{"id":29103,"date":"2019-12-16T17:08:34","date_gmt":"2019-12-16T17:08:34","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29103"},"modified":"2019-12-19T14:11:06","modified_gmt":"2019-12-19T14:11:06","slug":"istat-sempre-piu-italiani-si-trasferiscono-allestero-il-53-e-diplomato-o-laureato-per-la-prima-volta-calano-i-migranti-dallafrica-17","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29103","title":{"rendered":"Istat, sempre pi\u00f9 italiani si trasferiscono all\u2019estero: il 53% \u00e8 diplomato o laureato. Per la prima volta calano i migranti dall\u2019Africa: -17%"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>I dati diffusi dall&#8217;Istat si riferiscono al 2018: in tutto sono 816mila gli italiani trasferiti all\u2019estero negli ultimi 10 anni. In valore assoluto \u00e8 la Lombardia la regione da cui si emigra di pi\u00f9, mentre in termini relativi il tasso di emigratoriet\u00e0 pi\u00f9 elevato si ha in Friuli-Venezia Giulia. Scendono gli arrivi dal continente africano rispetto al 2017 <\/em><\/strong><em>(da Il Fatto Quotidiano)<\/em><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per la prima volta cala il numero di <strong>immigrati<\/strong> che dall\u2019<strong>Africa<\/strong> arrivano in <strong>Italia<\/strong>, mentre i <strong>connazionali<\/strong> che decidono di trasferirsi all\u2019estero sono aumentati dell\u20191,2% rispetto al 2017. Sono i dati del report sull\u2019immigrazione dell\u2019<strong>Istat<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/cervelli-fuga\/\">che conferma il trend certificato da anni dei \u2018cervelli in fuga\u2019<\/a>. Nel 2018 infatti le cancellazioni anagrafiche per l\u2019estero sono state 157 mila: di queste, quasi tre su quattro riguardano <strong>emigrati italiani<\/strong> (117 mila, +1,9%). Guardando invece alle <strong>iscrizioni anagrafiche dall\u2019estero<\/strong> sono state circa 332mila, per la prima volta in calo rispetto all\u2019anno precedente (-3,2%) e nel 2018 il calo degli <strong>immigrati<\/strong> in Italia provenienti dall\u2019<strong>Africa<\/strong> \u00e8 pari al -17%. In tutto sono 816mila gli italiani trasferiti all\u2019estero negli ultimi 10 anni.<!--more--><\/p>\n<p><strong>Il titolo di studio di chi se ne va<\/strong> \u2013 Il flusso degli italiani che decidono di trasferirsi all\u2019estero determina anche una perdita per il Paese di figure qualificate: nel <strong>2018<\/strong> il 53% di chi se n\u2019\u00e8 andato \u00e8 in possesso di un <strong>titolo di studio medio-alto<\/strong>. Si tratta di circa <strong>33mila diplomati<\/strong> e 29mila laureati. Rispetto all\u2019anno precedente <strong>diplomati<\/strong> e <strong>laureati<\/strong> emigrati sono in aumento (rispettivamente +1% e +6%) e l\u2019incremento \u00e8 molto pi\u00f9 consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con titolo di studio medio-alto sono aumentati del 45%. Quasi tre cittadini italiani su quattro (73%) che si sono trasferiti all\u2019estero ha 25 anni o pi\u00f9: sono poco pi\u00f9 di 84 mila (72% del totale degli espatriati); di essi 27 mila (32%) sono in possesso di almeno la <strong>laurea<\/strong>. In questa fascia d\u2019et\u00e0 si riscontra una lieve differenza di genere: nel 2018 le italiane emigrate sono circa il 42% e di esse oltre il 35% \u00e8 in possesso di almeno la <strong>laurea<\/strong>, mentre, tra gli <strong>italiani<\/strong> che espatriano (58%), la quota di <strong>laureati<\/strong> \u00e8 pari al 30%. Rispetto al 2009, l\u2019aumento degli espatri di <strong>laureati<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 evidente tra le <strong>donne<\/strong> (+10 punti percentuali) che tra gli <strong>uomini<\/strong> (+7%). Tale <strong>incremento<\/strong> risente in parte dell\u2019aumento contestuale dell\u2019incidenza di <strong>donne<\/strong> laureate nella popolazione (dal 5,3% del 2008 al 7,5% del 2018).<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Le regioni italiane da cui si emigra di pi\u00f9 <\/strong>\u2013 In valore assoluto \u00e8 la <strong>Lombardia<\/strong>, con un numero di cancellazioni anagrafiche per l\u2019estero pari a 22 mila, seguono <strong>Veneto<\/strong> e <strong>Sicilia<\/strong> (entrambe oltre 11 mila), <strong>Lazio<\/strong> (10 mila) e <strong>Piemonte<\/strong> (9 mila). In termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle regioni, il tasso di emigratoriet\u00e0 pi\u00f9 elevato si ha in <strong>Friuli-Venezia Giulia<\/strong> (4 italiani su 1.000 residenti), <strong>Trentino-Alto Adige<\/strong> e <strong>Valle d\u2019Aosta<\/strong> (3 italiani su 1.000), grazie anche alla posizione geografica di confine che facilita i trasferimenti con i paesi limitrofi. Tassi pi\u00f9 contenuti si rilevano nelle <strong>Marche<\/strong> (2,5 per 1.000), in <strong>Veneto<\/strong>, Sicilia, <strong>Abruzzo<\/strong> e Molise (2,4 per 1.000). Le regioni con il tasso di emigratoriet\u00e0 con l\u2019estero pi\u00f9 basso sono <strong>Basilicata<\/strong>, Campania e <strong>Puglia<\/strong>, con valori pari a circa 1,3 per 1.000. Nel decennio 1999-2008 gli italiani che hanno trasferito la residenza all\u2019estero sono stati complessivamente 428 mila a fronte di 380 mila <strong>rimpatri<\/strong>, con un saldo negativo di 48mila unit\u00e0. Dal 2009 al 2018 si \u00e8 registrato un significativo aumento delle <strong>cancellazioni<\/strong> per l\u2019estero e una riduzione dei <strong>rientri<\/strong> (complessivamente 816 mila espatri e 333 mila rimpatri); di conseguenza, i saldi migratori con l\u2019estero dei cittadini italiani, soprattutto a partire dal 2015, sono stati in media negativi per 70 mila unit\u00e0 l\u2019anno.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>In dieci anni espatriati circa 182 mila laureati<\/strong> \u2013 Nel 2018, gli italiani espatriati sono prevalentemente <strong>uomini<\/strong> (56%). Fino ai 25 anni, il contingente di emigrati ed emigrate \u00e8 ugualmente numeroso (entrambi 18 mila) e presenta una <strong>distribuzione per et\u00e0<\/strong> perfettamente sovrapponibile. A partire dai 26 anni fino alle et\u00e0 anziane, invece, gli <strong>emigrati<\/strong> iniziano a essere costantemente pi\u00f9 numerosi delle <strong>emigrate<\/strong>: dai 75 anni in poi le due distribuzioni tornano a sovrapporsi. L\u2019et\u00e0 media degli emigrati \u00e8 di 33 anni per gli uomini e 30 per le donne. Un emigrato su cinque ha meno di 20 anni, due su tre hanno un\u2019et\u00e0 compresa tra i 20 e i 49 anni mentre la quota di ultracinquantenni \u00e8 pari al 13%. Considerando il <strong>livello di istruzione<\/strong> posseduto al momento della partenza, nel 2018 pi\u00f9 della met\u00e0 dei cittadini italiani che si sono trasferiti all\u2019estero (53%) \u00e8 in possesso di un<strong> titolo di studio medio-alto<\/strong>: si tratta di circa 33 mila diplomati e 29 mila laureati. Rispetto all\u2019anno precedente le numerosit\u00e0 dei diplomati e laureati emigrati sono in aumento (rispettivamente +1% e +6%). L\u2019incremento \u00e8 molto pi\u00f9 consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con titolo di studio medio-alto crescono del 45%.<\/p>\n<p>Nel corso del decennio 2009-2018, i flussi diretti verso i principali <strong>paesi europei<\/strong> sono aumentati considerevolmente. Nel caso del <strong>Regno Unito<\/strong> sono pi\u00f9 che quadruplicati, passando da poco pi\u00f9 di 5 mila espatri nel 2009 a 21 mila nel 2018, con un picco (25 mila espatri) in corrispondenza del 2016, anno in cui sono state votate le risoluzioni per i negoziati di uscita del Paese dall\u2019<strong>Unione europea<\/strong> (Brexit). In questa occasione molti dei cittadini italiani, verosimilmente gi\u00e0 presenti nel territorio britannico ma non registrati come abitualmente dimoranti, hanno ufficializzato la loro posizione trasferendo la residenza nel <strong>Regno Unito<\/strong>. Complessivamente dal 2009 al 2018 gli espatri verso il <strong>Regno Unito<\/strong> sono stati circa 133 mila. Anche la <strong>Germania<\/strong> \u00e8 una meta privilegiata dagli italiani che emigrano; verso questo Paese gli espatri risultano triplicati rispetto all\u2019inizio del decennio (da 6 mila nel 2009 a 18 mila nel 2018). I flussi diretti in <strong>Svizzera<\/strong>, Francia e <strong>Spagna<\/strong>, invece, sono raddoppiati rispetto ai valori registrati nel 2009. Durante il decennio 2009-2018 il volume degli espatri di cittadini italiani in questi paesi ammonta complessivamente a 341 mila emigrazioni.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>La Lombardia meta di un immigrato su cinque<\/strong> \u2013 La destinazione dei migranti nel Paese di accoglienza \u00e8 subordinata a diversi <strong>fattori<\/strong> e strettamente connessa al motivo dell\u2019ingresso nel nostro Paese; l\u2019offerta di <strong>lavoro<\/strong>, la <strong>qualit\u00e0 della vita<\/strong>, le componenti legate alla presenza di reti di <strong>comunit\u00e0<\/strong> o <strong>familiari<\/strong> che favoriscono i ricongiungimenti sono tra i fattori pi\u00f9 importanti quando si tratta di flussi di <strong>immigrazione<\/strong> connessi a un progetto migratorio. Anche la posizione geografica della regione o della provincia di insediamento pu\u00f2 condizionare la scelta. Ad esempio, una regione di confine pu\u00f2 essere pi\u00f9 facilmente meta di trasferimenti da Stati limitrofi, cos\u00ec come le province in cui sono presenti centri di accoglienza per i richiedenti asilo e protezione umanitaria sono state interessate dai flussi migratori dell\u2019emergenza pi\u00f9 di altre. Nel 2018 la principale regione di destinazione delle iscrizioni dall\u2019estero \u00e8, in termini assoluti, la <strong>Lombardia<\/strong> che, da sola, accoglie il <strong>20% dei flussi<\/strong>. Seguono, a grande distanza, <strong>Veneto<\/strong> e Lazio (entrambe 10%), <strong>Emilia-Romagna<\/strong> (9%), <strong>Toscana<\/strong> e <strong>Piemonte<\/strong> (entrambe 7%). Alcune regioni del Mezzogiorno risultano attrattive, almeno per quanto riguarda la prima residenza sul territorio: <strong>Campania<\/strong>, Sicilia, <strong>Puglia<\/strong> e Calabria ricevono complessivamente il 20% dei flussi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>In calo le iscrizioni anagrafiche<\/strong> \u2013 L\u2019altra faccia della medaglia \u00e8 costituita dai <strong>rimpatri<\/strong>: nel 2018, considerando il rientro degli italiani di 25 anni e pi\u00f9 con almeno la <strong>laurea<\/strong> (13 mila), la perdita netta (differenza tra rimpatri ed espatri) di popolazione \u201cqualificata\u201d \u00e8 di<strong> 14 mila unit\u00e0<\/strong>. Tale perdita riferita agli ultimi dieci anni ammonta complessivamente a poco meno di 101 mila unit\u00e0. La ripresa delle <strong>emigrazioni<\/strong> di cittadini italiani \u00e8 da attribuire in parte alle difficolt\u00e0 del nostro mercato del lavoro, soprattutto per i <strong>giovani<\/strong> e le <strong>donne<\/strong> e, presumibilmente, anche al mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese \u2013 proprio delle generazioni nate e cresciute in epoca di <strong>globalizzazione<\/strong>\u2013 che induce i giovani pi\u00f9 qualificati a investire con maggior <strong>facilit\u00e0<\/strong> il proprio talento nei paesi esteri in cui sono maggiori le opportunit\u00e0 di <strong>carriera<\/strong> e di <b>stipendio<\/b>. I programmi specifici di defiscalizzazione, messi in atto dai governi per favorire il rientro in patria delle figure professionali pi\u00f9 qualificate, non si rivelano quindi sufficienti a trattenere le <strong>giovani<\/strong> <strong>risorse<\/strong> che costituiscono parte del capitale umano indispensabile alla crescita del Paese. Le iscrizioni anagrafiche dall\u2019estero registrate nel corso del 2018 ammontano a 332.324, in calo del 3,2% rispetto all\u2019anno precedente; di queste, 286 mila riguardano cittadini stranieri (86% del totale). A livello nazionale il tasso di immigratoriet\u00e0 \u00e8 pari a 4,7 immigrati stranieri ogni 1.000 abitanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gli immigrati sono prevalentemente uomini<\/strong> \u2013 A livello provinciale, i tassi di immigratoriet\u00e0 pi\u00f9 elevati si rilevano nelle province di <strong>Gorizia<\/strong> (10 per 1.000), Imperia, <strong>Prato<\/strong>, Crotone, <strong>Mantova<\/strong> e Isernia (tutte con un tasso pari al 9 per 1.000); quasi tutte le citt\u00e0 metropolitane del <strong>Centro-nord<\/strong> (a eccezione di Torino, con un tasso pari al 4,6 per 1.000) hanno un tasso di immigratoriet\u00e0 superiore alla media <strong>Italia<\/strong> (5,5 per 1.000). Tra i pi\u00f9 alti, quelli di <strong>Venezia<\/strong> e <strong>Milano<\/strong> (entrambe 7,1 per 1.000). Viceversa, le citt\u00e0 metropolitane del <strong>Centro-sud<\/strong> riportano tassi inferiori alla media nazionale, a eccezione di <strong>Reggio Calabria<\/strong> (5,9 per 1.000). Tra i tassi pi\u00f9 bassi quelli di <strong>Napoli<\/strong> e <strong>Palermo<\/strong> con, rispettivamente, 2,8 e 2,6 immigrati dall\u2019estero per 1.000 residenti. Nel 2018 la popolazione migrante iscritta in anagrafe evidenzia, nel complesso, un lieve squilibrio di genere a favore degli uomini (56%). Questo rapporto di composizione varia a seconda delle cittadinanze dei migranti. In generale, gli immigrati con passaporto europeo sono in prevalenza <strong>donne<\/strong> (53%) grazie al contributo delle migranti <strong>ucraine<\/strong>, rumene e <strong>albanesi<\/strong> che hanno un\u2019incidenza rispettivamente pari al 70%, al 59% e al 52%.<\/p>\n<p>Tra i flussi provenienti dall\u2019area asiatica, i pi\u00f9 cospicui sono quelli da <strong>Bangladesh<\/strong> e <strong>Pakistan<\/strong> (entrambi 13 mila, ma in calo rispettivamente di 8% e 12%), le immigrazioni dall\u2019<strong>India<\/strong> invece ammontano a oltre 11 mila e aumentano del 42% rispetto al 2017. In aumento anche le iscrizioni dall\u2019America: dal <strong>Brasile<\/strong> si contano circa 24 mila iscritti (+18%), dal <strong>Venezuela<\/strong> circa 6 mila (+43%) e dagli<strong> Stati Uniti<\/strong> oltre 4 mila (+16%). Le immigrazioni di cittadini italiani ammontano a 47 mila nel 2018 (14% del totale iscritti dall\u2019estero). Si tratta di flussi provenienti in larga parte da paesi che sono stati in passato mete di <strong>emigrazione<\/strong> <strong>italiana<\/strong>. Ai primi posti della graduatoria per provenienza si trovano, infatti, <strong>Brasile<\/strong> e <strong>Germania<\/strong> (che insieme originano complessivamente un quarto dei flussi di immigrazione italiana), <strong>Regno Unito<\/strong> (10% sul totale immigrati italiani), <strong>Svizzera<\/strong> (9%) e <strong>Venezuela<\/strong> (7%). Per alcuni di essi \u00e8 plausibile l\u2019ipotesi del rientro in patria dopo un periodo di permanenza all\u2019estero.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Da dove vengono i migranti africani?<\/strong> \u2013 Sono in maggioranza <strong>uomini<\/strong> (70%): considerando i singoli paesi, lo sono in maniera quasi esclusiva i <strong>gambiani<\/strong> e <strong>maliani<\/strong> (98%), in larga maggioranza i <strong>senegalesi<\/strong> e <strong>nigeriani<\/strong> (rispettivamente 82% e 67%). Fa eccezione, per il continente africano, il flusso di migranti <strong>marocchini<\/strong> che, nel 55% dei casi, \u00e8 composto da donne. Anche le immigrazioni dei cittadini asiatici sono prevalentemente composte da uomini (oltre il 75% delle iscrizioni dall\u2019estero di bengalesi e pakistani). Nel 2018 oltre la met\u00e0 delle<strong> iscrizioni dall\u2019estero<\/strong> si concentra nella fascia di et\u00e0 18-40 anni (60%), l\u2019et\u00e0 media delle <strong>donne<\/strong> <strong>immigrate<\/strong> \u00e8 di 32,3 anni contro 28,7 degli uomini. Sotto i 40 anni gli <strong>uomini<\/strong> sono pi\u00f9 numerosi delle <strong>donne<\/strong> (rispettivamente, 45% e 31% sul totale degli iscritti dall\u2019estero) mentre nelle classi di et\u00e0 pi\u00f9 mature (40 anni e oltre) accade il contrario (10% uomini contro 13% donne). In termini relativi, i tassi di immigratoriet\u00e0 pi\u00f9 elevati si registrano in <strong>Molise<\/strong>, Friuli-Venezia Giulia, <strong>Veneto<\/strong>, Emilia-Romagna e <strong>Lombardia<\/strong> (7 immigrati ogni 1.000 residenti). I tassi pi\u00f9 bassi, invece, si hanno in <strong>Puglia<\/strong> e <strong>Sardegna<\/strong> (3 per 1.000). Il confronto dei tassi di <strong>immigratoriet\u00e0<\/strong> regionali a dieci anni di distanza denota una dinamica in netto calo per quasi tutte le regioni del <strong>Centro-nord<\/strong> a eccezione della provincia autonoma di <strong>Bolzano<\/strong>, per la quale si registra una situazione stabile. Per molte regioni del <strong>Centro-sud<\/strong>, invece, la dinamica \u00e8 inversa: la presenza sul territorio dei centri per la prima accoglienza ha favorito l\u2019aumento delle iscrizioni anagrafiche dall\u2019estero.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Gli italiani di origine straniera che se ne vanno <\/strong>\u2013 Tra gli italiani che espatriano si contano anche i flussi dei cittadini di origine straniera: si tratta di cittadini nati all\u2019estero che emigrano in un paese <strong>terzo<\/strong> o fanno rientro nel luogo di origine, dopo aver trascorso un periodo in Italia e aver acquisito la cittadinanza italiana. Le emigrazioni di questi \u201cnuovi\u201d italiani, nel 2018, ammontano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017). Di questi, uno su tre \u00e8 nato in <strong>Brasile<\/strong> (circa 12 mila), il 10% in <strong>Marocco<\/strong>, il 6% in <strong>Germania<\/strong>, il 4% nella ex <strong>Jugoslavia<\/strong> e in <strong>Bangladesh<\/strong>, il 3,5% in <strong>India<\/strong> e in <strong>Argentina<\/strong>. I paesi dell\u2019Unione europea si confermano le mete principali anche degli espatri dei \u201cnuovi\u201d italiani (55% dei flussi degli italiani nati all\u2019estero). In particolare, con riferimento al collettivo dei connazionali diretti nei paesi dell\u2019Ue, si osserva che il 17% \u00e8 nato in <strong>Marocco<\/strong>, il 16% in <strong>Brasile<\/strong>, il 7% nel <strong>Bangladesh<\/strong>. Ancora pi\u00f9 in dettaglio, i cittadini italiani di origine africana emigrano perlopi\u00f9 in <strong>Francia<\/strong> (62%), quelli nati in <strong>Asia<\/strong> nella stragrande maggioranza si dirigono verso il <strong>Regno Unit<\/strong>o (90%) cos\u00ec come fanno, ma in misura molto pi\u00f9 contenuta, i cittadini italiani nativi dell\u2019America Latina (26%). I cittadini nati in un paese dell\u2019Ue invece emigrano soprattutto in <strong>Germania<\/strong> (42%). Seguono le iscrizioni da <strong>Ucraina<\/strong> (8 mila, -2%), <strong>Germania<\/strong> (oltre 7 mila, +9%) e <strong>Regno Unito<\/strong> (poco meno di 7 mila, +12%). Per gli ultimi due flussi si tratta prevalentemente di cittadini italiani che fanno rientro in patria dopo un soggiorno all\u2019estero. Sempre consistenti, ma nettamente in diminuzione, le immigrazioni provenienti dal continente africano, in particolare quelle provenienti da <strong>Nigeria<\/strong> (18 mila, -24%), <strong>Senegal<\/strong> (9 mila, -20 %), <strong>Gambia<\/strong> (6 mila, -30%),<strong> Costa d\u2019Avorio<\/strong> (5 mila, -27%) e <strong>Ghana<\/strong> (5 mila, -25%) che durante il 2017 avevano fatto registrare aumenti record. Il <strong>Marocco<\/strong> \u00e8 l\u2019unico paese africano che segna una variazione positiva rispetto all\u2019anno precedente (17 mila, +9%).<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Chi dall\u2019estero viene in Italia?<\/strong> \u2013 L\u2019andamento dei flussi migratori in ingresso nell\u2019ultimo decennio per macro-aree di provenienza evidenzia un calo generale delle <strong>immigrazioni<\/strong> per tutti i paesi esteri: dopo l\u2019incremento dovuto alle regolarizzazioni e all\u2019ingresso di <strong>Romania<\/strong> e <strong>Bulgaria<\/strong> nell\u2019Unione europea osservato nei primi anni <strong>Duemila<\/strong>, i trasferimenti dall\u2019estero hanno avuto un lento declino. Dal 2015 al 2017 le immigrazioni sono tornate ad aumentare per via dei flussi numerosi provenienti dai paesi che si affacciano sul <strong>Mediterraneo<\/strong>, caratterizzati prevalentemente da cittadini in cerca di accoglienza per asilo e protezione umanitaria . Nel 2018, questi ingressi hanno subito una battuta d\u2019arresto. Nel 2018 le iscrizioni anagrafiche dall\u2019estero pi\u00f9 numerose provengono, in valore assoluto, da paesi europei: la <strong>Romania<\/strong> con 37 mila ingressi (11% del totale) si conferma il principale paese di origine seppur in deciso calo (-10% rispetto al 2017). Meno numerosi i flussi provenienti dall\u2019<strong>Albania<\/strong> (oltre 18 mila) ma in forte aumento rispetto all\u2019anno precedente (+16%). La <strong>mobilit\u00e0 residenziale<\/strong> coinvolge soprattutto gli italiani: su cinque persone che cambiano residenza quattro hanno cittadinanza italiana. Nel 2018, i cittadini italiani che si sono trasferiti all\u2019interno del territorio sono circa 1 milione 114 mila contro 244 mila stranieri, questi ultimi in aumento rispetto al 2017 (+5%). Tuttavia, la propensione alla mobilit\u00e0 interna degli <strong>stranieri<\/strong> (data dal rapporto tra il numero di trasferimenti interni di cittadini stranieri e la popolazione residente straniera) \u00e8 pi\u00f9 del doppio di quella degli italiani: il tasso di mobilit\u00e0 interna \u00e8 al 4,7% per gli <strong>stranieri<\/strong>, al 2% per gli <strong>italiani<\/strong>.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"image\"><\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>I movimenti interregionali fanno recuperare le perdite<\/strong> \u2013 Se si considerano anche gli <strong>scambi<\/strong> con l\u2019estero, i saldi migratori restituiscono perdite nette (differenze tra rimpatri ed espatri) in tutte le regioni. Sommando ai saldi migratori con l\u2019estero i saldi ottenuti dai movimenti da una regione all\u2019altra, si osserva che alcune regioni del <strong>Centro-nord<\/strong> riescono a recuperare la perdita con l\u2019estero grazie alle differenze positive dovute ai movimenti interregionali. \u00c8 il caso della Lombardia che perde pi\u00f9 di 2 mila giovani laureati (italiani di 25 anni e pi\u00f9) per emigrazione verso l\u2019estero, ma ne guadagna oltre 8 mila dai trasferimenti provenienti dalle altre regioni, facendo registrare cos\u00ec un guadagno complessivo di popolazione qualificata pari a circa<strong> 6mila risorse laureate<\/strong>. Anche per l\u2019<strong>Emilia-Romagna<\/strong> e la <strong>Liguria<\/strong> la perdita causata dalle emigrazioni \u00e8 compensata dai movimenti interregionali. Per tutte le regioni meridionali e per il Piemonte, invece, alle perdite dovute agli espatri si sommano anche quelle relative ai trasferimenti verso le altre regioni: le giovani risorse qualificate provenienti dal <strong>Mezzogiorno<\/strong>, dunque, costituiscono una fonte di capitale umano sia per le zone maggiormente produttive del <strong>Centro<\/strong> e <strong>Nord Italia<\/strong> sia per i paesi esteri.<\/p>\n<p>Le regioni meno dinamiche sono <strong>Basilicata<\/strong>, Puglia e <strong>Calabria<\/strong>, con tassi pari a circa 12 iscrizioni e 18 cancellazioni per mille residenti. I saldi migratori interni evidenziano la perdita o il guadagno di popolazione dovuti ai trasferimenti di residenza da una regione all\u2019altra. In termini relativi, il saldo migratorio netto pi\u00f9 elevato per mille residenti si ha nelle province autonome di <strong>Trento<\/strong> e <strong>Bolzano<\/strong> (rispettivamente +3,6 e +3,5 per 1.000), seguono <strong>Emilia-Romagna<\/strong> (+3,4 per 1.000), <strong>Friuli-Venezia Giulia<\/strong> (+2,7 per 1.000) e <strong>Lombardia<\/strong> (+2,3 per 1.000). I tassi migratori netti pi\u00f9 bassi si registrano in <strong>Calabria<\/strong> (-4,6 per 1.000), <strong>Basilicata<\/strong> (-4,3 per 1.000) e <strong>Molise<\/strong> (-3,7 per 1.000). In generale, tutte le regioni del Centro-nord mostrano saldi netti positivi o prossimi allo zero; viceversa, le regioni del <strong>Mezzogiorno<\/strong> mettono in evidenza perdite nette di popolazione. A livello sub-regionale, le province pi\u00f9 attrattive, quelle che cio\u00e8 hanno un saldo migratorio netto positivo pi\u00f9 alto, sono <strong>Bologna<\/strong> (+5,5 per 1.000), <strong>Trieste<\/strong>, Pordenone e <strong>Modena<\/strong> (tutte con un tasso pari a +4 per 1.000). Le province che perdono pi\u00f9 residenti, facendo registrare saldi migratori netti pi\u00f9 bassi, sono <strong>Caltanissetta<\/strong> (-8 per 1.000), Crotone, <strong>Reggio Calabria<\/strong> ed Enna (tutte con tassi pari a -6 per 1.000).<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Le regioni del Mezzogiorno perdono risorse qualificate<\/strong> \u2013 Nel 2018 il numero di trasferimenti interregionali \u00e8 pari a 332.188 (25% del totale dei trasferimenti), in lieve aumento rispetto all\u2019anno precedente (322 mila). Gli spostamenti interregionali di maggiore interesse riguardano la direttrice che parte dal Mezzogiorno e si dirige al <strong>Centro-nord<\/strong>. Sono oltre 117 mila i movimenti da Sud e Isole che hanno come destinazione le regioni del <strong>Centro<\/strong> e del <strong>Nord<\/strong> (+7% rispetto al 2017); di un certo rilievo sono anche i trasferimenti sulla rotta \u2018inversa\u2019 (55 mila), dal <strong>Centro-nord<\/strong> al <strong>Mezzogiorno<\/strong>: la perdita netta di popolazione calcolata per la ripartizione meridionale \u00e8 quindi di circa 62 mila residenti nel 2018, di cui 47 mila di 25 anni e pi\u00f9. Con riferimento al titolo di studio, i movimenti degli italiani di 25 anni e pi\u00f9 con almeno la laurea che partono dalle regioni del Mezzogiorno e si dirigono verso quelle del Centro-nord (al netto dei rientri) hanno provocato, nel 2018, una perdita di oltre 16 mila residenti. Le regioni con le perdite pi\u00f9 consistenti di questo \u201dprezioso\u201d contingente sono la <strong>Sicilia<\/strong> e la <strong>Campania<\/strong> (complessivamente oltre 8,5 mila residenti qualificati in meno), seguite da Puglia (-3 mila) e Calabria (-2 mila). Perdite pi\u00f9 contenute si registrano per Basilicata, Abruzzo e Molise che, complessivamente, perdono 1,5 mila residenti. Le regioni che guadagnano di pi\u00f9 da questo scambio sono la Lombardia (+8 mila) e l\u2019Emilia-Romagna (+4 mila).<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Giovani pi\u00f9 propensi a trasferirsi nelle province dei grandi centri urbani<\/strong> \u2013 I <strong>profili<\/strong> per genere ed et\u00e0 dei migranti che cambiano residenza dentro ai confini nazionali sono simili. La percentuale di uomini sul totale dei migranti \u00e8 pari al 50,5% e anche l\u2019et\u00e0 media alla data del trasferimento \u00e8 molto vicina, leggermente posticipata per le donne (35 uomini e 36,5 donne). L\u2019et\u00e0 \u00e8 uno dei fattori che pi\u00f9 influenza il <strong>comportamento<\/strong> <strong>migratorio<\/strong>: i trasferimenti di <strong>residenza<\/strong> in et\u00e0 lavorativa sono, in generale, pi\u00f9 numerosi rispetto a quelli registrati per le altre fasce di et\u00e0. Nel 2018, quasi la met\u00e0 di chi si \u00e8 spostato da un comune all\u2019altro all\u2019interno del Paese ha un\u2019et\u00e0 compresa tra i 15 e i 40 anni. Una quota significativa di <strong>trasferimenti<\/strong> (27%) si osserva anche nella fascia di et\u00e0 tra i 41 e i 64 anni. La percentuale dei pi\u00f9 <strong>giovani<\/strong> (0-14 anni) \u00e8 poco pi\u00f9 del 15% e si deve agli spostamenti dei <strong>nuclei familiari<\/strong>; gli <strong>ultrasessantacinquenni<\/strong>, invece, si spostano solo nell\u20198% dei casi. I <strong>giovani<\/strong> <strong>adulti<\/strong>, spesso con <strong>figli piccoli<\/strong>, costituiscono dunque la quota maggiore tra chi si sposta. I trasferimenti in queste fasce di et\u00e0 possono essere motivati dal proseguimento degli studi, da esigenze di lavoro o familiari.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>In lieve aumento il numero dei trasferimenti di residenza interni<\/strong> \u2013 Anche l\u2019et\u00e0 media della <strong>popolazione<\/strong> <strong>migrante<\/strong>, cos\u00ec come il genere, cambia in base alla cittadinanza. I pi\u00f9 <strong>giovani<\/strong> sono gli <strong>immigrati africani<\/strong> (et\u00e0 media 25,4 anni), seguiti dagli <strong>asiatici<\/strong> (27 anni). L\u2019et\u00e0 media pi\u00f9 elevata, invece, si osserva nei flussi in ingresso dei <strong>cittadini<\/strong> <strong>europei<\/strong> e degli <strong>immigrati<\/strong> <strong>americani<\/strong> e dell\u2019Oceania (rispettivamente 33,2 e 33,5 anni). Le migrazioni interne comprendono i movimenti di persone che si spostano tra comuni appartenenti a regioni diverse (interregionale) e tra comuni all\u2019interno della stessa regione (intraregionale). Nell\u2019ultimo decennio l\u2019andamento della <strong>mobilit\u00e0<\/strong> <strong>interna<\/strong> \u00e8 stabile sia nella componente interregionale sia in quella intraregionale. I tassi di <strong>migratoriet\u00e0<\/strong> dal 2009 al 2018 sono pressoch\u00e9 costanti: sono mediamente pi\u00f9 di cinque ogni mille residenti coloro che si spostano tra regioni diverse e circa 17 su mille quelli che lo fanno all\u2019interno della stessa <strong>regione di residenza<\/strong>.<\/p>\n<aside class=\"wrapper-custom-correlato full-correlato\">\n<div class=\"text\">\n<h3><\/h3>\n<\/div>\n<\/aside>\n<p><strong>Gli stranieri si spostano pi\u00f9 degli italiani all\u2019interno dei confini nazionali<\/strong> \u2013 Il <strong>fattore et\u00e0<\/strong> incide sulle dinamiche migratorie. I saldi migratori calcolati nelle fasce di et\u00e0 dai 18 ai 24 anni e dai 65 anni e oltre evidenziano la maggiore <strong>attrattivit\u00e0<\/strong> delle regioni del <strong>Centro-nord<\/strong> per i <strong>giovani<\/strong> <strong>migranti<\/strong>, mentre le regioni del <strong>Mezzogiorno<\/strong> presentano per i meno giovani saldi migratori molto contenuti e in alcuni casi positivi, come in <strong>Abruzzo<\/strong> e in <strong>Sardegna<\/strong>. A un maggior dettaglio territoriale, molte province con saldi netti positivi nella fascia di et\u00e0 tra i 18 e i 24 anni mostrano un saldo netto negativo per gli adulti da 65 anni e oltre: \u00e8 il caso di <strong>Milano<\/strong>, Roma, <strong>Firenze<\/strong> e Venezia. Viceversa, province come <strong>Asti<\/strong>, Vercelli, <strong>Oristano<\/strong>, Viterbo, <strong>Isernia<\/strong> e l\u2019Aquila, caratterizzate da saldi negativi per i <strong>giovani<\/strong>, diventano attrattive per i pi\u00f9 <strong>anziani<\/strong>. In generale, gli spostamenti sulla tradizionale direttrice <strong>Mezzogiorno\/Centro-nord<\/strong> sono tipici dei <strong>giovani<\/strong> mentre risultano pi\u00f9 sfumati per gli over 65, i quali sono pi\u00f9 propensi a spostarsi verso aree di provincia piuttosto che verso<strong> grandi centri urbani<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2019\/12\/16\/istat-sempre-piu-italiani-si-trasferiscono-allestero-il-53-di-chi-e-partito-nel-2018-e-diplomato-o-laureato-calano-i-migranti-dallafrica-17\/5619619\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/<\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h3>RADIO1 RAI si occupa della notizia il 17\/12\/19 con interviste varie<\/h3>\n<p><strong>ISTAT: RAGAZZI ALL&#8217;ESTERO<\/strong><br \/>\n<strong>Sabrina Prati, dirigente del servizio statistiche demografiche dell&#8217;ISTAT<\/strong><br \/>\n<strong>Philip Baglini, editor e direttore di London One Radio <\/strong><br \/>\n<strong>Enrico Pugliese, professore emerito di sociologia del lavoro all&#8217;universit\u00e0 Sapienza di Roma, ricercatore del CNR<\/strong><\/p>\n<h3>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.raiplayradio.it\/audio\/2019\/12\/RADIO1-GIORNO-PER-GIORNO-8f171d81-7cf0-41b2-8e49-c67916360fe6.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ascolta QUI<\/a><\/h3>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2><a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/\/2019\/12\/REPORT_migrazioni_2018.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Scarica il Report completo dal sito dell&#8217;ISTAT<\/a><\/h2>\n<h2>o visualizzalo qui di seguito:<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a href=\"\/?pdfemb-serveurl=http%3A%2F%2Femigrazione-notizie.org%2Fwp-content%2Fuploads%2Fsecurepdfs%2F2019%2F12%2FREPORT_migrazioni_2018.pdf\" class=\"pdfemb-viewer\" style=\"\" data-width=\"max\" data-height=\"max\" data-mobile-width=\"500\"  data-scrollbar=\"none\" data-download=\"off\" data-tracking=\"on\" data-newwindow=\"on\" data-pagetextbox=\"off\" data-scrolltotop=\"off\" data-startzoom=\"100\" data-startfpzoom=\"100\" data-download-nonce=\"cd35e4a98d\" data-toolbar=\"both\" data-toolbar-fixed=\"on\">REPORT_migrazioni_2018<br\/><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>I dati diffusi dall&#8217;Istat si riferiscono al 2018: in tutto sono 816mila gli italiani trasferiti all\u2019estero negli ultimi 10 anni. 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