{"id":29165,"date":"2020-01-10T17:35:23","date_gmt":"2020-01-10T17:35:23","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29165"},"modified":"2020-01-12T17:31:32","modified_gmt":"2020-01-12T17:31:32","slug":"20-01-11-news-dai-parlamentari-eletti-all-estero-ed-altre-comunicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29165","title":{"rendered":"20 .01. 11  &#8211; Rassegna NEWS"},"content":{"rendered":"<p>01 \u2013 L\u2019MPEGNO POLITICO VA INSIEME ALLA CAPACIT\u00c0 D\u2019AMARE. COME POCHI ALTRI, GRAMSCI HA SAPUTO CONIUGARE LE FORTI PASSIONI E UNA LUCIDA INTELLIGENZA POLITICA Nelle lettere a Giulia Schucht, Antonio Gramsci rivela un aspetto originale ed estremamente valido per interpretare oggi la crisi della sinistra. Non ci si pu\u00f2 interessare di una collettivit\u00e0, diceva, \u00abSE NON SI \u00c8 MAI AMATO PROFONDAMENTE DELLE SINGOLE CREATURE UMANE\u00bb<\/p>\n<p>02 &#8211; La nascita della sinistra. Per creare la sinistra che non \u00e8 mai esistita \u00e8 necessario che la politica faccia ricerca. Che studi e comprenda la realt\u00e0 umana per quella che veramente \u00e8. E non per quella che chi gestisce un potere vuole che si creda che sia. NON SOLO STRAORDINARIA POSSIBILIT\u00c0 DI CURA. LA TEORIA DELLA NASCITA \u00c8 IL FONDAMENTO PER UNA NUOVA VISIONE POLITICA.<\/p>\n<p>03 &#8211; L\u2019Italia dica no alla guerra. Mentre Salvini si congratula con Trump per l\u2019attacco terroristico ingiustificabile sul piano del diritto internazionale, chi si riconosce nei principi della Costituzione ha il dovere di mobilitarsi perch\u00e9 prevalgano le ragioni della pace<\/p>\n<p>04 &#8211; Scetticismo da parte dell\u2019intelligence: \u00abNon c\u2019\u00e8 conoscenza dell\u2019avversario\u00bb. L&#8217;Iran funesta. l presidente ha messo a rischio \u00abnon solo le truppe ma anche le citt\u00e0 americane\u00bb, di Marina Catucci<\/p>\n<p>05 &#8211; Italia anni Settanta, se si tratt\u00f2 di complotto, l\u2019origine fu nelle nostre tare. Storia recente.<\/p>\n<p>06 &#8211; ITALIA ANNI SETTANTA, RIVOLUZIONATA LA CONVIVENZA CIVILE LA CLASSE POLITICA TENT\u00d2 DI ADEGUARSI. STORIA RECENTE. VIAGGIO NELLA MEMORIA DI FATTI E VICENDE CHE SFUGGONO ALLA CATEGORIA, UN PO\u2019 INVASIVA E OPPRIMENTE, DI \u00abCRISI\u00bb: \u00abUN PAESE IN MOVIMENTO\u00bb<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>01 &#8211;\u00a0 L&#8217; MPEGNO POLITICO VA INSIEME ALLA CAPACIT\u00c0 D\u2019AMARE. COME POCHI ALTRI, GRAMSCI HA SAPUTO CONIUGARE LE FORTI PASSIONI E UNA LUCIDA INTELLIGENZA POLITICA Nelle lettere a Giulia Schucht, Antonio Gramsci rivela un aspetto originale ed estremamente valido per interpretare oggi la crisi della sinistra. Non ci si pu\u00f2 interessare di una collettivit\u00e0, diceva, \u00abSE NON SI \u00c8 MAI AMATO PROFONDAMENTE DELLE SINGOLE CREATURE UMANE\u00bb ( da Left di Giuseppe Benedetti e Donatella Coccoli). I l 14 ottobre 1926 Antonio Gramsci scrisse una lettera a Giulia in cui scherza su un assurdo concorso del quotidiano II Piccolo intorno ai diversi gradi di felicit\u00e0 delle donne sposate, chiamando in causa Alexsandra Kollontaj, la rivoluzionaria russa che auspicava un cambiamento nelle relazioni tra uomini e donne al tempo del sogno socialista. Nello stesso giorno Gramsci scrisse un\u2019altra lettera, di ben diverso tenore, indirizzata a Paimiro Togliatti, a Mosca, affinch\u00e9 recapitasse al Comitato centrale del partito comunista russo il suo chiaro messaggio: non fate una scissione adesso perch\u00e9 avete una responsabilit\u00e0 enorme nei confronti delle masse popolari e degli altri partiti comunisti. In questo contesto storico si dipana la storia d\u2019amore tra il comunista sardo e la giovane Giulia Schucht, conosciuta in Russia alla fine del 1922, mentre Gramsci si trovava a Mosca per partecipare ai lavori dell\u2019Internazionale comunista. Dal 1922 al 1937, l\u2019anno della morte di Antonio dopo undici anni di carcere, i due vissero uno straordinario e intenso rapporto da cui nacquero due figli. A parte i brevi periodi in cui poterono frequentarsi, tra il soggiorno di lui a Mosca fino a quasi tutto il 1923 e quello di lei a Roma nel 1923, la loro storia d\u2019amore si manifest\u00f2 tutta attraverso uno scambio epistolare. Pu\u00f2 una raccolta di lettere d\u2019amore contenere anche un significato politico dirompente? Leggendo le lettere d\u2019amore, fervide e appassionate, di Antonio Gramsci a Giulia Schucht, si ha l\u2019impressione di ritrovare, come sottotraccia e attraverso percorsi laterali e indiretti, diverse testimonianze del pensiero politico di chi le ha scritte. Probabilmente perch\u00e9 sono opera di un uomo in cui pensiero e azione sono stati coerenti e anche nelle riflessioni politiche ha trasferito una caldissima passione. Gramsci ha saputo coniugare, come raramente \u00e8 accaduto nella storia della sinistra italiana, le forti passioni e la lucida intelligenza politica, la costruzione di una forte identit\u00e0 personale, la ricerca di un rapporto d\u2019amore profondo e un\u2019instancabile attivit\u00e0 politica, l\u2019\u00abio\u00bb e il \u00abnoi\u00bb. E di questo offre una testimonianza soprattutto nelle lettere del periodo pre carcerario, quello che va dal \u201924 al \u201926. Nel 1924, per esempio, in pochi mesi Gramsci attraversa tappe di vita fondamentali: a febbraio da Vienna fonda l\u2019Unit\u00e0, a maggio viene eletto deputato e in agosto \u00e8 segretario del Partito comunista. Tanto chi sia incuriosito soprattutto dall\u2019uomo quanto chi sia interessato al pensatore e provi ad arrivare alle origini della filosofia della praxis trova nelle lettere d\u2019amore a Giulia dei documenti di importanza cruciale. Pi\u00f9 volte nella storia le testimonianze d\u2019amore hanno assunto un forte significato politico. I poeti del dolce stilnovo ridefinirono le gerarchie sociali collocando al vertice chi avesse la gentilezza, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di amare, e con l\u2019esaltazione di una qualit\u00e0 umana contribuirono al declino dell\u2019aristocrazia feudale. I poeti romantici sostennero il primato della sensibilit\u00e0 individuale sulla ragione, di cui denunciarono i limiti anche nell\u2019azione politica, facendo intendere come mai i principi illuministici che avevano acceso la rivoluzione francese si fossero spenti nella dittatura di Napoleone. Con Gramsci la conoscenza \u00e8 intimamente legata alla vita concreta, il sapere \u00e8 raccordato al sentire degli esseri umani, la fantasia &#8211; come capacit\u00e0 di ricostruire in s\u00e9 le vite degli altri &#8211; viene messa in cima alle qualit\u00e0 che dovrebbe possedere chi fa politica. Pertanto Gramsci non poteva rassegnarsi all\u2019antipolitica dell\u2019ideologia religiosa che rimanda in un altro tempo e in un altro luogo il riscatto degli oppressi n\u00e9 poteva evitare di denunciare l\u2019immobilismo e la subalternit\u00e0 teorica dei socialisti, accecati dalla fede positivistica, paralizzati dalla credenza in un\u2019evoluzione sociale naturale al primo sorgere del sol dell\u2019avvenire. Poi rest\u00f2 deluso dall\u2019astrattezza dell\u2019idealismo, che pure gli aveva indicato la via per liberarsi dai limiti del positivismo. E proprio mentre maturava il distacco da Croce, scrisse la famosa lettera a Giulia del 6 marzo 1924 in cui esplicitava il nesso tra azione politica e capacit\u00e0 d\u2019amare: \u00abMa quante volte mi sono domandato se legarsi a una massa era possibile quando non si era mai voluto bene a nessuno, neppure ai propri parenti, se era possibile amare una collettivit\u00e0 se non si era amato profondamente delle singole creature umane\u00bb. La sua identit\u00e0 sempre pi\u00f9 solida si rafforzava insieme alla consapevolezza politica. Un precedente in Leopardi, quando scriveva all\u2019amata Fanny Targioni Tozzetti (5 dicembre 1831): -Rido della felicit\u00e0 delle masse, perch\u00e9 il mio piccolo cervello non concepisce una massa felice, composta di individui non felici\u00bb. Anche in questo caso la fantasia e la capacit\u00e0 d\u2019amare andavano di pari passo con una lucidissima coscienza civile. Leopardi combatteva una solitaria battaglia culturale contro i conservatori e i progressisti, apparentemente in competizione ma in realt\u00e0 allineati nell\u2019incapacit\u00e0 cronica di mettere a fuoco le questioni che direttamente investono la felicit\u00e0 o l\u2019infelicit\u00e0 degli esseri umani. Quasi un secolo dopo Gramsci visse la sua passione per Giulia mentre in Russia il movimento rivoluzionario era gi\u00e0 in affanno e in Italia avanzava il movimento fascista approfittando della crisi di immobilismo dei socialisti e dei liberali. Nel caos politico di inizio secolo la bussola di Gramsci \u00e8 stata la ricerca della verit\u00e0, una rivoluzione concreta e duratura, da perseguire attraverso la conoscenza. E il sapere in lui \u00e8 sempre stato legato alla vita, agli affetti, ai rapporti. Una componente fondamentale del conoscere \u00e8, secondo Gramsci, il sentire, che, appunto, consente di connettere la conoscenza alla vita. Nella conoscenza \u00e8 basilare la consapevolezza di s\u00e9 e della propria trasformazione nei rapporti con gli altri, sentire di essere un prodotto della storia di questi rapporti e cambiamenti molecolari. Cos\u00ec nel rapporto con Giulia, anche attraverso le lettere, Gramsci ha mirato alla ricerca della verit\u00e0. La sua scrittura \u00e8 sangue, carne viva, pensieri, immagini. Non c\u2019\u00e8 neanche l\u2019ombra di una finzione letteraria. Non c\u2019\u00e8 l\u2019enfasi &#8211; ovviamente, per quel che s\u2019\u00e8 detto &#8211; di un D\u2019Annunzio, ma neanche la retorica, pi\u00f9 ingenua ma altrettanto costruita, di un\u2019autodidatta come la conterranea Grazia Deledda. L\u2019epistolario di Gramsci \u00e8 un libro vivente, con entusiasmi e malinconie, tenerezze e rigidit\u00e0. Nelle sue lettere si coglie la voce di chi non si rassegna a quella sconfitta che si prefigurava nella subalternit\u00e0 socialista all\u2019ideologia religiosa. Nel romanzo E le stelle stanno a guardare (1935) Cronin racconta il fallimento del deputato socialista David, che, pur avendo lavorato in miniera e pur conoscendo molto bene i problemi e l rivendicazioni dei minatori, tuttavia non riesce a guadagnare la loro fiducia, rassegnandosi perci\u00f2 alla constatazione che in fondo alle persone, nella parte pi\u00f9 intima del cuore di ciascuno, c\u2019\u00e8 qualcosa di inconoscibile e di immodificabile. Gramsci non perse mai la convinzione che fosse un obbligo per un politico, cos\u00ec come per gli altri, arrivare al cuore delle persone, per comprenderne le ragioni e le esigenze pi\u00f9 profonde. Quello che \u00e8 mancato e manca alla sinistra, condannandola molte volte alla indifferenziazione dalla destra e, pertanto, al fallimento. Riprendere la lezione di Gramsci, dalla capacit\u00e0 d\u2019amare come impegno politico alla conoscenza come sentire, potrebbe aprire una nuova ricerca per la sinistra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>02 &#8211; LA NASCITA DELLA SINISTRA. PER CREARE LA SINISTRA CHE NON \u00c8 MAI ESISTITA \u00c8 NECESSARIO CHE LA POLITICA FACCIA RICERCA. CHE STUDI E COMPRENDA LA REALT\u00c0 UMANA PER QUELLA CHE VERAMENTE \u00c8. E NON PER QUELLA CHE CHI GESTISCE UN POTERE VUOLE CHE SI CREDA CHE SIA. NON SOLO STRAORDINARIA POSSIBILIT\u00c0 DI CURA. LA TEORIA DELLA NASCITA \u00c8 IL FONDAMENTO PER UNA NUOVA VISIONE POLITICA. La ricostruzione della sinistra, questa attivit\u00e0 che ormai in tanti danno per essere qualcosa di inutile, legato ad una idea utopica di societ\u00e0, \u00e8 qualcosa che forse va chiamata in un altro modo. Si tratta in realt\u00e0 della costruzione ex novo e non di ricostruzione di qualcosa. Va infatti pensato che la sinistra, con le sue varie e diversissime forme in cui si \u00e8 manifestata nel corso di oltre due secoli, sia qualcosa che in realt\u00e0 deve ancora nascere. I due secoli sono chiaramente quelli che iniziano con la Rivoluzione francese e con il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali. Quelli che oggi nessuno (o quasi nessuno) si sogna di mettere in discussione, almeno in principio. In particolare, la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza che sono a fondamento dei diritti universali dell\u2019essere umano che a loro volta sono a fondamento delle carte costituzionali di gran parte dei Paesi del mondo. Va per\u00f2 compreso che quelle due parole, da sole, non sono sufficienti ad affermare un diritto. Perch\u00e9 non spiegano su cosa si fonda quel diritto e quale sostanza esso abbia, di cosa sia in realt\u00e0 fatto. Sicuramente c\u2019\u00e8 nella Rivoluzione francese e nei principi che porta un\u2019universalit\u00e0 che prima non c\u2019era, quando afferma che quei diritti riguardano tutti gli uomini. Peccato che, appunto, quelle affermazioni avessero dimenticato le donne e i bambini&#8230; e riguardassero soltanto gli uomini, intesi come esseri umani di sesso maschile. L\u2019universalismo del diritto era basato sull\u2019idea che ci fosse una caratteristica comune a tutti gli uomini che per\u00f2 non era sviluppata nelle donne e nei bambini. Questa caratteristica sarebbe la ragione. Allora cos\u00ec come ci\u00f2 che faceva i cittadini romani uguali tra loro e pi\u00f9 uguali di quelli che erano schiavi era per l\u2019appunto essere civis ro- manus, allo stesso modo ci\u00f2 che farebbe uguali tra loro tutti gli esseri umani sarebbe la ragione. Chi non ha quella caratteristica comune non \u00e8 uguale agli altri, \u00e8 di fatto un essere sicuramente inferiore che come tale pu\u00f2 essere trattato. La logica porta con s\u00e9 che non essendo veramente un essere esso \u00e8 di fatto un non essere. Non esiste infatti compromesso per la ragione. L\u2019uguaglianza tra pochi pari ha come conseguenza che la libert\u00e0 \u00e8 qualcosa di riservato solo alla \u00e9lite degli uguali. Non ha senso pensare ad una libert\u00e0 per gli altri, perch\u00e9 essi in realt\u00e0 non sono. Nel corso del XIX secolo, la grande rivoluzione portata dalle idee della Rivoluzione francese nella forma degli Stati e nel riconoscimento di nuovi diritti dove non ce n\u2019erano e contemporaneamente l\u2019impetuoso sviluppo delle economie in conseguenza delle innovazioni portate dalle straordinarie scoperte scientifiche da Newton in poi, determinano un generale aumento del benessere e la formazione di quella che si sarebbe poi chiamata la classe media. Ma accanto a questo sviluppo c\u2019\u00e8 anche la comparsa della classe operaia. Enormi quantit\u00e0 di persone si spostano dalle campagne alle citt\u00e0, che diventano sempre pi\u00f9 grandi, attirate dalla possibilit\u00e0 di maggiore guadagno che nel lavoro dei campi ma anche, evidentemente, dall\u2019idea di un futuro diverso, di un miglioramento delle proprie condizioni di vita. E in questo periodo che si sviluppano le idee che poi diventeranno fondanti per la sinistra attuale. Sono idee che si sviluppano come opposizione a ingiustizie evidenti, a negazioni di quei principi di libert\u00e0 e uguaglianza affermati, seppur con tutti i limiti detti prima, dalla Rivoluzione francese. Opposizione ad una universalit\u00e0 affermata ma non rispettata veramente. L\u2019analisi politica, la ricerca di strumenti per opporsi, lavora sugli aspetti economici e dimentica che l\u2019universalit\u00e0 dei diritti di libert\u00e0 e uguaglianza della Rivoluzione francese era basata sulla universalit\u00e0 della ragione, su una cosa che sarebbe caratteristica esclusiva dell\u2019essere umano e comune a tutti. In altre parole, la base della Rivoluzione francese, del suo straordinario successo, era prima di tutto un\u2019idea di essere umano. La societ\u00e0, che poi \u00e8 quella in cui noi tutti viviamo tutt\u2019oggi, \u00e8 conseguenza di quell\u2019idea di essere umano. Io credo che il grande errore sia non aver compreso questo. \u00c8 necessario prima avere un\u2019idea di essere umano, di quale \u00e8 la verit\u00e0 della sua realt\u00e0. Solo in conseguenza di questo \u00e8 possibile pensare ad un modello di societ\u00e0 diverso. \u00c8 facile vedere che le forze politiche di destra hanno una visione dell\u2019essere umano come violento e sopraffattore. Quella sarebbe la natura umana e la politica quindi deve prendere atto di questa natura e agire coerentemente. Si potrebbe quindi ingenuamente pensare che le forze politiche di sinistra non la pensino cos\u00ec, che pensino ad una realt\u00e0 umana che sia al fondo buona. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Purtroppo, il pensiero di sinistra non ha compreso questo passaggio fondamentale e si \u00e8 lasciato ingannare sul pensiero sulla natura umana. Infatti, anche a Sinistra si pensa ad una realt\u00e0 umana che al fondo sarebbe cattiva e il cui unico scopo sarebbe quello di sfruttare e sopraffare gli altri. Se questo \u00e8 il pensiero sull\u2019essere umano, l\u2019uguaglianza sarebbe qualcosa che in realt\u00e0 non esiste ma che va costruito. Qualcosa di artificiale di cui lo stato \u00e8 garante. E il motivo \u00e8 debolissimo: perch\u00e9 sarebbe pi\u00f9 giusto cos\u00ec. L\u2019uguaglianza diventa cos\u00ec una cosa astratta che non avrebbe in realt\u00e0 alcun fondamento. Non si capisce da cosa deriverebbe l\u2019uguaglianza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>03 &#8211; L\u2019ITALIA DICA NO ALLA GUERRA. MENTRE SALVINI SI CONGRATULA CON TRUMP PER L\u2019ATTACCO TERRORISTICO INGIUSTIFICABILE SUL PIANO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI SI RICONOSCE NEI PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE HA IL DOVERE DI MOBILITARSI PERCH\u00c9 PREVALGANO LE RAGIONI DELLA PACE di Maurizio Acerbo La condanna della folle iniziativa dell\u2019amministrazione USA non pu\u00f2 che essere senza se e senza ma. L\u2019assassino del generale Soleimani pu\u00f2 scatenare una guerra con l\u2019Iran ed investire l\u2019intero Medio Oriente, incluso il Mediterraneo. L\u2019attacco statunitense, in disprezzo della sovranit\u00e0 dell\u2019Iraq, colpisce anche le speranze e le lotte del popolo iracheno che in questi mesi \u00e8 sceso in piazza pagando un duro prezzo di sangue per rivendicare la fine di una politica fondata sulle divisioni settarie e uno sviluppo democratico e misure sociali. L\u2019appartenenza dell\u2019Italia alla NATO e la presenza nel nostro paese di basi militari statunitensi e dell\u2019alleanza atlantica accresce i timori di un coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto. L\u2019Italia e gli altri governi dell\u2019Unione Europea non sono tenuti a seguire Trump in questa escalation militare che ha suscitato un coro di proteste anche negli Stati Uniti. Il nostro governo e l\u2019Unione Europea devono invece attivarsi in un ruolo di pace, frenando le spinte belliciste della Casa Bianca ed agendo con gli altri attori internazionali per l\u2019avvio di un dialogo con l\u2019Iran, a partire dalla rimessa in discussione delle sanzioni comminate unilateralmente dagli Usa. Occorre evitare qualsiasi coinvolgimento dell\u2019Italia in uno scenario di guerra. Esigiamo per questo che si ritirino le truppe incautamente inviate in Iraq e si assuma un\u2019iniziativa diplomatica forte verso tutti i soggetti coinvolti. Sul piano politico e etico va evitato di essere di nuovo complici di guerre e azioni di terrorismo internazionale. Come ha giustamente evidenziato oggi l\u2019editoriale di Tommaso Di Francesco sul Manifesto \u00e8 doveroso che il governo italiano dichiari l\u2019indisponibilit\u00e0 delle basi militari che si trovano sul territorio italiano \u2013 da Aviano a Sigonella \u2013 per le operazioni che gli USA stanno conducendo in Medio Oriente. L\u2019Italia non deve dare nessun sostegno diretto o indiretto alla guerra di Trump. In Friuli abbiamo lanciato un\u2019assemblea per venerd\u00ec 10 gennaio dal titolo \u201cIl Friuli non \u00e8 una rampa di lancio\u201d che si terr\u00e0 a Pordenone il prossimo 10 gennaio. Anche a livello nazionale \u00e8 indispensabile che partiti, sindacati, associazioni e movimenti si uniscano su questa elementare richiesta al governo italiano. Ci rivolgiamo all\u2019ANPI, all\u2019Arci, alla Cgil, al sindacalismo di base, all\u2019associazionismo pacifista, a tutta la sinistra, al mondo cattolico e a tutte le persone e le soggettivit\u00e0 che si riconoscono nell\u2019articolo 11 della Costituzione nata dalla Resistenza. L\u2019Italia dica no alla guerra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>04 &#8211; SCETTICISMO DA PARTE DELL\u2019INTELLIGENCE: \u00abNON C\u2019\u00c8 CONOSCENZA DELL\u2019AVVERSARIO\u00bb. L&#8217;IRAN FUNESTA. L PRESIDENTE HA MESSO A RISCHIO \u00abNON SOLO LE TRUPPE MA ANCHE LE CITT\u00c0 AMERICANE\u00bb, di Marina Catucci Voci scettiche riguardo l\u2019operazione che ha ucciso Soleimani si sono alzate anche tra i membri o ex tali dell\u2019Intelligence Usa. L\u2019ex funzionario Cia in Medio Oriente e veterano delle operazioni clandestine Robert Baer, ha affermato che l\u2019uccisione di Soleimani \u00e8 stata \u00abcome colpire un nido di calabroni con una mazza da baseball. Non lo fai se non sei pronto ad andare in guerra con i calabroni\u00bb. Secondo Baer \u00e8 molto probabile che la reazione di Teheran possa essere quella di inasprire rapidamente le tensioni tra Stati Uniti ed Iran, a cui sar\u00e0 difficile farvi fronte, in quanto \u00abla Cia non ha reali operazioni di intelligence all\u2019interno dell\u2019Iran, e nessuno nell\u2019amministrazione Trump capisce la mentalit\u00e0 iraniana\u00bb. Baer ha aggiunto che l\u2019omicidio ha messo a rischio sia le truppe che i cittadini statunitensi in Iraq in quanto gli Stati Uniti non hanno truppe da combattimento in Iraq e l\u2019esercito iracheno \u00e8 troppo debole per difendere l\u2019ambasciata Usa o altri interessi degli Stati Uniti in quel territorio. Il sentimento di scetticismo \u00e8 condiviso dall\u2019ex vicedirettore della Cia Michael Morell, secondo il quale l\u2019Iran uccider\u00e0 civili americani; un tale attacco potrebbe verificarsi in pochi giorni e in qualsiasi citt\u00e0 dove l\u2019Iran ha cellule terroristiche dormienti. \u00abIl posto pi\u00f9 probabile dovrebbe essere l\u2019Iraq \u2013 ha detto Morell all\u2019emittente televisiva Cbs \u2013 ma anche le principali citt\u00e0 degli Stati Uniti possono essere un obiettivo. Soleimani era un genio malvagio, aveva molto sangue americano sulle sue mani. Il mondo \u00e8 un posto migliore senza di lui. Il problema \u00e8 che tutto ci\u00f2 ha un costo molto elevato. A causa di ci\u00f2 ci saranno morti di americani civili. \u00c8 da temere che il gruppo militante Hezbollah sostenuto dall\u2019Iran, che \u00e8 stato definito dal governo degli Stati Uniti come un\u2019organizzazione terroristica, possa avere cellule dormienti negli Usa, pronte ad agire. Hezbollah libanese, che \u00e8 uno degli alleati pi\u00f9 stretti dell\u2019Iran, ha piani di emergenza che includono gli Stati Uniti o contro obiettivi statunitensi\u00bb. L\u2019ex ufficiale delle operazioni della Cia Sam Faddis, \u00e8 dello stesso parere: \u00ab\u00c8 pi\u00f9 che possibile che Hezbollah abbia celle dormienti negli Usa pronte a colpire. In base a ci\u00f2 che sappiamo possiamo presumere che vogliano colpire obiettivi sul suolo degli Stati Uniti in qualsiasi momento e senza preavviso\u00bb. Sebbene l\u2019Iran non possa competere militarmente con gli Usa, \u00ab\u00e8 un maestro della guerra asimmetrica e ha trascorso decenni a creare una rete di milizie regionali alleate, celle dormienti e agenti segreti in grado di eseguire attacchi che non possono essere facilmente rintracciati nell\u2019Iran stesso. A differenza di altri Stati l\u2019Iran ha formato gruppi dotati di attrezzature e conoscenze, consentendo loro di eseguire in modo indipendente attacchi sofisticati, tra cui la attacchi informatici contro le banche e reti elettriche\u00bb. A maggio un tribunale federale di New York ha condannato un uomo di origini libanesi con l\u2019accusa di guidare una cellula dormiente di Hezbollah istituita per compiere futuri attacchi terroristici. Matthew Levitt, ex agente antiterrorismo presso l\u2019Fbie il Dipartimento del Tesoro ed esperto di Hezbollah ha specificato: \u00abUn attacco sul suolo americano non pu\u00f2 essere escluso\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>05 \u2013 ITALIA ANNI SETTANTA, SE SI TRATT\u00d2 DI COMPLOTTO, L\u2019ORIGINE FU NELLE NOSTRE TARE. STORIA RECENTE. NEL SAGGIO EINAUDIANO DI MIGUEL GOTOR, \u00abL\u2019ITALIA DEL NOVECENTO\u00bb , IL SECOLO SCORSO, CHE QUI APPARE LUNGHISSIMO, RESISTE AL TENTATIVO DI ESSERE CONSEGNATO A UNA STORIA DEFINITIVAMENTE CHIUSA. Esce, inoltre, la monumentale edizione critica del \u00abMemoriale di Aldo Moro 1978\u00bb, da De Luca edizioni d\u2019arte Francesco Arena, \u00abLa prigione di Aldo Moro, 3,24 mq\u00bb 2004 di Adriano Prosperi \u00abDurante il caso Moro ho avuto la certezza di essere dentro un complotto di cui era impossibile arrivare a capo, di cui non sarei mai riuscito a capire nulla\u00bb: con queste parole Cesare Garboli spieg\u00f2 quale fosse lo stato d\u2019animo che lo aveva spinto a lasciare per sempre Roma e a rifugiarsi nella solitudine di Vado di Camaiore. Allora, fummo in molti a pensarla cos\u00ec. E se ci vollero ancora tante altre convulsioni e tanti altri rivolgimenti non solo italiani \u2013 a partire dal crollo del muro di Berlino \u2013 non c\u2019\u00e8 dubbio che cominci\u00f2 proprio allora a muoversi la grande slavina che doveva seppellire la \u00abprima Repubblica\u00bb. La metafora della slavina ci viene riproposta da Miguel Gotor nel volume L\u2019Italia del Novecento Dalla sconfitta di Adua alla vittoria di Amazon (Einaudi, pp. XVIII \u2013 590, \u20ac 22,00) per connotare la scomparsa totale di Pci (1991), Dc e Psi (1994) insieme a tutto l\u2019assetto del sistema dei partiti. E tuttavia anche quella morte dei partiti era cominciata nel \u201978, col caso Moro. Era stato l\u2019episodio terminale della guerra a colpi di bombe e di terrorismo cominciata nel 1969 con la strage della Banca dell\u2019Agricoltura. Fu quello il \u00abmomento umano\u00bb in cui, secondo la definizione di Marc Bloch, tanti processi e avvenimenti giunsero a stringersi \u00abnel nodo possente delle coscienze\u00bb. Nessuna occasione recente si presta come altrettanto ideale a verificare la celebre tesi del grande storico francese circa la natura psicologica dei fatti storici. Oggi, il tentativo di gettare lo sguardo al di l\u00e0 di quella frontiera sembra quasi una forma di archeologia, un campo ancora aperto alla curiosit\u00e0 ma a una curiosit\u00e0 fredda, senza passione. \u00c8 il segno del tempo che passa e ci costringe a vederci \u2013 noi vecchi \u2013 per quello che siamo: dei sopravvissuti. Di fatto, solo Mario Deaglio, in La bomba Cinquant\u2019anni di Piazza Fontana (Feltrinelli) fra i tanti che ne hanno parlato in questa fase di bilanci e ricorrenze, ha scritto pagine veramente appassionate, traboccanti d\u2019ira e di dolore: forse perch\u00e9 ormai guarda all\u2019Italia da una distanza non solo temporale ma anche geografica, che riaccende il fuoco di un amore deluso. VERIT\u00c0 FIGLIA DEL TEMPO Oggi, anche i preparativi della ricorrenza cinquantenaria della strage del 12 dicembre 1969 hanno avuto la compostezza e l\u2019ufficialit\u00e0 riservate alle ricorrenze storiche di eventi vetusti. Sappiamo da tempo, ormai, che quella fu una dichiarazione di guerra alla Repubblica nata dalle Resistenza. Da allora, il nostro paese non \u00e8 pi\u00f9 tornato a una normale temperatura di convivenza civile. Tuttavia \u00e8 un fatto che la nebbia di allora si \u00e8 in gran parte dissolta. Verit\u00e0, figlia del tempo, cos\u00ec dicevano gli antichi. Del nostro tempo, comunque, non dei secoli che ci sono voluti per leggere i documenti del caso Galileo. Tornando all\u2019ampia sintesi storica di Miguel Gotor in L\u2019Italia del Novecento, questo libro rovescia il paradigma del mai citato \u00absecolo breve\u00bb di Eric Hobsbawm. Il secolo scorso, che appare qui lunghissimo, resiste ancora al tentativo di essere consegnato a una storia finalmente e definitivamente chiusa, per non parlare delle eterne risse di cui ogni testimone di quegli anni \u2013 e Gotor era fra questi \u2013 porta ancora l\u2019eco. La materia italiana \u00e8 come un magma sotterraneo ancora ribollente. Ci sono protagonisti vivi e attivi: quanti dei lettori capiranno che Franco Freda, colpevole acclarato, impunito e impenitente di quell\u2019attentato, resta tale insieme al defunto Giovanni Ventura per un balletto di vicende giudiziarie che definire vergognoso \u00e8 insufficiente. E vive e scrive Adriano Sofri, colui che condannato sulla base di un processo che seppe di vendetta, come dimostr\u00f2 uno storico dell\u2019acume di Carlo Ginzburg, si rifiut\u00f2 di fuggire davanti alla dura pena carceraria. A una volont\u00e0 di conoscenza particolare risponde la monumentale, accuratissima edizione critica del cosiddetto Memoriale di Aldo Moro 1978 (a cura di Francesco M. Biscione, Michele Di Sivo, Sergio Flamigni, Miguel Gotor, Ilaria Moroni, Antonella Padova, Stefano Twardzik, De Luca editori d\u2019arte) coordinato da Michele Di Sivo, che riconosce come \u00abdei precedenti inquisitori di antico regime quel processo aveva le caratteristiche essenziali\u00bb, essendo il documento prodotto di un autore inquisito, capace di redigere un \u00abraffinato e ponderato ragionamento\u00bb destinato a essere gestito da parte dei suoi carcerieri in un tempo pi\u00f9 lungo di quello del gioco politico immediato a cui furono destinate le sue lettere. Edizioni di processi celebri della stessa dimensione e curati con lo stesso ricorso a filologia e ricerca storica furono quelli dell\u2019Inquisizione a imputati eccellenti: a Galileo Galilei, per esempio, o a Giordano Bruno, che col caso Moro hanno in comune qualcosa che va al di l\u00e0 delle moltissime differenze, per riguardare piuttosto il sentimento di vergogna di chi ha voluto i processi: da un lato l\u2019Inquisizione cattolica, dall\u2019altro le Brigate rosse. NESSUNA SCOPERTA L\u2019ombra di Giordano Bruno e quella di Galileo hanno certamente occupato le menti di chi, a distanza di tempo, si \u00e8 trovato davanti all\u2019errore compiuto e ha lottato in tutti i modi contro la sopravvivenza della memoria e la conoscenza di quelle carte. Con tutte le differenze del caso, forse qualcosa di simile ha riguardato anche la vicenda delle carte di questo processo. Il sedicente \u00abtribunale del popolo\u00bb nel celebrarlo annunci\u00f2 solennemente che vi si sarebbe accertata la verit\u00e0 su errori e delitti come la bomba di Piazza Fontana e che quella verit\u00e0 sarebbe stata annunciata. Ma non ci fu nessuna verit\u00e0 da comunicare: l\u2019imputato fu ucciso e le carte del processo restarono invisibili. Quando apparve alla luce, nel 1978, abbandonato nel \u00abcovo\u00bb milanese di via Montenevoso, il Memoriale aveva la forma di un dattiloscritto: del quale, va ricordato, si sono perdute le tracce. Passarono non pochi anni. Ma fu ancora in quel \u00abcovo\u00bb che nel 1990 una ispezione fortemente richiesta e voluta da Sergio Flamigni fece scoprire dietro una intercapedine la fotocopia di un originale manoscritto. All\u2019inizio preso in carico dal generale Alberto Dalla Chiesa, questo documento \u00e8 stato oggetto di un versamento anticipato da parte della Procura di Roma all\u2019Archivio di Stato di Roma grazie all\u2019interessamento di Michele Di Sivo, esperto studioso di processi storici, e viene adesso pubblicato: una grande opera elaborata con studi pazienti e approfonditi che trasforma quella serie non organica di fotocopie di un documento scritto in condizioni di violenza e di drammatica tensione in pagine di stampa dall\u2019aria definitiva. L\u2019immagine di copertina mostra un Aldo Moro solenne e profetico. Ci si chiede se possiamo davvero dirci nella condizione di consegnare questo documento \u00aballa storia\u00bb. Le ragioni sono diverse, alcune di dettaglio ma non trascurabili, intanto, perch\u00e9 quelle fotocopie casualmente accozzate corrispondono a documenti autentici che forse sopravvivono, e chiss\u00e0 quante sono le persone ancora in vita che potrebbero completare, arricchire o almeno contestualizzare meglio il dossier. Ma \u00e8 la natura stessa di quel documento a contrastare la voglia di leggerlo come una profezia. Il lettore si sente combattuto e perplesso davanti alla domanda su chi sia l\u2019Aldo Moro di questo scritto: se il testimone e protagonista di una durissima battaglia politica ancora aperta, oppure il martire designato che guarda al futuro di un mondo senza di lui e lascia in eredit\u00e0 ai posteri la sua profezia. Se scegliamo questa seconda via, Moro si distacca dalla scena di lotte non solo intellettuali per il possesso e la gestione del potere politico e si sposta di lato per unirsi a una ben diversa e pi\u00f9 solenne compagnia: quella delle grandi ombre della tradizione intellettuale e religiosa italiana che hanno avuto nella prigione il loro luogo di macerazione e di sacrificio. GRAFIA DI STATI D\u2019ANIMO Un fatto \u00e8 certo: Moro scrisse queste pagine nella fase in cui si preparava a una liberazione attesa a giorni, ricorrendo a stilemi a lui familiari e ad argomenti degni di un congresso della sua Dc, per giocare le proprie carte politiche in una partita viva come non mai. Su questo i curatori sembrano concordi. Michele Di Sivo pone correttamente il dilemma sulla natura del lavorio di Moro quando si chiede se il Memoriale fosse \u00abil frutto di una manipolazione\u00bb, oppure espressione \u00abdella capacit\u00e0 di Moro di vigilare il testo\u00bb. E ricorda quale fosse la natura della risposta scritta di Moro alle domande dei carcerieri: una natura speciale, non di immediato consumo politico ma di pi\u00f9 duratura e di lunga gestione, simile in questo alle confessioni dei prigionieri del carcere segreto dell\u2019Inquisizione ecclesiastica. Chi lo scrisse dovette elaborarlo come un testo che non si esponesse a smentite nell\u2019immediato, ma anche tale da poter circolare di l\u00ec a non molto nel contesto di una battaglia nel paese da condurre in prima persona: non ha il tono, dunque, della profezia di una vittima in procinto di immolarsi. Di fatto, quando Antonella Padova cerca \u2013 nel volume \u2013 di cogliere dai segni grafici lo stato d\u2019animo d ello scrivente, registra una vera e propria veemenza di toni alti nel rispondere a chi aveva dichiarato non autentiche le sue scritture. L\u2019autografia, secondo Padova, rivela l\u2019ansia di decidere se potesse apparire pi\u00f9 convincente e personale una calligrafia incerta e tremolante o una copiatura accurata e leggibile. Di nuovo \u2013 noi che fummo testimoni di quei lunghissimi giorni \u2013 ci troviamo davanti alla polemica suscitata allora dalla sciagurata dichiarazione di diversi \u00abamici di Moro\u00bb, persone peraltro note e rispettabili che sottoscrissero un pubblico disconoscimento dei suoi messaggi, in uscita dalla prigione brigatista. Un dato \u00e8 indiscutibile: l\u2019atroce ambiguit\u00e0 della posizione di Aldo Moro, che mentre ha davanti a s\u00e9 le domande dei carcerieri, sa anche che quanto scriver\u00e0 potr\u00e0 essere reso noto e tornargli indietro con gli esiti e le risposte del mondo esterno \u2013 quelle dei compagni di partito e quelle di una opinione pubblica sconcertata, spaventata, non tutta disposta a simpatizzare per lui. Non gli resta se non una soluzione: parlare di politica nel modo che gli \u00e8 familiare e che gli ha consentito di esercitare sul suo partito una egemonia intellettuale e sull\u2019opinione pubblica una funzione quasi soporifera, anestetizzante, ambedue in funzione del suo progetto di lentissimo avvicinamento \u2013 le allora famose e fumose \u00abconvergenze parallele\u00bb tra forze moderate cattoliche e masse comuniste. Se ne ha un buon campione nella risposta alla domanda sulla strage di Banca dell\u2019Agricoltura: era questo un argomento su cui i brigatisti avevano promesso di scoprire la verit\u00e0 e di rivelarla al \u00abpopolo\u00bb di cui si autonominavano tribunale. Ma non raccontarono nulla di quanto Moro scrisse e oggi leggiamo nel Memoriale. Perch\u00e9: ecco la domanda da rivolgere a chi ancora conserva ricordi e carte e responsabilit\u00e0 di cose e fatti. UNA SINTESI INFEDELE Una sola verit\u00e0 ci resta, sulla strategia della tensione e sulla vicenda Moro: il complotto che allora ci apparve cos\u00ec enorme da evocare oscure potenze straniere in lotta sul corpo del paese Italia ha finito con lo svelare quasi soltanto volti familiari e le gi\u00e0 conosciute tare radicate nella nostra societ\u00e0. Questa verit\u00e0, tuttavia, non \u00e8 diventata patrimonio delle nuove generazioni. Come ha scritto Antonio Carioti: \u00abSE CHIEDI A UNO STUDENTE CHE COSA \u00c8 SUCCESSO QUEL 12 DICEMBRE 1969, LUI TI GUARDA PERPLESSO: LE BRIGATE ROSSE, RISPONDE\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>06 &#8211; ITALIA ANNI SETTANTA, RIVOLUZIONATA LA CONVIVENZA CIVILE LA CLASSE POLITICA TENT\u00d2 DI ADEGUARSI. STORIA RECENTE. VIAGGIO NELLA MEMORIA DI FATTI E VICENDE CHE SFUGGONO ALLA CATEGORIA, UN PO\u2019 INVASIVA E OPPRIMENTE, DI \u00abCRISI\u00bb: \u00abUN PAESE IN MOVIMENTO\u00bb di Simona Colarizi, Laterza La ricostruzione della sinistra, questa attivit\u00e0 che ormai in tanti danno per essere qualcosa di inutile, legato ad una idea utopica di societ\u00e0, \u00e8 qualcosa che forse va chiamata in un altro modo. Si tratta in realt\u00e0 della costruzione ex novo e non di ricostruzione di qualcosa. Va infatti pensato che la sinistra, con le sue varie e diversissime forme in cui si \u00e8 manifestata nel corso di oltre due secoli, sia qualcosa che in realt\u00e0 deve ancora nascere. I due secoli sono chiaramente quelli che iniziano con la Rivoluzione francese e con il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali. Quelli che oggi nessuno (o quasi nessuno) si sogna di mettere in discussione, almeno in principio. In particolare, la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza che sono a fondamento dei diritti universali dell\u2019essere umano che a loro volta sono a fondamento delle carte costituzionali di gran parte dei Paesi del mondo. Va per\u00f2 compreso che quelle due parole, da sole, non sono sufficienti ad affermare un diritto. Perch\u00e9 non spiegano su cosa si fonda quel diritto e quale sostanza esso abbia, di cosa sia in realt\u00e0 fatto. Sicuramente c\u2019\u00e8 nella Rivoluzione francese e nei principi che porta un\u2019universalit\u00e0 che prima non c\u2019era, quando afferma che quei diritti riguardano tutti gli uomini. Peccato che, appunto, quelle affermazioni avessero dimenticato le donne e i bambini&#8230; e riguardassero soltanto gli uomini, intesi come esseri umani di sesso maschile. L\u2019universalismo del diritto era basato sull\u2019idea che ci fosse una caratteristica comune a tutti gli uomini che per\u00f2 non era sviluppata nelle donne e nei bambini. Questa caratteristica sarebbe la ragione. Allora cos\u00ec come ci\u00f2 che faceva i cittadini romani uguali tra loro e pi\u00f9 uguali di quelli che erano schiavi era per l\u2019appunto essere civis ro- manus, allo stesso modo ci\u00f2 che farebbe uguali tra loro tutti gli esseri umani sarebbe la ragione. Chi non ha quella caratteristica comune non \u00e8 uguale agli altri, \u00e8 di fatto un essere sicuramente inferiore che come tale pu\u00f2 essere trattato. La logica porta con s\u00e9 che non essendo veramente un essere esso \u00e8 di fatto un non essere. Non esiste infatti compromesso per la ragione. L\u2019uguaglianza tra pochi pari ha come conseguenza che la libert\u00e0 \u00e8 qualcosa di riservato solo alla \u00e9lite degli uguali. Non ha senso pensare ad una libert\u00e0 per gli altri, perch\u00e9 essi in realt\u00e0 non sono. Nel corso del XIX secolo, la grande rivoluzione portata dalle idee della Rivoluzione francese nella forma degli Stati e nel riconoscimento di nuovi diritti dove non ce n\u2019erano e contemporaneamente l\u2019impetuoso sviluppo delle economie in conseguenza delle innovazioni portate dalle straordinarie scoperte scientifiche da Newton in poi, determinano un generale aumento del benessere e la formazione di quella che si sarebbe poi chiamata la classe media. Ma accanto a questo sviluppo c\u2019\u00e8 anche la comparsa della classe operaia. Enormi quantit\u00e0 di persone si spostano dalle campagne alle citt\u00e0, che diventano sempre pi\u00f9 grandi, attirate dalla possibilit\u00e0 di maggiore guadagno che nel lavoro dei campi ma anche, evidentemente, dall\u2019idea di un futuro diverso, di un miglioramento delle proprie condizioni di vita. E in questo periodo che si sviluppano le idee che poi diventeranno fondanti per la sinistra attuale. Sono idee che si sviluppano come opposizione a ingiustizie evidenti, a negazioni di quei principi di libert\u00e0 e uguaglianza affermati, seppur con tutti i limiti detti prima, dalla Rivoluzione francese. Opposizione ad una universalit\u00e0 affermata ma non rispettata veramente. L\u2019analisi politica, la ricerca di strumenti per opporsi, lavora sugli aspetti economici e dimentica che l\u2019universalit\u00e0 dei diritti di libert\u00e0 e uguaglianza della Rivoluzione francese era basata sulla universalit\u00e0 della ragione, su una cosa che sarebbe caratteristica esclusiva dell\u2019essere umano e comune a tutti. In altre parole, la base della Rivoluzione francese, del suo straordinario successo, era prima di tutto un\u2019idea di essere umano. La societ\u00e0, che poi \u00e8 quella in cui noi tutti viviamo tutt\u2019oggi, \u00e8 conseguenza di quell\u2019idea di essere umano. Io credo che il grande errore sia non aver compreso questo. \u00c8 necessario prima avere un\u2019idea di essere umano, di quale \u00e8 la verit\u00e0 della sua realt\u00e0. Solo in conseguenza di questo \u00e8 possibile pensare ad un modello di societ\u00e0 diverso. \u00c8 facile vedere che le forze politiche di destra hanno una visione dell\u2019essere umano come violento e sopraffattore. Quella sarebbe la natura umana e la politica quindi deve prendere atto di questa natura e agire coerentemente. Si potrebbe quindi ingenuamente pensare che le forze politiche di sinistra non la pensino cos\u00ec, che pensino ad una realt\u00e0 umana che sia al fondo buona. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Purtroppo, il pensiero di sinistra non ha compreso questo passaggio fondamentale e si \u00e8 lasciato ingannare sul pensiero sulla natura umana. Infatti, anche a Sinistra si pensa ad una realt\u00e0 umana che al fondo sarebbe cattiva e il cui unico scopo sarebbe quello di sfruttare e sopraffare gli altri. Se questo \u00e8 il pensiero sull\u2019essere umano, l\u2019uguaglianza sarebbe qualcosa che in realt\u00e0 non esiste ma che va costruito. Qualcosa di artificiale di cui lo stato \u00e8 garante. E il motivo \u00e8 debolissimo: perch\u00e9 sarebbe pi\u00f9 giusto cos\u00ec. L\u2019uguaglianza diventa cos\u00ec una cosa astratta che non avrebbe in realt\u00e0 alcun fondamento. Non si capisce da cosa deriverebbe l\u2019uguaglianza, E questo pu\u00f2 portare (e ha portato) alle distorsioni estreme delle giacchette grigie, per cui saremmo uguali solo quando vivremo tutti vite materialmente uguali&#8230; Tornando al punto di partenza \u00e8 allora evidente cosa sia necessario fare per costruire la sinistra. E necessario prima di tutto comprendere la realt\u00e0 umana. Come essa si forma, come si sviluppa e quale sia il suo scopo. Dobbiamo iniziare comprendendo che ci\u00f2 che fa l\u2019essere umano diverso dagli animali non \u00e8 la ragione. Se definiamo infatti la ragione come ci\u00f2 che serve per l\u2019utile e la sopravvivenza, tutto ci\u00f2 che permette all\u2019individuo di affermare la propria esistenza nel mondo, \u00e8 banale osservare che l\u2019essere umano ha delle caratteristiche che non sono ragione in quanto non servono per l\u2019utile e la sopravvivenza. Bisogna quindi considerare anche questa realt\u00e0 in ci\u00f2 che fa l\u2019essere degli esseri umani e non soltanto la ragione. Per far questo bisogna prima liberare il proprio pensiero da tante idee che la nostra societ\u00e0 e la nostra cultura considera come assolute e incontestabili. Bisogna fare ricerca sulla realt\u00e0 umana. Una ricerca che la politica e i politici non fanno mai. Il pensiero politico sugli esseri umani non pu\u00f2 esaurirsi in una astratta questione morale che dice \u201cnon .si ruba\u201d o peggio appiattirsi sul pensiero cristiano-cattolico per quello che riguarda la realt\u00e0 umana. Questo giornale ha ospitato ogni settimana per 11 anni il pensiero e la ricerca di Massimo Fagioli, uno straordinario psichiatra che nella sua vita ha fatto una ricerca originalissima sulla realt\u00e0 del pensiero umano e la sua origine. Nel 1965 ha scoperto una dinamica invisibile, mai vista prima, che ha scoperto essere alla base della formazione del pensiero umano: alla nascita fisica del feto si accompagna una dinamica psichica che fa una differenza totale nel bambino nato rispetto al feto che era un\u2019istante prima. Ha scoperto come dalla realt\u00e0 biologica umana, una realt\u00e0 materiale, si forma una realt\u00e0 non materiale, il pensiero, che prima, nel feto, non esisteva. Non c\u2019\u00e8 nulla di soprannaturale. \u00c8 la realt\u00e0 della biologia umana. \u00c8 la reazione della materia cerebrale umana che allo stimolo della luce reagisce con la pulsione di far sparire il mondo che \u00e8, nello stesso istante, vitalit\u00e0, movimento, esistenza, tempo, capacit\u00e0 di immaginare&#8230; Nel far questo Fagioli ha dovuto resistere al pensiero dominante che diceva che la realt\u00e0 umana \u00e8 soltanto ragione dell\u2019individuo maschio e adulto. Ha dovuto resistere al pensiero che la natura umana \u00e8 spontaneamente violenta e cattiva. Ha dovuto resistere all\u2019idea dell\u2019esistenza di una realt\u00e0 inconoscibile dentro di noi, una realt\u00e0 animale che sarebbe incontrollabile, un Mr Hyde sempre pronto a uccidere senza un perch\u00e9. Ha dovuto resistere all\u2019idea dell\u2019anima che scenderebbe nel corpo correggendone la natura spontaneamente malvagia e corruttibile della \u201ccarne\u201d. La scoperta della dinamica della nascita nel 1965 ha portato alla scrittura di un primo libro nel 1971, Istinto di morte e conoscenza, e poi di altri 2 libri nel 1975, La marionetta e il burattino e Teoria della nascita e castrazione umana. E poi un quarto nel 1980, Bambino donna e trasformazione dell\u2019uomo. Nel 1975 sono iniziati dei seminari che poi sono stati chiamati seminari di Analisi collettiva nei quali Massimo Fagioli interveniva come medico della mente in pubblico, all\u2019Universit\u00e0 di Roma, su sconosciuti che chiedevano la cura, senza chiedere un pagamento ossia senza un contratto prestabilito. Era iniziata una rivoluzione per cui il pensiero millenario che la mente umana \u00e8 sacra, immodificabile e malvagia veniva messo in crisi non solo teoricamente nei libri ma anche nel concreto della pratica medica psichiatrica di cura. Ma veniva messo in crisi anche il pensiero politico per cui la realt\u00e0 umana \u00e8 nella razionalit\u00e0 ed \u00e8 quella che farebbe l\u2019uguaglianza. Non \u00e8 cos\u00ec. Il fondamento dell\u2019uguaglianza \u00e8 la dinamica della nascita che \u00e8 assolutamente uguale per tutti, a prescindere da qualunque caratteristica fisica e di luogo di nascita. Siamo tutti uguali perch\u00e9 la nascita \u00e8 uguale per tutti. L\u2019essere umano \u00e8 tale perch\u00e9 ha un pensiero. Quel pensiero si forma alla nascita ed \u00e8 un pensiero che \u00e8 prima di tutto amore per gli altri esseri umani. Il rapporto con il mondo, il pensiero razionale, verr\u00e0 molto dopo nello sviluppo del bambino. Non \u00e8 quindi la caratteristica fondamentale degli esseri umani. Se lo si pensa, si rimane in realt\u00e0 ottusi sulla realt\u00e0 umana. Per creare la sinistra che non \u00e8 mai esistita \u00e8 necessario che la politica faccia ricerca. Che studi e comprenda la realt\u00e0 umana per quella che veramente \u00e8. E non per quella che chi gestisce un potere vuole che si pensi che sia. Nel 2006 Fagioli ha iniziato a scrivere per Left. In pubblico, come nell\u2019Analisi collettiva, Fagioli ha fatto ricerca in psichiatria in modo accessibile a tutti. E la sua ricerca psichiatrica \u00e8 diventata ricerca politica qui sulle pagine di Left per 11 anni. Perch\u00e9 la ricerca psichiatrica \u00e8 anche politica quando \u00e8 ricerca della verit\u00e0 umana. Una ricerca ancora oggi accessibile a tutti perch\u00e9 raccolta in 11 volumi editi dall\u2019Asino d\u2019oro. Da ultimo vorrei dire ai politici di sinistra che stanno leggendo queste righe una considerazione molto semplice: non si pu\u00f2 avere lo stesso pensiero della destra sulla natura umana! Perch\u00e9 se \u00e8 cos\u00ec \u00e8 ovvio che vinceranno sempre loro nella misura in cui le politiche di destra sono coerenti con una visione dell\u2019essere umano naturalmente violento. La grande scoperta di Fagioli \u00e8 che la realt\u00e0 umana \u00e8 invece spontaneamente tendente ad amare l\u2019altro. Con la teoria della nascita abbiamo per la prima volta nella storia una struttura teorica per affermare con certezza questa cosa. E cio\u00e8 che l\u2019uomo \u00e8 un animale sociale non per il logos, per la ragione, ma per la sua capacit\u00e0 di amare. Questo \u00e8 qualcosa che tutti gli artisti hanno sempre saputo e sostenuto a modo loro. Anche se ho scoperto recentemente, grazie ad un libro appena pubblicato (Dimmi tutto ci\u00f2 che senti, a cura di Donatella Coccoli e Giuseppe Benedetti, L\u2019Asino d\u2019oro edizioni) che Gramsci sosteneva che \u00e8 necessario saper amare, intendendo con questo il rapporto d\u2019amore tra due persone, per poter fare una politica realmente di sinistra. La teoria della nascita, oltre che una straordinaria possibilit\u00e0 di cura della malattia mentale, \u00e8 anche il fondamento di una nuova visione politica. \u00c8 una costruzione teorica che permette di avere tutti gli strumenti per opporsi al pensiero dominante, che \u00e8 un pensiero fondamentalmente di destra, potendo dialettizzare in maniera inoppugnabile ogni obiezione e dando sostanza a concetti e parole che altrimenti rimarrebbero sospesi e senza un oggetto. 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