{"id":29027,"date":"2019-12-09T15:20:29","date_gmt":"2019-12-09T15:20:29","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29027"},"modified":"2019-12-12T19:14:57","modified_gmt":"2019-12-12T19:14:57","slug":"non-paradossi-delle-mobilita-umane-del-xxi-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29027","title":{"rendered":"Non-paradossi delle mobilit\u00e0 umane del XXI secolo"},"content":{"rendered":"<h3>di\u00a0Salvatore \u201cTuri\u201d Palidda<\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories9\/Schermata_a_2019-12-08_08-27-13.jpg\" alt=\"Schermata a 2019 12 08 08 27 13\" width=\"300\" height=\"220\" \/>Da diversi anni la cosiddetta \u201cquestione demografica\u201d \u00e8 diventata una delle principali preoccupazioni di alcuni demografi, anche se le autorit\u00e0 politiche sembrano evitare di parlarne. Che si tratti dello spettro dell\u2019aumento considerato incontrollato della popolazione mondiale, che alcuni sovrappongono alle conseguenze dei cambiamenti climatici e quindi al terrore per migrazioni che a certi dominanti appaiono come minacce di future invasioni distruttive dei paesi detti benestanti, o che si tratti del continuo declino demografico nella vecchia Europa (dall\u2019Atlantico agli Urali), la questione demografica e le migrazioni (e anche l\u2019emigrazione degli stessi abitanti dei paesi ricchi) appaiono come il pi\u00f9 grosso problema che incombe sul pianeta tanto quanto la sola questione del riscaldamento climatico. In realt\u00e0, il primo gigantesco problema sta nello sviluppo economico che esaspera le diseguaglianze tra una minoranza di miliardari e milionari e delle loro lobby e la maggioranza della popolazione che, sia nei paesi poveri che in quelli ricchi, \u00e8 a rischio di impoverimento e delle devastazioni che provocano malattie e morti da contaminazioni tossiche oltre che da incidenti sul lavoro ed economie sommerse. Ricordiamo che la maggioranza dei decessi \u00e8 dovuta a malattie da contaminazioni tossiche, incidenti sul lavoro, malnutrizione, mancanza di cure, e in generale a invivibili condizioni di lavoro e di vita (e questo riguarda sia la maggioranza dei circa 60 milioni di morti l\u2019anno a livello mondiale sia quelli nei paesi detti \u201cricchi\u201d).<\/p>\n<p>Tuttavia, di tali questioni se ne parla poco e anche gli esperti democratici e gli umanitari ne discutono restando spesso pervasi da categorie e paradigmi assai discutibili. \u00c8 invece proprio su tali questioni che appare cruciale la necessit\u00e0 di decostruire i discorsi dominanti e adottare un approccio critico che possa permettere di dire la verit\u00e0 al potere, come insegna la pratica della parresia di Socrate ripresa da Foucault.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Non \u00e8 una \u201cbomba umana\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nella sua recente pubblicazione sulla questione demografica anche \u00abLe Monde Diplomatique\u00bb ha fatto la cattiva scelta mediatica di intitolare l\u2019ultimo numero <em>La bomba umana <\/em>(<em>La bombe humaine<\/em>), nonostante il contenuto proposto sia in gran parte condivisibile sebbene lacunoso. Il titolo scelto da Philippe Descamps nella sua presentazione del n. 167 di \u00abMani\u00e8re de voir\u00bb (supplemento di LMD di ottobre-novembre 2019) \u00e8 infatti <em>Troppi umani o troppo poca umanit\u00e0?<\/em> (<em>Trop d\u2019humains ou trop peu d\u2019humanit\u00e9?<\/em>)<em>.<\/em> Noi preferiamo parlare di questione demografica, di immigrazioni, emigrazioni, spettro e pseudo-paradossi del XXI secolo liberista, proprio perch\u00e9 \u00e8 evidente che si tratti della conseguenza della deriva del liberismo globalizzato. Un liberismo che si \u00e8 imposto puntando sull\u2019esasperazione dell\u2019asimmetria di potere, di mezzi e di ricchezza a favore di un numero sempre inferiore di dominanti e dei loro sostenitori, fatto che ha consentito una devastazione planetaria. Questa \u00e8 la prima causa della difficolt\u00e0, se non dell\u2019impossibilit\u00e0, di governare in maniera umana l\u2019aumento della popolazione, spesso massacrata non solo dalla fame, da malattie non curate, dall\u2019esasperazione delle diseguaglianze, ma anche dalle guerre istigate dalle potenze dominanti, e quindi costretta a cercare disperatamente la salvezza migrando, e spesso morendo durante questi tentativi (vedi <em>Resistenze ai disastri sanitari-ambientali ed economici nel Mediterraneo<\/em>). Sappiamo bene che si fugge da tanti luoghi dei paesi martoriati non solo dalle guerre ma anche dalle devastazioni provocate dalle multinazionali per estrarre petrolio, carbone, uranio, gas, i cosiddetti nuovi minerali preziosi, da una pesca industriale, da grandi opere che cancellano le comunit\u00e0 di territori grandi come la Francia, dalle discariche di rifiuti tossici ecc. A questo si aggiungono le misure finanziarie che impongono ai paesi meno fortunati e a tutti politiche economiche e sociali che affamano e creano spesso solo neo-schiavit\u00f9. Ricordiamo che il proibizionismo delle migrazioni da parte dei paesi ricchi imposto anche ai paesi di transito \u00e8 di fatto una guerra che provoca morte. In altre parole i dominanti optano facilmente per il \u201clasciar morire\u201d (la <em>tanatopolitica<\/em>) anzich\u00e9 per il \u201clasciar vivere\u201d (la <em>biopolitica<\/em>) proprio perch\u00e9 non manca manodopera e persino umani da schiavizzare e trattare come \u201cusa-e-getta\u201d. Ed \u00e8 anche questo che spiega in parte il paradosso dell\u2019emigrazione e dell\u2019immigrazione che aumentano simultaneamente negli stessi luoghi. I dominanti non hanno alcun interesse a creare buone condizioni di lavoro e di remunerazione per trattenere i lavoratori, poich\u00e9 possono disporre di braccia da selezionare e trattare a piacimento come manodopera malpagata o schiavi usa-e-getta, riducendo i costi del lavoro a meno del minimo. Ci\u00f2 avviene nei paesi ricchi, mentre in quelli poveri si fuggono la distruzione di intere societ\u00e0 locali e tutto il peggio che si pu\u00f2 immaginare a conseguenza di ci\u00f2.<\/p>\n<p>Le emigrazioni sono sempre aspirazione all\u2019emancipazione economica, sociale, culturale e politica, ma oggi i migranti sbattono contro muri, frontiere militarizzate e, se sopravvivono, sono spesso alla merc\u00e9 dell\u2019inferiorizzazione, della neo-schiavit\u00f9 e persino della morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Pressione demografica e innovazione culturale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Come scrivono alcuni autori, la fine del mondo \u00e8 una previsione assai discutibile (la Terra potr\u00e0 sopravvivere anche senza atmosfera, come altri pianeti); ma se il degrado dell\u2019ecosistema aumenta, la sorte degli umani e del mondo animale e vegetale \u00e8 l\u2019estinzione, sebbene non nel XXI secolo. Il mondo animale e vegetale ha infatti avuto sempre incredibili capacit\u00e0 di adattamento. Ma la profezia di una sorta di ecatombe ha l\u2019effetto perverso di favorire paure, terrore e invocazione di divinit\u00e0 salvatrici, un modo per captare le angosce conducendo sia all\u2019atteggiamento di chi pensa solo all\u2019<em>hic et nunc<\/em> (ora e subito) e all\u2019idea di fregarsene (\u00abdopo di me il diluvio\u00bb), sia alla credulit\u00e0 per ci\u00f2 che viene proposto come il meno peggio se non la salvezza, per esempio la pseudo <em>green economy<\/em>, ossia il rilancio del capitalismo colorato di verde predicato sia da ambientalisti di turno che da autorit\u00e0 e lobbisti in cerca di rifarsi una verginit\u00e0 (e non mancano i dubbi sul <em>Laudato S\u00ec<\/em> del papa e sulla campagna della celeberrima Greta). E che effetto hanno i calcoli e le previsioni spesso discutibili sul riscaldamento del pianeta e sulle tendenze demografiche? Come ricorda Descamps (gi\u00e0 citato) la prima \u00abbomba umana\u00bb esplose in Medio Oriente diecimila anni fa, insieme all\u2019invenzione dell\u2019agricoltura e dell\u2019allevamento. In quel momento, la popolazione dell\u2019Europa si moltiplic\u00f2 per cento, e la pressione demografica diede una spinta all\u2019innovazione culturale. Con lo sviluppo industriale nel XIX sec., si ebbe una nuova \u201cesplosione\u201d accompagnata da un\u2019ulteriore rivoluzione antropologica, insieme a parecchie trasformazioni rilevanti: meccanizzazione dell\u2019agricoltura, destrutturazione del mondo rurale e conseguente gigantesco esodo; diminuzione della mortalit\u00e0 infantile e delle malattie infettive grazie ai vaccini e alle nuove medicine e cure, ascesa delle lobby farmaceutiche e riduzione generale della mortalit\u00e0; riduzione della natalit\u00e0, diffusione dei contraccettivi e controllo delle nascite. Il risultato \u00e8 stato che i terrestri sono passati da 1 miliardo nel 1800 a 7,7 miliardi a inizio 2019. Ma l\u2019approdo al liberismo ha escluso di occuparsi di assicurare a questi (e anche ai 10 miliardi previsti per la fine del XXI secolo) condizioni di vita e di lavoro decenti, cosa del tutto possibile se non vi fosse una ripartizione non spaventosamente diseguale della ricchezza. Invece appena pi\u00f9 di 2.000 miliardari e un po\u2019 pi\u00f9 di 100.000 milionari possiedono la stragrande maggioranza della ricchezza del pianeta, mentre miliardi di umani stentano a vivere, sebbene lavorino sino a rischiare la morte, incidenti sul lavoro o contaminazioni tossiche.<\/p>\n<p>Ma per gli opinionisti e le autorit\u00e0 il problema sarebbe la paura di tutta questa umanit\u00e0 \u201cfamelica\u201d. I dominanti immaginano folle che assediano le loro cittadelle, o <em>gated communities<\/em>. Tuttavia, la fame non \u00e8 dovuta all\u2019aumento di bocche da sfamare, ma al governo di ciascun paese,<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> cio\u00e8 alle logiche della distribuzione diseguale del profitto prodotto da tutti i lavoratori del mondo e dalle loro famiglie (a cominciare dalle madri). Il liberismo punta all\u2019esasperazione del profitto e arriva persino ad accusare l\u2019aumento della popolazione mondiale di causare il degrado dell\u2019ecosistema, come se la crescita economica devastatrice fosse imposta da quella demografica, che quindi sarebbe persino responsabile dell\u2019emissione di gas a effetto serra e altre degradazioni dell\u2019ambiente. Ma chi ha scelto tale crescita economica basata sullo sfruttamento di carbone, petrolio, gas, nucleare e lavorazioni che provocano contaminazioni tossiche? Peraltro, come documenta LMD, \u00abil contributo medio di un abitante del Niger alle emissioni di gas carbone \u00e8 duecento volte inferiore a quello di un abitante degli Stati Uniti, o diecimila volte di quello di un miliardario. Anche se il Niger raddoppiasse la sua popolazione, la sua partecipazione all\u2019effetto serra resterebbe trascurabile. Lo sviluppo dei paesi poveri \u2013 che produce anche il controllo della natalit\u00e0 \u2013 sarebbe sostenibile solo attraverso altre modalit\u00e0 anzich\u00e9 l\u2019esasperazione delle emissioni di carbone\u00bb. L\u2019accesso di gran parte della popolazione a una vita decente pu\u00f2 avvenire senza necessit\u00e0 di aumentare il consumo di energia che provoca tossicit\u00e0 e CO2. In altre parole, lo sviluppo economico pu\u00f2 benissimo escludere il consumo di petrolio, carbone, gas e nucleare, e adottare per esempio il progetto Rubbia (centrali di specchi che captano l\u2019energia solare oltre alle fonti energetiche naturali: acqua, vento ecc.).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Contro le idee demografiche fuorvianti: invecchiamento e denatalit\u00e0 nell\u2019Europa occidentale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dal 1968, il tasso di crescita annuale si \u00e8 dimezzato a livello mondiale. Il ritmo attuale \u00e8 ancora molto sostenuto, ma la decelerazione continua e la popolazione si stabilizzer\u00e0. Progressivamente, la piramide dell\u2019et\u00e0 diventa una torre, e in alcuni paesi si rovescia, le classi di et\u00e0 mature diventano pi\u00f9 numerose (vedi l\u2019Italia e un po\u2019 tutta l\u2019Europa). La fecondit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 passata al di sotto del livello di ricambio delle generazioni in 93 paesi. Tranne qualche paese tormentato (Pakistan, Egitto, Iraq, Algeria, Yemen, Siria, Afghanistan ecc.), il controllo della natalit\u00e0 non pone pi\u00f9 problemi tranne che nell\u2019Africa subsahariana. Pur con lentezza, la natalit\u00e0 finisce per abbassarsi e raggiungere il livello della mortalit\u00e0. Questa transizione demografica si avvera dappertutto. Che cosa succeder\u00e0 dopo? Le proiezioni che vanno oltre il 2050 sono congetture che mirano soprattutto a far pressione per l\u2019azione dei decisori.<\/p>\n<p>Il declino demografico in Europa centrale e orientale dopo la caduta del muro di Berlino d\u00e0 un\u2019avvisaglia di ci\u00f2 che potrebbe essere l\u2019\u00abinverno demografico\u00bb: impoverimento, invecchiamento, abbandono dei piccoli comuni, emigrazione per mancanza di prospettive soddisfacenti. La libert\u00e0 di movimento in seno all\u2019Unione europea favorisce la fuga dei cervelli dell\u2019Est e del Sud, l\u2019afflusso di manodopera e la concentrazione delle ricchezze nei paesi dell\u2019Ovest pi\u00f9 ricchi, quali la Germania, dove il saldo migratorio oltrepassa dieci milioni di persone dal 1989.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la moltiplicazione per otto della popolazione in due secoli si \u00e8 accompagnata a pi\u00f9 istruzione, pi\u00f9 sicurezza e anche relativa buona salute. La speranza di vita \u00e8 aumentata, ma la maggioranza della popolazione dei paesi ricchi invecchia malata a beneficio delle lobby farmaceutiche e della cura socio-sanitaria.<\/p>\n<p>Dopo la caduta del muro di Berlino, nei paesi dell\u2019Est vi \u00e8 stata un\u2019esplosione di diseguaglianze, povert\u00e0 e mortalit\u00e0. Le \u00abterapie di choc\u00bb dettate dagli esperti finanziari occidentali non hanno ucciso tutti gli europei dell\u2019Est ma li hanno resi \u201canemici\u201d e alquanto dipendenti dal carburante economico dell\u2019Ovest. Denatalit\u00e0 ed esodo conducono a un bilancio demografico grave: ventiquattro milioni di abitanti in meno dal 1989 nei paesi dell\u2019Est, a parte la Russia. Un giovane che nasce oggi in Ucraina pu\u00f2 sperare di vivere sessantasei anni, cio\u00e8 sedici in meno rispetto a un italiano, ammesso che non sia colpito da contaminazioni tossiche, incidenti sul lavoro o altro. Sedici e pi\u00f9 anni, \u00e8 anche ci\u00f2 che separa la speranza di vita dei ricchi rispetto ai poveri negli stessi paesi dell\u2019Europa occidentale. Tutti i paesi del mondo e anche d\u2019Europa sono oggi diventati terre di immigrazione, emigrazione e di transito.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Italia: paese di emigrati, immigrati e declino demografico; nessun paradosso \u00e8 il prodotto del liberismo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Da alcuni anni qualcuno si \u00e8 accorto che l\u2019Italia non ha mai smesso di essere un paese di emigrazione,<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> mentre da almeno trent\u2019anni si (s)parla solo di immigrazione straniera e da qualche anno ci si interroga sul declino demografico, l\u2019invecchiamento e l\u2019aumento dei decessi rispetto alle nascite. Sebbene parziali per difetto, i dati mostrano che l\u2019emigrazione \u00e8 ripresa e aumenta proprio in zone di immigrazione crescente insieme a un altissimo numero di cancellati e nuovi iscritti all\u2019anagrafe dei comuni anche per migrazione verso altri comuni. Questo lo si pu\u00f2 verificare sia in piccoli comuni che sembrano estinguersi, ma si popolano di immigrati temporanei, sia nelle grandi citt\u00e0 che sono sempre pi\u00f9 spesso di transito (Milano in testa). Si tratta di dati parziali poich\u00e9 tante persone non si cancellano dall\u2019anagrafe del proprio comune di origine, quindi non si iscrivono a quella dei comuni dove sono andati a domiciliarsi, n\u00e9 all\u2019anagrafe dei consolati nei paesi europei dove sono emigrati, sia perch\u00e9 non \u00e8 obbligatorio, sia perch\u00e9 spesso si tratta di soggiorni non molto prolungati, sia infine perch\u00e9 alcuni vanno a svolgere solo lavori in nero (ma sembra che la maggioranza delle persone che si spostano tendano sempre pi\u00f9 a cancellarsi all\u2019anagrafe del comune dove abitavano e iscriversi laddove sono andati a risiedere \u2013 altri comuni o consolati all\u2019estero).<\/p>\n<p>Il totale dei residenti in Italia al 1\u00b0 gennaio 2019 era di 60.359.546, di cui l\u20198,7% di cittadinanza straniera (5.255.503 regolari),<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> ergo gli italiani sono 55.104.043 (senza contare chi emigra all\u2019estero senza registrarsi e gli stranieri irregolari che sono stimati a circa 500 mila persone).<\/p>\n<p>Ma per avere un\u2019idea parziale dei continui spostamenti di persone basta guardare il dato globale degli iscritti all\u2019anagrafe dei comuni dal 2001 al 2018, e quello dei cancellati (iscritti provenienti sia da altri comuni, sia dall\u2019estero e tra questi anche gli stranieri, e tra i cancellati sia per altri comuni sia per l\u2019estero, e quindi far loro anche gli stranieri).<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> In 18 anni ci sono stati 33.381.047 di nuovi iscritti e 27.547.087 di cancellati (queste variazioni sono forti sin dagli anni \u201970 a seguito della fine delle grandi industrie e del loro indotto non solo nel triangolo industriale Torino-Milano-Genova, ma in tutti i siti di grandi fabbriche). Inoltre, dal 2002 al 2018 si sono avute 8.985.053 nascite e 10.101.169 decessi, cio\u00e8 1.116.116 decessi in pi\u00f9 delle nascite, e si hanno oltre 5 milioni di residenti all\u2019estero (ma non si hanno dati sulle variazioni degli iscritti all\u2019AIRE \u2013 Anagrafe dei residenti all\u2019estero \u2013 e neanche dati sui nati e deceduti all\u2019estero). Vi \u00e8 stato quindi un enorme rimescolamento della popolazione tipico di una fase in cui c\u2019\u00e8 continua destrutturazione economica e sociale e continuo sviluppo di attivit\u00e0 instabili, precarie, al semi-nero e al nero.<\/p>\n<p>Ripetiamo, i cancellati e nuovi iscritti sono solo le persone che hanno provveduto a segnalare il proprio cambio di residenza, e in diversi casi pu\u00f2 trattarsi delle stesse persone. Lo stesso vale per gli iscritti all\u2019AIRE. Secondo i dati ufficiali,<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> al 31\/12\/2017 l\u2019AIRE contava 5.114.469 cittadini. Nel 2000 erano 2.353.000, nel 2005 3.521.000, nel 2010 4.115.000, nel 2016 4.973.940. Un crescendo dovuto anche al fatto che prima a iscriversi erano pochi, mentre adesso ci\u00f2 viene spesso sollecitato dalle stesse istituzioni straniere. Tale dato, nelle analisi sul declino demografico, sembra ignorato, come se di fatto gli emigrati siano ormai considerati fuori dalla demografia del paese.<\/p>\n<p>Il continuo cambiamento di residenza registrato e non registrato sembra un fenomeno ancora pi\u00f9 accentuato di quanto gi\u00e0 si \u00e8 avuto negli anni delle grandi migrazioni interne e verso l\u2019estero, non solo nel XIX secolo, precedentemente e dopo la Prima guerra mondiale, ma ancora di pi\u00f9 dopo la Seconda guerra mondiale. Contrariamente allo stupido luogo comune, non si \u00e8 mai trattato e non si tratta nemmeno oggi di sole migrazioni dal Sud verso il Nord e l\u2019estero, e di va-e-vieni dei meridionali, ma anche di migrazioni dalle campagne verso le citt\u00e0 e verso l\u2019estero in tutte le regioni. Milano \u00e8 per esempio la citt\u00e0 che ha avuto un enorme cambiamento della popolazione residente, come citt\u00e0 di transito, e lo stesso vale per tanti comuni della sua provincia. Al 1\u00b0 gennaio 2019 133 comuni della citt\u00e0 metropolitana di Milano contavano 3.250.315 persone;<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> ne avevano 560.315 nel 1861, 3.139.490 nel 1981 (punta massima della crescita prima di due decenni di diminuzione), e infine di nuovo crescita che si evince con il dato del 2019. Ma ecco i dati del ricambio di popolazione, sebbene se solo dal 2002 al 2018: 2.237.118 nuovi iscritti alle anagrafi dei 133 comuni e 1.785.258 cancellati (<em>da<\/em> e <em>per<\/em> altri comuni o <em>da<\/em> e <em>per<\/em> l\u2019estero). Un andamento che rispecchia perfettamente il processo di cambiamento economico conosciuto dagli anni \u201970 in poi. Ossia: il cosiddetto declino della societ\u00e0 industriale con la fine di tutte le grandi industrie e del loro indotto, e in seguito una ripresa secondo la logica liberista che ha prodotto dapprima destrutturazione economica e sociale dell\u2019assetto precedente e poi segmentazione eterogenea, discontinua e quindi instabile, ergo una mobilit\u00e0 sempre pi\u00f9 forte della manodopera.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0, invece, hanno avuto non solo un gigantesco ricambio, ma anche un fortissimo calo della popolazione residente, perch\u00e9 si sono gentrificate: sono diventate citt\u00e0 di uffici e negozi, seconde case per ricchi, citt\u00e0 troppo care per giovani famiglie e quindi citt\u00e0 di vecchi e di giovani in movimento alla ricerca di una formazione, di esperienze, ma pronti a partire verso l\u2019estero o altre citt\u00e0, ma anche citt\u00e0 di immigrati stranieri necessari per la domanda dei servizi. Nel 1861 Milano contava 267.621 residenti, nel 1971 ne aveva 1.732.068<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> (punta massima raggiunta dopo una continua crescita) e nel 2018 ne conta 1.378.689 (dato in crescita rispetto al calo continuo che c\u2019\u00e8 stato dal 1971). Ma se guardiamo al ricambio di popolazione solo dal 2002 al 2018 si sono avuti 941.641 nuovi iscritti e ben 690.777 cancellati (fenomeno forte anche negli anni che vanno dal 1971 al 2002). Inoltre, sempre dal 2002 al 2018, si sono avute 203.852 nascite e 232.811 decessi.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n<p>Tutta la Lombardia ha avuto una crescita costante tranne un lieve calo dall\u201981 al \u201991, e oggi ha superato di poco i 10 milioni di residenti. Dal 2002 al 2018 si sono avute 1.621.205 nascite e 1.629.525 decessi (pi\u00f9 decessi che nascite, come in tutt\u2019Italia).<\/p>\n<p>Questo aumento corrisponde allo sviluppo economico di questa regione sia nelle piccole e medie industrie, sia nel commercio che nell\u2019agricoltura e i servizi. In tutta la Lombardia al 1\u00b0 gennaio 2019 si contano 1.181.772 residenti stranieri, ossia oltre il 10% della popolazione a dimostrazione della loro indispensabile utilit\u00e0 per l\u2019economia della regione, nonostante vi prevalga la Lega con i suoi proclami anti-immigrati (ma si sa che i primi a impiegare immigrati sono proprio i leghisti). Gli stranieri irregolari e in generale i lavoratori al semi-nero e nero totale in questa regione sono in numero superiore a tutte le altre regioni, proprio perch\u00e9 le attivit\u00e0 cosiddette legali si nutrono di lavoro semi-nero e nero (esempio tra gli altri quello della <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=BnoswosixWU&amp;t=551s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">valle della gomma<\/a>). E la Lombardia, con tutta la pianura padana, appare la regione con la pi\u00f9 alta <a href=\"http:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/immagine-dellevasione-fiscale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">evasione fiscale<\/a> e una delle due regioni <a href=\"https:\/\/www.google.it\/search?q=immagine+satellitare+inquinamento+in+pianura+padana&amp;sxsrf=ACYBGNTyA9aYg_qXG6H83BL9pZk8xeihFA:1569583432562&amp;source=lnms&amp;tbm=isch&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjqv8X38fDkAhXMalAKHQNoDmYQ_AUIESgB&amp;biw=1253&amp;bih=623#imgrc=ifOEBTxVk5mjOM:\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pi\u00f9 inquinate d\u2019Europa<\/a>.<\/p>\n<p><strong><em>Milano:, nuovi iscritti e cancellati all\u2019anagrafe:<\/em><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/strong><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Anni<\/td>\n<td>Nuovi iscritti<\/td>\n<td>Cancellati<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1971-1980<\/td>\n<td>\u00a0 373.620<\/td>\n<td>476.560<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1981-1990<\/td>\n<td>\u00a0 281.840<\/td>\n<td>420.410<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1991-2001<\/td>\n<td>\u00a0 358718<\/td>\n<td>391453<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>2002-2011<\/td>\n<td>\u00a0 508.262<\/td>\n<td>411.945<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>2012-2018<\/td>\n<td>\u00a0 433.379<\/td>\n<td>278.832<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Totale<\/strong><\/td>\n<td><strong>1.955.819<\/strong><\/td>\n<td><strong>1.979.200<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli stranieri residenti a Milano al 1\u00b0 gennaio 2019 sono 268.215, il 19,5% del totale dei residenti (1.378.689). Dato clamoroso se si pensa che Milano \u00e8 stata governata per quasi vent\u2019anni da giunte di destra e trazione leghista, ma dato che conferma come la gentrificazione necessiti di tanti lavoratori nei servizi e nel commercio (sono innanzitutto rumeni, egiziani, filippini e cinesi, cio\u00e8 nazionalit\u00e0 del tutto marginali sino agli anni \u201990 \u2013 ossia badanti, commercianti o gestori negozi).<\/p>\n<p>Del famoso triangolo industriale si \u201csalvano\u201d dal declino demografico \u2013 almeno in parte \u2013 solo la Lombardia e una porzione del Piemonte, mentre la Liguria fa registrare un calo demografico in proporzione tra i pi\u00f9 alti del mondo (oltre a invecchiamento, mortalit\u00e0 e scarsit\u00e0 delle nascite che data da sempre \u2013 cf. infra).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Piemonte, Liguria e altre regioni italiane<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 tra il 1961 e il 1971 che il Piemonte (e notoriamente grazie a Torino) arriva a superare i 4 milioni di abitanti (ne aveva 3.914.250 al censimento del \u201961 e ben 4.432.313 a quello del \u201971, e ancora 4.479.031 a quello del 1981, mentre dal \u201991 si comincia a registrare un lieve calo che continua sino a dieci anni dopo; vi \u00e8 poi un po\u2019 di crescita sino al 2010 (4.457.335), e un nuovo calo, anche se di poco (4.356.406). Vedi in nota i dati delle iscrizioni e cancellazioni alle anagrafi comunali e delle nascite e dei decessi, ci limitiamo all\u2019essenziale.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><\/p>\n<p>Il caso di Torino \u00e8 esemplare, anche se meno clamoroso di quello di Genova. Citt\u00e0 Fiat e para-Fiat (oltre 600 mila dipendenti), Torino si \u00e8 trasformata in una citt\u00e0 senza pi\u00f9 grandi industrie e loro indotto (fatto che \u00e8 comune a tutta Italia e in particolare alle tre citt\u00e0 del famoso triangolo industriale). Come in tutta la penisola, il boom della sua crescita si ha tra il censimento del 1951 (719.300 residenti) e quello del \u201961 (1.025.822 +42,6%) e continua dopo sino al 1971 (+14%); in seguito inizia il declino, scendendo sotto il milione e poi sotto i 900 mila: 875.698 a fine 2018. In calo dal 2013, a fine 2018 Torino contava 875.698 residenti, dal 2002 ha avuto 529.677 nuovi iscritti alla sua anagrafe, 448.207 cancellati, 129.930 nascite e 165.661 decessi. Tra gli iscritti, si hanno 270.955 da altri comuni, 162.679 dall\u2019estero e altri per correzioni dell\u2019anagrafe; tra i cancellati, 338.685 per altri comuni, 28.039 per l\u2019estero e altri per correzioni dell\u2019anagrafe.<\/p>\n<p>Dal primo censimento del 1861 sino a quello del \u201971 la Liguria ha fatto registrare sempre una notevole crescita demografica grazie innanzitutto alle migrazioni interne nelle sue citt\u00e0 industriali-portuarie, cio\u00e8 Genova, Savona e La Spezia, assai valorizzate dal regno piemontese, dal fascismo e nel secondo dopoguerra (acciaierie, cantieri navali, porto commerciale, industria metalmeccanica ecc.). Ma la fine delle grandi e medie fabbriche e del vecchio porto ha provocato un crollo vertiginoso sia demografico che economico, culturale e politico. Il porto di oggi \u00e8 quello dei container movimentati da gru e poco personale. Il turismo (in una citt\u00e0 che non \u00e8 mai stata turistica) si \u00e8 lentamente affermato, ma si tratta di \u201cmordi-e-fuggi\u201d e d\u00e0 pochi posti di lavoro spesso malpagati, precari e anche al nero. Insomma, la Liguria tendeva gi\u00e0 da sempre a una bassa fecondit\u00e0, ma questa dopo il \u201971 ha rallentato ancora di pi\u00f9 (cf. Arvati), mentre oggi i giovani liguri continuano a emigrare.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n<p>Le speranze per il futuro di Genova e della Liguria sono scarse poich\u00e9 il turismo non potr\u00e0 mai offrire pi\u00f9 dei pochi impieghi che gi\u00e0 d\u00e0 e le diverse attivit\u00e0 economiche non sembrano poter avere alcuno sviluppo che sia in grado di offrire ai giovani un avvenire. L\u2019epilogo della storia economica, sociale, culturale e politica di Genova \u00e8 amaro; la ragione sta nel capolavoro catastrofico di chi ha governato la citt\u00e0 dalla fine degli anni \u201960 (la troika Opusdei, massoneria di destra e massoneria di \u201csinistra\u201d).<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> Gli stranieri residenti a Genova al 1\u00b0 gennaio 2019 sono 58.071, il 10,0% dei residenti.<\/p>\n<p>Le regioni che invece negli ultimi 30 anni hanno conosciuto una relativa ripresa dell\u2019aumento dei residenti sono innanzitutto la Lombardia, il Veneto, l\u2019Emilia-Romagna e la Toscana. Il Veneto, dal 2002 al 2018, ha avuto 3.042.588 iscritti alle anagrafi dei suoi comuni e 2.537.675 cancellati, 739.648 nascite e 770.883 decessi. Il massimo del totale dei residenti si ha nel 2010, dopo un leggero calo. I residenti stranieri al 1\u00b0 gennaio 2019 sono 501.085, cio\u00e8 il 10,2% del totale residenti (in quasi continua crescita dall\u2019inizio dell\u2019immigrazione straniera), anche qui a dimostrazione che persino le zone a forte presenza leghista non possono fare a meno dell\u2019immigrazione, che peraltro a volte sembra essere ben integrata per volere degli imprenditori che necessitano di manodopera stabile. L\u2019Emilia-Romagna, dal 2002 al 2018, ha avuto una quasi continua crescita dei residenti, e tra questi degli stranieri (al 1\u00b0 gennaio 2019 sono 547.537), 2.973.091 nuovi iscritti alle anagrafi e 2.233.746 cancellati, 645.215 nascite e 815.530 decessi, dei dati che confermano la dinamica di questa regione come quella della Lombardia e del Veneto, e in parte della Toscana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Emigrati e immigrati: le vittime delle scelte liberiste di tutti i governanti locali, nazionali, europei e mondiali (di destra, centro ed ex-sinistra)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Come mostrano diverse ricerche degli ultimi trent\u2019anni, in particolare in Francia, in genere gli immigrati (dell\u2019interno e stranieri) hanno uno scarso tasso di partecipazione alle elezioni locali (quelli dall\u2019estero non hanno neanche il diritto, tranne se naturalizzati, ma anche qui si tratta di una minoranza di essi che tende a votare come i cittadini locali, a volte con qualche preferenza in pi\u00f9 per partiti del centro-sinistra). In altre parole, in generale gli immigrati dell\u2019interno come quelli stranieri non hanno voce, non partecipano alla vita politica locale, cosa peraltro ormai ardua anche per i residenti da pi\u00f9 lungo tempo vista l\u2019eterogenesi della cosiddetta democrazia nell\u2019era liberista. Da parte loro le amministrazioni locali non si sono mai mostrate interessate a sollecitare tale partecipazione, cos\u00ec come i comuni d\u2019origine hanno finito per considerarli \u201ccittadini persi\u201d, tanto quanto hanno sempre fatto i governi nazionali rispetto agli emigrati all\u2019estero, a parole corteggiati ma nei fatti abbandonati a loro stessi. Solo in certi casi, sia per dinamica di gruppi immigrati, sia per interesse di qualche notabile politico si \u00e8 avuta una certa partecipazione degli immigrati alle elezioni locali (vedi per esempio il caso dei cinesi che a Milano hanno sostenuto il sindaco Sala). Per quanto riguarda la partecipazione degli emigrati italiani all\u2019estero alle elezioni dei loro rappresentanti negli appositi organismi o per le politiche (via posta), a parte brogli e manipolazioni varie, si registra sempre un assai scarso interesse, sebbene alcuni notabili giocano la \u201cbilateralit\u00e0 dei riferimenti e la reversibilit\u00e0 delle scelte\u201d.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> Nei fatti, i politici locali (ma anche nazionali) non sono molto interessati alla partecipazione di tutti gli elettori anche perch\u00e9 preferiscono occuparsi solo di chi vota, e meglio se l\u2019elettorato diminuisce.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a><\/p>\n<p>Da parte sua, in maniera pi\u00f9 inconsapevole che consapevole, l\u2019emigrato tende a pensare il comune e il paese di origine come il luogo in cui l\u2019hanno fatto sentire \u201cfuori posto\u201d come se gli avessero detto \u201cqua per te non c\u2019\u00e8 nulla, non ti resta che andar via\u201d. Si ricordi la famosa frase di De Gasperi il 31 marzo 1949: \u00abImparate le lingue e andate all\u2019estero; l\u2019emigrazione potr\u00e0 costituire per l\u2019Italia, come nel passato, un\u2019importantissima fonte di riequilibrio per la bilancia dei pagamenti; sar\u00e0 eliminato il pericolo che un paese di circa 50 milioni di abitanti venga turbato e minacciato da disordini e da agitazioni, in gran parte dovuti al troppo basso tenore di vita e alla disoccupazione\u2026\u00bb. \u00abIn un rapporto riservato\u00bb del Ministero degli Esteri, l\u2019esodo viene considerato \u00abun elemento essenziale di riequilibrio economico \u2013 sociale e politico\u2026\u00bb. Su una popolazione attiva di circa 20 milioni, \u00abalmeno 4 milioni di persone, potenzialmente attive, possono ritenersi in eccesso rispetto alla struttura economica italiana\u00bb. Si auspica quindi \u00abuna adeguata emigrazione\u00bb e si aggiunge: \u00abNaturalmente dovrebbe trattarsi di contingenti emigratori di portata il pi\u00f9 possibile vasta e perch\u00e9 i loro effetti possano essere veramente apprezzabili il loro volume dovrebbe essere anche superiore a quello che \u00e8 stato possibile prevedere\u00bb. La Costituzione aveva stabilito, un anno prima, che l\u2019emigrazione avrebbe dovuto essere \u00abuna libera scelta\u00bb ma il governo decideva di fare ricorso alla \u00abvalvola di sfogo\u00bb che sfruttava anche l\u2019aspirazione all\u2019emancipazione da parte di milioni di persone non pi\u00f9 disposte a sopportare il dominio mafioso e quasi schiavista in diverse zone d\u2019Italia dal Nord al Sud.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a><\/p>\n<p>Alle amministrazioni locali e nazionali fa comodo che persone che \u201cnon si trovano una sistemazione\u201d se ne vadano, tanto si sa che quantomeno una parte torna, manda soldi a casa, compra prodotti del paese. Certo, se tutti gli emigrati restassero nel loro comune di origine sarebbe un bel problema soddisfare le richieste di indennit\u00e0 di disoccupazione, spese sanitarie e sociali ecc.<\/p>\n<p>Tante autorit\u00e0 e la maggioranza dei cosiddetti opinionisti non mancano di sparlare del problema del declino demografico e di versare lacrime di coccodrillo sia sui nostri giovani che emigrano, sia sul maltrattamento degli immigrati stranieri. Ma il paradosso di un paese di emigrati e di immigrati \u00e8 palesemente apparente: chi emigra \u00e8 perch\u00e9 non vuole fare lavori umilianti, malpagati e a rischio per la salute, anche se spesso finisce per farli l\u00e0 dove emigra proprio perch\u00e9 il liberismo impera dappertutto e si fonda sulla negazione dei diritti dei lavoratori e sul loro trattamento come usa-e-getta. Gli immigrati stranieri non mancano vista la distruzione delle loro societ\u00e0 di origine da parte delle multinazionali anche italiane, e servono bene come manodopera inferiorizzata e schiavizzabile al posto di chi emigra. Ma nessun governo osa programmare un effettivo risanamento e una regolarizzazione delle economie sommerse che sono lavoro nero, semi-schiavit\u00f9, caporalato, collusioni con le mafie, evasione fiscale e corruzione di parte delle agenzie di prevenzione e controllo e delle forze di polizia. Non \u00e8 vero che non si pu\u00f2 creare un\u2019economia sana e regolare, cio\u00e8 legale, ma chi trae profitto dal sommerso pesa sulle scelte dei governanti e si tratta di un elettorato vasto (come dice qualcuno sono quasi 10 milioni gli elettori che beneficiano delle economie sommerse, e nessun partito osa schierarvisi contro).<\/p>\n<p>Il cosiddetto \u201cdeclino demografico italiano\u201d \u00e8 un prodotto del liberismo che fa emigrare e riduce la maggioranza degli immigrati a condizioni di vita e di lavoro indecenti. Questa \u00e8 la faccia del neocolonialismo che si riflette anche all\u2019interno dei paesi cosiddetti ricchi a danno di emigrati e immigrati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Un caso emblematico di un piccolo paese e della Sicilia<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Molti sono convinti che San Cono sia un comune che gode di una notevole riuscita economica, in particolare grazie alla coltivazione dei fichi d\u2019India. Anche in qualche ricerca sul calatino (area di Caltagirone) si afferma che San Cono non debba essere considerato come comune economicamente depresso, fatto che invece colpisce San Michele di Ganzeria, Mirabella Imbaccari e altri comuni della zona. Ma se questa valutazione fosse corretta, la vera riuscita economica dovrebbe andare a beneficio della maggioranza della popolazione e dovrebbe quindi quantomeno limitare l\u2019emigrazione di giovani e meno giovani. Invece, a San Cono, solo una minoranza di imprenditori agricoli ha effettivamente avuto una buona riuscita, seppur con grandi difficolt\u00e0 e sebbene per nulla stabile, nonostante abbiano ampliato in misura considerevole la loro propriet\u00e0 e le terre coltivate anche in affitto. Vi \u00e8 poi un\u2019altra minoranza che sembra godere di una sorta di riuscita economica \u201cdrogata\u201d, perch\u00e9 dovuta a finanziamenti di progetti fasulli che hanno consentito ai beneficiari di acquistare auto tipo SUV e altri mezzi con il rischio di trovarsi poi indebitati, mentre non hanno avviato alcuna attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo vi \u00e8 stato un aumento molto forte dell\u2019emigrazione e in generale un declino demografico piuttosto preoccupante. Secondo i dati Istat, a fine 2018 i residenti a San Cono erano circa 2.600, di cui quasi 300 immigrati stranieri regolari (e forse almeno altri 100 irregolari e ancora centinaia di irregolari per i lavori periodici di raccolta di fichi d\u2019India e altri frutti). Si pu\u00f2 stimare che altre circa 300 persone siano emigrate senza aver cambiato residenza, mentre oltre 1.900 risultano iscritte all\u2019AIRE (Anagrafe Residenti all\u2019Estero \u2013 dato fornito dal Comune in maggio 2019). In altre parole, i residenti a San Cono stanno per diventare meno numerosi degli emigrati all\u2019estero e in altri comuni d\u2019Italia, notoriamente al Nord. La maggioranza dei giovani tende a emigrare. Secondo alcuni perch\u00e9 non vogliono fare i lavori pesanti o umilianti nelle piantagioni di fichidindia anche se spesso finiscono per svolgere attivit\u00e0 al semi-nero o al nero e altrettanto pesanti e umilianti al Nord e all\u2019estero. In realt\u00e0, l\u2019economia dei fichi d\u2019India sembra produrre poche occasioni di impiego accettabile e stabile. La maggioranza dei residenti \u00e8 composta da pensionati, e le persone che hanno oltre 65 anni sono pi\u00f9 del doppio di quelli che hanno da 0 a 14 anni; quest\u2019anno a San Cono si \u00e8 arrivati a stento ad avere il numero sufficiente per costituire una prima elementare.<\/p>\n<p>Il successo dei fichi d\u2019India corrisponde quindi sia a una forte emigrazione, sia a un\u2019immigrazione solo in parte regolare ma anche in parte assai irregolare, cio\u00e8 di ragazzi che lavorano al nero e magari vivono nei casolari in campagna in condizioni di indigenza, venendo pagati con salari miserabili.<\/p>\n<p>Manca una ricerca seria per implementare attivit\u00e0 di trasformazione delle risorse naturali per produrre prodotti ecosostenibili e benefici per l\u2019ecosistema, quali cosmetici naturali, prodotti biologici e in particolare una diversificazione indispensabile per non far deteriorare l\u2019ecosistema. Il biomimetismo, gli allevamenti biologici, le relazioni fiduciarie tra produttori e consumatori potrebbero permettere una distribuzione alternativa dei prodotti, evitando le logiche del mercato dominato dalla grande distribuzione. Bisognerebbe incentivare i giovani a specializzarsi in scienze della terra, biologia, marketing, agronomia, tutte competenze che non siano finalizzate solo a una produttivit\u00e0 per il profitto immediato e individuale, ma a un insieme di saperi e conoscenze che servano alla prosperit\u00e0 di tutti e alla posterit\u00e0, cio\u00e8 al futuro.<\/p>\n<p>La situazione di San Cono pu\u00f2 essere considerata un caso estremo di questo paradosso che consiste in una riuscita economica di pochi e di una quasi estinzione del comune. In realt\u00e0 altri comuni sono colpiti dallo stesso fenomeno in Sicilia e in tutta Italia. In Sicilia si hanno oscillazioni poco rilevanti, ma vi era un aumento sino al 2013 (5.094.937), seguito da una continua diminuzione, sino a passare un po\u2019 sotto i 5 milioni nel 2018. In realt\u00e0 vi sono alcune provincie in cui la popolazione sembra aumentare, altre che hanno un andamento irregolare ma con scarse variazioni, e altre ancora che diminuiscono senza discontinuit\u00e0. L\u2019aumento di popolazione corrisponde alle note zone di produttivit\u00e0 che si nutre spesso di immigrazione straniera o anche da altri comuni, puntando spesso sui bassi salari o sul lavoro in nero (provincie di Ragusa, Siracusa, in parte Trapani e in parte Catania), mentre vi \u00e8 un declino in quelle di Caltanissetta, Agrigento, Enna e Messina, sebbene dappertutto siano prolificate le serre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Conclusioni<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Incrociando una pluralit\u00e0 di dati statistici spesso trascurati se non ignorati, questo testo ha voluto mostrare che la questione del XXI secolo non riguarda n\u00e9 l\u2019aumento che si pretende essere incontrollato della popolazione dei paesi pi\u00f9 disastrati, n\u00e9 le sole migrazioni da questi paesi verso i pi\u00f9 ricchi.<a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a> In realt\u00e0 tutti i paesi del mondo \u2013 e anche i pi\u00f9 ricchi \u2013 sono diventati paesi di emigrazione, immigrazione e transito, e questo vale ancor di pi\u00f9 per tutte le citt\u00e0 nelle quali si concentra ormai sempre pi\u00f9 la maggioranza della popolazione mondiale. Si osserva, infatti, che c\u2019\u00e8 un forte e continuo spostamento di popolazione all\u2019interno di ogni paese oltre che verso l\u2019estero, ossia una perpetua mobilit\u00e0 umana che supera quelle assai rilevanti conosciute sin dalla fine del XIX secolo e poi dopo la Prima e, ancor di pi\u00f9, la Seconda guerra mondiale. In altre parole, cos\u00ec come le grandi migrazioni del passato sono state correlate ai grandi cambiamenti economici e sociali, che sono sempre anche culturali e politici, quelle di oggi sono palesemente consustanziali all\u2019ultima grande trasformazione. Com\u2019\u00e8 noto, si \u00e8 trattato del trionfo della cosiddetta rivoluzione liberista che nei paesi \u201cricchi\u201d ha provocato un vasto smantellamento delle grandi unit\u00e0 produttive e quindi di tutte le attivit\u00e0 e del mercato del lavoro. Si \u00e8 quindi innescato un processo di sviluppo di attivit\u00e0 instabili, precarie, discontinue, eterogenee, che costringe quindi i lavoratori a spostarsi continuamente insieme a queste attivit\u00e0 o alla ricerca di nuovo impiego che spesso \u00e8 sempre precario (il lavoro e la societ\u00e0 \u201cdalla culla alla tomba\u201d sono quasi del tutto estinti). In questo contesto, ci\u00f2 che prevale \u00e8 la logica della massimizzazione dei profitti, e quindi la diffusione di impieghi non solo precari o al semi-nero e al nero, ma anche mal remunerati, nocivi e umilianti, ossia lavori che gli autoctoni tendono a rifiutare emigrando e che i datori di lavoro non intendono migliorare poich\u00e9 possono super-sfruttare immigrati provenienti da zone ancora pi\u00f9 disperate. In altre parole, il sistema liberista si nutre di emigrazione e di immigrazione. Questo fatto \u00e8 particolarmente eclatante nel caso italiano, in cui si osserva tanta immigrazione interna verso le aree che offrono pi\u00f9 impieghi, anche se molto spesso instabili e poco gratificanti, tanta emigrazione verso l\u2019estero e allo stesso tempo una immigrazione straniera non trascurabile che in alcuni casi occupa addirittura la maggioranza dei posti di lavoro rifiutati dagli emigrati (e questo vale in Sicilia e nel Sud, cos\u00ec come nelle province del Nord). Infine, una nota che stona rispetto al discorso generico sul declino demografico: non si direbbe che si tratti di questo se si prendono in considerazione il dato dell\u2019emigrazione all\u2019estero e la stima della fecondit\u00e0 delle emigrate che diventano pi\u00f9 numerose dei maschi. Appare allora pi\u00f9 ragionevole pensare che l\u2019universo delle diverse migrazioni non \u00e8 ancora abbastanza esplorato con adeguato approccio pluridisciplinare diacronico e sincronico e con opportuni confronti tra i diversi casi; ha sempre una <em>funzione specchio<\/em> proprio perch\u00e9 si tratta di un <a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/la-guerra-alle-migrazioni-il-fatto-politico-totale-del-xxi-secolo-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>fatto politico totale<\/em><\/a>.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>Immagine:<a title=\"Claire Fontaine, Foreigners Everywhere (Arabic), 2005, window or wall mounted neon, fittings, cabling and transformers, 100 x 18 x 4.5 cm. Courtesy the artist, Reena Spaulings Fine Art and Metro Pictures, New York.\" href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Claire-Fontaine.jpg\" data-gallery=\"#blueimp-gallery\">\u00a0<span class=\"didascalia-side-image\">Claire Fontaine, Foreigners Everywhere (Arabic), 2005, window or wall mounted neon, fittings, cabling and transformers, 100 x 18 x 4.5 cm. Courtesy the artist, Reena Spaulings Fine Art and Metro Pictures, New York.<\/span><\/a><\/h5>\n<hr \/>\n<h5>*[Articolo in stampa a febbraio 2020 nell\u2019Archivio Storico dell\u2019Emigrazione Italiana (ASEI)]<\/h5>\n<hr \/>\n<h5>Note<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Appare quindi falsante la cosiddetta equazione di Kaya secondo cui la popolazione (POP) sarebbe uno dei fattori-chiave delle emissioni di CO2, combinato al contenuto in CO2 dell\u2019energia consumata (TEP), all\u2019intensit\u00e0 energetica dell\u2019economia (PIL) e alla produzione per individuo.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Cf.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/37459094\/Guerra_alle_migrazioni_sussunzione_dei_disastri_della_deriva_neo_liberista_il_fatto_politico_totale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">S. Palidda,\u00a0<em>La guerra alle migrazioni ovvero la sussunzione di tutti i disastri della deriva neo-liberista: il fatto politico totale<\/em>, \u00abEffimera\u00bb, 19 settembre 2018<\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Sulla storia delle migrazioni italiane si veda in particolare, per quanto riguarda quelle interne, l\u2019eccellente saggio di\u00a0<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/chrhc\/11928\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">M. Sanfilippo,\u00a0<em>Gene\u0300se des migrations internes a\u0300 la pe\u0301ninsule italienne: du 18e au de\u0301but du 20e sie\u0300cle<\/em><\/a>; vedi anche saggi sul sito\u00a0<a href=\"https:\/\/www.asei.eu\/it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.asei.eu\/it\/<\/a>\u00a0e i volumi di S. Rinauro, Colucci M. &amp; Gallo S. (cur.), e sulle emigrazioni italiane i \u201cclassici\u201d a cura di P. Bevilacqua, E. Franzina, A. De Clementi e altri ancora, tra cui\u00a0<em>Mobilit\u00e0 umane<\/em>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Cf. dati Istat 2019.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Si veda in proposito\u00a0<a href=\"https:\/\/www.tuttitalia.it\/statistiche\/popolazione-andamento-demografico\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la statistica riportata su tuttitalia.it<\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Si veda\u00a0<a href=\"http:\/\/ucs.interno.gov.it\/FILES\/AllegatiPag\/1263\/Int_00041_ANAGRAFE_DEGLI_ITALIANI_RESIDENTI_ALL_ESTERO_-AIRE-_2018.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/www.tuttitalia.it\/lombardia\/provincia-di-milano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0Si veda\u00a0<em>Socialit\u00e0 e inserimento degli immigrati a Milano. Una ricerca per l\u2019Ufficio Stranieri del Comune di Milano<\/em>, Franco Angeli, Milano, 2000,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/38591072\/Socialit%C3%A0_e_inserimento_degli_immigrati_a_Milano_-_1a_parte\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pt. 1<\/a>;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/38591142\/Socialit%C3%A0_e_inserimento_degli_immigrati_a_Milano_2a_parte\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pt. 2<\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0Fonte Istat; dati dei censimenti (dal 1961 in poi i residenti degli altri comuni superano quelli di Milano citt\u00e0. Dal \u201971 in poi i residenti dei capoluoghi diminuiscono passando da 2.509.004 nel \u201971 a 2.370.607 nell\u201981, a 2.077.652 nel \u201991). Sino al 1991 qui citato la provincia di Milano comprendeva anche quelle di Lodi, Lecco e Monza.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0Mia elaborazione a partire dalle statistiche del comune e dell\u2019Istat con una piccola stima per i dati dal \u201997 al 2002. Attenzione: tra i cancellati e gli iscritti possono figurare le stesse persone che pi\u00f9 volte sono andate via e poi sono tornate (non \u00e8 casuale che anche le forze di polizia pubblichino dati molto alti delle persone identificate durante correnti controlli di strada o posti di blocco poich\u00e9 non fanno una cernita per eliminare gli stessi nomi; si tratta spesso di persone che passano dallo stesso posto e sono controllate da operatori di polizia diverse volte). Inoltre, dal 2002 al 2018, si sono avute 203.852 nascite e 232.811 decessi.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Dal 2002 al 2018 si hanno quindi 2.937.350 nuovi iscritti alle anagrafi dei comuni piemontesi e 2.456.500 cancellati, 609.884 nascite e 847.649 decessi. Gli stranieri residenti in Piemonte al 1\u00b0 gennaio 2019 sono 427.911, cio\u00e8 il 9,8% del totale dei residenti. Tra gli iscritti vi sono (dati parziali) 2.182.582 da altri comuni italiani e 512.850 dall\u2019estero (altri per correzioni dell\u2019anagrafe); tra i cancellati, 2.131.426 per altri comuni italiani, 123.707 per l\u2019estero e altri per correzioni dell\u2019anagrafe.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Al censimento del \u201971 erano stati censiti 1.853.578 residenti, a fine 2018 se ne contano 1.550.640. Gli stranieri residenti in Liguria al 1\u00b0 gennaio 2019 sono 146.328, cio\u00e8 il 9,4% della popolazione residente. Il pi\u00f9 forte calo si \u00e8 avuto a Genova (ma anche in tutta la sua provincia): al censimento del \u201971 si contavano 816.872 residenti (ma probabilmente insieme ai non registrati all\u2019anagrafe e ai pendolari si oltrepassava il milione; a fine 2018 se ne contano 578.000, e tra questi vi sono molti emigrati non registrati. Inoltre, si ha il pi\u00f9 alto tasso di mortalit\u00e0 d\u2019Italia, per buona parte a causa dell\u2019alta quota di anziani, ma anche per le diverse malattie da contaminazioni tossiche tra cui le morti per amianto (dal 2002 al 2018: 73.431 nascite e 139.678 decessi).<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Cf.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/38192398\/Genova_una_storia_di_glorie_e_di_crimini_politici_a_danno_degli_abitanti_e_del_territorio.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">S. Palidda,\u00a0<em>Genova. Una storia di glorie e di crimini politici a danno degli abitanti e del territorio<\/em>, \u00abAcademia.edu\u00bb<\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0Cf.\u00a0<em>Mobilit\u00e0 umane\u00a0<\/em>e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/38558751\/Catani_antropologo-etnografo_dellemigrazione-immigrazione_con_annotazioni_su_similitudini_e_differenze_rispetto_a_Sayad\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">S. Palidda,\u00a0<em>Catani, antropologo-etnografo dell\u2019emigrazione-immigrazione (con annotazioni su similitudini e differenze rispetto a Sayad<\/em><\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0Qualche curiosit\u00e0: la maggioranza degli iscritti all\u2019AIRE si trovano in Europa (2.767.926) e nelle Americhe (2.059.422). La pi\u00f9 alta presenza di italiani e\u0300 in Argentina, con 819.910 iscritti, segue la Germania (743.622) e poi la Svizzera (614.996). La regione dove si evidenzia il numero pi\u00f9 elevato di emigrati regolare secondo l\u2019AIRE e\u0300 la Sicilia (755.947), seguita dalla Campania (495.890), dalla Lombardia (473.022) e dal Lazio (450.847). Pu\u00f2 stupire il dato della Lombardia e del Lazio ma si tratta di regioni di transito, cio\u00e8 luoghi di immigrazione da dove si ri-emigra. Le province con il maggior numero d\u2019italiani iscritti all\u2019AIRE sono Roma, con 352.200 iscritti, Cosenza (167.939), Agrigento (154.979), Napoli (136.923), Salerno (135.878) e Milano (135.144). Questi dati mostrano che le grandi citt\u00e0 sono in testa quali luoghi di transito. Per quanto riguarda l\u2019et\u00e0, gli iscritti di et\u00e0 compresa tra i 41 e i 60 anni sono 1.457.507, di cui 797.078 maschi e 660.429 femmine, segue di poco la fascia di et\u00e0 compresa dai 21 ai 40 anni: 1.454.232, di cui 766.373 maschi e 867.859 femmine (\u00e8 significativo l\u2019alto numero di donne giovani che anche in questo manifestano volont\u00e0 di emancipazione). Gli iscritti all\u2019estero di sesso maschile sono in totale 2.655.147 (52%), mentre quelli di sesso femminile sono 2.459.322 (48%), in altre parole sono finiti i tempi in cui emigravano solo gli uomini soli, e l\u2019emigrazione si conferma come aspirazione all\u2019emancipazione.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0Cf.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bresciaoggi.it\/home\/spazio-lettori\/lettere\/l-39-italia-l-39-emigrazione-e-il-de-gasperi-dimenticato-1.3999053\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>L\u2019Italia, l\u2019emigrazione e il De Gasperi \u201cdimenticato\u201d<\/em>, \u00abBrescia Oggi\u00bb, 19 ottobre 2015<\/a>.<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0Su questi aspetti macro e micro si veda anche\u00a0<a href=\"http:\/\/effimera.org\/negazionismo-scetticismo-o-resistenze-dove-va-lecologia-politica-di-turi-palidda\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>.<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.kabulmagazine.com\/non-paradossi-mobilita-umane\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di\u00a0Salvatore \u201cTuri\u201d Palidda Da diversi anni la cosiddetta \u201cquestione demografica\u201d \u00e8 diventata una delle principali preoccupazioni di alcuni demografi, anche se le autorit\u00e0 politiche sembrano <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=29027\" title=\"Non-paradossi delle mobilit\u00e0 umane del XXI secolo\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":29028,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18,28,31,129,128,24,21,20,17,30,29],"tags":[23,26,32,33,34],"class_list":["post-29027","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-emigrazione","category-nuova-emigrazione","category-immigrazione","category-b-europa","category-b-diritti","category-lavoro","category-cultura","category-politica","category-economia","category-popolazione","category-evento","tag-emigrazione-italiana","tag-politica","tag-immigrazione","tag-lavoro","tag-nuova-emigrazione"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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