{"id":40225,"date":"2022-12-02T19:22:52","date_gmt":"2022-12-02T19:22:52","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=40225"},"modified":"2023-01-10T18:33:51","modified_gmt":"2023-01-10T18:33:51","slug":"n-48-3-dicembre-2022-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=40225","title":{"rendered":"n\u00b0 48 \u2013  3\/12\/2022. RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; La Marca (Pd): \u00abpresentata un&#8217;interrogazione sulla carta d&#8217;identit\u00e0 elettronica\u00bb.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; La Marca (Pd): \u00abpresentata un&#8217;interrogazione sulla interoperabilit\u00e0 dei dati Aire\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Alex Sorokin *: OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA \u2013 PNRR<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Alfiero Grandi*: Manovra, solo tante piccole bandierine. La legge di bilancio 2023 \u00e8 diversa da quanto le destre avevano annunciato in campagna elettorale.<\/strong><br \/>\n<strong>05 \u2013 Pierre Haski *: CINA: Cosa ci dicono le rivolte degli operai nella fabbrica cinese degli iPhone.<\/strong><br \/>\n<strong>\u00c8 una crisi sanitaria, certo, ma non solo. Le immagini degli scontri avvenuti in settimana nell\u2019enorme fabbrica degli iPhone a Zhengzhou, nella Cina centrale, mostrano che la crisi \u00e8 anche sociale e politica, oltre che un segno della trasformazione in atto nella globalizzazione.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Claudio Bozza*: Chi ha finanziato i partiti alle elezioni? A Forza Italia mezzo milione dai figli di Berlusconi, a FdI l\u2019aiuto dal Twiga, il flop del Pd. In 700 pagine il registro dei finanziatori delle forze politiche: il record della Lega, il balzo di Fratelli d\u2019Italia (3,5 milioni) e il picco negativo del Pd. Facciamo i conti in tasca alla campagna elettorale pi\u00f9 anomala della storia: chi e quanto ha finanziato.<\/strong><br \/>\n<strong>07- Nicola Barone*: Manovra, sale a 60 euro limite di esenzione da obbligo Pos.<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Alessandro Calvi*: Quirinale, cattolici e stampa: i troppi fronti aperti dalla destra. Il governo Meloni in poche settimane ha gi\u00e0 provocato incomprensioni con la chiesa, la presidenza della repubblica e i giornalisti.<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Louis Imbert* : Attraverso Gaza. Reportage dalla Striscia di Gaza. Per raccontare come vivono i suoi abitanti, schiacciati tra l\u2019embargo israeliano e le imposizioni di Hamas, che controlla questa parte del territorio palestinese.<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; Daniel Immerwahr*: L\u2019apocalisse dimenticata. Ormai in pochi ricordano le conseguenze delle bombe atomiche sganciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki. In un mondo guidato da leader come Vladimir Putin, l\u2019assenza di memoria fa crescere il rischio di un conflitto globale<\/strong><br \/>\n<strong>11 \u2013 Sharon Lerner *: AMBIENTE L\u2019Africa invasa dalla plastica<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; LA MARCA (PD): \u00abPRESENTATA UN&#8217;INTERROGAZIONE SULLA CARTA D&#8217;IDENTIT\u00c0 ELETTRONICA\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abLa Carta d\u2019Identit\u00e0 Elettronica (CIE) rappresenta oramai un essenziale ed utile strumento per avere accesso a molti servizi della Pubblica Amministrazione. \u00c8 giunta l\u2019ora che anche gli italiani residenti all\u2019estero possano facilmente ottenerla.\u00bb<br \/>\n\u00c8 questa la principale richiesta contenuta in un\u2019interrogazione a risposta scritta depositata dalla Senatrice La Marca, eletta nella ripartizione estero America Settentrionale e Centrale, rivolta al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e al Ministro dell\u2019Economia e delle Finanze.<br \/>\n\u00abTrovo discriminatorio \u2013 sottolinea La Marca \u2013 che la CIE possa essere richiesta solo dai cittadini italiani residenti in alcuni paesi, come quelli appartenenti all\u2019Unione Europea, mentre questa possibilit\u00e0 venga, a tutti gli effetti, negata a chi risiede in una circoscrizione consolare ubicata ad esempio in Nord e Centro America. Non possono esistere italiani di serie \u201cA\u201d e italiani di serie \u201cB\u201d, nemmeno tra i residenti all\u2019estero. Tutti devono avere le stesse possibilit\u00e0 di accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione. Per questo ho chiesto \u2013 spiega La Marca \u2013 di pensare a soluzioni alternative, magari prevedendo un iniziale rilascio della CIE esclusivamente in formato digitale, per fare in modo che tutti i cittadini residenti all\u2019estero iscritti all\u2019A.I.R.E. (Anagrafe Italiana dei Residenti all\u2019Estero) possano farne finalmente richiesta.\u00bb<br \/>\n\u00ab\u00c8 compito della pubblica amministrazione, e di tutta la nostra rete consolare \u2013 conclude La Marca \u2013 essere vicina anche agli italiani residenti all\u2019estero, pena la rottura del legame di questi nostri connazionali con la loro comunit\u00e0 d\u2019origine. Uno degli obiettivi del mio mandato sar\u00e0 proprio questo; assicurarmi che anche a tutti gli italiani residenti all\u2019estero siano riservati diritti e possibilit\u00e0 garantiti ai loro connazionali in patria.\u00bb<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca, Ph.D. SENATO DELLA REPUBBLICA &#8211; Ripartizione Nord e Centro America &#8211; Electoral College of North and Central America &#8211; Palazzo Madama &#8211; 00186 Roma, Italia &#8211; Email &#8211; francesca.lamarca@senato.it )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; LA MARCA (PD): \u00abPRESENTATA UN&#8217;INTERROGAZIONE SULLA INTEROPERABILIT\u00c0 DEI DATI AIRE\u00bb<\/strong><br \/>\n\u00abL\u2019Anagrafe degli Italiani Residenti all\u2019Estero (A.I.R.E.) \u2013 sottolinea Francesca La Marca, Senatrice del Partito Democratico eletta nella ripartizione elettorale America Settentrionale e Centrale &#8211; svolge una funzione essenziale poich\u00e9 permette di conoscere la popolazione italiana residente all\u2019estero che ammonta a 5.8 milioni di persone. Un dato, purtroppo, sottostimato perch\u00e9 non tutti gli italiani residenti all\u2019estero, per un periodo maggiore all\u2019anno, decidono di iscriversi correttamente all\u2019A.I.R.E.\u00bb<br \/>\n\u00abRisulta anacronistico che possano accedere ai dati A.I.R.E. solo i funzionari del Ministero dell\u2019Interno e non il personale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Per correggere questa situazione \u2013 spiega La Marca \u2013 ho rivolto subito un\u2019interrogazione al Ministero dell\u2019Interno.\u00bb<br \/>\n\u00abVorrei ricordare, ancora una volta, &#8211; spiega La Marca &#8211; l\u2019importanza di iscriversi all\u2019A.I.R.E. Un diritto-dovere del cittadino che costituisce il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all\u2019estero, nonch\u00e9 per esercitare il diritto di voto, per poter ottenere il rilascio o il rinnovo di documenti di identit\u00e0 e di viaggio, nonch\u00e9 certificazioni, per la possibilit\u00e0 di rinnovare la patente di guida\u00bb.<br \/>\n\u00abSe \u00e8 importante che il cittadino si iscriva all\u2019A.I.R.E. \u2013 conclude La Marca &#8211; lo \u00e8 altrettanto che le pubbliche amministrazioni italiane competenti in materia possano accedere agevolmente alle informazioni in essa contenute, al fine di semplificare e rendere pi\u00f9 efficienti le operazioni burocratiche e la vita dei nostri connazionali all\u2019estero.\u00bb<br \/>\n*(Sen. Francesca La Marca, Ph.D. &#8211; SENATO DELLA REPUBBLICA &#8211; Ripartizione Nord e Centro America &#8211; Electoral College of North and Central America &#8211; Palazzo Madama &#8211; 00186 Roma, Italia<br \/>\nEmail &#8211; francesca.lamarca@senato.it )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Alex Sorokin *: OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA \u2013 PNRR &#8211; Il Governo deve scegliere le energie rinnovabili anzich\u00e9 quelle fossili<\/strong><br \/>\nE\u2019 passata sotto silenzio una notizia di grande importanza data da Terna, societ\u00e0 pubblica che gestisce la rete elettrica italiana.<br \/>\nLa notizia \u00e8 che le richieste di allaccio alla rete nazionale di nuovi impianti di eolico galleggiante in mare sono pari a 95 GW, resi possibili dall\u2019evoluzione tecnologica.<br \/>\nQueste sole richieste permetterebbero di realizzare pi\u00f9 dei 70 GW di nuova capacit\u00e0 rinnovabile necessari per realizzare gli obiettivi previsti dal nuovo pacchetto legislativo europeo (Fit for 55) entro il 2030. Inoltre, le richieste sono per l\u201980 % nel Mezzogiorno e possono garantire approvvigionamento elettrico anzitutto a quel territorio oltre che al resto del Paese.<br \/>\nTerna ha dichiarato che entro la fine dell\u2019anno completer\u00e0 l\u2019indicazione delle soluzioni tecniche di connessione per tutte le richieste (finora ne sono state indicate per 22 GW). Potrebbero quindi partire gli investimenti e l\u2019Italia potrebbe arrivare all\u2019obiettivo dei 70 GW prima del 2030, con una consistente autonomia nella produzione elettrica. Le richieste per l\u2019eolico in mare, raddoppiate rispetto al 2021, fanno parte di un totale di 300 GW di fonti rinnovabili potenzialmente allacciabili in rete, di cui circa 100 GW di eolico.<br \/>\nIn altre parole, la vera miniera dell\u2019Italia \u00e8 qui, non nella riattivazione delle estrazioni di gas fossile (stimata in 1,5 miliardi di metri cubi in pi\u00f9 all\u2019anno), che ha gi\u00e0 creato i problemi di subsidenza a Venezia ricordati da Zaia e che, comunque, non \u00e8 minimamente paragonabile alla potenza fornita dalle rinnovabili di cui Terna potr\u00e0 disporre in rete se gli investimenti verranno effettuati.<\/p>\n<p>Mentre sulle trivellazioni il Governo ha deciso con rapidit\u00e0 di consentire lo sfruttamento dei pozzi di estrazione, per le rinnovabili non ha ancora preso le decisioni che gli competono e sta ritardando gli investimenti.<\/p>\n<p>In sostanza,una potenzialit\u00e0 accertata di investimenti per impianti da fonti rinnovabili non si realizzerebbe perch\u00e9 il governo non sta prendendo le decisioni necessarie per farli partire.<\/p>\n<p>Anzitutto, occorre che il governo adotti rapidamente il piano \u201cregolatore\u201d dello spazio marittimo, indicando con chiarezza le aree di mare in cui gli impianti possono essere posizionati, ad una distanza di 25\/30 Km dalla costa, come proposto a Civitavecchia, per evitare impatti sul paesaggio, sull\u2019ambiente e sulla vita delle persone<\/p>\n<p>Inoltre, occorre che il governo decida la separazione delle tariffe dell\u2019energia elettrica prodotta da rinnovabili da quella proveniente da fossili. Del resto il governo ha gi\u00e0 deciso che il gas fossile estratto in pi\u00f9 andr\u00e0 a prezzo calmierato alle imprese energivore: perch\u00e9, allora, non procedere con la differenziazione di prezzo tra fonti rinnovabili e non, peraltro gi\u00e0 indicate in ogni bolletta elettrica?<\/p>\n<p>Il governo Meloni, in continuit\u00e0 con il precedente, continua ad inseguire il gas e non vede il potenziale enorme che ha sotto gli occhi per realizzare l\u2019autonomia del nostro paese in materia energetica e cos\u00ec contribuire al contrasto al cambiamento climatico.<\/p>\n<p>Esiste,ovviamente, il problema dell\u2019accumulo di energia per le fasi di intermittente produzione: la soluzione sta sia nell\u2019utilizzare subito le potenzialit\u00e0 dei pompaggi idroelettrici che valgono oltre 7 GW con cui Terna potrebbe garantire continuit\u00e0 di erogazione, sia nel predisporre sistemi innovativi e adeguati di accumulo come nel caso delle batterie, come in altri paesi.<\/p>\n<p>La rapidit\u00e0 nell\u2019approvazione dei progetti di installazione, rispondenti ai criteri del piano dello spazio marittimo, da approvare, e nel rispetto dei vincoli prescritti, con parere favorevole delle regioni e delle comunit\u00e0 locali, va assicurata con un sistema commissariale di approvazione pubblica, che adotti in tempi certi e rapidi le decisioni. La stessa cosa vale per il fotovoltaico, fino ad ora condizionato da ritardi inaccettabili.<\/p>\n<p>I nuovi impianti da rinnovabili vanno non solo legati a un sistema tariffario autonomo, ma proiettati in un sistema tariffario di lungo periodo, che dia certezza di costi al sistema produttivo, ai consumatori e contrasti l\u2019inflazione.<\/p>\n<p>La realizzazione di gran parte di questi investimenti \u00e8 anche garanzia di poter contare sull\u2019idrogeno solo \u201cverde\u201d come accumulo e vettore dotato di flessibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Da tutto questo deriva la possibilit\u00e0 di sviluppare investimenti e lavoro in settori di avanguardia e, insieme, rinnovare quelli dell\u2019industria di base: basta pensare all\u2019acciaio e al lavoro necessario per produrre, installare e mantenere in attivit\u00e0 le nuove strutture energetiche.<\/p>\n<p>Il governo deve rendersi conto che lo strabismo sulla produzione da fonti fossili \u00e8 un errore, che nel tempo render\u00e0 l\u2019Italia sempre meno competitiva, non solo rispetto alla Cina, ma anche rispetto a paesi europei pi\u00f9 lungimiranti come Germania, Spagna, Gran-Bretagna, Portogallo, Danimarca.<\/p>\n<p>Per questo occorre approvare prima possibile un nuovo piano energetico e per queste ragioni rinnoviamo la richiesta al Governo di convocare rapidamente una Conferenza Nazionale per individuare attraverso la massima partecipazione le linee di un nuovo piano energetico ambientale.<br \/>\n*(Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Alex Sorokin, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato Si\u2019, Nostra )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Alfiero Grandi*: MANOVRA, SOLO TANTE PICCOLE BANDIERINE. LA LEGGE DI BILANCIO 2023 \u00c8 DIVERSA DA QUANTO LE DESTRE AVEVANO ANNUNCIATO IN CAMPAGNA ELETTORALE.<\/strong><br \/>\nDA UN LATO \u00c8 EVIDENTE IL TENTATIVO DELLA MAGGIORANZA DI AFFERMARE CHE IL GOVERNO VA AVANTI COME PROMESSO, SENZA PER\u00d2 RIUSCIRCI PERCH\u00c9 LA REALT\u00c0 \u00c8 DIVERSA DA QUELLA DELINEATA IN CAMPAGNA ELETTORALE.<br \/>\nDall\u2019altro, Giorgia Meloni si \u00e8 resa conto che i margini di manovra economica sono limitati, che l\u2019Europa terr\u00e0 sotto controllo le scelte, e ha deciso di non strappare, anche se va ricordato che con la manovra ha aumentato il debito pubblico di un punto di Pil.<br \/>\nIl grosso della manovra economica \u00e8 la conferma di provvedimenti gi\u00e0 impostati dal governo Draghi, necessari per contrastare le difficolt\u00e0 di disponibilit\u00e0 energetiche e l\u2019aumento conseguente dell\u2019inflazione. In pratica l\u2019aumento del debito pubblico serve per finanziare misure gi\u00e0 adottate da Draghi per contenere le conseguenze della crisi energetica dopo la guerra in Ucraina.<\/p>\n<p>TANTE MISURE COME UN\u2019INSALATA MISTA<br \/>\n\u00c8 rimasta al Governo una disponibilit\u00e0 finanziaria limitata (circa 15 miliardi), che neppure l\u2019attacco sguaiato al reddito di cittadinanza, la riduzione dello sgravio su benzina e diesel alla pompa, l\u2019aumento al 35% della tassazione dei produttori di fossili e la riduzione della protezione dall\u2019inflazione delle pensioni oltre quattro volte il minimo riescono ad allargare in modo significativo.<br \/>\nLe misure adottate sulla base di queste disponibilit\u00e0 sono un\u2019insalata mista di rivendicazioni e bandierine dei partiti della maggioranza di destra, che per fortuna non hanno (per ora) la forza e l\u2019incisivit\u00e0 per cambiare in profondit\u00e0 i vari campi si \u00e8 intervenuti. Sono, per\u00f2, un assaggio da non sottovalutare. Tra le misure utili c\u2019\u00e8 la conferma della riduzione del 2% del cuneo fiscale a favore dei lavoratori dipendenti fino a 35.000 euro, che aumenta al 3 % fino a 20.000 euro. La fiscalizzazione del salario aziendale \u00e8 in realt\u00e0 un favore alle aziende. Lo sgravio fiscale per nuove assunzioni aggiuntive esistente pu\u00f2 essere utile, anche se \u00e8 da dimostrare che ci sar\u00e0 offerta di nuova occupazione a tempo indeterminato, vista la probabile recessione che ci attende.<\/p>\n<p>Tra le misure si capisce che l\u2019impegno maggiore \u00e8 stato per dare un contentino di bandiera ai partiti di maggioranza, in modo che ciascuno potesse dire che c\u2019\u00e8 il primo passo di un percorso, per tentare di giustificare la pochezza degli interventi effettivi. La Lega strappa un ulteriore colpo al principio della progressivit\u00e0 fiscale, in nome di una flat tax che prefigura una gestione delle politiche fiscali corporativa e socialmente sfavorevole ai redditi bassi, come rivela l\u2019insistenza sulla cancellazione delle cartelle non pagate, che avrebbe voluto ben pi\u00f9 ampia, e che fa il paio con l\u2019aumento del limite dei pagamenti in contanti. Sull\u2019evasione i segnali sono chiari. Forza Italia ottiene qualcosina sulle pensioni minime e su altre bandierine da cui pensa di trarre consensi.<\/p>\n<p>La maggioranza ha accettato bon gr\u00e9 mal gr\u00e9 questo testo per consentire l\u2019approvazione della legge di bilancio e a Giorgia Meloni di presentarla come un grande passo avanti di discontinuit\u00e0 con il passato, che in realt\u00e0 per ora \u00e8 in gran parte una minaccia a futura memoria. Per questo l\u2019insistenza sugli obiettivi da abbattere come il reddito di cittadinanza (sulle cui modifiche le idee latitano anche per la parte di interventi che il governo dichiara di voler mantenere) e la legge Fornero, tradizionale obiettivo della demagogia di Salvini, che del resto non ha tardato a rilanciare il ponte sullo stretto, di cui per ora viene solo resuscitata la costosa societ\u00e0, unica realt\u00e0 materiale. Da queste premesse se ne ricava una destra abbarbicata al passato, con ben poche idee nuove.<\/p>\n<p>Va detto che \u00e8 auspicabile che le opposizioni parlamentari, in cerca di un terreno comune, trovino il modo di dire insieme un secco no allo stravolgimento del reddito di cittadinanza, novello saracino che le destre vogliono infilzare, perch\u00e9 l\u2019Italia ha bisogno di uno strumento valido contro la povert\u00e0 e l\u2019emarginazione.<br \/>\nCerto la scelta di Calenda che propone alle opposizioni di concordare le posizioni e poi parte con la presentazione delle sue e chiede un incontro alla Meloni non fa ben sperare.<br \/>\nAttorno alla legge di bilancio si vedono volare idealmente altri obiettivi identitari, come la velleit\u00e0 di blocco dei migranti senza neppure accennare all\u2019approvazione di un piano flussi regolari di cui abbiamo bisogno, riproposto da Riccardi in questi giorni.<\/p>\n<p>UN GOVERNO TIMIDO SUGLI EXTRA PROFITTI<br \/>\nIl tutto ha un sapore acre di propaganda, spesso rilanciata ad arte come le nuove norme securitarie proposte dopo il rave di Modena, quando ormai era un problema risolto attuando le norme esistenti, senza inventare nuovi, improbabili reati. Vengono ingigantiti problemi in modo da giustificare atteggiamenti e scelte securitarie e d\u2019ordine.<\/p>\n<p>Non deve sfuggire che in materia di entrate il governo Meloni poteva con pi\u00f9 coraggio proporre un aumento molto pi\u00f9 consistente della tassazione degli extra profitti derivanti dalla speculazione sui prezzi dell\u2019energia, riducendo il ricorso al debito o meglio ancora aumentando le misure di sostegno all\u2019occupazione, ai redditi da lavoro, di contrasto alla povert\u00e0. Trattandosi di profitti immeritati, derivanti da speculazione, si poteva andare molto oltre, finanche al 100% perch\u00e9 in questi profitti non c\u2019\u00e8 merito ma solo lo sfruttamento di una rendita di posizione, quindi \u00e8 speculazione. Cos\u00ec poteva essere affrontata una prima redistribuzione di reddito dall\u2019alto verso il basso per finanziare misure per situazioni di emergenza sociale, per la sanit\u00e0 e la scuola che hanno bisogno di risorse non di tagli.<br \/>\n\u00c8 sempre un errore intervenire sulle pensioni senza un disegno di insieme, sull\u2019onda di un\u2019esigenza di corto respiro, e in particolare quando c\u2019\u00e8 il sentiero stretto delle leggi di bilancio. Si rischia di intaccare pericolosamente i fondamenti di un sistema pensionistico che tiene dentro tutti perch\u00e9 \u00e8 in grado di offrire una soluzione equilibrata a tutti.<br \/>\nGli interventi proposti dal Governo sono pi\u00f9 spot e una tantum che progetti, non si avvertono suggestioni a lungo termine ma un disperato tentativo di non aprire un contenzioso con l\u2019Europa e nello stesso tempo con un elettorato a cui era stata raccontata una realt\u00e0 diversa.<\/p>\n<p>Ad esempio stride la contraddizione tra il bisogno di realizzare a passo di carica investimenti nelle energie rinnovabili per sostituire le fonti fossili (un\u2019urgenza), in particolare il costosissimo e incerto gas e le richieste che Terna ha reso note di investimenti (teorici per ora) in eolico offshore e FTV, che sono molto rilevanti ma manca tuttora il quadro in cui rendere questi investimenti possibili e questo \u00e8 un problema del governo, non di altri. Ad esempio per l\u2019eolico off shore occorre il piano regolatore del mare e vanno indicate le condizioni da rispettare, ad esempio la distanza dalle coste (almeno 25 Km), nonch\u00e9 va decisa la separazione delle tariffe energetiche fossili da quelle rinnovabili e in generale va adottato un piano tariffario a lungo termine. Nessuna proposta \u00e8 pervenuta, eppure la questione energetica \u00e8 centrale (almeno cos\u00ec si afferma) nella legge di bilancio.<\/p>\n<p>Occorre poi decidere politiche industriali per produrre le strumentazioni necessarie per le pale eoliche, le piattaforme galleggianti, i pannelli FTV non essendo sufficiente l\u2019investimento dell\u2019Enel a Catania per produrli. Sarebbe assurdo importare tutto dall\u2019estero di fronte ad investimenti che potrebbero decollare in modo rilevante, quando si potrebbe produrre in Italia e creare il lavoro di cui c\u2019\u00e8 bisogno. Su questo non \u00e8 venuto alcun segnale, infatti non sono previsti investimenti, eppure i lavoratori dell\u2019ex Ilva sono mobilitati per i loro posti di lavoro e per segnalare le potenzialit\u00e0 produttive della loro azienda (oggi pubblica al 38%) che deve per di pi\u00f9 trovare la compatibilit\u00e0 con l\u2019ambiente e il territorio circostante.<br \/>\nPreoccupa che anche sull\u2019inflazione non ci sia un tentativo di costruire una politica degna di questo nome.<\/p>\n<p>Continua l\u2019inseguimento della crisi energetica, con costi rilevanti come dimostra lo sbilancio nei pagamenti del nostro paese, dovuto tutto all\u2019aumento dei prezzi per l\u2019energia, mentre si dovrebbe impostare una politica anti inflazionistica, fatta di provvedimenti di alleggerimento degli effetti ma anche di controlli adeguati e di iniziative per creare alternative, coinvolgendo imprese e sindacati. Altrimenti l\u2019inflazione per ora aiuter\u00e0 i conti pubblici ma taglier\u00e0 duramente i redditi, soprattutto fissi, e di conseguenza i consumi e quindi presto la gallina dalle uova d\u2019oro, che ha gonfiato le entrate, provocher\u00e0 il suo contrario e cio\u00e8 un appesantimento del debito pubblico e la crescita della (legittima e prevedibile) tensione sociale.<br \/>\nI segnali dati da Giorgia Meloni a nome della coalizione sono spot propagandistici che non daranno risultati, servono solo per mandare segnali all\u2019elettorato, ma creeranno tensioni e ingiustizie pesanti e questo mentre il nostro paese avrebbe bisogno di un governo che cerca di affrontare i nodi di fondo. Quando Meloni dice che il programma si realizzer\u00e0 in 5 anni non si rende conto che offre un quadro povero e desolante di proposte e di iniziative. Siamo ancora lontani da un progetto all\u2019altezza della situazione, per ora \u00e8 stato vuotato il baule dei vecchi arnesi della destra.<\/p>\n<p>E\u2019 IL MOMENTO CHE L\u2019OPPOSIZIONE SI UNISCA<br \/>\nLa destra ha conquistato la maggioranza del parlamento, grazie alla legge elettorale che ha moltiplicato i voti (44%) sui seggi (59 %). Se questa \u00e8 l\u2019impostazione arriveranno presto momenti difficili e il paese entrer\u00e0 in sofferenza. \u00c8 chiaro che \u00e8 stato un errore rinviare nel periodo Draghi l\u2019indicazione delle alternative alla destra, ora questo problema va risolto, prima che sia troppo tardi.<br \/>\nLe opposizioni, per ora non si pu\u00f2 che chiamarle cos\u00ec, hanno il dovere di cercare un terreno comune e il reddito di cittadinanza \u00e8 uno dei primi banchi di prova, con la speranza che sia un no corale, gettando alle spalle differenze e rimpianti del passato. Chi si chiama fuori verr\u00e0 ricordato non solo per l\u2019errore di non avere fatto fronte comune contro la resistibile vittoria della destra in nome della Costituzione, ma per continuare a sottovalutare i danni potenziali di questa situazione.<br \/>\nLe destre fanno il loro mestiere, le opposizioni debbono imparare a fare il loro, che non hanno saputo fare in vista del 25 settembre e se ora ripetessero lo stesso errore in Lombardia e Lazio sarebbe veramente diabolico.<br \/>\nAncora una volta la Costituzione \u00e8 un faro importante. Un programma alternativo alla destra dovrebbe basarsi, ad esempio, su una lettura attuale dell\u2019articolo 3, su tutte le parti in cui afferma che vanno rimossi gli ostacoli per superare le disuguaglianze e con 6 milioni in povert\u00e0 c\u2019\u00e8 molto lavoro da fare.<br \/>\nOccorre raccogliere i segnali di pace del 5 novembre, come le richieste dei sindacati che chiedono di essere ascoltati sui problemi dell\u2019occupazione e della condizione di lavoro.<br \/>\nLe opposizioni debbono cercare di alzare presto le loro bandiere, impegnandosi a costruire movimenti, che in parte esistono gi\u00e0 e chiedono rappresentanza politica, e la Costituzione \u00e8 una fonte inesauribile di suggerimenti e di indicazioni. Altrimenti sar\u00e0 un lungo e freddo inverno politico<br \/>\n*( Fonte: Striscia Rossa. Alfiero Grandi, Sindacalista, deputato, tre volte sottosegretario all&#8217;Economia.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 \u2013 Pierre Haski *: CINA .COSA CI DICONO LE RIVOLTE DEGLI OPERAI NELLA FABBRICA CINESE DEGLI IPHONE.<\/strong><br \/>\n\u00c8 UNA CRISI SANITARIA, CERTO, MA NON SOLO. LE IMMAGINI DEGLI SCONTRI AVVENUTI IN SETTIMANA NELL\u2019ENORME FABBRICA DEGLI iPhone A ZHENGZHOU, NELLA CINA CENTRALE, MOSTRANO CHE LA CRISI \u00c8 ANCHE SOCIALE E POLITICA, OLTRE CHE UN SEGNO DELLA TRASFORMAZIONE IN ATTO NELLA GLOBALIZZAZIONE.<br \/>\nNella fabbrica della taiwanese Foxconn, in cui lavorano circa 200mila operai e che costituisce una sorta di citt\u00e0 nella citt\u00e0, l\u2019esplosione della collera \u00e8 stata provocata dall\u2019esasperazione per gli isolamenti a ripetizione e da una promessa di premi non mantenuta. Il 24 novembre la direzione della fabbrica ha parlato di \u201cerrore informatico\u201d e ha promesso che i premi saranno versati. Ma il danno ormai era fatto.<br \/>\nSempre il 24 novembre l\u2019intera citt\u00e0 di Zhengzhou, popolata da dieci milioni di persone, \u00e8 stata isolata, e lo stesso \u00e8 successo anche in alcune aree della capitale Pechino e di altre megalopoli cinesi. Centinaia di milioni di persone in stato di isolamento a fronte di 31mila contagi annunciati dal governo, il numero pi\u00f9 elevato da due anni ma anche una condizione in cui altrove si vive quasi normalmente.<br \/>\nXI JINPING resta inflessibile in merito alla politica dello \u201czero covid\u201d laddove il resto del mondo ha voltato pagina, compresi i paesi vicini che in precedenza avevano adottato la stessa politica della Cina, come la Corea del Sud o Taiwan. I cinesi sono costretti ad affrontare isolamenti massicci e inflessibili mentre decine di migliaia di persone si riuniscono negli stadi del Qatar per la coppa del mondo di calcio. Davvero \u00e8 lo stesso pianeta?<\/p>\n<p>L\u2019AVVENTO DEI VACCINI HA CAMBIATO TUTTO, PERMETTENDO DI TORNARE A UNA QUASI-NORMALIT\u00c0. NON IN CINA<br \/>\nLa risposta \u00e8 legata a una scelta politica. Dopo la prima ondata della pandemia a Wuhan, all\u2019inizio del 2020, la Cina ha chiuso le frontiere. Questa strategia inflessibile funzionava nel 2020, quando tutti erano confinati. Ma l\u2019avvento dei vaccini ha cambiato tutto, permettendo di tornare a una quasi-normalit\u00e0. Non in Cina, per\u00f2.<br \/>\nIl vaccino cinese, infatti, si \u00e8 rivelato meno efficace, in particolare contro la variante omicron, e per orgoglio Pechino non ha voluto acquistare i vaccini occidentali. Il risultato \u00e8 che la popolazione a rischio \u00e8 meno protetta. Con un sistema sanitario insufficiente, la cancellazione delle restrizioni provocherebbe una catastrofe.<br \/>\nIl governo \u00e8 pronto a pagare il prezzo economico e politico di questa scelta. La Cina vive gi\u00e0 un forte rallentamento economico, mentre l\u2019esasperazione \u00e8 ormai palpabile dopo il brutale lockdown imposto a Shanghai in primavera. Il rischio, a questo punto, non \u00e8 tanto un allargamento delle proteste (questo regime non ha paura di utilizzare la forza) ma la distruzione di un contratto sociale che ha funzionato per trent\u2019anni.<br \/>\nLa vicenda riguarda anche la globalizzazione, di cui la fabbrica Foxconn di Zhengzhou \u00e8 il simbolo assoluto. I problemi per Apple accelereranno una tendenza sempre pi\u00f9 netta negli ultimi anni: la Cina \u201cfabbrica del mondo\u201d perde il suo potere di attrazione mentre numerose multinazionali investono in altri paesi dell\u2019Asia. Per la prima volta Apple ha cominciato a produrre i suoi iPhone anche in India, mentre Samsung ha trasferito l\u2019attivit\u00e0 in Vietnam.<br \/>\nLa politica \u201czero covid\u201d intransigente della Cina, abbinata alle tensioni geopolitiche tra Pechino e Washington, ha come effetto non tanto quello di \u201cseparare\u201d totalmente le economie (sarebbe impossibile) ma di creare un distacco nel campo delle tecnologie pi\u00f9 importanti, per evitare di essere dipendenti da un solo paese.<br \/>\nGli operai di Zhengzhou, loro malgrado, ci mostrano la fine di una caratteristica fondamentale della globalizzazione per come l\u2019avevamo conosciuta.<br \/>\n(Fonte Internazionale: Pierre Haski, France Inter, Francia Traduzione di Andrea Sparacino)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Claudio Bozza*: CHI HA FINANZIATO I PARTITI ALLE ELEZIONI?<\/strong> A FORZA ITALIA MEZZO MILIONE DAI FIGLI DI BERLUSCONI, A FDI L\u2019AIUTO DAL TWIGA, IL FLOP DEL PD. IN 700 PAGINE IL REGISTRO DEI FINANZIATORI DELLE FORZE POLITICHE: IL RECORD DELLA LEGA, IL BALZO DI FRATELLI D\u2019ITALIA (3,5 MILIONI) E IL PICCO NEGATIVO DEL PD. FACCIAMO I CONTI IN TASCA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE PI\u00d9 ANOMALA DELLA STORIA: CHI E QUANTO HA FINANZIATO.<\/p>\n<p>Nella cassaforte di Fratelli d\u2019Italia, per sostenere la campagna elettorale che ha portato la prima donna a Palazzo Chigi, sono arrivati finanziamenti da aziende che operano nel settore militare e della Difesa, ma anche dal Twiga, il lussuoso bagno della Versilia della coppia Briatore-Santanch\u00e8, con la seconda poi diventata ministra del Turismo. Ci sono poi i conti di Forza Italia, salvati in buona parte dai 5 figli di Silvio Berlusconi con mezzo milione di euro. E poi la Lega, regina incontrastata con oltre 6 milioni raccolti, che tra le centinaia di sostenitori conta pure il sindacato dei gestori di slot machine e scommesse e un\u2019azienda produttrice di sigarette elettroniche, spesso difese da Salvini (ex fumatore di tabacco \u201cvero\u201d). E c\u2019\u00e8 infine il Pd, le cui casse sono rimaste molto pi\u00f9 vuote del solito perch\u00e9, evidentemente, anche finanziatori e imprese storicamente amiche sono stati scoraggiati dai sondaggi. Un fund raising, quello del Nazareno, che \u00e8 stato di fatto pareggiato anche dalla piccola federazione tra Azione e Italia viva. Analizzando le oltre 700 pagine del registro dei finanziatori dei partiti, depositato e aggiornato per legge presso la Camera, emerge un quadro assai interessante, che denota come i grandi finanziatori abbiano virato radicalmente le rispettive bussole avendo fiutato lo storico cambiamento politico al timone del Paese.<\/p>\n<p>FRATELLI D\u2019ITALIA<br \/>\nTRENTAMILA EURO DAI CANDIDATI IN COLLEGI, BLINDATI. E L\u2019AIUTO DI SANTANCH\u00c8-BRIATORE<br \/>\nAl partito della premier Giorgia Meloni, che 10 anni fa conquist\u00f2 l\u20191,96% e stavolta si \u00e8 affermato primo partito con il 26%, non sono pi\u00f9 arrivate le briciole degli esordi. In previsione di una grande vittoria, il forziere meloniano ha raccolto da inizio anno almeno 3,5 milioni. Una cifra importante, mai vista in Via della Scrofa, che dopo aver coperto le spese della campagna servir\u00e0 anche per ampliare la sede e rafforzare l\u2019organico del fu \u201cpartitino\u201d, che ora poggia su una decina tra dipendenti e collaboratori: il Pd, per avere un paragone, ha circa 130 assunti. Una fetta importante del totale \u00e8 stata versata da tutti i candidati che potevano contare su un seggio blindato: 30 mila euro a testa, oltre ai versamenti mensili. In cima alla lista dei finanziatori pi\u00f9 curiosi c\u2019\u00e8 il tandem di Flavio Briatore e Daniela Santanch\u00e8, co-proprietari del Twiga: dalla societ\u00e0 del bagno di Marina di Pietrasanta sono arrivati 26 mila euro nelle casse di FdI, partito decisamente contrario alla messa a bando per le concessioni balneari, come l\u2019Ue impone da tempo secondo la legge Bolkestein. (Proprio nei giorni scorsi, Santanch\u00e8 ha venduto le sue quote del Twiga suddividendole tra il suo compagno Dimitri D\u2019Asburgo e il suo socio Briatore)<br \/>\nSantanch\u00e8 \u00e8 poi diventata ministro del Turismo e, per\u00f2, subito incappata nel vortice di un\u2019inchiesta della procura di Milano per il crollo di Visibilia, concessionaria pubblicitaria fondata proprio da Santanch\u00e8. Altri 40 mila euro sono arrivati da Paola Ferrari, ex conduttrice Rai de La Domenica sportiva e moglie di Marco De Benedetti. Poi ci sono i 10 mila donati dalla Red Lions srl, holding che controlla l\u2019impero della pummarola Mutti, che ha sostenuto pure Azione di Carlo Calenda con 25 mila euro. Ben 100 mila euro sono arrivati da Giulia Cosenza, gi\u00e0 deputata di An, e timoniere della Milano investimenti spa, societ\u00e0 attiva nel campo delle costruzioni. Marco Rotelli, della famiglia che guida il gruppo ospedaliero privato San Donato, ha versato 30 mila euro non solo a Fratelli d\u2019Italia, ma praticamente a tutti i partiti. Dalla Drass Galeazzi srl, azienda del settore della Difesa sono arrivati 10 mila euro; l\u2019impresa con sede a Livorno, come evidenziato dal sito di fact checking Pagella Politica, \u00e8 iscritta all\u2019Aiad, sindacato del settore, costola di Confindustria, che fino a poco tempo fa era presieduto dall\u2019esponente di FdI Guido Crosetto, poi nominato ministro della Difesa.<\/p>\n<p>FORZA ITALIA<br \/>\nTRA LUGLIO E SETTEMBRE RACCOLTI 1,7 MILIONI.<br \/>\nDAL PARTITO-AZIENDA AL PARTITO-FAMIGLIA<br \/>\nDa inizio anno Forza Italia ha ricevuto almeno 3,2 milioni di finanziamenti. La fetta pi\u00f9 ampia \u00e8 arrivata tra luglio e settembre, dopo l\u2019addio di Draghi: 1,7 milioni. Scorrendo l\u2019elenco dei sostenitori saltano subito all\u2019occhio cinque nomi: Eleonora, Luigi, Marina, Piersilvio e Barbara, i figli di Berlusconi che hanno versato 100 mila euro a testa nelle casse del partito fondato dal padre. Mentre Fininvest, la cassaforte di famiglia, ha donato 100 mila euro. Altri 93 mila arrivano da Adriano Galliani, senatore uscente, amministratore delegato del Monza e da sempre braccio destro di Berlusconi. Circa 26 mila sono stati versati da Renato Schifani, ex presidente del Senato e da poco eletto governatore della Sicilia. Una buona fetta del tesoretto azzurro arriva dai parlamentari: a quelli che avevano un seggio sicuro era stato intimato, con tanto di lettera ufficiale del tesoriere, di versare 30 mila euro a testa. Anche per Forza Italia, partito anti Bolkestein, ha rilevanza la questione balneare: da Paola Marucci, moglie del senatore (non rieletto) Massimi Mallegni e proprietaria di hotel e un bagno in Versilia, sono arrivati 15 mila euro.<\/p>\n<p>LEGA<br \/>\nIL RECORD DI SALVINI: CI SONO I MILITANTI MA, ANCHE LE SIGARETTE ELETTRONICHE.<br \/>\nIl partito di Matteo Salvini, finito sotto al 9%, nonostante il deludente risultato alle Politiche del 25 settembre ha comunque attirato l\u2019interesse dei finanziatori privati, evidentemente convinti che la Lega sarebbe stata il perno per spingere il centrodestra a Palazzo Chigi. Dall\u2019inizio del 2022, il Carroccio ha incassato almeno 6,5 milioni, molti dei quali arrivati dai territori, specialmente al Nord, dove il partito denota ancora buon radicamento. I candidati nei collegi blindati, oltre ai 3 mila di contributo mensile durante la legislatura, hanno versato 20 mila euro a testa. Ma a qualcuno \u00e8 andata male lo stesso: Mario Barbuto, presidente dell\u2019Unione italiana ciechi, quei soldi li ha dati, ma poi ha perso nell\u2019uninominale a Palermo. Analizzando la galassia dei sostenitori salviniani emerge il sostegno rilevante delle universit\u00e0 private e telematiche.<br \/>\nUn nome su tutti: i 100 mila euro arrivati dal Monte Finanziario europeo srl, societ\u00e0 riconducibile a Pietro Luigi e Martina Polidori, figli di Francesco, fondatore di Cepu. Altri 50 mila sono stati versati da Vaporart (furono 100 mila nel 2018), produttore di sigarette elettroniche. Basta una rapida ricerca su Google per ritrovare i video dello \u201cSvapo day\u201d, la protesta che Salvini organizz\u00f2 contro il paventato aumento delle accise sulle e-cigarette. Altri 43 mila euro sono stati ricevuti da Asso trattenimento 2007, associazione che riunisce i gestori di slot machine e scommesse. Da annotare anche una curiosit\u00e0 in particolare: la Lega Nord (oggi soppiantata da Lega per Salvini premier dopo le vicissitudini giudiziarie) risulta ancora iscritta al registro dei partiti e continua a ricevere finanziamenti, come i 6 mila euro a testa dai ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli.<\/p>\n<p>PARTITO DEMOCRATICO<br \/>\nSPARITE LE GRANDI AZIENDE. PER\u00d2 , C\u2019\u00c8 UN GENEROSO IMPRENDITORE<br \/>\nIl Pd era dato come \u201cperdente\u201d da tutti i sondaggi della vigilia; questo fattore ha condizionato in maniera pesante il fund raising del Nazareno, che storicamente riceveva finanziamenti massicci anche da molte grandi aziende. Aziende che, stavolta, sono sparite quasi del tutto. Il partito di Letta ha raccolto solo 1,2 milioni tra luglio e agosto, mentre il totale tra gennaio e settembre \u00e8 di circa 3,5 milioni. La parte del leone l\u2019hanno fatta i piccoli sostenitori a livello locale, oltre ai candidati nei collegi \u201cblindati\u201d che hanno versato 15 mila euro a testa. Tra gli aiuti pi\u00f9 generosi salta all\u2019occhio quello di Francesco Merloni, 97 anni, ex ministro della Dc con sette legislature alle spalle e amico personale di Enrico Letta. Merloni, oggi presidente onorario del colosso degli elettrodomestici Ariston Thermo, ha versato 100 mila euro nelle casse DEM. Molto curioso \u00e8 invece il nome di Gianfranco Librandi, che tramite la Milano Krea design srl (azienda di mobili) ha donato 60 mila euro al Pd.<br \/>\nLibrandi, parlamentare eletto con Scelta civica, poi passato al Pd e infine a Italia viva, \u00e8 un imprenditore renziano doc, tanto da aver versato a Open, la fondazione dell\u2019ex premier (oggi liquidata), la bellezza di 800 mila euro. Ma non \u00e8 finita, perch\u00e9 alle ultime elezioni Librandi era candidato con +Europa, partito sostenuto con altri 100 mila euro. \u00abNon ci vedo niente di male\u00bb spiega Librandi a 7. \u00abHo finanziato la politica sperando di dare all\u2019Italia una situazione di stabilit\u00e0\u00bb. Tra i politici salta poi all\u2019occhio Elly Schlein, ex vicepresidente dell\u2019Emilia-Romagna e oggi deputata, che pur non essendo iscritta al Pd ha versato al Nazareno un totale di 12 mila euro divisi in due tranche. E ora sta preparando la sfida alla segreteria per il dopo Letta.<\/p>\n<p>AZIONE-ITALIA VIVA<br \/>\nLA MODA SI MOBILITA. MA ANCHE , LE ACCIAIERIE E I GRANDI POLI DELLA SANIT\u00c0<br \/>\nIl tandem degli \u201camici per forza\u201d formato da Carlo Calenda e Matteo Renzi, viste le istanze rappresentate, grazie a molti imprenditori generosi ha raccolto circa 3 milioni da inizio anno. Partiamo dai sostenitori del leader di Azione. In testa c\u2019\u00e8 Pier Luigi Loro Piana con 75 mila euro, mentre altri 20 mila sono arrivati sempre dalla moda (gruppo Zegna) e 10 mila da Renzo Rosso di Diesel. Il patron di Prada Patrizio Bertelli ha versato 50 mila euro, mentre da Luciano Cimmino (gruppo Yamamay-Carpisa) 20 mila. Dal patron di Ferrarelle Carlo Pontecorvo sono arrivati 10 mila euro; 30 mila da Cremonini, colosso delle carni. Tremila da Marco Tronchetti Provera e 30 mila da Guido Maria Brera, il finanziere scrittore milanese. Le acciaierie Arvedi hanno versato ad Azione 50 mila euro, e sempre dall\u2019acciaio sono arrivati 30 mila euro da Antonio Marcegaglia; mentre un totale di 80 mila da Gianfelice Rocca del gruppo Humanitas e vertice di Techint. C\u2019\u00e8 infine Alberto Bombassei, gi\u00e0 ai vertici di Confindustria e oggi presidente onorario di Brembo, che ha fatto un bonifico di 50 mila euro.<br \/>\nMolto serrata, specie nella parte finale della campagna, la raccolta fondi di Italia viva, che ha incassato quasi un milione in 20 giorni a settembre. Al partito di Renzi, in attesa che il Terzo polo nasca formalmente, sono arrivati 25 mila euro da finanziatori storici come Davide Serra, finanziere e fondatore di Algebris. \u00c8 di 50 mila euro il bonifico di Giovanni Tamburi, finanziere con partecipazioni Amplifon, Alpitour, Moncler, Hugo Boss. Daniele Ferrero, \u201cmago\u201d del cioccolato con il marchio Venchi (ma nemmeno parente dei Ferrero di Alba), ha finanziato Renzi con 30 mila euro, oltre ai 100 mila del passato. Il patron di Diesel Renzo Rosso ha dato 10 mila euro, come a Calenda. Ben 100 mila euro \u00e8 invece il finanziamento di Lupo Rattazzi, presidente di Neos air e figlio di Susanna Agnelli. Dall\u2019acciaio sono poi annotati 30 mila euro da Emma Marcegaglia. E infine sono rilevanti i 100 mila euro bonificati dal monegasco Manfredi Lefevre D\u2019Ovidio, fondatore della Silversea cruises e re (quasi) assoluto delle crociere di lusso.<\/p>\n<p>MOVIMENTO 5 STELLE<br \/>\nLA REGOLA: NIENTE SOLDI DA PRIVATI. &#8211; L\u2019EX LUIGI DI MAIO HA RACCOLTO 300 MILA EURO<br \/>\nDa statuto il M5S non accetta finanziamenti da imprenditori e aziende private. Sono ammessi sono sostegni contenuti, raccolti grazie a donazioni online, oltre ai versamenti da mille euro mensili versati da tutti gli eletti nell\u2019arco della legislatura. Il partito di Giuseppe Conte da inizio anno ha raccolto meno di un milione di euro e, vista la bocciatura a livello burocratico, non ha potuto incassare nemmeno il 2 per mille, voce che per gli altri partiti \u00e8 molto importante per il bilancio. Lo scissionista grillino Luigi Di Maio, ex ministro degli Esteri, con Impegno civico \u00e8 riuscito a raggranellare circa 300 mila euro da aziende varie. Un mini tesoretto che per\u00f2, a fronte dello 0,6% incassato alle elezioni, \u00e8 servito per fare eleggere un solo parlamentare: Bruno Tabacci, per di pi\u00f9 di un altro partito.<br \/>\n*(Claudio Bozza. Giornalista per caso. Il caso pi\u00f9 bello possa capitare.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Nicola Barone*: MANOVRA, SALE A 60 EURO LIMITE DI ESENZIONE DA OBBLIGO POS.<\/strong><br \/>\nSALE DA 30 A 60 EURO IL LIMITE OLTRE IL QUALE I COMMERCIANTI SONO ESENTATI DALL\u2019OBBLIGO DI CONSENTIRE IL PAGAMENTO CON CARTE E BANCOMAT.<br \/>\nUn nuovo pacchetto sull\u2019ambiente ma anche il finanziamento di una serie di opere infrastrutturali come il terzo lotto Tav, l\u2019alta velocit\u00e0 Torino-Lione. Lievita a 155 articoli l\u2019ultima bozza della manovra: tra le nuove misure spunta anche l\u2019esenzione dall\u2019Imu per i proprietari di immobili occupati che abbiano presentato regolare denuncia. Definite alcune norme che nella prima bozza avevano solo il titolo come il mese in pi\u00f9 di congedo per le mamme, l\u2019assegno unico rafforzato, opzione donna che compare per\u00f2 con l\u2019ipotesi di et\u00e0 di uscita legata al numeri di figli che sarebbe per\u00f2 in fase di valutazione nelle ultime ore. Marted\u00ec nel tardo pomeriggio, dopo l\u2019annuncio in Aula dell\u2019arrivo della manovra (domani) a Montecitorio, si terr\u00e0 una riunione dei capigruppo di maggioranza della commissione Bilancio per fare un primo punto sul provvedimento.<\/p>\n<p>STRETTA SU VENDITE ONLINE, OBBLIGO DI FATTURA<br \/>\nObbligo di fattura e stretta fiscale per le vendite online a partire dal primo luglio 2023. Nella bozza \u00e8 previsto per i soggetti passivi Iva che facilitano le vendite nei confronti di un cessionario non soggetto passivo l\u2019obbligo di trasmettere all\u2019agenzia delle Entrate i dati relativi ai fornitori e alle operazioni effettuate. In caso di mancata trasmissione lo stesso soggetto passivo \u00e8 considerato responsabile in solido per l\u2019assorbimento dell\u2019Iva. I beni che rientrano nella misura saranno individuati con un decreto del Mef. Dalle nuove regole sono esentate le cessioni effettuate da fornitori che hanno requisiti di affidabilit\u00e0 o che prestano idonea garanzia, cos\u00ec come individuati dall\u2019agenzia delle Entrate in un provvedimento da emanare entro 3 mesi. Le vendite per corrispondenza vengono inoltre eliminate da quelle per le quali l\u2019emissione della fattura non \u00e8 obbligatoria se non richiesta dal cliente.<\/p>\n<p>CONTRO \u201cAPRI E CHIUDI\u201d ARRIVA FIDEIUSSIONE 50MILA EURO<br \/>\nUna fideiussione di 50mila euro per la riapertura della partita Iva qualora l\u2019agenzia delle Entrate l\u2019abbia chiusa. \u00c8 una delle misure anti ditte \u201capri e chiudi\u201d previste in un articolo secondo cui, se valuta possibili illeciti, l\u2019agenzia pu\u00f2 effettuare \u00abspecifiche analisi del rischio connesso al rilascio di nuove partite Iva, ad esito delle quali l\u2019ufficio invita il contribuente a presentarsi in ufficio\u00bb per esibire la documentazione necessaria e per dimostrare, \u00absulla base di documentazione idonea, l\u2019assenza dei profili di rischio individuati\u00bb. In caso di mancata presentazione in ufficio del contribuente, \u00abovvero di esito negativo dei riscontri operati sui documenti eventualmente esibiti, l\u2019ufficio emana provvedimento di cessazione della partita Iva. Questa \u00abpu\u00f2 essere successivamente richiesta dal medesimo soggetto, come imprenditore individuale, lavoratore autonomo o rappresentante legale di societ\u00e0, associazione od ente, con o senza personalit\u00e0 giuridica, costituite successivamente al provvedimento di cessazione della partita Iva, solo previo rilascio di polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per la durata di tre anni dalla data del rilascio e per un importo non inferiore a 50mile euro. In caso di eventuali violazioni fiscali commesse antecedentemente all\u2019emanazione del provvedimento di chiusura, l\u2019importo della fideiussione deve essere pari alle somme, se superiori a 50mila euro, dovute a seguito di dette violazioni fiscali, semprech\u00e9 non sia intervenuto il versamento delle stesse\u00bb.<\/p>\n<p>PER ASSEGNO A NUCLEI NUMEROSI TETTO ISEE A 40MILA<br \/>\nTetto Isee all\u2019incremento del 50% dell\u2019assegno unico per i nuclei familiari con tre o pi\u00f9 figli. Stando all\u2019ultima versione della legge di Bilancio l\u2019aumento dell\u2019assegno unico familiare per i nuclei numerosi avviene infatti \u00abper livelli i Isee fino a 40.000 euro\u00bb. L\u2019incremento del 50% dell\u2019assegno unico per i nuclei familiari numerosi prevede oltre al limite dell\u2019Isee a 40mila euro anche una soglia temporale e cio\u00e8 \u00abper ciascun figlio di et\u00e0 compresa tra uno e tre anni\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019autorizzazione di spesa per il trasporto pubblico locale \u00ab\u00e8 incrementata di 100 milioni di euro per l\u2019anno 2023 e di 100 milioni di euro per l\u2019anno 2024 al fine di contribuire alla compensazione della riduzione dei ricavi tariffari relativi ai passeggeri subita, nel periodo dal 1\u00b0 gennaio 2021 al 31 marzo 2022, e conseguente alle limitazioni alla capienza massima dei mezzi adibiti ai servizi di trasporto pubblico imposte in relazione all&#8217;emergenza sanitaria da Covid-19\u00bb. Tali risorse sono ripartite sulla base dei criteri stabiliti \u00abtenendo conto, per le compensazioni relative all&#8217;anno 2021, dei contributi gi\u00e0 assegnati a titolo di anticipazione e assicurando una compensazione percentualmente uniforme ai soggetti ivi previsti\u00bb.<\/p>\n<p>SCOMPARE CONTRIBUTO SOLIDARIET\u00c0, EXTRAPROFITTI \u201cVUOTI\u201d<br \/>\nMancano ancora, nell\u2019ultima bozza della legge di bilancio datata 25 novembre, i dettagli sugli extraprofitti. L\u2019articolo che contiene il \u00abcontributo straordinario contro il caro bollette\u00bb risulta infatti vuoto, come nella versione provvisoria della legge di bilancio circolata nei giorni scorsi. Scompare invece dall\u2019articolato la norma immediatamente successiva (anch\u2019essa vuota nella prima versione ma almeno titolata) sul \u00abcontributo di solidariet\u00e0 temporaneo\u00bb.<\/p>\n<p>800 MLN A FONDO GARANZIA PMI, NORMA \u00abIN VALUTAZIONE\u00bb<br \/>\nLe funzioni del Fondo di garanzia per le Pmi vengono prorogate per tutto il 2023, cos\u00ec come previste dalla legge di bilancio del 2021 ed anche per quanto riguarda il sostegno speciale e temporaneo per il contrasto agli effetti della crisi ucraina. Lo si legge nell\u2019ultima bozza della manovra, in cui accanto all\u2019articolo compare per\u00f2 la dicitura \u201cin valutazione\u201d. Lo stanziamento previsto \u00e8 di 800 milioni (contro la cifra di 1 miliardo circolata dopo l\u2019approvazione della legge in Consiglio dei ministri).<\/p>\n<p>UN MESE IN PI\u00d9 DI CONGEDO MATERNIT\u00c0 FINO A 6 ANNI<br \/>\nIl congedo parentale \u00abper la madre lavoratrice\u00bb \u00e8 elevato di un mese \u00abfino al sesto anno di vita del bambino, alla misura dell\u201980 per cento della retribuzione\u00bb. Nella bozza precedente il contenuto della misura era prevista.<\/p>\n<p>AUTONOMIA, CABINA DI REGIA SU LIVELLI ESSENZIALI<br \/>\nArriva una cabina di regia per i Lep. Per la \u00abcompleta attuazione dell\u2019articolo 116 della Costituzione\u00bb e il superamento dei divari territoriali nel godimento delle prestazioni, l\u2019articolo \u00abdisciplina la determinazione dei livelli essenziali\u00bb su \u00abdiritti civili e sociali\u00bb. La cabina di regia \u00e8 presieduta dal ministro degli Affari Regionali (Calderoli), e partecipano quelli per gli Affari Europei (Fitto), Riforme (Casellati), Economia (Giorgetti), ministri \u00abcompetenti per le materie dell\u2019articolo 116\u00bb, pi\u00f9 i presidenti di Conferenza delle Regioni, Upi, e Anci.<\/p>\n<p>PROROGA SCONTI SU ACQUISTO MATERIALI RICICLATI<br \/>\nProrogato con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2023 il credito di imposta previsto al 36% per l\u2019acquisto di materiali riciclati provenienti dalla raccolta differenziata. Lo prevede l\u2019ampio pacchetto ambiente in manovra. L\u2019obiettivo &#8211; si legge &#8211; \u00e8 \u00abincrementare il riciclaggio delle plastiche miste e degli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione e di recupero dei rifiuti solidi urbani\u00bb. Del pacchetto ambiente fa parte anche la proroga del \u201cprogramma speciale Mangiaplastica\u201d, ma anche una dotazione di 110 milioni in 4 anni per il Commissario alla Depurazione per la \u00abrealizzazione degli interventi sui sistemi fognari e depurativi volti a dare esecuzione alle sentenze di condanna della Corte di giustizia dell\u2019Unione europea sul trattamento delle acque reflue urbane\u00bb. Spazio poi a un Fondo per il contrasto al consumo di suolo con un contributo di 160 milioni fino al 2027. Infine 12 milioni in due anni per la realizzazione del Nuovo Polo Laboratoriale per l\u2019Ispra (l\u2019Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).<br \/>\nIl punto. La guerra dei Pos<br \/>\nEntro 31 marzo via libera Cipess a terzo lotto Tav<br \/>\n\u00abEntro il 31 marzo 2023, con deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, \u00e8 autorizzato l\u2019avvio della realizzazione del terzo lotto costruttivo dell\u2019intervento \u201cNuova linea ferroviaria Torino-Lione, sezione internazionale &#8211; parte comune italo-francese &#8211; sezione transfrontaliera\u201d. Il ministero delle Infrastrutture, per l\u2019assegnazione delle risorse, presenta una relazione concernente i contributi versati dall\u2019Unione europea alla societ\u00e0 Tunnel Euralpin Lyon Turin-TELT s.a.s.. per l\u2019intervento\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00c8 PROROGA STATO EMERGENZA PER SOCCORSO UCRAINI<br \/>\n\u00abLo stato di emergenza relativo all\u2019esigenza di assicurare soccorso ed assistenza, sul territorio nazionale, alla popolazione ucraina in conseguenza della grave crisi internazionale in atto, \u00e8 prorogato al 3 marzo 2023, termine di vigenza degli effetti della decisione del Consiglio dell\u2019Unione Europea del 4 marzo 2022\u00bb. Fino ad allora \u00ab\u00e8 autorizzata, sulla base delle effettive esigenze e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, la prosecuzione delle attivit\u00e0 e delle misure emergenziali nazionali di assistenza ed accoglienza coordinate dal Dipartimento della protezione civile, dai Commissari delegati e dai Presidenti delle Province autonome di Trento e di Bolzano\u00bb.<\/p>\n<p>SI ACCELERA SU PONTE STRETTO, STOP CONTENZIOSI<br \/>\nSi accelera sul Ponte sullo Stretto nell\u2019ultima bozza della manovra con la prevista riattivazione della societ\u00e0 Ponte Stretto Spa e la possibilit\u00e0 di Rfi e Anas di aumento di capitale fino a 50 milioni complessivi per la partecipazione alla societ\u00e0. Sospesi, tra l\u2019atro, i contenziosi in corso. Dall\u2019entrata in vigore della legge, infatti, \u201csono sospesi i giudizi civili pendenti con il contraente generale e gli altri soggetti affidatari dei servizi connessi alla realizzazione dell\u2019opera. Entro 30 giorni la Societ\u00e0 Stretto di Messina sottoscrive l\u2019integrale rinuncia al contenzioso \u201ca completa tacitazione di ogni diritto e pretesa\u201d.<\/p>\n<p>SPUNTA UN NUOVO BALZELLO SULLE ASSICURAZIONI<br \/>\nCome forma di copertura della manovra spunta nell\u2019ultima bozza un nuovo balzello sulle assicurazioni. L\u2019imposta sulle riserve matematiche dei rami vita introdotta nel 2002, inizialmente allo 0,20% e modificata negli anni per arrivare fino allo 0,45% attuale, salir\u00e0 allo 0,50%. Si tratta di un\u2019anticipazione, effettuata dalle imprese, del prelievo sui rendimenti delle polizze che alla fine del contratto ricade sugli assicurati.<\/p>\n<p>MEF, LUNED\u00cc LA MANOVRA IN PARLAMENTO<br \/>\nIl ministero dell\u2019Economia ha comunicato che la manovra arriver\u00e0 in Parlamento entro luned\u00ec. Luned\u00ec, quindi, se non ci saranno nuovi rinvii, la manovra dovrebbe avviare il suo esame parlamentare alla Camera in tempi eccezionalmente stretti. La premier Giorgia Meloni si prepara alla corsa contro il tempo per il doppio test della legge di Bilancio e del Piano di ripresa e resilienza su cui sa che sono puntati gli occhi non solo di partiti e investitori ma anche della Commissione europea. Tutto si dovr\u00e0 consumare in poco pi\u00f9 di un mese: la deadline per ottenere la terza tranche di fondi europei da 21 miliardi \u00e8 il 31 di dicembre, la stessa data entro la quale il Parlamento deve licenziare la manovra per scongiurare l\u2019esercizio provvisorio.<br \/>\n*()<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Alessandro Calvi*: QUIRINALE, CATTOLICI E STAMPA: I TROPPI FRONTI APERTI DALLA DESTRA. IL GOVERNO MELONI IN POCHE SETTIMANE HA GI\u00c0 PROVOCATO INCOMPRENSIONI CON LA CHIESA, LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA E I GIORNALISTI. <\/strong><strong>TROPPE TENSIONI INUTILI, CHE MOSTRANO UN ATTEGGIAMENTO REVANSCISTA E POCO ISTITUZIONALE.<\/strong><br \/>\n\u201cSCARICATI 660MILA POVERI\u201d \u00e8 il titolo con cui Avvenire \u2013 quotidiano della Conferenza episcopale italiana (Cei) \u2013 ha aperto l\u2019edizione del 22 novembre per raccontare l\u2019approvazione in consiglio dei ministri della manovra economica 2023. Quel titolo racconta anche un certo nervosismo nei rapporti tra la destra e il mondo cattolico, che in queste prime settimane trascorse dalle elezioni del 25 settembre \u00e8 emerso di fronte ad alcune questioni importanti. La lotta alla povert\u00e0, in questo caso. Ma anche l\u2019accoglienza dei migranti.<\/p>\n<p>Il governo Meloni a inizio mandato era stato accolto dalle aperture di credito da parte sia del segretario di stato vaticano Pietro Parolin sia del presidente della Cei Matteo Zuppi. Ma gi\u00e0 a fine ottobre sono cominciate le tensioni, quando l\u2019esecutivo si \u00e8 trovato decidere sulla sorte di alcune navi che avevano salvato in mare centinaia di persone in cerca di asilo e protezione umanitaria. In quei giorni le autorit\u00e0 hanno provato a imporre il divieto di ingresso nelle acque territoriali a quelle navi, nonostante le condizioni drammatiche delle persone a bordo. Il ministro dell\u2019interno Matteo Piantedosi si \u00e8 spinto fino a definire \u201cresto del carico che dovesse residuare\u201d la parte dei migranti che sarebbe dovuta rimanere a bordo delle navi, poich\u00e9 non autorizzata a scendere sul suolo italiano. In quelle stesse ore il cardinale Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani, ha invece affermato: \u201cC\u2019\u00e8 un grido che sale dal Mediterraneo che non dobbiamo dimenticare, un grido che dice: salvami! La pace comincia nel salvare la vita e la speranza\u201d.<\/p>\n<p>LE PAROLE DI LA RUSSA SULLA TELEFONATA DI MATTARELLA A MACRON SONO APPARSE COME UNA SCONFESSIONE.<\/p>\n<p>A inizio ottobre, molto pi\u00f9 duro sulla sorte dei migranti era stato papa Francesco. Intervenendo a braccio durante la messa per la canonizzazione di Giovanni Battista Scalabrini e Artemide Zatti, aveva infatti affermato: \u201cL\u2019esclusione dei migranti \u00e8 schifosa, \u00e8 peccaminosa, \u00e8 criminale\u201d. Successivamente il pontefice ha bacchettato per\u00f2 anche l\u2019Unione europea, sostenendo che \u201cnon pu\u00f2 lasciare a Cipro, alla Grecia, all\u2019Italia e alla Spagna la responsabilit\u00e0 di tutti i migranti che arrivano alle spiagge\u201d.<\/p>\n<p>Diversit\u00e0 di vedute tra la destra e il mondo cattolico ci sono state anche sulla guerra in Ucraina. E, pi\u00f9 in generale, \u00e8 accaduto attorno a molte delle questioni che stanno a cuore alla destra stessa. Ne sono un esempio le preoccupazioni espresse dai vescovi all\u2019inizio di settembre sull\u2019autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario, su cui si era al lavoro nella scorsa legislatura.<\/p>\n<p>Un discorso pi\u00f9 serio va fatto invece per quello che riguarda le relazioni tra la destra e il Quirinale. Ed \u00e8 questo il secondo fronte aperto nelle poche settimane trascorse da quando la destra \u00e8 al governo. Se infatti le frizioni con il mondo cattolico derivano da una legittima diversit\u00e0 di vedute di natura politica e l\u00ec si fermano, in almeno un caso con la presidenza della repubblica si \u00e8 sfiorato un incidente istituzionale.<\/p>\n<p>Ci si riferisce a una dichiarazione rilasciata dal presidente del senato Ignazio La Russa sulla telefonata tra il presidente Sergio Mattarella e il presidente francese Emmanuel Macron avvenuta per ricucire lo strappo con la Francia sui migranti. La crisi si era aperta a causa dell\u2019atteggiamento del governo italiano sull\u2019accoglienza. E la telefonata sembrava aver prodotto il risultato atteso.<\/p>\n<p>\u00c8 a quel punto che La Russa ha affermato: \u201cL\u2019opera del presidente della repubblica \u00e8 sempre utile ma credo anche che la fermezza del nostro governo possa e debba essere condivisa\u201d. In quel contesto, le sue parole sono apparse a molti come una sconfessione della presidenza della repubblica, fatto inaudito e inquietante anche perch\u00e9 La Russa rappresenta la seconda carica dello stato. Lo stesso La Russa di recente era gi\u00e0 stato oggetto di critiche per il modo con cui sta interpretando il suo ruolo, e per certi interventi di natura politica che non ci si aspetterebbero da un presidente del senato.<\/p>\n<p>LA SINDROME DEL FORTINO ASSEDIATO<br \/>\nLa sensazione \u00e8 che alcuni esponenti della destra stentino ancora a comprendere la responsabilit\u00e0 alla quale il voto degli italiani li ha chiamati, e preferiscano continuare a comportarsi come se ancora rappresentassero soltanto quella piccola comunit\u00e0 di camerati che per anni ha vissuto ai margini delle istituzioni. \u201cI richiami della foresta, anzi di Colle Oppio, sono continui\u201d, ha scritto il Foglio, alludendo a una storica sezione di partito dell\u2019estrema destra romana. In quella condizione di marginalit\u00e0, l\u2019aver coltivato l\u2019idea di essere politicamente accerchiati poteva apparire comprensibile. Lo \u00e8 molto meno ora che la destra detiene il potere. Cos\u00ec come \u00e8 incomprensibile l\u2019uso di un linguaggio dai toni aspri, spesso recriminatori o comunque vittimistici, che con il tempo rischia anche di trasformarsi in un tratto caricaturale di quella stessa destra.<\/p>\n<p>Sono peraltro gli stessi toni con cui, durante la conferenza stampa di presentazione della manovra economica del 22 novembre, Giorgia Meloni da presidente del consiglio si \u00e8 rivolta ai giornalisti che le chiedevano pi\u00f9 tempo per fare le domande. Il botta e risposta polemico ha avuto un seguito nelle cronache del giorno dopo. Quello con l\u2019informazione \u00e8 il terzo fronte aperto in poche settimane dalla destra al governo. Il quarto, considerando anche il piano internazionale e le tensioni con la Francia. Sono troppi. Il rischio \u00e8 di danneggiare il paese.<br \/>\n*(Alessandro Calvi &#8211; \u00c8 un giornalista italiano. Ha scritto per il Riformista e il Messaggero)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Louis Imbert* : ATTRAVERSO GAZA. REPORTAGE DALLA STRISCIA DI GAZA. PER RACCONTARE COME VIVONO I SUOI ABITANTI, SCHIACCIATI TRA L\u2019EMBARGO ISRAELIANO E LE IMPOSIZIONI DI HAMAS, CHE CONTROLLA QUESTA PARTE DEL TERRITORIO PALESTINESE.<\/strong><br \/>\nAL VALICO DI FRONTIERA DI EREZ I VIAGGIATORI ENTRANO A GAZA SEGUENDO UNA SERIE DI FRECCE DISEGNATE CON UN PENNARELLO BLU SU FOGLI FORMATO A4. Una mano anonima li ha incollati sulle pareti di questo immenso hangar di vetro e metallo, quasi deserto. Appollaiati sopra di noi al piano superiore, su una passerella vetrata, alcuni soldati israeliani dominano il nostro andirivieni. Comandano le aperture e chiusure delle porte quando un impiegato arabo gli comunica, con ampi gesti e grida, un imprevisto.<\/p>\n<p>Sotto, i militari sono quasi assenti e le telecamere onnipresenti. La maggior parte degli scambi \u00e8 con il personale ausiliario palestinese del \u201cterminal\u201d. Questo riduce gli \u201cattriti\u201d con i circa 17mila gazawi che hanno un permesso di transito. Sono operai e imprenditori, per lo pi\u00f9 padri di famiglia, oppure malati che devono andare negli ospedali di Gerusalemme Est, dei \u201cprivilegiati\u201d. Intorno a Erez si estende il muro israeliano: una vasta costruzione di cemento e recinzioni dotata di telecamere e sensori, che cinge la citt\u00e0 di Gaza e il suo entroterra. Ma una \u201cterra\u201d, a dire il vero, non c\u2019\u00e8. Gaza \u00e8 una lingua di sabbia striminzita sulle rive del mar Mediterraneo, lunga appena quaranta chilometri e larga dai sei ai dodici.<\/p>\n<p>Ci vivono pi\u00f9 di due milioni di palestinesi, sottoposti a un blocco israeliano dal 2007, l\u2019anno in cui il movimento islamista Hamas prese il controllo dell\u2019enclave cacciando l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese (Anp). Per renderci conto delle dimensioni di questo recinto, io, il fotografo Lucien Lung e il giornalista gazawi Hassan Jaber l\u2019abbiamo attraversato a piedi, da nord a sud, all\u2019inizio di ottobre. Per sei giorni abbiamo camminato la mattina presto e il tardo pomeriggio in questo spazio in cui la resistenza dei corpi e delle anime sfida ogni immaginazione.<\/p>\n<p>A CIELO APERTO<br \/>\nOltre il muro il viaggio comincia con un vasto terrapieno recintato a cielo aperto, che si estende per quasi due chilometri. Salutiamo i doganieri, tanto cordiali quanto inutili, le ultime vestigia dell\u2019Anp, poi superiamo il checkpoint di Hamas. Risaliamo verso nord, passiamo per un villaggio di legno e lamiera, e dei campi di mais. Una telecamera di Hamas, sospesa su un albero, e una guardia nella sua garitta ci scrutano. Svoltiamo a est, sotto l\u2019occhio di un pallone aerostatico di sorveglianza israeliano, bianco e tondo. Improvvisamente, dietro una breve salita, il terreno diventa pianeggiante e ospita un sito industriale a cielo aperto. Da una piramide di ghiaia spunta Ahmad al Kafarneh, con il volto ricoperto di polvere bianca.<\/p>\n<p>Al Kafarneh, 27 anni, recupera le macerie causate dai bombardamenti che Israele ha condotto nell\u2019enclave ad agosto, le frantuma e ne fa blocchi di cemento. Gli attacchi aerei contro la Jihad islamica palestinese, un piccolo movimento vicino ad Hamas, l\u2019hanno deluso. \u201cPrego per un\u2019altra guerra\u201d, scherza. \u201cQuella del 2021 era stata migliore\u201d, dice riferendosi alla crisi tra Israele e Hamas durata undici giorni, che ha provocato 260 morti palestinesi e tredici israeliani. \u201cQuella del 2014, walla! Ottimi affari!\u201d. In quell\u2019occasione l\u2019esercito israeliano invi\u00f2 a Gaza carri armati e fanteria (non succedeva dall\u2019operazione del 2008-2009).<\/p>\n<p>Ahmad al Kafarneh non \u00e8 da compatire. Possiede una casetta sotto gli ulivi di suo padre, che \u00e8 a capo del pi\u00f9 grande clan familiare dei dintorni (ne fanno parte 2.500 persone). La casa \u00e8 arroccata su una piccola scogliera calcarea che taglia i campi, a due chilometri da Erez, verso l\u2019entroterra. La vista si estende lontano fino a Israele. Al Kafarneh ha dei cugini laggi\u00f9: uno \u00e8 ingegnere, l\u2019altro imprenditore. \u201cSono dolci e belli, come te. Sono i soldi che fanno questo effetto\u201d, afferma spolverandosi gli avambracci. Ci offre frutti di guaiava. Tra dieci giorni raccoglier\u00e0 le olive. Qui tra i suoi alberi, sembra isolato dal resto del mondo. Ma non \u00e8 cos\u00ec: \u201cI ragazzi di Hamas passano in continuazione. Inseguono chi cerca di lasciare Gaza. C\u2019\u00e8 un punto debole nel muro. Temono che i fuggitivi diventino informatori degli israeliani. Due settimane fa ne hanno catturato uno di tredici anni\u201d, racconta.<\/p>\n<p>Camminiamo fino a sera su strade sterrate. Alcuni contadini innaffiano piccoli appezzamenti di patate e cipolle, nella zona pi\u00f9 sorvegliata dell\u2019enclave, che \u00e8 larga qualche centinaio di metri, tra una linea di guardiole di Hamas e il muro israeliano. La Striscia di Gaza produce solo il 10 per cento di quello che mangia. Adagiata su un\u2019altura, la citt\u00e0 di Beit Hanun domina questa regione agricola, angusta e bucolica. Stasera la famiglia Al Kafarneh festeggia un matrimonio. Lo sposo gira per le strade sbucando dal tetto aperto di un\u2019auto, vicino a sua madre e seguito da un corteo di vuvuzelas. Almeno tremila persone lo aspettano su un campo, sotto tendoni multicolori. Il giorno dopo gli Al Masri, che hanno la loro roccaforte nella strada principale del villaggio, festeggiano un altro matrimonio delle stesse proporzioni.<\/p>\n<p>Hamas mantiene la pace tra queste due famiglie rivali, che per anni si sono massacrate a vicenda. L\u2019ultima volta, nel 2004, la causa fu un incidente stradale tra due giovani dei due clan, degenerato in una battaglia campale: tre mesi di combattimenti, nove morti e circa trecento feriti.<\/p>\n<p>Due strade attraversano Gaza da nord a sud. Una lungo la costa, l\u2019altra segue il tracciato di un\u2019antica via romana. Corre dritta come una \u201ci\u201d attraverso un tessuto di piccole fabbriche. Qui si passa impercettibilmente dalle campagne ai sobborghi, costeggiando Jabalia, dove nel 1987 scoppi\u00f2 la prima intifada, poi ci s\u2019immerge nella citt\u00e0 di Gaza.<\/p>\n<p>Alcuni camion sollevano la polvere. La nostra piccola squadra suscita la simpatia di quasi tutti, talvolta anche l\u2019ilarit\u00e0. Colpi di clacson, campanelli di biciclette, chiacchiere. Ovunque, le strade sterrate si snodano tra i frutteti e incappano nel filo spinato, in fichi d\u2019India inestricabili o in recinzioni. I proprietari delimitano cos\u00ec le loro terre. Gaza \u00e8 una serie di vicoli ciechi. Niente \u00e8 pi\u00f9 contestato del catasto, che non \u00e8 mai stato davvero istituito, in questo paese di rifugiati in cui si applicano ancora il diritto fondiario ottomano e quello del mandato britannico (1922-1948).<\/p>\n<p>Celebrazioni per l\u2019anniversario della nascita della Jihad islamica palestinese. Gaza, 6 ottobre 2022 &#8211; Lucien LungCelebrazioni per l\u2019anniversario della nascita della Jihad islamica palestinese. Gaza, 6 ottobre 2022 (Lucien Lung)<br \/>\nLa citt\u00e0 di Gaza \u00e8 cresciuta sotto la pressione delle circa 200mila persone costrette a sistemarsi qui nel 1948 durante la nakba, la \u201ccatastrofe\u201d, l\u2019esodo dei palestinesi quando nacque lo stato di Israele. La crescita urbana ha modificato le correnti sulla costa: ai piedi del campo profughi di Al Shati il mare ha portato via la spiaggia. Su un pendio di pietre e cemento alcuni pescatori puliscono piccoli granchi autunnali dal ventre blu. Alle loro spalle il giorno filtra a malapena attraverso i vicoli cos\u00ec stretti che \u00e8 difficile farci passare perfino una bara.<\/p>\n<p>IL PORTO CHE NON C\u2019\u00c8<br \/>\nA parte Al Shati, la citt\u00e0 di Gaza non manca di fascino. La pianta dei quartieri nuovi \u00e8 regolare, il vento del mare spazza i marciapiedi larghi e ombreggiati da eucalipti, palme, alberi di fuoco, boschetti cresciuti in modo disordinato. Sui viali affollati del centro incrociamo ragazze senza velo, molte guidano nel caos. La polizia morale di Hamas ha altre gatte da pelare. In una strada tranquilla del centro passiamo davanti al caff\u00e8 Mazazik e alla bancarella di giocattoli di Al Alami (salvagenti e mitragliette di plastica) e incontriamo la guida del giorno, Ziad Obaid. Il direttore generale del porto di Gaza \u00e8 un escursionista. Ogni mattina all\u2019alba cammina da solo lungo i margini della citt\u00e0. Sua moglie, malata di cancro, ha smesso di accompagnarlo. Obaid dirige da vent\u2019anni un porto che non esiste, se non nei suoi sogni. Le banchine erano state promesse nel primo accordo di pace di Oslo del 1993, ma non sono mai state costruite. Nell\u2019inverno del 1999 fu avviato un cantiere, subito interrotto dalla seconda intifada (2000-2005).<\/p>\n<p>\u201cQuando ho visto gli elicotteri Apache israeliani bombardare il quartier generale della polizia a Gaza mi sono detto che i problemi sarebbero durati a lungo\u201d. Obaid ci porta tre chilometri a sud della citt\u00e0, su un lembo di terra in riva al mare dove avrebbe dovuto essere sistemata la barriera frangiflutti del suo porto. Alcuni contadini ci coltivano peperoni. \u201cMi chiedo chi li abbia autorizzati. \u00c8 una terra dello stato\u201d, si stupisce. \u201cDopo la guerra del 2014 abbiamo smesso di negoziare la costruzione con Israele. Non ci crede pi\u00f9 nessuno\u201d. Quell\u2019anno il padre di Obaid \u00e8 morto. \u201cMia moglie m\u2019incoraggia ancora. Dice: \u2018Lo troverai, il tuo porto, bisogna mantenere la speranza\u2019. Ma anche sognare diventa doloroso\u201d.<\/p>\n<p>Obaid \u00e8 stato mandato a innumerevoli vertici europei dall\u2019Anp, che voleva dimostrare la sua esistenza. Ha visto i porti di Marsiglia, Tolone, Genova, Napoli, Barcellona, Amburgo, Atene, e quelli di Istanbul, Dubai e dell\u2019Oman. \u201cOra l\u2019Autorit\u00e0 sta pensando di mandarci in pensione\u201d, si preoccupa Obaid, che \u00e8 dipendente del ministero dei trasporti. \u201cNoi, i ventimila funzionari che abitano a Gaza\u201d, dove Hamas detta legge.<\/p>\n<p>Gaza, 3 ottobre 2022 &#8211; Lucien LungGaza, 3 ottobre 2022 (Lucien Lung)<br \/>\nSi \u00e8 fatto un\u2019amara risata quando a fine settembre gli islamisti hanno celebrato la creazione di un \u201ccorridoio marittimo\u201d sul piccolo porto di pescatori della citt\u00e0: una presunta apertura verso il mondo esterno. \u201cNon significa nulla\u201d, sospira. \u201cUn corridoio per andare dove? Con cosa? \u00c8 uno scherzo di cattivo gusto fatto alle persone semplici che non capiscono niente\u201d.<\/p>\n<p>Verso l\u2019interno si estende una strada, da est a ovest, che era riservata agli israeliani della colonia di Netzarim. Nel 2005 fu smantellata dall\u2019esercito, come tutti gli insediamenti di Gaza. Alti palazzi amministrativi, un tribunale, un\u2019universit\u00e0, un ospedale, costruiti grazie agli aiuti della Turchia o del Qatar, da allora sovrastano un grande spazio indefinito: campi, case e terreni abbandonati.<\/p>\n<p>STUPORE E CONTROLLO<br \/>\nSotto le mura di un campo di addestramento militare due agenti dei servizi segreti di Hamas fermano bruscamente il loro pick-up accanto a noi. Pantaloni morbidi da jogging, ciabatte, un volto austero l\u2019uno, sorridente l\u2019altro. Gli escursionisti a Gaza sono rari. Ovunque il nostro passaggio sorprende, poi suscita sospetto, infine il controllo.<\/p>\n<p>Solo un\u2019ora prima abbiamo aspettato mezz\u2019ora per avere l\u2019autorizzazione a passare un posto di blocco. \u00c8 stata un\u2019occasione per conversare con tre combattenti delle brigate Al Qassam, il braccio armato di Hamas, sui meriti delle nostre scarpe, tutte di fabbricazione cinese. Si lamentavano perch\u00e9 dovevano pagare le uniformi di tasca propria.<\/p>\n<p>Un militare si unisce ai due agenti. Poi arriva il loro capo. Infine, tre ufficiali in borghese di Hamas fermano il loro suv vicino a noi. Un ronzio ci fa alzare gli occhi al cielo: la croce bianca di un drone di osservazione israeliano staziona esattamente sopra di noi. Sono onnipresenti. L\u2019esercito israeliano in tempi \u201cnormali\u201d registra quattromila ore di volo al mese sopra Gaza: l\u2019equivalente di cinque droni sempre in volo. A un certo punto si sente un boato lungo e sordo, dietro la recinzione del campo militare. Si solleva una nuvola di fumo grigiastro. \u00c8 un razzo appena decollato verso il Mediterraneo. Hamas testa le sue piattaforme di lancio. I nostri inquisitori sorridono. Fanno finta di non aver sentito nulla e ci augurano una buona passeggiata.<\/p>\n<p>IL SUO \u00c8 UN MESTIERE NUOVO E REDDITIZIO. LA CONCORRENZA STA AUMENTANDO. LA BENZINA \u00c8 MOLTO CARA E L\u2019INVENTIVA DEI GAZAWI \u00c8 SENZA LIMITI<\/p>\n<p>Al terzo giorno abbiamo gi\u00e0 percorso quasi la met\u00e0 di Gaza, procedendo a zigzag. All\u2019alba raggiungiamo un altopiano sabbioso ombreggiato che domina l\u2019unico fiume della Striscia, nei pressi del muro israeliano. I giunchi proliferano tra le baracche dei beduini. Fadel al Utol ci offre il caff\u00e8. Il giorno prima questo archeologo con un cappello di paglia in testa ha aperto un cantiere. Sta scavando intorno a dei mosaici bizantini che sono appena stati portati alla luce in questa zona misera e remota, salvata dalle pressioni immobiliari.<\/p>\n<p>In fondo a due ampie buche luccicano intrecci geometrici e medaglioni raffiguranti uccelli (un\u2019anatra, dei trampolieri), una capra, altri animali e grandi felini. \u201c\u00c8 strano\u201d, osserva Fadel, \u201cil pavimento \u00e8 orientato verso est: \u00e8 tipico di una chiesa\u201d. Potrebbe trattarsi anche di una villa. Ritrovamenti simili non sono rari a Gaza, ma questo \u00e8 eccezionale. Fadel lo data tra il quinto e il settimo secolo.<\/p>\n<p>Il proprietario del terreno, Salman al Nabahin, strofina i frammenti con una spugna umida per farci apprezzare la sfumatura dei colori e la finezza del disegno. Ha conficcato tre bandiere palestinesi intorno al cantiere, per renderlo solenne. Al Nabahin, un poliziotto in pensione, ha scoperto i reperti sette mesi fa, piantando un ulivo con suo figlio.<\/p>\n<p>A 42 anni, Fadel al Utol vive \u201ccome un pesce nel mare\u201d immerso tra vecchie pietre. A volte alza lo sguardo e constata che \u201cGaza \u00e8 come un uomo che piange e non vuole dirlo. Ogni volta che prende uno schiaffo dagli israeliani dice \u2018\u00e8 l\u2019ultimo\u2019 e poi si fa spaccare la faccia di nuovo\u201d. Al Utol insegna agli studenti che la loro terra non \u00e8 stata sempre un doloroso vicolo cieco, ma lo sbocco delle rotte dell\u2019Arabia e dell\u2019estremo oriente che qui raggiungevano il mondo mediterraneo. Il suo cantiere-scuola \u00e8 il monastero di Sant\u2019Ilarione. Il pi\u00f9 antico della Terra santa. Per dimensioni \u00e8 paragonabile solo a quello di San Simeone, nel nord della Siria. Ilarione lo fond\u00f2 con i suoi discepoli nel quarto secolo, un chilometro a sud del fiume.<\/p>\n<p>Lungo la strada tra Deir al Balah e Khan Yunis, il 4 ottobre 2022 &#8211; Lucien LungLungo la strada tra Deir al Balah e Khan Yunis, il 4 ottobre 2022 (Lucien Lung)<br \/>\nAl Utol \u00e8 un archeologo di guerra, come ci sono medici al fronte. Dal 2018 forma una squadra di specialisti gazawi con il patrocinio della Scuola biblica di Gerusalemme e i fondi raccolti dall\u2019organizzazione francese Premi\u00e8re urgence. Insieme hanno restaurato intorno alla tomba di Ilarione gli sfavillanti mosaici di una chiesa, diversi battisteri e cappelle, una foresteria e dei bagni, dove fino al nono secolo i viaggiatori di tutte le confessioni si lavavano della polvere delle strade.<\/p>\n<p>Fadel al Utol \u00e8 nato nel campo profughi di Al Shati. A 14 anni chiese timidamente lavoro al frate domenicano Jean-Baptiste Humbert, un archeologo che stava conducendo degli scavi sotto le sue finestre, sull\u2019antico porto di Anthedon. Lui gli diede una spugna, poi un piccone. \u201cEro a malapena andato a scuola durante la prima intifada. Gaza stava diventando un paradiso\u201d, ricorda Al Utol. \u201cYasser Arafat era appena tornato dall\u2019esilio\u201d per far nascere a Gaza l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese, nel 1994. \u201cCon lui arrivarono tanti stranieri e palestinesi d\u2019Israele. Sembrava di stare a Parigi!\u201d.<\/p>\n<p>Al Utol si \u00e8 formato al Louvre e a Saint-Denis, ad Arles, a Ch\u00e2tel-sur-Mo\u00adselle per la lavorazione della pietra, a Epinal, a Nancy, a Ginevra. Da quasi dieci anni un dio greco occupa giorno e notte il suo animo: l\u2019Apollo di Gaza. Questa antica statua di bronzo a misura d\u2019uomo, meravigliosamente conservata, fu scoperta nell\u2019enclave nel 2013 da una famiglia di pescatori. \u00c8 un tesoro per la storia dell\u2019arte, paragonabile ai pezzi dei grandi musei europei. Hamas ci ha messo le mani sopra. Lo tiene nascosto, forse in uno dei tunnel in cui si rifugiano i suoi ufficiali. \u201cCredono che gli israeliani lo stiano cercando\u201d, dice Al Utol. Nel 2021 l\u2019archeologo \u00e8 riuscito a incontrare un alto funzionario di Hamas. \u201cSanno che ho contatti al Louvre. Volevano vendere l\u2019Apollo ai francesi per 50 milioni di dollari, oppure affittarglielo. Il funzionario mi ha detto: \u2018Tu mi dai il denaro e io ti porto al valico di Erez con lui\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Il funzionario ha detto a Fadel al Utol che l\u2019Apollo \u00e8 rovinato in molte delle sue parti pi\u00f9 fragili: le ginocchia, le braccia, le articolazioni dei piedi e il collo. A quanto pare, gli effetti di un bombardamento israeliano. \u201cIo ho risposto al militare: \u2018Non lo prendo neanche a 2 shekel (pari a 50 centesimi di euro). \u00c8 per Gaza! \u00c8 vietato venderlo\u2019\u201d. Al Utol sa che se \u00e8 esposto all\u2019aria l\u2019Apollo si corrode. \u201cLo troveremo ridotto in polvere\u201d. L\u2019archeologo ha pazientemente spiegato tutto questo al funzionario di Hamas, prima di fargli una proposta. \u201cGli ho detto: \u2018Tu me lo dai, io lo studio, passo Erez con lui e lo porto ai francesi per farglielo restaurare. Penso a tutto io, faccio i documenti, e tu stai a guardare. Quando \u00e8 finita lo esponiamo al museo archeologico di Gaza\u2019. Il tipo mi ha guardato in modo strano. Se non parli di soldi, nessuno capisce\u201d.<\/p>\n<p>SONO POCHE LE PERSONE CHE PASSEGGIANO A GAZA PER PIACERE. PER\u00d2 IN CISGIORDANIA ESISTE UNA TRADIZIONE PALESTINESE DELL\u2019ESCURSIONISMO<\/p>\n<p>CONTRO OGNI EVIDENZA<br \/>\nA due passi dal suo nuovo cantiere, Al Utol ci accompagna verso le rive del Wadi Gaza. Il fiume, largo circa cinque metri e poco profondo, gorgoglia nero, sotto un ripido pendio dove la spazzatura scende fino alle sponde erbose. Oltre questo crinale si erge la torre di un impianto di depurazione inaugurato nel dicembre 2020, che ha ridato vita al fiume versandoci le sue acque trattate.<\/p>\n<p>Due anni fa il Wadi Gaza scorreva solo d\u2019inverno, quando Israele apriva le sue dighe a monte. Le sponde sono state rinforzate. Al sole l\u2019acqua attraversa tutte le sfumature dell\u2019arancione. Il suo odore di fogna si fa dimenticare, ma risale alla gola pi\u00f9 avanti, dove una fabbrica o delle abitazioni scaricano le loro acque reflue.<\/p>\n<p>Passando sotto il ponte della strada di Saladino, la valle si allarga. A giugno dei bulldozer hanno ripulito una vecchia discarica. Su questo terrapieno dove il fiume scompare sotto una massa impenetrabile di rovi, la famiglia Tatah ha celebrato il matrimonio del figlio pi\u00f9 giovane, Youssef. \u201cAvevo vinto una borsa per studiare in Germania\u201d, sussurra lui. \u201cMa mio padre ha voluto tenermi vicino a s\u00e9\u201d. A mezzogiorno il loro vicino Ahmad Abu Naim si mette in attivit\u00e0 sulla riva del fiume, nella polvere. Le braccia e il viso sono anneriti da uno spesso strato di grasso.<\/p>\n<p>Abu Naim \u00e8 un industriale. Recupera vecchie plastiche, le fonde in immensi serbatoi all\u2019aperto, sistemati per terra. Le fa passare dallo stato gassoso a quello liquido in una sorta di alambicco. Ricava gasolio, che \u00e8 adatto solo ai mezzi agricoli, e benzina per trabiccoli resistenti. Il suo \u00e8 un mestiere nuovo e redditizio. La concorrenza sta aumentando. La benzina \u00e8 molto cara ai distributori, e l\u2019inventiva degli abitanti di Gaza \u00e8 senza limiti. Oggi Abu Naim sta cercando di montare una sorta di grande ventilatore sulle ciminiere del suo impianto. \u201cNiente fumo, niente odori!\u201d, afferma, contro ogni evidenza.<\/p>\n<p>Da bravo petroliere, prova a darsi un\u2019etichetta \u201cverde\u201d, ecologica. Deve convincere un comitato, formato dai cinque municipi che condividono il corso del fiume, che la sua impresa non \u00e8 inquinante. Il fatto \u00e8 che altre menti creative hanno convinto il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) a raccogliere 67 milioni di euro per creare una riserva naturale intorno al Wadi Gaza.<\/p>\n<p>&#8211;<br \/>\nMa chi si occuper\u00e0 di cacciare i militari? Come qualunque spazio \u201cvuoto\u201d nell\u2019enclave, il fiume \u00e8 il loro terreno di gioco. A est, vicino al muro israeliano, \u00e8 pieno di guardiole dei militari. A ovest della strada di Saladino le mura dei campi di addestramento si estendono ovunque, nel letto del fiume e sulle sue sponde. Per attraversare queste zone sensibili, onnipresenti a Gaza, alla fine ci siamo inventati una soluzione. Hassan Jaber, il nostro collaboratore di Gaza, ci segue in un\u2019auto.<\/p>\n<p>Quando si annuncia un posto di controllo saliamo a bordo. Ci sediamo dietro, senza farci notare. Poi fermiamo l\u2019auto e proseguiamo a piedi. \u00c8 fuori discussione abbandonare Jaber e la Mercedes gialla antidiluviana. Camminando da soli, senza guida, ci prenderebbero sicuramente per spie israeliane.<\/p>\n<p>Sono poche le persone che passeggiano a Gaza per piacere. Per\u00f2 in Cisgiordania esiste una tradizione palestinese dell\u2019escursionismo chiamata sarha. Per un popolo montanaro \u00e8 l\u2019arte di mandare al diavolo il mondo e perdersi senza meta attraverso le colline. Solo che a Gaza il girovagare \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 immobile: si pratica preferibilmente seduti e di fronte al mare. Cinque chilometri a sud della foce del Wadi Gaza, nei sobborghi di Deir al Balah, i nostri passi ci conducono sul punto panoramico pi\u00f9 bello della Striscia.<\/p>\n<p>Un promontorio arroccato qualche decina di metri sopra la spiaggia. In questa mattina gi\u00e0 rovente, si aggiunge il fumo dei cassonetti della spazzatura incendiati durante la notte. Alcuni giovani del clan Al Agra si tengono ai due lati della strada, all\u2019ombra, minacciosi. Il giorno prima i poliziotti di Hamas hanno ucciso due componenti di questa famiglia, Kamal e Nasser. Secondo Hamas, Kamal era un trafficante di droga; ad agosto aveva sparato a un poliziotto, che aveva perso un occhio. Svoltiamo prudentemente verso l\u2019entroterra, nel centro di Deir al Balah. I miliziani della Jihad islamica sfilano su tappeti di fiori, alla vigilia del trentacinquesimo compleanno dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Dopo una decina di chilometri si apre la grande citt\u00e0 del sud, Khan Yunis, che alla fine degli anni ottanta era chiamata \u201cRepubblica islamica\u201d. I suoi clan, proprietari agricoli, sono ancora potenti. Sulla piazza centrale un mendicante ci chiama \u201cebrei\u201d urlando a squarciagola.<\/p>\n<p>FIGLIA DELLA FRONTIERA<br \/>\nIl giorno successivo percorriamo i nostri ultimi chilometri sulla strada litoranea. Alte reti catturano uccelli esausti, migranti dall\u2019Europa, che non toccheranno mai la Terra santa. Mohammed Zohrab, 23 anni, bagnino in uniforme rossa stile Baywatch, dipendente del comune, salta gi\u00f9 dalla sua cabina per mostrarci tre quaglie. \u201cSono femmine: guarda la gola biancastra\u201d. Grandi come un pugno, si agitano in una gabbia. \u201cNe prendiamo anche cinque al giorno da un mese\u201d, dice suo cugino Hani, disoccupato come oltre il 60 per cento dei giovani a Gaza. \u201cUna coppia la vendo al mercato per 25 shekel\u201d, sette euro. \u201c\u00c8 il mio unico reddito. Si mangiano come il pollo, grigliate o ripiene di riso e spezie\u201d.<\/p>\n<p>Sei chilometri pi\u00f9 avanti due torri di vedetta si profilano all\u2019orizzonte: una palestinese, l\u2019altra egiziana, cos\u00ec vicine che ci si potrebbe stendere il bucato nel mezzo. Qui si trova Rafah, citt\u00e0 costruita a ridosso del confine. Il mercato \u00e8 in fermento. \u00c8 giorno di paga e di compere. Una folla di povera gente si accalca davanti ai banchi. Riceve degli aiuti che l\u2019Anp distribuisce per la prima volta da quasi due anni. Rafah \u00e8 un muro. Nel 1948 una massa di rifugiati fin\u00ec in questa citt\u00e0. \u201cSiamo venuti da tutta la Palestina: cos\u00ec \u00e8 nato un germe di societ\u00e0 civile a Rafah\u201d, osserva Samira Abdel Alim, coordinatrice a Gaza dell\u2019Unione dei comitati delle donne palestinesi. Israele di recente ha classificato la sua organizzazione femminista come \u201cterrorista\u201d e la reprime, ma senza dissuadere i suoi donatori europei.<\/p>\n<p>Abdel Alim \u00e8 una figlia della frontiera. \u201cAvevo otto anni quando i soldati israeliani distrussero la nostra casa con un bull\u00addozer per creare una zona cuscinetto nel sud di Rafah\u201d, ricorda. Era il 1981, Israele si era appena ritirato dal vicino Sinai egiziano, che occupava dal 1967. \u201cVivevamo a due metri dalla nuova frontiera. Mia madre rifiut\u00f2 di andarsene quando gli israeliani vennero per distruggere la nostra casa. I soldati murarono le finestre. Poi si stabilirono all\u2019interno. Mia madre cedette solo quando cominciarono ad arrestare alcuni vicini. Ma rifiut\u00f2 il denaro che offrivano come risarcimento\u201d.<\/p>\n<p>Samira Abdel Alim non ha conosciuto suo padre. La madre era una \u201cmilitante di sinistra\u201d di spicco a Rafah. \u201cLaica e fumatrice, aiutava i combattenti del Fronte popolare di liberazione della Palestina\u201d, l\u2019Fplp, nato dal nazionalismo arabo e dal marxismo. Come lei, Abdel Alim si definisce marxista-leninista. Anche se \u00e8 religiosa e porta il velo. \u201cLa religione \u00e8 per Dio e la patria per tutti\u201d, afferma.<\/p>\n<p>\u00c8 stata a lungo esponente del consiglio politico di Gaza dell\u2019Fplp, considerato un\u2019organizzazione terroristica dall\u2019Unione europea. Fin dagli anni novanta ha lottato con gli attivisti di Hamas per conquistare gli abitanti di Rafah, che \u00e8 stata per molto tempo una delle cittadine pi\u00f9 povere della Striscia.<br \/>\nTutto \u00e8 cambiato a cavallo degli anni 2010. Tunnel clandestini scavati sotto il confine egiziano hanno arricchito una borghesia locale con traffici di ogni genere. A due passi dalla casa di Samira Abdel Alim, al centro di Rafah, si trova il valico di frontiera per l\u2019Egitto. In fondo alla strada di Saladino, questa \u00e8 l\u2019unica porta \u2013 costosa e difficile \u2013 verso il mondo esterno di cui dispongono i gazawi che non possono passare per Israele. L\u2019antica via romana corre dritta in mezzo al nulla, attraverso il deserto del Sinai. Ma oggi pomeriggio il valico \u00e8 chiuso. Il vento solleva mucchi di sabbia sotto il suo vecchio arco di alluminio.<\/p>\n<p>DA SAPERE. SENZA TREGUA<br \/>\n2005 Israele sgombra gli insediamenti e si ritira dalla Striscia di Gaza.<br \/>\n2007 Il movimento islamista Hamas prende il controllo della Striscia dopo aver vinto le elezioni e aver cacciato Al Fatah, che governa in Cisgiordania.<br \/>\nDicembre 2008 Israele lancia un\u2019offensiva di 22 giorni a Gaza dopo che alcuni razzi hanno colpito la citt\u00e0 meridionale di Sderot. Muoiono 1.400 palestinesi e tredici israeliani.<br \/>\nNovembre 2012 Israele compie un\u2019operazione di otto giorni, che comincia con l\u2019uccisione di Ahmed Jabari, comandante militare di Hamas.<br \/>\nLuglio-agosto 2014 Hamas rapisce e uccide tre adolescenti israeliani scatenando una guerra di sette giorni, in cui muoiono 2.100 palestinesi a Gaza e 73 israeliani, di cui 67 soldati.<br \/>\nMarzo 2018 I palestinesi cominciano una protesta alla barriera di separazione con Israele. Nei mesi successivi sono uccise 170 persone.<br \/>\nMaggio 2021 Dopo settimane di tensione in Cisgiordania, Hamas lancia dei razzi verso Israele. Tel Aviv risponde con undici giorni di raid aerei. A Gaza muoiono 260 persone, in Israele tredici.<br \/>\nAgosto 2022 Israele conduce nuovi attacchi aerei contro la Jihad islamica palestinese, uccidendo circa trenta persone. Al Jazeera.<br \/>\n*( Louis Imbert, Le Monde, Francia &#8211; Gaza, 6 ottobre 2022 &#8211; Lucien Lung)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Daniel Immerwahr*: L\u2019APOCALISSE DIMENTICATA. ORMAI IN POCHI RICORDANO LE CONSEGUENZE DELLE BOMBE ATOMICHE SGANCIATE NEL 1945 SU HIROSHIMA E NAGASAKI.<\/strong> IN UN MONDO GUIDATO DA LEADER COME VLADIMIR PUTIN, L\u2019ASSENZA DI MEMORIA FA CRESCERE IL RISCHIO DI UN CONFLITTO GLOBALE<\/p>\n<p>Una mattina di agosto del 1945 un piccolo sole comparve per qualche secondo sopra la citt\u00e0 giapponese di Hiroshima, a seicento metri dal suolo. In pochi ricordano un suono, ma il lampo incener\u00ec le persone nell\u2019area dell\u2019esplosione, lasciando delle ombre per terra, e rase al suolo i palazzi. La detonazione \u2013 duemila volte pi\u00f9 forte di quella della bomba pi\u00f9 potente usata fino a quel momento \u2013 annunciava non solo l\u2019introduzione di una nuova arma ma anche l\u2019inizio di una nuova era. Era una grande vittoria militare per gli Stati Uniti. Ma l\u2019esultanza, osserv\u00f2 il giornalista americano Edward R. Murrow, fu frenata \u201cdall\u2019incertezza e dalla paura\u201d. Bastava riflettere un attimo sull\u2019esistenza di quella bomba per capirne le conseguenze mostruose: quello che era successo a Hiroshima, e tre giorni dopo a Nagasaki, poteva succedere ovunque.<\/p>\n<p>Era un pensiero difficile da allontanare, soprattutto quando nei mesi seguenti al bombardamento atomico cominciarono a diffondersi i racconti delle conseguenze: corpi che si coprivano di bolle, danni irreversibili agli occhi, una malattia orribile che colpiva perfino chi aveva evitato l\u2019esplosione. \u201cTutti gli scienziati hanno paura per la loro vita\u201d, disse nel 1946 un chimico che aveva vinto il Nobel. Gli scienziati speravano che quelle armi sarebbero state messe al bando, ma nei decenni successivi proliferarono. Ordigni sempre pi\u00f9 potenti furono testati in varie zone del mondo.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 difficile capire la paura \u2013 costante, pervasiva \u2013 che affliggeva le persone durante la guerra fredda. A essere terrorizzati non erano solo gli impotenti abitanti delle citt\u00e0. Anche i leader politici erano sconvolti.<\/p>\n<p>Era \u201cfolle\u201d, sosteneva il presidente statunitense John Kennedy, che \u201cdue uomini seduti ai lati opposti del mondo fossero in grado di decidere di mettere fine alla civilt\u00e0\u201d. Eppure tutti convissero consapevolmente con quella follia per decenni. Sembrava che \u201cla bomba\u201d, scrisse lo storico Paul Boyer, fosse \u201cuna di quelle categorie dell\u2019essere, come lo spazio e il tempo, che secondo Kant sono iscritte nella struttura stessa della nostra mente, dando sostanza e significato a tutte le nostre percezioni\u201d.<\/p>\n<p>Boyer ricordava la notizia sconvolgente del bombardamento di Hiroshima, che avvenne nella settimana del suo decimo compleanno e influenz\u00f2 tutto il resto della sua infanzia. Oggi una persona che ricordi bene quell\u2019evento dovrebbe avere almeno 86 anni. La memoria della guerra nucleare, un tempo vivida, sta lentamente svanendo.<\/p>\n<p>Gran parte della popolazione mondiale non ricorda nemmeno un test nucleare di superficie (l\u2019ultimo risale al 1980). Fino a qualche mese fa la maggior parte di noi pensava solo raramente alla guerra nucleare. Eravamo tentati di considerarla una sorta di flagello del passato, come la poliomielite.<\/p>\n<p>Ma ora il presidente russo Vladimir Putin ricorda al mondo che quella minaccia non \u00e8 scomparsa. La Russia ha il pi\u00f9 grande arsenale nucleare al mondo, e Putin ha minacciato di \u201cusarlo, se necessario\u201d. Le probabilit\u00e0 che lo faccia continuano ad aumentare man mano che i paesi della Nato vanno verso uno scontro diretto con Mosca.<\/p>\n<p>Un governo mondiale<br \/>\nLe norme sull\u2019uso di armi nucleari si stanno indebolendo dovunque. Nove paesi hanno in totale circa diecimila testate nucleari, e sei di loro stanno ampliando gli arsenali. Leader in carica (come il nordcoreano Kim Jong-un e l\u2019indiano Narendra Modi) ed ex presidenti (tra cui Donald Trump) hanno parlato senza pudore della possibilit\u00e0 di usare armi atomiche. Nel 2017, quando la Corea del Nord disse di volersi vendicare per le sanzioni contro il suo programma nucleare, Trump minacci\u00f2 un attacco preventivo, promettendo di scatenare \u201cfuoco e furia come il mondo non ha mai visto\u201d.<br \/>\nI leader politici hanno usato toni duri anche in passato, ma i discorsi di oggi sembrano meno legati alla realt\u00e0. Viviamo nel primo decennio in cui nemmeno un capo di stato ricorda la bomba di Hiroshima. Abbiamo visto in altri contesti cosa succede quando diminuisce la nostra esperienza legata a un rischio. Nei paesi ricchi il ricordo di malattie che si possono prevenire si \u00e8 affievolito, e questo ha alimentato il recente movimento contro i vaccini.<br \/>\nCorriamo lo stesso pericolo con la guerra nucleare. Leggendo vecchi documenti governativi che sono stati declassificati di recente, gli storici hanno capito quanto l\u2019umanit\u00e0 sia stata pi\u00f9 volte vicina a una guerra con armi atomiche. In quei momenti terribili, una comprensione profonda di cosa significasse combattere una guerra nucleare contribu\u00ec a impedire che fosse dato l\u2019ordine di attaccare. Oggi questa consapevolezza manca. Stiamo entrando in un\u2019epoca in cui esistono le armi atomiche ma non c\u2019\u00e8 la memoria del loro uso. Senza accorgercene, potremmo aver perso le barriere che servono a scongiurare la catastrofe.<\/p>\n<p>L\u2019era atomica \u00e8 cominciata alle 8.15 del 6 agosto 1945, quando un B-29 statunitense sganci\u00f2 una bomba da 4,4 tonnellate su Hiroshima, in Giappone. Quarantatr\u00e9 secondi dopo, un\u2019enorme esplosione rase al suolo la citt\u00e0.<\/p>\n<p>Un sopravvissuto alla bomba di Hiroshima, nel 1951 &#8211; Werner Bischof, Magnum\/ContrastoUn sopravvissuto alla bomba di Hiroshima, nel 1951 (Werner Bischof, Magnum\/Contrasto)<br \/>\nIl fatto che tanta distruzione potesse essere provocata in cos\u00ec poco tempo era noto solo a una ristretta cerchia di scienziati e militari. \u201cSi sentono tremare le fondamenta dell\u2019universo\u201d, scrisse un giornale di New York.<\/p>\n<p>Cosa significava quella bomba? Gli scienziati, che avevano avuto tempo di riflettere sulla questione, si precipitarono a dare spiegazioni.<\/p>\n<p>L\u2019importante non era che la bomba atomica potesse incenerire le citt\u00e0, visto che potevano farlo anche le armi convenzionali. La differenza era che rendeva la distruzione particolarmente facile, osserv\u00f2 Robert Oppenheimer, che aveva contribuito a sviluppare l\u2019ordigno. Quelle armi \u201ctrasformavano profondamente il precario equilibrio\u201d tra attacco e difesa che fino a quel momento aveva governato la guerra, aggiunse Oppenheimer. Un solo aeroplano, una sola carica esplosiva, e nessuna citt\u00e0 era pi\u00f9 al sicuro.<\/p>\n<p>Per gli scienziati le implicazioni erano terrificanti. Nel 1939 Albert Einstein aveva suggerito al governo statunitense di sviluppare le armi atomiche, in modo che Adolf Hitler non fosse il primo ad averle. Ma subito dopo l\u2019inizio della seconda guerra mondiale era preoccupato all\u2019idea che qualsiasi paese potesse esserne in possesso.<\/p>\n<p>Come altri scienziati, arriv\u00f2 alla conclusione che bisognasse creare un governo internazionale, sovrano rispetto a quello dei singoli paesi, che avrebbe controllato l\u2019arsenale nucleare mondiale, applicato la legge e impedito le guerre.<\/p>\n<p>Nell\u2019estate del 1946 si levarono altre voci contro gli armamenti nucleari. In Giappone le autorit\u00e0 statunitensi di occupazione avevano censurato i dettagli sulle conseguenze della bomba atomica. Ma il giornalista americano John Hersey pubblic\u00f2 sul New Yorker il crudo resoconto del bombardamento, uno dei pi\u00f9 importanti articoli mai scritti.<\/p>\n<p>Figlio di missionari protestanti in Cina, Hersey provava un\u2019insolita empatia nei confronti degli asiatici. Nell\u2019articolo raccontava la storia di sei sopravvissuti. Per la prima volta molti lettori si resero conto che Hiroshima non era una \u201cbase dell\u2019esercito giapponese\u201d, come l\u2019aveva definita il presidente Harry Truman, ma una citt\u00e0 abitata da civili che avevano visto morire i loro cari. Molte di quelle persone non erano morte senza sofferenze, dissolti nello sbuffo di una nuvola a forma di fungo. Hersey raccontava di un pastore metodista, Kiyoshi Tanimoto, che si era precipitato ad aiutare i suoi vicini sofferenti ma ancora vivi e coscienti. Mentre afferrava una donna, \u201cenormi pezzi di pelle scivolarono via come un guanto\u201d. Tanimoto \u201csi sent\u00ec cos\u00ec nauseato che dovette sedersi per un minuto\u201d, scriveva Hersey. \u201cDoveva continuare a ripetersi: \u2018Questi sono esseri umani\u2019\u201d.<\/p>\n<p>I lettori capirono l\u2019importanza dell\u2019articolo di Hersey. La rivista and\u00f2 esaurita e la casa editrice Knopf ristamp\u00f2 il reportage in un libro che vendette milioni di copie. Il testo fu tradotto sui giornali di vari paesi, tra cui Francia, Cina, Paesi Bassi e Bolivia. \u201cNessun\u2019altra pubblicazione negli Stati Uniti del novecento ha avuto una diffusione cos\u00ec grande\u201d, ha scritto la storica del giornalismo Kathy Roberts Forde. Tanimoto, diventato famoso grazie al reportage di Hersey, gir\u00f2 gli Stati Uniti per tenere conferenze. Come Einstein, chiedeva un governo mondiale.<\/p>\n<p>Oggi sembra un\u2019utopia folle. Eppure un incredibile numero di persone responsabili e misurate pensava che fosse l\u2019unico modo per scongiurare una nuova Hiroshima. Winston Churchill e Clement Attlee, entrambi primi ministri del Regno Unito, sostenevano questa proposta. In Francia erano d\u2019accordo gli intellettuali Jean-Paul Sartre e Albert Camus. La costituzione francese del dopoguerra prevedeva \u201climitazioni di sovranit\u00e0\u201d che un futuro governo mondiale avrebbe potuto richiedere. E anche la costituzione italiana.<\/p>\n<p>Perfino negli Stati Uniti, che stavano per perdere il monopolio nucleare e la loro supremazia globale, una quota compresa tra un terzo e la met\u00e0 della popolazione era favorevole a un governo mondiale. Durante la campagna elettorale del 1948 fu chiesto ai candidati al congresso se fossero favorevoli a un governo mondiale, con giurisdizione diretta sui cittadini dei vari paesi e dotato di forze per il mantenimento della pace: il 57 per cento rispose di s\u00ec, compresi John Kennedy e Richard Nixon.<\/p>\n<p>Ma questo sostegno contava poco davanti alla geopolitica, e le crescenti tensioni tra Washington e Mosca cancellarono la possibilit\u00e0 di un governo mondiale. Ma non cambiarono il fatto che i pi\u00f9 influenti pensatori occidentali consideravano le armi nucleari cos\u00ec pericolose da imporre, per usare le parole di Churchill, un rimodellamento \u201cdei rapporti di tutti gli uomini di tutte le nazioni\u201d, affinch\u00e9 \u201corganismi internazionali dotati dell\u2019autorit\u00e0 suprema possano garantire pace sulla terra e giustizia tra gli uomini\u201d.<\/p>\n<p>Alla fine il governo mondiale non \u00e8 arrivato, e nemmeno la guerra nucleare. Uno dei fatti pi\u00f9 importanti e sorprendenti della storia moderna \u00e8 passato sotto silenzio: nei 77 anni trascorsi da Hiroshima e Nagasaki, neanche una singola bomba atomica \u00e8 stata fatta detonare per attaccare un altro paese.<\/p>\n<p>Con le altre armi le cose sono andate diversamente. I gas tossici sono tra le poche tecnologie militari a essere state bandite, nonostante la loro efficacia: nella prima guerra mondiale furono molto usati, nella seconda quasi mai. Ma perfino le armi chimiche sono state usate qualche volta, per esempio negli anni ottanta in Iraq e nel 2013 in Siria. Al contrario, il numero di armi nucleari usate dopo il 1945 \u00e8 pari a zero.<br \/>\nLa spiegazione convenzionale consiste nella teoria della deterrenza. La principale paura di Oppenheimer \u2013 il fatto che le armi nucleari rendessero facile l\u2019attacco e quasi impossibile la difesa \u2013 implicava che se un paese avesse colpito con ordigni atomici un altro dotato delle stesse armi, sarebbe stato attaccato a sua volta.<\/p>\n<p>Eisenhower si rifiut\u00f2 di ascoltare chi chiedeva un attacco preventivo<br \/>\n\u201cVisto che l\u2019esito \u00e8 facile da immaginare, i capi di stato si rifiuteranno di colpire per primi\u201d, sosteneva il politologo Kenneth Waltz. Questa logica lo spinse a dire che la proliferazione nucleare poteva essere positiva. Il punto non \u00e8 solo che le armi atomiche sono un deterrente contro se stesse, ma che lo sono contro le grandi guerre in generale, perch\u00e9 il rischio diventa eccessivo. Maggiore \u00e8 il numero di potenze nucleari, minore \u00e8 la probabilit\u00e0 di assistere a una violenza paragonabile a quella delle due guerre mondiali. In effetti dopo il 1945 i conflitti sono diventati pi\u00f9 circoscritti. E nonostante qualche schermaglia di frontiera tra stati nucleari \u2013 Cina e Urss nel 1969, India e Pakistan pi\u00f9 recentemente \u2013 non ci sono state vere e proprie guerre.<\/p>\n<p>La bomba \u201cha dato la pace all\u2019Europa\u201d, sosteneva il fisico nucleare Abdul Qadeer Khan. Khan guid\u00f2 il programma nucleare pachistano a partire dagli anni settanta e poi trasmise le tecnologie atomiche a Iran, Corea del Nord e Libia negli anni ottanta e novanta. \u00c8 stato molto criticato per il suo ruolo nella proliferazione nucleare, ma Khan pensava che lo sviluppo di quelle armi avesse salvato il Pakistan \u201cda molte guerre\u201d. Secondo questa macabra concezione, dovremmo rallegrarci che quasi met\u00e0 del genere umano viva in paesi dotati di armi atomiche, e criticare la decisione dell\u2019Ucraina di smantellare o cedere le proprie testate, negli anni novanta.<\/p>\n<p>Il mostro si risveglia<br \/>\nMa l\u2019elemento centrale della teoria di Waltz era che \u201cgli esiti catastrofici\u201d di una guerra nucleare erano \u201cfacili da immaginare\u201d. Waltz, che aveva lavorato in Giappone subito dopo la seconda guerra mondiale, non doveva fare uno sforzo d\u2019immaginazione. Altri invece andavano aiutati. Per questo l\u2019articolo di John Hersey su Hiroshima e le conferenze di Kiyoshi Tanimoto furono importanti: trasformarono la guerra nucleare da astrazione a realt\u00e0.<br \/>\nEra una realt\u00e0 con cui molti convivevano quotidianamente. Oggi sembrerebbe bizzarro dire a degli studenti di ripararsi sotto il banco durante un attacco con una bomba all\u2019idrogeno. Ma al di l\u00e0 dei traumi che provocarono, questo tipo di esercitazioni crearono una consapevolezza condivisa sul nucleare. Per le persone era normale immaginarsi nella condizione dei sopravvissuti di Hiroshima, anche per via dei tanti film che raccontavano i potenziali effetti di una guerra nucleare.<\/p>\n<p>Negli anni ottanta lo psichiatra Robert Lifton valut\u00f2 \u201cil costo psichico\u201d del terrore nucleare. Secondo lui Hiroshima e Nagasaki non erano solo eventi storici ma anche psicologici, e questo comportava conseguenze a catena. Vivere con la minaccia dell\u2019annientamento metteva in questione \u201ctutti i rapporti umani\u201d. Come potevano i bambini avere fiducia nella capacit\u00e0 dei genitori di tenerli al sicuro, o le chiese dare conforto spirituale? Secondo Lifton, \u201cl\u2019assoluta mancanza di futuro\u201d aveva contribuito all\u2019aumento dei divorzi, al fondamentalismo e all\u2019estremismo.<\/p>\n<p>John Kennedy (a destra) durante la crisi dei missili di Cuba, ottobre 1962 &#8211; Charles Phelps Cushing, ClassicStock\/Getty ImagesJohn Kennedy (a destra) durante la crisi dei missili di Cuba, ottobre 1962 (Charles Phelps Cushing, ClassicStock\/Getty Images)<br \/>\nSi poteva pensare che i rifugi antiatomici fossero ridicoli e che i film esagerassero. Ma c\u2019erano anche i test atomici, grandi eruzioni di radioattivit\u00e0 che prefiguravano i pericoli delle armi nucleari. Nel 1980 le potenze nucleari avevano gi\u00e0 condotto 528 test nell\u2019atmosfera, sollevando nuvole a forma di fungo dovunque, dalla Christmas island nel Pacifico al deserto del Gobi, tra Cina e Mongolia. Uno studio condotto analizzando 61mila denti da latte raccolti a St. Louis, negli Stati Uniti, mostrava che i bambini nati dopo i test delle prime bombe all\u2019idrogeno avevano livelli pi\u00f9 alti di stronzio-90, un elemento cancerogeno rilasciato durante i test, anche se erano a circa 1.500 chilometri di distanza dal pi\u00f9 vicino sito atomico.<\/p>\n<p>Com\u2019era prevedibile, nacque una campagna contro i test nucleari. Nel 1954 agli Stati Uniti ne sfugg\u00ec di mano uno sull\u2019atollo di Bikini, nel Pacifico. Le radiazioni raggiunsero l\u2019atollo abitato di Rongelap e un peschereccio giapponese. Quando l\u2019equipaggio dell\u2019imbarcazione torn\u00f2 in Giappone in cattive condizioni di salute, scoppi\u00f2 un pandemonio. Alcune petizioni, che definivano il Giappone \u201ctre volte vittima delle bombe nucleari\u201d e chiedevano di vietare le armi atomiche, raccolsero decine di milioni di firme. Ishir\u014d Honda, un regista che aveva visto di persona i danni di Hiroshima, gir\u00f2 un film di enorme successo su un mostro, Gojira, risvegliato dai test atomici. Emettendo \u201calti livelli di radiazione dovuti alla bomba H\u201d, Gojira attacca un peschereccio e sputa fuoco su una citt\u00e0 giapponese.<\/p>\n<p>Gojira \u2013 conosciuto come Godzilla nel mondo occidentale \u2013 non fu il solo a risvegliarsi dopo le bombe sull\u2019atollo di Bikini del 1954. Il test fece tornare alla ribalta Hiroshima e i suoi superstiti. E con il dilagare del movimento antinucleare, la bomba sganciata nel 1945 divenne non tanto un tragico momento della storia giapponese quanto un evento quasi sacro di quella mondiale, commemorato da persone di diverse nazionalit\u00e0. Tanimoto promosse \u201cla giornata di Hiroshima\u201d, e nei primi anni sessanta in quella data si svolsero proteste e celebrazioni in tutto il mondo. Nel 1963 nella sola Danimarca ci furono manifestazioni in 45 citt\u00e0.<\/p>\n<p>Nella memoria pubblica Hiroshima ormai occupava uno spazio paragonabile a quello di Auschwitz, l\u2019altro simbolo dell\u2019indicibile. La somiglianza era profonda. Entrambi i nomi descrivevano eventi precisi nel contesto della pi\u00f9 generale violenza della seconda guerra mondiale e li caratterizzavano in modo diverso dal punto di vista morale. Sia Hiroshima sia Auschwitz erano stati luoghi di un \u201colocausto\u201d (all\u2019inizio gli scrittori usavano questo termine pi\u00f9 per descrivere la guerra atomica che il genocidio europeo). Ed entrambi facevano emergere una nuova figura: il \u201csopravvissuto\u201d, un individuo santificato che era stato testimone di un orrore unico nella storia.<\/p>\n<p>Tanimoto fece per la visibilit\u00e0 dei sopravvissuti giapponesi quello che Elie Wiesel fece per quelli ai campi di sterminio. Nelle loro mani, Hiroshima e Auschwitz lanciavano lo stesso messaggio: mai dimenticare, non deve pi\u00f9 succedere. Ma l\u2019analogia era imperfetta. L\u2019olocausto europeo fu prodotto da molte persone. Le uccisioni di massa, ordinate dall\u2019alto, dovevano essere eseguite da tanti e volenterosi carnefici che strappavano le vittime dalle loro case, le stipavano nei treni, le tenevano nei lager, le fucilavano, le uccidevano nelle camere a gas e ne eliminavano i corpi. Al contrario, l\u2019apparato nucleare poteva essere messo in moto da una manciata di esseri umani nel giro di pochi minuti.<\/p>\n<p>Davanti alla tv per guardare un test nucleare, il 22 aprile 1952, a Los Angeles &#8211; Los Angeles Examiner\/Usc Libraries\/Corbis\/Getty ImagesDavanti alla tv per guardare un test nucleare, il 22 aprile 1952, a Los Angeles (Los Angeles Examiner\/Usc Libraries\/Corbis\/Getty Images)<br \/>\nCome il mondo cap\u00ec presto, questo significava anche che un\u2019altra Hiroshima poteva capitare per errore. Lo sterminio degli ebrei d\u2019Europa non era stato accidentale. Nelle situazioni di stallo nucleare un incidente aereo, un guasto del sistema o una minaccia mal calibrata potrebbero scatenare l\u2019annientamento.<\/p>\n<p>Fino all\u2019orlo<br \/>\nLe crisi nucleari sono di per s\u00e8 pericolose. Bisogna andare contro l\u2019avversario e spaventarlo in modo che sia lui a cambiare strada per primo. \u201cRiempite il bicchiere nucleare fino all\u2019orlo\u201d, consigliava ai colleghi il leader sovietico Nikita Chru\u0161\u010d\u00ebv, \u201cma state attenti a non versare l\u2019ultima goccia\u201d. La politica del rischio calcolato impone ai leader di reprimere i dubbi, possibilmente per convincersi che sono disposti a vedere l\u2019acqua uscire dal bicchiere. Alcuni forse sono davvero convinti. \u201cL\u2019idea di fondo \u00e8 uccidere i bastardi\u201d, disse il generale statunitense Thomas Power nel 1960, quando gli presentarono un piano per un attacco nucleare elaborato per minimizzare la perdita di vite umane. \u201cSe alla fine della guerra ci sono due statunitensi e un russo, vuol dire che abbiamo vinto\u201d. Power guidava il comando aereo strategico degli Stati Uniti \u2013 responsabile delle armi nucleari \u2013 durante la crisi dei missili di Cuba. I generali come lui, quelli incaricati di vincere le guerre, facevano spesso pressioni per un attacco preventivo. Fortunatamente non furono ascoltati. In parte per via della deterrenza nucleare, ma anche grazie alla memoria. Nei momenti cruciali, chi prendeva le decisioni immaginava cosa sarebbe successo se avesse usato quelle armi.<\/p>\n<p>Perfino Truman, che inizialmente aveva considerato il bombardamento di Hiroshima \u201cil pi\u00f9 grande evento della storia\u201d, con il tempo divent\u00f2 pi\u00f9 moderato. Durante la guerra di Corea, quando le forze delle Nazioni Unite si trovarono in una situazione di stallo, il comandante Douglas MacArthur richiese la \u201ccapacit\u00e0 atomica\u201d, spiegando in seguito che avrebbe voluto sganciare \u201ctra le trenta e le cinquanta bombe\u201d. Anche se ordin\u00f2 che le armi nucleari fossero pronte, Truman licenzi\u00f2 MacArthur e si rifiut\u00f2 di usarle.<\/p>\n<p>Ripensando a quel periodo, Truman si lament\u00f2 del fatto che i suoi generali non riuscivano a capire che un attacco con armi nucleari avrebbe significato la distruzione di citt\u00e0 abitate da milioni di \u201cdonne, bambini e civili innocenti\u201d. Il successore di Truman, Dwight Eisenhower, la pensava allo stesso modo. Rafforz\u00f2 l\u2019arsenale nucleare statunitense, ma si rifiut\u00f2 di ascoltare i consiglieri che chiedevano un attacco preventivo contro l\u2019Unione Sovietica. Aveva visto la guerra e non faceva fatica a immaginare un conflitto nucleare.<\/p>\n<p>Il ricordo degli orrori della guerra fu essenziale durante la crisi di Cuba del 1962. Il dispiegamento di missili nucleari statunitensi in Turchia, seguito dal posizionamento di quelli sovietici a Cuba, port\u00f2 le due potenze molto vicine alla guerra. Ma dopo una serie di minacce Chru\u0161\u010d\u00ebv cambi\u00f2 tono: \u201cHo partecipato a due conflitti e so che la guerra finisce quando ha travolto citt\u00e0 e villaggi, seminando ovunque morte e distruzione\u201d, scrisse. Aggiunse che Kennedy, anche lui con un passato nell\u2019esercito, avrebbe \u201ccapito perfettamente quali forze terribili\u201d potevano essere scatenate. Kennedy cap\u00ec e prese le distanze da quello che chiamava \u201cil fallimento definitivo\u201d. Eppure, proprio mentre il leader statunitense e quello sovietico disinnescavano la crisi dei missili di Cuba, in mare si veniva a creare una situazione \u201cmolto pi\u00f9 pericolosa\u201d, come disse lo storico Martin Sherwin. Il modo in cui la catastrofe fu evitata ci fa capire quanto la conoscenza e l\u2019esperienza diretta siano importanti. Il problema riguardava un sottomarino sovietico diretto a Cuba che trasportava una testata nucleare con la stessa potenza della bomba di Hiroshima. Il sommergibile, da giorni senza contatti radio, non era al corrente degli scambi diplomatici tra Kennedy e Chru\u0161\u010d\u00ebv. E cos\u00ec, quando si trov\u00f2 sotto una nave da guerra statunitense, il capitano del sottomarino si rifiut\u00f2 di salire in superficie in risposta alle richieste e rimase sott\u2019acqua mentre i marinai statunitensi continuavano a lanciare segnali sempre pi\u00f9 aggressivi. Un comandante tent\u00f2 la tattica non autorizzata e imprudente di lanciare granate contro il sommergibile.<\/p>\n<p>Le esplosioni furono spaventose. Il capitano sovietico pens\u00f2, comprensibilmente, che la guerra fosse cominciata. Ordin\u00f2 di preparare il siluro. In un momento cos\u00ec delicato, l\u2019attacco russo avrebbe quasi sicuramente scatenato una ritorsione nucleare. \u201cNon fu solo il momento pi\u00f9 pericoloso della guerra fredda\u201d, pensava Arthur Schlesinger Jr., storico e assistente di Kennedy: \u201cFu il momento pi\u00f9 pericoloso della storia umana\u201d.<\/p>\n<p>La tragedia fu scongiurata dall\u2019ufficiale sovietico Vasilij Archipov, che per caso era stato assegnato su quel sommergibile. Quindici mesi prima aveva prestato servizio a bordo di un sottomarino a propulsione nucleare, ma il sistema di raffreddamento del reattore aveva avuto un guasto, esponendo l\u2019equipaggio alle radiazioni e uccidendo ventidue dei suoi 138 compagni. Di fronte alla probabilit\u00e0 di una guerra, Archipov riusc\u00ec a calmare il capitano furibondo e a fargli cambiare idea. Fu una fortuna straordinaria: il sottomarino che stava per dare inizio a una guerra atomica aveva casualmente a bordo una delle poche persone viventi con un\u2019esperienza recente di disastro nucleare. La capacit\u00e0 di ricordare e di immaginare le conseguenze di una guerra atomica era stata, ancora una volta, essenziale per scongiurarla. Nel 1985 John Hersey torn\u00f2 a Hiroshima per il 40\u00b0 anniversario del bombardamento. In quell\u2019occasione si accorse che il ricordo stava svanendo. L\u2019et\u00e0 media dei sopravvissuti era di 62 anni. Due delle sei persone che il giornalista aveva intervistato per il suo articolo erano morte. Tanimoto si era ritirato a vita privata. \u201cLa sua memoria, come quella del mondo, stava diventando lacunosa\u201d, scrisse Hersey.<\/p>\n<p>I test nucleari di superficie erano stati interrotti, grazie a decenni di attivismo e ai trattati antinucleari. I film apocalittici c\u2019erano ma non parlavano pi\u00f9 della bomba. L\u2019eco di Hiroshima si stava spegnendo. Oggi la conoscenza dell\u2019olocausto \u00e8 tenuta in vita da pi\u00f9 di cento musei e memoriali in tutto il mondo, compresi Cuba, Indonesia e Taiwan. Ma fuori del Giappone non c\u2019\u00e8 un\u2019industria della memoria che ricordi la guerra nucleare.<\/p>\n<p>La conseguenza \u00e8 una profonda frattura generazionale, evidente in quasi tutte le famiglie dei paesi dotati di armi atomiche. Mio padre, nato un mese dopo la bomba di Hiroshima, ricorda di essere andato a un concerto durante la crisi di Cuba. \u201cMi chiedevo se sarei sopravvissuto fino alla fine dello spettacolo\u201d, mi ha detto. Io invece sono nato nell\u2019anno in cui si interruppero i test nell\u2019atmosfera e non ho mai avuto quei pensieri. La mia consapevolezza nucleare si limitava alle ore che trascorrevo giocando a un videogioco che si chiamava Duke Nukem, uscito nel 1991, l\u2019anno in cui la guerra fredda fin\u00ec e Michail Gorba\u010d\u00ebv disse che \u201cil rischio di una guerra nucleare mondiale \u00e8 praticamente scomparso\u201d.<\/p>\n<p>Dovremmo sentirci sollevati, ma la scomparsa della paura rende difficile per molte persone prendere sul serio le armi nucleari. \u201cSento la gente parlare di armi atomiche\u201d, mi ha detto qualche tempo fa Jeffrey Lewis, esperto di controllo degli armamenti, \u201ce noto un distacco dalla realt\u00e0\u201d. Sono diventate \u201cmetafore morte\u201d, che non hanno abbastanza concretezza per disturbare i nostri pensieri o moderare i nostri comportamenti. Con la minaccia nucleare lontana dalla nostra mente, gli elettori sembrano pi\u00f9 tolleranti nei confronti dei politici irresponsabili. Trump si \u00e8 vantato della propria \u201cimprevedibilit\u00e0\u201d sulle armi atomiche e ha suggerito di usarle contro gli uragani. Nonostante questo, nelle discussioni sul rischio che nel 2024 Trump torni alla presidenza, la questione nucleare sembra secondaria.<\/p>\n<p>E non si tratta solo di Trump. I nove paesi con armi atomiche sono guidati o lo sono stati di recente da politici inclini a violare le norme come Putin, Narendra Modi, Kim Jong-un e Benjamin Netanyahu. \u00c8 plausibile che persone cos\u00ec inaffidabili possano essere spinte a violare la norma suprema di non cominciare una guerra nucleare. Oggi la cautela scarseggia. Dopo aver invaso l\u2019Ucraina, la Russia ha trasformato \u010cernobyl in un campo di battaglia e ha bombardato la centrale nucleare di Zapori\u017e\u017eja. Era \u201cla prima volta nella storia\u201d che un impianto di questo tipo veniva attaccato, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj. \u201cSe c\u2019\u00e8 un\u2019esplosione, \u00e8 la fine di tutto\u201d. Ma quanto contano questi timori per i leader mondiali? Negli ultimi anni gli Stati Uniti si sono ritirati dall\u2019accordo nucleare con l\u2019Iran e da due dei principali trattati che limitano la corsa agli armamenti con la Russia. Nel frattempo la Cina ha sviluppato nuove armi. Nel 2019 l\u2019India ha condotto un\u2019incursione aerea in Pakistan. Era la prima volta che i suoi aerei superavano la frontiera militare del Kashmir \u2013 nota come \u201clinea di controllo\u201d \u2013 da quando entrambi gli stati si sono dotati di armi nucleari. L\u2019India ha \u201csmesso di farsi spaventare dalle minacce pachistane\u201d, ha detto il primo ministro Modi. Abbiamo la \u201cmadre delle bombe nucleari\u201d.<\/p>\n<p>Il costo delle norme calpestate e dei trattati cancellati potrebbe essere pagato in Ucraina. Dopo la guerra fredda la Russia ha investito nel suo arsenale atomico, che ora \u00e8 il pi\u00f9 grande al mondo. Mentre il conflitto si aggrava, Putin potrebbe essere tentato di ricorrere a un\u2019arma nucleare tattica per mostrare che fa sul serio. Mosca ha gi\u00e0 minacciato la guerra atomica molte volte, ma i paesi della Nato aumentano i loro aiuti all\u2019Ucraina. \u201cL\u2019attuale generazione di politici della Nato\u201d, ha dichiarato l\u2019ambasciatore russo a Washing\u00adton, \u201cnon prende sul serio la minaccia\u201d. \u00c8 possibile che sia cos\u00ec. Hiroshima ormai \u00e8 fuori dalla memoria collettiva. Il pi\u00f9 anziano dei trenta leader della Nato, Joe Biden, aveva due anni nell\u2019agosto 1945.<\/p>\n<p>Con il passare del tempo i traumi svaniscono, per nostra fortuna. \u00c8 un\u2019immensa conquista che dal 1945 nessuna guerra nucleare abbia rinfrescato la nostra memoria. Dovremmo anche rallegrarci che la paura delle passate generazioni sia svanita. Vogliamo che la bomba atomica sia proprio questo: un fatto arcaico definitivamente relegato nel passato. Ma non raggiungeremo questo obiettivo ignorando la possibilit\u00e0 della guerra nucleare. Dobbiamo smantellare gli arsenali, rafforzare i trattati e consolidare le norme contro la proliferazione. In questo momento stiamo facendo il contrario. E lo stiamo facendo proprio quando chi ha assistito agli orrori della guerra atomica si avvicina ai novant\u2019anni o li ha superati. La nostra coscienza nucleare si \u00e8 atrofizzata. Ci rimane un mondo pieno di armi atomiche che per\u00f2 si sta svuotando delle persone consapevoli delle possibili conseguenze.<br \/>\n*(Daniel Immerwahr, 42 anni, \u00e8 professore di storia alla Northwestern university, negli Stati Uniti. In Italia ha pubblicato L\u2019impero nascosto Einaudi 2020).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1<strong>1 \u2013 Sharon Lerner *: AMBIENTE L\u2019Africa invasa dalla plastica<\/strong><br \/>\nRosemary Nyambura trascorre i suoi fine settimana con la zia Miriam a raccogliere plastica nella discarica di Dandora a Nairobi, la capitale del Kenya. Il lavoro \u00e8 lungo, e anche rischioso, perch\u00e9 in mezzo alle bottiglie che poi rivenderanno ad altri commercianti ci sono siringhe usate, vetri rotti, escrementi, pezzi di custodie per cellulari, telecomandi, suole di scarpe, giocattoli, sacchetti, conchiglie e innumerevoli frammenti di involucri, indistinguibili tra loro. Rosemary, 11 anni, spera che i suoi sforzi un giorno saranno ripagati. Quasi tutti i suoi sei cugini, con cui vive da quando la madre \u00e8 morta, hanno dovuto lasciare la scuola superiore perch\u00e9 la zia non poteva permettersi di pagare la retta. Rosemary giura che, se riuscir\u00e0 a frequentare le elementari, le medie, le superiori e infine la facolt\u00e0 di medicina, torner\u00e0 a Dandora. \u201cQUI LE PERSONE SI AMMALANO SPESSO\u201d, mi ha detto dalla cima di un mucchio di spazzatura maleodorante. \u201cSe diventer\u00f2 medica, li aiuter\u00f2 gratis\u201d. Rosemary dovr\u00e0 lavorare a lungo per guadagnare la somma necessaria a pagare le rette scolastiche. Nella discarica di Dandora, che occupa pi\u00f9 di dodici ettari nella parte est di Nairobi, tutto quello che vale qualcosa diventa oggetto di contesa. Gruppi di imprenditori locali controllano chi raccoglie e rivende i rifiuti, e a volte fanno perfino pagare una tassa per accedere ad alcune aree. Uccelli, mucche e capre si sono ricavate i loro spazi per razzolare e pascolare in cima alle collinette di spazzatura. I raccoglitori di rifiuti litigano tra loro per i pezzi migliori. Al centro degli scontri pi\u00f9 feroci ci sono i pasti scartati dei voli di linea: chi la spunta divora fino all\u2019ultima briciola di vecchi panini rinsecchiti, carne congelata e pasta molliccia, perfino il contenuto della minuscola vaschetta di burro. Poi getta il contenitore di plastica in un mucchio.<\/p>\n<p>Lungo il perimetro della discarica siedono i rivenditori di plastica usata, che acquistano bottiglie in polietilene tereftalato (pet) come quelle che Miriam raccoglie sette giorni su sette, per meno di cinque centesimi di dollaro al chilo (un po\u2019 di pi\u00f9 delle scatole di cartone, ma molto meno delle lattine di metallo). Possono volerci ore, se non giorni, per raccogliere un chilo di bottiglie di plastica. Le buste dove vengono messe, chiamate diblas, sono cos\u00ec grandi che i bambini non riescono a trasportarle.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione Dandora HipHop City ha trovato un modo per permettere ai bambini che vivono vicino alla discarica \u2013 e non hanno la forza o il tempo di raccogliere un intero chilo di plastica \u2013 di ricevere un aiuto in cambio dei rifiuti. Alla \u201cbanca\u201d dell\u2019organizzazione, un negozietto a un isolato dalla discarica, i bambini guadagnano dei \u201cpunti\u201d portando anche solo una bottiglia, punti che poi possono scambiare con olio da cucina, farina, verdura e altre cose da mangiare. L\u2019organizzazione, fondata da un cantante hip-hop cresciuto nella zona, offre anche dei corsi. In un edificio ai margini della discarica, con le pareti decorate a mano e ammobiliato con pezzi recuperati dalla spazzatura, i bambini imparano a comporre musica su vecchi computer o a scrivere, giocano tra loro o semplicemente passano del tempo insieme.<\/p>\n<p>La piccola somma che l\u2019organizzazione ottiene in cambio della plastica raccolta non basta a coprire i costi dei generi alimentari distribuiti, quindi Dandora HipHop City ha bisogno delle donazioni di dipendenti e amici. Il gruppo ha cercato di ottenere una sovvenzione dalla Coca-Cola, che sulla carta \u00e8 lo sponsor perfetto. L\u2019Africa \u00e8 \u201cuno dei principali motori di crescita per il futuro dell\u2019azienda\u201d, ha affermato recentemente James Quincey, l\u2019amministratore delegato della multinazionale da 200 miliardi di dollari. Inoltre i bambini di Dandora, che soffrono la fame, l\u2019abbandono e una serie di problemi di salute legati alla discarica, passano il tempo a raccogliere molte delle sue bottiglie, invece di andare a scuola.<\/p>\n<p>UN FRIGORIFERO PIENO DI BOTTIGLIE<br \/>\nNel settembre del 2018 la Coca-Cola ha mandato una delegazione a Dandora per incontrare i ragazzi. Dopo l\u2019incontro Charles Lukania, che organizza i corsi a Dandora HipHop City, ha inviato una proposta e un preventivo di spesa ad alcuni responsabili del marketing che aveva conosciuto in quell\u2019occasione, mettendo bene in evidenza che la multinazionale avrebbe potuto sostenere il progetto della banca della plastica. Ma la visita e la proposta non hanno dato i frutti sperati. Invece, dice Lukania, \u201csi sono offerti di mandarci un frigorifero pieno di bottigliette di Coca-Cola da vendere ai bambini\u201d. La maggior parte di loro, per\u00f2, non pu\u00f2 permettersele. \u201cI pochi soldi che hanno gli servono per mangiare\u201d, spiega Lukania. Poche settimane dopo la multinazionale ha collaborato con Dandora HipHop City ad alcune giornate di raccolta dei rifiuti, ma senza dare un sostegno finanziario diretto. Ha contributo con i suoi prodotti: i volontari hanno ricevuto delle bibite per dissetarsi dopo le ore passate a raccogliere rifiuti sotto il sole cocente. \u201cEd erano in bottiglie di plastica\u201d, fa notare Lukania.<\/p>\n<p>Camilla Osborne, responsabile della comunicazione della Coca-Cola per l\u2019Africa meridionale e orientale, precisa in un\u2019email che \u201cil nostro partner per l\u2019imbottigliamento, Coca-Cola Beverages Africa in Kenya, ha fornito bevande per rinfrescarsi e bidoni per il riciclo\u201d a Dandora HipHop City. Secondo Osborne, \u201cl\u2019azienda e i suoi partner in Kenya non sono a conoscenza di richieste di donazioni\u201d. E aggiunge: \u201cNessuna organizzazione da sola pu\u00f2 risolvere il problema della plastica nel mondo\u201d.<\/p>\n<p>La Coca-Cola \u00e8 solo una delle tante aziende che hanno scaricato sui comuni cittadini l\u2019onere di ripulire l\u2019ambiente dai suoi prodotti e dai suoi imballaggi. Questa multinazionale \u00e8 la principale fonte di rifiuti plastici nel mondo \u2013 lo dice uno studio del 2019 sui marchi pi\u00f9 inquinanti \u2013 ma non \u00e8 l\u2019unica: tutte le aziende produttrici o che impiegano la plastica per gli imballaggi scaricano sui consumatori i costi dei danni causati dai loro prodotti.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti (e in altri paesi) questa esternalizzazione dei costi aziendali ha costretto le amministrazioni comunali a farsi carico delle spese legate alla raccolta, al trasporto e al trattamento dei rifiuti plastici. Un fardello nascosto per decenni dal fatto che circa il 70 per cento di questa spazzatura veniva esportato in Cina. Ma nel 2018 Pechino ha chiuso le porte a gran parte della plastica statunitense, e alcune citt\u00e0 americane hanno scoperto di non avere i soldi per riciclarla. Cos\u00ec hanno rinunciato a farlo.<\/p>\n<p>Nei paesi poveri, che subiscono in modo sproporzionato gli effetti dell\u2019emergenza globale legata all\u2019inquinamento da plastica, il discorso \u00e8 diverso. Mentre in occidente l\u2019indignazione per i danni ambientali ha spinto i governi a limitarne l\u2019uso, in Africa e nei paesi in via di sviluppo l\u2019impiego della plastica, anche per confezionare i prodotti, non ha ancora raggiunto l\u2019apice. E, da quando la Cina ha cambiato politica, gli Stati Uniti, l\u2019Australia e molti paesi europei esportano la loro plastica in paesi che non hanno la capacit\u00e0 di gestirli. In mancanza di impianti di trattamento, alcuni paesi in via di sviluppo sono sommersi dalla plastica, che intasa i corsi d\u2019acqua, le strade e i campi e finisce perfino nel mangime per gli animali. Non \u00e8 un materiale biodegradabile, quindi i suoi minuscoli frammenti rimangono nell\u2019acqua, nel suolo e nell\u2019aria per secoli.<br \/>\nIn Kenya, dove circa 18 milioni di persone vivono con meno di 1,90 dollari al giorno, la responsabilit\u00e0 di riciclare ricade \u2013 invece che sulle spalle di alcune delle aziende pi\u00f9 ricche del mondo \u2013 su persone come Rosemary e sua zia. Ed \u00e8 solo uno delle decine di paesi in via di sviluppo dove la plastica minaccia indirettamente i diritti umani e incoraggia il lavoro minorile.<\/p>\n<p>PROCEDIMENTI TROPPO COSTOSI<br \/>\nAnche nel migliore dei casi il riciclo della plastica non funziona in modo ottimale. A differenza del vetro, che pu\u00f2 essere riutilizzato all\u2019infinito, la plastica si deteriora notevolmente gi\u00e0 al primo passaggio. \u201cOgni fase del trattamento degrada la qualit\u00e0 funzionale del polimero\u201d, spiega Kenneth Geiser, docente dell\u2019universit\u00e0 del Massachusetts a Lowell, parlando delle molecole che compongono le varie materie plastiche. \u201cI polimeri perdono forza, stabilit\u00e0 e plasmabilit\u00e0 nel corso delle diverse fasi\u201d.<br \/>\nI paesi ricchi non riescono a riciclare la maggior parte della loro produzione, un processo che prevede la pulizia, lo smistamento, la triturazione, quindi la trasformazione della plastica macinata in pezzettini chiamati flakes (fiocchi) e infine la conversione dei flakes in nuovi prodotti. Negli Stati Uniti la plastica riciclata ha raggiunto un picco del 9,5 per cento nel 2014. Nei paesi in via di sviluppo, dove mancano le infrastrutture, il processo \u00e8 pi\u00f9 laborioso ed \u00e8 difficile trovare i soldi per finanziarlo. Ovunque il valore della plastica riciclata \u00e8 inferiore a quello della plastica \u201cvergine\u201d, che costa poco sia perch\u00e9 le sovvenzioni statali mantengono basso il prezzo dei combustibili fossili necessari a produrla sia perch\u00e9 il prezzo di partenza non comprende i costi del riciclaggio.<br \/>\nIn Nigeria un chilo di lattine di metallo rende tra le 10 e le 15 volte di pi\u00f9 della plastica da riciclare. In Zambia \u201cnessuno la compra\u201d, afferma Michael Musenga, direttore della Children\u2019s environmental health foundation di Lusaka. \u201cLe persone spostano semplicemente i rifiuti da una parte all\u2019altra, o li bruciano\u201d.<br \/>\nIn India, dove gli incentivi a recuperare questo materiale sono scarsi, i rifiuti si accumulano rapidamente. Ad Ahmedabad, nell\u2019ovest del paese, vicino a una scuola c\u2019\u00e8 una collina alta 22 metri formata da rifiuti organici e plastica. La chiamano monte Pirana. Ogni giorno si aggiungono alla discarica quattromila tonnellate di nuovi rifiuti e, secondo Mahesh Pandya, un attivista per l\u2019ambiente e i diritti umani, i bambini che vivono nella zona soffrono di mal di testa, nevralgie, problemi respiratori e tumori. Il 26 settembre in questa discarica una bambina di dodici anni \u00e8 morta quando le \u00e8 franato addosso un cumulo di rifiuti.<\/p>\n<p>DUE VISIONI OPPOSTE<br \/>\nSu un pezzo di terra vicino a Samit road, nella capitale etiope Addis Abeba, Hala Debeba vive insieme a un gruppo di amici con i magri guadagni che ottengono dalla vendita di plastica da riciclare. Mentre le auto passano di corsa e le capre sonnecchiano nell\u2019aiuola spartitraffico, i commercianti acquistano bottiglie di plastica dalle raccoglitrici di rifiuti, che trasportano sacchi giganteschi in equilibrio sulla schiena o sulla testa. Debeba e il suo gruppo mettono le bottiglie in sacchi ancora pi\u00f9 grandi e le vendono ad altri commercianti, che portano il materiale agli impianti di riciclaggio con i camion. In ogni fase di questa attivit\u00e0, il margine di profitto \u00e8 di pochi centesimi al chilo. Lavorando almeno dieci ore al giorno, sette giorni alla settimana, i giovani rivenditori di plastica \u2013 che hanno chiamato la loro attivit\u00e0 gwadenyochi (\u201camici\u201d, in amarico) \u2013 guadagnano quanto basta per affittare una stanza, dove vanno a dormire tra un turno e l\u2019altro.<\/p>\n<p>Ma anche qui i profitti stanno calando. Perfino la resina pi\u00f9 preziosa \u2013 una plastica grossa e trasparente chiamata \u201cObama\u201d \u2013 sta perdendo valore. Nei giorni buoni questo materiale, conservato in uno speciale sacco rosso, arriva a costare pi\u00f9 di un dollaro al chilo. Come l\u2019ex presidente statunitense, che in Etiopia \u00e8 molto amato per essere riuscito a tenere insieme persone di etnie diverse, l\u2019Obama \u2013 generalmente usata per tenere insieme le confezioni da sei bottiglie \u2013 \u00e8 vista come qualcosa che unifica. Ma negli Stati Uniti la plastica \u00e8 al centro di un dibattito: chi dev\u2019essere ritenuto responsabile dell\u2019inquinamento causato dalle materie plastiche?<\/p>\n<p>Kawangware, un quartiere di Nairobi, 15 febbraio 2020. &#8211; Khadija M. FarahKawangware, un quartiere di Nairobi, 15 febbraio 2020. (Khadija M. Farah)<br \/>\nDue disegni di legge presentati quest\u2019anno al congresso riflettono punti di vista nettamente contrastanti su come va gestita la crisi. Il primo \u00e8 il Save our<br \/>\nseas 2.0 (salviamo i nostri mari 2.0), che vorrebbe usare i soldi dei contribuenti per migliorare l\u2019attuale sistema di riciclaggio e per trovare nuovi modi di usare questi rifiuti. La proposta \u00e8 stata approvata dal senato a gennaio ed \u00e8 sostenuta dall\u2019American chemistry council, l\u2019organizzazione che rappresenta le grandi aziende produttrici di plastica.<\/p>\n<p>Il secondo disegno di legge si chiama Break free from plastic pollution (liberiamoci dell\u2019inquinamento da plastica) ed \u00e8 stato presentato al senato a febbraio. Affronta il problema da una prospettiva opposta. Partendo dal presupposto che \u201cla via d\u2019uscita da questa crisi non \u00e8 il riciclaggio\u201d, i democratici promotori della proposta vorrebbero spostare la responsabilit\u00e0 sulle aziende produttrici, creando un programma nazionale di vuoti a rendere, sospendendo temporaneamente la costruzione di nuovi impianti per la produzione di plastica ed eliminando alcuni \u201cprodotti monouso non necessari\u201d a partire dal 2022. Questo disegno di legge include una serie di misure per verificare che la plastica statunitense non sia spedita in altri paesi. Anche prima della pandemia la proposta aveva davanti a s\u00e9 una strada tutta in salita. Oggi le possibilit\u00e0 che sia approvata sono ancora pi\u00f9 scarse.<\/p>\n<p>Nei primi mesi della pandemia la Plastics industry association, l\u2019associazione statunitense che rappresenta le aziende del settore, \u00e8 passata all\u2019attacco. Matt Sea-holm, direttore di una divisione il cui compito \u00e8 impedire nuovi divieti dell\u2019uso della plastica, ha cominciato a rilanciare su Twitter tutti gli articoli in cui si sosteneva che le borse della spesa riutilizzabili erano un veicolo di contagio per il covid-19. Il New York Post era arrivato a definirle \u201ccovi di germi\u201d. La maggior parte di questi articoli citava gli studi di un unico ricercatore, Ryan Sinclair, autore di tre studi sull\u2019argomento. Il primo, uscito nel 2011, \u00e8 stato finanziato dall\u2019American chemistry council. Gli altri due, del 2015 e del 2018, sono stati sponsorizzati da un oscuro gruppo con sede in California chiamato Environmental safety alliance, il cui segretario \u00e8 un ex lobbista delle armi convinto che le leggi dovrebbero basarsi sulla Bibbia. In realt\u00e0 lo studio del 2018 arriva alla conclusione che qualsiasi rischio di contagio legato alle borse della spesa riutilizzabili pu\u00f2 essere contrastato lavandosi le mani e spiegando alle persone che bisogna lavare i sacchetti. Questo non ha impedito all\u2019industria della plastica di usare lo studio per sostenere la necessit\u00e0 di revocare i divieti riguardanti l\u2019uso di sacchetti di plastica.<\/p>\n<p>Anche in Europa l\u2019industria \u00e8 passata all\u2019offensiva. Lo scorso aprile un\u2019associazione di categoria di produttori di materie plastiche ha scritto una lettera alla Commissione europea per chiedere di sospendere tutti i divieti riguardanti le plastiche monouso e di rinviare l\u2019entrata in vigore, prevista per il luglio del 2021, della messa al bando di una grande variet\u00e0 di materie plastiche in tutto il continente. Richieste simili sono arrivate dalle aziende del settore in Turchia, Germania e Italia. Tuttavia questi tentativi non hanno mandato all\u2019aria i piani per vietare la plastica monouso in Europa.<br \/>\nE l\u2019opportunismo degli industriali della plastica non \u00e8 riuscito a invertire la tendenza che ha spinto almeno 127 paesi in tutto il mondo ad adottare leggi per limitarne il consumo e la produzione. Tutti si aspettano che il colpo di grazia alla domanda mondiale arriver\u00e0 dalla Cina, che a gennaio ha vietato l\u2019uso dei sacchetti non biodegradabili. La legge dovrebbe entrare in vigore gradualmente nelle grandi citt\u00e0 cinesi entro la fine del 2020.<\/p>\n<p>SULLE BARRICATE<br \/>\nL\u2019Africa \u00e8 il continente dove \u00e8 stato approvato il maggior numero di divieti. Il 20 aprile il Senegal ha messo al bando l\u2019acqua in sacchetti di plastica e le tazze di plastica monouso (la misura, per\u00f2, \u00e8 stata sospesa fino alla fine della pandemia di covid-19). In Kenya un divieto simile \u00e8 in vigore dal 2017, ed \u00e8 considerato un successo: i sacchetti che in precedenza volavano ovunque per le strade, intasavano i corsi d\u2019acqua e rimanevano appesi agli alberi sono quasi scomparsi.<\/p>\n<p>Il governo di Nairobi ha anche vietato la plastica monouso, comprese le bottiglie, nei parchi nazionali e nelle aree protette, che per\u00f2 rappresentano solo l\u201911 per cento del territorio nazionale. Secondo il fotografo e attivista keniano James Wakibia, sar\u00e0 difficile che il divieto venga esteso ad aree pi\u00f9 ampie del paese. Per quattro anni Wakibia ha condotto una campagna contro l\u2019uso dei sacchetti di plastica senza incontrare grandi ostacoli, ma pensa che un divieto nazionale sulle bottiglie susciterebbe una forte reazione delle aziende produttrici di bevande. \u201cIl commercio di bevande imbottigliate nella plastica \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 fiorente in Kenya. Pochissime aziende ormai usano il vetro\u201d, spiega Wakibia. \u201cFarebbero qualsiasi cosa per fermare queste iniziative: ricorsi in tribunale, concorrenza sleale, campagne di marketing per convincerci della sostenibilit\u00e0 dei loro prodotti\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 successo nel 2018, dopo che le autorit\u00e0 keniane avevano accennato alla possibilit\u00e0 di vietare le bottiglie di plastica in tutto il paese. Quell\u2019anno la Coca-Cola, la Unilever e la Kenya association of manufacturers hanno creato la Petco, una societ\u00e0 che dovrebbe dimostrare lo sforzo dell\u2019industria locale della plastica di \u201cautoregolamentarsi\u201d. La Petco ha un logo verde che riprende il triangolo di frecce diventato il simbolo della sostenibilit\u00e0. Ma non \u00e8 un\u2019organizzazione ambientalista. I suoi uffici si trovano presso la sede della Coca-Cola a Nairobi. E anche se la sua nascita sembra aver placato per ora le richieste di mettere al bando le bottiglie di plastica, chiaramente non ha risolto il problema. Le bottiglie in pet che un tempo contenevano la Coca-Cola e altre bevande sono ancora disseminate ovunque e le aziende che dovrebbero usare il pet riciclato dichiarano di non avere abbastanza materia prima a disposizione. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che nel 2019 la Petco ha erogato appena 385.400 dollari di sussidi per incentivare il riciclaggio della plastica: troppo poco per rendere redditizia la raccolta e il trattamento, anche per i keniani pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Joyce Wanjiru, manager della Petco, afferma che la societ\u00e0 ha \u201cdato un aiuto importante alle aziende che riciclano, consentendogli di produrre i flakes e i pellet che rendono i loro prodotti competitivi a livello internazionale\u201d. Wanjiru osserva anche che durante la pandemia alcune aziende associate alla Petco hanno fornito mascherine, disinfettante per le mani e buoni alimentari ai raccoglitori di rifiuti keniani, che lei chiama wastepreneurs, imprenditori della spazzatura.<\/p>\n<p>La scelta di presentare la Petco come una paladina dell\u2019ambiente \u00e8 coerente con la strategia adottata dall\u2019industria della plastica a livello globale. Nel 2019 le principali aziende produttrici, dalla Basf alla Exxon Mobil, hanno formato l\u2019Alliance to end plastic waste, che si \u00e8 impegnata a investire 1,5 miliardi di dollari per impedire che i rifiuti di plastica si accumulino nell\u2019ambiente. Sembra una somma considerevole, ma corrisponde ad appena l\u20191 per cento dei 150 miliardi di dollari che si stima siano necessari a ripulire i mari dalla plastica.<\/p>\n<p>E quei 150 miliardi di dollari basterebbero appena per pulire gli oceani. In aggiunta agli oltre 8,3 miliardi di tonnellate di plastica gi\u00e0 prodotti, l\u2019industria continua a sfornarne 380 milioni di tonnellate all\u2019anno \u2013 all\u2019incirca il peso di tutta l\u2019umanit\u00e0 \u2013 che finiscono nei corsi d\u2019acqua, oltre che nell\u2019aria, nel suolo e nei corpi umani. In media ogni settimana una persona ingerisce circa duemila frammenti di microplastica, l\u2019equivalente di una carta di credito.<br \/>\nLa scorsa primavera la Coca-Cola, la Nestl\u00e9, la Unilever e la Diageo hanno fondato l\u2019Africa plastics recycling alliance, che mira a \u201ctrasformare il problema dei rifiuti di plastica nell\u2019Africa subsahariana in un\u2019opportunit\u00e0 per creare posti di lavoro e attivit\u00e0 commerciali, migliorando la raccolta e il riciclaggio\u201d. Il potere economico di questi colossi \u00e8 schiacciante rispetto a quello dei gruppi ambientalisti locali e, a volte, anche a quello dei paesi in cui operano. Il valore della Coca-Cola e della Nestl\u00e9, i due pesi massimi dell\u2019alleanza, \u00e8 di gran lunga superiore al bilancio di qualunque stato africano.<br \/>\nChi si batte per eliminare la plastica trova ridicoli i contributi offerti dall\u2019industria per ripulire l\u2019ambiente. \u201cSono soldi investiti per poter continuare a inquinare\u201d, dice David Azoulay, che dirige il programma di salute ambientale del Center for international environmental law a Ginevra. \u201cCosa pensereste se qualcuno vi dicesse: \u2018Ti do una moneta per pulire il tuo giardino e in cambio spender\u00f2 250 dollari per metterci della spazzatura\u2019? Nessuno accetterebbe\u201d.<\/p>\n<p>MINACCE<br \/>\nBetterman Simidi Musasia, 39 anni, un operaio che vive in una piccola citt\u00e0 a 60 chilometri da Nairobi, sa di avere ben poche possibilit\u00e0 di contrastare le multinazionali responsabili dell\u2019inquinamento da plastica. \u201cQuando ti metti contro aziende come la Coca-Cola, parti in svantaggio\u201d, dice Musasia, che nel 2015 ha fondato un\u2019organizzazione chiamata Clean up Kenya. Non riceve soldi in cambio del suo impegno a favore dell\u2019ambiente, scaturito dal disgusto per \u201cl\u2019inimmaginabile\u201d quantit\u00e0 di rifiuti di plastica nella sua citt\u00e0. Musasia finanzia l\u2019organizzazione con i modesti guadagni della sua attivit\u00e0. In media lavora pi\u00f9 di sessanta ore alla settimana.<\/p>\n<p>Oltre a organizzare giornate di pulizia e a insegnare ai bambini come gestire in modo responsabile i rifiuti, Clean up Kenya ha chiesto a gran voce di vietare la vendita di bottiglie di plastica, definendo l\u2019industria dell\u2019acqua in bottiglia \u201cuna truffa\u201d e denunciando l\u2019ingiustizia di aprire discariche nei quartieri poveri. Vorrebbe che le aziende si assumessero la responsabilit\u00e0 di smaltire i rifiuti, una rivendicazione che si \u00e8 dimostrata particolarmente provocatoria. In un incontro con i rappresentanti di alcune aziende produttrici di bevande, Musasia e i suoi colleghi hanno proposto un sistema nazionale basato sul pagamento di una cauzione per le bottiglie di plastica. Ma molti dei loro interlocutori hanno respinto l\u2019idea. Alcuni hanno addirittura risposto con minacce. \u201cCi hanno detto che, per il nostro bene, dovevamo interrompere la campagna\u201d, racconta Musasia. \u201cMa pi\u00f9 persone ne verranno a conoscenza in tutto il mondo pi\u00f9 la Coca-Cola e le altre aziende saranno costrette ad agire in modo responsabile\u201d.<\/p>\n<p>Lo scorso febbraio, a una conferenza sulla sostenibilit\u00e0 a Bruxelles, un responsabile della catena di forniture della Coca-Cola, Bruno Van Gompel, ha promesso che l\u2019azienda avrebbe ritirato il 100 per cento delle bottiglie vuote in Europa occidentale, ma l\u2019azienda non si \u00e8 ancora impegnata a fare lo stesso nei paesi in via di sviluppo.<br \/>\nAnche se la Coca-Cola si era sempre opposta a queste iniziative, Van Gompel ha affermato che sosterr\u00e0 \u201ci progetti basati sulla restituzione, nei casi in cui non esista un\u2019alternativa\u201d. Ma l\u2019azienda si \u00e8 opposta all\u2019adozione di misure simili in Kenya e in qualsiasi altra parte dell\u2019Africa. Per email la responsabile per il continente, Camilla Osborne conferma che l\u2019azienda giudica il sistema non appropriato per il Kenya.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la Coca-Cola ha appoggiato malvolentieri le leggi che impongono alle aziende produttrici di bevande di applicare una maggiorazione sul prezzo delle bottiglie, da rimborsare dopo la restituzione. Nel 2017 la Coca-Cola ha adottato la politica del vuoto a rendere in Scozia, ma solo dopo che Greenpeace aveva pubblicato un documento che dimostrava come l\u2019azienda l\u2019avesse contrastata per anni.<br \/>\nNel suo intervento a Bruxelles Van Gompel ha promesso che la Coca-Cola avrebbe presto cominciato a \u201cesplorare\u201d l\u2019opzione della ricarica delle bottiglie vuote. In realt\u00e0 l\u2019azienda conosce gi\u00e0 bene questo sistema, che ha sperimentato in varie zone rurali dei paesi in via di sviluppo, dove sono ancora in circolazione le vecchie bottiglie di vetro. Secondo Osborne le ricariche di bottiglie rappresentano gi\u00e0 la met\u00e0 delle vendite in pi\u00f9 di 25 paesi, sebbene siano incluse in questa percentuale anche le bottiglie di plastica riutilizzabili, come quelle che l\u2019azienda ha recentemente introdotto in Sudafrica.<\/p>\n<p>DIECI FIUMI<br \/>\nL\u2019ondata d\u2019indignazione globale per il problema della plastica \u00e8 stata cos\u00ec grande che l\u2019anno scorso perfino l\u2019amministrazione Trump, nota per la sua tendenza a dare la priorit\u00e0 agli affari pi\u00f9 che all\u2019ambiente, ha dovuto occuparsene. A novembre, nel suo ultimo giorno da segretario dell\u2019energia, Rick Perry ha annunciato un\u2019iniziativa per affrontare la questione dei rifiuti di plastica. \u201cNel mondo otto fiumi portano quasi il 90 per cento dei rifiuti plastici negli oceani\u201d, ha detto Perry ai giornalisti. \u201cNessuno \u00e8 americano\u201d.<br \/>\nPerry stava citando uno studio del 2017 che \u00e8 diventato uno dei preferiti dell\u2019industria della plastica. Pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, lo studio ha effettivamente dimostrato che appena dieci fiumi \u2013 otto in Asia e due in Africa \u2013 trasportano un carico globale di plastica che corrisponde a una cifra compresa tra l\u201988 e il 95 per cento del totale.<\/p>\n<p>QUELLO CHE PERRY HA EVITATO DI DIRE \u00c8 CHE GRAN PARTE DELLA PLASTICA IN QUESTI FIUMI VIENE DAGLI STATI UNITI E DALL\u2019EUROPA. SECONDO UNO STUDIO PUBBLICATO NEL 2019 SU ENVIRONMENTAL SCIENCES EUROPE, TRA IL 1990 E IL 2017 SONO STATE IMPORTATE IN 33 PAESI AFRICANI CIRCA 172 MILIONI DI TONNELLATE DI PLASTICA, PER UN VALORE DI 285 MILIARDI DI DOLLARI. E ALCUNE RICERCHE INDUSTRIALI HANNO PI\u00d9 VOLTE INDIVIDUATO LA COCA-COLA E LA PEPSI, DUE ETICHETTE STATUNITENSI PER ECCELLENZA, COME LE AZIENDE PI\u00d9 INQUINANTI.<\/p>\n<p>SECONDO CHRISTIAN SCHMIDT, L\u2019AUTORE TEDESCO DELLO STUDIO CITATO DA PERRY,<br \/>\ni risultati della sua ricerca non assolvono i produttori di plastica. \u201cLe grandi aziende non sono affatto fuori dai guai\u201d, dice. Anche se \u00e8 emerso un gigantesco inquinamento da plastica in dieci fiumi africani e asiatici, tra cui il Mekong, l\u2019Indo, lo Yang-tze, il fiume Giallo, il Nilo e il Niger, \u201cle origini del problema non sono locali\u201d.<br \/>\nSecondo il dipartimento dell\u2019energia statunitense, invece, il fatto che la plastica sia finita in fiumi, oceani e discariche \u00e8 addirittura un\u2019opportunit\u00e0 per le aziende americane. A febbraio il dipartimento ha annunciato che avrebbe collaborato con l\u2019American chemistry council a un programma per stimolare l\u2019innovazione nel recupero della plastica e per ridurre i rifiuti trovando nuovi modi di usarli. Per gli osservatori della crisi globale della plastica, c\u2019\u00e8 un\u2019amara ironia nel definire i paesi poveri come causa della crisi della plastica e gli Stati Uniti come salvatori. \u201cGli mandiamo tutta questa spazzatura e poi diciamo: \u2018Guardate, questa gente non sa neanche gestire la sua plastica\u2019\u201d, commenta Azoulay del Center for international environmental law. \u201cOra gli statunitensi sembrano voler dire ai governi dei paesi in via di sviluppo: \u2018Hai un problema? Permettici di darti la soluzione tecnologica che abbiamo a disposizione. Peccato che l\u2019abbiamo brevettata, perci\u00f2 dovrai indebitarti se vorrai ottenerla\u2019\u201d.<\/p>\n<p>SMALTIMENTO TOSSICO<br \/>\nMentre gli Stati Uniti e l\u2019American chemistry council insistono sull\u2019importanza del riciclaggio, i paesi in via di sviluppo hanno trovato dei modi per usare i rifiuti di plastica. Purtroppo sono a volte molto pericolosi. Secondo Gilbert Kuepouo, coordinatore del gruppo ambientalista Centre de recherche et d\u2019\u00e9ducation pour le d\u00e9veloppement, in Camerun i rifiuti di plastica vengono sciolti e la fanghiglia che ne risulta viene poi mescolata alla sabbia e usata per pavimentare le strade. Anche se il ministero dell\u2019ambiente del Camerun sostiene che questa pratica rispetta l\u2019ambiente, Kuepouo fa notare che la plastica viene fusa \u201call\u2019aria aperta\u201d, producendo gas serra e sostanze chimiche tossiche.<br \/>\nL\u2019attivista ambientalista indonesiana Yuyun Ismawati, della Nexus3 foundation, ha le stesse preoccupazioni per come viene trattata la plastica in Indonesia. Ismawati ha visitato alcuni impianti di riciclaggio vicino alla discarica di Bantar Gebang, a Jakarta, ed \u00e8 preoccupata: \u201cCi sono persone che lavorano con protezioni minime, se si considera la quantit\u00e0 di sostanze chimiche prodotte. Alcune donne lamentano frequenti mal di testa e mestruazioni irregolari. C\u2019erano tanti fumi in quelle fabbriche che mi bruciavano gli occhi e la gola\u201d.<\/p>\n<p>IN MOLTI PAESI LA COMBUSTIONE DELLA PLASTICA, ANCORA PI\u00d9 PERICOLOSA DELLA FUSIONE, \u00c8 IL PRINCIPALE METODO DI SMALTIMENTO. SE IN TUTTO IL MONDO LA PERCENTUALE DEI RIFIUTI PLASTICI BRUCIATI \u00c8 DEL 41 PER CENTO, IN ALCUNE CITT\u00c0 AFRICANE SI RAGGIUNGE IL 75 PER CENTO.<\/p>\n<p>Alcuni test condotti ad Agbogbloshie, una discarica nella capitale ghaneana Accra, danno un\u2019idea della facilit\u00e0 con cui le sostanze chimiche prodotte dalla combustione della plastica possono penetrare negli alimenti. Ad Agbogbloshie finisce buona parte dei 40 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici che si stima siano prodotti ogni anno nel mondo. Nella discarica, che sorge su una laguna poco distante dal centro della citt\u00e0, i commercianti trovano il modo di riutilizzare computer, tv e altri dispositivi elettronici considerati obsoleti dai consumatori occidentali. Cavi, fili e altri pezzi di plastica, per\u00f2, vengono bruciati. Secondo l\u2019International pollutants elimination network, che ha eseguito una serie di analisi l\u2019anno scorso, le uova deposte dai polli che razzolano nei dintorni contengono il secondo livello pi\u00f9 alto di diossine bromurate che la rete abbia mai rilevato. Queste sostanze chimiche possono danneggiare i feti, compromettere il funzionamento del sistema immunitario ed endocrino, e causare il cancro. Nelle uova di Agbogbloshie sono stati rilevati anche livelli elevati di ritardanti di fiamma Hbcd e Pbde. Le stesse sostanze chimiche sono state trovate nelle uova di galline che vivono nei pressi di inceneritori di rifiuti sanitari ad Accra e a Yaound\u00e9, la capitale del Camerun.<\/p>\n<p>CARICHI INDESIDERATI<br \/>\nMentre i paesi in via di sviluppo hanno difficolt\u00e0 a smaltire la spazzatura, gli Stati Uniti li sovraccaricano riversando sul loro territorio enormi quantit\u00e0 di rifiuti di plastica che non possono essere smaltiti correttamente. Nel 2019 gli esportatori statunitensi hanno spedito 680mila tonnellate di rifiuti di plastica in 96 paesi. Pi\u00f9 di 6omila tonnellate sono finite in Malaysia; 27mila in Thailandia; 37mila in Messico. Ghana, Uganda, Tanzania, Sudafrica, Etiopia, Senegal e Kenya sono tra i paesi africani che hanno accolto i rifiuti plastici statunitensi, in gran parte materiali difficili da riciclare e di poco valore. Gli Stati Uniti classificano questa plastica esportata come \u201criciclata\u201d, anche se numerosi rapporti e le indagini svolte sul posto hanno dimostrato che la maggior parte finisce nelle discariche o viene bruciata.<\/p>\n<p>La spedizione di rifiuti di plastica dai paesi ricchi a quelli poveri \u00e8 chiamata \u201ccommercio globale dei rifiuti\u201d, ma del commercio ha ben poco. Il valore della plastica di scarto \u00e8 bassissimo, tanto che oggi molte aziende sono pagate per riceverla. Alcuni governi, seguendo l\u2019esempio della Cina, hanno cercato di arginare la marea di rifiuti. A settembre del 2019 la Cambogia ha restituito 83 container pieni di rifiuti agli Stati Uniti e al Canada con un messaggio del primo ministro Hun Sen: \u201cLa Cambogia non \u00e8 una pattumiera\u201d. Poche settimane prima la Malaysia aveva rispedito quasi quattromila tonnellate di rifiuti di plastica negli Stati Uniti e in altri dodici paesi ricchi. Un funzionario della dogana indonesiano l\u2019anno scorso ha annunciato che centinaia di container, molti dei quali erano stati etichettati in modo errato per mascherare il fatto che contenevano rifiuti di plastica, sarebbero stati rispediti nei \u201cpaesi di origine\u201d.<\/p>\n<p>Ma restituire la spazzatura al mittente \u00e8 incredibilmente difficile. Secondo un rapporto della Nexus3 foundation, l\u2019ong di Ismawati, molti dei container partiti dall\u2019Indonesia, invece di tornare negli Stati Uniti, sono finiti in altri paesi poveri, tra cui l\u2019India, la Thailandia e il Vietnam. Ismawati sostiene inoltre che pi\u00f9 di mille container sequestrati sono fermi nel porto di Jakarta. Tutti questi rifiuti smentiscono l\u2019idea che riciclare sia la soluzione a tutti i problemi. \u201cSe il riciclaggio funziona cos\u00ec bene e non danneggia l\u2019ambiente, perch\u00e9 i paesi ricchi non lo fanno a casa loro?\u201d.<\/p>\n<p>La plastica sta gi\u00e0 causando una guerra globale della spazzatura, ma la vera battaglia deve ancora arrivare, afferma Jim Puckett, direttore esecutivo del Basel action network, un\u2019ong che vigila sul rispetto della convenzione di Basilea sui rifiuti pericolosi. \u201c\u00c8 un palloncino che sta per scoppiare\u201d, dice riferendosi alle tensioni internazionali causate dalla plastica. \u201cTutti stanno cercando il prossimo paese disposto ad accettare quella roba\u201d.<\/p>\n<p>Nel 2019 i rappresentanti di 187 paesi si sono riuniti a Ginevra per discutere di una modifica della convenzione di Basilea. Gli Stati Uniti non l\u2019hanno sottoscritta, ma una delegazione statunitense ha comunque partecipato alla riunione insieme ai rappresentanti dell\u2019American chemistry council. All\u2019ordine del giorno c\u2019era un importante emendamento, che avrebbe limitato la capacit\u00e0 di esportare rifiuti di plastica nei paesi firmatari. Quando il presidente della conferenza, Abraham Zivayi Matiza, ha annunciato l\u2019approvazione unanime dell\u2019emendamento dopo giorni di negoziati quasi ininterrotti, \u201cnella sala \u00e8 scoppiato un fragoroso applauso\u201d, dice Joe DiGangi, un consulente scientifico dell\u2019International pollutants elimination network che ha partecipato all\u2019incontro.<\/p>\n<p>Sebbene non sia ancora chiaro a quali sanzioni andranno incontro le aziende statunitensi se continueranno a inviare i loro rifiuti all\u2019estero, la rapida approvazione dell\u2019emendamento di Basilea indica che si \u00e8 aperta una nuova fase della guerra internazionale della plastica, e che la maggior parte dei paesi sente la necessit\u00e0 di un intervento urgente.<\/p>\n<p>Il senso di urgenza che ha portato alla modifica del trattato si sta ora combinando con gli effetti economici della pandemia. Secondo Carroll Muffett, presidente del Center for international environmental law, neanche il tentativo di promuovere l\u2019uso della plastica come strumento per combattere le infezioni impedir\u00e0 l\u2019inevitabile contrazione del settore.<br \/>\n\u00c8 presto per sapere se ha ragione. E, in ogni caso, se cos\u00ec fosse, il declino dell\u2019industria della plastica avverr\u00e0 nel corso degli anni, se non dei decenni. Nel frattempo l\u2019Africa ha dovuto combattere con la pandemia di covid-19 che, come la crisi della plastica, ha colpito il continente in modo diverso rispetto al resto del mondo.<\/p>\n<p>Nella discarica di Dandora uomini, donne e bambini continuano a smistare i rifiuti a mani nude sulle cataste di immondizia. Molti di loro non indossano le mascherine, anche se obbligatorie. Forse non sono riusciti a trovarle o forse non possono permettersele. Sono disposti a correre il rischio di essere arrestati o contagiati pur di guadagnare qualcosa per vivere.<\/p>\n<p>*( Sharon Lerner, The Intercept, Stati Uniti &#8211; Traduzione di Bruna Tortorella &#8211; Questo articolo \u00e8 stato pubblicato il 9 ottobre 2020 nel numero 1379 di Internazionale.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; La Marca (Pd): \u00abpresentata un&#8217;interrogazione sulla carta d&#8217;identit\u00e0 elettronica\u00bb. 02 &#8211; La Marca (Pd): \u00abpresentata un&#8217;interrogazione sulla interoperabilit\u00e0 dei dati Aire\u00bb 03 &#8211; <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=40225\" title=\"n\u00b0 48 \u2013  3\/12\/2022. RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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