{"id":28620,"date":"2019-10-05T13:38:26","date_gmt":"2019-10-05T13:38:26","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=28620"},"modified":"2019-10-05T15:24:03","modified_gmt":"2019-10-05T15:24:03","slug":"19-10-05-news-dai-parlamentari-eletti-all-estero-ed-altre-comunicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=28620","title":{"rendered":"19 10 05 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO  ED ALTRE COMUNICAZIONI."},"content":{"rendered":"<p><strong>01<\/strong> &#8211; Il ritorno al futuro del debito- Nuova finanza pubblica. Si teme una bolla, tanto pi\u00f9 in conseguenza del rallentamento economico globale in corso<\/p>\n<p><strong>02<\/strong> &#8211; La tenaglia dei due Mattei. Renzi prepara il sacco a Conte. Manovra. L\u2019inventore di Italia viva mette in allarme la maggioranza. L\u2019ex rottamatore del Pd detta l\u2019agenda. E il premier reagisce duro: \u00abNon c\u2019\u00e8 bisogno di fenomeni\u00bb<\/p>\n<p><strong>03<\/strong> &#8211; Nilde Iotti e la memoria corta di Pd e 5 Stelle. Riforme. Come fecero gi\u00e0 i renziani, i grillini usano la dirigente comunista per la loro propaganda. L\u2019intento della dirigente comunista era opposto ai furori antiparlamentari grillini.<\/p>\n<p><strong>04<\/strong> &#8211; Arcipelaghi della devastazione MOSTRE. La 16ma edizione, visitabile fino al 10 novembre, \u00e8 dedicata al \u00abSettimo Continente\u00bb, ovvero plastiche e detriti. Tra il Msfau, il Pera M\u00fczesi e l\u2019isola di B\u00fcy\u00fckada \u00e8 curata da Nicolas Bourriaud. Il parallelo \u00e8 tra l\u2019ambiente misto, destrutturato eppure molto compatto e il momento in cui viviamo.<\/p>\n<p><strong>05<\/strong> &#8211; \u00abUtopia\u00bb, istruzioni per un uso concreto. L\u2019anticipazione. Uno stralcio da un intervento pubblicato sulla rivista \u00abInfiniti mondi\u00bb, in uscita il 7 ottobre. \u00abIl pensiero utopico, o riesce ad essere antagonista pensiero critico di ogni giorno, oppure rischia di diventare una consolatoria filosofia della domenica\u00bb. www.infinitimondi.com<\/p>\n<p><strong>06<\/strong>\u00a0&#8211; Tagliare i parlamentari \u00e8 un errore, occorre almeno una legge elettorale proporzionale.<br \/>\nResta il sospiro di sollievo perch\u00e8 \u00e8 stato respinto l&#8217;assalto di Salvini che puntava ad arrivare a elezioni anticipate per ottenere pieni poteri<\/p>\n<p><strong>07<\/strong> &#8211; I movimenti denunciano i governi, mille cause per la giustizia climatica. Le giuste cause. Dagli Usa all\u2019Europa associazioni e singoli cittadini portano l\u2019inezia degli Stati nei tribunali chiedendo il risarcimento dei danni subiti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; IL RITORNO AL FUTURO DEL DEBITO- NUOVA FINANZA PUBBLICA.<\/strong> SI TEME UNA BOLLA, TANTO PI\u00d9 IN CONSEGUENZA DEL RALLENTAMENTO ECONOMICO GLOBALE IN CORSO. IL DEBITO PRIVATO \u00c8 RIPARTITO ANCHE PER LE FAMIGLIE, DOVE FAVORISCE IL CONSUMO E IL DEBITO STUDENTESCO. NEI MUTUI IMPAZZANO SOCIET\u00c0 NON BANCARIE SOTTOPOSTE A MINOR CONTROLLI E L\u2019INDEBITAMENTO PER ACQUISTARE UN AUTO \u00c8 SALITO DEL 40% IN DIECI ANNI. LA PARABOLA \u00c8 LA MEDESIMA DEL PASSATO E SI CONFERMA COME L\u2019UNICA STRADA PER REALIZZARE UN RILANCIO DEI CONSUMI IN TEMPI DI STAGNAZIONE DEI SALARI E DI IMPOVERIMENTI DELLE CLASSI POPOLARI. ( di Marco Bertorello)<br \/>\nPensando all\u2019attuale ruolo del debito privato e pubblico nell\u2019economia contemporanea quasi non sembrano esser trascorsi gli ultimi undici anni. Come se la crisi da eccesso di debito non fosse neppure esplosa. \u00c8 sufficiente volgere lo sguardo agli Stati uniti, epicentro del sisma economico-finanziario del 2008, per rendersene conto. Le politiche monetarie ultra-accomodanti hanno avuto come effetto collaterale la spasmodica ricerca di elevati rendimenti in tempi di tassi pressoch\u00e9 negativi. Qualche anno fa Morya Longo, riferendosi alla moneta facile che veniva messa a disposizione delle imprese oltre che degli Stati, ha parlato di \u00abturismo finanziario\u00bb in cerca delle migliori offerte di denaro predisposte dalle banche centrali. Tra la vasta gamma di finanziamenti proposti al mondo delle imprese private si \u00e8 fatto ricorso ai cosiddetti leveraged loans (finanziamenti a leva), cio\u00e8 credito fornito da aziende specializzate a imprese gi\u00e0 fortemente indebitate. Si tratta di investimenti ad alto rischio che poi vengono impacchettati in altri prodotti finanziari al punto da renderli difficilmente riconoscibili e da facilitare la loro circolazione nei mercati. In poche parole ricordano tanto i famigerati mutui subprime, con la differenza che sono dedicati alle imprese e non a un privato cittadino. Oggi gli enti regolatori e diversi osservatori stanno sollevando il problema che tale segmento dei mercati finanziari \u00e8 notevolmente cresciuto negli ultimi anni. In particolare proprio negli Usa, dove ha raggiunto la cifra di 1.400 miliardi di dollari, raddoppiando dal 2010. I subprime avevano raggiunto i 1.300 miliardi.<\/p>\n<p>Si teme cos\u00ec una bolla, tanto pi\u00f9 in conseguenza del rallentamento economico globale in corso. Il debito privato \u00e8 ripartito anche per le famiglie, dove favorisce il consumo e il debito studentesco. Nei mutui impazzano societ\u00e0 non bancarie sottoposte a minor controlli e l\u2019indebitamento per acquistare un auto \u00e8 salito del 40% in dieci anni. Tali formule garantiscono il debito contratto direttamente con ci\u00f2 che si \u00e8 acquistato e non sul reddito di chi lo ha acquistato. La parabola \u00e8 la medesima del passato e si conferma come l\u2019unica strada per realizzare un rilancio dei consumi in tempi di stagnazione dei salari e di impoverimenti delle classi popolari.<\/p>\n<p>Sul fronte del debito pubblico poi, sempre per restare negli Usa, le cose non vanno meglio. Il deficit federale nell\u2019anno fiscale, cio\u00e8 dallo scorso ottobre, ha superato i mille miliardi di dollari (1.070 miliardi circa) con un incremento pari al 19%. Un dato che non si verificava da sette anni.<\/p>\n<p>Dal 2016 in termini assoluti \u00e8 quasi raddoppiato. La responsabilit\u00e0 principale va addebitata al super stimolo fiscale predisposto da Trump, il quale ha ridotto considerevolmente la tassazione alle imprese.<\/p>\n<p>Complessivamente il debito pubblico statunitense \u00e8 esploso con le politiche anti-cicliche di Obama, ma ha continuato a crescere anche con il nuovo presidente, nonostante l\u2019emergenza fosse formalmente terminata.<\/p>\n<p>Il balzo del deficit di quest\u2019anno lascia ipotizzare che l\u2019aumento del debito proseguir\u00e0 senza sosta. Complessivamente, dunque, gli Usa hanno trascorso una lunga fase di crescita economica e hanno ricondotto la disoccupazione ai minimi termini, eppure questi risultati sono stati accompagnati da una ripartenza dell\u2019indebitamento. Per certi versi si potrebbe ipotizzare che proprio grazie a queste scelte, cio\u00e8 riportando le lancette dell\u2019orologio ai tempi anteriori la crisi, sono stati raggiunti questi risultati. Tant\u2019\u00e8 che, ai primi segni di stanca nel meccanismo dei pagamenti interbancari, la Fed immette nuovamente nel sistema liquidit\u00e0 in gran quantit\u00e0 (mille miliardi) e non esclude a breve un nuovo quantitative easing. Quali garanzie di solidit\u00e0 potr\u00e0 mai dare un sistema basato sul debito, salvato a mezzo di nuovo debito?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; LA TENAGLIA DEI DUE MATTEI.<\/strong> RENZI PREPARA IL SACCO A CONTE. MANOVRA. L\u2019INVENTORE DI ITALIA VIVA METTE IN ALLARME LA MAGGIORANZA. L\u2019EX ROTTAMATORE DEL PD DETTA L\u2019AGENDA. E IL PREMIER REAGISCE DURO: \u00abNON C\u2019\u00c8 BISOGNO DI FENOMENI\u00bb ( di Andrea Colombo).<br \/>\nUscito (momentaneamente) di scena un Matteo, ne spunta un altro: non meno agguerrito di Salvini, forse di pi\u00f9. La lettera di Renzi al Corriere della Sera di ieri \u00e8 suonata all\u2019orecchio dell\u2019intera maggioranza come un segnale pi\u00f9 allarmante di come non si potrebbe. Se l\u2019ex premier, sprezzante, derubrica il taglio del cuneo fiscale a \u00abpannicelli caldi\u00bb, se si arroga il merito di aver impedito da solo l\u2019aumento dell\u2019Iva, se boccia l\u2019intera impostazione economica del governo, proponendo invece una politica centrata sullo \u00abspendere meno in beni e servizi, rimodulare il debito e tagliare le tasse\u00bb, \u00e8 segno che la guerra nella maggioranza \u00e8 cominciata.<br \/>\nRenzi ha tutte le intenzioni di far ballare il governo alla sua musica sino al momento in cui riterr\u00e0 opportuno chiudere l\u2019ossigeno per Conte. Non fa nulla per mascherarlo.<br \/>\nLA REAZIONE DI CONTE, durissima, con toni che ricordano quelli adoperati nell\u2019ultima fase del governo gialloverde rivolto a Salvini, si spiega cos\u00ec. Con la convinzione che Renzi vada fermato subito e che per bloccarlo ci sia una sola via: metterlo di fronte al rischio di provocare le elezioni anticipate prima che la sua Italia Viva sia davvero vegeta e pronta ad affrontare la prova. Il premier va gi\u00f9 durissimo: \u00abNon abbiamo bisogno di fenomeni. Tutti devono partecipare con massimo impegno e determinazione all\u2019azione del governo\u00bb. Sull\u2019esiguit\u00e0 del taglio del cuneo: \u00abNon parlerei di pannicelli caldi: per i lavoratori bisogna avere rispetto\u00bb.Infine il tema che gi\u00e0 da giorni manda in bestia l\u2019inquilino di palazzo Chigi, l\u2019Iva: \u00abRappresentare agli italiani che \u00e8 stata presa una decisione da cui poi si \u00e8 tornati indietro significa mistificare la realt\u00e0 ed \u00e8 gravissimo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 IL \u00abLA\u00bb. Segue il coro, al quale partecipano tutti: gli esponenti del Pd, dell\u2019M5S, di LeU. A partire da Di Maio: \u00abBisogna abbassare i toni e lavorare tutti. Non abbiamo bisogno di litigi e tensioni\u00bb. Zingaretti, in effetti, tiene a freno la lingua: \u00abOltre all\u2019auspicio di ridurre il cuneo bisogna indicare dove trovare le risorse\u00bb. Ma la pacatezza del segretario non deve trarre in inganno. Nel Pd preoccupazione e irritazione, appena temperate dalla speranza che l\u2019offensiva sia anche se non soprattutto finalizzata a lanciare la Leopolda, sono alle stelle. Il monito di Enrico Letta \u00e8 in realt\u00e0 condiviso da molti: \u00abConte e Zingaretti hanno il coltello dalla parte del manico. Facciano un patto e se Renzi non lo rispetta si vada al voto. Una maggioranza non pu\u00f2 andare avanti in un Vietnam quotidiano e se si va avanti cos\u00ec il governo non mangia il panettone\u00bb. Forse Letta esagera in allarmismo. Ma mette il dito nella piaga, che non si limita affatto solo alle gi\u00e0 contundenti sparate di Renzi. La guerriglia \u00e8 invece quotidiana, i renziani martellano strenuamente su ogni punto. La trattativa sulle norme per i Riders \u00e8 stata estenuante, anche perch\u00e9 quando i renziani vanno all\u2019assalto una parte del Pd li segue. \u00abCos\u00ec non si pu\u00f2 andare avanti\u00bb, sbotta uno dei partecipanti ai defatiganti vertici degli ultimi giorni: \u00abRenzi ha tutto l\u2019interesse a salvare il governo, ma se continua cos\u00ec lo affonda\u00bb.<\/p>\n<p>IL GUAIO CON MATTEO Renzi, giocatore d\u2019azzardo per vocazione, \u00e8 che non si sa mai se la puntata forte, come il monito di Conte di ieri o la minaccia estrema di una crisi, lo spinger\u00e0 a passare o invece a rilanciare, nella convinzione che gli altri giocatori abbiano da perdere quanto lui ma abbiano pi\u00f9 di lui paura. Ieri i renziani hanno replicato in massa alle bastonate di Conte, e Renzi, anzi, ha aperto un nuovo fronte sulla legge elettorale: \u00abIo aborro il proporzionale, ma se si vuole fare il maggioritario lo si deve fare sul serio\u00bb. Il ragazzo di Rignano, inoltre, conta sulla oggettiva difficolt\u00e0, per Pd e M5S, di fare davvero fronte comune contro di lui. Non ci sono riusciti sull\u2019Iva, non ci riusciranno sulla giustizia e sulla prescrizione, fronte incandescente che vede di nuovo i due partiti principali della maggioranza l\u2019un contro l\u2019altro armati.<br \/>\nMa il vero pericolo per Conte, in prospettiva, lo ha illustrato ieri il renziano Faraone: \u00abCi sono solo due leader in campo: Salvini e Renzi\u00bb. Quando sar\u00e0 il momento, Renzi prover\u00e0 a schiacciare Conte nella tenaglia dei due Mattei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Nilde Iotti e la memoria corta di Pd e 5 Stelle.<\/strong> Riforme. Come fecero gi\u00e0 i renziani, i grillini usano la dirigente comunista per la loro propaganda ( di Andrea Fabozzi)<br \/>\n\u00c8 pronto il documento della maggioranza che stabilisce il percorso delle riforme e delle legge elettorale, posto che la prima tappa sar\u00e0 approvata definitivamente marted\u00ec: il taglio dei parlamentari. Il testo messo a punto ieri dagli esperti di M5S, Pd, Leu e Iv contiene tutto in poche righe, dalla riforma dei regolamenti parlamentari alle tre revisioni su cui c\u2019\u00e8 accordo e possono partire entro questo mese (art. 57 e 58 sul senato, art. 83 sull\u2019elezione del presidente della Repubblica) alle due su cui non c\u2019\u00e8 accordo (modifiche al bicameralismo paritario e sfiducia costruttiva) e che andranno approfondite entro dicembre quando partir\u00e0 l\u2019esame di una nuova legge elettorale per rimediare, per quanto possibile, agli effetti negativi del taglio sulla rappresentanza (quindi, logicamente, una legge a base proporzionale).<br \/>\nMercoled\u00ec al tavolo in cui si \u00e8 stretto l\u2019accordo sulle modifiche costituzionali erano seduti assieme i 5S e Maria Elena Boschi. Incredibile, a ricordare le furiose battaglie dei pentastellati contro la ministra delle \u00abschiforme\u00bb, ma quasi ovvio se si fa lo sforzo di guardare agli argomenti messi in campo allora e adesso. La propaganda di grillini e renziani \u00e8 identica, a cominciare dal taglio delle poltrone che farebbe risparmiare mezzo miliardo. Ieri il blog delle stelle ha pubblicato un video del 1984 in cui Nilde Iotti parla in favore della riduzione dei parlamentari. E il capogruppo dei senatori Pd Marcucci, gi\u00e0 pugnace colonnello di Renzi ai tempi del referendum costituzionale, \u00e8 immediatamente insorto contro gli alleati di oggi: \u00abGi\u00f9 le mani!\u00bb. Il buffo \u00e8 che tre anni fa accadeva l\u2019inverso. Allora erano i renziani, e particolarmente Boschi, ad arruolare la memoria di Nilde Iotti alla loro causa e a reagire indignati erano i 5 Stelle.<br \/>\nPotenza delle strumentalizzazioni, ha ragione Marcucci oggi come l\u2019avevano i grillini allora. Il video scelto dal blog mostra l\u2019ex presidente della camera e dirigente comunista sul divano accanto a Raffaella Carr\u00e0, forse per un\u2019esigenza pop che la registrazione di un pi\u00f9 celebre discorso a Piombino disponibile su Radio Radicale non avrebbe soddisfatto. In tv la compagna di Togliatti dice quello che ha detto tante volte in interviste, convegni e atti parlamentari, di essere cio\u00e8 favorevole alla fine del bicameralismo perfetto (ragione per cui la tiravano in ballo i renziani) e di considerare necessaria una riduzione dei parlamentari (per questo piace ai 5 stelle). Tra l\u2019altro la commissione per le riforme che Iotti guid\u00f2 nei primi anni Novanta era andata vicina all\u2019approvare un taglio di deputati e senatori della stessa misura di questo firmato 5 Stelle.<\/p>\n<p>Quello che per\u00f2 la ex presidente della camera, che era stata costituente e componente della commissione dei 75, non avrebbe mai immaginato e certamente combattuto \u00e8 la motivazione, dunque il contesto, in cui i grillini portano avanti il taglio. Di Maio che annuncia che con meno politici c\u2019\u00e8 pi\u00f9 democrazia, che le leggi le fanno meglio i cittadini con il referendum, che dopo il taglio bisogner\u00e0 ridurre gli stipendi e prevedere il vincolo di mandato non avrebbe mai avuto Iotti come alleata. L\u2019intento della dirigente comunista era opposto ai furori antiparlamentari grillini. Iotti, che ragionava in un tempo in cui i partiti erano forti e avendo in mente un sistema elettorale proporzionale di tipo tedesco, si preoccupava di tenere il parlamento al centro della Repubblica garantendogli autorevolezza ed efficienza. Motivo per cui non avrebbe mai neanche approvato il finto senato dopolavoristico voluto da Renzi tre anni fa. Come allora dicevano, a Boschi, i 5 Stelle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; ARCIPELAGHI DELLA DEVASTAZIONE MOSTRE. LA 16MA EDIZIONE, VISITABILE FINO AL 10 NOVEMBRE, \u00c8 DEDICATA AL \u00abSETTIMO CONTINENTE\u00bb, OVVERO PLASTICHE E DETRITI.<\/strong> TRA IL MSFAU, IL PERA M\u00dcZESI E L\u2019ISOLA DI B\u00dcY\u00dcKADA \u00c8 CURATA DA NICOLAS BOURRIAUD. IL PARALLELO \u00c8 TRA L\u2019AMBIENTE MISTO, DESTRUTTURATO EPPURE MOLTO COMPATTO E IL MOMENTO IN CUI VIVIAMO ( di Michela Becchis)<br \/>\nLa sedicesima Biennale di Istanbul (visitabile fino al 10 novembre), curata da Nicolas Bourriaud e dislocata tra il Msfau-Museo di arte contemporanea di Istanbul, il Pera M\u00fczesi e la lussuosa, seppur un po\u2019 decadente, isola di B\u00fcy\u00fckada \u00e8 dedicata al Settimo Continente, quell\u2019immensa isola galleggiante di oltre tre milioni di chilometri quadrati che naviga negli oceani. Un nuovo continente che \u00e8 stato creato da ci\u00f2 che non vogliamo, da ci\u00f2 che rifiutiamo e al tempo interamente esito di scelte tutte umane. Gigantesca materializzazione di un\u2019era di alterazioni sostanziali degli equilibri naturali che obbligatoriamente chiamiamo Antropocene, categoria non stabile bench\u00e9 forte.<\/p>\n<p>QUESTO CONTINENTE \u00e8 composto in gran parte da frammenti di plastiche e detriti piccoli fino alla irriconoscibilit\u00e0. Bourriaud crea un parallelo tra questo ambiente misto, destrutturato eppure compattissimo e il momento in cui viviamo, dove \u00abanche le norme e le culture si sono frammentate, quasi a livello cellulare. Non ci sono pi\u00f9 centri, n\u00e9 modi monolitici di pensare, solo una specie di arcipelago di pensieri disparati\u00bb. Il curatore scrive nel catalogo un corposo saggio introduttivo che colloquia col disastro antropogenico e che divide in paragrafi dove i nomi delle artiste e degli artisti sono rimandi a una sorta di antropologia molecolare (secondo la sua definizione), a questo aggiunge una lunga conversazione con molti di loro.<\/p>\n<p>L\u2019INTENTO \u00e8 quello di creare una specie di \u00abneghentropia\u00bb entro cui la destrutturazione espressa da ogni singola opera si dovrebbe ricomporre in un ordine dove muoversi con meno inquietudine di quanto il titolo della Biennale solleciti. Non \u00e8 un caso che una delle parole chiave che accompagna il visitatore sia algoritmo, in una volont\u00e0 di ridisegnamento algebrico del mondo da cui, per fortuna, l\u2019arte da sempre si divincola. Un composto rappresentato da un sistema di concetti molto solidi non sempre facilmente correlabili alla produzione artistica che dovrebbe essere lo scheletro dell\u2019esposizione, ma che spesso rischia di depotenziare, levare senso al lavoro degli artisti o quantomeno costruire una sorta di discrepanza tra progetto e opere che spesso corrono in bilico sul lungo filo del didascalismo.<\/p>\n<p>Ma se \u00e8 vero che l\u2019arte riorganizza comunque il linguaggio intorno alle cose, un filo narrativo per figura che consente di muoversi dentro questo continente esiste e sono non poche le coordinate da usare. Suzanne Treister compone uno spazio enciclopedico incentrato sulla coloratissima rappresentazione delle decine di piante psicotrope che in tutto il pianeta sono state usate per sollevare la coscienza dall\u2019essere un principio ordinatore insieme alla modificazione di un algoritmo di trading per lo spostamento globale di capitali. Ne esce fuori un enorme, spaventoso universo olografico in cui le multinazionali e gli alcaloidi si compongono in un incubo accogliente. Accoglienti non sono gli amati personaggi delle favole e dei comics di Simon Fujiwara, trasformati in rovine trash a segnacolo di un\u2019architettura che diventa ovunque, quand\u2019anche bellissima, un cigolante, agghiacciante luna park dove le carcasse-edificio di Mazinga, di Bart Simpson o di Cenerentola contengono prigioni distopiche indifferentemente sex shop, palestre, ospedali, scuole o caserme.<\/p>\n<p>SE JOHN CHAMBERLAIN doveva compattare pezzi di automobili per indicare l\u2019accartocciarsi del consumismo, la polacca Agnieszka Kurant ha il tempo dalla sua, lavorando su una formazione ibrida naturale-artificiale, che incorpora la vernice automobilistica nota come Fordite o Detroit Agate rappresa in una specie di antica formazione geologica che l\u2019artista unisce a formazioni di cristalli liquidi simili all\u2019ambra, ma che, anzich\u00e9 custodire come la preziosa resina insetti e resti animali, contengono, forse sigillano, le emozioni espresse nei social media da gruppi di protesta. Il tailandese Arunanondchai istalla video e pitture in cui l\u2019incrocio culturale trasformato in luogo main stream (il funerale del re tailandese e l\u2019elezione di Trump) e il lento venir meno di una memoria individuale pongono la questione di una vera possibile apocalisse, quando cio\u00e8 la memoria collettiva diventa semplice, isterico loop e quella del singolo non \u00e8 in grado di reggere la storia allora s\u00ec che il collasso, non della natura ma del culturale, pu\u00f2 considerarsi imminente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; \u00abUTOPIA\u00bb, ISTRUZIONI PER UN USO CONCRETO.<\/strong> L\u2019ANTICIPAZIONE. UNO STRALCIO DA UN INTERVENTO PUBBLICATO SULLA RIVISTA \u00abINFINITI MONDI\u00bb, IN USCITA IL 7 OTTOBRE. \u00abIL PENSIERO UTOPICO, O RIESCE AD ESSERE ANTAGONISTA PENSIERO CRITICO DI OGNI GIORNO, OPPURE RISCHIA DI DIVENTARE UNA CONSOLATORIA FILOSOFIA DELLA DOMENICA\u00bb <strong>( di Mario Tronti)<\/strong> www.infinitimondi.com<br \/>\nNon \u00e8 tempo di utopie. Per questo \u00e8 necessario tornare a parlare di Utopia. Siamo in catene tra le sbarre di un eterno presente, una condizione che ci toglie la libert\u00e0 sia di guardare indietro sia di mirare avanti: perch\u00e9, secondo l\u2019opinione corrente e dominante, il passato ha il dovere di morire e l\u2019avvenire non ha il diritto di vivere. Per reazione, a cercare luce dalla caverna, sovversive diventano allora due facolt\u00e0 grandemente umane, la memoria e l\u2019immaginazione. Esse vanno coltivate insieme e non l\u2019una contro l\u2019altra: \u00e8 questo quanto voglio tentare di dire. Aggiungendo: il riferimento non deve essere a ieri, ma all\u2019altro ieri; non al domani, ma al dopodomani.<\/p>\n<p>L\u2019immediato passato \u00e8 ci\u00f2 che ha prodotto questo presente: va messo sotto critica. L\u2019immediato futuro \u00e8 tutto nelle mani di chi comanda oggi: occorre strapparglielo. Mai dimenticare che quando si pensano concetti politici, bisogna legarli a filo doppio con le lotte. Nel viaggio per raggiungere le coste dell\u2019isola di Utopia, si arriva attraversando un mare in tempesta, non certo cullandosi nella grande bonaccia delle Antille.<br \/>\nQuesto \u00e8 tempo di distopie.<\/p>\n<p>C\u2019\u00c8 IL RULLO COMPRESSORE di un processo storico che va avanti per conto suo, senza che nessuno lo guidi, perch\u00e9 non ha bisogno di guida, ha una logica autonoma di sviluppo e di crisi, secondo leggi di movimento vetero-e-neocapitalistiche perfettamente tra loro intercambiabili. Il Leviatano della tecnica non \u00e8 soggetto, \u00e8 strumento, dopo il Novecento, come il Leviathan della politica lo fu nel Seicento. Allora serv\u00ec all\u2019accumulazione originaria della ricchezza delle nazioni, cio\u00e8 del capitale-mondo, oggi serve alla dissipazione finale delle risorse della terra. E non \u00e8 in vista il Behemoth delle guerre civili.<\/p>\n<p>I conflitti esistono. E non possono non esistere in societ\u00e0 profondamente divise, come le nostre. Ma sono conflitti falsi nell\u2019azione dei soggetti, come le false notizie nella comunicazione delle parole. La falsit\u00e0 consiste nel fatto che non servono, perch\u00e9 non mirano, a mettere in crisi il meccanismo oggettivo di permanenza delle attuali forme di vita, nella loro specifica originale presenza, imposte e insieme accettate. Il discorso di utopia ha oggi il compito di lavorare a distinguere, a dissociare, a separare, imposizione e accettazione. Il pensiero utopico, o riesce ad essere antagonista pensiero critico di ogni giorno, oppure rischia di diventare una consolatoria filosofia della domenica.<\/p>\n<p>Utopia, per me, \u00e8 un al di l\u00e0. Al di l\u00e0 terreno. Esito a dire mondano. Perch\u00e9 mondo oggi si identifica con questo mondo: esattamente ci\u00f2 che mi respinge e che mi spinge a cercare un oltre. Sento vicina, per questa via, ogni misura o dimensione trascendente. Senza identificarmi con le forme teologiche che essa assume, trovo l\u00ec, e utilizzo, un pensare, e un parlare, di misura politica, che metaforicamente, o allegoricamente, accenna a qualcosa d\u2019altro da qui, da questo. C\u2019\u00e8 antagonismo gi\u00e0 in questa sola scelta. Mentre nella scelta, opposta, di un rigoroso immanentismo, non c\u2019\u00e8 via d\u2019uscita dalla subalternit\u00e0 a ci\u00f2 che \u00e8, cos\u00ec com\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>PER IL TEMPO che stiamo vivendo, per la contingenza che stiamo sperimentando, non \u00e8 possibile immaginare un\u2019utopia politica, \u00e8 necessario pensare un\u2019utopia teologico-politica. Se, come vedremo, seguendo Bloch, quanto ci interessa \u00e8 \u00abl\u2019utopia concreta\u00bb, il teologico politico, pi\u00f9 del politico, \u00e8 in grado di assicurarci quel non-ancora realistico che andiamo cercando. Non giriamoci intorno, fermiamo il punto.<br \/>\nNel Magnificat leggiamo: abbattere i potenti, innalzare gli umili. Ecco il teologico. Come abbattere i potenti, come innalzare gli umili. Ecco il politico. E non si dica: troppo semplice. \u00c8 compito del pensiero politico ridurre la complessit\u00e0 della storia, in modo che questa possa essere agita non solo da chi la possiede intellettualmente, ma da chi la soffre esistenzialmente.<\/p>\n<p>QUESTO MONDO. Questo tempo. Per il discorso di utopia, \u00e8 preliminare intendersi su tali espressioni. Mondo e tempo, nemici. Una delle difficolt\u00e0, forse la maggiore, nel parlare oggi dell\u2019oltre, \u00e8 la generale assuefazione allo stato delle cose presente, una rassegnazione di massa, del resto culturalmente motivata, dall\u2019impossibilit\u00e0, come si usava dire in fondo fino a non molto tempo fa, di \u00abcambiare il mondo\u00bb.<\/p>\n<p>Non che sia assente la parola cambiamento. Anzi, per dar luogo a quel falso movimento che \u00e8 il consenso democratico, basta pronunciarla, ancora meglio gridarla. Il che \u00e8 interessante: perch\u00e9 vuol dire che non si \u00e8 soddisfatti di come vanno le cose, di come sono andate fin qui, da parte di chi le ha governate. Ci si affida ai prossimi governanti, perch\u00e9 le cose cambino. \u00c8 l\u2019inganno delle attuali democrazie realizzate. Offrire l\u2019illusione del cambiamento \u00e8 il modo pi\u00f9 intelligente finora trovato per mantenere le cose cos\u00ec come stanno. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno dei mostri biblici per governare i popoli. Bastano rassicuranti animali domestici, che non a caso occupano ormai le stanze di gran parte delle case, un tempo occupate dai bambini.<\/p>\n<p>Cambiamento \u00e8 parola da pensiero debole: un non-pensiero che registra, ricalca, riflette una non-societ\u00e0. Non aveva affatto torto Margareth Tatcher a dire: la societ\u00e0 non esiste, esistono solo gli individui. Definiva esattamente questo mondo, del neoliberalismo a trazione economico-finanziaria. Qualcuno ci ha insegnato che devi conoscere il nemico meglio di quanto il nemico conosca s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>\u00c8 QUESTO IL CASO. Sono sempre i padroni, e chi li rappresenta, a dirti come stanno veramente le cose. I contestatori generosamente credono alla favola dell\u2019animale uomo naturalmente socievole. Ma secoli di anarco-capitalismo hanno depositato tra noi un\u2019altra specie umana: quella. \u00c8 qui che il discorso di utopia inciampa e ruzzola. Allora devi mettere in campo non una debole idea di cambiamento, ma un concetto forte di trasformazione. Trasvalutazione di tutte le forme: di produzione, di scambio, di consumo, ora e sempre delle forme di potere e, nello specifico odierno \u2013 drammatico problema \u2013 delle forme di comunicazione. E di conseguenza, la messa in discussione delle forme di vita, quelle che non si scelgono ma si subiscono, quelle che non si godono ma si soffrono, quelle che quotidianamente si sperimentano non su di s\u00e9 ma contro di s\u00e9.<br \/>\nQuesto \u00e8 un mondo che produce il massimo dell\u2019avvenirismo tecnologico e nello stesso tempo provoca il massimo della decadenza umana. Non dico che quello produce questa. Sul tema, conviene essere n\u00e9 apocalittici n\u00e9 integrati. Non \u00e8 la tecnica l\u2019Anticristo da trattenere prima che conquisti per intero le nostre anime. \u00c8 semmai l\u2019uso della tecnica che ne fa chi comanda, cio\u00e8 chi detiene, gestisce e manovra ricchezza e potere. Il destino del post-umano incombe, nella prospettiva distopica di macchine intelligenti e uomini stupidi, di intelligenza artificiale e idiozia naturale. E la salutare attenzione sul disastro ambientale prossimo venturo, come problema di tutti, stiamo attenti che non nasconda il discorso sulla responsabilit\u00e0 di alcuni.<\/p>\n<p>Lo stato delle cose da trasformare funziona sempre in questo modo: la mobilitazione totale sull\u2019interesse generale serve perch\u00e9 stiano al sicuro, non viste, non considerate, ben precise responsabilit\u00e0 particolari. Saperlo, questo, \u00e8 la prima mossa da compiere per il soggetto della trasformazione. La seconda \u00e8 avviare un processo di smascheramento che porti alla denuncia delle conseguenze e all\u2019approntamento dei rimedi. Il discorso di utopia sta stretto entro queste condizioni.<\/p>\n<p>ECCO IL MOTIVO per cui, prima di avventurarci nelle risposte circa il futuro, vanno poste alcune domande su questo presente. Perch\u00e9 questa condizione disperata che vede da una parte classi dirigenti non all\u2019altezza, vede dall\u2019altra parte una massa di individui non in rivolta? Perch\u00e9 tutti questi omuncoli al governo dei paesi e nello stesso tempo tutta questa gente ad inseguire demagoghi? Il problema non \u00e8 il contrasto tra \u00e9lites e popolo, ma tra \u00e9lites squalificate e popolo disorientato. Allora, la critica di questo mondo va accompagnata con la critica di questo tempo. Lo so che da questo orecchio non si vuol sentire. Nessuno, di quelli che contano qualcosa, \u00e8 disposto ad ascoltare, chi per arroganza, chi per subalternit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, non \u00e8 una voce che sta parlando, \u00e8 un dato di realt\u00e0 che sempre pi\u00f9 si va imponendo. Finch\u00e9 non ci sar\u00e0 presa di coscienza, politico-culturale, collettiva, di quanto devastante sia stata la reazione anti-novecentesca, che negli anni Ottanta ha chiuso in anticipo quel secolo, fin l\u00ec, sappiamolo, \u00e8 utopico parlare di utopia. Reazione \u00e8 la parola giusta, perch\u00e9 \u00e8 stato un fatto storicamente reazionario, solo mascherato di idee liberali, di forme democratiche, di pappe del cuore etiche. Il lavoro, politico-intellettuale, di smascheramento di questo tempo \u00e8 altrettanto essenziale quanto quello che riguarda questo mondo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; TAGLIARE I PARLAMENTARI \u00c8 UN ERRORE, OCCORRE ALMENO UNA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE.<\/strong> RESTA IL SOSPIRO DI SOLLIEVO PERCH\u00c8 \u00c8 STATO RESPINTO L&#8217;ASSALTO DI SALVINI CHE PUNTAVA AD ARRIVARE A ELEZIONI ANTICIPATE PER OTTENERE PIENI POTERI. TUTTAVIA RESTA ANCHE LA SOFFERENZA PER UNA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI FATTA IN MODO DEMAGOGICO E SBAGLIATO, SENZA LA SICUREZZA DI AVERE IL CONTRAPPESO DI UNA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE, SENZA SBARRAMENTO.<br \/>\nLa riduzione dei parlamentari voluta dal M5Stelle, e in particolare da Di Maio per giustificare l&#8217;accordo per costituire il secondo governo Conte, resta inaccettabile anche nel nuovo quadro politico.<br \/>\nIl parlamento \u00e8 centrale nel nostro ordinamento costituzionale, come dimostrano gli argomenti portati da M5Stelle e Lega per giustificare la formazione del 1\u00b0 governo Conte e da M5Stelle, Pd, Leu per giustificare la formazione del 2\u00b0.<br \/>\nDa tutti i protagonisti, in entrambe le occasioni, \u00e8 stato ricordato che la nostra \u00e8 una repubblica parlamentare ed \u00e8 in parlamento che si formano le maggioranze.<br \/>\nTagliare il numero dei parlamentari \u00e8 gi\u00e0 un intervento discutibile, non motivato da significativi scostamenti dal rapporto elettori\/eletti in Europa (leggere lo studio parlamentare sull&#8217;argomento) ma \u00e8 ancora pi\u00f9 inaccettabile se avviene sull&#8217;onda di un tentativo di presentare la diminuzione del numero dei parlamentari essenzialmente come risparmio di quattrini. Chiudere il parlamento farebbe risparmiare ancora di pi\u00f9, con buona pace per la democrazia. Di Maio su questo ha fatto affermazioni deliranti. Si poteva discutere con seriet\u00e0 di riduzione del numero dei parlamentari a condizione di partire dal ruolo che il parlamento dovrebbe avere e che negli ultimi lustri \u00e8 stato via via compresso e reso sempre pi\u00f9 subalterno per fare posto all&#8217;Ego individuale e collettivo di chi ha governato e governa.<\/p>\n<p>Sul parlamento si sono scaricati una marea di decreti legge del governo senza reali ragioni di urgenza, con il vero obiettivo di imporne l&#8217;approvazione senza modifiche, i voti di fiducia a raffica hanno fatto il resto e le sanzioni disciplinari contro i riottosi alla disciplina imposta dall&#8217;alto hanno riportato indietro di decenni l&#8217;autonomia di giudizio dei parlamentari. Non a caso ritorna la proposta di seppellire l&#8217;assenza di mandato per i parlamentari. Eppure sono diverse legislature che i parlamentari vengono eletti in vigenza di leggi elettorali che non consentono agli elettori di scegliere i loro rappresentanti ma solo di votare la lista che \u00e8 stata preconfezionata con i fedelissimi dei capi. Il maggioritario poi \u00e8 la ciliegina che sta sulla torta di un parlamento deciso tutto dai capi.<\/p>\n<p>Salvini vuole la soppressione dei senatori a vita, in realt\u00e0 \u00e8 la nomina pi\u00f9 trasparente o perch\u00e8 sono ex presidenti della Repubblica o perch\u00e8 vengono nominati dal capo dello stato nel numero massimo di 5. Almeno \u00e8 tutto trasparente.<br \/>\nSalvini ha deciso di usare le regioni per tentare di arrivare al referendum per abolire il proporzionale nella legge elettorale, le componenti non di destra del parlamento dovrebbero fare del proporzionale la loro bandiera, con o senza referendum. Zingaretti sta facendo i conti con l&#8217;assenza di trasparenza nella presentazione delle candidature nel 2018, che infatti nel Pd dell&#8217;epoca &#8211; grazie al rosatellum &#8211; furono compilate da Renzi in modo scientifico, fregandosene degli organi dirigenti, cos\u00ec da assicurarsi con qualunque esito elettorale la maggioranza di fedelissimi eletti al Senato e alla Camera.<br \/>\nTanto la presentazione delle liste era sua prerogativa. Si dice che al Senato i zingarettiani siano 12 o 13, tutto compreso.<br \/>\nLe traversie del parlamento, i colpi portati al suo ruolo, capovolgendo il rapporto con il governo che dovrebbe essere un esecutivo, cio\u00e8 attuare la volont\u00e0 del parlamento, oggi diventano l&#8217;occasione per fare pagare proprio al parlamento il prezzo delle difficolt\u00e0 politiche, senza riguardo allo strappo della Costituzione che questo comporta.<br \/>\nCon altre motivazioni, con argomentazioni pi\u00f9 serie si poteva discutere di altre scelte ma ormai sembra che le modifiche volute dal M5Stelle ad ogni costo sulla base di una demagogia anticasta &#8211; comprensibile forse alle origini del M5Stelle ma non ora &#8211; probabilmente andranno in porto, per la stanca e svogliata resistenza del Pd e per la scarsa rilevanza di Leu.<br \/>\nCi sono legittime posizioni contrarie alla riduzione dei parlamentari e ci sono posizioni pi\u00f9 disponibili a discutere sulla base di un progetto serio, come fu quello di Ferrara e Rodot\u00e0 qualche decennio fa che prevedeva solo la Camera dei deputati ma con piena capacit\u00e0 di rappresentanza grazie ad una legge elettorale proporzionale. Nel tempo si \u00e8 posto il problema di come meglio incardinare il rapporto tra stato e regioni, ad esempio superando il Senato attuale e prevedendo una sorta di Bundesrat alla tedesca. Il taglio dei parlamentari sarebbe paragonabile.<br \/>\nOra siamo alla vigilia di una decisione parlamentare e quindi viene da chiedersi quale sia la posizione del Pd che ha seguito Renzi nella follia della sua deformazione bocciata il 4 dicembre 2016 ma ora sembra incapace di trovare un orizzonte diverso. Tanto pi\u00f9 che ormai Renzi se n&#8217;\u00e8 andato. Si \u00e8 parlato di un riequilibrio rispetto all&#8217;accettazione del taglio voluto dai 5 Stelle modificando altre parti della Costituzione. Chi le ha lette sa che non tutte sono utili e altre come la parificazione costituzionale dei criteri per i votanti e per gli eletti sono, come si dice, peggio del buco che vorrebbero nascondere. Per la semplice ragione che se le 2 camere sono uguali in tutto \u00e8 pi\u00f9 difficile capire come si motiva la loro compresenza.<\/p>\n<p>RESTA LA LEGGE ELETTORALE, VERO DISCRIMINE IN QUESTA SITUAZIONE.<br \/>\nUna nuova legge elettorale \u00e8 indispensabile ma le notizie dicono che parte della maggioranza sta pensando ad un nuovo maggioritario anzich\u00e9 ad una legge elettorale proporzionale, come sembrava fino a qualche giorno fa, sia pure con uno sbarramento troppo alto, che paragonato alla situazione attuale vorrebbe dire superare una soglia minima di accesso alla Camera del 6 %. Per capire meglio: Forza Italia con i sondaggi di oggi potrebbe non entrare, la Lega di qualche anno fa neppure, la sinistra e pi\u00f9 Europa nemmeno. In pratica le formazioni minori sarebbero obbligate ad entrare in altri partiti o a restare fuori dal parlamento. La rappresentanza diminuerebbe e l&#8217;accentramento aumenterebbe.<br \/>\nOltre la soglia di accesso c&#8217;\u00e8 poi il grande problema di chi decide sull&#8217;elezione dei parlamentari. Le liste vengono presentate dai partiti ma la scelta del candidato da eleggere dovrebbe essere fatta dagli elettori, oggi non \u00e8 cos\u00ec e la discussione continua a sottovalutare questo problema.<\/p>\n<p>Inoltre sul Pd vengono esercitate pressioni per il maggioritario e per riprendere la vocazione maggioritaria, che \u00e8 il contrario delle aperture annunciate da Zingaretti che ha parlato di ricostruire un centrosinistra e sembra difficile che si riferisse a Renzi che era ancora nel Pd.<\/p>\n<p>Allo stato \u00e8 sicura la data di votazione (8 ottobre) della modifica della Costituzione per tagliare i parlamentari, nella nebbia la legge elettorale, mentre \u00e8 in campo l&#8217;iniziativa della Lega che approfittando di essere in maggioranza in 6 regioni vuole presentare una proposta di referendum popolare per togliere il proporzionale dalla legge elettorale, quindi spingendo verso il maggioritario.<br \/>\nUna sfida forte che, se riuscir\u00e0 a superare il vaglio della Corte, potrebbe essere utile per chiarire la differenza tra la destra e gli altri, ma \u00e8 chiaro che se il Pd sar\u00e0 impantanato in una suggestione maggioritaria si rischia seriamente di aiutare la destra e in particolare la Lega.<br \/>\nLa maggioranza avrebbe bisogno di una linea di netta distinzione dalla destra, ma per ora non si intravvede e sarebbe curioso che il proporzionale finisse con l&#8217;essere difeso dal M5Stelle.<\/p>\n<p>COSTITUZIONE E PARLAMENTO SOTTO TIRO, LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE NECESSARIA MA PI\u00d9 LONTANA.<br \/>\nLa maggioranza dovrebbe contrastare la destra, ma se invece si divide, per di pi\u00f9 tra chi sostiene la posizione peggiore si potrebbero aprire problemi molto seri.<br \/>\nOccorre riprendere la migliore tradizione della sfida referendaria che ha portato a vincere il No il 4 dicembre 2016 e mettere in campo una critica forte e attiva, per evitare scivoloni preoccupanti. La Lega di Salvini \u00e8 il coagulo della peggiore destra e a tutti preme non regalarle argomenti, ma anche chi vuole costruire un&#8217;alternativa deve evidenziare con nettezza la sua alternativit\u00e0.( di Alfiero Grandi)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; I MOVIMENTI DENUNCIANO I GOVERNI, MILLE CAUSE PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA.<\/strong> LE GIUSTE CAUSE. DAGLI USA ALL\u2019EUROPA ASSOCIAZIONI E SINGOLI CITTADINI PORTANO L\u2019INEZIA DEGLI STATI NEI TRIBUNALI CHIEDENDO IL RISARCIMENTO DEI DANNI SUBITI ( di Cecilia Erba da Internazionale)<br \/>\nNel corso degli ultimi anni, il numero di azioni legali correlate ai cambiamenti climatici \u00e8 aumentato esponenzialmente. Secondo il Climate Change Litigation Database, sono oltre 1000 i casi gi\u00e0 depositati nei tribunali di tutto il mondo che riguardano gli impatti dei cambiamenti climatici, i rischi che questi implicano per la societ\u00e0 e la popolazione, la mancanza di misure di mitigazione o azione, la responsabilit\u00e0 degli Stati e delle imprese, l\u2019inadempienza delle autorit\u00e0 locali o nazionali.<br \/>\nSe ogni caso \u00e8 differente per ovvi motivi legati al contesto giuridico, al tribunale competente e al tipo di azione, tutti chiedono l\u2019intervento del giudice per contribuire ad arrestare la crisi climatica in atto.<br \/>\nDA OLTRE TRENT\u2019ANNI, la comunit\u00e0 scientifica lancia infatti allarmi sempre pi\u00f9 gravi. I rapporti dell\u2019Ipcc, il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici istituito gi\u00e0 a fine anni \u201880 che raccoglie migliaia di scienziati da tutto il mondo, restituiscono un quadro sempre pi\u00f9 preciso e drammatico dei danni causati dall\u2019uomo al clima mondiale e di quello che ci attende se continueremo sulla stessa strada: lo stravolgimento dei nostri ecosistemi e la distruzione di larga parte di quelle risorse naturali che attualmente sostengono le societ\u00e0 umane. Allo stesso tempo, la soluzione \u00e8 sempre stata chiara: tagliare le emissioni di gas serra, abbandonare i combustibili fossili, smettere di sfruttare il pianeta in modo eccessivo.<\/p>\n<p>Tuttavia, le misure finora adottate dai governi sono assolutamente inadeguate alla portata della crisi, se non in molti casi in direzione contraria. Secondo Carbon Brief, dal 2000 a oggi la capacit\u00e0 di generazione energetica a carbone \u00e8 raddoppiata nel mondo, mentre ad agosto 2019 il tasso di deforestazione dell\u2019Amazzonia era cresciuto del 300% solo rispetto all\u2019anno precedente. E senza andare troppo lontano, lo Stato italiano continua a identificare nel gas una risorsa strategica nel proprio mix energetico, rimandando l\u2019abbandono dei combustibili fossili a dopo il 2040, come emerge dal Piano Nazionale Energia e Clima pubblicato a inizio 2019. Tutto ci\u00f2 trova riscontro nel fatto che, nonostante i proclami dei rappresentanti governativi durante gli annuali summit internazionali sul clima, come quello che nel 2015 ha portato all\u2019adozione del tanto sbandierato Accordo di Parigi, le emissioni globali di anidride carbonica, invece che diminuire, continuano ad aumentare: dell\u20191.7% nel 2017 e di ben il 2.7% nel 2018.<\/p>\n<p>A FRONTE DI TUTTO CI\u00d2, una serie di organizzazioni, movimenti, comitati e singoli cittadini ha deciso di ricorrere ai tribunali e all\u2019azione legale per chiedere che la crisi climatica, nelle sue molteplici sfaccettature, venga arrestata. Nel 2015, con la storica sentenza della corte distrettuale dell\u2019Aia, la Fondazione Urgenda e circa 900 cittadini hanno vinto la causa intentata contro lo Stato olandese. Per la prima volta, un giudice ha richiesto che uno Stato adotti misure di precauzione sui cambiamenti climatici, riconoscendo l\u2019obbligo legale di proteggere i propri cittadini e le generazioni future. Nel verdetto, si sottolinea come l\u2019Olanda, in quanto Paese sviluppato, debba assumere un ruolo guida nella riduzione delle emissioni di gas serra a livello globale, adeguandosi alle misure individuate dalla comunit\u00e0 scientifica per prevenire le conseguenze pi\u00f9 pericolose dei mutamenti del clima.<\/p>\n<p>IL CASO URGENDA NON HA ancora concluso definitivamente l\u2019iter giudiziario, ma le successive sentenze nei vari gradi di appello non hanno fatto altro che rafforzare quanto stabilito dalla prima corte, e i principi espressi hanno ispirato nuove azioni legali in vari Paesi. In Francia, quattro organizzazioni hanno lanciato l\u2019Affaire du Si\u00e8cle, citando in giudizio lo Stato francese per l\u2019inazione sia in campo di mitigazione che di adattamento dei cambiamenti climatici, sostenuti da una petizione che ha raccolto oltre 2 milioni di firme di cittadini che condividono l\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>CON IL PEOPLE\u2019S CLIMATE CASE, dieci famiglie di diversi Paesi europei ed extraeuropei che gi\u00e0 stanno subendo gli impatti dei cambiamenti climatici hanno deciso di fare causa contro l\u2019intera Unione Europea, contestando l\u2019inadeguatezza delle azioni e dei target adottati per la riduzione delle emissioni, non in linea con quanto richiesto dalla comunit\u00e0 scientifica. Secondo la loro argomentazione, se non vengono adottate misure adatte ad evitare stravolgimenti climatici disastrosi, misure che tra l\u2019altro sarebbero nel pieno delle capacit\u00e0 economiche e tecnologiche dell\u2019Unione, la tutela dei diritti fondamentali della popolazione viene messa a rischio. La Corte ha respinto in primo grado la causa per motivi procedurali, riconoscendo tuttavia che i cambiamenti climatici hanno delle conseguenze su ogni individuo, e gi\u00e0 sono stati depositati i documenti per l\u2019appello.<\/p>\n<p>SULLA STESSA LINEA, anche in Germania, Irlanda, Svizzera, Gran Bretagna, Grecia e altri Paesi europei sono stati lanciati o sono in preparazione azioni legali per contestare l\u2019azione dei governi e chiedere la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, il rispetto dei principi di equit\u00e0 tra le nazioni e di giustizia tra le generazioni, l\u2019applicazione del principio di precauzione. In Italia, la campagna Giudizio Universale, promossa al momento da circa 100 associazioni, comitati, movimenti e realt\u00e0 della societ\u00e0 civile e lanciata il 5 giugno 2019, anticipa la prima causa climatica contro lo Stato. Le emissioni italiane si sono infatti ridotte di appena il 17% rispetto al 1990, una cifra molto deludente se si pensa che gi\u00e0 nel 2007 l\u2019IPCC chiedeva che i Paesi sviluppati le tagliassero del 25-40% entro il 2020.<br \/>\nDato che gli allarmi della comunit\u00e0 scientifica sono rimasti inascoltati per cos\u00ec tanto tempo, e che nel frattempo la concentrazione di gas serra in atmosfera, da cui dipende la gravit\u00e0 del riscaldamento globale, \u00e8 aumentata, sono necessarie adesso misure ancora pi\u00f9 drastiche di quanto non si pensasse in passato, come spiegato nell\u2019ultimo rapporto speciale dell\u2019IPCC pubblicato nell\u2019ottobre 2018. Eppure, l\u2019Italia non sembra preoccuparsene: nonostante a causa della posizione geografica nel bacino del Mediterraneo, delle caratteristiche del territorio e dell\u2019eccessiva urbanizzazione e sfruttamento rischiamo che il cambiamento del clima globale abbia conseguenze catastrofiche nel nostro Paese, si continua a investire nelle fonti fossili e a rimandare la transizione verso una societ\u00e0 a zero emissioni.<br \/>\nE SE ALLORA GLI STATI falliscono nella fondamentale missione di proteggere i diritti dei propri cittadini, se le imprese sono libere di continuare a emettere e inquinare, la sentenza di un giudice pu\u00f2 rappresentare un ulteriore strumento di rivendicazione in una battaglia che, in fondo, \u00e8 per la nostra sopravvivenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Il ritorno al futuro del debito- Nuova finanza pubblica. 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