{"id":37056,"date":"2022-01-22T13:21:05","date_gmt":"2022-01-22T13:21:05","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=37056"},"modified":"2022-01-24T16:21:34","modified_gmt":"2022-01-24T16:21:34","slug":"n04-22-gennaio-2022-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=37056","title":{"rendered":"n\u00b004 \u2013 22\/1\/2022 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO."},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Schir\u00f2 (Pd): presentati due emendamenti al \u201cmilleproroghe&#8221; per salvaguardare detrazioni e assegni familiari degli italiani all\u2019estero<\/strong><\/p>\n<p><strong>02 \u2013 Andrea Ventura*: I danni del capitalismo Anti sociale per natura.<\/strong><\/p>\n<p><strong>03 \u2013 IL 18 gennaio il parlamento europeo ha eletto alla presidenza la deputata maltese di centrodestra Roberta Metsola, che prender\u00e0 il posto di David Sassoli.<\/strong><\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Roberto Romano*: L\u2019economia di mercato non ha come obiettivo la piena occupazione . <\/strong><strong>Lavoro e Stato. L\u2019Italia \u00e8 un paradigma tecno-sociale: ha \u00abistituzionalizzato\u00bb il lavoro povero e il saper fare fondato su flessibilit\u00e0 e sfruttamento. Cos\u00ec sono stati stravolti i diritti<\/strong><\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Tommaso Nencioni*: Berlusconi e Draghi il caso unico di due autocandidature al <\/strong><strong>Quirinale. Sull\u2019anomalia rappresentata da un\u2019eventuale ascesa al Colle del Cavaliere poco c\u2019\u00e8 da aggiungere al molto che a proposito del leader di Forza Italia \u00e8 stato detto e scritto negli ultimi trent\u2019anni<\/strong><\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Piero Bevilacqua*: Come sottrarre il pianeta all\u2019arbitrio umano e del mercato. <\/strong><strong>Saggi. \u00abPer una costituzione della Terra\u00bb di Luigi Ferrajoli, edito da Feltrinelli. L\u2019autore e giurista presenta con rigore intellettuale i cento articoli in cui si dovrebbe articolare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Alessandra Algostino*: l\u2019infodemia sul green pass stende un velo sul conflitto sociale. <\/strong><strong>Ferma la costituzionalit\u00e0 relativa alla legittimit\u00e0 dell\u2019obbligo vaccinale, dobbiamo interrogarci sulla pervasivit\u00e0 della discussione che lascia fuori tutto il resto<\/strong><\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Alfiero Grandi*: Berlusconi non deve diventare Presidente della Repubblica. Il destino prossimo della democrazia italiana<\/strong><\/p>\n<p><strong>09 &#8211;\u00a0 Coordinamento Democrazia Costituzionale *: Richiesta al Governo di bloccare l&#8217;inserimento di nucleare e gas fossile nella tassonomia europea delle energie rinnovabili, alle 13 la petizione ha 147.002 firme, allegata petizione allegata con aggiornamento, raccolta delle firme continua OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA \u2013 PNRR<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; SCHIR\u00d2 (PD): PRESENTATI DUE EMENDAMENTI AL \u201cMILLEPROROGHE&#8221; PER SALVAGUARDARE DETRAZIONI E ASSEGNI FAMILIARI DEGLI ITALIANI ALL\u2019ESTERO<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCon gli emendamenti che abbiamo presentato ieri al Decreto \u201cMilleproroghe\u201d in discussione alla Camera dei deputati intendiamo ribadire il nostro impegno e la nostra convinta battaglia affinch\u00e9 le detrazioni per i figli a carico e l\u2019assegno per il nucleo familiare con figli continuino ad essere fruiti dai nostri connazionali aventi diritto residenti all\u2019estero\u201d. 21 gennaio 2022<\/p>\n<p>\u201cCome \u00e8 noto sia le detrazioni che l\u2019Anf saranno abrogati per tutti, residenti in Italia e all\u2019estero, a partire dal 1\u00b0 marzo 2022 in virt\u00f9 delle disposizioni della nuova legge sull\u2019Assegno unico universale. Tuttavia per chi risiede in Italia i due benefici abrogati saranno sostituiti e compensati dall\u2019importante e positivo strumento dell\u2019Assegno unico\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPurtroppo quei residenti all\u2019estero che attualmente ne hanno diritto perderanno sia le detrazioni che l\u2019Anf (per i figli) ma non potranno ottenere invece l\u2019Assegno unico che \u00e8 subordinato, tra le altre cose, alla residenza e al domicilio in Italia\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSiamo intervenuti sin dall\u2019entrata in vigore nell\u2019aprile del 2021 della Legge Delega sull\u2019Assegno unico per sensibilizzare Governo e autorit\u00e0 competenti sulla situazione di iniquit\u00e0 e di discriminazione che la nuova legge avrebbe prodotto sui sacrosanti diritti acquisiti dalle nostre collettivit\u00e0 residenti all\u2019estero: diritti sanciti da leggi nazionali e da accordi internazionali di sicurezza sociale. Occorre quindi definire le necessarie normative per garantire tali diritti\u201d.<\/p>\n<p>\u201cI nostri emendamenti al \u201cMille proroghe\u201d intendono sollecitare ulteriormente Governo e Parlamento affinch\u00e9 si facciano carico della giusta tutela dei diritti fiscali e previdenziali dei nostri emigrati. In ogni caso, continueremo il nostro impegno per salvaguardare i diritti di decine di migliaia di nostri connazionali residenti all\u2019estero\u201d.<\/p>\n<p>*(Angela Schir\u00f2 &#8211; Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; &#8211; Camera dei Deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; I DANNI DEL CAPITALISMO ANTI SOCIALE PER NATURA . IL CAPITALISMO SI BASA SULLA DISTRUZIONE DEI RAPPORTI SOCIALI E SULL\u2019ANNULLAMENTO DEI BISOGNI, DELLE ESIGENZE E DELLE ASPIRAZIONI DEI SINGOLI INDIVIDUI, CHE VANNO BEN OLTRE LA LOGICA DEL PROFITTO, DEL CONSUMO E DELL\u2019ARRICCHIMENTO<\/strong><\/p>\n<p><strong>II CAPITALISMO NON \u00c8 LEGATO ALLA DEMOCRAZIA, INFATTI SI TROVA A SUO AGIO ANCHE ACCANTO ALLE PEGGIORI DITTATURE.<\/strong><\/p>\n<p>Un cardine fondamentale della teoria economica dominante \u00e8 costituito dalla cosiddetta sovranit\u00e0 del consumatore. L\u2019idea di fondo \u00e8 che l\u2019individuo sia il miglior giudice delle proprie scelte, e che nessuno debba interferire con esse. Di conseguenza il libero mercato, dove ciascuno agisce individualmente, \u00e8 il luogo dove si realizzano la libert\u00e0 e il benessere di tutti. Muovere dalle<\/p>\n<p>scelte individuali \u00e8 anche un cardine metodologico. La teoria economica dominante, infatti, rifiuta l\u2019idea che\u00a0 un\u2019economia ben funzionante possa essere controllata dai governi, o che in essa debbano interferire sindacati, partiti e portatori di interessi collettivi. La teoria si basa piuttosto sull\u2019individualismo metodologico, cio\u00e8 sulla tesi per la quale si deve partire dai singoli individui. E certamente ovvio che la societ\u00e0 sia composta da individui, ma l\u2019individuo non \u00e8 mai isolato dai suoi simili.<\/p>\n<p>Piuttosto, per riprendere una efficace formulazione di Marx, \u00abl\u2019individuo si pu\u00f2 isolare solo in societ\u00e0\u00bb. Il rapporto tra individuo e realt\u00e0 sociale \u00e8 dunque uno dei temi pi\u00f9 complessi, e le forzature che propone la teoria economica dominante sono inaccettabili, soprattutto perch\u00e9 mancano di riconoscere gli elementi che rendono la vita umana diversa dalla vita delle altre specie<\/p>\n<p>animali: essa si caratterizza per la maggiore socialit\u00e0, non per l\u2019assenza di essa, dunque ridurre la societ\u00e0 alla somma di individui isolati toglie senso al nostro essere nel mondo. La protesta sociale a cui assistiamo assume spesso aspetti distruttivi proprio perch\u00e9 ha a monte un\u2019ideologia che ha operato proprio nel senso della distruzione della solidariet\u00e0, dei valori collettivi, del ruolo pubblico, lasciando il singolo in bal\u00eca delle paure e delle angosce generate dalla perdita di senso dei rapporti sociali: rapporti la cui qualit\u00e0, invece, \u00e8 decisiva per la nostra identit\u00e0 in quanto esseri umani.<\/p>\n<p>Questa cosiddetta sovranit\u00e0 del consumatore crolla anche ove si considerino le distruzioni dell\u2019ambiente naturale generate proprio dall\u2019idea che il mercato possa essere il luogo dove si realizza la liber\u00e0 individuale e l\u2019efficienza economica. Il singolo, infatti, potrebbe essere l\u2019unico giudice delle proprie scelte solo ove le conseguenze di esse ricadessero, nel bene e nel male, soltanto su di lui. Ma il normale svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 economica ha conseguenze sia su chi quell\u2019attivit\u00e0 la esercita, sia su altri soggetti che ne sono coinvolti. La teoria economica considera questa eventualit\u00e0 e la definisce come \u201cesternalit\u00e0\u201d: si ha un\u2019esternalit\u00e0 quando l\u2019attivit\u00e0 di un soggetto economico genera conseguenze che non rientrano nei suoi costi o nei suoi benefici. Se un\u2019impresa inquina, genera una esternalit\u00e0 perch\u00e9 danneggia, ad esempio, un\u2019attivit\u00e0 turistica, o agricola, o la salute pubblica. Se un consumatore usa un mezzo di trasporto inquinante, genera un\u2019esternalit\u00e0 su chi decide di spostarsi a piedi o in bicicletta, o ama il silenzio. Se un Paese, un\u2019impresa o una civilt\u00e0 fanno fortune con i combustibili fossili, danneggiano Paesi e popolazioni la cui vita diverr\u00e0 impossibile per l\u2019aumento delle temperature e l\u2019innalzamento del livello dei mari,<\/p>\n<p>Gli esempi sono infiniti. Il punto \u00e8 che la sovranit\u00e0 del consumatore, come anche l\u2019individualismo metodologico, non possono esistere se non nel cervello di un piccolo gruppo di sacerdoti del libero mercato, che su queste idee malate ha costruito carriere accademiche, ha assunto incarichi lautamente retribuiti, ha condizionato la politica e i governi di tutto il mondo, per decenni, fino a condurre il pianeta sull\u2019orlo della catastrofe ambientale. Lo scarto tra teoria e fatti \u00e8 talmente profondo che, nell\u2019ambito della stessa teoria economica, il dibattito su questo punto \u00e8 tra i pi\u00f9 accesi. Purtroppo il problema \u00e8 assai pi\u00f9 radicale di quanto possa essere riconosciuto in quel contesto. E la natura stessa del sistema capitalistico che, a fronte dei profitti privati, genera esternalit\u00e0, meglio definite come costi sociali. Dunque: profitti privati da un lato, costi sociali dall\u2019altro. Il profitto, in sostanza, non proviene dal nulla, ma dallo sfruttamento di risorse che, di volta in volta, possono essere la vita dei lavoratori, l\u2019ambiente naturale, le imposte che i governi raccolgono per coprire gli interessi sul debito pubblico, i dati personali di ciascuno di noi, appannaggio a fini di controllo sociale e, appunto, di profitto, dei pochi colossi della rete; ed \u00e8 sorprendente che, di fronte alla gravit\u00e0 di questi problemi, la critica al capitalismo sia un tema sempre pi\u00f9 marginale.<\/p>\n<p>Uno dei motivi di questa marginalit\u00e0 pu\u00f2 essere individuato nel fatto che termini quali mercato, industria, capitalismo siano usati come sinonimi: superare il capitalismo, dunque implicherebbe costruire un\u2019economia diretta dall\u2019alto, oppure rinunciare al nostro benessere se non anche alle nostre libert\u00e0. Ora, a parte il fatto che questo benessere, oggi, \u00e8 comunque in discussione proprio per le forme sempre pi\u00f9 distruttive che il capitalismo sta assumendo, va chiarito che il capitalismo non pu\u00f2 essere identificato col mercato o con l\u2019industria, o con la ricchezza, n\u00e9 \u00e8 sinonimo di libert\u00e0. Esso \u00e8 piuttosto una modalit\u00e0 specifica di gestire i rapporti economici. Il capitalismo, infatti prospera anche senza mercato, come ad esempio avviene negli appalti pubblici, o nelle Partnership pubblico privato. Prospera senza industria, come avviene nella finanza e nel controllo dei flussi di informazioni che transitano nella rete. Il capitalismo riesce a prosperare anche quando fallisce, come \u00e8 avvenuto a seguito della crisi del 2008, grazie alla gestione della moneta da parte delle banche centrali e ai sostegni dei governi. Il capitalismo non \u00e8 neanche sinonimo di libert\u00e0, n\u00e9 \u00e8 legato alla democrazia, in quanto si trova a suo agio anche accanto alle peggiori dittature, n\u00e9 assicura la pace: forse la preferisce, ma non disdegna la guerra, sia per il controllo delle risorse e delle persone, sia per profitti legati alle commesse militari. La grande domanda su cosa sia il capitalismo \u00e8 tanto difficile quanto necessaria. Essa va affrontata con precisione, proprio come quando, dovendo combattere una malattia mortale, dobbiamo conoscerne esattamente la natura.<\/p>\n<p>La risposta va cercata nella sua specifica modalit\u00e0 di gestire i rapporti sociali, e proprio la teoria economica che lo sostiene pu\u00f2 fornirci una prima indicazione: cos\u00ec come essa annulla i rapporti sociali, il capitalismo, che orienta ogni forma di vita alla produzione di merci e al profitto, \u00e8 basato sull\u2019annullamento del valore del rapporto sociale. Gli esseri umani hanno bisogni, esigenze, aspirazioni, hanno una fantasia e una voglia di vivere che va assai oltre la logica del profitto e dell\u2019arricchimento individuale. La societ\u00e0 capitalistica annulla tutto questo. L\u2019annullamento della vita psichica e di ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 nella mente umana al di l\u00e0 della razionalit\u00e0 calcolante, \u00e8 la caratteristica essenziale del capitalismo. Alla radice del capitalismo vi \u00e8 pertanto una forma di violenza sottile, invisibile, accompagnata dal miraggio del benessere economico, che talvolta &#8211; ma non sempre e non necessariamente &#8211; si risolve in violenza fisica. La ricerca che per decenni Massimo Fagioli ha condotto sulla pulsione di annullamento \u00e8 un cardine imprescindibile per l\u2019affermazione di una nuova umanit\u00e0, e per poter affrontare, con efficacia, il grande tema della natura del capitalismo e le ragioni del suo dominio sulla societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>*(Andrea Ventura, Economista, ricercatore, ha insegnato Economia per le scienze sociali ed Economia degli interventi pubblici presso la Facolt\u00e0 di Scienze politiche \u201cCesare Alfieri\u201d dell\u2019Universit\u00e0 degli studi di Firenze. Autore di numerose pubblicazioni, i suoi interessi di ricerca vertono sulle problematiche del costo sociale, del pensiero economico e del rapporto tra scienza e metodo in economia. Ha dedicato particolare attenzione alle dinamiche della crisi, pubblicando nel 2012 La trappola. Radici storiche e culturali della crisi economica (L\u2019Asino d\u2019oro edizioni). Da alcuni anni collabora con il settimanale \u201cleft\u201d da 30 LEFT 21 gennaio 2022)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>03 \u2013 IL 18 GENNAIO IL PARLAMENTO EUROPEO HA ELETTO ALLA PRESIDENZA LA DEPUTATA MALTESE DI CENTRODESTRA ROBERTA METSOLA, CHE PRENDER\u00c0 IL POSTO DI DAVID SASSOLI. METSOLA, GIURISTA DI 43 ANNI E FINORA VICEPRESIDENTE DEL PARLAMENTO, \u00c8 LA TERZA\u00a0 DONNA A PRESIEDERE L\u2019ISTITUZIONE DOPO LE FRANCESI\u00a0 SIMONE WEIL E NICOLE FONTAINE. <\/strong><\/p>\n<p>ll sostegno alla sua candidatura non \u00e8 stato unanime. Molti deputati non gradiscono che Metsola, cattolica praticante come la maggior parte dei suoi compatrioti, sia contraria al diritto all\u2019aborto. Malta, unico paese dell\u2019Unione europea dove l\u2019interruzione volontaria di gravidanza \u00e8 ancora illegale, ha negoziato un\u2019esenzione nel 2004 al momento dell\u2019adesione. Nel 2021 Metsola si \u00e8 astenuta su una risoluzione contro la violenza sulle donne insieme a novanta esponenti del Partito popolare europeo.<\/p>\n<p>La nuova presidente del parlamento ha posizioni progressiste su altri grandi temi (immigra[1]zione, diritti lgbt, stato di diritto, corruzione), fa parte dell\u2019ala meno conservatrice del suo gruppo parlamentare e non \u00e8 considerata vicina all\u2019estrema destra. Inoltre \u00e8 una dei pochi politici maltesi ad aver criticato apertamente il governo dopo l\u2019omicidio della giornalista Daphne\u00a0 Caruana Galizia nel 2017.<\/p>\n<p>Tuttavia la scelta di una presidente che si oppone all\u2019aborto, in un momento in cui le donne polacche lottano contro i tentativi del loro governo di privarle di questo diritto, contraddice gli obiettivi e i valori dell\u2019Unione. Anche se il\u00a0 diritto all\u2019aborto non \u00e8 minacciato nel parla[1]mento europeo, che non ha alcuna competenza\u00a0 per legiferare in materia, la scelta contrasta con l\u2019opinione dominante nell\u2019istituzione, dove la\u00a0 difesa dei diritti delle donne \u00e8 stata oggetto di diverse risoluzioni. Sono stati i calcoli politici e\u00a0 le manovre per la spartizione delle cariche a convincere i socialdemocratici e i liberali a sostenere la candidatura di una deputata di cui\u00a0 non condividono le posizioni.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Roberto Romano*: L\u2019ECONOMIA DI MERCATO NON HA COME OBIETTIVO LA PIENA OCCUPAZIONE &#8211; LAVORO E STATO. L\u2019ITALIA \u00c8 UN PARADIGMA TECNO-SOCIALE: HA \u00abISTITUZIONALIZZATO\u00bb IL LAVORO POVERO E IL SAPER FARE FONDATO SU FLESSIBILIT\u00c0 E SFRUTTAMENTO. COS\u00cc SONO STATI STRAVOLTI I DIRITTI<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019occupazione, meglio ancora il pieno impiego stringente come obbiettivo di politica economica che ha come corollario la riduzione delle disuguaglianze (secondo Minsky), meriterebbe una riflessione capace di uscire dalle convenzioni e dalle dispute politiche. Il capitalismo moderno, almeno quello dei paesi maturi, ha piegato il lavoro e il significato economico che il lavoro sottende, domanda di consumo, a mero fattore di produzione dal quale \u00e8 possibile estrarre un profitto.<\/p>\n<p>Inoltre, se un sistema economico \u00e8 particolarmente povero di conoscenza, prospettive e financo sostenuto da norme che favoriscono la povert\u00e0 lavorativa e, per assurdo, margini di profitto legati alla riduzione del costo del lavoro, perch\u00e9 sorprendersi della crescita del working poor?<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 un paradigma tecno-sociale da questo punto di vista e, passo dopo passo, ha \u00abistituzionalizzato\u00bb il lavoro povero e il paradigma economico del saper fare fondato su flessibilit\u00e0 e sfruttamento che hanno stravolto i diritti di seconda generazione di Norberto Bobbio. Non sorprende nemmeno che l\u2019occupazione femminile, dai dati di \u201cBilancio di genere\u201d, nell\u2019anno della pandemia (2020) sia calata al 49% contro una media europea del 62,7%, in particolare tre le giovani e quelle del Mezzogiorno. Si tratta dell\u2019esito delle politiche fin qui adottate che hanno costretto il lavoro e la parit\u00e0 di genere a puro diritto naturale, abbandonando il diritto positivo teso a prefigurare una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta.<\/p>\n<p>Spiace osservare la sorpresa del Ministro Orlando, ma sapere che un quarto dei lavoratori italiani ha una retribuzione individuale bassa (cio\u00e8, inferiore al 60% della mediana) e che pi\u00f9 di un lavoratore su dieci si trova in situazione di povert\u00e0, non sono una novit\u00e0. Il Ministro Orlando \u2013 secondo il rapporto del suo ministero \u2013 sottolinea che \u00absolo il 50% dei lavoratori poveri percepisce una qualche prestazione di sostegno al reddito rispetto al 65% in media europea\u00bb, ma la soluzione immaginata, al netto dell\u2019estensione dei contratti collettivi principali a tutti i lavoratori oppure di introdurre un salario minimo per legge, rischia di essere demagogia (Minsky in \u201cEnding poverty: Jobs, Not Welfare\u201d) se \u00e8 basata sui trasferimenti (work benefit) e cose simili. Vale a dire passaggio governativo di fondi statali ai padroni. Salvano la coscienza di chi li propone, ma non intervengono nel mercato e trasferiscono denaro pubblico al lavoro senza che il sistema delle impresa sia in nessun modo responsabilizzato. In soldoni, lo Stato mette i soldi che le imprese non mettono. Un vizio privato noto e ormai insopportabile. Invece purtroppo, l\u201911% di lavoratori prossimo alla soglia di povert\u00e0 e non, \u00e8 un richiamo sufficiente per \u00abimporre\u00bb per legge e\/o contratto redditi dignitosi.<\/p>\n<p>Il fatto che il capitalismo maturo costruisca le proprie fortune sul concetto di \u00abmargine\u00bb, cio\u00e8 sull\u2019estrazione di profitto dalla riduzione del costo del lavoro, dovrebbe interrogare la societ\u00e0. La prima questione che dovrebbe essere indagata \u00e8 la seguente: si tratta di un fenomeno transitorio, oppure di un fenomeno strutturale?<\/p>\n<p>Guardando a ritroso sia la dinamica del Pil e sia la dinamica dell\u2019occupazione, al netto dei gloriosi trent\u2019anni, sembra che il numero di occupati aggregati, indipendentemente dalla crescita del Pil, siano sempre quelli, con delle variazioni in pi\u00f9 o in meno che nel tempo si assottigliano. Crescono o calano di qualche migliaio, e non c\u2019\u00e8 variazione del Pil (recente) capace di creare occupazione aggiuntiva. Naturalmente \u00e8 auspicabile una crescita del Pil sufficiente per creare lavoro, ma la sensazione \u00e8 che serva una crescita del Pil tecnicamente impossibile da raggiungere.<\/p>\n<p>Nella migliore delle ipotesi possiamo considerare una crescita del 3%, ma sarebbe qualcosa di inedito e credo anche poco credibile. Sebbene sembra esserci una stabilit\u00e0 del numero degli occupati, ci\u00f2 non implica rigidit\u00e0 del lavoro; non discuto del mercato del lavoro e delle sue regole, piuttosto della composizione quali-quantitativa del lavoro. I dati su menzionati lo spiegano bene. Il lavoro e la produzione degli anni Novanta non sono minimamente comparabili con il lavoro e la produzione degli anni Duemila e ancor di pi\u00f9 del 2020. In qualche misura, gli attuali livelli di lavoro sembrano essere il massimo possibile con questo capitalismo maturo (europeo). Non \u00e8 mancata la ricomposizione interna del lavoro tra precariato e tempo indeterminato, ma i numeri di questo fenomeno sembrano ormai stabili per tutti i paesi europei tra il 2010 e il 2020: 28 percento di occupati precari in Germania; 23 percento in Italia; 16 percento in Spagna; 22 percento nell\u2019area euro.<\/p>\n<p>Il sospetto \u00e8 il seguente: la stagnazione secolare del Pil e del lavoro saranno l\u2019ambiente con cui la societ\u00e0 moderna sar\u00e0 costretta a misurarsi. Il punto sollevato \u00e8 delicato: la piena e stringente occupazione come obbiettivo alla Minsky non \u00e8 realizzabile dentro i soli meccanismi di mercato. Se il mercato non pu\u00f2 creare lavoro non rimane che lo Stato. Il pubblico deve intervenire, ma la questione del lavoro \u00e8 diventata via via sempre pi\u00f9 complicata. Serve fantasia \u2013 l\u2019immaginazione al potere? \u2013 e qualche coraggio nel gettare il cuore oltre l\u2019ostacolo.<\/p>\n<p><em>*(Roberto Romano, economista)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Tommaso Nencioni*: BERLUSCONI E DRAGHI IL CASO UNICO DI DUE AUTOCANDIDATURE<\/strong><\/p>\n<p><strong>QUIRINALE. SULL\u2019ANOMALIA RAPPRESENTATA DA UN\u2019EVENTUALE ASCESA AL COLLE DEL CAVALIERE POCO C\u2019\u00c8 DA AGGIUNGERE AL MOLTO CHE A PROPOSITO DEL LEADER DI FORZA ITALIA \u00c8 STATO DETTO E SCRITTO NEGLI ULTIMI TRENT\u2019ANNI<\/strong><\/p>\n<p>Sul tavolo delle trattative per l\u2019elezione del Presidente della Repubblica risaltano due autocandidature (fatto di per s\u00e9 inedito nella nostra storia repubblicana). La prima candidatura \u00e8 quella esplicita di Silvio Berlusconi; la seconda \u00e8 quella implicita, ma non per questo meno evidente, dell\u2019attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi. Qualunque sia l\u2019esito di questa \u201cguerra dei nonni\u201d (per riprendere il fulminante titolo del manifesto), essa pone urticanti dinamiche istituzionali.<\/p>\n<p>Le due autocandidature pongono il nostro Paese di fronte a torsioni che \u00e8 utile riproporre davanti all\u2019opinione pubblica in questo scorcio di \u201ccampagna elettorale\u201d quirinalizia.<\/p>\n<p>Sull\u2019anomalia rappresentata da un\u2019eventuale ascesa al Colle del Cavaliere poco c\u2019\u00e8 da aggiungere al molto che a proposito del leader di Forza Italia \u00e8 stato detto e scritto negli ultimi trent\u2019anni; rimane semmai da rinnovare il monito a non sottovalutare le capacit\u00e0 di manovra del personaggio, specialmente sul finire di una legislatura come questa, contraddistinta dall\u2019auge di un personale politico non propriamente esemplare.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 ovattate, ma non per questo meno minacciose, le ombre che si addensano attorno alla prassi repubblicana del Paese sulla scia dell\u2019autocandidatura di Draghi. Per due ordini di motivi. Il primo, per il ricatto implicito che essa pone al Parlamento. Considerato infatti il potere assunto dalla figura presidenziale nei cascami della crisi italiana (il famoso presidenzialismo di fatto, ormai una realt\u00e0 pi\u00f9 che una possibilit\u00e0), la mancata accettazione da parte dei partiti di maggioranza dell\u2019autocandidatura di Draghi comporterebbe una sua delegittimazione anche come primo ministro. Un corto circuito non previsto dalla nostra Carta costituzionale, ma nei fatti operante: per via dell\u2019impotenza dei partiti, e di una campagna mediatica che ha fatto di un presidente del consiglio incaricato, se capace, di risolvere alcuni problemi del paese poco meno di un Re taumaturgo, ai cui desiderata risulta adesso complicato opporsi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 insidioso ancora il secondo motivo. In caso infatti di una sua elezione al Quirinale, Draghi sarebbe il primo Presidente ad essere eletto sulla scorta di un dettagliato programma politico. Un precedente potrebbe essere trovato a prima vista nell\u2019elezione di Giovanni Gronchi nel 1955. Ma in quel caso il programma \u2013 far seguire il disgelo costituzionale al disgelo bipolare \u2013 non precludeva nessuna formula di governo specifica; nessuna potenziale \u201ccoabitazione forzata\u201d avrebbe potuto insomma prodursi, per dirla in termini presidenzialisti. Anzi, l\u2019elezione dell\u2019esponente della sinistra Dc ampliava nei limiti del possibile lo spettro delle potenziali soluzioni parlamentari \u201clegittime\u201d in diversi campi (eventuale rottura del \u201ccentrismo\u201d e ingresso dei socialisti in maggioranza; politica estera di distensione; attuazione della Costituzione).<\/p>\n<p>Con Draghi invece al Quirinale traslocherebbe non solo una personalit\u00e0, ma anche un programma politico rigido e poco suscettibile di essere scalfito nel caso in cui le urne producessero maggioranze politiche ad esso avverse: quello del \u201cvincolo esterno\u201d, col suo portato di svalorizzazione del lavoro e subordinazione alla disciplina del mercato dei servizi pubblici essenziali, senza limite alla concentrazione e alla volatilit\u00e0 dei capitali.<\/p>\n<p>Cosa accadrebbe in caso si producesse una maggioranza parlamentare con programma politico di segno opposto a quello presidenziale? Quale dei due poteri ne uscirebbe delegittimato? Con quali conseguenze?<\/p>\n<p>Male farebbe la sinistra a non considerare questi aspetti, crogiolandosi nella consapevolezza che al momento il draghismo al Quirinale porrebbe problemi soprattutto alla destra nazionalista: c\u2019\u00e8 da sperare che prima o poi, pi\u00f9 prima che poi, una critica di massa alle politiche egemoni negli ultimi anni venga messa in campo anche da sinistra.<\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 in generale tutti i partiti sono chiamati a considerare che, vigente ancora la Carta del \u201948, l\u2019unico programma politico affidato alla presidenza della Repubblica dovrebbe consistere nel suo rispetto e nella sua attuazione.<\/p>\n<p><em>*(Tommaso Nencioni, Magister in storia comparata per l&#8217;Universit\u00e0 Autonoma di Barcellona e dottore di ricerca in storia contemporanea per l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna.)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Piero Bevilacqua*: COME SOTTRARRE IL PIANETA ALL\u2019ARBITRIO UMANO E DEL MERCATO<\/strong><\/p>\n<p><strong>SAGGI. \u00abPER UNA COSTITUZIONE DELLA TERRA\u00bb DI LUIGI FERRAJOLI, EDITO DA FELTRINELLI. L\u2019AUTORE E GIURISTA PRESENTA CON RIGORE INTELLETTUALE I CENTO ARTICOLI IN CUI SI DOVREBBE ARTICOLARE. <\/strong>DUE RAGIONI FONDATIVE ISPIRANO LE DRAMMATICHE RIFLESSIONI CON CUI LUIGI FERRAJOLI TORNA A RIPROPORRE IN UN VOLUME PI\u00d9 AMPIO LA SUA NOTA PROPOSTA DI COSTITUZIONE UNIVERSALE (PER UNA COSTITUZIONE DELLA TERRA. L\u2019UMANIT\u00c0 AL BIVIO).<\/p>\n<p>LA PRIMA nasce da una conclamata insufficienza della tradizione giuridica occidentale, quella del costituzionalismo, vale a dire la concertazione normativa realizzata dagli stati nazionali moderni, grazie a cui la vita dei cittadini \u00e8 stata sottratta all\u2019arbitrio del potere sovrano e regolata secondo principi universali di diritti e doveri.<\/p>\n<p>FERRAJOLI NON HA DUBBI sul fatto che le costituzioni nazionali siano oggi configurazioni giuridiche impotenti di fronte alla ormai piena unificazione del mondo e ai problemi inediti e gravi che questa pone. L\u2019altra riguarda la presa d\u2019atto, appunto, dello scenario gravido di pericoli mortali che l\u2019attuale assetto internazionale, fondato su stati divisi e in competizione, squaderna davanti a noi.<\/p>\n<p>\u00c8 \u00abinverosimile \u2013 scrive Ferrajoli \u2013 in mancanza di limiti e vincoli istituzionali, che quasi 8 miliardi di persone, 196 Stati sovrani, 10 dei quali dotati di armamenti nucleari, un capitalismo vorace e predatorio e un sistema industriale ecologicamente insostenibile, possano a lungo sopravvivere senza andare incontro alla devastazione del pianeta, fino alla sua inabitabilit\u00e0, alle guerre endemiche senza vincitori, alla crescita delle disuguaglianze e della povert\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta di una previsione per nulla allarmistica e agitatoria, e che ha trovato una paradossale e inquietante conferma in questi due anni di pandemia. Un biennio che ha mostrato gli effetti rovinosi di una economia interamente affidata al mercato, generatrice di danni ambientali sempre pi\u00f9 estesi, di disuguaglianze e povert\u00e0, di scelte che hanno indebolito la sanit\u00e0 pubblica, lasciandola sguarnita di fronte all\u2019emergenza sanitaria.<\/p>\n<p>EBBENE, NONOSTANTE la diffusione del Covid 19 abbia mietuto nel mondo milioni di vittime e oggi appare tutt\u2019altro che contenuta o indebolita, \u00abnon \u00e8 stato fatto nulla\u00bb per prevenirla, n\u00e9 di strutturale per scongiurarne repliche nei prossimi anni. Moltissimo, invece, si \u00e8 fatto e si continua a fare per i conflitti futuri: \u00abIn previsione delle guerre si accumulano armi, carri armati e missili nucleari, si fanno esercitazioni militari, si costruiscono bunker, si mettono in atto simulazioni di attacchi e tecniche di difesa\u00bb. Com\u2019\u00e8 noto ai lettori del manifesto \u2013 uno dei pochi giornali che ne ha dato ampiamente conto \u2013 nel 2020 la spesa in armamenti, da parte degli stati pi\u00f9 importanti del mondo, \u00e8 stata raddoppiata.<\/p>\n<p>MENTRE LO STATO PRESENTE della popolazione mondiale richiederebbe pace, cura della natura ferita, nuove economie di rigenerazione delle risorse, redistribuzione dei redditi, limitazione dell\u2019inquinamento, contenimento della diffusione dei gas climalteranti, quasi tutte le nazioni si muovono come eserciti nemici.<\/p>\n<p>Ai processi di interdipendenza sempre pi\u00f9 stretta degli Stati, indotti dalla globalizzazione \u00abha fatto riscontro, in questi anni, anzich\u00e9 una pi\u00f9 complessa articolazione istituzionale della sfera pubblica attraverso la creazione di funzioni globali di governo e di garanzia, una sua semplificazione: da un lato, la verticalizzazione e la personalizzazione dei poteri di governo in capo a leader o a ristrette oligarchie, che li rendono esposti alle pressioni dell\u2019economia; dall\u2019altro, lo sviluppo incontrollato del libero mercato, la crescente concentrazione e confusione tra poteri politici e poteri economici e la sostanziale subordinazione liberista dei primi ai secondi\u00bb.<\/p>\n<p>Alla luce di queste analisi, qui ridotte all\u2019essenziale, selezionate da una densa massa di lucide e appassionate argomentazioni, Luigi Ferrajoli, eminente giurista, in perfetta solitudine, ha l\u2019ardire intellettuale e politico di proporre una Costituzione della Terra. La presenta non nel senso che ne auspica la realizzazione, ma letteralmente la scrive, e la colloca in appendice al presente libro, in forma di Progetto, compiutamente definito, con i suoi 100 articoli.<\/p>\n<p>SI TRATTA DI UNO SFORZO teorico di prima grandezza, che ripete, in condizioni mutate, un superbo e generoso gesto intellettuale della prima modernit\u00e0: quello con cui Immanuel Kant, come ricorda l\u2019autore, con il testo Per la pace perpetua perorava, nel 1795, \u00abuna costituzione civile\u00bb quale fondamento di \u00abuna federazione di popoli\u00bb estesa a tutta la terra. Ispirandosi a quel momento altissimo della civilt\u00e0 europea, Ferrajoli tuttavia mostra con dovizia analitica oltre alla necessit\u00e0, i vantaggi molteplici di una tale Costituzione.<\/p>\n<p>Tra questi non possiamo dimenticare la possibilit\u00e0 di imporre limiti e vincoli ai poteri imprenditoriali, ponendo fine alla concorrenza al ribasso tra i lavoratori dei paesi ricchi e quelli privi di tutele \u00absulla base di un modello unitario e globale di diritti e garanzie del lavoro\u00bb. Una conquista che porrebbe fine all\u2019attuale asimmetria drammatica tra capitale e lavoro, che impedisce il conflitto, motore del progresso sociale, e costituisce forse la ragione ultima e fondativa delle disuguaglianze che lacerano il mondo e svuotano la democrazia.<\/p>\n<p><em>*( Piero Bevilacqua, storico e saggista, gi\u00e0 professore ordinario di Storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 di Roma \u00abLa Sapienza\u00bb, nel 1986 ha fondato con altri studiosi l&#8217;Istituto .)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Alessandra Algostino*: L\u2019INFODEMIA SUL GREEN PASS STENDE UN VELO SUL CONFLITTO SOCIALE, FERMA LA COSTITUZIONALIT\u00c0 RELATIVA ALLA LEGITTIMIT\u00c0 DELL\u2019OBBLIGO VACCINALE, DOBBIAMO INTERROGARCI SULLA PERVASIVIT\u00c0 DELLA DISCUSSIONE CHE LASCIA FUORI TUTTO IL RESTO.<\/strong><\/p>\n<p>La discussione attorno al green pass e all\u2019obbligo vaccinale continua a stringere in una cappa asfissiante il dibattito pubblico, emblema di una, non innocente, infodemia. Non si intende sminuire la gravit\u00e0 dell\u2019epidemia n\u00e9 la necessit\u00e0 di una attenzione (critica) ai provvedimenti adottati (in s\u00e9 e in quanto rischiano di normalizzare restrizioni eccezionali e temporanee): sul punto, nella prospettiva di una democrazia solidale, si \u00e8 ragionato pi\u00f9 volte in queste pagine.<\/p>\n<p>Fermo il quadro costituzionale relativo alla legittimit\u00e0 dell\u2019obbligo vaccinale, cos\u00ec come delle limitazioni dei diritti, certo si pu\u00f2 annotare come nella selva oscura di disposizioni viepi\u00f9 caotiche, smarrendo proporzionalit\u00e0 e ragionevolezza, si possano annidare distinzioni arbitrarie e suscettibili di amplificare le diseguaglianze. Tuttavia, il nodo \u00e8 un altro: \u00e8 la pervasivit\u00e0 e insieme la polarizzazione della discussione attorno al green pass in s\u00e9 che interroga la democrazia, come pluralista, conflittuale e sociale.<\/p>\n<p>La questione del \u201cgreen pass\u201d svia l\u2019attenzione da una sindemia che ha acuito le diseguaglianze e dai contenuti di un Piano nazionale di ripresa e resilienza che, nel pretendere di forgiare il corso dei prossimi anni, agisce come se l\u2019unico destino possibile fosse un neoliberismo, che, a fisarmonica, richiede politiche di austerity o di welfare autoreferenziale, in totale spregio di un progetto di futuro, quello della Costituzione (mai nemmeno menzionata).<\/p>\n<p>Il Pnrr \u00e8 assunto come una regalia nei confronti della quale nutrire unicamente un atteggiamento riconoscente. Non si discute della sua impostazione, ordoliberale, del suo netto sbilanciamento sulle imprese (in una Repubblica fondata sul lavoro\u2026) e della centralit\u00e0 della concorrenza, che relega la giustizia sociale a eventuale effetto collaterale (la concorrenza \u00abpu\u00f2 anche contribuire ad una maggiore giustizia sociale\u00bb si legge nella Premessa del Piano).<\/p>\n<p>Ugualmente, non si mette in discussione il disinvestimento nella sanit\u00e0, il suo modello aziendalista, la sua privatizzazione e regionalizzazione, nonostante gli ultimi due anni ne abbiano mostrato fuori di ogni dubbio gli effetti nefasti: la soluzione sono i vaccini e il green pass. Senza negare la loro utilit\u00e0, essi non possono divenire un alibi, la panacea per risolvere tutti i mali.<\/p>\n<p>L\u2019elenco degli elementi mancanti nel dibattito politico \u00e8 lungo: la Legge di Bilancio, che evoca ad un tempo il tracollo della democrazia politica, scendendo ulteriormente la china di un Parlamento esautorato e prono, e della democrazia sociale; e poi, la politica industriale, dove a delocalizzazioni selvagge si oppone una debole proceduralizzazione, molto distante dal controllo e dalla programmazione che il costituente immaginava (art. 41, c. 2-3, Cost.), ignorando quanto nasce nella vivacit\u00e0 del conflitto (la proposta di legge elaborata dagli operai della Gkn con i giuristi democratici); il lavoro, che aumenta solo in forme precarie e servili, \u2026.<\/p>\n<p>Ad ipotecare o a trasformare il presente non \u00e8 il green pass, semplice o super: occorre rimettere al centro la questione dell\u2019eguaglianza, della giustizia sociale ed ambientale, ovvero del modello di sviluppo e di societ\u00e0, ripartire dalla centralit\u00e0 dei conflitti intorno alle materialit\u00e0 delle condizioni dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Focalizzarsi sul green pass rischia di rivelarsi una trappola, in quanto mistifica la necessit\u00e0 di trasformare l\u2019esistente. Non solo: la polarizzazione sul green pass \u00e8 una trappola anche in quanto distrae il conflitto sociale attraverso la creazione di un nemico.<\/p>\n<p>Le proteste no green pass, oltre ad essere embedded rispetto alla razionalit\u00e0 dominante nell\u2019adesione ad una libert\u00e0 senza limiti (senza uguaglianza, senza solidariet\u00e0) e, per inciso, oltre a nascere proprio nel disagio e nella disgregazione sociale che essa ha prodotto, integrano ottimamente la figura del nemico; e il nemico compatta la societ\u00e0 e occulta il conflitto sociale.<\/p>\n<p>La loro criminalizzazione, inoltre, crea un humus favorevole alla lettura di ogni protesta come azione irresponsabile e nociva per la societ\u00e0, delegittimando il dissenso. Non \u00e8 solo un timore, i movimenti sociali e i lavoratori da anni conoscono la repressione, e il coro di smodate critiche allo sciopero generale del 16 dicembre \u00e8 emblematico. \u00c8 la \u201cdemocrazia senza conflitto\u201d: un ossimoro, perch\u00e9 la democrazia pacificata in quanto nega l\u2019esistenza del conflitto \u00e8 un simulacro di se stessa. E tutto ricorda una volta di pi\u00f9 che la chiave \u00e8 la lotta per una democrazia, come quella della Costituzione, pluralista, conflittuale e sociale.<\/p>\n<p>*( Alessandra Algostino, docente di Diritto costituzionale nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino, studia da sempre i temi dei diritti fondamentali e delle forme di partecipazione politica e di democrazia diretta con particolare attenzione alla loro concreta attuazione)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Alfiero Grandi*: BERLUSCONI NON DEVE DIVENTARE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. IL DESTINO PROSSIMO DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA<\/strong>.<\/p>\n<p>DESTA SCONCERTO IL SOLO FATTO CHE SE NE DISCUTA. Se la destra italiana non sa proporre di MEGLIO VUOL DIRE CHE HA SUB\u00ccTO UN GRAVE PROCESSO DI INVOLUZIONE POLITICA CHE RICORDA LA DERIVA TRUMPIANA DEI REPUBBLICANI NEGLI USA, E TENTA DI TROVARE NELLA FRATTURA POLITICA DEL PAESE (NOI E VOI) IL FONDAMENTO DELLA SUA UNIT\u00c0, VISTO CHE AL SUO INTERNO IN REALT\u00c0 CONCORRENZA E SGAMBETTI SONO ALL\u2019ORDINE DEL GIORNO. LA QUESTIONE IN CAMPO \u00c8 LA DEMOCRAZIA.<\/p>\n<p>Lo \u00e8 negli Usa come ha chiarito Biden a quanti sottovalutano tuttora l\u2019assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Lo potrebbe diventare anche in Italia. In pi\u00f9, la credibilit\u00e0 dell\u2019Italia nel mondo prenderebbe un grave colpo, sia dagli autocrati che ne sarebbero contenti, sia per lo sconcerto che susciterebbe in chi crede nelle istituzioni democratiche, perch\u00e9 la democrazia non \u00e8, o non dovrebbe essere, un gioco riservato ai super ricchi e potenti, anche se negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi. Per questo \u00e8 bene non sottovalutare i rischi, non fare finta di nulla, non sminuire i problemi, non abbozzare.<\/p>\n<p>Il Presidente Mattarella ha ormai concluso il suo congedo da tutti in Italia e nel mondo. La forzatura per farlo restare dovrebbe essere molto forte, quasi una costrizione, ed \u00e8 perfino difficile capire se sarebbe sufficiente. Sappiamo anche che rieleggere il Presidente in carica non \u00e8 usuale, pone problemi non di poco conto dal punto di vista della Costituzione, perch\u00e9 le sue disposizioni rischiano di essere interpretate come una pelle di zigrino. Non a caso in Senato \u00e8 stata presentata una proposta di modifica costituzionale che prevede la non rieleggibilit\u00e0 del Presidente della Repubblica, ritenendo che fino alla sua entrata in vigore sia quindi possibile reiterare il mandato, una sorta di una tantum. Solo per dire quanto sia ancor pi\u00f9 delicata da accettare la proposta di rielezione per un costituzionalista come Mattarella che in passato si \u00e8 pronunciato in materia. Da tempo si parla di altre candidature di varia natura, esprimendo criteri come personalit\u00e0 autonoma, sincero democratico, in grado di unificare schieramenti oggi fortemente divisi. Anche un grande mago si starebbe chiedendo se sia possibile dare una risposta nominativa. La fantasia politica sembra finora non abbia dato risultati adeguati.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi inevitabile che si discuta della candidatura di Draghi, malgrado la preoccupazione che questa elezione possa destabilizzare il governo.<\/p>\n<p>Draghi \u00e8 un candidato che pone delicate questioni costituzionali perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 mai stato un presidente del Consiglio che sia diventato Presidente della Repubblica, anche se il prof Ainis ha individuato chiaramente un percorso che consentirebbe di non contraddire la Costituzione, dando le dimissioni del Governo (quindi di Draghi) nelle mani di Mattarella, il quale potrebbe anche iniziare subito il percorso di consultazione. Nel caso l\u2019esplorazione non desse esito passerebbe al suo successore il \u201csemilavorato\u201d con il compito di concludere fino all\u2019incarico di formare un nuovo governo, con un altro presidente del Consiglio. Se i partiti che oggi condividono la maggioranza non fossero in grado, come \u00e8 probabile, di dare vita ad una coalizione, il nuovo presidente del Consiglio non pu\u00f2 e non deve rispondere \u2013 nemmeno per scherzo \u2013 alle indicazioni di Giorgetti, che sono contra Costituzione, cio\u00e8 essere il franchising di Draghi a Palazzo Chigi. Questo non si pu\u00f2 fare, anzi sarebbe un disastro.<\/p>\n<p>L\u2019alternativa potrebbero essere elezioni subito oppure un governo di ristretta maggioranza o anche di minoranza ma con un patto politico con l\u2019opposizione, indicando con chiarezza le poche cose da fare prima delle elezioni politiche. La legge elettorale, ad esempio, non deve fare parte del patto di governo ma essere invece un impegno politico centrale del parlamento per il periodo che resta della legislatura, cio\u00e8 un impegno dei partiti. \u00c8 stato un errore non avere affrontato il problema nella finestra politica del dopo legge di bilancio per approvare una nuova legge elettorale. Perch\u00e9 carica ancora di pi\u00f9 i problemi da risolvere ora ed espone al ricatto che resti in vigore una legge elettorale sbagliata e inaccettabile, che si intreccia al disastro del taglio dei parlamentari compiuto nel modo sbagliato che sappiamo, con due Camere ridotte e meno rappresentative. Una Camera sola con 600 deputati sarebbe gi\u00e0 stata cosa diversa, discutibile ma diversa, purtroppo ha prevalso l\u2019opportunismo (di quasi tutti) e la richiesta del M5Stelle ha prevalso. Ormai \u00e8 cosa fatta, sbagliata ma fatta.<\/p>\n<p>Il governo ha compiti impegnativi da affrontare. La pandemia anzitutto ma anche la ripresa economica e sociale attraverso la spina dorsale del PNRR e le scelte di transizione economica e sociale, indispensabili quanto difficili. Starace, amministratore delegato dell\u2019Enel, ha detto a proposito della transizione energetica che gli investimenti nelle rinnovabili che si affrontano oggi non sono un costo ma un investimento sul futuro, attuarli \u00e8 conveniente. Queste parole sono una rivoluzione che difficilmente abbiamo sentito, lontane dal conservatorismo diffuso nelle grandi aziende pubbliche e nelle altre imprese. Non a caso Deloitte Italia ha detto che se l\u2019Italia si impegna, nel 2043 potrebbe essere il primo grande paese europeo ad arrivare al nuovo equilibrio energetico, anni prima degli altri paesi.<\/p>\n<p>Per una valutazione su Draghi al Quirinale bisogna anzitutto dare una valutazione dell\u2019azione del governo. Non siamo pochi a pensare che Draghi abbia esaurito parte della sua spinta propulsiva, mettendo in evidenza che sul merito delle scelte qualcosa \u00e8 mancato e non tutto pu\u00f2 essere attribuito alla natura contraddittoria della maggioranza, quindi al freno tirato della destra, e alla debolezza delle sinistre parlamentari che hanno fatto sentire la loro voce troppo poco. Ci sono anche responsabilit\u00e0 del presidente del Consiglio, che, come abbiamo visto nelle ultime settimane della pandemia, era quasi prigioniero dell\u2019esigenza di valorizzare le scelte fatte anche quando era chiaro che c\u2019erano stati limiti ed errori da correggere.<\/p>\n<p>Resta ancora da capire perch\u00e9 verso le partite di calcio ci sia stata un\u2019attenzione e un riguardo che non ci sono stati verso altri ambienti ben pi\u00f9 importanti come la scuola, ad esempio.<\/p>\n<p>La scelta di non fare chiusure per il governo andava confermata in ogni modo anche con differenze di atteggiamento tra settori di intervento. Cos\u00ec sulle questioni sociali e sul PNRR. Con i sindacati non ci sono mai state vere trattative, hanno dovuto prendere atto delle decisioni del governo. Dispiace dirlo, ma Ciampi aveva ben altro spessore politico, la sua idea di concertazione si pu\u00f2 discutere ma oggi sembra un sogno rispetto al rapporto attuale tra governo e parti sociali. Ciampi usava il rapporto con le parti sociali per spingere a una diversa sensibilit\u00e0 le forze politiche, oggi \u00e8 il contrario. Anche gli appelli disperati a contrastare seriamente le chiusure delle multinazionali in Italia sono caduti nel vuoto, il decreto in discussione fa ricordare il rapporto tra montagna e topolino. Il tavolo a lungo invocato per le pensioni sembra essere posticcio.<\/p>\n<p>Anche il PNRR non va. Cingolani \u00e8 un pessimo ministro della Transizione ecologica, perfino l\u2019ad dell\u2019Enel dice cose pi\u00f9 forti di lui. Ha cincischiato sul nucleare, vagheggiando diversit\u00e0 e novit\u00e0 che non ci sono, ma soprattutto al dunque ha dato un assist a Macron sulla tassonomia verde europea (inserire anche il nucleare e il gas che di verde non hanno nulla). Invece sulle rinnovabili, le semplificazioni per sbloccare gli investimenti fermi (solo nell\u2019eolico off shore secondo Terna valgono 17 GW) non hanno dato risultati e gli investimenti nel fotovoltaico sono tuttora sotto i livelli passati, figuriamoci rispetto a quelli futuri promessi. In realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 un piano energetico aggiornato, con relative priorit\u00e0, tutto sembra funzionale a poter dire tra un poco che solo il gas ci pu\u00f2 salvare. Invece il gas fossile affosserebbe insieme la lotta al cambiamento climatico e la diminuzione delle tariffe elettriche. Risulta che Cingolani abbia detto in un incontro riservato di avere sentito per la prima volta che i pompaggi idroelettrici valgono 7,6 GW da impiegare per bilanciare la rete nei momenti di bisogno. Per questa insufficienza politica pesano tanto i conservatori politici e gli interessi frenanti, altrimenti staremmo discutendo di idrogeno (suggerimento di Kerry, inviato speciale di Biden), di riconversione verde delle acciaierie e delle aziende energivore, con piani, investimenti, obiettivi precisi. Giorgetti non se ne occupa.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il limite del governo, avere pensato che 240 miliardi da qui al 2026 si mettano in moto da soli e che non servano progetti, piani, obiettivi chiari per tutti. Cos\u00ec i bandi sono modalit\u00e0 che potrebbero portarci a spendere tanto senza realizzare il cambiamento del nostro sistema produttivo e sociale. I limiti del banchiere sono evidenti. Il metodo del cercare il giusto mezzo pure. Il risultato \u00e8 che rischiamo di arrivare in ritardo e in modo non adeguato. La cabina di regia di fatto non c\u2019\u00e8 e la cabina con i sindacati, le imprese, le associazioni ambientaliste ancora meno.<\/p>\n<p>Draghi potrebbe forse arrivare alla fine della legislatura, ma conviene? A lui anzitutto, al paese di conseguenza? Prima che sia troppo tardi non conviene prendere atto dei limiti che si sono accumulati e per evitare di perdere il ruolo di una persona che comunque oggi \u00e8 nel bene e nel male un elemento protettivo dall\u2019instabilit\u00e0 dei mercati, una garanzia?<\/p>\n<p>Se queste valutazioni sono fondate, almeno in parte, la scelta migliore per il nostro paese \u00e8 Draghi alla Presidenza della Repubblica per evitare di perderlo, perch\u00e9 questo diventerebbe un serio problema e lo spread potrebbe ricordarcelo molto presto. Certo un discorso politico chiaro va fatto prima a lui anzitutto: l\u2019Italia \u00e8 una Repubblica parlamentare, non presidenziale. Detto questo, non c\u2019\u00e8 alcuna ragione per non uscire da una fase di minorit\u00e0 della politica e dei partiti, e neppure \u00e8 indispensabile che tutte le scelte debbano essere fatte dalla stessa ampia maggioranza, questa \u00e8 una dichiarazione priva di fondamento. Se il centro sinistra ha chiaro che l\u2019interesse del paese viene prima di tutto deve procedere votando il Presidente dalla prima votazione, deve scegliere, non giocare di rimessa. La destra decider\u00e0 cosa fare sul Presidente della Repubblica, se si assumer\u00e0 la responsabilit\u00e0 di bocciare la proposta, contrapponendo Berlusconi a un altro nome, sapremo che c\u2019era una trappola pronta a scattare.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019elezione del nuovo Presidente saranno i partiti a dovere decidere chi governer\u00e0 e hanno un ampio ventaglio di possibilit\u00e0, dal confermare la maggioranza attuale con pochi e chiari compiti fino ad un governo di minoranza che comunque ha bisogno di un patto con l\u2019opposizione sugli stessi punti, pochi e chiari.<\/p>\n<p>Dopo si torner\u00e0 a votare e il paese decider\u00e0 da chi vuole essere governato perch\u00e9 protrarre oltre le ambiguit\u00e0 e i compromessi discutibili non conviene a nessuno, n\u00e9 a destra, n\u00e9 a sinistra.<\/p>\n<p>*(Alfiero Grandi)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211;\u00a0 <strong>COORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE *: RICHIESTA AL GOVERNO DI BLOCCARE L&#8217;INSERIMENTO DI NUCLEARE E GAS FOSSILE NELLA TASSONOMIA EUROPEA DELLE ENERGIE RINNOVABILI, ALLE 13 LA PETIZIONE HA 147.002 FIRME, ALLEGATA PETIZIONE ALLEGATA CON AGGIORNAMENTO, RACCOLTA DELLE FIRME CONTINUA OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA \u2013 PNRR<\/strong> &#8211; PROMOSSO DA: COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, LAUDATO SII, NOSTRA &#8211; PETIZIONE AL GOVERNO ITALIANO CON 146.371 FIRME<\/p>\n<p>Il Governo blocchi l\u2019inserimento di nucleare e gas fossile nella tassonomia europea delle energie rinnovabili<\/p>\n<p>Il cambiamento climatico continua la sua preoccupante corsa. Il limite di 1,5\u00b0C \u00e8 sempre pi\u00f9 vicino. Secondo il Climate Action Tracker , infatti, continuando con le attuali politiche globali si avr\u00e0 un aumento delle temperature fino a circa 2,9\u00b0C, molto oltre gli impegni della conferenza di Glasgow. Eppure, gli eventi catastrofici che gi\u00e0 oggi viviamo dimostrano come ogni ritardo nell\u2019avviare un processo reale di transizione ecologica ha effetti negativi drastici sulle vite di miliardi di esseri umani.<\/p>\n<p>In questo quadro la nuova proposta di tassonomia europea (elenco delle energie rinnovabili) della Commissione Europea \u00e8 inaccettabile. Cos\u00ec la tassonomia europea da strumento utile per finanziare attivit\u00e0 economiche sostenibili a lungo termine, puntando su eolico e solare, diventerebbe\u00a0 un ostacolo alla trasformazione verde dell&#8217;economia e della vita sociale e dirotterebbe le risorse sul nucleare (il Commissiario Breton ha parlato di 500 miliardi di euro) e sul gas fossile.<\/p>\n<p>Il Governo si era impegnato per una transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, mentre la stampa ha annunciato il rilancio del in 48 centrali con 20 GW di potenza distribuite in 16 Regioni italiane, che causeranno danni all\u2019ambiente, alle persone e produzione di nuova CO2.<\/p>\n<p>Il gas fossile non \u00e8 una soluzione ma parte del problema, ne abbiamo conferma sotto ogni aspetto, compreso il rilascio nell\u2019atmosfera con effetti climalteranti.<\/p>\n<p>Per iniziativa di associazioni italiane e tedesche, che hanno unificato le loro iniziative, sono state raccolte 146.371 firme\u00a0 all\u2019indirizzo https:\/\/chng.it\/52bC5wSRHf , dove si trova il testo che chiede al Governo italiano di schierarsi contro l\u2019attuale proposta di tassonomia europea.<\/p>\n<p>Chiediamo una posizione netta del Governo italiano contro l\u2019inserimento di gas e nucleare nella tassonomia europea e nello stesso tempo di dare rapida attuazione all\u2019impegno di realizzare altri 70 Giga watt di rinnovabili entro il 2030 per realizzare la riduzione del 55% delle emissioni di CO2.\u00a0 Va aggiornato il PNIEC confermando l\u2019esclusione del nucleare, bocciato a grande maggioranza da 2 referendum popolari, escludendo una strategia fondata sul gas fossile, avviando la realizzazione, la distribuzione e l\u2019uso dell\u2019idrogeno verde.<\/p>\n<p>*( Domenico Gallo 1\u00b0 firmatario, Mario Agostinelli p. Laudato Sii, Alfiero Grandi p. Coordinamento Democrazia Costituzionale, Jacopo Ricci p. Nostra &#8211; 19\/1\/2022 &#8211; Allegati il testo della petizione, con l\u2019aggiornamento, mentre le firme raccolte sono verificabili su change org all\u2019indirizzo\u00a0\u00a0\u00a0 <a href=\"https:\/\/chng.it\/52bC5wSRHf\">https:\/\/chng.it\/52bC5wSRHf<\/a>\u00a0 )<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Schir\u00f2 (Pd): presentati due emendamenti al \u201cmilleproroghe&#8221; per salvaguardare detrazioni e assegni familiari degli italiani all\u2019estero 02 \u2013 Andrea Ventura*: I danni del <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=37056\" title=\"n\u00b004 \u2013 22\/1\/2022 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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