{"id":41241,"date":"2023-03-11T09:24:35","date_gmt":"2023-03-11T09:24:35","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=41241"},"modified":"2023-03-12T11:49:48","modified_gmt":"2023-03-12T11:49:48","slug":"n-10-11-marzo-2023-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=41241","title":{"rendered":"n\u00b0 10 \u2013 11\/03\/23. RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI.  NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; La Marca (Pd)*: partecipa alla festa della donna organizzata da cibpa.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; La Marca (Pd)*: a Toronto per la festa degli alpini di Vaughan e l&#8217;incontro con il patronato 50&amp;pi\u00f9enasco.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Fabrizio Tonello*: Il potere globale: 8000 miliardi e vent\u2019anni di guerre. USA\/CINA<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Pasquale Misuraca*: La scienza della storia e della politica. La Sinistra ha perso le elezioni regionali del 2023 perch\u00e9 ha perso Gramsci nel 1949.<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Alfiero Grandi*: Eletta Schlein, tutta l&#8217;opposizione deve misurarsi con i problemi. Ad esempio sul presidenzialismo la destra ha idee chiare, mentre l&#8217;opposizione ne sottovaluta l&#8217;importanza.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; M. Bertorello, D. Corradi*: Aspettando Godot, tra aiuti di stato e debito.<\/strong><br \/>\n<strong>07 \u2013 Alfiero Grandi*: Meloni si vanta della retromarcia sulle auto elettriche e abbraccia il fossile.<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; La ricerca in Europa, una questione di genere- Disparit\u00e0 di genere &#8211; Il numero di ricercatori universitari \u00e8 in aumento nella maggior parte dei paesi Ue. Le donne incontrano ancora maggiori barriere in questo tipo di carriera, in primo luogo da un punto di vista contrattuale(*)<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Francesca Leoci*: Riforma fiscale: in arrivo il condono\u2026 per gli evasori . La riduzione delle aliquote Irpef. IL CONDONO PER GLI EVASORI.<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; Sabato Angieri*: Andrea \u015eeceresini e Alfredo Bosco. I giornalisti cacciati da Kiev ancora senza risposte: \u00abVogliamo tornare\u00bb &#8211; CRISI UCRAINA. Alfredo Bosco e Andrea Sceresini ricostruiscono un anno di guerra fino al ritiro dell\u2019accredito<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; LA MARCA (PD) PARTECIPA ALLA FESTA DELLA DONNA ORGANIZZATA DA CIBPA.<\/strong><br \/>\n\u00abNella giornata internazionale dei diritti della donna sono onorata di partecipare allo splendido evento organizzato dalla CIBPA (Canadian Italian Business and Professional Association) dal titolo \u201cWomen in Leadership\u201d per celebrare i traguardi delle donne italo-canadesi come eccellenze nei rispettivi settori professionali: dall&#8217;arte al mondo degli affari. Non bisogna per\u00f2 spegnere i riflettori su tutte le altre donne che purtroppo non hanno la fortuna di vivere in un paese come il Canada.<br \/>\nPenso alle innumerevoli donne alle quali vengono negati i diritti pi\u00f9 elementari e che, nel tentativo di dare un futuro migliore a s\u00e8 stesse e ai propri figli, perdono la vita. Sto parlando dell\u2019immane tragedia avvenuta due settimane fa al largo delle coste di Steccato di Cutro, in Calabria. In questa giornata il mio pensiero va anche e soprattutto a queste donne\u00bb \u00c8 quanto afferma in una nota la senatrice del Partito Democratico, Francesca La Marca, eletta nella circoscrizione estero, ripartizione America Settentrionale e Centrale.<br \/>\n\u00abLe mie pi\u00f9 sincere congratulazioni sono rivolte alla vincitrice del premio \u201cdonna dell\u2019anno\u201d, ovvero alla Direttrice delle Pubbliche Relazioni per il sindacato \u201cLiUNA\u201d, la signora Victoria Mancinelli &#8211; ha continuato la senatrice La Marca &#8211; i suoi successi professionali e personali sono fonte d\u2019ispirazione per continuare a lavorare verso l\u2019obiettivo della piena equit\u00e0 di genere\u00bb<br \/>\nL\u2019evento ha avuto lo scopo di valorizzare, riconoscere e premiare la leadership delle donne italo-canadesi all\u2019interno della comunit\u00e0. Fra le quasi 500 persone partecipanti anche varie autorit\u00e0, fra cui il Console Generale Luca Zelioli.<br \/>\n\u00abE\u2019 stato sicuramente un enorme piacere conoscere cos\u00ec tante donne, e di conseguenza cos\u00ec tante storie di vita vissuta, che danno lustro alla nostra societ\u00e0. Credo sia sempre giusto ricordare queste ragazze, cos\u00ec che possano poi essere un faro per la nostra generazione futura che, grazie a questi esempi e a questi eventi, avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di crescere e di poter essere chi vorr\u00e0, raggiungendo il loro pieno potenziale senza incontrate barriere basate sul genere\u00bb ha concluso la senatrice La Marca.<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca, Ph.D. &#8211; SENATO DELLA REPUBBLICA &#8211; &#8211; Ripartizione Nord e Centro America &#8211; Electoral College of North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; La Marca (Pd)*: A TORONTO PER LA FESTA DEGLI ALPINI DI VAUGHAN E L&#8217;INCONTRO CON IL PATRONATO 50&amp;PI\u00d9ENASCO<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl senso del dovere, la tenacia, la responsabilit\u00e0, lo spirito di sacrificio, la determinazione e un forte senso di solidariet\u00e0: sono questi i valori che ho sentito nelle parole degli alpini del gruppo autonomo di Vaughan (Toronto) durante la festa delle \u201cPenne Nere\u201d, guidate dal Capogruppo Danilo Cal, celebratasi lo scorso sabato 4 marzo e a cui ho avuto l\u2019onore di prendere parte. Negli occhi degli alpini ho visto la fierezza e l\u2019orgoglio, non solo di appartenere ad un corpo cos\u00ec importante per la nostra storia nazionale, ma anche un fortissimo senso di attaccamento verso l\u2019Italia e l&#8217;intera comunit\u00e0 nazionale\u00bb. \u00c8 quanto afferma in una nota la senatrice del Partito Democratico, Francesca La Marca, eletta nella circoscrizione estero, ripartizione America Settentrionale e Centrale.<\/p>\n<p>\u00abIl gruppo degli alpini di Vaughan \u2013 prosegue la senatrice La Marca &#8211; \u00e8 formato da 71 soci ed alla festa erano presenti oltre 400 persone tra cui il ministro provinciale, diversi parlamentari canadesi, il sindaco della citt\u00e0, il Console Generale italiano a Toronto Luca Zelioli, i rappresentati di tutte le Forze Armate oltre a una consistente rappresentanza della locale comunit\u00e0 italiana. L\u2019occasione ha permesso di raccogliere oltre 5mila dollari da destinare agli anziani italo-americani affetti da Alzheimer. Lo spirito e i valori che l\u2019Associazione Nazionale Alpini promuove sono tutt\u2019ora vivi e forgiano ognuno dei suoi membri. Inoltre &#8211; aggiunge la senatrice La Marca &#8211; le sue innumerevoli sezioni all\u2019estero dimostrano quanto i valori di sacrificio, unit\u00e0 e fratellanza siano radicati non solo in Italia ma anche fuori dai confini nazionali\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNella giornata di ieri \u2013 prosegue la senatrice La Marca \u2013 ho preso parte ad un incontro con alcuni responsabili del patronato 50&amp;pi\u00f9Enasco che, quotidianamente, assistono nelle pratiche burocratiche e amministrative molti nostri connazionali. All\u2019incontro erano presenti David Sensi, direttore esecutivo dela rete dei patronati Enasco, Annalisa Caserta e Catia Squartecchia responsabili rispettivamente degli uffici di Vaughan e Hamilton. L\u2019occasione \u00e8 stata utile per fare il punto su quelle che sono le principali richieste e problematiche che devono affrontare gli italiani residenti in zona\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019urgenza dell\u2019incontro \u2013 prosegue la Senatrice La Marca \u2013 \u00e8 stata giustificata anche dal repentino cambio di politica della societ\u00e0 InfoCert, l\u2019unico provider disponibile per l\u2019ottenimento dello SPID (Sistema Pubblico di Identit\u00e0 Digitale) per gli italiani all\u2019estero, non in possesso di un documento di identit\u00e0 italiano. Le nuove disposizioni, e in particolare l\u2019obbligo di presentare in ogni caso un documento di identit\u00e0 valido, hanno chiaramente messo in agitazione i patronati esteri ed i loro assistiti. \u00c8 fondamentale \u2013 sottolinea la Senatrice La Marca &#8211; che i patronati possano continuare, grazie allo SPID, ad assistere i nostri connazionali all\u2019estero. Il rischio concreto \u00e8 che altrimenti questi gravino sugli uffici consolari gi\u00e0 in affanno per mancanze strutturali e di personale. Per questa ragione \u2013 conclude la senatrice La Marca &#8211; seguo da vicino e con attenzione la vicenda ed ho anche sottoscritto un\u2019interrogazione parlamentare, rivolta al Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, presentata dal collega Francesco Giacobbe, a cui spero arrivi presto una risposta\u00bb.<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca, Ph.D. &#8211; SENATO DELLA REPUBBLICA &#8211; Ripartizione Nord e Centro America &#8211; Electoral College of North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Fabrizio Tonello*: IL POTERE GLOBALE: 8000 MILIARDI E VENT\u2019ANNI DI GUERRE . USA\/CINA. LA SUPREMAZIA USA ALLA SFIDA DELLA CINA, RESUSCITA IL MITO DELLA POTENZA MILITARE NECESSARIA.<\/strong><br \/>\n\u00abRimarremo leader dell\u2019Indo-Pacifico\u00bb Dove vive met\u00e0 del mondo, ma nessun americano<br \/>\nGrazie all\u2019invasione dell\u2019Ucraina \u00e8 resuscitato il mito che il mondo abbia bisogno di pi\u00f9 potenza militare americana.<br \/>\nUn mito che appena un anno e mezzo fa sembrava sepolto nelle valli afghane: 20 anni di costosissima e inutile guerra finivano nel caos dell\u2019aeroporto di Kabul e nel completo ritiro delle truppe. Afghanistan e Iraq: le due guerre pi\u00f9 lunghe della storia degli Stati uniti, che avevano portato solo morte e distruzione senza raggiungere nessuno degli obiettivi pomposamente dichiarati all\u2019inizio.<\/p>\n<p>Sarebbe dovuto essere un campanello d\u2019allarme simile a quello suonato in Gran Bretagna nel 1956, dopo l\u2019intervento per riaffermare il proprio controllo sul Canale di Suez e per \u201cdare una lezione\u201d al presidente egiziano Nasser. La debacle che ne segu\u00ec cost\u00f2 il posto al Primo ministro inglese Anthony Eden e costrinse gli inglesi a riconoscere che il loro ciclo imperiale era giunto alla fine. La vecchia ricetta \u2013 mettere in riga i popoli pi\u00f9 deboli \u2013 non funzionava pi\u00f9.<\/p>\n<p>LA CAOTICA e umiliante fuga da Kabul nel 2021 avrebbe potuto essere l\u2019occasione per dichiarare la finita l\u2019era degli interventi militari ai quattro angoli del mondo: al contrario, grazie anche a Putin, il momento \u00e8 passato. L\u2019invasione dell\u2019Ucraina da parte della Russia ha fatto rivivere la tradizione pi\u00f9 che secolare dell\u2019uso della forza da parte dell\u2019America, sia pure nella forma dell\u2019uso di forze locali: cos\u00ec come c\u2019erano state le truppe vietnamite, e poi afghane, addestrate e pagate dal Pentagono, oggi nella steppa combattono giovani ucraini che consumano pi\u00f9 armi e munizioni di quante gli Stati Uniti riescano a produrne.<\/p>\n<p>LA GUERRA AFGHANA \u00e8 sparita dalla memoria e l\u2019amministrazione sembra pronta a commettere gli stessi errori che hanno portato a quella sconfitta, tutti giustificati dall\u2019apparente obbligo di leadership globale: qualche giorno fa l\u2019ambasciatore americano in Cina, Nicholas Burns, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono, e intendono rimanere, i leader della regione Indo-Pacifica, ovvero dell\u2019immensa regione multi continentale compresa tra l\u2019Australia a sud, l\u2019Asia a nord, l\u2019Africa a ovest e il centro dell\u2019Oceano Pacifico a est. Contiene met\u00e0 della popolazione della Terra e ovviamente anche la Cina ma non gli Stati uniti, ovviamente, quindi le affermazioni di Burns non possono che essere percepite come fortemente provocatorie a Pechino.<\/p>\n<p>Oggi il presidente Joe Biden e i suoi consiglieri parlano disinvoltamente di Russia e Cina in modi che lasciano trasparire una visione obsoleta, moralistica e sconsideratamente grandiosa del potere americano. Una retorica bellicosa adottata da Biden che sembra aver sposato senza riserve l\u2019ossessione dell\u2019establishment di Washington per l\u2019egemonia, insieme all\u2019idea di una nuova era di dominio americano sostenuto militarmente a qualunque costo. La necessit\u00e0 della supremazia militare degli Stati Uniti \u2013 sia essa misurata dalla spesa del Pentagono, dal numero di basi all\u2019estero o dalla propensione all\u2019uso della forza \u2013 \u00e8 diventata un articolo di fede.<\/p>\n<p>Il progetto Costs of War della Brown University ha stimato che le azioni militari statunitensi dall\u2019attacco terroristico dell\u201911 settembre 2001 in poi sono costate circa 8.000 miliardi di dollari, una somma decine di volte superiore a quella per la tanto sbandierata iniziativa infrastrutturale Building a Better America dell\u2019amministrazione Biden. Ed \u00e8 difficile capire come i benefici di queste operazioni militari possano aver superato i costi, umani e finanziari, per gli Stati Uniti e per il mondo.<\/p>\n<p>TUTTAVIA, LA LOGICA di base che ha favorito gli interventi in tutto il pianeta rimane intatta. Persino Biden, che da vicepresidente si era opposto all\u2019aumento delle forze statunitensi in Afghanistan e che da presidente ha infine ritirato le truppe, rimane certo dell\u2019efficacia duratura del potere militare americano. La sua risposta alla sconfitta in Afghanistan \u00e8 stata quella di proporre un aumento della spesa del Pentagono. Il Congresso non solo \u00e8 stato d\u2019accordo, ma ha aggiunto stanziamenti supplementari. Gli aiuti militari all\u2019Ucraina si moltiplicano come se fossero popcorn. Mai un Paese apparentemente votato a nobili cause ha creato pi\u00f9 caos di quanto abbiano fatto gli Stati Uniti dopo la Guerra fredda, mentre si accingevano a colpire gli \u201cstati canaglia\u201d ovunque.<\/p>\n<p>L\u2019elezione di Trump, con le sue bizzarre iniziative come gli incontri con Kim Jong-un e i ripetuti apprezzamenti verso Putin, aveva provocato un esaurimento nervoso all\u2019establishment di politica estera statunitense, un esaurimento da cui non si \u00e8 ancora ripreso del tutto. A met\u00e0 del mandato di Biden, la grande strategia statunitense di leadership globale \u00e8 impantanata in un groviglio di contraddizioni che si rifiuta di analizzare. Tra queste spicca l\u2019insistenza di Washington di tornare di fatto alla guerra fredda con Russia e Cina anche se le risorse disponibili per questa impresa si assottigliano e le prospettive di mantenere il tradizionale posto privilegiato del Paese nell\u2019ordine internazionale si riducono, basti pensare al rifiuto di tre quarti della popolazione mondiale di collaborare alle sanzioni contro la Russia.<\/p>\n<p>EPPURE DOVREBBE essere chiaro che un esercito russo che non riesce nemmeno ad arrivare a Kiev non rappresenta un pericolo per Varsavia, Berlino, Roma o Parigi, tanto meno per New York. Fino ad oggi gli Stati Uniti hanno speso in Ucraina quasi 80 miliardi di dollari che avrebbero potuto essere usati per rallentare il cambiamento climatico, affrontare la crisi dei migranti o migliorare le condizioni della classe operaia americana, tutti compiti vitali anche in vista delle elezioni del 2024, ma che l\u2019amministrazione Biden tratta con molta meno urgenza che armare l\u2019Ucraina.<br \/>\n*( Fonte: Internazionale &#8211; Fabrizio Tonello, \u00e8 professore di Scienza politica presso l&#8217;Universit\u00e0 di Padova. Ha lavorato negli Stati Uniti, alla University of Pittsburgh e alla ..)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Pasquale Misuraca*: LA SCIENZA DELLA STORIA E DELLA POLITICA. LA SINISTRA HA PERSO LE ELEZIONI REGIONALI DEL 2023 PERCH\u00c9 HA PERSO GRAMSCI NEL 1949.<\/strong><\/p>\n<p>GRAMSCI NEI QUADERNI HA SCRITTO CHE AGLI INIZI DEL NOVECENTO ERA ENTRATA IN \u00abCRISI ORGANICA\u00bb LA CIVILT\u00c0 MODERNA, E COME COL RINASCIMENTO, PER SUPERARE LA CRISI DELLA CIVILT\u00c0 MEDIEVALE, SI ERA AVVIATA LA COSTRUZIONE DI UNA NUOVA CIVILT\u00c0 CREANDO NUOVE SCIENZE E NUOVE ARTI, ORA BISOGNAVA COSTRUIRE UNA CIVILT\u00c0 UMANA ULTERIORE.<br \/>\nQuesto compito epocale i marxisti italiani non l\u2019hanno voluto riconoscere nel Gramsci dei Quaderni. Capitanati politicamente e ideologicamente da Togliatti, si sono impegnati a ridurre Gramsci a un \u2018marxista critico\u2019 e mitico fondatore del Partito Comunista d\u2019Italia. Nel 1949 usc\u00ec l\u2019edizione tematica dei Quaderni supervisionata da Togliatti, e fu l\u2019inizio della fine.<\/p>\n<p>Bisogner\u00e0 aspettare il 1975 e l\u2019edizione critica dei Quaderni perch\u00e9 si cominciasse a parlare di \u00abrottura epistemologica\u00bb del Gramsci del carcere rispetto al Gramsci giovane, ma ambiguamente, ancora una volta togliattianamente. E in forma spettacolarmente contraddittoria: la foto del frontespizio dei Quaderni del 1975 non era la foto segnaletica carceraria del 1933 \u2013 del Gramsci scienziato della storia e della politica \u2013 bens\u00ec la foto ritratto del Gramsci del 1916 \u2013 il Gramsci de \u00abIl Grido del Popolo\u00bb.<\/p>\n<p>Un falso storico. Gramsci \u00e8 andato in carcere oltre la sociologia (borghese e marxista) e oltre il marxismo (anche il marxismo di Marx), cominciando a costruire una nuova scienza, \u00abla scienza della storia e della politica\u00bb, che spiega \u2013 tra l\u2019altro \u2013 la \u00abcrisi organica\u00bb della civilt\u00e0 moderna, che oggi stiamo vivendo nella sua fase agonica.<\/p>\n<p>Nel 1978 \u00e8 stato pubblicato dalla De Donato editore il libro \u00abSociologia e marxismo nella critica di Gramsci\u00bb, che ho scritto con Luis Razeto, scienziato sociale cileno internazionalmente noto come primo e massimo autore dell\u2019Economia di Solidariet\u00e0. Dal 2009, arricchito e aggiornato, lo abbiamo pubblicato su Amazon \u2013 col titolo \u00abLa traversata\u00bb. Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una scienza della storia e della politica.<br \/>\nAh, dimenticavo: i \u00abQuaderni del carcere\u00bb e le \u00abLettere dal carcere\u00bb ancora oggi esibiscono nel frontespizio la foto ritratto del Gramsci che grida al popolo, non la foto segnaletica del Gramsci scienziato.<br \/>\n*(Pasquale Misuraca, Ha studiato pittura e scultura a Reggio Calabria, architettura e sociologia a Roma. Consulente della Rete Due della Rai e della Terza Rete radiofonica, ha scritto e realizzato per la Rai una serie di programmi televisivi: Il prodotto intellettuale.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; ALFIERO GRANDI*: ELETTA SCHLEIN, TUTTA L&#8217;OPPOSIZIONE DEVE MISURARSI CON I PROBLEMI. AD ESEMPIO SUL PRESIDENZIALISMO LA DESTRA HA IDEE CHIARE, MENTRE L&#8217;OPPOSIZIONE NE SOTTOVALUTA L&#8217;IMPORTANZA.<\/strong><br \/>\nMELONI VUOLE IL PRESIDENZIALISMO PER AFFERMARE LA SUA LEADERSHIP E PER DIMOSTRARE CHE OTTERR\u00c0 CON QUESTA MAGGIORANZA QUELLO CHE ALTRI NON HANNO OTTENUTO, CAMBIANDO A FONDO L&#8217;ASSETTO COSTITUZIONALE ANTIFASCISTA DEL 1948, ANDANDO OLTRE FINI.<\/p>\n<p>E&#8217; antica la suggestione della destra per cambiare la Costituzione introducendo il Presidenzialismo. Questo obiettivo, dopo 75 anni di Costituzione, \u00e8 ritenuto talmente importante da scendere a patti con spinte contraddittorie come l&#8217;autonomia regionale differenziata. Meloni ha un bel citare il Garibaldi o dichiarare che non ci saranno cittadini di serie A e B, se il progetto Calderoli diventasse legge, Lombardia, Veneto, Emilia aprirebbero la trattativa bilaterale con il Governo per ottenere fino a 23 materie. Il risultato sarebbe una dinamica para secessionista, che renderebbe dubbia perfino la possibilit\u00e0 del Presidenzialismo di governare le forze messe in moto dalla stessa destra.<\/p>\n<p>L&#8217;elezione diretta del Presidente della Repubblica stravolgerebbe la logica e la struttura della nostra Costituzione.<\/p>\n<p>Il Presidente oggi \u00e8 garante e regolatore, eletto da uno schieramento parlamentare, ma con un ruolo che va oltre la maggioranza che l&#8217;ha eletto. Per questo ha potuto, in situazioni difficili, indicare soluzioni che non erano alla portata delle scelte.<\/p>\n<p>Se viene eletto dai cittadini il Presidente diventa il capo della parte che ha vinto le elezioni. E&#8217; il capo della fazione elettorale vincente.<\/p>\n<p>Basta leggere i suoi compiti costituzionali per capire che non c&#8217;\u00e8 solo il ruolo di garante dell&#8217;unit\u00e0 nazionale e della costituzionalit\u00e0 delle scelte politiche.<\/p>\n<p>Il Presidente della Repubblica \u00e8 la carica istituzionale garante dell&#8217;autonomia della magistratura, infatti presiede il Csm, nomina 5 giudici della Corte che ha il compito di garantire la coerenza costituzionale delle leggi.<\/p>\n<p>I costituenti immaginarono un equilibrio tra Governo, parlamento, magistratura, della cui autonomia il Presidente \u00e8 oggi il garante. Pur con variazioni per 75 anni \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ora, con confusa indeterminatezza, Giorgia Meloni intende proporre l&#8217;elezione diretta del capo dello stato in una delle versioni conosciute.<\/p>\n<p>Il presidenzialismo \u00e8 gi\u00e0 in seria crisi, come abbiamo visto il 6 gennaio 2021 negli Usa, con una spaccatura profonda del paese, fino a rischiare il colpo di stato.<br \/>\nAnche Macron sta affrontando una fase complicata e le manifestazioni di protesta popolare sono un avviso potente di fratture non composte.<\/p>\n<p>DOVE SAREBBE IL VANTAGGIO DEL PRESIDENZIALISMO ? NELL&#8217;IMPORRE LE SCELTE ?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di stabilit\u00e0, si dice. Una stabilit\u00e0 accettabile \u00e8 oggi offerta da un sistema parlamentare come quello tedesco, con un sistema elettorale proporzionale e la formazione di coalizioni che hanno il compito di durare, con meccanismi parlamentari che ne aiutano la realizzazione.<\/p>\n<p>Il ruolo parlamento infatti \u00e8 l&#8217;altro elemento dirimente, di cui i presidenzialisti non parlano, ma che verrebbe ridotto di fatto ai minimi termini.<\/p>\n<p>Da un paio di decenni il parlamento \u00e8 stato via via compresso in un ruolo che non gli consente di esercitare effettivamente il ruolo di rappresentante degli elettori.<\/p>\n<p>La debolezza politica dei Governi e delle coalizioni ha inventato meccanismi obbliganti sul parlamento, per costringerlo ad approvare le decisioni dei governi, in testa l&#8217;abuso dei decreti legge.<\/p>\n<p>I parlamentari hanno dato una mano al declino del parlamento, complici leggi elettorali che a partire dal porcellum hanno affidato ai capi partito la scelta dall&#8217;alto dei futuri parlamentari. L&#8217;elezione dipende dal capo partito, non da chi vota.<\/p>\n<p>Il parlamento \u00e8 gi\u00e0 troppo depotenziato. Con il Presidenzialismo avremmo un parlamento svuotato di ruolo e di poteri.<\/p>\n<p>L&#8217;illusionismo che promette agli elettori di decidere sul Presidente continua a negare l&#8217;elezione diretta dei parlamentari, nasconde che la Costituzione italiana diventerebbe regressiva, meno aperta, meno partecipata, meno democratica di quanto \u00e8 oggi, istituendo una sorta di commissario per l&#8217;Italia, peggio solo del Sindaco d&#8217;Italia di Renzi.<\/p>\n<p>Per questo la risposta al Presidenzialismo delle destre non deve essere difensiva, ma una ferma e potente riaffermazione del valore e del ruolo della nostra Costituzione, per difenderla, certo, ma soprattutto per attuarla con rigore a partire dai diritti fondamentali dei cittadini.<\/p>\n<p>Occorre anche una nuova legge elettorale per evitare che in futuro possa continuare lo scempio di una coalizione che con il 44% dei voti ha il 59% dei seggi parlamentari con cui pu\u00f2 cambiare da sola la Costituzione.<br \/>\nLa Costituzione \u00e8 un asse politico fondamentale, su cui si pu\u00f2 coagulare un&#8217;alternativa politica.<br \/>\n*(Alfiero Grandi, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; M. Bertorello, D. Corradi*: ASPETTANDO GODOT, TRA AIUTI DI STATO E DEBITO. NUOVA FINANZA PUBBLICA. LA RUBRICA SETTIMANALE DI ECONOMIA POLITICA<\/strong>. A CURA DI AUTORI VARI<br \/>\nIN EUROPA SI \u00c8 AVVIATO UN CONFRONTO PERCH\u00c9 GLI STATI POSSANO FORNIRE AIUTI ECONOMICI ALLE IMPRESE CON MAGGIORE FACILIT\u00c0 E DISCREZIONALIT\u00c0. Un confronto che indica, perlomeno, la difficolt\u00e0 del mondo industriale continentale nel fronteggiare il regime di ipercompetizione su scala globale. Promotori sono stati principalmente Germania e Francia, i due paesi chiave dell\u2019Unione. Le vecchie regole, un tempo considerate inviolabili, oggi possono essere sacrificate in nome di una condizione straordinaria.<\/p>\n<p>SI PARLA DI PROVVEDIMENTI TEMPORANEI, MA LE RAGIONI SOTTOSTANTI UNA TALE SCELTA SONO COS\u00cc STRUTTURALI CHE SAR\u00c0 DIFFICILE CONSIDERARLI UNA PARENTESI.<\/p>\n<p>Gli aiuti di Stato sono necessari per adeguare l\u2019impresa europea ai competitor mondiali, cio\u00e8 Stati Uniti e Cina, che non si fanno scrupoli a iniettare risorse pubbliche per reggere la sfida internazionale. Il dibattito in corso ci parla di una svolta geopolitica e selettiva della globalizzazione, dove gli aspetti d\u2019interesse strategico prevarranno sempre pi\u00f9 sulla logica della \u00ablibera\u00bb competizione. Inoltre, l\u2019agognata svolta green potr\u00e0 avvenire solo al prezzo di programmi pubblici straordinari per agevolare le riconversioni industriali e, perch\u00e9 no, per rendere politicamente e socialmente sostenibile il progetto stesso, aiutando i soggetti che pagheranno un prezzo salato per questi cambiamenti. Da qui, in sintesi, nasce l\u2019urgenza di ricorrere nuovamente agli aiuti di Stato. Il consenso, per\u00f2, non \u00e8 unanime.<\/p>\n<p>Colpisce, in particolare, l\u2019ostilit\u00e0 delle classi dirigenti italiane (Governo e imprese in primis). Esse temono che gli aiuti di Stato andranno a favorire i paesi che hanno maggiori margini di manovra in quanto meno indebitati. Paesi come Germania, Paesi Bassi e persino la Francia potrebbero indebitarsi di pi\u00f9 e a costi relativamente contenuti per favorire le aziende nazionali, alterando i meccanismi competitivi a danno delle aziende italiane che invece questi aiuti faticherebbero a racimolare. La contraddizione \u00e8 reale, ma rimuovere il problema a monte che genera questa necessit\u00e0 sul piano continentale risulta particolarmente problematico. In questo senso, in Italia non si avanzano altre idee che non siano incentrate sul libero fare delle imprese. Un\u2019illusione che rischia di scivolare nella miopia.<\/p>\n<p>Certo il problema del debito esiste (l\u2019Italia raggiunge il 145,5% del Pil nel 2022), come esiste il rischio che gli aiuti di Stato facciano rima con pubblicizzazione del debito privato e sostegno ai profitti. Allora quello che serve \u00e8 una politica industriale pubblica, consapevoli che la pandemia e ancor prima la crisi del 2008 hanno determinato un\u2019esplosione del debito a tutte le latitudini per contrastare la tendenziale stagnazione, con poche eccezioni (tra cui spicca la Germania). Per fare un esempio, la Francia nel 2021 aveva un debito pari al 112% del Pil, nel 2010 era solo all\u201985%, mentre nel 2007 era al 64,5%. Nella prossima fase il fattore inflazione incider\u00e0 nel contenere il peso relativo del debito. In questo quadro rivendicare il mercato significa non comprendere la partita globale che si \u00e8 aperta.<\/p>\n<p>Piuttosto l\u2019Italia dovrebbe chiedere un piano europeo, capace di reggere la sfida globale e di mettere al centro il tema della giustizia sociale e della conversione ecologica. Per dare forza all\u2019azione pubblica servir\u00e0 una riforma del fisco, nazionale ed europeo, che recuperi il criterio progressivo della tassazione. \u00c9 inutile giraci attorno, il debito pubblico potr\u00e0 essere gestito o ridotto non tanto attraverso la crescita economica, di cui non si prevedono grandi accelerazioni nel prossimo futuro, ma intervenendo sulle grandi ricchezze.<br \/>\nLe forme possono essere molteplici, ma la combinazione con l\u2019inflazione (auspicabilmente non eccessivamente alta) potr\u00e0 alleggerire il fardello del debito e dare fiato a progetti di trasformazione economica sempre pi\u00f9 impellenti. Altrimenti aspettiamo Godot.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto. Marco Bertorello lavora nel porto di Genova, \u00e8 dirigente della Filt-Cgil, collabora con il Manifesto ed \u00e8 autore di volumi e saggi su economia )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 \u2013 Alfiero Grandi*: MELONI SI VANTA DELLA RETROMARCIA SULLE AUTO ELETTRICHE E ABBRACCIA IL FOSSILE.<\/strong> GIORGIA MELONI HA RIVENDICATO COME UN SUCCESSO ITALIANO AVERE OTTENUTO IL BLOCCO DELLE DECISIONI EUROPEE IN MATERIA DI COSTRUZIONE DI NUOVE AUTO CON MOTORI CHE USANO CARBURANTI FOSSILI NON OLTRE IL 2035, AGENDO DI CONSERVA CON LA POLONIA, CON CUI \u00c8 IN PIENO SVILUPPO UN ASSE POLITICO, DI IMPIANTO NETTAMENTE CONSERVATORE.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 nulla di cui vantarsi, \u00e8 stata bloccata un&#8217;iniziativa importante contro la crisi climatica.<\/p>\n<p>Draghi non \u00e8 un ambientalista ma ha saputo collocare l&#8217;Italia in una posizione corretta sulla crisi climatica in occasione del G20 di Roma e poi della Cop 26 di Glasgow puntando sull&#8217;obiettivo di non arrivare all&#8217;aumento di 1,5 gradi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 passato molto tempo, l&#8217;Italia oggi si sta collocando in una posizione opposta, di retroguardia e nel caso dei motori endotermici delle auto con una brusca inversione di rotta, contrastando le iniziative pi\u00f9 coraggiose della Commissione europea sui temi ambientali.<\/p>\n<p>Non sappiamo quando l&#8217;argomento potr\u00e0 essere ripreso, c&#8217;\u00e8 solo da sperare che il resto dell&#8217;Europa isoli le posizioni pi\u00f9 conservatrici e retrograde dell&#8217;Italia e dei suoi nuovi \u201camici\u201d.<\/p>\n<p>In particolare il Governo italiano sta facendo scelte (oppure non fa scelte) che lo collocano lontano dai paesi con cui storicamente l&#8217;Italia ha avuto rapporti stretti di collaborazione.<\/p>\n<p>Il Ministro dell&#8217;Ambiente ha inviato il testo del decreto sulle comunit\u00e0 energetiche a Bruxelles, fin qui potrebbe sembrare tutto ok. Il problema \u00e8 che questo ha lodevoli intenzioni ma non ha chiarito i mezzi finanziari che intende mettere in campo per far partire le comunit\u00e0 energetiche locali che potrebbero dare un contributo rilevante alla transizione ecologica. Per ora solo parole.<\/p>\n<p>Fit for 55 \u00e8 un pacchetto di misure innovative dell&#8217;UE per una svolta in tempi rapidi, in particolare nell&#8217;uso delle energie da fonti rinnovabili nella mobilit\u00e0. La misura che ha colpito di pi\u00f9 l&#8217;attenzione \u00e8 che entro il 2035 non dovrebbero essere pi\u00f9 prodotte auto con motori endotermici, benzina e diesel. Contro questo pacchetto di misure si sono scatenate opposizioni riconducibili alle posizioni dei costruttori di auto, che in particolare in Italia sono su posizioni di conservazione. Stellantis infatti punta sull&#8217;elettrico con alcuni marchi non italiani, mentre la vecchia Fiat resta lontana dalle innovazioni.<\/p>\n<p>La propaganda di produttori, che peraltro stanno gi\u00e0 impoverendo l&#8217;industria in Italia, d\u00e0 numeri di eccedenze di lavoratori indimostrate e in ogni caso dimenticando che quello che non si far\u00e0 pi\u00f9 come prima si far\u00e0 con altre modalit\u00e0, che &#8211; guarda caso &#8211; porteranno pi\u00f9 occupazione, sia pure di tipo diverso.<\/p>\n<p>Il Governo dovrebbe costruire un progetto in cui la transizione si possa realizzare in quanto il superamento della CO2 prodotta dalle auto \u00e8 uno dei punti chiave per impedire l&#8217;aumento della temperaura che provoca i disastri a cui stiamo assistendo.<\/p>\n<p>O invece si pensa seriamente che il cambiamento climatico pu\u00f2 aspettare ? C&#8217;\u00e8 una doppiezza di atteggiamenti, da un lato le notizie allarmanti sulla siccit\u00e0 al Nord portano a nominare un commissario straordinario e dall&#8217;altra nessuna seria scelta strutturale per porvi rimedio. E&#8217; come dire che si rincorrono i problemi anzich\u00e9 prevenirli.<\/p>\n<p>I Ministri interessati si sono sbracciati per rassicurare i produttori, agitando i rischi occupazionali, che pure ci possono essere se non si affrontano i problemi organicamente, verso i quali occorre preparare i rimedi, ad esempio riconvertendo le professionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec per quanto riguarda la produzione da energie rinnovabili, fotovoltaico ed eolico, se togliamo gli effetti del superbonus, ora bloccato per decreto, dovrebbe esserci un piano poliennale per incentivare gli investimenti. Enel \u00e8 vicina al completamento dell&#8217;investimento in pannelli fotovoltaici pi\u00f9 grande d&#8217;Europa, ne servirebbero altri, ma a chi \u00e8 interessato ad investire nelle rinnovabili, fotovoltaico in primis, va presentato un progetto, compresi i finanziamenti pubblici disponibili, altrimenti nel 2030 non avremo i 70 GW di rinnovabili in pi\u00f9 che era il nostro obiettivo.<\/p>\n<p>Va aggiunto che produrre galleggianti e pale eoliche e generatori in mare, a una distanza dalla costa di 25\/30 km, porterebbe importanti commesse per la siderurgia, mentre l&#8217;ex Ilva vivacchia al di sotto delle sue capacit\u00e0 produttive e non ha risolto i problemi di compatibilit\u00e0 ambientale con il territorio.<\/p>\n<p>Invece grande spolvero per i rigassificatori galleggianti e per accordi di fornitura del gas, necessari per la transizione ma che non sono inquadrati in un periodo di transizione destinato a lasciare il campo alle rinnovabili. Addirittura ci si \u00e8 inventati l&#8217;Italia hub europeo del gas, di cui si parla solo da noi e che invece dovrebbe lasciare il posto agli investimenti nelle vere risorse nazionali, acqua, sole, vento, che per di pi\u00f9 sono rinnovabili.<\/p>\n<p>Non pervenute le scelte sull&#8217;idrogeno da fonti rinnovabili, se ne parla per qualche treno, ma un progetto nazionale degno di questo nome non c&#8217;\u00e8, del resto se scegli l&#8217;idrogeno devi anche costruirne la distribuzione e prevederne l&#8217;uso al posto dei carburanti fossili.<\/p>\n<p>La guerra ha certamente cambiato le priorit\u00e0 e la transizione ecologica \u00e8 stata brutalmente spinta in secondo piano. In primo piano ora c&#8217;\u00e8 la guerra, per di pi\u00f9 con la curiosa affermazione della Meloni che l&#8217;aiuto militare all&#8217;Ucraina non costerebbe nulla all&#8217;Italia, affermazione discutibile e che verr\u00e0 presto smentita dalla spesa militare che l&#8217;Italia si \u00e8 impegnata a portare al 2% nel giro di qualche anno.<\/p>\n<p>Il Governo sulle politiche ambientali finora ha mostrato un volto conservatore, regressivo, in contraddizione perfino con le dichiarazioni di ricerca di una maggiore autonomia nazionale, che verrebbe garantita solo da una crescita esponenziale delle energie da fonti rinnovabili.<\/p>\n<p>Tra l&#8217;hub del gas del Governo e un&#8217;Italia lanciata negli investimenti pi\u00f9 avanzati sulle rinnovabili c&#8217;\u00e8 di mezzo un mare, o meglio le scelte politiche e il Governo Meloni \u00e8 disinteressato alle politiche ambientali e invece \u00e8 molto orientato sul fossile, basta guardare il che sta assumendo Eni. Per di pi\u00f9 il rinnovamento delle fonti energetiche porterebbe tecnologie avanzate, ricerca, nuovi lavori, processi di formazione.<\/p>\n<p>Invece il Governo si attarda su posizioni di retroguardia. Qui siamo oltre i tanti incidenti di percorso di cui si sta discutendo ma c&#8217;\u00e8 una linea politica sbagliata e retrograda, contraria agli interessi e ad una vera autonomia nazionale.<\/p>\n<p>Alle concessioni balneari il Governo ha dedicato tempo ed impegno mentre le politiche ambientali sono nella nebbia, o peggio. Questo Governo ha comportamenti regressivi, pericolosi. Per di pi\u00f9 gli errori sulle concessioni balneari hanno gi\u00e0 portato ad un alto l\u00e0 dell&#8217;Unione europea sulla prossima tranche di miliardi del PNRR.<br \/>\n*(Alfiero Grandi, politico, giornalista e Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.k)<\/p>\n<p>08 &#8211; La ricerca in Europa, una questione di genere- Disparit\u00e0 di genere &#8211; Il numero di ricercatori universitari \u00e8 in aumento nella maggior parte dei paesi Ue. Le donne incontrano ancora maggiori barriere in questo tipo di carriera, in primo luogo da un punto di vista contrattuale.<\/p>\n<p>Nel 2021 in Ue ci sono circa 638mila ricercatori. Ovvero 143 ogni 100mila abitanti.<br \/>\nLa Danimarca \u00e8 il paese con l&#8217;incidenza maggiore (306 ogni 100mila abitanti). L&#8217;Italia \u00e8 il quartultimo (99).<br \/>\nLE DONNE INCONTRANO PI\u00d9 BARRIERE IN QUESTO SETTORE.<br \/>\nIn 18 stati Ue sono pi\u00f9 spesso precarie rispetto ai loro colleghi uomini. Il divario maggiore si registra in Danimarca.<br \/>\nSecondo la definizione offerta da Eurostat, un ricercatore \u00e8 un professionista impegnato nella concezione o nella creazione di nuove conoscenze, prodotti, processi, metodi e sistemi, nonch\u00e9 nella gestione dei progetti in questione. Si tratta dell\u2019esito di un percorso che inizia con il dottorato di ricerca, di cui abbiamo parlato in un recente approfondimento.<\/p>\n<p>Analizziamo i dati relativi al numero di ricercatori nei paesi dell\u2019Unione europea, alla loro incidenza sulla popolazione totale, e alla loro variazione nel tempo. Soffermandoci in particolare sulle disuguaglianze, a oggi ancora persistenti, tra ricercatori e ricercatrici. Queste ultime sono pi\u00f9 esposte a difficolt\u00e0 e barriere durante il loro percorso e le loro condizioni lavorative continuano a essere in media inferiori rispetto a quelle dei colleghi di sesso maschile.<\/p>\n<p>IL DOTTORATO DI RICERCA IN UNIONE EUROPEA.<br \/>\nI RICERCATORI IN EUROPA<br \/>\nNel corso dell\u2019ultimo decennio il numero di ricercatori nell\u2019Unione europea ha visto un sostanziale aumento: +24% tra 2012 e 2021. In Lussemburgo e a Malta in particolare la cifra \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata. Mentre sono 5 gli stati che hanno riportato un calo, seppur modesto: Romania, Slovacchia, Irlanda, Estonia e Bulgaria. Stando all\u2019ultimo aggiornamento disponibile, i ricercatori universitari in Europa sono pi\u00f9 di 630mila.<\/p>\n<p>638.232 i ricercatori universitari in Ue nel 2021. A ospitarne il numero pi\u00f9 elevato in termini assoluti \u00e8 la Germania (120mila, circa il 19% del totale). Seguono Francia (14%) e Spagna (11%). L\u2019Italia, l\u2019altro grande paese dell\u2019Ue per numero di abitanti, si posiziona al quarto posto (dopo la Polonia), con quasi 59mila ricercatori.<\/p>\n<p>La situazione cambia per\u00f2 significativamente se analizziamo i dati in rapporto al numero di abitanti. In tal caso, non sono i paesi pi\u00f9 popolosi a registrare i dati pi\u00f9 elevati.<\/p>\n<p>La Danimarca \u00e8 il paese europeo con pi\u00f9 ricercatori<br \/>\nL\u2019incidenza dei ricercatori sul totale della popolazione nei paesi Ue (2021)<br \/>\nQuesto contenuto \u00e8 ospitato da una terza parte. Mostrando il contenuto esterno accetti i termini e condizioni di flourish. studio.<br \/>\nDA SAPERE<br \/>\nI dati si riferiscono al totale dei ricercatori in ambito universitario, contati come unit\u00e0 di lavoro (full time equivalent), in rapporto alla popolazione totale registrata da Eurostat al primo gennaio dello stesso anno.<\/p>\n<p>La Danimarca detiene in questo senso il record europeo, con oltre 300 ricercatori universitari ogni 100mila abitanti. Segue il Portogallo con 280. Agli ultimi posti si posizionano invece Romania (32) e Bulgaria (48). L\u2019Italia, con 99 ricercatori ogni 100mila abitanti, \u00e8 al quartultimo posto in Europa e ben al di sotto della media, pari a circa 143.<\/p>\n<p>L\u2019accesso delle donne alla ricerca universitaria<br \/>\nLa ricerca \u00e8 uno degli ambiti di maggiore interesse per quanto riguarda la parit\u00e0 di genere. Infatti si tratta di posizioni lavorative di elevato prestigio, dove tradizionalmente la presenza maschile \u00e8 dominante.<\/p>\n<p>Come afferma l\u2019istituto europeo per l\u2019uguaglianza di genere (Eige), che ha realizzato un apposito report, la ricerca in Europa \u00e8 ancora caratterizzata da una marcata sotto-rappresentazione delle donne. Secondo i dati raccolti dall\u2019istituto, le donne nel 2018 costituivano appena un terzo dei ricercatori presenti nell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Gli ostacoli all\u2019inclusione delle donne nell\u2019ambito della ricerca universitaria sono vari. Tra questi, le discriminazioni rispetto all\u2019accesso ai fondi, siano esse consapevoli o frutto di un bias cognitivo. Ma anche la cultura e l\u2019ambiente, spesso percepito come tossico, maschilista o respingente, stando a numerose testimonianze.<\/p>\n<p>LE DONNE INCONTRANO ANCORA BARRIERE NELLA PROPRIA CARRIERA.<br \/>\nIn parte, la presenza maschile e femminile incide diversamente nei diversi settori della ricerca. Le donne sono nettamente in minoranza negli ambiti tecnici come le ICTs o l\u2019ingegneria. Mentre sono la maggioranza nelle scienze biologiche o negli studi ambientali o umanistici. Oltre a questo, le donne affrontano difficolt\u00e0 molto maggiori nel loro percorso di avanzamento di carriera e la loro presenza rispetto a quella maschile diminuisce fortemente all\u2019aumentare del livello e del prestigio della posizione, come mostrano i dati di She figures.<\/p>\n<p>Ma la disparit\u00e0 di genere si manifesta anche, con particolare forza, a livello di contratto. Le ricercatrici donne sono infatti molto pi\u00f9 spesso precarie rispetto ai loro colleghi uomini. I dati pi\u00f9 recenti su tale divario, forniti da Eige, sono relativi al 2019.<\/p>\n<p>18 SU 27 GLI STATI UE in cui le ricercatrici universitarie sono pi\u00f9 spesso precarie rispetto ai loro colleghi uomini (2019).<br \/>\nIn Danimarca si registra il maggior divario tra uomini e donne<br \/>\nIl tasso di precariet\u00e0 tra i ricercatori universitari nei paesi Ue (2019)<\/p>\n<p>DA SAPERE<br \/>\nSono indicate le percentuali di ricercatori e ricercatrici che dichiarano di essere precari, ovvero di avere un contratto a tempo determinato di breve durata o nessun contratto.<br \/>\nIl divario pi\u00f9 marcato si registra in Danimarca (quasi 10 punti percentuali di differenza) e risulta elevato anche in Ungheria, Grecia, Malta e Austria (tutte sopra i 6 punti percentuali). Mentre in 9 paesi dell\u2019Unione lo scarto \u00e8 a vantaggio delle donne: in questo caso, il dato pi\u00f9 elevato \u00e8 quello riportato dalla Lettonia (6 punti).<br \/>\n(FONTE: elaborazione openpolis su dati Eige &#8211; pubblicati: mercoled\u00ec 21 Dicembre 2022)<\/p>\n<p>09 &#8211; Francesca Leoci*: RIFORMA FISCALE: IN ARRIVO IL CONDONO\u2026 PER GLI EVASORI . LA RIDUZIONE DELLE ALIQUOTE IRPEF. IL CONDONO PER GLI EVASORI.<br \/>\nIL GOVERNO MELONI PUNTA A UNA RIDUZIONE A TRE ALIQUOTE IRPEF, NELLA RIFORMA FISCALE CHE ANTICIPA L\u2019INTRODUZIONE DEL CONDONO.<br \/>\nLa riforma fiscale del governo Meloni prende sempre pi\u00f9 forma. Le previsioni si concentrano sulla riduzione di aliquote e scaglioni Irpef e Iva, semplificazione delle tasse per le imprese e razionalizzazione di sconti ed esenzioni fiscali. La questione \u00e8 stata discussa in un incontro tra il viceministro con delega agli Affari fiscali, Maurizio Leo e i sottosegretari del Mef.<br \/>\nCome annunciato dal viceministro dell\u2019Economia con delega al Fisco, Maurizio Leo, l\u2019obiettivo del governo \u00e8 quello di ridurre a tre le aliquote dell\u2019Irpef, prevedendo anche una revisone delle tax expenditures, ovvero le detrazioni e le deduzioni fiscali.<\/p>\n<p>Bonus 2023: tutte le agevolazioni, chi pu\u00f2 richiederle e come si possono ottenere<br \/>\nLA RIDUZIONE DELLE ALIQUOTE IRPEF<br \/>\nAttualmente le aliquote Irpef sono: 23% fino a 15mila euro; 25% tra i 15mila e i 28mila euro; 35% tra i 28mila e i 50mila euro; 43% sopra ai 50mila euro. Per passare da quattro a tre, l\u2019idea \u00e8 unire le due centrali, con un\u2019aliquota al 27% o al massimo al 33%, per agevolare le fasce pi\u00f9 alte.<\/p>\n<p>IL CONDONO PER GLI EVASORI<br \/>\nIl governo si propone di aumentare le entrate fiscali prevenendo l\u2019evasione. Come dichiara Il Fatto Quotidiano, il condono fiscale per gli evasori sta per trovare spazio nei decreti attuativi della legge delega di Giorgia Meloni, che sar\u00e0 portato gioved\u00ec della prossima settimana al Consiglio dei ministri. Le dichiarazioni fiscali infedeli saranno quindi depenalizzate per valori sopra i 150mila euro, come anche gli omessi versamenti.<\/p>\n<p>Al Consiglio dei ministri di gioved\u00ec 16 marzo, verr\u00e0 discussa la legge delega sui principi del complesso riordino fiscale, al centro delle discussioni negli ultimi mesi. Nella legge delega si indica l\u2019introduzione di un patto tra i contribuenti e lo Stato, e si fa riferimento al tipo di \u201cadesione\u201d stabilendo quindi che ci\u00f2 che non si \u00e8 dichiarato viene restituito non si correr\u00e0 il rischio di un processo penale.<br \/>\n*(Fonte: Open polis -08 &#8211; Francesca Leoci \u2013 giornalista. Corriere di Puglia e Lucania)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Sabato Angieri*: ANDREA \u015eECERESINI E ALFREDO BOSCO. I GIORNALISTI CACCIATI DA KIEV ANCORA SENZA RISPOSTE: \u00abVOGLIAMO TORNARE\u00bb &#8211; CRISI UCRAINA. ALFREDO BOSCO E ANDREA SCERESINI RICOSTRUISCONO UN ANNO DI GUERRA FINO AL RITIRO DELL\u2019ACCREDITO.<\/strong> <strong>Dai servizi ucraini nessuna spiegazione. \u00abIl lavoro in Russia o in Donbass non pu\u00f2 essere il discrimine per accettare reporter\u00bb<\/strong><br \/>\nI giornalisti cacciati da Kiev ancora senza risposte: \u00abVogliamo tornare\u00bb<br \/>\n\u00abLa cosa che ci preme di pi\u00f9 \u00e8 poter tornare in Ucraina per lavorare come abbiamo sempre fatto e che il nostro caso non diventi un precedente\u00bb, hanno spiegato Andrea Sceresini e Alfredo Bosco ieri, nella sede romana della Stampa estera.<br \/>\n\u00abEssere stati in Donbass dalla parte separatista o in Russia non pu\u00f2 rappresentare un discrimine per accettare o meno i giornalisti in territorio ucraino, anche perch\u00e9 non si tiene conto del fatto che molti dei colleghi che sono stati \u2018dall\u2019altro lato\u2019 negli anni scorsi sono spesso stati critici contro il governo russo\u00bb.<br \/>\nINVITATI a parlare del caso mediatico che li ha visti coinvolti nell\u2019ultimo mese, Sceresini e Bosco hanno raccontato nei particolari i fatti accaduti dalla sospensione del loro accredito giornalistico in Ucraina.<\/p>\n<p>\u00abSia io sia Andrea \u2013 ha spiegato Bosco \u2013 abbiamo lavorato in Ucraina negli anni passati, quando l\u2019attenzione mediatica su ci\u00f2 che avveniva in Donbass era quasi nulla. Siamo stati pi\u00f9 volte in territorio separatista perch\u00e9 sentivamo che quella storia non poteva che essere raccontata in modo corale, dando voce a entrambi gli schieramenti. Dopo il 24 febbraio 2022 abbiamo subito deciso di tornare in Ucraina per continuare a occuparci di ci\u00f2 che negli anni avevamo visto incancrenirsi nel disinteresse generale della comunit\u00e0 internazionale. Durante l\u2019ultimo anno abbiamo lavorato in diverse zone dell\u2019Ucraina, siamo stati testimoni dell\u2019assalto ai treni di Leopoli i primi giorni dopo l\u2019invasione, abbiamo documentato le conseguenze dei bombardamenti nel sud e nell\u2019est, intervistato decine di persone, raccolto testimonianze di volontari e militari impegnati al fronte e il nostro lavoro non \u00e8 mai stato segreto\u2026 non credo che nessuno possa, in nessun modo, accusarci di aver svolto un compito diverso da quello di documentare la realt\u00e0 che ci circondava\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIl 6 febbraio, di ritorno da Bakhmut, dove ci eravamo recati per raccogliere delle testimonianze sulla resistenza dell\u2019esercito ucraino e sulla drammatica battaglia che sta costando la vita a centinaia di soldati ogni giorno, riceviamo un messaggio da uno dei fixer\u00bb.<\/p>\n<p>IL FIXER, nei contesti di crisi una figura fondamentale per i giornalisti, si occupa di tradurre le conversazioni e i documenti necessari per ottenere i permessi e accompagna i reporter nel lavoro quotidiano, magari facilitandoli grazie alla sua rete di contatti. Il problema, spiegano i giornalisti, \u00e8 che con il tempo diversi fixer hanno iniziato a organizzarsi in modo \u00abun po\u2019 troppo corporativista\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abComprensibile se si ragiona sull\u2019aspetto economico \u2013 spiega Bosco \u2013 In guerra il 90% della popolazione coinvolta soffre enormemente ma c\u2019\u00e8 una piccola percentuale che trae vantaggio dal contesto: l\u2019Ucraina non \u00e8 certo il primo Paese a vivere un conflitto, tutti possono immaginare a cosa mi riferisco e anche la tendenza dei fixer a fare \u2018cartello\u2019 rientra in questa dinamica\u00bb.<\/p>\n<p>Sergij, il fixer che doveva accompagnare i due colleghi al fronte il giorno dopo, scrive a Sceresini: \u00abHo appena parlato con un rappresentante dei servizi di sicurezza dell\u2019Ucraina. Uno di voi ha l\u2019accredito non valido ed \u00e8 sospettato di collaborare con il nemico. Non mi interessa chi sia, ma non ho n\u00e9 la possibilit\u00e0 n\u00e9 la voglia di continuare a lavorare con voi\u00bb.<br \/>\nALLE OVVIE RICHIESTE di spiegazioni, Sergij non ha risposto ed \u00e8 sparito. Poco dopo, sia lui sia Bosco hanno ricevuto un\u2019email nella quale l\u2019Sbu, i servizi segreti ucraini, comunicava la sospensione dei loro accrediti militari. \u00abDa quel momento lavorare \u00e8 stato impossibile \u2013 racconta Bosco \u2013 C\u2019era il rischio che in qualsiasi momento un militare ci fermasse per chiedere i nostri permessi e, non trovandoli, ci arrestasse\u00bb.<br \/>\nIn Ucraina dal febbraio scorso vige la legge marziale: \u00abAbbiamo provato in ogni modo a metterci in contatto con le autorit\u00e0 ucraine per risolvere la questione, per capire le motivazioni di tale provvedimento ma, ad oggi, non abbiamo ancora ottenuto alcuna risposta\u00bb.<br \/>\n*(Fonte: Internazionale. Sabato Angieri, Giornalista freelance &#8211; il manifesto \u2013 LinkedIn Giornalista, scrittore, traduttore e autore teatrale.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; La Marca (Pd)*: partecipa alla festa della donna organizzata da cibpa. 02 &#8211; La Marca (Pd)*: a Toronto per la festa degli alpini <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=41241\" title=\"n\u00b0 10 \u2013 11\/03\/23. RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI.  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