{"id":32870,"date":"2020-09-09T12:08:27","date_gmt":"2020-09-09T12:08:27","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=32870"},"modified":"2020-09-09T12:27:17","modified_gmt":"2020-09-09T12:27:17","slug":"filippo-di-benedetto-per-sempre-a-saracena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=32870","title":{"rendered":"Filippo Di Benedetto, per sempre a Saracena"},"content":{"rendered":"<div class=\"article-container\">\n<p class=\"intro\"><em><strong>Una strada del comune del Pollino (Cosenza) dedicata al sindacalista calabrese che negli anni della dittatura militare in Argentina salv\u00f2 da morte sicura centinaia di italiani<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>di Davide Colella<\/strong><\/p>\n<p>Una vita dedicata agli altri ha ricevuto il giusto riconoscimento dagli abitanti del suo paese natale. Questa mattina <strong>Saracena<\/strong>, borgo arrampicato sui monti di Orsomarso, appendice meridionale del Parco nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza, si \u00e8 risvegliato con la targa toponomastica dedicata a <strong>Filippo Di Benedetto<\/strong> \u2013 sindacalista e paladino dei diritti umani \u2013 eretta in una strada nei pressi della piazza principale. Una vicenda meno conosciuta, la sua, con molti tratti in comune rispetto a quella dell&#8217;imprenditore tedesco Oskar Schindler per aver contribuito al salvataggio di numerose vite umane negli anni della dittatura in Argentina.<\/p>\n<p><strong>Le prime lotte sindacali e antifasciste<\/strong> nella zona del Pollino le organizza insieme ad altri compagni e all\u2019et\u00e0 di 21 anni \u2013 nel 1943 \u2013 viene arrestato, torturato dai fascisti e rinchiuso nel carcere di Castrovillari per un anno. A 25 anni, nel 1947, alle prime elezioni democratiche viene eletto sindaco, il primo sindaco comunista di Saracena. Un giorno organizza una manifestazione contro i \u201csignori\u201d che si oppongono all&#8217;estensione del servizio idrico alle campagne. Quando il corteo arriva nei campi, li attende un cordone di uomini in divisa con i fucili puntati sui manifestanti. &#8220;Sparate me e lasciate stare questi lavoratori&#8221;, dice.<\/p>\n<p><strong>Nel 1952 emigra a Buenos Aires<\/strong> dove svolge il mestiere di ebanista. Continua a coltivare la propria passione per la politica e diventa ben presto il referente ufficiale del Pci in Argentina. Il sindacato, tra le fila dell\u2019Inca Cgil, lo vede impegnato come responsabile del patronato, prezioso punto di riferimento per la comunit\u00e0 emigrata non solo per buste paga, pensioni, inserimento al lavoro. Di Benedetto si fa presto riconoscere per la sua dedizione agli altri. Durante la dittatura militare, quando la giunta golpista inizia a mostrare la sua ferocia, anche molti italiani sono oggetto della repressione. Tra il 1976 al 1978 vengono presentate all&#8217;ambasciata italiana di Buenos Aires\u00a0pi\u00f9 di 1.600 denunce di connazionali scomparsi. Filippo Di Benedetto ha il coraggio di sfidare uno dei regimi pi\u00f9 violenti della storia dando rifugio ai braccati, preparando passaporti falsi, fornendo biglietti aerei, accompagnando molti di loro in aeroporto per permettergli di ritornare in patria e salvarsi dalle oppressioni o dalla morte.<\/p>\n<p>Per il sindaco di Saracena, <strong>Renzo Russo<\/strong>, il riconoscimento a Di Benedetto \u00e8 un&#8217;impronta perenne per la comunit\u00e0. <strong>Giuseppe Guido<\/strong>, segretario della Cgil del comprensorio Pollino-Castrovillari, esprime l&#8217;orgoglio per la figura di un compagno che si \u00e8 speso per stare vicino ai deboli, incarnando fino in fondo i valori dell&#8217;organizzazione. &#8220;In un periodo di populismi, estremismi, xenofobia \u2013 sottolinea \u2013 intitolare a un sindacalista una via nelle aree interne della Calabria \u00e8 un fatto importante. Vogliamo che la figura di Filippo Di Benedetto venga valorizzata attraverso la ricerca di atti che possano documentare la sua opera. Portare nelle scuole la sua storia, insieme ai valori della Costituzione e dell&#8217;antifascismo&#8221;.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.collettiva.it\/copertine\/italia\/2020\/09\/09\/news\/filippo_di_benedetto_saracena_memoria_dittatura_argentina_inca_cgil-251350\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.collettiva.it\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<h1 class=\"entry-title\">Di Benedetto, Filippo<\/h1>\n<div class=\"entry-meta\"><span class=\"sep\"> Pubblicato il <\/span><a title=\"10:39 am\" href=\"http:\/\/www.icsaicstoria.it\/di-benedetto-filippo\/\" rel=\"bookmark\"><time class=\"entry-date\" datetime=\"2019-10-13T10:39:12+00:00\">Ottobre 13, 2019<\/time><\/a><span class=\"by-author\"> <span class=\"sep\">da <\/span> <\/span><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p><strong>Filippo Di Benedetto<\/strong>\u00a0[Saracena (Cosenza) 17 aprile 1922 \u2013 Buenos Aires 4 settembre 2001]<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3417 alignleft\" src=\"http:\/\/www.icsaicstoria.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/FELIPE12-001.jpg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"313\" \/><\/figure>\n<p>Sindacalista e politico, Filippo Di Benedetto era quinto di sette figli di Leone Di Benedetto, di mestiere calzolaio, e Maria Montore, casalinga. Fin da ragazzino matur\u00f2 un forte interesse per la politica e l\u2019impegno civile, assorbendo le passioni del padre, primo abbonato di Saracena al quotidiano comunista \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb.<br \/>\nAffianc\u00f2 presto gli studi \u2013 che si fermarono alla terza media \u2013 al lavoro in una bottega artigiana di falegnameria e nel contempo inizi\u00f2 a coltivare quei sentimenti di altruismo, attenzione agli altri e amore per la lettura che lo portarono a diretto contatto con i braccianti dell\u2019area del Pollino. Divenne un punto di riferimento per la comunit\u00e0 contadina del suo territorio e tra le sue intenzioni in quegli anni vi fu anche quella, dopo l\u2019iscrizione, di fondare a Saracena la sezione del Pci. Una decisione che presto accanton\u00f2 solo per ragioni di sicurezza, optando per incontri e riunioni clandestine finalizzate soprattutto a una presa di coscienza da parte dei braccianti dei propri diritti. Individu\u00f2 in Fausto Gullo, fra i fondatori del Pci in Calabria, un punto di riferimento soprattutto nella crescita politica.<br \/>\nLe prime lotte sindacali e antifasciste nella zona del Pollino le organizz\u00f2 lui insieme ad altri compagni e all\u2019et\u00e0 di 21 anni \u2013 nel 1943 \u2013 fu arrestato, torturato dai fascisti e rinchiuso nel carcere di Castrovillari per un anno. Alla caduta della dittatura fascista, riconquist\u00f2 la libert\u00e0 e prosegu\u00ec il suo impegno politico con ancora pi\u00f9 passione.<br \/>\nDopo la fine della Seconda guerra mondiale \u2013 alle prime elezioni democratiche nel 1947 \u2013 all\u2019et\u00e0 di 25 anni venne eletto sindaco, il primo sindaco comunista di Saracena, e ancora oggi in paese c\u2019\u00e8 chi ricorda la sua dedizione e il suo incondizionato impegno per gli altri: come quella volta in cui Filippo Di Benedetto organizz\u00f2 una manifestazione in paese contro i \u201csignori\u201d di Saracena che si opponevano alla decisione di estendere il servizio idrico anche nelle case di campagna. Quando il corteo arriv\u00f2 nei campi, trovarono un cordone di uomini in divisa con i fucili puntati sui manifestanti. \u00abSparate me e lasciate stare questi lavoratori\u00bb, disse Di Benedetto.<br \/>\nNel 1952 decise di raggiungere in Argentina il fratello Orlando che gi\u00e0 viveva da due anni in America del Sud. Sarebbe dovuta essere un\u2019esperienza lampo, giusto il tempo di rafforzarsi sul piano economico e poi ritornare a casa.\u00a0Accadde che s\u2019innamor\u00f2 di una calabrese emigrata Rosa Garofalo, originaria di Cosenza, che spos\u00f2 e dalla quale ebbe due figli: Mario e Claudio. Da Buenos Aires non fece pi\u00f9 ritorno intraprendendo il mestiere di ebanista.<br \/>\nIn Argentina, Di Benedetto s\u2019iscrisse al Partito comunista: in quegli anni il Partito Comunista italiano inizi\u00f2 ad avvicinarsi agli emigrati di sinistra in America Latina e i dirigenti riconobbero nella figura di Di Benedetto un contatto importante, perci\u00f2 nel 1975 fu nominato responsabile del patronato Inca Cgil di Buenos Aires, diventando un prezioso punto di riferimento per l\u2019intera comunit\u00e0 emigrata italiana. Si occupava di buste paga, pensioni, inserimento al lavoro. Di Benedetto si fece presto riconoscere per sue qualit\u00e0 morali e la sua completa dedizione agli altri.<br \/>\nIn Argentina incominci\u00f2 a frequentare l\u2019Associazione calabrese di Buenos Aires, diventandone il presidente nel 1976. Cerc\u00f2 di tenere vivo il contatto fra la collettivit\u00e0 italiana in Argentina e l\u2019Italia, mantenendo l\u2019equilibrio democratico fra emigranti di destra ed emigranti di sinistra. S\u2019iniziava in quegli anni a parlare di diritto di voto per gli\u00a0\u00a0emigranti all\u2019estero. Di Benedetto fu uno dei responsabili dei comitati per il voto degli emigranti e successivamente alla guida della Filef, la Federazione Lavoratori Emigranti e infine punto di riferimento del Pci nel paese sudamericano.<br \/>\nDi Benedetto era riconosciuto nella vita pubblica argentina: lontano dalla sua Calabria e in una grande capitale di un Paese pieno di contraddizioni, fragile sul piano politico, economico e nella struttura sociale. Era operoso: faceva avanti e dietro dall\u2019Italia, portava\u00a0\u00a0informazioni; per alcuni anni attravers\u00f2 l\u2019oceano per ritornare in Italia decine di volte.<br \/>\nIntanto, tutta l\u2019America latina tremava: in piena Guerra fredda, la rivoluzione cubana si era appena realizzata e aveva portato il comunista Fidel Castro al potere con il sostegno dell\u2019Urss. Gli Stati Uniti non poterono stare a guardare e permettere che altri Paesi si allineassero alla svolta cubana. Il pericolo comunista andava arginato e cos\u00ec i governi democratici di molti paesi latinoamericani furono progressivamente abbattuti per essere sostituiti da regimi militari dittatoriali.<br \/>\nAccadde in Brasile, in Cile e il 24 marzo del 1976 anche in Argentina. Il generale Videla prese il potere e destitu\u00ec Isabelita Peron. Segu\u00ec la repressione violenta e segreta degli oppositori, attraverso la detenzione illegale in luoghi clandestini, la tortura e l\u2019uccisione, anche con i voli della morte. Studenti, attivisti politici, sindacalisti, madri di figli dispersi. Il terrorismo di Stato soppresse pi\u00f9 di 40mila persone, 50mila nei centri di detenzione subendo angherie e torture, 30mila i desaparecidos, coloro cio\u00e8 di cui si \u00e8 persa traccia.<br \/>\nIn questo contesto di repressione e morte, Filippo Di Benedetto scelse subito da che parte stare: in virt\u00f9 del suo ruolo nel sindacato e nel partito, venne presto a conoscenza di diversi casi di\u00a0<em>desaparici\u00f3n<\/em>\u00a0ed entr\u00f2 in contatto con l\u2019allora viceconsole italiano, Enrico Calamai.<br \/>\nInsieme all\u2019allora corrispondente del \u00abCorriere della Sera\u00bb, Gian Giacomo Fo\u00e0, ingaggiarono una vera e propria missione umanitaria: si misero a servizio delle centinaia di famiglie che disperate si rivolsero al consolato per trovare accoglienza e rifugio di fronte ai rastrellamenti violenti della dittatura.<br \/>\nI genitori di ragazzi sequestrati chiedevano assistenza e in particolare di presentare istanza di\u00a0<em>habeas corpus<\/em>, uno strumento previsto dalla Costituzione argentina e che riconosce il diritto di conoscere dove si trova una persona arrestata e per quale motivo. All\u2019inizio non si trovavano avvocati disposti a presentare istanza. I pochi che avevano accettato furono uccisi in modo barbaro. Ma alla fine Calamai trov\u00f2 \u2013 grazie a Di Benedetto, che all\u2019epoca rappresentava l\u2019Inca Cgil e si dice anche il Pci \u2013 un avvocato disponibile iscritto al Partito comunista argentino.<br \/>\nInizi\u00f2 cos\u00ec la missione umanitaria dei tre \u201ceroi\u201d italiani: il sindacalista, il diplomatico e il giornalista.<br \/>\nDi Benedetto aveva il compito di segnalare casi di giovani perseguitati, li riceveva nel suo ufficio, li accompagnava in consolato, li nascondeva fino al rimpatrio sotto copertura. Calamai rilasciava i passaporti e Fo\u00e0 documentava l\u2019Italia sul volto criminale della dittatura Videla.<br \/>\nDi Benedetto pag\u00f2 a duro prezzo: la figlia del fratello Orlando, Domenica, fu sequestrata e torturata.\u00a0Il regime gli port\u00f2 via il nipote Eduardo, sequestrato nel novembre del 1976 da quattro uomini mentre accompagnava i suoi due figli alla scuola materna, e mai pi\u00f9 ritornato a casa.<br \/>\nPi\u00f9 di 300 ragazzi, invece, rientrarono in Italia grazie alla rete di salvataggio messa in piedi da Calamai e Di Benedetto: \u00abSe in aeroporto vi chiedono spiegazioni \u2013 questo l\u2019escamotage pensato per sfuggire ai controlli degli aguzzini \u2013 voi dite che siete turisti\u00bb.<br \/>\nTutto fin\u00ec a maggio del 1977, quando Calamai venne richiamato in Italia. \u00abMentre il mio Governo mi chiedeva di stare fermo \u2013 sono parole di Calamai \u2013 nello stesso tempo mi aveva dato i mezzi per intervenire. Il nostro vanto era aver messo su un ufficio aperto a tutti. L\u2019unico problema \u00e8 che pi\u00f9 aiutavamo, pi\u00f9 accorciavo la mia permanenza in Argentina, cosa che poi \u00e8 avvenuta\u00bb.<br \/>\nLi hanno definiti gli Oscar Schindler italiani, richiamando l\u2019esperienza eroica dell\u2019imprenditore che, nel pieno dell\u2019Olocausto, sacrific\u00f2 il suo lavoro per mettere in salvo pi\u00f9 di mille ebrei dai lager nazisti.\u00a0\u00a0Grazie al regista americano Steven Spielberg tutti conoscono l\u2019industriale tedesco. L\u2019incredibile vita del sindacalista calabrese \u00e8 purtroppo ancora patrimonio di pochi.<br \/>\nDi Benedetto muore in Argentina nel 2001 e solo il 7 settembre del 2019, nel suo paese d\u2019origine Saracena, a piazza Castello \u00e8 stata posta una targa per ricordare le sue eroiche gesta a servizio dell\u2019umanit\u00e0 e a difesa della vita. <strong><em>(Giulia Veltri)<\/em><\/strong>\u00a0\u00a9 ICSAIC 2019<\/p>\n<p><strong>Nota bibliografica<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Gaetano Cario,\u00a0<em>Un addio al patriarca dell\u2019emigrazione<\/em>, \u00abL\u2019Eco d\u2019Italia\u00bb (Buenos Aires), 10 settembre 2001;<\/li>\n<li>Gianni Giadresco,\u00a0<em>Grave lutto per la Filef la morte di Filippo di Benedetto<\/em>, \u00abEmigrazione notizie\u00bb, 13 settembre 2001;<\/li>\n<li>Enrico Calamai, <em>Niente asilo politico. Diario di un console nell\u2019Argentina dei desaparecidos,<\/em> Feltrinelli, Milano 2006;<\/li>\n<li>Giulia Veltri,\u00a0<em>Tre italiani eroi come Schindrer,\u00a0<\/em>in \u00abQuotidiano del Sud\u00bb, 19 ottobre 2015;<\/li>\n<li>Giulia Veltri,\u00a0<em>Filippo Di Benedetto: eroe dimenticato nella bufera della dittatura argentina<\/em>, in Vittorio Cappelli e Pantaleone Sergi (a cura di),\u00a0<em>Traiettorie culturali tra il Mediterraneo e l\u2019America latina<\/em>, Pellegrini, Cosenza 2016, pp. 257-264.<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: http:\/\/www.icsaicstoria.it\/di-benedetto-filippo\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Una strada del comune del Pollino (Cosenza) dedicata al sindacalista calabrese che negli anni della dittatura militare in Argentina salv\u00f2 da morte sicura centinaia di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=32870\" title=\"Filippo Di Benedetto, per sempre a Saracena\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":32871,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16,18,128,24,21,20,40],"tags":[23,70,72,131],"class_list":["post-32870","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-associazionismo","category-emigrazione","category-b-diritti","category-lavoro","category-cultura","category-politica","category-rete-fiei","tag-emigrazione-italiana","tag-storia","tag-filef","tag-argentina"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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