{"id":38644,"date":"2022-06-25T15:22:11","date_gmt":"2022-06-25T15:22:11","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38644"},"modified":"2022-06-29T10:07:30","modified_gmt":"2022-06-29T10:07:30","slug":"n26-24-giugno-2022-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38644","title":{"rendered":"n\u00b026 &#8211; 24\/6\/2022 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; 01 &#8211; La Marca (Pd) Incontra il direttore generale Varriale sul potenziamento del personale della rete consolare estera.<\/strong><br \/>\n<strong>Per i consoli onorari ricadute positive dell\u2019emendamento la marca alla legge di bilancio 2022.<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Schir\u00f2 (Pd)*: per la corte di giustizia le prestazioni familiari devono essere erogate anche per i figli residenti all\u2019estero<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Schir\u00f2 (Pd)* &#8211; depositata la mia interrogazione al governo sull\u2019assegno unico e gli italiani all\u2019estero: urgono chiarimenti<\/strong><br \/>\n<strong>04 \u2013 Vacanze.* Arrivano le vacanze e mancano i lavoratori Con l\u2019estate alle porte si prevede una forte ripresa dei flussi turistici in tutto il mondo.<\/strong><br \/>\n<strong>05 \u2013 Marina Della Croce*: Europa &#8211; la Germania cancella il divieto di informare sull\u2019aborto. Era stato voluto dal nazismo. L\u2019abrogazione votata dal parlamento. Ci sono voluti novanta anni<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Pierre Haski *: l\u2019Unione europea alle prese con l\u2019allargamento a est e nei Balcani. \u00c8 uno degli effetti collaterali della guerra in Ucraina: il conflitto rende urgente il tema dell\u2019allargamento dell\u2019Unione europea, costringendo i 27 a ripensare l\u2019organizzazione del continente<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Damian Carrington, Matthew Taylor*: chi vuole far saltare il clima le aziende dei combustibili fossili hanno gi\u00e0 approvato enormi progetti per lo sfruttamento di nuovi giacimenti, che porteranno l\u2019aumento delle temperature globali oltre tutti i limiti fissati dagli accordi internazionali.<\/strong><br \/>\n<strong>08 -Italiani all\u2019estero, sabato 25 giugno Pre-Congresso MAIE Pari Opportunit\u00e0 dell\u2019America Latina<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Agostinelli, Grandi, Scalia*: &#8220;Se Draghi non interviene, Cingolani ci lascia in mezzo al guado&#8221; Il Manifesto 17\/6\/22 articolo di<\/strong><br \/>\n<strong>Finalmente Cingolani in una intervista ha parlato chiaro e cos\u00ec scopriamo che tutti i suoi detti e non detti del passato sono riconducibili ad un Ministro che sta alle politiche per l\u2019ambiente come la volpe nel pollaio<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; Arthur C. Brooks*: La bellezza del nostro caos interiore. Oggi i giovani hanno l\u2019abitudine di descriversi come \u201cincasinati di brutto<\/strong><br \/>\n<strong>11 &#8211; Pierluigi Ciocca*:ECONOMIA &#8211; Contro la bestia nera della stagflazione investimenti pubblici e leva monetaria. Non la guerra, ma Biden e Janet Yellen con trilioni di dollari di spesa pubblica ( 20% del Pil), e la politica monetaria di Lagarde hanno fatto esplodere l\u2019inflazione<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; LA MARCA (PD) INCONTRA IL DIRETTORE GENERALE VARRIALE SUL POTENZIAMENTO DEL PERSONALE DELLA RETE CONSOLARE ESTERA. PER I CONSOLI ONORARI RICADUTE POSITIVE DELL\u2019EMENDAMENTO LA MARCA ALLA LEGGE DI BILANCIO 2022.<\/strong><br \/>\nLuned\u00ec, 20 giugno, l\u2019on. La Marca ha incontrato l\u2019Ambasciatore Renato Varriale, Direttore Generale per le risorse e l\u2019innovazione del Ministero degli Esteri.<br \/>\nLo scopo dell\u2019incontro \u00e8 stato quello di approfondire le iniziative messe in atto dal MAECI per quanto riguarda il rafforzamento della dotazione del personale per le sedi diplomatiche e consolari, anche alla luce dell\u2019approvazione della Risoluzione 7-00744 a prima firma La Marca.<\/p>\n<p>L\u2019occasione \u00e8 stata utile anche per segnalare al Direttore Varriale una serie di criticit\u00e0 riguardanti l\u2019insufficienza di personale di importanti consolati quali quelli di Chicago, Toronto e Citt\u00e0 del Messico, chiamati a rispondere alle sempre maggiori bisogni dei connazionali e delle aziende italiane la cui presenza su questi territori \u00e8 aumentata considerevolmente.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019urgenza di adottare misure, anche straordinarie, per potenziare i servizi consolari in difficolt\u00e0 a causa della carenza di personale, \u00e8 una delle priorit\u00e0 del mio lavoro parlamentare. Per questa ragione, ritengo importante monitorare la situazione e sollecitare costantemente l\u2019Amministrazione e il governo. Il Direttore Generale Varriale mi ha fornito un quadro dettagliato delle iniziative avviate per rafforzare le dotazione di personale della rete estera. I risultati di questi ultimi due anni, sia per quanto riguarda il personale di ruolo che quello a contratto, rappresentano un passo in avanti nella direzione auspicata. Tuttavia, per garantire una adeguata ed efficiente erogazione dei servizi consolari, occorre fare di pi\u00f9 sia in termini di risorse economiche che di programmazione. Il Direttore ha garantito la massima attenzione alle richieste che ho rappresentato anche in seguito alle mie recenti interlocuzioni sul territorio \u2013 ha sottolineato l\u2019on. La Marca.<\/p>\n<p>\u201cInfine \u2013 ha osservato l\u2019on. La Marca al termine dell&#8217;incontro &#8211; non posso che esprimere la mia soddisfazione per i risultati raggiunti con il mio emendamento alla legge di bilancio 2022 che ha dotato il capitolo relativo ai contributi per la rete dei consoli onorari (n. 1284) di maggiori risorse. Grazie a questo emendamento sar\u00e0 possibile anticipare la procedura di erogazione dei contributi agli uffici onorari. Rispetto ai passati esercizi finanziari, dunque, per il 2022 verr\u00e0 assegnato l\u201980% dei contributi gi\u00e0 prima della pausa estiva. Si tratta di una positiva risposta alle richieste dei consoli onorari il cui ruolo \u00e8 fondamentale per garantire l\u2019erogazione dei servizi ai connazionali della mia ripartizione\u201d.<br \/>\n*(On.\/Hon. Francesca La Marca, Ph.D. &#8211; CAMERA DEI DEPUTATI &#8211; Ripartizione Nord e Centro America &#8211; Electoral College of North and Central America)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; SCHIR\u00d2 (PD): PER LA CORTE DI GIUSTIZIA LE PRESTAZIONI FAMILIARI DEVONO ESSERE EROGATE ANCHE PER I FIGLI RESIDENTI ALL\u2019ESTERO<\/strong><br \/>\n\u00c8 una pietra miliare del diritto sociale comunitario la recente sentenza della Corte di Giustizia europea che ha praticamente affermato che le prestazioni sociali \u2013 come ad esempio le detrazioni per carichi familiari e l\u2019assegno al nucleo familiare (ANF) \u2013 non possono essere ridotti se i figli del soggetto avente diritto sono all\u2019estero.<br \/>\nLa sentenza della Corte di giustizia dell\u2019Unione europea del 16 giugno 2022 potr\u00e0 avere importanti conseguenze sui diritti alle prestazioni familiari di persone che vivono in Italia ma che hanno i figli residenti all\u2019estero per i quali la nuova normativa sull\u2019Assegno unico universale ha negato dal 1\u00b0 marzo u.s. il diritto alle detrazioni e all\u2019Anf per i figli a carico di et\u00e0 inferiore ai 21 anni.<br \/>\nLa sentenza, riferita alla Causa n. C-328\/2020, ha affrontato ci\u00f2 che \u00e8 stato considerato un inadempimento da parte della Repubblica d\u2019Austria in materia di libera circolazione dei lavoratori e di parit\u00e0 di trattamento in merito alle prestazioni familiari.<\/p>\n<p>In sintesi, la Corte ha ritenuto illegittimo il comportamento della Repubblica d\u2019Austria che aveva introdotto, per i lavoratori i cui figli risiedono in modo permanente in un altro Stato membro, un meccanismo di riduzione degli assegni familiari e del credito d\u2019imposta per figli a carico (proprio le prestazioni che l\u2019Italia sta negando ai soggetti residenti in Italia ma con figli residenti all\u2019estero) venendo meno cos\u00ec agli obblighi ad essa incombenti in forza del Regolamento CE n. 883 relativo al Coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e del Regolamento (UE) n. 492\/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all\u2019interno dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>La Corte di Giustizia ha stabilito pertanto, in sintesi, che gli assegni familiari e il credito d\u2019imposta per figli a carico devono essere conformi, in particolare, all\u2019articolo 7 del regolamento n. 883\/2004, il quale prevede che, a meno che detto regolamento non disponga diversamente, siffatte prestazioni \u00abnon sono soggette ad alcuna riduzione, modifica, sospensione, soppressione o confisca per il fatto che il beneficiario o i familiari risiedono in uno Stato membro diverso da quello in cui si trova l\u2019istituzione debitrice\u00bb.<\/p>\n<p>A tal riguardo, occorre ricordare che l\u2019articolo 67 del regolamento n. 883\/2004 sancisce il principio in virt\u00f9 del quale una persona ha diritto alle prestazioni familiari per i familiari che risiedano in uno Stato membro diverso da quello competente a erogare tali prestazioni, come se essi risiedessero in quest\u2019ultimo Stato membro (sentenza del 22 ottobre 2015, Trapkowski, C 378\/14, EU:C:2015:720, punto 35).<\/p>\n<p>Inoltre, la Corte ha dichiarato in pi\u00f9 occasioni che gli articoli 7 e 67 del regolamento n. 883\/2004 mirano a impedire che uno Stato membro possa subordinare la concessione o l\u2019importo delle prestazioni familiari alla residenza dei familiari del lavoratore nello Stato membro che eroga le prestazioni (v., segnatamente, sentenza del 25 novembre 2021, Finanzamt \u00d6sterreich (Assegni familiari per cooperanti), C 372\/20, EU:C:2021:962, punto 76).<\/p>\n<p>Ora alla luce di questa importante sentenza cosa far\u00e0 il Governo italiano che ha sospeso dal 1\u00b0 marzo u.s. l\u2019erogazione delle prestazioni familiari ai soggetti residenti in Italia ma con figli iscritti all\u2019Aire o comunque residenti all\u2019estero?<\/p>\n<p>Si ricorder\u00e0 che noi avevamo gi\u00e0 denunciato il comportamento del Governo italiano e segnalato la possibilit\u00e0 che la nuova legge sull\u2019Assegno unico fosse in contrasto (con riferimento all\u2019esportabilit\u00e0 delle prestazioni familiari) con il diritto comunitario.<br \/>\nLa Corte di Giustizia europea ci ha dato ragione anche se limitatamente ai diritti dei lavoratori i quali svolgono la loro attivit\u00e0 lavorativa in Italia e hanno i familiari residenti nell\u2019ambito dei Paesi dell\u2019Unione Europea (purtroppo non ci sono invece ancora novit\u00e0 in merito ai diritti negati ai cittadini italiani residenti all\u2019estero ai quali sono state sospese le prestazioni familiari, anche se questa Sentenza apre nuove possibilit\u00e0).<br \/>\nResta ora da valutare se alla luce di questa importante sentenza possa essere ancora avvalorata la tesi sostenuta dall\u2019Inps nella circolare n. 23\/2022 in base alla quale il diritto all\u2019Assegno unico debba essere vincolato al fatto che i figli aventi potenziale diritto debbano far parte dello stesso nucleo ISEE del genitore, cio\u00e8 debbano essere conviventi. Tesi che ha escluso dalla concessione delle prestazioni familiari i cittadini residenti in Italia ma con figli in un altro Stato europeo.<br \/>\nSi ricorder\u00e0 tuttavia che lo stesso Inps aveva sollevato dei dubbi sulle misure restrittive adottate ed aveva rimandato l\u2019orientamento definitivo ad ulteriori valutazioni. Ora questa sentenza si spera avr\u00e0 degli effetti concreti a tutela dei diritti di tanti lavoratori.<br \/>\n*(*(Angela Schir\u00f2 &#8211; Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; &#8211; Camera dei Deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; SCHIR\u00d2 (PD) &#8211; DEPOSITATA LA MIA INTERROGAZIONE AL GOVERNO SULL\u2019ASSEGNO UNICO E GLI ITALIANI ALL\u2019ESTERO: URGONO CHIARIMENTI<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 accettabile che migliaia di italiani residenti all\u2019estero siano stati improvvisamente \u201cespropriati\u201d delle agevolazioni fiscali e previdenziali di cui godevano da anni e che rappresentavano un legittimo contributo da parte dello Stato italiano al sostegno della loro famiglia.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto dal 1\u00b0 marzo di quest\u2019anno quando l\u2019assegno al nucleo familiare (Anf) e le detrazioni per figli a carico di et\u00e0 inferiore ai 21 anni sono stati abrogati e sostituiti dall\u2019Assegno unico che per\u00f2 \u00e8 stato vincolato alla residenza in Italia.<\/p>\n<p>Mi batto da un anno per il ripristino delle agevolazioni soppresse per i nostri connazionali i quali pur risiedendo all\u2019estero hanno pagato e pagano le tasse in Italia potendo cos\u00ec essere considerati, a tutti gli effetti, contribuenti italiani.<\/p>\n<p>Con la mia interrogazione al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali ho evidenziato che l\u2019improvvisa perdita, quindi, di detrazioni e Anf non compensata dall\u2019Assegno unico ha prodotto un grave vulnus umano ed economico per migliaia di contribuenti italiani residenti all\u2019estero i quali hanno subito una considerevole riduzione del loro reddito con conseguenze spesso drammatiche sul loro tenore di vita.<\/p>\n<p>Ma non ho solo sollevato principi umanitari (oggigiorno di difficile comprensione) ma ho bens\u00ec sottolineato anche e soprattutto il pasticcio giuridico causato da un legislatore che non ha previsto o ignorato gli evidenti conflitti e le possibili violazioni del diritto comunitario e internazionale.<\/p>\n<p>Nell\u2019interrogazione, depositata in Commissione Affari Sociali, ho rilevato che in pi\u00f9 occasioni la Corte di Giustizia europea ha sentenziato che (sulla scorta dell\u2019articolo 7 del regolamento n. 883\/2004, intitolato \u00abAbolizione delle clausole di residenza\u00bb) le prestazioni in denaro dovute a titolo della legislazione di uno o pi\u00f9 Stati membri non sono soggette ad alcuna riduzione, modifica, sospensione, soppressione o confisca per il fatto che il beneficiario o i familiari risiedono in uno Stato membro diverso da quello in cui si trova l\u2019istituzione debitrice.<\/p>\n<p>E anche che, per quanto riguarda i contribuenti residenti in Italia che si sono visti sospendere le prestazioni familiari che percepivano per il loro nuucleo familiare residente all\u2019estero, la Corte di Giustizia ha sentenziato che (l\u2019ultima sentenza in materia \u00e8 quella riferita alla Causa n. 328\/2020 del 16 giugno 2022 di cui ho dato ampio resoconto in un mio recente comunicato) una persona ha diritto alle prestazioni familiari ai sensi della legislazione dello Stato membro competente, anche per i familiari che risiedono in un altro Stato membro, come se questi ultimi risiedessero nel primo Stato membro.<\/p>\n<p>Ebbene alla luce di queste considerazioni, ho chiesto al Ministro se, in conformit\u00e0 con quanto disposto da regolamenti e direttive comunitari e da numerose sentenze della Corte di Giustizia europea, non ritenga che l\u2019Assegno unico universale debba essere concesso anche ai cittadini italiani residenti all\u2019estero i quali pagano le imposte sul reddito in Italia e non sono percettori di analoghe prestazioni all\u2019estero, o che comunque non sia opportuno ripristinare per loro il diritto, revocato dal 1\u00b0 marzo 2022, alla concessione dell\u2019assegno al nucleo familiare (ANF), e delle detrazioni per figli a carico di et\u00e0 inferiore ai 21 anni, e inoltre non sia legittimo e opportuno, anche a seguito della recente sentenza della Corte di Giustizia europea summenzionata, concedere le prestazioni familiari (ora negate) ai lavoratori residenti in Italia ma con nucleo familiare residente all\u2019estero.<\/p>\n<p>Il mio impegno sulla questione continua, sostenuto anche dall&#8217;iniziativa dei colleghi PD al Senato, nella speranza che si possa arrivare ad una risposta risolutiva in tempi accettabili.<br \/>\n*(Angela Schir\u00f2 &#8211; Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; &#8211; Camera dei Deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 \u2013 VACANZE.* ARRIVANO LE VACANZE E MANCANO I LAVORATORI CON L\u2019ESTATE ALLE PORTE SI PREVEDE UNA FORTE RIPRESA DEI FLUSSI TURISTICI IN TUTTO IL MONDO.<\/strong><br \/>\nDopo due anni di pandemia milioni di persone non vedono l\u2019ora di riprendere a viaggiare per piacere come un tempo.<br \/>\nIl problema \u00e8 che poche cose sembrano essere tornate come prima. Lo dimostra il caos negli aeroporti di questi giorni, ma anche la grave carenza di manodopera nel settore turistico. Per affrontare questo tema di grande attualit\u00e0, abbiamo scelto un articolo del quotidiano francese Le Monde, che ha il merito di offrire un\u2019ampia panoramica sui paesi europei, in particolare quelli a grande vocazione turistica come la Francia, la Spagna, la Grecia e ovviamente l\u2019Italia. Dappertutto, dagli alberghi ai ristoranti, le attivit\u00e0 soffrono a causa del personale ridotto. Un\u2019emergenza che la forte ripresa della domanda non riesce a risolvere, visto che durante la pandemia molti lavoratori hanno trovato alternative migliori a un settore caratterizzato spesso da paghe basse, turni massacranti e contratti precari.<br \/>\nquest\u2019estate vi toccher\u00e0 aspettare. Aspettare la vostra cr\u00eape, aspettare all\u2019aeroporto, aspettare in albergo. Mancheranno all\u2019appello moltissime braccia pronte a servirvi, dappertutto: da Colmar a Creta, dalla Puglia a Perros-Guirec, da Saint-Tropez a Siviglia. Il turismo occidentale \u00e8 preoccupato per la mancanza di personale, in particolare a causa dei contratti precari dei lavoratori stagionali e dei turni sfibranti. Una situazione che nelle ultime due estati \u00e8 passata in qualche modo inosservata a causa della scarsa presenza di visitatori stranieri. Quest\u2019anno invece non sar\u00e0 cos\u00ec: tutto lascia pensare che gli europei del nord riprenderanno la loro grande migrazione verso il sole del sud.<\/p>\n<p>Cosa troveranno sulle spiagge del mar Adriatico? Per esempio in Emilia-Romagna, dove l\u201983 per cento delle aziende legate al turismo non trova personale? O sulle coste spagnole, dove mancano cinquantamila lavoratori stagionali? Le stesse cause, note da tempo, producono gli stessi effetti, a prescindere dalle condizioni del mercato del lavoro o dalle sue norme: gli alberghi e i ristoranti decidono chiusure limitate e cercano dipendenti in grado di svolgere pi\u00f9 mansioni. Ma tutto questo produce una disorganizzazione che pu\u00f2 nuocere alla qualit\u00e0 del servizio, come succede gi\u00e0 negli aeroporti di Parigi, Londra o Amsterdam. Durante la pandemia di covid-19, nonostante gli aiuti concessi dai governi, il settore turistico ha preferito fare a meno di una parte della sua forza lavoro. Poche aziende si aspettavano una ripresa cos\u00ec rapida dell\u2019attivit\u00e0, e alcune hanno preferito cavarsela con le risorse impiegate nell\u2019estate del 2020 senza richiamare, come facevano di solito, i lavoratori stagionali.<\/p>\n<p>Intanto nei periodi di chiusura dei bar e delle localit\u00e0 turistiche i dipendenti degli alberghi e dei ristoranti hanno cercato lavoro in altri settori e \u201channo scoperto che si stava meglio altrove, con salari pi\u00f9 alti e meno vincoli\u201d, sottolinea Pascal Pedrak, segretario generale del sindacato Cfdt \u00cele-de-France. In Francia l\u2019aumento dei salari del settore, in vigore dal 1 aprile, \u00e8 stato immediatamente seguito dall\u2019aumento del salario minimo interprofessionale di crescita (smic), che \u00e8 stato adeguato all\u2019inflazione. La stessa crescita dei prezzi limita i margini di manovra dei ristoratori, che ora spendono di pi\u00f9 per le materie prime.<\/p>\n<p>Anche la riforma del sussidio di disoccupazione ha spinto alcune persone a lasciare la vita da lavoratore stagionale. Proseguono inoltre i negoziati su questioni cruciali come gli indennizzi per i periodi d\u2019interruzione dell\u2019attivit\u00e0, cio\u00e8 le pause non pagate tra due incarichi, la garanzia di non lavorare in alcuni fine settimana e il compenso per gli straordinari e i turni di notte. Infine, bisogna tener presente che le persone in cerca di un lavoro considerano ormai presupposti fondamentali l\u2019autonomia e la possibilit\u00e0 di avere del tempo per se stesse: in questo contesto essere impiegati come commessi o camerieri per i tre mesi estivi non sembra pi\u00f9 cos\u00ec desiderabile.<\/p>\n<p>\u201cQuesto dovrebbe spingere vari imprenditori a cambiare atteggiamento e a riflettere sulla loro gestione, sul modo in cui inquadrano e accolgono i loro collaboratori\u201d, sostiene Thierry Gr\u00e9goire, presidente della divisione dei lavoratori stagionali dell\u2019Union des m\u00e9tiers et des industries de l\u2019h\u00f4tellerie (Umih), l\u2019organizzazione che raggruppa le aziende del settore alberghiero francese. \u201cCi dobbiamo prendere cura dei dipendenti come facciamo con i clienti. Chi non l\u2019ha capito \u00e8 destinato a lunghe marce nel deserto\u201d. Alcune imprese, d\u2019altro canto, affermano di non avere difficolt\u00e0 a reclutare nuovo personale perch\u00e9 da anni curano la loro immagine di datori di lavoro, con campagne di comunicazione indirizzate pi\u00f9 ai potenziali dipendenti che ai clienti, in particolare sui social network.<\/p>\n<p>GIORNI DI RIPOSO<\/p>\n<p>IN GRECIA l\u2019aumento del salario minimo non baster\u00e0 a reperire il 38 per cento degli addetti alle pulizie o il 30 per cento dei receptionist richiesti. \u201cAlcune aziende offrono lavoro senza concedere giorni di riposo, con turni quotidiani di dieci o dodici ore e uno stipendio di appena 700 euro al mese. Non \u00e8 possibile!\u201d, sottolinea il sindacato dei dipendenti nel settore della ristorazione greco. \u201cI salari offerti sono bassi, ma noi non possiamo pagare di pi\u00f9 gli stagionali, perch\u00e9 le spese sono aumentate di oltre il 15 per cento rispetto al 2021\u201d, risponde Chryssa Vertakis, proprietaria di un albergo a Creta. \u201cTutto costa di pi\u00f9: l\u2019elettricit\u00e0, il mangiare, i prodotti per le pulizie\u201d.<\/p>\n<p>IN SPAGNA LA PANDEMIA HA FATTO SCOPRIRE IMPIEGHI PI\u00d9 REGOLARI<\/p>\n<p>IN GRECIA l\u2019inflazione, stimata al 10 per cento, \u00e8 superiore all\u2019aumento del salario minimo annunciato ad aprile dal governo. Sono gli impieghi pagati meno \u2013 cuochi, lavapiatti, addette alle pulizie \u2013 che faticano a trovare candidati. \u201cNumerosi stranieri che vengono qui a lavorare nella stagione estiva hanno lasciato la Grecia per andare in altri paesi europei dove si guadagna meglio\u201d, sottolinea Konstantina Svinou, presidente dell\u2019Istituto degli studi e delle previsioni turistiche.<\/p>\n<p>IN SPAGNA i sindacati avanzano le stesse richieste: la pandemia ha fatto scoprire ai lavoratori impieghi pi\u00f9 regolari, in particolare a quelli del settore turistico, che occupa quasi il 40 per cento del personale con contratti stagionali e il 30 per cento con contratti part-time. Secondo una ricerca del sito d\u2019informazione di settore Hosteltur, il problema principale indicato dai dipendenti riguarda gli orari e l\u2019incompatibilit\u00e0 con la vita privata, molto pi\u00f9 che i salari o la stabilit\u00e0 professionale.<\/p>\n<p>Anche qui la differenza la fanno le condizioni offerte dai datori di lavoro. \u201cLe aziende che capiscono la situazione, mettendo a disposizione anche l\u2019alloggio e accordando un salario decente, non hanno problemi\u201d, afferma Gonzalo Fuentes , che segue il settore alberghiero e della ristorazione per la Confederazione sindacale delle commissioni operaie. L\u2019alloggio \u00e8 uno dei problemi pi\u00f9 grossi a causa dell\u2019esplosione degli affitti. Addirittura a Ibiza ci sono casi di proprietari che affittano balconi ai lavoratori stagionali.<\/p>\n<p>La carenza di dipendenti \u00e8 dovuta anche alle carenze del sistema di formazione professionale, ai servizi di sostegno all\u2019impiego e all\u2019assenza di mobilit\u00e0 dei lavoratori. Ne sono convinti i datori di lavoro spagnoli, considerando che la disoccupazione \u00e8 comunque alta: il 13,65 per cento della popolazione attiva, per un totale di circa tre milioni di persone. Il governo conta sugli effetti della riforma del mercato del lavoro entrata in vigore il 1 gennaio. La nuova legge ha fatto aumentare i contratti a tempo indeterminato e, nel settore turistico, gli \u201cimpieghi fissi discontinui\u201d, una modalit\u00e0 di contratto che garantisce la stabilit\u00e0 dell\u2019impiego ai lavoratori stagionali.<\/p>\n<p>UNA POSSIBILE SOLUZIONE<\/p>\n<p>In tutti i paesi la manodopera straniera \u00e8 usata per tappare i buchi. Succede negli stabilimenti balneari italiani, dove gli immigrati svolgono lavori rifiutati dai giovani del posto. In un contesto di relativa impunit\u00e0, queste persone sono sfruttate \u2013 finti contratti part-time, assenza di giorni di congedo, salari a giornata \u2013 dai benestanti gestori degli stabilimenti balneari, che dal canto loro nascondono al fisco una buona parte delle entrate.<\/p>\n<p>In Spagna il governo sta preparando un progetto di legge che faciliti la regolarizzazione degli stranieri, a patto che seguano un corso di formazione nei settori in cui manca personale. Saranno anche accordati dei permessi di lavoro agli studenti stranieri. Inoltre la legge prevede la possibilit\u00e0 di firmare i contratti d\u2019assunzione direttamente nei paesi d\u2019origine, come succede da tempo con il Marocco per i raccoglitori stagionali di fragole. Anche negli Stati Uniti, in Canada e in Austria sono previste facilitazioni per gli stranieri che cercano un impiego stagionale.<\/p>\n<p>Gli alberghi e i ristoranti francesi hanno stretto un accordo con il governo tunisino. Ha fatto lo stesso in Italia la Valle d\u2019Aosta, che si rivolge all\u2019Albania o alle ex colonie francesi. Nel settore turistico, per\u00f2, \u00e8 pi\u00f9 difficile ricorrere alla manodopera straniera, perch\u00e9 gran parte delle mansioni richiede una buona competenza linguistica. Gr\u00e9goire punta piuttosto su un afflusso di candidati dell\u2019ultimo minuto, che si troveranno davanti datori di lavoro in difficolt\u00e0: \u201cNel cambiamento di scenario ci sono anche quelli che cercano un lavoro all\u2019ultimo momento, che vogliono lavorare solo un mese, che vengono da altri settori. Sappiamo che saremo sotto stress fino alla fine. E nessuno potr\u00e0 concedersi il lusso di fare una selezione dei candidati. Oggi la sola competenza richiesta \u00e8 la voglia di lavorare\u201d.<br \/>\n*( Gli autori di questo articolo sono Cl\u00e9ment Guillou, Cl\u00e9mence Apetogbor, Sandrine Morel, J\u00e9r\u00f4me Gautheret e Marina Rafen\u00adberg)<br \/>\n* (Alessandro Lubello, editor di economia, Internazionale)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 \u2013 Marina Della Croce*: EUROPA &#8211; LA GERMANIA CANCELLA IL DIVIETO DI INFORMARE SULL\u2019ABORTO. ERA STATO VOLUTO DAL NAZISMO. L\u2019ABROGAZIONE VOTATA DAL PARLAMENTO. CI SONO VOLUTI NOVANTA ANNI<\/strong><br \/>\nSono serviti novanta anni alla Germania, ma alla fine lo \u00abscandaloso\u00bb paragrafo 219a del Codice panale, che proibiva ai medici di fornire alle donne tedesche informazioni sulle interruzioni di gravidanza, \u00e8 stato finalmente cancellato.<br \/>\nA deciderlo \u00e8 stato il parlamento tedesco dopo una discussione durata pi\u00f9 di un anno e conclusasi ieri con il voto a favore dell\u2019abrogazione dei partiti che compongono la coalizione di governo \u2013 socialdemocratici, Verdi e Liberali \u2013 insieme alla sinistra della Linke e contrario dei democristiani della Cdu-Csu e dell\u2019estrema destra di AdF. \u00abEra proprio ora\u00bb, \u00e8 stato il commento del ministro della Giustizia, il liberale Marco Buschmann. \u00abE\u2019 assurdo e anacronistico che tutti i troll e complottisti possano esprimersi sull\u2019aborto ma che i medici non abbiano il diritto di informare correttamente il pubblico\u00bb.<br \/>\nIl punto era proprio questo, la libert\u00e0 per i medici di fornire alle proprie pazienti informazioni sulla possibilit\u00e0 di interrompere una gravidanza. Una norma voluta nel 1933 da Adolf Hitler poco dopo la presa del potere per preservare la razza ariana e rimasta inalterata per decenni. In Germania l\u2019aborto \u00e8 considerato un \u00abreato contro a vita\u00bb, anche se non viene punito se effettuato entro la 12 esima settimana ad eccezioni di casi particolari, come una gravidanza rischiosa per la vita della madre o conseguenza di una violenza sessuale. Tutto per\u00f2 avviene in una situazione di estrema difficolt\u00e0 per le donne, che non solo devono far fronte da sole alle spese per l\u2019intervento, ma sono obbligate a recarsi in un centro riconosciuto dal governo per un consulto durante il quale gli operatori fanno di tutto per convincerle a cambiare idea. E questo tre giorni prima dell\u2019intervento programmato.<br \/>\nPer i medici il paragrafo 219a \u00e8 stato un vero e proprio bavaglio. Chiunque forniva informazioni su come fare per abortire rischiava un multa salata e fino a due anni di reclusione. Nel 2019, quando cancelliera era ancora Angela Merkel, la legge \u00e8 stata leggermente ammorbidita permettendo a ginecologi e ospedali di indicare i luoghi dove vidi gravidanza, ma niente di pi\u00f9.<br \/>\nNaturalmente non sono mancati i medici che si sono opposti a una misura tanto assurda quanto inutile. Come Kristina Hanel, una ginecologa di Giessen, nella Germania occidentale, che nel 2017 pubblic\u00f2 sul proprio sito indicazioni per l\u2019aborto farmacologico e chirurgico subendo per questo una multa di seimila euro. Stessa sorte toccata ad altre due dottoresse di Berlino, Bettina Gaber e Verena Weyer, che per lo stesso motivo si sono viste affibbiare una multa di duemila euro. Il voto espresso ieri dal parlamento oltre ad archiviare definitivamente un vergognoso retaggio del nazismo, il voto espresso ieri dal parlamento ha come conseguenza anche la cancellazione di tutte le condanne emesse sulla base del paragrafo 219a. \u00abLa sua cancellazione \u00e8 un segnale importante per le donne in Germania che avranno meno ostacoli per abortire dal momento che i medici adesso possono fornire pubblicamente e ampiamente informazioni senza per questo essere perseguiti\u00bb ha detto Katarina Binz, ministra della Famiglia della Renania-Palatinato.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto, Marina Della Croce )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Pierre Haski *: l\u2019UNIONE EUROPEA ALLE PRESE CON L\u2019ALLARGAMENTO A EST E NEI BALCANI. \u00c8 UNO DEGLI EFFETTI COLLATERALI DELLA GUERRA IN UCRAINA: IL CONFLITTO RENDE URGENTE IL TEMA DELL\u2019ALLARGAMENTO DELL\u2019UNIONE EUROPEA, COSTRINGENDO I 27 A RIPENSARE L\u2019ORGANIZZAZIONE DEL CONTINENTE.<\/strong> 23 giugno 2022<br \/>\nDopo la stesura del trattato di Roma, nel 1957, con sei firmatari, la Comunit\u00e0 europea (poi diventata Unione) non ha mai smesso di espandersi, fatta eccezione per la clamorosa uscita di scena del Regno Unito. Il processo di adesione \u00e8 lungo e laborioso, e a volte pu\u00f2 rivelarsi infruttuoso, come nel caso della Turchia. Il meccanismo \u00e8 complesso gi\u00e0 in tempi normali, e diventa impossibile in un contesto segnato dalla guerra e dagli stravolgimenti strategici.<br \/>\nIl Consiglio europeo che si riunisce il 23 e il 24 giugno a Bruxelles affronter\u00e0 questo tema, cominciando dal punto che sembrava pi\u00f9 difficile, ma che alla fine si \u00e8 rivelato il pi\u00f9 consensuale: \u00e8 giusto concedere all\u2019Ucraina e alla Moldova lo status di candidato all\u2019ingresso nell\u2019Unione? Fino a dieci giorni fa i 27 erano divisi, ma a sorpresa si prevede che saranno tutti d\u2019accordo in occasione del vertice.<\/p>\n<p>UNA SCELTA, MOLTI INTERROGATIVI<br \/>\nSi tratta soprattutto di una passo politico, perch\u00e9 la vita dell\u2019Ucraina non cambier\u00e0 dopo questo via libera. In ogni caso il gesto \u00e8 comunque importante e fa capire alla Russia che l\u2019Ucraina ha scelto il suo destino e ha deciso di procedere verso ovest e non verso la \u201csfera d\u2019influenza\u201d in cui vorrebbe riportarla Vladimir Putin.<br \/>\nMa la scelta dell\u2019Ucraina, appoggiata fin dall\u2019inizio da diversi paesi dell\u2019Europa orientale e a cui si sono allineati anche quelli occidentali, solleva altri interrogativi.<\/p>\n<p>L\u2019IDEA DI MACRON DI UNA COMUNIT\u00c0 POLITICA EUROPEA SUSCITA RETICENZA E INTERESSE<\/p>\n<p>Prima di tutto emerge il tema dei paesi candidati (o candidati alla candidatura) dei Balcani occidentali. La regione \u00e8 cruciale per l\u2019Europa, un vero \u201cventre molle\u201d strategico in cui operano Russia, Cina e Turchia. La fragilit\u00e0 di quest\u2019area minaccia la stabilit\u00e0 del continente.<\/p>\n<p>Quando s\u2019imprime un\u2019accelerata alla procedura relativa all\u2019Ucraina, dunque, non si possono dimenticare i Balcani, in cui molti paesi si trovano in situazioni complicate: la Bosnia Erzegovina rischia l\u2019implosione, la Macedonia del Nord \u00e8 tenuta in ostaggio dalle peripezie politiche bulgare e la Serbia, pur candidata, ha un\u2019opinione pubblica vicina alla Russia. La questione non \u00e8 affatto semplice.<\/p>\n<p>Davanti a questa complessit\u00e0, un\u2019idea si sta facendo strada in forme diverse: \u00e8 quella che Emmanuel Macron ha chiamato comunit\u00e0 politica europea e che \u00e8 stata ripresa, con una serie di varianti, dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel e dal leader del Partito democratico italiano Enrico Letta. Si tratta di una \u201cpiattaforma di collaborazione\u201d, secondo la formula usata a Bruxelles, che permetterebbe di associare all\u2019Unione i paesi che non possono ancora (o non vogliono ancora) aderire.<br \/>\nL\u2019idea suscita al contempo reticenza e interesse: reticenze di chi vi vede un vagone di seconda classe del treno europeo; interesse di chi la ritiene una soluzione immediata, per quanto limitata, a problemi che l\u2019allargamento risolverebbe solo a lungo termine. Durante il vertice di Bruxelles non sar\u00e0 presa una decisione in merito. Al massimo arriver\u00e0 un segnale politico favorevole.<\/p>\n<p>Lo status di candidato dell\u2019Ucraina, invece, far\u00e0 capire che l\u2019Unione europea \u00e8 prima di tutto una comunit\u00e0 di destini, dunque chi si riconosce nei suoi valori trover\u00e0 il suo posto. Ma oltre il messaggio politico bisogner\u00e0 concordare soluzioni istituzionali nuove, in un contesto inedito.<br \/>\n*( Pierre Haski, France Inter, Francia, Traduzione di Andrea Sparacino)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Damian Carrington, Matthew Taylor*: CHI VUOLE FAR SALTARE IL CLIMA LE AZIENDE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI HANNO GI\u00c0 APPROVATO ENORMI PROGETTI PER LO SFRUTTAMENTO DI NUOVI GIACIMENTI, CHE PORTERANNO L\u2019AUMENTO DELLE TEMPERATURE GLOBALI OLTRE TUTTI I LIMITI FISSATI DAGLI ACCORDI INTERNAZIONALI.<\/strong> LE PI\u00d9 GRANDI AZIENDE DI COMBUSTIBILI FOSSILI AL MONDO STANNO PREPARANDO DECINE DI CARBON BOMB (BOMBE DI CARBONIO), PROGETTI DI ESTRAZIONE DI PETROLIO E GAS CHE FAREBBERO AUMENTARE LA TEMPERATURA GLOBALE BEN OLTRE I LIMITI FISSATI A LIVELLO INTERNAZIONALE, CON EFFETTI CATASTROFICI. I DATI MOSTRANO CHE QUESTE INDUSTRIE STANNO FACENDO SCOMMESSE MULTIMILIARDARIE CONTRO LA LOTTA AL RISCALDAMENTO GLOBALE. SONO INVESTIMENTI COLOSSALI CHE SARANNO RIPAGATI SOLO SE I GOVERNI NON RIDURRANNO IN TEMPI RAPIDI LE EMISSIONI DI ANIDRIDE CARBONICA, UN OBIETTIVO CHE LA COMUNIT\u00c0 SCIENTIFICA CONSIDERA VITALE.<\/p>\n<p>L\u2019industria del petrolio e del gas \u00e8 estremamente volatile ma straordinariamente redditizia, soprattutto quando i prezzi sono alti come ora. Negli ultimi trent\u2019anni la ExxonMobil, la Shell, la Bp e la Chevron hanno guadagnato quasi duemila miliardi di dollari, e dopo il recente aumento dei prezzi, l\u2019amministratore delegato della Bp ha definito l\u2019azienda una \u201cmacchina da soldi\u201d.<\/p>\n<p>La tentazione di realizzare enormi dividendi nei prossimi anni sembra una prospettiva irresistibile per le compagnie petrolifere, anche se a febbraio i climatologi hanno ribadito che aspettare ancora a ridurre l\u2019uso dei combustibili fossili significa perdere l\u2019ultima possibilit\u00e0 \u201cdi assicurare un futuro vivibile e sostenibile per tutti\u201d. Ad aprile il segretario generale delle Nazioni Unite Ant\u00f3nio Guterres ha avvertito i leader mondiali: \u201cLa nostra dipendenza dai combustibili fossili ci sta uccidendo\u201d.<\/p>\n<p>I dettagli dei progetti in corso non sono facilmente accessibili, ma un\u2019inchiesta pubblicata dal Guardian rivela che i piani di espansione a breve termine dell\u2019industria dei combustibili fossili prevedono il lancio di una serie di progetti che produrranno una quantit\u00e0 di gas serra equivalente a dieci anni di emissioni di anidride carbonica della Cina, la pi\u00f9 grande inquinatrice del mondo. Tra questi piani ci sono 195 bombe climatiche, ognuna delle quali comporterebbe l\u2019emissione di almeno un miliardo di tonnellate di anidride carbonica nell\u2019arco della loro vita, per un totale equivalente pi\u00f9 o meno a 18 anni delle attuali emissioni mondiali. Circa il 60 per cento di questi progetti \u00e8 gi\u00e0 attivo.<\/p>\n<p>Da oggi al 2030 le dodici maggiori aziende energetiche spenderanno 103 milioni di dollari al giorno per sfruttare nuovi giacimenti di petrolio e di gas, che non dovrebbero essere bruciati se vogliamo limitare l\u2019aumento della temperatura media globale a meno di 2 gradi centigradi rispetto all\u2019epoca preindustriale.<\/p>\n<p>Quando si parla di produzione di gas e petrolio di solito si pensa al Medio Oriente e alla Russia, ma gran parte dei nuovi progetti interessa gli Stati Uniti, il Canada e l\u2019Australia, che tra l\u2019altro offrono anche ricchi sussidi ai combustibili fossili.<\/p>\n<p>Alla 26 Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop26) tenutasi a Glasgow nel novembre 2021, dopo un quarto di secolo di negoziati che non sono ancora riusciti a ridurre le emissioni globali, i paesi di tutto il mondo hanno finalmente inserito la parola \u201ccarbone\u201d nelle conclusioni finali. Tuttavia anche questa tardiva citazione del pi\u00f9 pericoloso tra i combustibili fossili \u00e8 stata sofferta: il presidente della Cop, Alok Sharma, si \u00e8 detto \u201cprofondamente rammaricato\u201d e non \u00e8 riuscito a trattenere le lacrime sul palco dopo che all\u2019ultimo minuto l\u2019India ha chiesto e ottenuto una revisione del testo, in cui non si parla pi\u00f9 di \u201celiminare\u201d ma di \u201cridurre\u201d.<\/p>\n<p>Ladakh, India, marzo 2022. Un ghiacciaio artificiale usato per immagazzinare acqua con cui irrigare i campi &#8211; Kai WiedenhoeferLadakh, India, marzo 2022. Un ghiacciaio artificiale usato per immagazzinare acqua con cui irrigare i campi (Kai Wiedenhoefer). In ogni caso, il mondo ha stabilito che il carbone appartiene al passato: la questione ora \u00e8 capire quanto tempo ci vorr\u00e0 per sostituirlo con fonti rinnovabili e quanto sar\u00e0 equa la transizione per i paesi poveri che ancora dipendono da esso.<\/p>\n<p>Nell\u2019accordo finale della Cop26, per\u00f2, non sono citati n\u00e9 il petrolio n\u00e9 il gas, che pure sono responsabili di quasi il 60 per cento delle emissioni prodotte dai combustibili fossili. Oltretutto, molti paesi ricchi come gli Stati Uniti, che dominano la diplomazia internazionale del clima e si presentano come leader nella lotta al cambiamento climatico, sono tra i principali promotori di nuovi progetti legati al petrolio e al gas. A differenza dell\u2019India, per\u00f2, questi paesi sono stati risparmiati dalle critiche.<\/p>\n<p>Per questo abbiamo deciso di ricostruire un quadro il pi\u00f9 chiaro possibile delle prossime attivit\u00e0 legate all\u2019esplorazione e alla produzione di petrolio e gas.<\/p>\n<p>ALLARME ROSSO<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 scientifica internazionale \u00e8 d\u2019accordo sul fatto che il pianeta \u00e8 in grossi guai. Ad agosto Guterres ha commentato con parole forti un impietoso rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), la principale autorit\u00e0 mondiale sulla scienza del clima, definendolo \u201cun allarme rosso per l\u2019umanit\u00e0\u201d. L\u2019Ipcc afferma che le emissioni di anidride carbonica dovrebbero essere ridotte della met\u00e0 entro il 2030 per avere la possibilit\u00e0 di un futuro vivibile, ma per il momento non ci sono segni che questo stia succedendo.<\/p>\n<p>Almeno dal 2011 gli esperti avvertono che gran parte delle riserve mondiali di combustibili fossili dovrebbe restare inutilizzata per non provocare un riscaldamento globale dagli esiti catastrofici. Nel 2015 un\u2019analisi autorevole aveva stabilito che per mantenere l\u2019aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi, met\u00e0 delle riserve conosciute di petrolio, un terzo di quelle di gas e l\u201980 per cento di quelle di carbone dovevano restare sotto terra. Oggi il problema \u00e8 ancora pi\u00f9 grave. Grazie a una comprensione pi\u00f9 chiara delle conseguenze devastanti del cambiamento climatico, il limite \u00e8 stato abbassato a 1,5 gradi per ridurre il rischio di ondate di calore, siccit\u00e0 e alluvioni estreme. A maggio del 2021 un rapporto dell\u2019Agenzia internazionale dell\u2019energia (Iea) ha concluso che non potranno essere aperti nuovi campi petroliferi e di gas n\u00e9 miniere di carbone se il mondo vuole azzerare le emissioni nette entro il 2050.<\/p>\n<p>A questo allarme ne sono seguiti altri. Un\u2019analisi scientifica recente ha stabilito che per raggiungere l\u2019obiettivo di 1,5 gradi bisogner\u00e0 lasciare sotto terra il 60 per cento del petrolio e del gas, e il 90 per cento del carbone, e l\u2019Onu ha sottolineato con preoccupazione che la produzione di combustibili fossili \u201csupera di gran lunga\u201d il limite. Ad aprile, turbato dall\u2019ultimo rapporto dell\u2019Ipcc, Guterres ha attaccato le aziende e i governi che non rispettano gli impegni. \u201cStanno mentendo, e gli effetti saranno catastrofici\u201d, ha detto. \u201cInvestire in nuove infrastrutture per i combustibili fossili \u00e8 una follia morale ed economica. A volte gli attivisti per il clima sono dipinti come pericolosi estremisti. Ma i veri estremisti sono i paesi che aumentano la produzione di combustibili fossili\u201d.<\/p>\n<p>Oderteich, Germania, aprile 2021. Una foresta attaccata dagli insetti, favoriti dal cambiamento climatico &#8211; Kai WiedenhoeferOderteich, Germania, aprile 2021. Una foresta attaccata dagli insetti, favoriti dal cambiamento climatico (Kai Wiedenhoefer)<br \/>\nL\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina ha spinto ancora pi\u00f9 in alto i prezzi del petrolio e del gas, incentivando ulteriormente le scommesse su nuovi campi e infrastrutture che resterebbero in funzione per decenni. L\u2019incapacit\u00e0 di costruire un\u2019economia pi\u00f9 sostenibile dopo la pandemia di covid-19 e la crisi finanziaria del 2008 non \u00e8 stata un buon segno, e secondo Guterres \u201cgli interessi legati ai combustibili fossili stanno usando cinicamente la guerra in Ucraina per rendere inevitabile un futuro ad alte emissioni\u201d.<\/p>\n<p>Valutare gli sviluppi nel campo del petrolio e del gas \u00e8 difficile: il settore \u00e8 complesso e poco trasparente, le informazioni pubbliche sono poche e difficili da trovare. Ma i giornalisti del Guardian hanno lavorato per mesi insieme a centri studi, analisti ed esperti in tutto il mondo, e ora possiamo rispondere a una serie di domande che rivelano le dimensioni dei progetti in corso. Quanti combustibili fossili produrranno i progetti che partiranno durante questo decennio cruciale? Dove si trovano i pi\u00f9 grandi? Quanto denaro sar\u00e0 investito in petrolio e gas invece che in energia pulita? E chi guadagna di pi\u00f9 dai sussidi ai combustibili fossili?<\/p>\n<p>Le risposte portano a una conclusione inesorabile: se i progetti andranno avanti, faranno saltare il bilancio di anidride carbonica, il margine sempre pi\u00f9 stretto di emissioni che \u00e8 necessario rispettare per garantire un futuro vivibile al mondo. Nonostante le promesse di molte compagnie petrolifere, i dati mostrano che il settore \u00e8 deciso a continuare sulla sua strada, costi quel che costi.<\/p>\n<p>I piani di espansione a breve termine di aziende come la ExxonMobil e la Gazprom sono giganteschi. Secondo i dati raccolti dal Guardian, nei prossimi sette anni lanceranno progetti di estrazione per un totale di 192 miliardi di barili di petrolio, pari a dieci anni delle attuali emissioni della Cina. Questa stima \u00e8 stata fornita dagli analisti della ong Urgewald ed \u00e8 basata sui dati non pubblicati della societ\u00e0 di consulenza Rystad Energy, che monitora i piani di 887 aziende. Queste compagnie hanno gi\u00e0 finanziato progetti per un totale di 116 miliardi di barili, pi\u00f9 di met\u00e0 del totale, ma anche nel resto dei progetti hanno gi\u00e0 investito molte risorse. Se i governi non interverranno in modo deciso \u00e8 molto probabile che questi progetti saranno realizzati, osserva Urgewald.<\/p>\n<p>Un terzo dei piani riguarda processi \u201cnon convenzionali\u201d e rischiosi, come il fracking (fratturazione idraulica) e l\u2019estrazione in acque profonde. I 192 miliardi di barili sono divisi in parti pi\u00f9 o meno uguali tra liquidi (come il greggio) e gas. Bruciando questi combustibili si produrrebbero 73 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Ma il metano \u00e8 di per s\u00e9 un potente gas serra, capace di trattenere nell\u2019arco di vent\u2019anni 86 volte pi\u00f9 calore dell\u2019anidride carbonica, e durante la sua lavorazione si verificano costantemente perdite. Calcolando un tasso di perdita standard del 2,3 per cento nella filiera, si arriva all\u2019equivalente di 97 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, che ci spingeranno ancora pi\u00f9 rapidamente verso l\u2019inferno climatico.<\/p>\n<p>In cima alla lista di Urgewald ci sono le compagnie petrolifere di stato, con la Qatar Energy, la russa Gazprom e la saudita Aramco ai primi posti. Met\u00e0 dei progetti di espansione della Gazprom sono nella fragile regione dell\u2019Artico, anche se le conseguenze a lungo termine della guerra in Ucraina sui piani della Russia sono tutte da valutare. I colossi petroliferi ExxonMobil, Total, Chevron, Shell e Bp sono tutti tra i primi dieci posti. La produzione non convenzionale e ad alto rischio pesa per il 70 per cento del totale delle grandi aziende statunitensi e oscilla fra il 30 e il 60 per cento della produzione europea.<\/p>\n<p>Laach, Germania, luglio 2021. Dopo l\u2019esondazione del fiume Ahr &#8211; Kai WiedenhoeferLaach, Germania, luglio 2021. Dopo l\u2019esondazione del fiume Ahr (Kai Wiedenhoefer)<br \/>\n\u201cLa maggior parte delle aziende va avanti come se niente fosse\u201d, osserva Nils Bartsch di Urgewald. \u201cAd alcune semplicemente non importa nulla. Altre non si sentono responsabili perch\u00e9 i governi le lasciano fare, anche se quegli stessi governi sono influenzati dal settore\u201d.<\/p>\n<p>Due terzi dei 116 miliardi di barili dei progetti gi\u00e0 finanziati saranno prodotti in Medio Oriente, Russia e Nordamerica, secondo la Rystad Energy. L\u2019Australia sar\u00e0 uno dei protagonisti con 3,4 miliardi di barili, pi\u00f9 di quanti ne estrarr\u00e0 tutta l\u2019Europa, dove i giacimenti sono quasi esauriti.<\/p>\n<p>Un\u2019analisi di Urgewald sugli investimenti nell\u2019attivit\u00e0 esplorativa negli ultimi tre anni mostra che ai primi quattro posti, insieme alla Shell, ci sono tre grandi compagnie cinesi di cui non si parla molto: la PetroChina, la China National Offshore Oil Corporation e la Sinopec. Sette delle prime dieci aziende di questa lista lavorano a progetti legati al fracking, alla perforazione in acque profonde nell\u2019Artico e alle sabbie bituminose.<\/p>\n<p>DISINTERESSE TOTALE<\/p>\n<p>Daniel Ribeiro si batte da pi\u00f9 di quindici anni contro il progetto di un gasdotto offshore e di un impianto di liquefazione del gas nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico. Il piano, che provocherebbe un aumento gigantesco delle emissioni in uno dei paesi pi\u00f9 poveri e pi\u00f9 esposti ai fenomeni climatici al mondo, ha attirato l\u2019attenzione delle grandi aziende, che fiutano l\u2019ennesimo affare. \u201cIl progetto sta gi\u00e0 creando enormi problemi ai pescatori e agli agricoltori locali\u201d, dice Ribeiro, che fa parte dell\u2019associazione ambientalista locale Justi\u00e7a ambiental. \u201cMa se andr\u00e0 avanti, e paesi come il Mozambico imboccheranno la strada dei combustibili fossili, sar\u00e0 una catastrofe globale\u201d.<\/p>\n<p>Il progetto di Cabo Delgado \u00e8 una delle 195 bombe climatiche che potrebbero provocare un catastrofico collasso del clima globale. Negli ultimi dieci anni l\u2019espressione carbon bomb \u00e8 stata spesso usata per descrivere i grandi progetti legati ai combustibili fossili, ma una nuova ricerca fissa una definizione pi\u00f9 specifica, restringendo il campo ai progetti che possono produrre almeno un miliardo di tonnellate di anidride carbonica nell\u2019arco della loro vita. Tra questi ci sono i nuovi pozzi che stanno spuntando come funghi nelle zone disabitate del Canada all\u2019interno del grande PIANO di sviluppo Montney play, e i giganteschi campi petroliferi del North Field in Qatar, citati nello studio come i pi\u00f9 grandi tra i nuovi progetti di estrazione a livello mondiale.<\/p>\n<p>La ricerca, coordinata da Kjell K\u00fchne dell\u2019universit\u00e0 di Leeds e pubblicata dalla rivista Energy Policy, rivela che nonostante gli impegni presi alla Cop26 di Glasgow i politici di tutto il mondo hanno dato il via libera a una gigantesca espansione della produzione di petrolio e di gas che rischia di portare la civilt\u00e0 sull\u2019orlo del precipizio. Messi insieme, questi progetti causerebbero l\u2019emissione di 646 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, dice lo studio, esaurendo l\u2019intero bilancio di anidride carbonica mondiale.<\/p>\n<p>\u201cFAR PAGARE IL GIUSTO PREZZO PER I COMBUSTIBILI FOSSILI CONTRIBUIREBBE ENORMEMENTE AD ACCELERARE LA TRANSIZIONE\u201d<\/p>\n<p>Pi\u00f9 del 60 per cento di questi piani \u00e8 gi\u00e0 attivo. Secondo K\u00fchne il restante 40 per cento dev\u2019essere assolutamente fermato se il mondo vuole evitare la catastrofe. Questi progetti dovranno essere il bersaglio principale del movimento globale di protesta per il clima nei mesi e negli anni a venire. \u201cEvidentemente l\u2019accordo di Parigi non \u00e8 bastato a mettere in discussione gli interessi delle aziende petrolifere. Questi progetti sono la prova che non ci stiamo impegnando abbastanza\u201d.<\/p>\n<p>Lo studio si basa sui dati della Rystad Energy, ma invece che sulla produzione complessiva si concentra sui megaprogetti potenzialmente responsabili della maggior quantit\u00e0 di emissioni. Secondo le sue conclusioni, gli Stati Uniti sono la principale fonte di potenziali emissioni. Tra le 22 bombe climatiche in territorio statunitense ci sono attivit\u00e0 convenzionali di perforazione e fracking che vanno dalle acque profonde del golfo del Messico al Front Range, in Colorado, passando per il Bacino permiano. Messe insieme, queste iniziative rischiano di emettere 140 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, quasi quattro volte le emissioni dell\u2019intero pianeta in un anno. Al secondo posto c\u2019\u00e8 l\u2019Arabia Saudita, con 107 miliardi di tonnellate, seguita da Russia, Qatar, Iraq, Canada, Cina e Brasile. L\u2019Australia, spesso criticata per la sua inerzia di fronte alla crisi climatica, \u00e8 al sedicesimo posto.<\/p>\n<p>Secondo il professor Kevin Anderson, del Tyndall centre for climate change research di Norwich, nel Regno Unito, l\u2019entit\u00e0 dei progetti messi in cantiere dimostra che le grandi compagnie petrolifere e i loro sponsor politici non credono alla scienza del clima, oppure pensano che la loro ricchezza estrema possa in qualche modo metterli al riparo dalle conseguenze devastanti. \u201cO gli scienziati hanno passato trent\u2019anni a lavorare su questo tema e non ci hanno capito niente, oppure i dirigenti delle aziende non hanno il minimo interesse per le persone pi\u00f9 esposte ai cambiamenti climatici, che sono lontane dalla loro realt\u00e0 quotidiana. La cosa ancora pi\u00f9 preoccupante \u00e8 che sembra che non gli interessi nemmeno il futuro dei loro stessi figli\u201d.<\/p>\n<p>UN MARE DI SOLDI<\/p>\n<p>A febbraio, quando ha presentato i ricavi trimestrali della Bp, il direttore finanziario Murray Auchincloss ha spiegato: \u201c\u00c8 possibile che stiamo accumulando pi\u00f9 soldi di quanti ne potremo spendere. Per il momento voglio essere prudente e gestire l\u2019azienda come se il prezzo del petrolio fosse quaranta dollari al barile. Ovviamente, tutto quello che arriva in pi\u00f9 per noi \u00e8 un bene\u201d. In quel momento il prezzo del petrolio era sopra i 90 dollari al barile, oggi sfiora i 120 dollari.<\/p>\n<p>Il settore petrolifero sguazza nella liquidit\u00e0. Questi soldi appartengono agli azionisti, tra cui i fondi pensione, o nel caso delle aziende di stato, ai governi e, almeno in teoria, ai cittadini. Ma i piani d\u2019investimento delle grandi compagnie petrolifere sono in netto contrasto con l\u2019obiettivo di fermare la crisi climatica.<\/p>\n<p>I dati del centro studi Carbon tracker mostrano che fino al 2030 le dodici aziende energetiche pi\u00f9 grandi al mondo investiranno 387 milioni di dollari al giorno in giacimenti di petrolio e di gas. Una parte significativa di questi soldi serve a mantenere la produzione dei progetti esistenti (durante la transizione energetica il mondo avr\u00e0 ancora bisogno di petrolio e gas) ma l\u2019esatto ammontare non \u00e8 stato reso noto. La cosa certa, per\u00f2, \u00e8 che almeno un quarto della cifra \u2013 103 milioni di dollari al giorno \u2013 \u00e8 stato stanziato per estrarre petrolio e gas che non dovrebbero essere usati se vogliamo evitare le peggiori conseguenze della crisi climatica. Sono soldi che potrebbero essere usati per accelerare la transizione all\u2019energia pulita. Aspetto ancora pi\u00f9 preoccupante, le aziende stanno lavorando a ulteriori progetti in cui potrebbero spendere altri 84 milioni di dollari al giorno e che porterebbero l\u2019aumento delle temperature oltre la soglia dei 2,7 gradi.<\/p>\n<p>&#8211;<br \/>\nCon l\u2019accordo sul clima di Parigi i governi si sono impegnati a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi e a fare il possibile per mantenerlo entro 1,5 gradi. Questo secondo obiettivo richiederebbe di fermare tutti i nuovi progetti.<\/p>\n<p>I dati di Carbon tracker, raccolti a settembre, prendono a riferimento un aumento della temperatura di 1,65 gradi e mostrano che il 27 per cento degli investimenti previsti dalle aziende \u00e8 incompatibile con questo obiettivo. La ExxonMobil \u00e8 l\u2019azienda che ha investito di pi\u00f9 in questi progetti, con 21 milioni di dollari al giorno fino al 2030, seguita dalla Petrobras (15 milioni), dalla Chevron e dalla ConocoPhillips (12 milioni) e dalla Shell (8 milioni). Per quanto riguarda gli investimenti pi\u00f9 pericolosi \u2013 quelli che rischiano di provocare un aumento di oltre 2,7 gradi \u2013 la Gazprom \u00e8 la prima della lista con 17 milioni al giorno, seguita dalla ExxonMobil con dodici milioni, dalla Shell con unidici e dalla PetroChina con nove.<\/p>\n<p>Se i governi seguiranno le indicazioni degli scienziati e interverranno per ridurre le emissioni, incentivando l\u2019energia pulita e limitando l\u2019uso di combustibili fossili, le aziende saranno costrette a mettere a bilancio queste enormi somme come perdite, danneggiando gli investitori, i fondi pensione e le finanze pubbliche. Se i governi non interverranno, le aziende raccoglieranno i profitti mentre il mondo brucia.<\/p>\n<p>Nel complesso, le aziende del petrolio sono quelle che hanno scommesso di pi\u00f9: quasi il 40 per cento dei loro investimenti previsti sono incompatibili con l\u2019obiettivo di 1,65 gradi. La pi\u00f9 esposta \u00e8 la ExxonMobil, con il 56 per cento. Per le compagnie petrolifere di stato la media \u00e8 del 17 per cento, ma la Petrobras arriva al 56 per cento. \u201cLe aziende che continuano a sviluppare progetti sulla base della domanda attuale stanno scommettendo sul mancato intervento della politica e allo stesso tempo stanno sottovalutando il potenziale delle nuove tecnologie, come le fonti rinnovabili e i sistemi di stoccaggio energetico\u201d, osserva Mike Coffin di Carbon tracker.<\/p>\n<p>Secondo un\u2019altra analisi basata sui dati raccolti dalla Rystad Energy ad aprile, dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, il 20 per cento delle grandi aziende energetiche mondiali prevede di investire somme enormi (932 miliardi di dollari in totale) entro il 2030.<\/p>\n<p>Liberare il mondo dai combustibili fossili \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile a causa dei ricchi sussidi che rendono questi carburanti molto pi\u00f9 convenienti rispetto al loro costo reale, se si tiene conto dei danni provocati (l\u2019inquinamento dell\u2019aria uccide sette milioni di persone ogni anno). Nel 2009 il G20 si \u00e8 impegnato a eliminare progressivamente i sussidi, ma finora \u00e8 stato fatto pochissimo.<\/p>\n<p>Ogni anno i produttori e i consumatori di combustibili fossili ricevono centinaia di milioni di dollari di contributi finanziari diretti, ma l\u2019aiuto rappresentato dal fatto di non pagare i danni che provocano \u00e8 molto pi\u00f9 grande. Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), se si considerano i danni causati dal cambiamento climatico e dall\u2019inquinamento dell\u2019aria, i sussidi per i combustibili fossili arrivano a toccare i seimila miliardi di dollari l\u2019anno. \u00c8 l\u2019equivalente di undici milioni di dollari al minuto, di cui quattro milioni al minuto in Cina e pi\u00f9 di un milione negli Stati Uniti. Un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita dei dati dell\u2019Fmi mostra che gli automobilisti statunitensi, canadesi e australiani, insieme a quelli sauditi, sono i maggiori beneficiari al mondo di sussidi per i carburanti usati nel trasporto stradale, e l\u2019attuale crisi energetica sta spingendo diversi governi ad aumentare i bonus.<br \/>\n*( Damian Carrington, Matthew Taylor, The Guardian, Regno Unito)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 -ITALIANI ALL\u2019ESTERO, SABATO 25 GIUGNO PRE-CONGRESSO MAIE PARI OPPORTUNIT\u00c0 DELL\u2019AMERICA LATINA<\/strong><br \/>\nL\u2019incontro sar\u00e0 presieduto da Mirela Giai, gi\u00e0 senatrice MAIE e coordinatrice mondiale del dipartimento Pari Opportunit\u00e0 del MAIE. Parteciper\u00e0 anche il presidente del MAIE, Sen. Ricardo Merlo<br \/>\nSabato 25 giugno, alle ore 10 del mattino (fuso orario di Buenos Aires) si terr\u00e0 il Pre Congresso MAIE delle Pari Opportunit\u00e0 dell\u2019America Latina, con la partecipazione del presidente del Movimento Associativo Italiani all\u2019Estero, Sen. Ricardo Merlo. L\u2019incontro sar\u00e0 presieduto da Mirela Giai, gi\u00e0 senatrice MAIE e coordinatrice mondiale del dipartimento Pari Opportunit\u00e0 del MAIE.<br \/>\n\u201cCredo sia la prima volta nella storia che una forza politica si occupa di Pari Opportunit\u00e0 e dei problemi di ciascuno di noi che viviamo all\u2019estero: il MAIE \u00e8 davvero un vestito su misura per ogni italiano nel mondo\u201d, dichiara Giai.<br \/>\n\u201cL\u2019appuntamento di sabato sar\u00e0 un successo, ne sono convinta: il tema delle Pari Opportunit\u00e0 \u00e8 molto caro al nostro Movimento. Ringrazio il presidente del MAIE, il Sen. Ricardo Merlo, per sostenerci sempre e ringrazio tutti coloro che collaborano con il Movimento Associativo Italiani all\u2019Estero\u201d, conclude.<br \/>\nMassiccia la partecipazione all\u2019appuntamento targato MAIE. Interverranno infatti diversi coordinatori, da tutta l\u2019America Latina. Nel dettaglio, si collegheranno via Zoom esponenti MAIE da Venezuela, Brasile, Chile, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Per\u00f9, Equador, Colombia, Guatemala, Repubblica Dominicana, Costa Rica, Messico.<br \/>\nPrevista la partecipazione anche dell\u2019On. Mario Borghese, vicepresidente MAIE, di Angelo Viro, vicepresidente MAIE, e di Enzo Odoguardi, coordinatore MAIE Nord America.<br \/>\n*( Fonte: ItaliaChiamaItalia )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Agostinelli, Grandi, Scalia*: &#8220;SE DRAGHI NON INTERVIENE, CINGOLANI CI LASCIA IN MEZZO AL GUADO&#8221;.\u00a0<\/strong> FINALMENTE CINGOLANI IN UNA INTERVISTA HA PARLATO CHIARO E COS\u00cc SCOPRIAMO CHE TUTTI I SUOI DETTI E NON DETTI DEL PASSATO SONO RICONDUCIBILI AD UN MINISTRO CHE STA ALLE POLITICHE PER L\u2019AMBIENTE COME LA VOLPE NEL POLLAIO.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 chiaro perch\u00e9 da quando \u00e8 in carica ha parlato molto, spesso a sproposito e in modo ondivago, ma ha combinato ben poco, basta pensare che le semplificazioni proposte dopo ben due decreti legge hanno lasciato la situazione praticamente immutata.<\/p>\n<p>Qualche esempio.<\/p>\n<p>Non risulta che il Governo, in mora da un anno, abbia finalmente inviato a Bruxelles quella sorta di piano regolatore del mare che dovrebbe consentire alle aziende che vogliono investire nell\u2019eolico off-shore di farlo (a 20\/30 chilometri dalla costa) tenendo conto che le autorizzazioni in questo caso dipendono tutte dal Governo, quindi, non si possono scaricare colpe su Comuni e Regioni.<\/p>\n<p>Non risulta che il Governo abbia approvato, su proposta del Ministro un provvedimento per attribuire finalmente a Terna le decisioni, non la propriet\u00e0, sui pompaggi idroelettrici che valgono fino a 7,6 GigaWatt, una quantit\u00e0 ingente che potrebbe stabilizzare in rete l\u2019offerta di energia elettrica da energie rinnovabili. A questo proposito: l\u2019idroelettrico spesso non viene ricordato tra le fonti rinnovabili, eppure ci sono ancora margini di crescita come dimostra il Comune calabrese che ha ripristinato un piccolo impianto per produrre energia elettrica. Manca un piano per un progetto nazionale di efficientamento e di nuovo idroelettrico.<\/p>\n<p>Non risulta dalle parole di Cingolani che sia a conoscenza che Terna sta realizzando un importante elettrodotto Sud\/Nord per raddoppiare quello esistente, scelta che semmai andrebbe meglio valutata per evitare la desertificazione energetica dell\u2019industria del Mezzogiorno.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 curioso l\u2019elenco dei problemi da risolvere indicati dal Ministro, che dovrebbero essere ben presenti nel programma di azione del Governo ma che invece sembrano stupire il Ministro, quasi non fosse suo il compito di risolverli.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di 60 GigaWatt di rinnovabili entro il 2030 \u00e8 del tutto possibile e si pu\u00f2 realizzare anche prima, se gli investimenti partono, ma occorre finalizzare le iniziative pubbliche a questi obiettivi. Ad esempio, una parte dei fondi riservati al cosiddetto 110 % potrebbero essere destinati anche al fotovoltaico, obbligandone l\u2019installazione sui nuovi edifici, scuole, sedi pubbliche e aiutando i privati che lo installano. Se bisogna fare di pi\u00f9 anche le iniziative debbono essere coerenti.<\/p>\n<p>Le alternative sono restare senza gas o continuare come prima ad inquinare e a produrre CO2.<\/p>\n<p>Il Governo continua a non presentare un piano per il risparmio energetico nel settore industriale e non fa nulla per supportare al massimo possibile la produzione nazionale nei settori delle rinnovabili (Enel ha investito in Sicilia nei pannelli Ftv) con particolare riguardo ad accumulatori e microchip, che sono obiettivi europei.<\/p>\n<p>Affermare che puntare sulle rinnovabili ci mette alla merc\u00e8 della Cina \u00e8 solo la conferma della pochezza dell\u2019iniziativa del Governo. Curiosa poi l\u2019amnesia del Ministro sul PNRR che prevede di arrivare a 25.000 punti di ricarica delle auto elettriche.<\/p>\n<p>Come Osservatorio sul PNRR abbiamo proposto da mesi che il Governo convochi rapidamente una conferenza nazionale per presentare un nuovo piano energia\/clima che metta insieme in modo chiaro obiettivi, risorse, tempi di realizzazione. Per settori decisivi dell\u2019industria nazionale, come la siderurgia, occorre arrivare ad usare l\u2019idrogeno prodotto da rinnovabili, che Snam ha chiarito che potrebbe essere distribuito utilizzando i gasdotti esistenti.<\/p>\n<p>Mentre oggi scopriamo che il Ministro punta sui carburanti sintetici (suggerimento di ENI? ) per ritardare la dismissione dei motori endotermici (favore ai produttori in ritardo sull\u2019elettrico?).<\/p>\n<p>Ora si comprende perch\u00e9 il Ministro Cingolani si sia schierato con Il Ppe per fare saltare il programma europeo \u201cFit for 55\u201d, in appoggio alle aziende automobilistiche in ritardo sull\u2019elettrico e all\u2019Eni che punta sui carburanti sintetici.<\/p>\n<p>Insistiamo. Draghi deve intervenire per superare la confusione e l\u2019inazione del Ministro, altrimenti diventerebbero privi di effetti gli appelli in sede internazionale \u2013 anche recentissimi &#8211; affinch\u00e9 le crisi incombenti (energia\/grano) causate dall\u2019invasione dell\u2019Ucraina non facciano passare in secondo piano la gravissima crisi climatica.<\/p>\n<p>Draghi convochi al pi\u00f9 presto una conferenza nazionale per presentare al paese le proposte del Governo italiano per un nuovo piano energia\/clima all\u2019altezza delle sfide attuali e degli obiettivi UE, da costruire in un confronto con tutti i soggetti interessati.<br \/>\n*(Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Massimo Scalia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Arthur C. Brooks*: LA BELLEZZA DEL NOSTRO CAOS INTERIORE.OGGI I GIOVANI HANNO L\u2019ABITUDINE DI DESCRIVERSI COME \u201cINCASINATI DI BRUTTO\u201d.<\/strong><br \/>\nNonostante il qualificativo dal sapore millennial \u2013 non soltanto \u201cincasinati\u201d, ma anche \u201cdi brutto\u201d \u2013 l\u2019espressione non \u00e8 nuova. I primi esempi risalgono al diciannovesimo secolo. Nel 1899 un editorialista scrisse che \u201cse i giornali dicono che il cielo \u00e8 dipinto con gesso verde, allora \u00e8 cos\u00ec. Ti confesso che i lettori sono incasinati di brutto\u201d.<br \/>\nQuando le persone utilizzano questo termine generalmente non intendono dire che sono in fuga dalla mafia, che sono intrappolate in un triangolo amoroso o che si sono risvegliate senza un rene dopo una notte di baldoria. Al contrario, vogliono comunicare il loro stato di profondo disagio emotivo: sono insicure, nevrotiche, consapevoli che tutti si accorgono del loro stato pietoso. O almeno questo \u00e8 quello che pensano. In verit\u00e0 spesso crediamo di essere molto pi\u00f9 incasinati di quanto siamo in realt\u00e0. Comprendere questo dato di fatto e agire di conseguenza pu\u00f2 aiutarci a rilassarci e a goderci un po\u2019 di pi\u00f9 la nostra vita incasinata.<br \/>\nUn fenomeno ben documentato in psicologia \u00e8 quello che porta le persone sane e normali \u2013 non narcisiste o sociopatiche \u2013 a concentrarsi di pi\u00f9 sui propri aspetti negativi. La maggior parte degli individui vive l\u2019autocritica in due modi. Da un lato c\u2019\u00e8 l\u2019autocritica comparativa, in cui la persona si paragona negativamente agli altri, che ritiene superiori a s\u00e9. Dall\u2019altro c\u2019\u00e8 l\u2019autocritica interiorizzata, in cui la persona non crede di essere all\u2019altezza dei propri standard elevati e delle proprie aspettative e di conseguenza vive una quotidiana sensazione di fallimento.<\/p>\n<p>PERCEZIONI DISTORTE<br \/>\nIl motivo per cui una persona sente di essere peggiore rispetto agli altri non \u00e8 necessariamente legato a valutazioni reali. Al contrario, \u00e8 probabile che questa persona soffra di un disturbo chiamato Self-other knowledge asymmetry (Soka, Asimmetria di percezione tra s\u00e9 e gli altri), ovvero valuta pi\u00f9 accuratamente i tratti che nasconde agli altri mentre gli altri sono pi\u00f9 accurati nella valutazione di altre caratteristiche. Diversi studi dimostrano che l\u2019individuo \u00e8 il miglior giudice del proprio nevroticismo, mentre le persone pi\u00f9 vicine a lui giudicano meglio il suo intelletto. Infine tutti possono giudicare la sua estroversione.<br \/>\nQuesto significa che confrontiamo una versione negativamente distorta di noi stessi con un ritratto attentamente edulcorato degli altri<br \/>\nMolte persone favoriscono questa asimmetria convincendosi che ammettendo le proprie debolezze gli altri li percepiranno in modo pi\u00f9 negativo. Di solito siamo spietati con le nostre debolezze, dunque le teniamo nascoste. Al contempo siamo clementi rispetto alle mancanze degli altri e a volte le troviamo persino attraenti. Alcuni psicologi parlano dell\u2019effetto beautiful mess, bel casino. Sbagliando, pensiamo che gli altri ci giudicheranno con durezza se ammettiamo un errore o chiediamo aiuto, quando in realt\u00e0 le persone considerano la vulnerabilit\u00e0 come un tratto tenero, o un segno di carattere.<br \/>\nEffettuare un paragone tra se stessi e gli altri peggiora tutti questi effetti. Pensare al modo in cui gli altri ci vedono \u2013 la \u201cmetapercezione\u201d \u2013 sembra poterci aiutare a capirci meglio, ma sfortunatamente le conclusioni che ne traiamo tendono a essere sbagliate. Abbiamo l\u2019impressione che gli altri siano pi\u00f9 integrati, ma \u00e8 soltanto l\u2019effetto del Soka. Il confronto sociale ci spinge a concludere di essere insolitamente carenti.<br \/>\nI social network ingigantiscono il problema incoraggiando tutti gli utenti a pubblicare soltanto interventi felici o auto celebratori. Osserviamo i nostri amici mentre passeggiano in una giornata di sole, sorridenti, socievoli e allegri. Magari hanno pianto disperatamente o hanno urlato contro il partner qualche ora prima, ma noi non lo sapremo mai. Nessuno scrive \u201cmio figlio ha appena toppato di nuovo in matematica. #terribile!\u201d. Ma se il nostro cervello fosse un profilo Facebook \u00e8 precisamente questo il tipo di aggiornamento che verrebbe pubblicato quasi ogni giorno. Questo significa che confrontiamo una versione negativamente distorta di noi stessi con un ritratto attentamente edulcorato degli altri. Questo, inevitabilmente, pu\u00f2 portarci a pensare di essere \u201cincasinati di brutto\u201d.<\/p>\n<p>QUESTIONE DI EMPATIA:<br \/>\nSE LASCIAMO QUESTE TENDENZE LIBERE DI SVILUPPARSI, LA RICOMPENSA PER QUESTA AUTO-CONSAPEVOLEZZA SAR\u00c0 UNA VITA DI DOLORE E AUTO-SABOTAGGIO. FORTUNATAMENTE ESISTONO DUE STRATEGIE CHE POSSONO PORTARE UN PO\u2019 DI SOLLIEVO.<br \/>\nUna autopercezione e una metapercezione accurate hanno bisogno di una conoscenza dei propri pregiudizi. Se veniamo lasciati liberi di seguire i nostri istinti potremmo facilmente convincerci di essere \u201cincasinati\u201d rispetto agli altri. Ma essere consapevoli degli errori che ci portano a questa conclusione pu\u00f2 aiutarci a valutare meglio la nostra esistenza. La prossima volta che proverete vergogna per le vostre inadeguatezze, meditate su due fatti:<br \/>\nSIETE LE UNICHE PERSONE CHE POSSONO VEDERE NELLA VOSTRA TESTA.<br \/>\nANCHE GLI ALTRI SOFFRONO NELLA LORO TESTA, ESATTAMENTE COME VOI.<br \/>\nUna volta assimilate queste due verit\u00e0, potrete seguire la seconda meditazione nel suo secondo passo logico: condividere i vostri sentimenti per mostrare compassione per gli altri rispetto alle sofferenze che con ogni probabilit\u00e0 nascondono dentro di s\u00e9. Se ogni volta che vi sentite insicuri o ansiosi vi ricorderete che anche gli altri lo sono, allora potrete usare le vostre debolezze come un ponte. Ammettete agli altri di provare emozioni negative e chiedetegli di raccontarvi le loro. \u00c8 incredibile quanto questo processo aiuti le persone ad aprirsi, a facilitare una comunicazione profonda e a sentirsi meglio.<br \/>\nUn po\u2019 di caos stimola la produzione di idee creative. L\u2019incasinamento libera dalle convenzioni e ispira pensieri profondi e nuovi.<br \/>\nEssere aperti in merito alle vostre sofferenze per aiutare gli altri \u00e8 anche una forma di auto-compassione. Vi permette di comprendere il vostro dolore senza eccedere nei giudizi negativi e trattarlo come una parte della normale condizione umana. Questo genere di autocompassione migliora la salute mentale pi\u00f9 degli approcci di stimolo dell\u2019autostima in cui si cerca di cambiare la propria autovalutazione. Per esempio la prossima volta che sarete nervosi rispetto a una conversazione con qualcuno, anzich\u00e9 cercare di forzarvi a essere pi\u00f9 sicuri di voi, confessate all\u2019altra persona di essere nervosi. Con ogni probabilit\u00e0 penser\u00e0 che siete affascinanti e divertenti, un dono. E se vi giudicher\u00e0 negativamente, questo evidenzia pi\u00f9 i suoi problemi che i vostri.<br \/>\nSe vi sentite nelle condizioni di farlo, potreste addirittura seguire l\u2019approccio pi\u00f9 radicale: accettare il vostro \u201cincasinamento\u201d considerandolo un dono. In questo modo potreste sviluppare la vostra creativit\u00e0 e spingervi a cercare nuove esperienze, aumentando la vostra felicit\u00e0. Per capire come funziona, considerate gli studi sulle stanze dalle persone. La conclusione \u00e8 che nonostante un certo ordine possa produrre benefici come spingerci ad alimentarci nel modo corretto o donare alle organizzazioni benefiche, un po\u2019 di caos stimola la produzione di idee creative. L\u2019incasinamento libera dalla convenzionalit\u00e0 e ispira pensieri profondi e nuovi.<br \/>\nPotete facilmente immaginare lo stesso meccanismo all\u2019interno nella vostra testa: quando tutto \u00e8 pulito e ordinato siete bravi a seguire un percorso prestabilito, mentre quando vi sembra che nei vostri sentimenti ci sia un tornado il risultato potr\u00e0 non essere piacevole, ma vi aiuter\u00e0 a scoprire nuovi modi di vivere. L\u2019incasinamento che cercate di nascondere potrebbe essere un biglietto per un\u2019esperienza visionaria.<br \/>\n*(Arthur C. Brooks, The Atlantic, Stati Uniti , Traduzione di Andrea Sparacino, Questo articolo \u00e8 uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>11 &#8211; Pierluigi Ciocca*:ECONOMIA &#8211; CONTRO LA BESTIA NERA DELLA STAGFLAZIONE INVESTIMENTI PUBBLICI E LEVA MONETARIA. NON LA GUERRA, MA BIDEN E JANET YELLEN CON TRILIONI DI DOLLARI DI SPESA PUBBLICA ( 20% DEL PIL), E LA POLITICA MONETARIA DI LAGARDE HANNO FATTO ESPLODERE L\u2019INFLAZIONE.<\/strong> LA \u201cNARRAZIONE\u201d DELL\u2019ECONOMIA 2021-2022 CHE VIENE PROPOSTA \u00c8 IMPERNIATA SULLA GUERRA RUSSIA-UCRAINA. SE SOLO\u2026 NON CI FOSSE LA GUERRA NON VI SAREBBERO N\u00c9 INFLAZIONE N\u00c9 RISCHI DI RECESSIONE. FALSO.<br \/>\nInflazione e rischi di recessione erano gi\u00e0 in atto in Occidente ben prima della invasione dell\u2019Ucraina, avvenuta a fine febbraio del 2022. I fenomeni traggono origine dalla politica di bilancio e dalla politica monetaria degli Stati Uniti. Una responsabilit\u00e0 grave ricade sull\u2019amministrazione Biden e sulla Fed, la banca centrale degli Usa. A quest\u2019ultima si \u00e8 accodata la Banca Centrale Europea.<\/p>\n<p>Il rimbalzo dalla recessione provocata dalla pandemia era molto rapido gi\u00e0 nello scorcio del 2020, in particolare negli Stati Uniti, dove l\u2019Amministrazione Trump aveva gi\u00e0 deciso 900 miliardi di dollari (4% del Pil) di spesa pubblica. Il reddito delle famiglie era in forte aumento e con esso i consumi. Nel 2021 la disoccupazione \u00e8 stata in rapido calo verso il pieno impiego, raggiunto a fine anno. L\u2019anno si sarebbe chiuso con una esplosione del Pil americano del 5,7% e con un deficit verso l\u2019estero di 800 miliardi di dollari, un record persino per la bilancia dei pagamenti correnti del Paese, da mezzo secolo passiva.<\/p>\n<p>In una economia gi\u00e0 avviata al surriscaldamento, Biden e il suo ministro del Tesoro, la professoressa Janet Yellen, mettevano in campo piani ulteriori di spesa pubblica di medio termine per trilioni di dollari, circa il 20% del Pil attuale. Chiunque poteva quindi prevedere che le aspettative d\u2019inflazione e l\u2019inflazione sarebbero divampate. Dal 2% circa all\u2019anno degli inizi del 2021 l\u2019aumento dei prezzi al consumo immediatamente montava, sino a toccare l\u20198% gi\u00e0 nel febbraio 2022, alla vigilia del conflitto ucraino.<\/p>\n<p>Una banca centrale pu\u00f2 contrastare l\u2019inflazione se la prevede e se aumenta i tassi dell\u2019interesse a breve termine (o restringe la liquidit\u00e0) in anticipo, seccamente, al disopra dell\u2019inflazione temuta, senza generare incertezza. Pone cos\u00ec le aspettative sotto controllo. Evita che l\u2019aumento dei tassi a breve si estenda ai tassi a lunga, con pregiudizio dell\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>La Fed non ha fatto nulla di tutto ci\u00f2. Ha annunciato e avviato un aumento dei tassi a breve solo nella primavera scorsa, quando l\u2019inflazione era gi\u00e0 alta. Ma l\u2019aumento non era tale da evitare che i tassi d\u2019interesse restassero in termini reali negativi; che l\u2019inflazione si consolidasse; che anche per la gradualit\u00e0 dell\u2019aumento l\u2019attesa dei rialzi si estendesse ai rendimenti oltre le brevi scadenze, provocando effetti recessivi.<\/p>\n<p>LA REDAZIONE CONSIGLIA:<br \/>\nLe due Americhe e il racconto del tentato colpo di stato<br \/>\nData la dimensione dell\u2019economia americana, le spinte di domanda e le aspettative inflazionistiche contagiavano l\u2019Europa e il resto del mondo. Le stesse quotazioni internazionali dei prodotti primari, dopo essere crollate nel 2020, lievitavano fortemente nel 2021 (del 67% il petrolio, del 27% i non energetici), anch\u2019esse ben prima della guerra fra Russia e Ucraina.<\/p>\n<p>L\u2019area dell\u2019euro sino al 2020 era stata per anni sull\u2019orlo della deflazione dei prezzi. Ci\u00f2 avveniva per la totale, scontata, inefficacia dell\u2019azione della Bce \u2013 il cosiddetto quantitative easing \u2013 nel sostenere la domanda e per l\u2019orientamento restrittivo dei governi, che invece di accrescerli tagliavano gli investimenti pubblici.<\/p>\n<p>Ma sulla scia degli Stati Uniti anche in Europa dagli inizi del 2021 si registrava un aumento dei prezzi che nel febbraio del 2022 toccava il 6%. Come negli Stati Uniti, la banca centrale \u2013 affidata all\u2019avvocatessa Lagarde \u2013 proseguiva per oltre un anno nella politica lassista: la liquidit\u00e0 restava sovrabbondante e i tassi a breve bassissimi, per essere avviati all\u2019aumento con colpevole gradualit\u00e0, restando ampiamente negativi in termini reali.<\/p>\n<p>La guerra e le sanzioni innalzano i costi di alcune produzioni e pi\u00f9 in generale infliggono all\u2019economia mondiale una contrazione dell\u2019offerta aggregata di beni e servizi. Lo shock d\u2019offerta riduce le quantit\u00e0 prodotte e determina un rialzo una tantum del livello dei prezzi. Data l\u2019elasticit\u00e0 ai prezzi della domanda aggregata il primo effetto, sulle quantit\u00e0, \u00e8 maggiore del secondo, sui prezzi. Aggiunge probabilit\u00e0 alla recessione internazionale che alcuni temono anche a causa del rialzo dei tassi a lunga scadenza cui ha dato avvio l\u2019agire delle banche centrali. Di fronte a un quadro di stagflation, che fare?<\/p>\n<p>Stabilizzare sia i prezzi sia l\u2019attivit\u00e0 produttiva configura un caso di contrasto stridente fra obbiettivi. Occorrono entrambi gli strumenti: una politica fiscale di sostegno alla domanda e una politica monetaria antiinflazionistica. Nel bilancio pubblico le spese correnti tendenzialmente non devono eccedere le entrate correnti, al fine di evitare la crescita ulteriore del debito. Vanno al tempo stesso effettuati investimenti pubblici in valide infrastrutture, commisurati all\u2019esigenza di assicurare la piena occupazione e l\u2019intero utilizzo della capacit\u00e0 produttiva disponibile. Gli investimenti hanno un alto moltiplicatore della domanda e possono favorire la produttivit\u00e0 delle stesse imprese. Per entrambe le vie accrescono il reddito e il gettito fiscale al punto da autofinanziarsi nel medio periodo, senza alimentare il debito pubblico.<\/p>\n<p>La politica monetaria deve orientarsi finalmente con rigore al contrasto delle aspettative d\u2019inflazione, recuperandone il controllo. I tassi a breve vanno innalzati una volta per tutte, non lentamente, rendendoli positivi in termini reali, cio\u00e8 portandoli al disopra del livello a cui si intende ridurre l\u2019inflazione. L\u2019eventuale effetto negativo sugli investimenti privati dovr\u00e0 essere compensato dagli investimenti pubblici.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 di una siffatta manovra complementare dei due strumenti \u00e8 di tutta evidenza. Ma l\u2019alternativa \u00e8 fra molta inflazione e molta disoccupazione, se non entrambe. A tanto l\u2019Occidente \u00e8 stato ridotto dalla inadeguatezza del suo governo dell\u2019economia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; 01 &#8211; La Marca (Pd) Incontra il direttore generale Varriale sul potenziamento del personale della rete consolare estera. Per i consoli onorari ricadute <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38644\" title=\"n\u00b026 &#8211; 24\/6\/2022 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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