{"id":36601,"date":"2021-11-06T14:49:13","date_gmt":"2021-11-06T14:49:13","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36601"},"modified":"2021-11-06T19:45:55","modified_gmt":"2021-11-06T19:45:55","slug":"n45-06-novembre-2021-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36601","title":{"rendered":"n\u00b045\u2013 06\/11\/2021 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p>01 &#8211; Luca Manes*: GLASGOW (SCOZIA). A Glasgow una marea verde di giovani in difesa del clima<\/p>\n<p>In migliaia in corteo assediano la Cop26. In prima fila gli indigeni dell\u2019Amazzonia. Greta Thunberg: \u00abIl re \u00e8 nudo, la storia li giudicher\u00e0 severamente.<\/p>\n<p>02 &#8211; Luca Martinelli *:\u00abUn solo viaggio spaziale inquina pi\u00f9 di un miliardo di poveri\u00bb\u00bb Cop26. Rapporto Oxfam sulle diseguaglianze climatiche: la Co2 \u00e8 roba per ricchi. E andr\u00e0 sempre peggio. Nel 2030 l&#8217;1% della popolazione sar\u00e0 responsabile del 16% delle emissioni. Per limitare l&#8217;aumento delle temperature, il 1&#8217;0% dell&#8217;umanit\u00e0 dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 97%.<\/p>\n<p>03 &#8211; Silvio Messinetti*: Chiamata alle arti\u00bb: Riace non si arresta e abbraccia Lucano &#8211; Calabria. L\u2019iniziativa al Villaggio globale a un mese dalla condanna dell\u2019ex sindaco a 13 anni. Tantissimi gli artisti in arrivo, insieme a Oliviero e De Magistris: \u00abOccorre riaccendere i riflettori, alimentare la solidariet\u00e0 e rafforzare la campagna per Mimmo.<\/p>\n<p>04 &#8211; Nadia Urbinati*: La crociata contro il politicamente corretto \u00e8 la difesa di vecchie gerarchie.<\/p>\n<p>05 &#8211; Alfiero Grandi*: l G20 di Roma al di sotto dell&#8217;indispensabile .<\/p>\n<p>06 &#8211; Simone Valesini Scienza*: Elefanti senza zanne e altri esempi di \u201cevoluzione innaturale\u201d In Mozambico le elefantesse nascono sempre pi\u00f9 spesso prive di zanne. Un effetto collaterale della pressione esercitata dai bracconieri in cerca di avorio. Un esempio, tra i tanti, di evoluzione accelerata per sopravvivere a un ambiente dominato dall&#8217;uomo.<\/p>\n<p>07 &#8211; Massimo Villone*:\u00a0 La forma di governo parlamentare \u00e8 la pi\u00f9 adatta ai tempi.<\/p>\n<p>Quirinale e dintorni. Il modello Giorgetti \u2013 Draghi capo dello Stato e simultaneamente capo del governo tramite un avatar \u2013 va respinto. \u00c8 un impianto che nega la connotazione fondamentale del ruolo del capo dello Stato, esplicitamente definito rappresentante dell\u2019unit\u00e0 nazionale dall\u2019art. 87 della Costituzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Luca Manes*: GLASGOW (SCOZIA). A Glasgow una marea verde di giovani in difesa del clima<\/strong><\/p>\n<p><strong>In migliaia in corteo assediano la Cop26. In prima fila gli indigeni dell\u2019Amazzonia. Greta Thunberg: \u00abIl re \u00e8 nudo, la storia li giudicher\u00e0 severamente. Ormai \u00e8 chiaro a tutti, la Cop26 Cop26 \u00e8 un fallimento totale, un festival del greenwashing\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Nel giorno della \u00abcongiura delle polveri\u00bb di Guy Fawkes, Glasgow viene gioiosamente invasa dai Fridays for Future di tutto il mondo. Ma non solo, tantissimi gli attivisti singoli o in rappresentanza di realt\u00e0 di tutto il Regno Unito che si sono dati appuntamento a met\u00e0 mattinata di ieri nello splendido scenario di Kelvingrove Park e che in 25mila hanno marciato fino alla centralissima George Square.<\/p>\n<p>ALLA TESTA DEL CORTEO tante donne e ragazze provenienti dal Sud del mondo e alcuni esponenti delle comunit\u00e0 indigene dell\u2019Amazzonia. Una scelta significativa, quella di dare spazio a coloro le cui voci vengono sistematicamente ignorate e che invece in occasione della Cop26 di Glasgow hanno l\u2019opportunit\u00e0 di ricordare al mondo quali sono gli effetti della crisi climatica e pi\u00f9 in generale del modello estrattivista sulla loro pelle.<\/p>\n<p>Purtroppo non di rado l\u2019attivismo si paga con la vita, come \u00e8 accaduto a Samir Flores, giovane messicano ucciso nel 2019 per il solo torto di essersi opposto alla mega opera infrastrutturale Proyecto Integral Morelos (in cui \u00e8 coinvolta anche l\u2019italiana Bonatti).<\/p>\n<p>Una sorte tragica come quella di Samir, ricorda Sofia Gutierrez alla fine della marcia, lo scorso anno in Colombia \u00e8 toccata a ben 65 difensori dell\u2019ambiente e delle comunit\u00e0, che hanno pagato con la vita il loro impegno. Proprio il presidente colombiano Iv\u00e1n Duque \u00e8 tra i pi\u00f9 attivi alla Cop26, dove invece non si \u00e8 presentato il suo omologo brasiliano Jair Bolsonaro, il pi\u00f9 bersagliato di cori durante la manifestazione. Bolsonaro \u00e8 additato come responsabile di un vero e proprio genocidio sia dei nativi dell\u2019Amazzonia, dove la deforestazione prosegue senza sosta a tutto vantaggio delle imprese private, che del resto del suo popolo, a causa della gestione fallimentare della pandemia.<\/p>\n<p>NON \u00c8 TROPPO POPOLARE nemmeno Boris Johnson, in questi giorni in versione \u00abdi lotta e di governo\u00bb per dare l\u2019impressione di essere un \u00abpaladino\u00bb del clima. Ieri, tramite il suo portavoce ha fatto sapere di comprendere \u00abil forte sentimento dei giovani sul cambiamento climatico\u00bb, tuttavia \u00absaltare le lezioni \u00e8 estremamente dannoso in un tempo in cui la pandemia da Covid ha gi\u00e0 avuto un enorme impatto sul loro apprendimento\u00bb.<\/p>\n<p>UN APPELLO CHE CADE nel vuoto, almeno a Glasgow, dove alla marcia sono tantissimi i ragazzi e i bambini arrivati con le loro famiglie, quasi tutti con il loro pezzo di cartone a mo\u2019 di cartello con su scritti slogan rigorosamente con il pennarello (da \u00abCop is a fantasy\u00bb a \u00abno more blah blah blah\u00bb, per riecheggiare le parole di Greta sulla vuota retorica dei governi del Pianeta). A estremo insulto per il povero Johnson va detto che per strada ci sono intere classi di bimbetti delle scuole elementari, come quelli della Anderton Primary School, che gridano insieme alle loro maestre \u00abstop climate change\u00bb. Qualche giovane scozzese, poi, sventola la bandiere con la croce di Sant\u2019Andrea, un chiaro richiamo alle istanze indipendentiste che tra dopo la Brexit da queste parti hanno ripreso forte trazione.<\/p>\n<p>NON MANCA LA delegazione dei Fridays for Future italiani, arrivati a Glasgow rigorosamente in treno. \u00abCi siamo fatti 15 ore di treno da Torino perch\u00e9 siamo convinti che questa Cop sia l\u2019ultima occasione per invertire la rotta e fermare la crisi climatica\u00bb, spiega Luca Sardo. \u00abDobbiamo diminuire le nostre emissioni del 7% ogni anno per restare sotto gli 1,5 gradi di aumento della temperatura media globale. Se rimandiamo ogni decisione all\u2019anno prossimo, probabilmente sar\u00e0 troppo tardi\u00bb ammonisce.<\/p>\n<p>MA SUL FRONTE degli attivisti gi\u00e0 serpeggia la convinzione che quella di Glasgow sia l\u2019ennesima occasione persa. Anche alcuni risultati apparentemente positivi lasciano un retrogusto di fiele. Per esempio Marta dei Fridays for Future polacchi non crede che il governo di Varsavia abbia realmente intenzione di smettere di usare il carbone, come promesso nella giornata di gioved\u00ec. \u00abHanno gi\u00e0 dichiarato che, non essendo un Paese sviluppato, possono aspettare fino al 2040 per dire addio al carbone. Noi non possiamo attendere tutto questo tempo!\u00bb.<\/p>\n<p>ANCORA PI\u00d9 ESPLICITA l\u2019ugandese Vanessa Nakate che, rivolgendosi ai nostri governanti, si chiede \u00abquanti altri di questi eventi si dovranno tenere finch\u00e9 non si renderanno conto che la loro inazione sta distruggendo il Pianeta?\u00bb. Nakate ha sottolineato che \u00abstoricamente, l\u2019Africa \u00e8 responsabile solo del 3% delle emissioni globali e tuttavia gli africani stanno soffrendo alcuni degli impatti pi\u00f9 brutali alimentati dalla crisi climatica\u00bb.<\/p>\n<p>Ribadisce il concetto Greta Thunberg, che durante il corteo \u00e8 rimasta nelle \u00abretrovie\u00bb, evidentemente per lasciare la scena agli esponenti del Sud del mondo. Per la giovane attivista svedese la Cop26 \u00e8 un fallimento totale, un mero esercizio di pubbliche relazioni, \u00abperch\u00e9 non si pu\u00f2 risolvere una crisi con gli stessi metodi che l\u2019hanno causata. \u00abIl re \u00e8 nudo, la storia li giudicher\u00e0 severamente\u00bb, ha continuato, ribadendo ancora una volta di considerare la Cop26 il \u00abfestival del greenwashing\u00bb. Insomma, serve un cambiamento di modello, del quale i grandi della terra non vogliono proprio sentire parlare.<\/p>\n<p>*Luca Manes. L\u2019autore fa parte di ReCommon. Giornalista. Dal 2000 al 2012 ha lavorato per la Campagna per la Riforma della Banca mondiale. Dal 2012 \u00e8 il responsabile della comunicazione)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Luca Martinelli *:\u00abUN SOLO VIAGGIO SPAZIALE INQUINA PI\u00d9 DI UN MILIARDO DI POVERI\u00bb\u00bb COP26. RAPPORTO OXFAM SULLE DISEGUAGLIANZE CLIMATICHE: LA CO2 \u00c8 ROBA PER RICCHI. E ANDR\u00c0 SEMPRE PEGGIO. NEL 2030 L&#8217;1% DELLA POPOLAZIONE SAR\u00c0 RESPONSABILE DEL 16% DELLE EMISSIONI. PER LIMITARE L&#8217;AUMENTO DELLE TEMPERATURE, IL 1&#8217;0% DELL&#8217;UMANIT\u00c0 DOVREBBE RIDURRE LE PROPRIE EMISSIONI DEL 97%.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abUn singolo volo spaziale, come quelli organizzati dalle agenzie private per i super-ricchi, \u00e8 responsabile di pi\u00f9 emissioni di quante prodotte dal miliardo di persone pi\u00f9 povere del pianeta in un anno\u00bb. Nafkote Dabi, responsabile delle politiche climatiche di Oxfam, ha commentato cos\u00ec i dati diffusi ieri dal rapporto \u00abCarbon inequality in 2030\u00bb, diffuso dall\u2019organizzazione non governativa per aprire un altro tema nell\u2019agenda della COP26 di Glasgow, quello della disuguaglianza climatica.<\/p>\n<p>I termini della questione sono, apparentemente, semplici: nel piccolo si stima che le emissioni di carbonio per passeggero per un volo spaziale di 11 minuti siano di almeno 75 tonnellate, mentre il miliardo pi\u00f9 povero di abitanti della Terra emette meno di una tonnellata di carbonio all\u2019anno.<\/p>\n<p>IN GRANDE: NEL 2030, le emissioni di CO2 in atmosfera prodotte dall\u20191% pi\u00f9 ricco della popolazione mondiale saranno 30 volte superiori ai livelli sostenibili per limitare l\u2019aumento delle temperature globali entro 1,5\u00b0C rispetto all\u2019era pre-industriale.<\/p>\n<p>Se guardiamo invece alle emissioni globali totali, lo studio \u2013 realizzato da Oxfam in collaborazione con l\u2019Institute for European Environmental Policy (Ieep) e lo Stockholm Environment Institute (Sei) \u2013 stima che l\u20191% pi\u00f9 ricco, cio\u00e8 80 milioni di persone, poco meno della popolazione tedesca, tra meno di 10 anni sar\u00e0 responsabile di ben il 16% delle emissioni globali, mentre nel 1990 rappresentava il 13% del totale e nel 2015 il 15%.<\/p>\n<p>Che cosa significa tutto questo? Che andando avanti sulla strada intrapresa sino a oggi, nel 2030 le emissioni totali di cui sar\u00e0 responsabile da solo il 10% pi\u00f9 ricco del mondo supereranno la quota di emissioni tollerabili per scongiurare l\u2019aumento delle temperature al di sopra di 1,5\u00b0C, obiettivo cruciale per il presente e il futuro prossimo del pianeta, inserito negli Accordi di Parigi del 2015 e confermato al recente G20 di Roma. E questo avverr\u00e0 indipendentemente da ci\u00f2 che far\u00e0 il restante 90% dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>I LIVELLI DI EMISSIONI prodotti dalla met\u00e0 pi\u00f9 povera degli esseri umani, infatti, saranno ancora molto al di sotto di quanto sostenibile per limitare l\u2019aumento delle temperature entro 1,5\u00b0C, mentre questo manipolo di ricchissimi dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 97% rispetto a quelle attuali. Per capire se anche voi fate parte delle categorie \u00ab1%\u00bb o \u00ab10%\u00bb, considerate che il reddito annuo dei primi \u00e8 pari a 172mila dollari, quello dei secondi di 55mila dollari.<\/p>\n<p>\u00abViviamo in un mondo in cui una ristrettissima \u00e9lite sembra avere il permesso di inquinare senza limiti. Le emissioni del 10% pi\u00f9 ricco da sole, potrebbero spingerci verso un punto di non ritorno e a pagarne il prezzo pi\u00f9 alto, ancora una volta, saranno le persone pi\u00f9 povere e vulnerabili del pianeta, che a causa dell\u2019impatto del cambiamento climatico, stanno gi\u00e0 affrontando eventi climatici sempre pi\u00f9 fuori controllo, fame, carestie e miseria\u00bb ha specificato Nafkote Dabi.<\/p>\n<p>I DATI ANALIZZATI ed elaborati da Oxfam sono quelli dell\u2019Emissions Gap Report 2021, diffuso dall\u2019Unep alla fine di ottobre: l\u2019agenzia Onu per l\u2019ambiente stima che le emissioni globali totali dovranno scendere a circa 18 Gt CO2 (25 Gt CO2e) all\u2019anno entro il 2030, su un percorso verso zero emissioni nette entro la met\u00e0 del secolo, al fine di avere una ragionevole possibilit\u00e0 di limitare il riscaldamento globale a 1,5\u00b0C. Ci\u00f2 equivale a circa 2,3 tonnellate di CO2 per persona all\u2019anno nel 2030.<\/p>\n<p>Tra tante promesse non mantenute, \u00abCarbon inequality in 2030\u00bb considera anche gli effetti positivi dell\u2019Accordo di Parigi: il 40% della popolazione mondiale \u00e8 gi\u00e0 sulla strada per arrivare a un taglio delle emissioni pro-capite del 9% tra il 2015 e il 2030. Questo dato rappresenterebbe un punto di svolta, considerando che si tratta in gran parte di cittadini di Paesi a medio reddito come Cina e Sudafrica, che tra il 1990 e il 2015 hanno invece fatto registrare gli aumenti pi\u00f9 rapidi di emissioni pro-capite.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Silvio Messinetti*: CHIAMATA ALLE ARTI\u00bb: RIACE NON SI ARRESTA E ABBRACCIA LUCANO &#8211; CALABRIA. L\u2019INIZIATIVA AL VILLAGGIO GLOBALE A UN MESE DALLA CONDANNA DELL\u2019EX SINDACO A 13 ANNI. TANTISSIMI GLI ARTISTI IN ARRIVO, INSIEME A OLIVIERO E DE MAGISTRIS: \u00abOCCORRE RIACCENDERE I RIFLETTORI, ALIMENTARE LA SOLIDARIET\u00c0 E RAFFORZARE LA CAMPAGNA PER MIMMO.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sentenza \u00e8 stata una batosta. Abnorme, spropositata, inaspettata e, soprattutto, ingiusta. Ha creato sconforto e sfiducia. Ha anche condizionato il voto del 3 ottobre e affossato le speranze di Mimmo Lucano di entrare (anche da \u00abineleggibile\u00bb) in consiglio regionale.<\/p>\n<p>Hanno fatto ingiustizia e provato a offuscare un ventennio di speranza intorno all\u2019\u00abutopia realizzata\u00bb in queste lande che sovrastano lo Jonio. Ma non ci sono riusciti. Perch\u00e9 Riace non si arresta. Da quella condanna di Locri sono passati 35 lunghi giorni.<\/p>\n<p>\u00c8 montata la protesta, si \u00e8 accesa la solidariet\u00e0, \u00e8 partita la raccolta fondi. Ma ora \u00e8 tempo di riportare Riace alla dimensione che pi\u00f9 le compete. Quella politica intesa nel senso pi\u00f9 nobile ovvero fare societ\u00e0, creare umanit\u00e0, alimentare progresso civile.<\/p>\n<p>E per riportare \u00abl\u2019idea Riace\u00bb al centro del dibattito, sciogliendole di dosso il cappio giustizialista, si \u00e8 pensato che la cosa migliore fosse una \u00abchiamata alle arti\u00bb. Una mobilitazione di tutti coloro (artisti, cantanti, uomini e lavoratori dello spettacolo) che in questi anni, pi\u00f9 di tanti altri, si sono spesi per la causa dell\u2019antirazzismo e della fratellanza tra i popoli. A costo di pagarne un alto prezzo.<\/p>\n<p>PERCH\u00c9 IN QUESTA PICCOLA Italia parlare di razzismo e migranti non \u00e8 \u00abconveniente\u00bb. Basti pensare alla figuraccia della nazionale di calcio e alla mancata solidariet\u00e0 con i Black lives matter. Quel che inizia oggi, e che si dipaner\u00e0 per 48 ore, \u00e8 un grande abbraccio a Lucano e al suo borgo. \u00abAbbracciamo Riace\u00bb \u00e8 la manifestazione di chi vuol ritrovarsi per stringere a s\u00e9 il sindaco nel suo \u00abVillaggio globale\u00bb, quello che lui ha creato e che lo ha reso celebre nel mondo.<\/p>\n<p>La lista di artisti in arrivo \u00e8 lunga: Vinicio Capossela, Brunori Sas, Tetes de Bois, Ascanio Celestini, Baba Sissoko, l\u2019ex frontman dei Modena City Ramblers, Roberto Zeno, Fiorella Mannoia. E poi Gad Lerner, Oliviero Toscani e Mauro Biani. Attesi anche l\u2019ex presidente Mario Oliverio e Luigi de Magistris.<\/p>\n<p>\u00abOccorre riaccendere i riflettori, alimentare la solidariet\u00e0 e rafforzare la campagna per Lucano \u2013 ci dice Filippo Sestito dell\u2019associazione \u201cUn\u2019altra Calabria \u00e8 possibile\u201d tra gli organizzatori insieme ai comboniani di padre Zanotelli e alla giornalista Tiziana Barill\u00e0 \u2013 Ci saranno realt\u00e0 di movimento e organizzazioni importanti come Cgil e Arci, l\u2019elenco di adesioni \u00e8 lungo. \u00c8 fondamentale rilanciare la dimensione politica del laboratorio Riace per non farlo morire di oblio. Proprio nei giorni in cui sono ripresi gli sbarchi di massa in Calabria occorre focalizzare l\u2019attenzione su cosa ha rappresentato Riace. Un luogo dove i migranti non erano numeri da ragioneria degli sbarchi ma una risorsa. Interrotta Riace per le note scelte governative la Calabria \u00e8 tornata ad essere un parcheggio per migranti che sbarcano, vengono prima accolti, ma poi di loro si perdono le tracce. Riace aveva risolto all\u2019origine la questione perch\u00e9 con i migranti i borghi si ripopolavano diventando volano di sviluppo\u00bb.<\/p>\n<p>IL PROGRAMMA \u00e8 intenso. Si parte nel pomeriggio con un corteo che muover\u00e0 dallo stadio fino all\u2019anfiteatro arcobaleno dove inizieranno ad esibirsi gli artisti. Alle 16 \u00e8 previsto un dialogo tra Lerner e Lucano.<\/p>\n<p>Nell\u2019anfiteatro il microfono rester\u00e0 aperto fino a sera, mentre nel Villaggio globale saranno organizzate attivit\u00e0 per i bambini. Domani sar\u00e0 invece il giorno del ricordo e della proposta. Si porter\u00e0 un fiore sulla bara di Becky Moses, la giovane nigeriana morta carbonizzata in un rogo scoppiato nella favela di San Ferdinando. E infine assemblea generale per l\u2019altra Calabria possibile.<\/p>\n<p>*( Silvio Messinetti \u00e8 stato un medico, dirigente sportivo e politico italiano di etnia arb\u00ebresh\u00eb, soprannominato Il medico dei poveri, sindaco di Crotone dal 1946 al 1957 e presidente del Crotone Calcio dal 1945 al 1965)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Nadia Urbinati*: LA CROCIATA CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO \u00c8 LA DIFESA DI VECCHIE GERARCHIE PER \u201cSECOLI E SECOLI\u201d \u00c9LITE E POPOLO HANNO CONTINUATO A USARE SENZA OFFENDERSI PAROLE CHE OGGI OFFENDONO, HA SCRITTO LUCA RICOLFI SU REPUBBLICA QUALCHE GIORNO FA.<\/strong><\/p>\n<p>Chiamare \u201ccafone\u201d un poveraccio o, negli anni dell\u2019emigrazione interna, chiamare \u201cterroni\u201d gli italiani meridionali non offendeva nessuno, sembra di capire leggendo Ricolfi.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 n\u00e9 si dovrebbe mai nell\u2019era dei diritti concentrarsi sull\u2019assistenza lasciando stare i diritti civili e, quindi, il disagio delle minoranze o di chi \u00e8 solo maggioranza numerica. Il politicamente corretto nasce da questa idea giusta.<\/p>\n<p>Per \u201csecoli e secoli\u201d \u00e9lite e popolo hanno continuato a usare senza offendersi parole che oggi offendono, ha scritto Luca Ricolfi su Repubblica qualche giorno fa. E quella continuit\u00e0 di uso libero e non ipocrita (autentico!) della lingua ha cementato l\u2019unit\u00e0 tra \u00abla sensibilit\u00e0 dei ceti istruiti, urbanizzati, e tendenzialmente benestanti, e la massa dei comuni cittadini\u00bb.<\/p>\n<p>Chiamare \u201ccafone\u201d un poveraccio o, negli anni dell\u2019emigrazione interna, chiamare \u201cterroni\u201d gli italiani meridionali non offendeva nessuno, sembra di capire leggendo Ricolfi.<\/p>\n<p>Le persone erano meno ipocrite di come siamo noi oggi, oppressi dall\u2019uso di un linguaggio che dovrebbe riuscire a non offendere nessuno: il \u201cpoliticamente corretto\u201d.<\/p>\n<p>Paragonandolo a un virus con le sue numerose mutazioni, Ricolfi parla del \u201cpolitically correct\u201d come di un contagio che dagli Stati Uniti si \u00e8 diffuso ovunque.<\/p>\n<p>Nella sua narrazione, la nascita di questa malattia contagiosa sarebbe partita dalla mutazione della sinistra americana, da quella buona o attenta alle questioni sociali a quella malata di diritti civili che ha dagli anni Settanta cominciato a occuparsi di minoranze e quindi di riconoscimento e, alla fine, dell\u2019uso stesso della lingua.<\/p>\n<p>\u00c8 come se si fosse passati dalla denuncia del disagio sociale dei terroni al disagio dei terroni per sentirsi chiamare terroni. Sembra di capire dall\u2019analisi di Ricolfi che non ci sia posto per una corrispondenza tra giustizia sociale e rispetto delle persone attraverso il linguaggio; e cos\u00ec, si mette in un unico paniere tutto quel che sta insieme al politicamente corretto, il bene (come l\u2019uso rispettoso del linguaggio) e il male (come la burocratizzazione dell\u2019ordine linguistico che raggiunge forme paranoiche).<\/p>\n<p>\u00c8 questo l\u2019aspetto dell\u2019intervento di Ricolfi che colpisce, e non convince. Perch\u00e9 il disagio sociale non deve e non pu\u00f2 essere barattato con il rispetto sociale.<\/p>\n<p>La sinistra che si dimentica delle questioni sociali lasciandole alla destra produce una stortura uguale o opposta, perch\u00e9 la equa distribuzione dei costi e dei benefici sociali non deve comunque essere barattata con la libert\u00e0 (progetto delle destre) e nemmeno con la dignit\u00e0 (progetto di una sinistra di materialismo volgare, come si usava dire un secolo fa).<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 n\u00e9 si dovrebbe mai nell\u2019era dei diritti concentrarsi sull\u2019assistenza lasciando stare i diritti civili e, quindi, il disagio delle minoranze o di chi \u00e8 solo maggioranza numerica. Il politicamente corretto nasce da questa idea giusta.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la sua esagerazione lo ha portato a essere perfino ridicolo, e certamente ingestibile nella vita ordinaria (come mi rivolgo al mio\/mia studente?). Ma non si dovrebbe imitare questo estremismo e buttare il bambino con l\u2019acqua sporca.<\/p>\n<p>Il linguaggio \u00e8 uno strumento di comunicazione pieno di etica e la sua struttura non \u00e8 irrilevante rispetto al trattamento sociale, non \u00e8 neutra.<\/p>\n<p>Chi ha cominciato a lottare per le conquiste di dignit\u00e0 e giustizia, ha cominciato anche dal linguaggio \u2013 quando Marx rifiutava di usare la parola \u201cpoveri\u201d e \u201cpovert\u00e0\u201d e usava invece \u201cproletari\u201d, \u201csottoproletari\u201d e \u201csfruttamento di classe\u201d faceva un uso rivoluzionario della lingua, mettendo a nudo subito, nelle parole, le relazioni di dominio.<\/p>\n<p>Quello di Marx era gi\u00e0 un uso \u201ccorretto\u201d della lingua, corretto in relazione alla sua lettura di classe della societ\u00e0 borghese; e fu molto criticato dai suoi contemporanei per non chiamare le cose con \u201cil loro\u201d nome, ovvero \u201csfortuna\u201d, \u201cdestino\u201d, \u201csvogliatezza\u201d o invece \u201cmerito\u201d, \u201cintraprendenza\u201d, ecc.<\/p>\n<p>Il linguaggio copre o svela le relazioni di potere. Il gioco \u00e8 antico, come quello del linguaggio \u201ccorretto\u201d (per chi? e per dare quali informazioni?).<\/p>\n<p>Non \u00e8 iniziato, come scrive Ricolfi, quando la parola \u201cnegro\u201d \u00e8 stata sostituita dalla parola \u201cnero\u201d (alla quale sostituzione, anche il movimento di Martin Luther King Jr. e poi Barack Obama hanno molto contribuito), ma certamente la razza e il razzismo sono stati madre e padre della lunga marcia da \u201cnegro\u201d a \u201cnero\u201d ad \u201cafroamericano\u201d.<\/p>\n<p>Ricolfi ci dice che prima di questo tempo, del nostro tempo, l\u2019uso della lingua era libero; poi, da un certo momento, \u00e8 cominciata una china pericolosa, che dal linguaggio finisce con la proposta di leggi come quella bocciata recentemente dal Senato.<\/p>\n<p>Diremmo che, se questa non \u00e8 una rivoluzione poco ci manca. \u00c8 anche per questa ragione che oggi si battaglia contro il politically correct (ma in realt\u00e0 per colpire altro, ovvero la catena dei diritti che sembra non interrompersi mai); e, purtroppo, la stupidit\u00e0 che alcune forme di questo codice linguistico rende questa battaglia facile. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p>Due sono gli schemi principali del ragionamento di Ricolfi: che il politically correct \u00e8 un linguaggio che crea le cose (mentre, sembra di capire, dovrebbe essere il contrario) e che le cose che ha creato questo linguaggio sono regressive, come lo sono i diritti civili portati oltre un certo punto (quale, non \u00e8 dato capire).<\/p>\n<p>Il linguaggio crea le cose \u2013 certamente! Lo abbiamo visto con la veloce scorribanda nella rivoluzione delle parole di Marx. Questo fenomeno, del linguaggio che crea le cose, \u00e8 vecchio quanto la societ\u00e0. Il linguaggio \u00e8 un codice di convenzioni e le convenzioni sono registrazioni di potere, come ci ha insegnato magistralmente Thomas Hobbes.<\/p>\n<p>Prima del politically correct c\u2019era un politically correct, dunque; uno che, appunto a causa di robuste e millenarie gerarchie sociali, non era avvertito come convenzionale, tanto era atavica la relazione gerarchica tra chi dominava l\u2019appellazione e la significazione e chi la subiva.<\/p>\n<p>Se il linguaggio crea le cose, allora si tratta di guardare dietro il velo del codice linguistico per capire in che cosa consisteva quella bella sincerit\u00e0 di ieri, quando usare parole come \u201cterrone\u201d o \u201ccafone\u201d non dava problemi mentre oggi saremmo redarguiti se lo facessimo e abituiamo i bambini e i ragazzi a non usare quel linguaggio.<\/p>\n<p>Si deve ammettere che l\u2019educazione \u00e8 una forma di ipocrisia sistemica che si sedimenta in abito o costume \u2013 senza la qual cosa non ci sarebbe apprendimento e socializzazione e neppure linguaggio. Quindi di quale ipocrisia si parla quando si lamenta l\u2019uso politicamente corretto del linguaggio?<\/p>\n<p>Essere sinceri e liberi di dire che cosa in pubblico? Forse che, prima, quando si poteva dare del terrone a un meridionale senza battere ciglio, eravamo liberi da codici linguistici? O non era invece quella una forma di \u201cpolitically correct\u201d che stava bene a qualcuno ma non ad altri? Era un codice linguistico cucito sulla gerarchia sociale esistente e praticato senza tanto questionare.<\/p>\n<p>Il \u201cnegro\u201d era cos\u00ec chiamato dai padroni di schiavi e dai bianchi, ma anche dai suoi compagni \u201cnegri\u201d poich\u00e9 per parlare di s\u00e9 tra di loro usavano il linguaggio dei padroni non avendo essi altra lingua, scriveva Alexis de Tocqueville.<\/p>\n<p>E da noi, il \u201ccafone\u201d era cos\u00ec chiamato dai proprietari terrieri; il \u201cterrone\u201d era cos\u00ec chiamato dagli italiani del nord, ricchi o poveri che fossero (senza avvedersi, questi ultimi, che quel linguaggio li faceva schierare dalla parte sbagliata). Il bel sincero linguaggio di ieri era espressione della correttezza di ceto o di classe o di gerarchica.<\/p>\n<p>Non sappiamo se i neri, i contadini e i meridionali si offendessero o se l\u2019essere chiamati in quel modo facilitava il loro senso di s\u00e9, se li faceva sentire forti e con le stesse opportunit\u00e0 culturali e simboliche di chi li appellava in quel modo. N\u00e9 del resto \u00e8 dato di sapere come erano chiamati gli appellanti: i bianchi padroni di schiavi, i proprietari terrieri e i nordici italiani.<\/p>\n<p>Loro, tutti loro, come erano chiamati dai \u201cnegri\u201d, dai \u201ccafoni\u201d, dai \u201cterroni\u201d? Sembra di poter dire che la normalit\u00e0 linguistica senza ipocrisia seguiva una relazione vettoriale che andava in una direzione soltanto \u2013 \u201cdagli\u201d appellanti \u201cagli\u201d appellati \u2013 senza ritorno, senza reciprocit\u00e0. Ricolfi dice che la lingua folle di oggi crea fossati tra gruppi.<\/p>\n<p>Ma che cosa dire dei fossati di ieri, quelli che non potevano essere saltati? Se un proprietario terriero parlava con \u201csuo\u201d villico, quest\u2019ultimo come si rapportava a lui? Probabilmente piegando il capo e dentro di s\u00e9 maledicendolo \u2013 ovvero ipocritamente teneva in testa quel che pensava e si guardava bene dal rivelarlo, perch\u00e9 non era libero di dire quel che voleva come lo era il suo padrone. Dunque c\u2019era ipocrisia.<\/p>\n<p>C\u2019era ipocrisia ma non egualmente diffusa. C\u2019era ipocrisia anche quando solo alcuni potevo essere liberi di dire in faccia ad altri che erano dei terroni o negri o cafoni. Era ipocrisia di classe, si potrebbe dire in coerenza con la posizione marxista (che Ricolfi menziona come antidoto all\u2019uso strumentale della lingua).<\/p>\n<p>*( Nadia Urbinati \u00e8 un&#8217;accademica, politologa e giornalista italiana naturalizzata statunitense.)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Alfiero Grandi*: L G20 DI ROMA AL DI SOTTO DELL&#8217;INDISPENSABILE . VENTI ANNI FA IL G8 FU OGGETTO DI FORTI CONTESTAZIONI A GENOVA. CI FURONO GRANDI MANIFESTAZIONI, A CUI CORRISPOSE UNA REPRESSIONE FEROCE ORCHESTRATA DALLA COMPONENTE AUTORITARIA DEL GOVERNO BERLUSCONI, CHE TROV\u00d2 IL SUO BRACCIO ATTUATORE IN UNA PARTE IMPORTANTE DELL\u2019APPARATO DELLO STATO, BASTA RICORDARE I GRAVISSIMI EPISODI AVVENUTI NELLA CASERMA DIAZ.<\/strong><\/p>\n<p>Quella contestazione, non da sola ovviamente, spinse a cambiare la composizione dei vertici mondiali, superando di fatto il G8, aprendo ad una visione dei problemi del mondo pi\u00f9 multilaterale. Sull\u2019onda di una critica ai vertici di pochi paesi si \u00e8 arrivati al G20 che ne coinvolge un numero pi\u00f9 grande. Si dovrebbe riflettere su una rivitalizzazione delle sedi internazionali come l\u2019ONU, create da un sogno mondiale, colpite duramente da Trump e non solo.<\/p>\n<p>Le contestazioni a questo G20 non sono paragonabili a quelle di 20 anni fa. Non a caso si \u00e8 svolto in un clima che non ha trascurato la valorizzazione dell\u2019attrattivit\u00e0 italiana e ha perfino presentato la curiosit\u00e0 di reali impegnati a gestire dibattiti su argomenti di solito distanti dal ruolo dei regnanti. Altra osservazione riguarda il fatto che vertici come questo esaltano i ruoli degli Stati e deprimono quello dell\u2019Unione europea, la cui presidente era presente ma oscurata dai vertici bilaterali. I leader degli Stati europei non riescono a rinunciare al loro protagonismo, anche sotto la pressione delle verifiche elettorali. Quindi l\u2019Europa si \u00e8 presentata come un insieme di Stati, ciascuno con suoi interessi ed iniziative. Per questo non ci si deve stupire se l\u2019Europa non riesce ad esercitare verso altri grandi interlocutori mondiali un ruolo trainante su problemi di fondo, come le iniziative per il clima, che potrebbe svolgere.<\/p>\n<p>L\u2019assenza dei leader di Cina e Russia si \u00e8 fatta sentire, della serie: mi notano di pi\u00f9 se vado o se non vado? Sia perch\u00e9 ha pesato sulle conclusioni, ottenendo di sfumare gli impegni per il clima, spostando la decarbonizzazione in un tempo incerto a met\u00e0 del secolo, per consentire a Cina e Russia di accettare il documento. Quanti comprendono la drammaticit\u00e0 del cambiamento climatico e l\u2019urgenza delle misure da adottare per restare entro 1,5 gradi di aumento della temperatura non possono essere soddisfatti di questa incertezza temporale, perch\u00e9 ci\u00f2 ha delle conseguenze sulle misure da prendere senza perdere tempo. \u00c8 un equilibrio diplomatico, ma non \u00e8 una scelta forte e netta per il clima. Sia perch\u00e9 sul piano pi\u00f9 politico questi paesi hanno ricordato a tutti che senza di loro le decisioni che possono essere adottate, ad esempio sul clima, sono parziali al limite dell\u2019inefficacia.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il risultato di scelte contraddittorie di Biden, che finora ha messo la Cina nel mirino, pur affermando che non vuole una guerra. Inevitabilmente questa scelta degli USA alza la tensione e non aiuta la comprensione. Cos\u00ec si rende difficile il coinvolgimento della Cina nella fase politica aperta dopo la ritirata dall\u2019Afghanistan. Anche la Russia detiene argomenti rilevanti nel rapporto con l\u2019Europa, basta pensare al rapporto con la Germania sul gas. Questo rende difficile tagliare di netto, le sanzioni servono a ben poco. Anche in questo caso non mettere l\u2019accento sulla collaborazione finisce con il lasciare irrisolti contenziosi.<\/p>\n<p>Biden non \u00e8 riuscito finora\u00a0 a sfuggire alla logica politica di indicare nemici esterni per compattare il fronte interno, con il risultato di mantenere distanze e tensioni. Sia con chi \u00e8 considerato un avversario, se non un nemico. Sia all\u2019interno del fronte degli alleati, perch\u00e9 i rapporti consolidati non sono gli stessi per tutti. Senza trascurare che gli Usa, come ha ammesso Biden con Macron, sono stati maldestri sulla questione sottomarini all\u2019Australia, che poi si tratti di armi \u00e8 solo la conferma della primazia degli armamenti, che continuano a crescere nel mondo senza, al contrario, una strategia di contenimento e riduzione, bruciando risorse enormi, ben maggiori di quelle necessarie per il clima e creando crescenti pericoli di conflitto.<\/p>\n<p>Resta il fatto che sul clima i 20 grandi non hanno dato un contributo all\u2019altezza del loro ruolo e delle aspettative, visto che l\u2019accordo sul limite di aumento della temperatura entro 1,5 gradi \u00e8 contraddetto dai tempi fumosi per arrivare al Carbon free, che \u00e8 poi la concretizzazione del non aumento della temperatura oltre 1,5 gradi. La riunione di Glasgow non riceve l\u2019impulso auspicabile dal G20. Vedremo se le conclusioni di Glasgow saranno all\u2019altezza del dramma climatico che stiamo gi\u00e0 vivendo, prima che sia troppo tardi. Cos\u00ec l\u2019obiettivo di aiutare i paesi pi\u00f9 poveri e in difficolt\u00e0 con 100 miliardi all\u2019anno di aiuti era precedente e avrebbe dovuto essere realizzato entro il 2020, la speranza \u00e8 che ora si realizzi.<\/p>\n<p>Draghi ha fatto bene ad insistere sul multilateralismo, ma l\u2019ascolto \u00e8 stato piuttosto diplomatico.<\/p>\n<p>L\u2019Europa ha ottenuto l\u2019allentamento dei dazi imposti da Trump sugli scambi di acciaio e alluminio. Il limite \u00e8 che si tratta di un accordo bilaterale tra Usa ed Europa, mentre avrebbe dovuto rientrare in un quadro di impegni multilaterali per ridurre la CO2 in settori in cui il carbone pesa tantissimo e il consumo di energia \u00e8 enorme. Pensare di risolvere i rapporti con la Cina e la Russia, grandi produttori di acciaio ed alluminio, con metodi climalteranti, senza un loro coinvolgimento in un quadro di impegni per il clima \u00e8 un\u2019illusione.<\/p>\n<p>Sulla pandemia solo una memoria labile pu\u00f2 dimenticare l\u2019enfasi sulla fornitura dei vaccini ai paesi poveri a met\u00e0 di quest\u2019anno, con la promessa di un miliardo di vaccini tra Usa ed Unione europea. Purtroppo secondo il responsabile dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 solo il 15% di quanto promesso \u00e8 arrivato ai paesi pi\u00f9 poveri, che non hanno le risorse per acquistarli e spesso neppure le strutture per somministrarli. Del resto, appare chiaro in tutti gli scenari che le percentuali di somministrazioni di vaccini nelle aree pi\u00f9 povere sono al 3%, o al5%, a seconda dei calcoli. Visto che i vaccini sono indispensabili, che solo una vaccinazione a livello mondiale pu\u00f2 rendere sicuri anche i paesi pi\u00f9 ricchi, visto che si prevede di arrivare al 70% della popolazione mondiale solo entro il 2022, se gli impegni verranno mantenuti, se ne pu\u00f2 dedurre che il G20 non ha svolto il ruolo forte che avrebbe potuto.<\/p>\n<p>Inoltre il G20 ha lasciato in sostanza al WTO la decisione sulla liberalizzazione almeno temporanea dei brevetti dei vaccini, mentre avrebbe potuto dare un input alla prossima riunione mondiale, che dovrebbe decidere sull\u2019argomento. Serviva una indicazione chiara e netta per arrivare finalmente ad una decisione positiva. Tanto pi\u00f9 che le grandi aziende farmaceutiche produttrici di vaccini hanno gi\u00e0 guadagnato tantissimo e ora una decisione di liberalizzazione dei brevetti, anche limitata alla fase della pandemia, sarebbe possibile senza traumi. La tassazione sulle grandi multinazionali, in particolare quelle legate all\u2019informatica, al 15% \u00e8 un passo avanti. Si poteva fare di pi\u00f9 e meglio, lo stesso Biden era partito dal 20\/25%, l\u2019Europa non \u00e8 riuscita a fare meglio, anzi. Passa comunque un principio importante, anche grazie al G20, ma senza dimenticare che questa decisione in realt\u00e0 era gi\u00e0 presa in sede Ocse. Ora si tratta di andare avanti nella attuazione bene e rapidamente, perch\u00e9 non \u00e8 ancora una decisione operativa, ma solo una forte intenzione e come si sa il veleno \u00e8 nella coda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VISTO CHE I SINGOLI STATI DOVRANNO PRENDERE LE DECISIONI ATTUATIVE \u00c8 MEGLIO ESSERE VIGILI.<\/p>\n<p>Infine negli incontri di varia natura \u00e8 emersa con chiarezza una divisione, anche in Europa, su nucleare e gas. L a Francia ha fatto lobbing sul nucleare senza ritegno, lodando il ministro Cingolani in modo sospetto. Quindi non ci sono solo problemi esterni all\u2019area Usa\/Europa ma ci sono anche all\u2019interno sul clima. Non tutti i problemi derivano dal rapporto con Cina e Russia o con paesi come l\u2019India che chiedono con molte ragioni sostegni per affrontare la transizione ecologica. Ci sono scelte sbagliate anche in Europa. La Francia guida un gruppo di paesi che punta sul nucleare e preme per potere utilizzare i soldi del Next Generation EU tentando di \u201cverniciare\u201d di verde il nucleare. La Germania \u00e8 condizionata dal gas che \u00e8 pur sempre di origine fossile, quindi produce CO2. Bene dare segnali sul carbone ma non basta.<\/p>\n<p>Ogni sforzo dovrebbe essere volto al rilancio degli investimenti sulle rinnovabili.\u00a0 L\u2019aumento spropositato dei prezzi dei combustibili fossili \u00e8 la spia che sostituirli non sar\u00e0 facile ma \u00e8 urgente, per questo occorre contrattaccare rilanciando gli investimenti per le energie rinnovabili a tutto campo.<\/p>\n<p>In conclusione: Draghi pu\u00f2 rivendicare di avere evitato il fallimento del G20, ma Gutierrez, segretario generale dell\u2019ONU, non ha torto quando si dichiara deluso per i risultati, a partire dal clima, in fondo \u00e8 dell\u2019ONU lo studio che ha lanciato l\u2019ultimo allarme attraverso il rapporto dei suoi esperti, accettato dai rappresentanti dei governi, che evidentemente se ne sono gi\u00e0 dimenticati. Purtroppo il clima alterato non legge i documenti e non \u00e8 in grado di apprezzare spostamenti troppo lenti per dare risultati.<\/p>\n<p>Serve un\u2019iniziativa politica mondiale forte che metta al centro il sogno di ridurre le emissioni nei tempi giusti, non quando le convenienze immediate o presunte tali lo consentono. Per questo il G20 \u00e8 stato al di sotto di quanto \u00e8 indispensabile.<\/p>\n<p>*( Alfiero Grandi, su <a href=\"http:\/\/www.jobsnews.it\">www.jobsnews.it<\/a>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 \u2013 Scienza. Simone Valesini *: ELEFANTI SENZA ZANNE E ALTRI ESEMPI DI \u201cEVOLUZIONE INNATURALE\u201d IN MOZAMBICO LE ELEFANTESSE NASCONO SEMPRE PI\u00d9 SPESSO PRIVE DI ZANNE. UN EFFETTO COLLATERALE DELLA PRESSIONE ESERCITATA DAI BRACCONIERI IN CERCA DI AVORIO. UN ESEMPIO, TRA I TANTI, DI EVOLUZIONE ACCELERATA PER SOPRAVVIVERE A UN AMBIENTE DOMINATO DALL&#8217;UOMO.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;uomo inquina, caccia, preleva risorse, distruggendo habitat naturali ed interi ecosistemi. Per alcune specie animali e vegetali le conseguenze, purtroppo, sono destinate a rivelarsi fatali (attualmente si calcola che siano circa un milione le specie animali a rischio di estinzione in conseguenza delle attivit\u00e0 umane). In altri casi l&#8217;evoluzione riesce ad avere la meglio, selezionando nuovi fenotipi in grado di sopravvivere in un ambiente dominato dall&#8217;uomo. Al prezzo, ovviamente, di radicali cambiamenti rispetto al passato. \u00c8 capitato ad esempio nel parco nazionale di Gorongosa, in Mozambico, dove in meno di 20 anni quella che in precedenza era una rara mutazione genetica \u00e8 divenuta oggi estremamente diffusa, privando circa il 50% delle femmine di elefante della regione delle loro preziose zanne.<\/p>\n<p>LA CAUSA? Il bracconaggio, che \u2013 spiega uno studio pubblicato su Science \u2013 ha reso vantaggioso per gli animali non sviluppare mai il trofeo per cui vengono cacciati. Un fenomeno forse poco noto, ma tutt&#8217;altro che raro: un po&#8217; ovunque la natura sta mutando a velocit\u00e0 \u201cinnaturale\u201d, in conseguenza dei cambiamenti e delle pressioni che imponiamo all&#8217;ambiente. Ecco qualche esempio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>GLI ELEFANTI SENZA ZANNE<\/p>\n<p>Il caso in questione \u00e8 legato a un periodo drammatico della storia del Mozambico: la guerra civile che tra il 1977 e il 1992 ha insanguinato il paese, lasciandosi alle spalle oltre un milione di morti civili e ampie aree del paese coperte di mine antiuomo. Tra le vittime collaterali del conflitto vanno annoverati inoltre migliaia di elefanti, massacrati dai soldati di entrambi gli schieramenti per ricavare avorio, che veniva venduto in occidente per finanziarsi.<\/p>\n<p>In 20 anni il 90% della popolazione di elefanti selvatici del Mozambico \u00e8 sparita, vittima del bracconaggio, lasciando un piccolo gruppo di pachidermi a ripopolare il parco naturale di Gorongosa, tornato sicuro con il cessare delle ostilit\u00e0. Oggi la comunit\u00e0 \u00e8 tornata florida, e conta circa 700 esemplari adulti di elefante. Ma le elefantesse adesso presentano una particolarit\u00e0: quasi il 50% infatti \u00e8 completamente priva di zanne.<\/p>\n<p>Come ha dimostrato lo studio pubblicato su Science, la spiegazione \u00e8 da ricercare in una mutazione genetica che impedisce la crescita delle zanne negli esemplari femminili, e risulta invece fatale in quelli maschili. Il gene in questione, posizionato sul cromosoma X, \u00e8 presente in natura anche al di fuori del parco di Gorongosa, ma solitamente \u00e8 estremamente raro (come \u00e8 normale aspettarsi visto che si tratta di una mutazione che uccide il 50% della prole maschile delle sue portatrici).<\/p>\n<p>In Mozambico \u00e8 invece divenuto estremamente comune, per la combinazione di due fenomeni: il collo di bottiglia evolutivo rappresentato dallo sterminio della quasi totalit\u00e0 degli elefanti durante la guerra civile, e la pressione selettiva esercitata dalla caccia (continuata, seppur con meno forza, anche in seguito al termine della guerra), che ha eliminato progressivamente le femmine provviste di zanne lasciando una maggioranza di esemplari senza zanne a ripopolare la regione. Vista la particolare natura della mutazione in questione, gli autori dello studio prevedono che con il tempo, se la popolazione di elefanti continuer\u00e0 a crescere e il bracconaggio sar\u00e0 tenuto a bada, la percentuale di femmine senza zanne dovrebbe tendere a normalizzarsi. Nel frattempo, per\u00f2, moltissime elefantesse del Gorongosa ne rimarranno sprovviste.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ZANZARE METROPOLITANE<\/p>\n<p>La metropolitana di Londra \u00e8 una delle pi\u00f9 antiche ed estese linee di trasporto sotterraneo del pianeta. Sin dalla sua inaugurazione, a met\u00e0 del diciannovesimo secolo, i passeggeri non sono stati soli nelle sue gallerie, visto che roditori e insetti di ogni tipo chiamano oggi casa la rete di tunnel. Le zanzare, in particolare, si sono adattate perfettamente all&#8217;ambiente sotterraneo, al punto da trasformarsi quasi in una specie a s\u00e9 stante. Queste zanzare (chiamate a volte Culex pipiens molestus, perch\u00e9 rappresentano una variante della zanzara comune, o Culex pipiens, pi\u00f9 aggressiva nei confronti dei mammiferi) hanno la capacit\u00e0 di riprodursi anche senza banchettare con il sangue, di farlo anche in ambienti chiusi e durante tutto l&#8217;anno, e pungono esclusivamente mammiferi (principalmente uomini o roditori) a differenza delle cugine di superficie, che amano pungere anche gli uccelli.<\/p>\n<p>Con tante particolarit\u00e0, \u00e8 facile ipotizzare che ormai abbiano ben poco a che vedere con le loro parenti di superficie. E in effetti, uno studio pubblicato su Nature nel 1999 puntava proprio in questa direzione, dimostrando che le zanzare della metropolitana di Londra tendono a non riprodursi con esemplari di superficie, e possiedono un pool genetico isolato e pi\u00f9 ristretto, compatibile con un singolo evento di colonizzazione. Non deriverebbero cio\u00e8 da migrazioni continue dalla superficie verso i tunnel sotterranei, ma da un unica migrazione avvenuta in passato, probabilmente durante la costruzione del primo sistema di gallerie della metro.<\/p>\n<p>Non tutti gli esperti concordano con l&#8217;idea che rappresentino ormai una specie a s\u00e9, ma a prescindere dalle diatribe tassonomiche, le zanzare della metropolitana di Londra sembrano possedere realmente alcune caratteristiche uniche, che senza lo zampino dell&#8217;uomo, probabilmente, non avrebbero mai visto la luce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FALENE E INQUINAMENTO<\/p>\n<p>Altro esempio da manuale \u00e8 quello delle falene delle betulle, lepidotteri diffusi in Europa e Nord America che presentano due forme estremamente differenti: una \u201ctipica\u201d, di colore chiaro e maculato, e una \u201ccarbonaria\u201d, completamente di colore scuro. Il particolare interessante, in questo caso, \u00e8 che fino a un paio di secoli fa la variante tipica era molto pi\u00f9 diffusa della variante scura, mentre a partire dai primi dell&#8217;Ottocento la situazione si \u00e8 invertita.<\/p>\n<p>Grazie agli studi lanciati dal biologo e genetista inglese Bernard Kettlewell a met\u00e0 del secolo scorso, oggi sappiamo anche il perch\u00e9. Lo schema di colori che caratterizza la variante tipica \u00e8 infatti perfetto per mimetizzarsi sul tronco delle betulle, o almeno lo \u00e8 stato fino a quando queste sono state di colore bianco. Con la rivoluzione industriale, in Inghilterra (e in altre aree industrializzate del pianeta) la fuliggine prodotta dalla combustione di enormi quantit\u00e0 di carbone ha iniziato a sporcare di nero gli alberi delle aree urbane, rendendo le falene di colore chiaro facile preda degli uccelli. Di colpo, le falene scure si sono trovate avvantaggiate nella lotta per la sopravvivenza, avendo acquisito grazie all&#8217;inquinamento una inedita capacit\u00e0 di mimetizzarsi negli ambienti cittadini.<\/p>\n<p>Purtroppo per loro, negli ultimi decenni il progressivo abbandono del carbone come fonte di energia ha ribaltato nuovamente la situazione, rendendo nuovamente vantaggiosa la colorazione della variante tipica. E in effetti, oggi la variante carbonaria \u00e8 tornata nuovamente pi\u00f9 rara della sua controparte chiara un po&#8217; ovunque.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CORNA SEMPRE PI\u00d9 PICCOLE<\/p>\n<p>La pecora delle Montagne Rocciose, o Bighorn, \u00e8 una specie di pecora selvatica nordamericana, facilmente riconoscibile per il grande palco di corna esibito dai maschi, che pu\u00f2 raggiungere anche i 14 chili di peso. In passato erano estremamente abbondanti, ma la popolazione selvatica \u00e8 diminuita velocemente a partire dall&#8217;inizio del secolo scorso, a causa della caccia (e di altri pericoli introdotti dall&#8217;uomo, come i nuovi patogeni arrivati con le pecore europee). A partire dagli anni &#8217;30 sono stati lanciati diversi progetti di ripopolamento, che hanno riportato a crescere la popolazione delle pecore delle Montagne Rocciose in diverse aree degli Stati Uniti e del Canada. Di recente per\u00f2 la comunit\u00e0 scientifica si \u00e8 accorta di un particolare curioso: le dimensioni delle corna degli esemplari moderni sono, in media, ben pi\u00f9 contenute di quelle che si vedevano in passato.<\/p>\n<p>Cercando una spiegazione, alcuni esperti hanno ipotizzato che anche qui ci sia lo zampino dell&#8217;uomo. La caccia a questi animali, seppur strettamente regolata, \u00e8 ancora possibile in molte aree del Nord America, e quel che interessa ai cacciatori sono proprio le loro corna, che possono essere vendute come trofeo di caccia per cifre molto elevate.<\/p>\n<p>Una possibile spiegazione della riduzione osservata nelle dimensioni medie delle corna \u00e8 quindi che questo sia effetto della selezione artificiale provocata (involontariamente in questo caso) dall&#8217;uomo. Cacciando gli esemplari con le corna pi\u00f9 grandi, i cacciatori lasciano maggiori chance riproduttive agli esemplari meno dotati di grandi corna, che normalmente sarebbero in svantaggio visto che le corna sono usate proprio per combattere durante la stagione degli amori. E una stagione dopo l&#8217;altra, decennio dopo decennio, gli esemplari con le corna di dimensioni maggiori hanno lasciato una discendenza sempre pi\u00f9 esigua, modificando cos\u00ec (con il contributo di altri fattori) il fenotipo predominante nei maschi di questa specie.<\/p>\n<p>*( Simone Valesini, \u00a0Scienza. Giornalista scientifico a Galileo, Giornale di Scienza dal 2012, collabora con Wired, L&#8217;Espresso, Repubblica.it. )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Massimo Villone*:\u00a0 LA FORMA DI GOVERNO PARLAMENTARE \u00c8 LA PI\u00d9 ADATTA AI TEMPI.<\/strong><\/p>\n<p><strong>QUIRINALE E DINTORNI. IL MODELLO GIORGETTI \u2013 DRAGHI CAPO DELLO STATO E SIMULTANEAMENTE CAPO DEL GOVERNO TRAMITE UN AVATAR \u2013 VA RESPINTO. \u00c8 UN IMPIANTO CHE NEGA LA CONNOTAZIONE FONDAMENTALE DEL RUOLO DEL CAPO DELLO STATO, ESPLICITAMENTE DEFINITO RAPPRESENTANTE DELL\u2019UNIT\u00c0 NAZIONALE DALL\u2019ART. 87 DELLA COSTITUZIONE.<\/strong> COME TALE, NON POTREBBE ESSERE TITOLARE DI POTERI DI GOVERNO IN SENSO PROPRIO, N\u00c9 DIRETTAMENTE N\u00c9 PER INTERPOSTA PERSONA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il semi-presidenzialismo di fatto tratteggiato dal ministro Giorgetti ha contribuito a mettere in luce il conflitto tra Lega di lotta e Lega di governo. Il consiglio federale del partito si \u00e8 chiuso con un formale sostegno a Salvini, ma il dualismo di linea politica rimane, come traspare dalla stampa locale lombarda e del Nord-est. Forse siamo a un armistizio, e comunque di quel che accade in casa leghista possiamo felicemente disinteressarci. Invece, il tema della collocazione futura di Draghi, del rispetto delle architetture istituzionali e della Costituzione, ci riguarda tutti.<\/p>\n<p>Il modello Giorgetti \u2013 Draghi capo dello Stato e simultaneamente capo del governo tramite un avatar \u2013 va respinto. \u00c8 un impianto che nega la connotazione fondamentale del ruolo del capo dello Stato, esplicitamente definito rappresentante dell\u2019unit\u00e0 nazionale dall\u2019art. 87 della Costituzione. Come tale, non potrebbe essere titolare di poteri di governo in senso proprio, n\u00e9 direttamente n\u00e9 per interposta persona.<\/p>\n<p>A chi sottolinea l\u2019ampio sostegno popolare per i presidenti, si pu\u00f2 obiettare che ci\u00f2 appunto accade per la natura super partes che viene percepita come loro connotazione, perch\u00e9 non assimilati a un governo in carica. A chi ricorda i presidenti interventisti \u2013 come Napolitano \u2013 si risponde che da sempre i costituzionalisti sanno che i poteri presidenziali si espandono o si comprimono a fisarmonica, in funzione inversa rispetto alla forza e solidit\u00e0 dei soggetti politici. A King George, come oggi a Mattarella, un no avrebbe messo o metterebbe un freno. Uno studioso di vaglia come Calise (Il Mattino, 4 novembre) menziona la \u201cextrema ratio della promulgazione dissenziente\u201d. Appunto. \u00c8 una promulgazione che i dubbi sostanziali non hanno fermato. Nella specie, ammettiamo pure che Draghi, andando al Quirinale, riesca a governare per interposta persona fino al voto politico. E dopo?<\/p>\n<p>Meglio allora un semipresidenzialismo da regolare riforma? Da decenni si aggira nel paese il fantasma dell\u2019uomo solo al comando. L\u2019elezione diretta del capo del governo, possibilmente corredata di una solida maggioranza numerica nelle assemblee elettive anche grazie a leggi elettorali maggioritarie, ha sedotto molti. Il mantra a sostegno \u00e8 che il premier elettivo \u00e8 elemento unificante, in grado di superare la frammentazione dei sistemi politici semplificandoli, e di portare efficienza ed efficacia nell\u2019azione di governo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Che un capo del governo direttamente eletto sia davvero unificante dipende dal contesto in cui si inserisce. In societ\u00e0 stabili, imperniate su una ampia middle class, con sistemi tendenzialmente bipartitici portatori di programmi in larga misura simili, la best practice di un tempo suggeriva che si governasse dal centro. Un\u2019elezione diretta del capo del governo poteva ben essere considerata una scelta ottimale. Ma in societ\u00e0 che si frantumano per l\u2019aumento esponenziale delle diseguaglianze, l\u2019impoverimento della classe media, il destrutturarsi del sistema politico, l\u2019elezione diretta del capo del governo pu\u00f2 produrre divisione e contrapposizione. E si governer\u00e0 dalle estreme.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 stato, ad esempio, negli Stati Uniti con l\u2019elezione di Trump, che ha diviso il paese come mai nella storia. Cos\u00ec \u00e8 stato in Gran Bretagna, dove il modello Westminster reca una sostanziale elezione diretta del premier. Johnson ha conquistato il soglio, ma rischia l\u2019unit\u00e0 del Regno. Mentre Macron in Francia ha una solida maggioranza numerica in parlamento, ma naviga in acque basse con i sondaggi e vede il malessere del paese manifestarsi nelle strade e nelle piazze. L\u2019ingegneria politica e istituzionale non cancella i conflitti. La forma di governo parlamentare \u00e8 la pi\u00f9 adatta al tempo in cui viviamo, soprattutto se accompagnata da assemblee \u2013 in virt\u00f9 di una buona legge elettorale \u2013 ampiamente rappresentative, in cui i conflitti possono essere mediati e portati a sintesi.<\/p>\n<p>Soffriremo a lungo per il tormentone su Draghi al Colle, anche e soprattutto perch\u00e9 sappiamo che le motivazioni delle varie ipotesi in campo non si sottraggono per nessuno alla bassa cucina dell\u2019interesse spicciolo di parte. Certo, Draghi potrebbe istantaneamente fermare il chiacchiericcio, dichiarando che il Colle non gli interessa. Ha sempre evaso le domande sul punto. Ma vogliamo proprio prendercela con lui perch\u00e9 non fa il Cincinnato? Anche se, a ricordare bene, Cincinnato poi torna \u2026 .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Luca Manes*: GLASGOW (SCOZIA). 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