{"id":35694,"date":"2021-06-12T19:35:43","date_gmt":"2021-06-12T19:35:43","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=35694"},"modified":"2021-06-13T15:04:36","modified_gmt":"2021-06-13T15:04:36","slug":"n-24-del-12-giugno-2021-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=35694","title":{"rendered":"n\u00b0 24\/12 Giugno 2021\u00a0 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 \u2013 On. A. Schir\u00f2 (Pd): Riduzione IMU, le risposte del MEF e gli italiani all\u2019estero. In attesa dei chiarimenti ufficiali del MEF, che speriamo arrivino presto visto che mancano pochi giorni alla scadenza (16 giugno) del pagamento della prima rata dell\u2019IMU<\/strong><\/p>\n<p><strong>02 &#8211; On. Angela Schir\u00f2(Pd)*:\u00a0 l&#8217;europarlamento ha approvato il certificato vaccinale europeo<\/strong><\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Catherine Cornet *:ISRAELE E PALESTINA &#8211; Perch\u00e9 l\u2019Europa non alza la voce con Israele.<\/strong><\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Simone Pieranni*: Variante Delta nel Guangdong, nuove chiusure e scali portuali nel caos Cina. Attivati 300 hotel in tutta la regione per la quarantena dei viaggiatori in arrivo<\/strong><\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Roberto Zanini*: Too big to pay: le zero tasse dei miliardari Usa. Scoop fiscale. ProPublica rivela 15 anni di dichiarazioni dei redditi dei 25 uomini pi\u00f9 ricchi del paese. Versato in media il 3,4% dei patrimoni<\/strong><\/p>\n<p><strong>06 &#8211; La Germania fa i conti con i crimini coloniali in Namibia*: Con la \u201cdichiarazione congiunta\u201d dei governi di Namibia e Germania sul genocidio dei popoli herero e nama tra il 1904 e il 1908, per la prima volta un\u2019ex potenza coloniale si \u00e8 scusata ufficialmente per dei crimini di massa che aveva ordinato.<\/strong><\/p>\n<p><strong>O7 \u2013 Massimo Gaggi *: CORONAVIRUS. Vaccini, l\u2019America rallenta: sar\u00e0 superata dall\u2019Italia? La diffidenza degli americani impedir\u00e0 a Biden di centrare l\u2019obiettivo del 70% di immunizzati entro il 4 luglio. In Italia, invece, con questo ritmo l\u2019immunit\u00e0 di gregge potrebbe essere raggiunta entro fine agosto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>08 \u2013 Vera Pegna*: Palestina. IL COMMENTO DELLA SETTIMANA. Attualmente circolano due proposte di soluzione alla cosiddetta questione israelo-palestinese.<\/strong><\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Anna Lisa Bonfranceschi*:\u00a0 home scienza medicina.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Da due punti di osservazione. Chi pagher\u00e0 sar\u00e0 sempre pantalone(ndr).<\/strong><\/p>\n<p><strong>10 -10 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Tassa del 15% sulle multinazionali: \u00ab\u00c8 ridicolmente bassa, premiati gli autori degli abusi fiscali\u00bb. Negli anni Ottanta era al 50%\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><strong>10a &#8211; Gianni Trovati Tassa minima globale: per l\u2019Italia entrate potenziali da 2,7 miliardi. Il ministro Franco:\u2009\u00abOra l\u2019ok al G20 di Venezia, per l\u2019attuazione alcuni anni\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><strong>11\u00a0 &#8211;\u00a0 Nel mondo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>12\u00a0 &#8211; Vanessa\u00a0 Barbara *: &#8211; il piano criminale di Bolsonaro. L presidente brasiliano, a quanto pare, voleva portare il paese all\u2019immunit\u00e0 di gregge facendo contagiare naturalmente le persone, incurante delle conseguenze<\/strong><\/p>\n<p><strong>13 &#8211; Joseph Stiglitz *: l falso problema dell\u2019inflazione. Un leggero aumento del tasso d\u2019inflazione negli Stati Uniti e in Europa ha scatenato le ansie dei mercati finanziari. Il timore \u00e8 che il presidente statunitense Joe Biden abbia surriscaldato l\u2019economia con il pacchetto di salvataggio da 1.900 miliardi di dollari e una serie di piani di spesa aggiuntivi per infrastrutture, posti di lavoro e sostegno alle famiglie.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Schir\u00f2 (Pd): RIDUZIONE IMU, LE RISPOSTE DEL MEF E GLI ITALIANI ALL\u2019ESTERO. IN ATTESA DEI CHIARIMENTI UFFICIALI DEL MEF, CHE SPERIAMO ARRIVINO PRESTO VISTO CHE MANCANO POCHI GIORNI ALLA SCADENZA (16 GIUGNO) DEL PAGAMENTO DELLA PRIMA RATA DELL\u2019IMU<\/strong>, continuano a giungere segnalazioni relative alle decisioni\u00a0 da parte di alcuni comuni che per una interpretazione errata e per mancanza di istruzioni e chiarimenti del MEF non applicano correttamente la nuova normativa per gli italiani residenti all\u2019estero proprietari di immobili in Italia, limitandola ai paesi extracomunitari. Roma, 7 giugno 2021<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il MEF si era gi\u00e0 pronunciato nel corso di Telefisco 2021, l\u2019evento annuale del quotidiano \u201cil Sole 24 Ore\u201d durante il quale gli esperti del Ministero delle Finanze hanno risposto alle specifiche domande sulle novit\u00e0 fiscali per il 2021.<\/p>\n<p>Riportiamo qui di seguito alcuni importanti passaggi della risposta del MEF alle domande del quotidiano sulla nuova normativa sull\u2019Imu per i residenti all\u2019estero (chi \u00e8 interessato pu\u00f2 trovare le risposte a\u00a0 questo \u201clink\u201d:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ntplusfisco.ilsole24ore.com\/art\/imu-tassa-rifiuti-e-aree-pubbliche-risposte-mef-telefisco-2021-ADVRmUGB\">https:\/\/ntplusfisco.ilsole24ore.com\/art\/imu-tassa-rifiuti-e-aree-pubbliche-risposte-mef-telefisco-2021-ADVRmUGB<\/a><\/p>\n<p>Al quesito de \u201cIl Sole 24 Ore\u201d sul significato del comma 48, articolo 1, della legge (di Bilancio) n. 178\/2020 che ha previsto la riduzione del 50% dell\u2019Imu per i pensionati residenti all\u2019estero il MEF risponde (tra le altre cose) che \u201ca differenza della precedente disposizione, l\u2019articolo 1, comma 48 della legge di Bilancio 2021, ai fini del riconoscimento delle agevolazioni in commento, fa esclusivo riferimento ai \u00absoggetti non residenti nel territorio dello Stato\u00bb, senza prevedere al contempo l\u2019iscrizione degli stessi all\u2019Aire. In pi\u00f9, la medesima disposizione richiede, quali ulteriori requisiti, che tali soggetti siano: a) titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l\u2019Italia; b) residenti in uno Stato di assicurazione diverso dall\u2019Italia.\u201d<\/p>\n<p>Il MEF quindi non fa distinzione tra paesi comunitari ed extracomunitari ma indica \u2013 in coerenza con la motivazione e il dettato della legge \u2013 che ci\u00f2 che conta \u00e8 essere residenti in uno Stato di assicurazione diverso dall\u2019Italia. Non solo, il MEF indica inoltre nella risposta che \u201cSi ritiene che le agevolazioni in argomento possano trovare applicazione anche\u00a0 quando l\u2019immobile \u00e8 posseduto da un cittadino tedesco \u2013 quindi non residente nel territorio dello Stato &#8211; che sia titolare di una pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l\u2019Italia, residente in uno Stato di erogazione diverso dall\u2019Italia. Ovviamente, devono ricorrere anche tutti gli altri requisiti prescritti dal citato comma 48, vale a dire deve trattarsi di una sola unit\u00e0 immobiliare a uso abitativo, non locata o data in comodato d\u2019uso, posseduta in Italia a titolo di propriet\u00e0 o usufrutto.\u201d<\/p>\n<p>Insomma ci\u00f2 che secondo il MEF\u00a0 \u00e8 richiesto per ottenere la riduzione dell\u2019Imu \u00e8 la titolarit\u00e0 di una pensione (pro-rata) in regime di convenzione internazionale, a prescindere dal Paese di residenza e a patto che tale Paese non sia l\u2019Italia.<\/p>\n<p>I tecnici del MEF quindi\u00a0 sono consapevoli che per pensione in \u00a0regime di convenzione\u00a0 internazionale ovviamente non si intende in regime di convenzione bilaterale (come qualcuno ha erroneamente e inverosimilmente sostenuto)\u00a0 ma bens\u00ec in regime di convenzione maturata tramite l\u2019applicazione di un accordo di sicurezza sociale con un Paese terzo, sia esso comunitario che extracomunitario (il significato giuridico di convenzione \u00e8 \u201caccordo tra due o pi\u00f9 Stati\u201d).<\/p>\n<p>Il legislatore infatti era intervenuto nella Legge di bilancio per il 2021 proprio per ovviare ai rilievi fatti dalla Commissione europea (non una Commissione extracomunitaria!) che aveva inviato all\u2019Italia nel gennaio del 2019 una lettera di costituzione in mora per violazione del diritto europeo per aver introdotto e mantenuto condizioni pi\u00f9 favorevoli riguardanti alcune imposte comunali (Imu, Tasi e Tari) sulle case ubicate in Italia appartenenti a pensionati italiani iscritti all\u2019AIRE e residenti nella UE (Unione Europea) e nel SEE (Spazio Economico Europeo), escludendo invece dalle norme agevolative i pensionati di altra nazionalit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>Governo e Parlamento hanno quindi introdotto una norma per ripristinare l\u2019agevolazione che gi\u00e0 esisteva prima e che era stata cancellata per il 2020, adeguandola alle regole del diritto comunitario. Limitare perci\u00f2 l\u2019agevolazione ai soli Paesi extracomunitari sarebbe una misura priva di sensatezza, legittimit\u00e0, coerenza e\u00a0 logica giuridica.<\/p>\n<p>*(Angela Schir\u00f2 &#8211; Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; Camera dei Deputati)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 <strong>&#8211; On. Angela Schir\u00f2(Pd)*:\u00a0 L&#8217;EUROPARLAMENTO HA APPROVATO IL CERTIFICATO VACCINALE EUROPEO <\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019Europarlamento ha approvato con ampia maggioranza (546 VOTI A FAVORE, 93 CONTRARI E 51 ASTENUTI) il certificato Covid digitale europeo che entrer\u00e0 in vigore dal primo luglio 2021 e per i 12 mesi seguenti. Si tratta del certificato che permetter\u00e0 a chi \u00e8 vaccinato, testato<\/strong> n<strong>egativo o confermato guarito dal Covid 19, di viaggiare nell\u2019area Schengen, evitando le quarantene. <\/strong>9 GIUGNO 2021<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019ottima notizia poich\u00e9 il certificato consentir\u00e0 di riprendere gli spostamenti all\u2019interno dell\u2019Unione, contribuendo anche alla ripresa economica, che ormai non \u00e8 meno necessaria della messa in sicurezza delle persone.<\/p>\n<p>Il quadro comune dell\u2019UE render\u00e0 i certificati compatibili e verificabili in tutta l\u2019Unione europea, oltre a prevenire frodi e falsificazioni. I primi ad aver diritto al certificato digitale Covid sono i vaccinati. Il \u201cpass\u201d durer\u00e0 9 mesi. Anche i guariti dal Covid hanno diritto al certificato che avr\u00e0 la durata di sei mesi. Chi invece si \u00e8 sottoposto a tampone ed \u00e8 risultato negativo, avr\u00e0 libert\u00e0 di circolazione per 48 ore, al massimo per 72 ore in caso di tampone molecolare.<\/p>\n<p>Il \u00abDigital Covid certificate\u00bb sar\u00e0 rilasciato gratuitamente dalle autorit\u00e0 nazionali (l\u2019ente che vaccina, l\u2019ospedale dove si \u00e8 stati curati o il laboratorio che ha effettuato il tampone) e sar\u00e0 disponibile in formato digitale o cartaceo con un codice QR.<\/p>\n<p>Attualmente sono nove i Paesi gi\u00e0 collegati al Gateway: Croazia, Danimarca, Spagna, Germania, Grecia, Bulgaria, Lituania, Polonia e Repubblica ceca. Al pass UE hanno aderito anche Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, dove \u00e8 gi\u00e0 attivo il green pass nazionale (costituito dalle certificazioni cartacee di avvenuta vaccinazione, guarigione o del tampone negativo), ha gi\u00e0 effettuato con successo i test tecnici e, da quanto dichiarato dal ministro Colao, e dovrebbe trasmettere il green pass allineato al sistema Ue prima del 1\u00b0 luglio sulla app IO.<\/p>\n<p>Non possiamo che augurarci che ci\u00f2 avvenga nei tempi stabiliti e che le procedure siano facilitate al massimo per tutti gli utenti.<\/p>\n<p>* (Angela Schir\u00f2 &#8211; Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; Camera dei Deputati )<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Catherine Cornet *:ISRAELE E PALESTINA &#8211; PERCH\u00c9 L\u2019EUROPA NON ALZA LA VOCE CON ISRAELE.<\/strong><strong> ALLA FINE DI APRILE L\u2019ONG STATUNITENSE HUMAN RIGHTS WATCH (HRW) HA PUBBLICATO IL RAPPORTO A THRESHOLD CROSSED (LA SOGLIA OLTREPASSATA) IN CUI HA DENUNCIATO LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI DEI PALESTINESI COMMESSE DA ISRAELE, CHE SAREBBERO CLASSIFICABILI COME CRIMINE DI APARTHEID, SECONDO LA DEFINIZIONE DATA DALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE<\/strong> (Cpi).<\/p>\n<p>Un mese dopo il New York Times, pubblicando un articolo intitolato \u201cErano solo bambini\u201d accompagnato dalle foto dei 67 bambini e ragazzi palestinesi uccisi dai raid israeliani sulla Striscia di Gaza e dei due bambini israeliani uccisi dai razzi di Hamas, ha oltrepassato una nuova soglia nella guerra mediatica israelo-palestinese.<\/p>\n<p>Per la prima volta il grande quotidiano statunitense ha cambiato prospettiva e mostrato che \u201cle vite palestinesi contano\u201d. Oggi anche al congresso di Washington i parlamentari progressisti chiedono pi\u00f9 equit\u00e0 su questo tema. Cinquecento persone che lavorano nello staff del Partito democratico e hanno partecipato alla campagna elettorale di Joe Biden hanno inviato una lettera al presidente chiedendogli un \u201capproccio pi\u00f9 equilibrato\u201d alla questione. Secondo l\u2019esperto di Medio Oriente H.A Hellyer, del centro studi Carnegie, \u201cla domanda da farsi non \u00e8 se le politiche statunitensi cambieranno, ma quando\u201d.<\/p>\n<p>In Europa, invece, la copertura del conflitto sembra rimasta la stessa di vent\u2019anni fa. Cosa sta succedendo all\u2019Europa, da sempre paladina del diritto internazionale e umanitario, che oggi sembra rendersi complice di gravi violazioni in questo campo? La domanda \u00e8 stata posta in diverse occasioni in Europa e in particolare se n\u2019\u00e8 discusso in un seminario che si \u00e8 svolto online il 31 maggio 2021 intitolato Storia in divenire. Esistenza, violenza e aspettative in Palestina e Israele, organizzato da tre centri di ricerca europei: l\u2019Istituto affari internazionale di Roma, l\u2019Istituto universitario europeo di Firenze e Sciences Po di Parigi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SCONNESSI DELLA REALT\u00c0<\/p>\n<p>Amjad Iraqi vive ad Haifa e scrive per il sito israeliano +972 Magazine. Da palestinese cittadino di Israele, sorride prima di commentare la posizione europea: \u201cL\u2019Europa ha bisogno di capire a che punto \u00e8 arrivata la conversazione sul campo. Deve aggiornare i suoi dossier. Qui nessuno parla pi\u00f9 della soluzione a due stati. A tutti risulta chiaro che ormai c\u2019\u00e8 un unico stato, Israele, con in mezzo dei bantustan per i palestinesi\u201d. \u00c8 quasi comico, osserva Iraqi, vedere gli europei sforzarsi di edulcorare i discorsi della destra o dell\u2019estrema destra israeliane, giustificando azioni che alcuni israeliani praticano senza il minimo imbarazzo. Continua Iraqi: \u201cSe il premier Benjamin Netanyahu dice: \u2018Sostengo l\u2019annessione della Cisgiordania\u2019, gli europei traducono: \u2018Oh no, in realt\u00e0 sostiene ancora la soluzione a due stati\u2019. Se il governo israeliano dice: \u2018Abbiamo votato una legge sullo stato-nazione ebraico in base alla quale gli ebrei hanno pi\u00f9 diritti\u2019, l\u2019Unione europea traduce: \u2018Israele \u00e8 una democrazia che offre pari diritti ai suoi cittadini\u2019. Gli europei devono smetterla di giustificare sempre Israele in questo modo!\u201d.<\/p>\n<p>Da Gaza il giornalista Muhammad Shehada spiega quanto gli inviti della comunit\u00e0 internazionale a non esacerbare il conflitto siano percepiti come ipocriti dagli abitanti della Striscia. Sono anni che i palestinesi di Gaza hanno provato a giocare la carta della non violenza: basti ricordare l\u2019enorme mobilitazione pacifica della marcia del ritorno negli anni 2018 e 2019, che secondo l\u2019Onu, \u00e8 costata la vita a 214 palestinesi, mentre altri 36.100 sono stati feriti. \u201cCon la marcia del ritorno\u201d, spiega Shehada, \u201cpensavamo di conquistare i favori della comunit\u00e0 internazionale. E invece cos\u2019\u00e8 successo? Un silenzio assordante, mentre molti giovani venivano uccisi o menomati per la vita. Se fai un giro a Gaza, puoi vedere tanti ragazzi che hanno perso un braccio o una gamba perch\u00e9 hanno manifestato pacificamente\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE EUROPEE SONO DUE: UNA A TEL AVIV PER PARLARE CON ISRAELE, UNA A GERUSALEMME PER PARLARE CON I PALESTINESI<\/p>\n<p>Secondo In\u00e8s Abdel Razek, responsabile delle campagne dell\u2019Istituto palestinese per la diplomazia pubblica, in un contesto di abbandono internazionale l\u2019Unione europea \u00e8 considerata irrilevante, perch\u00e9 \u201cbloccata nei meandri di un \u2018processo di pace\u2019 che ha portato solo alla burocratizzazione dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese e ha finito per creare comitati su comitati, basati su falsi presupposti\u201d. Le rappresentanze diplomatiche europee sono sempre due: una a Tel Aviv per parlare con Israele, una a Gerusalemme per parlare con i palestinesi. Gli europei fanno ancora finta che ci siano due stati, due parti. Oggi, precisa Razek, \u201cil quadro \u00e8 totalmente cambiato per via delle annessioni israeliane. Solo gli europei continuano a parlare dei \u2018due stati\u2019 nei negoziati. Invece, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un conflitto da negoziare, ma una situazione coloniale di apartheid. Quello di cui dobbiamo discutere sono i diritti\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019EVOLUZIONE DELLA POSIZIONE EUROPEA<\/p>\n<p>Questa posizione europea \u201clontana della realt\u00e0\u201d, spiega in un\u2019intervista Daniela Huber, responsabile del Programma Mediterraneo e Medio Oriente dell\u2019Istituto affari internazionali e autrice di The international dimension of the Israel-palestinian conflict (la dimensione internazionale del conflitto israeliano-palestinese), non \u00e8 sempre stata cosi: \u201cPrima degli accordi di Oslo, la comunit\u00e0 europea costituita da dodici membri contestava fortemente l\u2019approccio statunitense: parlava di diritto all\u2019autodeterminazione e di insediamenti illegali\u201d. Per Huber il cambiamento \u00e8 arrivato negli anni novanta quando gli Stati Uniti hanno incluso gli europei nel processo di Oslo. L\u2019Europa allora ha cominciato a cambiare vocabolario. Gli insediamenti non erano pi\u00f9 \u201cillegali\u201d ma \u201cillegittimi\u201d.<\/p>\n<p>Se negli anni ottanta i leader europei promuovevano il dialogo con l\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), considerata un\u2019organizzazione terroristica dagli statunitensi, si sono poi allineati sulle posizioni di Washington per non parlare con Hamas, che hanno cominciato a definire come un gruppo terroristico. Sulla questione dell\u2019autodeterminazione si sono ritrovati con un\u2019equazione impossibile da risolvere, spiega Huber: \u201cLa soluzione a due stati implica il diritto all\u2019autodeterminazione, che per\u00f2 \u00e8 impossibile da mettere in atto in una situazione dove c\u2019\u00e8 un occupante e un occupato\u201d.<\/p>\n<p>Il riposizionamento europeo, spiega Huber, \u00e8 arrivato in un momento in cui l\u2019ordine internazionale era dominato dagli Stati Uniti: in un\u2019Unione europea che si stava ampliando, la posizione americana metteva tutti d\u2019accordo. Storicamente quest\u2019atteggiamento ha fornito \u201cuna copertura\u201d pi\u00f9 che una soluzione al conflitto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>INCAPACIT\u00c0 O COMPLICIT\u00c0<\/p>\n<p>Ora questa stessa copertura proviene direttamente dall\u2019Europa. \u00c8 il riflesso di un\u2019Unione \u201cparalizzata dalle sue divisioni interne\u201d, scrive Le Monde, e sotto pressione per il crescente numero di leader di estrema destra, come l\u2019ungherese Viktor Orb\u00e1n, che ha stretto una forte alleanza con Netanyahu? Oltre a questo, un elemento ancora pi\u00f9 preoccupante sono le dichiarazioni britanniche e tedesche contro la Cpi \u2013 la cui creazione \u00e8 stata fortemente voluta da questi stessi paesi \u2013 che rimettono in discussione le basi del diritto internazionale umanitario.<\/p>\n<p>Su Foreign Policy, Benjamin Haddad esamina nel dettaglio le ragioni di questo cambiamento europeo: \u201cQuesta mutazione \u00e8 il simbolo di qualcosa di pi\u00f9 profondo. Di fronte agli attacchi terroristici negli ultimi anni, gli europei hanno sempre pi\u00f9 associato Israele a un paese che affronta sfide simili. Aurore Berg\u00e9, portavoce della R\u00e9publique en marche! \u2013 il partito del presidente Macron \u2013 al parlamento francese, ha dichiarato: \u2018Abbiamo un fronte comune con Israele: la lotta al terrorismo islamista\u2019. Pi\u00f9 che mai, \u00e8 ci\u00f2 che ci avvicina e questo spiega il cambiamento diplomatico in Europa\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo colpo a livello europeo \u00e8 stato dato dalla guerra civile siriana che ha raggiunto l\u2019apice nel 2013. L\u2019Unione da allora ha deciso di fortificare le sue frontiere e i migranti mediorientali sono stati circondati da \u201cun cerchio di fuoco\u201d, spiega Huber.<\/p>\n<p>La studiosa intravede comunque dei piccoli cambiamenti a livello europeo. Nelle universit\u00e0 il lavoro dello storico palestinese Rashid Khalidi sul colonialismo israeliano \u00e8 sempre pi\u00f9 studiato e nelle risoluzioni europee, su pressioni dei paesi nordici, si chiede di risalire alle \u201cradici\u201d del conflitto israelo-palestinese. Il parlamento irlandese ha approvato a maggio una mozione che condanna l\u2019\u201dannessione di fatto\u201d dei territori palestinesi da parte delle autorit\u00e0 israeliane. \u00c8 il primo dei 27 paesi dell\u2019Unione europea a farlo.<\/p>\n<p>*( Catherine Cornet, giornalista e ricercatrice)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Simone Pieranni*: VARIANTE DELTA NEL GUANGDONG, NUOVE CHIUSURE E SCALI PORTUALI NEL CAOS CINA. ATTIVATI 300 HOTEL IN TUTTA LA REGIONE PER LA QUARANTENA DEI VIAGGIATORI IN ARRIVO<\/strong>.<\/p>\n<p>Nei giorni scorsi il Guangdong, regione nel sud della Cina, ha registrato decine di nuovi casi confermati di Covid-19 trasmessi localmente. Sotto pressione, in particolare, c\u2019\u00e8 Guangzhou (Canton), mentre misure restrittive sono applicate in molte citt\u00e0 della regione. Pur in una situazione che viene considerata sotto controllo sono state imposte restrizioni a causa delle varianti.<\/p>\n<p>I racconti che arrivano dal sud ricordano quelli che arrivavano dalla Cina un anno fa (analogamente anche Vietnam e Australia hanno riadottato misure restrittive per via delle varianti): un lavoratore del porto di Yantian a Shenzhen, citt\u00e0 di oltre 17 milioni di abitanti, \u00e8 risultato positivo dopo 11 test di amplificazione degli acidi nucleici negativi. Da allora il suo villaggio \u00e8 stato sottoposto a test di massa. Guangzhou, Shenzhen e Foshan in momenti diversi hanno avviato test di massa dopo aver riscontrato nuove infezioni.<\/p>\n<p>La situazione pi\u00f9 a rischio \u00e8 quella di Guangzhou: nei giorni scorsi un uomo \u00e8 stato arrestato dopo aver violato la quarantena per andare a trovare i genitori, entrambi positivi. Un altro si \u00e8 scontrato con gli agenti che hanno richiesto il tampone per uscire da un\u2019area in lockdown, altri due sono stati arrestati per aver diffuso fake news sui contagi nella citt\u00e0. Come riportato dalla stampa locale \u00abLe autorit\u00e0 sono preoccupate che alcuni dei casi nel cluster del Guangdong riguardino il ceppo Delta altamente trasmissibile, rilevato per la prima volta in India e hanno cercato di fermare la diffusione con blocchi nelle aree colpite, restrizioni di viaggio imposte in tutta la provincia e test obbligatori\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLa variante ha un periodo di incubazione pi\u00f9 breve, una velocit\u00e0 di trasmissione pi\u00f9 elevata e una carica virale pi\u00f9 elevata, rendendo la situazione a Guangzhou completamente diversa dal passato\u00bb, ha affermato Zhang Zhoubin, vice capo del Centro per il controllo delle malattie. Per questo la situazione \u00e8 totalmente nuova, anche rispetto alla prima ondata: anche durante i giorni peggiori dell\u2019epidemia domestica nel 2020, Guangzhou \u00e8 rimasta una delle poche citt\u00e0 cinesi aperte al mondo.<\/p>\n<p>L\u2019aeroporto della citt\u00e0 ha ricevuto 43,8 milioni di viaggiatori nel 2020, rendendolo l\u2019aeroporto pi\u00f9 trafficato del mondo durante la pandemia. In questi giorni, invece, ci sono pi\u00f9 di 300 hotel in quarantena in tutta la regione del Guangdong per ricevere i viaggiatori in arrivo, che sono tenuti a prendere una quarantena obbligatoria di 14 giorni una volta arrivati in Cina. Questo si riverbera anche nei commerci perch\u00e9 analoghe chiusure sono applicate ai principali porti della regione, nelle scorse settimane, provocando ritardi e \u201ctraffico\u201d in un settore che gi\u00e0 risente di questo anno pandemico che sembrava superato<\/p>\n<p>*(<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Roberto Zanini*: TOO BIG TO PAY: LE ZERO TASSE DEI MILIARDARI USA. SCOOP FISCALE. PROPUBLICA RIVELA 15 ANNI DI DICHIARAZIONI DEI REDDITI DEI 25 UOMINI PI\u00d9 RICCHI DEL PAESE. VERSATO IN MEDIA IL 3,4% DEI PATRIMONI.<\/strong><\/p>\n<p>el 2011 l\u2019uomo pi\u00f9 ricco del mondo non ha pagato un dollaro di tasse federali: con una fortuna di 18 miliardi, Jeff Bezos ha chiesto un credito di 4.000 dollari per i figli. L\u2019ha ottenuto. Nel 2018 il secondo uomo pi\u00f9 ricco del mondo, Elon Musk, non ha pagato alcuna tassa federale. Dal 2014 al 2018 il decano mondiale dei finanzieri, Warren Buffett, ha pagato in tasse federali lo 0,98% dei 24 miliardi che ha accumulato.<\/p>\n<p>E NESSUN DIO ha fatto piovere pece e zolfo sulla citt\u00e0. Da ieri il Fbi e l\u2019Internal revenue service (l\u2019Agenzia delle entrate americana) hanno lanciato indagini sulla clamorosa fuga di dati fiscali pubblicata dalla testata online ProPublica: quindici anni di dichiarazioni dei redditi dei 25 uomini pi\u00f9 ricchi del paese. Tutto quello che hanno accumulato, tutto il poco o nulla che hanno pagato.<\/p>\n<p>ProPublica non \u00e8 una ong di sognatori. \u00c8 una testata online con elmetto e paradenti, che negli ultimi dieci anni ha vinto quattro Pulitzer, pubblicata dal 2007 da una societ\u00e0 senza scopo di lucro creata da Herbert e Marion Sandlers, marito e moglie newyorchesi che vendettero la loro banca e nel 2007 aprirono la loro innovativa redazione.<\/p>\n<p>PROPUBLICA non ha rivelato la sua fonte, dichiarando di \u00abaver ricevuto una vasta raccolta di dati in forma cruda\u00bb. \u00c8 il suo prestigio, e il meticoloso lavoro svolto per mesi, che ha fatto s\u00ec che ogni altra testata mondiale abbia preso quei dati per buoni.<\/p>\n<p>La Casa Bianca ha dichiarato \u00abillegale\u00bb la pubblicazione, il resto del mondo legge allibito. Nei quattro anni 2014-2018, i 25 top miliardari d\u2019America hanno visto la loro fortuna aumentare di 401 miliardi, e in quel periodo hanno pagato 13,6 miliardi in tasse federali.<\/p>\n<p>Un cifrone? Una barzelletta: \u00e8 il 3,4%. Meno di un quarto dell\u2019aliquota media delle famiglie americane, che incassano circa 65mila dollari l\u2019anno e pagano il 14%. Ed \u00e8 tutto legale. Lo scoop fiscale di ProPublica arriva in un momento delicato, in cui il neopresidente Biden parla di aumentare le tasse ai ricchi. Ma Biden vuole alzare dal 37% al 39% l\u2019aliquota sulle grandi fortune. Il problema \u00e8 che le grandi fortune non pagano il 37, e neanche il 3,7. Pagano il 3,4 \u2013 chi lo paga. Perch\u00e9 tra i paperoni d\u2019America va di moda non pagare nulla.<\/p>\n<p>NON HA PAGATO NULLA Jeff Bezos (Amazon) nel 2007 e nel 2011 \u2013 e in questo 2021, dopo aver bloccato l\u2019ingresso del sindacato, Amazon sta chiedendo finanziamenti pubblici. Non ha pagato nulla Elon Musk (Tesla) nel 2018. Ha pagato lo 0,98% in quattro anni il decano degli speculatori, Warren Buffett (Berkshire Hataway). George Soros non ha pagato nulla nel 2016, 2017 e 2018.<\/p>\n<p>L\u2019ex sindaco di New York Michael Bloomberg (gruppo Bloomberg Lp) ha pagato l\u20191,30% dei 10 miliardi di dollari che ha guadagnato nel 2018. Altre cifre seguiranno, promette ProPublica. Alla fine del 2018, i 25 paperoni valevano tutti insieme 1,1 trilione di dollari (un trilione, per chi non lo vedesse spesso, sono mille miliardi). Per fare la loro ricchezza ci vorrebbero 14,3 milioni di americani normali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA DISTRUZIONE DEI SISTEMI fiscali \u00abkeynesiani\u00bb avvenuta negli anni 80 e 90, e il concetto che i mercati sarebbero stati pi\u00f9 efficienti degli stati nel redistribuire risorse, hanno portato a questo brillante risultato. Il problema \u00e8 che l\u2019Irs, che pure ha 80mila dipendenti, continua a dare la caccia all\u2019income, al reddito, e lascia indisturbata la wealth, la ricchezza.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 nella ricchezza che i super-ricchi hanno il loro reddito. Nei clamorosi dati di ProPublica non c\u2019\u00e8 un solo reato, solo decenni di leggi fiscali pro-ricchezza. Lo scorso aprile gli economisti Emmanuel Saez e Gabriel Zucman avevano calcolato e reso pubblico che le grandi ricchezze esentasse d\u2019America valevano 2,7 trilioni (o mila miliardi). Nemmeno allora piovvero pece e zolfo.<\/p>\n<p>E all\u2019inizio dello stesso mese, la rivista Forbes \u2013 non il manifesto \u2013 aveva recensito 55 grandi aziende americane che non avevano pagato un solo dollaro di tasse federali, grazie al Tax cuts act firmato Donald Trump. C\u2019era il gotha del paese: Nike, FedEx, il gigante del food Archer Daniels Midlands, quello delle tv via cavo Dish Network, quello del software Salesforce\u2026 . Contro i primi tagli ai ricchi di George W. Bush, nel 2003 fu proprio Warren Buffett, all\u2019epoca arzillo 73enne, a scrivere un editoriale di fuoco sul Washington Post contro le \u00abtasse voodoo\u00bb, chiedendo di alzare le aliquote ai ricchi. Quell\u2019editoriale, in Europa lo pubblic\u00f2 soltanto il manifesto. Non accadde nulla. E il vecchio Warren si stuf\u00f2 e divent\u00f2 il recordman del taglio fiscale \u2013 dar\u00e0 tutto in beneficenza alla sua morte, dice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E QUI C\u2019\u00c8 UN ALTRO PROBLEMA: a parte pochi politici liberal, i soli che combattono davvero per tassare i ricchi sono\u2026 altri ricchi. Segnatamente il curiosissimo gruppo Patriotic Millionaires, un insieme di gente assai solvibile fondato da Morris Pearl, ex dirigente del fondo mammuth BlackRock (il pi\u00f9 grande investitore privato del mondo) e dall\u2019avvocato d\u2019affari Erica Payne. Pearl e Payne hanno scritto \u00abTax the rich\u00bb, la bibbia della fuga dal fisco, che denuncia tutti i trucchi. Farsi fare enormi prestiti garantiti dalle azioni possedute, e spendere e spandere quelli (non tassati) lasciando il malloppo al sicuro. Raccogliere beneficienza il cui principale beneficiato \u00e8 il raccoglitore stesso. Investire in opere d\u2019arte il cui valore cala o cresce sulla base di criteri fantasiosi.<\/p>\n<p>I Milionari Patriottici \u2013 per entrare nel gruppo serve un milione cash \u2013 propagandano il libro, organizzano show, premono su media e politica, fanno girare ovunque grandi insegne con le facce di Bezos o Musk e la scritta \u00abTax me if you can\u00bb, prova a tassarmi. La loro bandiera \u00e8 la Buffett rule, la regola Buffett, proprio quella proposta di aumenti per i ricchi che il vecchio megamiliardario Warren pretendeva \u2013 e che non ha mai applicato a se stesso.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una cosa \u00e8 vera: tassare il reddito \u00e8 facile, ma tassare la ricchezza \u00e8 tecnicamente un autentico incubo. L\u2019Irs ha da tempo gettato la spugna. Ma bisogner\u00e0 farlo. Prima che una jacquerie globale obblighi i ricchissimi esentasse a fuggire nelle stesse remote isolette che custodiscono i loro soldi.<\/p>\n<p>*(Roberto Zanini, caporedattore presso il manifesto)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>06 &#8211; LA GERMANIA FA I CONTI CON I CRIMINI COLONIALI IN NAMIBIA*: CON LA \u201cDICHIARAZIONE CONGIUNTA\u201d DEI GOVERNI DI NAMIBIA E GERMANIA SUL GENOCIDIO DEI POPOLI HERERO E NAMA TRA IL 1904 E IL 1908, PER LA PRIMA VOLTA UN\u2019EX POTENZA COLONIALE SI \u00c8 SCUSATA UFFICIALMENTE PER DEI CRIMINI DI MASSA CHE AVEVA ORDINATO. <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accordo raggiunto dai governi di Berlino e di Windhoek prevede che nei prossimi trent\u2019anni la Germania destini 1,1 miliardi di euro a progetti di sviluppo in Namibia.<\/p>\n<p>Agli occhi di alcuni, quest\u2019accordo potrebbe essere il modello per la riconciliazione tra altre ex potenze coloniali e i paesi che avevano occupato. \u00c8 la prima volta infatti che un ex colonizzatore riconosce un\u2019ingiustizia storica nell\u2019ambito di un dialogo tra stati. Tuttavia, questo compromesso ha dei limiti ed \u00e8 eccessivamente prudente, perch\u00e9 cerca di proteggere la Germania ed evita di creare dei precedenti. Inoltre nei negoziati non sono state sufficientemente coinvolte le comunit\u00e0 dei discendenti del genocidio, compromettendo le prospettive di una reale riconciliazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COME SI \u00c8 ARRIVATI ALL\u2019ACCORDO<\/p>\n<p>L\u2019accordo annunciato il 28 maggio \u00e8 il risultato di una lunga trattativa. Il punto di partenza fu il discorso pronunciato nel 2004 dalla ministra tedesca della cooperazione economica Heidemarie Wieczorek-Zeul in occasione nel centesimo anniversario della battaglia di Waterberg, che oppose le truppe coloniali tedesche ai ribelli locali herero ed \u00e8 considerata l\u2019inizio del genocidio. Negli anni successivi alla battaglia i tedeschi uccisero migliaia di appartenenti alle etnie herero e nama, e rinchiusero i sopravvissuti in campi di concentramento, costringendoli ai lavori forzati e ad altre atrocit\u00e0. Wieczorek-Zeul ammise che in Namibia fu condotta una \u201cguerra di sterminio, quella che oggi chiameremmo \u2018genocidio\u2019\u201d. E aggiunse: \u201cPerdonate le nostre violazioni e le nostre colpe\u201d.<\/p>\n<p>Nel 2011 Berlino fece un primo passo avanti restituendo alla Namibia i resti di vittime del genocidio. I teschi e altre parti dei corpi degli herero e dei nama uccisi erano stati portati in Germania per essere sottoposti a studi antropologici e anatomici, studi che contribuirono all\u2019elaborazione di una \u201cscienza della razza\u201d da parte dei nazisti.<\/p>\n<p>Nel 2015 il ministero degli esteri tedesco riconobbe che tra il 1904 e il 1908 in Namibia fu commesso un genocidio. Alla fine di quell\u2019anno cominciarono dei negoziati bilaterali, che nel corso del tempo hanno incontrato vari ostacoli. La Germania, preoccupata delle possibili conseguenze legali, ha voluto definire con esattezza la forma delle sue scuse. Era anche riluttante a usare il termine \u201cgenocidio\u201d e non ha mai accettato di pagare delle riparazioni. Ancora oggi sul processo in corso incombono i dubbi legati alle possibili implicazioni legali e sul fatto che questo accordo potrebbe costituire un precedente sia per la Germania sia per le altre ex potenze coloniali, aprendo la porta a nuove richieste di riparazioni, come quelle presentate da Grecia, Italia e Polonia per le atrocit\u00e0 compiute dai soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Con il compromesso trovato in Namibia, la Germania vorrebbe evitare di finire nella \u201ctrappola\u201d delle riparazioni. Ma gli 1,1 miliardi di euro promessi per i progetti di sviluppo in Namibia sono un prezzo troppo basso per liberarsi del rimorso. La cifra \u00e8 simbolica se paragonata al costo umano e ai danni materiali inflitti al paese africano. Secondo Vekuii Rukoro, leader della comunit\u00e0 herero, questa promessa \u00e8 una presa in giro.<\/p>\n<p>I finanziamenti tedeschi ammontano a 37 milioni di euro all\u2019anno per i prossimi trent\u2019anni. Al cambio attuale sono 618 milioni di dollari namibiani. Le previsioni di spesa del governo namibiano per il periodo 2021\/2022 sono di 67,9 miliardi di dollari namibiani. Per Windhoek quel denaro \u00e8 allettante: l\u2019economia nazionale \u00e8 in profonda recessione. Il covid-19 ha colpito un paese gi\u00e0 segnato da una grave crisi finanziaria. L\u2019iniezione di denaro \u00e8 ancora pi\u00f9 gradita, se si considera che il governo sta perdendo consensi. I fondi dovranno servire per la riforma terriera e per lo sviluppo delle infrastrutture rurali, energetiche e idriche, e per la scuola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IL RISCHIO DI PROTESTE<\/p>\n<p>Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier \u00e8 atteso in Namibia, dove presenter\u00e0 le sue scuse all\u2019assemblea nazionale. Tuttavia questo gesto ufficiale non pu\u00f2 sostituire uno scambio diretto con i discendenti delle comunit\u00e0 colpite, che hanno minacciato di accogliere Steinmeier con una protesta.<\/p>\n<p>Dopo la conclusione dei negoziati il ministero degli esteri tedesco ha precisato in un comunicato che il riconoscimento del genocidio non implica alcuna \u201crichiesta legale di risarcimento\u201d. Inoltre, \u201cil sostanzioso programma per la ricostruzione e lo sviluppo\u201d \u00e8 da considerarsi \u201cun gesto\u201d con cui la Germania \u201cha riconosciuto i propri torti\u201d. Viene da chiedersi se il \u201cgesto\u201d sia sufficiente. Considerando l\u2019ampiezza dei crimini commessi all\u2019inizio del secolo scorso, una maggiore empatia non avrebbe guastato. Inoltre un linguaggio cos\u00ec formale pu\u00f2 risultare umiliante e offensivo.<\/p>\n<p>La compensazione materiale non basta per la riconciliazione. Le devastanti conseguenze demografiche e socioeconomiche del genocidio non potranno mai essere compensate. Il miglioramento delle condizioni di vita dei discendenti delle vittime \u00e8 un elemento decisivo, ma per garantirlo non bastano i soldi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA COMPENSAZIONE MATERIALE NON BASTA PER LA RICONCILIAZION<\/p>\n<p>Altrettanto importante sarebbe un\u2019adeguata manifestazione di rimorso. Nella \u201cdichiarazione congiunta\u201d si legge che: \u201cIl governo e il popolo della Namibia accettano le scuse della Germania e credono che possano aprire la strada a una comprensione reciproca duratura e al consolidamento di un rapporto speciale tra i due paesi\u201d. Ma se non sono state adeguatamente consultate le comunit\u00e0 herero e nama, \u00e8 come se i due governi imponessero le condizioni che il popolo namibiano \u00e8 tenuto ad accettare.<\/p>\n<p>Con un processo lungo e difficile la Germania ha fatto importanti progressi nell\u2019affrontare le atrocit\u00e0 della shoah. La memoria di quella tragedia fa ormai parte del dna tedesco, come dimostra il memoriale costruito nel centro di Berlino. La Germania si \u00e8 riconciliata con la Francia e, in parte, anche con la Polonia per i crimini commessi durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Anche le atrocit\u00e0 compiute dalla Germania nelle sue imprese coloniali dovrebbero diventare parte della memoria nazionale tedesca. Da tempo si attende una commemorazione pubblica di questi crimini, a cominciare da quelli in Namibia.<\/p>\n<p>Gli accordi bilaterali tra i governi non possono sostituire la riconciliazione tra i popoli. I discendenti delle vittime del genocidio in Namibia sono facilmente rintracciabili, ma che dire dei carnefici? Come ha detto lo scrittore e attivista namibiano Jephta U. Nguherimo, \u201cil presidente Steinmeier dovrebbe porgere le sue scuse al Bundestag, in modo che il popolo tedesco scopra e comprenda fino in fondo questo genocidio taciuto\u201d. Finora non \u00e8 stato proposto nulla di simile.<\/p>\n<p>L\u2019accordo tra Germania e Namibia \u00e8 il risultato di un negoziato imperfetto tra governi. \u00c8 un passo avanti perch\u00e9 rompe la prolungata amnesia coloniale. La decolonizzazione e la riconciliazione, per\u00f2, devono essere un processo condiviso. I governi possono facilitarlo, ma non devono mai monopolizzarlo.<\/p>\n<p>(Traduzione di Andrea Sparacino) Questo articolo \u00e8 uscito sul sito The Conversation.<\/p>\n<p>*( Henning Melber, Reinhart K\u00f6ssler, The Conversation, Australia)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>O7 \u2013 Massimo Gaggi *: CORONAVIRUS. VACCINI, L\u2019AMERICA RALLENTA: SAR\u00c0 SUPERATA DALL\u2019ITALIA? LA DIFFIDENZA DEGLI AMERICANI IMPEDIR\u00c0 A BIDEN DI CENTRARE L\u2019OBIETTIVO DEL 70% DI IMMUNIZZATI ENTRO IL 4 LUGLIO. IN ITALIA, INVECE, CON QUESTO RITMO L\u2019IMMUNIT\u00c0 DI GREGGE POTREBBE ESSERE RAGGIUNTA ENTRO FINE AGOSTO.<\/strong> <strong>L&#8217;AMERICA RALLENTA: SAR\u00c0 SUPERATA DALL&#8217;ITALIA?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia che sorpassa gli Stati Uniti sulle vaccinazioni? Pu\u00f2 sembrare una battuta, ma in realt\u00e0 il quesito non \u00e8 poi cos\u00ec ozioso ora che nel nostro Paese stanno arrivando molte dosi e il meccanismo di distribuzione \u00e8 ormai ben oliato. Negli Stati Uniti, leader dei mondiale dei sieri immunizzanti, il problema si \u00e8 invece capovolto: non \u00e8 pi\u00f9 di offerta ma di domanda di vaccini. Nelle somministrazioni quotidiane il sorpasso \u00e8 gi\u00e0 a portata di mano: l\u2019Italia \u00e8 passata in poche settimane da quasi zero a oltre 600 mila inoculazioni quotidiane. Gli Stati Uniti sono scesi dalle 3,4 milioni di dosi giornaliere di aprile a meno di un milione. E la prospettiva \u00e8 quella di cali ulteriori perch\u00e9 l\u2019abbondanza di vaccini che tanto abbiamo invidiato (conosco gente arrivata a New York al mattino che di pomeriggio si \u00e8 vaccinata senza prenotazione e potendo scegliere tra Pfizer, Moderna e J&amp;J) continua a essere invidiabile, ma ormai serve a poco ai fini del raggiungimento dell\u2019obiettivo dell\u2019immunit\u00e0 di gregge.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 pi\u00f9 quello di riuscire a vaccinare chi lo vuole ed \u00e8 pronto a mettersi in fila nei centri: il problema \u00e8 diventato quello di fare campagne mirate andando a stanare e a convincere uno per uno i perplessi, i tanti scettici mentre pare non ci sia molto da fare con gli oppositori ideologici ai vaccini. E, complessivamente, gli americani restii a vaccinarsi sono molti pi\u00f9 degli italiani. Ci\u00f2 porta gli esperti a ritenere che Joe Biden \u2014 dopo aver brillantemente superato la prova dei suoi primi 100 giorni di presidenza riuscendo addirittura a raddoppiare le somministrazioni inizialmente promesse \u2014 non riuscir\u00e0 a centrare l\u2019obiettivo di arrivare a vaccinare il 70% della popolazione entro la festa nazionale del 4 luglio. Non per mancanza di vaccini \u2014 i frigoriferi sono pieni di dosi inutilizzate \u2014 ma per mancanza di braccia.<\/p>\n<p>Hanno fatto notizia i modi pi\u00f9 fantasiosi, o addirittura bizzarri, escogitati per incentivare le vaccinazioni \u2014 birre e ciambelle fritte gratis, biglietti per eventi sportivi ambiti, lotterie, in West Virginia vaccinandosi si pu\u00f2 anche vincere un fucile \u2014 ma tutto questo \u00e8 la conseguenza del rapido prosciugarsi del bacino degli americani intenzionati a vaccinarsi, una volta arrivati a immunizzare quella met\u00e0, circa, del Paese che aspettava con ansia la sua dose. Mentre il 70% di Biden rischia di diventare un miraggio, gli immunologi hanno, poi, alzato l\u2019obiettivo per l\u2019immunit\u00e0 di gregge dal 70% all\u201980-85% alla luce della maggiore trasmissibilit\u00e0 delle varianti. La prospettiva \u00e8 quella di un\u2019America a macchia di leopardo: avremo Stati dove si arriver\u00e0 all\u2019immunit\u00e0 (il Maine \u00e8 gi\u00e0 al 75% di vaccinati e presumibilmente le metropoli delle due coste, da New York a Los Angeles, centreranno l\u2019obiettivo) e altri nei quali, faticando a stare sopra il 60% di vaccinati, il virus continuer\u00e0 a circolare in modo endemico, sua pure depotenziato e pi\u00f9 controllabile, senza grandi emergenze ospedaliere.<\/p>\n<p>Qualche numero: a Chatttanooga, citt\u00e0 industriale del Tennessee, meno del 50% della popolazione ha ricevuto la prima dose. In Stati come l\u2019Oklahoma e il North Carolina siamo al 54%. Nello Utah, Provo e altre localit\u00e0 a sud di Salt Lake City che stanno diventando una piccola Silicon Valley zeppa di imprese tecnologiche, i cittadini pienamente vaccinati sono meno del 30%. Gli astenuti: un mix di giovani che si sentono invulnerabili e considerano l\u2019epidemia gi\u00e0 sconfitta e di conservatori ostili ai vaccini (le statistiche dicono che il 30% dei repubblicani e il 28% dei cristiani evangelici \u00e8 ideologicamente contrario alle immunizzazioni). In Italia, invece, come ha scritto sul Corriere Fabio Savelli, mantenendo il ritmo delle 600mila dosi al giorno \u00e8 tecnicamente possibile arrivare all\u2019immunit\u00e0 di gregge al 70% entro fine agosto (il generale Figliuolo oggi ha detto al Parlamento che l\u2019obiettivo \u00e8 di arrivare all\u201980% entro fine settembre). Se non \u00e8 un sorpasso sugli Usa, poco ci manca (ma forse lo sar\u00e0). Resta da vedere se questo livello baster\u00e0 per raggiungere la tanto sospirata herd immunity.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>08 \u2013 Vera Pegna*: Palestina. IL COMMENTO DELLA SETTIMANA. Attualmente circolano due proposte di soluzione alla cosiddetta questione israelo-palestinese. <\/strong><\/p>\n<p><strong>LA PRIMA<\/strong>, quella dei due popoli due Stati sostenuta dall\u2019intera diplomazia internazionale, attribuisce ai palestinesi non uno Stato sovrano bens\u00ec un territorio di circa il 20% della Palestina, collegato a Gaza con un tunnel e inframmezzato dagli insediamenti di 700.000 coloni israeliani comunicanti tra loro con dei cavalcavia di propriet\u00e0 israeliana; per giunta, questo non-Stato sarebbe totalmente dipendente da Israele per la fornitura di energia elettrica, telefonia mobile, aeroporto e altri servizi essenziali; n\u00e9 avrebbe come capitale Gerusalemme est, bens\u00ec un sobborgo di questa chiamato Abu Dis. Avete capito, palestinesi? \u00c8 prendere o lasciare.<\/p>\n<p><strong>DELLA SECONDA<\/strong> proposta, quella di un unico Stato per i due popoli, la diplomazia internazionale non parla, n\u00e9 tantomeno ne parlano i media. \u00c8 radicalmente diversa dalla prima, in quanto parte dalla constatazione della realt\u00e0 sul terreno, ovvero dal fatto che nel territorio della Palestina storica esiste un solo Stato, Israele \u2013 senza confini stabiliti \u2013 con a fianco e senza soluzione di continuit\u00e0 la Cisgiordania, cui si aggiunge Gaza; l\u2019intero territorio \u00e8 governato da un\u2019unica autorit\u00e0, il governo israeliano che, a suo piacimento, ne annette pezzi, erge muri e impone regimi politici diversi alle popolazioni ivi residenti: pieni diritti di cittadinanza agli ebrei, diritti minori ai palestinesi d\u2019Israele (chiamati arabi d\u2019Israele, cristiani, drusi, beduini s\u00ec da confondere la loro comune identit\u00e0 nazionale), apartheid per i palestinesi della Cisgiordania e ghettizzazione di Gaza.<\/p>\n<p>La differenza fra le due proposte salta agli occhi: quella dei due popoli due Stati garantisce a Israele, in cambio della sua funzione di difesa degli interessi occidentali nel Medio Oriente, il compimento del progetto sionista di uno stato ebraico in Palestina, con il minore numero possibile di palestinesi (si fa di tutto per farli uscire di scena ma loro non mollano); con ogni evidenza \u00e8 una proposta che parte, non dall\u2019intento di trovare una soluzione duratura di convivenza pacifica fra i due popoli, bens\u00ec da una visione verticistica e eurocentrica della difesa degli equilibri geopolitici della regione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA SECONDA<\/strong> proposta, quella di uno Stato due popoli, \u00e8 tab\u00f9 in quanto volta unicamente a una prospettiva pacificatrice; ma anche in quanto si pone in controtendenza rispetto alla visione geostrategica delle grandi potenze e dei loro alleati: quella di un\u2019Israele forte ed egemone in un Medio oriente di ex stati sovrani, anomici e in disgregazione (Afghanistan, Irak, Siria, Yemen, Libia).<\/p>\n<p>Non sopravaluto il crescente, anche se ancora limitato, gradimento che tale proposta suscita nei popoli interessati. Ai palestinesi \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaro che \u00e8 preferibile battersi per i propri diritti all\u2019interno di un unico Stato invece che accettare la resa incondizionata a Israele insita nella soluzione due popoli due stati. Fra gli israeliani la situazione \u00e8 pi\u00f9 complessa. Oltre il venti percento della popolazione \u00e8 composta da palestinesi, oltre il cinquanta percento \u00e8 di provenienza araba e sefardita (fra cui i miei avi) e solo il venti percento \u00e8 di origine europea; per\u00f2 \u00e8 quest\u2019ultimo gruppo che costituisce l\u2019establishment e, con l\u2019arroganza tipica dei colonialisti europei verso i popoli oppressi, ha sempre disprezzato tutto ci\u00f2 che \u00e8 arabo e sostenuto l\u2019equazione fra palestinese e terrorista; come pure i media israeliani, la cui libert\u00e0 \u00e8 valutata all\u2019ottantaseiesimo posto dal World Press Freedom Index. Tuttavia, se \u00e8 vero che l\u2019idea di convivere con i palestinesi non \u00e8 gradita alla grande maggioranza della popolazione, \u00e8 anche vero che si moltiplicano le imprese comuni e i matrimoni misti e che nascono gruppi di cittadini che militano a favore dello stato comune ai due popoli.<\/p>\n<p>Non sottovaluto le obiezioni, gli ostacoli, i ricatti e magari anche il peggio di cui sono capaci i potenti alla sola idea di perdere le loro posizioni di forza, ma nulla inficia la possibilit\u00e0 di prendere atto della realt\u00e0 e dichiarare l\u2019esistenza di uno Stato comune a entrambi i popoli; non domani, s\u2019intende, ma in prospettiva, perch\u00e9 appunto di prospettiva si tratta, cio\u00e8 di un processo politico lento, volto a svelenire il clima di odio diffuso e porre le basi di una convivenza pacifica. Non un sogno, ma un futuro possibile: a patto che lo si voglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211; Anna Lisa Bonfranceschi*:\u00a0 HOME SCIENZA MEDICINA<\/p>\n<p><strong>CI SERVIR\u00c0 UNA TERZA DOSE DI VACCINO CONTRO COVID-19<\/strong>?<\/p>\n<p>Il Wired Next Fest torna il 16 giugno con Next Generation &#8211; Scopri di pi\u00f9<\/p>\n<p>Probabile, ed \u00e8 per questo che gli studi nel campo procedono. Ma molto dipender\u00e0 dall&#8217;evoluzione del virus e della pandemia, oltre che dalla durata della risposta immunitaria vaccini<\/p>\n<p>Una, due, forse tre. E via a continuare, ogni anno. La questione dosi \u00e8 stata pi\u00f9 che mai centrale in tema di vaccini anti-Covid. Da sempre. Tralasciando le questioni tecniche \u2013 ricorderete la possibilit\u00e0 di estrarre pi\u00f9 dosi dalle fiale di vaccino \u2013 il numero di dosi \u00e8 stato centrale nelle discussioni di strategia ed efficacia vaccinali. A partire dal Regno Unito, con la scelta di vaccinare in massa il pi\u00f9 alto numero di persone con una sola dose inizialmente, fino alle evidenze in materia di efficacia contro le varianti (e pare, per esempio, una doppia dose faccia la differenza contro la variante delta (B.1.617.2, un ceppo della variante sequenziata in India).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre ormai la campagna anche da noi \u00e8 in pieno corso, con le ultime aperture, senza distinzioni di fascia di et\u00e0 o categorie, gi\u00e0 da qualche tempo si comincia a guardare al prossimo futuro. Si parla in sostanza gi\u00e0 di una possibile terza dose (eccezion fatta per Johnson &amp; Johnson, l\u2019unico al momento a prevederne una invece di due), a intendere pi\u00f9 generalmente un richiamo vaccinale. Servir\u00e0? Ogni anno? La risposta \u00e8 quanto mai sfumata, ma l\u2019idea praticamente condivisa \u00e8 che sia possibile e che ci si debba preparare.<\/p>\n<p>Lo sa bene Big Pharma, e da tempo. Solo a gennaio, infatti, poco dopo l\u2019approvazione del suo vaccino, Moderna per esempio annunciava di essere al lavoro con una sperimentazione per capire se una terza dose del suo prodotto, un booster, potesse aumentarne l\u2019efficacia, soprattutto nella lotta all\u2019emergere di nuove varianti. Il nodo varianti infatti, insieme all\u2019interrogativo o sulla durata dell\u2019immunit\u00e0 conferita da infezione naturale e vaccino, sono i temi centrali nelle discussioni sull\u2019utilit\u00e0 o meno di un richiamo, con versioni identiche del vaccino o aggiornate, ovvero mirate a combattere in modo pi\u00f9 specifico le varianti. Un vaccino ovvero che utilizza le informazioni genetiche delle varianti per la produzione della proteina spike contro cui indirizzare la risposta immunitaria, facilmente e rapidamente adattabile, soprattutto con la tecnologia dei prodotti a mRna. \u00c8 quello che ha fatto l\u2019azienda Moderna, lanciando una sperimentazione con un vaccino specifico per la variante beta B.1.351 (scoperta in Sud Africa), che stando ai risultati diffusi solo poche settimane fa riesce nell\u2019intento di potenziare la risposta immunitaria contro le varianti.<\/p>\n<p>L\u2019altro grande enigma di fronte alla necessit\u00e0 di uno (o pi\u00f9) possibili richiami, ha a che fare con la durata dell\u2019immunit\u00e0 acquisita dopo la vaccinazione (e pi\u00f9 in generale dopo l\u2019esposizione al coronavirus). Gli studi accumulati finora hanno prodotto dati un po\u2019 diversi tra loro, ma portano a credere che l\u2019immunit\u00e0 acquisita dopo l\u2019infezione, pur con qualche variabile da persona a persona, scemi nel tempo ma duri in generale almeno qualche mese, sei circa anche con i vaccini, forse anni, anche se non \u00e8 del tutto chiaro che livello di risposta immunitaria necessario a garantire protezione.<\/p>\n<p>La pubblicazione di uno studio recente in materia, che ha osservato la presenza di cellule che producono anticorpi a distanza di quasi un anno dalla guarigione, depone a favore dell\u2019esistenza di un\u2019immunit\u00e0 molto duratura, dovuta alla presenza di cellule a lunga sopravvivenza, capaci di produrre anticorpi contro il coronavirus potenzialmente per tutta la vita. Se questo sia sufficiente per\u00f2 a fornire protezione, di nuovo, non \u00e8 chiaro.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 per questo che servono studi, e dati. \u00c8 in questa direzione che va anche l\u2019iniziativa del Regno Unito che ha appena lanciato uno studio per capire se e quanto una terza dose di vaccino anti-Covid (diversi quelli testati) aiuti a potenziare la risposta immunitaria. Combinandone diversi, considerando che il booster, la terza dose potrebbe essere diversa da quelle ricevute in precedenza. Sono per\u00f2 in corso anche tentativi di combinazione con altri vaccini. Pfizer, per esempio, ha appena annunciato l\u2019intenzione di somministrare la terza dose del suo vaccino anti-Covid insieme a quello contro lo pneumococco negli adulti over 65.<\/p>\n<p>Le preparazioni sono in sostanza gi\u00e0 in atto, come dovuto, come ha commentato, tra gli altri anche l\u2019esperto statunitense Anthony Fauci interpellato sul tema. Sarebbe \u201csciocco\u201d non farlo, ha detto, pur considerando il clima di incertezza in cui ci troviamo. A fronte infatti dell\u2019incertezza sulla durata delle risposte immunitarie all\u2019infezione naturale e al vaccino, ci sono anche quelle che riguardano l\u2019evoluzione epidemiologica della pandemia, con la diffusione delle varianti e la loro capacit\u00e0 di evadere o meno i vaccini.<\/p>\n<p>Con diversi ormai approvati, e pur con studi ancora in corso, c\u2019\u00e8 chi si sbilancia a immaginare il tipo di booster che potremmo ricevere. Per esempio Nathan Bartlett, esperto di infezioni respiratorie della Newcastel Universiy, sulle pagine di The Conversation, spiegava come difficilmente sul lungo termine, se richiesto, la soluzione sar\u00e0 fare ricorso a vaccini ad adenovirus (come Astrazeneca o anche J&amp;). Non solo per i rari problemi di coagulazione associati ai vaccini, ma perch\u00e9 cicli ripetuti infatti con prodotti ad adenovirus rischiano di diventare sempre meno efficaci, perch\u00e9 il sistema immunitario risponde anche all\u2019adenovirus, interferendo sulla capacit\u00e0 di rilasciare il materiale genetico necessario per montare la risposta contro il coronavirus.<\/p>\n<p>*( Anna Lisa Bonfranceschi Contributor da WIRED)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Roberto Ciccarelli*: TASSA DEL 15% SULLE MULTINAZIONALI: \u00ab\u00c8 RIDICOLMENTE BASSA, PREMIATI GLI AUTORI DEGLI ABUSI FISCALI\u00bb. NEGLI ANNI OTTANTA ERA AL 50%\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Pagherete poco e non nemmeno tutto. Dure le reazioni critiche all&#8217;accordo fiscale tra i paesi dominanti al G7 di Londra. Oxfam: \u00abLa maggioranza dei paesi non accetter\u00e0 queste briciole\u00bb. Tax Justice Network: \u00abIl problema \u00e8 la distribuzione dei proventi, ora rischia di essere iniqua\u00bb. L&#8217;economista Gabriel Zucman, coordinatore dell&#8217;Osservatorio fiscale europeo: \u00abServe un&#8217;aliquota al 25%, il15% \u00e8 un tasso ridicolmente basso. Negli anni Ottanta era al 50%\u00bb<\/p>\n<p>Gabriel Zucman, il coordinatore dell\u2019osservatorio fiscale europeo presentato il primo giugno dalla Commissione Europea (Il Manifesto, 2 giugno) ritiene che un\u2019imposta del 15% sui profitti delle grandi multinazionali a livello globale sia \u00abun tasso ridicolmente basso\u00bb rispetto a quella che \u00e8 stata storicamente la norma e a quella che \u00e8 oggi la norma. A met\u00e0 degli anni Ottanta, l\u2019aliquota globale dell\u2019imposta sulle societ\u00e0 era del 50%. In quarant\u2019anni siamo passati dal 50 al 22%. Oggi, tutti i paesi del G7 (Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito) sono gi\u00e0 molto al di sopra di questa soglia. La proposta dell\u2019osservatorio \u00e8 fissare un\u2019aliquota del 25% che garantirebbe entrate per 170 miliardi di euro in pi\u00f9 ogni anno solo a livello europeo. Servirebbe a rompere la spirale della concorrenza fiscale che caratterizza ha trasformato l\u2019Ue in un casin\u00f2 dove i governi irlandesi, olandesi, lussemburghesi o ciprioti permettono alle multinazionali di sfuggire a una tassazione equa.<\/p>\n<p>SU QUESTA BASE \u00e8 possibile comprendere le critiche che hanno accolto ieri l\u2019intesa al G7 di Londra sulla tassa unica. L\u2019aliquota del 15% , da considerare una soglia minima, non ha soddisfatto chi ha presente la storia recente di un sistema fiscale che arricchisce i vincitori dell\u2019economia del mercato e impone salari pessimi e tasse stratosferiche sulle persone fisiche. Per Oxfam \u00e8 pi\u00f9 vicina alle aliquote vigenti nei paradisi fiscali come Irlanda, Svizzera o Singapore. Andrebbe alzata subito al 25%. \u00abL\u2019accordo non \u00e8 equo. \u00c8 un patto fiscale dall\u2019alto verso il basso mediato da soli sette paesi e deciso prima dell\u2019accordo globale atteso per quest\u2019estate. Avvantagger\u00e0 in modo schiacciante i paesi ricchi e aumenter\u00e0 la diseguaglianza. Miliardi di dollari di entrate persi nei paradisi fiscali ogni anno andrebbero ai paesi ricchi dove hanno sede la maggior parte delle grandi multinazionali come Amazon e Pfizer. Il G7 non pu\u00f2 aspettarsi che la maggioranza dei paesi del mondo accetti le briciole dalla sua tavola\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019ACCORDO di cui parla Oxfam \u00e8 quello che il G20 dovrebbe raggiungere un accordo a luglio. A settembre l\u2019Onu potrebbe iniziare i negoziati per formare un organismo intergovernativo che fissi le regole fiscali per tutti. Rispetto all\u2019accordo di ieri esistono proposte pi\u00f9 coraggiose avanzate dai paesi in via di sviluppo. L\u2019ha presentata l\u2019African Tax Administration Forum (Ataf), a nome di 38 paesi africani. Anche il G24 ha chiesto un sistema fiscale pi\u00f9 equo.<\/p>\n<p>LA PARTITA IN CORSO \u00e8 iniziata nel 2019 e coinvolge 140 paesi Ocse che stanno trattando su un pacchetto di riforme fiscali. Oltre alla percentuale dell\u2019aliquota, e il sistema di calcolo, il problema \u00e8 anche quello della distribuzione delle entrate aggiuntive. La proposta Ocse al momento privilegia i paesi pi\u00f9 ricchi dove le multinazionali hanno la loro sede. Questi paesi rappresentano il 45% del Pil lordo globale, anche se hanno solo il 10% della popolazione mondiale. Se redistribuiti solo al loro interno, ai G7 spetterebbe pi\u00f9 del 60% delle entrate aggiuntive (altri parlano del 75%). Dunque non solo il piccolo club dei paesi ricchi \u00e8 responsabile dei due terzi degli abusi fiscali commessi dagli anni Ottanta, ma godrebbe dell\u2019aumento dei proventi. Invece i paesi a basso reddito perderebbero una quota significativa delle loro entrate fiscali e guadagnerebbero pochissimo dalla tassa minima.<\/p>\n<p>IL GRUPPO di pressione di ricercatori e attivisti Tax Justice Network ha proposto il \u00abMinimum Effective Tax Rate\u00bb, un indice che permetterebbe di distribuire i proventi anche nei paesi dove si svolge l\u2019attivit\u00e0 economica reale delle multinazionali senza discriminare tra i paesi in cui hanno sede e quelli dove operano. L\u2019India guadagnerebbe tre volte in pi\u00f9 l\u2019importo stimato dall\u2019Ocse, quasi 13 miliardi di dollari. La Cina 32 miliardi di dollari. Il Brasile 10 miliardi di dollari contro 3 miliardi. Gli stessi paesi del G7 guadagnerebbero 250 miliardi di dollari invece di 170.<\/p>\n<p>LIZ NELSON di Tax Justice Network ci permette di capire come la partita in corso non sia solo numerica, ma profondamente politica. \u00abPotenze coloniali come il Regno Unito e l\u2019Olanda \u2013 ha detto \u2013 sono state determinanti nello sviluppo di un sistema fiscale globale abusivo che oggi deruba i paesi a basso reddito \u2013 dove vive la met\u00e0 della popolazione mondiale \u2013 di tasse equivalenti a pi\u00f9 della met\u00e0 dei loro bilanci di salute pubblica. Non dobbiamo dimenticare che furono i proprietari di schiavi ad essere compensati dall\u2019impero quando la schiavit\u00f9 fu abolita, invece degli schiavi stessi. Oggi non dobbiamo ripetere la storia e non dobbiamo premiare i peggiori autori di abusi fiscali globali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>10a &#8211; Gianni Trovati TASSA MINIMA GLOBALE: PER L\u2019ITALIA ENTRATE POTENZIALI DA 2,7 MILIARDI. IL MINISTRO FRANCO:\u2009\u00abORA L\u2019OK AL G20 DI VENEZIA, PER L\u2019ATTUAZIONE ALCUNI ANNI\u00bb. FISCO, ACCORDO G7: TASSA DEL 15% A SOCIET\u00c0 BIG TECH, I PUNTI CHIAVE, SUCCESSO POLITICO<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli effetti sui conti pubblici Il gettito per l\u2019Italia<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia l\u2019accordo di principio sulla minimun tax raggiunto al G7 di Londra rappresenta un successo politico e un\u2019entrata potenziale da 2,7 miliardi di euro. Ma mentre il primo \u00e8 sicuro, rafforzato dal fatto che il cambio di rotta statunitense alla base dell\u2019intesa si \u00e8 sviluppato nel corso della presidenza italiana del G20 e dovrebbe sfociare in un accordo pi\u00f9 ampio nella riunione veneziana dell\u20198-11 luglio, il secondo \u00e8 futuribile. E per essere tradotto in pratica ha bisogno di passaggi operativi complicati quanto essenziali sull\u2019adesione effettiva dei diversi Paesi controinteressati, sul rapporto fra aliquote legali e aliquote reali e sui meccanismi di raccolta e distribuzione del deficit fiscale a carico delle multinazionali interessate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SUCCESSO POLITICO<\/p>\n<p>Sabato \u00e8 stato il giorno dei festeggiamenti politici. Il premier Mario Draghi parla di \u00abpasso storico\u00bb, il commissario Ue Paolo Gentiloni lo definisce \u00abaccordo globale senza precedenti\u00bb e il ministro dell\u2019Economia Daniele Franco si dice fiducioso sul fatto che a Venezia \u00absi trover\u00e0 un\u2019intesa anche a livello di G20\u00bb. Ma l\u2019attuazione, ha riconosciuto Franco, richieder\u00e0 \u00abalcuni anni\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>GLI EFFETTI SUI CONTI PUBBLICI<\/p>\n<p>A calcolare i possibili effetti sui conti pubblici dei diversi Paesi \u00e8 l\u2019Osservatorio fiscale europeo, l\u2019organismo lanciato dalla commissione circa un anno fa e non a caso presentato ufficialmente il 1\u00b0 giugno, alla vigilia dell\u2019atteso accordo \u00abstorico\u00bb di Londra. Le preferenze dell\u2019organismo, che ha sede a Parigi ed \u00e8 diretto dall&#8217;economista francese Gabriel Zicman, sono orientate a un\u2019aliquota del 25%, che offrirebbe un gettito pi\u00f9 consistente.<\/p>\n<p>Fissando al 15% il pavimento fiscale per le multinazionali, nei calcoli dell\u2019organismo parigino l\u2019Europa riuscirebbe a raccogliere 48,3 miliardi di euro, mentre negli Stati Uniti il conto si attesterebbe a 40,7. La fetta pi\u00f9 ricca della torta fiscale europea spetterebbe al Belgio (10,5 miliardi), che per\u00f2 proprio sulle tasse ultraleggere per le multinazionali basa la propria politica fiscale aggressiva, finita pi\u00f9 volte al centro delle accuse comunitarie, e con Olanda, Irlanda e altri Paesi alza gli ostacoli principali all\u2019applicazione effettiva dell\u2019accordo di ieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IL GETTITO PER L\u2019ITALIA<\/p>\n<p>I 2,7 miliardi di quota italiana, poco pi\u00f9 della met\u00e0 rispetto ai 4,3 miliardi di pertinenza francese, si spiegano con alcune residue tassazioni agevolate incontrate in giro per il mondo dalle nostre (poche) multinazionali. Alcune sono societ\u00e0 pubbliche, come l\u2019Eni che opera in 72 Paesi e secondo l\u2019Osservatorio ha pagato nel 2019 poco pi\u00f9 di 4,73 miliardi di tasse e dovrebbe aggiungere un obolo da 171,5 milioni sull\u2019altare della minimun tax, o l\u2019Enel, che dovrebbe rafforzare con 356,3 milioni il proprio conto fiscale da 1,91 miliardi versato con le attivit\u00e0 realizzate in 15 Paesi. L\u2019altro settore interessato \u00e8 quello delle banche, ma solo ai piani pi\u00f9 alti, occupati da Intesa SanPaolo e Unicredit.<\/p>\n<p>Il terreno pi\u00f9 promettente, anche se privo al momento di cifre, \u00e8 quello della riallocazione, in base alla geografia delle vendite e non delle sedi legali, per le tasse delle multinazionali digitali. Anche l\u00ec l\u2019esperienza insegna che la strada dagli accordi politici alle regole operative \u00e8 lunga. Ma anche che i tentativi unilaterali portati avanti a livello nazionale hanno un valore pi\u00f9 simbolico che pratico. Lo dimostrano i 233 milioni del primo versamento della Digital Tax italiana: irrilevanti in un bilancio pubblico da 800 miliardi, e decisamente pi\u00f9 modesti anche rispetto ai 780 milioni stimati dal Mef. Un tentativo che sarebbe archiviato in caso di decollo operativo dell\u2019intesa di ieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>11\u00a0 &#8211;\u00a0 NEL MONDO<\/strong><\/p>\n<p>PAESI BASSI<\/p>\n<p>L\u20198 giugno i giudici del Meccanismo per i tribunali penali internazionali dell\u2019Aja, l\u2019organismo che nel 2018 ha preso il posto del Tribunale penale internazionale per l\u2019ex Jugoslavia, hanno confermato in appello la condanna all\u2019ergastolo di Ratko Mladi\u0107, l\u2019ex capo militare dei serbi di Bosnia. Mladi\u0107 \u00e8 stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l\u2019umanit\u00e0 durante la guerra in Bosnia (1992-1995).<\/p>\n<p>STATI UNITI<\/p>\n<p>L\u20198 giugno il senato ha approvato con un\u2019ampia maggioranza, in seguito a un accordo tra democratici e repubblicani, un progetto di legge che prevede investimenti per 250 miliardi di dollari nella scienza e nella tecnologia. L\u2019obiettivo del provvedimento \u00e8 contrastare la minaccia cinese. Cinquanta miliardi saranno destinati alla produzione dei semiconduttori, fondamentali per vari settori industriali, tra cui quello automobilistico e quello delle telecomunicazioni.<\/p>\n<p>STATI UNITI<\/p>\n<p>Secondo un\u2019inchiesta dell\u2019organizzazione indipendente ProPublica, presentata l\u20198 giugno, molti miliardari statunitensi eludono le imposte sul reddito. Il presidente di Amazon Jeff Bezos non ha pagato imposte federali nel 2007 e nel 2011, mentre il fondatore della Tesla Elon Musk non le ha pagate nel 2018. I venticinque statunitensi pi\u00f9 ricchi pagano in media al fisco cifre che corrispondono ad appena il 15,8 per cento del loro reddito.<\/p>\n<p>NICARAGUA<\/p>\n<p>L\u20198 giugno la polizia ha arrestato Juan Sebasti\u00e1n Chamorro e F\u00e9lix Maradiaga, candidati alle elezioni presidenziali del 7 novembre. Il 2 giugno era stata messa agli arresti domiciliari, dopo essere stata incriminata per riciclaggio, Cristiana Chamorro, considerata la principale avversaria del presidente Daniel Ortega. Tre giorni dopo era stato arrestato un altro oppositore, Arturo Cruz.<\/p>\n<p>FRANCIA<\/p>\n<p>L\u20198 giugno il presidente Emmanuel Macron \u00e8 stato schiaffeggiato da un uomo durante una visita ufficiale a Tain-l\u2019Hermitage, nel sudest del paese. Al momento dell\u2019aggressione l\u2019uomo, che \u00e8 stato arrestato insieme a un\u2019altra persona, ha gridato slogan monarchici e contro il \u201cmacronismo\u201d.<\/p>\n<p>NAZIONI UNITE<\/p>\n<p>Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all\u2019unanimit\u00e0 l\u20198 giugno l\u2019attribuzione di un secondo mandato per il segretario generale Ant\u00f3nio Guterres, che diriger\u00e0 quindi l\u2019organizzazione fino al 31 dicembre 2026. La conferma del portoghese Guterres sar\u00e0 presto formalizzata dall\u2019assemblea generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>12\u00a0 &#8211; Vanessa\u00a0 Barbara *: &#8211; IL PIANO CIMINALE DI BOLSONARO. L PRESIDENTE BRASILIANO, A QUANTO PARE, VOLEVA PORTARE IL PAESE ALL\u2019IMMUNIT\u00c0 DI GREGGE FACENDO CONTAGIARE NATURALMENTE LE PERSONE, INCURANTE DELLE CONSEGUENZE<\/strong><\/p>\n<p>Non capita spesso che un\u2019inchiesta parlamentare ci risollevi il morale. Ma \u00e8 esattamente quello che sta facendo l\u2019inchiesta del senato brasiliano cominciata il 27 aprile sulla gestione della pandemia. Mentre il covid continua a infuriare in tutto il Brasile, uccidendo pi\u00f9 di mille persone al giorno, l\u2019inchiesta potrebbe obbligare il presidente Jair Bolsonaro a rendere conto del suo operato (pi\u00f9 o meno). \u00c8 anche una grande distrazione dalla dura realt\u00e0. Trasmessa in streaming e dal canale Tv Senado, \u00e8 una dimostrazione stranamente affascinante di inettitudine e bugie. Ecco un esempio. Nel marzo 2020, mentre la pandemia si diffondeva, gli uffici della comunicazione del presidente hanno lanciato sui social network una campagna intitolata \u201cIl Brasile non pu\u00f2 fermarsi\u201d. Invitava le persone a non cambiare abitudini, affermando: \u201ci decessi legati al covid-19 tra adulti e giovani sono rari\u201d. Questa iniziativa, dura mente criticata, \u00e8 stata poi vietata da un giudice federale e infine dimenticata. Poi la trama si \u00e8 infittita. L\u2019ex capo della comunica zione del governo, Fabio Wajngarten, ha dichiarato agli inquirenti che non sapeva chi era il responsabile della campagna. Pi\u00f9 tardi si \u00e8 ricordato che effettivamente era stato il suo ufficio a svilupparla, ma ha detto che era partita senza autorizzazione. Un senatore ha chiesto l\u2019arresto di Wajngarten, che ha lanciato uno sguardo quasi poetico all\u2019orizzonte. Un momento straordinario. Non stupisce che all\u2019inchiesta s\u2019interessino molti brasiliani. Finora ci siamo goduti la testimonianza di tre ex ministri della sanit\u00e0, l\u2019ex ministro degli esteri, l\u2019ex direttore della comunicazione e il responsabile regionale della casa farmaceutica Pfizer. Il contenuto delle testimonianze \u00e8 scontato, eppure scandaloso: il presidente Jair Bolsonaro, a quanto pare, voleva portare il paese all\u2019immunit\u00e0 di gregge facendo contagiare naturalmente le persone, incurante delle conseguenze. Questo \u2013 immaginando un tasso di mortalit\u00e0 di circa l\u20191 per cento e il 70 per cento d\u2019infezioni come soglia plausibile per l\u2019immunit\u00e0 di gregge \u2013 significa che Bolsonaro prevedeva almeno 1,4 milioni di morti in Brasile. Ai suoi occhi i 450mila brasiliani morti finora di covid-19 sono come un lavoro lasciato a met\u00e0. Descritto cos\u00ec, il suo tentativo appare sconvolgente. Ma per i brasiliani governati da Bolsonaro non \u00e8 una sorpresa. Dopotutto \u00e8 sembrato che il presidente facesse tutto il possibile per facilitare la diffusione del virus. Ha passato il 2020 a parlare e ad agire contro ogni misura scientificamente provata per limitare la diffusione del virus. Il distanziamento sociale, ha di chiarato, \u00e8 una cosa per \u201cidioti\u201d. Le mascherine sono una \u201cfinzione\u201d. E i vaccini possono trasformarci in coccodrilli. Poi c\u2019\u00e8 stata l\u2019idrossiclorochina, il farmaco antimalarico che Bolsonaro ha promosso come cura miracolosa, nonostante tutti gli studi indicasse ro il contrario. E non finisce qui. Secondo Wajngarten e Carlos Murillo, il responsabile regionale della Pfizer, tra l\u2019agosto e il novembre del 2020 la casa farmaceutica si sarebbe pi\u00f9 volte offerta di vendere il suo vaccino al governo brasiliano, senza ricevere alcuna risposta. Considerando che il Brasile \u00e8 stato uno dei primi paesi a essere stati avvicinati dall\u2019azienda, una risposta rapida avrebbe garantito fino a 1,5 milioni di dosi alla fine del 2020, e altri 17 milioni nella prima met\u00e0 del 2021. E invece, dopo aver respinto altre tre offerte, il governo ha firmato un contratto a marzo, addirittura sette mesi dopo la prima offerta. Il primo milione di dosi \u00e8 arrivato alla fine di aprile. La campagna vaccinale, a causa delle negligenze del governo nel procurarsi le dosi, \u00e8 andata avanti a singhiozzo, con frequenti carenze di vaccini e una mancanza di forniture che ha portato a ritardi di produzione. Chiss\u00e0 se tutto questo faceva parte del piano. Quando \u00e8 stato chiesto al generale Eduardo Pazuello, ministro della salute brasiliano tra il maggio 2020 e il marzo 2021, perch\u00e9 il suo ministero avesse richiesto meno dosi di qualsiasi altro paese al Covax, il programma globale per la distribuzione del vaccino guidato dall\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, lui non ha battuto ciglio. Il procedimento, ha spiegato con disinvoltura, era troppo rischioso e i vaccini troppo costosi. Tutto qua. Il Brasile avrebbe potuto chiedere un numero di dosi sufficiente a immunizzare met\u00e0 della popolazione, ma si \u00e8 accontentato del die ci per cento. Sembra sempre pi\u00f9 chiaro che l\u2019obiettivo del go verno era l\u2019immunit\u00e0 di gregge. L\u2019amara ironia \u00e8 che forse \u00e8 impossibile raggiungerla. Nella citt\u00e0 di Manaus, dove a ottobre era stato infettato il 76 per cento della popolazione, il risultato non \u00e8 stato l\u2019immunit\u00e0, ma una nuova variante. L\u2019inchiesta del senato sta svelando lentamente una trama ordita da un gruppo di cattivi. Che poi i cattivi abbiano il castigo che si meri tano, \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>*(VANESSA\u00a0 BARBARA\u00a0 \u00e8 una giornalista e\u00a0 scrittrice brasiliana.\u00a0 Collabora con il\u00a0 quotidiano O Estado\u00a0 de S. Paulo. Ha scritto\u00a0 questa column per il\u00a0 New York Times.)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>13 &#8211; Joseph Stiglitz *: IL FALSO PROBLEMA DELL\u2019INFLAZIONE. UN LEGGERO AUMENTO DEL TASSO D\u2019INFLAZIONE NEGLI STATI UNITI E IN EUROPA HA SCATENATO LE ANSIE DEI MERCATI FINANZIARI. Il timore \u00e8 che il presidente statunitense Joe Biden abbia surriscaldato l\u2019economia con il pacchetto di salvataggio da 1.900 miliardi di dollari e una serie di piani di spesa aggiuntivi per infrastrutture, posti di lavoro e sostegno alle famiglie<\/strong>.<\/p>\n<p>Queste preoccupazioni sono premature, considerando la fa se d\u2019incertezza che stiamo attraversando. Non abbiamo mai affrontato una\u00a0 recessione indotta da una pandemia e caratterizzata da un declino sproporzionato del settore dei servizi, da un au mento della disuguaglianza e da un\u2019im pennata del tasso di risparmio. Non si sa nemmeno se o quando il covid-19 sar\u00e0 arginato a livello globale. Mentre valutiamo i rischi, dobbiamo prepararci per ogni evenienza. L\u2019amministrazione Biden ha correttamente valutato che fare troppo poco \u00e8 pi\u00f9 rischioso che fare troppo. Inoltre gran parte dell\u2019attuale pressione inflazionistica deriva da strozzature a breve termine dal lato dell\u2019offerta, che sono inevitabili quando si rimette in moto un\u2019economia. Non ci manca la capacit\u00e0 globale di costruire automobili o microchip; il punto \u00e8 che quando tutte le auto nuove usano microchip e la domanda di auto ristagna a causa dell\u2019incertezza, la produzione di microchip viene ridotta. Pi\u00f9 in generale, coordina re tutti gli input di produzione in un\u2019economia globale complessa \u00e8 un compito difficile, che tendiamo a dare per scontato.<\/p>\n<p>Ora che il normale funzionamento \u00e8 stato inter rotto, ci saranno dei colli di bottiglia che si tradurranno nell\u2019aumento dei prezzi di alcuni prodotti. Ma questi movimenti non alimenteranno le aspettative di un rialzo dei prezzi generando una spinta inflazionistica, soprattutto visto l\u2019eccesso di capacit\u00e0 complessiva a livello mondiale. Negli Stati Uniti, un paese caratterizzato da disuguaglianze profonde che la pandemia ha messo a nudo, un mercato del lavoro rigido \u00e8 proprio quello che ci vuole.<\/p>\n<p>Quando la domanda di lavoro \u00e8 forte, i salari pi\u00f9 bassi aumentano e i gruppi emarginati entrano nel mercato. Naturalmente, quanto esattamente sia rigido il mercato del lavoro statunitense \u00e8 oggetto di dibattito, viste le denunce di carenza di manodopera nonostante l\u2019occupazione sia ancora nettamente sotto i livelli di prima della crisi. Anzich\u00e9 farci prendere dal panico per l\u2019inflazione manda aggregata quando finiranno le agevolazioni fiscali straordinarie. Molte persone povere hanno accumulato debiti: in alcuni casi, pi\u00f9 di un anno di affitti arretrati a causa del blocco provvisorio degli sfratti. \u00c8 improbabile che la riduzione della spesa delle famiglie indebitate sia compensata da quelle pi\u00f9 ricche, che durante la pandemia hanno accumulato risparmi. Dato che la spesa per i beni di consumo durevoli \u00e8 rimasta alta negli ultimi 16 mesi, \u00e8 probabile che i ricchi impiegheranno questo risparmio come impiegherebbero qualsiasi altro guadagno inatteso: investendolo o spendendolo nel corso degli anni. In mancanza di nuova spesa pubblica, l\u2019economia rischia di soffrire di nuovo di una domanda aggregata insufficiente. Inoltre, anche se le pressioni inflazionistiche dovessero diventare davvero preoccupanti, ci sono diversi strumenti per raffreddare la domanda (e il loro utilizzo rafforzerebbe le prospettive a lungo termine dell\u2019economia).<\/p>\n<p>Anzitutto c\u2019\u00e8 la politica dei tassi d\u2019interesse della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. L\u2019ultimo decennio con tassi d\u2019interesse vicini allo zero non \u00e8 stato sano. Tornare a tassi d\u2019interesse normali sarebbe una buona cosa, anche se i ricchi, i principali beneficiari di questa era, non sarebbero d\u2019accordo.<\/p>\n<p>Alcuni commentatori temono che la banca centrale non interverr\u00e0 quando sar\u00e0 necessario. Io penso invece che le dichiarazioni della Fed colgano nel segno e spero che la sua posizione cambier\u00e0 se e quando cambieranno i dati. L\u2019istinto di combattere l\u2019inflazione fa parte del DNA dei banchieri centrali. Se ora non la considerano il problema principale, non dovremmo farlo nemmeno noi.<\/p>\n<p>Il secondo strumento \u00e8 l\u2019aumento delle tasse. Garantire la salute dell\u2019economia richiede molti pi\u00f9 investimenti pubblici, che dovranno essere finanziati.\u00a0 Il rapporto tra tasse e pil degli Stati Uniti \u00e8 troppo basso, soprattutto alla luce delle disuguaglianze. C\u2019\u00e8 bisogno di una tassazione pi\u00f9 progressiva e di pi\u00f9 tasse ambientali per far fronte alla crisi climatica. Ma \u00e8 comprensibile che il governo esiti a introdurre nuove imposte, viste le condizioni economiche precarie.<\/p>\n<p>L\u2019attuale dibattito sull\u2019inflazione va preso per quello che \u00e8: fumo negli occhi creato da chi vuole ostacolare il tentativo dell\u2019amministrazione Biden di affrontare alcuni problemi fondamentali degli Stati Uniti. Per riuscirci serve pi\u00f9 spesa pubblica. Il paese finalmente ha la fortuna di avere una leadership che non \u00e8 disposta a cedere agli allarmismi.<\/p>\n<p>*<em>(JOSEPH STIGLITZ<\/em> , insegna economia\u00a0 alla Columbia\u00a0 university. \u00c8 stato\u00a0 capo economista\u00a0 della Banca mondiale\u00a0 e consulente\u00a0 economico del\u00a0 governo statunitense.\u00a0 Nel 2001 ha vinto il\u00a0 premio Nobel )<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 \u2013 On. A. Schir\u00f2 (Pd): Riduzione IMU, le risposte del MEF e gli italiani all\u2019estero. In attesa dei chiarimenti ufficiali del MEF, che speriamo <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=35694\" title=\"n\u00b0 24\/12 Giugno 2021\u00a0 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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