{"id":31537,"date":"2020-05-16T13:32:11","date_gmt":"2020-05-16T13:32:11","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31537"},"modified":"2020-05-17T09:07:33","modified_gmt":"2020-05-17T09:07:33","slug":"16-maggio-2020-news-dai-parlamentari-eletti-all-estero-ed-altre-comunicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=31537","title":{"rendered":"16 Maggio 2020 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO  ED ALTRE COMUNICAZIONI."},"content":{"rendered":"<p>00 &#8211; Tre proposte per il lavoro. Democratizing Work. Questo importante appello di oltre 3.000 ricercatori di tutto il mondo esce oggi in simultanea su 37 giornali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de S\u00e3o Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto , di Isabelle Ferreras, Julie Battilana, Dominique M\u00e9da e 3.000 altri.<br \/>\n01 &#8211; Nina Valoti: Riaperture, vincono le Regioni: da luned\u00ec riapre (quasi) tutto- Fuori Fase. Fronte trasversale dei presidenti: il governo cede e vara un decreto che lascia campo libero. Un lungo tira e molla con il governo in cui alla fine hanno avuto nettamente la meglio le Regioni. Che da luned\u00ec sulle riaperture faranno un po\u2019 come vogliono.<br \/>\n02 &#8211; Il decreto sul rilancio economico non spegne le tensioni nel governo. Alla fine, il decreto che dovrebbe rimettere in moto il paese \u2013 il cosiddetto decreto Rilancio \u2013 ha visto la luce.<br \/>\n03 &#8211; Andrea Capocci. Il ricatto della Sanofi: vaccino solo per gli Usa. Covid-19. \u00abL\u2019accordo con l\u2019America contiene un finanziamento a nostro favore. Ci auguriamo che l\u2019Europa faccia la stessa cosa\u00bb, l\u2019azienda farmaceutica pretende dall\u2019Ue l\u2019allentamento dei vincoli e fondi pubblici<br \/>\n04 &#8211; Quartapelle, Fiano, Schir\u00f2 E La Marca (PD): nessuno resti indietro. I parlamentari del pd chiedono un primo e urgente monitoraggio delle esigenze di assistenza dei connazionali all\u2019estero in situazioni di emergenza.<br \/>\n5 &#8211; Alfiero Grandi. La sentenza della Corte costituzionale tedesca ha messo in evidenza problemi politici LA sentenza della corte costituzionale tedesca ha messo in evidenza problemi politici, occorre una risposta forte o l\u2019Europa rischia grosso.<br \/>\n06 &#8211; Costruiamo il mondo che verr\u00e0 Assemblea. Lavoro, welfare, rete, organizzazione, democrazia, diritto alla salute e riproduzione sociale sono state le parole tornate spesso attraverso le voci di chi ha partecipato alle assemblee del mondo che verr\u00e0<br \/>\n07 &#8211; Claudia Fanti. Pi\u00f9 carabineros che tamponi nel Cile di Pi\u00f1era L&#8217;emergenza. Il presidente \u00e8 passato dall\u2019annuncio di una \u00abnuova normalit\u00e0\u00bb a quello della \u00abquarantena totale\u00bb nella capitale Santiago.<br \/>\n08 &#8211; Videoconferenza | Assemblea MAIE Brasile, continua il lavoro sul territorio anche ai tempi del virus<br \/>\nFocus sull\u2019emergenza coronavirus in Brasile, il Paese dell\u2019America Latina pi\u00f9 colpito dalla pandemia. Poi rete consolare e rimpatri dei nostri connazionali ancora bloccati all\u2019estero<br \/>\n09 &#8211; FARNESINA | Incontro Di Maio-Merlo: italiani all\u2019estero e politica internazionale in primo piano. Un faccia a faccia durato oltre un\u2019ora, durante il quale il Ministro ha apprezzato le politiche per gli italiani all\u2019estero portate avanti dal Senatore.<br \/>\n10 &#8211; Alfiero Grandi. Decreto Rilancio. Ora per\u00f2 bisogna fare presto coi sostegni economici<br \/>\nEccoci: Sfida Rosso Verde. Decreto Rilancio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>00 &#8211; TRE PROPOSTE PER IL LAVORO. DEMOCRATIZING WORK. QUESTO IMPORTANTE APPELLO DI OLTRE 3.000 RICERCATORI DI TUTTO IL MONDO ESCE OGGI IN SIMULTANEA SU 37 GIORNALI, TRA CUI EL COMERCIO, BOSTON GLOBE, GUARDIAN, GAZETA WYBORCZA, LA FOLHA DE S\u00c3O PAULO, THE WIRE, CUMHURIYET, LE SOIR, LE MONDE, DIE ZEIT, PUBLICO, EL DIARIO, LE TEMPS. IN ITALIA GLI AUTORI HANNO SCELTO IL MANIFESTO , DI ISABELLE FERRERAS, JULIE BATTILANA, DOMINIQUE M\u00c9DA E 3.000 ALTRI.<br \/>\nQuesto appello, Democratizing Work, esce oggi in simultanea in 25 lingue su 39 testate internazionali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de S\u00e3o Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto.<br \/>\nL\u2019appello \u00e8 stato firmato da oltre 3.000 accademici e ricercatori di pi\u00f9 di 650 universit\u00e0 del mondo. Tra questi, Elisabeth Anderson, Thomas Piketty, Dani Rodrik, Jan Werner Mueller, Chantal Mouffe, Claus Offe, Julie Battilana, Joshua Cohen, Nancy Fraser, James K. Galbraith, Axel Honneth, Jan-Werner M\u00fcller, Benjamin Sachs, Debra Satz, Nadia Urbinati, Sarah Song, Lea Ypi, Isabelle Ferreras, Dominique M\u00e9da, Saskia Sassen, Lawrence Lessig.<\/p>\n<p>CHI LAVORA \u00c8 MOLTO DI PI\u00d9 CHE UNA SEMPLICE RISORSA. Questa \u00e8 una delle lezioni principali che dobbiamo imparare dalla crisi in corso.<br \/>\nCURARE I MALATI; fare consegne di cibo, medicine e altri beni essenziali; smaltire i rifiuti; riempire gli scaffali e far funzionare le casse dei supermercati: le persone che hanno reso possibile continuare con la vita durante la pandemia di Covid-19 sono la prova vivente che il lavoro non pu\u00f2 essere ridotto a una mera merce.<br \/>\nLA SALUTE DELLE PERSONE e la cura di chi \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile non possono essere governati unicamente dalle leggi di mercato. Se affidiamo questi compiti esclusivamente al mercato, corriamo il rischio di esacerbare le diseguaglianze e di mettere a repentaglio le vite delle persone pi\u00f9 svantaggiate.<br \/>\nCOME EVITARE CHE SUCCEDA QUESTO? Implicando chi lavora nelle decisioni relative alle loro vite e al loro futuro nel luogo di lavoro. Democratizzando le imprese. De-mercificando il lavoro. Garantendo a tutti un impiego utile.<br \/>\nDINANZI AL RISCHIO spaventoso della pandemia e del collasso ambientale, optare per questi cambiamenti strategici ci permetterebbe non solo di assicurare la dignit\u00e0 di tutti i cittadini ma anche di riunire le forze collettive necessarie per poter preservare la vita sul nostro pianeta.<br \/>\nDEMOCRATIZZAZIONE.<br \/>\nOgni mattina, donne e uomini si svegliano e vanno a lavorare per chi tra di noi pu\u00f2 restare in casa in quarantena. La dignit\u00e0 del loro lavoro non ha bisogno di altra spiegazione se non quella contenuta nel termine di \u00ablavoratore essenziale\u00bb. Questo termine mette alla luce un fatto importante che il capitalismo ha sempre cercato di rendere invisibile, spingendoci a pensare alle persone come \u00abrisorse umane\u00bb.<br \/>\nGLI ESSERI UMANI NON SONO UNA RISORSA TRA LE ALTRE. Senza persone che vogliano investire il proprio lavoro non ci sarebbero produzione n\u00e9 servizi.<br \/>\nOGNI MATTINA, si svegliano anche donne e uomini che, confinati in casa, si danno da fare per le imprese e ditte per le quali lavorano a distanza.<br \/>\nSono la dimostrazione che si sbaglia chi crede che senza supervisione non ci si possa fidare che i lavoratori si impegnino, che questi richiedano sorveglianza e disciplina esterna continua. Sono la dimostrazione, giorno e notte, che i lavoratori non sono solo una delle tante parti in gioco all\u2019interno delle aziende: al contrario, sono loro la chiave per il successo dei datori di lavoro. Sono il nucleo costituente delle aziende; nonostante ci\u00f2, sono esclusi dalla partecipazione nella gestione dei luoghi di lavoro \u2013 un diritto, quest\u00b4ultimo, monopolizzato dagli investitori di capitale.<br \/>\nSe ci chiediamo come le aziende e la societ\u00e0 intera possono riconoscere il contributo dei lavoratori in tempo di crisi, la risposta \u00e8: democrazia.<br \/>\nCertamente bisogna ridurre le enormi diseguaglianze salariali e assicurare che aumentino i redditi pi\u00f9 bassi; ma questo non basta.<\/p>\n<p>Come, dopo le due Guerre Mondiali, si \u00e8 riconosciuto il contributo innegabile delle donne alla societ\u00e0 dando loro il diritto al voto, cos\u00ec oggi appare ingiustificato negare l\u2019emancipazione di chi investe il suo lavoro e il riconoscimento dei suoi diritti di cittadinanza all\u2019interno delle imprese.<\/p>\n<p>In Europa, la rappresentanza dei lavoratori sul luogo di lavoro esiste gi\u00e0 a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, attraverso i Consigli di Lavoro. Ma questi organi rappresentativi, nel migliore dei casi, hanno scarsa voce in capitolo nella gestione delle imprese, dove sono sempre subordinati alle decisioni dei direttori esecutivi scelti dagli azionisti.<\/p>\n<p>Questi Consigli non sono stati in grado di frenare o rallentare la spinta verso l\u2019accumulazione del capitale, con effetti disastrosi per l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Questi organi dovrebbero avere diritti simili ai Consigli di Amministrazione e i dirigenti aziendali dovrebbero avere l\u00b4obbligo di ottenere sempre un doppio consenso: sia da parte degli organi che rappresentano i lavoratori che da quelli che rappresentano gli azionisti.<\/p>\n<p>In Germania, Olanda e nei paesi scandinavi, vari tipi di co-gestione (Mitbestimmung) si sono stabiliti progressivamente dopo la Seconda Guerra Mondiale e hanno rappresentato un passo cruciale ma insufficiente verso la creazione di una vera e propria cittadinanza all\u2019interno dell\u2019impresa.<\/p>\n<p>Perfino negli Stati Uniti, dove le organizzazioni di lavoratori e sindacali sono state pesantemente indebolite, si alzano voci a favore del riconoscimento del diritto degli investitori di lavoro di eleggere rappresentanti con una maggioranza qualificata all\u2019interno dei consigli di amministrazione.<\/p>\n<p>Questioni come la scelta di un amministratore delegato, le strategie principali e la distribuzione dei profitti sono troppo importanti per essere lasciate interamente nelle mani degli azionisti.<\/p>\n<p>Chi investe il proprio lavoro \u2013 ovvero, la propria mente e il proprio corpo, la propria salute o anche la propria vita \u2013 deve godere del diritto collettivo di appoggiare o respingere queste decisioni.<\/p>\n<p>DE-MERCIFICAZIONE.<br \/>\nQuesta crisi ci insegna anche che \u00e8 sbagliato trattare il lavoro come mera merce e lasciare le scelte che incidono pi\u00f9 profondamente sulle nostre comunit\u00e0 in mano interamente ai meccanismi di mercato.<\/p>\n<p>Da tempo le politiche di lavoro e di approvvigionamento nel campo sanitario sono state guidate dalla semplice analisi costi-benefici; la crisi della pandemia ci rivela come questo criterio ci abbia spinto a fare errori.<\/p>\n<p>Alcuni bisogni fondamentali e collettivi devono essere sottratti al criterio dell\u2019analisi costi-benefici, come ci ricordano il numero crescente di morti di Covid in tutto il mondo. Chi sostiene il contrario ci mette in pericolo.<\/p>\n<p>Quando sono in gioco la salute e la nostra vita sul pianeta, ragionare in termini di costi e benefici \u00e8 indifendibile.<\/p>\n<p>La de-mercificazione del lavoro significa proteggere alcuni settori dalla legge del cosiddetto \u00ablibero mercato\u00bb; significa inoltre assicurare che tutti abbiano accesso al lavoro e alla dignit\u00e0 che conferisce.<\/p>\n<p>Una possibile maniera per realizzare questo obiettivo \u00e8 la creazione di una Garanzia di Impiego. L\u2019articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma che ogni persona ha diritto al lavoro.<\/p>\n<p>Una Garanzia di Impiego non solo offrirebbe a ogni cittadino la possibilit\u00e0 di lavorare e vivere con dignit\u00e0, ma rinforzerebbe anche la nostra capacit\u00e0 collettiva di far fronte alle tante sfide sociali e ambientali che ci troviamo davanti.<\/p>\n<p>Una Garanzia di Impiego permetterebbe ai governi, in collaborazione con le comunit\u00e0 locali, di creare lavoro degno e al contempo di contribuire agli sforzi per evitare il collasso ambientale.<\/p>\n<p>Davanti alla crescita della disoccupazione in tutto il mondo, i programmi per garantire l\u00b4impiego posso giocare un ruolo fondamentale per assicurare la stabilit\u00e0 sociale, economica e ambientale delle nostre societ\u00e0 democratiche.<\/p>\n<p>Un tale programma deve essere adottato dall\u2019Unione Europea come parte del suo Green Deal; al fine di assicurarlo, bisogna ridefinire la missione della Banca Centrale Europea, in modo che quest\u00b4ultima possa finanziarlo.<\/p>\n<p>Questo programma offrirebbe una soluzione anti-ciclica alla disoccupazione massiccia che sta per colpirci e sar\u00e0 d\u2019importanza fondamentale per la prosperit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>RISANAMENTO AMBIENTALE.<br \/>\nLa nostra reazione alla crisi attuale non deve essere ingenua come lo fu quella alla crisi economica del 2008. Allora si adott\u00f2 un piano di salvataggio senza condizioni che increment\u00f2 il debito pubblico senza pretendere nulla in cambio da parte del settore privato.<\/p>\n<p>Se i nostri governi si impegnano per salvare le imprese nella crisi attuale, anche queste ultime devono fare la loro parte, accettando alcune condizioni fondamentali della democrazia.<\/p>\n<p>I nostri governi, in nome delle societ\u00e0 democratiche dai quali vengono scelti e alle quali devono rispondere, e in nome dell\u2019obbligo che tutti abbiamo di assicurare l\u00b4abitabilit\u00e0 del nostro pianeta, devono appoggiare le imprese a condizione che queste adottino delle nuove pratiche, attendendosi a requisiti ambientali esigenti e introducendo strutture interne di governo democratico.<\/p>\n<p>Imprese governate democraticamente \u2013 all\u2019interno delle quali avr\u00e0 uguale peso, nelle decisioni strategiche, la voce di chi investe il suo lavoro e di chi investe capitale \u2013 saranno capaci di guidare la transizione dalla distruzione al risanamento e rigenerazione ambientali.<\/p>\n<p>Abbiamo avuto fin troppo tempo per costatare cosa succede, nel sistema corrente, quando il lavoro, il pianeta e i guadagni si scontrano: il lavoro e il pianeta ne escono perdenti.<\/p>\n<p>Sappiamo, grazie alle ricerche del Dipartimento di Ingegneria dell\u2019Universit\u00e0 di Cambridge, che \u00abcambiamenti di progettazione realizzabili\u00bb possono ridurre il consumo globale di energia del 73%. Ma questi cambiamenti richiedono l\u00b4impiego di molta forza lavoro e per metterli in atto sono necessarie scelte che nell\u2019immediato risultano costose.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 le imprese saranno gestite con l\u2019obiettivo di massimizzare il profitto in un mondo in cui l\u00b4energia \u00e8 a basso costo, perch\u00e9 mai verrebbero adottati questi cambiamenti?<\/p>\n<p>Nonostante le sfide che questa transizione comporta, imprese sociali e aziende cooperative, guidate da obiettivi che tengono in conto tanto considerazioni finanziarie quanto sociali e ambientali e che danno spazio alla democrazia interna, hanno gi\u00e0 dimostrato il loro potenziale come agenti dei cambiamenti desiderati.<\/p>\n<p>Non illudiamoci: gli investitori di capitale, potendo scegliere, non si cureranno della dignit\u00e0 degli investitori di lavoro e non si faranno carico di combattere la catastrofe ambientale.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile scegliere un\u2019altra strada.<\/p>\n<p>Democratizziamo le imprese; de-mercifichiamo il lavoro; smettiamo di trattare le persone come risorse in modo da potere impegnarci insieme per sostenere la vita sul nostro pianeta.<\/p>\n<p>-*-<\/p>\n<p>L\u2019appello, tradotto in 25 lingue, \u00e8 stato firmato da oltre 3.000 accademici e importanti ricercatori di oltre 650 universit\u00e0 di tutto il mondo. Firma qui.<\/p>\n<p>Tradotto in italiano da Serena Olsaretti (ICREA-Universitat Pompeu Fabra), Riccardo Spotorno (Universitat Pompeu Fabra), Laura Cementeri (CNRS\u2013Centre d\u2019\u00e9tude des Mouvements Sociaux (EHESS))<\/p>\n<p>PRIMI FIRMATARI<br \/>\nIsabelle Ferreras (University of Louvain\/FNRS-Harvard LWP)<br \/>\nJulie Battilana (Harvard University)<br \/>\nDominique M\u00e9da (University of Paris Dauphine PLS)<br \/>\nJulia Cag\u00e9 (Sciences Po-Paris)<br \/>\nLisa Herzog (University of Groningen)<br \/>\nSara Lafuente Hernandez (University of Brussels-ETUI)<br \/>\nH\u00e9l\u00e8ne Landemore (Yale University)<br \/>\nPavlina Tcherneva (Bard College-Levy Institute)<br \/>\nSerena Olsaretti (ICREA \u2013 Universitat Pompeu Fabra)<br \/>\nLea Ypi (London School of Economics)<br \/>\nMassimo Maoret (IESE Business School)<br \/>\nLaura Cementeri, (CNRS \u2013 Centre d\u2019\u00e9tude des Mouvements Sociaux (EHESS))<br \/>\nElizabeth Anderson (University of Michigan)<br \/>\nPhilippe Ask\u00e9nazy (CNRS-Paris School of Economics)<br \/>\nAur\u00e9lien Barrau (CNRS et Universit\u00e9 Grenoble-Alpes)<br \/>\nNeil Brenner (Harvard University)<br \/>\nCraig Calhoun (Arizona State University)<br \/>\nHa-Joon Chang (University of Cambridge)<br \/>\nErica Chenoweth (Harvard University)<br \/>\nJoshua Cohen (Apple University, Berkeley, Boston Review)<br \/>\nChristophe Dejours (CNAM)<br \/>\nOlivier De Schutter (UCLouvain, UN Special Rapporteur on extreme poverty and human rights)<br \/>\nNancy Fraser (The New School for Social Research, NYC)<br \/>\nArchon Fung (Harvard University)<br \/>\nJavati Ghosh (Jawaharlal Nehru University)<br \/>\nStephen Gliessman (UC Santa Cruz)<br \/>\nStefan Gosepath (Freie Universit\u00e4t Berlin)<br \/>\nHans R. Herren (Millennium Institute)<br \/>\nAxel Honneth (Columbia University)<br \/>\nEva Illouz (EHESS, Paris)<br \/>\nTim Jackson (University of Surrey)<br \/>\nSanford Jacoby (UCLA)<br \/>\nRahel J\u00e4ggi (Humboldt University)<br \/>\nPierre-Benoit Joly (INRA \u2013 National Institute of Agronomical Research, France)<br \/>\nMichele Lamont (Harvard university)<br \/>\nLawrence Lessig (Harvard University)<br \/>\nDavid Marsden (London School of Economics)<br \/>\nChantal Mouffe (University of Westminster)<br \/>\nJan-Werner M\u00fcller (Princeton University)<br \/>\nSusan Neiman (Einstein Forum)<br \/>\nThomas Piketty (EHESS-Paris School of Economics)<br \/>\nMichel Pimbert (Coventry University, Executive Director of Centre for Agroecology, Water and Resilience)<br \/>\nRaj Patel (University of Texas)<br \/>\nKatharina Pistor (Columbia University)<br \/>\nDani Rodrik (Harvard University)<br \/>\nHartmunt Rosa (Max-Weber-Kolleg, Erfut)<br \/>\nBenjamin Sachs (Harvard University)<br \/>\nSaskia Sassen (Columbia University)<br \/>\nDebra Satz (Stanford University)<br \/>\nPablo Servigne PhD (in-Terre-dependent researcher)<br \/>\nWilliam Sewell (University of Chicago)<br \/>\nSusan Silbey (MIT)<br \/>\nMargaret Somers (University of Michigan)<br \/>\nGeorge Steinmetz (University of Michigan)<br \/>\nLaurent Th\u00e9venot (EHESS)<br \/>\nNadia Urbinati (Columbia University)<br \/>\nJean-Pascal van Ypersele (UCLouvain)<br \/>\nJudy Wajcman (London School of Economics)<br \/>\nLisa Wedeen (The University of Chicago)<br \/>\nGabriel Zucman (UC Berkeley)<br \/>\ne pi\u00f9 di 3.000 studiosi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; NINA VALOTI: RIAPERTURE, VINCONO LE REGIONI: DA LUNED\u00cc RIAPRE (QUASI) TUTTO- FUORI FASE. FRONTE TRASVERSALE DEI PRESIDENTI: IL GOVERNO CEDE E VARA UN DECRETO CHE LASCIA CAMPO LIBERO. UN LUNGO TIRA E MOLLA CON IL GOVERNO IN CUI ALLA FINE HANNO AVUTO NETTAMENTE LA MEGLIO LE REGIONI. CHE DA LUNED\u00cc SULLE RIAPERTURE FARANNO UN PO\u2019 COME VOGLIONO.<br \/>\nAl termine di una giornata frenetica di incontri \u00e8 arrivata la fumata bianca. Il governo vara un decreto legge di soli tre articoli in cui fissa semplicemente date e paletti: da luned\u00ec le riaperture delle attivit\u00e0 commerciali, dal 3 giugno gli spostamenti liberi fra regioni e anche le frontiere con i paesi Ue per favorire il turismo; aggiornamento giornaliero dei dati epidemiologici che potranno permettere al ministero della salute di imporre interventi territoriali in caso di aumento dei contagi; sanzioni minime per i commercianti che non rispettano i protocolli fissati dall\u2019Inail che diventano per\u00f2 meri \u00abprincipi chiave\u00bb a cui le Regioni possono derogare senza problemi di sorta.<br \/>\nLA SVOLTA NEL BRACCIO DI FERRO si \u00e8 consumata nel fronte comune trasversale dei presidenti di Regione che hanno messo da parte le divergenze politiche in ragione del comune obiettivo di \u00abriaprire al pi\u00f9 presto\u00bb. E cos\u00ec a sera il coro di soddisfazione andava dal presidente lombardo Attilio Fontana che invece ci preoccuparsi dell\u2019aumento di contagi e morti nella sua regione si faceva bello del \u00abveder accolto il frutto della proposta che avevo lanciato a tutti i governatori\u00bb assieme a molti presidenti di centrosinistra \u2013 come il presidente della Conferenza Bonaccini \u2013 che avevano gi\u00e0 minacciato di \u00abfar aprire i ristoranti con distanziamento di un metro tra i tavoli\u00bb.<\/p>\n<p>Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i ministri per gli Affari regionali e per la Salute, Francesco Boccia e Roberto Speranza a quel punto hanno dovuto cedere su gran parte della linea.<\/p>\n<p>Da subito, per\u00f2, si \u00e8 rivelato impossibile approvare il decreto. Per questo il Consiglio dei ministri, dopo una prima sospensione di un\u2019ora per la firma dei protocolli con le confessioni religiose, \u00e8 stato riaperto e subito nuovamente aggiornato, questa volta alle 21.<\/p>\n<p>IL DOCUMENTO DELLE REGIONI prevede di far indossare le mascherine ai clienti dei ristoranti ogni volta che non si \u00e8 seduti al tavolo. E poi, igienizzanti per la mani e mascherine ai camerieri, consumazioni al banco solo se \u00e8 possibile la distanza di un metro. Non saranno consentiti buffet.<\/p>\n<p>Se l\u2019Inail prevedeva almeno due metri di distanza tra i tavoli e quattro metri quadri a cliente, le Regioni hanno cambiato di molto le cose, consentendo ai gestori poche modifiche alle distanze attuali: \u00abI tavoli \u2013 si legge nel documento \u2013 devono essere disposti in modo che le sedute garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro di separazione tra i clienti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilit\u00e0 individuale. Tale distanza pu\u00f2 essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire il contagio tramite droplet\u00bb.<br \/>\nPer quanto riguarda le spiagge, anche quelle libere, si prevede un metro la distanza tra le persone. Saranno vietati i giochi e gli sport di gruppo.<br \/>\nNel documento proposto dalle Regione si chiede che sia controllata la temperatura ai clienti di supermercati e negozi (sopra ai 37,5 gradi non si potr\u00e0 entrare) e che negli esercizi commerciali i clienti indossino sempre la mascherina e in quelli del settore dell\u2019abbigliamento dovranno avere anche i guanti.<br \/>\nPer quanto riguarda i centri estetici, gli operatori dovranno indossare la mascherina e, chiedono i governatori, bagno turco e sauna dovranno restare chiusi. Distanza obbligatoria tra i clienti di un metro, come per i saloni dei parrucchieri, dove non potranno pi\u00f9 esserci riviste da sfogliare.<br \/>\nPer le spiagge vengono cancellati i 5 metri di distanza fra ombrelloni: \u00abassicurare un distanziamento tra gli ombrelloni (o altri sistemi di ombreggio) in modo da garantire una superficie di almeno 10 metri quadri per ogni ombrellone, indipendentemente dalla modalit\u00e0 di allestimento (per file orizzontali o a rombo)\u00bb; \u00abtra le attrezzature di spiaggia (lettini, sedie a sdraio) deve essere garantita una distanza di almeno 1,5 metri\u00bb.<br \/>\nCHI NON RISPETTA LE REGOLE \u2013 ma non si capisce chi controller\u00e0 \u2013 rischia solamente una multa o di rimanere chiuso 5 giorni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 &#8211; IL DECRETO SUL RILANCIO ECONOMICO NON SPEGNE LE TENSIONI NEL GOVERNO. ALLA FINE, IL DECRETO CHE DOVREBBE RIMETTERE IN MOTO IL PAESE \u2013 IL COSIDDETTO DECRETO RILANCIO \u2013 HA VISTO LA LUCE. \u201c\u00c8 UN TESTO COMPLESSO, SONO OLTRE 250 ARTICOLI, PARLIAMO DI 55 MILIARDI DI EURO, PARI A DUE LEGGI DI BILANCIO\u201d, HA SPIEGATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE MOSTRANDOSI OTTIMISTA.<br \/>\nIl testo \u00e8 arrivato per\u00f2 al termine di un\u2019attesa molto lunga e che racconta parecchio dello stato delle cose nell\u2019attuale maggioranza.<br \/>\n\u201cAbbiamo impiegato un po\u2019 di tempo\u201d, si \u00e8 difeso Conte, \u201cma non abbiamo impiegato un minuto di pi\u00f9 di quanto strettamente necessario per un testo cos\u00ec complesso\u201d. Tuttavia, il considerevole ritardo accumulato nel licenziare il decreto non si deve solo alle difficolt\u00e0 tecniche che presenta un provvedimento di questa portata. N\u00e9 si pu\u00f2 attribuire solo alle questioni relative alle coperture finanziarie o all\u2019attesa per la definizione in sede europea dei termini della temporanea flessibilit\u00e0 sugli aiuti alle imprese con cui il decreto Rilancio doveva essere allineato.<br \/>\nLe ragioni di quel ritardo, come \u00e8 del tutto evidente da tempo, sono prima di tutto di natura politica. E, al di l\u00e0 di pretesti e incidenti di percorso, in ultima analisi riguardano il deterioramento dei rapporti all\u2019interno della maggioranza che sostiene il governo. Ma hanno anche a che fare con il fortissimo disagio dal quale sono attraversate le singole forze che quella maggioranza compongono. \u00c8 soprattutto in casa di un Movimento 5 stelle in crisi di leadership e di linea politica che si deve guardare, ma non soltanto l\u00ec.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 ristoro che rilancio<br \/>\n\u00c8 naturale che l\u2019intreccio di tutti questi malumori, ed \u00e8 un eufemismo, investa la vita del governo. Certo, \u00e8 difficile immaginare che qualcuno voglia intestarsi l\u2019apertura di una crisi in un momento cos\u00ec drammatico per il paese, ma non \u00e8 pi\u00f9 possibile escludere che questo scenario potr\u00e0 farsi meno evanescente pi\u00f9 avanti, nel momento in cui la fase acuta dell\u2019emergenza sanitaria fosse superata e si tratter\u00e0 di gestire la ripresa.<\/p>\n<p>In ogni caso, \u00e8 difficile immaginare che l\u2019impossibilit\u00e0 di una crisi politica possa restare a lungo l\u2019argomento pi\u00f9 convincente per garantire la permanenza di Conte a palazzo Chigi. E ci\u00f2 anche perch\u00e9 questa condizione espone il governo a un progressivo e inevitabile logoramento. Tuttavia, pur in queste condizioni, il governo e la sua maggioranza hanno portato a casa il decreto Rilancio.<\/p>\n<p>Si tratta davvero di un provvedimento monstre per i numeri e le misure che propone. Nelle intenzioni del governo dovrebbe servire ad affrontare l\u2019emergenza ma anche a preparare la ripresa economica e sociale. Tutto considerato, sembra lecito nutrire qualche dubbio sul secondo punto. Insomma, s\u2019indovina pi\u00f9 ristoro che rilancio.<br \/>\nIn ogni caso, dentro la manovra ci sono risorse per 25,6 miliardi di euro destinate in varie forme ai lavoratori, incluso il reddito di emergenza. Nel decreto, ha spiegato il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia, sono entrate la \u201csemplificazione e l\u2019accelerazione delle procedure per la concessione della cassa integrazione in deroga\u201d. Dunque, ha detto Conte, \u201cconfidiamo di erogare gli ammortizzatori ancora pi\u00f9 speditamente di come accaduto fino ad adesso. Non ci sono sfuggiti i ritardi e cerchiamo di rimediare\u201d.<\/p>\n<p>MA IL PUNTO POLITICAMENTE PI\u00d9 DELICATO \u00c8 STATO QUELLO DELLA REGOLARIZZAZIONE DEGLI IMMIGRATI<br \/>\nPer le imprese sono previste risorse per circa 16 miliardi. \u201c\u00c8 la fase del ristoro\u201d, ha spiegato il ministro dell\u2019economia Roberto Gualtieri. E, tra le altre misure, ha ricordato il \u201ccontributo a fondo perduto per le imprese pi\u00f9 piccole, quelle fino a cinque milioni di fatturato, che hanno avuto delle perdite\u201d e che ammonta a sei miliardi in totale. C\u2019\u00e8 poi \u201cil sostegno a spese importanti come affitti e bollette e anche un impegno senza precedenti che realizziamo per favorire la ricapitalizzazione e contribuire a riassorbire le perdite del sistema delle imprese\u201d. Viene cancellato il saldo-acconto Irap di giugno per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato, per un valore complessivo di circa quattro miliardi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un lunghissimo elenco di misure per il turismo, la cultura, la ricerca, la scuola con la stabilizzazione di 16mila insegnanti, e la sanit\u00e0 con l\u2019aumento del 115 per cento dei posti in terapia intensiva. C\u2019\u00e8 il bonus per gli autonomi e i professionisti iscritti alle gestioni separate dell\u2019Inps ai quali, ha detto Conte, \u201carriveranno 600 euro subito, perch\u00e9 saranno dati a chi ne ha gi\u00e0 beneficiato. Spero possano arrivare nelle prossime ore, quando il decreto andr\u00e0 in Gazzetta Ufficiale, poi ci riserviamo di integrarli con un ristoro fino a mille euro\u201d. Quanto al ritardo nella erogazione dei prestiti da parte delle banche alle piccole imprese \u201cnon siamo affatto contenti\u201d, ha spiegato Gualtieri. \u201cCon questo decreto\u201c, ha aggiunto, \u201ce con la conversione del dl liquidit\u00e0 ci saranno nuovi emendamenti per rafforzare il provvedimento e rendere pi\u00f9 celere la concessione di liquidit\u00e0\u201d.<br \/>\nMa il punto politicamente pi\u00f9 delicato, quello sul quale ci si \u00e8 misurati con i toni pi\u00f9 drammatici \u00e8 stato, come \u00e8 noto, quello della regolarizzazione dei migranti irregolari su cui il Movimento 5 stelle aveva puntato i piedi. Alla fine si \u00e8 trovato un accordo del quale il presidente del consiglio ha dato conto cos\u00ec: \u201cNon direi che si \u00e8 consumata una battaglia cruenta. \u00c8 cosa nota che da parte dell\u2019M5s \u00e8 stato richiesto un supplemento di riflessione, anzi vorrei ringraziare l\u2019M5s perch\u00e9 abbiamo messo a punto alcuni aspetti che meritavano una pi\u00f9 attenta valutazione. Noi oggi escludiamo dal novero delle regolarizzazioni le fattispecie del reato di favoreggiamento all\u2019immigrazione clandestina e i reati di tratta. Credo che sia giusto\u201d.<br \/>\nNon \u00e8 ancora chiaro quante persone saranno interessate dal decreto ma, ha spiegato Conte, al governo interessa pi\u00f9 la sostanza, e quindi il principio che si afferma, dei numeri. Cos\u00ec, ha aggiunto commossa la ministra Teresa Bellanova, \u201cda oggi gli invisibili saranno meno invisibili\u201d. Ma restano i dubbi sul fatto che si sarebbe potuto fare di pi\u00f9 e meglio.<br \/>\n\u201cLa parola\u201d, ha detto Conte alla fine, \u201cora passer\u00e0 al parlamento e con le forze di maggioranza, e spero col contributo delle forze di opposizione, potr\u00e0 essere addirittura migliorato\u201d. Considerate le fibrillazioni nella maggioranza, il futuro \u00e8 per\u00f2 tutto da scrivere. E forse si comincia subito: tra pochi giorni \u00e8 fissato in senato il voto sulla mozione di sfiducia individuale presentata dal centrodestra contro il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; ANDREA CAPOCCI. IL RICATTO DELLA SANOFI: VACCINO SOLO PER GLI USA. COVID-19. \u00abL\u2019ACCORDO CON L\u2019AMERICA CONTIENE UN FINANZIAMENTO A NOSTRO FAVORE. CI AUGURIAMO CHE L\u2019EUROPA FACCIA LA STESSA COSA\u00bb, L\u2019AZIENDA FARMACEUTICA PRETENDE DALL\u2019UE L\u2019ALLENTAMENTO DEI VINCOLI E FONDI PUBBLICI. LA RABBIA DI MACRON. E C\u2019\u00c8 UN CASO ANALOGO ANCHE IN ITALIA, CHE RIGUARDA LO STABILIMENTO DI POMEZIA<br \/>\nPaul Hudson, amministratore delegato della multinazionale farmaceutica Sanofi, all\u2019agenzia Bloomberg ha dichiarato che le prime dosi di un eventuale vaccino contro il Covid-19 prodotto dalla Sanofi saranno riservate al mercato statunitense. La priorit\u00e0 dipende dai finanziamenti ricevuti dal governo Usa per le ricerche sul vaccino. ( da Il Manifesto)<\/p>\n<p>LA DICHIARAZIONE ha scatenato allarme e proteste, soprattutto a Parigi dove la Sanofi ha il suo quartier generale. \u00abIl vaccino sia un bene comune globale, sottratto alle leggi del mercato\u00bb, recita la nota dettata da Macron. Gli ha fatto eco il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa: \u00abNessuno dovrebbe essere rimandato indietro nella fila per il vaccino a causa del suo luogo di nascita o per il suo reddito\u00bb.<\/p>\n<p>In mattinata, il capo del ramo francese Olivier Bogillot si \u00e8 affrettato a correggere il tiro. \u00abSe Sanofi scopre un vaccino, sar\u00e0 accessibile a tutti\u00bb, ha detto. Ma ha anche rivelato la vera posta in gioco: gli Usa hanno accelerato le procedure di approvazione dei vaccini a favore di Sanofi. \u00abL\u2019Europa faccia la stessa cosa \u2013 ha proposto Bogillot \u2013 e poi ci vogliono anche investimenti. L\u2019accordo con gli Usa contiene un finanziamento a nostro favore. Ci auguriamo che l\u2019Europa faccia la stessa cosa\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo della multinazionale farmaceutica \u00e8 dunque l\u2019allentamento dei vincoli al fine di accelerare la commercializzazione del vaccino e un\u2019iniezione di fondi pubblici. Lo sviluppo di un vaccino richiede in media dieci anni, perch\u00e9 prima di essere distribuito alla popolazione un vaccino deve superare test di efficacia e sicurezza stringenti, che possono durare molti anni. La posta in gioco \u00e8 altissima: non appena un vaccino dimostrer\u00e0 un\u2019efficacia anche limitata scatter\u00e0 la corsa all\u2019accaparramento da parte dei governi, con un ricavato notevole.<\/p>\n<p>Qualcosa di simile lo abbiamo gi\u00e0 visto nel 2009 con il Tamiflu, un farmaco contro l\u2019influenza suina ordinato in milioni di dosi anche in Italia nel timore della pandemia. Dopo l\u2019emergenza, per\u00f2, ricerche indipendenti rivelarono la scarsa efficacia del farmaco e l\u2019enorme spreco di denaro pubblico a favore della produttrice Roche.<\/p>\n<p>IL RISCHIO ESISTE anche nel caso del Covid-19. L\u2019Unione Europea ha appena raccolto 7,4 miliardi di euro da donatori istituzionali e privati per un vaccino, di cui beneficeranno principalmente le aziende farmaceutiche. Inoltre l\u2019azienda riceve gi\u00e0 ingenti finanziamenti pubblici. \u00abLo stato francese versa ogni anno a Sanofi un credito di imposta compreso tra i 110 e i 130 milioni di euro\u00bb, ha spiegato Thierry Bodin, rappresentante dei dipendenti della societ\u00e0 francese del sindacato Cgt.<\/p>\n<p>IL RAPPORTO PRIVILEGIATO tra Sanofi e Usa per lo sviluppo di un vaccino \u00e8 nato ancora prima dell\u2019emergenza Covid-19. Il 9 dicembre 2019, mentre a Wuhan apparivano le prime polmoniti sospette, Sanofi siglava un accordo con l\u2019Autorit\u00e0 statunitense per la ricerca e lo sviluppo biomedico (Barda): in cambio di 226 milioni di dollari, Sanofi avrebbe potenziato la produzione di vaccini nell\u2019impianto di Swiftwater, Pennsylvania. L\u2019accordo intendeva rafforzare la capacit\u00e0 di risposta degli Stati uniti a un\u2019eventuale pandemia influenzale e quelle risorse sono state ora convogliate contro il Covid-19, con una nuova intesa firmata il 18 febbraio tra Barda e Sanofi.<\/p>\n<p>QUELLO STUDIATO nei laboratori della Sanofi \u00e8 solo uno dei 90 vaccini in sperimentazione nel mondo. Ma non \u00e8 un vaccino qualunque perch\u00e9 Sanofi \u00e8 l\u2019azienda leader al mondo nel settore, con una quota di mercato del 30%. Per sviluppare il vaccino contro il Covid-19 collaborer\u00e0 con la Gsk, la seconda maggiore azienda del settore: insieme, Gsk e Sanofi controllano quasi il 60% del mercato dei vaccini. Sanofi ha molti altri interessi in gioco nella vicenda Covid-19. Produce per l\u2019Europa il Plaquenil, cio\u00e8 il farmaco a base di idrossiclorochina attualmente usato per rispondere al Covid.<\/p>\n<p>L\u2019ACCORDO sulla distribuzione prioritaria del futuro vaccini a favore del mercato statunitense non \u00e8 comunque un\u2019eccezione. Un caso analogo riguarda proprio l\u2019Italia. Negli stabilimenti Irbm di Pomezia, infatti, si produce il vaccino sperimentale anti-Covid sviluppato in collaborazione con l\u2019universit\u00e0 di Oxford. Il 24 marzo, il Miur e la regione Lazio hanno persino stanziato otto milioni di euro per sostenere la ricerca. \u00abVogliamo rendere disponibile e accessibile alla popolazione italiana e mondiale un vaccino contro il Covid-19\u00bb, aveva dichiarato Nicola Zingaretti. Alla fine di aprile, per\u00f2, l\u2019universit\u00e0 di Oxford si \u00e8 accordata con la societ\u00e0 farmaceutica AstraZeneca che lo distribuir\u00e0. Nel commentare l\u2019accordo, l\u2019amministratore delegato Pascal Soriot ha dichiarato alla rivista Fortune: \u00abLa priorit\u00e0 sar\u00e0 rifornire il mercato inglese\u00bb, al resto mondo ci si penser\u00e0 dopo. Il vaccino prodotto a Pomezia potrebbe dunque volarsene altrove, portandosi via anche i finanziamenti pubblici italiani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; QUARTAPELLE, FIANO, SCHIR\u00d2 E LA MARCA (PD): NESSUNO RESTI INDIETRO. I PARLAMENTARI DEL PD CHIEDONO UN PRIMO E URGENTE MONITORAGGIO DELLE ESIGENZE DI ASSISTENZA DEI CONNAZIONALI ALL\u2019ESTERO IN SITUAZIONI DI EMERGENZA. LA PROIEZIONE TERRITORIALE DELLA PANDEMIA E IL SUO MANIFESTARSI NELLE FORME PI\u00d9 ACUTE STANNO DETERMINANDO ESIGENZE DI INTERVENTO E SOSTEGNO DI CITTADINI ITALIANI DISTRIBUITE IN AREE MOLTO PI\u00d9 VASTE RISPETTO A QUELLE NELLE QUALI SI \u00c8 CONCENTRATO TRADIZIONALMENTE IL SOCCORSO ASSISTENZIALE EROGATO DALLA NOSTRA RETE DIPLOMATICA E CONSOLARE. 12 MAGGIO 2020<br \/>\nQuesta preoccupazione ha spinto i deputati del Partito Democratico Quartapelle, Fiano, Schir\u00f2 e La Marca a presentare una interrogazione indirizzata al Ministro per gli affari esteri per sapere quali siano i criteri che verranno seguiti per la distribuzione territoriale dei fondi aggiuntivi previsti dall\u2019art. 72, commi 4bis e 4ter del Decreto \u201cCura Italia\u201d e quali criteri sono stati indicati ai terminali diplomatici e consolari circa la concreta utilizzazione di tali risorse. Inoltre, i deputati chiedono di sapere se, a seguito di una prima rilevazione di esigenze, si ritiene che l\u2019ammontare dei fondi aggiuntivi possa essere sufficiente o se sia necessario richiederne un\u2019ulteriore integrazione nei provvedimenti che saranno a breve adottati.<br \/>\nCon il Decreto \u201dCura Italia\u201d (legge 17 marzo 2020 n. 18), infatti, si \u00e8 disposto lo stanziamento di 1 milione per l\u2019anno 2020 per le misure a tutela degli interessi italiani e della sicurezza dei cittadini all\u2019estero in condizioni di emergenza e di 4 milioni per l\u2019anno 2020 per le misure di assistenza ai cittadini all\u2019estero in condizioni di indigenza o di necessit\u00e0. In particolare, questo ultimo comma autorizza l\u2019erogazione dei sussidi senza promessa di restituzione anche a cittadini non residenti nella circoscrizione consolare fino al 31 luglio 2020.<br \/>\nLa ragione di tale disposizione \u00e8 di evidente natura emergenziale. La limitazione temporale della possibilit\u00e0 di spesa al 31 luglio 2020 aggiunge, poi, al carattere della necessit\u00e0 quello dell\u2019urgenza, a garanzia non solo della corrispondenza a situazioni determinate dall\u2019emergenza sociale dovuta alla pandemia ma anche della possibilit\u00e0 di concreta utilizzazione dei fondi aggiuntivi stanziati in tempi molto ravvicinati.<br \/>\nUna analoga interrogazione \u00e8 stata al Senato dai parlamentari PD, Alfieri e Giacobbe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5 &#8211; Alfiero Grandi. La sentenza della Corte costituzionale tedesca ha messo in evidenza problemi politici LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE TEDESCA HA MESSO IN EVIDENZA PROBLEMI POLITICI, OCCORRE UNA RISPOSTA FORTE O L&#8217;EUROPA RISCHIA GROSSO.<br \/>\nLa sentenza della Corte costituzionale tedesca ha messo in evidenza \u2013 paradossalmente \u2013 problemi politici. Il primo \u00e8 che la Corte costituzionale di uno stato dell\u2019Unione non riconosce come unica sede di giudizio per decisioni e materie europee la Corte Europea, o almeno non completamente e arriva a chiedere perentoriamente alla BCE, istituzione europea, di giustificare entro tre mesi le sue azioni di interventi di politica monetaria minacciando il divieto alle sedi tedesche, in particolare alla Bundesbank, di contribuire a queste azioni a livello europeo e intima al parlamento e al governo tedesco di pronunciarsi su tutta la materia. Forse per questo il Ministro delle Finanze ha preannunciato che il Bundestag sar\u00e0 chiamato a pronunciarsi sulle misure anticrisi. Questo intervento a gamba tesa della Corte tedesca, se diventasse realt\u00e0, metterebbe in discussione un principio fondamentale degli accordi sovranazionali in Europa e cio\u00e8 la non possibilit\u00e0 per le Corti costituzionali dei singoli paesi di invadere lo spazio europeo, essendo chiaro che se il cattivo esempio venisse dalla Germania non si capisce perch\u00e8 dovrebbero rinunciare a dire la loro le altre Corti costituzionali nazionali, con la conseguenza che il processo di integrazione si avvierebbe sul viale del tramonto, apparentemente non per una scelta politica.<br \/>\nIl secondo \u00e8 che la Corte tedesca, a differenza di quella italiana, si pronuncia su istanza di singoli e di associazioni. Da noi questo non \u00e8 possibile, l\u2019accesso alla Corte non pu\u00f2 avvenire da parte di singole persone, per quanto autorevoli, o di settori della societ\u00e0. I ricorrenti sono evidentemente difensori strenui della politica di austerit\u00e0, su posizioni apertamente conservatrici, se non di destra, ed \u00e8 la Corte tedesca che amplifica la loro voce con una evidente scelta politica perch\u00e9 arriva ad intimare chiarimenti alla Bce, pena il blocco del meccanismo per affrontare la crisi economica, che deve cercare di recuperare i danni economici e sociali della pandemia, in particolare nei paesi pi\u00f9 colpiti, di cui la politica monetaria e di acquisto di titoli pubblici sul mercato secondario \u00e8 un punto decisivo, anche se insufficiente. Inoltre questi sono i giorni in cui dovrebbero essere chiariti gli altri punti di intervento: dal meccanismo di sostegno al reddito di chi rimane senza lavoro (Sure) agli interventi a favore degli investimenti delle aziende attraverso la Bei, all\u2019eventuale utilizzo del Mes, senza trascurare il punto di caduta degli interventi ulteriori sotto l\u2019ombrello del recovery fund europeo che dovrebbe valere secondo alcune versioni almeno 1500 miliardi aggiuntivi. Del resto tutti gli stati importanti del mondo hanno previsto interventi massicci per uscire dalla crisi e l\u2019insieme di questi filoni costituirebbe l\u2019intervento europeo.<br \/>\nSe tutto questo dovesse fermarsi, ad esempio per l\u2019improvvida sentenza tedesca, l\u2019Europa entrerebbe in una fase di sofferenza dagli esiti imprevedibili.<br \/>\nSia la Commissione europea che la Bce hanno avvertito il pericolo e hanno subito rivendicato l\u2019autonomia delle decisioni europea. Oggi \u00e8 arrivata anche la sentenza della Corte europea che ha rivendicato in modo chiaro la propria esclusiva competenza, escludendo che interventi nazionali, come quello della Corte tedesca, possano bloccare questo percorso provocando la crisi del disegno europeo. Su questo piano i chiarimenti ci sono stati, anche se le risposte istituzionali tedesche avrebbero potuto essere pi\u00f9 forti e rapide. La riunione dell\u2019Eurogruppo ha sciolto alcuni nodi ancora aggrovigliati. Era ormai chiaro che il Mes era la via pi\u00f9 rapida per gli interventi. Rimanevano ambiguit\u00e0 da sciogliere come la possibilit\u00e0 di avere parti non scritte all\u2019inizio ma in grado di essere poste anche dopo l\u2019utilizzo del Mes. \u00c8 vero che la Commissione europea potrebbe anche senza il Mes chiedere misure aggiuntive per fare rientrare i bilanci pubblici nel sentiero previsto prima della pandemia, tuttavia \u00e8 evidente che questo non \u00e8 possibile vista la situazione. Per evitare che questo possa avvenire successivamente occorrono patti chiari e qualche affermazione recente ha mantenuto un\u2019alea di incertezza. \u00c8 necessario che la decisione sull\u2019intervento del Mes sia netta. Anche cambiargli nome non sarebbe male. Se i tempi per i prestiti saranno mediamente di 10 anni si sar\u00e0 fatto un bel passo avanti. Anche i tassi siano debbono essere molto bassi e non un cappio che si stringer\u00e0 pi\u00f9 avanti.<br \/>\nResta ancora invece vago il Recovery fund. Cambiare nome non \u00e8 una tragedia, ci\u00f2 che conta \u00e8 che arrivi rapidamente a costituire un fondo di intervento per la ripresa di grande forza, che abbia la dimensione adeguata e che operi con strumenti a medio lungo sia con tassi bassissimi che con interventi a fondo perduto. La Presidente Von der Leyen aveva ipotizzato interventi 50 % con prestiti e 50 % con interventi a fondo perduto, sarebbe un punto di partenza rilevante. Per ora c\u2019\u00e8 un rinvio, sia pure con impegni confermati e la crisi morde ora. Tutto questo per partire ha bisogno dell\u2019intervento della Bce a sostegno della raccolta di fondi a costi pressoch\u00e9 inesistenti per finanziare i diversi capitoli di intervento, quindi \u00e8 necessario che non solo la Corte tedesca rinunci alle sue intemerate ma anche che la Bundesbank partecipi a pieno titolo alle iniziative della BCE. \u00c8 giunto anche il momento di andare oltre l\u2019emergenza e ridiscutere i trattati in vigore, da Maastricht fino ad oggi. Ci sono aspetti degli interventi di emergenza che possono essere l\u2019inizio di innovazioni di fondo, modificando il rapporto tra intervento pubblico e mercato, tra mercato e solidariet\u00e0. Resta da esaminare un aspetto rilevante, cosa accadr\u00e0 in Italia? Non si pu\u00f2 dare l\u2019impressione che tutto dipende dall\u2019Europa. Certo molto dipender\u00e0 dagli interventi europei che possono essere anche l\u2019occasione per un passo avanti verso una vera Unione Europea.<br \/>\nC\u2018\u00e8 anche da decidere ci\u00f2 che deve fare l\u2019Italia. Su questo c\u2019\u00e8 una disattenzione preoccupante. Conte disse che piuttosto che ricorrere a strumenti discutibili avremmo fatto da soli, un conto \u00e8 tornare alla realt\u00e0 sapendo che in realt\u00e0 fare da soli comporterebbe una crisi gravissima del nostro paese, ma sapendo che ci sono scelte che dipendono da noi. In sostanza gli interventi europei debbono arrivare su canali gi\u00e0 preparati per rafforzarli, non per sostituire interventi nazionali. Gli interventi costano. Se c\u2019\u00e8 una parte del paese che rischia di essere sospinto verso la povert\u00e0 e di imprese che potrebbero non riaprire occorre recuperare le risorse necessarie l\u00e0 dove sono, cio\u00e8 dalla parte che detiene risorse e redditi sufficienti per partecipare ad una iniziativa di solidariet\u00e0. Il silenzio ogni volta che l\u2019argomento viene sollevato \u00e8 un errore e indebolisce la nostra trattativa in Europa. Questo \u00e8 un problema politico di fondo, non stupisce tanto che il governo Conte 2 faccia fatica a parlarne ma che i partiti che lo sostengono non aprano su questo una discussione con lo stesso impegno che vien messo per recuperare risorse europee. Inoltre c\u2019\u00e8 un punto su cui c\u2019\u00e8 un silenzio poco comprensibile. In altri paesi europei ci sono esperienze che in diversi campi possono costituire un valido esempio, come del resto anche iniziative italiane lo sono per altri paesi. Perch\u00e9 non si possono studiare e copiare altre esperienze se funzionano?<br \/>\nAd esempio la Cassa Depositi e Prestiti \u00e8 stata riformata positivamente anni fa, oggi potremmo imitare l\u2019esperienza tedesca sulla gestione del debito pubblico. La gestione del debito pubblico in Italia \u00e8 un problema di prima grandezza e un\u2019agenzia pubblica specializzata potrebbe aiutare non poco a risparmiare e quindi perch\u00e9 non adottare altre esperienze nella gestione del debito pubblico, ad esempio sul modello tedesco. Se la proposta \u00e8 valida come dimostra il fatto che la Germania pur essendo in condizioni di finanza pubblica pi\u00f9 solide assicura una gestione del debito attenta ci dice che probabilmente anche l\u2019Italia avrebbe da guadagnare da quel modello con risultati molto maggiori, visto che il nostro debito pubblico ha un peso rilevante e richiede pi\u00f9 attenzione di altri.<br \/>\nNon sarebbe uno strumento risolutivo ma potrebbe aiutare a gestire meglio un punto dolente della nostra economia. Alfiero Grandi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; COSTRUIAMO IL MONDO CHE VERR\u00c0 ASSEMBLEA. LAVORO, WELFARE, RETE, ORGANIZZAZIONE, DEMOCRAZIA, DIRITTO ALLA SALUTE E RIPRODUZIONE SOCIALE SONO STATE LE PAROLE TORNATE SPESSO ATTRAVERSO LE VOCI DI CHI HA PARTECIPATO ALLE ASSEMBLEE DEL MONDO CHE VERR\u00c0. Prossimi appuntamenti il 14 e il 21 maggio<br \/>\nAssemblea &#8220;Il mondo che verr\u00e0 \u201d Riusciremo a correre pi\u00f9 veloce dei cieli? &#8211; (W. Shakespeare, Enrico IV)<br \/>\nChe cosa significa scrivere un programma collettivo? \u00c8 intorno a questa prima domanda che, direttamente o indirettamente, si \u00e8 sviluppata la discussione dei workshop, mossa dalla necessit\u00e0 di costruire un discorso capace di far convergere le tante lotte singolari che anche in questi ultimi mesi si sono sviluppate in diversi settori della societ\u00e0. Allo stesso tempo, \u00e8 risultata essenziale l\u2019individuazione dei terreni a partire dai quali provare a riarticolare lo sviluppo delle lotte future, come emerso dai numerosi interventi dello scorso 30 aprile.<\/p>\n<p>La crisi aperta dalla pandemia scava giorno dopo giorno abissi di diseguaglianza lungo le linee dettate dalla classe, dal genere e dalla razza. Sempre pi\u00f9 si diffonde la consapevolezza che i rapporti di potere sono strutturati attorno a questi assi, e pratiche sociali altrettanto diffuse rispondono con il mutualismo, la solidariet\u00e0, il pensiero critico e la cura per la vita comune \u2013 cura oggi pi\u00f9 che mai necessaria. In questa direzione \u00e8 andata la discussione, polifonica e potente, fin qui fatta. Ora \u00e8 il tempo di riprendere i lavori, velocemente e con i piedi ben piantati in terra, ma con uno sguardo che sia capace di immaginare e creare un futuro diverso.<\/p>\n<p>Lavoro, welfare, rete, organizzazione, democrazia, diritto alla salute e riproduzione sociale sono state le parole tornate spesso attraverso le voci di chi ha partecipato alle assemblee del #mondocheverr\u00e0. Crediamo che i workshop abbiano costituito un momento essenziale di confronto, di focalizzazione dei discorsi e degli ambiti di intervento dell\u2019agenda che si \u00e8 delineata nelle ultime settimane; ed \u00e8 dando centralit\u00e0 al lavoro dei tavoli che proponiamo di proseguire la costruzione di un programma politico offensivo. Serve evidentemente approfondire ancora, continuare a pensare collettivamente, interrogare le tendenze economiche e politiche in atto in questa nuova transizione, prefigurare i terreni decisivi lungo cui provare a sperimentare iniziativa e lotte. Ancora: serve favorire una partecipazione pi\u00f9 ampia, capace di decisione collettiva sullo sviluppo del percorso che in tante e in tanti abbiamo fin qui avviato.<br \/>\nIn tutti i workshop del 30 aprile \u00e8 stata confermata la centralit\u00e0 di un\u2019azione sul terreno delle istituzioni della cura e della riproduzione sociale, a partire dalla Sanit\u00e0, dalla Scuola e dalla richiesta di un reddito di base incondizionato.<\/p>\n<p>\u00c8 stato ribadito che la necessit\u00e0 di orientare la spesa pubblica attraverso le lotte non pu\u00f2 essere separata dalla reinvenzione di nuove pratiche di democrazia, tanto sul terreno del welfare \u2013 a partire dalle prime esperienze mutualistiche emerse con il divampare della pandemia \u2013 quanto in altri ambiti della societ\u00e0; facendo leva anche sulla possibilit\u00e0 di utilizzare in chiave cooperativa le tecnologie delle piattaforme di rete. In tante e tanti hanno evidenziato che non \u00e8 possibile assumere il diritto alla salute, senza mettere in questione fino in fondo la necessit\u00e0 della riconversione ecologica, cos\u00ec come confermato dagli ultimi movimenti globali. Allo stesso tempo il lavoro, e lo dicono le lotte che insistono sulle questioni della salute, sembra interessato da un nuovo processo di trasformazione, che ha spinto molti a parlare nei termini di un nuovo diritto del lavoro emergente, capace di generare modalit\u00e0 inedite di sfruttamento. Si tratta di indizi che gi\u00e0 sollecitano a ripensare pratiche di lotta adeguate alla fase.<br \/>\n\u00c8 stato proposto di immaginare inchieste, campagne (valorizzando quelle gi\u00e0 esistenti) e piani condivisi tra i diversi workshop, per far emergere l\u2019accumulo molecolare di alternative alle politiche che dell\u2019eccezione hanno fatto la regola, della crisi arte di governo. Aprendo, poi, il piano di discussione e la sfida organizzativa alla dimensione europea, ostinatamente contro ogni forma di sovranismo e di populismo.<\/p>\n<p>Proponiamo dunque di rilanciare con due momenti diversi: il 14 maggio, tornando ai workshop e completando i lavori iniziati il 30 aprile; un confronto collettivo il 21 maggio, in cui provare a riconnettere le fila del discorso e per immaginare la costruzione collettiva di una possibile discussione continentale. Veloci come i cieli ci riapproprieremo del tempo di vita e del tempo delle lotte. Presentiamo qui in calce i report dei tre workshop, dai quali si tratter\u00e0 di trarre i diversi ordini del giorno.<\/p>\n<p>I prossimi appuntamenti per proseguire con i lavori dei workshop gioved\u00ec 14 maggio alle 18.00 nelle tre diverse stanze Zoom e gioved\u00ec 21 alle 18.00 per un\u2019assemblea plenaria. I link verranno comunicati attraverso la mailing list dell\u2019Assemblea e sulla pagina facebook, successivamente i video saranno caricati sul canale YouTube.<\/p>\n<p>Report &#8211; 1\u00b0 Workshop \u2013 Lavoro Welfare Reddito [https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OcR7NtoJxxU]<\/p>\n<p>Cosa significa scrivere un programma collettivo? \u00c8 intorno a questa prima domanda che, direttamente o indirettamente, si \u00e8 sviluppata la discussione del workshop. La necessit\u00e0 di costruire un discorso capace di far convergere le tante lotte singolari che anche in questi ultimi mesi si sono sviluppate in diversi settori della societ\u00e0. Allo stesso tempo, l\u2019individuazione di quei terreni fondamentali a partire dai quali riarticolare lo sviluppo delle lotte future.<br \/>\nLa crisi attuale \u2013 \u00e8 stato evidenziato \u2013 sar\u00e0 destinata a produrre effetti duraturi sulla forza lavoro, su coloro che hanno continuato a lavorare durante il lockdown, quanto, evidentemente, sulle diverse migliaia di persone che invece hanno perso la propria fonte di reddito.<\/p>\n<p>Il ricorso a una nuova organizzazione \u201cemergenziale\u201d del lavoro, non solo nei settori \u201cessenziali\u201d, la distribuzione dei carichi e dei tempi di lavoro che ne \u00e8 conseguita, l\u2019uso massiccio dello smart working senza alcuna contrattazione sindacale, preannunciano un nuovo diritto del lavoro emergente, una tendenza \u2013 su cui in tanti si sono concentrati \u2013 il cui esito appare ancora non del tutto scontato. Da un lato nella pandemia non solo si \u00e8 resa maggiormente evidente la commistione tra tempi di vita e di lavoro, soprattutto per chi nei settori terziari ha continuato a lavorare da casa, ma, tale congiuntura, sembrerebbe stare operando a favore di un ulteriore sgretolamento tra queste due dimensioni. Dall\u2019altro, invece, le lotte che in questi mesi si sono sviluppate intorno alla salvaguardia della salute e alla sicurezza nei settori manifatturieri, della logistica e della sanit\u00e0 sono state di per s\u00e9 stesse lotte che hanno riguardato, almeno parzialmente, anche l\u2019organizzazione del lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 stato sottolineato quanto, in questo contesto, non sia pi\u00f9 rimandabile una lotta per la \u201cdemocrazia sindacale\u201d, intesa come la necessit\u00e0 di ottenere nuove regole sulla rappresentanza sindacale, capace di assicurare concretamente la libera organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori, attualmente imbrigliata da norme pensate per favorire il controllo da parte delle organizzazioni sindacali confederali.<\/p>\n<p>Gli effetti occupazionali generati dalla crisi sono destinati ad amplificare i differenziali di potere e le diseguaglianze di reddito, cos\u00ec come le discriminazioni razziste e di genere, precedenti alla fase pandemica. Se da un lato il virus sembra colpire indistintamente, dall\u2019altro, gli effetti seguiranno le linee della classe e saranno maggiori soprattutto per alcuni segmenti della forza lavoro: i lavoratori e le lavoratrici precari, quelli\/e della ristorazione e del commercio, quelle\/i informali che operano al centro delle nostre citt\u00e0, le\/i riders, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, autonomi, lavoratrici e lavoratori della cura \u2013 solo per fare alcuni esempi. In secondo luogo, gli interventi hanno fatto emergere che la crisi occupazionale non potr\u00e0 che agire diversamente anche sul piano territoriale, approfondendo gli squilibri tra le diverse aree del paese.<\/p>\n<p>\u00c8 stato fortemente criticato il contenuto delle misure di protezione sociale introdotte dall\u2019attuale governo, segnate almeno da un duplice limite: la natura emergenziale delle politiche rappresentata da interventi transitori, la forte logica di frammentazione del sistema del welfare, che si oppone, nei fatti, all\u2019esigenza di una sua universalizzazione, da pi\u00f9 parti richiamata. A questa visione \u00e8 stata contrapposta, invece, la necessit\u00e0 di introdurre una misura di reddito di base, individuale e incondizionato, slegato dalla cittadinanza e dalle condizioni di soggiorno, come misura permanente, agendo attraverso la profonda revisione dell\u2019attuale norma del \u201cReddito di Cittadinanza\u201d. \u00c8 stato ritenuto necessario, inoltre, che questa misura venga accompagnata dall\u2019introduzione di una norma sul salario minimo orario e sul \u201ccompenso minimo\u201d per i lavoratori autonomi, allo scopo di evitare ulteriori contrazioni dei salari e dei redditi.<\/p>\n<p>Diversi interventi hanno individuato nell\u2019ambito della riproduzione sociale il terreno fondamentale di sviluppo delle lotte. La crisi ha reso una volta di pi\u00f9 evidente la rilevanza delle istituzioni che operano nell\u2019ambito della cura, della salute (fisica e psichica) in primo luogo, ma, pi\u00f9 in generale, dei rapporti sociali (educazione, formazione, assistenza, servizi, cultura). \u00c8 necessario lottare a favore di un aumento della spesa pubblica in welfare e per la concreta universalizzazione di quest\u2019ultimo, contrapponendo alla razionalit\u00e0 di mercato che ne ha orientato la gestione interna nei vari comparti un nuovo processo di democratizzazione, capace di redistribuire verso il basso il potere decisionale. La necessit\u00e0 di un sistema di welfare universale, rende urgente, anche e soprattutto in questa fase, la riarticolazione di una battaglia a favore di un sistema di prelievo sui redditi a carattere fortemente progressivo e la necessit\u00e0 di introdurre una tassazione sui patrimoni. Si tratta, allo stesso tempo, di due obiettivi parziali, che non certo risolvono il problema del finanziamento del welfare, che presuppone una nuova gestione della finanza pubblica a livello europeo.<\/p>\n<p>Inoltre, assumere la dimensione politica della cura al centro delle nostre lotte sul lavoro e per un welfare universale e democratico significa assumere fino in fondo la necessit\u00e0 di un ripensamento radicale dei modi di produzione e riproduzione sociale nel senso della loro riconversione ecologica.<br \/>\n\u00c8 stata riservata molta attenzione all\u2019obiettivo di combinare la richiesta per una maggiore spesa pubblica per il welfare e le lotte che insistono, invece, sul terreno dell\u2019invenzione di istituzioni pubbliche non statali. In questi mesi, in moltissime citt\u00e0 italiane, abbiamo assistito a un grande sviluppo di iniziative mutualistiche: dalle iniziative diffuse delle spese solidali e della distribuzione dei pasti, a quelle di assistenza sindacale e legale e per l\u2019accesso agli ammortizzatori sociali, ai centri antiviolenza e alle case delle donne che hanno continuato a operare anche a distanza (in una situazione in cui la violenza domestica ha visto un ulteriore gravissimo aumento a causa della quarantena). Un insieme di iniziative, talvolta spontanee, che rappresenta una ricchezza irrinunciabile e che allude a un sistema di welfare dal basso. Porsi l\u2019obiettivo di rendere durature queste esperienze, \u00e8 stata una delle questioni sulle quali ci si \u00e8 concentrati maggiormente. Ci si \u00e8 focalizzati inoltre sull\u2019importanza del rilanciare lo sciopero, nei settori produttivi dove \u00e8 pi\u00f9 violento lo scontro tra salute e profitti, in quelli pubblici essenziali \u2013 uno sciopero generale e sociale capace di dare alle rivendicazioni di salario, reddito, welfare, come ai diritti dello smart working (in primo luogo, quello alla disconnessione).<\/p>\n<p>La costruzione di un programma offensivo delle lotte su questi temi pone, necessariamente, il problema della dimensione sovranazionale delle lotte. L\u2019Europa \u00e8 lo spazio minimo per riarticolare il discorso, provando a costruire convergenze sociali in grado di incidere sulle \u00e9lite europee.<\/p>\n<p>2\u00b0 Workshop \u2013 Democrazia e Rete [https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=VfT5ExD25Hs]<\/p>\n<p>Dalla discussione collettiva sono emerse, in maniera generale, una visione della democrazia che si articola come una pratica e come un processo, una forma dell\u2019azione politica che \u00e8 necessario risignificare e sciogliere dai vincoli e dalle strutture della logica della rappresentanza, intesa come delega e autorizzazione del mandato attraverso l\u2019elezione. L\u2019attivit\u00e0 politica, \u00e8 stato ricordato anche attraverso numerosi esempi, eccede il paradigma moderno della statualit\u00e0 e della divisione tra pubblico e privato, come, allo stesso modo, le soggettivit\u00e0 sono eccedenti rispetto alla forma classica dell\u2019individuo.<\/p>\n<p>Nei numerosi interventi si \u00e8 registrata un\u2019esplosione delle forme di mutualismo a livello territoriale, organizzate anche grazie all\u2019ausilio della rete e dei social network, che va ben oltre la semplice attivazione di militanti organizzate\/i. Queste pratiche ribaltano la distanza sociale in una prossimit\u00e0 della cura, al \u201csocial distancing\u201d viene contrapposta una \u201csocial solidarity\u201d che scardina il paradigma politico della quarantena come isolamento.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, il mutualismo si configura come forma di agire sul terreno della riproduzione sociale per e contro. Per la costruzione di nuove forme di auto-organizzazione ed economie alternative; per la rivendicazione attiva di nuovo welfare; per l\u2019attivazione di segmenti di societ\u00e0 al di l\u00e0 degli spazi sociali e dell\u2019attivismo tout court. Contro l\u2019erosione degli spazi politici; contro l\u2019esclusione sociale degli ultimi, degli invisibili, dei senza-parte come famiglie rimaste senza reddito, senza tetto, precari, migranti, sans papier; contro l\u2019addomesticamento della solidariet\u00e0 per coprire colpe e mancanze altrui, e cio\u00e8 di chi ha deciso e favorito politiche neoliberali negli ultimi anni.<\/p>\n<p>La riflessione sulle pratiche diffuse di mutualismo metropolitano come forma di auto-organizzazione collettiva dentro e contro l\u2019emergenza si \u00e8 intrecciata con una critica dell\u2019innovazione tecnologica e con una riflessione circa il suo attraversamento strategico. La tecnologia, infatti, \u00e8 stata inquadrata come terreno di scontro e di conquista, oltre che come strumento ambivalente. L\u2019accelerazione dei processi di digitalizzazione, di raccolta ed elaborazione dei big data, di piattaformizzazione dei servizi producono non solo forme di sfruttamento del lavoro vivo ma anche dispositivi di sorveglianza e favoriscono l\u2019attuazione di politiche autoritarie. La svolta digitale aumenta le differenze fra chi ha accesso alla rete e ai dati e chi no, fra chi ha potere decisionale e chi invece non partecipa ai processi della decisione.Senza cadere nella tentazione del tecno-soluzionismo (che fa delle applicazioni e dell\u2019innovazione la panacea a tutti i mali), ma nemmeno alla tecnofobia, \u00e8 stato evidenziato il potenziale contro-organizzativo della rete: dalle assemblee digitali alla contro-logistica metropolitana \u00e8 evidente il tentativo di costruire un\u2019infrastruttura collettiva e tecnologica del comune. A questa altezza si aprono delle sfide, alle quali dovremo rispondere al pi\u00f9 presto: come colmare il gap del \u201cdigital divide\u201d? Come costruire l\u2019infrastruttura tecnologica del comune, conquistando il terreno della rete e inventando strumenti nuovi che possano permetterci di organizzarci e conneterci? Come, insomma, colmare il gap fra attivismo e tecnologia per recuperare spazi e strumenti di lotta? Si da come necessaria quindi l\u2019articolazione di un\u2019agenda politica e militante che prenda sul serio le contraddizioni della rete e che sia capace di agire in questa tensione diffondendo i saperi tecnici e informatici e, allo stesso tempo, conquistando la rete senza dimenticare l\u2019attivit\u00e0 politica offline. Mutualismo e tecnologia costituiscono quindi due poli di innovazione sociale che aprono a numerose questioni per chi vuole costruire il mondo che verr\u00e0.<\/p>\n<p>Prima di tutto, il nodo dell\u2019organizzazione: come articolare online e offline? Come agire su diverse scale geografiche (locale, nazionale, europea) contemporaneamente? Da una parte si \u00e8 proposto di mappare le diverse esperienze di mutualismo, metterle in contatto tra di loro e restituire un quadro pi\u00f9 generale delle pratiche di alternativa sociale; dall\u2019altra \u00e8 emersa l\u2019esigenza di aprire uno spazio di discussione dell\u2019emergenza sanitaria e della crisi economica a livello europeo.<\/p>\n<p>Si \u00e8 anche evidenziato come l\u2019organizzazione sia sempre finalizzata alla costruzione e all\u2019esercizio di rivendicazioni politiche. Sebbene sar\u00e0 indubbiamente difficile riconquistare spazi di agibilit\u00e0 pubblica \u2013 non solo a causa della loro restrizione ma anche per la paura del corpo dell\u2019altro \u2013 servir\u00e0 una pratica della cura per la tutela della salute di tutti e tutte ma anche la violazione di alcune prescrizioni. Il presidio degli spazi pubblici, infatti, non esaurisce la democrazia, ma deve aprire al conflitto come motore di cambiamento. Gi\u00e0 in queste settimane abbiamo registrato diverse situazioni conflittuali, ad esempio nel settore della logistica. Serve per\u00f2 iniziare ad immaginare azioni, soprattutto laddove sia possibile comunicare a tanti e tante, per iniziare a trasformare il programma del mondo che verr\u00e0 in azione concreta.<\/p>\n<p>3\u00b0 Workshop \u2013 Diritto alla salute, vaccino del comune, riconversione ecologica<br \/>\n[https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=j8by9W-gB0k]<\/p>\n<p>La discussione del tavolo si \u00e8 articolata attorno a tre assi:l\u2019appropriazione e socializzazione del discorso scientifico, uso democratico del dato; il ripensamento della salute\u201d, come servizio sanitario e come pratica sociale; la costruzione di un piano di riconversione ecologica.<\/p>\n<p>In particolare, la salute \u00e8 risultata un campo centrale per osservare l\u2019emersione, senza pi\u00f9 nessuna possibilit\u00e0 di essere occultata nel discorso pubblico, della centralit\u00e0 della riproduzione sociale. Ripensare la salute infatti significa sicuramente ripensare la sanit\u00e0 ma anche ripensare radicalmente un modello estrattivista e produttivista, riappropriandosi del welfare non solo in termini sanitari ma in termini complessivi. La stessa riproduzione sociale, anche nelle forme della cura, \u00e8 per\u00f2 essa stessa attraversata da linee di gerarchizzazione, di resistenza e di conflitto. Le lotte che si stanno manifestando \u2013 si \u00e8 sottolineato \u2013 non sono quindi solo lotte per il welfare, per la sua difesa contro le politiche di smantellamento: ma sono anche lotte nel welfare, per rovesciarne il modello semplicemente erogatorio, gerarchico e disciplinare. Queste lotte segnalano come fondamentale il tema dell\u2019accesso alla cura e al welfare, contro le diseguaglianze che marcano la crisi e ne segnano anche la gestione, come si sta rilevando con ancor pi\u00f9 chiarezza nella \u201cfase 2\u201d. Al tempo stesso, per\u00f2, queste sono anche lotte per rovesciare i dispositivi di potere che segnano il welfare. Come si \u00e8 sottolineato, la stessa storia del servizio sanitario nazionale italiano mostra come esso non sia soltanto un servizio pubblico, ma sia anche il risultato di lotte e di conflitti, dalle lotte operaie contro la nocivit\u00e0, al movimento di deistituzionalizzazione psichiatrica, al decisivo impatto del femminismo e delle lotte per l\u2019autodeterminazione.<\/p>\n<p>Nella discussione in particolare la scuola in ha assunto una posizione di centralit\u00e0 a partire dall\u2019attuale contrapposizione tra questa e il paradigma produttivista che si sta ri-articolando nella crisi, nella direzione di un ripensare la scuola in termini di istituzione del benessere psicofisico come risposta alle politiche di ristrutturazione che hanno caratterizzato le politiche neoliberali degli ultimi anni. Va valorizzato in particolare lo stesso momento assembleare, come metodo ed esperienza importante per superare, nelle lotte che attraversano sanit\u00e0, scuola e welfare, ogni astratta separazione tra \u201cutenti\u201d e \u201coperatori\u201d. Indicazioni preziose anche organizzative, nel recente passato, possono essere ricercate nelle \u201cmaree\u201d che hanno attraversato il ciclo di lotte all\u2019inizio del decennio scorso, durante la crisi finanziaria, nonch\u00e9 negli scioperi globali transfemministi ed ecologisti.<\/p>\n<p>Costruire un piano di riconversione ecologica quindi, intrecciando in maniera radicale i temi della salute, del welfare e del modello di produzione, per introdurre tensioni nel processo di transizione che si apre con la cosiddetta \u201cfase 2\u201d.<\/p>\n<p>Interconnettere i piani attingendo a piene mani dai saperi prodotti dalle esperienza di lotta di lavoratrici e lavoratori, movimenti transfemministi e movimenti ecologisti, \u00e8 risultato rilevante in questo senso il contributo alla discussione da parte delle esperienze di Taranto e Bagnoli che da anni si misurano sulle contraddizioni capitale-salute-lavoro-ambiente. La salute \u00e8 la posta in palio in un modello produttivo che deve essere ridefinito e ripensato ecologicamente anche nelle stesse filiere del settore agroalimentare. La salute quindi \u00e8 da intendere come campo di contesa, provando a scardinare e ridefinire gli approcci assistenziali e smascherando i limiti di un modello basato sull\u2019ospedalizzazione. In questo senso, \u00e8 stata sottolineata la straordinaria importanza dei momenti di autorganizzazione, che sono nati nei territori nel cuore stesso dell\u2019emergenza sanitaria: dagli infermieri ai medici di base, dai circuiti della cura reciproca messi in atto nei movimenti femministi, alle reti sociali e mutualistiche che attraversano le citt\u00e0. Sono da un lato vere e proprie strutture indispensabili per lo sviluppo di un welfare decentrato e che valorizzi l\u2019autonomia, in una prospettiva non invidualizzante ma collettiva della cura: dall\u2019altro, sono embrioni di veri e propri contropoteri nel welfare. Un lavoro di mappatura e coordinamento, anche attraverso gli strumenti dell\u2019inchiesta e della conricerca, \u00e8 un compito che pu\u00f2 assumere grande importanza, come sperimentazione di modalit\u00e0 efficaci di organizzazione politica nella lunga crisi.<\/p>\n<p>Ripensare un modello a partire dalla sua democratizzazione, assumendo i limiti di una sanit\u00e0 centrata sui saperi della struttura e degli operatori, provando invece a sperimentare istituzioni del comune: per esempio, trasformando i laboratori universitari in laboratori della riappropriazione dei dati del comune e contemporaneamente aprire questi luoghi alla trasformazione e alla democratizzazione.Trasformare la salute quindi a partire da un\u2019idea conflittuale di cura e socializzazione dei saperi ad essa collegati.<\/p>\n<p>In questo contesto quindi assumere la riproduzione come chiave per programmare la riconversione ri-articolando il concetto di sicurezza come produzione collettiva e socializzazione dei saperi: il \u201cvaccino del comune\u201d come riappropriazione sociale della sicurezza. Del resto, la ricerca stessa del vaccino va individuata come campo di lotta, come stanno mostrando le campagne che gi\u00e0 ora stanno muovendosi per reclamare il public domain nella ricerca sul vaccino. Si \u00e8 ricordato l\u2019esempio di Act Up come modello importante di capacit\u00e0 di congiungere autocura, sperimentazione di nuove modalit\u00e0 di attivismo e lotta contro la logica proprietaria dell\u2019industria farmaceutica.<\/p>\n<p>Particolarmente suggestivo \u00e8 risultato il tema dell\u2019\u201cessenziale\u201d, piegato ad oggi al profitto e modulato secondo linee di classe, genere e razza. Invece \u00e8 necessario assumere l\u2019essenziale come campo del conflitto \u2013 il che significa ripensare in maniera radicale e conflittuale una societ\u00e0 innervata sui paradigmi dell\u2019austerit\u00e0 e della crisi come elementi immanenti. In particolare si \u00e8 insistito sul fatto che l\u2019\u201dessenziale\u201d come mostrano le lotte dei lavori necessari, non va confuso con l\u2019idea di \u201cscarsit\u00e0\u201d, che \u00e8 appunto dispositivo neoliberale e fondamento delle proposte di austerity, che ci ritroveremo a fronteggiare nella crisi, e che gi\u00e0 riemergono nelle levate di scudi industriali contro le pur timide, minime e selettive politiche sugli ammortizzatori sociali. L\u2019essenziale \u00e8 la centralit\u00e0 della riproduzione sociale, nella sua ricchezza e nella sua capacit\u00e0 di guidare politiche di riconversione, non certo in una sua presunta austera miseria.<\/p>\n<p>Si \u00e8 assunto il tema dell\u2019inchiesta quindi come pratica tutta da sviluppare attorno allo stato delle infrastrutture fondamentali della riproduzione sociale e del welfare, a partire dalla ricchezza dei saperi collettivi contro l\u2019inadeguatezza dei saperi ufficiali, indispensabili alla programmazione del mondo che verr\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>07 &#8211; CLAUDIA FANTI. PI\u00d9 CARABINEROS CHE TAMPONI NEL CILE DI PI\u00d1ERA L&#8217;EMERGENZA. IL PRESIDENTE \u00c8 PASSATO DALL\u2019ANNUNCIO DI UNA \u00abNUOVA NORMALIT\u00c0\u00bb A QUELLO DELLA \u00abQUARANTENA TOTALE\u00bb NELLA CAPITALE SANTIAGO. PROTESTE POPOLARI SOSPESE A CAUSA DEL COVID-19, MA LA REPRESSIONE NON SI FERMA. 37 MILA I CONTAGI, IN RAPIDA CRESCITA, CON IL SISTEMA SANITARIO SULL\u2019ORLO DEL PRECIPIZIO LA PROTESTA DEI LAVORATORI DELL\u2019OSPEDALE EL CARMEN DI SANTIAGO CONTRO I CARABINEROS, \u00abISTITUZIONE DI ASSASSINI\u00bb.<br \/>\nCamminava tranquillo per il suo quartiere, a Santiago, quando i carabineros hanno pensato bene di fermarlo. La sua colpa: portare una mascherina con un simbolo mapuche. Per fortuna gli \u00e8 andata bene: grazie all\u2019immediata reazione della gente, los pacos, come vengono chiamate in Cile le forze dell\u2019ordine, si sono decisi a rilasciare il giovane e ad andarsene in tutta fretta tra grida e insulti.<\/p>\n<p>SE IL COVID-19 ha temporaneamente sospeso le manifestazioni popolari \u2013 bench\u00e9 gli atti di protesta realizzati il primo maggio e durante la giornata dei carabineros del 27 aprile siano apparsi il segnale di un imminente ritorno in piazza -, la repressione, con tanto di coprifuoco dalle 22 alle 5, non \u00e8 invece venuta meno.<\/p>\n<p>E non \u00e8 l\u2019unico elemento di continuit\u00e0. Sono proseguite le provocazioni governative, come la nomina di una pinochetista \u2013 Macarena Santelices, pronipote del dittatore \u2013 alla guida del Ministero della donna; sono rimasti inalterati i privilegi delle \u00e9lite, resi ancora pi\u00f9 evidenti dalla pandemia; risultano semmai ancora pi\u00f9 profonde le disuguaglianze, riguardo alla salute, all\u2019educazione e all\u2019impiego, con un milione e passa di lavoratori condannati al licenziamento o ai tagli di stipendio.<\/p>\n<p>Con 37mila contagi in rapida crescita, un picco previsto non prima della fine di maggio o dell\u2019inizio di giugno e 368 decessi (cifra di cui, stando alle denunce, c\u2019\u00e8 fortemente da dubitare), il sistema sanitario \u00e8 al bordo del collasso, soprattutto nella regione metropolitana: mancano i dispositivi di sicurezza per il personale sanitario, i tamponi sono introvabili, scarseggiano i ventilatori. E bench\u00e9 alla fine di marzo il ministro della Sanit\u00e0 Jaime Ma\u00f1alich dicesse di temere che lo accusassero di averne comprati troppi, ora il sottosegretario Arturo Z\u00fa\u00f1iga afferma che, \u00aba questo ritmo\u00bb, ne serviranno di pi\u00f9.<br \/>\nCOS\u00cc, DI FRONTE AL RECORD di nuovi casi (pi\u00f9 di 2.600) stabilito mercoled\u00ec, e dopo aver obbligato centinaia di migliaia di lavoratori a continuare a recarsi nei luoghi di lavoro esponendoli cos\u00ec al contagio, il presidente Pi\u00f1era ha dovuto cambiare discorso, passando dal tentativo di imporre una \u00abnuova normalit\u00e0\u00bb \u2013 nell\u2019illusione che la curva dei contagi avesse raggiunto il plateau \u2013 all\u2019annuncio della \u00abquarantena totale\u00bb a Santiago. E senza pronunciare una sola parola di autocritica, bandita dall\u2019impressionante propaganda governativa, ha piuttosto scaricato la colpa sulla popolazione, colpevole, a suo dire, di non rispettare le misure di sicurezza.<br \/>\nMa se dinanzi ai ritardi, alle misure parziali, ai provvedimenti confusi e contraddittori e alla carneficina sociale in atto, l\u2019esasperazione popolare \u00e8 gi\u00e0 alle stelle, un\u2019altra bomba a orologeria \u00e8 rappresentata dal possibile nuovo rinvio del plebiscito sulla nuova Costituzione, gi\u00e0 slittato dal 26 aprile al 25 ottobre (con l\u2019elezione dei costituenti rimandata addirittura al 4 aprile del 2021).<br \/>\nUN RINVIO CHE IL GOVERNO ha tutto l\u2019interesse a imporre, considerando il risultato del \u00abplebiscito simbolico\u00bb svoltosi proprio il 26 aprile attraverso la pagina web constitucionvirtual.com: con un totale di 409.804 votanti, l&#8217;\u201dApruebo\u201d, il s\u00ec a una nuova Costituzione, si \u00e8 imposto con l\u201981,38% dei voti, contro il 18,54% dei \u201cRechazo\u201d. E intanto, con le piazze precluse, lo spirito costituente si alimenta attraverso assemblee virtuali e piattaforme web, come la pagina QueChileDecida.cl, che si propone di diffondere informazioni sulla campagna, creare reti di contatti e coordinare le diverse iniziative.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>08 &#8211; VIDEOCONFERENZA | ASSEMBLEA MAIE BRASILE, CONTINUA IL LAVORO SUL TERRITORIO ANCHE AI TEMPI DEL VIRUS, FOCUS SULL\u2019EMERGENZA CORONAVIRUS IN BRASILE, IL PAESE DELL\u2019AMERICA LATINA PI\u00d9 COLPITO DALLA PANDEMIA. POI RETE CONSOLARE E RIMPATRI DEI NOSTRI CONNAZIONALI ANCORA BLOCCATI ALL\u2019ESTERO<br \/>\nSi \u00e8 svolta ieri 13 maggio, in videoconferenza, l\u2019assemblea del MAIE Brasile, presieduta dal Sen. Ricardo Merlo, presidente MAIE e in questa legislatura Sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo.<br \/>\nAlla riunione virtuale hanno partecipato Luis Molossi, vice coordinatore America Latina; Walter Petruzziello, coordinatore nazionale; Elio Zanette (Porto Alegre); Itamar Benedet (Santa Catarina); Daniel Taddone (nord est: Recife\/Fortaleza\/Salvador); Daniel Laguna (Brasilia); Liliana Frenda e il Comandante Di Luca (Rio de Janeiro); Thiago Roldi (Espirito Santo); Fabio Pizzighello e Bruna Spinelli (San Paulo). Non sono invece riusciti a partecipare, ma hanno inviato i loro saluti, Antonio e Luciana Laspro.<br \/>\nDurante tutta la prima parte dell\u2019incontro si \u00e8 affrontato il tema del coronavirus in Brasile, che risulta essere il Paese dell\u2019America Latina pi\u00f9 colpito dalla pandemia.<br \/>\nMerlo ha potuto raccogliere le tante testimonianze arrivate dai responsabili dei territori, i quali hanno evidenziato come la ridotta operativit\u00e0 dei consolati (bloccati nel lavoro quotidiano proprio dall\u2019emergenza), abbia provocato anche maggior difficolt\u00e0 nel reperire notizie certe sui contagi; ciononostante, il MAIE ha comunque assicurato, attraverso i propri militanti, un supporto concreto a tutti quei connazionali in difficolt\u00e0.<br \/>\nIl presidente Merlo ha quindi illustrato le soluzioni che il Governo sta mettendo in campo per essere ancora pi\u00f9 vicino alla collettivit\u00e0 italiana all\u2019estero e per sostenere concretamente le imprese italiane fuori dai confini nazionali. Pandemia permettendo, ha ricordato il senatore, presto si potr\u00e0 finalmente dare l\u2019annuncio dell\u2019effettiva apertura del nuovo consolato di Vit\u00f3ria.<br \/>\nAltro tema importante \u00e8 stato quello relativo ai voli di rimpatrio organizzati dalla Farnesina, tra cui quello che partir\u00e0 proprio oggi, 14 maggio, da San Paolo diretto a Roma. Merlo ha sottolineato l\u2019importante lavoro portato avanti dalla Farnesina e ha assicurato che continua senza sosta l\u2019impegno del governo per riportare in Italia tutti quei connazionali che sono ancora bloccati all\u2019estero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>09 &#8211; FARNESINA | INCONTRO DI MAIO-MERLO: ITALIANI ALL\u2019ESTERO E POLITICA INTERNAZIONALE IN PRIMO PIANO. UN FACCIA A FACCIA DURATO OLTRE UN\u2019ORA, DURANTE IL QUALE IL MINISTRO HA APPREZZATO LE POLITICHE PER GLI ITALIANI ALL\u2019ESTERO PORTATE AVANTI DAL SENATORE.<br \/>\nDi Maio e Merlo hanno parlato del presente e del futuro dell\u2019Italia<br \/>\nSi \u00e8 svolto ieri sera nell&#8217;ufficio del ministro degli Esteri Luigi Di Maio un lungo incontro tra il titolare della Farnesina e il Sottosegretario Ricardo Merlo.<br \/>\nIn particolare, per quanto riguarda gli italiani nel mondo, sul tavolo, naturalmente, la questione dei rimpatri dei connazionali rimasti bloccati all&#8217;estero a causa dell\u2019emergenza coronavirus e della conseguente sospensione dei voli.<br \/>\nOltre 80mila italiani sono gi\u00e0 rientrati in Italia, grazie a circa 750 operazioni da 177 Paesi del mondo, con uno sforzo eccezionale da parte della Farnesina e di tutta la rete consolare.<br \/>\nSecondo stime del ministero degli Esteri, restano ancora 8.000 italiani costretti loro malgrado a rimanere in un Paese straniero: la Farnesina, hanno convenuto Di Maio e Merlo, continuer\u00e0 ad operare senza sosta al fine di consentire il rientro in Patria a tutti quei connazionali bloccati oltre confine che intendano farlo.<br \/>\nSi \u00e8 affrontata poi la questione della rete consolare italiana nel mondo. Il ministro si \u00e8 congratulato con il sottosegretario per tutta l\u2019attivit\u00e0 che sta portando avanti per rafforzare e riqualificare le nostre sedi diplomatico-consolari.<br \/>\nDi Maio ha assicurato a Merlo tutto il proprio sostegno e ha dimostrato di essere estremamente soddisfatto per il lavoro del Sottosegretario e felice per le prossime aperture di nuove sedi consolari.<br \/>\nTra i temi toccati, anche i fondi per l\u2019assistenza agli italiani nel mondo ai tempi del virus: 5 milioni di euro stanziati con il decreto \u201cCura Italia\u201d e che, attraverso i Consolati, andranno ai connazionali pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Di Maio e Merlo si sono detti d\u2019accordo sul fatto che quei soldi dovranno andare a chi ha realmente bisogno: toccher\u00e0 alla rete consolare, con la collaborazione dei Comites e del CGIE, verificare che sia cos\u00ec.<br \/>\nA proposito della promozione del made in Italy nel mondo, Merlo ha voluto evidenziare anche l\u2019importante ruolo che svolgono le Camere di Commercio per la diffusione dei nostri prodotti, oltre che per l\u2019internazionalizzazione delle nostre imprese.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, il ministro Di Maio a conclusione dell\u2019incontro ha espresso grande apprezzamento per le politiche a favore degli italiani nel mondo che sta portando avanti il sottosegretario Merlo, rinnovandogli il proprio appoggio e la propria disponibilit\u00e0 all&#8217;ascolto e al confronto ogni volta che sar\u00e0 necessario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 &#8211; ALFIERO GRANDI. DECRETO RILANCIO. ORA PER\u00d2 BISOGNA FARE PRESTO COI SOSTEGNI ECONOMICI<br \/>\nECCOCI: SFIDA ROSSO VERDE. DECRETO RILANCIO. ORA PER\u00d2 BISOGNA FARE PRESTO COI SOSTEGNI ECONOMICI. IL DECRETO LEGGE PER IL RILANCIO DELL\u2019ECONOMIA, DOPO LA GRAVISSIMA CRISI OCCUPAZIONALE, SOCIALE ED ECONOMICA PROVOCATA DALLA PANDEMIA DA COVID, \u00c8 STATO APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI MA NON \u00c8 STATO ANCORA PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE.<br \/>\nQuesto vuol dire che il testo potrebbe subire ancora qualche variazione perch\u00e8 \u00e8 ora sottoposto alla verifica dei conti della Ragioneria Generale e l\u2019entrata in vigore delle norme arriver\u00e0 dopo la pubblicazione che arriver\u00e0 solo tra qualche giorno perch\u00e8 anche la Presidenza della Repubblica esaminer\u00e0 il testo prima di firmarlo. Del resto la mole del provvedimento, senza dubbio ambiziosa, ha bisogno di una rilettura. Sarebbe incomprensibile, ad esempio, che non venisse confermato con chiarezza l\u2019impegno preso da tempo di riconoscere al personale medico, infermieristico e ausiliario un contributo economico straordinario. Non una compensazione ma almeno un riconoscimento per l\u2019impegno eccezionale. E\u2019 il minimo dopo l\u2019impegno allo spasimo del personale per salvare la vita alle persone, sottoponendosi a ritmi di lavoro inauditi, a pericoli e \u2013 purtroppo \u2013 a conseguenze in morti e danni alla salute dei medici e degli infermieri che sono un prezzo troppo alto.<\/p>\n<p>Il testo del decreto legge che conosciamo insiste sulla prospettiva di un rilancio e sulle iniziative conseguenti.<\/p>\n<p>Tuttavia molte misure sono inevitabilmente volte a sostenere settori della societ\u00e0 che non sono in grado di assorbire i contraccolpi della crisi, che soprattutto colpisce le aree sociali pi\u00f9 a rischio e pi\u00f9 deboli. Una societ\u00e0 complessa come la nostra ha bisogno di provvedimenti complessi che debbono cogliere le sfaccettature delle difficolt\u00e0. Alcuni provvedimenti, ad esempio di semplificazione, potevano essere affrontati con maggiore urgenza, a parte. Da settimane ci sono forti lamenti che i benefici di precedenti provvedimenti non sono arrivati o sono arrivati tardi. Chi potrebbe opporsi oggi a decreti legge per fare arrivare tutta la cassa integrazione a destinazione in tempi rapidi, correggendo le procedure che hanno ritardato l\u2019arrivo degli euro previsti? Perch\u00e9 non tentare di lavorare nelle commissioni parlamentari per convertire decreti che hanno un largo consenso? Il Salvini di turno potrebbe opporsi a un decreto che velocizza l\u2019arrivo dei quattrini alle partite Iva, alle imprese e cos\u00ec via?Questi aspetti potevano e dovevano essere affrontati con l\u2019urgenza necessaria, mettendo tutti di fronte alle loro responsabilit\u00e0. Il grosso del decreto contiene altro e cerca di portare risorse alle imprese (15\/16 miliardi), a lavoratori e precari (25,6miliardi), alla sanit\u00e0 (3,25 miliardi) e cancella le norme sull\u2019aumento dell\u2019Iva che ogni anno hanno messo in croce i provvedimenti finanziari. Ci vorr\u00e0 tempo per comprendere meglio i singoli interventi e il passaggio parlamentare deve aiutare a capire, se la maggioranza non si chiuder\u00e0 a riccio e l\u2019opposizione capir\u00e0 che il periodo delle urla sguaiate deve finire. Altrimenti \u00e8 l\u2019Italia che entrer\u00e0 in sofferenza e chiunque governer\u00e0 in futuro avr\u00e0 difficolt\u00e0 enormi a ricostruire uno spirito pubblico. \u00c8 vero che il governo ha avuto difficolt\u00e0, ci ha messo tempo per trovare un accordo sulle norme. Mentre le persone hanno problemi urgenti, hanno bisogno di sostegno ed \u00e8 questo l\u2019unico parametro che conta, il resto \u00e8 fuffa. L\u2019opinione pubblica ha premiato il governo quando ha saputo adottare provvedimenti rapidi, severi per evitare guai peggiori sulla salute delle persone.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un provvedimento di grande impatto economico, 55 miliardi di euro sono tanti, la leva prevista ingente, si sommano a quelli gi\u00e0 stanziati, ma rischia di non avere lo stesso risultato e sarebbe un paradosso perch\u00e9 dipende dalla maggioranza pi\u00f9 che dall\u2019opposizione, che cercher\u00e0 in ogni modo di svilire le misure. Il ministro dell\u2019Economia ha correttamente messo in guardia contro assalti alla diligenza in parlamento. Il passaggio in parlamento \u00e8 sempre un\u2019occasione per assalti ma soprattutto per capire se i provvedimenti adottati sono costruiti nel modo pi\u00f9 efficace. Un provvedimento cos\u00ec complesso non pu\u00f2 avere un percorso facile e poich\u00e9 \u00e8 difficile sostituire norme di sostegno gi\u00e0 scritte con altre la tendenza sar\u00e0 ad allargare ulteriormente la spesa. Non sar\u00e0 facile tenere la barra del timone. Il decreto \u00e8 stato chiamato rilancio, in realt\u00e0 \u00e8 largamente un sostegno ai redditi e alle imprese, che sono la premessa per un rilancio, perch\u00e9 un rilancio vero e proprio ha bisogno di investimenti, di misure di sostegno alla ricerca e all\u2019innovazione, alla qualit\u00e0 del lavoro, al suo allargamento, alle modifiche istituzionali necessarie.<\/p>\n<p>Il ministro dell\u2019Economia ha dato rassicurazioni che l\u2019intervento pubblico, perfino la propriet\u00e0 pubblica non avrebbe comportato intromissioni sulle scelte del mercato. Forse era diretto ad una Confindustria che sta assumendo toni antagonisti e avanza richieste che la caratterizzano come la pi\u00f9 forte lobby corporativa del paese, che pretende senza offrire consapevolezza del quadro d\u2019insieme. Il \u201csappiamo noi come si fa\u201d \u00e8 ricorrente, come l\u2019attacco spocchioso al governo, fingendo di non sapere che occorre tenere conto anche della salute delle persone e ogni morto in pi\u00f9 \u00e8 inaccettabile. Sotto la coperta della convivenza con il virus viene rilanciato un nuovo malthusianesimo che accetta che i morti in pi\u00f9 siano il prezzo da pagare. Anche Boris Johnson ha teorizzato l\u2019immunit\u00e0 di gregge fino al giorno in cui \u00e8 toccata a lui e ora sembra pi\u00f9 consapevole del valore della vita delle persone. Comunque sia l\u2019affermazione di Gualtieri non \u00e8 convincente. Se pandemia e crisi hanno insegnato qualcosa \u00e8 che occorre un progetto, una visione di sistema per affrontare le sfide. Nel bene e nel male la forza tedesca nasce da qui.<\/p>\n<p>La programmazione del futuro \u00e8 una necessit\u00e0 per scegliere su cosa puntare e su cosa no, o per rinviare a tempi migliori. L\u2019accesso agli aiuti europei serve a questo, o no?<\/p>\n<p>Se la Bei finanzier\u00e0 le iniziative delle imprese verso quali settori e obiettivi verranno indirizzati i fondi? Se arriveranno soldi dal Mes senza condizioni che spenderli per la sanit\u00e0 e le sue conseguenze occorre ragionare su quale progetto \u00e8 necessario per ricostruire un sistema sanitario nazionale pubblico, in grado di garantire gli stessi servizi alle persone, da Pantelleria alla Val d\u2019Aosta. Se arriver\u00e0 il recovery fund, nell\u2019ambito dei filoni europei di spesa, inevitabilmente si dovr\u00e0 ragionare su ambiente, territorio, infrastrutture, strutture culturali e di ricerca. Il green va declinato, altrimenti altri saranno pi\u00f9 veloci nel fare proposte e non sarebbe la prima volta. Ci sono anche compiti a casa da svolgere. \u00c8 evidente che il sistema fiscale ha bisogno di essere ricentrato, la destra vuole semplicemente meno tasse a prescindere, da dove verranno i fondi \u00e8 un mistero. Questa maggioranza vuole aprire una riflessione sulla possibilit\u00e0 di raccogliere pi\u00f9 e meglio risorse da chi ne ha per sostenere chi non ne ha e aiutare chi ne ha bisogno ? L\u2019Italia del dopo pandemia sar\u00e0 comunque diversa. Pu\u00f2 diventare diversa sulla base di spinte non governate, oppure si pu\u00f2 progettare il futuro e in questo ambito \u00e8 improprio che il Ministero dell\u2019Economia non metta bocca sulle scelte strategiche delle aziende che sono poco o tanto di propriet\u00e0 pubblica. N\u00e9 si pu\u00f2 affidare alla Cassa Depositi e Prestiti un ruolo eccessivo e forse rischioso per i conti pubblici. Perch\u00e9 tornare ad una nuova Iri dovrebbe essere un tab\u00f9? Gli errori del passato si possono correggere e le privatizzazioni hanno visto anch&#8217;esse molti errori.<\/p>\n<p>Progettare il futuro, adottare nuovi strumenti, senza timore di mutuare dai tedeschi l\u2019esperienza di gestione del debito pubblico attraverso un\u2019agenzia specializzata. Sono scelte che debbono essere fatte insieme ad una semplificazione coraggiosa di quanto non serve. Il Mef non \u00e8 adatto a gestire queste scelte, Il presidente del Consiglio ha gi\u00e0 un ruolo molto impegnativo. Quindi occorre reinventare strumenti abbandonati con troppa leggerezza, altrimenti il rilancio a cui tende questo maxi decreto rischia di non arrivare e noi continueremo a chiederci all\u2019infinito perch\u00e9 altri fanno sistema e l\u2019Italia non ci riesce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>00 &#8211; Tre proposte per il lavoro. Democratizing Work. 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