{"id":36181,"date":"2021-09-03T20:21:32","date_gmt":"2021-09-03T20:21:32","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36181"},"modified":"2021-09-05T21:59:52","modified_gmt":"2021-09-05T21:59:52","slug":"n-36-del-04-settembre-2021-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36181","title":{"rendered":"n\u00b0 36 del 04\/9\/2021 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p>01 &#8211; La Marca*:\u00a0 Ingresso in Italia da Canada e stati uniti: dal 1\u00b0 settembre, le nuove misure, 2 settembre 2021<\/p>\n<p>02 &#8211; Alfiero Grandi*: \u00a0Ricordo di Bruno Trentin. Ci sono persone delle quali \u00e8 complicato parlare per l\u2019intreccio tra qualit\u00e0 personali indubbie e rapporti di amicizia. Distinguere con oggettivit\u00e0 \u00e8 un\u2019impresa ardua.<\/p>\n<p>03 &#8211; Brevi dal mondo: Stati uniti, Nigeria e Kashmir . L\u2019uragano Ida devasta la costa est, Altri 73 studenti rapiti in Nigeria, Geelani: stretta sul Kashmir indiano<\/p>\n<p>04 &#8211; William Davies *: La fine dei fatti. In teoria le statistiche dovrebbero servire a risolvere i contrasti. Dovrebbero dare a tutti \u2013 indipendentemente dalle posizioni politiche \u2013 un punto di riferimento certo da cui partire.<\/p>\n<p>05 &#8211; Giovanna Chioini*:\u00a0 CORONAVIRUS.<\/p>\n<p>06 &#8211;\u00a0 Shadi Hamid*: Gli Stati Uniti non hanno mai capito l\u2019Afghanistan<\/p>\n<p>Gli stati uniti non hanno mai capito l\u2019Afghanistan. I pianificatori di Washington pensavano di sapere di cosa avesse bisogno il paese, ma non era la stessa cosa che voleva la sua gente.<\/p>\n<p>07 &#8211;\u00a0 Joseph Stiglitz*:\u00a0 Costringiamo la finanza a salvare il pianeta. Garantire una rapida transizione all\u2019economia verde \u00e8 un dovere, e il mondo finalmente l\u2019ha capito. La finanza\u00a0 avr\u00e0 un ruolo essenziale in questo\u00a0 processo.<\/p>\n<p>08 &#8211; Massimo Villone*: Pnrr, tra Nord e Sud la disuguaglianza delle risorse. Diseguaglianze. La priorit\u00e0 era dei comuni svantaggiati, per ridurre i divari, come da indicazioni Ue. Ma si scopre che tra questi ce ne sono tra i pi\u00f9 ricchi del paese. Il governo non pu\u00f2 non sapere<\/p>\n<p>09 &#8211;\u00a0 Franco \u00abBifo\u00bb Berardi*: Assange ostaggio del cinismo occidentale . Wikileaks. Assange ha fatto quello che ogni giornalista dovrebbe fare. Se il giornalismo si misura con gli effetti prodotti dalle indagini e dalle rivelazioni, allora non c\u2019\u00e8 dubbio che Julian Assange \u00e8, semplicemente, il pi\u00f9 grande giornalista di tutti i tempi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>01 &#8211; LA MARCA*: \u00a0INGRESSO IN ITALIA DA CANADA E STATI UNITI: DAL 1\u00b0 SETTEMBRE, LE NUOVE MISURE-<\/strong> 2 settembre 2021<\/p>\n<p>Con l&#8217; Ordinanza 28 agosto 2021, in vigore dal 1\u00b0 settembre fino al 25 ottobre 2021, il Ministero della Salute ha stabilito che se si proviene da Canada, Giappone o Stati Uniti e si \u00e8 in possesso di una Certificazione verde Covid valida o di certificazione equipollente, rilasciata dalle autorit\u00e0 sanitarie locali, per entrare in Italia \u00e8 comunque necessario sottoporsi a test molecolare o antigenico, condotto con tampone e risultato negativo, nelle 72 ore precedenti l\u2019ingresso in Italia.<\/p>\n<p>Con la citata ordinanza, infatti, tutti i viaggiatori provenienti dai Paesi in Elenco D, che include Canada e Stati Uniti, a patto che nei 14 giorni antecedenti l\u2019ingresso in Italia non siano stati in uno dei Paesi in Elenco E oppure in Brasile, India, Bangladesh e Sri Lanka, sono esentati dall\u2019isolamento fiduciario a condizione che presentino entrambi i seguenti documenti, in forma cartacea o digitale, rilasciati dalla competente autorit\u00e0 sanitaria del Paese di provenienza:<\/p>\n<p>* certificato vaccinale, in cui sia confermato il fatto di aver completato il ciclo vaccinale prescritto anti-SARS-CoV-2 da almeno 14 giorni, oppure il certificato di guarigione, la cui validit\u00e0 \u00e8 pari a 180 giorni dalla data del primo tampone positivo;<\/p>\n<p>* esito negativo di un tampone molecolare o antigenico effettuato nelle 72 ore prima dell\u2019ingresso in Italia. I minori al di sotto dei 6 anni sono esentati dall\u2019effettuare il tampone pre-partenza.<\/p>\n<p>* Rimane obbligatorio compilare il Passenger Locator Form \u2013 Modulo di localizzazione digitale &#8211; prima dell\u2019ingresso in Italia. Il modulo sostituisce l\u2019autodichiarazione resa al vettore.<\/p>\n<p>La Certificazione relativamente al completamento del ciclo vaccinale deve riferirsi ad uno dei quattro vaccini approvati dall\u2019Agenzia europea per i medicinali (EMA):<\/p>\n<p>* Comirnaty di Pfizer-BioNtech<\/p>\n<p>* Moderna<\/p>\n<p>* Vaxzevria<\/p>\n<p>* Jansen (Johnson &amp; Johnson)<\/p>\n<p>Le certificazioni devono essere presentate in una delle seguenti lingue: italiana, inglese, francese o spagnola.<\/p>\n<p>Segnalo, inoltre, che in Italia dal 6 agosto 2021 (DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n. 105, art. 3), il Certificato verde digitale Covid-19 (Green Pass), o certificato equivalente* riconosciuto dalle Autorit\u00e0 italiane, \u00e8 necessario, per tutte le persone dai 12 anni in su, per accedere a:<\/p>\n<ol>\n<li>qualsiasi tipo di servizio di ristorazione al tavolo al chiuso;<\/li>\n<li>spettacoli, eventi e competizioni sportive;<\/li>\n<li>musei, istituti e luoghi di cultura;<\/li>\n<li>piscine, palestre, centri benessere, centri termali, parchi tematici e di divertimento, centri culturali e ricreativi, sale da gioco e casin\u00f2;<\/li>\n<li>fiere, convegni e congressi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>A partire dal 1\u00b0 settembre 2021 (DECRETO-LEGGE 6 agosto 2021, n. 111, art. 2), inoltre, il Green Pass o certificato equivalente* sar\u00e0 necessario per imbarcarsi su:<\/p>\n<ol>\n<li>aerei;<\/li>\n<li>navi e traghetti per il trasporto interregionale (esclusi i collegamenti nello Stretto di Messina);<\/li>\n<li>treni di tipo Intercity e Alta Velocit\u00e0;<\/li>\n<li>autobus per il trasporto interregionale;<\/li>\n<li>autobus per servizi di noleggio con conducente.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Al momento, l&#8217;Italia riconosce come * equivalenti, per l&#8217;uso sul territorio nazionale, le certificazioni rilasciate da alcuni Stati extra UE (Paesi in Elenco D, inclusi Canada e USA, Israele), come indicato nell&#8217;Ordinanza 29 luglio 2021 e nell\u2019Ordinanza 28 agosto 2021, purch\u00e9 rispondano alle caratteristiche indicate nella Circolare del Ministero della Salute del 30 luglio 2021.<\/p>\n<p>Per informazioni dettagliate e aggiornamenti in tempo reale, consiglio sempre di consultare i seguenti siti:<\/p>\n<p>VIAGGIARESICURI.IT<\/p>\n<p>INGRESSO\/RIENTRO IN ITALIA DA PAESI DELL\u2019ELENCO D \u2013 DISCIPLINA GENERALE<\/p>\n<p>MINISTERO DELLA SALUTE-VIAGGIATORI<\/p>\n<p>Per maggiori informazioni sul Green Pass:<\/p>\n<p>https:\/\/www.dgc.gov.it\/web\/<\/p>\n<p>Circolare &#8220;Equipollenza certificazioni vaccinali e di guarigione rilasciate dagli Stati Terzi&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Alfiero Grandi. RICORDO DI BRUNO TRENTIN. CI SONO PERSONE DELLE QUALI \u00c8 COMPLICATO PARLARE PER L\u2019INTRECCIO TRA QUALIT\u00c0 PERSONALI INDUBBIE E RAPPORTI DI AMICIZIA. DISTINGUERE CON OGGETTIVIT\u00c0 \u00c8 UN\u2019IMPRESA ARDUA.<\/strong> BRUNO TRENTIN \u00c8 UNA DI QUESTE FIGURE, ANCHE PER QUESTO AVEVO CERCATO DI CONDIVIDERE CON ALTRI QUESTO IMPEGNO CHE HANNO PARTECIPATO ALLO STESSO PERCORSO NEL GRUPPO DIRIGENTE DELLA CGIL, MA FINORA SENZA ESITO. DOPO 14 ANNI DALLA MORTE MI SONO IMPOSTO DI INIZIARE A FARE I CONTI CON LE MIE DIFFICOLT\u00c0 E DI PROVARE A DESCRIVERE LA FIGURA DI TRENTIN COME L\u2019HO VISSUTA. 29 Agosto 2021<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una figura chiave, importante, di svolta. Tanto pi\u00f9 rilevante se inserita nel contesto sia del gruppo dirigente della Cgil che del Pci\/Pds dell\u2019epoca. I legami profondi con la Cgil e l\u2019appartenenza al Pci, sia pure con disincanto e posizioni critiche, non erano un vincolo esterno ma fortemente vissuto e questo contribuisce a spiegare i tormenti e persino le sue difficolt\u00e0 personali, come appare dai diari. Non poteva non esserne parte, ma non poteva esserlo per ragioni di appartenenza organizzativa e quindi Trentin doveva esercitare continuamente un difficile esercizio di responsabilit\u00e0 e insieme di coraggio individuale.<\/p>\n<p>Al punto in cui si era arrivati nel luglio 1992 ritenne inevitabile che la figura del segretario generale, cio\u00e8 lui, firmasse comunque l\u2019accordo con il governo Amato, contrariamente al mandato del direttivo. Considerava questa decisione un atto inevitabile per il segretario generale della Cgil e con questo gesto la sua figura assumeva connotati tragici, simili al comportamento del capitano di una nave pronto ad immolarsi, come infatti era la decisione contestuale di dimettersi da segretario generale della Cgil. Prima aveva cercato in tutti i modi di evitare un accordo generale come quello del luglio 1992, il cui risultato principale, prevedibile, era il blocco della contrattazione \u2013 punto a cui era storicamente legato \u2013 per un periodo, la sterilizzazione definitiva della possibilit\u00e0 di difendere i salari con gli automatismi salariali di recupero dall\u2019inflazione, condizione che divenne poco dopo particolarmente pesante per gli effetti della svalutazione della lira.<\/p>\n<p>Questo frangente costrinse tutto il gruppo dirigente della Cgil a misurarsi con questa sua decisione. Una parte, anch\u2019io, non condivise la scelta di accettare quell\u2019accordo e si pronunci\u00f2 contro, contestualmente in molti sostenemmo che Trentin doveva restare segretario generale della Cgil. Non poteva esserci in un frangente cos\u00ec tormentato e burrascoso, di vera e propria crisi, il cambio del segretario generale che era arrivato a quella responsabilit\u00e0 da poco pi\u00f9 di 3 anni per consentire il superamento della crisi della segreteria Pizzinato.<\/p>\n<p>C\u2019era chi avrebbe voluto utilizzare la posizione di Trentin per i propri obiettivi. Le dimissioni invece furono tutt\u2019uno con una reazione consapevole della maggioranza del gruppo dirigente che cap\u00ec di dovergli chiedere con forza di restare al suo posto. La richiesta venne pur dovendo constatare un dissenso ampio, anche da parte delle persone che gli erano vicine nel gruppo dirigente.<\/p>\n<p>Trentin ci riflett\u00e9 sopra alcune settimane, dopo la pausa estiva imminente accett\u00f2 di discutere della possibilit\u00e0 di revocare le dimissioni da segretario generale solo ad alcune condizioni politiche.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 importante era l\u2019impegno di tutti a recuperare la sostanza della sconfitta dell\u2019accordo del 1992, in particolare il ripristino della contrattazione nei luoghi di lavoro e una forma di recupero dei salari dall\u2019inflazione, che infatti furono i due punti di novit\u00e0 contenuti nell\u2019accordo con Ciampi, divenuto Presidente del Consiglio. Il gruppo dirigente e l\u2019insieme della Cgil dimostrarono di essere in grado di affrontare un passaggio drammatico e di recuperare in parte la sconfitta, senza cedere allo sconforto e alla paralisi interna.<\/p>\n<p>Inoltre Trentin pose la condizione di considerare esaurite le componenti politiche organizzate che avevano dato vita alla Cgil nel momento della sua ricostruzione postfascista. Va ricordato che nel frattempo si erano formate altre due organizzazioni confederali, prima la Cisl, poi la Uil. Quindi le componenti politiche della Cgil, non pi\u00f9 unico sindacato confederale, erano rimaste essenzialmente quella legata al Pci e al suo superamento, quella socialista e la \u201cterza componente\u201d che non aveva un\u2019origine legata ad un partito.<\/p>\n<p>L\u2019intuizione di Trentin del sindacato di programma trae origine da questa scelta. Il problema non era pi\u00f9 solo conquistare l\u2019autonomia dai partiti, trovare una sintesi politica nella Cgil e nel sindacato, ma costruire una posizione programmatica del sindacato, almeno della Cgil, che lo rendesse effettivamente autonomo e di conseguenza le scelte politiche derivassero essenzialmente dal compito di guidare il mondo del lavoro per conquistare un ruolo riconosciuto e forte.<\/p>\n<p>Trentin con la proposta di scioglimento delle correnti di partito, che avevano anche un\u2019autonomia finanziaria, colpiva al cuore la vera ragione che aveva portato all\u2019accordo separato sulla scala mobile del 1984 e in seguito al referendum, che segn\u00f2 una sconfitta di chi avrebbe voluto abrogare il taglio della scala mobile. Personalmente giudicai necessario il referendum, altri invece avrebbero voluto evitarlo e certamente Trentin non lo condivise. Questo non imped\u00ec a Trentin di formare il nuovo gruppo dirigente, dopo la nomina a segretario generale alla fine del 1998, inserendo nella segreteria confederale, quindi al suo fianco, anche persone che avevano avuto posizioni diverse. Non era la diversit\u00e0 politica a preoccuparlo, gli bastava avere di fronte posizioni politiche di merito non strumentali, decise in piena autonomia, disponibili ad un confronto non settario e prevenuto.<\/p>\n<p>Atteggiamento in cui era maestro, come pu\u00f2 confermare Fausto Bertinotti che espresse spesso posizioni diverse, perfino antagoniste, fino alla sua uscita dalla segretaria della Cgil per diventare segretario di Rifondazione Comunista.<\/p>\n<p>Per Trentin il merito delle scelte politiche, il relativo confronto era tutto, le piccole convenienze personali lo disturbavano, tendeva a circondarsi di interlocutori, accettava il confronto anche polemico, non gli interessavano gli yes men.\u00a0 Altrimenti non si spiegherebbe come per anni sia stato il principale interlocutore del movimento studentesco in diverse e difficili occasioni. Non cercava consensi ma un confronto nel merito, anche molto critico e questo anche buona parte del movimento degli studenti lo avvertiva.<\/p>\n<p>Per questo anni fa, quando mi \u00e8 stato chiesto come avevo vissuto la partecipazione alla segreteria confederale di Bruno Trentin, avevo risposto che mi consideravo fortunato per avere lavorato con lui, per avere imparato molto al suo fianco, e per averne avuto la fiducia e l\u2019amicizia, pur nelle differenze. Quando questo accade la conseguenza non \u00e8 affatto essere sempre d\u2019accordo ma vivere la diversit\u00e0 come un arricchimento.<\/p>\n<p>Naturalmente un gruppo dirigente \u00e8 tale quando ci sono diverse personalit\u00e0 forti, capaci e a queste si deve riconoscere di essere tributari e la Cgil a cui ho partecipato in ruoli di direzione ne aveva molti. Cito solo Sergio Garavini, un maestro di contrattazione, con una grande capacit\u00e0 di costruire una proposta laddove sembrava impossibile uscire da una contrapposizione e sempre lucido nell\u2019individuare il punto di tenuta di una vertenza, di una trattativa. Personalit\u00e0 politica combattiva e originale, un maestro.<\/p>\n<p>Nel 1993 l\u2019accordo con Ciampi recuper\u00f2 punti importanti della sconfitta del 1992, Trentin ricav\u00f2 da questo risultato la convinzione di avere esaurito la sua funzione di segretario generale e nel 1994 fu eletto al parlamento europeo, impegnandosi per portare nel Pds l\u2019esperienza della Cgil nel diventare sindacato di programma, ma questa \u00e8 una storia importante, e controversa, che merita di essere ricordata a parte.<\/p>\n<p>*(Alfiero Grandi \u00e8 un politico e sindacalista italiano, da Jobs news)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Brevi dal mondo: STATI UNITI, NIGERIA E KASHMIR . L\u2019URAGANO IDA DEVASTA LA COSTA EST, ALTRI 73 STUDENTI RAPITI IN NIGERIA, GEELANI: STRETTA SUL KASHMIR INDIANO<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019URAGANO IDA DEVASTA LA COSTA EST<\/p>\n<p>Sono gi\u00e0 24\u00a0 le morti causate dall\u2019uragano Ida sulla costa est degli Usa, da New York alla Pennsylvania e il New Jersey dove pi\u00f9 di 150.000 persone sono rimaste senza corrente elettrica. Nella grande mela molti sono stati tratti in salvo in barca dai tetti delle macchine, mentre un tornado in New Jersey ha raso al suolo delle case. Le autorit\u00e0 locali hanno parlato dell\u2019emergenza come del \u00abnew normal\u00bb a cui bisogner\u00e0 imparare a far fronte sempre pi\u00f9 spesso a causa del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>ALTRI 73 STUDENTI RAPITI IN NIGERIA<\/p>\n<p>Stavolta \u00e8 toccato a una scuola secondaria di Kaya, nello Stato nigeriano di Zamfara. Ancora 73 studenti (e il vicepreside dell\u2019istituto) sono stati rapiti da una banda di uomini armati. La polizia locale ieri ha confermato questo ennesimo sequestro di massa a scopo di estorsione in una scuola nigeriana, aggiungendo che sono in corso le operazioni di ricerca. Il governo locale inoltre ha chiuso tutte le scuole e imposto il coprifuoco serale e notturno in 13 aree e a Gusau, capitale dello Stato di Zamfara.<\/p>\n<p>GEELANI, STRETTA SUL KASHMIR INDIANO<\/p>\n<p>Alta tensione nel Kashmir indiano dopo la scomparsa del leader separatista Syed Ali Shah Geelani e il dispiegamento di truppe deciso dal governo indiano, con black out delle comunicazioni e divieto di funerali pubblici \u00abper prevenire disordini\u00bb. Geelani, morto a 91 anni dopo lunga malattia, per oltre 30 anni \u00e8 stato la voce del separatismo kashmiro, prima nel Jamaat-e-Islami Jammu and Kashmir e poi nell\u2019All Parties Hurriyat Conference. Condannato per sedizione e altri rati, dal 2010 era ai domiciliari per motivi di salute.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; William Davies *: LA FINE DEI FATTI. IN TEORIA LE STATISTICHE DOVREBBERO SERVIRE A RISOLVERE I CONTRASTI. DOVREBBERO DARE A TUTTI \u2013 INDIPENDENTEMENTE DALLE POSIZIONI POLITICHE \u2013 UN PUNTO DI RIFERIMENTO CERTO DA CUI PARTIRE<\/strong>. EPPURE, NEGLI ULTIMI ANNI, LA DIVERGENZA DI VEDUTE SULL\u2019ATTENDIBILIT\u00c0 DELLE STATISTICHE HA CONTRIBUITO ALLA DIVISIONE CHE STA ATTRAVERSANDO LE DEMOCRAZIE LIBERALI OCCIDENTALI. POCO PRIMA DELLE ULTIME ELEZIONI PRESIDENZIALI NEGLI STATI UNITI, UNO STUDIO HA RIVELATO CHE IL 68 PER CENTO DEI SOSTENITORI DI TRUMP NON SI FIDAVA DEI DATI ECONOMICI PUBBLICATI DAL GOVERNO. SECONDO UNA RICERCA DELL\u2019UNIVERSIT\u00c0 DI CAMBRIDGE E DI YOUGOV SULLE TEORIE DEL COMPLOTTO, IL 55 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE DEL REGNO UNITO CREDE CHE IL GOVERNO STIA \u201cNASCONDENDO LA VERIT\u00c0 SUL NUMERO DEGLI IMMIGRATI\u201d PRESENTI NEL PAESE. 2 settembre 2021<\/p>\n<p>Anzich\u00e9 placare le polemiche e ridurre le divisioni, sembra che le statistiche le stiano alimentando. L\u2019avversione per i numeri \u00e8 diventata uno dei marchi di fabbrica della destra populista, con statistici ed economisti in prima fila tra i vari \u201cesperti\u201d puniti dagli elettori nel 2016. Non solo le statistiche sono considerate inattendibili, ma sembra quasi che abbiano qualcosa di offensivo e di arrogante. Ridurre le questioni sociali ed economiche ad aggregati numerici o medie appare un insulto alla dignit\u00e0 politica delle persone.<\/p>\n<p>Questa tensione \u00e8 particolarmente evidente quando si parla d\u2019immigrazione. Il centro studi britannico British Future ha cercato di capire qual \u00e8 il modo pi\u00f9 efficace di portare avanti la causa dell\u2019immigrazione e del multiculturalismo durante i dibattiti. Uno degli elementi chiave emersi dalla ricerca \u00e8 che le persone rispondono positivamente ai dati qualitativi, come le storie dei singoli migranti e le fotografie delle varie comunit\u00e0. Le statistiche, invece \u2013 soprattutto quelle sui presunti vantaggi dell\u2019immigrazione per l\u2019economia britannica \u2013 scatenano la reazione opposta. La gente d\u00e0 per scontato che i dati siano manipolati ed \u00e8 infastidita dall\u2019elitarismo delle prove quantitative. Di fronte alle stime ufficiali del numero di immigrati irregolari presenti nel paese, la reazione pi\u00f9 comune dei cittadini britannici \u00e8 una risata di scherno. Sottolineare gli effetti positivi per il pil, invece di favorire il sostegno all\u2019immigrazione in realt\u00e0 aumenta l\u2019ostilit\u00e0 delle persone, dice British Future. Lo stesso pil comincia a essere considerato una specie di cavallo di Troia di un progetto politico progressista ed elitario. I politici se ne sono accorti e hanno quasi completamente rinunciato a discutere di immigrazione in termini economici.<\/p>\n<p>Tutto questo mette seriamente in difficolt\u00e0 la democrazia liberale. O lo stato dichiara di credere alla validit\u00e0 delle statistiche e viene accusato dagli scettici di fare propaganda, oppure i politici e le autorit\u00e0 devono limitarsi a raccontare quello che sembra plausibile e intuitivamente vero, a costo di dire inesattezze. In un modo o nell\u2019altro, i politici sono accusati di dire bugie o di insabbiare la verit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>OPERAZIONE ELITARIA<\/p>\n<p>La perdita di autorit\u00e0 delle statistiche \u2013 e degli esperti che le analizzano \u2013 \u00e8 al centro della crisi oggi nota come \u201cpolitica della post-verit\u00e0\u201d. In un mondo segnato dall\u2019incertezza, i valori statistici dividono sempre di pi\u00f9 l\u2019opinione pubblica. Legare la politica ai dati statistici \u00e8 considerata un\u2019operazione elitaria, antidemocratica, che non tiene conto del coinvolgimento emotivo delle persone verso la comunit\u00e0 e il paese. Appare come uno dei tanti modi in cui pochi privilegiati a Londra, a Washington o a Bruxelles cercano di imporre la loro visione del mondo a tutti gli altri.<\/p>\n<p>Dalla prospettiva opposta, le statistiche sono l\u2019esatto contrario dell\u2019elitarismo. Permettono ai giornalisti, ai cittadini e ai politici di discutere della societ\u00e0 nel suo complesso non sulla base di aneddoti, sensazioni o pregiudizi, ma con dati verificabili. L\u2019alternativa ai valori statistici non \u00e8 la democrazia, ma la libert\u00e0 per demagoghi e direttori di giornali scandalistici di spacciare la loro \u201cverit\u00e0\u201d su cosa sta succedendo nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Le statistiche non sono n\u00e9 verit\u00e0 incontestabili n\u00e9 cospirazioni ordite dalle \u00e9lite, ma strumenti creati per facilitare il lavoro dello stato, nel bene e nel male. Hanno avuto un ruolo fondamentale nell\u2019aiutarci a capire gli stati-nazione e il loro progresso. Ecco allora una domanda inquietante: se le statistiche saranno messe da parte, come faremo ad avere ancora un\u2019idea comune della societ\u00e0 e del progresso collettivo?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>DALL\u2019ILLUMINISMO LA STATISTICA CONQUISTA UN RUOLO SEMPRE PI\u00d9 IMPORTANTE<\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 del seicento, dopo una serie di confitti prolungati e sanguinosi, i governanti di tutta Europa adottarono un metodo completamente nuovo sull\u2019azione di governo, incentrato sulle tendenze demografiche. Tutto questo fu reso possibile dalla nascita della statistica moderna. I censimenti per tenere traccia delle dimensioni della popolazione esistevano fin dai tempi antichi, ma oltre a essere costosi e complicati, si occupavano solo dei cittadini considerati politicamente rilevanti (gli uomini proprietari di terre) pi\u00f9 che della societ\u00e0 nel suo complesso. La statistica offriva qualcosa di molto diverso, che era destinato a cambiare la natura della politica.<\/p>\n<p>La statistica \u00e8 stata inventata per studiare una popolazione nella sua interezza, mentre prima ci si limitava a individuare strategicamente le fonti del potere e della ricchezza. Agli inizi le indagini statistiche non sempre si traducevano nella produzione di numeri. In Germania, per esempio, dovevano servire a mappare costumi, istituzioni e leggi diverse in un impero composto di centinaia di microstati. Ci\u00f2 che connotava come statistiche queste conoscenze era la loro natura olistica: lo scopo era dare un quadro complessivo della nazione. La statistica ha fatto per la popolazione quello che la cartografia aveva fatto per il territorio.<\/p>\n<p>Altrettanto significativo \u00e8 stato il confronto con le scienze naturali. Con le sue misure standardizzate e le sue tecniche matematiche, la conoscenza statistica poteva essere presentata come oggettiva, in modo non molto diverso dall\u2019astronomia. In Inghilterra, i pionieri della demografia come William Petty e John Graunt adottavano tecniche matematiche per stimare i cambiamenti della popolazione.<\/p>\n<p>Alla fine del seicento l\u2019ascesa di una classe di consiglieri di governo che rivendicava la sua autorit\u00e0 scientifica pi\u00f9 che il suo acume politico e militare segn\u00f2 l\u2019inizio di quella cultura degli \u201cesperti\u201d oggi cos\u00ec disprezzata dai populisti. N\u00e9 studiosi in senso stretto n\u00e9 veri e propri funzionari dello stato, questi individui erano a met\u00e0 tra le due figure. Erano dilettanti entusiasti che promuovevano un nuovo modo di studiare la popolazione basato sulle aggregazioni e sui fatti oggettivi. Grazie alle loro capacit\u00e0 matematiche, erano convinti di poter scoprire attraverso il calcolo ci\u00f2 che in passato era affidato al censimento.<\/p>\n<p>Inizialmente esisteva un solo cliente per questo tipo di competenza, e la parola \u201cstatistica\u201d ne \u00e8 una spia. Solo uno stato-nazione centralizzato aveva la capacit\u00e0 di raccogliere dati sulla popolazione in modo standardizzato, e solo uno stato avrebbe saputo che farsene. Nella seconda met\u00e0 del settecento gli stati europei cominciarono a raccogliere una maggiore quantit\u00e0 di dati statistici: nascite, morti, battesimi, matrimoni, raccolti, importazioni, esportazioni, fluttuazioni dei prezzi. Informazioni che in precedenza venivano registrate localmente e in modo sparso a livello parrocchiale furono aggregate a livello nazionale.<\/p>\n<p>Per gli stati queste innovazioni avevano un potenziale straordinario. Riducendo le complessit\u00e0 della popolazione a indicatori specifici illustrati su apposite tabelle, i governi potevano fare a meno di acquisire informazioni pi\u00f9 ampie e dettagliate a livello locale e storico. Ovviamente, vista da una diversa prospettiva, \u00e8 proprio questa cecit\u00e0 di fronte alle diversit\u00e0 culturali locali a rendere la statistica volgare e potenzialmente offensiva. Indipendentemente dal fatto che una data nazione abbia un\u2019identit\u00e0 culturale comune o no, gli statistici danno per assodata una certa uniformit\u00e0 di base o, direbbe qualcuno, la impongono a forza.<\/p>\n<p>Non tutti gli aspetti di una popolazione possono essere misurati dalla statistica. C\u2019\u00e8 sempre una scelta implicita in ci\u00f2 che viene incluso o escluso, e questa scelta pu\u00f2 diventare a sua volta una questione di rilevanza politica. Il fatto che il pil misuri solo il valore del lavoro retribuito, escludendo quindi il lavoro svolto tradizionalmente dalle donne nella sfera domestica, lo ha reso il bersaglio delle critiche delle femministe fin dagli anni sessanta. In Francia raccogliere dati censuari sull\u2019appartenenza etnica \u00e8 illegale dal 1978, perch\u00e9 questi dati potrebbero essere usati per finalit\u00e0 politiche a sfondo razzista (l\u2019effetto collaterale di questa decisione \u00e8 che rende molto pi\u00f9 difficile quantificare il razzismo insito nel mercato di lavoro).<\/p>\n<p>Nonostante le critiche, l\u2019aspirazione a descrivere una societ\u00e0 nella sua interezza e in modo oggettivo ha fatto s\u00ec che la statistica sia stata spesso collegata agli ideali progressisti. Da una parte c\u2019\u00e8 l\u2019idea della statistica come scienza obiettiva della societ\u00e0. Dall\u2019altra c\u2019\u00e8 l\u2019uso delle tecniche statistiche per sostenere ideali forti come la politica basata sui fatti, la razionalit\u00e0, il progresso, il concetto di nazione: ideali che si fondano su fatti concreti, non su racconti romanzati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>UNA POLITICA PI\u00d9 RAZIONALE<\/p>\n<p>A partire dall\u2019illuminismo, alla fine del settecento, liberali e repubblicani si convinsero che i sistemi di misurazione nazionali potevano produrre una politica pi\u00f9 razionale, che partisse dal miglioramento tangibile delle condizioni sociali ed economiche. Benedict Anderson, il grande teorico del nazionalismo, definisce le nazioni come \u201ccomunit\u00e0 immaginate\u201d, ma la statistica permette di ancorare questa immaginazione a un elemento tangibile. Allo stesso tempo, la statistica promette di svelare quale sentiero della storia ha imboccato la nazione: a che tipo di progresso stiamo assistendo? Quanto \u00e8 rapido? Per i liberali dell\u2019illuminismo, che vedevano le nazioni avviate verso un\u2019unica direzione storica, la questione era cruciale.<\/p>\n<p>Il potenziale della statistica di svelare lo stato della nazione si realizz\u00f2 nella Francia postrivoluzionaria. Lo stato giacobino decise d\u2019imporre un nuovo sistema nazionale di misurazione e di raccolta dei dati. Il primo istituto ufficiale di statistica al mondo apr\u00ec a Parigi nel 1800. L\u2019uniformit\u00e0 della raccolta dei dati, supervisionata da un gruppo centralizzato di esperti altamente qualificati, era parte integrante dell\u2019ideale di una repubblica governata centralmente che cercava di creare una societ\u00e0 unita e ugualitaria.<\/p>\n<p>Dall\u2019illuminismo in poi, la statistica conquist\u00f2 un ruolo sempre pi\u00f9 importante nella sfera pubblica, influenzando il dibattito sui mezzi d\u2019informazione e mettendo a disposizione dei movimenti sociali delle prove utilizzabili. Con il passare del tempo, la produzione e l\u2019analisi dei dati diventarono sempre meno di dominio statale. A livello accademico gli scienziati sociali cominciarono ad analizzare i dati per i loro scopi di ricerca, spesso completamente svincolati dagli obiettivi politici dei governi. Alla fine dell\u2019ottocento, riformatori come Charles Booth a Londra e W.E.B. DuBois a Filadelfia facevano ricerche per approfondire il problema della povert\u00e0 urbana.<\/p>\n<p>Per capire fino a che punto la statistica \u00e8 intrecciata con il concetto di progresso nazionale, prendiamo il caso del pil. Il pil \u00e8 una stima della somma totale a livello nazionale della spesa dei consumatori, della spesa pubblica, degli investimenti e della bilancia commerciale (esportazioni meno importazioni), che viene rappresentata in un unico numero. Azzeccare questa stima \u00e8 difficilissimo, e negli anni trenta i tentativi di calcolare il dato, al pari di molti procedimenti matematici, cominciarono come esperimenti d\u2019interesse residuale, quasi da nerd. Il pil divent\u00f2 una questione di rilievo politico nazionale a partire dalla seconda guerra mondiale, quando i governi avevano bisogno di sapere se la popolazione stava producendo abbastanza per sostenere lo sforzo bellico. Nei decenni successivi questo indicatore, anche se sempre criticato, divent\u00f2 il barometro per eccellenza dell\u2019efficacia dei governi. Oggi diciamo che una societ\u00e0 sta progredendo o regredendo a seconda se il pil cresce o cala.<\/p>\n<p>Oppure prendiamo i sondaggi d\u2019opinione, uno dei primi casi di innovazione statistica nel settore privato. Negli anni venti gli statistici svilupparono una serie di metodi per identificare un campione rappresentativo degli intervistati da cui fosse possibile capire l\u2019orientamento dell\u2019opinione pubblica in generale. La nuova metodologia, sperimentata per la prima volta dai ricercatori di mercato, port\u00f2 alla nascita dei sondaggi d\u2019opinione. Il settore dei sondaggi attir\u00f2 subito l\u2019interesse della politica: i mezzi d\u2019informazione parlavano di una nuova scienza capace di spiegare cosa pensavano del mondo \u201cle donne\u201d, \u201cgli americani\u201d o \u201ci lavoratori manuali\u201d.<\/p>\n<p>Se oggi tutti fanno continuamente le pulci ai sondaggi, questo si deve in parte alle enormi speranze riposte fin dalle origini nella nuova metodologia. \u00c8 solo perch\u00e9 crediamo nella democrazia di massa che siamo cos\u00ec affascinati o preoccupati da ci\u00f2 che pensa l\u2019opinione pubblica. In gran parte, tuttavia, \u00e8 grazie alla statistica, e non alle istituzioni democratiche in quanto tali, che sappiamo come la pensa l\u2019opinione pubblica su una serie di questioni specifiche. Anche se spesso non ce ne rendiamo conto, la nostra percezione dell\u2019\u201cinteresse pubblico\u201d si basa molto di pi\u00f9 sui calcoli degli esperti che sulle istituzioni democratiche.<\/p>\n<p>Da quando gli indicatori di salute, prosperit\u00e0, uguaglianza, opinione e qualit\u00e0 della vita ci spiegano chi siamo collettivamente e se le cose stanno andando meglio o peggio, la politica si affida sempre di pi\u00f9 alla statistica per puntellare la sua autorit\u00e0. A volte ci si affida fin troppo, forzando le prove empiriche e interpretando i dati in modo disinvolto per piegarli ai suoi scopi. Questo, per\u00f2, \u00e8 il rischio inevitabile dell\u2019egemonia dei numeri nella vita pubblica, e da solo non spiega l\u2019ostilit\u00e0 verso i cosiddetti esperti negli ultimi tempi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>UNA NUOVA GEOGRAFIA<\/p>\n<p>Sotto molti aspetti l\u2019offensiva populista contro gli esperti nasce dallo stesso risentimento che ha investito i politici eletti. Quando parlano della societ\u00e0 in generale o cercano di governare l\u2019economia nel suo complesso, sia i politici sia i tecnocrati vengono accusati di aver \u201cperso il contatto\u201d con il singolo cittadino e le sue esigenze particolari. Parlare in termini scientifici di un paese \u2013 per esempio in termini macroeconomici \u2013 \u00e8 un insulto per chi vorrebbe fondare la sua idea di nazione sulla memoria o sulla narrazione e non ne pu\u00f2 pi\u00f9 di sentirsi dire che la sua \u201ccomunit\u00e0 immaginata\u201d non esiste. La crisi della statistica non \u00e8 cos\u00ec improvvisa come potrebbe sembrare. I tentativi di rappresentare i cambiamenti demografici, sociali ed economici attraverso indicatori semplici e riconosciuti hanno perso autorevolezza negli ultimi quarant\u2019anni, a causa della nuova geografia politica ed economica. Le statistiche che dominano il dibattito pubblico hanno un carattere prevalentemente nazionale: livelli di povert\u00e0, disoccupazione, pil, migrazione netta. La geografia del capitalismo, per\u00f2, sta spingendo in direzioni diverse. Chiaramente la globalizzazione non ha reso irrilevante la geografia. In molti casi, anzi, ha reso la posizione geografica dell\u2019attivit\u00e0 economica ancora pi\u00f9 importante, aumentando le disparit\u00e0 tra posti di successo (come Londra o San Francisco) e posti non di successo (il nordest dell\u2019Inghilterra o la rust belt negli Stati Uniti). Le realt\u00e0 geografiche fondamentali non sono pi\u00f9 gli stati-nazione. A salire e scendere nelle statistiche sono le citt\u00e0, le regioni e i singoli quartieri.<\/p>\n<p>L\u2019ideale illuministico della nazione come comunit\u00e0 singola, legata da un sistema di misurazione comune, \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile da sostenere. Per gli abitanti delle valli gallesi che in passato dipendevano dalla manifattura dell\u2019acciaio o dalle miniere, sentire i politici che dicono che \u201cl\u2019economia sta andando bene\u201d \u00e8 un insulto. Dal loro punto di vista, il termine \u201cpil\u201d non esprime nulla di significativo o di credibile.<\/p>\n<p>Quando si usa la macroeconomia per sostenere una tesi politica, implicitamente si dice che le perdite in una parte del paese vengono compensate dalla crescita in qualche altra parte. Gli indicatori nazionali che fanno notizia, come il pil e l\u2019inflazione, oscurano i fenomeni economici locali, di cui di solito la politica nazionale non si occupa. Forse l\u2019immigrazione fa bene all\u2019economia in generale, ma questo non vuol dire che non ci siano costi a livello locale. Perci\u00f2 quando i politici citano gli indicatori nazionali per sostenere la loro posizione, implicitamente si aspettano una sorta di spirito di sacrificio patriottico da parte degli elettori: oggi forse siete tra gli sconfitti, ma la prossima volta potreste essere tra i fortunati. E se poi invece le cose non cambiano? Che succede se a vincere sono sempre la stessa citt\u00e0 e la stessa regione e gli altri continuano a rimetterci? Qual \u00e8 il principio di dare e avere che giustifica tutto questo?<\/p>\n<p>In Europa l\u2019unione monetaria ha acuito questo problema. Gli indicatori che interessano alla Banca centrale europea (Bce), per esempio, rappresentano mezzo miliardo di persone. La Bce si occupa di tenere sotto controllo l\u2019inflazione e il tasso di disoccupazione nell\u2019eurozona come se fosse un unico territorio omogeneo proprio mentre il destino economico dei cittadini europei prende strade diverse a seconda della regione, della citt\u00e0 o del quartiere in cui vivono. La conoscenza ufficiale si astrae sempre di pi\u00f9 dall\u2019esperienza vissuta fino a perdere completamente rilevanza o credibilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SEMPLIFICAZIONE ECCESSIVA<\/p>\n<p>La scelta di privilegiare la nazione come riferimento naturale dell\u2019analisi \u00e8 una delle distorsioni innate della statistica che i cambiamenti economici stanno erodendo nel corso degli anni. Un\u2019altra di queste distorsioni finite sotto attacco \u00e8 la classificazione. Parte del lavoro degli statistici consiste nel classificare le persone mettendole all\u2019interno di una serie di \u201cscatole\u201d create dagli stessi statistici: occupati o disoccupati, sposati o non sposati, europeisti o euroscettici. Usando queste categorie si riesce a capire fino a che punto una data classificazione pu\u00f2 essere estesa a tutta la popolazione.<\/p>\n<p>Tutto questo comporta delle scelte in qualche modo riduttive. Per essere classificati come disoccupati, per esempio, bisogna rispondere a un questionario e dire di essere senza lavoro per motivi indipendenti dalla propria volont\u00e0, anche se nella realt\u00e0 la situazione spesso \u00e8 pi\u00f9 complicata. Molte persone entrano ed escono dal mondo del lavoro in continuazione, per motivi che a volte hanno a che fare pi\u00f9 con la salute e con le esigenze familiari che con le condizioni del mercato del lavoro. Grazie a questa semplificazione, tuttavia, \u00e8 possibile identificare il tasso di disoccupazione generale di tutta la popolazione.<\/p>\n<p>In questo nuovo mondo, prima si raccolgono i dati e poi si fanno le domande.<\/p>\n<p>Qui per\u00f2 sorge un problema. Su molte delle questioni fondamentali della nostra epoca la chiave di lettura non sta nel numero delle persone coinvolte, ma nell\u2019intensit\u00e0 del coinvolgimento. La disoccupazione \u00e8 un esempio. Il fatto che il Regno Unito abbia superato la grande recessione cominciata nel 2008 senza registrare un aumento sostanziale della disoccupazione \u00e8 generalmente considerato un dato positivo. Questa attenzione alla disoccupazione, tuttavia, ha mascherato il fenomeno della sottoccupazione, cio\u00e8 delle tante persone che non lavorano abbastanza o non riescono a trovare un impiego adeguato alla propria qualifica. Oggi nel Regno Unito i sottoccupati rappresentano circa il 6 per cento della forza lavoro \u201coccupata\u201d. Senza contare il fenomeno in crescita del lavoro autonomo, dove la distinzione tra \u201coccupati\u201d e \u201cdisoccupati involontari\u201d non ha molto senso.<\/p>\n<p>Organismi come l\u2019Office for national statistics (Ons) britannico hanno cominciato a produrre dati sulla sottoccupazione. Ma finch\u00e9 i politici continueranno a difendersi dalle critiche citando il tasso di disoccupazione, l\u2019esperienza di chi non riesce a lavorare abbastanza per vivere del proprio stipendio non sar\u00e0 rappresentata nel dibattito pubblico. Non deve sorprendere se queste persone cominciano a sospettare degli esperti e dell\u2019uso delle statistiche nei dibattiti politici: c\u2019\u00e8 uno scollamento tra la rappresentazione del mercato del lavoro data dai politici e la realt\u00e0 vissuta.<\/p>\n<p>L\u2019emergere della politica dell\u2019identit\u00e0 a partire dagli anni sessanta mette ancora pi\u00f9 in discussione questi sistemi di classificazione. I dati statistici sono credibili solo se la gente si riconosce nello spettro limitato delle categorie demografiche proposte, che sono scelte dagli esperti e non dagli intervistati. Ma quando l\u2019identit\u00e0 diventa una questione politica, ognuno pretende di definire se stesso nei termini che preferisce, che si tratti di genere, orientamento sessuale, gruppo etnico o classe.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni \u00e8 nato un metodo per rappresentare la popolazione con dati quantitativi che minaccia di relegare ai margini la statistica. Le statistiche, raccolte e compilate da tecnici ed esperti, stanno lasciando il posto ai dati che si accumulano automaticamente grazie alla digitalizzazione della societ\u00e0. Tradizionalmente gli statistici sapevano quali domande rivolgere e a chi, e poi cercavano le risposte. Oggi, invece, i dati si producono ogni volta che strisciamo una carta fedelt\u00e0, pubblichiamo un commento su Facebook o cerchiamo qualcosa su Google. Pi\u00f9 le citt\u00e0, le automobili, le case e gli elettrodomestici sono connessi, pi\u00f9 cresce la quantit\u00e0 di dati che ci lasciamo dietro. In questo nuovo mondo, prima si raccolgono i dati e poi si fanno le domande.<\/p>\n<p>A lungo termine, tutto questo potrebbe avere implicazioni altrettanto profonde dell\u2019invenzione della statistica alla fine del seicento. La raccolta di dati su larga scala \u2013 i cosiddetti big data \u2013 offre molte pi\u00f9 opportunit\u00e0 per l\u2019analisi quantitativa rispetto a qualsiasi modello statistico. Ma non \u00e8 solo la quantit\u00e0 di dati a essere diversa. I big data rappresentano un tipo di conoscenza completamente diverso, accompagnato da una nuova competenza.<\/p>\n<p>Innanzitutto non esistono parametri di riferimento fissi (per esempio, la nazione) n\u00e9 categorie predeterminate (per esempio, i disoccupati). Queste grandi serie di dati possono essere estratte per cercare modelli, tendenze, correlazioni e umori emergenti. Servono pi\u00f9 a tenere traccia dell\u2019identit\u00e0 che la gente si attribuisce che a imporle delle classificazioni. Sono una forma di aggregazione che si addice a un contesto politico pi\u00f9 fluido, in cui non tutto pu\u00f2 essere ricondotto a un vago ideale illuministico dello stato-nazione come custode dell\u2019interesse pubblico. Inoltre, quasi nessuno ha la minima idea di cosa tutti questi dati raccontino su di noi, a livello individuale e collettivo. Non c\u2019\u00e8 un corrispettivo dell\u2019ufficio nazionale di statistica per i dati raccolti a scopi commerciali. Viviamo in un\u2019epoca in cui i nostri sentimenti, le nostre identit\u00e0 e le nostre sofferenze possono essere tracciati e analizzati con una velocit\u00e0 e una precisione inedite, ma non c\u2019\u00e8 niente che riconduca questa nuova capacit\u00e0 all\u2019interesse o al dibattito pubblico. Ci sono analisti che lavorano per Google e Facebook, ma non sono \u201cesperti\u201d come quelli che producono le statistiche e che oggi sono tanto disprezzati. L\u2019anonimato e la segretezza rendono i nuovi analisti potenzialmente molto pi\u00f9 influenti dal punto di vista politico di qualsiasi scienziato sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>TRACCIARE LO STATO D\u2019ANIMO<\/p>\n<p>L\u2019aspetto politicamente pi\u00f9 rilevante di questo passaggio dalla logica della statistica alla logica dei dati \u00e8 che si sposa perfettamente con l\u2019ascesa del populismo. I leader populisti manifestano il loro disprezzo per gli esperti tradizionali come gli economisti e i sondaggisti e si affidano a una forma completamente diversa di analisi numerica. Chiedono aiuto a una nuova \u00e9lite, meno visibile, che cerca modelli in grandi banche dati ma che raramente si pronuncia in pubblico e tantomeno rende noti i risultati delle sue analisi. Questi analisti spesso sono fisici o matematici, che per formazione e competenze non hanno nulla a che fare con le scienze sociali. Ecco per esempio la tesi di Dominic Cummings, consigliere dell\u2019ex ministro della giustizia britannico Michael Gove e direttore della campagna a favore della Brexit: \u201cLa fisica, la matematica e l\u2019informatica sono gli ambiti in cui ci sono i veri esperti, a differenza delle previsioni macroeconomiche\u201d.<\/p>\n<p>Figure vicine a Donald Trump come il suo consulente strategico Steve Bannon e il miliardario della Silicon valley Peter Thiel conoscono molto bene le tecniche di analisi dei dati pi\u00f9 all\u2019avanguardia grazie a societ\u00e0 come la Cambridge Analytica, di cui Bannon \u00e8 consigliere di amministrazione. Durante la campagna elettorale per le presidenziali, la Cambridge Analytica ha attinto a varie fonti di dati per costruire i profili psicologici di milioni di statunitensi, poi usati per aiutare Trump a mandare messaggi mirati agli elettori. Questa capacit\u00e0 di sviluppare e affinare informazioni piscologiche relative ad ampie fasce della popolazione \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 innovativi e discussi della nuova analisi dei dati. Mano a mano che le analisi in grado di misurare lo stato d\u2019animo delle persone attraverso indicatori come l\u2019uso delle parole sui social network entrano a far parte delle campagne elettorali, la presa emotiva di figure come Trump pu\u00f2 essere l\u2019oggetto di uno studio scientifico. In un mondo in cui gli umori dell\u2019opinione pubblica diventano cos\u00ec facilmente tracciabili, a che servono i sondaggi?<\/p>\n<p>Pochissimi elementi di rilievo sociale che emergono da questa tipologia di analisi dei dati vengono resi noti al pubblico. Ci\u00f2 significa che si fa molto poco per ricondurre la narrazione politica a una realt\u00e0 condivisa. Con la progressiva perdita di autorit\u00e0 delle statistiche, e nulla che ne prenda il posto nella sfera pubblica, la gente pu\u00f2 vivere nella \u201ccomunit\u00e0 immaginata\u201d che sente pi\u00f9 affine e in cui \u00e8 disposta a credere. Mentre le statistiche possono essere usate per correggere dichiarazioni inesatte sull\u2019economia, la societ\u00e0 o la popolazione, nell\u2019epoca dell\u2019analisi dei dati ci sono pochi meccanismi per impedire alla gente di cedere a reazioni istintive o a pregiudizi emotivi. Lungi dal preoccuparsene, aziende come Cambridge Analytica considerano queste reazioni come elementi di cui tenere conto.<\/p>\n<p>Ma anche se esistesse un ufficio per l\u2019analisi dei dati che lavora per conto della collettivit\u00e0 e dello stato come fanno gli istituti nazionali di statistica, non \u00e8 detto che avrebbe il punto di vista neutrale che oggi i liberali cercano di difendere. Il nuovo apparato di calcolo \u00e8 perfetto per identificare nuove tendenze, per cogliere gli umori e scoprire i fenomeni non appena si manifestano. \u00c8 uno strumento molto utile per chi fa campagne elettorali e di marketing. \u00c8 molto meno adatto a fornire una lettura non ambigua, oggettiva, potenzialmente condivisa della societ\u00e0 come quella per cui sono pagati gli statistici e gli economisti.<\/p>\n<p>La questione che bisogna prendere pi\u00f9 sul serio, oggi che i numeri vengono costantemente generati a nostra insaputa, \u00e8 in quali mani la crisi della statistica lascia la democrazia rappresentativa. La statistica nasce come uno strumento dello stato per interpretare la societ\u00e0, ma \u00e8 diventata progressivamente una materia che interessa il mondo accademico, i riformatori e le imprese. Ormai, per\u00f2, la segretezza sulle metodologie e le fonti dei dati \u00e8 un vantaggio competitivo a cui molte aziende non riescono a rinunciare.<\/p>\n<p>La prospettiva di una societ\u00e0 poststatistica \u00e8 preoccupante, non solo perch\u00e9 verrebbe a mancare qualsiasi forma di verit\u00e0 o di competenza, ma perch\u00e9 entrambe sarebbero drasticamente privatizzate. La statistica \u00e8 una delle tante colonne del liberalismo, anzi, dell\u2019illuminismo. Gli esperti che la producono e la usano sono stati dipinti come arroganti e sordi alla dimensione emotiva e locale della politica. Sicuramente bisogna trovare dei sistemi per raccogliere i dati in un modo che rispecchi meglio l\u2019esperienza vissuta. Ma sul lungo periodo la battaglia che va combattuta non \u00e8 tra la politica dei fatti guidata dalle \u00e9lite e la politica delle emozioni guidata dal populismo. \u00c8 tra chi ancora crede nella conoscenza e nel dibattito pubblico e tra chi trae profitto dalla loro disintegrazione.<\/p>\n<p>(William Davies, The Guardian, Regno Unito, Traduzione di Fabrizio Saulini. Questo articolo \u00e8 stato pubblicato il 10 marzo 2017 nel numero 1195 di Internazionale.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Giovanna Chioini*: \u00a0CORONAVIRUS. La pandemia di covid-19 ha causato finora 4.476.525 morti in tutto il mondo e 214.718.823 contagi, secondo la Johns Hopkins university. In base ai calcoli di Our world in data il 33 per cento della popolazione mondiale finora ha ricevuto almeno una dose di vaccino anticovid, e le dosi somministrate finora sono 5,13 miliardi. Solo l\u20191,6 per cento degli abitanti dei paesi poveri ha ricevuto almeno una dose.<\/strong><\/p>\n<p>Il Giappone ha sospeso l\u2019uso di circa 1,63 milioni di dosi del vaccino Moderna a causa di una sospetta contaminazione. Il ministero della salute ha affermato che \u201cmateriali estranei\u201d sono stati trovati in alcune dosi di un lotto di circa 56omila fiale. La Takeda pharmaceutical, che vende e distribuisce il vaccino in Giappone, ha affermato che la Moderna ha sospeso tre lotti \u201cper cautela\u201d, spiegando che potrebbe trattarsi di un problema nel sito di produzione in Spagna dove sono assemblate le dosi per i mercati diversi dagli Stati Uniti. L\u2019azienda farmaceutica spagnola Rovi ha affermato che la contaminazione potrebbe essere dovuta a un problema in una linea di produzione e di aver aperto un\u2019indagine. Il ministero della salute giapponese ha spiegato che l\u2019uso dei lotti della Moderna \u00e8 stato sospeso in via precauzionale, in ogni caso diverse aziende giapponesi hanno cancellato le vaccinazioni del personale e anche l\u2019Agenzia europea per il farmaco ha avviato un\u2019indagine.<\/p>\n<p>Il programma contro la pandemia dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 prevede di spedire cento milioni di dosi di vaccini cinesi Sinovac e Sinopharm contro il covid-19 entro la fine di settembre, principalmente in Africa e in Asia. Alcuni paesi beneficiari li hanno rifiutati o hanno usato come richiamo i vaccini di produttori occidentali.<\/p>\n<p>Il numero di pazienti affetti da coronavirus negli ospedali statunitensi il 26 agosto ha superato i centomila, il livello pi\u00f9 alto in otto mesi, secondo il dipartimento della salute. La diffusione della variante delta sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari locali.<\/p>\n<p>La Food and drug administration (Fda) ha dato l\u2019approvazione completa e definitiva al vaccino anticovid della Pfizer per gli Stati Uniti. Finora \u00e8 stato usato grazie a un\u2019autorizzazione d\u2019emergenza. Il vaccino, che ora potr\u00e0 essere commercializzato con il marchio Comirnaty, \u00e8 il primo a ricevere l\u2019approvazione completa, dopo quella d\u2019urgenza ottenuta l\u201911 dicembre 2020.<\/p>\n<p>Il gruppo rock dei Kiss ha cancellato un concerto dopo che il frontman Paul Stanley, completamente vaccinato, \u00e8 risultato positivo al covid-19. Il nuovo picco di contagi negli Stati Uniti sta ostacolando la ripresa del settore dell\u2019intrattenimento dal vivo. Musicisti come Stevie Nicks, Garth Brooks e Nine Inch Nails hanno tutti interrotto le loro esibizioni per il resto dell\u2019anno, citando le preoccupazioni per la variante delta.<\/p>\n<p>La Nuova Zelanda ha esteso il lockdown nazionale fino a 31 agosto dopo che sono stati segnalati 70 nuovi casi. Si prevede che Auckland e la vicina regione del Northland rimarranno in isolamento di livello 4 per altre due settimane.<\/p>\n<p>I responsabili dell\u2019assistenza sociale nel Regno Unito temono un \u201cesodo\u201d del personale entro l\u2019autunno. Un sondaggio su mille responsabili dei servizi di assistenza ha rilevato che un terzo di questi (32,8 per cento) ha gi\u00e0 registrato dimissioni del personale a causa dell\u2019opposizione alla vaccinazione obbligatoria, della stanchezza dovuta alla pandemia da covid e di una crisi che sta compromettendo la qualit\u00e0 dell\u2019assistenza. Jane Brightman, cofondatrice della rete e direttrice dell\u2019assistenza sociale presso l\u2019Institute of health and social care management, afferma che gli operatori sanitari si stanno preparando a un duro inverno: \u201cAssisteremo a un esodo di massa del personale che non vorr\u00e0 il vaccino. Se ne stanno andando manager bravi di cui abbiamo bisogno nel sistema. Finiremo con il promuovere persone inesperte alla gestione di servizi che non dispongono di personale adeguato\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un terzo dei giovani adulti nella maggior parte delle citt\u00e0 inglesi il 25 agosto non aveva ricevuto la prima dose di vaccino, secondo una nuova analisi dei dati forniti dal servizio sanitario. A Liverpool si stima che il 47,2 per cento dei giovani di et\u00e0 compresa tra 18 e 29 anni non sia ancora vaccinato, a Manchester sarebbe il 44 per cento, a Leicester il 42,4 per cento e a Leeds il 39,1 per cento. In due citt\u00e0 pi\u00f9 della met\u00e0 dei giovani adulti non ha ricevuto alcun vaccino: a Birmingham \u00e8 il 52,1 per cento e a Coventry il 50,2 per cento. In generale, sarebbero 2,4 milioni i giovani tra i 18 e i 29 anni non ancora vaccinati in tutta l\u2019Inghilterra, dove invece ha ricevuto la prima dose circa il 71,8 per cento dei giovani adulti. Si tratta di una percentuale pi\u00f9 alta rispetto all\u2019Irlanda del Nord, dove si stima che il 69 per cento dei giovani di et\u00e0 compresa tra i 18 e i 29 anni abbia avuto una dose, ma inferiore alle cifre della Scozia (73,9 per cento) e del Galles (76,2 per cento).<\/p>\n<p>Il 27 agosto nel Regno Unito sono stati confermati 38.281 nuovi casi e 140 decessi causati dal covid-19. Alicia Demirjian, funzionaria del servizio sanitario pubblico, ha osservato che i nuovi casi sono ancora alti, specialmente tra le persone giovani e ha raccomandato, se si hanno sintomi della malattia, di restare in casa e \u201cfare un test rapido se parteciperete a eventi del fine settimana, per proteggere i vostri amici e le persone intorno a voi\u201d.<\/p>\n<p>Nel Regno Unito saranno condotte nuove ricerche sulla durata dell\u2019immunit\u00e0 dopo la vaccinazione contro il coronavirus, con un investimento di circa un milione e mezzo di sterline. Gli scienziati sperano di poter capire perch\u00e9 alcune persone si ammalano anche se sono vaccinate o hanno gi\u00e0 avuto il virus, mentre altre no. Alcune ricerche hanno concluso che la protezione fornita da due dosi di vaccino della Pfizer o dell\u2019AstraZeneca comincia a diminuire sei mesi dopo la seconda dose. Per il Regno Unito questo potrebbe significare che l\u2019immunit\u00e0 di operatori sanitari e persone anziane potrebbe scendere al 50 per cento entro l\u2019inverno. Oltre a cercare i motivi della reinfezione e capire meglio la durata dell\u2019immunit\u00e0 dopo le vaccinazioni, la nuova ricerca annunciata da Public Health England esaminer\u00e0 la durata dell\u2019immunit\u00e0 di diversi vaccini e come i cambiamenti nella composizione genetica del virus potrebbero consentirgli di aggirare la risposta immunitaria. I risultati si baseranno sull\u2019analisi degli anticorpi di quasi 50mila operatori sanitari che sono stati nuovamente contagiati nonostante siano gi\u00e0 stati malati o abbiano gi\u00e0 ricevuto la vaccinazione completa e dovrebbero aiutare a scoprire se ci sono aspetti della loro risposta immunitaria diversi rispetto alle persone che invece non si sono reinfettate.<\/p>\n<p>La citt\u00e0-stato tedesca di Amburgo consentir\u00e0 a parrucchieri, club, ristoranti e istituzioni religiose di impedire l\u2019ingresso di adulti non vaccinati o di coloro che non hanno acquisito l\u2019immunit\u00e0 all\u2019infezione da covid. Si tratta di una novit\u00e0 assoluta per il paese.<\/p>\n<p>I paesi dell\u2019Unione europea che decideranno di somministrare una terza dose di richiamo del vaccino potrebbero affrontare maggiori rischi legali legati a potenziali effetti collaterali avversi dovuti alla vaccinazione: la dose aggiuntiva non ha infatti ancora ricevuto una raccomandazione per l\u2019uso di emergenza dall\u2019ente regolatore dei farmaci (Ema), ha dichiarato la Commissione europea. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) Austria, Belgio, Francia, Ungheria, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo e Slovenia stanno attualmente raccomandando l\u2019uso di una terza dose, e la Germania prevede di fare lo stesso in autunno. Altri tredici governi europei stanno discutendo della questione. Anche il direttore generale dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ribadito che i dati sui benefici e sulla sicurezza di una vaccinazione di richiamo contro il covid-19 sono per il momento insufficienti e che bisogna dare la priorit\u00e0 alle vaccinazioni nei paesi a basso e medio reddito, dove solo l\u20191 o il 2 per cento per cento della popolazione risulta attualmente vaccinato.<\/p>\n<p>In Italia nella settimana dal 19 al 25 agosto ci sono stati 45.631 nuovi contagi e 335 decessi. Gli attualmente positivi nella settimana erano 135.724. Le persone di pi\u00f9 di dodici anni completamente vaccinate erano 36.771.281 e il totale delle dosi somministrate era di 76.038.118.<\/p>\n<p>La Pfizer-Biontech ha dichiarato di aver firmato un accordo con i laboratori della brasiliana Eurofarma per la fase finale della produzione e la messa in fiala del loro vaccino contro il covid-19 da distribuire in America Latina. La Eurofarma comincer\u00e0 l\u2019attivit\u00e0 nel 2022 mentre il complicato processo di produzione delle sostanze farmaceutiche per il farmaco a mRna sar\u00e0 svolto nelle strutture statunitensi della Pfizer e della Biontech, che finora hanno spedito 1,3 miliardi di dosi del loro vaccino a due dosi in tutto il mondo e puntano a consegnarne tre miliardi entro la fine di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>L\u2019ARTICOLO CONTINUA DOPO LA PUBBLICIT\u00c0<\/p>\n<p>Le somministrazioni di vaccini contro il covid-19 in Africa sono triplicate nell\u2019ultima settimana, sebbene proteggere anche solo il 10 per cento del continente entro la fine di settembre rimanga \u201cun compito molto arduo\u201d, ha affermato il 26 agosto la direttrice dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 per l\u2019Africa, Matshidiso Moeti, aggiungendo che nell\u2019ultima settimana sono state somministrate 13 milioni di dosi dopo che sono aumentate le donazioni dai paesi sviluppati. Secondo i calcoli del Centro africano per il controllo delle malattie solo il 2,4 per cento della popolazione del continente \u00e8 attualmente vaccinato.\u201dPenso che sia molto difficile per noi parlare di dosi di richiamo in Africa\u201d, ha detto Moeti. \u201cNon abbiamo ancora coperto nemmeno il 5 per cento della popolazione con le vaccinazioni iniziali necessarie per rallentare la diffusione del virus e, soprattutto, fermare quella che pensiamo possa essere una quarta ondata, che sta arrivando\u201d. L\u2019Africa ricever\u00e0 117 milioni di dosi nei prossimi mesi, ma saranno necessari altri 34 milioni per raggiungere l\u2019obiettivo di vaccinare il 10 per cento di 1,3 miliardi di abitanti, ha aggiunto. Moeti ha esortato i paesi africani ad aumentare la loro disponibilit\u00e0 a usare i vaccini quando arrivano. \u201cNessuna dose dovrebbe essere sprecata\u201d, ha detto.<\/p>\n<p>La Russia il 27 agosto ha registrato 798 decessi correlati al coronavirus e 19.509 nuovi contagi, di cui 1.509 a Mosca. I numeri ufficiali dei casi sono diminuiti gradualmente dopo che un\u2019ondata di infezioni attribuita alla variante delta ha raggiunto il picco a luglio.<\/p>\n<p>Per la prima volta dallo scorso maggio, quando la diffusione del virus aveva provocato pi\u00f9 di 800 vittime, il 25 agosto a Taiwan non sono stati registrati nuovi contagi da covid-19. Dall\u2019inizio della pandemia nel paese non sono state imposte restrizioni severe per il contenimento delle infezioni, a eccezione della chiusura delle frontiere.<\/p>\n<p>Un nuovo rapporto dell\u2019Economist intelligence unit invita i leader politici di tutto il mondo ad adottare una nuova strategia nella lotta contro il virus in futuro. L\u2019emergenza e la nuova ondata di contagi provocate dalla variante delta hanno dimostrato, secondo il rapporto, che non siano state realistiche le aspettative di diversi governi riguardo alla capacit\u00e0 di contrastare la pandemia dei soli vaccini, che rimangono distribuiti in modo disuguale tra paesi ricchi e paesi poveri. Una disuguaglianza che avr\u00e0 gravi ripercussioni dal punto di vista economico per tutto il mondo e che ricadr\u00e0 per due terzi proprio sui paesi meno ricchi.<\/p>\n<p>*(Giovanna Chioini , giornalista di Internazionale, Ha collaborato Francesca Morante)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; \u00a0Shadi Hamid*: <strong>STATI UNITI. GLI STATI UNITI NON HANNO MAI CAPITO L\u2019AFGHANISTAN<\/strong><\/p>\n<p><strong>GLI STATI UNITI NON HANNO MAI CAPITO L\u2019AFGHANISTAN. I PIANIFICATORI DI WASHINGTON PENSAVANO DI SAPERE DI COSA AVESSE BISOGNO IL PAESE, MA NON ERA LA STESSA COSA CHE VOLEVA LA SUA GENTE. LA POLITICA DEGLI STATI UNITI ERA ANIMATA DA DIVERSE PIE ILLUSIONI. LA PRINCIPALE ERA L\u2019IDEA CHE I TALIBAN POTESSERO ESSERE ELIMINATI E CHE, NEL FARLO, POTESSE ESSERE TRASFORMATA UN\u2019INTERA CULTURA<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un mondo ideale i taliban non esisterebbero. Ma esistono, ed esisteranno in futuro. Gli osservatori occidentali fanno sempre fatica a capire come gruppi cos\u00ec spietati ottengano legittimit\u00e0 e sostegno popolare. Sicuramente gli afgani ricordano il terrore del dominio taliban negli anni novanta, quando le donne venivano frustate se si avventuravano fuori di casa senza burqa e le persone adultere erano lapidate a morte negli stadi di calcio. Come si possono dimenticare quei giorni cupi?<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti consideravano malvagi i taliban. Ritenere un gruppo malvagio significa gettarlo fuori dal tempo e dalla storia. Ma si tratta di una visione da privilegiati. Vivere in una democrazia con una sicurezza di base permette ai cittadini di puntare pi\u00f9 in alto. Saranno delusi anche da un governo relativamente buono proprio perch\u00e9 si aspettano di pi\u00f9. Negli stati falliti e nel mezzo di una guerra civile, tuttavia, le questioni fondamentali sono quelle dell\u2019ordine e del disordine, e come avere pi\u00f9 del primo e meno del secondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CECIT\u00c0 E PREGIUDIZI DI WASHINGTON<\/p>\n<p>I taliban lo sapevano. Dopo aver perso il potere nel 2001, il gruppo era debole, e doveva riprendersi dai devastanti attacchi aerei contro i suoi dirigenti. Ma negli ultimi anni ha ripreso terreno e messo radici pi\u00f9 profonde nelle comunit\u00e0 locali. I taliban sono stati brutali. Allo stesso tempo hanno spesso garantito un\u2019amministrazione migliore del lontano e corrotto governo centrale afgano. Fare poco \u00e8 servito a molto.<\/p>\n<p>Il governo dell\u2019Afghanistan, sostenuto dagli Stati Uniti, non \u00e8 fallito solo a causa dei taliban. \u00c8 stato ostacolato fin dall\u2019inizio dalle cecit\u00e0 e dai pregiudizi di Washington. Gli Stati Uniti hanno visto in un\u2019autorit\u00e0 forte e centralizzata la risposta ai problemi del paese, e hanno sostenuto una costituzione che ha dato al capo dello stato ampi poteri. Questo, insieme a un sistema elettorale bizzarro e confuso, ha minato lo sviluppo dei partiti politici e del parlamento. Uno stato forte richiedeva istituzioni legali formali e gli Stati Uniti hanno debitamente sostenuto tribunali, giudici e altri orpelli del genere. Nel frattempo alimentavano il risentimento promuovendo programmi che dovevano ridisegnare la cultura afgana e le relazioni di genere.<\/p>\n<p>Una delle prime cose che fanno gruppi armati come i taliban \u00e8 fornire una soluzione delle controversie sbrigativa e rapida<\/p>\n<p>Tutte queste scelte erano un riflesso dell\u2019arroganza delle potenze occidentali, che consideravano le tradizioni afgane come un ostacolo da superare quando, a quanto pare, erano la linfa vitale della cultura politica del paese. Alla fine pochi afgani hanno creduto in un governo centrale che non hanno mai sentito vicino, o si sono presi la briga di navigare tra le sue lungaggini burocratiche. Hanno continuato a risolvere le loro controversie tramite autorit\u00e0 informali e comunitarie, rivolgendosi a figure locali di cui si fidavano. E questo ha aperto la strada al progressivo ritorno dei taliban.<\/p>\n<p>L\u2019Ispettore generale speciale per la ricostruzione dell\u2019Afghanistan (Sigar) ha supervisionato il modo in cui gli Stati Uniti hanno erogato i fondi per la ricostruzione e valutato la loro efficacia. Lo scorso anno sono uscite due deprimenti valutazioni del Sigar.<\/p>\n<p>Una, pomposamente intitolata What we need to learn: lessons from twenty years of Afghanistan reconstruction (Cosa dobbiamo imparare: lezioni da vent\u2019anni di ricostruzione dell\u2019Afghanistan), fa notare che gli Stati Uniti hanno speso circa novecento milioni di dollari per aiutare gli afgani a sviluppare un sistema legale. Sfortunatamente la cosa non sembra avere impressionato gli stessi afgani.<\/p>\n<p>Una delle prime cose che fanno gruppi armati come i taliban quando entrano in un nuovo territorio \u00e8 fornire una soluzione delle controversie \u201csbrigativa e rapida\u201d. Spesso sono pi\u00f9 rapidi del sistema giudiziario locale. Come abbiamo notato io, Vanda Felbab-Brown e Harold Trinkunas nel nostro libro del 2017 sulle capacit\u00e0 di governo dei gruppi ribelli, \u201cgli afgani mostrano un alto grado di soddisfazione per i verdetti dei taliban, a differenza di quelli del sistema giudiziario ufficiale, dove chi chiede giustizia deve spesso pagare considerevoli tangenti\u201d.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una delle ragioni principali per cui la religione, in particolare l\u2019islam, \u00e8 importante. Fornisce un quadro organizzativo per una giustizia sbrigativa e una giustificazione per la sua attuazione, e ha pi\u00f9 probabilit\u00e0 di essere percepita come legittima dalle comunit\u00e0 locali. I gruppi e i governi laici fanno, semplicemente, pi\u00f9 fatica a fornire questo tipo di giustizia. Il governo afgano non era necessariamente laico, ma aveva ricevuto decine di miliardi di dollari da governi che certamente lo erano. Un sistema informale di risoluzione delle controversie, basato sulla sharia, sarebbe quasi certamente disapprovato da quei finanziatori occidentali. Quanto era probabile che un governo afgano guidato da un tecnocrate con un diploma di un\u2019universit\u00e0 della Ivy League potesse battere i taliban al loro stesso gioco?<\/p>\n<p>Come ha notato il rapporto Sigar, \u201cgli Stati Uniti hanno giudicato male quel che avrebbe costituito un sistema giudiziario accettabile dal punto di vista di molti afgani, il che in ultima istanza ha permesso ai taliban di esercitare la loro influenza\u201d. O, per dirla con un ex funzionario dell\u2019agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (Usaid): \u201cAbbiamo scartato il sistema di giustizia tradizionale perch\u00e9 pensavamo che non avesse alcuna rilevanza rispetto a ci\u00f2 che volevamo vedere nell\u2019Afghanistan di oggi\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un sistema sbilanciato.<\/p>\n<p>Ma cosa volevano, per l\u2019appunto, vedere gli Stati Uniti nell\u2019Afghanistan di oggi?<\/p>\n<p>Quando l\u2019amministrazione Bush ha contribuito a formare il governo afgano post-taliban, sosteneva ancora di essere poco interessata alla costruzione dello stato. Prendere a prestito dalle costituzioni passate dell\u2019Afghanistan era pi\u00f9 facile che proporre qualcosa di pi\u00f9 appropriato a quello che era diventato un paese molto diverso. La nuova costituzione ha creato un sistema sbilanciato che ha dato al presidente \u201cquasi gli stessi poteri di quelli esercitati dai re afgani\u201d, come ha scritto Jennifer Brick Murtazashvili, un\u2019importante studiosa dell\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p>I sistemi presidenziali forti sono allettanti perch\u00e9 offrono la prospettiva di un\u2019azione decisa. Ma la concentrazione di potere allontana inevitabilmente altre parti interessate, in particolare al livello locale e regionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IL PRESIDENTE ORMAI IN ESILIO, ASHRAF GHANI, ERA RIUSCITO A ESSERE ONNIPOTENTE IN TEORIA, MA DECISAMENTE INETTO IN PRATICA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio il parlamento afgano ha sofferto di un deficit di legittimit\u00e0. L\u2019Afghanistan ha usato un sistema elettorale cosiddetto a voto unico non trasferibile (sntv), uno dei pi\u00f9 rari al mondo. Ci sono varie ragioni per cui l\u2019sntv \u00e8 talvolta usato nelle elezioni locali ma quasi mai al livello nazionale: tra le altre, perch\u00e9 assegna i voti in un modo che ostacola lo sviluppo dei partiti politici. Se c\u2019\u00e8 un qualcosa di cui l\u2019Afghanistan ha bisogno, sono partiti politici \u2013 e un parlamento \u2013 che possano controbilanciare i poteri del presidente.<\/p>\n<p>I rischi di un sistema presidenziale crescono nelle societ\u00e0 divise, e l\u2019Afghanistan \u00e8 diviso lungo linee etniche, religiose, tribali, linguistiche e ideologiche, quasi in ogni modo possibile. Questo aumenta la posta in gioco della competizione politica, perch\u00e9 ci\u00f2 che conta di pi\u00f9 \u00e8 chi finisce al vertice.<\/p>\n<p>Il sistema, infine, funziona solo se il presidente \u00e8 competente. Il presidente ormai in esilio, Ashraf Ghani, era riuscito a essere onnipotente in teoria, ma decisamente inetto in pratica. Nonostante sia stato il presidente dell\u2019Istituto per l\u2019efficenza dello stato, la sua inefficienza \u2013 che si riflette nel suo stile volubile e nella sua propensione alla microgestione \u2013 ha infettato l\u2019intero sistema politico, e poco si \u00e8 potuto fare per invertire la tendenza finch\u00e9 \u00e8 rimasto in carica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>VALORI NON CONDIVISI<\/p>\n<p>Oltre a creare nuove istituzioni politiche, gli Stati Uniti credevano di poter trasformare la cultura del paese. Naturalmente la maggior parte dei politici, delle organizzazioni non governative e dei donatori statunitensi pensavano che le cose funzionanti nelle democrazie avanzate avrebbero fatto lo stesso in quelle incompiute e fragili. I valori liberali erano universali. E dal momento che erano universali sarebbero stati, se non adottati, almeno apprezzati.<\/p>\n<p>\u00c8 stato speso quasi un miliardo di dollari per promuovere l\u2019uguaglianza di genere. Ma una simile attenzione \u00e8 stata troppo spesso simile a una forma d\u2019ingegneria sociale e culturale in un paese conservatore, che stava ancora lottando per stabilire una sicurezza di base. La politica di Usaid sull\u2019uguaglianza di genere e la promozione e il rafforzamento della presenza femminile indicava tra i suoi obiettivi, piuttosto ambiziosi, quello di \u201clavorare con uomini e ragazzi, donne e ragazze per apportare cambiamenti di atteggiamento, comportamento, ruoli e responsabilit\u00e0\u201d. Si tratta di un obiettivo degno, ma l\u2019approccio statunitense ha avuto mano pesante ed \u00e8 stato a volte controproducente.<\/p>\n<p>Come ha concluso il secondo rapporto Sigar, intitolato Support for gender equality: lessons from the U.S. experience in Afghanistan (Sostegno all\u2019uguaglianza di genere: lezioni dall\u2019esperienza degli Stati Uniti in Afghanistan), ai funzionari statunitensi serve \u201cuna comprensione pi\u00f9 sfumata dei ruoli e delle relazioni di genere nel contesto culturale afgano\u201d e di \u201ccome sostenere donne e ragazze senza provocare contraccolpi che potrebbero metterle in pericolo o bloccare il progresso\u201d.<\/p>\n<p>Questi sforzi erano ben intenzionati, ma si basavano su ipotesi sull\u2019arco del progresso e sulla convinzione che gli Stati Uniti avrebbero reso possibile tale progresso nonostante gli afgani stessi fossero meno ottimisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>AVERE VOCE IN CAPITOLO<\/p>\n<p>Se gli Stati Uniti avessero fatto altre scelte, il risultato sarebbe stato diverso? Non lo so. Gli statunitensi credono in certe cose. Sospendere queste convinzioni in nome della comprensione di un\u2019altra societ\u00e0 pu\u00f2 facilmente degenerare in un relativismo morale e culturale che molti, se non la maggior parte, degli statunitensi rigetterebbero. Un repubblicano \u2013 ma, in realt\u00e0, anche un progressista che diffidi del ruolo della religione nella vita pubblica \u2013 si sarebbe sentito a suo agio nel sostenere in Afghanistan programmi che prevedevano l\u2019attuazione di una certa versione della sharia, anche se diversa da quella dei taliban?<\/p>\n<p>In una transizione, tuttavia, l\u2019ordine e la sequenza contano. Oggi \u00e8 chiaro che abbiamo sbagliato la sequenza in Afghanistan, specialmente considerando che i diritti delle donne sono stati a lungo una delle questioni pi\u00f9 divisive del paese. Come hanno avvertito le esperte Rina Amiri, Swanee Hunt e Jennifer Sova nel 2004, quando i taliban sembravano una reliquia del passato, \u201cnonostante la situazione sia notevolmente migliorata dai tempi del regime taliban, \u00e8 ancora propizia a una lotta fra tradizionalisti e modernisti; e ancora una volta il ruolo delle donne e la religione sono centrali in questo conflitto\u201d.<\/p>\n<p>Era compito dell\u2019America cambiare una cultura? Qualcuno si aspettava davvero che il governo degli Stati Uniti sarebbe stato capace di farlo? Se esiste un cambiamento che dovrebbe venire dall\u2019interno, si tratta probabilmente di un cambiamento culturale. Ma se esiste qualcosa di universale \u2013 e che trascende la cultura e la religione \u2013 \u00e8 il desiderio di avere voce in capitolo nel proprio governo. Invece di dire agli afgani come vivere, avremmo potuto dargli lo spazio necessario a decidere chi volevano essere.<\/p>\n<p>Con un parlamento debole, in parte a causa di questo bizzarro sistema elettorale, tutta l\u2019attenzione \u00e8 stata dirottata sulle competizioni presidenziali, invariabilmente piene di risentimento. Il risultato \u00e8 stato un sistema del \u201cchi vince prende tutto\u201d in un paese dove i vincitori hanno a lungo sottomesso, o peggio, gli sconfitti. Non \u00e8 una sorpresa, quindi, che \u201cogni elezione presidenziale afgana sia stata mediata da diplomatici statunitensi\u201d, come ha detto Jarrett Blanc, uno di questi diplomatici. \u00c8 questa la democrazia che gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno cercato, per anni, di costruire.<\/p>\n<p>Molte delle istituzioni politiche che gli Stati Uniti hanno contribuito a creare sono state spazzate via. \u00c8 quasi come se non fossero mai esistite. Insistendo sul primato della cultura sulla politica, gli Stati Uniti pensavano di poter migliorare entrambi. L\u2019Afghanistan sarebbe stato comunque condannato? Pu\u00f2 darsi. Ormai \u00e8 troppo tardi per saperlo.<\/p>\n<p>*(Shadi Hamid, The Atlantic, Stati Uniti, Traduzione di Federico Ferrone. Questo articolo \u00e8 uscito su The Atlantic.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; \u00a0Joseph Stiglitz*: \u00a0COSTRINGIAMO LA FINANZA A SALVARE IL PIANETA. GARANTIRE UNA RAPIDA TRANSIZIONE ALL\u2019ECONOMIA VERDE \u00c8 UN DOVERE, E IL MONDO FINALMENTE L\u2019HA CAPITO. LA FINANZA\u00a0 AVR\u00c0 UN RUOLO ESSENZIALE IN QUESTO\u00a0 PROCESSO.<\/strong> ALCUNE ISTITUZIONI FINANZIARIE HANNO DATO IL LORO CONTRIBUTO,\u00a0 EMETTENDO OBBLIGAZIONI LEGATE A PROGETTI CHE HANNO\u00a0 UN IMPATTO POSITIVO PER L\u2019AMBIENTE O INSTALLANDO NELLE\u00a0 LORO SEDI LAMPADINE A BASSO CONSUMO. TROPPE PER\u00d2\u00a0 CONTINUANO A FINANZIARE IL SETTORE DEI COMBUSTIBILI\u00a0 FOSSILI E A SOSTENERE ALTRI CAMPI DELL\u2019ECONOMIA INCOMPATIBILI CON LA TRANSIZIONE ECOLOGICA.<\/p>\n<p>Questi finanziamenti, molti dei quali\u00a0 sono di lunga durata, peggiorano la crisi\u00a0 climatica. Per scoprire, sviluppare e\u00a0 sfruttare un nuovo giacimento petroli[1]fero servono decenni, ben oltre l\u2019orizzonte temporale in cui il mondo dovr\u00e0\u00a0 azzerare le emissioni. Questi progetti\u00a0 legati a combustibili tradizionali sono\u00a0 destinati a perdere valore nei prossimi\u00a0 anni. Le possibili perdite sono un rischio per gli investitori, per il sistema\u00a0 economico e per il pianeta.<\/p>\n<p>Lobby potenti, decise a proteggere i propri interessi, stanno facendo di tutto per contrastare la transizione ecologica. Inoltre, se non dovessero riuscirci, gli\u00a0 stessi gruppi chiederanno un risarcimento, \u201csocializzando\u201d le eventuali perdite di investimenti che non\u00a0 avrebbero dovuto fare. Se la storia ha qualcosa da in[1]segnarci, ne usciranno puliti. In teoria dovremmo\u00a0 vietare questi investimenti. Ma per il momento negli\u00a0 Stati Uniti e in altri paesi questa idea \u00e8 politicamente\u00a0 improponibile. Un\u2019altra possibilit\u00e0 \u00e8 approvare nuove\u00a0 leggi. Visto che i mercati sono miopi, devono intervenire i supervisori, per esempio le banche centrali.<\/p>\n<p>La crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato cosa\u00a0 pu\u00f2 succedere quando una parte anche piccolissima\u00a0 della base patrimoniale mondiale (in quel caso i mutui subprime statunitensi) perde valore. Una variazione del prezzo di beni che probabilmente saranno col[1]piti dal cambiamento climatico potrebbe avere effetti\u00a0 a carattere sistemico tali da far impallidire quelli del\u00a0 2008. I combustibili fossili sono solo la punta dell\u2019iceberg (che peraltro si sta sciogliendo). Per esempio,<\/p>\n<p>l\u2019innalzamento del livello dei mari ed eventi climatici\u00a0 estremi sempre pi\u00f9 frequenti come incendi e uragani\u00a0 potrebbero indurre a un\u2019improvvisa revisione dei\u00a0 prezzi di terreni e immobili.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 di controllo quindi devono pretendere \u00a0piena trasparenza sui rischi legati al clima, non\u00a0 solo\u00a0 sui pericoli fisici ma anche sui rischi finanziari. Una\u00a0 politica in grado di raggiungere le zero emissioni entro il 2050 (attraverso l\u2019uso combinato del prezzo delle emissioni di anidride carbonica e delle leggi) avr\u00e0\u00a0 un impatto significativo sui prezzi dei beni.<\/p>\n<p>Una transizione ecologica troppo lenta far\u00e0 aumentare i rischi. Invece di un percorso tranquillo<\/p>\n<p>verso le zero emissioni, con aggiustamenti graduali,\u00a0 potremmo ritrovarci con una transizione caotica:\u00a0 quando i mercati interiorizzeranno il cambiamento,\u00a0 i prezzi potrebbero schizzare verso l\u2019alto. Per mitiga[1]re questo rischio la finanza non deve solo smettere di\u00a0 erogare fondi a investimenti nocivi per\u00a0 l\u2019ambiente, ma deve anche finanziare\u00a0 quelli che vanno nella direzione giusta.<\/p>\n<p>Potrebbero essere necessari il bastone\u00a0 e la carota. Per esempio le banche che\u00a0 fanno investimenti rischiosi per il cli[1]ma dovrebbero essere obbligate a di[1]sporre di una quantit\u00e0 maggiore di riserve per riflettere questo rischio.<\/p>\n<p>Gli investitori sono avvisati: quelli\u00a0 che continueranno nonostante tutto a\u00a0 scommettere sui combustibili fossili\u00a0 non dovrebbero essere supportati dal\u00a0 sistema pubblico attraverso la deducibilit\u00e0 delle perdite. Negli Stati Uniti il governo sottoscrive la stragrande maggioranza dei mutui residenziali; in futuro dovrebbe farlo solo nel caso di mutui ecologici\u00a0 (contratti per l\u2019acquisto di case efficienti dal punto di\u00a0 vista energetico). Inoltre per incoraggiare gli investi[1]menti basati su un costo alto delle emissioni di CO2 i\u00a0 governi dovrebbero emettere delle \u201cgaranzie\u201d: se il<\/p>\n<p>costo delle emissioni dovesse essere inferiore alle\u00a0 revisioni, l\u2019investitore dovrebbe essere risarcito.<\/p>\n<p>Sarebbe una specie di polizza assicurativa, che spingerebbe i governi a rispettare gli impegni presi con\u00a0 l\u2019accordo di Parigi.<\/p>\n<p>Queste e altre politiche simili saranno di supporto\u00a0 alla transizione ecologica. Ma difficilmente il settore\u00a0 finanziario privato far\u00e0 abbastanza se lasciato da solo.<\/p>\n<p>Molti degli investimenti cruciali di cui abbiamo bisogno sono di lungo periodo e i mercati finanziari spesso si concentrano sul breve termine. Per contribuire a\u00a0 colmare questo divario, in molte giurisdizioni, tra cui\u00a0 lo stato di New York, sono state gi\u00e0 create banche di\u00a0 sviluppo ecologiche.<\/p>\n<p>Non abbiamo scelta, dobbiamo per forza cambiare il modo in cui consumiamo, produciamo e investiamo. La sfida \u00e8 alla nostra portata. Ma la finanza deve\u00a0 fare la sua parte. E questo richieder\u00e0 qualcosa di pi\u00f9\u00a0 che una spintarella, non importa se proveniente dalla\u00a0 societ\u00e0 civile o dai governi.<\/p>\n<p>*( Joseph Stiglitz, insegna economia\u00a0 alla Columbia\u00a0 University. \u00c8 stato\u00a0 capo economista\u00a0 della Banca mondiale\u00a0 e consulente\u00a0 economico del\u00a0 governo statunitense.\u00a0 Nel 2001 ha vinto il premio Nobel per\u00a0 l\u2019economia. da Internazionale)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Massimo Villone*: PNRR, TRA NORD E SUD LA DISUGUAGLIANZA DELLE RISORSE. DISEGUAGLIANZE. LA PRIORIT\u00c0 ERA DEI COMUNI SVANTAGGIATI, PER RIDURRE I DIVARI, COME DA INDICAZIONI UE. MA SI SCOPRE CHE TRA QUESTI CE NE SONO TRA I PI\u00d9 RICCHI DEL PAESE. IL GOVERNO NON PU\u00d2 NON SAPERE<\/strong><\/p>\n<p>SULLA STAMPA NAPOLETANA (MARCO ESPOSITO, IL MATTINO, 2 SETTEMBRE) LEGGIAMO DELL\u2019ASSEGNAZIONE DI 700 MILIONI IN MATERIA DI MATERNE E ASILI NIDO, DA INSERIRE NELLA CONTABILIT\u00c0 DEL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR). IN PRINCIPIO, LA PRIORIT\u00c0 ERA DEI COMUNI SVANTAGGIATI, PER RIDURRE DIVARI TERRITORIALI E DISEGUAGLIANZE IN LINEA CON LE INDICAZIONI UE.<\/p>\n<p>Ma si scopre che tra i comuni \u00absvantaggiati\u00bb compaiono alcuni tra i pi\u00f9 ricchi del paese, che drenano risorse a danno di quelli pi\u00f9 poveri secondo i parametri economici pur richiamati nel bando.<\/p>\n<p>Come al solito, il trucco c\u2019\u00e8, e si vede. Il bando di gara prevedeva che il cofinanziamento da parte dei comuni desse un punteggio aggiuntivo commisurato all\u2019entit\u00e0. Ed \u00e8 allora ovvio che il comune ricco possa cofinanziare di pi\u00f9. Cos\u00ec, il comune di Milano vince su Venafro (provincia di Isernia), che pure lo precedeva in classifica prima del cofinanziamento. Milano batte Venafro uno a zero.<\/p>\n<p>\u00c8 STORIA ANTICA. Ad esempio, un meccanismo non diverso ha penalizzato le Universit\u00e0 del Mezzogiorno nella assegnazione di risorse legate all\u2019eccellenza perch\u00e9 questa \u00e8 misurata tra l\u2019altro con il tempo necessario per trovare un posto di lavoro dopo la laurea. Una competizione che gli atenei meridionali possono solo perdere, e non per proprio demerito.<\/p>\n<p>Questo paese deve decidere se vuole davvero ridurre divari territoriali e diseguaglianze, oppure no. Chi a Palazzo Chigi ha scritto la clausola del cofinanziamento non poteva essere tanto stupido da non sapere. Dolo, e non colpa. Questo insegna che sull\u2019attuazione del Pnrr \u00e8 indispensabile mantenere una occhiuta vigilanza. Tanto pi\u00f9 che \u00e8 ormai documentata \u2013 in specie da Adriano Giannola presidente Svimez \u2013 l\u2019ingannevolezza della tesi della \u00ablocomotiva del Nord\u00bb. Le statistiche dimostrano che il Nord vincente in Italia affonda nelle classifiche territoriali europee, mentre le regioni del Centro progressivamente si meridionalizzano.<\/p>\n<p>LA \u00abLOCOMOTIVA DEL NORD\u00bb ha trainato l\u2019Italia nella stagnazione. Bisogna invece avviare il secondo motore del paese nel Sud, e a tal fine non bastano certo il turismo, la cultura e qualche eccellenza agroalimentare. Sono indispensabili un progetto lungimirante e una ferma volont\u00e0 politica. In questo contesto colpiscono in specie due cose. La prima \u00e8 l\u2019esternazione di Conte sulla legge speciale per Milano, considerata la vera locomotiva d\u2019Italia. Non vogliamo pensare che ignori il contrasto radicale tra la locomotiva del Nord e il secondo motore da avviare nel Sud. La sua proposta \u00e8 del resto opinabile anche con riferimento alla sola Lombardia e alle sue aree svantaggiate. Capiamo la sua ansia di cercare legittimazione e consensi come capo politico del Movimento 5S.<\/p>\n<p>Ma la via scelta non \u00e8 quella giusta, pur nel contesto della competizione amministrativa in atto. In prospettiva, servir\u00e0 poco a M5S racimolare qualche stentato consenso in pi\u00f9 nell\u2019arco del Nord, dove \u00e8 in una condizione di comparativa debolezza. La seconda \u00e8 la ripartenza del circo dell\u2019autonomia differenziata. \u00c8 anzitutto censurabile che la ministra Gelmini riprenda la prassi dell\u2019occultamento targata Stefani. Le rumorose rimostranze di Zaia riportate in specie dalla stampa locale ci dicono dell\u2019esistenza di bozze di accordo. Diversamente, di cosa si lamenta? Ma sono tenute, per quel che sappiamo, coperte, e dovremo aspettare qualche meritoria gola profonda che le renda pubbliche.<\/p>\n<p>VOGLIAMO SAPERE su cosa si sta trattando, in che termini, e con chi. Come si vuole modificare la legge quadro gi\u00e0 di Boccia? Quali conclusioni ha raggiunto la commissione istituita dalla ministra? \u00c8 vero o no che Zaia non vuole assolutamente che il Parlamento metta mano sugli accordi raggiunti tra le singole regioni e Palazzo Chigi? \u00c8 vero o no che si vuole attivare il federalismo fiscale \u2013 che impatta sulla distribuzione territoriale delle risorse \u2013 prima del 2026, e quindi senza sapere quale paese uscir\u00e0 dal Pnrr?<\/p>\n<p>Quel che accade non \u00e8 degno di un paese democratico. Ci aspettiamo che i parlamentari delle commissioni competenti \u2013 affari costituzionali, finanze, bilancio, bicamerali per le questioni regionali e il federalismo fiscale \u2013 pretendano di vedere le carte e di discutere. O forse preferiscono vivacchiare, magari sperando che alla fine arrivi la mordacchia di una questione di fiducia? Sarebbe allora difficile contrastare l\u2019opinione di non pochi che gli eletti siano solo dei costosi mangiapane a tradimento.<\/p>\n<p>*(Massimo Villone, \u00e8 un politico e costituzionalista italiano. \u00c8 professore emerito di Diritto costituzionale nell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Napoli &#8220;Federico II&#8221;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; \u00a0Franco \u00abBifo\u00bb Berardi*: ASSANGE OSTAGGIO DEL CINISMO OCCIDENTALE . WIKILEAKS. ASSANGE HA FATTO QUELLO CHE OGNI GIORNALISTA DOVREBBE FARE. SE IL GIORNALISMO SI MISURA CON GLI EFFETTI PRODOTTI DALLE INDAGINI E DALLE RIVELAZIONI, ALLORA NON C\u2019\u00c8 DUBBIO CHE JULIAN ASSANGE \u00c8, SEMPLICEMENTE, IL PI\u00d9 GRANDE GIORNALISTA DI TUTTI I TEMPI.<\/strong><\/p>\n<p>Pioveva fitto fitto quando uscii dalla stazione di Knightsbridge quel pomeriggio d\u2019inverno di qualche anno fa. Camminai veloce fino all\u2019ambasciata ecuadoriana. Davanti al cancello mi aspettava Srecko Horvat. Insieme entrammo, passammo i controlli del poliziotto dell\u2019ambasciata, poi una guardia ci introdusse in una sala dove Julian Assange ci attendeva.<\/p>\n<p>Aveva chiesto a Srecko di conoscermi e io ero felice di andarlo a trovare.<\/p>\n<p>Gli avevo portato un pacchetto di tortellini bolognesi, e lui apr\u00ec il pacchetto e si mise a mangiarli crudi. Gli spiegai che doveva metterli in una pentola di acqua bollente. Lui mi disse che aveva letto And phenomenology of the end, e mi chiese di fargli una dedica.<\/p>\n<p>Poi parlammo per un po\u2019. Di filosofia naturalmente. Io proposi che il tema del nostro incontro fosse la verit\u00e0 in regime di velocit\u00e0 assoluta, e di sovraccarico dell\u2019attenzione: il potere, il segreto e l\u2019enigma.<\/p>\n<p>Pedante come sono cercai di spiegargli che lui stava scontando la colpa di avere creduto nell\u2019efficacia della verit\u00e0. La verit\u00e0 non serve a niente quando la soggettivit\u00e0 sociale non \u00e8 capace di comprenderla. Gli dissi anche che stava scontando la colpa di avere creduto nella democrazia, una parola che vuol dire qualcosa soltanto quando la societ\u00e0 possiede la forza per imporre l\u2019eguaglianza e la pace.<\/p>\n<p>Lui rispondeva che aveva solo fatto il suo lavoro e il suo lavoro era dir la verit\u00e0, e che per dirla occorre usare ogni stratagemma e ogni tecnica.<\/p>\n<p>Continuo a credere che la sola colpa di Julian Assange sia quella di avere preso sul serio le parole che stanno a fondamento della democrazia liberale: verit\u00e0 trasparenza e democrazia. La filosofia di Wikileaks si fonda su una fiducia incrollabile nella trasparenza e nell\u2019efficacia della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Qui sta la forza di Wikileaks, qui sta la sua debolezza.<\/p>\n<p>L\u2019azione di Wikileaks si fonda sulla presunzione puritana che il linguaggio sia uno strumento del vero o del falso, cos\u00ec che gli enunciati possono essere definiti come veri o falsi, buoni o cattivi. Ma questa presunzione ci permette raramente di cogliere significato nell\u2019infosfera iper-veloce che toglie alla mente collettiva la possibilit\u00e0 di elaborazione cosciente.<\/p>\n<p>La mera identificazione del vero e del falso talvolta pu\u00f2 produrre degli errori politici: quando, nel 2016, WIkileaks rivel\u00f2 che il partito democratico stava manipolando le primarie per eliminare il candidato scomodo e favorire Hillary Clinton, fece un\u2019azione moralmente legittima, e anche ineccepibile dal punto di vista professionale. Ma in quel contesto politico la verit\u00e0 fin\u00ec probabilmente per favorire il Re del Falso, Donald Trump che in effetti vinse le elezioni.<\/p>\n<p>L\u2019astratta adorazione della verit\u00e0 pu\u00f2 produrre effetti paradossali, e in nome della purezza si pu\u00f2 essere strumentalizzati dai cinici pi\u00f9 abietti.<\/p>\n<p>Assange \u00e8 costretto da dieci anni a vivere in condizioni di detenzione, e lo stato americano vuole catturarlo per giudicarlo con una legge del 1917 che identifica l\u2019informazione in tempo di guerra con lo spionaggio militare.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del secondo decennio del secolo, mentre la guerra infinita di Bush continuava a mietere vittime civili e alimentava nuovi fronti di terrore, Wikileaks denunci\u00f2 quello che oggi, dopo la disfatta, appare evidente a chiunque voglia vedere: che le truppe americane uccidevano civili e giornalisti, che i governi fantoccio sostenuti dagli Usa in Afghanistan erano corrotti e impopolari, insomma che la guerra contro il caos produce soltanto altro caos, perch\u00e9 il caos si alimenta della guerra.<\/p>\n<p>Se le autorit\u00e0 americane, invece di perseguitarlo lo avessero ascoltato dieci anni fa, quando gli Afghan Papers furono pubblicati, forse il povero Biden si sarebbe risparmiato l\u2019umiliazione che lo sta trascinando verso il nulla.<\/p>\n<p>Quando Wikileaks inond\u00f2 di verit\u00e0 l\u2019infosfera, i giornalisti di tutto il mondo si fermarono ad ascoltare, e titolarono le prime pagine con le rivelazioni che provenivano dai computer di Julian Assange e dei suoi amici, perch\u00e9 Assange aveva fatto quello che ogni giornalista dovrebbe fare.<\/p>\n<p>Se il giornalismo si misura con gli effetti prodotti dalle indagini e dalle rivelazioni, allora non c\u2019\u00e8 dubbio che Julian Assange \u00e8, semplicemente, il pi\u00f9 grande giornalista di tutti i tempi, mentre quelli che hanno titolato i loro giornali \u201csiamo tutti americani\u201d, coloro che hanno preso per buone le parole di Dick Cheney e Donald Rumsfeld o di Powell che all\u2019ONU mostrava una bottiglietta con polverina bianca, dovrebbero solamente vergognarsi.<\/p>\n<p>In questi venti anni il cinismo \u00e8 dilagato nell\u2019informazione occidentale, ma a quanto pare alla lunga il cinismo non vince le guerre. Ora sarebbe il momento di rimediare.<\/p>\n<p>Chi potr\u00e0 mai pi\u00f9 credere nella parola di coloro che hanno tradito la fiducia delle donne afghane e degli alleati europei? di coloro che firmarono un trattato con l\u2019Iran per poi cancellarlo?<\/p>\n<p>Per rimediare all\u2019infamia occorre un processo culturale di riflessione, di autocritica, di rifondazione. Sapr\u00e0 farlo l\u2019America di Biden, che per\u00f2 \u00e8 anche il paese di Black Lives Matter?<\/p>\n<p>Io non so se esista ancora una coscienza americana, se esistano forze intellettuali capaci di rigenerare quel paese. Se esistono ora dovrebbero mobilitarsi perch\u00e9 cessi la persecuzione di Assange.<\/p>\n<p>Non so se nel partito democratico le persone ragionevoli e decenti (che ci sono, per quanto minoranza) sono in grado di fermare la macchinazione che mira a uccidere un uomo che ha fatto il suo dovere di giornalista, che ha creduto nella democrazia e che ha usato gli strumenti della tecnologia e dell\u2019informazione per denunciare una guerra criminale e perdente.<\/p>\n<p>Ma se sono in grado di farlo, dovrebbero battersi perch\u00e9 lo stato americano abbandoni la sua meschina inutile vendetta, e ritiri la richiesta di estradizione.<\/p>\n<p>*( Franco \u00abBifo\u00bb Berardi,\u00a0 \u00e8 un filosofo, saggista, teorico della comunicazione ed attivista politico italiano.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; La Marca*:\u00a0 Ingresso in Italia da Canada e stati uniti: dal 1\u00b0 settembre, le nuove misure, 2 settembre 2021 02 &#8211; Alfiero Grandi*: <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36181\" title=\"n\u00b0 36 del 04\/9\/2021 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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