{"id":35856,"date":"2021-07-08T15:57:21","date_gmt":"2021-07-08T15:57:21","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=35856"},"modified":"2021-07-08T16:08:43","modified_gmt":"2021-07-08T16:08:43","slug":"g8-genova-2001-noi-ceravamo-il-dovere-di-non-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=35856","title":{"rendered":"G8 Genova 2001: noi c\u2019eravamo. Il dovere di non dimenticare"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>di Giacinto Botti<\/strong><br \/>\n<em>Referente nazionale Lavoro Societ\u00e0 per una Cgil unita e plurale<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La memoria non \u00e8 storia ma \u00e8 parte essenziale di essa, necessaria per non disperdere, per trasmettere esperienze tra generazioni, per una conoscenza e una lettura mai neutra dei fatti.<\/p>\n<p>\u00c8 con la memoria, la coscienza formatasi nella concretezza del vissuto, nelle analisi e nello studio che possiamo dare una lettura complessiva e non episodica di ci\u00f2 che avviene, compresa la mattanza, che oggi suscita lo scandalo generale e occupa le prime pagine dei giornali, avvenuta nel carcere di S. Maria Capua Vetere nell\u2019aprile del 2020.<br \/>\nQuella mattanza ci riporta, per alcuni aspetti e certe similitudini, a quanto di grave, di violento\u00a0successe a Genova nel luglio del 2001 durante il G8.<\/p>\n<p>Le dichiarazioni della Ministra della Giustizia Marta Cartabia, che ha definito quel massacro di detenuti inermi da parte delle guardie carcerarie \u201cun\u2019offesa e un oltraggio alla dignit\u00e0 delle persone e della divisa\u201d, parlando di \u201cagenti che hanno tradito la Costituzione\u201d sono importanti, ma suonano parziali, riduttive e persino devianti.<br \/>\nQuel brutale pestaggio non \u00e8 stato un fatto isolato perpetrato da guardie fuori controllo, ma un\u2019azione concertata e organizzata su comando avvenuta in pi\u00f9 carceri.<br \/>\nSono stati massacrati molti detenuti ma non tutti, non sono stati colpiti i camorristi, i protetti, i colletti bianchi della camorra e della politica. Non \u00e8 un caso.<br \/>\nLe complicit\u00e0, i depistaggi, le falsit\u00e0 dei dirigenti, l\u2019estraneit\u00e0 di alcuni ministri e politici e il coinvolgimento di altri, la falsificazione delle cartelle sanitarie, le manipolazioni dei fatti, le manomissioni delle prove, l\u2019alterazione dei filmati e delle foto, le dichiarazioni dei comandanti delle guardie carcerarie \u201caffette da falsit\u00e0 ideologiche\u201d, come dichiarano esponenti della magistratura, ci riportano nella peggiore Italia. Le \u201cviolenze di Stato\u201d esercitate da indegni uomini in divisa coperti dai superiori, i depistaggi, i raid punitivi, le rappresaglie mascherate da perquisizioni, le coperture e le responsabilit\u00e0 diffuse dei vertici dello Stato li abbiamo vissuti e sentiti in quelle tragiche giornate di Genova.<\/p>\n<p>Abbiamo il dovere di non dimenticare e di trasmettere, con la nostra memoria, la storia del Paese cos\u00ec come l\u2019abbiamo conosciuta, attraversata, vissuta, subita o contrastata, in prima persona e collettivamente.<br \/>\nTra poco ricorrer\u00e0 il ventennale delle straordinarie giornate del G8 del 19, 20 e 21 luglio 2001, giornate di partecipazione e di mobilitazione \u201cNo Global\u201d organizzate, anche sul piano internazionale, dal Genoa Social Forum.<br \/>\nCome dimenticare le cariche continue, i rastrellamenti, l\u2019uso di armi da fuoco e sbarre di ferro da parte delle forze militari dello Stato, le terribili violenze, le torture che funestarono quelle giornate? Per chi c\u2019era, per le centinaia di migliaia di persone, di ragazze e di ragazzi, per quella moltitudine di donne e uomini rimane una ferita mai chiusa; vive per la materialit\u00e0 del vissuto ancora nella memoria, negli occhi e nell\u2019animo di molti. In quei giorni, per una settimana, Genova fu una citt\u00e0 militarizzata, blindata. Forze militari, carabinieri, polizia, finanza, con navi ed elicotteri, occuparono e presidiarono la costa ligure e il territorio.<br \/>\nIn quei giorni si scrisse una delle pagine pi\u00f9 oscure della storia della Repubblica italiana. La scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto furono conosciute nel mondo come i luoghi della vergogna italiana. Le forze dell\u2019ordine furono gli strumenti della repressione, ma i governi europei, il governo Berlusconi, i servizi segreti, i generali, i comandanti, i ministri, i prefetti della catena di comando e tanti politici di destra furono i mandanti e i veri colpevoli delle violenze. Mai nessuno ha realmente pagato, e tanti hanno fatto carriera. La speranza \u00e8 che non succeda anche per la mattanza nelle carceri.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>A Genova in quei giorni, in quelle manifestazioni, in quegli incontri si respirava l\u2019entusiasmo degli ideali, si camminava con la forza delle idee, si viveva con l\u2019utopia del possibile e il bisogno del cambiamento.<br \/>\nQuella che allora sembrava un\u2019eresia oggi \u00e8 una necessit\u00e0 per la sopravvivenza della terra e il benessere umano. \u00c8 grazie a quei movimenti globali, a quelle manifestazioni di massa, a chi c\u2019era se oggi possiamo ancora lottare per il cambiamento, difendere la democrazia e salvare insieme il lavoro, i diritti e l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Il 19 luglio una manifestazione di oltre 50mila persone, indetta dalla Rete Lilliput, da Legambiente, Arci, Attac, le comunit\u00e0 S. Benedetto di don Andrea Gallo, dalla Marcia delle donne e dai Beati i costruttori di Pace, per i diritti degli extracomunitari e degli immigrati attravers\u00f2 la citt\u00e0, raccogliendo la simpatia e la solidariet\u00e0 dei genovesi. Fu oggetto di provocazioni e di violenze.<\/p>\n<p>Il 20 luglio, le piazze tematiche raccolsero, in maniera del tutto pacifica, decine di migliaia di persone. Un grande corteo pacifico con migliaia di persone provenienti dall\u2019Europa e dal mondo, una generazione di ragazzi, di donne e uomini che mettevano in discussione il sistema di sviluppo e le politiche liberiste, fu affrontato da continue cariche, scontri e violenze, che continuarono per tutto quel tragico giorno. Fu durante una delle tante violente cariche che in piazza Alimonda fu ucciso il giovane Carlo Giuliani con un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata da un giovane carabiniere di leva di vent\u2019anni, Mario Placanica. L\u2019omicidio di Carlo Giuliani, come altre morti per mano dello Stato, \u00e8 ancora in attesa di \u201cverit\u00e0 e giustizia\u201d.<br \/>\nSappiamo la dinamica e poco altro. Durante la ritirata, nel pieno dello scontro, un \u201cDefender\u201d con tre giovani carabinieri a bordo, tra i quali Mario Placanica, rimane bloccato in piazza Alimonda. Da quel mezzo dei carabinieri part\u00ec, si dice per legittima difesa, lo sparo che colp\u00ec Carlo. Lo stesso mezzo, ripartendo, pass\u00f2 due volte sul suo corpo rimasto a terra, ancora vivo. Fu preso a calci da un ufficiale e a nessuno fu permesso di avvicinarsi e prestare soccorso; a un giornalista presente, sotto minaccia, furono sequestrati i rullini e rotta la macchina fotografica.<br \/>\nNon fu permesso neppure a un parroco di benedire il corpo. La famiglia di Carlo fu avvisata della morte ore pi\u00f9 tardi. Nel frattempo erano gi\u00e0 partite le montature, le false notizie, le provocazioni, le mistificazioni e i depistaggi: l\u2019informazione del potere era gi\u00e0 in campo. Alcuni anni dopo lo stesso carabiniere Placanica, cui fu addossata la colpa di aver sparato a Carlo Giuliani, neg\u00f2 di averlo fatto.<\/p>\n<p>Il 21 luglio ancora una enorme manifestazione di massa, l\u2019incontro tra generazioni, tra il mondo del lavoro, le associazioni e i movimenti era visibile, palpabile e verificabile nei cortei, tra gli striscioni e le tante bandiere. I militanti della Fiom, di Alternativa Sindacale Cgil arrivarono organizzati con mezzi propri e con pullman da tante citt\u00e0 d\u2019Italia.<br \/>\nMentre il corteo pacifico si stava formando e avviando, fu attaccato da cariche violente, i partecipanti presi a manganellate e soffocati dai lacrimogeni. Tante ragazze e ragazzi, tante persone anziane si trovarono in grande difficolt\u00e0, impaurite e sole.<br \/>\nMolte e molti giovani, terrorizzati e in preda al panico trovarono protezione, accoglienza e aiuto tra gli striscioni e nel pezzo organizzato dai militanti e dirigenti della Fiom e di Alternativa Sindacale. Quella sera e nel corso della notte avvennero i massacri, le torture, le violenze alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto. Nel primo caso fu un massacro senza alcuna ragione se non una vendicativa rappresaglia verso giovani, giornalisti, manifestanti sfiniti che stavano riposando o dormendo. Tra le tante motivazioni menzognere delle forze di polizia ci fu la presunta presenza di soggetti violenti, quei \u201cblack bloc\u201d tanto utili quanto utilizzati, responsabili di devastazioni e di assalti, lasciati circolare liberamente con la complicit\u00e0 di agenti infiltrati al loro interno.<br \/>\nSi disse che la mano che spar\u00f2 e uccise Carlo Giuliani fu del giovane carabiniere, e che le violenze\u00a0inaudite furono opera esclusivamente di singoli militari o di qualche comandante incapace. Le vere responsabilit\u00e0, politiche, morali e giudiziarie furono di tutti coloro che orchestrarono, pianificarono la macelleria di Stato, di coloro che erano alla catena di comando e a dirigere le operazioni in una stanza della questura di Genova.<br \/>\nIn quella stanza, tra gli altri, c\u2019era il vicepresidente del Consiglio del governo Berlusconi, Gianfranco Fini, che in seguito fu defenestrato per una faida interna a Forza Italia, non certo per la responsabilit\u00e0 di quel massacro.<br \/>\nIl ministro degli Interni di allora era quel Claudio Scajola che due mesi dopo dichiar\u00f2 di aver dato il libero utilizzo di armi da fuoco in difesa della famosa e invalicabile \u201czona rossa \u201c. Questo indegno personaggio fu arrestato nel 2014 e condannato in primo grado a cinque anni di carcere per aver favorito la latitanza dell\u2019ex parlamentare Amedeo Matacena, compagno di partito di Forza Italia.<br \/>\nRest\u00f2 impunito, lui come altri, per le gravi responsabilit\u00e0 su quanto avvenne in occasione di quel G8.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>A Genova c\u2019erano tanti stranieri, tanti italiani. Tanto popolo. In quei giorni si sono vissute giornate memorabili, tanto entusiasmanti quanto terribili e violente. Si \u00e8 vissuto un incontro mai visto tra generazioni e tra paesi, tra il mondo del lavoro e i tanti movimenti e le associazioni pacifiste, libertarie, ecologiste, anticapitalistiche, femministe. Una partecipazione consapevole, militante, radicale e alternativa.<br \/>\nQuel movimento doveva essere spezzato, umiliato, frantumato. Faceva paura e destabilizzava l\u2019ordine politico e sociale, metteva in discussione l\u2019ideologia del capitale e del profitto.<br \/>\nMolti videro e tanti subirono inaudite e brutali violenze. Molti di quei giovani subirono conseguenze psicologiche, gravi traumi e tanti, purtroppo, abbandonarono l\u2019impegno politico. L\u2019obiettivo del potere era stato raggiunto.<\/p>\n<p>Si tratta, certo, di una lettura di parte, ma la sentiamo come un\u2019incontrovertibile verit\u00e0 che ha trovato peraltro autorevoli conferme.<br \/>\nIl 7 aprile 2015 la Corte Europea dei Diritti dell\u2019uomo dichiara che in quei giorni a Genova e durante l\u2019irruzione nella scuola Diaz \u00e8 stato violato l\u2019articolo 3 della Convenzione che stabilisce il \u201cdivieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti\u201d. Da quella scuola giornalisti, parlamentari, cittadini, videro uscire decine di giovani in barella, alcuni di loro con lesioni gravi e permanenti.<\/p>\n<p>Il 5 marzo 2010 i giudici di appello di Genova emettono 44 condanne per i fatti della caserma di Bolzaneto, e nonostante l\u2019avvenuta prescrizione condanna gli imputati almeno al risarcimento delle vittime. Amnesty International afferma che la sentenza \u00e8 significativa per il riconoscimento delle \u201cgravi violazioni dei diritti umani\u201d.<br \/>\nLe sentenze parlano di \u201cun clima di completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto\u201d.<\/p>\n<p>Il 26 ottobre 2017 la Corte Europea condanna l\u2019Italia a risarcire 48 delle vittime ricorrenti, molte delle quali straniere. Nella sentenza si sottolinea che nessuno dei responsabili delle atroci violenze ha fatto un giorno di carcere.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 successo a Genova nel 2001. Questi sono i fatti.<br \/>\nLa storia ha poi dato ragione a quanti, da Seattle a Porto Alegre, da Genova a Firenze contestavano la globalizzazione liberista, centrata sul profitto e sullo sfruttamento delle persone e del pianeta.<br \/>\nSi manifestava e si proponeva, si lottava per \u201cun mondo migliore possibile\u201d.<br \/>\nLa societ\u00e0 civile, i movimenti, le comunit\u00e0, i pacifisti e gli ecologisti, le associazioni, e i partiti, i cattolici e i laici c\u2019erano. C\u2019era un pezzo del mondo del lavoro, c\u2019era la Fiom Cgil, noi di Alternativa Sindacale, la sinistra sindacale Cgil di allora, tante e tanti iscritti ai sindacati, alla nostra Cgil.<br \/>\nNon c\u2019era purtroppo ufficialmente la Cgil che, ancora imbrigliata in una linea politica e sindacale non adeguata, non seppe cogliere il valore politico e sociale che rappresentava quella manifestazione e quel popolo di giovani, di donne e lavoratori.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Una posizione successivamente modificata, facendo della Cgil uno dei soggetti portanti del primo Forum Sociale Europeo a Firenze, nell\u2019autunno del 2002, e del grande movimento italiano e planetario contro la guerra, sfociato, tra l\u2019altro, nelle enormi manifestazioni del 15 febbraio 2003.<br \/>\nIn occasione del decennale la Cgil seppe ulteriormente rivedere le sue posizioni, firmando con l\u2019Arci un significativo documento dal titolo \u201cGenova per noi\u201d, partecipando e organizzando\u00a0l\u2019evento culturale e politico realizzato a Genova.<br \/>\nA maggior ragione oggi, quando \u00e8 necessario ribadire il nostro impegno sul terreno della difesa della democrazia, non dovrebbe far mancare la sua presenza, la sua rappresentanza nel ventennale dei prossimi giorni.<\/p>\n<p>La nostra Costituzione \u00e8 stata tradita e calpestata in molte occasioni da chi dovrebbe difenderla e applicarla. Troppe volte abbiamo dimostrato di essere un Paese senza memoria, che sembra aver perduto la conoscenza e la capacit\u00e0 di riflessione storica.<br \/>\nLa Cgil, da sempre baluardo di difesa della Costituzione, dei diritti e della nostra democrazia, luogo di incontro delle generazioni non pu\u00f2 perdere la sua memoria storica, la sua capacit\u00e0 di analisi, soprattutto in questa fase di crisi globale e di necessario cambiamento.<br \/>\nLa nostra \u00e8 una democrazia giovane e debole. Siamo un Paese che non ha mai realmente fatto i conti con il ventennio fascista e le sue nefaste conseguenze. La politica assente, debole, incapace, revisionista, trasformista e consociativa \u00e8 corresponsabile, quando non colpevole, delle tante ombre nere, delle nefandezze che sviliscono la Costituzione mettendo in pericolo la nostra democrazia.<br \/>\nLa nostalgia per un vergognoso ventennio, il cancro del fascismo e del razzismo, la voglia dell\u2019uomo forte non sono ancora stati estirpati in una parte della popolazione, nel paese reale e nelle istituzioni.<br \/>\nDopo oltre 75 anni dalla Liberazione dal nazifascismo, un filo nero di natura e di cultura eversiva e antidemocratica continua a percorrere il Paese, attraversa settori dello Stato, si annida e occupa molte istituzioni e centri di potere finanziario e politico.<br \/>\nLa nostra Costituzione e la nostra democrazia vanno ancora difese, conservate e coerentemente applicate ed esercitate dal \u201cpopolo sovrano\u201d.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un cancro che ci logora e che il paese migliore e democratico non \u00e8 mai riuscito ad estirpare per complicit\u00e0, revisionismo, opportunismo, cinismo, ignavia e convenienza della politica: dobbiamo sconfiggerlo. Continuiamo a essere il Paese delle prescrizioni, dei colpevoli che non si trovano, delle verit\u00e0 nascoste in un baule pieno di segreti di Stato mai aperto, nonostante tanti politici e altrettanti governi lo abbiano promesso.<br \/>\nSiamo il Paese, lo Stato che mentre chiede giustamente al governo egiziano verit\u00e0 \u00e8 giustizia per l\u2019assassinio di Giulio Regeni, ma con poca convinzione e coerenza, lascia che passino undici anni di mistificazioni, depistaggi, falsit\u00e0, campagne diffamatorie da parte di uomini dello Stato, di deputati di destra e comandanti dei carabinieri, prima di fare luce sulla morte, le torture e le violenze subite in una caserma e in carcere dal giovane Stefano Cucchi. Solo una donna straordinaria, una sorella tenace, una famiglia determinata hanno potuto conquistare nelle aule di tribunale giustizia, verit\u00e0 e dignit\u00e0 per quel loro povero ragazzo. E solo grazie al pentimento di un carabiniere si \u00e8 potuta provare una verit\u00e0 evidente sin dai primi giorni.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una delle facce oscure di un Paese attraversato da una profonda crisi dei valori, della solidariet\u00e0, da una pericolosa regressione culturale e democratica che \u00e8 presente nello Stato, nelle istituzioni, nelle forze politiche di destra e non solo, nel fronte padronale pi\u00f9 conservatore e liberista.<br \/>\nLa memoria storica ci ha insegnato che nulla \u00e8 scontato, nulla \u00e8 mai per sempre.<br \/>\nLa Cgil, com\u2019\u00e8 nella sua storia, sar\u00e0 in campo per difendere il lavoro, i diritti, la nostra democrazia faticosamente conquistata con la lotta antifascista e affermata con la nostra preziosa Costituzione repubblicana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>8 luglio 2021<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: https:\/\/www.sinistrasindacale.it\/<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-35857\" src=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/G-8_Genova_2001-1024x259.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/G-8_Genova_2001-1024x259.png 1024w, https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/G-8_Genova_2001-300x76.png 300w, https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/G-8_Genova_2001-768x194.png 768w, https:\/\/emigrazione-notizie.org\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/G-8_Genova_2001.png 1140w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>&nbsp; di Giacinto Botti Referente nazionale Lavoro Societ\u00e0 per una Cgil unita e plurale &nbsp; La memoria non \u00e8 storia ma \u00e8 parte essenziale di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=35856\" title=\"G8 Genova 2001: noi c\u2019eravamo. 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