{"id":38578,"date":"2022-06-13T16:18:16","date_gmt":"2022-06-13T16:18:16","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38578"},"modified":"2022-06-13T16:18:16","modified_gmt":"2022-06-13T16:18:16","slug":"non-temere-di-essere-dichiarato-un-traditore-della-patria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=38578","title":{"rendered":"Non temere di essere dichiarato un \u201ctraditore della patria\u201d"},"content":{"rendered":"<h3><strong>\u201cDove siete stati per otto anni?\u201d \u00e8 la domanda che la propaganda russa ripete ossessivamente. Andrij Mov\u010dan, giornalista ed attivista di sinistra ucraino, racconta la sua lotta contro l\u2019estrema destra e l\u2019emigrazione, ed invita la sinistra russa a prendere posizione contro la guerra<\/strong><\/h3>\n<p><strong>8 giugno 2022<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>di Andrij Mov\u010dan<\/strong><\/p>\n<p><em>La domanda \u201cDove siete stati negli ultimi 8 anni\u201d \u00e8 ancora, dopo mesi di guerra devastante, una delle pi\u00f9 importanti tematiche utilizzate dalla propaganda russa. Questa domanda retorica sottintende che coloro che oggi si oppongono alla guerra hanno preferito non notare la violenta repressione del dissenso e l\u2019ascesa dell\u2019estrema destra in corso nella stessa Ucraina. Sappiamo bene che il movente degli \u201cultimi 8 anni\u201d \u00e8 basato sulla menzogna e sulla sostituzione di concetti: una violenza subita non pu\u00f2 essere il pretesto per un\u2019altra inflitta (oltretutto su scala molto pi\u00f9 ampia), e migliaia di vittime non possono essere ripagate da decine di migliaia. Eppure, questo articolo dell\u2019antifascista e socialista ucraino Andrij Mov\u010dan \u00e8 di grande importanza, poich\u00e9 \u00e8 rivolto principalmente a quella parte del pubblico russo (compresa parte della sinistra), che cerca di giustificare il proprio conformismo usando pretesti come \u201cgli 8 anni\u201d oppure \u201centrambe le parti sono da biasimare\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ho ricevuto la notizia dell\u2019inizio dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina verso le cinque del mattino del 24 febbraio, svegliandomi da un sonno inquieto. Non sono stati suoni di sirene o esplosioni a svegliarmi, ma il rumore del primo treno della metropolitana, che a quell\u2019ora inizia a correre tra le stazioni di Barcellona. Da pi\u00f9 di sette anni vivo lontano dalla mia nativa Kiev, sei dei quali in Catalogna. Sono un emigrato politico. Alla fine del 2014 ho dovuto lasciare il mio paese a causa della mia posizione contro la guerra. Perch\u00e9 non ero d\u2019accordo con la soluzione militare del conflitto nel Donbass. Per molti miei compatrioti, ex amici, colleghi, conoscenti, io sono un traditore della patria.<\/p>\n<p>Quindici anni fa, dopo aver aderito al movimento della sinistra, non potevo nemmeno immaginare dove questa strada avrebbe condotto me e i miei pochi compagni. Anche in quei lontani giorni di pace per un giovane diventare comunista o socialista in Ucraina era una scelta decisamente anticonformista, una sfida al mainstream anticomunista, che gi\u00e0 allora occupava una posizione dominante. Una tale scelta non prometteva altro che problemi. Tuttavia, ancora non avevamo intuito quali.<\/p>\n<p>La loro vera portata ha cominciato a emergere nei primi anni successivi al 2010: una crescita spasmodica dell\u2019estrema destra stava letteralmente avvenendo davanti ai nostri occhi. E noi, una manciata di attivisti di sinistra, siamo stati i primi ad essere esposti alla violenza di queste formazioni. Quando le bande di estrema destra non si erano neanche sentite nominare in Donbass o in Crimea, noi conoscevamo queste persone di vista ed eravamo quasi gli unici che cercavano di attirare l\u2019attenzione su questo problema e in qualche modo resistervi.<\/p>\n<p>Negli ultimi quattro anni della mia vita in Ucraina, io (da solo o in gruppo con i compagni) ho subito una decina di attacchi di strada da parte di estremisti di destra. Alcuni di loro sono finiti in rianimazione. I fotografi mi chiedono ancora dove mi sono rotto il naso; i dentisti sono interessati a come mi sono frantumato i denti; i parrucchieri si sorprendono di trovarmi cicatrici da oggetti metallici sul cranio. Era il terrore. Siamo stati fisicamente allontanati dalla strada.<\/p>\n<p>Per ovvie ragioni, non ho accettato il Maidan. Perch\u00e9 conoscevo di persona i suoi promotori e che tipo di valori condividevano queste persone. Inoltre, non mi facevo illusioni su cosa avrebbe riservato il futuro nella nuova Ucraina a coloro che condividevano idee comuniste. Andava molto male. Da quando la Russia ha annesso la Crimea, \u00e8 andata anche peggio.<\/p>\n<p>Mi sono reso conto con orrore di quale vaso di Pandora era stato aperto. Naturalmente, sapevo che i russi di Crimea si erano avvicinati alla Russia per 25 anni non avendo mai percepito lo stato ucraino come casa loro. Quello che \u00e8 successo non \u00e8 stata una sorpresa. Mi spaventava capire in che modo le perdite territoriali avrebbero esacerbato il problema del nazionalismo in Ucraina. Quanto questo avrebbe complicato la gi\u00e0 deplorevole situazione di tutte le opposizioni, soprattutto di sinistra. Da quel momento chiunque criticasse il nazionalismo, chiunque criticasse il nuovo governo, e ancor di pi\u00f9 chiunque osasse balbettare qualcosa sul diritto all\u2019autodeterminazione degli abitanti della Crimea, avrebbe potuto essere dichiarato un \u201ctraditore della patria\u201d. Non solo avrebbe potuto\u2026 \u00e8 stato dichiarato tale.<\/p>\n<p>L\u2019annessione della Crimea ha complicato radicalmente la vita di quegli ucraini che non volevano accettare il nuovo ordine. Ognuno di noi ha dovuto affrontare una scelta: come bisognava reagire a quello che era successo? Inchinarsi davanti ai nazionalisti per la Crimea, o rimanere fedeli ai propri ideali e subire il marchio dei traditori della patria e dei perseguitati? Per me ho scelto la seconda via.<\/p>\n<p>Alla Crimea \u00e8 seguito il Donbass. E questo ha ulteriormente aggravato la nostra situazione. Ogni ucraino di sinistra doveva darsi una risposta alla domanda: come descrivere questa guerra? Era difficile per me rendermi conto che la logica dei processi era quella di un conflitto territoriale. Se il Donbass fosse rimasto parte dell\u2019Ucraina, sarebbe inevitabilmente diventato il cuore dell\u2019opposizione e del movimento di protesta dei lavoratori industriali. Il Donbass sarebbe diventato la base sociale delle forze di sinistra, avrebbe fatto pressione sul governo di Kiev e con i suoi voti avrebbe minato l\u2019egemonia dei partiti filoccidentali di destra. Invece, la regione stava volando a tutta velocit\u00e0 verso il suo stato attuale: distrutto, deindustrializzato, un simbolo dell\u2019irredentismo russo in balia della guerra e dell\u2019odio nazionale.<\/p>\n<p>I nostri desideri e le nostre speranze raramente coincidono con quanto poi accade realmente. Questo \u00e8 successo anche con il Donbass. Avevo la sensazione che il Donbass, lasciando l\u2019Ucraina, stesse lasciando altri lavoratori ucraini faccia a faccia con il governo neoliberista, dipendente dall\u2019Occidente e i suoi fedeli cani da guardia delle bande di estrema destra. Ma avrei mai potuto accogliere con favore lo strangolamento militare del Donbass dissidente? No.<\/p>\n<p>Ero profondamente disgustato dai leader della rivolta nel Donbass. Ero disgustato dal loro nazionalismo russo, dalla loro manifesta ucrainofobia, dal loro disprezzo per la lingua ucraina, che \u00e8 la mia lingua madre. Ero disgustato dalla diffusa e volgare concezione del passato sovietico come proiezione della grande potenza russa. Era disgustoso non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista estetico. Tuttavia, non ho ritenuto possibile per me schierarmi dalla parte del governo ucraino e dei nazionalisti. Perch\u00e9 lo stato ucraino, a mio avviso, aveva assunto un ruolo repressivo del dissenso nei confronti dei suoi propri cittadini.<\/p>\n<p>Come comunista e come ucraino, ho deciso che il mio dovere in quella situazione era quello di criticare il mio governo, l\u2019esercito e il nazionalismo. Qualcuno deve rendere noti alla societ\u00e0 anche i fatti pi\u00f9 spiacevoli. Che dall\u2019altra parte del fronte ci sono pi\u00f9 nostri concittadini ucraini che soldati e mercenari russi. Che l\u2019artiglieria sta bombardando le zone residenziali. Che l\u2019esercito ucraino nel Donbass non viene accolto con mazzi di fiori. Che i battaglioni di volontari commettono atrocit\u00e0 sui civili. Che i membri del governo si arricchiscono in guerra. Che il nemico principale \u00e8 nel nostro stesso paese.<\/p>\n<p>Potete immaginare cosa possa significare una tale posizione in una societ\u00e0 che sta soffrendo un dolore all\u2019arto fantasma a causa delle perdite territoriali. La mia carriera giornalistica era finita. Gli ex amici si sono affrettati a rinnegarmi. Ho perso tutto il capitale sociale accumulato negli anni precedenti. L\u201980% delle persone del mio ambiente ha deciso che era meglio non avere nulla a che fare con me. Altri hanno anche preso parte attiva alla campagna di molestie pubbliche.<\/p>\n<p>Per i nazionalisti, sono diventato ancora pi\u00f9 odioso di prima. Vivevo in un rifugio urbano, limitavo sensibilmente i miei contatti ed ogni viaggio nel centro della mia citt\u00e0 natale diventava una prova per i miei nervi: troppe persone mi conoscevano di vista e spesso non era la gente migliore di Kiev. Il fatto che nel 2014 ci sia stato un solo attacco contro di me \u00e8 stata una felice coincidenza. Allora la maggior parte degli elementi di spicco dell\u2019ultra-destra era nel Donbass, non avevano tempo per me. Ma hanno minacciato di tornare presto e di occuparsi della \u201cquinta colonna\u201d.<\/p>\n<p>Verso la fine del 2014, i miei cari mi hanno convinto a lasciare il paese. Cos\u00ec sono finito a Madrid. Poi ci sono state le lunghe peregrinazioni della vita da clandestino: senza documenti, senza soldi, senza parlare la lingua, senza amici, senza lavoro, senza la possibilit\u00e0 di tornare in patria. Sono stati gli anni pi\u00f9 difficili della mia vita.<\/p>\n<p>Ma non ho rimpianti per la posizione che ho sostenuto e difeso in tutti questi anni.<\/p>\n<p>Dopo il 24 febbraio, cari compagni russi, state affrontando le stesse sfide che abbiamo affrontato noi otto anni fa. Adesso voi siete come noi.<\/p>\n<p>E la vostra scelta \u00e8 molto pi\u00f9 facile e pi\u00f9 ovvia. Il vostro paese, a differenza dell\u2019Ucraina nel 2014, non ha sub\u00ecto perdite territoriali, non deve risolvere problemi di integrit\u00e0 territoriale, non deve resistere ad interventi sotto copertura. La Russia sta conducendo un\u2019aggressiva guerra di conquista sul territorio di uno stato sovrano, mettendo in discussione lo stesso diritto di esistere di quest\u2019ultimo. Bombarda citt\u00e0 pacifiche, uccide la popolazione civile (principalmente di lingua russa), commette atrocit\u00e0 nei territori occupati. E voi stessi sapete che questo \u00e8 vero.<\/p>\n<p>\u00c8 dovere di ogni comunista e internazionalista russo opporsi a questa invasione criminale. E richiedere il ritiro immediato e incondizionato delle truppe della Federazione Russa almeno entro i confini del 24 febbraio.<\/p>\n<p>Potreste chiedere: \u201cDove sei stato in tutti questi otto anni?\u201d. Se avete letto fino a qui, lo sapete dove sono stato e cosa ho fatto. Mi sono opposto a quella guerra, guadagnandomi il marchio di traditore della patria.<\/p>\n<p>Parte della sinistra russa esprime diverse motivazioni sul perch\u00e9 sia \u200b\u200bnecessario sostenere l\u2019\u201coperazione speciale\u201d o non interferire con essa. Non sono per niente convincenti. No, non si tratta di argomentazioni politiche razionali, si tratta di qualcos\u2019altro. Per me \u00e8 diventato ovvio che la paura pi\u00f9 profonda di molti esponenti della sinistra in Russia \u00e8 quella di venire marchiati come traditori della patria. Conosco questa sensazione. Questa paura del \u201ctradimento\u201d deve essere superata, come l\u2019abbiamo superata noi.<\/p>\n<p>S\u00ec, se condannerete la guerra, sarete sicuramente accusati di tradire la vostra patria. Perderete amici e conoscenti, prospettive di carriera e meriti passati. Sarete odiati e disprezzati dai \u201cpatrioti\u201d. Sarete perseguitati. Ma i comunisti sono stati perseguitati in ogni momento, in tutti gli angoli del mondo sono stati accusati di non amare la loro patria borghese e di lavorare per il nemico. Ora \u00e8 il turno della sinistra russa di partecipare all\u2019Internazionale attraverso una rottura simbolica con la \u201cpatria-stato\u201d.<\/p>\n<p>E sono sinceramente felice che in Russia molte persone che rispetto non abbiano avuto paura di questo marchio. Perch\u00e9 il vero patriottismo ora consiste nel contrastare una catastrofe nazionale fermando questa guerra vergognosa.<\/p>\n<p><em>Traduzione dal russo di Marco Ferrentino<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-posle-media wp-block-embed-posle-media\">\n<div class=\"wp-block-embed__wrapper\"><a href=\"https:\/\/posle.media\/?p=657&amp;fbclid=IwAR37d0PgrIE7thrgcNJpyD86Un-s59cJwaq-91vhmXB3KI_QhxWoxrwAtrQ\" rel=\"nofollow\">https:\/\/posle.media\/?p=657&amp;fbclid=IwAR37d0PgrIE7thrgcNJpyD86Un-s59cJwaq-91vhmXB3KI_QhxWoxrwAtrQ<\/a><\/div>\n<\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>\u201cDove siete stati per otto anni?\u201d \u00e8 la domanda che la propaganda russa ripete ossessivamente. 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