{"id":36109,"date":"2021-08-21T10:30:41","date_gmt":"2021-08-21T10:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36109"},"modified":"2021-08-23T13:26:09","modified_gmt":"2021-08-23T13:26:09","slug":"n-34-del-21-agosto-2021-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36109","title":{"rendered":"n\u00b0 34 del 21 agosto\u00a0 2021 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO."},"content":{"rendered":"<p>01 &#8211;\u00a0 Nicola Fratoianni *: Afghanistan, l\u2019apprensione ipocrita e un po\u2019 indecente dell\u2019Occidente.\u00a0Molti oggi, anche in Italia, dovrebbero chiedere scusa a Gino Strada.<\/p>\n<p>02 &#8211; Luca Celada*:L\u2019ondata dei governatori Usa no mask Stati uniti. Gli Stati governati dai Repubblicani hanno i tassi di contagi pi\u00f9 alti del paese.<\/p>\n<p>03 &#8211;\u00a0 John Lanchester*:\u00a0 ECONOMIA Marx non aveva tutti i torti. Se vogliamo provare a immaginare che idea si sarebbe fatto Karl Marx del mondo attuale, prima di tutto dobbiamo tenere presente che non era un empirista: non pensava che si potesse arrivare alla verit\u00e0 raccattando pezzi di esperienza, i \u201cpunti dati\u201d come li chiamano i matematici, mettendoli poi insieme per comporre un quadro della realt\u00e0.<\/p>\n<p>04 &#8211;\u00a0 Angelo Mastrandrea*: l\u2019estate tragica delle tante morti sul lavoro. Il tratto di pianura padana che si estende tra Bologna e Reggio Emilia ha la concentrazione pi\u00f9 grande in Europa di industrie che producono macchine per gli imballaggi e il confezionamento<\/p>\n<p>05 &#8211; Pier Giorgio Ardeni*: Il tramonto dell\u2019Occidente e il sonno della ragione critica.\u00a0Il capitalismo predatorio unisce crisi ambientale al punto di \u00abnon ritorno\u00bb, crisi pandemica tutt\u2019altro che in diminuzione e l\u2019acuirsi, globalizzato, delle disuguaglianze.<\/p>\n<p>06 &#8211; Fabrizio Tonello*: Breve storia di una Superpotenza che perde sempre. Il grande inganno. L&#8217;ultima vera vittoria dell&#8217;esercito statunitense risale al 15 agosto 1945, contro il Giappone imperiale e militarista<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>01 &#8211;\u00a0 Nicola Fratoianni *: AFGHANISTAN, L\u2019APPRENSIONE IPOCRITA E UN PO\u2019 INDECENTE DELL\u2019OCCIDENTE, MOLTI OGGI, ANCHE IN ITALIA, DOVREBBERO CHIEDERE SCUSA A GINO STRADA. I TITOLONI DEI GRANDI GIORNALI RACCONTANO DI UN \u201cOCCIDENTE\u201d IN APPRENSIONE PER QUELLO CHE STA SUCCEDENDO IN AFGHANISTAN.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019apprensione riguarda l\u2019avanzata poderosa dei Talebani che in poche settimane hanno riconquistato due terzi del paese.<\/p>\n<p>Ieri \u00e8 caduta Herat (fu la base degli italiani) e gli americani prevedono quella di Kabul nel giro di pochi mesi se non di alcune settimane. L\u2019avanzata dei Talebani coincide con la fuga disperata di decine di migliaia di persone che temono, a ragione, la vendetta contro chi ha collaborato a qualsiasi titolo con le truppe delle varie coalizioni di volenterosi che si sono alternate in una delle pi\u00f9 lunghe e fallimentari operazioni militari che si ricordino.<\/p>\n<p>Quello che dovrebbe suscitare indignazione e che invece scompare incredibilmente dal dibattito \u00e8 la catena degli errori e delle responsabilit\u00e0 che fanno da contorno a questa situazione.<\/p>\n<p>Guerre umanitarie, in nome dell\u2019esportazione della democrazia, guerre costruite e giustificate sulla base di prove false (ricordate le fialette agitate dal segretario di stato Colin Powell il 5 febbraio del 2003), guerre sostenute dalla stragrande maggioranza della politica e dei commentatori.<\/p>\n<p>Allora nei Parlamenti si opposero quasi isolate le forze della sinistra cosiddetta radicale, e in Italia anche l\u2019area della sinistra Ds guidata da Fabio Mussi, accusate di comportamento antipatriottico da chi celebrava la retorica del Paese unito attorno ai \u201cnostri ragazzi\u201d inviati sul fronte della guerra umanitaria. E si lev\u00f2 un grande movimento pacifista, quello delle bandiere della pace appese ovunque, quello della pi\u00f9 grande manifestazione mai realizzata in grado di mobilitare milioni e milioni di persone in tutto il pianeta il 15 febbraio del 2003.<\/p>\n<p>OGGI A VENT\u2019ANNI DALL\u2019ATTACCO ALL\u2019AFGHANISTAN E A QUASI VENTI DALLA SECONDA GUERRA IN IRAQ IL BILANCIO \u00c8 DRAMMATICAMENTE NEGATIVO.<\/p>\n<p>E non solo per l\u2019Afghanistan dei Talebani che fu attaccata alla ricerca di Bin Laden nonostante i piloti degli aerei che si schiantarono sulle torri gemelle e sul pentagono fossero quasi tutti sauditi. Anzi, con\u00a0 regime Saudita i rapporto sono rimasti ottimi e oggi, oltre a Renzi che ne magnifica il \u201cnuovo Rinascimento\u201d abbiamo ripreso anche a vendergli le armi dopo che Draghi ha cancellato il provvedimento del secondo Governo Conte che aveva messo fine a quella vergogna.<\/p>\n<p>La democrazia intanto da quelle parti ha fatto grandi passi indietro e l\u2019instabilit\u00e0 \u00e8 cresciuta senza sosta, se pensiamo anche alla Palestina dove la situazione non \u00e8 migliorata e anzi ha conosciuto ulteriori peggioramenti.<\/p>\n<p>Ci aspetteremmo almeno, che i governanti di oggi dei Paesi che allora contribuirono a scatenare questo disastro, aprano le frontiere per accogliere questi nuovi profughi prodotti dalle loro scelte e dal loro cinismo. Invece nulla di tutto questo accade. Resta solo l\u2019apprensione. Ipocrita e un po\u2019 indegna.<\/p>\n<p>P.S.: E oggi, dopo la morte di Gino Strada che lascia un vuoto enorme, in molti dovrebbero semplicemente chiedergli scusa.<\/p>\n<p>*( Nicola Fratoianni Segretario Nazionale di Sinistra Italiana \u2013 deputato)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Luca Celada*:L\u2019ONDATA DEI GOVERNATORI USA NO MASK STATI UNITI. GLI STATI GOVERNATI DAI REPUBBLICANI HANNO I TASSI DI CONTAGI PI\u00d9 ALTI DEL PAESE.<\/strong><\/p>\n<p>IL SUO STATO \u00c8 LETTERALMENTE SOPRAFFATTO DA CONTAGI DELLA VARIANTE DELTA, MA IL GOVERNATORE DELLA FLORIDA, RON DESANTIS, \u00c8 CONCENTRATO SULLA LOTTA CONTRO LE NORME ANTI-COVID. PRIMA HA EMESSO UN\u2019ORDINANZA VIETANDO ALLE CROCIERE DI IMPORRE L\u2019OBBLIGO VACCINALE AI PASSEGGERI.<\/p>\n<p>Il divieto di prendere ragionevoli precauzioni nel settore pi\u00f9 catastroficamente impattato \u2013 forse pi\u00f9 di ogni altro \u2013 dalla pandemia, \u00e8 stato combattuto in tribunale per diverse settimane prima che le navi potessero salpare con equipaggi ed ospiti vaccinati.<\/p>\n<p>NON SAZIO, DESANTIS, che ha costruito le proprie ambizioni politiche sul sorpasso a destra dello stesso Trump, si \u00e8 volto ad una nuova crociata, questa volta contro le scuole, impegnate a cercare di prevenire un nuovo disastro sanitario con l\u2019imminente riapertura. De Santis ha emesso un decreto che vieta l\u2019uso di mascherine, minacciando di licenziare funzionari e insegnanti che vi contravvenissero.<\/p>\n<p>Gli fa eco in Texas il collega Greg Abbott che questa settimana ha minacciato di trascinare in tribunale ogni amministratore scolastico che osasse imporre l\u2019obbligo delle mascherine nel proprio istituto, perch\u00e9 \u00abla pandemia si combatte con la responsabilit\u00e0 individuale, non le imposizioni\u00bb. Non casualmente gli ospedali sono stati ben presto sopraffatti dai ricoveri e costretti a chiedere agli Stati vicini di inviare personale in aiuto. A nulla sono valsi gli appelli e le petizioni di una categoria medica ridotta alla mortificazione.<\/p>\n<p>D\u2019ALTRA PARTE IN USA la crociata contro la \u00abdittatura sanitaria\u00bb \u00e8 stata cooptata dai nazional populisti sin dalle prime battute della pandemia, durante l\u2019irresponsabile gestione attuata dall\u2019allora presidente.<\/p>\n<p>Oggi, nel paese che ha il record mondiale complessivo di casi e decessi, la refrattariet\u00e0 che agevola la diffusione delle varianti, viene alimentata non solo dalla complottistica diffusa online, ma anche dalla propaganda negazionista quotidiana di diverse emittenti nazionali. E da una schiera di politici di destra ammantati dall\u2019aria di \u00abcombattenti per la libert\u00e0\u00bb. Gli effetti non sono sorprendenti.<\/p>\n<p>I DATI MOSTRANO come i tassi di vaccinazione siano inversamente proporzionali all\u2019orientamento politico dei singoli stati, con quelli repubblicani puntualmente pi\u00f9 duramente colpiti dal virus. In Florida, Arizona, Texas e altri, soprattutto nel sud conservatore, una colpevole incompetenza si conferma pericolosa aggravante epidemiologica \u2013 la dimostrazione empirica di cosa comporti avere demagoghi al governo. Malgrado questo, la destra populista rivendica fieramente la \u00abtutela delle minoranze\u00bb e delle \u00ablibert\u00e0 individuali\u00bb singolarmente poco adattate ad un emergenza sanitaria collettiva.<\/p>\n<p>La quarta ondata americana sta insomma precipitando in una guerra aperta fra autorit\u00e0 sanitarie in prima linea per minimizzare i danni e un esercito di demagoghi che incitano e abilitano le truppe di un immaginaria resistenza. I prevedibili effetti sono puntualmente arrivati (come arrivarono il 6 gennaio): picchetti di negazionisti che intralciano le operazioni dei pronti soccorso, assemblee scolastiche prese d\u2019assalto da terrapiattisti che interrompono i lavori e minacciano insegnanti e funzionari. Il coronavirus definitivamente strumentalizzato in pomo della discordia dell\u2019\u2019ultima culture war utile a carburare livori e voti.<\/p>\n<p>IL \u00abMALGOVERNO SANITARIO\u00bb \u00e8 comunque indice preoccupante della nuova volont\u00e0 di alzare il livello di scontro e di aggressivit\u00e0 nel perorare cause identitarie e sovraniste \u2013 rischiando se necessario le vite dei cittadini. I sondaggi confermano una sostanziale maggioranza a favore delle mascherine, ma si percepisce un salto ideologico di una destra meno preoccupata della maggioranza di quanto sia decisa a consolidare \u2013 e imporre \u2013 posizioni minoritarie (su aborto, porto d\u2019armi, diritti civili, Lgbtq+) nel nome di una minoranza morale.<\/p>\n<p>La serie di speciali dall\u2019Ungheria, compresa intervista-elogio a Viktor Orb\u00e1n, andate in onda la scorsa settimana sull\u2019emittente \u00abufficiale\u00bb Fox di Rupert Murdoch, denotano inoltre l\u2019avvicinamento a modelli di stampo esplicitamente autoritario. La loro instaurazione passa per l\u2019inibizione del voto democratico \u2013 soprattutto delle minoranze.<\/p>\n<p>SEMPRE IN TEXAS, Abbott ha presentato una legge elettorale in esattamente quest\u2019ottica. Per sottrarre il quorum l\u2019opposizione democratica ha lasciato da qualche settimana lo stato. Ieri Abbott ha emesso nei confronti di 52 parlamentari mandati di arresto.<\/p>\n<p>La seconda ondata trumpista nuoce insomma gravemente alla salute degli Americani, ma potrebbe risultare letale per il futuro della democrazia liberale un paese sempre pi\u00f9 frastagliato, in balia di una divisione che al momento, pi\u00f9 di tutti, giova al Coronavirus.<\/p>\n<p>*( Luca Celada* da IL Manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211;\u00a0 John Lanchester*:\u00a0 ECONOMIA Marx NON AVEVA TUTTI I TORTI. SE VOGLIAMO PROVARE A IMMAGINARE CHE IDEA SI SAREBBE FATTO KARL MARX DEL MONDO ATTUALE, PRIMA DI TUTTO DOBBIAMO TENERE PRESENTE CHE NON ERA UN EMPIRISTA: NON PENSAVA CHE SI POTESSE ARRIVARE ALLA VERIT\u00c0 RACCATTANDO PEZZI DI ESPERIENZA, I \u201cPUNTI DATI\u201d COME LI CHIAMANO I MATEMATICI, METTENDOLI POI INSIEME PER COMPORRE UN QUADRO DELLA REALT\u00c0. <\/strong><\/p>\n<p>LA MAGGIOR PARTE DI NOI PENSA DI AGIRE QUASI SEMPRE COS\u00cc E PROPRIO QUESTO SEGNA UNA DISTANZA FONDAMENTALE TRA MARX E IL SENSO COMUNE: UN CONCETTO CHE NON GLI PIACEVA AFFATTO PERCH\u00c9 LO CONSIDERAVA COME UNO DEI MODI DI CUI SI SERVE UN PARTICOLARE ORDINE POLITICO E DI CLASSE PER TRASFORMARE LA SUA COSTRUZIONE DELLA REALT\u00c0 IN UNA SERIE DI IDEE APPARENTEMENTE NEUTRE CHE POI VENGONO PRESENTATE COME L\u2019ORDINE NATURALE DELLE COSE.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 fonda la conoscenza sull\u2019ordine esistente, l\u2019empirismo \u00e8 intrinsecamente portato ad accettare come dati di fatto cose che dimostrano solo l\u2019esistenza implicita di pregiudizi e di pressioni ideologiche. Per Marx l\u2019empirismo tender\u00e0 sempre a confermare lo status quo. Soprattutto, non gli sarebbe piaciuta la tendenza moderna di discutere a partire dai \u201cfatti\u201d, come se fossero pezzi neutrali di realt\u00e0, liberi dall\u2019influenza della storia, dell\u2019interpretazione, del pregiudizio ideologico e delle circostanze in cui si sono prodotti.<\/p>\n<p>Io, per\u00f2, sono un empirista. Non perch\u00e9 pensi che Marx avesse torto sull\u2019effetto deformante delle implicite pressioni ideologiche, ma perch\u00e9 non credo che esista una prospettiva libera da quelle pressioni. Di conseguenza abbiamo il dovere di fare del nostro meglio con quello che riusciamo a vedere, e soprattutto di non eludere i dati scomodi o contraddittori. Ma questa \u00e8 una differenza profonda tra Marx e il mio modo di parlare di Marx, che Marx avrebbe giudicato privo di fondamento da un punto di vista filosofico e politico.<\/p>\n<p>Prendiamo questi passaggi dal Manifesto del Partito comunista che Marx scrisse con Engels nel 1848, dopo essere stato espulso sia dalla Francia sia dalla Germania per i suoi scritti politici:<\/p>\n<p>Il capitalismo ha sottomesso la campagna alla citt\u00e0. Ha creato metropoli enormi. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e ha concentrato la propriet\u00e0 nelle mani di pochi.<\/p>\n<p>Il capitalismo non ha lasciato tra uomo e uomo nessun altro legame che non sia il freddo interesse, il gelido contante.<\/p>\n<p>Il capitalismo ha mostrato per primo ci\u00f2 che l\u2019attivit\u00e0 umana pu\u00f2 compiere, creando ben altre meraviglie che non le piramidi d\u2019Egitto, gli acquedotti romani o le cattedrali gotiche; e conducendo ben altre spedizioni che non le antiche migrazioni dei popoli e le crociate.<\/p>\n<p>Il capitalismo ha generato forme produttive pi\u00f9 diversificate e poderose di quanto avessero mai fatto tutte le precedenti generazioni messe insieme.<\/p>\n<p>Il capitalismo non pu\u00f2 esistere senza rivoluzionare incessantemente gli strumenti di lavoro, vale a dire il modo di produzione, e quindi tutti i rapporti sociali. Questo continuo rivoluzionamento dei modi di produzione, questo costante sconvolgimento di tutto il sistema sociale, questa agitazione perpetua e questa permanente mancanza di sicurezza, distinguono l\u2019epoca borghese da tutte quelle che l\u2019hanno preceduta.<\/p>\n<p>Le vecchie industrie locali sono state distrutte o stanno per esserlo. Al posto dei vecchi bisogni, che un tempo erano soddisfatti dalla produzione nazionale, nascono bisogni nuovi, che per essere soddisfatti hanno bisogno di prodotti provenienti da paesi e climi lontani.<\/p>\n<p>Con il loro andamento ciclico, le crisi commerciali minacciano sempre di pi\u00f9 l\u2019esistenza della societ\u00e0 capitalista nel suo insieme. Ogni crisi distrugge regolarmente non solo una massa di merci gi\u00e0 prodotte, ma anche una gran parte delle stesse forze produttive.<\/p>\n<p>Leggendo queste frasi \u00e8 difficile non cogliere la straordinaria lungimiranza di Marx e la sua profonda comprensione della natura, della parabola e della direzione del capitalismo. Le intuizioni che colpiscono di pi\u00f9 sono tre: il riconoscimento della grande capacit\u00e0 produttiva del capitalismo, che supera quella di qualsiasi altro sistema politico-economico; la modificazione dell\u2019ordine sociale che l\u2019accompagna; e l\u2019intrinseca tendenza del capitalismo alla crisi, per cicli economici alterni di espansione e contrazione.<\/p>\n<p>Devo riconoscere, per\u00f2, di non aver riportato le citazioni esattamente come le aveva scritte Marx: dove io scrivo \u201ccapitalismo\u201d, lui scriveva \u201cborghesia\u201d. Marx parlava di una classe e del sistema che faceva i suoi interessi, e io ho dato l\u2019impressione che stesse parlando solo di un sistema. Marx non usa la parola \u201ccapitalismo\u201d: il termine non compare mai in tutta la prima parte del Capitale. Trattandosi del massimo critico del capitalismo, l\u2019omissione salta agli occhi. Marx preferiva usare termini come \u201ceconomia politica\u201d ed \u201ceconomia politica borghese\u201d, che comprendevano tutto, dai diritti di propriet\u00e0 alla nostra idea contemporanea di diritti umani, fino al concetto stesso di individuo autonomo e indipendente. Io credo che non usasse la parola capitalismo perch\u00e9 sarebbe stato come considerarlo uno dei possibili sistemi in competizione fra loro. E Marx non la pensava cos\u00ec: per lui non era possibile superare il capitalismo senza un radicale rovesciamento dell\u2019ordine sociale, politico e filosofico esistente.<\/p>\n<p>E aveva ragione: non sono emerse alternative. La stessa economia, come disciplina, \u00e8 diventata in pratica lo studio del capitalismo. Le due cose s\u2019identificano. Se davvero ci fosse un\u2019alternativa seria e duratura all\u2019egemonia del modello capitalista \u2013 oltre a quella proposta a suo tempo dai cosiddetti socialismi reali \u2013 probabilmente sarebbe gi\u00e0 emersa, dopo il tracollo quasi definitivo del sistema economico globale del 2008. Invece abbiamo assistito solo all\u2019introduzione di qualche piccola modifica al sistema esistente per renderlo un po\u2019 meno rischioso. Quello attuale \u00e8 un mastodontico ibrido di capitalismo di stato: un termine con cui un tempo il Partito socialista dei lavoratori britannico amava riferirsi all\u2019Unione Sovietica, e che poche settimane fa era sulla copertina dell\u2019Economist per descrivere la situazione economica di gran parte del mondo. Quella di oggi \u00e8 la parodia di un ordine economico, in cui le persone comuni si assumono tutti i rischi e la finanza si prende tutte le ricompense: una forma purissima di quello che una volta veniva definito \u201csocialismo per i ricchi\u201d. Ma socialismo per i ricchi era una definizione ironica, mentre la verit\u00e0 \u00e8 che oggi l\u2019economia globale funziona proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Attualmente, il sistema finanziario \u00e8 una minaccia per la democrazia occidentale molto pi\u00f9 di qualsiasi organizzazione terroristica. Il terrorismo non ha mai destabilizzato nessuna democrazia, ma se i bancomat smettessero di erogare soldi rischieremmo il crollo dei moderni stati democratici. Tuttavia i governi si comportano come se non potessero farci molto. Possono chiamarci alle armi e mandarci in guerra, ma non possono intervenire sui fondamenti dell\u2019ordine economico. Quindi, sembra proprio che omettendo la parola \u201ccapitalismo\u201d perch\u00e9 non vedeva alternative all\u2019interno dell\u2019ordine sociale esistente, Marx abbia dato l\u2019ennesima riprova della sua straordinaria lungimiranza.<\/p>\n<p>Marx mette in primo piano la questione dell\u2019origine del valore, dei processi di scambio delle merci e della funzione del denaro. \u00c8 una questione semplice, ma che nessuno prima di lui aveva posto con tanta chiarezza. Ed \u00e8 anche il tipo di questione su cui nessuno si interroga pi\u00f9, a livello accademico o istituzionale, dal momento che lo status quo \u00e8 dato quasi sempre per scontato. Eppure si tratta di una o forse due questioni centrali: cos\u2019\u00e8 il denaro? Da dove trae origine il suo valore?<\/p>\n<p>Marx dedica centinaia di pagine a questo argomento, e ne esistono altre decine di migliaia di commento e di analisi della sua opera. Di conseguenza, la mia non pu\u00f2 che essere una sintesi limitata e condensata del suo pensiero. Il modello di Marx funziona cos\u00ec: la pressione della concorrenza produce sempre un ribasso del costo del lavoro. In questo modo i lavoratori sono assunti al salario minimo e pagati sempre solo quel tanto che basta a tirare avanti, e mai di pi\u00f9. Il datore di lavoro, poi, vende la merce non per quello che gli \u00e8 costato produrla, ma al prezzo migliore che riesce a spuntare. Un prezzo che a sua volta \u00e8 soggetto alla pressione della concorrenza e che, quindi, nel corso del tempo tender\u00e0 sempre a scendere. Al contempo c\u2019\u00e8 un divario tra ci\u00f2 per cui il lavoratore vende il suo lavoro e il prezzo a cui il datore di lavoro vende la sua merce. Quella differenza non \u00e8 altro che il denaro accumulato dal datore di lavoro: cio\u00e8 quello che Marx definisce \u201cplusvalore\u201d, la base del capitalismo. Nel sistema capitalista ogni valore \u00e8 plusvalore creato dal lavoro. \u201cIl prezzo \u00e8 il \u2018nome di denaro\u2019 del lavoro oggettivato nella merce\u201d, per dirla con Marx. Analizzando questo punto, Marx crea un modello che ci consente di mettere a fuoco la struttura del reale e di vedere il lavoro nascosto nelle cose che ci circondano: rende il lavoro leggibile negli oggetti e nei rapporti.<\/p>\n<p>Secondo Marx, la teoria del plusvalore spiega anche la tendenza intrinseca del capitalismo alla crisi. Esposto agli effetti della concorrenza quanto il suo dipendente, il datore di lavoro \u00e8 destinato a vedere scendere il prezzo delle sue merci. Normalmente, affronter\u00e0 il problema utilizzando macchinari per aumentare la produttivit\u00e0 dei dipendenti, oppure assumendo un numero inferiore di dipendenti per produrre di pi\u00f9. Ma nel tentativo di aumentare l\u2019efficienza produttiva pu\u00f2 distruggere valore, per esempio fabbricando troppe merci per un profitto insufficiente, cosa che porta a un surplus di merci concorrenti, che porta a un crollo del mercato, che porta a una massiccia distruzione di capitale, che porta all\u2019inizio di un altro ciclo. Un aspetto elegante del pensiero di Marx \u00e8 che la sua teoria del plusvalore porta direttamente ed esplicitamente alla previsione delle cicliche crisi del capitalismo, con le sue fasi di espansione e contrazione.<\/p>\n<p>L\u2019IDEA CHE IL LAVORO SIA NASCOSTO NELLE COSE, E CHE IL LORO VALORE DERIVI DAL LAVORO IN ESSE \u201cINCORPORATO\u201d, \u00c8 SORPRENDENTEMENTE UTILE NEL MONDO DIGITALE<\/p>\n<p>Gli argomenti di Marx presentano alcuni evidenti problemi. Uno di questi \u00e8 che oggi molte merci e materie prime sono \u201cvirtuali\u201d (nel senso che sono digitali) e non \u00e8 facile capire dove stia, in questo caso, il lavoro accumulato. Per esempio, le lezioni di David Harvey sul Capitale \u2013 il punto di partenza ideale per chi deve studiare il testo \u2013 hanno un valore immenso, ma sono disponibili gratuitamente su internet. Quindi, se le comprate in forma di libro \u2013 le informazioni vengono assimilate molto pi\u00f9 in fretta leggendo che ascoltando \u2013 il plusvalore ce lo mettete soprattutto voi.<\/p>\n<p>Questa idea che il lavoro sia nascosto nelle cose, e che il valore delle cose derivi dal lavoro in esse \u201cincorporato\u201d, \u00e8 uno strumento sorprendentemente utile nel mondo digitale. Prendiamo Facebook. Parte del suo successo deriva dal fatto che le persone lo considerano uno spazio sicuro, per s\u00e9 e per i loro figli, dove passare il tempo interagendo con altre persone. Non \u00e8 ritenuto un mezzo pericoloso o ambiguo, come spesso accade con le nuove tecnologie. Ma la percezione di Facebook come luogo \u201cigienico\u201d \u2013 non mi viene un termine migliore \u2013 \u00e8 il risultato di decine di migliaia di ore di lavoro di persone dei paesi in via di sviluppo, assunte per rimuovere le immagini e i contenuti offensivi e pagate \u2013 secondo il ragazzo del Marocco che \u00e8 stato l\u2019unico a denunciare il fatto \u2013 un dollaro l\u2019ora. Ecco un perfetto esempio di plusvalore: immense quantit\u00e0 di lavoro non qualificato e malpagato che creano l\u2019immagine igienica di un\u2019azienda che al momento della sua quotazione in borsa sperava in una valutazione di circa cento miliardi di dollari.<\/p>\n<p>Se vi mettete alla ricerca di questo meccanismo nel mondo contemporaneo lo vedrete in azione dappertutto, spesso in forma di plusvalore creato da voi, utenti o clienti. Prendiamo per esempio gli aeroporti. Il check-in online \u00e8 una procedura che dovrebbe rendere pi\u00f9 efficiente la vostra esperienza in aeroporto facendovi risparmiare tempo da spendere in altre attivit\u00e0, alcune economicamente vantaggiose per voi. Tuttavia, gli addetti all\u2019imbarco dei bagagli di chi ha fatto il check-in online sono cos\u00ec pochi che non c\u2019\u00e8 alcun risparmio di tempo per il cliente: le compagnie aeree, infatti, sono costrette ad assumere pi\u00f9 personale per l\u2019assistenza al check-in normale \u2013 altrimenti gli aerei non partirebbero in orario \u2013 con il risultato che le loro file sono pi\u00f9 rapide. In pratica trasferiscono sul cliente la loro inefficienza, ma non solo: accumulano plusvalore trasferendo su di voi il lavoro. Succede continuamente. Il modello marxista ci impegna a vedere il lavoro incorporato nelle cose e nelle transazioni che ci circondano.<\/p>\n<p>UN CINESE MEDIO<\/p>\n<p>L\u2019anno scorso, il National Geographic ha pubblicato un articolo sulla \u201cpersona media\u201d, per celebrare la nascita del bambino che ha portato a sette miliardi il numero di abitanti della Terra. L\u2019unico aspetto incontestabile di questo prototipo umano \u00e8 il fatto che \u00e8 destrorso. Il fatto che sia un maschio \u00e8 uno sviluppo relativamente recente. In linea generale nascono pi\u00f9 figli maschi che femmine, in un rapporto di 103-106 a 100, perch\u00e9 i maschi hanno un tasso di mortalit\u00e0 infantile pi\u00f9 alto e ce ne vogliono di pi\u00f9 per bilanciare il rapporto di genere nella specie. Ma in molte parti del mondo la medicina moderna ha drasticamente ridotto la mortalit\u00e0 infantile, e questa differenza nei tassi di nascita si manifesta anche in ripartizioni demografiche che storicamente hanno avuto pi\u00f9 femmine che maschi, perch\u00e9 la donna vive pi\u00f9 a lungo dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Inoltre l\u2019aumento della prosperit\u00e0 e i progressi tecnologici sembrano avere prodotto una disparit\u00e0 ancora maggiore nei tassi di nascita: un dato inquietante che pu\u00f2 essere associato solo alla pratica degli aborti selettivi di figlie femmine. In diverse regioni dell\u2019Asia, soprattutto, il rapporto dei sessi \u00e8 cresciuto ben oltre i possibili livelli biologici. In Cina e India, i dati del censimento indicano che a livello nazionale il rapporto \u00e8 di circa 120 maschi ogni 100 donne. Entro il 2020, la Cina avr\u00e0 fra i trenta e i quaranta milioni di uomini sotto i 19 anni in pi\u00f9 delle donne. Tanto per capirci, quaranta milioni \u00e8 il totale dei maschi statunitensi in quella fascia d\u2019et\u00e0: quindi, nel giro di otto anni la Cina si ritrover\u00e0 con l\u2019equivalente dell\u2019intera popolazione maschile di giovani americani permanentemente single. Uno degli aspetti pi\u00f9 preoccupanti di questo dato \u00e8 che la \u201cpreferenza per il figlio maschio\u201d, come viene freddamente definita nella letteratura, aumenta con il reddito e la modernizzazione. Quindi, aumenta rapidamente. E questo comporta decine di milioni di bambine scomparse.<\/p>\n<p>Tornando alla nostra \u201cpersona media\u201d, \u00e8 maschio, guadagna meno di 11.500 euro all\u2019anno, possiede un cellulare ma non ha un conto in banca. Fin qui conferma tutte le previsioni di Marx sugli sviluppi del capitalismo: non ha un conto in banca perch\u00e9 il lavoratore tipo \u00e8 un proletario che non ha niente da depositare; non ha un capitale; e deve vendere il suo lavoro al miglior prezzo che riesce a spuntare. Ha 28 anni, cio\u00e8 l\u2019et\u00e0 media della popolazione mondiale. E se immaginiamo che la persona tipo appartenga al gruppo etnico pi\u00f9 numeroso, va da s\u00e9 che \u00e8 un cinese han. Quindi questo rappresentante medio del genere umano nel 2012 \u00e8 un cinese han ventottenne, senza un conto in banca ma con un cellulare, che guadagna meno di 11.500 euro all\u2019anno. Le persone che oggi rispondono a questi criteri sono nove milioni. Possiamo addirittura indovinare come si chiama: Lee, o Li, il cognome pi\u00f9 diffuso nel mondo. Ci sono tanti Lee quanti sono gli abitanti di Francia e Gran Bretagna messi insieme.<\/p>\n<p>Non credo che in tutto questo Marx avrebbe trovato qualcosa di incompatibile con il suo modello, per usare un termine che non amava. Aveva previsto lo sviluppo di un proletariato che svolge il grosso del lavoro a livello mondiale, e di una borghesia che in pratica possiede il frutto di quel lavoro. Il fatto che il proletariato sia confinato nei paesi in via di sviluppo, lontano dalla vista della borghesia occidentale, non invalida il quadro: viene anche chiamato \u201cproletariato esterno\u201d. Come esempio di questo processo, prendiamo l\u2019azienda di maggiore successo nel mondo, che in questo momento \u00e8 la Apple. Nell\u2019ultimo trimestre la Apple \u00e8 stata l\u2019azienda pi\u00f9 redditizia della storia, con i suoi 13 miliardi di dollari di profitti su 46 miliardi di vendite. I suoi prodotti in testa alle classifiche di vendita internazionali sono realizzati nelle fabbriche dell\u2019azienda cinese Foxconn. La paga iniziale di un operaio Foxconn \u00e8 di due dollari l\u2019ora, i lavoratori vivono in dormitori di sei-otto letti per cui pagano un affitto di 16 dollari al mese. La fabbrica si trova a Chengdu, funziona 24 ore su 24, d\u00e0 lavoro a 120mila persone e non \u00e8 neanche lo stabilimento pi\u00f9 grande della Foxconn: quello si trova a Shenzhen e ha 230mila operai che lavorano 12 ore al giorno, sei giorni su sette. Quando di recente \u00e8 scoppiato uno scandalo sui suicidi nelle sue fabbriche, la Foxconn si \u00e8 limitata a dichiarare che il tasso di suicidi tra i suoi dipendenti \u00e8 pi\u00f9 basso della media cinese, e che ogni giorno \u00e8 costretta a respingere migliaia di domande di lavoro. Due fatti entrambi veri.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la cosa veramente sconvolgente: le condizioni di lavoro negli stabilimenti di Foxconn sono uguali se non addirittura migliori rispetto a quelle delle altre fabbriche locali, eppure i lavoratori cinesi la ritengono comunque una vita preferibile a quella del contadino medio. E tutto questo avviene nello stato teoricamente comunista pi\u00f9 grande e potente del mondo: un paradosso talmente incredibile che non esistono parole adeguate per descriverlo. Non credo che condizioni di lavoro del genere possano essere definite ottocentesche, ma si avvicinano molto al modello marxiano di un proletariato alienato il cui lavoro viene risucchiato e inghiottito dal profitto di altri. Molto probabilmente, quindi, il nostro ventottenne signor Lee lavora in uno di questi stabilimenti.<\/p>\n<p>NUOVO PROLETARIATO<\/p>\n<p>La previsione di Marx rivela i suoi punti deboli solo se la esaminiamo in dettaglio. Guardando al quadro generale, gran parte di quello che aveva previsto si \u00e8 avverato. Abbiamo una borghesia benestante che \u00e8 internazionale, ma nel mondo occidentale costituisce la maggioranza della popolazione; e una forza lavoro proletaria che risiede principalmente in Asia. Mettiamoci anche le crisi economiche ricorrenti, la sempre maggiore concentrazione della ricchezza tra i gi\u00e0 ricchi e le pressioni sempre maggiori a cui la borghesia \u00e8 sottoposta ovunque nel mondo. \u00c8 diffusa la sensazione che non esistano pi\u00f9 rifugi sicuri, che non si possa sfuggire al cambiamento economico e che il capitalismo si muova a una velocit\u00e0 maggiore di quella consentita agli esseri umani. Se fai il saldatore ma per trovare lavoro tua figlia deve laurearsi in ingegneria informatica, tu e la societ\u00e0 in cui vivi potete anche adattarvi; ma se fai il saldatore e a met\u00e0 della tua carriera professionale ti si chiede di riqualificarti come ingegnere informatico, non \u00e8 cos\u00ec facile. Eppure cambiamenti di questa portata sono all\u2019ordine del giorno nei mercati del lavoro moderni. \u00c8 esattamente questo che intendeva Marx quando preconizzava un mondo in cui \u201ctutto ci\u00f2 che \u00e8 solido si dissolve nell\u2019aria\u201d. Non \u00e8 difficile, quindi, convincersi che le previsioni di Marx fossero giuste, in linea generale.<\/p>\n<p>L\u2019errore pi\u00f9 ovvio nella sua visione del mondo riguarda il concetto di classe. Esiste, sparso per il mondo, qualcosa di simile al classico proletariato descritto da Marx. Solo che Marx era convinto che questo proletariato sarebbe diventato una forza organizzata e sempre pi\u00f9 centralizzata, e che proprio per questo avrebbe costituito una minaccia per il capitalismo. Creando le condizioni per cui la forza lavoro poteva organizzarsi e compattarsi, il capitalismo preparava la propria caduta. Ma non esiste alcun conflitto di classe globalizzato: non esiste un proletariato globale organizzato, neanche alla lontana. I proletari fanno la fila per entrare alla Foxconn, non per organizzare scioperi al suo interno, e il grande pericolo che incombe sulla Cina \u2013 il luogo in cui oggi, in un certo senso, si concentra il proletariato mondiale \u2013 \u00e8 la diseguaglianza prodotta dalle fratture all\u2019interno del nuovo proletariato urbano e dalla povert\u00e0 rurale che si lascia alle spalle. In Cina ci sono anche tensioni tra le zone della costa e quelle centrali, e problemi di corruzione e cattiva amministrazione che esplodono regolarmente nei cosiddetti \u201cincidenti di massa\u201d: manifestazioni antigovernative che in Cina sono all\u2019ordine del giorno, ma che i grandi mezzi d\u2019informazione occidentali sembrano ignorare. Nessuno di questi problemi, per\u00f2, ha a che fare con la \u201cclasse\u201d, e visto che la lotta di classe organizzata \u00e8 un tema centrale nell\u2019opera di Marx, ecco una delle sue previsioni che non si sono avverate.<\/p>\n<p>Perch\u00e9? Secondo me soprattutto per due ragioni. La prima \u00e8 che Marx non ha previsto \u2013 come nessun altro ha fatto o avrebbe potuto fare \u2013 lo sviluppo di una variet\u00e0 di forme di capitalismo. Di solito parliamo di capitalismo al singolare, come se fosse una realt\u00e0 unica, ma ne esistono varianti e modelli diversi. Lo stato sociale moderno \u2013 quello che offre al cittadino casa, istruzione e assistenza sanitaria, dalla culla alla tomba \u2013 \u00e8 uno sviluppo che sembra contraddire i presupposti dell\u2019analisi marxiana del capitalismo. Probabilmente Marx avrebbe indagato a fondo il modello dello stato sociale, proprio perch\u00e9, essendo cos\u00ec diverso dal capitalismo che aveva conosciuto, sembra confutare l\u2019analisi che ne aveva fatto.<\/p>\n<p>Forse sarebbe giunto alla conclusione che oggi l\u2019intera societ\u00e0 britannica \u00e8 entrata a far parte di una borghesia globale, mentre il proletariato \u00e8 dislocato in altri paesi: un argomento plausibile, anche se non facile da sostenere a fronte delle diseguaglianze che esistono e crescono anche nella nostra societ\u00e0. Ma il capitalismo assistenziale scandinavo \u00e8 molto diverso dal capitalismo statalista cinese, che a sua volta \u00e8 completamente diverso dallo sfrenato capitalismo liberista statunitense, che \u00e8 diverso da quello nazionalista e fortemente socializzato francese, che non somiglia affatto allo strano ibrido che abbiamo in Gran Bretagna, dove ogni governo \u00e8 totalmente votato al liberismo ma esistono ampi settori pubblici che nessuno osa toccare. Singapore \u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 dichiaratamente liberisti del mondo, regolarmente ai primi posti negli studi sulla liberalizzazione dei mercati, eppure il governo possiede quasi tutta la terra e la stragrande maggioranza della popolazione vive in case popolari. \u00c8 la capitale mondiale del libero mercato, ma anche dell\u2019edilizia popolare. Esistono molti capitalismi diversi e non sono certo che possa funzionare un\u2019analisi che li comprende tutti come se fossero un unico fenomeno.<\/p>\n<p>Un sistema di questo tipo incide prima di tutto sulla variet\u00e0 e la complessit\u00e0 dei nostri interessi in gioco. A febbraio tutti gli operai della Foxconn hanno avuto da un giorno all\u2019altro un aumento di stipendio del 25 per cento. E non \u00e8 stato il frutto di una protesta organizzata dei lavoratori, ma il risultato di un articolo sulle loro condizioni di lavoro apparso sul New York Times. Le pressioni etiche dell\u2019occidente sono una delle spinte pi\u00f9 potenti per migliorare la qualit\u00e0 del lavoro in fabbrica a Shenzhen. Un altro esempio, molto noto in campo medico ma poco al di fuori, riguarda il Mectizan, un farmaco sviluppato dall\u2019azienda americana Merck per curare l\u2019oncocercosi, o cecit\u00e0 fluviale. Il farmaco fu realizzato nel 1987 con un consistente investimento di denaro e poi distribuito gratis in forma di donazione perenne, salvando centinaia di migliaia di persone dalla cecit\u00e0 e molte di pi\u00f9 dalla fame, grazie alla trasformazione di 25 milioni di ettari di terra non coltivabile in terreno agricolo. Per non mettere in crisi il modello marxista, potreste sempre spacciare questo episodio per una trovata pubblicitaria. Ma temo che la vostra tesi non reggerebbe, visto che quasi nessuno, nel mondo occidentale, ne ha sentito parlare.<\/p>\n<p>LA FORZA PRODUTTIVA, ESPANSIONISTA E USURANTE DEL CAPITALISMO \u00c8 COS\u00cc GRANDE CHE NON \u00c8 SOSTENIBILE SU SCALA PLANETARIA<\/p>\n<p>Ecco una cosa che Marx non aveva previsto e che ne richiama un\u2019altra impossibile da prevedere: la variet\u00e0 degli interessi e dei ruoli che abbiamo nel capitalismo contemporaneo. Marx riteneva che le persone, o meglio le classi, fossero divise in lavoratori e proprietari dei mezzi di produzione. In qualche modo metteva in conto il fatto che ognuno di noi \u00e8 \u201cportatore\u201d di questi ruoli, e che le loro implicazioni possono entrare in gioco in momenti diversi, con il risultato che un proletario pu\u00f2 ritrovarsi a competere con altri proletari anche se i loro interessi di classe coincidono. Il fatto \u00e8 che nel mondo moderno le nostre individualit\u00e0 sono pi\u00f9 frammentate e contraddittorie. Molti operai hanno fondi pensione investiti in aziende che per trarre un profitto devono ridurre al minimo il numero dei loro dipendenti tagliando posti di lavoro.<\/p>\n<p>Tra i fattori che hanno portato alla stretta creditizia c\u2019\u00e8 stata la ricerca di investimenti in grado di garantire ai fondi pensione rendimenti stabili pi\u00f9 alti per pagare le pensioni delle future generazioni di lavoratori, per cui in molti casi ci siamo trovati nella situazione paradossale in cui c\u2019era chi restava senza lavoro per colpa delle perdite subite nel tentativo di garantire una sicurezza futura a quegli stessi lavoratori. Molti di noi sono sia schiavi salariati, beneficiari dello stato sociale e suoi fondatori, sia pensionati di oggi e di domani che, almeno in questa veste, rappresentano i classici borghesi proprietari dei mezzi di produzione. \u00c8 complicato. E le forti pressioni etiche che occasionalmente possiamo esercitare sulle grandi aziende sono un sintomo di questa complessit\u00e0 e molteplicit\u00e0 di interessi. \u00c8 sorprendente che le aziende ricorrano di rado all\u2019argomento pi\u00f9 semplice e, in un sistema capitalistico classico, pi\u00f9 autentico per difendersi dalle accuse che ricevono: il loro ruolo \u00e8 quello di ricavare un profitto per i loro azionisti, fornire occupazione e pagare le tasse. Punto. Tutto il resto spetta al governo. Eppure non lo dicono mai, forse perch\u00e9 intuiscono che in qualche modo siamo tutti consapevoli del fatto che l\u2019intreccio e, a volte, il conflitto d\u2019interessi rendono il mondo molto pi\u00f9 complicato di quanto vorremmo.<\/p>\n<p>Per quanto complicato possa essere il modello di Marx, il mondo moderno lo \u00e8 ancora di pi\u00f9. Il che incide pesantemente su un altro aspetto, che Marx avrebbe riconosciuto grazie a una massima di Hegel: la quantit\u00e0 modifica la qualit\u00e0. In altre parole, un sistema teorico pu\u00f2 giustificare l\u2019esistenza di certi fenomeni senza modificare la tendenza generale del percorso. Per\u00f2 arriva un momento in cui quei fenomeni si moltiplicano al punto da non essere pi\u00f9 elementi contraddittori isolati, ma qualcosa che mette in discussione i fondamenti stessi della teoria. Qualcosa del genere \u00e8 accaduto con le correnti contrarie che agiscono dentro al capitalismo.<\/p>\n<p>Prendiamo i due parametri statistici fondamentali per misurare la qualit\u00e0 della vita: la mortalit\u00e0 infantile e l\u2019aspettativa di vita. L\u2019aspettativa di vita in Gran Bretagna nel 1850, l\u2019anno in cui il Manifesto del Partito comunista fu pubblicato per la prima volta in inglese, era di 43 anni: pi\u00f9 bassa dell\u2019attuale aspettativa di vita in Afghanistan, che a sua volta \u00e8 pi\u00f9 bassa di quella di tutti i paesi che non sono stati colpiti dall\u2019epidemia dell\u2019aids. L\u2019attuale aspettativa di vita in Gran Bretagna \u00e8 di oltre ottant\u2019anni e in rapido aumento, tanto da comportare una stranezza statistica: se una donna che oggi ha ottant\u2019anni ha il 9,2 per cento di possibilit\u00e0 di vivere fino a cent\u2019anni, una ragazza di venti ne ha il 26,6 per cento. Pu\u00f2 sembrare strano che una persona pi\u00f9 giovane di sessant\u2019anni abbia il triplo delle possibilit\u00e0 di arrivare al secolo di vita, ma \u00e8 solo un segno della rapidit\u00e0 dei nostri progressi. La mortalit\u00e0 infantile, che spesso \u00e8 considerata un indicatore di molte altre cose (livello di sviluppo medico e tecnologico, forza dei legami sociali, grado di accesso dei poveri all\u2019assistenza, la misura in cui una societ\u00e0 riconosce i bisogni degli stranieri), avrebbe certamente costituito un elemento di grande interesse per Marx. Nella Gran Bretagna vittoriana, la media era di 150 morti ogni mille bambini nati vivi. Oggi il tasso \u00e8 del 4,7 per mille. Un miglioramento del 3.191 per cento. Il tasso mondiale di mortalit\u00e0 infantile \u00e8 del 42,09 per mille, un terzo di quello inglese ai tempi di Marx. L\u2019aids incide in misura drammatica su questi dati: il Botswana, per esempio, ha un\u2019aspettativa di vita di 31,6 anni, ma secondo i dati Onu sale a 70,7 anni, se si esclude l\u2019impatto dell\u2019aids.<\/p>\n<p>Fino a che punto dati come questi smentiscono la teoria di Marx? Sono dati che mascherano diseguaglianze importanti. Un esempio famoso, a Londra, \u00e8 quello della Jubilee Line della metropolitana: salendo a Westminster e viaggiando in direzione est, l\u2019aspettativa di vita maschile diminuisce di un anno a ognuna delle otto fermate che seguono. Ma lasciando da parte il quadro generale, la verit\u00e0 \u00e8 che in linea di massima viviamo tutti pi\u00f9 a lungo e pi\u00f9 in salute.<\/p>\n<p>Se le cose stanno cos\u00ec, com\u2019\u00e8 possibile che il capitalismo produca un costante e sistematico impoverimento? E com\u2019\u00e8 possibile che sia un sistema distruttivo quando chi \u00e8 al suo interno vive pi\u00f9 a lungo? Prendiamo gli obiettivi di sviluppo del millennio annunciati alla fine del secolo scorso dalle Nazioni Unite, con cui ci siamo impegnati a ridurre di due terzi la mortalit\u00e0 infantile e di tre quarti quella materna entro il 2015 a partire dal 1990 (anche se i termini sono stati truccati spostando indietro di dieci anni il punto di partenza), a ridurre della met\u00e0 il numero delle persone che vivono in condizioni di povert\u00e0 estrema, a raddoppiare la percentuale di bambini che completano almeno il ciclo di istruzione primaria. \u00c8 possibile ignorare questi risultati? Se un sistema riesce a realizzare traguardi del genere, si pu\u00f2 dire che produce solo impoverimento? Lo stesso Marx scriveva che ci sono momenti in cui il modo di produzione capitalista pu\u00f2 trascendere se stesso, come nel caso dell\u2019invenzione della societ\u00e0 per azioni. Ma altre dimostrazioni di questa possibilit\u00e0 di autotrascendenza avrebbero messo a dura prova i suoi modelli.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima sfida al modello di Marx e alla sua visione del futuro viene da un aspetto che lui stesso aveva profetizzato con chiarezza: la straordinaria forza produttiva del capitalismo. Marx sapeva che il capitalismo avrebbe trasformato il pianeta e inciso sulla vita di ogni essere umano. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 una falla al centro della sua analisi. Per Marx i due poli fondamentali della vita economica, politica e sociale erano il lavoro e la natura. Non li vedeva come elementi statici: usava la metafora del metabolismo per descrivere il modo in cui il nostro lavoro plasma il mondo e noi, a nostra volta, siamo plasmati dal mondo che creiamo. Quindi i due poli di lavoro e natura non restano fissi. Ma quello di cui Marx non tiene conto \u00e8 che le risorse della natura non sono infinite: sa che non esiste una natura che non sia plasmata dalle nostre idee, ma non condivide la moderna consapevolezza che la natura pu\u00f2 esaurirsi.<\/p>\n<p>Questo genere di riflessione viene spesso definita ironica, ma in realt\u00e0 \u00e8 tragica. Al cuore del problema c\u2019\u00e8 il fatto che la forza produttiva, espansionista e usurante del capitalismo \u00e8 cos\u00ec grande che non \u00e8 sostenibile su scala planetaria. Tutto il mondo vorrebbe avere lo stile di vita della borghesia dei paesi avanzati. Ma non pu\u00f2 averlo, perch\u00e9 esaurirebbe le sue risorse prima di averlo garantito a tutti. Ci aspetta la pi\u00f9 grande crisi che il capitalismo abbia mai attraversato, ed \u00e8 fondata sul fatto ineludibile che la natura non \u00e8 infinita.<\/p>\n<p>Ecco un punto che per lo pi\u00f9 i marxisti si sono rifiutati di affrontare, e per un\u2019ottima ragione: il problema delle risorse nel mondo attuale, che siano cibo, acqua o energia, ha a che fare con la distribuzione ineguale e non con le scorte totali. Di tutte queste cose ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 che a sufficienza per tutti. Nella tradizione marxista, scrittori e militanti tendono a sottolineare questo punto, e fanno bene: ma dobbiamo anche renderci conto che il mondo sta andando verso un consumo e una domanda di risorse sempre maggiori da parte di tutti. E tutti quanti insieme. \u00c8 questo il nemico mortale del capitalismo. Per fare un esempio che riguarda una sola risorsa, il consumo medio di acqua negli Stati Uniti \u00e8 ogni giorno di circa 380 litri a persona. Non c\u2019\u00e8 abbastanza acqua dolce sul pianeta da consentire a tutti di vivere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Quindi, la questione \u00e8 se il capitalismo riuscir\u00e0 a evolversi creando nuovi modelli di sviluppo, come finora \u00e8 riuscito a fare, e a trovare meccanismi fondati sulla propriet\u00e0 e il mercato capaci di allontanare la crisi apparentemente inevitabile che ne seguir\u00e0; o se avremo bisogno di un ordine sociale ed economico completamente diverso. L\u2019aspetto paradossale \u00e8 che quest\u2019ordine potrebbe essere per molti versi simile a quello immaginato da Marx, anche se lui aveva in mente una strada differente per arrivarci. Quando Marx scriveva che il capitalismo conteneva in s\u00e9 i semi della sua stessa distruzione, non parlava di cambiamento climatico o di guerre per le risorse. Se proviamo un senso naturale di scoraggiamento di fronte alle difficolt\u00e0 che ci aspettano, consoliamoci pensando al nostro spirito di adattamento e alla nostra ingegnosit\u00e0, che ci hanno portato dove siamo: cos\u00ec lontano, cio\u00e8, e cos\u00ec in fretta che ora abbiamo bisogno di rallentare, e non sappiamo bene come. \u201cL\u2019uomo si distingue da tutti gli altri animali per la natura illimitata e flessibile dei suoi bisogni\u201d, scriveva Marx verso la fine del primo volume del Capitale. Bisogni illimitati che vediamo dappertutto intorno a noi e che ci hanno portato dove siamo. Ora per\u00f2 dobbiamo cominciare a lavorare sulla flessibilit\u00e0.<\/p>\n<p>*( John Lanchester Questo articolo \u00e8 stato pubblicato il 1 giugno 2012 sul numero 951 di Internazionale. Traduzione di Diana Corsini)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211;\u00a0 Angelo Mastrandrea*: L\u2019ESTATE TRAGICA DELLE TANTE MORTI SUL LAVORO. IL TRATTO DI PIANURA PADANA CHE SI ESTENDE TRA BOLOGNA E REGGIO EMILIA HA LA CONCENTRAZIONE PI\u00d9 GRANDE IN EUROPA DI INDUSTRIE CHE PRODUCONO MACCHINE PER GLI IMBALLAGGI E IL CONFEZIONAMENTO<\/strong>.<\/p>\n<p>PI\u00d9 O MENO AL CENTRO DI QUEST\u2019AREA, ALLA BOMBONETTE DI CAMPOSANTO, IL 3 AGOSTO 2021 \u00c8 MORTA LAILA EL HARIM, UNA LAVORATRICE QUARANTENNE ASSUNTA DA UN MESE E MEZZO COME CAPOMACCHINA NELL\u2019AZIENDA DI SCATOLE, VASSOI E CONFEZIONI IN CARTONE PER PASTICCERIA. LA DONNA \u00c8 RIMASTA INTRAPPOLATA IN UNA FUSTELLATRICE SULLA QUALE ERA STATO DISATTIVATO IL DISPOSITIVO DI SICUREZZA AUTOMATICO, COME HANNO APPURATO GLI ISPETTORI DEL LAVORO ARRIVATI DOPO L\u2019INCIDENTE. 13 agosto 2021<\/p>\n<p>\u201cIl blocco era azionabile, da parte dell\u2019operatrice, soltanto manualmente e non automaticamente, ci\u00f2 ha consentito un\u2019operazione non sicura che ha cagionato la morte per schiacciamento\u201d, hanno scritto i tecnici nella relazione poi finita sulla scrivania del ministro del lavoro Andrea Orlando. Nei giorni seguenti, la segretaria della Cgil di Modena Manuela Gozzi, dopo aver incontrato i responsabili dell\u2019azienda, ha riferito che secondo loro l\u2019incidente sarebbe stato causato da una disattenzione della lavoratrice. La procura della repubblica di Modena ha indagato il titolare della fabbrica e il delegato alla sicurezza per omicidio colposo.<\/p>\n<p>Non si \u00e8 trattato di un caso isolato e neppure fortuito. Giusto tre mesi prima, il 3 maggio 2021, un analogo incidente aveva provocato la tragica fine di una ragazza di 22 anni, Luana D\u2019Orazio, impiegata in una fabbrica tessile di Montemurlo, vicino Prato, in Toscana. D\u2019Orazio era rimasta intrappolata in un orditoio sul quale, secondo i periti inviati dai magistrati che indagano sul caso, non si era abbassata la saracinesca protettiva, \u201cun meccanismo destinato a prevenire infortuni sul lavoro\u201d. La perizia ha rilevato che era stata disattivata la fotocellula che avrebbe attivato in maniera automatica la protezione. La procura della repubblica di Prato ha indagato per omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche i due titolari dell\u2019azienda, marito e moglie, e il manutentore che potrebbe aver manomesso il quadro elettrico. Il sospetto \u00e8 che in entrambi i casi i dispositivi salvavita sarebbero stati manomessi per evitare continui stop and go che avrebbero rallentato la produzione.<\/p>\n<p>Tre vittime al giorno<\/p>\n<p>Le vicende drammatiche di Laila el Harim e Luana D\u2019Orazio hanno suscitato un\u2019attenzione mediatica inusuale. \u201cC\u2019\u00e8 una cosa che sta a cuore a tutti noi e a me in particolare: cercare di fare qualcosa per migliorare la situazione inaccettabile sul piano della sicurezza sul lavoro\u201d, ha detto il presidente del consiglio Mario Draghi ai giornalisti durante un incontro a palazzo Chigi.<\/p>\n<p>Il ministro del lavoro Andrea Orlando ha proposto un curriculum per le imprese, dove tenere conto degli incidenti e delle azioni per evitarli, e un concorso per aumentare il numero di ispettori del lavoro. Anche il suo predecessore Luigi Di Maio ne aveva annunciato uno il 7 agosto 2018, all\u2019indomani di un incidente stradale nel quale avevano perso la vita dodici braccianti di ritorno dal lavoro nei campi del foggiano, ma poi non se n\u2019era fatto niente.<\/p>\n<p>Questa volta il concorso \u00e8 concreto, ma a leggere bene il bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale i numeri sono inferiori rispetto a quelli previsti dal governo. Delle 1.514 assunzioni previste, 822 sono sono destinate all\u2019Ispettorato nazionale del lavoro, ma tra loro le persone che andranno sul campo saranno in totale 691. Meglio di niente, ma secondo i sindacati Cgil, Cisl e Uil sono numeri che non garantiscono un sistema di controlli accurato, per questo bisognerebbe impiegare anche il personale dell\u2019Inps, dell\u2019Inail e delle Asl.<\/p>\n<p>In Europa<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Italia \u00e8 uno dei pochissimi paesi dell\u2019Unione europea privi di una strategia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro\u201d, dicono i leader sindacali, che hanno stilato un \u201cPatto per la salute\u201d che prevede corsi di formazione per i lavoratori, una sorta di patente a punti da assegnare alle aziende che rispettano le regole, pi\u00f9 ispezioni, pi\u00f9 dispositivi di protezione individuale, l\u2019insegnamento nelle scuole superiori di una materia che abbia al centro la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Solo in questo modo, spiegano, l\u2019Italia potrebbe avvicinarsi a quei paesi del nord Europa che sono riusciti a ridurre in maniera drastica il numero di incidenti e di vittime. Le cifre parlano chiaro: in Italia in media muoiono 2,6 lavoratori ogni centomila, mentre la media in Europa \u00e8 2,2; 0,7 nei Paesi Bassi; 1,11 in Germania; e 1,21 in Svezia.<\/p>\n<p>Nei Paesi Bassi associazioni di categoria e sindacati stipulano accordi con misure concrete e soluzioni che sono poi codificati in un \u201cregistro della sicurezza e della salute\u201d valido per tutto il settore. In Germania il governo e gli stati federali elaborano una \u201cStrategia comune di sicurezza e salute sul lavoro\u201d insieme alle assicurazioni, che a loro volta mettono a punto regole di prevenzione contro gli infortuni e fanno controlli \u2013 che si sommano alle ispezioni pubbliche. La Svezia ha creato una propria agenzia, la Mynak, che coordina le attivit\u00e0 sulla sicurezza del governo, delle aziende e dei sindacati; fa ricerche sugli ambienti di lavoro; valuta gli effetti delle riforme e delle iniziative messe in campo; monitora le misure prese negli altri paesi; e incoraggia lo sviluppo delle organizzazioni per la salute sul lavoro.<\/p>\n<p>Gli squilibri socioeconomici fra i paesi europei si ripercuotono anche sulla sicurezza dei lavoratori<\/p>\n<p>Nel giugno 2021 l\u2019Unione europea ha adottato una nuova strategia per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori entro il 2027. Le norme puntano a prevenire gli incidenti, gi\u00e0 calati del 70 per cento dal 1994.<\/p>\n<p>Sono previsti limiti pi\u00f9 stringenti per l\u2019esposizione a sostanze tossiche come l\u2019amianto, il piombo e il cobalto; \u201crisorse di facile utilizzo per l\u2019applicazione di misure di prevenzione nei luoghi di lavoro\u201d; un\u2019iniziativa sulla salute mentale nei luoghi di lavoro; il miglioramento della raccolta dei dati sugli incidenti e l\u2019analisi delle cause che li hanno provocati.<\/p>\n<p>Lo slogan \u201czero vittime\u201d usato dal commissario europeo per l\u2019occupazione e i diritti sociali Nicolas Schmit per illustrare questa strategia rischia per\u00f2 di infrangersi se si tengono conto dei sei lavoratori ogni 100mila che ogni anno perdono la vita in Romania; e pi\u00f9 in generale se si guarda agli squilibri socioeconomici fra i paesi del nord, del sud e dell\u2019est Europa, che si ripercuotono anche sulla sicurezza dei lavoratori.<\/p>\n<p>In Italia, nei primi sei mesi del 2021, l\u2019Inail ha censito 538 \u201cmorti bianche\u201d, in media tre al giorno: sono meno rispetto al 2020, ma gli incidenti sono aumentati dell\u20198,9 per cento. L\u2019Osservatorio indipendente di Bologna ne ha invece contati 864 fino al 9 agosto, aggiungendo le vittime sulle strade e in itinere, vale a dire mentre andavano o tornavano dal lavoro.<\/p>\n<p>I settori pi\u00f9 colpiti sono quello agricolo, quello edilizio e quello manifatturiero. A scorrere l\u2019elenco di questa Spoon River operaia si trova di tutto: lavoratori folgorati da cavi dell\u2019alta tensione, contadini finiti sotto un trattore, muratori caduti da un\u2019impalcatura, il diciottenne neoassunto in un\u2019oasi naturalistica e il sindacalista Adil Belakhdim travolto da un tir durante un picchetto davanti a un deposito della Lidl a Biandrate, nel novarese.<\/p>\n<p>Non passa giorno senza che la conta delle vittime vada aggiornata. Il 10 agosto \u00e8 stata l\u2019ennesima giornata nera. Verso le 8 di mattina a San Paolo Argon, in provincia di Bergamo, un operaio indiano di 36 anni \u00e8 morto cadendo dal tetto di una fonderia, la Toora Casting, dove stava rimuovendo la copertura di amianto. Due ore dopo, a Casnigo \u2013 sempre in provincia di Bergamo \u2013 un camionista di 49 anni \u00e8 stato investito da un\u2019ondata di caprolattame, una sostanza chimica utilizzata per la produzione del nylon, rimanendo ferito in maniera grave. Negli stessi istanti, mille chilometri pi\u00f9 a sud, a Caggiano, in provincia di Salerno, un agricoltore di 64 anni si \u00e8 visto tranciare una gamba dal suo trattore; mentre in un negozio di surgelati nel centro di Asti un tecnico manutentore di 56 anni moriva per le ustioni provocate dalla fiammata esplosa nella cella frigorifera che stava riparando.<\/p>\n<p>Quello stesso 10 agosto, a Massa Finalese, una piccola folla si \u00e8 stretta attorno alla famiglia di Laila el Harim. In prima fila c\u2019erano sindaci e amministratori di tutta l\u2019area, e pure il console marocchino. Tra le lacrime e la commozione, sono risuonati i consueti, retorici \u201cmai pi\u00f9\u201d che accompagnano ogni morte sul lavoro.<\/p>\n<p>*( Angelo Mastrandrea, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Pier Giorgio Ardeni*: IL TRAMONTO DELL\u2019OCCIDENTE E IL SONNO DELLA RAGIONE CRITICA<\/strong><\/p>\n<p><strong>IL CAPITALISMO PREDATORIO UNISCE CRISI AMBIENTALE AL PUNTO DI \u00abNON RITORNO\u00bb, CRISI PANDEMICA TUTT\u2019ALTRO CHE IN DIMINUZIONE E L\u2019ACUIRSI, GLOBALIZZATO, DELLE DISUGUAGLIANZE<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono congiunture storiche che segnano momenti di passaggio o rottura, anche solo per l\u2019addensarsi di eventi dall\u2019alta valenza simbolica. Questa torrida estate del 2021 pare essere una di quelle, mentre ogni sua sera assistiamo al rosso di un tramonto infuocato come non mai, dovunque ci troviamo sul nostro emisfero, mostrandoci de vivo, plastico ed oscuro ad un tempo, un altro tramonto, epocale, quello dell\u2019Occidente. Non quello spengleriano, n\u00e9 quello sbeffeggiato da conservatori e liberali in faccia alla sinistra dopo ogni crisi economica (\u00abVolevate la fine dell\u2019Occidente? Sorry, il tramonto \u00e8 rimandato ad una prossima puntata\u00bb). \u00c8 un tramonto che ci viene offerto a pezzi, eppure tutti nel palinsesto di queste settimane, quello dell\u2019Occidente di origine europea e cristiano, da cui viene quella contrapposizione tra \u00abuomo\u00bb e \u00abnatura\u00bb, e del suo sistema economico capitalistico \u00abliberale\u00bb. Di fronte al quale il pensiero antagonistico, alternativo o semplicemente critico, pare spento.<\/p>\n<p>Certo, se parlare di \u00abtramonto dell\u2019Occidente\u00bb pu\u00f2 sembrare un\u2019esagerazione retorica \u2013 il cui contenuto meriterebbe ben altro spazio e approfondimento \u2013 \u00e8 per\u00f2 l\u2019affermazione logica di un\u2019evidenza. Che cosa unisce, infatti, la crisi ambientale, avvicinatasi al punto di \u00abnon ritorno\u00bb, la crisi pandemica, che non accenna a diminuire, la crisi del capitalismo globalizzato, con la rottura delle catene globali e l\u2019acuirsi delle disuguaglianze vieppi\u00f9 estreme e, infine, la crisi dell\u2019egemonia politico-militare del blocco occidentale? A ben vedere, infatti, tutte queste ammontano ad una crisi dell\u2019Occidente, perch\u00e9 tutte originano dallo sviluppo e dall\u2019affermarsi del capitalismo predatorio da esso originatosi.<\/p>\n<p>La catena degli eventi di queste settimane non poteva essere pi\u00f9 esemplare: dall\u2019anniversario del G8 di Genova \u2013 quell\u2019\u00abavevamo ragione\u00bb degli alter-mondialisti che gi\u00e0 allora avevano criticato la globalizzazione a vantaggio dell\u2019\u00abuno per cento\u00bb \u2013 alla morte di Gino Strada \u2013 l\u2019uomo \u00abcontro ogni guerra perch\u00e9 ogni guerra \u00e8 ingiusta\u00bb, che aveva sempre stigmatizzato l\u2019intervento in Afghanistan \u2013; dall\u2019uscita del rapporto dell\u2019IPCC \u00abnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo\u00bb \u2013 all\u2019inconcludente G20 sull\u2019ambiente; dalla \u00abquarta ondata\u00bb della pandemia, nonostante il vaccino, fino alla presa di Kabul da parte dei talebani. Una sequenza di istantanee impressionanti per tempismo e icasticit\u00e0. Tutte aventi per \u00absoggetto\u00bb questo nostro Occidente.<\/p>\n<p>Per quanto Francis Fukuyama affermi che la debacle afghana non \u00e8 la fine dell\u2019\u00abera americana\u00bb, il ritiro delle truppe Usa e Nato, divenuto ritirata, disfatta, non pu\u00f2 nascondere quanto quella costosissima guerra, durata vent\u2019anni, sia stata \u00abinutile\u00bb. Un governo fantoccio si \u00e8 dissolto, assieme al suo esercito, e migliaia di afghani che avevano creduto all\u2019Occidente sono lasciati alla merc\u00e8 dei talebani. Come aveva detto Gino Strada poco prima di morire, \u00abse tutti quei soldi fossero stati spesi diversamente avremmo fatto di quel Paese una \u00abSvizzera d\u2019Asia\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 in questi vent\u2019anni, lasciandoci tutti guidare dal \u00abmercato\u00bb, abbiamo creduto che il progresso portato dalla globalizzazione, supportato dal robusto intervento dei nostri eserciti per \u00abesportare la democrazia\u00bb, avrebbe portato tutti a seguirci, perch\u00e9 Dio \u2013 e i soldi \u2013 sono \u00abdalla nostra parte\u00bb. Ma la globalizzazione non ha fatto che continuare a perseguire il disegno coloniale di omogeneizzazione e assimilazione del capitalismo occidentale. L\u2019imposizione del nostro \u00abordine\u00bb ha solo soverchiato nazioni, etnie, tradizioni, esportando conflitto; il capitalismo globalizzato ha generato societ\u00e0 drammaticamente divise in classi, facendosi vieppi\u00f9 predatorio nello sfruttamento delle risorse. Consumando terra, foreste, biodiversit\u00e0, alimentando inquinamento e degrado, in una corsa folle verso l\u2019annientamento terrestre.<\/p>\n<p>Oggi assistiamo al tramonto di un \u00absistema\u00bb, impostosi grazie all\u2019affermazione del capitalismo, basato su uno sfruttamento che non conosce limiti e lo vediamo negli incendi che divorano foreste e prosciugano fiumi, nelle alluvioni \u00abbibliche\u00bb, nel propagarsi di virus \u00abzoonotici\u00bb che proliferano negli eco-sistemi alterati cui non sappiamo fare fronte, se non rincorrendoli con vaccini che non fanno che arginarli. Il nostro \u00abprogresso\u00bb non \u00e8 che questo pianeta devastato, ed \u00e8 l\u2019Occidente a portarne la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Di fronte a tutto ci\u00f2, un pensiero \u00abcritico\u00bb dovrebbe risvegliarsi dal suo sonno, per non essere succube dell\u2019incubo. Non tanto la \u00absinistra\u00bb, persasi dietro al sogno neo-liberista con tinte \u00abwelfariste\u00bb, coltivando le sue \u00abclassi medie\u00bb nazionali, rinunciando ad ogni prospettiva di trasformazione, quanto la critica \u00abradicale\u00bb \u2013 oltre il capitalismo predatorio, oltre l\u2019ordine attuale del mondo e delle sue premesse, plagiato dall\u2019Occidente nella sua affermazione. La tempesta che spirava dal paradiso, il \u00abprogresso\u00bb, in cui si erano impigliate le ali dell\u2019angelo della storia di Benjamin, che guardava indietro al cumulo di rovine che si ergeva verso il cielo, oggi \u00e8 un incendio che proviene dall\u2019inferno, e quelle ali bruciano. Ma le nostre classi dirigenti dormono il sonno della ragione, gli intellettuali, distratti, coltivano il proprio io \u00abdepresso\u00bb, e nessuno pare in grado di guardare alla realt\u00e0, che ci soverchia. \u00abVai, vai, vai, disse l\u2019uccello: l\u2019umanit\u00e0 non sopporta troppa realt\u00e0\u00bb (T.S. Eliot, Burnt Norton, Quattro quartetti).<\/p>\n<p>*( Pier Giorgio Ardeni da Il Manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Fabrizio Tonello*: BREVE STORIA DI UNA SUPERPOTENZA CHE PERDE SEMPRE. IL GRANDE INGANNO. L&#8217;ULTIMA VERA VITTORIA DELL&#8217;ESERCITO STATUNITENSE RISALE AL 15 AGOSTO 1945, CONTRO IL GIAPPONE IMPERIALE E MILITARISTA.<\/strong><\/p>\n<p>Domenica scorsa, 15 agosto, \u00e8 caduto il settantaseiesimo anniversario dell\u2019ultima vittoria militare degli Stati Uniti, quella contro il Giappone imperiale e militarista. Da allora, per tre quarti di secolo, l\u2019America non ha pi\u00f9 vinto una guerra vera, malgrado il suo statuto di superpotenza e le incalcolabili spese militari dedicate a questo scopo.<\/p>\n<p>Incredibile, vero? Eppure le immagini di questi giorni dall\u2019Afghanistan non dovrebbero sorprendere perch\u00e9 esistono dozzine di libri sul fatto che il Pentagono \u00e8 la macchina da guerra meno efficiente del pianeta, quanto meno nel rapporto qualit\u00e0-prezzo. Bastava guardare alle date per capirlo: nel 1950 gli Stati Uniti intervengono in Corea ma tre anni dopo devono accettare un armistizio che lascia le cose come stavano al punto di partenza e il regime nordcoreano \u00e8 ancora l\u00ec, 68 anni e tre milioni di morti dopo. L\u2019esercito americano subisce oltre 50.000 perdite. Nel 1964 intervengono in Vietnam, da cui dovranno ritirarsi a partire dal 1973 e dove lasceranno circa tre milioni di morti vietnamiti e circa 60.000 vittime americane.<\/p>\n<p>Dopo quel famoso 25 aprile 1975, con le immagini di centinaia di persone che cercavano di salire sull\u2019ultimo elicottero che prendeva il volo dal tetto dell\u2019ambasciata americana a Saigon, ci sono state parecchie operazioni militari ma di vittorie in guerre vere e proprie nessuna. Certo, i marines hanno invaso l\u2019isoletta caraibica di Grenada dove era stato democraticamente eletto un governo di sinistra (1983) e hanno sloggiato dal potere Manuel Noriega a Panama (1989) ma in entrambi i casi si trattava soprattutto di dimostrazioni di forza a uso interno, come se la Juventus andasse in giro a pavoneggarsi per aver battuto il Cisternino e il Monterotondo.<\/p>\n<p>Se per \u201csuccesso\u201d in una guerra intendiamo il raggiungimento degli obiettivi politici che ne sono all\u2019origine, \u00e8 chiaro che n\u00e9 la prima n\u00e9 la seconda guerra in Iraq hanno ottenuto lo scopo. Nel primo caso (1991) il regime di Saddam Hussein dovette ritirarsi dal Kuwait ma rimase al potere; nel secondo caso (2003) Saddam fu sconfitto e poi catturato e impiccato ma un governo iracheno democratico e filoccidentale non si \u00e8 mai veramente consolidato: le elezioni del 2018 sono state vinte dall\u2019antiamericano Muqtada al-Sadr.<\/p>\n<p>Lo stesso \u00e8 avvenuto in Afghanistan: l\u2019invasione del 2001 riusc\u00ec a cacciare i talebani e a privare al-Qaeda delle sue basi ma, di nuovo, l\u2019obiettivo di installare a Kabul un governo fedele e stabile non fu mai realizzato e i talebani non scomparvero mai come forza militare organizzata. In effetti, dopo l\u2019eliminazione di Osama bin-Laden in Pachistan nel 2011 gli Stati Uniti e gli alleati della Nato non avevano ragioni valide per restare in Afghanistan e la guerra si trascinava solo per il potere dell\u2019establishment politico-militare di Washington che cercava di \u201csalvare la faccia\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che Donald Trump abbia avuto successo nell\u2019attaccare la \u201cguerrafondaia\u201d Hillary Clinton nel 2016: la maggioranza degli americani era convinta da tempo che occorreva andarsene. Oggi i repubblicani sono scatenati nell\u2019attaccare Biden per il ritiro ma in realt\u00e0 il presidente democratico sta attuando l\u2019accordo di Doha del febbraio 2020, negoziato dall\u2019amministrazione Trump. I media di tutto il mondo riempiono gli schermi con le caotiche e drammatiche immagini dell\u2019aereoporto di Kabul ma l\u2019America profonda voleva mettere fine allo stillicidio di uomini e denaro in Afghanistan gi\u00e0 da dieci anni.<\/p>\n<p>Oggi i generali e i diplomatici da salotto attaccano Biden per la \u201csconfitta storica\u201d di questi giorni ma il ritiro (caotico e codardo come tutte le ritirate nelle guerre coloniali) era il risultato inevitabile di una frattura trentennale fra l\u2019opinione pubblica e le \u00e9lite di Washington.<\/p>\n<p>Dopo il 1989, l\u2019apparato militare-industriale ha cercato in ogni modo di tenere accesi focolai di conflitto qua e l\u00e0 sul pianeta, per giustificare la propria esistenza, ma i cittadini erano ben pi\u00f9 reticenti e perfino l\u2019ondata di patriottismo e bellicismo seguita agli attacchi dell\u201911 settembre 2001 dur\u00f2 ben poco. Scomparsa l\u2019Unione Sovietica e consolidata l\u2019alleanza commerciale con la Cina, il pubblico americano ha avuto solo un modesto entusiasmo per le guerre in Medio Oriente, in particolare quando si prolungavano: sul campo le vittorie in Iraq e in Afghanistan sono state questione di poche settimane ma la permanenza in questi due paesi si \u00e8 prolungata per quasi due decenni, una durata quintupla del tempo che ci volle per sconfiggere Hitler e Hirohito fra il 1941 e il 1945.<\/p>\n<p>Molti, a Washington come a Bruxelles, avrebbero preferito lo status quo: quello di una guerra a bassa intensit\u00e0, in cui il controllo della citt\u00e0 di Kabul venisse spacciato come difesa della libert\u00e0 e della democrazia in tutto il paese ma questo inganno non poteva durare pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n<p>*( Fabrizio Tonello, \u00e8 professore all&#8217;Universit\u00e0 di Padova e insegna scienze dell&#8217;opinione pubblica. \u00c8 stato Visiting Fellow della Columbia University di New York)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211;\u00a0 Nicola Fratoianni *: Afghanistan, l\u2019apprensione ipocrita e un po\u2019 indecente dell\u2019Occidente.\u00a0Molti oggi, anche in Italia, dovrebbero chiedere scusa a Gino Strada. 02 &#8211; <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=36109\" title=\"n\u00b0 34 del 21 agosto\u00a0 2021 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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