{"id":31622,"date":"2020-05-13T21:23:19","date_gmt":"2020-05-13T21:23:19","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31622"},"modified":"2020-05-13T21:23:59","modified_gmt":"2020-05-13T21:23:59","slug":"paradisi-fiscali-le-30-maggiori-aziende-tedesche-hanno-3-800-filiali-in-paesi-a-bassa-tassazione-die-linke-escluderle-dagli-aiuti-di-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31622","title":{"rendered":"Paradisi fiscali, le 30 maggiori aziende tedesche hanno 3.800 filiali in Paesi a bassa tassazione. Die Linke: \u201cEscluderle dagli aiuti di Stato\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>Anche in Germania si \u00e8 acceso il dibattito sull\u2019opportunit\u00e0 di assegnare soldi pubblici per contrastare la recessione da Covid a chi si \u00e8 trasferito altrove per pagare meno tasse. Basf, il pi\u00f9 grande gruppo chimico del mondo, ha sussidiarie principalmente in Olanda e Svizzera, ma anche a Panama e alle Bermuda. Fresenius si \u00e8 &#8220;costruita&#8221; un\u2019aliquota media globale del 18,2% grazie a prestiti infra gruppo, finanziarie irlandesi e sussidiarie alle Cayman. Nella lista anche Allianz, Deutsche Bank, Lufthansa. Berlino perde ogni anno per questa via quasi 20 miliardi di dollari di tasse, la cifra pi\u00f9 alta in Ue. E anche all&#8217;interno dei confini nazionali le citt\u00e0 competono a suon di dumping fiscale per attirare le imprese.<\/em><\/p>\n<p><strong>di Felice Meoli<\/strong> (da Il Fatto Quotidiano)<\/p>\n<p>\u201cIl contribuente tedesco non dovr\u00e0 pi\u00f9 preoccuparsi di calcolare come<strong> ridurre il carico fiscale<\/strong> trasferendosi a Berlino, Grunewald, Coburgo o sul Lago di Costanza\u201d. Era il <strong>1919<\/strong> e il ministro delle Finanze della neonata <strong>Repubblica di Weimar<\/strong>, Matthias Erzberger, presentava \u2013 non senza ironia \u2013 la centralizzazione dell\u2019imposta sul reddito, dopo una continua crescita della <strong>competitivit\u00e0 fiscale<\/strong> tra le municipalit\u00e0 tedesche. Un secolo dopo nulla \u00e8 cambiato nell\u2019attuale Repubblica Federale di <strong>Germania<\/strong>, se non che la costante ricerca delle migliori condizioni per ridurre i propri oneri verso la collettivit\u00e0, grazie a strategie di ottimizzazione fiscale, ha superato i confini nazionali. E cos\u00ec anche qui aziende e grandi gruppi, spostandosi di pochi chilometri o aprendo sedi nei <strong>paradisi fiscali<\/strong> nei quattro angoli del globo, <strong>impoveriscono sempre di pi\u00f9 le casse pubbliche<\/strong>, a tutti i livelli. E <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2020\/05\/10\/la-proposta-le-imprese-nei-paradisi-fiscali\/5797035\/\">anche qui, come in Italia,<\/a> si \u00e8 acceso il dibattito sull\u2019opportunit\u00e0 di assegnare <strong>aiuti di Stato<\/strong> per contrastare la recessione da Covid a chi si \u00e8 trasferito altrove per pagare meno tasse.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\"><\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Il dossier di Die Linke sulle aziende del Dax 30<\/strong> \u2013 Nelle ultime settimane il partito<strong> Die Linke<\/strong> ha messo sotto osservazione le aziende che appartengono al <strong>Dax 30<\/strong>, il segmento della Borsa di Francoforte contenente i 30 <strong>titoli a pi\u00f9 alta capitalizzazione<\/strong>: le maggiori aziende tedesche. Secondo lo studio<strong> tutte le 30 aziende<\/strong> \u2013 da <strong>Allianz<\/strong> a Deutsche Bank passando per la sofferente <strong>Lufthansa<\/strong>, Siemens e Volkswagen \u2013 hanno <strong>sussidiarie e filiali<\/strong> in paradisi fiscali, per un totale di <strong>ben 3.847 soggetti giuridici<\/strong>, secondo la classificazione di paradiso fiscale del <strong>Tax Justice Network<\/strong> (TJN). Le 30 societ\u00e0 del Dax hanno 527 filiali in Olanda, 281 in <strong>Lussemburgo<\/strong> e 187 in <strong>Svizzera<\/strong>, per restare nelle vicinanze. Pi\u00f9 della met\u00e0 del totale, ben 2.075, sono invece in <strong>Delaware<\/strong>, Stati Uniti. E oltreoceano si contano anche <strong>30 sedi a Panama<\/strong> e 67 alle<strong> isole Cayman<\/strong>. <strong>Basf<\/strong>, il pi\u00f9 grande gruppo chimico del mondo, ha per esempio sussidiarie principalmente in Olanda e Svizzera, ma anche a Panama e alle Bermuda. Nel 2016 uno studio commissionato dal gruppo dei<strong> Verdi \u2013 Alleanza Libera Europea<\/strong> al ricercatore indipendente<strong> Marc Auerbach<\/strong> evidenziava che il gruppo chimico, attraverso una gestione fiscale aggressiva \u2013 ma lecita \u2013 fatta di holding olandesi, benefici fiscali belgi,<strong> profit shifting<\/strong> in giurisdizioni a bassa tassazione come Portorico e Svizzera e a uno speciale <strong>schema di rimborsi fiscali a Malta<\/strong>, era riuscito a <strong>risparmiare pi\u00f9 di 1 miliardo di dollari<\/strong> di tasse nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014. Interpellata da <em>Monitor<\/em>, programma di approfondimento della tv Ard, che con la <em>S\u00fcddeutsche Zeitung<\/em> nei giorni scorsi ha diffuso i risultati di Die Linke, la societ\u00e0 ha affermato che le aziende locali servono i mercati locali e che il gruppo \u201cattribuisce grande importanza al rispetto delle leggi fiscali in tutto il mondo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ma per la Ue non tutti i paradisi sono uguali <\/strong>\u2013 Anche in Germania nelle ultime settimane si discute sull\u2019opportunit\u00e0 di assegnare i <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/05\/07\/aiuti-di-stato-de-guindos-bce-non-coordinati-tra-paesi-possono-distorcere-concorrenza-dalla-germania-1-000-miliardi-su-1-900-totali\/5794343\/\">generosi aiuti di Stato varati per l\u2019emergenza pandemia<\/a> alle aziende presenti nei paradisi fiscali. <strong>Fabio De Masi<\/strong>, parlamentare di Die Linke e promotore dello studio, ha sottolineato che su 3.874 sedi secondarie, filiali e sussidiarie basate nei paradisi secondo la classificazione di TJN solo il 3% (110) \u00e8 compreso anche tra quelli <strong>riconosciuti dall\u2019Unione Europea<\/strong>. Una circostanza che da un punto di vista formale rende senza conseguenze il dibattito per gran parte dei soggetti interessati. Insomma, paradiso non \u00e8 chi paradiso fa. Delle 30 aziende del Dax, <strong>18 hanno sedi nei Paesi presenti sulla lista nera di Bruxelles, 12 no.<\/strong> Tra queste rientrano <strong>Continental<\/strong>, <strong>E<\/strong>.<strong>On<\/strong>,<strong> Deutsche Telekom<\/strong>, Henkel e anche <strong>Bmw<\/strong>, che detiene tuttavia societ\u00e0 finanziarie in Irlanda, Lussemburgo e Malta. La casa automobilistica ha spiegato che non esistono modelli \u201cartificiali\u201d di pianificazione fiscale e che soprattutto \u201cin periodi di crisi \u00e8 importante poter accedere alla liquidit\u00e0 globale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il caso Fresenius: girandola di societ\u00e0 dalle Cayman a Panama per abbattere l\u2019aliquota media <\/strong>\u2013 Pochi mesi fa, una dettagliata analisi del <strong>Centre for International Corporate Tax Accountability and Research<\/strong> (Cictar), ha sollevato il caso <strong>Fresenius<\/strong>, tra le pi\u00f9 grandi societ\u00e0 al mondo nell\u2019ambito dei servizi medicali, con un fatturato di<strong> oltre 35 miliardi di euro<\/strong> e quasi 300.000 dipendenti nelle numerose controllate in giro per il mondo. E anch\u2019essa presente tra le 30 societ\u00e0 del Dax. Il Cictar ha rivelato la complessa architettura utilizzata dalla multinazionale per <strong>abbattere l\u2019imponibile nei Paesi con una tassazione maggiore<\/strong> e incrementarlo in quelli con aliquote pi\u00f9 basse. I ricavi di Fresenius si realizzano per la maggior parte in Paesi che hanno un\u2019aliquota superiore al 30%, ma nel 2018 \u00e8 riuscita a <strong>costruirsi un\u2019aliquota media globale del 18,2 per cento. <\/strong>In India, dove l\u2019aliquota \u00e8 del 35%, la sussidiaria Fresenius Kabi Oncology ha riportato negli ultimi quattro anni una <strong>perdita<\/strong> media del 5,8 per cento. In <strong>Australia<\/strong>, dove l\u2019aliquota \u00e8 del 30%, la controllata Fresenius Kabi ha riportato <strong>zero profitti<\/strong> in un periodo di tre anni. In Germania, dove realizza il 23% delle vendite e dove si trova il 32% dei suoi dipendenti, Fresenius ha registrato nel 2018 solo il 10% del reddito ante imposte complessivo. Sulla base di queste stime i dipendenti tedeschi negli ultimi quattro anni avrebbero dunque registrato una <strong>produttivit\u00e0 pari alla met\u00e0 della media del gruppo<\/strong>, con una redditivit\u00e0 sulle vendite, in Germania, inferiore del 50 per cento. I <strong>prestiti intra-gruppo<\/strong> sono uno strumento utilizzato dal gigante medicale per eludere la tassazione. Secondo lo studio, Fresenius utilizza societ\u00e0 finanziarie in Lussemburgo, Irlanda, Olanda e Delaware per distribuire prestiti per 9 miliardi di euro. Due<strong> societ\u00e0 finanziarie irlandesi del gruppo, nonostante non abbiano impiegati, hanno raccolto 47 milioni di euro di profitti nel 2017<\/strong> semplicemente prestando denaro ad altre sussidiarie in Spagna e negli Stati Uniti. Ma la societ\u00e0 \u00e8 presente anche in molti dei paradisi fiscali del globo: isole Vergini Britanniche, Hong Kong, Singapore, <strong>Panama<\/strong>. Le sussidiarie alle <strong>Bermuda<\/strong>, alle <strong>Cayman<\/strong> e a <strong>Malta<\/strong>, in particolare, offron<strong>o servizi di assicurazione captive<\/strong>, si tratta cio\u00e8 di societ\u00e0 di assicurazione e riassicurazione create dalla capogruppo per assicurare i propri rischi. \u201cUn altro strumento usato frequentemente per trasferire profitti ed eludere le tasse\u201d, dice il Cictar.<\/p>\n<p><strong>La Germania \u00e8 il Paese Ue che perde pi\u00f9 soldi per colpa dei paradisi<\/strong> \u2013 Secondo i dati di aprile dello studio \u201c<em>The Missing Profits of Nations<\/em>\u201d di <strong>Gabriel Zucman<\/strong>, Thomas <strong>T\u00f8rsl\u00f8v<\/strong> e Ludvig <strong>Wier<\/strong>, la Germania \u00e8 il Paese dell\u2019Unione Europea che perde pi\u00f9 risorse a vantaggio delle proprie aziende e dei paradisi fiscali, in Europa e nel mondo. Berlino perde <strong>ogni anno quasi 20 miliardi di dollari di tasse<\/strong>, il 26% delle proprie entrate fiscali dalle aziende. Sarebbero 65 i miliardi di profitti da tassare che mancano all\u2019appello, di cui 53 diretti nei paradisi fiscali europei (principalmente verso Lussemburgo e Olanda) e 12 in quelli extraeuropei. Eppure \u00e8 difficile considerare la Germania come un Paese ostile alle imprese. Anche perch\u00e9 la natura federale e il suo modello amministrativo hanno fatto s\u00ec che la competitivit\u00e0 fiscale sia sempre stata considerata un\u2019arma da impugnare piuttosto che un fattore da cui difendersi. In un\u2019altra analisi del gruppo dei Verdi \u2013 Alleanza Liberale Europa, pubblicata a gennaio dello scorso anno, si evidenziava che le multinazionali della Germania erano quelle che godevano di una delle differenze pi\u00f9 ampie tra l\u2019aliquota nominale e quella effettiva. A fronte di un<strong>\u2019aliquota nominale media del 29,5%<\/strong>, le imprese analizzate erano riuscite a spuntare mediamente un\u2019aliquota effettiva del 19,6%, 10 punti percentuali in meno. Le <strong>imprese italiane<\/strong>, a titolo comparativo, a fronte di un\u2019aliquota nominale del 31% mostravano un\u2019<strong>aliquota effettiva del 30,4<\/strong>%, la pi\u00f9 alta dell\u2019Unione Europea. In Germania questo \u00e8 possibile anche grazie ai tre diversi piani su cui \u00e8 articolato il sistema fiscale: quello <strong>federale<\/strong> (Bund), quello <strong>statale<\/strong> (<strong>L\u00e4nder<\/strong>) e quello <strong>comunale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Sempre pi\u00f9 competizione fiscale interna tra villaggi e citt\u00e0<\/strong> \u2013 L\u2019abbattimento delle tasse per le imprese e per i redditi pi\u00f9 alti perseguito negli ultimi 20 anni dapprima con il governo <strong>Schr\u00f6der<\/strong> e poi con i governi <strong>Merkel<\/strong> (tra cui la riduzione dell\u2019imposta sui redditi delle societ\u00e0 dal 45% al 15%) ha sempre pi\u00f9 ristretto i margini di manovra dei L\u00e4nder e dei comuni.<strong> Achim Truger<\/strong>, docente e tra i consiglieri del Parlamento e del governo dallo scorso anno, nel 2011 aveva calcolato che a seguito delle riforme fiscali avanzate tra il 1998 e il 2011 la Germania aveva <strong>rinunciato a circa 370 miliardi di euro di introiti<\/strong>, di cui oltre 190 spettanti ai L\u00e4nder e 42 ai comuni. Esacerbando la competizione fiscale, gi\u00e0 esistente, tra i 16 Stati e le singole realt\u00e0 cittadine: una storia, come visto, ultrasecolare. <strong>Norderfriedrichskoog<\/strong>, un villaggio con meno di 50 abitanti nelle vicinanze del confine con la <strong>Danimarca<\/strong>, per anni \u00e8 stato un celebre paradiso fiscale interno alla stessa Germania, offrendo a centinaia di aziende \u2013 tra cui affiliate di <strong>Deutsche Bank,<\/strong> Eli Lilly, <strong>Unilever<\/strong>, <strong>Lufthansa<\/strong>, <strong>E.On<\/strong> \u2013 un\u2019imposta comunale dello <strong>zero per cento<\/strong>. Fino a quando, nel 2004, venne introdotta a livello federale un\u2019imposta comunale minima del 7 per cento.<\/p>\n<p>Mai si \u00e8 interrotta, per\u00f2, la competizione territoriale. Nel 2008 fece rumore la decisione della Borsa di Francoforte di trasferire staff e operazioni nel vicino sobborgo di <strong>Eschborn<\/strong>, a circa 10 km dalla citt\u00e0. Nelle mire dell\u2019ex numero uno della Borsa,<strong> Reto Francioni,<\/strong> c\u2019era la volont\u00e0 di portare l\u2019aliquota fiscale pagata dal gruppo al di sotto del 30%, dal 31%-33% versato precedentemente. Con circa 20.000 abitanti, <strong>Eschborn<\/strong> ospita adesso 30.000 lavoratori, e vede la presenza di sussidiarie di Deutsche Bank, <strong>Siemens<\/strong>, Deutsche Telekom, <strong>Ernst &amp; Young<\/strong>, Continental e <strong>Vodafone<\/strong>. <strong>Grunwald<\/strong>, sobborgo di <strong>Monaco di Baviera<\/strong>, ha invece un\u2019imposta sul commercio e sull\u2019industria pari alla met\u00e0 di quella della adiacente metropoli, a cui, con 11.000 abitanti e 7.000 aziende, sottrae ogni anno risorse generando ricavi per diverse centinaia di milioni. Innescare la spirale della <strong>competitivit\u00e0<\/strong> fiscale non \u00e8 infatti un gioco a somma zero, ma ha un unico vincitore: le aziende. Nel <strong>Nordreno-Vestfalia<\/strong>, il Land pi\u00f9 popoloso, la cittadina di <strong>Monheim<\/strong> dal 2012 ha ridotto quasi ogni anno il moltiplicatore della propria imposta commerciale, attraendo divisioni di grandi imprese come Bayer e Basf, a danno delle citt\u00e0 pi\u00f9 vicine. Ben 30 di queste lo scorso luglio hanno firmato una dichiarazione congiunta per protestare contro il <strong>dumping fiscale<\/strong> dei propri vicini. Il sindaco di <strong>D\u00fcsseldorf<\/strong>, Thomas Geisel, nell\u2019occasione aveva dichiarato: \u201cMi oppongo fermamente alla <strong>cannibalizzazione<\/strong> delle imposte comunali. Non possiamo permettere che il <strong>dumping fiscale<\/strong> ci renda tutti perdenti. Le citt\u00e0 hanno bisogno di queste entrate per il bene dei cittadini\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019iniziativa che tuttavia \u00e8 rimasta lettera morta: a dicembre la citt\u00e0 di <strong>Leverkusen<\/strong>, a 15 chilometri da Monheim, ha approvato l<strong>\u2019abbattimento della propria tassa commerciale<\/strong>, portandola allo stesso livello della sua vicina concorrente. Con questo provvedimento la citt\u00e0 si attendeva sulla carta <strong>135 milioni di euro in pi\u00f9<\/strong>, puntando sull\u2019afflusso di nuove attivit\u00e0 da altri territori, e rinunciando contestualmente a finanziamenti statali dello <strong>St\u00e4rkungspakt<\/strong> (\u201cpatto di rafforzamento\u201d) per dare respiro alle finanze comunali. Ma, complice l\u2019imprevista <strong>recessione<\/strong> globale, la decisione della giunta potrebbe essersi rivelata un vero e proprio <strong>boomerang<\/strong> per le casse comunali, gi\u00e0 costantemente in perdita e sottoposte al controllo del governo distrettuale. \u201cIl coraggio \u00e8 all\u2019inizio dell\u2019azione, la felicit\u00e0 alla fine\u201d, aveva commentato, citando <strong>Democrito<\/strong>, il capogruppo della Cdu in Consiglio comunale nel presentare il progetto. Ma poi aveva aggiunto, dal libro dei <strong>Proverbi<\/strong>: \u201cPrima della caduta c\u2019\u00e8 <strong>l\u2019arroganza<\/strong>\u201d. I cittadini di Leverkusen sperano che non sia cos\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/05\/13\/paradisi-fiscali-le-30-maggiori-aziende-tedesche-hanno-3-800-filiali-in-paesi-a-bassa-tassazione-die-linke-escluderle-dagli-aiuti-di-stato\/5798312\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Anche in Germania si \u00e8 acceso il dibattito sull\u2019opportunit\u00e0 di assegnare soldi pubblici per contrastare la recessione da Covid a chi si \u00e8 trasferito altrove <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31622\" title=\"Paradisi fiscali, le 30 maggiori aziende tedesche hanno 3.800 filiali in Paesi a bassa tassazione. 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