{"id":39411,"date":"2022-09-24T15:24:40","date_gmt":"2022-09-24T15:24:40","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=39411"},"modified":"2022-09-25T11:17:42","modified_gmt":"2022-09-25T11:17:42","slug":"n39-24-settembre-2022-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=39411","title":{"rendered":"n\u00b039 \u2013 24\/9\/2022. RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI.  NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Roberto Maggioni*: clima, l\u2019onda verde che non vota interroga la politica. Cambiamo aria. In Italia da nord a sud decine di migliaia di giovani protestano in settanta piazze per lo sciopero globale dei Fridays for future, Patrizia Cortellessa.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Guida alle elezioni 2022: tra rinnovamento e conservazione. Tutti parlano di giovani, in pochi li candidano.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Andrea Colombo*: Putin, l\u2019Europa e le riforme. A destra ultimo giorno con i nervi scoperti<\/strong><br \/>\n<strong>Berlusconi prova a correggere il tiro sull\u2019Ucraina: \u00abRiferivo parole di altri\u00bb Il minuetto delle parole dal sen fuggite, delle gaffe clamorose e delle precisazioni improbabili chiude in bruttezza la campagna elettorale. Tempeste in bicchieri d\u2019acqua se si \u00e8 trattato davvero solo di lingue non tenute a freno.<\/strong><br \/>\n<strong>04- Francesco Vignarca*: Beatrice Fihn, Nobel per la campagna contro le armi nucleari: \u00abIl possibile uso contro un solo Paese riguarda tutti\u00bb &#8211; INTERVISTA. Ogni minaccia atomica obbliga a una scelta: una potenziale escalation verso la catastrofe globale o il rifiuto totale di tali ordigni. Con 13mila testate nel mondo nessuno \u00e8 al sicuro<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Laura Siviero \u201cVogliamo crescere, la politica ci metta nelle condizioni di farlo\u201d.<\/strong><br \/>\n<strong>Le Pmi sono pi\u00f9 resilienti alla crisi, ma chiedono aiuto al governo che verr\u00e0 per affrontare subito le emergenze inflazione, caro energia e materie prime,<\/strong><br \/>\n<strong>06- Barbara Weisz*: DEF e legge di bilancio 2023: primi numeri, fra bassa crescita e rialzo del deficit. legge di bilancio 2023, primo banco di prova del nuovo Governo dopo le elezioni: crescita ridotta nella NaDEF, riforme di fisco e pensioni in stallo.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Guido Caldiron*: IL RITORNO AL FUTURO DELLA DESTRA ITALIANA L\u2019INTERVISTA. PARLA IL POLITOLOGO DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 DI PERUGIA ALESSANDRO CAMPI, AUTORE CON SERGIO RIZZO PER RIZZOLI, DI \u00abL\u2019OMBRA LUNGA DEL FASCISMO\u00bb, UN&#8217;INCHIESTA SUL PASSATO CHE NON PASSA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Roberto Maggioni*: CLIMA, L\u2019ONDA VERDE CHE NON VOTA INTERROGA LA POLITICA. CAMBIAMO ARIA. IN ITALIA DA NORD A SUD DECINE DI MIGLIAIA DI GIOVANI PROTESTANO IN SETTANTA PIAZZE PER LO SCIOPERO GLOBALE DEI FRIDAYS FOR FUTURE, PATRIZIA CORTELLESSA.<br \/>\nDA NORD A SUD TRE ANNI DOPO LE PRIME MANIFESTAZIONI FRIDAYS FOR FUTURE HA RIPORTATO IN PIAZZA DECINE DI MIGLIAIA DI GIOVANI, 80 MILA DIRANNO GLI ATTIVISTI A FINE GIORNATA. UN MOVIMENTO CHE FIN DALLA NASCITA AVEVA DETTO CHE LA GIUSTIZIA CLIMATICA \u00c8 CONNESSA A QUELLA SOCIALE, IERI HA ALLARGATO DEFINITIVAMENTE GLI ORIZZONTI DICENDO CON FORZA CHE LA LOTTA PER IL CLIMA \u00c8 CONNESSA ALLE LOTTE PER I DIRITTI CIVILI, SOCIALI E LAVORATIVI. QUESTA GENERAZIONE SAR\u00c0 UN\u2019OPPOSIZIONE NATURALE PER CHIUNQUE DA DOPODOMANI GOVERNER\u00c0 L\u2019ITALIA.<\/p>\n<p>GIORGIA MELONI \u00c8 AVVISATA, e del resto \u00e8 stata la pi\u00f9 bersagliata negli slogan delle settanta piazze italiane. Ma \u00e8 avvisato anche il Pd che non gode di alcuna credibilit\u00e0 tra chi ha manifestato. \u00abSiamo stati ignorati dalla politica, queste elezioni sono una sconfitta per le migliaia di giovani che sono scesi in piazza in questi anni per il clima e la giustizia sociale\u00bb ha detto sotto al palazzo della Regione Lombardia uno dei portavoce dei Fridays Milano alla fine del corteo. \u00abTra la destra negazionista e l\u2019alternativa cosiddetta progressista che riaccende il carbone, non scegliamo nessuno\u00bb.<\/p>\n<p>PAROLE SEGUITE da un lungo applauso dei 10 mila che hanno sfilato a Milano. \u00abNon sosterremo nessun partito, perch\u00e9 nonostante le differenze tra i diversi programmi nessuno difende le rivendicazioni che abbiamo portato oggi in piazza\u00bb ha ribadito uno dei portavoce nazionali, Filippo Sotgiu, dal corteo dei 30 mila a Roma. Il non voto in realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 una questione anagrafica che altro: buona parte di chi ha manifestato \u00e8 ancora minorenne e non potr\u00e0 votare. Alla domanda \u00abma vi sentite rappresentati da qualcuno? Sapreste chi votare?\u00bb le risposte variavano tra \u00abno, non mi rappresenta nessuno\u00bb \u00e8se votassi sceglierei il meno peggio ma farei fatica a trovarlo\u00bb. Tra i pi\u00f9 grandicelli \u00e8 limpida, quasi antropologica, l\u2019opposizione alla destra, ma sui temi concreti anche ai partiti della cosiddetta agenda Draghi. Chi guarda agli altri partiti lo fa pi\u00f9 per necessit\u00e0 che per convinzione. Il mosaico che si ricompone a fine giornata \u00e8 di una generazione distante anni luce dai salotti politici del blablabla, come dice qualcuno citando le parole di un anno fa della fondatrice di Fridays For Future Greta Thunberg in piazza a Milano per la pre-Cop 26.<\/p>\n<p>UN PO\u2019 DI SFOTT\u00d2 li riceve anche il sindaco di Milano Beppe Sala che negli ultimi mesi con gli ambientalisti non ne azzecca una e anche ieri \u00e8 riuscito a scentrare il commento alla manifestazione: \u00abAndate a votare cos\u00ec poi potrete lamentarvi\u00bb. Risposta lapidaria di una delle attiviste milanesi: \u00abGrazie del consiglio sindaco, ora per\u00f2 torna a lavorare e rispondi coi fatti a quello che ti chiediamo\u00bb.<\/p>\n<p>AMBIENTE E CRISI climatica, transizione ecologica tradita, ma non solo. In molte citt\u00e0 gli studenti hanno ricordato i loro coetanei morti in fabbrica durante le ore di alternanza scuola-lavoro. A Milano davanti ad Assolombarda, la sede degli industriali, si sono seduti a terra per un minuto di silenzio con in mano decine di cartelli rossi con scritto in bianco i nomi di Giuliano, Lorenzo e Giuseppe, i tre studenti morti negli stage legati all\u2019alternanza in questo 2022.<\/p>\n<p>\u00abNON POSSONO MORIRE anche gli studenti di lavoro\u00bb hanno poi urlato agli industriali. A terra una scritta: \u00abContro un sistema colpevole\u00bb. A Torino lo striscione d\u2019apertura era per i morti sul lavoro: \u00abDifendiamo il nostro futuro, basta stragi\u00bb. A Trieste con gli studenti hanno sfilato anche gli operai della W\u00e4rtsil\u00e4, ad Ancona su diversi cartelli le scritte \u00abNon si pu\u00f2 morire a 18 anni lavorando gratis; sono tutti responsabili della morte di Giuliano, Lorenzo, Giuseppe; \u00abNo alla scuola di padroni e Confindustria\u00bb. Davanti alla sede della Regione Marche gli studenti hanno lasciato dei sacchi pieni di fango a ricordo della strage nella recente alluvione e delle responsabilit\u00e0 della politica<br \/>\nDIRITTI AMBIENTALI, del lavoro, sociali, civili. Quando si dice \u00abun movimento intersezionale\u00bb. A Milano hanno parlato ragazze femministe e di seconda generazione, che hanno preso parola per chiedere cittadinanza: \u00abPerch\u00e9 non possiamo essere italiani anche noi che siamo cresciuti in questo paese?\u00bb hanno chiesto. \u00abPerch\u00e9 dobbiamo essere marchiati come diversi?\u00bb. Sui cartelli autoprodotti spazio all\u2019ironia: \u00abMeloni li voglio solo nella macedonia\u00bb oppure \u00abNon sciogliamo i due poli, sciogliamo il terzo polo\u00bb o ancora \u00abIl Titanic nel 2022 non avrebbe avuto problemi\u00bb.<br \/>\nSE QUALCUNO PENSAVA che due anni di restrizioni Covid avrebbero ucciso il movimento dovr\u00e0 ricredersi. Certo, i numeri delle piazze del 2019 sono un ricordo lontano, ma quello che emerge dalle mobilitazioni di ieri \u00e8 che questa generazione non parla solo di ambiente, \u00e8 una generazione che tiene unito quello che i partiti dividono.<br \/>\n*(Fonte: IL MNIFESTO, Roberto Maggioni, giornalista, Blog di radio popolare Appunti sulla mondialit\u00e0 Bad Input Breaking Dad Ciucci volanti Cronache dal mondo che verr\u00e0 DisOrdine )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 &#8211; GUIDA ALLE ELEZIONI 2022*: TRA RINNOVAMENTO E CONSERVAZIONE. TUTTI PARLANO DI GIOVANI, IN POCHI LI CANDIDANO. SUI QUASI 5MILA CANDIDATI E CANDIDATE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE, SOLO IL 15% HA MENO DI 40 ANNI. ADDIRITTURA MENO DEL 3% \u00c8 UNDER 30. TRA LE LISTE E COALIZIONI CHE HANNO PRESENTATO PI\u00d9 CANDIDATURE, SONO MOVIMENTO 5 STELLE E UNIONE POPOLARE AD ANNOVERARE TRA LE LORO FILA IL NUMERO MAGGIORE DI GIOVANI CANDIDATI E CANDIDATE.<br \/>\nIn Italia sono ancora pochi i giovani in politica. In parte il problema \u00e8 strutturale, visto che \u00e8 la costituzione stessa a imporre dei limiti di accesso in questo senso. Tuttavia l\u2019et\u00e0 degli esponenti \u00e8 un importante indicatore del tasso di cambiamento della politica.<br \/>\nCome si configura la situazione dei candidati alle prossime elezioni politiche del 25 settembre? Analizzando i dati, vediamo che delle 4.746 persone che hanno presentato la propria candidatura, 695 hanno un\u2019et\u00e0 inferiore ai 40 anni, il 14,6% del totale.<br \/>\n1 su 7 i candidati alle elezioni di et\u00e0 inferiore ai 40 anni.<br \/>\nUna cifra che si abbassa poi considerevolmente se contiamo soltanto i giovanissimi, di et\u00e0 compresa tra i 20 e i 30 anni. Parliamo in questo caso di appena 134 candidati, meno del 3% del totale. Questi numeri bassi sono diretta conseguenza degli articoli 56 e 58 della costituzione, che stabiliscono come et\u00e0 minima per accedere alla camera e al senato rispettivamente i 25 e i 40 anni.<br \/>\nA essere maggiormente rappresentate sono invece le fasce intermedie e in particolare quella tra i 40 e i 60 anni. Come abbiamo gi\u00e0 evidenziato precedentemente, sono questi i veri protagonisti della politica italiana, a tutti i livelli istituzionali.<br \/>\nVai all\u2019approfondimento Non \u00e8 un paese per giovani, neanche in politica.<br \/>\nLa maggior parte dei candidati ha tra i 40 e i 60 anni<br \/>\nI candidati e le candidate alle elezioni politiche del 2022, per fascia di et\u00e0 (2022)<br \/>\nDA SAPERE<br \/>\nSecondo gli articoli 56 e 58 della costituzione, l\u2019accesso al parlamento \u00e8 limitato per i pi\u00f9 giovani, rispettivamente all\u2019et\u00e0 di 25 anni per la camera e di 40 per il senato.<br \/>\nFONTE: elaborazione Openpolis su dati ministero dell&#8217;interno<br \/>\n(ultimo aggiornamento: luned\u00ec 19 settembre 2022)<br \/>\nAlla camera, dove l\u2019et\u00e0 minima di accesso \u00e8 pi\u00f9 bassa, sono candidate 134 persone di et\u00e0 inferiore ai 30 anni &#8211; una persona sola, Elia Francesca Martinica di Forza Italia, ha 24 anni, ma ne compir\u00e0 25 a ottobre. Mentre 561 hanno tra i 30 e i 40 anni, 558 alla camera e 3 al senato &#8211; analogamente, persone che raggiungeranno a breve la soglia d&#8217;et\u00e0 minima per accedere all&#8217;istituzione.<br \/>\nMentre come accennato la fascia pi\u00f9 consistente \u00e8 quella di et\u00e0 compresa tra i 40 e i 60 anni, in cui rientra il 61,2% di tutti i candidati. Sono 1.359 i candidati di et\u00e0 tra i 40 e i 50 anni, e ancora pi\u00f9 rappresentata \u00e8 la categoria 50-60, in totale 1.548 persone.<br \/>\n51,4 anni l&#8217;et\u00e0 media dei candidati e delle candidate alle elezioni politiche del 2022.<br \/>\nUna cifra pi\u00f9 elevata rispetto alla media della popolazione italiana, che secondo l&#8217;ultimo aggiornamento Istat \u00e8, nel 2022, di 46,2 anni.<br \/>\nIn generale come prevedibile l&#8217;et\u00e0 dei candidati al senato \u00e8 mediamente pi\u00f9 elevata rispetto a quella dei candidati alla camera. Ma questo non \u00e8 l&#8217;unico livello di differenziazione.<br \/>\nI giovani nelle coalizioni<br \/>\nPer quanto l&#8217;et\u00e0 media all&#8217;interno delle liste principali si attesti piuttosto omogeneamente su valori compresi tra i 49 e i 52 anni, le singole liste e coalizioni hanno avuto approcci diversi nella scelta di candidare persone giovani. Alcune hanno candidato quote pi\u00f9 elevate di under 40.<br \/>\nUnione popolare e Movimento 5 stelle hanno la quota maggiore di under 40<br \/>\nI candidati e le candidate alle elezioni politiche del 2022, per fascia di et\u00e0 (2022)<br \/>\nDA SAPERE<br \/>\nI dati riguardano le coalizioni, non le singole liste, e sono riferiti alla quota di candidati singoli (escludendo quindi le possibili candidature in pi\u00f9) di et\u00e0 inferiore ai 40 anni, rispetto al totale.<br \/>\nFONTE: elaborazione Openpolis su dati ministero dell&#8217;interno<br \/>\n(ultimo aggiornamento: luned\u00ec 19 settembre 2022)<br \/>\nSono in particolare Unione popolare e il Movimento 5 Stelle a proporre la quota pi\u00f9 elevata di candidati di et\u00e0 inferiore ai 40 anni, rispettivamente il 21,1% (per un totale di 93 persone) e il 19,9% (78).<br \/>\nItalexit ha la quota pi\u00f9 bassa di candidati giovani.<br \/>\nTra le due coalizioni, \u00e8 il centro-sinistra a presentare pi\u00f9 candidati giovani, per un totale di 169 persone (il 17% del totale). Il centro-destra raggiunge invece quota 12,3% (136 candidati). Cifre leggermente pi\u00f9 elevate le registra Azione &#8211; Italia viva (13,9% per un totale di 57 giovani), mentre all&#8217;ultimo posto da questo punto di vista troviamo Italexit, con 41 candidati di meno di 40 anni, pari all&#8217;11,7% del totale.<br \/>\nPer quanto riguarda poi i giovanissimi, tra i 20 e i 30 anni, oltre il 64% si trova tra la coalizione del centrosinistra (38 persone) e le liste di Unione popolare (33). Il Movimento 5 Stelle invece si distingue per l&#8217;elevata quota di candidati di et\u00e0 compresa tra i 30 e i 40 anni (72 su 391).<br \/>\nQuanti giovani sono candidati come capilista?<br \/>\nUn aspetto centrale della questione dell&#8217;accesso giovanile alle istituzioni \u00e8 anche la posizione in cui la candidatura \u00e8 posta nel listino plurinominale, al di l\u00e0 del dato quantitativo sulle candidature giovani. Andiamo quindi a vedere quanti sono i giovani capilista &#8211; considerando quindi soltanto i seggi plurinominali, che secondo la legge elettorale rosatellum costituiscono i 5\/8 del totale.<br \/>\n12% dei capilista ha meno di 40 anni.<br \/>\nOvvero 90 persone su 750. Mentre 228 hanno tra i 40 e 9 50 anni, 255 tra i 50 e i 60, e 139 tra i 60 e i 70. Nella fascia 70-80 rientrano 36 candidati capilista e 2 hanno pi\u00f9 di 80 anni.<br \/>\nTale ragionamento sui capilista pu\u00f2 essere fatto anche sui candidati ai seggi uninominali, eletti con metodo maggioritario. Analizzando i dati non emergono per\u00f2 differenze significative rispetto alla situazione dei capilista al plurinominale. Inoltre, bisogna evidenziare che la posizione del candidato all&#8217;uninominale \u00e8 pi\u00f9 complessa, e strategicamente molto vincolata alle singole liste e coalizioni.<br \/>\nOltre il 20% dei capilista del Movimento 5 Stelle \u00e8 under 40<br \/>\nI capilista candidati alle elezioni politiche del 2022, per fascia d\u2019et\u00e0 e coalizione di appartenenza<br \/>\nDA SAPERE<br \/>\nI dati sono riferiti ai capilista candidati ai seggi plurinominali, divisi per lista di appartenenza. Abbiamo escluso i candidati ai seggi uninominali, che seguono logiche differenti.<br \/>\nFONTE: elaborazione su dati ministero dell&#8217;interno<br \/>\n\u00c8 il Movimento 5 Stelle a riportare la quota pi\u00f9 alta di giovani rispetto al totale, con 14 capilista sotto i 40 anni rispetto ai 67 totali (il 20,9%). Segue Unione popolare con 10 candidati under 40 (il 14,5%) e lo stesso centro-sinistra (12,4%).<br \/>\nAncora una volta, \u00e8 Italexit a registrare il record negativo, con appena 5 capilista under 40 su 54 (9,3%). Praticamente pari Azione &#8211; Italia viva, con 5 su 62 (9,6% del totale) e la coalizione del centro-destra, con 25 (9,7%).<br \/>\nPer quanto riguarda invece gli over 60, il dato pi\u00f9 elevato lo registra Unione popolare con il 33,3% (23 capilista), seguita dal centro-destra (27,5%). Infine la fascia intermedia, tra i 40 e i 60 anni, che come abbiamo detto \u00e8 la pi\u00f9 rappresentata, ha la maggiore incidenza in Azione &#8211; Italia viva (il 76,9% dei capilista candidati ha un&#8217;et\u00e0 compresa tra i 40 e i 60 anni) e in Italexit (75,9%).<br \/>\n*(FONTE, camera dei deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; Andrea Colombo*: PUTIN, L\u2019EUROPA E LE RIFORME. A DESTRA ULTIMO GIORNO CON I NERVI SCOPERTI, BERLUSCONI PROVA A CORREGGERE IL TIRO SULL\u2019UCRAINA: \u00abRIFERIVO PAROLE DI ALTRI\u00bb, IL MINUETTO DELLE PAROLE DAL SEN FUGGITE, DELLE GAFFE CLAMOROSE E DELLE PRECISAZIONI IMPROBABILI CHIUDE IN BRUTTEZZA LA CAMPAGNA ELETTORALE. TEMPESTE IN BICCHIERI D\u2019ACQUA SE SI \u00c8 TRATTATO DAVVERO SOLO DI LINGUE NON TENUTE A FRENO.<br \/>\nQualcosa di molto peggio se il monito di Ursula von der Leyen, \u00abvedremo le elezioni italiane: se le cose andranno in una direzione difficile abbiamo degli strumenti come per Ungheria e Polonia\u00bb, \u00e8 stato rivelatore. O se l\u2019arringa in difesa di Putin pronunciata da Berlusconi da Vespa va intesa come squarcio sui veri umori non solo dell\u2019anziano Cavaliere ma anche di una parte significativa del centrodestra.<\/p>\n<p>Per il Salvini in difficolt\u00e0 l\u2019ingerenza indebita della presidentessa \u00e8 un invito a nozze, un\u2019occasione d\u2019oro. Convoca un sit-in di fronte alla rappresentanza della Commissione a Roma, annuncia una improbabilissima raccolta di firme per una mozione di censura all\u2019Europarlamento, pretende che von der Leyen \u00absi scusi oppure ne chiediamo le dimissioni\u00bb. Il portavoce della Commissione non si scusa ma grida all\u2019equivoco: \u00abNon \u00e8 intervenuta nelle elezioni italiane. Ha fatto riferimento a procedure in corso contro altri Paesi mettendo in evidenza il ruolo di guardiana dei trattati\u00bb. Un giro di parole che conferma pi\u00f9 di quanto non smentisca. L\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 la sorvegliata speciale d\u2019Europa per via del debito. Lo diventer\u00e0 ancora di pi\u00f9 se, venuta meno la garanzia Draghi, si insedier\u00e0 un governo di destra e la sorveglianza si allargher\u00e0 cos\u00ec all\u2019area dei diritti. Anche se, per riparare alla gaffe, la commissione sparge un po\u2019 di miele: \u00abLavoreremo con qualsiasi governo che vorr\u00e0 lavorare con la Commissione\u00bb.<\/p>\n<p>In Italia tutti i leghisti fanno coro uno pi\u00f9 indignato dell\u2019altro ed \u00e8 essenzialmente insperata propaganda elettorale. Ma a criticare la presidentessa, certo con toni meno striduli, sono un po\u2019 tutti da Renzi a Calenda all\u2019ex presidente dell\u2019Europarlamento Tajani. Persino Letta ammette che la frasetta incriminata \u00abcrea casino\u00bb pur certo che la presidentessa \u00abchiarir\u00e0\u00bb. A chiarimento avvenuto si scaglia contro Salvini: \u00abGravissime\u00bb sono le sue parole e le sue richieste di dimissioni \u00abper un equivoco\u00bb.<\/p>\n<p>Repertorio elettorale: ciascuno fa la sua parte ma quella di Giorgia Meloni \u00e8 davvero scomoda. Si pu\u00f2 immaginare come commenterebbe la grave lesione alla sovranit\u00e0 nazionale se non si sentisse sulla porta di palazzo Chigi. Per\u00f2 ci si sente e il suo commento \u00e8 un capolavoro di felpatezza da vecchia Dc al suo peggio: \u00abSarebbe stata una cosa fuori di misura ma la presidente ha gi\u00e0 mandato una nota per correggere parole che sono state lette come un\u2019ingerenza. La responsabilit\u00e0 \u00e8 della sinistra italiana, andata in giro per il mondo a sputare sull\u2019Italia\u00bb. La leader tricolore sa che, se vincer\u00e0 le elezioni, con la Commissione dovr\u00e0 provare ad andare d\u2019accordo. Ieri ha constatato quanto le sar\u00e0 difficile e quanto poco la aiuteranno su quella via gli alleati.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista il caso Berlusconi \u00e8 a sua volta un segnale d\u2019allarme. Anche lui ieri ha corretto e precisato a costo di arrampicarsi sulla parete pi\u00f9 liscia. Quando ha detto che Putin voleva solo occupare Kiev per un paio di settimane, il tempo di mettere al governo al posto di Zelensky \u00abpersone per bene\u00bb, non stava certo illustrando il suo pensiero: \u00abRiferivo parole d\u2019altri. Facevo il cronista\u00bb. Letta si scatena: \u00abUna vergogna\u00bb. Calenda ravvede gli estremi della \u00abtragedia\u00bb. Zelensky si fa sentire: \u00abSi fida dell\u2019assassino Putin?\u00bb. La destra, molto pi\u00f9 che solo un po\u2019 imbarazzata, finge di credere alla versione di Berlusconi e fa lo stesso il Ppe: \u00abLa nostra posizione di sostegno all\u2019Ucraina \u00e8 cristallina\u00bb. Al padre fondatore della destra qualcosa in nome dell\u2019et\u00e0 va perdonata. Solo che non si tratta solo di questo e la candidata premier lo sa: sotto pelle le divisioni su guerra e sanzioni sono molto meno effimere e superficiali.<\/p>\n<p>Quanto a divisioni, ce ne sono altre, meno internazionali, altrettanto minacciose. Dal palco di piazza del Popolo una Meloni particolarmente aggressiva ha di fatto annunciato che il presidenzialismo si far\u00e0 con o senza la controparte, se del caso con una secca imposizione della sua maggioranza. Il primo a frenarla \u00e8 Salvini: \u00abLe riforme della Costituzione fatte a maggioranza non vanno lontano. Bisogna coinvolgere non solo il Parlamento ma l\u2019intero Paese\u00bb.<br \/>\nEra gi\u00e0 chiaro e ora lo \u00e8 anche di pi\u00f9: tra le divisioni della sua maggioranza, la ringhiosit\u00e0 di Bruxelles e la crisi che morde, se Giorgia Meloni entrer\u00e0 a palazzo Chigi la aspetta un calvario.<br \/>\n*(Fonte IL MANIFESTO Edizione del 24 settembre 2022)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; Francesco Vignarca*: BEATRICE FIHN, NOBEL PER LA CAMPAGNA CONTRO LE ARMI NUCLEARI: \u00abIL POSSIBILE USO CONTRO UN SOLO PAESE RIGUARDA TUTTI\u00bb &#8211; intervista. Ogni minaccia atomica obbliga a una scelta: una potenziale escalation verso la catastrofe globale o il rifiuto totale di tali ordigni. Con 13mila testate nel mondo nessuno \u00e8 al sicuro<\/p>\n<p>Le recenti, dure parole di Putin hanno messo in allarme anche coloro che minimizzavano gli allarmi dei movimenti per il disarmo: nel confermare una mobilitazione militare parziale, il presidente russo ha suggerito il possibile utilizzo di armi nucleari \u00abin caso di minaccia all\u2019integrit\u00e0 territoriale del nostro Paese e per difendere la Russia e il nostro popolo\u00bb. E a sgombrare il campo da fraintendimenti l\u2019ex-presidente Medvedev ha aggiunto che la Russia sarebbe pronta ad utilizzare \u00abqualsiasi, arma anche quella nucleare\u00bb per difendere i risultati dei referendum di annessione dei territori orientali ucraini.<br \/>\n\u00abLe minacce nucleari sono inaccettabili sempre e da chiunque, e quelle di Putin aumentano il rischio di escalation verso un conflitto nucleare\u00bb, sottolinea con decisione Beatrice Fihn, direttrice esecutiva della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons. \u00abTutto ci\u00f2 \u2013 continua \u2013 \u00e8 incredibilmente pericoloso e irresponsabile. Ogni minaccia nucleare obbliga a una scelta: l\u2019escalation verso una potenziale catastrofe globale o il rifiuto totale di tali armi\u00bb. Raggiungiamo per un commento Fihn, che guida la Campagna insignita del Nobel per la Pace 2017, in Italia rilanciata da Senzatomica e Rete Pace Disarmo, mentre si trova a New York per la cerimonia di firma e ratifica del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) da parte di altri sette Stati dell\u2019Africa e dei Caraibi, proprio a margine dell\u2019Assemblea generale Onu.<br \/>\nC\u2019\u00e8 soddisfazione per la continua universalizzazione del TPNW?<br \/>\nCerto: con l\u2019aumento dei Paesi nel TPNW cresce la pressione sui nove Stati nucleari e sui loro sostenitori affinch\u00e9 aderiscano al Trattato. Il rafforzamento di questa norma \u00e8 particolarmente cruciale in questo momento in cui la guerra in Ucraina ha visto aumentare il rischio di utilizzo di armi nucleari, e uno dei maggiori Stati nucleari ha minacciato apertamente di utilizzare il proprio arsenale. Nonostante il pericolo e le notizie allarmanti non dobbiamo dimenticarci i passi avanti che stiamo realizzando.<br \/>\nCi stiamo avvicinando a un punto di non ritorno?<br \/>\nAlcuni analisti definiscono le minacce di Putin come un bluff e dicono che non dovremmo averne paura. Ma le minacce nucleari sono sempre \u201cun bluff\u201d fino al giorno in cui, improvvisamente e drammaticamente, non lo sono pi\u00f9. Ecco perch\u00e9 queste nuove minacce, pi\u00f9 aggressive, di usare le armi nucleari sono cos\u00ec pericolose: abbassano la soglia dell\u2019uso del nucleare e aumentano notevolmente il rischio di un conflitto con queste armi, e di una conseguente catastrofe globale.<\/p>\n<p>Molti esperti dicono che sarebbero impiegate solo testate \u201ctattiche\u201d in ambito circoscritto<br \/>\nQualsiasi uso di armi nucleari avrebbe conseguenze catastrofiche di vasta portata, soprattutto in un\u2019Europa densamente popolata. Anche le cosiddette testate \u201ctattiche\u201d hanno in genere rese esplosive comprese tra 10 e 100 chilotoni. La bomba atomica che distrusse Hiroshima nel 1945, uccidendo 140mila persone, aveva una resa di soli 15 chilotoni. Una singola detonazione nucleare potrebbe uccidere centinaia di migliaia di civili e ferirne molti di pi\u00f9 con una ricaduta radioattiva che potrebbe contaminare vaste aree in pi\u00f9 Paesi. Per tali motivi discutere anche teoricamente dell\u2019uso di armi nucleari senza parlare degli impatti umanitari rischia di far cadere il tab\u00f9 sul loro utilizzo. Inaccettabile: a causa delle conseguenze umanitarie catastrofiche ad ampio raggio dell\u2019uso delle armi nucleari, la minaccia di usarle anche solo contro un Paese equivale a una minaccia per tutti gli Stati del mondo.<\/p>\n<p>Quindi, quali speranze ci sono?<br \/>\nConsiderando il fallimento della Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione nucleare dello scorso agosto, la strada maestra per un vero disarmo nucleare globale \u00e8 quella del Trattato TPNW. Lo abbiamo visto nella prima Conferenza degli Stati Parti di Vienna, terminata con una Dichiarazione che \u00e8 sicuramente la pi\u00f9 forte condanna delle minacce nucleari che sia mai stata fatta da una Conferenza delle Nazioni unite ed \u00e8 stata senza dubbio una risposta alla minaccia nucleare della Russia. Il risultato degli incontri austriaci ha mandato un messaggio potente, e urgente, da parte di un ampio gruppo di Stati molto diversi tra loro per storia, collocazione geopolitica, prospettive. La Dichiarazione finale e soprattutto il Piano d\u2019azione che elenca 50 azioni concrete per rafforzare il TPNW e il disarmo nucleare sono strumenti formidabili per mantenere una forma di fiducia nella non proliferazione, anche in un momento in cui molti Paesi potrebbero pensare ad un proprio programma nucleare.<\/p>\n<p>Invece questi esiti dimostrano che molti Stati si stanno impegnando a essere liberi dal nucleare per sempre.<br \/>\nFra pochi giorni celebreremo la Giornata internazionale per l\u2019abolizione delle armi nucleari, indetta dalle Nazioni Unite per ricordare la scelta eroica del colonnello Stanislav Petrov che decise di fermare una risposta nucleare non fidandosi della segnalazione di attacco di un computer. Ma con 13mila testate nucleari ancora presenti nel mondo non pu\u00f2 essere un gesto episodico, anche se coraggioso, a renderci davvero sicuri: solo un\u2019azione coordinata e multilaterale di messa al bando totale ci pu\u00f2 riuscire. Continuiamo a lavorare per tale risultato.<br \/>\n* Coordinatore Campagne \u2013 Rete Italiana Pace e Disarmo)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 &#8211; Laura Siviero \u201cVOGLIAMO CRESCERE, LA POLITICA CI METTA NELLE CONDIZIONI DI FARLO\u201d.<br \/>\nLE PMI SONO PI\u00d9 RESILIENTI ALLA CRISI, MA CHIEDONO AIUTO AL GOVERNO CHE VERR\u00c0 PER AFFRONTARE SUBITO LE EMERGENZE INFLAZIONE, CARO ENERGIA E MATERIE PRIME<br \/>\nCHI L\u2019AVREBBE DETTO CHE LE NOSTRE PICCOLE E MEDIE IMPRESE AVREBBERO RETTO MEGLIO DELLE LORO OMOLOGHE DI MEZZA EUROPA AL COVID E ALLA GUERRA?<br \/>\nI Rapporti usciti in questi giorni dai Centri Studi restituiscono l\u2019orgoglio a un sistema che, da solo, rappresenta il 41% del fatturato totale delle aziende italiane. Silenti (forse troppo spesso), familiari (con tutti i limiti, ma anche molti pregi), consapevoli di dover crescere di pi\u00f9, investire di pi\u00f9, rischiare di pi\u00f9, formarsi, andare sui mercati esteri, ma fiere e appassionate, sono anche l\u2019ago della bilancia tra le micro imprese, troppo micro e le grandi, troppo poche. Ora la sfida dei costi energetici pesa ancora una volta sui conti e sui piani di sviluppo. Energivore o no, vogliono far sentire la loro voce, chiedono di essere accompagnate nell\u2019ennesima transizione di questo millennio.<br \/>\nLa manifattura alla testa delle Pmi. Su un totale di 4,2 milioni di imprese attive in Italia (Istat 2019), le medio-grandi sono solo 4.057 (0,1%), il resto del tessuto industriale \u00e8 costituito dalle micro che valgono il 95%, ma producono solo il 23% del totale del fatturato, e dalle Pmi che, con il 5% delle aziende sul totale, generano il 41% del fatturato. \u00c8 la manifattura italiana a guidare l\u2019onda delle Pmi. Sul totale delle piccole e medie imprese (dati Unioncamere 2022), il 28,6%, \u00e8 impegnato nel settore manifatturiero, il 15,3% nel commercio, il 13% nelle attivit\u00e0 di servizi di alloggio e ristorazione, il 10% opera nell\u2019ambito delle costruzioni, il 6% nei trasporti. E sono ubicate per il 47% al Nord Italia, il 21% al Centro, il 32% al Sud. Una schiera di piccole e medie imprese attive che assorbono il 44% dei dipendenti e generano un valore aggiunto al costo dei fattori di 312 miliardi, il 38% del totale.<br \/>\nBene la produttivit\u00e0 delle Pmi. Il Rapporto di Banca d\u2019Italia del 7 luglio 2022, curato da Fabrizio Balassone, analizza come \u00abil problema italiano stia nella fragilit\u00e0 del tessuto produttivo, in particolare il numero elevato delle microimprese che registrano livelli di produttivit\u00e0 modesta anche rispetto ad analoghe realt\u00e0 di altri Paesi, mentre \u00e8 ridotto il numero delle medio-grandi che pure hanno un\u2019efficienza equiparabile a quella di aziende delle maggiori economie europee. Uno squilibrio che viene compensato in Italia dalla produttivit\u00e0 delle Pmi, che sono le pi\u00f9 dinamiche\u00bb. Tra il 2010 e il 2019 la produttivit\u00e0 delle Pmi italiane \u00e8 cresciuta del 6,5%, mentre quella delle grandi imprese \u00e8 diminuita circa del 5%. Inoltre le piccole e medie risultano avere tassi di redditivit\u00e0 e investimento in linea con quelli delle grandi aziende in altri territori europei e di molto superiori a quelli delle micro imprese. \u00abNel confronto con i maggiori Paesi dell\u2019area euro, la produttivit\u00e0 delle aziende italiane \u00e8 superiore a quella delle tedesche e spagnole di pari dimensione e solo lievemente inferiore a quella delle aziende francesi\u00bb.<br \/>\nLa competizione rende forti. Nel mercato estero, dove la pressione competitiva \u00e8 pi\u00f9 alta, le piccole e medie imprese risultano maggiormente performanti. Negli anni successivi alla crisi finanziaria globale, il peso delle esportazioni delle Pmi sul totale \u00e8 aumentato di tre punti percentuali. Nel 2019 era pari al 48%, di molto superiore alle omologhe francesi e tedesche, ferme al 20% e anche delle spagnole al 33%. La competizione con gli altri Paesi inoltre le ha indotte a spostarsi verso settori ad alta innovazione. In un contesto italiano poco propenso agli investimenti in ricerca e sviluppo, le Pmi italiane hanno aumentato gli investimenti passando da meno di un quinto negli anni 2000 a circa un terzo nel 2019, una quota che resta ancora inferiore agli investimenti delle omologhe spagnole, ma che segna una risalita. Una spinta a cui ha contribuito la costituzione del registro delle Pmi innovative. I progressi maggiori sono stati portati avanti per\u00f2 pi\u00f9 nella digitalizzazione dei processi interni che nell\u2019ambito delle tecnologie avanzate.<br \/>\nI tre rischi principali. \u00abSi \u00e8 passati da una crisi all\u2019altra, con in mezzo una crescita nel 2021 e ci sono tantissime risorse da utilizzare \u2013 ha dichiarato Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria e responsabile per le Rappresentanze regionali e le Politiche di coesione territoriale \u2013 fattori che insieme costituiscono un mix impensabile. Il 30% delle Pmi \u00e8 esposta ad almeno un rischio tra quello ambientale, finanziario e la transizione ecologica\u00bb. Il rapporto di Confindustria presentato il 15 settembre analizza due possibili scenari. Uno scenario \u201cbase\u201d, dove permangono le condizioni attuali, in cui nonostante un rallentamento del tasso di crescita su base annua (+2,4% nel 2022) i livelli pre-Covid verranno recuperati. E uno scenario \u201cworst\u201d, la peggiore delle ipotesi possibili, che vede un netto arresto delle Pmi ad alto rischio. Secondo il Cerved, le imprese ad alto rischio sono 16mila, impiegano 478mila addetti e presentano un\u2019esposizione verso il sistema creditizio di oltre 44 miliardi.<br \/>\nLe Pmi si attivano ma chiedono sostegno alla politica. Confimi Industria (la Confederazione dell\u2019Industria Manifatturiera Italiana e dell\u2019Impresa Privata che rappresenta circa 45mila imprese per 600mila dipendenti con un fatturato aggregato di quasi 85 miliardi \u00abpropone, per l\u2019industria manifatturiera \u2013 ha dichiarato il presidente Paolo Agnelli, intervenendo al decennale della Confederazione \u2013 che alla crescita della produttivit\u00e0 aziendale, pari a un +3 o 4%, siano le aziende stesse a pagare ai propri dipendenti il saldo della differenza inflattiva sofferta nella perdita del potere di acquisto creatosi nel 2022. Una disponibilit\u00e0 \u2013 ha sottolineato Agnelli \u2013 che possiamo supportare proprio perch\u00e9 non soffriamo di nanismo. Le Pmi manifatturiere sono semplicemente piccole perch\u00e9 sono in attesa di crescere, e con la volont\u00e0 di farlo. Ci auguriamo che il desiderio di farle crescere trovi riscontro anche nelle politiche governative di oggi e di domani\u00bb.<br \/>\nPermangono, per\u00f2, alcuni elementi di fragilit\u00e0 che rischiano di minare la crescita. Il primo, individuato da Unioncamere \u00e8 la selezione della dirigenza. Spesso si inseriscono dinamiche familiari che poco hanno a che fare con le qualit\u00e0 manageriali. Il Rapporto di Unioncamere evidenzia come una raccolta di dati su 10mila imprese in oltre 20 Paesi, mostri che a pratiche manageriali migliori corrispondano maggiore produttivit\u00e0 e performance migliori. Anche il livello di istruzione degli addetti pesa sullo sviluppo delle Pmi. Nel quinquennio pre-pandemia la crescita del numero di addetti \u00e8 stata maggiore tra le piccole e medie imprese che occupavano una quota maggiore di laureati. Un altro gap rispetto allo sviluppo delle imprese di pi\u00f9 grandi dimensioni \u00e8 l\u2019evoluzione verde. Il conseguimento degli obiettivi del Green Deal che prevede entro il 2030 la riduzione delle emissioni del 55% e entro il 2050 raggiungere il target tra l\u201980 e il 95%, deve passare attraverso la transizione ecologica delle imprese. L\u2019aumento delle materie prime energetiche dovrebbe essere una spinta in questa direzione. Le risorse pari a 18 miliardi del pacchetto \u201cTransizione 4.0\u201d del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) prevedono incentivi fiscali per la trasformazione digitale delle aziende oltre a diverse misure per la transizione verde.<br \/>\nIl rischio gas. \u00abL\u2019incidenza media del costo dell\u2019energia e del gas sui ricavi delle imprese \u00e8 passata dal 4,2% nel 2021 a una quota dell\u201911,2% prevista per quest\u2019anno, con punte del 12% per manifatturiero e commercio- spiega Fabrizio Cellino, vicepresidente di Confapi e Presidente Api Torino -. Il periodo \u00e8 difficilissimo, occorrono coesione e politiche industriali ed energetiche decise e immediate perch\u00e9 se non ci saranno correttivi abbiamo davanti tre scenari: disoccupazione galoppante e chiusura delle imprese o chiusura temporanea delle aziende per superare l\u2019inverno con massiccio ricorso alla cassa integrazione e conseguente diminuzione della capacit\u00e0 di spesa di milioni di cittadini. Il terzo scenario \u00e8 legato al fatto che l\u2019Italia ha un costo energetico superiore a quello degli altri Paesi, dunque non dimentichino i politici che verranno eletti, che certe scelte europee potrebbero non essere congeniali all\u2019Italia\u00bb.<br \/>\nUn plotone di imprese, queste Pmi, che hanno dimostrato di saper stare sul mercato, anche in questo complicato millennio, a non abbassare mai la guardia, a mutare continuamente per reggere, a dare sempre un po\u2019 di pi\u00f9, ora chiedono alla politica sostegno e soluzioni, non elenchi di problemi. La sfida passa al prossimo governo.<br \/>\nIl Settimanale \u00e8 il giornale economico politico di PMI.it dalla parte delle imprese. Lo trovi in edicola e online. In occasione del lancio e per l&#8217;intero mese di settembre, i principali articoli saranno liberamente accessibili sulle pagine di questo sito.<br \/>\n*Fonte Il Settimanale, PMI, Laura Siviero, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; Barbara Weisz*: DEF E LEGGE DI BILANCIO 2023: PRIMI NUMERI, FRA BASSA CRESCITA E RIALZO DEL DEFICIT<br \/>\nLEGGE DI BILANCIO 2023, primo banco di prova del nuovo Governo dopo le elezioni: crescita ridotta nella NaDEF, riforme di fisco e pensioni in stallo.<br \/>\nLe previsioni delle agenzie di rating sono forse troppo pessimistiche sul rischio recessione ma \u00e8 vero che i conti pubblici scontano una nuova riduzione del PIL: la crescita 2023 scender\u00e0 sotto l\u20191%, dopo l\u2019incremento del 3% previsto per l\u2019anno in corso. C\u2019\u00e8 una nuova drastica riduzione, quindi, ma non uno scenario recessivo come quello previsto, ad esempio, da Fitch.<br \/>\nSono i numeri intorno ai quali si sviluppa la NaDEF (Nota di Aggiornamento al DEF), che va approvata entro fine settembre per avere le \u201cbasi numeriche\u201d necessarie a definire la programmazione finanziaria della prossima Manovra.<br \/>\nTra l\u2019altro, il calendario della sessione di Bilancio si incrocia quest\u2019anno con quello elettorale. Sar\u00e0 il prossimo Governo, espresso in base ai risultati del voto del 25 settembre, a mettere mano alla Manovra economica 2023, partendo dai primi numeri che emergono.<\/p>\n<p>VERSO LA LEGGE DI BILANCIO 2023<br \/>\nLA RIFORMA FISCALE<br \/>\nLA RIFORMA PENSIONI<\/p>\n<p>Per il 2022, la stima di crescita resta intorno al 3%, un numero tutto sommato vicino al 3,1% previsto nel DEF (Documento di Economia e Finanza) di primavera. Quello che peggiora visibilmente \u00e8 invece il risultato 2023, che scende sotto l\u20191%, contro una precedente stima intorno al 2,3%. Dunque, una nuova riduzione del PIL con un quarto trimestre 2022 in negativo, e un 2023 assai ridimensionato, seppur senza la recessione (-0,7%) prevista da Fitch.<\/p>\n<p>VERSO LA LEGGE DI BILANCIO 2023 Lavoro, tasse e salario minimo: programmi elettorali a confronto.<\/p>\n<p>La prossima Legge di Bilancio far\u00e0 quindi i conti con spazi di crescita molto ridotti e conseguente rialzo del deficit. Il costo del debito italiano sta gi\u00e0 aumentando: \u00e8 passato dal 2 al 4% (titoli a dieci anni). In generale, a livello di impatto sui conti pubblici, due punti di crescita in meno producono un aumento di deficit intorno ai 20 miliardi, oltre l\u20191% di PIL.<br \/>\nUn sentiero stretto, fra bassa crescita e rialzo del deficit, all\u2019interno del quale bisogna inserire una manovra economica. Che, con ogni probabilit\u00e0, dovr\u00e0 continuare a sostenere le famiglie a fronte del caro energia e dell\u2019impennata dell\u2019inflazione. E poi dovr\u00e0 almeno definire il percorso di riforme in stallo da anni: il Fisco, arenato sul fil di lana in Parlamento, le pensioni, che in attesa di riforma strutturale richiederanno ritocchi specifici per il 2023.<\/p>\n<p>LA RIFORMA FISCALE &#8211; FLAT TAX E RIFORMA FISCALE: PROGRAMMI ELETTORALI A CONFRONTO<\/p>\n<p>La riforma fiscale \u00e8 stata intrapresa nel 2021, con la parte relativa alle aliquote IRPEF inserita nella Manovra 2022 e dunque in vigore, ma il resto della legge, inserito nella delega approvata dal Governo, non \u00e8 arrivato al termine dell\u2019iter parlamentare di approvazione. Dunque, una riforma zoppa, che il prossimo Governo e il prossimo Parlamento sono chiamati a riprendere.<br \/>\nI programmi fiscali delle principali coalizioni politiche sono diversi fra loro: si va dal potenziamento della flat tax previsto dal Centrodestra alla continuit\u00e0 con le misure previste dalla delega per il Centrosinistra alle proposte del Movimento 5 Stelle che insiste su Superbonus edilizi e cashback fiscale.<\/p>\n<p>LA RIFORMA PENSIONI &#8211; RIFORMA PENSIONI: PROGRAMMI ELETTORALI A CONFRONTO<br \/>\nL\u2019altro capitolo aperto, per la verit\u00e0 da qualche anno, \u00e8 la riforma pensioni. Ci sono due necessit\u00e0: continuare a favorire la flessibilit\u00e0 in uscita, per superare le rigidit\u00e0 previste dalle norme su pensione di vecchiaia e pensione anticipata, in un quadro organico di riforma che superi la logica delle proroghe che ha caratterizzato gli ultimi anni.<br \/>\nCon ogni probabilit\u00e0, anche il prossimo anno prevedr\u00e0 una proroga delle formule di flessibilit\u00e0 in uscita: difficilmente si riuscir\u00e0 a mettere a punto una riforma radicale entro inizio 2023, per cui la Legge di Bilancio prevedibilmente conterr\u00e0 il rinnovo annuale di misure come l\u2019APE Sociale, Quota 100-102, Opzione Donna. Poi, nel 2023, bisogner\u00e0 rimettere mano al capitolo della riforma pensioni vera e propria. Conti pubblici permettendo.<br \/>\n*(Fonte PMI.it: Barbara Weisz, Giornalista professionista, esperta di questioni economiche, politiche e finanziarie, collabora da anni con numerose testate on line, quotidiani e riviste)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; Guido Caldiron*: IL RITORNO AL FUTURO DELLA DESTRA ITALIANA L\u2019INTERVISTA. PARLA IL POLITOLOGO DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 DI PERUGIA ALESSANDRO CAMPI, AUTORE CON SERGIO RIZZO PER RIZZOLI, DI \u00abL\u2019OMBRA LUNGA DEL FASCISMO\u00bb, UN&#8217;INCHIESTA SUL PASSATO CHE NON PASSA. \u00abQUELLO CHE DEFINISCO COME &#8220;FASCISMO POP&#8221; &#8211; SPIEGA CAMPI &#8211; \u00c8 CRESCIUTO CON GLI ANEDDOTI E LE STORIELLE DA ROTOCALCO FINO A LASCIARE SULLO SFONDO LE TRAGEDIE CHE IL REGIME HA PROVOCATO NELLA REALT\u00c0: GUERRE, COLONIALISMO, LEGGI RAZZIALI\u00bb<br \/>\nIL FASCISMO STA TORNANDO? MA SE NON SE NE \u00c8 MAI DAVVERO ANDATO DEL TUTTO\u2026<br \/>\nPotrebbe apparire un paradosso quello che emerge implicitamente dalle pagine di L\u2019ombra lunga del fascismo (Solferino, pp. 414, euro 16,50), il volume firmato dal politologo dell\u2019Universit\u00e0 di Perugia Alessandro Campi insieme al giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo che esce alla vigilia di elezioni che sembrano interrogare come mai prima il peso che il passato del Paese pu\u00f2 giocare ancora nel suo presente. Il paradosso lascia per\u00f2 spazio a ben altre considerazioni man mano che ci si addentra in compagnia dei due autori attraverso metropoli e cittadine dove la toponomastica, i simboli e gli edifici parlano ancora il linguaggio del Ventennio, dove il merchandising della nostalgia non conosce confini e dove, infine, un \u00abcuore nero\u00bb batte ancora anche in Parlamento. Per Rizzo e Campi, che ha accompagnato a lungo il percorso della destra politica e culturale, \u00e8 per\u00f2 venuto il momento per il Paese di \u00abchiudere una volta per tutte la partita con quel passato\u00bb. Una necessit\u00e0 che deve essere fatta propria in particolare anche da \u00abchi ha grandi responsabilit\u00e0 politiche \u00e8 nonostante ci\u00f2 persevera nel tollerare nostalgie e pericolosi ammiccamenti\u00bb.<\/p>\n<p>Questo libro che ricorda come per certi aspetti l\u2019Italia appaia \u00abancora ferma a Mussolini\u00bb, esce alla vigilia di un voto che potrebbe fare dell\u2019ultimo partito erede dell\u2019Msi, nato in continuit\u00e0 con il regime, la prima forza politica del Paese. Un contesto che evoca la nota interpretazione di Piero Gobetti che parlava del fascismo come \u00abautobiografia della nazione\u00bb?<br \/>\nCredo poco alle letture della storia italiana in chiave di antropologia o psicologia collettiva. Non esiste un carattere degli italiani che li spinge verso l\u2019autoritarismo: ieri Mussolini, oggi Meloni. Gli italiani che hanno fatto nascere il fascismo e lo hanno sostenuto sono gli stessi, in senso storico, che lo hanno combattuto e hanno poi dato vita alla democrazia repubblicana. C\u2019\u00e8 semmai un cattivo rapporto degli italiani col passato, che si tende continuamente a strumentalizzare. Quell\u2019esperienza non ritorner\u00e0 mai, come qualcuno teme a sinistra, e di quell\u2019esperienza non c\u2019\u00e8 nulla da riprendere come lezione, come qualcuno ancora immagina a destra. Il senso del libro \u00e8 che si dovrebbe consegnare il fascismo alla storia una volta per tutte. Le sue testimonianze visive sono ancora tra noi, sono in alcuni casi parti del paesaggio urbano, ma non si dovrebbe pi\u00f9 assegnare loro alcuna valenza emotiva o forza evocativa. Li si dovrebbe trattare come simboli muti, come testimonianze di un passato che tanto non possiamo cancellare, ma che non ci appartiene pi\u00f9.<\/p>\n<p>Dal libro emerge la definizione di \u00abfascismo pop\u00bb che sembra adeguata a definire quel misto di scarsa consapevolezza della Storia, intenti auto-assolutori e banalizzazione di vicende drammatiche rilette in termini esclusivamente emotivi che pare essere alla base del modo in cui nel nostro Paese si guarda alla vicenda mussoliniana.<br \/>\nLa banalizzazione del fascismo, ridotto a regime da operetta con Mussolini nei panni del capocomico, \u00e8 stato il capolavoro ideologico di Montanelli. Una lettura che ha avuto in effetti una grande presa per decenni. Nel dopoguerra un\u2019intera generazione doveva giustificare s\u00e9 stessa per aver preso sul serio il rivoluzionarismo fascista e per aver sostenuto pi\u00f9 o meno attivamente il regime. Componenti significative del moderatismo politico e culturale scelsero, per autoassolversi, la spiegazione dell\u2019abbaglio generazionale. La loro unica colpa era quella di aver preso sul serio un capocomico e di aver creduto che il fascismo fosse un\u2019ideologia mentre invece era un tubo vuoto. Al massimo avevano aderito al regime per amor di patria. Il fascismo \u00e8 diventato cos\u00ec una miniera di aneddoti e di storielle da rotocalco, lasciando sullo sfondo le tragedie da esso provocate (guerre, colonialismo, leggi razziali). \u00c8 quello che chiamo \u00abfascismo pop o light\u00bb, che ancora persiste come idea in certi segmenti della societ\u00e0 italiana. Oggi si \u00e8 per\u00f2 arrivati all\u2019interpretazione opposta. Dalla banalizzazione alla demonizzazione: un errore speculare. Il fascismo, in questo caso, come via italiana all\u2019hitlerismo e alla Soluzione finale. Ma entrambe queste letture sono, per quel che mi riguarda, caricature della Storia, diversamente dannose, nel senso che contribuiscono a definire un clima d\u2019opinione segnato da un rapporto con il nostro passato emozionale, puramente soggettivo e strumentale, insomma falso e deformante.<\/p>\n<p>In questa situazione ritiene che l\u2019approdo ad una sorta di pieno \u00absdoganamento\u00bb degli eredi del Msi, e per questa via del fascismo almeno sul piano simbolico, sia pi\u00f9 il frutto del successo della strategia di tali forze o del ruolo dei media, del dibattito, o dell\u2019assenza di dibattito, storico complessivo, dello scarso peso che ha il lavoro degli storici presso l\u2019opinione pubblica e via dicendo. A cambiare \u00e8 stata pi\u00f9 la societ\u00e0 o la comunit\u00e0 riunita intorno alla fiamma?<br \/>\nDifficile essere nostalgici credibili di un regime che non si \u00e8 mai conosciuto. Il primo fattore di cambiamento a destra \u00e8 stato biologico: sono scomparsi, strada facendo, i sopravvissuti della Rsi rimasti fedeli per cinque decenni al mito mussoliniano. Nel frattempo \u00e8 cambiato il costume collettivo e dunque sono anche cambiati i riferimenti culturali e simbolici. Meloni e gran parte del suo attuale gruppo dirigente sono cresciuti leggendo le saghe tolkieniane, non Gentile, Evola o Adriano Romualdi. Nelle loro sezioni tenevano il poster di Borsellino non quello di Leon Degrelle o di Jos\u00e9 Antonio, come la generazione di attivisti immediatamente precedente. Infine \u00e8 cambiato il mondo: con la fine della Guerra fredda e la caduta del blocco sovietico anche l\u2019anticomunismo militante \u00e8 diventato anacronistico a destra. Non a caso, a cavalcarlo per due decenni \u00e8 stato Berlusconi piuttosto che Fini. Il cambiamento, lento e ancora forse non del tutto compiuto, c\u2019\u00e8 insomma stato, almeno nei ranghi della destra istituzionale. Permane poi una galassia di estrema destra, gli energumeni tatuati, rasati e vestiti di nero che sono la gioia di molti talk show, ma mi chiedo che forza politico-elettorale abbiano davvero. Culturalmente si limitano a rimasticare il simbolismo fascista in chiave di razzismo bianco e anti-islamico. Ma come aveva gi\u00e0 spiegato Renzo De Felice il radicalismo di destra ha sempre attinto pi\u00f9 al nazionalosocialismo che al mussolinismo. \u00c8 un mondo che si compiace dell\u2019alone diabolico e maledetto che lo circonda. Una buona gestione dell\u2019ordine pubblico dovrebbe essere sufficiente, in un Paese serio, per tenere a bada queste frange.<\/p>\n<p>La destra del dopo Fiuggi puntava sul superamento anche simbolico del passato, mentre in Fratelli d\u2019Italia riemergono i saluti romani, la \u00ablobby nera\u00bb raccontata da Fanpage e quella fiamma nel simbolo che non si vuole rimuovere. Siamo di fronte ad un ritorno indietro rispetto all\u2019evoluzione che era in corso? Perch\u00e9 la linea di Meloni \u00e8 cos\u00ec arretrata rispetto a quella di Fini?<br \/>\nMi sbaglier\u00f2 ma Meloni \u00e8 pi\u00f9 in linea col \u00abfinismo\u00bb di quanto sembri e di quanto lei stessa ammetta pubblicamente. A destra, dopo la traumatica rottura con Berlusconi seguita allo scioglimento in effetti fallimentare di Alleanza nazionale nel Popolo della libert\u00e0, su Fini si \u00e8 impresso il marchio del traditore. Un\u2019ingiustizia storica, ma tanto basta per non voler rivendicare quell\u2019esperienza all\u2019interno della quale Meloni si \u00e8 per\u00f2 interamente formata e senza la quale sarebbe per davvero una specie di Almirante pi\u00f9 giovane e con la gonna.<\/p>\n<p>Su questo terreno emerge un altro elemento: pur con tutti i limiti, vent\u2019anni fa Alleanza nazionale rifiutava ogni legame con Le Pen e diceva di guardare a Sarkozy e, storicamente, addirittura a De Gaulle. Oggi nel pantheon della destra ci sono Vox, Orb\u00e1n e, prima dell\u2019invasione dell\u2019Ucraina, Putin. Sostenere chi evoca la \u00abdemocrazia illiberale\u00bb non riguarda il rapporto con il passato, quanto piuttosto una visione per il presente?<br \/>\nC\u2019\u00e8 stato un cambiamento importante negli ultimi quindici anni: la crescente radicalizzazione della destra conservatrice e della sinistra progressista. Gli Stati Uniti ne sono l\u2019esempio pi\u00f9 lampante. Dalle divisioni sull\u2019economia o sui modelli di societ\u00e0 si \u00e8 passati allo scontro sui temi identitari e valoriali. Lotta al terrorismo, crisi economica globale, pandemia e ora la guerra hanno acuito le tensioni sociali, indebolito i partiti tradizionali e favorito la demagogia anti-sistema cavalcata dai leader populisti. Meloni spesso oscilla tra appelli alla piazza e conservatorismo istituzionale, ma se dovesse andare al governo certe ambiguit\u00e0 non sarebbero pi\u00f9 possibili. Quelle sul piano del collocamento internazionale le ha gi\u00e0 risolte. Deve ora sciogliere i nodi in Europa: l\u2019Italia deve avere come alleati e interlocutori Francia e Germania, non l\u2019Ungheria.<\/p>\n<p>La prossima settimana lei prender\u00e0 parte alla conferenza \u00abItalian conservatism\u00bb, organizzata a Roma da Nazione futura, associazione vicina a Fratelli d\u2019Italia, intervenendo ad un colloquio dal titolo \u00abUna nuova egemonia culturale\u00bb cui partecipano anche Marcello Veneziani e il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano. Come definirebbe oggi le coordinate della cultura di destra?<br \/>\nCi sono in realt\u00e0 anche molti ospiti stranieri. Spero non diventi l\u2019occasione per parlare di una \u00abinternazionale nera\u00bb che si riunisce a Roma con chiss\u00e0 quali pericolosi obiettivi. Personalmente, argomenter\u00f2 contro qualunque forma di \u00abegemonia culturale\u00bb. Il problema per la destra \u00e8 pi\u00f9 semplicemente quello di avere una sua riconoscibilit\u00e0 sociale e culturale a partire da alcuni temi cruciali. Penso, tra le altre cose, alla nazione come spazio di agibilit\u00e0 della democrazia politica, alla difesa della tradizione storica contro la cultura dell\u2019oblio e della cancellazione, ad un ecologismo intriso di valori umanistici, allo Stato come garante della giustizia sociale e alla cultura dei limiti e dei doveri contro il soggettivismo radicale.<br \/>\n*(Guido Caldiron, Studia da molti anni le nuove destre e le sottoculture giovanili, temi a cui ha dedicato inchieste e saggi)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Roberto Maggioni*: clima, l\u2019onda verde che non vota interroga la politica. Cambiamo aria. In Italia da nord a sud decine di migliaia di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=39411\" title=\"n\u00b039 \u2013 24\/9\/2022. 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