato le imprese estere dell\u2019industria mineraria [\u2026]. Queste stesse aziende, che hanno sfruttato il rame cileno per anni, e nello specifico negli ultimi 42 anni, hanno incassato in questo periodo pi\u00f9 di quattro miliardi di dollari, quando il loro investimento iniziale non superava i trenta milioni di dollari\u201d. Sappiamo come \u00e8 andata a finire: Pinochet (tralascio le nazionalizzazioni della Francia socialista del 1981, che compens\u00f2 adeguatamente i proprietari delle aziende).<\/p>\n<p>Guardare avanti<br \/>\nProprio in Cile, oggi, la stessa parola esplosiva ritorna con Gabriel Boric, il giovane presidente di sinistra che ha appena annunciato la nazionalizzazione del settore del litio. La notizia \u00e8 doppiamente significativa e dice molto sulla nostra epoca. Prima di tutto perch\u00e9 il litio \u00e8 uno dei minerali pi\u00f9 importanti del ventunesimo secolo, indispensabile per le batterie delle automobili elettriche e per le tecnologie dell\u2019economia verde. Entro la met\u00e0 del secolo la domanda di litio si moltiplicher\u00e0 per cinquanta, dunque non sorprende che in questo contesto emergano grandi tensioni geopolitiche.<\/p>\n<p>La Cina controlla gran parte dei giacimenti mondiali di litio e mantiene un semimonopolio sulla raffinazione<\/p>\n<p>Inoltre bisogna prendere atto del metodo, diverso rispetto al passato. Boric, infatti, non ha seguito l\u2019esempio di Allende, ma ha scelto la via della prudenza. Il suo annuncio non riguarda lo sfruttamento attuale del litio e dunque le aziende straniere gi\u00e0 operative in Cile, secondo produttore mondiale del minerale, ma solo i progetti minerari futuri. Per quanto riguarda l\u2019attivit\u00e0 in corso il presidente cileno intende semplicemente negoziare un incremento della partecipazione dello stato.<\/p>\n<p>L\u2019annuncio \u00e8 significativo anche alla luce del peso della Cina nel settore del litio, laddove le nazionalizzazioni del novecento intendevano contrastare soprattutto gli interessi statunitensi ed europei. Sqm, una delle due aziende che gestiscono lo sfruttamento del litio in Cile, \u00e8 controllata in parte dall\u2019azienda cinese Tianqi, un gigante del settore con interessi sia nell\u2019estrazione sia nella raffinazione.<\/p>\n<p>La Cina controlla gran parte dei giacimenti mondiali (dal Cile alla Repubblica Democratica del Congo) e mantiene un semimonopolio sulla raffinazione. La posta in gioco, insomma, \u00e8 interamente politica e alimenta tensioni ovunque. Il Canada ha appena chiesto a un investitore cinese di ritirarsi dal capitale di un gruppo minerario locale, mentre la Repubblica Democratica del Congo \u00e8 al centro delle grandi manovre geopolitiche della nostra epoca.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza cilena va seguita con grande attenzione, perch\u00e9 offrir\u00e0 un punto di riferimento rispetto alla capacit\u00e0 degli stati di riprendere il controllo delle risorse senza strappi e senza correre il rischio di rappresaglie come in passato. Boric dovr\u00e0 costruire una maggioranza a sostegno del suo progetto in un parlamento instabile che gi\u00e0 in precedenza l\u2019ha ostacolato. In ogni caso, mezzo secolo dopo la tragica parabola di Allende, c\u2019\u00e8 un certo piacere storico nel vedere il governo cileno riprendere in mano le ricchezze del paese.<br \/>\n*(Fonte Internazionale. Pierre Haski, L\u2019Obs, Francia &#8211; Traduzione di Andrea Sparacino)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Clark McAllister*: Karl Marx e l&#8217;inchiesta operaia. Storia, ricezione e prospettive politiche.<\/strong><br \/>\nhttps:\/\/notesfrombelow.org\/issue\/karl-marxs-workers-inquiry<br \/>\nPubblichiamo la trascrizione riveduta dall\u2019autore, Clark McAllister, della relazione tenuta in occasione della presentazione del suo volume Karl Marx\u2019s Workers\u2019 Inquiry. International History, Reception, and Responses, Notes from Below, London 2022 a Bologna (Gennaio 2023). In questo testo, McAllister ricostruisce l\u2019immediata ricezione dell\u2019Enqu\u00eate ouvri\u00e8re pubblicata da Karl Marx nel 1880, sulla rivista \u00abLa Revue Socialiste\u00bb. La maggioranza degli studiosi ritiene che il progetto politico dell\u2019inchiesta operaia si fosse rivelato un completo fallimento derubricandolo, cos\u00ec, ad una semplice curiosit\u00e0 dell\u2019ultimo Marx. McAllister, falsificando questa lettura tendenziosa, dimostra la fortuna della proposta politica dell\u2019inchiesta all\u2019indomani della sua pubblicazione. La presentazione del testo, organizzata dal centro di ricerca \u00abOfficine della formazione\u00bb, ha interrogato l\u2019inchiesta marxiana tentando di attualizzarne le prospettive. Il testo si pu\u00f2 scaricare gratuitamente al seguente indirizzo:<br \/>\nhttps:\/\/notesfrombelow.org\/issue\/karl-marxs-workers-inquiry<br \/>\n* * * *<br \/>\nOggi, il capitale imperversa in una tremenda crisi che getta le nostre vite e il nostro futuro in un&#8217;incertezza sempre maggiore. Chi detiene il potere scarica gli effetti della crisi sulle spalle dei lavoratori, su chi gi\u00e0 sopporta il peso e la fatica del lavoro. Nel Regno Unito, ad esempio, il governo sta cercando di fare passare una legge che criminalizza le azioni di sciopero. Questa \u00e8 la risposta alle lotte della classe lavoratrice e alla ripresa esplosiva, nell\u2019ultimo anno, del conflitto contro i padroni e contro il governo.<\/p>\n<p>Nonostante tale ripresa venga spesso esagerata, si tratta, comunque, di un evento significativo che ha mostrato come l&#8217;attuale organizzazione del lavoro sia insostenibile. Forse, in questo contesto, \u00e8 possibile riconoscere quella che Marx chiamava l\u2019angriffskraft proletaria \u2013 la forza-d&#8217;attacco di classe.<br \/>\n\u00c8 opportuno, in questo senso, tornare a Marx per cercare l\u2019ispirazione e la spinta ad immaginare la politica oggi. Invece di rivolgerci esclusivamente alle pagine del Capitale, credo valga la pena, in questo contesto, guardare al \u00abcapolavoro\u00bb meno conosciuto di Marx: L&#8217;inchiesta operaia del 1880. Questo piccolo scritto \u2013 una vera dinamite proletaria \u2013 fu pubblicato per la prima volta in Francia nel giornale La Revue Socialiste. \u00c8 stato definito \u00abl&#8217;ultimo esempio di marxismo praticato da Marx stesso\u00bb e apparve in un importante momento di ricomposizione di classe, ovvero, dopo il decennio di dura repressione che segu\u00ec la sconfitta della Comune di Parigi [1].<\/p>\n<p>L&#8217;inchiesta consiste in un questionario composto da 101 domande puntuali e dettagliate da rivolgere ai lavoratori. Le domande conducono a un rigoroso esame del processo produttivo capitalistico. L\u2019obiettivo \u00e8 portare l&#8217;intervistato a realizzare, a partire dalla propria esperienza, la radicale contrapposizione tra i lavoratori e il datore di lavoro, dimostrando empiricamente il conflitto tra interessi opposti all\u2019interno dell\u2019organizzazione capitalistica del lavoro. Allora, l\u2019inchiesta mina le relazioni sociali capitalistiche e si configura come un deliberato esercizio che mira a suscitare riflessioni critiche e a formare soggettivit\u00e0 militante.<\/p>\n<p>Successivamente, l&#8217;indagine di Marx ha viaggiato in tutto il mondo, dando nome alla pi\u00f9 ampia pratica dell&#8217;inchiesta operaia. \u00c8 considerata una sorta di testo fondativo di gruppi quali la Johnson-Forest Tendency negli Stati Uniti, Socialisme ou Barbarie in Francia e Classe Operaia e Quaderni Rossi in Italia, dove l&#8217;inchiesta marxiana \u00e8 stata riprodotta da Dario Lanzardo.<\/p>\n<p>Nonostante questa impressionante diffusione, l\u2019esperimento che Marx condusse alla fine della sua vita viene solitamente considerato come un fallimento. Gli studiosi concordano \u2013 e i militanti lamentano \u2013 che l&#8217;inchiesta di Marx oltre a non ricevere risposte, non circol\u00f2 al di fuori della Francia e che, dunque, sia stata completamente dimenticata per sessant&#8217;anni [2]. Questo modo di considerare L\u2019inchiesta operaia consente di relegarla ad una semplice \u00abcuriosit\u00e0\u00bb dell\u2019ultimo Marx, mistificando cos\u00ec l\u2019importante ruolo che ricopre all&#8217;interno del suo progetto politico.<br \/>\nAttraverso un importante lavoro d&#8217;archivio, questo libro dimostra come l&#8217;inchiesta di Marx, contrariamente a quanto sostenuto nella letteratura anglofona, ebbe un&#8217;ampia influenza negli anni immediatamente successivi alla sua pubblicazione originale. L&#8217;inchiesta circol\u00f2 in forme diverse in Italia, in Polonia e nei Paesi Bassi pochi mesi dopo l\u2019apparizione su La Revue Socialiste. Inoltre, nel corso del XX secolo accompagn\u00f2 alcune lotte oggi poco note. Ad esempio, l&#8217;inchiesta venne diffusa dal Partito Comunista della Gran Bretagna negli anni Trenta; venne stampata in massa dal Partito Socialista dello Sri Lanka negli anni Cinquanta; venne utilizzata dai giornalisti investigativi del nord America all&#8217;indomani del Movimento per i Diritti Civili ed \u00e8 persino apparsa alla vigilia della Rivoluzione iraniana.<br \/>\nUna discussione di questi materiali risulta quindi necessaria. Certamente, bisogna contestualizzare questi materiali ma, soprattutto, vanno interrogati per trovare spunti teorici e prospettive politiche per agire l\u2019inchiesta oggi. Discuter\u00f2 due contesti fondamentali per la diffusione dell&#8217;inchiesta marxiana (al di fuori della Francia) all\u2019indomani della sua pubblicazione: la Polonia e i Paesi Bassi. Purtroppo, la versione italiana dell&#8217;inchiesta, pubblicata sul giornale La Lotta di Paolo Valera, fu sequestrata e soppressa dalla polizia \u2013 sarebbe stato bello poterne discutere in questa sede.<br \/>\nL&#8217;INCHIESTA OPERAIA IN POLONIA<br \/>\nL&#8217;inchiesta di Marx apparve per la prima volta in polacco nel luglio 1880, sulla rivista radicale Rownosc [3]. Rownosc era una pubblicazione di Stanislaw Mendelson, un comunista polacco in esilio a Ginevra per sfuggire alla censura delle autorit\u00e0 russe che avevano occupato la Polonia. La rivista fu un importante mezzo attraverso cui i socialisti esiliati potevano rimanere in contatto con il nascente movimento operaio, contribuendo a rendere possibile la redazione del primo programma socialista polacco. Rownosc veniva regolarmente contrabbandata in Polonia e molti militanti furono arrestati per il possesso della rivista.<br \/>\nI redattori di Rownosc non si limitarono a riprodurre le domande del questionario di Marx, ma inclusero anche una nuova introduzione. All\u2019interno di questa dichiararono che nuove inchieste, basate sull\u2019opera originale ma focalizzate sulla specificit\u00e0 del contesto polacco, sarebbero state pubblicate. Cos\u00ec, il questionario di Marx si rivela essere un vero e proprio modello per le successive inchieste. La necessit\u00e0 di queste inchieste \u00abaggiornate\u00bb fu confermata da un importante appello del giornale Przed\u015bwit, anch&#8217;esso diretto da Mendelson. Przed\u015bwit fece pubblicit\u00e0 all\u2019Inchiesta Operaia durante tutto il corso degli anni Ottanta del XIX secolo, e il giornale lanci\u00f2 un appello massiccio per la costruzione di un progetto di inchiesta operaia polacca. Invit\u00f2 i suoi lettori a fare inchiesta per tutti gli anni Ottanta del XIX secolo, fino a lanciare un accorato appello nel maggio 1886 per il progetto di un&#8217;inchiesta operaia polacca.<\/p>\n<p>IN QUESTO APPELLO, I REDATTORI AFFERMANO CHE:<br \/>\nnon basta sapere che il socialismo \u00e8 la risposta&#8230; Dobbiamo conoscere a fondo la struttura politica ed economica di oggi: dobbiamo rivelare tutti gli imbrogli con cui il popolo viene tenuto in schiavit\u00f9&#8230; Per sconfiggere il nemico dobbiamo conoscerlo bene: dobbiamo sapere dove colpirlo e quale forza usare&#8230; Che cos&#8217;altro c&#8217;\u00e8 alla base delle relazioni sociali di oggi se non l&#8217;organizzazione del lavoro? [4].<br \/>\nPer coloro che non hanno accesso al questionario originale, Przed\u015bwit consiglia ai militanti di scrivere nuove domande. Combinandole, si mette in evidenza la possibilit\u00e0 di produrre conoscenza operaia, capace di favorire processi di ricomposizione di classe e promuovere un punto di vista antagonista. L&#8217;appello di Przed\u015bwit sottolinea chiaramente come l&#8217;inchiesta non sia un esercizio neutrale di accumulazione di conoscenza sulle condizioni del lavoro. Al contrario, si tratta di una pratica militante per abolire l&#8217;organizzazione capitalistica del lavoro: per \u00absovvertire lo stato di cose presente e costruire un sistema sociale migliore\u00bb. Con Marx, i militanti polacchi affermano che l&#8217;inchiesta non deve essere lasciata agli studiosi e agli accademici, poich\u00e9 \u00e8 prima di tutto uno strumento per i lavoratori.<\/p>\n<p>Successivamente Przed\u015bwit pubblic\u00f2 un report in risposta ai sopracitati appelli, scritto da un operaio che si faceva chiamare Wola. Quest\u2019ultimo, parte di una cellula di fabbrica, descrive dettagliatamente la situazione di sei diverse fabbriche e officine polacche. Per Wola l\u2019inchiesta \u00e8 un mezzo per costruire un&#8217;organizzazione rivoluzionaria: \u00abi ranghi della nostra piccola banda stanno crescendo&#8230;\u00bb afferma, \u00abquesto \u00e8 un significativo passo avanti. Forse, per la prima volta, gli operai polacchi nel Principato cominciano a rendersi conto di cosa stanno sacrificando all&#8217;altare del patriottismo &#8211; del patriottismo capitalista, per essere precisi\u00bb [5].<\/p>\n<p>L&#8217;appello di Przed\u015bwit si conclude con un&#8217;importante dichiarazione: \u00abci sono altri modi per inviare lettere dal Regno di Polonia, anche se, naturalmente, non possiamo scriverne pubblicamente\u00bb. Questo testimonia le reti clandestine di militanti che contrabbandavano le inchieste e altri materiali di propaganda radicale all\u2019interno del paese. In questo contesto di repressione statale, la letteratura radicale di Rownosc e Przed\u015bwit si ritrova spesso vicino a coltelli, tirapugni e pistole per difendere le tipografie e sfuggire agli agguati della polizia [6].<br \/>\nL\u2019INCHIESTA OPERAIA NEI PAESI BASSI<br \/>\nL&#8217;inchiesta di Marx venne successivamente pubblicata nei Paesi Bassi, come risultato della collaborazione tra il fabbro militante Willem Ansing e la leader socialista Domela Nieuwenhuis. L\u2019inchiesta apparve nel giornale di quest\u2019ultima, Recht Voor Allen, nell&#8217;ottobre 1880, e, successivamente, sul giornale sindacale De Werkmansbode. In entrambi i casi, il questionario fu ridotto e leggermente modificato, ciononostante, una dichiarazione esplicita di Nieuwenhuis ricostruisce il modello ne La Revue Socialiste [7].<br \/>\nL&#8217;inchiesta olandese \u00e8 particolarmente significativa per la raccolta di risposte, cinquantotto delle quali esistono ancora e sono state riprodotte nel libro Heren en Arbeiders di J. M. Welcker (1978). Le risposte provengono da lavoratori di diversi settori: macchinisti, mobilieri, operai di fabbrica, fabbri e lavoratori agricoli. Alcuni degli intervistati dichiarano di essere iscritti ad un sindacato, ed \u00e8 evidente come svariate sezioni abbiano partecipato attivamente all&#8217;organizzazione e alla distribuzione del questionario. Tuttavia, la maggior parte delle risposte indica un\u2019assenza significativa di organizzazioni politiche formali in questi luoghi di lavoro.<br \/>\nIn queste quasi duecento pagine di risposte, la produzione capitalista diviene bersaglio di un brutale attacco, poich\u00e9 dipinta senza ideologia o illusione. Ci viene offerto uno sguardo diretto al \u00absegreto laboratorio della produzione\u00bb che appaiono formare, solo dopo poche pagine, una vera e propria camera di tortura. I lavoratori rivelano una realt\u00e0 orrenda, capace di fare rabbrividire anche il pi\u00f9 accanito appassionato dell\u2019orrido. Alle domande di Marx sulle condizioni di lavoro e sulle misure di sicurezza, gli intervistati descrivono operai cadere in vasche di acido cloridrico bollente; lavoratori perdere arti a causa dei macchinari delle acciaierie e delle officine dei fabbri; individui rovinarsi la vista, l&#8217;udito, i polmoni, la salute fisica e mentale a causa di troppo lavoro e sfruttamento[8]. Per coloro che sono abbastanza fortunati da evitare lesioni mortali, i lavoratori lamentano una vita inghiottita da un lavoro estenuante: una morte lenta in cambio della sopravvivenza.<\/p>\n<p>Lungi dall&#8217;essere casi estremi, ho scelto di riportare queste risposte poich\u00e9 si configurano come norma. Come dichiara un intervistato: \u00ab\u00e8 quasi impossibile trovare un operaio in fabbrica che non sia pi\u00f9 o meno mutilato: alcuni hanno cicatrici, c\u2019\u00e8 chi ha perso la punta delle dita, altri hanno perso un occhio e qualcuno ha uno o due fratture. Chi ha perso le braccia o entrambi gli occhi non si vede pi\u00f9\u00bb [9]. Fabbri, falegnami, tagliatori di diamanti, calzolai, tessitori di tappeti e sarti si ritrovano tutti d\u2019accordo: qui troviamo un lavoro che brutalizza il corpo, la mente e lo spirito.<br \/>\nOltre a queste realt\u00e0 tetre e raccapriccianti, nelle risposte al sondaggio olandese abbiamo anche la possibilit\u00e0 di osservare altri aspetti della vita della classe operaia. Possiamo conoscere la resistenza, la lotta, gli scioperi, le vittorie e possiamo persino intravedere una specifica composizione politica dei lavoratori. Inoltre, compare una forma di burnout dovuta non all\u2019eccessivo lavoro, ma all&#8217;esaurimento politico. Willem Ansing, il fabbro che aiut\u00f2 a organizzare l\u2019indagine, risponde a s\u00e8 stesso e riflette sul fallimento dei suoi tentativi di organizzazione politica: \u00able ho provate tutte: discorsi, riviste, scritti, Recht Voor Allen, mi \u00e8 costato denaro e mi ha portato solo l\u2019odio e il disprezzo della gente, dei capi e dei direttori; questo \u00e8 quanto\u00bb[10]. Un altro intervistato si strappa i capelli per la frustrazione: vorrebbe convincere i suoi colleghi a partecipare alle riunioni politiche, ma tutto ci\u00f2 che vogliono fare a fine turno \u00e8 bere. Si lamenta: \u00abtutto quello che senti appena uscito dalla fabbrica \u00e8 \u2018grazie a Dio, adesso possiamo bere!\u00bb [11].<br \/>\nSono sicuro che si tratta di esperienze con cui ciascuno di noi si pu\u00f2 relazionare a livello profondo. La frustrazione dell\u2019organizzazione politica, l&#8217;odio per il lavoro, ma anche il sollievo e la gioia di poter condividere una birra al pub con gli amici. Nel complesso, le risposte non solo rivelano un ampio coinvolgimento nel sondaggio, ma costituiscono un notevole esempio di ricerca collettiva sulla classe operaia e una fonte diretta di inestimabile informazione sui luoghi di lavoro del XIX secolo.<br \/>\nL&#8217;USO DELL&#8217;INCHIESTA<br \/>\nDopo aver discusso i tentativi olandesi e polacchi di condurre un&#8217;inchiesta utilizzando il questionario di Marx, vorrei fare alcune considerazioni che spero possano dare origine ad una discussione.<br \/>\nIn entrambi i casi, le forme di lotta entro cui si articol\u00f2 l\u2019inchiesta operaia furono condizionate dalle circostanze materiali. In Polonia, queste condizioni rendevano favorevole la lotta rivoluzionaria e i militanti erano costretti a operare in clandestinit\u00e0. Nei Paesi Bassi il contesto stimol\u00f2 un approccio pi\u00f9 aperto e riformista alla lotta di classe, con la pi\u00f9 cauta leadership socialista a promuovere in maniera rilevante l\u2019inchiesta come impresa pubblica. Ci\u00f2 significa che entrambi i progetti si discostano dall\u2019idea iniziale di Marx per l\u2019inchiesta originale in francese, cosa che senza dubbio Marx stesso avrebbe apprezzato. Nel contesto di queste deviazioni, i socialisti polacchi si sono spinti oltre Marx, mentre gli olandesi hanno mostrato moderazione. Come dobbiamo interpretare tutto questo?<br \/>\nNella loro introduzione all\u2019inchiesta, i militanti polacchi di Rownosc affermano che l\u2019inchiesta \u00e8 uno strumento dei lavoratori, dichiarando esplicitamente che raggiungere un pubblico pi\u00f9 ampio non \u00e8 una loro preoccupazione. Un punto di vista operaio partigiano risulta, cos\u00ec, centrale: Rownosc rifiuta senza mezzi termini l&#8217;intellighenzia e la stampa borghese. L\u2019inchiesta \u00e8 un\u2019impresa operaista, che enfatizza chiaramente il punto di vista della classe operaia e si basa su una rottura rigida e partigiana con l&#8217;intellighenzia, la stampa borghese e cos\u00ec via. In altre parole, i compagni polacchi pronunciano un programma di lavoro militante: al diavolo la societ\u00e0 e lo spettacolo della politica!<br \/>\nPer il direttore di Recht Voor Allen, nei Paesi Bassi, invece, l&#8217;utilit\u00e0 dell&#8217;inchiesta risiede proprio nella sua capacit\u00e0 di portare alcune problematiche all\u2019attenzione della societ\u00e0 pi\u00f9 in generale. Infatti, Nieuwenhuis sottolinea che il benessere della classe pi\u00f9 numerosa, la classe operaia, \u00e8 la condizione necessaria per il benessere del paese. L\u2019inchiesta olandese viene cos\u00ec presentata come rimedio curativo per i mali dell\u2019interesse generale, a cui i lavoratori sono chiamati a contribuire.<\/p>\n<p>I bisogni della societ\u00e0 \u2013 cio\u00e8 i bisogni di ogni membro della societ\u00e0 \u2013 potranno essere effettivamente soddisfatti solo quando il modo di produzione capitalistico sar\u00e0 definitivamente demolito. Nel frattempo, gli appelli all\u2019interesse generale spesso funzionano come riaffermazione dei valori borghesi e come mezzo per reprimere le lotte. \u00abL\u2019interesse pubblico\u00bb \u00e8 sempre utilizzato come arma per contrattaccare i lavoratori in sciopero e i sindacati: come se il \u00abpubblico\u00bb non fosse composto anche dalla classe operaia! Questi appelli vanno sempre considerati con una buona dose di scetticismo: spesso, \u00e8 proprio contro la societ\u00e0 che la classe operaia deve combattere.<br \/>\nQui c\u2019\u00e8 chiaramente un elemento di tensione che deve essere ulteriormente elaborato e che metto a fuoco nel libro. Lungi dal voler esprimere un giudizio su cosa costituisca una vera inchiesta operaia, credo sia sufficiente, per ora, illustrare che in entrambi i casi \u2013 quello riformista e quello rivoluzionario \u2013 il metodo di Marx ha ispirato alcune lotte importanti che hanno aumentato il potere della classe operaia.<br \/>\nIn conclusione, quindi l&#8217;inchiesta operaia fu tutt&#8217;altro che un fallimento durante la vita di Marx. Il suo questionario \u00e8 stato capace di dare forma a lotte globali per tutto il XX secolo e ancora oggi continua ad ispirare generazioni di militanti. Come affermato da Marx stesso: \u00absolo i lavoratori possono descrivere con cognizione di causa le disgrazie di cui soffrono e solo la classe operaia, e non dei salvatori mandati dalla provvidenza, pu\u00f2 mettere in campo con risolutezza i rimedi per curare i mali sociali\u00bb.<br \/>\n*(FONTE: Sinistrainrete. Clark McAllister \u00e8 un redattore di \u00abNotes from Below\u00bb e un dottorando presso Open University (Londra). La sua attivit\u00e0 di ricerca riguarda i lavoratori migranti del settore agricolo e la storia dell&#8217;inchiesta operaia. Traduzione di Elia Alberici e Francesca Ioannilli.)<br \/>\nNote<br \/>\n[1] Lawrence, K. (1973) A Workers\u2019 Inquiry by Karl Marx.<br \/>\n[2] Haider, A. e Mohandesi, S. (2013) \u2018Workers\u2019 Inquiry: A Genealogy\u2019, Viewpoint Magazine, Issue 3; Ovetz, R. 2020) Workers\u2019 Inquiry and Global Class Struggle, Londra: Pluto.<br \/>\n[3] Rownosc \u2013 Kwestyjonaryjusz Robotniczy (1880) \u2013 in Karl Marx\u2019s Workers\u2019 Inquiry: 58.<br \/>\n[4] Przed\u015bwit, Do Towarzyszy (1886) \u2013 in Karl Marx\u2019s Workers\u2019 Inquiry: 63.<br \/>\n[5] Przed\u015bwit, Do Towarzyszy (1886) \u2013 in Karl Marx\u2019s Workers\u2019 Inquiry: 69.<br \/>\n[6] Blit, L. (1971) The Origins of Polish Socialism, the History and Ideas of the First Polish Socialist Party, 1878-1886, Cambridge, Cambridge University Press: 84.<br \/>\n[7] De Werkmansbode, Dear Editor (1881) \u2013 in Karl Marx\u2019s Workers\u2019 Inquiry: 84-85.<br \/>\n[8] Workers\u2019 Responses to the Inquiry, in Karl Marx\u2019s Workers\u2019 Inquiry: 86-117.<br \/>\n[9] Ansing, W., Workers\u2019 Responses to the Inquiry, in Karl Marx\u2019s Workers\u2019 Inquiry: 112.<br \/>\n[10] Ibid: 112.<br \/>\n[11] W. P. G. Helsdingen, ibid: 114.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; La Senatrice La Marca (Pd)* \u201c risposta del Maeci insoddisfacente per quanto riguarda il voto degli italiani residenti extra UE\u201d 02 &#8211; Andrea <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=41609\" title=\"n\u00b017- 29\/04\/23-RASSEGNA DI NEWS AZIONALI E INTERNAZIONALI.  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