{"id":34836,"date":"2021-04-16T22:00:56","date_gmt":"2021-04-16T22:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=34836"},"modified":"2021-04-16T22:59:27","modified_gmt":"2021-04-16T22:59:27","slug":"n-16-17-aprile-2021-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero-ed-altre-comunicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=34836","title":{"rendered":"n\u00b0 16 &#8211; 17 Aprile 2021\u00a0 &#8211; RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p>01 &#8211; Anna Maria Merlo*: Iscritti all\u2019Aire nel limbo dell\u2019incertezza. Vaccini. Il problema degli italiani residenti all\u2019estero ma tornati temporaneamente. La trafila burocratica \u00e8 nelle mani del generale Figliuolo, che ha fatto valere degli \u00abostacoli tecnici\u00bb: dalla mancanza di tessera sanitaria al medico di base.<\/p>\n<p>02 &#8211;\u00a0 Deputate Pd Estero*: abbiamo rinnovato la richiesta al ministro speranza e al commissario Figliuolo di ammettere alla vaccinazione gli iscritti aire temporaneamente in Italia.<\/p>\n<p>03 &#8211; Schir\u00f2 (Pd): avviare le trattative con la spagna per un accordo bilaterale sul riconoscimento della doppia cittadinanza.<\/p>\n<p>04 &#8211; Deputate Pd Estero*: adottare subito forme di sostegno e ristoro per le associazioni italiane all\u2019estero1<\/p>\n<p>05 &#8211; Deputate Pd Estero*: soddisfazione per l\u2019approvazione della legge sui diritti del personale a contratto delle sedi estere,<\/p>\n<p>06 \u2013 SCIENZA*: 46 milioni di visite mediche in meno a causa della pandemia. Tra 2019 e 2020 c&#8217;\u00e8 stata una riduzione del 31% di visite specialistiche e accertamenti diagnostici, dice il Censis. E il costo di questa mancanza lo sosterremo nei prossimi anni<\/p>\n<p>07 &#8211; Guido Viale*: che il capitalismo non sia che un bozzolo entro cui cresce una larva pronta a trasformarsi in farfalla.<\/p>\n<p>08 &#8211; Mario Agostinelli e Alfiero Grandi la transizione ecologica non ha alternative.<\/p>\n<p>09 &#8211; AMERICA CENTRALE. Il declino delle potenti famiglie dell\u2019America Centrale.<\/p>\n<p>10 &#8211; Luigi Mastrodonato*: L&#8217;Europa e il divano della vergogna. La presidente della Commissione europea lasciata senza una sedia \u00e8 il simbolo di un&#8217;Europa che sulla Turchia e sul Mediterraneo orientale ha preferito non scegliere.<\/p>\n<p>11 &#8211; Chi \u00e8 Maria Chiara Carrozza, nuova presidente del Cnr. Ordinaria di bioingegneria industriale presso la Scuola superiore Sant\u2019Anna di Pisa, \u00e8 stata ministra dell&#8217;Istruzione, Universit\u00e0 e ricerca tra il 2013 e il 2014.<\/p>\n<p>12 &#8211; Luciana Castellina*: Il disastro della terra si chiama capitalismo.<\/p>\n<p>13 &#8211; Ilaria Betti*: Perch\u00e9 AstraZeneca costa meno degli altri vaccini (e Pfizer di pi\u00f9)? Pfizer schizza a 19,50 euro a dose, AstraZeneca rimane intorno ai due euro. Anna Rubartelli, docente presso l\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano: &#8220;Non \u00e8 questione di efficacia\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Anna Maria Merlo*: <strong>ISCRITTI ALL\u2019AIRE NEL LIMBO DELL\u2019INCERTEZZA. VACCINI. IL PROBLEMA DEGLI ITALIANI RESIDENTI ALL\u2019ESTERO MA TORNATI TEMPORANEAMENTE. LA TRAFILA BUROCRATICA \u00c8 NELLE MANI DEL GENERALE FIGLIUOLO, CHE HA FATTO VALERE DEGLI \u00abOSTACOLI TECNICI\u00bb: DALLA MANCANZA DI TESSERA SANITARIA AL MEDICO DI BASE.<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un grosso buco nella campagna di vaccinazione: i cittadini iscritti all\u2019Aire (anagrafe italiani residenti all\u2019estero), che non possono vaccinarsi in Italia, anche se sono temporaneamente in patria e non riescono a tornare nel luogo di residenza all\u2019estero a causa delle semi-chiusure delle frontiere e delle molteplici norme tutte diverse varate nell\u2019absurdistan europeo (e mondiale) dell\u2019anti-Covid, tra test obbligatori e quarantene pi\u00f9 o meno lunghe.<\/p>\n<p>Ci sono pi\u00f9 di 5 milioni di iscritti all\u2019Aire (pi\u00f9 di 3 milioni di residenti in Europa), cio\u00e8 una popolazione simile a quella della Danimarca. Certo non tutti sono in Italia in questo momento, ma il problema riguarda centinaia di migliaia di persone, che si trovano in un limbo rischioso non solo per loro stessi ma anche per gli altri, visto che il vaccino \u00e8 una questione di salute pubblica. Il deputato Massimo Ungaro, eletto con il Pd nel 2018 tra i rappresentanti degli italiani all\u2019estero nella circoscrizione Europa, oggi a Italia Viva, si sta occupando di correggere questo bug. Pi\u00f9 di un mese fa, il 10 marzo ha presentato un odg per garantire a tutti gli iscritti Aire temporaneamente in Italia il diritto ad accedere al vaccino. \u00abIl governo ha accolto questa domanda \u2013 spiega Ungaro \u2013 la bozza dell\u2019ordinanza \u00e8 pronta\u00bb, ma ci vorranno ancora giorni se non settimane \u2013 la promessa governativa \u00e8 per fine aprile al massimo \u2013 per rendere operativo questo diritto. A questo punto, toccher\u00e0 alle Regioni organizzare la vaccinazione per questa parte di italiani.<\/p>\n<p>La trafila burocratica \u00e8 nelle mani del generale Figliuolo, che ha fatto valere degli \u00abostacoli tecnici\u00bb: tra questi, c\u2019\u00e8 il fatto che gli italiani iscritti all\u2019Aire non hanno la tessera sanitaria e quindi evidentemente il medico di base. La burocratizzazione all\u2019eccesso della campagna vaccinale fa qui nuove vittime. Alcuni, per di pi\u00f9, non hanno neppure il codice fiscale. Il problema sarebbe la \u201ctracciabilit\u00e0\u201d della somministrazione del vaccino. Ma basta guardare al di l\u00e0 delle frontiere per vedere che la questione della \u201ctracciabilit\u00e0\u201d \u00e8 stata risolta. Lo ha fatto, per esempio, la Francia, che vaccina tutti i residenti, francesi o stranieri, anche se questi ultimi non hanno la carte vital (tessera sanitaria): \u00e8 stata creata una scheda specifica per il Covid (del resto, anche i sans papiers, che non hanno nessun documento, vengono vaccinati).<\/p>\n<p>Le Regioni si barricano dietro la burocrazia per non dare risposte ai cittadini residenti all\u2019estero che chiedono spiegazioni. Alla Regione Piemonte e all\u2019Asl di Torino, per esempio, vengono date risposte confuse e contraddittorie, il cittadino \u00e8 rimbalzato da un numero di telefono a un altro, da un numero verde a una mail \u201cinfo Covid\u201d e, alla fine, mandato chiaramente a quel paese. In sostanza, nessuno sa niente e i burocrati, a tutti i livelli, non sembrano aver intenzione di fare nessuno sforzo per trovare una risposta.<\/p>\n<p>La soluzione dovrebbe venire dall\u2019ordinanza del governo, sempre che il generale degli Alpini trovi il tempo di occuparsi di 5 milioni di italiani, che, tra l\u2019altro, vivono tra due paesi e hanno bisogno di potersi spostare. Oggi, il Parlamento europeo discute del \u201cpass\u201d sanitario, sarebbe grave che i soli a non poterlo avere fossero gli iscritti all\u2019Aire.<\/p>\n<p>(Anna-Maria Merlo-Poli (laurea in filosofia e dottorato in storia dell&#8217;economia) \u00e8 corrispondente de &#8220;Il Manifesto&#8221; in Francia dall\u20191988. Ha collaborato a lungo per &#8220;Il Messaggero&#8221; e ora \u00e8 anche corrispondente de &#8220;Il Giornale dell&#8217;Arte&#8221;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; \u00a0DEPUTATE PD ESTERO*: ABBIAMO RINNOVATO LA RICHIESTA AL MINISTRO SPERANZA E AL COMMISSARIO FIGLIUOLO DI AMMETTERE ALLA VACCINAZIONE GLI ISCRITTI AIRE TEMPORANEAMENTE IN ITALIA.<\/strong> 15 APRILE 2021<\/p>\n<p>Abbiamo rivolto nuove e pressanti sollecitazioni al Ministro della salute, on. Speranza, e al Commissario per l\u2019emergenza, generale Figliuolo, affinch\u00e9 si apra finalmente la fase operativa per la vaccinazione dei cittadini italiani iscritti all\u2019AIRE temporaneamente presenti in Italia e impossibilitati per varie ragioni a ritornare nei loro paesi di residenza.<\/p>\n<p>Dopo la richiesta rivolta al Commissario Figliuolo nel corso dell\u2019audizione in Parlamento, durante la quale un suo collaboratore ha risposto che si stavano studiando i passaggi tecnici per ammettere i cittadini AIRE in Italia alle prenotazioni, abbiamo scritto nuovamente al Commissario per l\u2019emergenza per sapere se tali procedure fossero state definite e, soprattutto, quando si potr\u00e0 passare alla fase operativa.<\/p>\n<p>Oggi, inoltre, nel corso dell\u2019informativa resa alla Camera dal Ministro Speranza sul piano di vaccinazione, abbiamo chiesto al collega Vito De Filippo, intervenuto a nome del Gruppo PD, di proporre di nuovo la questione allo stesso ministro. Cosa che l\u2019on. De Filippo ha fatto a nome di tutto il PD, elevando l\u2019autorevolezza e la forza della nostra richiesta.<\/p>\n<p>Restiamo in vigile attesa degli sviluppi della questione e soprattutto della conferma che la situazione si \u00e8 finalmente sbloccata.<\/p>\n<p>Per la ripartizione Nord e Centro America: Francesca La Marca<\/p>\n<p>Per la ripartizione Europa: Angela Schir\u00f2<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>03 &#8211; SCHIR\u00d2 (PD): AVVIARE LE TRATTATIVE CON LA SPAGNA PER UN ACCORDO BILATERALE SUL RICONOSCIMENTO DELLA DOPPIA CITTADINANZA.<\/strong><\/p>\n<p>La Spagna \u00e8 uno dei paesi di elezione degli italiani che vanno all\u2019estero. Sono ormai 275.000 i connazionali ufficialmente censiti che vi risiedono e addirittura 340.000 quelli che hanno dichiarato di esservi domiciliati. L\u2019afflusso non si \u00e8 fermato nemmeno durante la pandemia, tant\u2019\u00e8 che nel corso del 2020 vi sono arrivati altri 7000 connazionali, il 2,5% in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Eppure, agli italiani che vi risiedono non \u00e8 data la possibilit\u00e0 di acquisire la cittadinanza spagnola conservando quella italiana, in quanto l\u2019ordinamento di quel paese, in cambio della concessione della cittadinanza, al compimento del diciottesimo anno di et\u00e0 richiede la rinuncia a quella originaria. Il contrario di ci\u00f2 che accade in Italia alle coppie italo-spagnole e ai loro figli, che possono avere permanentemente la doppia cittadinanza.<\/p>\n<p>Di recente, un incontro tra il primo ministro spagnolo e quello francese ha sbloccato la questione della doppia cittadinanza per i cittadini dei due paesi, accogliendo un orientamento abbastanza diffuso e consolidato a livello europeo. A questo punto, diventa ancora pi\u00f9 stridente l\u2019esclusione degli italiani da questa possibilit\u00e0, tanto pi\u00f9 che i rapporti tra i due paesi sono ottimi, le affinit\u00e0 culturali profonde, gli interessi reciproci del tutto evidenti essendo l\u2019Italia il secondo partner commerciale della Spagna e la Spagna il sesto mercato di riferimento dei prodotti italiani.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, raccogliendo una sollecitazione del COMITES di Madrid, mi sono fatta interprete a livello istituzionale di questa esigenza, chiedendo con un\u2019interrogazione al Ministro degli affari esteri di avviare al pi\u00f9 presto i contatti con le autorit\u00e0 spagnole al fine di stipulare un accordo bilaterale volto al reciproco riconoscimento della doppia cittadinanza sia per i cittadini spagnoli che per quelli italiani.<\/p>\n<p>(Angela Schir\u00f2 Deputata PD &#8211; Rip. Europa &#8211; Camera dei Deputati)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>04 \u2013 \u00a0<strong>DEPUTATE PD ESTERO: ADOTTARE SUBITO FORME DI SOSTEGNO E RISTORO PER LE ASSOCIAZIONI ITALIANE ALL\u2019ESTERO1<\/strong>, 6 aprile 2021<\/p>\n<p>Le misure decise da molti paesi per contrastare il contagio da Coronavirus e il fermo delle attivit\u00e0 che esse hanno comportato stanno producendo effetti preoccupanti anche per la vita delle migliaia di associazioni italiane presenti e attive nel mondo, vero punto di forza dell\u2019italianit\u00e0 in ambito globale.<\/p>\n<p>Queste associazioni, fino all\u2019insorgere della pandemia, hanno alimentato le proprie attivit\u00e0 tramite i ricavi di eventi e incontri o di piccole attivit\u00e0 di intrattenimento che hanno consentito annualmente di coprire le spese vive di gestione. Il fermo di oltre un anno ha fatto s\u00ec che siano venute a mancare le pur limitate risorse per far fronte alle spese ordinarie, quali i canoni di affitto delle sedi, le rate condominiali, il riscaldamento, le bollette della luce e cos\u00ec via. Alcuni sodalizi hanno dovuto gi\u00e0 disdire i contratti di affitto o sono diventati morosi per altri adempimenti. In diverse realt\u00e0, tali sodalizi, essendo considerati associazioni di svago, non hanno rilevanza fiscale, sicch\u00e9 non sono rientrati nei provvedimenti di ristoro adottati dalle autorit\u00e0 del posto.<\/p>\n<p>Se non si interviene presto con forme straordinarie di sostegno, rischiamo di trovarci con una rete associativa lacerata e ristretta: un grave danno sia per le nostre comunit\u00e0 all\u2019estero che per gli interessi del nostro paese.<\/p>\n<p>Per questo, abbiamo scritto al responsabile della Direzione generale per gli italiani all\u2019estero del MAECI, Ministro Plenipotenziario Luigi Maria Vignali, per chiedere di avviare un piano generale di sostegno e ristoro per le associazioni in difficolt\u00e0 o, quanto meno, l\u2019ammissione di quelle pi\u00f9 esposte ai fondi per l\u2019assistenza straordinaria per gli italiani all\u2019estero, rafforzati di due milioni proprio a seguito di un nostro emendamento.<\/p>\n<p>La risposta del Ministro Vignali, a sua volta, sottolinea le problematicit\u00e0 di un simile intervento sia per il fatto che la maggior parte delle associazioni non ha personalit\u00e0 giuridica che possa giustificare un trasferimento di fondi sia per la scelta di dedicare i nuovi fondi dell\u2019assistenza al sostegno delle piccole attivit\u00e0 messe in crisi dalla pandemia.<\/p>\n<p>Restiamo convinte, tuttavia, della necessit\u00e0 e dell\u2019urgenza di una tale iniziativa per cui, con gli strumenti parlamentari adeguati, ci rivolgeremo al Governo perch\u00e9 prenda in considerazione la necessit\u00e0 e l\u2019urgenza di un intervento di ristoro del mondo associativo italiano all\u2019estero sulla base di criteri compatibili con il complesso quadro giuridico e con le situazioni locali.<\/p>\n<p>* (Per la ripartizione Europa: On. Angela Schir\u00f2 &#8211; Per la ripartizione Nord e Centro America: On. Francesca La Marca)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 &#8211; <strong>DEPUTATE PD ESTERO: SODDISFAZIONE PER L\u2019APPROVAZIONE DELLA LEGGE SUI DIRITTI DEL PERSONALE A CONTRATTO DELLE SEDI ESTERE,<\/strong> 16 aprile 2021<\/p>\n<p>\u201cSalutiamo con soddisfazione l\u2019approvazione definitiva, avvenuta in Senato, della legge riguardante il personale a contratto che presta la sua opera all\u2019estero presso le ambasciate, i consolati e gli istituti di cultura.<\/p>\n<p>Si tratta di una platea di circa 2.700 persone che non hanno avuto finora certezza di diritti, gratificazioni salariali e riconoscimento del ruolo sempre pi\u00f9 sostanziale che di fatto sono chiamati a svolgere nella nostra rete estera. Eppure, esse hanno dovuto farsi carico della enorme quantit\u00e0 di lavoro da riassorbire a causa della diminuzione, per il blocco del turnover, di 1300 persone nella pianta organica del MAECI, e del moltiplicarsi delle funzioni addossate alla rete diplomatico-consolare nel corso degli anni<\/p>\n<p>Ci piace ricordare che il gruppo del PD ha fatto proprio da tempo l\u2019obiettivo di riconoscere diritti e giusto trattamento a questo personale, a partire dalle lontane iniziative dell\u2019on. Marco Fedi, che negli anni passati fu il primo ad ottenere una normativa di tutela dei diritti sindacali di tali lavoratori.<\/p>\n<p>Nel passaggio della legge alla Camera, poi, abbiamo avuto il piacere di esprimere il convinto consenso a nome del nostro gruppo con le motivazioni raccolte nell\u2019intervento in aula pronunciato dalla deputata La Marca, il cui testo \u00e8 consultabile al seguente link.<\/p>\n<p>Ci auguriamo che il passo compiuto si riveli non solo giusto per i lavoratori interessati, ma utile per dare maggiore stabilit\u00e0 ed efficienza al sistema dei servizi al quale quotidianamente fanno ricorso i nostri connazionali all\u2019estero&#8221;.<\/p>\n<p>*( Per la ripartizione Nord e Centro America: Francesca La Marca &#8211; Per la ripartizione Europa: Angela Schir\u00f2 )*<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>06 \u2013 SCIENZA*: 46 MILIONI DI VISITE MEDICHE IN MENO A CAUSA DELLA PANDEMIA. TRA 2019 E 2020 C&#8217;\u00c8 STATA UNA RIDUZIONE DEL 31% DI VISITE SPECIALISTICHE E ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI, DICE IL CENSIS. E IL COSTO DI QUESTA MANCANZA LO SOSTERREMO NEI PROSSIMI ANNI<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Il coronavirus ha avuto un enorme impatto sulla nostra quotidianit\u00e0. E, anche una volta finita la pandemia, il suo impatto economico e sociale durer\u00e0 per generazioni. Per quanto riguarda il mondo della salute, anche qui le previsioni non sono affatto buone: sappiamo bene, infatti, che l\u2019emergenza sanitaria ha messo sotto stress il nostro sistema sanitario, tanto che la domanda delle prestazioni sanitarie, come visite specialistiche, ricoveri e screening oncologici, \u00e8 significativamente diminuita. A raccontarlo \u00e8 stato il direttore generale del Censis Massimiliano Valerii, in occasione della presentazione del progetto I cantieri per la sanit\u00e0 del futuro su Ansa, promosso dal Censis e Janssen Italia.<\/p>\n<p>Nel 2020 a causa della pandemia, secondo i dati riportati dal Censis, ci sono stati 46 milioni (-31%) di visite specialistiche e accertamenti diagnostici in meno (-31%) rispetto al 2019, 700mila ricoveri in meno in medicina interna (-70%), 57 milioni di ricette per accertamenti specialistici (-38%) e 3 milioni in meno di screening di prevenzione oncologica (-55%), con 14 mila diagnosi di tumore in meno. La pandemia, ha commentato Valerii, ha quindi accelerato fenomeni che gi\u00e0 esistevano ed evidenziato la vulnerabilit\u00e0 e la necessit\u00e0 di una riorganizzazione del sistema sanitario nazionale. Per fare un confronto internazionale, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2019 la spesa sanitaria pubblica in Italia ha registrato una riduzione dell\u20191,2%, mentre \u00e8 aumentata in Francia del 15,1%, in Germania del 18,4%, nel Regno Unito 12,5%. Tra i 38 paesi Ocse, l\u2019Italia \u00e8 stato l\u2019unico a tagliare la spesa e questo, ovviamente, ha avuto un impatto sul sistema sanitario.<\/p>\n<p>A prescindere dalla pandemia, maggiori investimenti nella sanit\u00e0 sar\u00e0 fondamentali per il futuro. \u201cLA RADICALE TRANSIZIONE DEMOGRAFICA, CON L\u2019INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE E L\u2019AUMENTO DELLE MALATTIE CRONICHE, CI OBBLIGA A RIPENSARE GI\u00c0 OGGI IL MODELLO DI OFFERTA DI SALUTE DEL FUTURO\u201d, aggiunge Valerii. Oggi, infatti, gli anziani rappresentano il 23% della popolazione, mentre tra 20 anni saliranno al 32,6%, e la spesa sanitaria pubblica per gli over 64, che oggi \u00e8 del 54%, arriver\u00e0 al 66% della spesa totale. \u201cPREVENZIONE, SANIT\u00c0 DI TERRITORIO E TELEMEDICINA\u201d, ha aggiunto Valerii, \u201csono questi i cardini di una sanit\u00e0 post-pandemia per non avere pi\u00f9 una sanit\u00e0 impreparata di fronte a una domanda di salute che si evolve con la popolazione\u201d.<\/p>\n<p>MA CHE NE PENSANO GLI ITALIANI? Da un sondaggio riportato sempre dal Censis \u00e8 emerso che la maggior parte delle persone ritiene che ancora oggi non ci sia la spinta necessaria per poter riorganizzare il sistema sanitario. Oltre il 40% degli italiani, infatti, ritiene che la sanit\u00e0 della propria regione non sia pronta, una volta finita la pandemia, ad affrontare una nuova emergenza. Inoltre, ben il 93% circa considera una priorit\u00e0 quella di destinare pi\u00f9 risorse alla sanit\u00e0 e garantire pi\u00f9 personale sanitario. Dopo la pandemia, infine, per il 91,7% degli italiani non potr\u00e0 mancare nella sanit\u00e0 una maggior prevenzione dai virus e dalle patologie in generale, per il 94% ci dovr\u00e0 essere un potenziamento della sanit\u00e0 di territorio, con pi\u00f9 strutture sanitarie di prossimit\u00e0, medici di medicina generale, specialisti e infermieri a cui rivolgersi e, infine, per il 70,3% bisogner\u00e0 aumentare l\u2019utilizzo della telemedicina e di strumenti digitali per velocizzare controlli, cure e diagnosi.<\/p>\n<p>( da Wired di Marta Musso*)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; Guido Viale<strong>*: CHE IL CAPITALISMO NON SIA CHE UN BOZZOLO ENTRO CUI CRESCE UNA LARVA PRONTA A TRASFORMARSI IN FARFALLA. <\/strong><strong>NON LA PENSAVA COS\u00cc MARX, CHE SOSTENEVA S\u00cc, CHE IL CAPITALISMO ALLEVA IN SENO IL SUO ANTAGONISTA, MA RIFIUTAVA DI DELINEARE LA SOCIET\u00c0 FUTURA PERCH\u00c9 NON AVEVA MAI PENSATO CHE FOSSE GI\u00c0 TUTTA PRESENTE IN NUCE IN QUELLE \u201cFORZE PRODUTTIVE\u201d A CUI IL CAPITALE IMPEDIREBBE DI MANIFESTARE LE PROPRIE POTENZIALIT\u00c0<\/strong>.<\/p>\n<p>Che \u00e8 invece una tesi, mai pienamente esplicitata, presente in molti scritti del neo-operaismo. La questione investe il rapporto tra le forme dei conflitti e delle iniziative che si scontrano con il dominio del capitale e i connotati di un \u201cALTRO MONDO POSSIBILE\u201d.<\/p>\n<p>Oggi al modello di comunismo come statalizzazione di tutti gli aspetti della vita \u2013 passaggio obbligato verso la societ\u00e0 senza classi \u2013 non si rif\u00e0 pi\u00f9 nessuno: \u00e8 fallito per sempre con l\u2019esperimento sovietico. E nessuno pensa pi\u00f9 il socialismo come nazionalizzazione della grande industria e programmazione dello \u201cSVILUPPO\u201d, a cui aprirebbe la strada la concentrazione del potere economico. Ma, soprattutto a partire dal Sessantotto, e anche prima, ci si \u00e8 spesso accontentati di considerare il comunismo \u201cil movimento reale che abolisce lo stato di cose presente\u201d, senza cercare nelle forme assunte dalle lotte in corso la prefigurazione, se non di una societ\u00e0 futura, per lo meno di una direzione di marcia. Il rimando, spesso solo verbale, al comunismo o al socialismo ha finito per nascondere un vuoto di pensiero sufficiente a spiegare il fallimento delle sinistre a livello mondiale: discutere del futuro \u00e8 tempo perso o mera fantasticheria.<\/p>\n<p>L\u2019ecologia ci ha in parte liberato dalla gabbia di quell\u2019esito scontato, mettendo in discussione l\u2019impianto produttivista, sviluppista e antiecologico di un approccio comune \u2013 anche quando non esplicito \u2013 a gran parte delle forze che si pongono in continuit\u00e0 con la storia del movimento operaio. Mano a mano che si faceva evidente il rapporto tra le tante sofferenze umane \u2013 soprattutto dell\u2019umanit\u00e0 pi\u00f9 sfruttata ed emarginata \u2013 e quelle del mondo della natura, si dissolveva anche il senso di un \u201canticapitalismo\u201d incapace di coglierne la centralit\u00e0.<\/p>\n<p>Per alcuni, anzi molti, non c\u2019\u00e8 problema: l\u2019ecologia deve solo correggere un eterno presente a cui non c\u2019\u00e8 alternativa. Ma per l\u2019ecologia integrale \u2013 che fa coincidere lotta per la giustizia sociale e lotta per la salvaguardia della Terra \u2013 quel rapporto ingiunge un rovesciamento radicale del sistema che non cerca pi\u00f9 solo in nuovi \u201cRAPPORTI DI PRODUZIONE\u201d il rimedio alle ferite inferte dal capitalismo alla vita e all\u2019integrit\u00e0 degli ecosistemi.<\/p>\n<p>Su quel rovesciamento \u00e8 in corso un dibattito che questo giornale ha da tempo promosso, come nell\u2019importante intervista di ieri di Luciana Castellina a Maurizio Landini. Non sempre il dibattito mette a fuoco il suo legame con la questione dei beni comuni \u2013 tali solo se gestiti da una comunit\u00e0 aperta \u2013 come alternativa alla propriet\u00e0, sia privata che statuale, delle risorse fondamentali; ma anche con una rinnovata critica del lavoro come attivit\u00e0 per lo pi\u00f9 nociva per chi la svolge e per ci\u00f2 che produce e imposta con il ricatto di disoccupazione e miseria; per mettere al centro l\u2019obiettivo della cura, cio\u00e8 di attivit\u00e0 liberamente scelte che includano, accanto alla produzione di beni essenziali, tutti gli impegni legati alla riproduzione sia della vita che delle relazioni su cui si fonda una comunit\u00e0 e il suo rapporto con un territorio.<\/p>\n<p>\u00c8 una prospettiva legata a pratiche quotidiane che non escludono n\u00e9 antagonismo n\u00e9 conflitto aperto, ma con un perimetro pi\u00f9 ampio di elaborazioni e prassi mutualistiche, come quelle che avevano accompagnato gli esordi del movimento operaio, ovviamente adattate ai tempi nostri. Dentro cui rivendicazioni come reddito di base, riduzione del tempo di lavoro, salario minimo, servizi sociali e istruzione pubblica ma autogestita sono s\u00ec strumenti di rottura con gli assetti in atto, ma richiedono fin da ora la presa in carico, in forme condivise, del tempo e delle potenzialit\u00e0 che possono liberare.<\/p>\n<p>COME PROCEDERE LUNGO QUESTA STRADA?<\/p>\n<p>Che non ha come \u201csbocco\u201d una conciliazione finale tra individui, interessi, fedi e classi diverse, e nemmeno tra la nostra specie e il mondo della natura, bens\u00ec la conquista di una condizione ogni volta da rinnovare che non cesser\u00e0 di essere problematica e conflittuale.<\/p>\n<p>OCCORRE FORSE CONVINCERE CHE NON C\u2019\u00c8 ALTRA VIA, PERCH\u00c9 I DISASTRI AMBIENTALI E SOCIALI IN CORSO CI FANNO GI\u00c0 VEDERE, E IN PARTE VIVERE, LE FORME CHE POTR\u00c0 ASSUMERE L\u2019ESTINZIONE DELLA VITA UMANA SULLA TERRA?<\/p>\n<p>No. Non ha funzionato nei cinquant\u2019anni di allarme sulle condizioni del pianeta; non funziona n\u00e9 funzioner\u00e0 neanche ora.<\/p>\n<p>OPPURE BISOGNA ASPETTARE UN COLLASSO DEL SISTEMA? Collassi del genere li abbiamo gi\u00e0 attraversati, li stiamo attraversando e saranno sempre pi\u00f9 frequenti: sono diventati la condizione stessa di esistenza del sistema. Che ogni volta ha proseguito per la sua strada, anche rinunciando a qualcuna delle sue funzioni: occupazione, redditi decenti, welfare, sicurezza; ma anche a qualche linea di approvvigionamento delle sue unit\u00e0 produttive e di tante esistenze umane. E\u2019 una deriva sotto i nostri occhi anche con questa pandemia.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 in quei vuoti che deve sapersi inserire l\u2019iniziativa di chi lavora a rovesciare il mondo giorno per giorno: occupare spazi, sostituire funzioni, ridimensionare le catene di approvvigionamento, proporre e imporre soluzioni alternative allo sfruttamento e al profitto nel lavoro e nel welfare: le pratiche sperimentate sono tante; i risultati, finora, scarsi e \u201cdi nicchia\u201d; ma concorrono tutti a mettere a punto una prospettiva generale per orientarci l\u00e0 dove la crisi colpisce di pi\u00f9.<\/p>\n<p>(da Il Manifesto di Guido Viale, \u00e8 un saggista e sociologo italiano)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>08 &#8211; Mario Agostinelli e Alfiero Grandi *: LA TRANSIZIONE ECOLOGICA NON HA ALTERNATIVE, MARIO AGOSTINELLI E ALFIERO GRANDI SU \u00a0www.jobsnews.it<\/p>\n<p>La prima presentazione del PNRR italiano fatta dal governo Conte 2 si era sostanzialmente arenata su tre aspetti. Primo, l\u2019uso di parte consistente dei fondi (oltre un terzo) per interventi che avrebbero sostituito finanziamenti gi\u00e0 previsti in precedenza dal bilancio dello Stato, diminuendo cos\u00ec l\u2019impatto per il rilancio occupazionale, sociale ed economico degli interventi straordinari previsti dal Next Generation EU della Commissione Europea. Secondo, una gestione farraginosa, con la previsione del coinvolgimento di centinaia di tecnici, con decisioni sull\u2019uso delle risorse in gran parte esterna alle sedi politiche naturali e cio\u00e8 Governo, Regioni, Comuni. Una sorta di circolazione istituzionale extracorporea e questo ovviamente non garantiva la necessaria trasparenza delle decisioni di spesa. Terzo, la raccolta di progetti gi\u00e0 pronti di grandi aziende che pensavano di avere trovato finalmente la fonte per finanziare progetti di vario tipo, alcuni probabilmente utili, altri discutibili e forse negativi soprattutto per le conseguenze ambientali.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che se raccogli i progetti esistenti, anche selezionandoli, \u00e8 difficile dare una forza politica ed economica alle scelte pubbliche. Mentre occorreva partire dai 6 capitoli e in particolare dalla transizione ambientale che \u00e8 certamente il capitolo che pi\u00f9 di ogni altro pu\u00f2 aiutare a rendere compatibile lo sviluppo con l\u2019ambiente, a innovare tecnologie e settori produttivi, a qualificare ed estendere una nuova occupazione di qualit\u00e0. Draghi nel discorso alle Camere \u00e8 sembrato consapevole dell\u2019esigenza di mettere l\u2019accento sulle novit\u00e0, a partire dal 37% delle risorse destinato all\u2019Italia per la transizione ecologica. Nessuna delega in bianco. Il Governo va sfidato ad essere coerente e in particolare ad esserlo i Ministri che sono preposti ad organizzare le scelte. Per ora non siamo al caro amico ma nemmeno al merito delle scelte, eppure i Ministeri stanno lavorando e a fine aprile Draghi riferir\u00e0 in parlamento sulle scelte definitive che il governo proporr\u00e0 alla Commissione Europea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per questo il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato Sii, Nostra hanno elaborato un documento che verr\u00e0 presentato il 17 aprile in videoconferenza, gi\u00e0 disponibile sui siti delle associazioni, che vuole contribuire a scegliere con nettezza. A proporre un\u2019idea di futuro. Se le aspettative sui risultati del piano straordinario debbono rimettere in moto l\u2019occupazione e l\u2019economia dell\u2019Italia \u2013 e debbono farlo con una forte impronta innovativa sull\u2019ambiente, sulla ricerca, sull\u2019innovazione \u2013 le scelte non possono che essere coraggiose e nette. \u00c8 un\u2019occasione unica. Cambiare e dare ragione a tutti \u00e8 impossibile, occorrono dei S\u00ec e dei No chiari e netti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ad esempio raggiungere gli obiettivi di cessazione dell\u2019uso del carbone e dei combustibili fossili ha bisogno di tempo ma proprio per questo richiede di partire subito, di scegliere con coraggio ed impegno le fonti energetiche alternative. I tempi sono definiti, ad esempio entro il 2025 il carbone deve cessare di essere utilizzato, ma non \u00e8 saggio proporre di continuare sotto altre forme l\u2019uso dei combustibili fossili, come il gas per produrre energia elettrica, finiremmo con l\u2019entrare in contraddizione con gli obiettivi europei. Sono gi\u00e0 disponibili modalit\u00e0 di produzione energetica rinnovabile, combinata dall\u2019estensione dell\u2019uso delle rinnovabili disponibili, compreso l\u2019eolico offshore, con sistemi di accumulazione e produzione di idrogeno da fonti rinnovabili. Certo anche la rete fondata su grandi impianti va ripensata per consentire di usufruire di una produzione diffusa nel territorio, anche incentivando l\u2019autoconsumo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le dichiarazioni che stanno facendo esponenti importanti di aziende, anche a partecipazione pubblica, puntano a rinviare le scelte nel tempo, sembrano non rendersi conto che questo non solo avrebbe conseguenze sul clima, che continuerebbe nel frattempo a peggiorare, ma creerebbe un nodo irrisolvibile rinviando le scadenze previste per evitare il superamento dei limiti che possono contenere il cambiamento del clima. Colpisce una dichiarazione di Giunti di Enipower che ha dichiarato che per decarbonizzare (come se avessimo la possibilit\u00e0 di non farlo) occorrono idrogeno, cattura del CO2 e fusione nucleare, con questo schema non rispetteremo i vincoli, neppure al 2050. Infatti prendendo la palla al balzo l\u2019Associazione italiana per il nucleare propone il nucleare da fissione come premessa da usare per arrivare (un giorno, forse) a quello da fusione. In altre parole \u00e8 in corso un attacco sistematico per farsi dare i soldi del PNRR senza cambiare la sostanza di quanto fatto sin qui e mantenendo pressoch\u00e9 invariate le scelte. Quindi non solo ci sono resistenze a togliere benefici incompatibili con l\u2019ambiente, contraddittori con il finanziamento di un cambio di paradigma, e si tenta di mantenere in vita fino al limite di rottura le scelte previste. Anche in Europa in verit\u00e0 qualcosa non va. Il nucleare gode di un forte rilancio da parte di un gruppo di paesi, Francia in testa, per ottenere l\u2019equiparazione del nucleare da fissione con le rinnovabili (per avere i quattrini) e candidarlo ad essere la fonte energetica per produrre idrogeno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 quanto di pi\u00f9 vecchio si possa immaginare, ma \u00e8 grave che il centro studi che lavora per la Commissione Europea abbia proposto di considerare il nucleare alla stregua del fotovoltaico e la stessa descrizione dei depositi di scorie come sicuri serve solo \u2013 mentendo \u2013 a giustificare la scelta del nucleare da fissione. L\u2019Italia deve farsi sentire e bloccare questa deriva europea, non basta che ci sia il diritto per i singoli paesi a non investire nel nucleare da fissione, ci mancherebbe altro. Occorre impedire alla Commissione di scivolare sul nucleare e a quanto pare anche sugli Ogm. Occorre che entrino in campo con forza le rappresentanze dei lavoratori. Questo scontro, per ora attutito da tecnicismi velati ha bisogno dei sindacati e dei lavoratori che rappresentano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un futuro di scelte ambientali radicali ci sono spazi enormi per la ricerca, per investimenti innovativi, per la crescita di occupazione di qualit\u00e0, in grado di compensare la caduta in altri settori. In passato troppe volte gli interessi dei lavoratori sono sembrati in contrasto con l\u2019ambiente e le conseguenze sono state drammatiche per la vita delle popolazioni e per i lavoratori interessati costretti in una ridotta difensiva, a volte perfino corporativa. La ferita dell\u2019Ilva, che non ha salvato n\u00e9 il lavoro n\u00e9 l\u2019ambiente, \u00e8 ancora aperta, non \u00e8 risolta e deve essere un impegno prioritario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi una piattaforma netta pu\u00f2 consentire di realizzare una nuova alleanza tra lavoro ed ambiente, in cui le condizioni di vita, la salute siano coerenti con una nuova prospettiva occupazionale. Studi hanno dimostrato che un altro futuro non \u00e8 solo necessario ma possibile, anzi indispensabile. Gi\u00e0 in passato il mondo del lavoro ha portato avanti obiettivi generali, basta pensare al sistema sanitario nazionale e di welfare. Oggi c\u2019\u00e8 una nuova fase e una nuova possibilit\u00e0, per certi versi un obbligo, che \u00e8 sperabile sia compresa e raccolta per evitare che il nodo degli interessi e delle rendite di posizione che vogliono conservare la situazione esistente prevalga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per questo il modo migliore di mettere alla prova le vere intenzioni del nuovo governo \u00e8 entrare in campo, avanzare proposte, sviluppare iniziative. Per questo le associazioni (Cdc, Laudato Sii, Nostra) hanno scritto un documento con proposte nette, forse radicali, con l\u2019obiettivo di discuterle, di aiutare la creazione di movimenti e risposte all\u2019altezza della sfida. Parafrasando, si potrebbe dire che la transizione ecologica \u00e8 un compito troppo importante per lasciarlo al solo governo, meglio \u201caccompagnarlo\u201d e per maggiore sicurezza meglio prendere le iniziative necessarie.<\/p>\n<p>(Mario Agostinelli dell\u2019Associazione Laudato si\u2019, un\u2019Alleanza per il clima, la cura della Terra, la giustizia sociale, di cui \u00e8 promotore dal 2015; \u00a0Alfiero Grandi politico e sindacalista, \u00e8 vicepresidente del \u201cComitato per il NO\u201d, )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; AMERICA CENTRALE IL DECLINO DELLE POTENTI FAMIGLIE DELL\u2019AMERICA CENTRALE. CITT\u00c0 DEL GUATEMALA, 22 NOVEMBRE 2020. DAVANTI AL CONGRESSO DOPO LE PROTESTE CONTRO LA CRISI ECONOMICA E PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE ALEJANDRO GIAMMATTEI.<\/strong><\/p>\n<p>La famiglia Castillo \u00e8 ai vertici da 500 anni. Le sue origini risalgono a Bernal D\u00edaz del Castillo, il cronista della conquista del Messico per mano dello spagnolo Hern\u00e1n Cort\u00e9s. L\u2019impero spagnolo lo premi\u00f2 con una encomienda su quello che oggi \u00e8 il Guatemala, concedendo a Castillo il diritto di sfruttare la manodopera non cristiana. La ricchezza della famiglia esplose dopo il 1886, con la creazione della Central American brewery, che per decenni ha avuto un monopolio nazionale sulla produzione di birra. Da allora si \u00e8 evoluta in due conglomerate diverse, diversificandosi nei settori del caff\u00e8, della finanza, dei parchi divertimento e dell\u2019imbottigliamento della Pepsi.<\/p>\n<p>Clan come quello dei Castillo occupano una posizione particolare nelle menti dei 33 milioni di persone che vivono nel cosiddetto Tri\u00e1ngulo norte formato da Guatemala, El Salvador e Honduras. Da decenni i salvadoregni parlano delle \u201cquattordici famiglie\u201d che si dice controllino il paese. In Guatemala sono otto, in Honduras cinque. I numeri precisi sono un mito, ma le disuguaglianze e l\u2019immobilit\u00e0 sociale a cui questi racconti fanno riferimento sono reali.<\/p>\n<p>Basta un\u2019occhiata ai tre paesi centroamericani per capire il successo di questi racconti. Povert\u00e0 e violenza sono ovunque. Gli stati, fragili, non sono in grado di risolvere i problemi. Le ondate migratorie verso nord rappresentano una via di fuga dalla disperazione. Le aziende di famiglia sono comuni in tutti i paesi, ma sono pochi i posti in cui quelle pi\u00f9 importanti detengono posizioni cos\u00ec dominanti o ispirano altrettanta diffidenza come nel Tri\u00e1ngulo norte. Nessun\u2019azienda di famiglia della regione \u00e8 quotata in borsa. Sono per la maggior parte sistemi chiusi e nessuno sa di preciso quanto sono ricchi i proprietari.<\/p>\n<p>SEGNALI POSITIVI<\/p>\n<p>A lungo queste famiglie hanno usato il loro potere politico non solo per guadagnare soldi, ma anche per mantenere in vita le falle del sistema grazie al quale si sono potute arricchire. Il 26 marzo Juan Gonz\u00e1lez, consigliere del presidente Joe Biden, ha affermato che \u00e8 in parte a causa di una \u201c\u00e9lite predatoria\u201d se cos\u00ec tanti centroamericani fuggono negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Dopo aver affrontato guerre civili, dittature militari e l\u2019avvento della democrazia, queste reti di famiglie sono tra le istituzioni pi\u00f9 resistenti della regione. In poche vantano ricchezze e potere cos\u00ec antichi come i Castillo, ma oggi molti clan sono ai vertici da almeno un secolo. Eppure alcuni segnali fanno pensare che questo dominio stia finalmente cominciando a declinare.<\/p>\n<p>Nel Salvador e in Guatemala il sistema coloniale ha distribuito le migliori posizioni di potere ai coloni spagnoli che vendevano i prodotti del lavoro indigeno \u2013 come indaco e argento \u2013 alla madrepatria. \u00c8 stato per\u00f2 solo con l\u2019arrivo del caff\u00e8, nell\u2019ottocento, che si assistette al decollo del settore agroindustriale. Le famiglie pi\u00f9 ricche persuasero i governi ad approvare leggi che fecero finire nelle loro mani terre che prima erano gestite in comune. Le leggi contro il \u201cvagabondaggio\u201d costrinsero i contadini nativi a lavorare per met\u00e0 dell\u2019anno nelle aziende agricole. Qualsiasi resistenza era severamente punita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NEL SALVADOR NON CI SONO TASSE N\u00c9 SULLE PROPRIET\u00c0 N\u00c9 SULLE SUCCESSIONI, UN BEL VANTAGGIO PER I RICCHI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IL CASO DELL\u2019HONDURAS \u00c8 STATO DIVERSO. La sua coltura principale, all\u2019inizio del novecento, non era il caff\u00e8 ma le banane. Le esportazioni erano gestite dagli stranieri. Aziende come la United fruit company costruivano porti e strade in cambio della terra. Questo imped\u00ec l\u2019emersione di una classe dirigente agricola interna, una situazione che gli honduregni commentano dicendo che il loro paese era \u201ccos\u00ec povero da non potersi permettere nemmeno un\u2019oligarchia\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A met\u00e0 del novecento le rivolte erano ovunque e i lavoratori honduregni nelle piantagioni di banane scioperavano. Nel 1944 il Guatemala rovesci\u00f2 il suo dittatore aprendo a un decennio di sperimentazione democratica poi soppressa da un colpo di stato appoggiato dalla Cia (l\u2019agenzia d\u2019intelligence statunitense), che fece sprofondare il paese in 36 anni di guerra civile. Nel 1979 un gruppo di soldati salvadoregni lanci\u00f2 un \u201ccolpo di stato riformista\u201d, previa approvazione degli Stati Uniti, nel tentativo di bloccare gruppi di guerriglieri sempre pi\u00f9 numerosi nelle campagne. Quando per\u00f2 il conflitto dilag\u00f2 in tutto il paese, molti membri dell\u2019\u00e9lite volarono all\u2019estero.<\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo della pace, negli anni novanta, le economie del paesi del Tri\u00e1ngulo norte diventarono pi\u00f9 dinamiche. Milioni di migranti in fuga dalle guerre civili cominciarono a inviare soldi a casa. Si diffusero commercio e turismo, con centri commerciali e alberghi gestiti dalle grandi famiglie. Perfino in Honduras le famiglie dell\u2019\u00e9lite, molte immigrate dalla Palestina, guadagnarono molti soldi. Altrove le famiglie di latifondisti si legarono attraverso matrimoni con altri clan, entrando in settori diversi da quello agricolo. Poich\u00e9 commercio e industria prosperano meglio in societ\u00e0 pi\u00f9 ricche e istruite, in questa diversificazione gli interessi delle famiglie dell\u2019\u00e9lite e quelli dei comuni centroamericani si sono allineati un po\u2019 pi\u00f9 che in passato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>TRUCCARE LE REGOLE<\/p>\n<p>\u00c8 in corso un acceso dibattito su come considerare le grandi conglomerate di famiglia, comuni nei paesi pi\u00f9 poveri: \u201cCampioni o parassiti\u201d? Creano molti posti di lavoro e pagano molte tasse, fanno notare alcuni. Molti oligarchi parlano con toni lirici del dovere morale di usare il loro potere per migliorare la vita di tutti, altri aggiungono di sentirsi ingiustamente demonizzati in una regione in cui di certo non mancano i cattivi.<\/p>\n<p>Secondo altri studiosi, le conglomerate sono al tempo stesso un sintomo e una causa del malgoverno. In un paese ben governato, prosperano le aziende in grado di innovare, che tendono a specializzarsi. In paesi governati male contano le conoscenze politiche e le aziende che ne dispongono possono espandersi in vari settori non correlati tra loro. Questo lascia fuori le aziende pi\u00f9 piccole e rallenta la nascita di una classe media.<\/p>\n<p>Una volta consolidate, le grandi famiglie possono ulteriormente truccare le regole. Nel Salvador non ci sono tasse sulle propriet\u00e0 n\u00e9 sulle successioni, un bel vantaggio per i ricchi. L\u2019aliquota massima di imposta sul reddito in Guatemala \u00e8 appena del 7 per cento, nonostante i tentativi di aumentarla.<\/p>\n<p>Le opinioni degli oligarchi possono ancora influire su questioni importanti. Il colpo di stato militare del 2009 in Honduras ha avuto la benedizione della maggior parte delle famiglie pi\u00f9 importanti. Per anni la Commissione internazionale contro l\u2019impunit\u00e0 in Guatemala (Cicig), un organismo anticorruzione sostenuto dalle Nazioni Unite, ha documentato il malcostume del governo e l\u2019aggressivit\u00e0 dell\u2019esercito. Quando per\u00f2 ha cominciato a indagare sulle donazioni non dichiarate in occasione delle campagne elettorali, le grandi famiglie si sono opposte con forza. La commissione \u00e8 stata smantellata nel 2019.<\/p>\n<p>Tra le grandi famiglie ci sono delle differenze. Le dinastie industriali che si sono arricchite da poco sono pi\u00f9 aperte ai cambiamenti rispetto ai vecchi clan del caff\u00e8. Quelle i cui affari dipendono dalla cooperazione con il governo, come nel caso delle compagnie aeree o dell\u2019edilizia, cercano di saltare sul carro di qualsiasi presidente. Gli oligarchi di un paese in particolare hanno fama di essere a favore di un conservatorismo populista: \u201cI nostri uomini d\u2019affari sembrano degli appassionati di yoga di San Francisco se paragonati a quelli guatemaltechi\u201d, dice un salvadoregno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>PROBLEMI DI SUCCESSIONE<\/p>\n<p>Molte aziende di famiglia si sono arricchite grazie al protezionismo: finch\u00e9 i governi hanno sbarrato le porte alla concorrenza straniera, potevano far pagare prezzi pi\u00f9 alti ai consumatori locali. L\u2019arrivo della globalizzazione per\u00f2 non le ha danneggiate quanto ci si aspettava. Le aziende straniere hanno bisogno di partner locali, e gli oligarchi hanno le conoscenze giuste. Marchi come Burger King, Hilton e Zara fanno gestire i punti vendita alle famiglie locali. Altre famiglie, soprattutto nel Salvador, hanno venduto alle multinazionali banche, supermercati, birrifici e tabacchifici. Con i soldi ricavati si sono diversificate ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>La successione, per\u00f2, pu\u00f2 essere un problema. Figli nati negli agi avranno meno incentivi a lavorare sodo. Le lotte per il potere si fanno pi\u00f9 intricate a mano a mano che l\u2019albero genealogico si estende e cognati e cugini si gettano nella mischia. Come spiega un uomo d\u2019affari nella sua villa, oggi la maggioranza delle famiglie si affida a consulenti per gestire la transizione generazionale. Nel giorno del loro sedicesimo compleanno i suoi figli hanno sottoscritto un codice di condotta di famiglia con cui s\u2019impegnano a comportarsi bene e a perseguire l\u2019indipendenza economica. Non entreranno nell\u2019azienda di famiglia se prima non avranno preso due lauree e lavorato per cinque anni in un\u2019altra azienda.<\/p>\n<p>Anche l\u2019avvento della democrazia e la diffusione della criminalit\u00e0 organizzata hanno complicato la vita degli oligarchi. In Guatemala il controllo dello stato \u00e8 stato assunto da una rete rivale di generali, criminali e politici loschi. Le vecchie aziende di famiglia con una reputazione da difendere non solo devono evitare di avere rapporti con questo sottobosco, ma finiscono per esserne sconfitte nella corsa al potere. In un rapporto del 2015, la Cicig stimava che i tre quarti delle donazioni in campagna elettorale erano legati a casi di corruzione e al traffico di droga. Nessun candidato \u201cfavorevole agli affari\u201d ha superato il ballottaggio per le presidenziali dopo \u00d3scar Berger, che vinse nel 2003. Nello stesso modo dal 2005 a oggi nel Salvador il presidente favorito dal settore privato ha perso tutte le elezioni. In Honduras, invece, un sistema bipartitico vecchio di un secolo ha prodotto una classe politica forte con dinastie autonome che non hanno lasciato spazio alle famiglie del mondo degli affari. Ma \u00e8 aumentata l\u2019influenza dei baroni della droga, soprattutto dopo il colpo di stato del 2009. La maggior parte delle vecchie famiglie del mondo degli affari si sono tenute alla larga dai soldi della droga. Lo stesso non si pu\u00f2 dire di alcuni politici del paese.<\/p>\n<p>L\u2019\u00e9lite salvadoregna \u00e8 sotto assedio, forse perch\u00e9 il partito Alianza republicana nacionalista (Arena), la sua casa spirituale, continua a perdere un\u2019elezione dopo l\u2019altra. Presidenti di sinistra hanno governato dal 2009 al 2019; poi \u00e8 arrivato Nayib Bukele, un populista millennial ricco, ma che non appartiene alla vecchia \u00e9lite. Bukele ha accentrato il potere e si \u00e8 alleato con un pugno di famiglie potenti, demonizzando tutte le altre.<\/p>\n<p>Per i presidenti dell\u2019America Centrale oggi \u00e8 pi\u00f9 facile che mai opporsi alle grandi famiglie, per esempio hanno imposto lockdown dolorosi sul piano economico per contrastare il covid-19 senza particolari conseguenze. Bukele, che a febbraio ha conquistato il controllo del parlamento, vuole approvare leggi invise al settore privato su questioni come le pensioni, l\u2019acqua e forse il fisco.<\/p>\n<p>A mano a mano che le grandi famiglie perdono influenza, potrebbero apprezzare i benefici di una gestione politica pi\u00f9 onesta. \u201cNessuno si fida di nessuno e nessuno sembra avere legittimit\u00e0\u201d, dice un rampollo salvadoregno da uno dei balconi di famiglia. In una regione segnata dalla corruzione e dalla demagogia, l\u2019impresa di costruire uno stato imparziale ha bisogno di tutto il sostegno possibile, perfino quello degli oligarchi.<\/p>\n<p>(Traduzione di Giusy Muzzopappa, Questo articolo \u00e8 uscito sul settimanale britannico The Economist.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 &#8211; Luigi Mastrodonato*: <strong>L&#8217;EUROPA E IL DIVANO DELLA VERGOGNA. LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA LASCIATA SENZA UNA SEDIA \u00c8 IL SIMBOLO DI UN&#8217;EUROPA CHE SULLA TURCHIA E SUL MEDITERRANEO ORIENTALE HA PREFERITO NON SCEGLIERE<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019immagine del presidente turco Recep Erdogan che nell\u2019incontro con la delegazione europea lascia senza sedia la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha fatto il giro del mondo, e non \u00e8 un caso. Non c\u2019\u00e8 solo la gravit\u00e0 del gesto in s\u00e9 da parte turca, un modo per umiliare un\u2019Europa arrivata l\u00ec per parlare (anche) di diritti delle donne dopo l\u2019annuncio turco di uscita dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza di genere. C\u2019\u00e8 anche la totale sottomissione europea, che di fronte a tutto questo non ha battuto ciglio, facendo capire chi delle due parti ha in mano le redini delle relazioni diplomatiche.<\/p>\n<p>TURCHIA, ERDOGAN RICEVE VON DER LEYEN SENZA UNA SEDIA PER LEI<\/p>\n<p>Dopo le strette di mano, il trio composto dal presidente turco, dalla presidente della Commissione europea e dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel si \u00e8 diretto verso le sedute, che per\u00f2 erano solo due, destinate ai maschi come vuole quell\u2019islamismo pi\u00f9 estremista per cui le donne contano meno e a cui Erdogan strizza l\u2019occhio. Uno schema sociale inammissibile per l\u2019Europa, che peraltro era l\u00ec per parlare anche di questo, ma che si \u00e8 completamente piegata al giochino turco. Risultato, Michel che si accomoda sulla sua sedia senza esitazioni e la von der Leyen che in silenzio prende posto a distanza, sul divano. In quei pochi secondi \u00e8 crollato simbolicamente tutto il senso della visita, peggiorato ulteriormente quando le due controparti si sono messe amichevolmente a parlare di relazioni commerciali e nuovi finanziamenti a Istanbul per la gestione dei flussi migratori, con il tema dei diritti gi\u00e0 esanime che ha subito il colpo di grazia.<\/p>\n<p>Ieri si \u00e8 consumata la definitiva sconfitta dell\u2019Europa, che ha mostrato la sua debolezza nei rapporti con quella Turchia sempre pi\u00f9 autoritaria e ha perso totale credibilit\u00e0 come creatura forte e in grado di imporre i suoi temi e i suoi valori. Come sottolinea Amnesty International, il regno di Erdogan anno dopo anno si \u00e8 trasformato in una sorta di dittatura contemporanea, un inferno per molte categorie sociali. Giornalisti che vengono arrestati e testate che vengono chiuse per la sola colpa di esprimere dissenso, avvocati e insegnanti imprigionati perch\u00e9 accusati di opposizione al regime, cos\u00ec come gli attivisti per i diritti umani, con tanto di nuove leggi apposite contro le ong. Nei giorni scorsi sono stati arrestati anche dieci ex ammiragli, colpevoli unicamente di aver firmato una lettera di critica al nuovo mastodontico progetto del canale di Istanbul e marchiati come golpisti.<\/p>\n<p>Sullo sfondo vanno avanti le torture e le sparizioni forzate, che colpiscono soprattutto gli esponenti della minoranza curda ma che si estendono poi anche a quei migranti \u201caccolti\u201d proprio grazie agli accordi e ai miliardi versati dall\u2019Europa \u2013 sei fino a ora \u2013 ma spesso rimpatriati forzatamente in Siria dalle autorit\u00e0 locali. E poi c\u2019\u00e8 il tema delle donne, sempre pi\u00f9 escluse dalla societ\u00e0 in quella che \u00e8 una vera e propria deriva integralista che ha come ciliegina sulla torta la fuoriuscita dalla Convenzione del Consiglio d\u2019Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, firmata dieci anni fa proprio nella capitale turca.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la situazione nel Mediterraneo orientale, una discesa verso gli abissi davanti a cui l\u2019Europa non fa niente, se non parlare genericamente come fatto dalla von der Layen di \u201cdiritti non negoziabili\u201d mentre mestamente si dirigeva sul suo divano e accettava silenziosamente l\u2019umiliazione turca, a se stessa in quanto donna ma pi\u00f9 in generale all\u2019Unione Europea come culla di diritti e democrazia. Uno sgarbo festeggiato paradossalmente con l\u2019annuncio nuovi accordi, nello specifico tre miliardi di euro che potrebbero essere presto versati ad Ankara perch\u00e9 continui il suo lavoro di cuscinetto nei flussi migratori, cos\u00ec da sollevare l\u2019Europa dal problema di non avere una politica estera delineata e condivisa che sappia andare oltre appunto al destinare soldi a pioggia a regimi come quello turco o libico.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 corresponsabile dell\u2019inferno turco perch\u00e9 non fa nulla per cambiare le cose e continua a mantenere un approccio conciliatore verso chi come Erdogan va assumendo sempre pi\u00f9 le sembianze di un dittatore. Una subalternit\u00e0 che non \u00e8 un problema solo per le vittime turche della repressione, ma anche per la credibilit\u00e0 internazionale di Bruxelles. Che si fa calpestare senza battere ciglio e non \u00e8 in grado di imporre i suoi valori nemmeno in una sala istituzionale, davanti a due sedie.<\/p>\n<p>(Luigi Mastrodonato*da Wired )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>11 &#8211; <\/strong>Kevin Carboni*:<strong> CHI \u00c8 MARIA CHIARA CARROZZA, NUOVA PRESIDENTE DEL CNR. ORDINARIA DI BIOINGEGNERIA INDUSTRIALE PRESSO LA SCUOLA SUPERIORE SANT\u2019ANNA DI PISA, \u00c8 STATA MINISTRA DELL&#8217;ISTRUZIONE, UNIVERSIT\u00c0 E RICERCA TRA IL 2013 E IL 2014*.<\/strong><\/p>\n<p>Maria Chiara Carrozza \u00e8 stata nominata presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). \u00c8 la prima donna a ricoprire questa carica. Docente ordinaria di Bioingegneria industriale presso la Scuola superiore Sant\u2019Anna di Pisa, coordina diversi progetti di ricerca nei settori della biorobotica, della biomeccatronica e della neuro-robotica. \u00c8 stata ministra dell\u2019Istruzione, universit\u00e0 e ricerca dal 2013 al 2014.<\/p>\n<p>Laureata in fisica nel 1990 e con un dottorato di ricerca in ingegneria, \u00e8 stata eletta rettrice della Scuola superiore Sant\u2019Anna di Pisa nel 2007, diventando cos\u00ec la pi\u00f9 giovane rettrice italiana nella storia. Maria Chiara Carrozza \u00e8 una delle pi\u00f9 conosciute accademiche del nostro Paese a livello internazionale. Il suo principale focus di ricerca riguarda il settore della neuro-robotica, disciplina che si occupa di riprodurre, tramite tecnologie cibernetiche, i meccanismi di elaborazione sensoriale tipici degli organismi animali. In questo ambito, ha diretto vari progetti su protesi in grado di restituire il senso del tatto, la capacit\u00e0 di una manipolazione complessa, o nello sviluppo di esoscheletri per la riabilitazione di persone colpite da ictus o da patologie neuromuscolari. Nella sua carriera accademica \u00e8 stata pi\u00f9 volte invitata a tenere conferenze e lezioni presso le pi\u00f9 prestigiose universit\u00e0 internazionali, come il Massachusetts institute of technology (Mit) negli Stati Uniti, all\u2019\u00c9cole normale superieure in Francia e all\u2019Universit\u00e0 di Tokyo in Giappone.<\/p>\n<p>\u201cSono felice ed emozionata per la nomina a presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Ringrazio la ministra Messa (Cristina, all\u2019universit\u00e0 e ricerca, ndr) e il comitato di selezione per la fiducia riposta nella mia persona\u201d, ha detto la presidente Carrozza: \u201cEssere la prima donna alla guida del pi\u00f9 importante e grande centro di ricerca del Paese \u00e8 una sfida e una responsabilit\u00e0 senza precedenti. Ma anche un cambio di passo e di prospettiva. Confido sull\u2019aiuto e sulla collaborazione di tutte le ricercatrici e ricercatori dell\u2019ente, sulle loro preziose indiscusse competenze e sul loro entusiasmo. Insieme dobbiamo riportare al centro dell\u2019attenzione sociale, economica e politica la ricerca unico volano per la ricostruzione del Paese e il futuro dei giovani\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019attuale ministra dell\u2019Universit\u00e0 e della ricerca Maria Cristina Messa, con il decreto firmato il 12 aprile, ha nominato la docente Carrozza alla guida del Cnr per i prossimi quattro anni. Il Cnr \u00e8 un ente pubblico che ha il compito di realizzare progetti di ricerca scientifica e di applicarne i risultati per lo sviluppo del Paese. Conta 8.500 dipendenti che operano su tutto il territorio nazionale, di cui oltre 7.000 impegnati in ricerca e attivit\u00e0 di supporto alla ricerca. La rete scientifica \u00e8 costituita da 88 istituti di ricerca e da sette dipartimenti per aree macro-tematiche: Scienze del sistema terra e tecnologie per l\u2019ambiente; Ingegneria \u2013 Ict e tecnologia per l\u2019energia e i trasporti; Scienze umane e sociali \u2013 patrimonio culturale; Scienze chimiche e tecnologie dei materiali; Scienze fisiche e tecnologie della materia; Scienze bio-agroalimentari; Scienze biomediche.<\/p>\n<p>(da Wired, Kevin Carboni Contributor)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>12 &#8211; Luciana Castellina<strong>*: IL DISASTRO DELLA TERRA SI CHIAMA CAPITALISMO &#8211; ITINERARI CRITICI. A PROPOSITO DI \u00abAFFRONTARE LA COMPLESSIT\u00c0\u00bb, UN VOLUME DI FEDERICO BUTERA. PER EDIZIONI AMBIENTE UN LIBRO CHE ACCOMPAGNA TRA COMPRENSIONI E INSIDIE DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA. L\u2019OBIETTIVO CHE CI SI PREFISSA \u00c8 DIFFICILE, PERCH\u00c9 IL VERO \u00abGREEN NEW DEAL\u00bb \u00c8 L\u2019ACCORDO FRA UMANO E NATURA. SECONDO L\u2019AUTORE, CREDERE CHE SOSTITUENDO IL FOTOVOLTAICO AL PETROLIO, L\u2019EOLICO AL CARBONE, TORNEREMO IN ARMONIA CON L\u2019AMBIENTE \u00c8 UN ERRORE CHE PORTA A LASCIARE LE COSE COME STANNO.<\/strong><\/p>\n<p>Mi immergo con troppa disinvoltura nella lettura dell\u2019ultimo libro di Federico Butera, autorevole membro della nostra Task Force \u00abNatura e lavoro\u00bb: Affrontare la complessit\u00e0. Per governare la transizione ecologica (Edizioni Ambiente, pp. 312, euro 26 ). Non fate il mio stesso errore. Il libro \u00e8 tosto, anzi tostissimo, e prima di leggerlo bisogna prepararsi. Non perch\u00e9 sia troppo pesante o troppo difficile (Federico Butera ha l\u2019arte della semplificazione che gli viene dall\u2019aver non solo costruito cose eccezionali ma insegnato per decenni al Politecnico di Milano). Al contrario: prepararsi perch\u00e9 ti prende e travolge con una valanga di informazioni che non sono quisquilie ma notizie che ti trascinano a riproporti quelle domande essenziali che si affacciano alla mente nell\u2019adolescenza e poi via via ti abitui a lasciarle senza risposte e alla fine fai a meno di portele: che cosa \u00e8 la Terra, chi la comanda, come \u00e8 nata, dove finir\u00e0, chi diavolo sono io e che ci faccio qui in questo stivaletto che \u00e8 chiamato Italia in un anno che viene indicato come 2021 ma non capisco nemmeno che senso abbia questa cifra?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COS\u00cc COMINCIO A LEGGERE e subito mi rendo conto di quella che dovrebbe essere un\u2019ovviet\u00e0: sebbene negli ultimi tempi con grande frequenza ripetiamo certe locuzioni non ci soffermiamo nemmeno a cercare di capire cosa significhino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abCambiamenti climatici\u00bb, per esempio. S\u00ec, oddio, un bel guaio. Ma detto cos\u00ec non si capisce subito di che si tratti davvero, che indica solo l\u2019inizio di una catena senza fine di guasti irreparabili, perch\u00e9 gli eventi metereologici anomali determinano temperature che sciolgono i ghiacciai (nelle Alpi europee gi\u00e0 met\u00e0 dal 1900) e per\u00f2 svuotano anche i bacini esistenti, sicch\u00e9 in quelli che ancora resistono debbono abbeverarsi tre volte tanti animali e umani e gi\u00e0 ora ben 145 paesi devono ormai condividere quel residuo di acqua con altri 268; e siccome l\u2019equit\u00e0 \u00e8 difficile da praticare la condivisione negli ultimi 50 anni ha gi\u00e0 prodotto, oltre a epocali migrazioni, 37 conflitti di grande portata e assai di pi\u00f9 ne produrr\u00e0 perch\u00e9 alla gi\u00e0 nota land grabbing pienamente in atto soprattutto in Africa si \u00e8 ora aggiunta la water grabbing.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E poi alla carestia di acqua si aggiungono i danni dell\u2019acqua in eccesso, quella che dalle montagne \u00e8 scesa a valle innalzando il livello dei mari e minacciando ormai non solo la nostra Venezia e il Bangladesh ma anche New York, e tutti i principali aeroporti del mondo chiss\u00e0 perch\u00e9 tutti costruiti vicino alla costa. E, per effetto di giganteschi temporali, allagando con sempre maggiore frequenza il Texas che cito perch\u00e9 \u00e8 solo l\u2019ultima vittima, quella che abbiamo visto sott\u2019acqua solo pochi giorni fa alla televisione. Troppa o troppo poca acqua: perch\u00e9 produce anche siccit\u00e0 che estingue le riserve sotterranee e nel liquido che resta, per via del calore, muffe e funghi; in superficie distruzione dei raccolti, perci\u00f2 poco cibo mentre la popolazione aumenta e gi\u00e0 cos\u00ec, per via di come noi abbiamo disegnato il mondo, ci sono 800 milioni di esseri denutriti e 2 milioni di obesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COMINCIA A VENIRTI l\u2019angoscia, perch\u00e9 queste cose le hai gi\u00e0 lette molte volte ma spiegate bene e tutte insieme ti fanno un altro effetto. Tiro un sospiro di sollievo perch\u00e9 alla fine dell\u2019elenco sui danni dell\u2019acqua (solo un capitolo del libro!) Butera avverte che per\u00f2 c\u2019\u00e8 una grande risorsa sostitutiva: la tundra russa e le estese zone gelide del Canada. Tuttavia il sollievo \u00e8 breve: purtroppo non possono aiutare a darci acque e terre normali, perch\u00e9 contengono un terzo dello stock di carbonio organico del mondo (qualcosa che equivale a 100 volte le attuali emissioni degli Stati Uniti). Perci\u00f2 addio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo libro di Federico Butera \u2013 la raccomandazione del suo autore \u00e8 sacrosanta \u2013 non va letto per ritrovare sia pure con una spiegazione di alto livello la documentazione completa di tutti i fenomeni che stanno ammazzando il nostro ecosistema (basterebbero le 400 note bibliografiche che accompagnano lo scritto per capire quanto sostanziosa e precisa sia la documentazione su ogni fenomeno indicato). \u00c8 stato concepito nell\u2019intento di far capire \u2013 come del resto dice il titolo \u2013 che non c\u2019\u00e8 alcuna speranza di vincere la difficilissima battaglia che con tanto ritardo abbiamo cominciato a combattere per salvarci dalla catastrofe solo se saremo capaci di capire, e dunque affrontare, la complessit\u00e0, le tante connessioni che legano uno all\u2019altro i fenomeni in atto e che non saremo mai in grado di fermare uno per uno. \u00c8 un concetto decisivo ma che mi mette paura, quando penso a come invece la questione viene affrontata dai vari piani istituzionali che si stanno varando.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il volume \u2013 avverte Butera \u2013 \u00e8 destinato ai docenti, che peraltro non esistono ancora e sarebbe urgente cominciare a formare affinch\u00e9 siano forniti, all\u2019asilo cos\u00ec come all\u2019universit\u00e0. Ma anche, almeno con un \u00abbignami\u00bb, ai ministri.<\/p>\n<p>\u00abCredere che sostituendo il fotovoltaico al petrolio, l\u2019eolico al carbone, il biogas al gas naturale, la plastica biodegradabile a quella fatta di petrolio \u2013 scrive Butera \u2013 torneremo in armonia con l\u2019ambiente \u00e8 un errore che porta a lasciare le cose come stanno, continuando a navigare verso la catastrofe solo a velocit\u00e0 pi\u00f9 ridotta\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 il vero green new deal \u00e8 l\u2019accordo fra umano e natura. E, va aggiunto, perch\u00e9 ne \u00e8 la premessa: fra gli esseri umani, impedendo che una piccola parte di loro imponga a tutti la conservazione di un sistema fondato sull\u2019attuale modello di sviluppo, vale a dire su una produzione sempre pi\u00f9 vasta di beni che non rispondono ai bisogni vitali ma sono imposti \u00a0\u00a0efficace che il movimento operaio stesso da pi\u00f9 di un secolo ha finito per accettare l\u2019idea che un maggior benessere avrebbe potuto venire da un sempre pi\u00f9 celere sviluppo di beni-merci, quali che sia. Senza alcuna misura che consenta di stabilire compatibilit\u00e0 fra la velocit\u00e0 del loro utilizzo e quella della loro rigenerazione, il metodo di misurazione chiamato \u00abimpronta ecologica\u00bb, che dovrebbe in realt\u00e0 esser obbligatoria per ogni prodotto. (Pensate come sarebbe importante chiederla prima di concedere anche solo un euro di finanziamento pubblico?).<\/p>\n<p>DIVENTEREBBE pi\u00f9 chiaro che gi\u00e0 oggi l\u2019Italia consuma tanta materia non rinnovabile quanto solo un pianeta quattro volte pi\u00f9 grande di quello che abbiamo pu\u00f2 fornire senza accumulare un debito che non saremo in grado di ripagare. E l\u2019Italia non \u00e8 il peggio, e se solo l\u2019India, che consuma di meno di quanto potrebbe (0,7% dice la sua impronta paese) \u00e8 un paese dove ci sono tanti ricchi ma anche buona parte degli 800 milioni di denutriti del mondo vuol dire che c\u2019\u00e8 qualcosa che non funziona in questo sistema. Che Federico Butera ha l\u2019onest\u00e0 di chiamare per nome: il capitalismo.<\/p>\n<p>La Terra si \u00e8 gi\u00e0 molto ammalata nel corso della storia, l\u2019ultima volta pare sia stato 250.000 anni fa. Ma allora noi umani ancora non esistevamo. Ora invece ci siamo e potremo attrezzarci. Se non siamo capaci di farlo, peggio per noi: siamo solo lo 0,6 % delle specie viventi, e se spariamo non se ne accorger\u00e0 nessuno.<\/p>\n<p>Nemmeno un bel funerale a meno che non provvedano gli scarafaggi.<\/p>\n<p>*(Luciana Castellina, \u00e8 una politica, giornalista e scrittrice italiana, parlamentare comunista, pi\u00f9 volte eurodeputata, autrice di numerose pubblicazioni, presidente onoraria dell&#8217;ARCI &#8211; Federico Maria Butera \u00e8 un accademico italiano, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale al Politecnico di Milano)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>13 &#8211; Ilaria Betti*: Perch\u00e9 AstraZeneca costa meno degli altri vaccini (e Pfizer di pi\u00f9)?<\/p>\n<p>Pfizer schizza a 19,50 euro a dose, AstraZeneca rimane intorno ai due euro. Anna Rubartelli, docente presso l\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano: &#8220;Non \u00e8 questione di efficacia&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre il prezzo di Pfizer si prepara a aumentare del 60% arrivando a sfiorare i 19 euro e 50 centesimi a dose nel biennio 2022-23, l\u2019opinione pubblica fa i conti in tasca agli altri vaccini: perch\u00e9 AstraZeneca costa cos\u00ec poco (non pi\u00f9 di 2,80 a dose)? Sar\u00e0 forse meno efficace? E perch\u00e9, invece, Pfizer e Moderna hanno un prezzo elevato e pochi effetti collaterali \u201cimprevisti\u201d? La professoressa Anna Rubartelli, docente presso l\u2019Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano e membro del gruppo Scienziate per la Societ\u00e0, ci spiega che il costo potrebbe essere motivato da diversi fattori: \u201cPrima di tutto, le modalit\u00e0 di conservazione. Pfizer finora veniva conservato a temperature di circa -70 gradi, ora sembra che possa resistere anche a -20 gradi. Vaccini come AstraZeneca, invece, possono essere conservati in un normale frigorifero e questo di certo abbatte i costi di gestione rendendo AstraZeneca molto pi\u00f9 \u2018maneggevole\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Dietro ai diversi costi c\u2019\u00e8 poi un discorso legato all\u2019innovazione. I vaccini a mRNA, come Pfizer e Moderna, sono i primi al mondo ad essere realizzati con una tecnica completamente innovativa, ovvero quella dell\u2019Rna messaggero. A differenza del gi\u00e0 noto vettore virale adenovirus (su cui si basano Oxford\/AstraZeneca, Johnson&amp;Johnson, il russo Sputnik), la tecnologia a mRNA (di Moderna e Pfizer\/BioNTech) segna un nuovo approccio per quanto riguarda lo sviluppo dei vaccini. Di solito nel paziente da immunizzare viene iniettato il virus (o il batterio) \u201cindebolito\u201d, oppure una parte di esso: il sistema immunitario riconosce \u201cl\u2019intruso\u201d e produce gli anticorpi che utilizzer\u00e0 quando incontrer\u00e0 il vero virus. Nel caso dei vaccini a mRNA, invece, si inoculano le \u201cistruzioni\u201d per produrre una particolare proteina, detta \u201cSpike\u201d (quella che il virus utilizza per attaccarsi alle cellule). La cellula genera quindi da sola la proteina estranea che, una volta riconosciuta, fa attivare gli anticorpi che combattono il virus. Al di l\u00e0 dell\u2019alta efficacia (secondo recenti dati provenienti da Israele, Pfizer si \u00e8 rivelato efficace fino al 97% nel prevenire malattie sintomatiche, gravi o decessi), i vaccini a mRNA sono anche caratterizzati da una grande \u201cversatilit\u00e0\u201d. Visto che l\u2019mRNA contiene le informazioni per la creazione della proteina Spike, cambiando la sua sequenza sar\u00e0 possibile ottenere eventuali nuovi vaccini efficaci contro le varianti del virus.<\/p>\n<p>Ma di che prezzi si tratta? I costi dei farmaci anti-Covid sono informazioni strettamente riservate e la Commissione europea non ha mai confermato n\u00e9 smentito le cifre in circolazione. Tuttavia, a fine 2020 la segretaria di Stato al Bilancio del Governo belga, Eva De Bleeker, ha twittato il prezzo di ogni dose applicato ai Paesi Ue, salvo poi cancellare il post pochi minuti dopo (quando ormai era stato gi\u00e0 riportato da numerose testate). Il vaccino pi\u00f9 economico sembrerebbe essere l\u2019AstraZeneca, che costa 1,78 euro a dose, poi 12 euro a dose per il vaccino contro la Covid-19 sviluppato da Pfizer e BionTech e 18 dollari a dose per quello di Moderna. Per Curevac sono 10 euro a dose, per Sanofi\/Gsk 7,56 euro a dose, per Johnson &amp; Johnson 8,5 dollari a dose.<\/p>\n<p>La differenza di costi si deve anche ad un gioco di strategia tra le diverse case farmaceutiche: non \u00e8 un mistero che per le aziende produttrici la campagna vaccinale sia un affare colossale, soprattutto se per conservare un\u2019immunit\u00e0 contro il coronavirus saranno necessari richiami periodici o vaccini modificati contro nuove possibili varianti. Gi\u00e0 nelle scorse settimane la Pfizer aveva evocato un aumento dei prezzi in una seconda fase. Questo balzo in alto sembra ora confermato dalle prime indiscrezioni su un negoziato in corso tra l\u2019Ue e il colosso farmaceutico per una fornitura fino a 1,8 miliardi di dosi nel periodo 2022-2023. Ad anticipare il prezzo su cui ci si starebbe mettendo d\u2019accordo a Bruxelles \u00e8 stato il premer bulgaro Boyko Borissov, il quale ha rivelato che dai circa 12 euro iniziali a dose si arriverebbe ora a 19,5 euro. A met\u00e0 marzo, d\u2019altronde, era stato un dirigente Pfizer di alto rango, il Chief Financial Officer Frank D\u2019Amelio, a sottolineare parlando agli investitori alla conferenza virtuale Barclays Global Healthcare che nell\u2019attuale fase la domanda e i prezzi \u201cnon sono guidati da normali condizioni di mercato\u201d. Una situazione destinata tuttavia a cambiare, a suo parere: \u201cCome ci muoviamo da una una situazione pandemica a una endemica &#8211; aveva detto -, le normali forze di mercato inizieranno a manifestarsi\u201d e \u201cla consideriamo, francamente, un\u2019opportunit\u00e0 significativa per il nostro vaccino dal punto di vista della domanda e dei prezzi\u201d. Per intavolare il suo negoziato sulle dosi per il 2022-23 la Commissione europea avrebbe individuato Pfizer-BionTech dato che il loro vaccino \u00e8 a tecnologia mRNA (ritenuta pi\u00f9 efficace dall\u2019Ema) e dato che al momento l\u2019azienda \u00e8 quella con maggiore capacit\u00e0 produttiva, grazie allo stabilimento tedesco di Marburgo.<\/p>\n<p>Se tutti vogliono Pfizer, compresa l\u2019Ue, malgrado i prezzi elevati, \u00e8 anche per una questione di bugiardino: effetti collaterali diversi e \u201cimprevisti\u201d nei vaccini Pfizer e Moderna non si sono verificati, mentre nel caso di AstraZeneca si sono registrati rari eventi trombotici post-somministrazione, finiti poi sotto la lente d\u2019ingrandimento degli enti regolatori internazionali. \u201cAstraZeneca ha aggiornato il bugiardino in corso d\u2019opera perch\u00e9 durante una vaccinazione di massa \u00e8 buona norma osservare cosa accade nei vaccinati. \u00c8 un\u2019eventualit\u00e0 rarissima quella che si \u00e8 verificata &#8211; ci spiega Rubartelli &#8211; si parla di 222 casi di trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino su 34 milioni di vaccinati con AstraZeneca (circa 1 su 100.000). Ma \u00e8 stato dimostrato che un nesso causale tra somministrazione di vaccino a vettore virale adenovirus e queste forme atipiche di trombosi c\u2019\u00e8. Non sappiamo ancora cosa in questo vaccino scateni tale risposta, ma una correlazione c\u2019\u00e8\u201d.<\/p>\n<p>Due studi, uno tedesco e uno norvegese, appena pubblicati sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine, aiutano a fare chiarezza. Gli scienziati hanno scoperto che una sindrome nuova, chiamata \u201cVitt\u201d, mediata da auto-anticorpi, molto diversa dalle classiche trombosi venose profonde, si innesca in rarissimi casi in giovani donne (under 55) sottoposte a vaccino AstraZeneca. I dati dimostrano che i sintomi (difficolt\u00e0 respiratoria, dolore al petto, forte mal di testa, dolore addominale persistente, vista offuscata, vertigini, comparsa spontanea di lividi) compaiono da cinque a 20 giorni dopo la vaccinazione, e correlano con la produzione di anticorpi contro un normale componente del nostro organismo, una proteina prodotta dalle piastrine che si chiama FP4. Questi auto-anticorpi patologici si legano a FP4, attivano le piastrine provocando una catena di eventi che portano alla trombosi. Sulla base di alcune importanti caratteristiche e della probabile associazione col vaccino, questa sindrome \u00e8 stata denominata trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino. L\u2019aspetto positivo \u00e8 che si pu\u00f2 trattare con immunoglobuline in vena (che hanno la funzione di proteggere piastrine) e anticoagulanti non eparinici. La prevenzione \u00e8 per\u00f2 fondamentale: ai medici vaccinatori spetta il compito di informare i soggetti a rischio, in questo caso giovani donne sottoposte ad AstraZeneca, degli eventuali sintomi a cui fare attenzione.<\/p>\n<p>\u201cAstraZeneca ha il grande vantaggio di essere efficace contro i sintomi gravi dell\u2019infezione da Covid che potrebbero condurre alla morte, ma ha rarissimi effetti collaterali gravi, mentre quest\u2019ultimi non si sono registrati per Pfizer e Moderna &#8211; aggiunge la professoressa -. In un mondo ideale in cui fossero disponibili Pfizer e Moderna per tutti, tutti sceglieremmo quelli. Ma nel mondo reale in cui c\u2019\u00e8 carenza di vaccini, in cui c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di immunizzare la popolazione, dobbiamo utilizzare quelli che abbiamo, trovando la maniera per\u00f2 di utilizzarli nel modo giusto. Nel caso di AstraZeneca questo potrebbe dire proporlo a persone sopra i 60 anni perch\u00e9 gli effetti collaterali gravi si sono registrati solo in soggetti giovani, in maggioranza donne\u201d.<\/p>\n<p>Fondamentale \u00e8 tenere conto del rapporto rischio\/benefici soprattutto quando si parla di vaccinazioni nei pi\u00f9 giovani. La domanda che si pongono in molti \u00e8: perch\u00e9 devo fare un vaccino con il quale posso rischiare di sviluppare una trombosi letale, quando se contraessi il Covid avrei alte chance di sopravvivere? Come scrivono Scienziate per la societ\u00e0, \u201cper i vaccini, come per i farmaci, il rapporto rischio\/beneficio deve essere in favore del secondo. La letalit\u00e0 per Covid-19 in Italia \u00e8 vicina allo zero per la fascia d\u2019et\u00e0 fino ai 40 anni, sale a 0,2% e 0,6% nella quinta e sesta decade, e si impenna nelle decadi successive (dati Istituto superiore Sanit\u00e0, 10 marzo 2021). La possibilit\u00e0 di avere una complicazione grave come la Vitt a seguito di vaccinazione con AstraZeneca, seppur molto rara, pu\u00f2 quindi rappresentare nei giovani un rischio pi\u00f9 alto dello stesso Covid-19. Al contrario, i benefici del vaccino superano i rischi nelle persone sopra i 60 anni. Avendo a disposizione pi\u00f9 vaccini, \u00e8 evidente che la soluzione migliore \u00e8 riservare la vaccinazione con AstraZeneca tra i 60 e i 79 anni ed invece vaccinare gli individui sotto i 60 anni e sopra gli 80 con i vaccini a Rna. Questi vaccini infatti non sono stati associati a effetti collaterali gravi, e si sono rivelati i pi\u00f9 efficaci nell\u2019indurre anticorpi anti Sars-Cov-2 anche negli anziani, che hanno un sistema immunitario meno reattivo. Inoltre la vaccinazione di soggetti giovani (che hanno una vita lavorativa e sociale pi\u00f9 attive) con Pfizer e Moderna velocizzerebbe anche il raggiungimento dell\u2019immunit\u00e0 di gregge. Infatti, le evidenze a oggi disponibili indicano come questi vaccini a differenza di AstraZeneca, proteggono non solo da malattia grave ma anche da infezione asintomatica impedendo la diffusione del virus e di sue varianti\u201d.<\/p>\n<p>*( Ilaria Betti da HuffPost)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Anna Maria Merlo*: Iscritti all\u2019Aire nel limbo dell\u2019incertezza. Vaccini. Il problema degli italiani residenti all\u2019estero ma tornati temporaneamente. La trafila burocratica \u00e8 nelle <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=34836\" title=\"n\u00b0 16 &#8211; 17 Aprile 2021\u00a0 &#8211; RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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