{"id":28517,"date":"2019-09-14T12:58:16","date_gmt":"2019-09-14T12:58:16","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=28517"},"modified":"2019-09-15T10:58:33","modified_gmt":"2019-09-15T10:58:33","slug":"19-09-14-news-dai-parlamentari-eletti-all-estero-ed-altre-comunicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=28517","title":{"rendered":"19 09 14 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO  ED ALTRE COMUNICAZIONI"},"content":{"rendered":"<p>1 &#8211; Linea Mattarella: \u00abIl patto di stabilit\u00e0 va riesaminato\u00bb<br \/>\n2 \u2013 la lista dei 42 sottosegretari del conte 2. Sono 42 i nuovi sottosegretari e vice ministri varati in consiglio dei ministri. Il movimento 5stelle porta a casa 21 sottosegretari e 6 viceministri<br \/>\n3 \u2013 Oltre la retorica, a sinistra la sfida delle politiche sociali Il Conte 2 e noi. I problemi legati al rapporto tra impresa e lavoro non riescono mai a entrare in un\u2019agenda di governo, mentre \u00e8 proprio da questi problemi che deriva gran parte della rabbia sociale contemporanea<br \/>\n4 &#8211; Soggezione, sfruttamento e omert\u00e0. Verit\u00e0 nascoste. \u00abLe relazioni di sfruttamento sono relazioni di dipendenza. Fondate sull\u2019assenza di reciprocit\u00e0, sono concepite da chi le impone, e percepite da chi le subisce, come prive di alternativa. Non \u00e8 in gioco solo la paura della ritorsione, ma anche quella, pi\u00f9 insostenibile, di perdere il proprio posto nel mondo\u00bb<br \/>\n5 &#8211; E&#8217; un patto d&#8217;armistizio. Se fallisce la vittoria della Lega \u00e8 solo rinviata,<br \/>\n6 &#8211; I sette peccati capitali del giornalismo. Il cambiamento climatico non pu\u00f2 rientrare nelle tradizionali categorie politiche. Ma il giornalismo continua a cadere nella trappola. I mezzi d\u2019informazione non ci impongono cosa dire, ma sono loro a decidere di cosa parliamo e a cosa pensiamo. Le crisi non vengono mai sole.<\/p>\n<p>1 &#8211; LINEA MATTARELLA: \u00abIL PATTO DI STABILIT\u00c0 VA RIESAMINATO\u00bb I CONTI DI CONTE. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CHIEDE NUOVE REGOLE SU COESIONE E CRESCITA IN UN NON CONVENZIONALE MESSAGGIO AL FORUM AMBROSETTI DI CERNOBBIO. &#8220;IL RIESAME PU\u00d2 CONTRIBUIRE A UNA NUOVA FASE, RILANCIANDO GLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE, RETI, INNOVAZIONE, EDUCAZIONE E RICERCA&#8221;. IL PROGETTO DI GUALTIERI (MEF) SULLA \u00abREGOLA D\u2019ORO\u00bb: INVESTIMENTI SCORPORATI DAL CALCOLO DEL DEFICIT . di Roberto Ciccarelli da Il Manifesto.<\/p>\n<p>\u00abCoesione e crescita sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del Patto di stabilit\u00e0 pu\u00f2 contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca\u00bb ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio non convenzionale al Forum Ambrosetti di Cernobbio letto ieri dall\u2019ex premier Enrico Letta. Il testo raccoglie le linee programmatiche del governo \u00abConte Due\u00bb organiche a quelle della nuova Commissione Ue sostenuta dal voto risolutivo dei Cinque Stelle, oltre che del Pd.<\/p>\n<p>IL \u00abRIESAME\u00bb del patto di stabilit\u00e0 a cui ha accennato Mattarella non \u00e8 scontato, ma a suo favore giocano le valutazioni convergenti di Christine Lagarde che andr\u00e0 alla Bce dal primo novembre e le aperture della neo-presidente della commissione Ue, la tedesca Ursula Von Der Leyen. Il progetto avrebbe anche il consenso della Francia di Macron. Lo ha sostenuto ieri il ministro francese delle finanze Bruno Le Maire che da Cernobbio ha rilanciato la sua proposta di \u00abun compact per la crescita\u00bb. Il progetto \u00e8 stato descritto dall\u2019attuale ministro dell\u2019Economia Roberto Gualteri che, a suo tempo, la formalizz\u00f2 in un emendamento al Patto di stabilit\u00e0 e al Fiscal Compact che \u00e8 stato a suo tempo respinto. Si tratta di rinominare il patto di stabilit\u00e0 in \u00abpatto di stabilit\u00e0 e crescita con una golden rule sugli investimenti a fianco di un\u2019adeguata capacit\u00e0 di bilancio comune\u00bb ha scritto Gualtieri in una sintesidelle sue attivit\u00e0 da presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al parlamento europeo. La regola d\u2019oro permetterebbe di garantire gli investimenti ritenuti necessari per la \u00abcrescita\u00bb in un momento di prossima recessione dell\u2019economia tedesca e di stagnazione di quella italiana insieme ai parametri dell\u2019austerit\u00e0 fra gli stati membri dell\u2019Ue. Si vuole cos\u00ec rendere stabile quella che oggi si chiama politica della \u00abflessibilit\u00e0\u00bb, resa possibile da un ammorbidimento del patto di stabilit\u00e0 e del Fiscal Compact rispetto al vincolo del pareggio di bilancio. \u00c8 la norma che ha permesso di finanziare, tra gli altri, provvedimenti occasionali, di dubbia giustizia e utilit\u00e0, come gli 80 euro di Renzi o gli incentivi alle imprese del Jobs Act per 18 miliardi di euro nel triennio 2015-2018.<\/p>\n<p>IL PROGETTO ha trovato un riscontro nelle intenzioni enunciate da Von Der Leyen il 16 luglio scorso: \u00abUser\u00f2 tutta la flessibilit\u00e0 possibile del patto di stabilit\u00e0 e crescita per creare un contesto fiscale pi\u00f9 favorevole alla crescita, pur salvaguardando la responsabilit\u00e0 fiscale\u00bb ha spiegato. La flessibilit\u00e0 del patto di stabilit\u00e0 non implica il suo superamento, ma la sua ristrutturazione. La riforma dovrebbe essere inoltre accompagnata dalla definizione di uno \u00abstrumento di bilancio per la convergenza e la competitivit\u00e0 nella zona euro\u00bb, dal completamento dell\u2019unione bancaria e da un \u00absistema europeo di riassicurazione delle indennit\u00e0 di disoccupazione\u00bb, un meccanismo di cui si parla da almeno quattro anni e che potrebbe potenziare i sistemi di workfare in Europa, quello introdotto in Italia con il \u00abreddito di cittadinanza\u00bb: un sussidio pubblico in cambio di lavoro obbligatorio fino a 16 ore a settimana e mobilit\u00e0 fino a oltre 500 km da casa. Norme che, al momento, il \u00abConte Due\u00bb trova \u00abnormali\u00bb anche se non hanno riscontro in Europa per la loro ferocia.<\/p>\n<p>\u00abUNITAMENTE al rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche, utili ad accompagnare le trasformazioni produttive e del lavoro \u2013 ha aggiunto Mattarella nel messaggio \u2013 vanno fatti passi avanti per una fiscalit\u00e0 europea che elimini forme di distorsione concorrenziale e affronti, invece, il tema della tassazione delle grandi imprese multinazionali, per un sistema equo e corretto\u00bb. Il progetto trova una consonanza con Von Der Leyen che intende correggere la concorrenza fiscale tra i paesi Ue che praticano mega sconti alle multinazionali. Con la \u00abWeb tax\u00bb questo \u00e8 un obiettivo mai realmente sviluppato, auspici e lavori preparatori dell\u2019Ocse a parte. Sul tavolo restano le multe miliardarie comminate dall\u2019ex commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager a Amazon o Google. In questa posizione potrebbe ritrovarsi l\u2019ex premier italiano Paolo Gentiloni, punto terminale della filiera istituita dal Pd con l\u2019incarico di Gualteri a via XX settembre e Enzo Amendola agli affari europei. La triade garantisce la compatibilit\u00e0 social-liberale del governo nel perimetro della legittimit\u00e0 politica ristabilita dopo il programmatico e spettacolare harakiri politico del \u00absovranista\u00bb Salvini.<\/p>\n<p>ANCHE le parole di Mattarella sui cambiamenti climatici trovano un conforto nella nuova commissione che sostiene un \u00abpiano di investimenti per l\u2019Europa sostenibile\u00bb, di conversione di \u00abparti della Banca europea per gli investimenti in banca per il clima\u00bb e un taglio delle emissioni di Co2 di almeno il 50% entro il 2030. In questo quadro rientrerebbero gli investimenti sul \u00ablavaggio verde\u00bb del capitalismo e su welfare, scuola e universit\u00e0 annunciati dal Conte Due insieme alla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori, il taglio delle tasse alle imprese e i fondi per sterilizzare Iva e spese indifferibili pari a 28 miliardi di euro. C\u2019\u00e8 molto ottimismo all\u2019alba della nuova, probabile, recessione.<\/p>\n<p>2 \u2013 LA LISTA DEI 42 SOTTOSEGRETARI DEL CONTE 2. SONO 42 I NUOVI SOTTOSEGRETARI E VICE MINISTRI VARATI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI. IL MOVIMENTO 5STELLE PORTA A CASA 21 SOTTOSEGRETARI E 6 VICEMINISTRI.<br \/>\nIl Pd ne ha 18 pi\u00f9 4 viceministri. A Leu 2 sottosegretari e alle Autonomie del Maie 1 (come nel governo con la Lega). Il giuramento \u00e8 previsto per luned\u00ec 16 settembre.<\/p>\n<p>PROGRAMMAZIONE ECONOMICA E INVESTIMENTI<br \/>\nMario Turco (M5s)<br \/>\nEDITORIA<br \/>\nAndrea Martella (Pd)<br \/>\nRapporti Parlamento<br \/>\nSimona Malpezzi (Pd)<br \/>\nGianluca Castaldi (M5s)<br \/>\nAFFARI EUROPEI<br \/>\nLaura Agea (M5s)<br \/>\nESTERI<br \/>\nMarina Sereni vice ministra (Pd)<br \/>\nEmanuela Del Re vice ministra (M5s)<br \/>\nIvan Scalfarotto (Pd)<br \/>\nManlio Di Stefano (M5s)<br \/>\nRicardo Merlo (Maie)<br \/>\nINTERNO<br \/>\nVito Crimi vice ministro (M5s)<br \/>\nMatteo Mauri vice ministro (Pd)<br \/>\nAchille Variati (Pd)<br \/>\nCarlo Sibilia (M5s)<br \/>\nGIUSTIZIA<br \/>\nVittorio Ferraresi (M5s)<br \/>\nAndrea Giorgis (Pd)<br \/>\nDIFESA<br \/>\nAngelo Tofalo (M5s)<br \/>\nGiulio Calvisi (Pd)<br \/>\nECONOMIA<br \/>\nAntonio Misiani (Pd) vice ministro<br \/>\nLaura Castelli (M5s) vice ministra<br \/>\nPierpaolo Baretta (Pd)<br \/>\nAlessio Villarosa (M5s)<br \/>\nCecilia Guerra (LeU)<br \/>\nMISE<br \/>\nStefano Buffagni (M5s) vice ministro<br \/>\nAlessandra Todde (M5s)<br \/>\nGianpaolo Manzella (Pd)<br \/>\nMirella Liuzzi (M5s)<br \/>\nAlessia Morani (Pd)<br \/>\nPOLITICHE AGRICOLE<br \/>\nGiuseppe Labate (M5s)<br \/>\nAMBIENTE<br \/>\nRoberto Morassut (Pd)<br \/>\nINFRASTRUTTURE<br \/>\nGiancarlo Cancelleri (M5s) viceministro<br \/>\nRoberto Traversi (M5s)<br \/>\nSalvatore Margiotta (Pd)<br \/>\nLAVORO<br \/>\nStanislao Di Piazza (M5s)<br \/>\nFrancesca Puglisi (Pd)<br \/>\nISTRUZIONE<br \/>\nAnna Ascani (Pd) viceministro<br \/>\nLucia Azzolina (M5s)<br \/>\nGiuseppe De Cristofaro (Leu)<br \/>\nCULTURA<br \/>\nAnna Laura Orrico (M5s)<br \/>\nLorenza Bonaccorsi (Pd)<br \/>\nSALUTE<br \/>\nPierpaolo Sileri (M5s) viceministro<br \/>\nSandra Zampa (Pd) sottosegretario<\/p>\n<p>E DOPO TANTE PAROLE, PASSIAMO AI FATTI.<\/p>\n<p>3 \u2013 OLTRE LA RETORICA, A SINISTRA LA SFIDA DELLE POLITICHE SOCIALI IL CONTE 2 E NOI. I PROBLEMI LEGATI AL RAPPORTO TRA IMPRESA E LAVORO NON RIESCONO MAI A ENTRARE IN UN\u2019AGENDA DI GOVERNO, MENTRE \u00c8 PROPRIO DA QUESTI PROBLEMI CHE DERIVA GRAN PARTE DELLA RABBIA SOCIALE CONTEMPORANEA ( di Loris Caruso )<br \/>\nDa subito, a partire dal programma, la nuova maggioranza di governo ha cercato di caratterizzarsi in senso sociale: salario minimo, periferie, casa, servizi pubblici, economia verde. Restano fuori da questo quadro, come sempre nei sistemi politici occidentali, i rapporti di lavoro, cio\u00e8 il problema della precariet\u00e0 e i temi legati a garanzie, diritti e condizioni del lavoro.<br \/>\nI problemi legati al rapporto tra impresa e lavoro non riescono mai a entrare in un\u2019agenda di governo, mentre \u00e8 proprio da questi problemi che deriva gran parte della rabbia sociale contemporanea. D\u2019altra parte, il nuovo governo nasce con il placet di Ue, Trump e Confindustria, e Pd e 5 Stelle si sono sempre mostrati equidistanti tra impresa e lavoro (l\u2019equidistanza tra il forte e il debole implica sempre vicinanza al pi\u00f9 forte). Non \u00e8 un governo che nasce per trasformare la realt\u00e0.<br \/>\nTuttavia \u00e8 un fatto rilevante anche che il Pd, per dar vita al governo e cercare di rilanciarsi, abbia dovuto stabilirsi per la prima volta, almeno sul piano della retorica, sul terreno del riformismo sociale. Il terreno discorsivo dei democratici \u00e8 sempre stato quello degli equilibri di bilancio e delle compatibilit\u00e0 economiche, su cui si \u00e8 basata fino all\u2019ultimo anche la sua opposizione al governo giallo-verde. Oggi i leader Pd insistono invece nel dire che \u00abbisogna capire il disagio sociale e dare risposte concrete\u00bb. Le classi popolari tornano a essere presenti nel discorso politico. A cosa \u00e8 dovuto questo cambiamento nella retorica politica dei democratici?<\/p>\n<p>A tre fattori: i lunghi effetti della crisi economica; la sconfitta grave del 2018; l\u2019alleanza con il populismo \u00absia di destra che di sinistra\u00bb del M5S. Bisogna riconoscere al M5S, anche senza provare alcuna simpatia per questo partito, di essere riuscito a condizionare il centro-sinistra molto pi\u00f9 di quanto abbia fatto la sinistra radicale. Con tutte le ambiguit\u00e0 che contengono, provvedimenti e proposte come il reddito di cittadinanza, il salario minimo e il Decreto dignit\u00e0 sono stati accompagnati da una retorica di giustizia sociale e difesa dei settori popolari. Si deve quindi anche ai discorsi e alle azioni del populismo camaleontico dei 5 Stelle il ritorno dei temi sociali nell\u2019agenda politica.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre importante, soprattutto in fasi di crisi permanente dei sistemi politici (quello italiano lo \u00e8 dal 2011), cercare di capire come si scompongano e riconfigurino i terreni egemonici su cui poggia il consenso politico. Il terreno egemonico su cui agiva il governo giallo-verde, e a cui si devono le punte elevatissime di consenso che ha raggiunto, pu\u00f2 essere metaforicamente sintetizzato in tre parole: Hobbes, Rousseau e Stato sociale. La Lega interpretava il polo hobbesiano, la richiesta di obbedienza in cambio di sicurezza. Il M5S interpretava il binomio Rousseau (democratizzazione dei processi politici)-Stato sociale, cercando di caratterizzarsi come forza democratizzante che difende gli interessi popolari. Questi tre poli rappresentano in forme diverse un ritorno alla centralit\u00e0 (concreta o immaginaria) dello Stato, esigenza sentita dalla maggioranza dei cittadini, che leghisti e 5 Stelle cercavano di interpretare. La nuova maggioranza, rispetto a questo terreno egemonico, alleggerisce il polo-Hobbes (senza abbandonarlo) e cerca di caratterizzarsi sul piano della giustizia sociale.<br \/>\nManca Rousseau, cio\u00e8 il cambiamento delle forme e dei processi politici: deriva anche da questo la minore fiducia di cui gode rispetto all\u2019esecutivo precedente?<\/p>\n<p>Le tensioni che il nuovo governo presumibilmente vivr\u00e0, deriveranno soprattutto dalla distanza tra ci\u00f2 che il Pd \u00e8 stato fino a un mese fa e il terreno su cui cerca di attestarsi oggi: quanto ci metteranno gli equilibri di bilancio, le compatibilit\u00e0 economiche e la vicinanza alle imprese a creare cortocircuiti tra le retoriche e le politiche effettive?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da capire anche cosa sar\u00e0 della sinistra in questo contesto. Quella parlamentare \u00e8 tutta nel governo. Quella extra-parlamentare \u00e8 invisibile. Il governo Pd-5S-LeU ha solo un\u2019opposizione di destra. Potrebbere nascerne una di sinistra? S\u00ec, se non si opporr\u00e0 al governo parlando da postazioni aliene linguaggi che raggiungono solo minoranze iper-politicizzate, ma lo incalzer\u00e0 sul suo stesso terreno, chiedendo che sia realizzato bene quanto promesso (politiche sociali, svolta verde), e che sia incluso ci\u00f2 che \u00e8 stato escluso (il nodo dei rapporti di lavoro e la democratizzazione dei processi politici). Per essere credibile, questa critica potr\u00e0 essere avanzata solo da un progetto interamente nuovo che si proponga di essere duraturo, che non potr\u00e0 quindi essere lanciato da nessun partito attualmente esistente.<\/p>\n<p>4 &#8211; SOGGEZIONE, SFRUTTAMENTO E OMERT\u00c0. VERIT\u00c0 NASCOSTE. \u00abLE RELAZIONI DI SFRUTTAMENTO SONO RELAZIONI DI DIPENDENZA. FONDATE SULL\u2019ASSENZA DI RECIPROCIT\u00c0, SONO CONCEPITE DA CHI LE IMPONE, E PERCEPITE DA CHI LE SUBISCE, COME PRIVE DI ALTERNATIVA. Non \u00e8 in gioco solo la paura della ritorsione, ma anche quella, pi\u00f9 insostenibile, di perdere il proprio posto nel mondo\u00bb (di Sarantis Thanopulos, Angelo Mastandrea )<\/p>\n<p>Angelo Mastrandrea: \u00abCaro Sarantis, prendo spunto da una tua recente rubrica, dove citi la condizione delle cucitrici di scarpe per la grandi marche per raccontarti una cosa che non mi era mai accaduta. Denunciando il lavoro domestico al nero in un paesino del sud Italia, \u00e8 accaduto che mi sono trovato contro non solo i padroncini subappaltatori ma le stesse lavoratrici pagate 50 centesimi al paio e in fin dei conti l\u2019intera opinione pubblica locale. Mi \u00e8 sembrata la reazione di una comunit\u00e0 impaurita e ripiegata su se stessa, assuefatta a un sistema che non si pensa possa cambiare. Mi viene in mente Rocco Scotellaro e il suo racconto della \u201czona grigia del risveglio contadino\u201d nel Sud del dopoguerra, quel \u201cqualunquismo povero fatto di impulsi e reazione non organizzati\u201d. Oggi mi pare che il neoliberismo stia riuscendo a fare quello che neppure al fascismo era riuscito completamente: far credere agli sfruttati che sono sulla stessa barca degli sfruttatori. Nemmeno a dirlo, alle elezioni europee di maggio la Lega \u00e8 risultata il primo partito. Tu cosa ne pensi?\u00bb<\/p>\n<p>Sarantis Thanopulos: \u00abCaro Angelo, la cosa \u00e8 sconcertante, ma non incomprensibile. Queste donne sono abusate, ma quando le vittime dell\u2019abuso non hanno la possibilit\u00e0 di opporsi, sono inermi perch\u00e9 il coltello ce l\u2019ha dalla parte del manico chi abusa di loro, si identificano con lui (aggressore, invasore, sfruttatore). Attaccano inconsciamente la parte desiderante di s\u00e9 perch\u00e9 la vivono come fragile e la disprezzano per la sua debolezza. Si difendono dal loro desiderio, reprimendolo, e si sentono, in un modo alienante, al sicuro. Gioca in tutto questo un ruolo importante l\u2019inerzia: l\u2019assoggettamento al bisogno, l\u2019inseguimento della liberazione dalle tensioni e della stabilit\u00e0 che ferma il movimento della vita. Lavorare tutto il giorno, come pedine spersonalizzate di una catena di produzione ripetitiva, crea anestesia. Con gli sfruttatori si stabilisce un\u2019uniformit\u00e0 psicologica: l\u2019eccesso di venalit\u00e0, materialit\u00e0 di questi ultimi, inerzia ugualmente la psiche. Denunciare lo sfruttamento in presenza di un\u2019impotenza del desiderio pu\u00f2 inimicarti le vittime. Tuttavia, \u00e8 il primo passo per rompere il loro assoggettamento\u00bb.<\/p>\n<p>Angelo Mastrandrea: \u00abCredo che giochi un ruolo fondamentale anche la paura. Una lavoratrice che cuciva borse per 10 euro al giorno, quando le ho chiesto perch\u00e9 non denunciava, ha risposto cos\u00ec: \u201cSai com\u2019\u00e8, da noi se si viene a sapere che diciamo queste cose poi nessuno ci chiama a lavoro. Capisci? Per questo non posso dire niente\u201d. Mi pare che quel \u201cse si viene a sapere\u201d indichi un sistema di controllo invisibile ma ramificato, che protegge lo sfruttatore. La sanzione per chi parla \u00e8 l\u2019isolamento nella comunit\u00e0. Il regista Andrea D\u2019Ambrosio mi ha detto che, quando doveva girare \u201cDue euro l\u2019ora\u201d, ispirato alla morte di due lavoratrici al nero (una minorenne) nel rogo di un materassificio clandestino nel salernitano, \u00e8 stato costretto a spostare il set a causa dell\u2019omert\u00e0 diffusa\u00bb.<\/p>\n<p>Sarantis Thanopulos: \u00abLa paura \u00e8, in effetti, fondamentale. Le relazioni di sfruttamento sono relazioni di dipendenza. Fondate sull\u2019assenza di reciprocit\u00e0, sono concepite da chi le impone, e percepite da chi le subisce, come prive di alternativa. Non \u00e8 in gioco solo la paura della ritorsione, ma anche quella, pi\u00f9 insostenibile, di perdere il proprio posto nel mondo. Un mondo visto dalla prospettiva dello sfruttatore, costruito sul diritto disumanizzante del pi\u00f9 forte (del pi\u00f9 avulso dal desiderio), che rende le comunit\u00e0 soggiogate omertose. La denuncia, amica della vita, che squarcia il velo dell\u2019omert\u00e0, pu\u00f2 andare incontro a diffidenza e ostilit\u00e0, ma serve a incrinare il senso di \u201cnormalit\u00e0\u201d creato dalla psicologia della soggezione\u00bb.<\/p>\n<p>5 &#8211; E&#8217; UN PATTO D&#8217;ARMISTIZIO. SE FALLISCE LA VITTORIA DELLA LEGA \u00c8 SOLO RINVIATA, ARTICOLO DI ALFIERO GRANDI SABATO 7 SETTEMBRE 2019. UN SOSPIRO DI SOLLIEVO. LA FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO CONTE ALLONTANA LA MINACCIA DI UNA VITTORIA ELETTORALE DI QUESTA DESTRA BECERA, REAZIONARIA, SANFEDISTA COAGULATA DALLA LEGA, CHE SUBISCE UNA BATTUTA D&#8217;ARRESTO PER L&#8217;AZZARDO FALLITO DI SALVINI.<\/p>\n<p>Evitare di favorire l&#8217;avversario \u00e8 importante anche per chi \u00e8 perplesso sulla soluzione di governo, nella consapevolezza che ci sono opportunit\u00e0 che debbono essere colte, ma non \u00e8 scontato che questa soluzione si trasformer\u00e0 da successo tattico in una svolta. Del resto la peggiore destra in Italia \u00e8 connessa ad un processo internazionale, variegato e contraddittorio, conseguenza di una globalizzazione subita, senza regole che sta generando reazioni estreme.<br \/>\nLa composizione del governo non desta entusiasmi, qualche Ministro \u00e8 ragione di critica non senza motivo, qualche altro desta perplessit\u00e0.<br \/>\nIl programma contiene impegni positivi, condivisibili ma come la composizione del governo non desta entusiasmi perch\u00e8 sono spunti nuovi a volte nascosti. Del resto la polemica aizzata dopo il 4 marzo 2018 tra i protagonisti non pu\u00f2 sparire di colpo, senza nascondere che il rifiuto imposto da Renzi al Pd verso il M5S ha fatto perdere 14 mesi e lasciato macerie che l&#8217;aperturas attuale pu\u00f2 nascondere.<\/p>\n<p>Gli impegni importanti e nuovi sono all&#8217;interno di capitoli che contengono contrappesi e le rachidi fondamentali della futura azione di governo sono troppo pallide.<\/p>\n<p>Qualunque sia il giudizio sugli esiti dei governi di centro sinistra del passato non si pu\u00f2 negare che alcuni connotati erano nitidi, ora sono mescolati, quasi celati. Sembra pi\u00f9 un armistizio che un programma. Forse non era possibile scrivere di pi\u00f9, comunque \u00e8 difficile suscitare entusiasmi e in ogni caso mai come ora la coalizione vince o perde nell&#8217;insieme. Se il governo avesse la presunzione di racchiudere in s\u00e9 le soluzioni commetterebbe un errore tragico, se vuole riuscire deve aprirsi alla societ\u00e0.<\/p>\n<p>QUALCHE ESEMPIO.<br \/>\nE&#8217; evidente l&#8217;impegno a cercare di uscire dalla stagnazione. I singoli propositi possono essere utili, ma a monte c&#8217;\u00e8 un problema politico non risolto. L&#8217;Italia \u00e8 entrata in difficolt\u00e0 nel settore cardine delle esportazioni &#8211; causa Trump ed altro &#8211; su cui aveva puntato per uscire dalla crisi. Occorre una novit\u00e0 politica prima che di tecnica di governo. La novit\u00e0 \u00e8 ridare peso ed importanza ai sindacati e agli altri soggetti sociali, finora pressoch\u00e9 ignorati, ridotti a lobbies, rendendoli coprotagonisti delle scelte di fondo da compiere. Questo obbligherebbe il governo a definire obiettivi, a discuterli, a cercare intese su cui fare confluire impegni convergenti dei soggetti sociali, altrimenti i singoli interventi sono slegati tra loro. Il governo e il parlamento hanno sempre la possibilit\u00e0 di decidere in ultima istanza, ma oggi serve un impegno corale straordinario che faccia uscire i singoli dal proprio particolare, terreno che favorisce la destra peggiore.<\/p>\n<p>EUROPA. La crisi di Johnson \u00e8 il fallimento di un estremismo autoreferenziale, con una forzatura che ricorda Salvini, e questo offre all&#8217;Europa la possibilit\u00e0 di contrattaccare per tentare di evitare non solo il no deal ma forse un ripensamento della Brexit. Rilanciare un&#8217;idea di Europa diversa da quella conosciuta, egemonizzata dall&#8217;austerit\u00e0, \u00e8 indispensabile perch\u00e8 non si affronta uno scontro tra visioni del futuro senza una visione lunga. L&#8217;Italia ora ha un netto indirizzo europeista, ma non basta, occorre che si proponga protagonista di una linea di riforma della Ue non solo per avere pi\u00f9 spazio per il nostro bilancio pubblico ma per mettere in comune gli investimenti decisivi per il futuro: ambiente, lavoro, innovazione, salute, capitolo ignorato nella discussione nei trattati con altre aree del mondo.<\/p>\n<p>SAREBBE UN MODO NUOVO DI PORRE LO SCORPORO DEGLI INVESTIMENTI DAL DEFICIT PUBBLICO.<br \/>\nSu migranti e accoglienza, integrazione vedremo in concreto, ma \u00e8 certo che occorre esporre una linea alternativa a quella di Salvini che ha creato il dramma nell&#8217;accoglienza dei migranti. La Lega alzer\u00e0 i toni, pazienza, la sottolineatura della diversit\u00e0 di questo governo conviene a tutti, inutile illudersi. Sul fisco va bene la sepoltura della flat tax e la riscoperta della progressivit\u00e0, un rilancio della lotta all&#8217;evasione, ma una premessa per escludere qualunque tipo di nuovo condono sarebbe stata importante. Una cabina di regia per la lotta all&#8217;evasione e all&#8217;elusione potrebbe aiutare ad ottenere risultati migliori.<\/p>\n<p>SULL&#8217;AUTONOMIA DIFFERENZIATA delle regioni le posizioni sono ambigue. Il pericolo di rompere l&#8217;unit\u00e0 nazionale \u00e8 troppo serio, l&#8217;abbandono del Sud inaccettabile. Non basta evitare slittamenti ulteriori ma occorre rovesciare la tendenza ad un crescente divario.<\/p>\n<p>Sulla diminuzione dei parlamentari va bene il legame con una legge elettorale proporzionale, che rovesci la stupidit\u00e0 del rosatellum. Resta il fatto che la riduzione dei parlamentari provocher\u00e0 il raddoppio di fatto della soglia di accesso al parlamento, insieme ad una insufficiente rappresentanza territoriale. Meglio una camera sola ma rappresentativa del paese.<\/p>\n<p>Se fallisce questo governo la vittoria della Lega potrebbe essere solo rimandata. Per evitare questo disastro occorre che acquisti forza e coraggio nelle scelte, ma per questo obiettivo occorre che entrino in campo i cittadini, diventando protagonisti di questa fase politica. Entrando in campo pretenderanno novit\u00e0 politiche, respingeranno le derive, altrimenti sar\u00e0 dura. Il governo dovrebbe comprendere che da solo non andr\u00e0 lontano. La soluzione della crisi \u00e8 avvenuta attraverso senza coinvolgere i cittadini.<\/p>\n<p>Ora occorre cambiare registro, senza attendere le chiamate dal governo, se ci saranno. La partecipazione democratica \u00e8 decisiva. Se qualcuno pensa di ridurre le scelte ad un fatto interno al governo sta scrivendo, consapevole o meno, la fine di questa esperienza e una crisi della democrazia che abbiamo conosciuto dalla Liberazione ad oggi e l&#8217;attuazione della Costituzione ne \u00e8 l&#8217;architrave. Alfiero Grandi<\/p>\n<p>6 &#8211; I SETTE PECCATI CAPITALI DEL GIORNALISMO. IL CAMBIAMENTO CLIMATICO NON PU\u00d2 RIENTRARE NELLE TRADIZIONALI CATEGORIE POLITICHE. MAIL GIORNALISMO CONTINUA A CADERE NELLA TRAPPOLA. I MEZZI D\u2019INFORMAZIONE NON CI IMPONGONO COSA DIRE, MA SONO LORO A DECIDERE DI COSA PARLIAMO E A COSA PENSIAMO.<br \/>\nLE CRISI NON VENGONO MAI SOLE.<\/p>\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni la comunit\u00e0 internazionale sarebbe stata perfettamente in grado di risolvere la questione del riscaldamento globale. Almeno questa era l\u2019impressione alla conferenza mondiale sul clima che si svolse a Toronto nel 1988. Scienziati e politici erano d\u2019accordo sul fatto che le temperature stavano aumentando e che la causa erano le attivit\u00e0 umane. Ed erano d\u2019accordo sul fatto che bisognava agire quanto prima. Nella dichiarazione conclusiva esprimevano con estrema chiarezza \u201cla necessit\u00e0 di decisioni politiche immediate\u201d per limitare le emissioni di anidride carbonica. Ma, come sappiamo non \u00e8 successo niente di simile, anzi: le emissioni hanno continuato ad aumentare.<br \/>\nQuesto fallimento politico \u00e8 stato accompagnato dal fallimento dei mezzi d\u2019informazione. Se la politica non ha reagito alla crisi climatica, non lo hanno fatto neanche i giornali, le radio e le televisioni. Dopo la conferenza di Toronto i mezzi d\u2019informazione non sono stati in grado di raccontare correttamente il riscaldamento globale e di spiegare le possibili misure per affrontarlo, n\u00e9 di esigere che la politica le mettesse in atto. La crisi climatica ha origini oggettive, ma ha potuto diventare cos\u00ec grave solo perch\u00e9 \u00e8 andata di pari passo con una crisi dell\u2019informazione che oggi, con le notizie false e le campagne di disinformazione su internet, ha raggiunto un nuovo apice.<br \/>\nPer crisi dell\u2019informazione intendiamo il peggioramento delle condizioni in cui si articola il discorso pubblico. \u00c8 un processo che ha molte cause: per citarne solo alcune, la deregolamentazione del mercato globale dei mezzi d\u2019informazione negli anni ottanta e novanta, il trionfo delle tv private e &#8211; per quanto riguarda gli Stati Uniti &#8211; delle radio conservatrici, la crescente pressione degli indici d\u2019ascolto, la crisi della carta stampata dovuta alla diffusione di internet e l\u2019aumento della disinformazione, spesso ma non sempre proveniente dalla Russia. Per capire la crisi climatica bisogna analizzare questa crisi della comunicazione.<br \/>\nMa il fallimento dei mezzi d\u2019informazione va oltre le cause strutturali. \u00c8 possibile individuare sette \u201cpeccati capitali\u201d del giornalismo, che hanno contribuito a creare una situazione in cui le argomentazioni ragionevoli e i dati scientifici sono praticamente ignorati, non riescono a imporsi e a esercitare una pressione sulla politica.<br \/>\nA questi sette peccati capitali si possono ricondurre tutti i pi\u00f9 gravi difetti dei servizi giornalistici sul cambiamento climatico. L\u2019aspetto peggiore \u00e8 che quando il giornalismo affronta la crisi climatica, si perde in singole questioni senza collegarle alle altre. Quando si affronta la questione energetica, per esempio, non \u00e8 in gioco solo qualche posto di lavoro in pi\u00f9 o in meno, ma il tipo di sistema politico in cui vogliamo vivere in futuro. Bisogna dimostrare che la crisi climatica \u00e8 stretta- mente legata alla crisi della democrazia, che democrazia e clima sono entrambi minacciati. Una cosa \u00e8 certa: chi continua ad abbandonarsi ai sette peccati capitali del giornalismo contribuisce ad accelerare una catastrofe che danneggia la convivenza umana e la natura come nessun\u2019al- tra. E se pensa di potersela cavare dicendo che non poteva sapere a che livelli fosse arrivato il riscaldamento globale e a quale catastrofe avrebbe condotto, sappia che, alla luce delle conoscenze scientifiche e degli allarmi lanciati da tempo, questa non \u00e8 pi\u00f9 una giustificazione valida, anzi: \u00e8 parte integrante del primo peccato mortale.<\/p>\n<p>PRIMO: PROMUOVERE I DIBATTITI SBAGLIATI<br \/>\nTra i climatologi c\u2019\u00e8 sempre stato un consenso maggiore di quello che i mezzi d\u2019informazione vogliono vedere. Certo, il compito dei giornalisti non \u00e8 annuire ogni volta che uno scienziato sostiene di aver fatto una scoperta. Un giornalismo critico e scettico, che fa le pulci a ogni teoria mettendola a confronto con punti di vista diversi, \u00e8 alla base della democrazia. Nel caso del cambiamento climatico, per\u00f2, si \u00e8 andati ben oltre: anche quando il consenso scientifico sul nesso tra l\u2019emissione di anidride carbonica e il riscaldamento globale si era ormai affermato da anni, molti mezzi d\u2019informazione hanno continuato a trasmettere l\u2019impressione che il tema fosse ancora discusso dal punto di vista scientifico, che le incertezze fossero ancora molte, che ancora scarseggiassero conoscenze precise.<br \/>\nLa storica della scienza Naomi Oreskes ha documentato la discrepanza tra la ricerca scientifica e quello che riferivano i mezzi d\u2019informazione, analizzandogli articoli usciti sulla stampa specializzata tra il 1993 e il 2003: su 928 articoli che contenevano le parole \u201ccambiamento climatico globale\u201d, Oreskes non ne ha trovato neanche uno che smentisse la tesi secondo cui il riscaldamento \u00e8 causato dall\u2019attivit\u00e0 umana. Analizzando giornali e tv, invece, questa posizione si riscontra in un risultato su due. Uno dei motivi \u00e8 che il giornalismo pensa di avere il dovere dell\u2019equidistanza, e quindi d\u00e0 la parola anche alla controparte. Ma il risultato \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0 statistica. In Germania, per esempio, il 97 per cento degli scienziati \u00e8 convinto che l\u2019umanit\u00e0 abbia un ruolo nel riscaldamento globale. Ma nell\u2019unico dibattito che la tv tedesca ha dedicato al cambiamento climatico nel 2017, in studio c\u2019erano un climatologo e uno scettico del cambiamento climatico. Se gli autori avessero voluto essere davvero equilibrati, insieme allo scettico avrebbero dovuto invitare 32 o 33 so stenitori della responsabilit\u00e0 umana, oppure organizzare decine di dibattiti senza neanche un negazionista.<br \/>\nMa l\u2019eccessiva visibilit\u00e0 offerta a posizioni scientificamente marginali \u00e8 dovuta anche a un altro fattore, probabilmente pi\u00f9 importante, legato al modo in cui i mezzi d\u2019informazione funzionano. Nel mondo del giornalismo \u00e8 un luogo comune che l\u2019effetto \u00e8 pi\u00f9 importante delle condizioni che lo determinano, che il singolo emoziona pi\u00f9 del gruppo, che il conflitto \u00e8 pi\u00f9 interessante del consenso e che un fatto non \u00e8 degno di essere raccontato se si limita a spiegare qualcosa senza costituire una novit\u00e0 o accendere una discussione. Non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi se i mezzi d\u2019informazione riprendono con entusiasmo ogni nuova spiegazione fantasiosa del cambiamento climatico e ogni obiezione degli scettici, per quanto infondata sia. E non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi se il dibattito va avanti fino alla nausea.<br \/>\n\u00c8 solo negli ultimi due o tre anni che i mezzi d\u2019informazione pi\u00f9 autorevoli hanno cominciato a fare il loro dovere. Nel 2018 la Bbc ha ammesso i suoi errori e ha diffuso delle linee guida interne su come parlare del cambiamento climatico, mettendo in guardia da questa erronea equidistanza: \u201cEssere imparziali non significa dare spazio a chi nega il cambiamento climatico, allo stesso modo in cui non si pu\u00f2 negare che sabato scorso il Manchester United ha vinto 2 a o\u201d.<br \/>\nOggi la negazione del cambiamento climatico si ritrova confinata negli angoli pi\u00f9 bui dei social network e dei canali stranieri di propaganda come RT e Sputnik. Ma non c\u2019\u00e8 da stare tranquilli, visto che il peccato capitale del finto dibattito continua a infestare il giornalismo, anche se in un\u2019altra forma. Invece di concentrarsi sull\u2019esistenza del cambiamento climatico e sull\u2019eventuale responsabilit\u00e0 degli esseri umani, oggi si discute di questioni come questa: le automobili elettriche servono davvero a limitare le emissioni? Anche questi sono temi su cui c\u2019\u00e8 un consenso scientifico che i mezzi d\u2019informazione ignorano, perch\u00e9 preferiscono le discussioni accese e forse anche perch\u00e9 spesso non vogliono mettere in dubbio il modello di business dell\u2019industria dei combustibili fossili. La comunit\u00e0 scientifica \u00e8 convinta che i veicoli elettrici possano dare un importante contributo alla lotta contro il riscaldamento globale, a patto che siano prodotti e alimentati con energia proveniente da fonti rinnovabili. Chiaramente gli effetti positivi dell\u2019auto<br \/>\nelettrica svaniscono se l\u2019energia viene ricavata dal carbone 0 dal petrolio. Questa ovviet\u00e0 sarebbe la grande scoperta degli scettici! Ripetendo questo argomento fasullo contro le auto elettriche, magari anche citando qualche ricerca, si d\u00e0 l\u2019impressione che la mobilit\u00e0 elettrica sia ancora un tema controverso e dibattuto nella comunit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p>SECONDO: RELEGARE LA CRISI CLIMATICA TRA LE SCIENZE NATURALI<br \/>\nIl secondo peccato mortale del giornalismo \u00e8 relegare la questione del cambiamento climatico nell\u2019angolo delle scienze naturali. I rapporti che contengono previsioni scientifiche sempre pi\u00f9 precise sono moltissimi. I calcoli su quanto e con quale velocit\u00e0 aumentano le temperature e il livello dei mari sono aggiornati e pubblicati ; di continuo. Tutto questo culmina nel clamore che accompagna le conferenze mondiali sul clima: i climatologi lanciano i loro appelli preoccupati, mentre i politici, con la loro sola presenza, trasmettono al pubblico la sensazione che qualcuno si stia occupando seriamente del problema, indipendentemente dal giudizio degli scienziati sul successo dell\u2019evento. Come ha mostrato uno studio del sociologo Michael Br\u00f9ggemann gli esperti, con l\u2019eccezione della conferenza di Parigi del 2015, hanno sempre considerato questi eventi dei fallimenti catastrofici.<br \/>\nPer intendersi, parlare dei risultati scientifici \u00e8 importantissimo, ma \u00e8 una condizione necessaria e non sufficiente per costruire un discorso razionale sul clima. Oltre agli aspetti scientifici della crisi climatica, il giornalismo dovrebbe evidenziare anche le implicazioni sociali, culturali, geostrategiche, economiche, storiche, psicologiche e comunicative; finora, per\u00f2, questi aspetti sono stati trascurati. La questione del riscaldamento globale sembra essere di esclusiva pertinenza della scienza, e sono pochi i giornalisti di altri settori che hanno il coraggio di avventurarsi in questo campo minato. Il risultato \u00e8 che l\u2019argomento viene proposto sempre nello stesso identico modo, e il giornalismo climatico risulta sempre pi\u00f9 scialbo.<br \/>\nIl cambiamento climatico non \u00e8 un argomento riservato agli esperti. Prendendo in prestito un concetto del sociologo Marcel Mauss, lo si potrebbe definire un \u201cfatto sociale totale\u201d, che ha implicazioni per tutti gli aspetti della nostra vita sociale. Ci sono cosi tante cose da dire, scrivere e filmare sulla crisi climatica. Qual \u00e8 la sua storia intellettuale? Quali sono le sue conseguenze per l\u2019arte e la letteratura? Quale modello di istruzione serve per affrontarlo? Cosa succeder\u00e0 ai paesi esportatori di petrolio, che sono sempre pi\u00f9 a disagio? La Russia, per esempio, trarr\u00e0 vantaggio dal cambiamento climatico, ma con la svolta energetica perder\u00e0 gran parte delle sue entrate in valuta estera. L\u2019occidente dovr\u00e0 aiutarla a livello finanziario? E come? Se a partire dal 2050 non si potr\u00e0 pi\u00f9 emettere anidride carbonica, come stabilito dall\u2019accordo di Parigi, quali saranno le conseguenze per il Medio Oriente ? Qual \u00e8 il vero costo della svolta energetica rispetto a quello dell\u2019energia fossile, che riceve molte pi\u00f9 sovvenzioni di quella rinnovabile e di cui bisognerebbe contabilizzare anche i costi ambientali?<br \/>\n\u00c8 molto raro sentir parlare di questi temi. La crisi climatica \u00e8 la sfida pi\u00f9 grande che l\u2019umanit\u00e0 abbia mai dovuto affrontare, ma per i mezzi d\u2019informazione \u00e8 un tema di secondaria importanza, di cui si occupa solo una manciata di giornalisti esperti di scienze naturali.<\/p>\n<p>TERZO: RITENERE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO UN TEMA DEI VERDI<br \/>\nDato che \u00e8 un \u201cfatto totale\u201d, il cambiamento climatico non pu\u00f2 rientrare nelle tradizionali categorie politiche. Eppure il giornalismo continua a cadere in questa trappola, accostandolo alla \u201csinistra\u201d o ai verdi. \u00c8 come dire che la democrazia \u00e8 una cosa di sinistra perch\u00e9 nell\u2019ottocento \u00e8 stata sostenuta soprattutto dai partiti progressisti, mentre la destra propendeva per la monarchia. Oggi per\u00f2 molti politici schierati per la difesa del clima sono conservatori, come il repubblicano statunitense George Shultz.<br \/>\nOgni partito pu\u00f2 trovare un motivo per lottare contro il cambiamento climatico: i conservatori la salvaguardia del creato, i liberali il concetto di libert\u00e0 responsabile, i socialisti l\u2019organizzazione razionale del rapporto tra societ\u00e0 e natura e i verdi l\u2019idea che il mondo appartiene alle generazioni future. Anche l\u2019estrema destra avrebbe i suoi motivi per sostenere le energie rinnovabili: \u00e8 difficile spiegare ai nazionalisti perch\u00e9 il funzionamento di un paese dipende dall\u2019importazione di fonti di energia straniere come il petrolio dei \u201cterroristi\u201d mediorientali o della Russia degli oligarchi.<br \/>\nPer i liberali i motivi per tutelare il clima sono ancora pi\u00f9 evidenti. Cosa pu\u00f2 esserci di pi\u00f9 liberale dell\u2019idea di agire oggi, prima di essere costretti a farlo da una catastrofe? Perch\u00e9 i liberali continuano a difendere le fonti fossili, che ricevono enormi sovvenzioni pubbliche, mentre in molti paesi l\u2019energia eolica e quella solare sono gi\u00e0 in grado di produrre elettricit\u00e0 a costi ben pi\u00f9 contenuti? I princ\u00ecpi del libero mercato e dell\u2019innovazione avrebbero dovuto gi\u00e0 da tempo spingerli a sostenere le energie rinnovabili.<br \/>\nLa lotta contro il cambiamento climatico va oltre le categorie politiche di destra e sinistra. La svolta energetica \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 per tutti i partiti: ognuno potrebbe inserirla nel proprio programma, modernista, nazionalista, solidale, anticapitalista o conservatore che sia. Il grande errore dei mezzi d\u2019informazione \u00e8 non vedere questi nessi. O meglio, averli persi di vista: negli anni ottanta, quando si cominci\u00f2 a J parlare del rischio di una catastrofe climatica, tra i politici e sui mezzi d\u2019informazione c\u2019era un ampio consenso sulla necessit\u00e0 di agire subito, perfino negli Stati Uniti. Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) fu istituito con il sostegno del presidente statunitense conservatore Ronald Reagan. Oggi invece molti repubblicani considerano il loro nemico numero uno.<br \/>\nL\u2019industria dei combustibili fossili ha avuto un ruolo fondamentale nella politicizzazione del dibattito, soprattutto negli anni novanta e duemila. La propaganda \u00e8 ben documentata, ma i mezzi d\u2019informazione hanno fatto del loro meglio per contribuire a questa polarizzazione. La logica della rappresentazione proporzionale continua a determinare lo spazio riservato al cambiamento climatico, quando invece i mezzi d\u2019informazione dovrebbero evidenziare i casi in cui i partiti non riescono a cogliere il punto. Ma se la politica ambientale \u00e8 considerata solo un tema dei verdi, non pu\u00f2 ricevere troppa attenzione, perch\u00e9 significherebbe favorire i verdi. Le conseguenze sono fatali.<\/p>\n<p>QUARTO: SUGGERIRE CHE RIDURRE LE EMISSIONI COMPORTI DEI SACRIFICI<br \/>\nPer i mezzi d\u2019informazione lottare contro il cambiamento climatico significa rinunciare ad abitudini e comodit\u00e0 a cui siamo affezionati. La decarbonizzazione ci coster\u00e0 cara, ci dicono di continuo. Non \u00e8 il cambiamento climatico e tutto ci\u00f2 di cui ci priver\u00e0 che ci spaventa, ma quello che potremmo perdere nel tentativo di combatterlo.<br \/>\nSpesso questa distorsione dei fatti \u00e8 dovuta alla tendenza a individualizzare il problema. Non solo si presume che debba essere il singolo individuo a farsi carico della tutela del clima &#8211; usando meno la macchina, mangiando meno carne, prendendo meno spesso l\u2019aereo e pagando bollette pi\u00f9 care &#8211; si ritiene anche che il singolo dev\u2019essere in prima linea nella lotta al cambiamento climatico. Gli argomenti a favore delle privatizzazioni degli anni ottanta e novanta, basati sull\u2019idea che ciascuno \u00e8 artefice del proprio destino e che la societ\u00e0 non esiste, vengono trasferiti sul piano del clima, presentato come problema che si pu\u00f2 risolvere solo se ciascuno si sforza di fare la sua parte. Si leggono innumerevoli reportage, articoli d\u2019opinione e storie personali sugli sforzi che ciascuno dovrebbe fare per limitare anche solo un pochino le emissioni di anidride carbonica. Questi sacrifici sono celebrati come prove di un impegno eroico contro il cambiamento climatico. I giornalisti che continuano ad attribuire le responsabilit\u00e0 al singolo raccontando la tutela ambientale come storia di rinunce sono al servizio dell\u2019industria stria fossile o sono degli utili idioti. Bisogna ribaltare la prospettiva: non \u00e8 il singolo che deve fare qualcosa, ma la politica, la collettivit\u00e0. Bisogna creare strutture e condizioni grazie alle quali ridurre le emissioni diventi automatico e vantaggioso. Con le tasse sull\u2019anidride carbonica e il trasferimento delle sovvenzioni da carbone, gas e petrolio alle energie rinnovabili, promuovere uno stile di vita a basse emissioni sarebbe facile. Questa possibilit\u00e0 non dipende dal miglioramento delle prestazioni degli impianti eolici e solari, esiste gi\u00e0 da pi\u00f9 di vent\u2019anni. Nel 1995 il rapporto Fattore quattro del Club di Roma sosteneva che si poteva produrre il doppio della ricchezza usando la met\u00e0 delle risorse naturali.<br \/>\nI mezzi d\u2019informazione avrebbero potuto spiegare che la tutela del clima e la svolta energetica avrebbero determinato una crescita generale dell\u2019economia e che ogni euro investito nella decarbonizzazione sarebbe stato ripagato con gli interessi. I calcoli erano stati fatti nel 2006 da Nicholas Stern, ex economista capo della Banca mondiale, ed erano stati confermati da molti altri studi. L\u2019unica cosa che ci far\u00e0 subire delle perdite a livello sociale e individuale \u00e8 rinunciare alla svolta energetica. Il risultato sarebbe meno ricchezza, meno posti di lavoro, meno stipendi, meno biodiversit\u00e0, meno salute, pi\u00f9 disuguaglianze e meno partecipazione politica, che con il predominio dell\u2019industria fossile e la pressione dell\u2019adattamento climatico sarebbe limitata man mano che i governi diventerebbero pi\u00f9 AUTORITARI e OLIGARCHICI.<\/p>\n<p>QUINTO: NASCONDERE LE RESPONSABILIT\u00c0<br \/>\nSiamo tutti ugualmente responsabili della catastrofe climatica: questo tipo di generalizzazione fa da contraltare alla strategia di individualizzazione il cui imperativo \u00e8 \u201csei tu che devi cambiare la tua vita!\u201d. Le due cose vanno di pari passo: se ciascuno \u00e8 colpevole, tutti devono fare qualcosa. L\u2019essere umano (notare il singolare collettivo) \u00e8 come Prometeo: gli piace giocare con il fuoco, \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Ed \u00e8 per questo che adesso il pianeta si sta riscaldando.<br \/>\nQuesta generalizzazione, che equivale a una nuova concezione di colpa collettiva, nasconde le responsabilit\u00e0 e le possibilit\u00e0 d\u2019intervento. Ci fa perdere di vista chi sono i responsabili del cambiamento climatico, chi ne trae vantaggio, chi annacqua le misure di tutela ambientale e impedisce che siano messe in pratica, e chi invece dall\u2019altra parte della barricata si batte per la tutela del clima e sviluppa le necessarie misure e strategie. Si perdono di vista anche i motivi per cui la maggior parte della societ\u00e0 guarda dall\u2019altra parte, finendo per coprire le spalle a chi accelera il cambiamento climatico per perseguire i propri interessi.<br \/>\nI politologi Patrizia Nanz e Manuel Rivera si sono occupati proprio di questo, e sono arrivati alla conclusione che il discorso sul clima e sulla sostenibilit\u00e0 \u201cevita in modo strutturale di individuare gli antagonisti politici e tende a delineare \u2018costellazioni di attori\u2019 incomplete\u201d: insomma, non indica in maniera esaustiva quali sono gli attori coinvolti. Ma la generalizzazione non frena solo l\u2019azione politica, rilevano Nanz e Rivera. Un\u2019altra conseguenza \u00e8 \u201cuna mancanza sostanziale di capacit\u00e0 narrativa\u201d. In parole povere, le generalizzazioni sul cambiamento climatico finiscono per annoiare.<br \/>\nAnche se quasi nessuno ci fa caso, questo \u00e8 comunque un peccato mortale, perch\u00e9 sono le persone che fanno la storia. Tutti quelli che hanno un ruolo nel cambiamento climatico (in questo caso \u00e8 corretto generalizzare: \u00e8 una categoria in cui rientriamo tutti, perch\u00e9 anche le omissioni sono azioni) e le loro motivazioni devo no essere rappresentati chiaramente. La responsabilit\u00e0 della crisi climatica va attribuita in massima parte alle grandi aziende petrolifere dei paesi sviluppati, come la Exxon, che \u00e8 consapevole dei rischi del cambiamento climatico fin dagli anni ottanta. Alla fine del decennio, quando la comunit\u00e0 internazionale sembrava intenzionata a contrastare il riscaldamento globale, l\u2019industria petrolifera mise in piedi una potente macchina di disinformazione e lobbying per difendere il proprio modello economico.<br \/>\nTra i principali colpevoli ci sono anche tutti quei politici &#8211; negli Stati Uniti soprattutto i repubblicani, in Europa molti esponenti dei partiti maggioritari tradizionali, inclusi quelli di sinistra e liberali &#8211; che, a causa dei loro rapporti con l\u2019industria fossile o con paesi esportatori di petrolio come la Russia, da trent\u2019anni impediscono o rallentano l\u2019affermazione di una nuova politica energetica. Una parte non trascurabile di responsabilit\u00e0 spetta ai giornalisti che hanno usato le generalizzazioni per evitare l\u2019argomento. Questo \u00e8 avvenuto pi\u00f9 spesso sui giornali conservatori, ma negli ultimi trent\u2019anni anche le testate liberali e progressiste hanno trascurato troppo spesso il cambiamento climatico.<\/p>\n<p>SESTO: PERDERSI NEI DETTAGLI<br \/>\nIl cambiamento climatico sembra un argomento tra tanti, come la salute, la letteratura, lo sport e la tecnologia. Dal punto di vista strutturale la descrizione dell\u2019ultimo uragano non \u00e8 molto diversa da quella di una partita di calcio. Viene annunciato il risultato (vittoria, pareggio o sconfitta o numero dei morti e dei dispersi e ammontare dei danni), se ne d\u00e0 una descrizione (un resoconto dello svolgimento della partita o della tempesta), e infine una valutazione (la tempesta \u00e8 legata al cambiamento climatico o \u00e8 un normale fenomeno atmosferico? La vittoria del Reai Madrid \u00e8 stata meritata o no?).<br \/>\nNelle notizie sportive viene riportata e illustrata una serie di risultati singoli che alla fine, per\u00f2, sono inseriti in una classifica e quindi contestualizzati: \u00e8 questo l\u2019elemento decisivo che fa si che lo spettatore mantenga la concentrazione. Nel giornalismo climatico invece non c\u2019\u00e8 nessuna classifica, restano solo i dettagli. Il quadro complessivo \u00e8 pi\u00f9 incerto e incompleto che in qualunque altro argomento.<br \/>\nIl motivo sta nella natura dell\u2019emergenza climatica. Usando un concetto del filosofo Timothy Morton si potrebbe definire un \u201ciperoggetto\u201d, cio\u00e8 un fenomeno molto vasto che si estende nello spazio e nel tempo. Di fronte a un fenomeno del genere, il giornalismo tradizionale si rivela completamente inadeguato. Il flusso di notizie sconnesse lascia al pubblico una sensazione di saturazione e stanchezza: ah questo cambiamento climatico, non ci si capisce pi\u00f9 nulla!<br \/>\nQuesto giornalismo superficiale \u00e8 sempre problematico, ma nel caso della crisi climatica mostra tutti i suoi limiti. \u00c8 necessario un nuovo tipo di giornalismo con un approccio pi\u00f9 organico, capace di dimostrare che praticamente tutti gli ambiti della vita sociale e politica sono toccati dal cambiamento climatico. Dovrebbe tracciare collegamenti tra i diversi campi del sapere e mostrarne i legami con la vita individuale e sociale. In questo modo diventerebbe superfluo parlare di \u201cgiornalismo climatico\u201d, perch\u00e9 sarebbe come parlare di \u201cgiornalismo democratico\u201d. La crisi climatica dovrebbe trovare riscontro negli articoli che parlano d\u2019altro, per esempio di immigrazione, estrema destra, pensioni, sistema sanitario e letteratura.<br \/>\nInoltre l\u2019emergenza climatica richiede un \u201cgiornalismo ben curato\u201d, come quello ipotizzato dallo scienziato della comunicazione Seth Abramson per i grandi temi complessi. Questo tipo di giornalismo dovrebbe utilizzare la miriade di notizie singole, che oggi sono prodotte globalmente a ciclo continuo e sono accessibili come mai prima d\u2019ora, per costruire collegamenti chiave che consentano di arrivare a una narrazione complessiva affidabile, basata su fonti attendibili e capace di spiegare in maniera logica come siamo arrivati al punto in cui siamo.<br \/>\nMettendo in relazione il cambiamento climatico con la pressione migratoria, il successo dell\u2019estrema destra e delle forze autoritarie negazioniste del cambiamento climatico, il condizionamento del discorso pubblico e della vita politica delle democrazie occidentali da parte dell\u2019industria fossile e la geopolitica aggressiva di molti stati petroliferi, si capir\u00e0 che in gioco c\u2019\u00e8 ben di pi\u00f9 che capire se in futuro andremo al lavoro con l\u2019auto elettrica. In gioco c\u2019\u00e8 il futuro della democrazia.<\/p>\n<p>SETTIMO: SVENDERE LA CRISI CLIMATICA<br \/>\n\u00c8 molto raro che il cambiamento climatico trovi spazio sulle prime pagine dei giornali o nelle trasmissioni in prima serata. I giornalisti non fanno certo a gara per occuparsene. Per fare carriera non c\u2019\u00e8 bisogno di aver mai scritto o detto una parola sull\u2019argomento. Per proporzioni e conseguenze, il cambiamento climatico \u00e8 la pi\u00f9 , grande notizia di sempre, eppure per i giornalisti non \u00e8 mai diventato un tema dominante, a differenza del terrorismo, dell\u2019islam e del populismo di destra. Spesso per giustificare questo fatto si tirano in ballo gli indici d\u2019ascolto e le vendite dei giornali: l\u2019emergenza climatica \u00e8 un tema di nicchia perch\u00e9 non interessa molto al pubblico. Ma \u00e8 una giustificazione falsa, perch\u00e9 sottovaluta l\u2019importanza l\u2019agenda setting, la scelta delle priorit\u00e0.<br \/>\nNeil Postman scriveva che i mezzi d\u2019informazione impongono tacitamente \u201cle loro particolari definizioni della realt\u00e0\u201d e citava Niklas Luhmann, secondo cui \u201cci\u00f2 che sappiamo della nostra societ\u00e0, e in generale del mondo in cui viviamo, lo sappiamo dai mezzi d\u2019informazione di massa\u201d. Non ci impongono cosa dire, ma sono loro a decidere di cosa parliamo e a cosa pensiamo. Se il cambiamento climatico non fosse stato considerato un tema di nicchia, anche l\u2019attenzione sarebbe stata diversa e l\u2019opinione pubblica avrebbe certamente sviluppato interesse per l\u2019argomento.<br \/>\nSe in futuro i mezzi d\u2019informazione eviteranno i sette peccati capitali, parlando pi\u00f9 spesso delle implicazioni della crisi climatica e dandogli maggior risalto, promuovendo i dibattiti giusti, illustrando la questione da tutti i punti di vista e in tutte le sue sfaccettature sociali e geopolitiche; se sapranno indurre i partiti a sfi- darsi su chi propone le migliori misure a difesa del clima, se mostreranno le opportunit\u00e0 offerte dalla svolta energetica, se daranno un nome ai malfattori, agli eroi e agli utili idioti e useranno le migliaia di informazioni disponibili per elaborare una narrazione che spieghi quello che sta succedendo qui e ora, il pubblico accorrer\u00e0 numeroso. Non solo. La societ\u00e0 intera esiger\u00e0 una nuova politica, capace di agire in modo determinante.<br \/>\n( da Internazionale di D. Pelletier e M. Probst )<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>1 &#8211; Linea Mattarella: \u00abIl patto di stabilit\u00e0 va riesaminato\u00bb 2 \u2013 la lista dei 42 sottosegretari del conte 2. 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