{"id":38683,"date":"2022-07-03T14:32:25","date_gmt":"2022-07-03T14:32:25","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38683"},"modified":"2022-07-03T14:34:41","modified_gmt":"2022-07-03T14:34:41","slug":"la-decolonizzazione-della-russia-nuova-prospettiva-strategica-del-lebensraum-anglosassone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38683","title":{"rendered":"La &#8220;decolonizzazione&#8221; della Russia, nuova prospettiva strategica del &#8220;Lebensraum&#8221; anglosassone"},"content":{"rendered":"<h2>Il conflitto ucraino e le classi dirigenti italiane: un test (radiofonico)<\/h2>\n<p><strong>di Roberto Buffagni (da Facebook)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Stamattina ho fatto un test, obiettivo: capire che pensano le classi dirigenti italiane del conflitto ucraino.<ins id=\"ad-0-1\"><\/ins><\/p>\n<p><em>Telefonato a \u201cPrima Pagina\u201d di RadioTre, conduttore F. Fubini.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Sintesi mia domanda: \u201cChe vuol dire \u2018non possiamo permettere che la Russia vinca\u2019? Quali sono gli obiettivi strategici occidentali nel conflitto ucraino? Il 23 giugno scorso la <strong>Commission on Security and Cooperation in Europe<\/strong>, nota anche come <strong>Helsinki Commission<\/strong>, un organismo del governo federale USA, ha tenuto un briefing dal titolo <strong><em>\u2018Decolonizzare la Russia. Necessit\u00e0 morale e strategica di frammentare politicamente la Russia\u2019<\/em><\/strong>, con tanto di cartina dove la Federazione Russa appare divisa in una decina di staterelli. D\u2019altronde hanno implicato lo stesso obiettivo strategico di regime change e frammentazione politica della Russia anche i Ministri della Difesa e degli Esteri, e il Presidente degli Stati Uniti, che hanno dichiarato: \u2018Dobbiamo indebolire la Russia e far s\u00ec che non possa mai pi\u00f9 rifare qualcosa come l\u2019invasione dell\u2019Ucraina\u2019. L\u2019unico modo per raggiungere questo obiettivo \u00e8 espellere la Russia dal novero delle grandi potenze, ossia frammentarla politicamente.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un obiettivo molto difficile da raggiungere, ammesso che sia possibile tentarlo senza innescare un confronto nucleare strategico tra Russia e USA; ma anche se fosse raggiunto, la frammentazione della Russia aprirebbe un buco nero geopolitico in Eurasia in cui precipiterebbe l\u2019intero mondo. Domanda: ci abbiamo pensato seriamente, noi europei?\u201d<\/p>\n<p>Sintesi risposta Fubini: \u201cDobbiamo ammettere che sul terreno, la Russia sta ottenendo i suoi obiettivi. Pare che i territori del Donbass saranno integrati nel territorio russo, dopo un referendum bandito dai sindaci fantoccio imposti dai russi, quindi sar\u00e0 impossibile toccarli perch\u00e9 sarebbe una minaccia esistenziale per la Russia [che reagirebbe con le armi nucleari, NdA]. Inoltre le sanzioni alla Russia, contrariamente a quel che anch\u2019io pensavo, non stanno ottenendo l\u2019effetto sperato di indebolire la Russia tanto da impedirle di proseguire la guerra, almeno entro 12 o 18 mesi. Per\u00f2 questa delle sanzioni \u00e8 una scommessa sul lungo periodo, a lungo termine la Russia sar\u00e0 indebolita economicamente e anche come potenzialit\u00e0 militari, per esempio perch\u00e9 manca di semiconduttori. Quindi la fermezza \u00e8 importante e va mantenuta.\u201d<\/p>\n<p>Risultato test. Le classi dirigenti italiane non hanno capito, o fanno finta di non aver capito (la domanda permanente della nostra epoca), assolutamente niente.<\/p>\n<p>Ragioni:<\/p>\n<p>1) non hanno capito, o fanno finta di non aver capito, che gli obiettivi strategici dell\u2019occidente li detta Washington, e punto. Non li detta il Corriere della Sera, non li detta il governo italiano, non li detta la UE.<\/p>\n<p>2) non hanno capito, o fanno finta di non aver capito, che la linea strategica USA \u00e8 affrontare INSIEME Russia e Cina. L\u2019obiettivo strategico frammentazione della Russia \u00e8 propedeutico al contenimento del nemico principale, la Cina.<\/p>\n<p>3) non hanno capito, o fanno finta di non aver capito, che la linea strategica degli USA implica necessariamente a) la probabilit\u00e0 di un allargamento e una escalation del conflitto, tanto maggiore quanto pi\u00f9 esso si prolunga b) la possibilit\u00e0 reale di una degenerazione nucleare, che inizierebbe con l\u2019uso delle atomiche tattiche e potrebbe escalare a un conflitto nucleare strategico.<\/p>\n<p>4) non hanno capito, o fanno finta di non aver capito, che per gli Stati europei \u00e8 possibile modificare la linea strategica degli USA soltanto se vi si contrappongono apertamente, rompendo il fronte NATO-UE. I mormorii nei corridoi delle Cancellerie o le virgole allusive nelle dichiarazioni diplomatiche contano zero. Altrimenti resta solo pregare che la prossima Amministrazione presidenziale americana rinsavisca e inverta rotta (probabilit\u00e0: molto bassa).<\/p>\n<p>5) non hanno capito, o fanno finta di non aver capito, che i numeretti magici della Bocconi non spiegano niente e non decidono niente, in questo conflitto. L\u2019economia vi ha un importante ruolo solo come \u201cpotenza latente\u201d trasformabile in \u201cpotenza manifesta\u201d militare, e la Russia con le sue risorse e la sua rete di alleanze, in primis la Cina, \u00e8 economicamente inaffondabile.<\/p>\n<p>6) Non hanno capito, o fanno finta di non aver capito, che sia la Russia, sia gli USA, fanno sul serio, mortalmente sul serio. Non bluffano, non le sparano grosse per fini propagandistici. Gli obiettivi strategici americani sono quelli, frammentazione della Russia in vista del contenimento della Cina. Per la Russia configurano una minaccia esistenziale immediata. La Cina sa benissimo di essere il prossimo Stato nel mirino, e ne trae le conseguenze logiche.<\/p>\n<p>6) insomma le classi dirigenti italiane non hanno capito, o fanno finta di non aver capito, un cao. Dio ci aiuti, anche se non ce lo meritiamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Un commento<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-38686 size-medium alignleft\" src=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/russia-partitiom-2666646-5117723-300x245.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"245\" srcset=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/russia-partitiom-2666646-5117723-300x245.jpg 300w, https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/russia-partitiom-2666646-5117723-1024x838.jpg 1024w, https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/russia-partitiom-2666646-5117723-768x628.jpg 768w, https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/russia-partitiom-2666646-5117723.jpg 1242w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Quello che segue \u00e8 il testo di presentazione del briefing oggetto dell&#8217;intervento di Buffagni; al centro della discussione la questione della <em>&#8220;decolonizzazione&#8221;<\/em> della Russia, ovvero dello <strong>smembramento e suddivisione del suo territorio<\/strong> in una decina di repubbliche indipendenti, un obiettivo antico che ha attraversato il &#8216;900 e che fu anche abbozzato nell&#8217;operazione Barbarossa lanciata da Hitler nel 1943. Mentre allora la motivazione aperta e nota a tutti era costituita dalla conquista dello spazio vitale <em>&#8220;Lebensraum&#8221;<\/em> per la razza ariana a scapito del mondo slavo (schiavo), per cui quelle terre dovevano anche essere parallelamente epurate dalla antica presenza ebraica in modo da far posto ai tedeschi che sarebbero giunti da ovest per colonizzarle, oggi, in sintonia con la sperimentata narrazione della <em>&#8220;superiorit\u00e0 morale&#8221;<\/em> dell&#8217;occidente, si tratterebbe piuttosto di liberare le tante nazioni sottoposte al dominio russo dalla loro condizione di &#8220;<em>colonie&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento del superiore occidente si configurerebbe quindi come sostegno all&#8217;ansia di liberazione nazionale di quei popoli (prospettiva che era stata gi\u00e0 stata considerata all&#8217;epoca di Jeltzin) con la frammentazione della Federazione Russa, analogamente a quanto gi\u00e0 avvenuto in Jugoslavia e, all&#8217;inizio del &#8216;900, con la cancellazione dell&#8217;impero austro-ungarico, il grande impero multinazionale centro europeo abbattuto dalla logica nazionalista che aveva conquistato l&#8217;Europa.<\/p>\n<p>La guerra in Ucraina non sarebbe dunque altro che uno step di un progetto molto pi\u00f9 ampio, preparato lungamente e finanziato con decine di miliardi di dollari con la sollecitazione della presunta differenza etnica, linguistica, nazionale interna, con l&#8217;approntamento di corpi speciali, per arrivare alla guerra civile da esportare poi, quando la situazione di indebolimento lo consentir\u00e0, al resto della Federazione russa.<\/p>\n<p>Il primato morale dell&#8217;Occidente si riconfigura quindi come un nuovo internazionalismo per la liberazione di popoli ed etnie che pu\u00f2 essere usato in ogni contesto ove una potenza locale si ostini eccessivamente nel rivendicare la propria sovranit\u00e0. E&#8217; l&#8217;antico <em>&#8220;divide et impera&#8221;<\/em> come mostra anche, parallelamente, l&#8217;esito del processo di unificazione europeo, supportabile solo se compatibile con la superiorit\u00e0 e il controllo politico anglosassone, cio\u00e8 solo &#8211; e, ormai \u00e8 sufficientemente chiaro &#8211; se la soglia di unificazione economica non si traduce in unificazione politica dotata di autonomia. Quando tale soglia si avvicina, deve essere rapidamente rimessa in forse anche la sua capacit\u00e0 e forza economica in modo da tornare ad un livello pi\u00f9 gestibile e controllabile.<\/p>\n<p>E&#8217; anche evidente che questa strategia \u00e8 l&#8217;unica percorribile (per gli anglosassoni) per evitare uno scontro diretto immediato con la Cina, la quale anche pu\u00f2 essere sottoposta alla stessa procedura, attraverso l&#8217;amplificazione delle frizioni interne nelle sue aree islamiche, nel Tibet, ecc.<\/p>\n<p>La nuova narrazione di un occidente che si sostituirebbe all&#8217;URSS come garante dei processi di liberazione nazionale in senso anti-coloniale, modifica quindi, provvisoriamente, quella, troppo assertiva e fallimentare, dell&#8217;esportazione della democrazia, che pu\u00f2 tornare in auge in un secondo momento, quando la destrutturazione di questi spazi politici \u00e8 gi\u00e0 avvenuta, in termini di un format riutilizzabile per la ricostruzione e il consolidamento delle nuove repubbliche, dopo l&#8217;inevitabile e salutare caos che ne conseguir\u00e0.<\/p>\n<p>Una narrazione che deve celare ci\u00f2 che \u00e8 ovvio, il tentativo di perpetuazione dell&#8217;ordine unipolare, ricostruendo una coerenza meta-culturale cio\u00e8 anche sul versante del riconoscimento delle <em>&#8220;differenze&#8221;<\/em>, su cui l&#8217;occidente ha investito enormi risorse nei singoli paesi, proponendo un sistema di identit\u00e0 posticce cui conformare gli individui, le trib\u00f9, i territori, gli spazi mentali, ad uso della completa distruzione della coscienza sociale e di classe, attraverso l&#8217;uso di un marketing mirato e generalizzato, che ha transitato, fin dall&#8217;inizio della globalizzazione neoliberista, dalla produzione orientata al mercato con i suoi prodotti personalizzati secondo le congenialit\u00e0 individuali creati dall&#8217;offerta, alla riproduzione finale delle stesse persone.<\/p>\n<p>Questa ricercata coerenza tra opzioni geopolitiche e vissuto quotidiano dei soggetti gettati (dell&#8217;occidente), serve a riunificare una visione del mondo, dal micro al macro e viceversa, senza la quale alcune contraddizioni rischiano di emergere e di minare il consenso sulle inevitabili scelte che sono di fronte.<\/p>\n<p>Ma sempre di narrazione si tratta, bisogna tenerlo presente. Perch\u00e9 forse vi \u00e8 un altra ragione molto meno spirituale e molto pi\u00f9 pregnante nella messa a punto della strategia per il mantenimento del dominio unipolare dell&#8217;occidente sul pianeta in questo secolo; si tratta appunto della terra: una terra piena di risorse di base per le produzioni industriali, ma soprattutto di enormi riserve naturali, a partire delle acque, dalle terre vergini e dalle immense foreste e biodiversit\u00e0; non \u00e8 una novit\u00e0, ma appare oggi come insopportabile che questa ricchezza sia gestita da soli 150 milioni di persone (di oltre 100 etnie che parlano 150 lingue), nel momento pi\u00f9 grave che l&#8217;umanit\u00e0 sta attraversando dall&#8217;inizio della sua storia: la crisi climatica, la progressiva desertificazione, l&#8217;innalzamento oceanico.<\/p>\n<p>Nei prossimi decenni sono probabili sommovimenti di popolazioni senza pari nello scenario globale. Le terre meno aggredibili o pi\u00f9 tardi aggredibili dalle catastrofi ecologiche sono le pi\u00f9 appetibili. Chi controller\u00e0 l&#8217;Asia centrale e l&#8217;immensa Siberia avr\u00e0 in mano lo scettro, molto pi\u00f9 di quando lo pensavano Halford Mackinder e Zbigniew Brzezinski in riferimento all&#8217;Hearthland. E da questo punto di vista, la <em>&#8220;liberazione coloniale&#8221;<\/em> della Russia significa una vera e propria guerra di conquista che potrebbe addirittura mitigare gli altri conflitti in programma; la spartizione ipotizzata della Russia pu\u00f2 placare gli appetiti di molti su quel lunghissimo confine fino alla Kamschakta e allo stretto di Bering, magari al punto di rendere superflui, per un certo tempo, altri scontri finali.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 uno scenario alternativo a questa terrorizzante prospettiva ? C&#8217;era, ed era quello di una cooperazione tra sovranit\u00e0 diverse che si riconoscevano e che era andata costruendosi faticosamente tra Europa e Russia a partire dalla Ost-Politik e poi tra Europa e Cina negli ultimi 30 anni. Ma era proprio questo che andava distrutto. La <em>decolonizzazione<\/em> della Russia, iniziata con la destabilizzazione dell&#8217;Ucraina, \u00e8 ci\u00f2 dovrebbe rendere impraticabile qualsiasi ritorno di fiamma in Eurasia.<\/p>\n<p>La cooperazione euroasiatica andava cancellata con una operazione Barbarossa 2.0 a favore del <em>Lebensraum<\/em> anglosassone del XXI Secolo. Non sappiamo se il tentativo di denazificazione andr\u00e0 in porto secondo i programmi russi. Ma alla luce dei contenuti dell&#8217;imperativo morale e strategico della <em>Commissione per la sicurezza e la cooperazione in Europa-Commissione di Helsinki <\/em>e alla continuit\u00e0 di tradizione che essa rappresenta, appare quantomeno comprensibile.<\/p>\n<p><em><strong>G. Giorgi<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>: cambiailmondo.org<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Di seguito presentazione e video dell&#8217;incontro.<\/strong><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\">WASHINGTON-La Commissione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, nota anche come Commissione di Helsinki, ha annunciato oggi il seguente briefing online:<\/h3>\n<h2 style=\"text-align: center;\">DECOLONIZZARE LA RUSSIA<br \/>\nUn imperativo morale e strategico<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gioved\u00ec 23 giugno 2022<\/strong><br \/>\n<strong>ore 10:00<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;La barbara guerra della Russia contro l&#8217;Ucraina &#8211; e prima ancora contro la Siria, la Libia, la Georgia e la Cecenia &#8211; ha esposto al mondo intero il carattere ferocemente imperiale della Federazione Russa. La sua aggressione sta anche catalizzando una conversazione a lungo attesa sull&#8217;impero interno della Russia, dato il dominio di Mosca su molte nazioni indigene non russe e la misura brutale con cui il Cremlino ha soppresso la loro autoespressione e autodeterminazione nazionale.<\/p>\n<p>Sono ora in corso discussioni serie e controverse sulla necessit\u00e0 di fare i conti con l&#8217;imperialismo di fondo della Russia e sulla necessit\u00e0 di &#8220;decolonizzare&#8221; la Russia per farla diventare un soggetto valido per la sicurezza e la stabilit\u00e0 europea. Come successore dell&#8217;Unione Sovietica, che ammantava la sua agenda coloniale con una nomenclatura anti-imperiale e anti-capitalista, la Russia non ha ancora attirato un&#8217;adeguata attenzione per le sue tendenze imperiali coerenti e spesso brutali.&#8221;<\/p>\n<p>\u00c8 prevista la partecipazione dei seguenti relatori:<\/p>\n<p><em>Fatima Tlis<\/em>, giornalista circassa<br \/>\n<em>Botakoz Kassymbekova<\/em>, docente, Universit\u00e0 di Basilea<br \/>\n<em>Erica Marat<\/em>, Professore associato, Collegio degli Affari di Sicurezza Internazionale, Universit\u00e0 della Difesa Nazionale<br \/>\n<em>Hanna Hopko<\/em>, presidente della Conferenza Democracy in Action; ex membro del Parlamento ucraino<br \/>\n<em>Casey Michel<\/em>, Autore, Kleptocrazia americana<\/p>\n<p><strong>Contatto con i media<\/strong><br \/>\nIndirizzo e-mail<br \/>\ncsce[dot]press[at]mail[dot]house[dot]gov<\/p>\n<div class=\"field field-name-field-phone field-type-text field-label-inline clearfix\">\n<div class=\"field-item even\">Phone:202.225.1901<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: https:\/\/www.csce.gov\/international-impact\/events\/decolonizing-russia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Decolonizing Russia: A Moral and Strategic Imperative\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-iGtFXs9gvo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; 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