{"id":37649,"date":"2022-03-26T09:46:31","date_gmt":"2022-03-26T09:46:31","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=37649"},"modified":"2022-03-26T11:50:11","modified_gmt":"2022-03-26T11:50:11","slug":"n13-26-marzo-2022-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=37649","title":{"rendered":"n\u00b013 \u2013  26\/3\/2022 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; La crisi mondiale del grano*. \u201cGuerra in Ucraina significa fame in Africa\u201d, ha avvertito la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva. La dipendenza delle fragili economie africane dal mercato mondiale delle materie prime tiene il continente per la gola.<br \/>\n02 &#8211; Schir\u00f2 (Pd) &#8211; assegno unico: ordine del giorno impegna il governo a tutelare i diritti dei residenti all\u2019estero, 25 marzo 2022<br \/>\n03 &#8211; Schir\u00f2 (Pd): ho interrogato il governo sul presente e sul futuro dei corsi di italiano all\u2019estero dopo le difficolt\u00e0 della pandemia e della transizione normativa.<br \/>\n04 &#8211; Schir\u00f2 (pd): solidariet\u00e0 con la comunit\u00e0 di la Louviere e cordoglio per le vittime del tragico evento che ha coinvolto anche nostri connazionali.<br \/>\n05 &#8211; Gideon Levy, Haaretz, ISRAELE- Le sanzioni economiche potrebbero servire anche a Gaza.<br \/>\n06 &#8211; Oliver Meiler*: L\u2019Italia dipende troppo dal gas di Mosca. In quarant\u2019anni la produzione interna \u00e8 diminuita e il consumo \u00e8 aumentato. Cos\u00ec il governo si \u00e8 rivolto alla Libia e poi alla Russia<br \/>\n07 &#8211; OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA \u2013 PNRR. Promosso da: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato S\u00ec, Nostra.<br \/>\n08 &#8211; Alfiero Grandi*:L\u2019invasione dell\u2019Ucraina ha aperto il vaso di Pandora della guerra, va richiuso prima che sia troppo tardi.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; La crisi mondiale del grano*. \u201cGuerra in Ucraina significa fame in Africa\u201d, ha avvertito la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva. La dipendenza delle fragili economie africane dal mercato mondiale delle materie prime tiene il continente per la gola.<\/strong><br \/>\nGli effetti del conflitto si stanno gi\u00e0 facendo sentire fino in Sierra Leone e in Ghana, dove il prezzo del carburante \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiato nel giro di poche settimane.<br \/>\nMa il rincaro del petrolio \u00e8 solo l\u2019inizio. L\u2019Ucraina e la Russia insieme producono quasi un quarto del grano mondiale, sfamando miliardi di persone. Rappresentano quasi il 90 per cento delle importazioni del Kenya, e lo stesso vale per il Sudan, il Ruanda, l&#8217;Etiopia e la Somalia, gi\u00e0 colpiti da una grave siccit\u00e0. Il vero test arriver\u00e0 fra quattro mesi, quando comincer\u00e0 il prossimo raccolto del grano. \u00c8 impensabile che l\u2019Ucraina sia in grado di soddisfare anche solo una parte della domanda. L\u2019aumento della fame e dell\u2019instabilit\u00e0 politica \u00e8 inevitabile. In Egitto, che \u00e8 stato teatro di varie rivolte per il pane negli ultimi anni, le riserve di cereali e la produzione nazionale basteranno solo fino a novembre.<br \/>\nLa guerra sta anche aggravando la volatilit\u00e0 dei mercati, favorendo il rialzo dei tassi d\u2019interesse che, a sua volta, costringerebbe i governi africani a spendere di pi\u00f9 per ripagare i loro debiti e a ridurre la spesa per l\u2019assistenza sanitaria e l\u2019istruzione. Inoltre la fuga di milioni di persone sta mettendo un\u2019enorme pressione sugli ai ti internazionali, che erano gi\u00e0 in calo, e distoglie l\u2019attenzione dai grandi conflitti \u201cdimenticati\u201d, che hanno ancora un disperato bisogno di assistenza. In Yemen il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale, David Beasley, ha avvertito: \u201cSiamo costretti a togliere da mangiare a chi ha fame per nutrire chi di fame sta morendo\u201d. Il conflitto in Ucraina \u00e8 gi\u00e0 una guerra mondiale.<br \/>\n*( The Irish Times, Irlanda )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; SCHIR\u00d2 (PD) &#8211; ASSEGNO UNICO: ORDINE DEL GIORNO IMPEGNA IL GOVERNO A TUTELARE I DIRITTI DEI RESIDENTI ALL\u2019ESTERO, 25 marzo 2022<\/strong><br \/>\nCon l\u2019approvazione del mio Ordine del giorno nell\u2019ambito della discussione alla Camera del Decreto \u201cSostegni ter\u201d, ora diventato legge, il Governo si \u00e8 impegnato a programmare e disporre al pi\u00f9 presto mirati provvedimenti legislativi atti ad introdurre degli strumenti di salvaguardia di alcuni importanti diritti dei nostri connazionali residenti all\u2019estero che sono stati revocati dal 1\u00b0 marzo con l\u2019introduzione dell\u2019Assegno unico.<\/p>\n<p>Nell\u2019odg avevo spiegato al Governo che sono attualmente migliaia i cittadini italiani residenti all\u2019estero aventi diritto \u2013 in virt\u00f9 di norme nazionali e anche di accordi internazionali &#8211; alle detrazioni per figli a carico e\/o all\u2019Anf per figli i quali per\u00f2 a partire dal 1\u00b0 marzo 2022 hanno perso improvvisamente il diritto a tali agevolazioni fiscali, e i quali inoltre a causa della residenza all\u2019estero non potranno tuttavia \u2013 in compensazione &#8211; avere diritto all\u2019Assegno unico.<\/p>\n<p>Si tratta di cittadini italiani iscritti all\u2019Aire (Anagrafe degli italiani residenti all\u2019estero), lavoratori e pensionati, i quali producono il loro reddito in Italia e pagano le tasse in Italia. Insomma contribuenti fiscali alla pari dei cittadini italiani residenti in Italia.<\/p>\n<p>Ho stigmatizzato il fatto che il legislatore nell\u2019abolire detrazioni e Anf per figli a carico e nel compensare tale abolizione con l\u2019introduzione dell\u2019Assegno unico non ha pensato alle pesanti conseguenze umane ed economiche che l\u2019inesportabilit\u00e0 dell\u2019Assegno unico all\u2019estero avrebbe avuto sui diritti acquisiti dei nostri connazionali titolari di prestazioni che dal 1\u00b0 marzo si sono visti revocare inopinatamente e ingiustamente.<\/p>\n<p>Nel mio O.d.g. ho anche ricordato che la stessa Commissione Affari Sociali della Camera nella sua valutazione dello schema del decreto legislativo sull\u2019Assegno unico aveva espresso parere favorevole sul decreto ma aveva altres\u00ec suggerito al Governo di modificare il decreto al fine di salvaguardare i diritti fiscali e previdenziali dei nostri cittadini residenti all\u2019estero.<\/p>\n<p>Ora il Governo con l\u2019approvazione dell&#8217;ordine del giorno prende atto del problema e soprattutto si impegna a trovare soluzioni giuste ed adeguate al fine di tutelare e, spero, ripristinare i diritti dei nostri connazionali revocati in seguito all\u2019introduzione dell\u2019Assegno unico.<\/p>\n<p>Siamo fiduciosi, ma vigileremo, sulla seriet\u00e0 e sulla attendibilit\u00e0 dell\u2019impegno del Governo.<br \/>\n*(Angela Schir\u00f2 &#8211; Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; Camera dei Deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Schir\u00f2 (Pd): HO INTERROGATO IL GOVERNO SUL PRESENTE E SUL FUTURO DEI CORSI DI ITALIANO ALL\u2019ESTERO DOPO LE DIFFICOLT\u00c0 DELLA PANDEMIA E DELLA TRANSIZIONE NORMATIVA.<\/strong><br \/>\nSono nuovamente intervenuta con un atto parlamentare sulla situazione della promozione della lingua e della cultura italiana all\u2019estero perch\u00e9 da qualche tempo in questo campo essenziale per la presenza del nostro Paese nel mondo si manifestano segnali non rassicuranti che \u00e8 doveroso considerare con la massima attenzione e responsabilit\u00e0. 22 MARZO 2022<br \/>\nDall\u2019emanazione nel 2017 del Decreto 64 che ha riorganizzato il sistema della formazione in italiano all\u2019estero si \u00e8 aperta una fase di transizione regolamentare e organizzativa difficile, sia per alcune contraddizioni e ritardi che si sono manifestati nelle procedure di assegnazione del personale scolastico all\u2019estero, poi superati con una modifica normativa da me insistentemente sollecitata, che per i ritardi e le difficolt\u00e0 che si sono avuti per gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura a seguito dell\u2019applicazione della circolare N. 3, per la quale avevo chiesto una moratoria di un anno.<br \/>\nA queste remore si \u00e8 aggiunto il peso della pandemia che ha provocato un freno della partecipazione ai corsi, la necessit\u00e0 di convertire la didattica in presenza in didattica a distanza, seri impedimenti per le attivit\u00e0 di supporto che consentivano agli enti di raccogliere risorse proprie e altro ancora.<br \/>\nIl lavoro avviato per superare la circolare N. 3 e adottarne un\u2019altra capace di tenere conto della situazione critica che si era determinata, per altro, non ha tranquillizzato gli enti gestori che nelle nuove norme ipotizzate non hanno riscontrato la semplificazione auspicata e la certezza del rispetto dei tempi dei contributi ministeriali.<br \/>\nIn prospettiva, poi, come ho avuto modo di sottolineare in un ordine del giorno accolto dal Governo in occasione dell\u2019approvazione della legge di bilancio, sul capitolo che finanzia i corsi pesa il rischio di una regressione del budget di 2,2 milioni circa per gli anni 2023 e 2024, nonostante il rifinanziamento del Fondo per il sostegno alla promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo.<br \/>\nPer questo ho presentato un\u2019interrogazione al Governo per chiedere che si faccia al pi\u00f9 presto un aggiornamento del monitoraggio delle attivit\u00e0 di promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, affinch\u00e9 si possa valutare, dati alla mano, quali conseguenze abbiano prodotto negli ultimi anni la transizione normativa e la pandemia sul numero dei discenti e dei corsi.<br \/>\nNello stesso tempo, ho chiesto ai responsabili del MAECI di tenere in maggiore e pi\u00f9 diretta considerazione le istanze degli enti gestori, soprattutto per quanto riguarda la semplificazione delle procedure e la tempistica dei finanziamenti. Ho sollecitato il Governo, infine, a provvedere appena possibile alla reintegrazione dei fondi del capitolo riguardante il finanziamento dei corsi per il \u201923 e il \u201924, in modo da sgombrare l\u2019orizzonte da una seria minaccia di crisi del sistema faticosamente consolidato negli anni passati.<br \/>\n*(Angela Schir\u00f2 Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; &#8211; Camera dei Deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Schir\u00f2 (pd): SOLIDARIET\u00c0 CON LA COMUNIT\u00c0 DI LA LOUVIERE E CORDOGLIO PER LE VITTIME DEL TRAGICO EVENTO CHE HA COINVOLTO ANCHE NOSTRI CONNAZIONALI.<\/strong><br \/>\n\u201cSconcerto e dolore sono i sentimenti che ho provato nell\u2019apprendere la notizia del tragico evento di La Louvi\u00e8re che ha determinato la morte di sei persone e il ferimento di altre decine riunite in una occasione festosa e di serena socievolezza. Un dolore reso ancora pi\u00f9 acuto dal fatto che molte delle persone coinvolte, sia come vittime che come responsabili dell\u2019evento, siano nostri connazionali, discendenti da quegli italiani che hanno reso La Louvi\u00e8re uno dei luoghi simbolo della nostra emigrazione e una delle citt\u00e0 pi\u00f9 \u201ditaliane\u201d d\u2019Europa.<br \/>\nMi unisco alle parole di solidariet\u00e0 e cordoglio che i rappresentanti della Federazione del PD del Belgio hanno rivolto al Sindaco di La Louvi\u00e8re Jacques Gobert, esprimendo nello stesso tempo le mie sincere condoglianze alle famiglie delle vittime. Ai feriti l\u2019augurio di una pronta guarigione\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; GIDEON LEVY*, HAARETZ, ISRAELE &#8211; LE SANZIONI ECONOMICHE POTREBBERO SERVIRE ANCHE A GAZA. IMMAGINATE CHE ISRAELE INVADA DI NUOVO LA STRISCIA DI GAZA, CAUSANDO I SOLITI MASSACRI, ROVINA E DEVASTAZIONE. IMMAGINATE DECINE DI MIGLIAIA DI CIVILI CHE FUGGONO PER SALVARSI LA VITA DOPO AVER PERSO IL POCO CHE AVEVANO.<\/strong> Gli edifici crollano come castelli di carta, ma Israele procede come se nulla fosse: i piloti bombardano, i carri armati avanzano, i mezzi d\u2019informazione e la popolazione israeliana esultano.<\/p>\n<p>Ma improvvisamente la comunit\u00e0 internazionale prende una decisione: se Israele non si ritirer\u00e0 immediatamente, andr\u00e0 incontro a sanzioni. Se la Striscia di Gaza non diventer\u00e0 una zona d\u2019interdizione al volo, gli aerei da e per Israele resteranno a terra. Israele ignora l\u2019avvertimento e, come sempre, si giustifica parlando di autodifesa, terrorismo e olocausto. A quel punto scatta la nuova arma definitiva: escludere Israele dal sistema internazionale dei pagamenti bancari e da quello con cui le banche li comunicano. Israele rimane senza lo Swift. Del resto, quello che vale per il paese che ha invaso l\u2019Ucraina dovrebbe valere anche per l\u2019invasore della Striscia di Gaza.<\/p>\n<p>Senza lo Swift, Israele imploderebbe all\u2019istante. Forse il tirannico gigante russo pu\u00f2 resistere per un po\u2019, ma non Israele. Nel giro di pochi giorni i signori dell\u2019economia si presenterebbero dai vertici politici e militari con un messaggio chiaro: fermatevi. Cos\u00ec non possiamo andare avanti. Pi\u00f9 o meno quello che successe in Sudafrica ai tempi dell\u2019apartheid quando gli imprenditori dissero al governo bianco: stop. A quel punto resterebbe da capire solo per quanti giorni le forze armate israeliane continuerebbero a distruggere Gaza. Un giorno? Due giorni? Una settimana? Ma alla fine i soldati si ritirerebbero, l\u2019assedio si concluderebbe e Gaza sarebbe finalmente libera, per la prima volta in anni. Tutto con un \u201ccolpo\u201d di Swift.<\/p>\n<p><em>NUOVO ORDINE MONDIALE<\/em><br \/>\nFino a tre settimane fa uno scenario del genere sarebbe stato impensabile, ma forse sta prendendo forma un nuovo ordine mondiale, in cui a ogni attacco contro gli indifesi, a ogni tentativo di conquista, la comunit\u00e0 internazionale risponder\u00e0 con misure economiche e politiche punitive. Per convincere un paese intransigente come Israele, i carri armati non servono. Basta chiudere i bancomat all\u2019aeroporto internazionale di Tel Aviv. Gli israeliani non accetterebbero mai di pagare di tasca loro per le campagne di distruzione a Gaza, in Libano, in Siria o nella Cisgiordania occupata.<\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che Israele non possa resistere a una pressione del genere: non lo farebbe. L\u2019indifferenza degli israeliani davanti alle azioni del loro paese e del loro esercito lascerebbe immediatamente il posto alla preoccupazione e alla paura per il loro denaro. Anche i patrioti pi\u00f9 convinti e i pi\u00f9 inveterati guerrafondai cambierebbero subito idea. Ma la domanda \u00e8 un\u2019altra: la comunit\u00e0 internazionale prenderebbe mai una simile decisione? Punire la Russia non \u00e8 un problema, ma Israele? Il pupillo dell\u2019occidente? Chi oserebbe? Le parole \u201cIsraele\u201d e \u201csanzioni\u201d non sono mai state accostate e finora nessuno ha lontanamente immaginato di punire il suo arrogante disprezzo delle risoluzioni approvate dalle organizzazioni internazionali. Ma forse, dopo l\u2019Ucraina, qualcosa \u00e8 cambiato. Magari dopo aver punito la Russia non si pu\u00f2 pi\u00f9 perdonare tutto a Israele. Forse il mondo si sta risvegliando.<br \/>\nIn un paese dove perfino la guerra in Ucraina \u00e8 considerata un affare e un\u2019opportunit\u00e0 per il sionismo (la ministra dell\u2019interno Ayelet Shaked ha parlato della possibilit\u00e0 di vendere pi\u00f9 armi all\u2019estero mentre il parlamentare Zvi Hauser vorrebbe portare nel paese gli ebrei ucraini) la popolazione potrebbe improvvisamente aprire gli occhi e rendersi conto della realt\u00e0. La guerra in Ucraina ha dato al mondo l\u2019occasione di non restare pi\u00f9 in silenzio. Rispetto alla Russia, ma anche a Israele.<br \/>\nGli israeliani saranno disposti a pagare di tasca loro per avamposti illegali come Evyatar, che la maggior parte degli israeliani non ha mai visto e non vedr\u00e0 mai? Continueranno ad applaudire l\u2019aviazione dopo ogni bombardamento, sapendo che a ciascun crimine seguir\u00e0 una punizione? Nella nuova e sconosciuta realt\u00e0 globale tutto \u00e8 possibile. Forse, quando i cannoni taceranno, tutto torner\u00e0 come prima, con Israele che si comporta come crede e ignora il mondo. Ma forse qualcosa cambier\u00e0. A Washington si sentono gi\u00e0 nuove voci. Queste voci potrebbero diventare pi\u00f9 forti quando la guerra sar\u00e0 finita, e magari il mondo potr\u00e0 finalmente far sentire la propria voce, agendo non solo contro la Russia ma anche contro lo stato pi\u00f9 coccolato del mondo, a cui tutto \u00e8 permesso. Un colpo allo Swift, e l\u2019occupazione sar\u00e0 finita.<br \/>\n(Fonte INTERNAZIONALE &#8211; Traduzione di Andrea Sparacino &#8211; di Gideon Levy, Haaretz, \u00e8 un giornalista israeliano. Dal 1982 scrive per il quotidiano israeliano Haaretz e dal 2010 anche per il settimanale italiano Internazionale )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Oliver Meiler*: L\u2019ITALIA DIPENDE TROPPO DAL GAS DI MOSCA. IN QUARANT\u2019ANNI LA PRODUZIONE INTERNA \u00c8 DIMINUITA E IL CONSUMO \u00c8 AUMENTATO. COS\u00cc IL GOVERNO SI \u00c8 RIVOLTO ALLA LIBIA E POI ALLA RUSSIA<\/strong><br \/>\n\u201cSenza gas russo\u201d, scriveva qualche giorno fa il Corriere della Sera, \u201cl\u2019autunno sar\u00e0 freddo\u201d. In senso letterale, s\u00ec, ma anche in senso metaforico per quanto riguarda la situazione generale.<br \/>\nSolo ora gli italiani si stanno rendendo conto di quanto il paese \u00e8 dipendente dalle forniture di gas provenienti dall\u2019estero, soprattutto dalla Russia. La guerra in Ucraina fa vacillare certezze che sembravano incrollabili. In Italia la preoccupazione \u00e8 pi\u00f9 forte che altrove visto che il gas serve per riscaldare e cucinare e provvede a una parte importante del fabbisogno di energia elettrica. In primavera e in estate probabilmente non ci saranno problemi, ma l\u2019autunno \u00e8 una minaccia cupa.<\/p>\n<p>Il presidente del consiglio Mario Draghi non ha escluso un razionamento del gas per il settore industriale. L\u2019Italia sta pagando le sue strategie miopi, la svendita della propria autonomia, l\u2019insufficiente differenziazione delle fonti energetiche. Nel 1980, quando consumava solo quaranta miliardi di metri cubi di gas all\u2019anno, ne produceva quasi la met\u00e0 grazie a 115 piattaforme offshore, situate principalmente nel nord dell\u2019Adriatico. Oggi consuma un quantitativo di gas quasi doppio rispetto a quarant\u2019anni fa e ne produce solo 3,5 miliardi di metri cubi. Negli ultimi vent\u2019anni le piattaforme d\u2019estrazione e i combustibili fossili sono passati di moda e le quantit\u00e0 prodotte si sono ridotte sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Da sapere<\/strong><\/p>\n<p><em>UN CONTINENTE DI IMPORTATORI<\/em><br \/>\nPercentuale di gas importato dalla Russia sul totale delle importazioni di gas di ciascun paese. Regno Unito e Bosnia Erzegovina, dati del 2019. Nel 202o la Norvegia ha importato dieci milioni di metri cubi di gas dalla Russia, ma non dipende da Mosca perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esportatrice netta (esporta pi\u00f9 gas di quanto ne importa). Eurostat, Agenzia statistica e analitica del dipartimento statunitense per l\u2019energia, Bloomberg<\/p>\n<p>Il resto del gas viene da Russia (circa il 40 per cento), Algeria (28 per cento), Azerbaigian (9 per cento) e Libia (4 per cento), per citare solo i fornitori maggiori. Il gas liquefatto trasportato dalle navi cargo che partono dal Qatar, invece, \u00e8 convertito nei rigassificatori a Livorno, a Panigaglia e a Cavarzere, dov\u2019\u00e8 stoccata la maggior parte delle riserve italiane, che per\u00f2 sono piuttosto scarse: secondo il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, infatti, se s\u2019interrompessero le forniture di gas dall\u2019estero, le riserve basterebbero solo per otto settimane.<\/p>\n<p><em>DIVERSIFICARE LE FONTI<\/em><br \/>\nOra l\u2019Italia sta cercando di aumentare le quantit\u00e0 importate da fonti non russe, per sottrarsi ai possibili ricatti di Mosca. Da quando \u00e8 scoppiata la guerra il ministro degli esteri Luigi Di Maio \u00e8 gi\u00e0 stato in Algeria e in Qatar, insieme all\u2019amministratore delegato dell\u2019Eni. Ma le trattative con il Qatar sono difficili, perch\u00e9 il paese ha impegni contrattuali a lungo termine con altri compratori in estremo oriente. Le cose sono andate meglio con l\u2019Algeria, da cui ultimamente attraverso il condotto Transmed arrivano pi\u00f9 forniture di gas rispetto a quelle provenienti dalla Russia. Anche dall\u2019Azerbaigian ci si aspetta un aumento delle importazioni, visto che il nuovo gasdotto Trans-Adriatico al momento non \u00e8 sfruttato a pieno regime. E poi c\u2019\u00e8 la Libia, ex colonia italiana, da cui in passato l\u2019Italia importava grandi quantit\u00e0 di gas, anche per la vicinanza geografica tra i due paesi. Poi per\u00f2 l\u2019Italia si \u00e8 resa conto che Muammar Gheddafi sfruttava questa dipendenza a scopi politici e ha cercato nuovi fornitori. Ma la lezione non \u00e8 bastata.<br \/>\nAlcuni studi dimostrano che se l\u2019Italia interrompesse del tutto le forniture di gas russo, aumentando la propria produzione e le importazioni da Algeria, Azerbaigian e Libia, sarebbe in grado di compensare solo la met\u00e0 del quantitativo perso: all\u2019appello mancherebbero circa 15 miliardi di metri cubi di gas all\u2019anno, una quantit\u00e0 considerevole.<\/p>\n<p><em>IL RITORNO DEL CARBONE<\/em><br \/>\nMa quali sono le alternative? L\u2019Italia non ha centrali nucleari. Inoltre, aumentare la produzione da fonti rinnovabili non \u00e8 facile: serve tempo, soprattutto a causa della burocrazia. A breve termine, perci\u00f2, la via d\u2019uscita \u00e8 una sola e in parlamento Draghi ne ha parlato con tono rassegnato: il governo ha dato disposizioni perch\u00e9 sei centrali a carbone si preparino a riportare la produzione a pieno regime.<br \/>\nL\u2019Italia si era impegnata a dismetterle tutte entro il 2025, per contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2. Circa l\u2019otto per cento dell\u2019inquinamento atmosferico in Italia, infatti, si deve a queste centrali. Quella di La Spezia era gi\u00e0 stata chiusa, mentre le altre avevano ridotto la produzione. La centrale di Monfalcone, nel nordest del paese, era vicina alla chiusura, con grande sollievo della popolazione locale, che ora a causa di Vladimir Putin rischia di tornare a vivere tempi bui.<br \/>\nAll\u2019improvviso si parla di nuovo anche di trivelle, le piattaforme di estrazione da sempre contestate per motivi ecologici e per il loro impatto sul paesaggio. Cingolani ha annunciato che il governo ha semplificato le procedure per autorizzare nuovi impianti. Una dichiarazione singolare visto che il suo ministero ha il compito di rendere pi\u00f9 sostenibile la produzione di energia in Italia.<br \/>\n( Fonte INTERNAZIOALE, Oliver Meiler, S\u00fcddeutsche Zeitung, Germania, \u00c8 il corrispondente in Italia del quotidiano svizzero Tages-Anzeiger e di quello tedesco S\u00fcddeutsche Zeitung.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA* \u2013 PNRR.<\/strong> Promosso da: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato S\u00ec, Nostra. Puntare strategicamente sulle energie rinnovabili, altri ritardi sono inaccettabili. Il Presidente del Consiglio Draghi ha detto pi\u00f9 volte che bisogna puntare sulle energie rinnovabili per raggiungere l\u2019obiettivo della nostra sovranit\u00e0 energetica. Per ora il Ministro Cingolani ha annunciato solo l\u2019approvazione di alcuni parchi eolici che valgono solo 400 Megawatt e l\u2019intenzione di costruire due rigassificatori galleggianti.<br \/>\nTroppo poco per parlare di svolta nella politica energetica del nostro paese. 400 MegaW sono un ventesimo delle richieste di eolico che Terna ha in attesa di approvazione. Occorre fare seguire alle parole i fatti e le scelte.<br \/>\nBisogna uscire da questa contraddizione: da un lato si parla di rinnovabili ma in realt\u00e0 si pensa al gas, al carbone, o anche peggio.<br \/>\nInterventi per alleggerire le conseguenze dell\u2019aumento dei prezzi e della guerra sono indispensabili ma il problema di fondo \u00e8 puntare su un nuovo piano energetico nazionale, in un quadro europeo. Per questo occorrono proposte precise.<br \/>\nGreenpeace, Lega Ambiente e WWF hanno avanzato una proposta importante. Riscrivere il Piano energetico nazionale (Pniec) entro giugno per definire con precisione quanto fotovoltaico, quanto eolico in mare e a terra, quanto possono dare le altre fonti rinnovabili e un nuovo piano di risparmio energetico, perch\u00e8 ad esempio i rigassificatori per riportare il gas naturale liquefatto a temperatura ambiente possono fornire l\u2019energia del freddo alle imprese che ne hanno necessit\u00e0 per loro produzioni, altrimenti questa grande risorsa viene sprecata e dispersa nell\u2019ambiente.<br \/>\nUn piano energetico aggiornato deve avere come primo obiettivo riprendere almeno il ritmo degli investimenti nelle energie rinnovabili del 2010\/2013, puntando a 90 GigaW entro 5\/6 anni, come propongono giustamente le associazioni ambientaliste, andando oltre gli obiettivi precedenti a causa dell\u2019urgenza di creare alternative al gas.<\/p>\n<p><em>CI SONO DUE PRECONDIZIONI.<\/em><br \/>\nLa prima sono le autorizzazioni per i nuovi impianti. Il PNRR consente al Governo di adottare decisioni per ottenere l\u2019ok definitivo ai nuovi impianti fotovoltaici entro 30\/60 giorni e l\u2019approvazione dell\u2019eolico, in particolare off shore, entro 6 mesi, garantendo gli allacci di Terna all\u2019entrata in funzione degli impianti.<br \/>\nLa seconda sono i finanziamenti. I nuovi impianti fotovoltaici, comprensivi di accumuli, debbono essere agevolati con detrazione fiscale al 100 %, anzich\u00e9 al 50%, fino a 20 kW, installandoli sui tetti delle case e dei capannoni. Questo intervento pu\u00f2 essere inserito nel quadro dei bonus edilizi, stanziando un miliardo in pi\u00f9 all\u2019anno, cio\u00e8 meno della met\u00e0 degli aumenti appena decisi per le spese per armamenti.<\/p>\n<p><em>PER LE ARMI I SOLDI SI TROVANO E PER GLI INVESTIMENTI ENERGETICI NO ?<\/em><br \/>\nQuesta incentivazione decennale delle rinnovabili va discussa dal Governo con le imprese e i sindacati per costruire un piano per produrre, installare e l\u2019assistenza degli impianti, puntando a fare crescere la produzione nazionale e l\u2019occupazione. 90 GigaW di energie rinnovabili sostituiscono 30 miliardi di metri cubi di gas, pari al 45% di tutto l\u2019import di gas in Italia e tutto il gas russo importato.<br \/>\nPer l\u2019eolico off-shore oltre le 12 miglia (20 Km) di distanza dalla costa l\u2019approvazione dei progetti \u00e8 di competenza del governo centrale e deve avvenire entro 6 mesi. La normativa che oggi congela ed impedisce il repowering e l\u2019aggiornamento dei progetti eolici deve essere modificata in modo da consentire l\u2019installazione dell\u2019ultima generazione di turbine. Terna deve essere predisporre l\u2019allaccio alla rete elettrica delle turbine, con contratti per l\u2019immissione in rete dell\u2019elettricit\u00e0 prodotta a tariffa concordata per 10 anni.<br \/>\nLe tariffe elettriche per gli utenti vanno rese trasparenti sulla base della effettiva produzione (FER, fossile, altro) dell\u2019energia elettrica venduta al consumatore, in modo da rendere evidente la convenienza dell&#8217;apporto delle energie rinnovabili sulle altre fonti.<br \/>\nPiano per la produzione siderurgica connesso alla produzione da energie rinnovabili e di idrogeno verde, di cui manca il piano. Piano per la produzione di pale eoliche, ecc. e per la produzione di pannelli solari, inverter, batterie di accumulo. Piano di formazione di operatori\/manutentori per fotovoltaico ed eolico (compreso offshore).<br \/>\nUso dell\u2019idroelettrico esistente, non di costosi e inutili nuovi turbogas, per stabilizzare a rete elettrica, anche attraverso i pompaggi. Nuovi investimenti ove possibile con estensione ai piccoli salti d&#8217;acqua. Nel mezzogiorno e nelle isole l\u2019idroelettrico pu\u00f2 dare un\u2019importante contributo di regolazione all\u2019approvvigionamento idrico dell\u2019agricoltura e del territorio. Occorre introdurre l\u2019obbligo di installazione di impianti solari FV su tutte le nuove costruzioni come in Germania.<br \/>\nLiberalizzazione del mercato delle FER eliminando l\u2019anacronistico obbligo della vendita di energia esclusivamente all\u2019operatore monopolista elettrico. Il cittadino auto produttore di energia deve essere libero di vendere l\u2019energia sul mercato locale e il gestore della rete elettrica deve essere di supporto ai cittadini.<br \/>\nLiberare le comunit\u00e0 energetiche da una normativa controproducente ed eccessivamente vincolante, in modo da ampliarne l\u2019applicazione e il potenziale di sviluppo.<br \/>\nCreazione di un fondo interbancario per finanziamenti a tassi agevolati con procedura semplificata degli investimenti, senza decurtare gli incentivi.<br \/>\nUlteriori misure per il fotovoltaico agricolo, biomasse, ecc. per contribuire a realizzare gli obiettivi. Blocco della costruzione di inutili nuove centrali a gas, conferma della chiusura delle centrali a carbone nel 2025. Il PNIEC dovr\u00e0 tracciare la \u201croad-map\u201d di riferimento per gli investimenti nel settore energetico in Italia, confermando comunque l\u2019esclusione del nucleare da fissione in Italia.<br \/>\n*(Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Alex Sorokin 21\/3\/2022)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Alfiero Grandi*:L\u2019INVASIONE DELL\u2019UCRAINA HA APERTO IL VASO DI PANDORA DELLA GUERRA, VA RICHIUSO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.<\/strong><br \/>\nLA GUERRA IN UCRAINA CONTINUA. L\u2019invasione russa prosegue sia pure con difficolt\u00e0, l\u2019Ucraina ne contrasta l\u2019avanzata. Le richieste insistenti di Zelensky sulla No-Fly Zone, per la fornitura di aerei dalla Nato, per avere armi letali come Iron dome da Israele, per il blocco delle forniture all\u2019Europa di gas dalla Russia, confermano che un conto \u00e8 contrastare, mettere in difficolt\u00e0 l\u2019invasione russa, altro \u00e8 vincere. Quanto sta accadendo in Ucraina, dove ci sono morti, feriti, distruzioni e si sta scavando un burrone tra mondi e culture, va fermato senza perdere tempo. Non fermare subito i combattimenti significa che lutti, distruzioni, la semina di odi e rotture profonde diventeranno sempre pi\u00f9 gravi, insopportabili in Ucraina e nel mondo.<\/p>\n<p>L\u2019impressione \u00e8 che le parti in causa non abbiano ancora deciso se sia giunto il momento per trattare seriamente e che anche i mediatori siano in attesa di un momento pi\u00f9 favorevole per svolgere il loro ruolo. La speranza \u00e8 che riservatamente qualcosa si stia muovendo, ma per ora \u00e8 solo una speranza. Nelle valutazioni che si ascoltano e si leggono su questa guerra in Italia, e non solo, prevale lo schierarsi a sostegno, ma questa non \u00e8 una competizione pacifica nella quale fare il tifo, \u00e8 una guerra che deve arrestarsi prima possibile.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 farla cessare per risparmiare vite umane, altre distruzioni, altri veleni che vanno in circolo in modo potente. Ad esempio, il diffondersi della convinzione che evitare la guerra \u00e8 un sogno irrealizzabile, quasi fosse un fenomeno naturale, e per questo la corsa al riarmo sarebbe inevitabile. Non a caso \u00e8 tornato di moda il motto latino guerrafondaio: se vuoi la pace prepara la guerra.<\/p>\n<p>Partendo dall\u2019invio di armi all\u2019Ucraina si passa con disinvoltura a prendere in considerazione un intervento armato diretto.<\/p>\n<p>Esattamente dove porterebbero la No-Fly zone, oppure l\u2019invio di aerei da combattimento, richiesti da Zelensky, se non all\u2019estensione del conflitto, ad una guerra aperta tra Nato e Russia? Si delinea sempre pi\u00f9 nitido il pericolo di un\u2019escalation. Tanto \u00e8 vero che iniziano le distinzioni tra guerra diretta tra Russia e Nato e il rischio di un conflitto nucleare, che secondo queste valutazioni sarebbe possibile evitare. Ne hanno parlato in questi termini autorevoli dirigenti ucraini e anche esponenti di altri paesi europei. Per questo l\u2019iniziativa per una tregua e per la pace debbono essere la priorit\u00e0 per tutti.<\/p>\n<p>Per questo il movimento per la pace deve crescere, diventare potente, unificando tutte le posizioni che convergono sull\u2019obiettivo di cessare la guerra e puntano ad un accordo di pace. Posizioni che debbono convergere sull\u2019obiettivo centrale anche quando le valutazioni di partenza sono diverse. Oggi non \u00e8 cos\u00ec, il tentativo di contrapporre la piazza di Firenze a quella di Roma \u00e8 stato un segnale preoccupante. Il movimento per la pace in Ucraina deve resistere ai tentativi di \u201carruolarlo\u201d perch\u00e9 in gioco ci sono le vite di altri e a loro deve guardare l\u2019iniziativa per fermare i combattimenti e imboccare la difficile strada di una soluzione pacifica del conflitto.<\/p>\n<p>La mediazione \u00e8 indispensabile per trovare una via d\u2019uscita dal conflitto armato.<\/p>\n<p>Le parti in causa hanno difficolt\u00e0 a farlo direttamente, infatti quando si rivolgono all\u2019altro contendente danno l\u2019impressione di considerare la trattativa come un aspetto della campagna di guerra. Occorre individuare una sede e un ruolo di mediazione. L\u2019Onu \u00e8 la sede preferibile e naturale. Luigi Ferrajoli ha proposto che l\u2019assemblea generale dell\u2019Onu si riunisca in modo permanente fino alla fine dei combattimenti. \u00c8 una proposta che indica con nettezza l\u2019importanza che l\u2019Onu deve dare alla soluzione di questo conflitto, sottraendolo ai rapporti di forza e alle convenienze delle grandi potenze, facendo rientrare il loro stesso ruolo nell\u2019ambito delle Nazioni Unite. Certo, il ruolo dell\u2019Onu negli ultimi decenni si \u00e8 molto indebolito, ma questo \u00e8 il risultato di scelte precise delle potenze mondiali grandi e meno grandi che hanno preferito, per loro interessi, decidere loro interventi militari mettendo l\u2019ONU di fronte al fatto compiuto, facendogli mancare le risorse. In questo hanno responsabilit\u00e0 tutte le principali potenze del pianeta.<\/p>\n<p>Ricordo che fino a poco tempo fa anche la Nato non godeva di grande considerazione, basta ricordare i giudizi di Trump e Macron.<\/p>\n<p>La tragedia ucraina pu\u00f2 essere l\u2019occasione per ridare peso e ruolo alle Nazioni Unite, riconoscendo il loro ruolo di sede in cui condurre le trattative. Questo non vuol dire che le grandi potenze vadano tenute ai margini. Al contrario l\u2019obiettivo deve essere di imporre loro comportamenti che rispondano a tutta l\u2019opinione pubblica mondiale. Nel ruolo di mediazione sotto l\u2019egida dell\u2019Onu possono essere stemperati anche i dubbi sulle reali motivazioni di alcuni paesi che si sono candidati alla mediazione e possono essere spinte ad assumere un ruolo potenze come la Cina, che altrimenti sembrano restie, basta ricordare quanto ha detto XI a Biden: spetta a chi mette il sonaglio al collo della tigre il compito di toglierlo. In quella sede anche personalit\u00e0 di riconosciuta credibilit\u00e0 possono svolgere un ruolo, altrimenti a quale titolo potrebbero avanzare proposte alle parti in causa?<\/p>\n<p>L\u2019urgenza di sospendere i combattimenti deve diventare l\u2019assillo principale per tutti \u2013 oggi ancora non lo \u00e8 \u2013 per spingere ad imboccare la via della trattativa. Tra i veleni che si stanno diffondendo, forieri di gravi conseguenze, c\u2019\u00e8 una fortissima spinta al rilancio degli armamenti. Eppure Francesco ha detto solo pochi giorni fa che non \u00e8 accettabile che i soldi per le armi si trovino sempre mentre quelli per fare stare meglio le persone no. Spendere di pi\u00f9 per le armi \u00e8 una profezia che auto avvera la guerra, per la quale vengono prodotte.<\/p>\n<p>Eppure in passato quando si \u00e8 arrivati sull\u2019orlo del burrone nucleare c\u2019\u00e8 stata una reazione che ha definito le modalit\u00e0 per evitare errori irreparabili e avviato trattative per ridurre gli armamenti, a partire dal nucleare. Sono state scelte vie diverse, a volte tortuose, su segmenti, ma alla fine del percorso qualche risultato significativo di disarmo \u00e8 stato raggiunto. Ma ora la posizione riarmista ha ripreso forza, mettendo in discussione accordi e bloccando la possibilit\u00e0 di farne altri. C\u2019\u00e8 un abisso tra l\u2019attenzione ad evitare che l\u2019Iran si doti di armi nucleari e la distrazione, o peggio, sui comportamenti di quanti le hanno gi\u00e0, il cui arsenale viene ammodernato e reso ancora pi\u00f9 letale. Anche l\u2019Italia avr\u00e0 presto sul suo territorio un potenziamento\/ammodernamento dell\u2019arsenale nucleare, che \u00e8 di stanza nei depositi USA e Nato. C\u2019\u00e8 troppa rassegnazione verso il riarmo, che la guerra in Ucraina sta spingendo potentemente.<\/p>\n<p>Occorre puntare ad un clima politico che consenta di invertire la tendenza al riarmo, anzitutto nucleare, per impedire che la previsione della catastrofe mondiale si auto avveri. Dopo pochi mesi rischiamo il tramonto definitivo di iniziative come quelle sul clima, che hanno bisogno di un orizzonte mondiale, che si aggiungerebbe alla sopraffazione sull\u2019ambiente e sul clima che rappresenta la guerra. Ci sono approfondimenti da fare sul rapporto tra Europa e Nato. Unione europea e Nato non sono la stessa cosa. L\u2019UE non dovrebbe essere la dimensione europea della Nato. L\u2019Unione europea ha gi\u00e0 affrontato una prova difficile estendendosi sul versante dell\u2019est Europa, male immaginata e peggio organizzata. Non a caso la capacit\u00e0 di decisione su questioni di fondo in Europa continua ad essere condizionata dall\u2019unanimit\u00e0 e quindi un solo paese ha diritto di veto. I cerchi concentrici delle cooperazioni rafforzate possono servire per alcune situazioni, vedi Euro, ma non possono diventare la regola. Le divisioni interne all\u2019Europa sono frutto di una costruzione bislacca e di una reazione all\u2019egemonia dei fondatori. Ora la guerra in Ucraina spinge l\u2019Europa a sostenerla con la fornitura di armamenti, con interventi dell\u2019UE (si arriver\u00e0 ad un miliardo di euro) e dei singoli paesi. Eppure la fornitura di armamenti all\u2019Ucraina \u00e8 gi\u00e0 affrontata dalla Nato, e dagli Usa a cui evidentemente la Nato non basta.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019Europa deve scendere in campo in aggiunta all\u2019alleanza militare di cui fa parte? Semmai l\u2019UE dovrebbe decidere che \u00e8 giunto il momento di dare vita ad un proprio sistema militare, ma in questo caso occorre evitare il raddoppio delle spese per la difesa. Il parlamento italiano ha deciso di portare le spese militari al 2% del bilancio dello Stato (da 26 a 38 miliardi) entro il 2027, senza aumentare il deficit vuol dire sottrarre risorse ad altre voci, spesa sociale, ecc\u2026 Il 2% di aumento delle spese militari nazionali rischia di aggiungersi alle spese europee, mentre la \u201cdifesa europea\u201d era stata immaginata come un rafforzamento per integrazione, quindi con meno spese. In realt\u00e0 il 2% \u00e8 una richiesta degli USA e della Nato. La difesa comune europea potrebbe essere una buona idea a condizione che ci sia un reale Governo europeo, Difesa compresa, e che tutti i sistemi siano integrati, resi europei, risolvendo anche il ruolo della Francia, unico paese con armamento atomico. La Gran Bretagna ormai \u00e8 fuori dall\u2019UE e insegue il sogno di diventare un regolatore mondiale a fianco degli Usa.<br \/>\nComunque la si pensi \u00e8 inevitabile che questa orribile guerra porti a reazioni di paura, al rafforzamento dei peggiori istinti bellicisti. Per contrastarle occorre una riflessione adeguata sulle prospettive, sia per disinnescare il massacro in corso, sia in prospettiva per individuare un sistema di prevenzione dei conflitti, ristabilendo fiducia e canali di comunicazione che portino il pianeta nella direzione opposta a quella attuale. Il contrario di quanto accade.<br \/>\nIl mondo era impreparato ad una prova come l\u2019invasione dell\u2019Ucraina ma ora non pu\u00f2 non prepararsi a progettare una soluzione stabile che prevenga i conflitti e sia in grado di risolverli. Nel pieno della seconda guerra mondiale fu progettato l\u2019ONU come sede di prevenzione e regolazione dei conflitti. Un grande sogno che trov\u00f2 le forme di realizzazione che conosciamo. Ora il problema da risolvere \u00e8 di pari livello. Basta pensare all\u2019irrisolto problema di come svolgere il ruolo di polizia internazionale, di interposizione, che ha bisogno di forza reale per non fallire come a Sarajevo.<br \/>\nDa una tragedia si esce solo se si reagisce al meglio delle idee e delle scelte per correggere la deriva in atto. Altrimenti rischiamo di vedere tempi molto bui.<br \/>\n*(Fonte Jobsnwes, Alfiero Grandi, \u00e8 un politico e sindacalista italiano.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; La crisi mondiale del grano*. \u201cGuerra in Ucraina significa fame in Africa\u201d, ha avvertito la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva. La <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=37649\" title=\"n\u00b013 \u2013  26\/3\/2022 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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