{"id":38757,"date":"2022-07-14T11:29:00","date_gmt":"2022-07-14T11:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38757"},"modified":"2022-07-14T11:29:00","modified_gmt":"2022-07-14T11:29:00","slug":"scuola-la-parte-migliore-del-nostro-tempo-la-gioventu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38757","title":{"rendered":"SCUOLA \/ LA PARTE MIGLIORE DEL NOSTRO TEMPO: LA GIOVENTU\u2019"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><em><span style=\"font-size: small;\">La scuola italiana non forma, non progetta il futuro della sua parte migliore: i giovani; <\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"right\"><em><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-size: small;\">non produce pi\u00f9 mobilit\u00e0 sociale. Lo ha fatto in passato ma poi si \u00e8 fermata<\/span><\/em><\/p>\n<p><strong>di Vittorio Stano<\/strong><\/p>\n<p>I dati INVALSI 2022, pubblicati il 6 luglio scorso, hanno confermato le difficolt\u00e0 fra gli studenti italiani. Molte regioni non arrivano al livello base di Italiano e Matematica. Il 70% degli studenti delle superiori al Sud non raggiunge il livello base in Matematica, il 60% in Italiano.<\/p>\n<p>Una valutazione critica dei dati conferma i segnali di un malessere che viene espresso in:<\/p>\n<ul>\n<li>divari territoriali insostenibili;<\/li>\n<li>dispersione implicita <span style=\"font-size: xx-small;\">(1)<\/span> che annulla l\u2019operato della scuola;<\/li>\n<li>dispersione scolastica sempre meno arginata;<\/li>\n<li>maggiore fragilit\u00e0 da parte di alunni che provengono da contesti socio-economici svantaggiati e su cui la scuola non agisce;<\/li>\n<li>maggiori difficolt\u00e0 al Meridione nel garantire condizioni di equit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Le affermazioni a caldo del presidente Ricci in conferenza stampa, presente il ministro Bianchi, hanno certificato che non serve a nulla misurare la febbre della Scuola nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Con estrema franchezza il presidente Ricci ha affermato: <em>&lt;&lt;Le differenze vengono da molto lontano, ben prima della pandemia. Attraverso i dati delle rilevazioni internazionali, \u00e8 possibile verificare che alcune delle maggiori criticit\u00e0 riscontrate negli esiti di quest\u2019anno si ritrovano gi\u00e0 nei risultati di 10-20 anni fa&gt;&gt;<\/em>.<\/p>\n<p>Inoltre, la responsabile dell\u2019area prove, ha tessuto le lodi dell\u2019apparato burocratico: <em>&lt;&lt;Le prove hanno avuto un ampio tasso di partecipazione; \u2026 sono parte del percorso didattico; \u2026sono una risorsa perch\u00e9 sono mirate al miglioramento del sistema scolastico&gt;&gt;<\/em>.<\/p>\n<p>Ma allora, dico io :<\/p>\n<ol>\n<li>il tasso di partecipazione alle prove \u00e8 alto perch\u00e9 sono obbligatorie;<\/li>\n<li>se sono parte del percorso didattico, perch\u00e9 si fanno le prove di addestramento?<\/li>\n<li>se fosse vero che sono mirate al miglioramento del sistema scolastico e le maggiori criticit\u00e0 di quest\u2019anno erano gi\u00e0 presenti 20anni fa, i dati di oggi dovrebbero essere diversi. Possibile che in tutto questo tempo non sia stato avviato un minimo cambiamento?<\/li>\n<\/ol>\n<p>Quindi, o \u00e8 falso quanto affermato, o le prove sono inutili. L\u2019Invalsi non \u00e8 uno strumento tecnico, ma un sistema di controllo sociale nato dall\u2019ideologia liberista. \u00c8 frutto di scelte economico-politiche regressive e congiunturali. Nel recente passato, il ministro dell\u2019Istruzione Pubblica del governo Renzi var\u00f2 una \u201criforma\u201d che riduceva a merce un diritto inalienabile e stravolgeva la funzione della scuola nata dalle norme della Costituzione.<\/p>\n<p>Tuttavia le prove Invalsi 2022 impongono di interrogarsi sulle differenze territoriali emerse e rimaste invariate rispetto agli anni passati. Il divario tra regioni vuol dire mancanza di unitariet\u00e0 del diritto allo studio sul territorio nazionale. C\u2019\u00e8 una correlazione fra gli esiti Invalsi e la tendenza a razionalizzare il personale scolastico di fronte alla diminuzione degli alunni. Questa \u00e8 una soluzione sbagliata. Sono necessarie invece politiche espansive che portino all\u2019aumento del tempo scuola e degli organici. Come promesso durante la pandemia.<\/p>\n<p>L\u2019Invalsi non certifica le competenze dei singoli alunni, perch\u00e9 la rilevazione dati non rientra nelle sue competenze, invade il campo della valutazione dei docenti e genera confusione tra genitori e non addetti ai lavori.<\/p>\n<p>La politica agisca sulla scuola, prima che sia troppo tardi.<\/p>\n<p>A questo punto tutti \u2013 insegnanti, ragazzi, dirigenti scolastici, politici di professione, \u2026tutta la societ\u00e0 \u2013 dovrebbero chiedersi seriamente: quale destino vogliamo assegnare alle nostre scuole? E\u2019 un compito gravoso perch\u00e9 si tratta di abbattere e ricostruire daccapo quell\u2019edificio decrepito e raffazzonato che \u00e8 divenuto negli anni la scuola italiana. La sua malandata architettura materiale \u00e8 sintomatica della sua decadenza culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><b>La scuola italiana non forma, non progetta il futuro della sua parte migliore: i giovani<\/b><\/i>.<\/p>\n<p>\u00c8 ridotta a museo delle scartoffie e delle sue \u201cbuone pratiche\u201d a cui i capi di governo dedicano sempre l\u2019ultimo dei suoi \u201csventurati\u201d ministri, tutti senza un brandello di visione di scuola e di societ\u00e0, per\u00f2 prolifici di circolari ministeriali e di note di chiarimento susseguenti. Gli alfieri strombazzano come successi ed innovazioni le previsioni di un passato remoto: gli autori, le materie, i tempi, i metodi sono sempre gli stessi fuori e dentro le unit\u00e0 didattiche di apprendimento.<\/p>\n<p>Dove sono le mense, i laboratori, le palestre, i giardini, gli studi, le biblioteche, il tempo modulare, flessibile, lungo o corto che sia? Dove \u00e8 finita la ricerca? Non basta collegarsi a un webinar per essere innovativi e al passo con i tempi.<\/p>\n<p>Le scuole dovrebbero essere fucine che rimettano assieme il contenuto con la forma, il lavoro all\u2019opera, la fatica e la gioia. \u00c8 necessaria una seria riflessione sul ruolo che questa societ\u00e0 intende assegnare alla scuola.<\/p>\n<p>Quando la societ\u00e0 tutta ritorner\u00e0 a interrogarsi sul destino della scuola, quando la politica torner\u00e0 ad interessarsene, non come semplice bacino elettorale nell\u2019ultima settimana di campagna elettorale, ma come vera emergenza nazionale su cui investire, allora si potr\u00e0 parlare di\u2026 tentativo di miglioramento del sistema scolastico.<\/p>\n<p>Mi piacerebbe, intanto, che la scuola ricominciasse a percepirsi come la parte migliore del nostro tempo: la giovent\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><u><b>Perch\u00e9 soffriamo di povert\u00e0 educativa ?<\/b><\/u><\/i><\/p>\n<p>Mancanza di risorse e povert\u00e0 di competenze affliggono troppi bambini e adolescenti in Italia. Sono minori non protetti e dal futuro messo a rischio dalla povert\u00e0 educativa, un fenomeno dai tanti contorni, la cui complessit\u00e0 non pu\u00f2 fermare la politica del contrasto.<\/p>\n<p>Secondo il maestro di strada Marco Rossi Doria <span style=\"font-size: xx-small;\">(2),<\/span> esperto di politiche educative e sociali, la battaglia contro la povert\u00e0 educativa \u00e8 una priorit\u00e0 per la scuola. Non si tratta solo di abbandono scolastico, ma anche di povert\u00e0 di competenze. Lo rivelano i dati sulla dispersione implicita, confermati anche dagli studi PISA (Programme for International Student Assessment) e dai dati INVALSI che soprattutto nei contesti pi\u00f9 poveri e al Sud assumono la forma di un fenomeno macroscopico.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019ISTAT in Italia attualmente abbiamo 1milione e 137mila minori che vivono in povert\u00e0 assoluta su un totale di 9milioni e 800mila. E secondo Save the Children dopo il Covid19 sarebbero in aumento. A questi dobbiamo aggiungere 2milioni e 300mila minori in povert\u00e0 relativa, molti dei quali stanno cadendo in povert\u00e0 assoluta. Pi\u00f9 bambini ci sono in queste famiglie, pi\u00f9 aumenta la povert\u00e0, e in Italia i poveri fanno pi\u00f9 figli dei ricchi. Il primo aspetto \u00e8 il reddito dei genitori, la certezza del reddito mensile e annuale. La povert\u00e0 si riverbera sull\u2019educazione dei bambini in aspetti pratici: non poter acquistare quaderni e libri, vivere in una casa troppo piccola e non avere quindi uno spazio dedicato allo studio, non avere un <i>device<\/i> per svolgere la DaD (didattica a distanza).<\/p>\n<p>Il secondo elemento \u00e8 l\u2019ambiente circostante:<\/p>\n<ul>\n<li>la presenza dei nidi d\u2019infanzia, dove i bambini possono stare in un ambiente di socializzazione protetta e competente;<\/li>\n<li>la possibilit\u00e0 di usufruire del tempo pieno o prolungato a scuola;<\/li>\n<li>la presenza di una mensa scolastica;<\/li>\n<li>l\u2019esistenza di aule collegate a internet;<\/li>\n<li>la presenza di opportunit\u00e0 culturali e sportive.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019apprendimento non avviene solo a scuola, ma dappertutto. Si apprende per strada, in una biblioteca di quartiere, andando al teatro e al cinema, imparando a suonare uno strumento musicale, frequentando luoghi di aggregazione giovanile, ecc. \u2026 Quartieri infrastrutturati cambiano la vita quanto una Scuola. I minori poveri nella maggior parte dei casi vivono, invece, in quartieri dove non esistono questi elementi infrastrutturali. Risiedere in un quartiere degradato, non curato, senza verde e parchi giochi, dove i palazzi malandati non hanno manutenzione e non ci sono servizi, accentua la povert\u00e0 educativa. Nessuna scuola pu\u00f2 compensare tutto questo da sola. La scuola deve garantire a tutti per\u00f2, indipendentemente dalle condizioni di partenza, l\u2019apprendimento delle competenze codificate dal curricolo per tutta la scuola dell\u2019obbligo, per la scuola superiore e la formazione professionale. Questo per\u00f2 non avviene: <i><b>la scuola non produce pi\u00f9 sufficiente mobilit\u00e0 sociale. Lo ha fatto in passato ma poi si \u00e8 fermata. L\u2019emancipazione sociale dei minori pu\u00f2 avvenire solo con investimenti compensativi sufficienti per dare di pi\u00f9 a chi parte con meno<\/b><\/i>. Questo \u00e8 un diritto sancito dalla Costituzione.<\/p>\n<p>La quota di PIL che l\u2019Italia investe nella scuola \u00e8 ferma al 3,8% contro una media europea del 4,6% . La differenza si traduce in miliardi di euro in meno alla Scuola italiana. Per rilanciare il Paese \u00e8 molto importante l\u2019infrastrutturazione sociale ed educativa. Pertanto una percentuale alta del Recovery Fund sia destinato alla povert\u00e0 educativa, pur nella convinzione che il PNRR non \u00e8 stato scritto da chi si occupa quotidianamente di scuola. Si accerti, infine, che gli investimenti operati risultino efficaci per il sistema educativo. La Scuola sia pronta a far funzionare le risorse per rispondere ai bisogni dei minori in difficolt\u00e0. La Scuola \u00e8 il luogo in cui puoi stare con gli altri secondo regole uguali per tutti, anche se siamo diversi: \u00e8 importante gi\u00e0 solo per esistere e per avere una sua ritualit\u00e0 quotidiana. \u00c8 importante, inoltre, perch\u00e9 d\u00e0 accesso alla cultura, alla storia , alle scienze, al sapere dell\u2019Umanit\u00e0 e quindi permette di guardare attraverso un orizzonte ben pi\u00f9 largo di quello che \u00e8 l\u2019esperienza diretta con strumenti universali di lettura della realt\u00e0. A Scuola si impara a diventare altro da quello che si pensava di dover essere e, soprattutto, <u>si impara ad imparare<\/u>. Insomma, la Scuola \u00e8 il luogo dove le regole diventano l\u2019implicito quotidiano positivo e condizioni per divertirsi, per imparare e stare meglio insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><u><b>L\u2019EDUCAZIONE DIGITALE<\/b><\/u><\/i><\/p>\n<p>L\u2019Educazione digitale \u00e8 diventata di grande attualit\u00e0 anche grazie all\u2019esperienza scolastica maturata con la DaD, ma esisteva gi\u00e0 un divario in apprendimento (digital divide) che la pandemia ha accentuato anche perch\u00e9 il digitale ha lavorato in supplenza della Scuola in presenza. La DaD \u00e8 stata l\u2019unica modalit\u00e0 per mantenersi in relazione con la formazione e l\u2019apprendimento scolastico durante il periodo di chiusura delle scuole. Sostanzialmente le scuole italiane hanno fatto un buon lavoro. Ci sono state due categorie di persone che hanno operato cooperativamente e in sinergia: le mamme e le insegnanti (\u2026in Italia oltre il 90% dei docenti sono donne). Sono loro che hanno mantenuto in piedi l\u2019idea che l\u2019apprendimento e la Scuola stessa esistessero. I sacrifici e le sofferenze sono stati maggiori laddove le condizioni erano pi\u00f9 povere. Per raggiungere tutti gli studenti il Ministero ha fornito i device. La complessit\u00e0 delle tematiche e l\u2019improvvisazione non ha consentito di raggiungere tutti. Oltre alle case povere e senza device dobbiamo pensare ai genitori stranieri che non parlano italiano, con le enormi difficolt\u00e0 a farsi capire e sono 850mila i bambini e i ragazzi di origine straniera. Questi sono un potenziale culturale inespresso che la scuola italiana deve abituarsi a utilizzare perch\u00e9 la loro presenza nelle classi e\u2026nella societ\u00e0 \u00e8 ricchezza, non povert\u00e0. La Scuola italiana \u00e8 gi\u00e0 multiculturale\u2026 e la societ\u00e0 pure. Ma una classe politica non all\u2019altezza dei tempi, si attarda ancora sullo <i><u><b>ius scholae <\/b><\/u><\/i><span style=\"font-size: xx-small;\"><i><b>(3)<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: xx-small;\">,<\/span> mentre altri paesi europei hanno gi\u00e0 introdotto lo <i><u><b>ius soli<\/b><\/u><\/i><span style=\"font-size: xx-small;\">(4).<\/span> La Germania gi\u00e0 nel 2004.<\/p>\n<p>Ci sono anche i 230mila minori con disabilit\u00e0, bisogni speciali e fragilit\u00e0. La Scuola in presenza rimane la scuola principale soprattutto per il ruolo insostituibile della circolarit\u00e0 nei processi di apprendimento tra i pari e della relazione educativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA DIDATTICA A DISTANZA (DaD)<\/p>\n<p>\u00c8 stata una grande occasione di innovazione didattica, dove hanno imparato moltissimo in primo luogo i docenti con i ragazzi e i genitori. La DaD pu\u00f2 certamente continuare a integrare la didattica in presenza: pu\u00f2 essere usata per imparare a usare la rete in maniera critica o per imparare in maniera partecipata. Ma per usarla in maniera egualitaria si deve risolvere il problema della rete, della connettivit\u00e0 e dei device e di chi aiuta gli svantaggiati. La conoscenza ha bisogno della pratica, ma anche di teoria, categorie e lessico. Per favorire la comprensione bisogna utilizzare un linguaggio adatto all\u2019et\u00e0 perch\u00e9 i bambini sono persone in crescita, vivono un\u2019et\u00e0 incredibilmente evolutiva e il ruolo degli educatori \u00e8 accompagnarli nell\u2019avventura educativa della scoperta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><u><b>No alle classifiche fra scuole<\/b><\/u><\/i><\/p>\n<p>Le prove Invalsi 2022 hanno dimostrato che le competenze di base sono in netta discesa. Questa \u00e8 un\u2019altra prova della loro inutilit\u00e0, sono impostate male e hanno un effetto sbagliato. \u00c8 il momento di andare in un\u2019altra direzione, tornando a ragionare pi\u00f9 sulla valutazione degli apprendimenti che sulla valutazione di sistema. Bisogna sostituire la competizione con la cooperazione. Il modello di valutazione attuale poggia su un\u2019idea di scuola e di societ\u00e0 che va ripensata profondamente. Non si pu\u00f2 basare l\u2019istruzione su un modello puramente competitivo. Bisogna battere la tendenza a creare delle classifiche fra istituti scolastici che permetterebbero alle famiglie una scelta tra le migliori scuole. Un modello di questo tipo avvantaggia le famiglie pi\u00f9 agiate \u2013 anche solo socialmente o culturalmente \u2013 e mina alle basi il sistema dell\u2019educazione per tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><b>L\u2019APPRENDIMENTO COOPERATIVO<\/b><\/u>: migliora abilit\u00e0, competenze e <i><u><b>life skills<\/b><\/u><\/i> <span style=\"font-size: xx-small;\">(5)<\/span><\/p>\n<p>Quando l\u2019educazione diventa un gioco di squadra, migliorano abilit\u00e0, competenze e life skills. Lo dimostrano molte esperienze di ricerca: lavorando in gruppi di studio e di lavoro, attraverso forme di apprendimento cooperativo i risultati migliorano in modo evidente. L\u2019 apprendimento cooperativo, con le sue caratteristiche di flessibilit\u00e0, ben si adatta a rispondere a bisogni specifici. Con il patto saldato sulla fiducia reciproca, le persone imparano l\u2019una dall\u2019altra, sviluppando opportunit\u00e0 di crescita e nuovi strumenti educativi. Ciascuno \u00e8 responsabile non solo del proprio apprendimento ma anche di quello degli altri componenti del gruppo.<\/p>\n<p><i><u>Apprendimento cooperativo nella DaD<\/u><\/i><\/p>\n<p>Con le scuole chiuse a causa della pandemia, per sopperire alle difficolt\u00e0 della DaD e mantenere una buona relazione tra i ragazzi, molti insegnanti hanno utilizzato il modello cooperativo. A entrare in gioco \u00e8 stata una intera rete di relazioni di genitori, insegnanti, tutor, dirigenti scolastici, istituzioni, associazioni e volontari. Tutti si sono impegnati per far funzionare un esperimento educativo nato dall\u2019emergenza.<\/p>\n<p><i><u>Metodo didattico interattivo<\/u><\/i><\/p>\n<p>Questo approccio didattico, pi\u00f9 formativo che accademico, <u><b>non \u00e8 quello della lezione frontale<\/b><\/u>, ma cerca di incoraggiare la partecipazione e l\u2019interazione degli studenti, stimolati a porre domande e condividere le proprie opinioni. \u00c8 un metodo che non mira all\u2019accumulo passivo di conoscenze teoriche, ma punta sullo sviluppo di competenze e capacit\u00e0 pratiche, grazie a frequenti lavori di gruppo e ricerche individuali.<\/p>\n<p><i><u>Meno nozioni<\/u><\/i>, pi\u00f9 <i><u><strong>so<\/strong><b>ft skills<\/b><\/u><\/i> <span style=\"font-size: xx-small;\">(6)<\/span><\/p>\n<p>Bisogna abituare i ragazzi a collaborare con altri compagni alla realizzazione di progetti da esporre poi davanti alla classe. \u00c8 cos\u00ec che si sviluppa la capacit\u00e0 di lavorare in gruppo, di capire l\u2019importanza del team building, di acquisire sicurezza e disinvoltura nel parlare in pubblico affinando la dialettica, tutte abilit\u00e0 necessarie nel futuro lavorativo.<\/p>\n<p><i><u>Poca competizione e zero stress<\/u><\/i><\/p>\n<p>Il carico di compiti a casa e la frequenza di verifiche scritte, possono essere ridotte dall\u2019esercizio costante e dal lavoro svolto in classe. Cos\u00ec gli studenti non si agitano per un voto o un compito in classe, come succede spesso nelle scuole italiane.<\/p>\n<p><i><u><b>Tecnologia durante le lezioni<\/b><\/u><\/i><\/p>\n<p>La tecnologia deve diventare lo strumento principale nella vita della scuola. Con l\u2019uso di computer, proiettori, lavagne interattive, programmi speciali e internet la lezione fornisce nuovi stimoli e possibilit\u00e0 d\u2019apprendimento.<\/p>\n<p><i><u>Integrazione multiculturale<\/u><\/i><\/p>\n<p>La presenza nelle scuole italiane di 850mila bambini e ragazzi di diversa provenienza culturale (10% della popolazione scolastica), rende naturale l\u2019utilizzo di questo ricco potenziale per svecchiare metodologia e didattica introducendo una materia nuova per gli studenti italiani: l&#8217;Educazione Interculturale.<\/p>\n<p><i><u>Scuola come luogo di socializzazione<\/u><\/i><\/p>\n<p>Al suono della campanella la scuola dovrebbe rimanere aperta, gli insegnanti al loro posto e i computer accesi fino al tardo pomeriggio. In questo modo i ragazzi potrebbero intrattenersi socializzando, esercitarsi e svolgere i propri compiti prima di tornare a casa, in ambienti valorizzati e curati.<\/p>\n<p><i><u>Autostima e motivazione personale<\/u><\/i><\/p>\n<p>Gli obiettivi sono sempre raggiungibili, ma per arrivarci servono impegno, lavoro e forza d\u2019animo. Dare il giusto peso alla personalit\u00e0 d\u2019ognuno fa s\u00ec che si impari pi\u00f9 facilmente e soprattutto\u2026 volentieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>VITTORIO STANO<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">1 <em>dispersione implicita:<\/em> chi arriva al diploma senza avere le competenze attese dopo 13 anni di scuola.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">2 <em>Marco Rossi Doria<\/em>, esperto di politiche educative e sociali, maestro di strada e insegnante di frontiera, attualmente vice presidente di Con i Bambini (carica assunta nel giugno 2020), l\u2019impresa sociale gestisce i programmi del Fondo di contrasto della povert\u00e0 educativa minorile. Dal 1975 , l\u2019anno in cui \u00e8 diventato maestro elementare, ha insegnato in alcuni quartieri ai margini a Roma, negli Stati Uniti, in Francia, al seguito di Ong in Kenya. \u00c8 stato maestro di strada nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Per il suo impegno contro i divari, ha ricevuto il Premio UNICEF Italia per l\u2019infanzia e la Medaglia d\u2019oro del Presidente della Repubblica per la Cultura, l\u2019Educazione e la Scuola. Ha assunto in pi\u00f9 occasioni responsabilit\u00e0 istituzionali nel campo delle politiche educative e sociali, sia in Italia \u2013 anche il ruolo di sottosegretario all\u2019istruzione \u2013 che in Europa e per l\u2019ONU.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">3 <em>ius scholae<\/em>: norma contenuta nel testo base per la riforma della cittadinanza, che consentirebbe ai minori figli di migranti di ottenere la cittadinanza italiana dopo aver frequentato almeno 5 anni di scuola.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">4 <em>ius soli<\/em>: fa riferimento alla nascita sul \u201csuolo\u201d, sul territorio dello Stato e si contrappone, nel novero dei mezzi d\u2019acquisto del diritto di cittadinanza , allo \u201cius sanguinis\u201d imperniato invece sull\u2019elemento della discendenza e della filiazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">5 <em>life skills<\/em>: competenze per la vita. Competenze strategiche per affrontare le sfide quotidiane.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">6<em> soft skills<\/em>: abilit\u00e0 personali.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>La scuola italiana non forma, non progetta il futuro della sua parte migliore: i giovani; non produce pi\u00f9 mobilit\u00e0 sociale. 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