{"id":25769,"date":"2006-12-30T00:00:00","date_gmt":"2006-12-30T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25769"},"modified":"2019-06-20T15:29:13","modified_gmt":"2019-06-20T15:29:13","slug":"1396-il-discorso-di-prodi-al-senato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25769","title":{"rendered":"1396 Il discorso di Prodi al Senato"},"content":{"rendered":"<p>20060519 07:39:00 webmaster<\/p>\n<p>(Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri 18.5.2006)<\/p>\n<p>Un discorso di 61 cartelle per illustrare le linee programmatiche del nuovo governo, toccando diversi temi \u201ccaldi&quot; che hanno provocato interruzioni da parte dell&#8217;opposizione. Cos\u00ec l&#8217;esordio del presidente del Consiglio, Romano Prodi, nell&#8217;Aula di Palazzo Madama, il 18 maggio, per l&#8217;avvio del dibattito sulla fiducia al governo Prodi II. &quot;Siamo orgogliosi della nostra partecipazione alle missioni di pace&quot;, ma &quot;non abbiamo condiviso la guerra in Iraq&quot;, che \u00e8 &quot;stata un grave errore&quot; e &quot;non ha risolto, anzi ha complicato, il problema della sicurezza&quot;, ha detto tra l&#8217;altro Prodi. Quanto al programma, esso verr\u00e0 realizzato e &quot;lo faremo cercando di coinvolgere anche chi non ci ha dato il suo consenso, non certo con l&#8217;intento di punire chi l&#8217;ha negato. Non ci sono nemici n\u00e9 in quest&#8217;aula n\u00e9 fuori. Ci sono solo qui e fuori &#8211; ha aggiunto il premier &#8211; gli italiani che amano l&#8217;Italia come noi, ma che legittimamente coltivano priorit\u00e0 e auspicano scelte diverse dalle nostre&quot;.<\/p>\n<p>In tema di conti pubblici Prodi ha poi spiegato che &quot;la correzione \u00e8 indispensabile per assolvere ai nostri impegni europei&quot;, per &quot;stroncare al pi\u00f9 presto incipienti segni di sfiducia dei mercati internazionali&quot;, ma &quot;non vi \u00e8 pi\u00f9 spazio per correzioni affidate a manovre straordinarie. Non vi sono possibili miracoli di ingegneria finanziaria&quot;. Sul fronte della giustizia, &quot;noi vogliamo ridare serenit\u00e0 ai giudici italiani &#8211; ha sottolineato il presidente del Consiglio &#8211; vogliamo che essi possano operare con imparzialit\u00e0 e professionalit\u00e0, circondati dal rispetto e sempre tutelati nella loro indipendenza&quot;. &quot;Chiederemo tempi pi\u00f9 rapidi, processi pi\u00f9 veloci&quot; e &quot;il governo intende proporre al Parlamento di studiare un provvedimento diretto ad alleggerire l&#8217;attuale insostenibile situazione delle carceri&quot;.<br \/>\nSul tema dei conflitti di interesse Prodi ha detto di ritenere &quot;essenziale che si ponga mano a una normativa che li disciplini in linea con quanto esiste nelle altre democrazie avanzate, una normativa scevra da intenti punitivi ma ben pi\u00f9 rigorosa di quella in vigore&quot;, mentre per quanto riguarda la vigilanza sul pluralismo dell&#8217;informazione, secondo Prodi sono possibili due scelte: \u201co attribuire questa responsabilit\u00e0 all&#8217;Antitrust, considerando che anche il pluralismo dell&#8217;informazione possa essere tutelato con i normali strumenti attraverso i quali si garantiscono la libera concorrenza e l&#8217;apertura dei mercati, oppure istituire un&#8217;autorit\u00e0 ad hoc, in considerazione della natura particolare di quel bene pubblico che \u00e8 rappresentato da una libera informazione. Su questo il Governo maturer\u00e0 la sua scelta e si confronter\u00e0 con il Parlamento.&quot; Infine il presidente del Consiglio ha sottolineato la necessit\u00e0 di &quot;rivedere la politica delle quote per un&#8217;immigrazione di qualit\u00e0 che accolga senza creare clandestinit\u00e0&quot;. (18 maggio 2006)<br \/>\n Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Senato della Repubblica 18.5.2006<br \/>\nSignor Presidente del Senato, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, l&#8217;inizio del cammino del Governo, che oggi si presenta a voi per chiedere la fiducia, ha coinciso con il termine di un settennato presidenziale e l&#8217;elezione di un nuovo Presidente della Repubblica.<\/p>\n<p>Sono certo di interpretare i vostri sentimenti e quelli di tutti gli italiani, se avverto innanzitutto il bisogno di rivolgere un pensiero di gratitudine al Presidente Ciampi per il modo esemplare con cui ha interpretato il suo ruolo di garante di tutti, per la sensibilit\u00e0 e misura con cui in ogni circostanza ha saputo farsi interprete del comune sentire degli italiani, per la passione con cui ha alimentato il sentimento dell&#8217;unit\u00e0 nazionale, per la forza con cui in ogni occasione ci ha ricordato come l&#8217;Italia sia parte viva dell&#8217;Unione Europea. Grazie Presidente Ciampi: le italiane e gli italiani le sono e le saranno sempre grati con affetto.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, voglio rivolgere un saluto deferente ed un caldo augurio al nuovo presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Al momento della sua elezione, tutti, anche chi non ha ritenuto di votarlo, hanno sentito il dovere e il piacere di testimoniargli la stima e il rispetto che ha saputo meritare lungo un percorso personale e politico sempre ispirato ad autonomia di giudizio, grande equilibrio, attaccamento alle istituzioni repubblicane, passione e fiducia nella democrazia e nella libert\u00e0 e senso dello Stato. A lei, presidente Napolitano, gli italiani guardano con grande attesa, certi che sapr\u00e0 rappresentare l&#8217;Italia ovunque con la dignit\u00e0 e lo stile ben noti a chi la conosce e che tutti impareranno ben presto ad apprezzare.<\/p>\n<p>Se mi \u00e8 consentita una notazione personale, \u00e8 per me motivo di grande orgoglio che il presidente Ciampi e il presidente Napolitano siano stati entrambi membri valorosi del mio primo Governo. Mi lega al primo il ricordo dell&#8217;azione svolta insieme, affinch\u00e9 l&#8217;Italia fosse nel gruppo di testa dei Paesi dell&#8217;euro; mi lega al secondo anche il ricordo dell&#8217;azione svolta nelle istituzioni europee, perseguendo in ruoli diversi la stessa idea dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Signor Presidente del Senato, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, il Governo che oggi si presenta a voi per chiedere la vostra fiducia \u00e8 quello che gli elettori italiani hanno voluto con il loro voto, il 9 e il 10 aprile scorsi, al termine di una campagna elettorale che tutti noi avremmo voluto migliore per la qualit\u00e0 del dibattito e che da tutti \u00e8 stata combattuta con passione, anche se a tratti con qualche asprezza verbale di troppo. Tuttavia, si \u00e8 trattato pur sempre di una normale campagna elettorale, di una competizione che ogni Paese democratico maturo, come il nostro, periodicamente vive.<\/p>\n<p>Dico questo perch\u00e9 facendo leva anche sull&#8217;esiguit\u00e0 del vantaggio che ha consegnato la vittoria alla coalizione da me guidata, si vuole dare talvolta una lettura drammatizzante della situazione scaturita dalle urne. <\/p>\n<p>Taluni coltivano l&#8217;immagine di una comunit\u00e0 nazionale lacerata, spaccata, divisa. Non \u00e8 cos\u00ec. Consentitemi di dire che chi si attardasse in questa lettura non renderebbe un servizio al Paese e neppure ai propri elettori. <\/p>\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 sicuramente un Paese con tante diversit\u00e0 e con distinzioni anche forti, che tendono ad esprimersi all&#8217;interno di una contrapposizione bipolare che i cittadini hanno fatto propria e di cui accettano le implicazioni con ammirevole maturit\u00e0; maturit\u00e0 di cui \u00e8 prova anche l&#8217;altissima partecipazione al voto. <\/p>\n<p>Ma distinzione non \u00e8 uguale a divisione, se la politica non la rende intenzionalmente tale, se la politica non sceglie di viverla e propagandarla come tale. Sicuramente &#8211; ve lo dico con la massima sincerit\u00e0 &#8211; non \u00e8 e non sar\u00e0 questa la scelta del Governo e della maggioranza che lo sostiene; la maggioranza espressa dagli elettori che hanno dimostrato di apprezzare il nostro programma e la nostra proposta. E noi realizzeremo il nostro programma con l&#8217;obiettivo di coinvolgere anche chi non ci ha dato il suo consenso, non certo con l&#8217;obiettivo di punire chi l&#8217;ha negato. <\/p>\n<p>Non ci sono nemici n\u00e9 in quest&#8217;Aula n\u00e9 fuori. Ci sono solo, qui e fuori, italiani che amano l&#8217;Italia come la amiamo noi, ma che legittimamente coltivano priorit\u00e0 e auspicano scelte diverse dalle nostre. Non c&#8217;\u00e8 un Paese da pacificare; c&#8217;\u00e8, invece, un Paese da mobilitare, in tutte le sue componenti, con un costruttivo spirito di concordia. Non pu\u00f2, non deve esservi spazio per comportamenti ispirati ad una volont\u00e0 di rivincita, ad un esasperato desiderio di rimarcare ad ogni costo le differenze, alla voglia di segnare vistosamente un nuovo inizio quasi che un cambio di maggioranza e di Governo all&#8217;interno di una fisiologica e salutare alternanza tipica di una solida democrazia dovesse significare una fratturanella storia del Paese. Noi ricercheremo la concordia, il che non significa annullamento delle diversit\u00e0, n\u00e9 tanto meno il perseguimento di intese non limpide che stravolgerebbero il significato del voto. <\/p>\n<p>La ricercheremo per lo spirito con cui intendiamo operare e vorremmo che lo stesso spirito animasse l&#8217;opposizione. Siamo qui di fronte a voi non solo per chiedere la vostra fiducia, ma per dirvi che sentiamo il bisogno e il dovere di guardare al Parlamento come alla naturale sede del confronto democratico tra maggioranza e opposizione, tutte e due a pari titolo rappresentative di parti importanti del nostro popolo. All&#8217;opposizione e ai suoi leader non faremo mai mancare il rispetto che la democrazia esige. Chiedo loro solo disponibilit\u00e0 verso un&#8217;attenta considerazione di quello che verremo proponendo, misurandolo sulla rispondenza agli interessi generali del Paese. <\/p>\n<p>Lo chiedo perch\u00e9 credo che a nessuno di noi sfugga la seriet\u00e0 della situazione internazionale e interna in cui ci troviamo ad operare.<\/p>\n<p>Lo chiedo perch\u00e9 sono profondamente convinto che usciamo dalle difficolt\u00e0 e andiamo avanti tutti insieme o andiamo irrimediabilmente indietro tutti insieme.<\/p>\n<p>Signor Presidente del Senato, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, il mondo in cui viviamo \u00e8 ancora carico di rischi, di tensioni e di paure; le varie forme di terrorismo, le guerre e la povert\u00e0. Sono tante le ragioni di forte preoccupazione e troppo spesso di serio allarme. Tra queste negli ultimi giorni segnalo soprattutto il rischio della ripresa della proliferazione nucleare. <\/p>\n<p>Occorre perci\u00f2 un forte e costante impegno nella lotta al terrorismo internazionale, che minaccia l&#8217;insieme delle societ\u00e0 del mondo contemporaneo. <\/p>\n<p>Nei confronti del terrorismo, noi affermiamo la nostra ripulsa morale e politica. Siamo fermamente convinti che la lotta al terrorismo vada condotta con strumenti politici, di intelligence e di contrasto alle organizzazioni terroristiche e vada condotta senza comprimere mai n\u00e9 le nostre libert\u00e0, n\u00e9 i nostri diritti, n\u00e9 tantomeno indulgendo alle suggestioni di fondamentalismi di segno opposto che predicano crociate e, annullando ogni distinzione, propugnano scontri di civilt\u00e0. <\/p>\n<p>\u00c8 in primo luogo sul piano politico, sociale ed economico che dobbiamo battere il disegno del terrorismo, prosciugando il serbatoio degli adepti. <\/p>\n<p>Nella politica globale per la lotta al terrorismo noi saremo partecipi convinti, con i nostri valori e le nostre risorse, anche militari, ogni qual volta esse siano legittimamente mobilitate dalle organizzazioni internazionali a cui apparteniamo. <\/p>\n<p>In ogni evenienza risponderemo con prudenza, con equilibrio e, quando necessario, con fermezza. <\/p>\n<p>Saremo guidati da scelte precise nella nostra politica estera: noi scegliamo l&#8217;Europa e il processo di integrazione europea come ambito essenziale della politica italiana. <\/p>\n<p>Scegliamo di mettere la vocazione di pace del popolo italiano e l&#8217;articolo 11 della Costituzione al centro delle decisioni in materia di sicurezza. Scegliamo il multilateralismo, inteso come condivisione delle decisioni e costruzione di regole comuni. <\/p>\n<p>Scegliamo una politica preventiva di pace che persegua attivamente l&#8217;obiettivo di equit\u00e0 e di giustizia sul piano internazionale, favorendo la prevenzione dei conflitti ed il prosciugamento dei bacini dell&#8217;odio; scegliamo la legalit\u00e0 come chiave per affrontare i conflitti e per la costruzione di un ordine internazionale fondato sul diritto. Scegliamo di mettere al centro dell&#8217;azione dell&#8217;Italia la promozione della democrazia, dei diritti umani, politici, sociali ed economici, a cominciare dai diritti delle donne.<\/p>\n<p>\u00c8 per questi valori e questa visione del mondo che, cos\u00ec come in alcuni casi abbiamo ritenuta legittima e doverosa la partecipazione militare dell&#8217;Italia a importanti missioni di pace delle quali andiamo orgogliosi, non abbiamo invece condiviso la guerra in Iraq e la partecipazione dell&#8217;Italia a tale guerra. <\/p>\n<p>Consideriamo la guerra in Iraq e l&#8217;occupazione del Paese un grave errore. Essa non ha risolto, anzi ha complicato, il problema della sicurezza. Il terrorismo ha trovato in Iraq una nuova base e nuovi pretesti per azioni terroristiche interne ed esterne ai conflitti iracheni. Quella guerra, come ha ammesso recentemente l&#8217;ambasciatore americano a Baghdad, ha scoperchiato il vaso di Pandora che rischia di fare deflagrare l&#8217;intera regione. \u00c8 perci\u00f2 intenzione del Governo proporre al Parlamento il rientro dei nostri soldati anche se siamo orgogliosi della prova di abilit\u00e0 professionale, di coraggio e di umanit\u00e0 che essi hanno dato e stanno dando. <\/p>\n<p>Abbiamo purtroppo dovuto piangere numerosi caduti. Noi tutti siamo vicini alle loro famiglie, noi tutti siamo riconoscenti per i sacrifici che i loro cari hanno fatto. <\/p>\n<p>Il rientro del contingente italiano avverr\u00e0 nei tempi tecnici necessari, definendone anche in consultazione con tutte le parti interessate le modalit\u00e0, affinch\u00e9 le condizioni di sicurezza siano garantite. Desidererei poi una spiegazione su quale differenza ci sia tra queste parole e la proposta di rientro entro la fine del 2006 votata dal Governo. Se me la spiegate mi fate un piacere! <\/p>\n<p>Ho gi\u00e0 accennato che l&#8217;Europa ed il processo di integrazione europea rappresentano l&#8217;ambito essenziale della politica italiana. L&#8217;Europa \u00e8 la carta sulla quale l&#8217;Italia, uscita distrutta dalla guerra, ha scommesso il proprio avvenire. Fino a quando ha fatto questa scommessa ha vinto. <\/p>\n<p>Ma anche l&#8217;Europa conosce una fase di crisi, che noi non sottovalutiamo e l&#8217;Europa ha bisogno di noi: ha bisogno di un&#8217;Italia che si rimetta nel solco della sua grande tradizione. Noi dobbiamo dare subito un nuovo slancio al processo di integrazione, attraverso iniziative ed azioni concrete che diano risposte tangibili alle attese di centinaia di milioni di europei. Penso alla necessit\u00e0 di dotare l&#8217;Unione monetaria di un vero governo economico e sociale, allo sviluppo di una nuova politica comune dell&#8217;energia, al sostegno alla ricerca e all&#8217;innovazione tecnologica, all&#8217;immigrazione, alla sicurezza, al ruolo dell&#8217;Europa nel mondo e, in particolare, in tutta la regione a noi vicina, a Est e a Sud.<\/p>\n<p>Si tratta di azioni che possiamo attuare subito, con una pi\u00f9 forte volont\u00e0 politica e sfruttando pienamente i trattati in vigore, sapendo per\u00f2 che buone e nuove politiche necessitano di buone e nuove istituzioni.<\/p>\n<p>Per questo dobbiamo rilanciare il processo costituzionale, perch\u00e9 la nostra Europa ha un forte bisogno di una nuova Costituzione. Il mio Governo lavorer\u00e0 con determinazione, assieme agli altri Governi europei impegnati in tal senso e alle istituzioni europee, per trovare una soluzione all&#8217;altezza delle sfide che l&#8217;Europa deve affrontare: una soluzione che va trovata prima delle elezioni europee del 2009, per permettere a tutti i cittadini di fare sentire la propria voce. <\/p>\n<p>Il Governo \u00e8 impegnato a fare tutto quanto in suo potere affinch\u00e9 l&#8217;Europa diventi un soggetto forte ed unito nello scenario internazionale, anche per consolidare ed arricchire su un piano di mutuo rispetto e di reciproca dignit\u00e0 la storica alleanza con gli Stati Uniti d&#8217;America &#8211; finalit\u00e0 cui mi sono sempre ispirato nella mia azione anche a livello europeo, tanta \u00e8 l&#8217;importanza che attribuisco alla saldezza di questo legame &#8211; ed infine per contribuire a rafforzare l&#8217;autorit\u00e0 delle Nazioni Unite e la stabilit\u00e0 dell&#8217;ordine mondiale.<\/p>\n<p>\u00c8 nostra intenzione che interesse nazionale ed interesse europeo siano una cosa sola. \u00c8 nostra convinzione che l&#8217;Italia conti, anche nei rapporti con il grande alleato, solo se conta in Europa. Noi lavoreremo per ricollocare l&#8217;Italia tra i Paesi guida dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia non guarder\u00e0 per\u00f2 soltanto all&#8217;Europa. Il Governo si far\u00e0 parte attiva per rilanciare una politica per il Mediterraneo che avr\u00e0 come obiettivo di fondo la costruzione di una grande area, in cui pace e prosperit\u00e0 possano affermarsi. Lo faremo attraverso un&#8217;azione politica mirata e supportata dall&#8217;intensificarsi degli scambi commerciali e culturali. Penso anche alla costituzione con gli altri Paesi mediterranei della Banca del Mediterraneo; penso ad universit\u00e0 comuni tra Paesi della sponda Nord e della sponda Sud.<\/p>\n<p>Anche il pi\u00f9 lontano continente latino-americano, che per\u00f2 ci \u00e8 pi\u00f9 vicino per la considerevole quantit\u00e0 di nostri concittadini che vivono l\u00e0, ha bisogno di rinsaldare il legame con il nostro Paese. \u00c8 quello che faremo cercando di cogliere le grandi trasformazioni che stanno caratterizzando tutti i Paesi di quell&#8217;area.<\/p>\n<p>Infine, la nostra responsabilit\u00e0 verso i Paesi poveri dovr\u00e0 concentrarsi prevalentemente sul continente africano, in questi anni troppo spesso dimenticato. L&#8217;Africa \u00e8 sulle nostre spalle, sulle spalle dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa. <\/p>\n<p>Complessivamente accompagneremo la politica estera del Governo con un grande sforzo per affermare la cultura italiana nel mondo, una cultura di pace e di grandi tradizioni e valori universali ed indivisibili. <\/p>\n<p>Lo strumento che utilizzeremo e che useremo per questo scopo \u00e8 la capillare rete consolare e il rapporto con le Regioni. <\/p>\n<p>Signore Presidente del Senato, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, il mondo del ventunesimo secolo non \u00e8 solo un mondo carico di rischi e di paure, \u00e8 anche un mondo carico di straordinarie opportunit\u00e0 nel quale un terzo dell&#8217;umanit\u00e0 si \u00e8 svegliato, \u00e8 uscito dall&#8217;isolamento e ha trovato la strada pi\u00f9 formidabile dello sviluppo economico nel quale, fra la Cina e l&#8217;India, oltre due miliardi di persone stanno scoprendo e provando che la povert\u00e0 e la miseria non sono una maledizione eterna. Un mondo che sta imparando a conoscere il valore della tutela e dell&#8217;ambiente, un mondo al quale il progresso della scienza e della medicina e delle biotecnologie scrivono nuovi orizzonti e nuove speranze di vita. E tra rischi e opportunit\u00e0 l&#8217;Italia vive in questo momento un momento di grave difficolt\u00e0 e incertezza. La nostra gente sembra pi\u00f9 occupata a difendere il benessere residuo che a costruire per s\u00e9 e per la collettivit\u00e0 nuove occasioni di sviluppo e crescita mentre si allarga l&#8217;area delle vecchie e delle nuove povert\u00e0. I nostri giovani sembrano costretti a vite segnate dalla provvisoriet\u00e0 e dall&#8217;incertezza sul proprio futuro, sul futuro professionale e di vita. <\/p>\n<p>Il nostro sistema produttivo sta perdendo colpi, si stanno erodendo le nostre quote di mercato nel commercio mondiale; scivoliamo indietro in tutti gli indicatori pi\u00f9 importanti. Le ragioni per cui questo avviene sono profonde: il mondo \u00e8 cambiato, sono cambiati i modi di produrre, sono cambiati i fattori indispensabili per la crescita e la competitivit\u00e0 del Sistema Italia. Oggi vince chi riesce a restare sulle frontiere dell&#8217;innovazione, un&#8217;innovazione fatta di ricerca, di scuola e di universit\u00e0, di mercati aperti all&#8217;ingresso di nuovi protagonisti e che trova la propria condizione di successo in una grande capacit\u00e0 organizzativa dell&#8217;intero Paese. <\/p>\n<p>Anche le infrastrutture rappresentano un fattore critico di successo per la competitivit\u00e0 del Paese e noi proseguiremo nell&#8217;azione che i precedenti Governi di centro-sinistra avevano avviato completando cio\u00e8 gli assi nord-sud, est-ovest che interconnettono l&#8217;Italia alla grande rete delle infrastrutture europee. Effettueremo, compatibilmente con tutte le risorse disponibili e mobilitabili, investimenti infrastrutturali mirati in una logica di sistema integrato piuttosto che singole grandi opere. E in questa grande partita globale noi rischiamo di restare invalidi, ma restare invalidi non significa oggi stare fermi, significa andare indietro inesorabilmente. Io non uso, non ho mai usato, la parola &quot;declino&quot;, ma neppure posso ignorare che negli ultimi anni, gli indicatori sono peggiorati, a cominciare da un tasso di produttivit\u00e0 ormai prossimo allo zero. <\/p>\n<p>Oggi, \u00e8 necessario dare spazio all&#8217;azione di Governo per affrontare i problemi e cogliere le opportunit\u00e0 che si presentano e allora, anzich\u00e9 rinfacciarsi responsabilit\u00e0, mi preme che tra la maggioranza e l&#8217;opposizione si convenga sulle criticit\u00e0 che caratterizzano oggi il tessuto economico e sociale del Paese. Solo partendo da tale condivisione, potremo, ciascuno facendo la propria parte, fare ripartire la nostra Italia, per rimetterla in corsa nella sfida mondiale e per vincere la scommessa del futuro. Noi siamo tutti chiamati ad un impegno straordinario, dobbiamo fare ripartire l&#8217;Italia, se vogliamo dare risposte adeguate ai tanti problemi che affliggono la nostra societ\u00e0 e noi dobbiamo farlo con assoluta coscienza, anche perch\u00e9 lo stesso imprescindibile e duraturo risanamento delle finanze pubbliche non \u00e8 possibile se non ritorniamo a crescere stabilmente. <\/p>\n<p>Cogliamo oggi segni incoraggianti di una ripresa congiunturale, ma un fatto che a causa di problemi strutturali che si sono accumulati nel tempo, siamo in grado solo di approfittare parzialmente di un ciclo espansivo dell&#8217;economia mondiale, mentre siamo tra i Paesi pi\u00f9 vulnerabili e penalizzati quando l&#8217;espansione si arresta. E quindi \u00e8 assolutamente necessario che usiamo almeno il tempo che abbiamo davanti attivando politiche che da un lato consentono di beneficiare interamente degli effetti positivi della congiuntura, dall&#8217;altro comincino a rimuovere quei limiti strutturali che agiscono da freno. <\/p>\n<p>Il nostro Paese ha bisogno di una forte scossa cos\u00ec come il nostro sistema produttivo; il nostro Governo ritiene di avere politiche appropriate a questo fine.<\/p>\n<p>Ma occorre prima di tutto una forte scossa sul piano etico. C&#8217;\u00e8 una crisi etica che investe la nostra societ\u00e0 e quanto \u00e8 accaduto nel mondo calcio, uno dei beni collettivi a cui italiani tengono di pi\u00f9, ci dimostra purtroppo che si abbondantemente superato il livello di guardia. <\/p>\n<p>Ne \u00e8 una conferma clamorosa l&#8217;evasione fiscale che raggiunge un livello che non ha eguali nel mondo sviluppato, e che il mio Governo combatter\u00e0 con la massima decisione e determinazione non solo per recuperare ci\u00f2 che \u00e8 dovuto alla collettivit\u00e0 ma anche per ragioni di equit\u00e0 e di giustizia.<\/p>\n<p>Noi intendiamo ripristinare anche in questo campo la cultura della legalit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 civica. <\/p>\n<p>Nella nostra societ\u00e0 purtroppo si \u00e8 prodotto un clima di tolleranza ed assuefazione a comportamenti eticamente riprovevoli, se non addirittura illegali, a conflitti di interesse clamorosi, ad arricchimenti improvvisi e sfacciati, addirittura premiati da norme fiscali, allo svuotamento e aggiramento di ogni regola, alla prevaricazione del pi\u00f9 forte. Si \u00e8 prodotto un clima di generale irresponsabilit\u00e0, di perdita del senso dello Stato e del confine tra pubblico e privato, d&#8217;intrecci tra controllori e controllati.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 assolutamente preoccupante: noi dobbiamo dare un segnale di forte discontinuit\u00e0. Altrimenti non riusciremo a rimotivare una societ\u00e0 che in larga misura \u00e8 vittima di questi comportamenti.<\/p>\n<p>Un problema di regole, perch\u00e9 crediamo che la politica sia anzitutto regole, per proteggere i pi\u00f9 deboli, per far prevalere il merito, per impedire che vincano solo e sempre i pi\u00f9 furbi.<\/p>\n<p>E nella sfera delle regole considero essenziale che si ponga mano ad una normativa che disciplini i conflitti di interessi in linea con quanto esiste nelle democrazie avanzate; una normativa scevra da intenti punitivi ma ben pi\u00f9 rigorosa di quella esistente.<\/p>\n<p>Occorrono regole ma anche regolatori. Ed \u00e8 perci\u00f2 intenzione del Governo ridisegnare il sistema delle autorit\u00e0 che operano nel campo economico e finanziario, passando da una suddivisione delle competenze basata sul settore o sui soggetti sottoposti a controllo di vigilanza ad un&#8217;altra, fondata sugli obiettivi e le finalit\u00e0 del controllo stesso.<\/p>\n<p>Noi pensiamo ad un sistema pi\u00f9 snello e pi\u00f9 razionale sulla base di quattro autorit\u00e0, trasformando in agenzie le autorit\u00e0 che sono attualmente incaricate di vigilare sui lavori pubblici e sull&#8217;informatizzazione della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la vigilanza sul pluralismo dell&#8217;informazione, punto centrale di una moderna democrazia, sono possibili due scelte: o attribuire questa responsabilit\u00e0 all&#8217;Antitrust, considerando che anche il pluralismo dell&#8217;informazione possa essere tutelato con i normali strumenti attraverso i quali si garantiscono la libera concorrenza e l&#8217;apertura dei mercati oppure istituire un&#8217;autorit\u00e0 ad hoc, in considerazione della natura particolare di quel bene pubblico che \u00e8 rappresentato da una libera informazione. Su questo il Governo maturer\u00e0 la sua scelta e si confronter\u00e0 con il Parlamento. Ma per rimotivare la societ\u00e0 e dare un segnale forte di cambiamento sul piano etico non sono sufficienti regole o regolatori. \u00c8 mia convinzione che occorrono anche gli esempi.<\/p>\n<p>E io credo che un esempio deve venire innanzitutto dal mondo delle istituzioni e della politica.<\/p>\n<p>Penso che dovremo compiere un grande sforzo determinato sensibilmente, ed in modo non estemporaneo, a limitare le spese per il funzionamento delle istituzioni, di tutte le istituzioni a qualsiasi livello, comprese le spese per il funzionamento dei partiti e per le campagne elettorali.<\/p>\n<p>E, per quanto mi compete, \u00e8 mia intenzione ridurre di almeno la met\u00e0 le scorte per il personale politico e di Governo, date infatti al di l\u00e0 di ogni necessit\u00e0 reale; il che sottrae risorse finanziarie e umane che dovrebbero essere destinate alla tutela ed alla sicurezza dei cittadini. Terremo ovviamente conto di particolari situazioni di rischi. Ma in linea di principio le scorte e le automobili di rappresentanza non possono essere uno status symbol ma una risposta a reali necessit\u00e0. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale vorrei dire che il cosiddetto Palazzo dovrebbe avvertire l&#8217;esigenza di una salutare autolimitazione, rinunciando ad invadere ogni ambito a cominciare da quello dell&#8217;informazione e della comunicazione, evitando commistioni ed ingerenze nella sfera economica incompatibili con una moderna economia di mercato. <\/p>\n<p>Abbiamo come compito primario quello di ribadire l&#8217;importanza delle regole e soprattutto il loro rispetto. Credetemi, avremo tutto da guadagnare da un ritorno alla sobriet\u00e0 della politica e del potere.<\/p>\n<p>Quando rifletto su questi temi il mio pensiero va innanzitutto alle necessit\u00e0 di offrire un esempio ai giovani ed \u00e8 infatti ai giovani a cui dobbiamo soprattutto pensare.<\/p>\n<p>La nostra societ\u00e0 e la nostra economia stentato anche perch\u00e9 non valorizziamo, non impegniamo pienamente le grandi risorse dei giovani e delle donne, ma pensando ai giovani mi chiedo come sia possibile appellarci alla loro freschezza, alle loro energie, alle loro capacit\u00e0, alla loro voglia di fare se la loro vita vive in un contesto che demotiva e scoraggia perch\u00e9 premia la furbizia invece che il merito, la disinvoltura sul piano etico invece del rispetto delle regole. Com&#8217;\u00e8 possibile vederli partecipi e creativi se essi arrivano sul mercato del lavoro che li condanna in misura crescente a una condizione di permanente provvisoriet\u00e0 <\/p>\n<p>L&#8217;Italia non ha scommesso sui giovani, eppure solo scommettendo su di loro, come il nostro Governo intende fare, potr\u00e0 riprendere il cammino dello sviluppo. I nostri giovani hanno oggi meno speranza di quanto ne avessimo noi alla loro et\u00e0, eppure potrebbero avere davanti a loro orizzonti pi\u00f9 ampi. Nonostante ci\u00f2, nei pochi casi in cui vengono date loro delle occasioni esprimono il meglio delle loro qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Certo, la societ\u00e0 e il mondo del lavoro hanno oggi bisogno di flessibilit\u00e0, ma la stessa interpretata come precarizzazione non ha aumentato la capacit\u00e0 contributiva del sistema, ma lo ha impoverito. In realt\u00e0 la societ\u00e0 italiana ha bisogno di meno precariet\u00e0 ai livelli medio-bassi d&#8217;impiego, mentre necessita di una cospicua iniezione di competizione agli alti livelli, ma soprattutto a quelli medio-alti. Una competizione che premi il talento individuale e la capacit\u00e0 di lavoro, la creativit\u00e0 e la capacit\u00e0 di leadership. In una parola il merito; una competizione orientata anche a ricostruire la mobilit\u00e0 sociale, perch\u00e9 in questi anni la mobilit\u00e0 sociale in Italia si \u00e8 arrestata. In una societ\u00e0 senza mobilit\u00e0, in cui i figli ereditano la stessa professione dei padri non \u00e8 una societ\u00e0 che cresce. In una societ\u00e0 retto da gerarchie sociali consolidate. Una competizione orientata anche a ricostruire la mobilit\u00e0 sociale perch\u00e9 in questi anni la mobilit\u00e0 sociale dell&#8217;Italia si \u00e8 arrestata e &#8211; ripeto &#8211; una societ\u00e0 senza mobilit\u00e0, in cui i figli ereditano la stessa professione dei padri non \u00e8 una societ\u00e0 che cresce. Una societ\u00e0 retta da gerarchie sociali consolidate che demotivano energie nuove perpetua diseguaglianze inaccettabili. E&#8217; quello che avviene oggi in Italia dove si sviluppa una societ\u00e0 tra le meno nobili in Europa e nel mondo. Una societ\u00e0 che nega il futuro ai giovani \u00e8 una societ\u00e0 che nega il futuro anche a se stessa. In proposito intendiamo agire con una gamma di interventi. Intendiamo sottoporre a revisione la legge n. 30 per attuare una politica del lavoro capace di armonizzare flessibilit\u00e0 e stabilit\u00e0, riducendo fortemente l&#8217;area della inaccettabile precariet\u00e0. <\/p>\n<p>Lo si far\u00e0 all&#8217;interno di un&#8217;analisi complessiva della normativa che regola il mercato lavoro, cercando di giungere attraverso lo strumento della concertazione con le parte sociali alla definizione di un nuovo quadro e attuando una riduzione dell&#8217;eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente attenueremo anche di molto la convenienza dei contratti atipici.<\/p>\n<p>Apriremo poi spazi significativi ai giovani nelle universit\u00e0 e nella ricerca, perch\u00e9 l&#8217;Italia ha bisogno di giovani che insegnino e facciano ricerca con stabilit\u00e0 e libert\u00e0. <\/p>\n<p>In Italia le donne partecipano al mercato del lavoro in misura molto minore rispetto agli altri Paesi industrializzati, sono penalizzate nei salari, nelle carriere e poco rappresentate nelle istituzioni e nelle sedi decisionali, nonostante il loro livello di scolarit\u00e0 sia in linea con le medie europee. <\/p>\n<p>Ebbene, questa discriminazione priva il Paese di una grande ricchezza. I punti chiave da risolvere sono l&#8217;accesso al mercato del lavoro, la permanenza nel mondo del lavoro dopo la maternit\u00e0, le prospettive di carriera e di realizzazione professionale, una loro pi\u00f9 estesa partecipazione alle decisioni politiche e istituzionali.<\/p>\n<p>In questi giorni mi \u00e8 molto dispiaciuto che non siamo riusciti ad arrivare a quanto mi ero impegnato, di avere almeno otto donne nel Governo rispetto al precedente in cui erano due. Mi sembra un sostanziale progresso. Vi dico lealmente, e lo dico per l&#8217;esperienza che ho avuto in questi giorni, che noi dovremo introdurre, anche se qualche anno fa non ero d&#8217;accordo, norme rigide perch\u00e9 questo avvenga, altrimenti non avverr\u00e0 mai. Altrimenti non avverr\u00e0 mai! <\/p>\n<p>Affrontare in maniera decisa il rapporto tra impegno familiare e lavoro, garantire alle donne e alle imprese una rete di servizi e normative per sostenere la conciliabilit\u00e0 delle funzioni familiari e lavorative, significa rimuovere forse il principale ostacolo alla natalit\u00e0. E non ho bisogno di ricordarvi quanto basso sia il tasso di natalit\u00e0 nel nostro Paese, come la denatalit\u00e0 sia divenuto un fenomeno allarmante, con il risultato che siamo anche il Paese pi\u00f9 vecchio d&#8217;Europa. <\/p>\n<p>La famiglia ha bisogno di sicurezza, e quindi va sostenuta nella sua vita quotidiana con un respiro di lungo periodo. \u00c8 finora mancata, invece, una politica efficace e ad ampio raggio. \u00c8 questo il modo non strumentale con cui la politica riconosce e sostiene un&#8217;idea forte di famiglia. Il mio Governo intende perci\u00f2 mettere la famiglia, cos\u00ec come definita nella nostra Costituzione, al centro della propria azione nella sfera sociale. Ed \u00e8 per questo motivo che anche nella costituzione del Governo abbiamo voluto dare uno spazio cos\u00ec largo ai problemi delle famiglie e alla lotta contro la disparit\u00e0 e le discriminazioni. E noi vogliamo anche un fisco amico della famiglia, una societ\u00e0 amica della famiglia. Noi sosteniamo il diritto di ogni persona a costruire il proprio percorso di vita e il ruolo delle famiglie come il luogo di esercizio della solidariet\u00e0 intergenerazionale, della cura e degli affetti.<\/p>\n<p>Riconoscendo il valore sociale della maternit\u00e0 e della paternit\u00e0, intendiamo dotare ogni bambino di un reddito che aiuti la famiglia fino al raggiungimento della maggiore et\u00e0 e che tenga presente le esigenze delle famiglie numerose.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 una politica che varr\u00e0 per tutti, non solo come \u00e8 oggi per i lavoratori dipendenti, ma anche per i lavoratori autonomi e per coloro che non hanno un&#8217;occupazione.<\/p>\n<p>A causa della precariet\u00e0 del lavoro, le giovani coppie devono differire la scelta di farsi una loro famiglia, il sogno di farsi una casa proprio perch\u00e9 il sistema bancario non concede mutui per la precariet\u00e0 dell&#8217;occupazione. Agiremo perci\u00f2 per ridurre l&#8217;area del precariato e per istituire un fondo di garanzie per i mutui alle giovani coppie. <\/p>\n<p>Per noi, tuttavia, i sistemi economici non si sostituiscono ai servizi. Porremo perci\u00f2 a noi stessi e agli enti locali l&#8217;obiettivo di raddoppiare nell&#8217;arco della legislatura il numero degli asili nido, per andare incontro ad una domanda oggi largamente insoddisfatta. <\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 vale per tutti gli ambiti dei servizi alla persona. \u00c8 questo il modo di garantire i diritti di cittadinanza a tutti, in particolare alle persone in maggiore difficolt\u00e0, spesso non autosufficienti: agli anziani, ai disabili, ai malati, a tutti coloro che vivono con disagio il loro inserimento nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Intendiamo attuare un programma di sviluppo dell&#8217;assistenza sociale sanitaria integrata, facendo affluire in un fondo nazionale per la non autosufficienza tutte le risorse gi\u00e0 oggi impegnate nel settore, predisponendo un percorso di graduale incremento delle risorse pubbliche e facendo anche leva sulla grande risorsa del terzo settore.<\/p>\n<p>Sono tutti questi impegni congiunti con le Regioni ma a noi spetta regolare il sistema dei livelli assistenziali per garantire i diritti dei cittadini in qualsiasi parte del Paese essi abitino.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;immigrazione \u00e8 una risorsa umana non pienamente utilizzata. Interi settori dell&#8217;economia italiana sarebbero gi\u00e0 paralizzati senza il contributo dei lavoratori stranieri. I timori degli italiani per quanto riguarda la competizione sul lavoro e l&#8217;accesso ai servizi sociali non possono essere ignorati e noi non gli ignoriamo, ma possono essere superati con un&#8217;immigrazione ordinata e controllata numericamente, che non leda i diritti di nessuno. Sistemi assurdi di accesso e il mancato governo di questo fenomeno favoriscono la clandestinit\u00e0 e impediscono la stabilizzazione e l&#8217;inserimento degli immigrati nella societ\u00e0. La legge in vigore si \u00e8 dimostrata insieme demagogica e inefficiente. <\/p>\n<p>La nostra politica dell&#8217;immigrazione non si baser\u00e0, n\u00e9 sull&#8217;emarginazione, n\u00e9 sulla criminalizzazione; il nostro operato si baser\u00e0 piuttosto su accoglienza, convivenza e garanzie e insieme sui doveri degli immigrati. Il tetto numerico va mantenuto perch\u00e9 il processo va governato ma dobbiamo rivedere la politica delle quote per un&#8217;immigrazione di qualit\u00e0 che accolga senza creare clandestinit\u00e0, insieme alla selezione dei flussi, favorendo anche immigrazione di alto livello, perch\u00e9 se non c&#8217;\u00e8 questa il Paese non acquista nuove esperienze.<\/p>\n<p>Occorre incoraggiare e favorire la piena integrazione fina alla cittadinanza. Chi vive e lavora nel nostro Paese deve sapere che se lo vuole anche per lui ci sar\u00e0 un posto di cittadino nel completo rispetto dei diritti e dei doveri. L&#8217;acquisizione della cittadinanza italiana deve poter essere un traguardo certo dopo un congruo numero di anni di permanenza, perch\u00e9 la cittadinanza \u00e8 anche il pi\u00f9 efficace strumento di integrazione di cui la democrazia dispone ed \u00e8 anche un potente fattore di sicurezza. Chi sceglier\u00e0 di investire il proprio futuro e quello dei propri figli nel nostro Paese, chi sapr\u00e0 che qui ha possibilit\u00e0 di integrarsi per realizzare le sue aspirazioni, chi identificher\u00e0 la sua convenienza nel successo della sua nuova patria sar\u00e0 sicuramente un cittadino fedele alle nostre istituzioni e rispettoso dei nostri ordinamenti.<\/p>\n<p>Signor Presidente del Senato, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, la coesione sociale \u00e8 un elemento fondante della qualit\u00e0 civile della nostra societ\u00e0. \u00c8 un patrimonio che \u00e8 stato faticosamente costruito e che in anni recenti \u00e8 stato in parte consumato. Noi dobbiamo ricostituirlo ma in un&#8217;ottica nuova. L&#8217;insieme dei servizi sociali, la sanit\u00e0, la scuola, la previdenza e la stessa distribuzione dei redditi non sono solo il risultato di politiche di redistribuzione ma parte integrante di un progetto di sviluppo civile, sociale ed economico del Paese.<\/p>\n<p>Su un altro piano \u00e8 fattore di coesione anche l&#8217;attenzione a diritti e condizioni nuove, che meritano di essere comprese e giustamente tutelate. Per noi la coesione sociale \u00e8 un fattore di sviluppo. Non possiamo pensare di competere riducendo il livello delle tutele e dei servizi sociali, n\u00e9 aumentando gli squilibri dei redditi; al contrario, dobbiamo valorizzare i fattori di equilibrio e coesione della nostra societ\u00e0 e per questo i due fattori importanti sono la sanit\u00e0 e la scuola.<\/p>\n<p>La sanit\u00e0 non \u00e8 solo un costo, \u00e8 un grande settore che occupa centinaia di migliaia di persone qualificate, che produce tecnologia e innovazione. Finch\u00e9 continueremo a considerarla un costo l&#8217;ottica dominante rester\u00e0 quella dei tagli. <\/p>\n<p>Se invece la percepiremo come un settore di importanza della nostra societ\u00e0 &#8211; fermo restando l&#8217;impegno ad un razionale ed efficiente impiego delle risorse &#8211; potremo dedicare la nostra attenzione allo sviluppo ed alla valorizzazione delle competenze e delle sue grandi potenzialit\u00e0. Il nostro impegno prioritario \u00e8 comunque quello di garantire ai cittadini gli stessi standard di prestazioni ovunque risiedano, in qualsiasi Regione italiana risiedano.<\/p>\n<p>Per il futuro dell&#8217;Italia e per il suo sviluppo l&#8217;istruzione rappresenta l&#8217;elemento chiave: non si torna a crescere senza investire mezzi ed energie intellettuali nella ricerca, nell&#8217;innovazione e nella scuola. Dobbiamo investire in conoscenza diffusa, in qualit\u00e0 ed efficacia dei percorsi formativi, cominciando dalla scuola dell&#8217;infanzia fino ai livelli pi\u00f9 alti, restituendo valore e dignit\u00e0 ai percorsi formativi tecnici e creando nuovi centri di eccellenza. Noi siamo consapevoli che la scuola \u00e8 una macchina complessa, che ha bisogno di un progetto condiviso e di un lungo periodo per dispiegare l&#8217;efficacia dalla sua azione educativa. <\/p>\n<p>Dopo dieci anni di riforme e controriforme \u00e8 giunto il momento di mettere ordine, di fare il punto, di cambiare ci\u00f2 che palesemente non funziona e ci\u00f2 che appare sbagliato e di dare finalmente stabilit\u00e0 alla scuola, valorizzando appieno l&#8217;autonomia degli istituti e il ruolo e i sacrifici degli insegnanti. Sbagliata appare la liquidazione della formazione tecnico-professionale: abbiamo bisogno di valorizzarla e di estenderla attraverso percorsi universitari brevi, attraverso istituzioni che diventino le scuole tecniche del ventunesimo secolo. . Ho gi\u00e0 notato che si stanno intensificando in queste settimane segnali di uscita dalla stagnazione: ebbene, la ripresa economica sta evidenziando una mancanza di operai e tecnici specializzati in molti settori industriali che caratterizzano il sistema produttivo italiano. Solo la formazione e la specializzazione professionale possono riportare equilibrio tra domanda ed offerta di lavoro, limitando i nuovi flussi migratori. I nostri giovani devono ereditare ed accrescere la cultura industriale del Paese, il sistema scolastico e formativo \u00e8 lo strumento che deve portare a questo obiettivo, riavvicinandosi al mondo della produzione. \u00c8 necessario ricostituire quel binomio scuola tecnica-impresa che \u00e8 stato alla base della crescita industriale del Paese. Dobbiamo poi concentrarci sulla ricerca, perch\u00e9 la competitivit\u00e0 economica del Paese richiede un grande salto in avanti in tutti settori della ricerca e dell&#8217;innovazione. Con appena l&#8217;1,1 per cento del PIL destinato a ricerca e sviluppo &#8211; e l&#8217;avete fatto voi &#8211; l&#8217;Italia \u00e8 agli ultimi posti in Europa e nell&#8217;OCSE. E allora occorre un forte impegno nelle politiche per la ricerca, con interventi mirati su specifici programmi nelle aree di netta priorit\u00e0, con il credito di imposta automatico sulle spese di ricerca, con il riconoscimento di agevolazioni per le assunzioni di ricercatori e con una politica attiva di trasferimento tecnologico. Faremo delle universit\u00e0 italiane un polo di attrazione per la formazione dei giovani e dei ricercatori, italiani e stranieri, a cui occorre garantire stabilit\u00e0 e libert\u00e0 di ricerca; stimoleremo in modo particolare le lauree in discipline scientifico-tecnologiche, anche in creazione e al rilancio di distretti tecnologici collegati con l&#8217;universit\u00e0, gli enti di ricerca e le realt\u00e0 produttive del Paese.<\/p>\n<p>Come dicevo, noi abbiamo risorse umane, energie, intelligenze e competenze da mobilitare in uno spirito di coesione, perch\u00e9 il nostro Paese torni a crescere; ma dobbiamo misurarci con la realt\u00e0 dei conti pubblici che abbiamo ereditato. I conti pubblici sono sintesi delle politiche di un Paese: molti anni di bassa crescita e di forte dinamica della spesa pubblica hanno prodotto due conseguenze, che ora debbono essere immediatamente affrontate. Si \u00e8 esaurito l&#8217;avanzo primario costituitosi negli anni &#8217;90 e, per la prima volta dopo il 1995, il rapporto fra debito pubblico e prodotto interno lordo ha ripreso a salire. Certo, la correzione \u00e8 indispensabile per assolvere ai nostri impegni europei, secondo le linee concordate anche dal precedente Governo. <\/p>\n<p>Certo, essa \u00e8 necessaria per stroncare al pi\u00f9 presto incipienti segni di sfiducia dei mercati internazionali, ormai detentori di oltre la met\u00e0 dei titoli emessi da emittenti pubblici italiani ed anche per stroncare inquietanti riferimenti a Paesi insolventi. <\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 ancora che per questi motivi, la correzione \u00e8 indispensabile perch\u00e9 la ripresa in atto, invece di essere resa effimera dal rapido scontrarsi con un vincolo finanziario, si possa distendere in un processo di crescita duratura. <\/p>\n<p>Non vi \u00e8 pi\u00f9 spazio per correzioni affidate a manovre straordinarie; non sono possibili miracoli di ingegneria finanziaria. Sar\u00e0 invece giocoforza intervenire sulle tendenze dei grandi capitoli della spesa pubblica centrale e periferica, stabilire un serio equilibrio tra potere di spesa e responsabilit\u00e0 della copertura, modificare la composizione della spesa e dell&#8217;entrata per rafforzare la capacit\u00e0 dei bilanci pubblici di promuovere la crescita. <\/p>\n<p>Questo sforzo andr\u00e0 compiuto a inizio legislatura, guardando avanti, sapendo che la fiducia di chi investe e consuma in Italia, sia esso italiano o straniero, pu\u00f2 nascere solo da una condizione di finanza sana. <\/p>\n<p>In ogni parte e regione dell&#8217;economia nazionale, pubblica o privata, vi sono settori, imprese, uffici, reparti dinamici e ben governati, dunque generatori di ricchezza, ed altri che invece di produrre ricchezza la consumano. <\/p>\n<p>La finanza pubblica e quella privata debbono rafforzare o riacquistare la capacit\u00e0 di distinguere e di indirizzare il risparmio verso le destinazioni che promuovono la crescita. La stessa riduzione della differenza tra quanto il lavoratore riceve e quanto esso costa all&#8217;impresa &#8211; il cosiddetto cuneo fiscale &#8211; dovr\u00e0 essere selettiva e sar\u00e0 articolata secondo questi principi. <\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 chiara: non possiamo adottare una politica dei due tempi, cio\u00e8 prima il risanamento e poi la crescita, perch\u00e9 lo stato delle cose non ce lo consente. <\/p>\n<p>Le risorse aggiuntive di cui abbiamo bisogno per rilanciare il Paese non possono che essere generate dalla crescita economica e dalla riduzione, entro limiti fisiologici, di quel male patologico che si chiama evasione fiscale. Entrambe queste fonti devono essere riattivate e tale processo non dar\u00e0 certo risultati nel brevissimo termine. <\/p>\n<p>Nell&#8217;immediato dobbiamo di necessit\u00e0 cominciare a lavorare con le risorse che abbiamo, cercando di allocarle meglio e farle rendere di pi\u00f9. <\/p>\n<p>Intendiamo, dunque, ridurre sensibilmente, in una misura quantificabile in cinque punti nel primo anno di legislatura, l&#8217;eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente. Una riduzione che, andando a beneficio sia delle imprese che dei lavoratori, sar\u00e0 capace di agganciarci con maggiore slancio alla ripresa europea, di avviare un nuovo ciclo di investimenti e di stimolare la ripresa dei consumi. <\/p>\n<p>Una riduzione che, attenuando di molto, la convenienza dei contratti atipici, contribuir\u00e0 &#8211; come ho gi\u00e0 avuto modo di notare &#8211; a contrarre l&#8217;area del precariato. <\/p>\n<p>La crescita del Paese non pu\u00f2 non essere guidata dal nostro sistema produttivo. <\/p>\n<p>Siamo e dobbiamo restare un grande Paese industriale e quindi dobbiamo tornare a fare politica industriale. Lo faremo concentrandoci su quattro elementi. Il primo \u00e8 il trasferimento tecnologico per aumentare il tasso di innovazione; il secondo riguarda la crescita dimensionale dell&#8217;impresa, con interventi fiscali e normativi che favoriscono fusioni e acquisizioni e il consolidamento delle filiere che ora sono in crisi; il terzo elemento \u00e8 l&#8217;internazionalizzazione, con sostegni concreti alle imprese che esportano e che affrontano nuovi mercati; il quarto \u00e8 la nascita di imprese in nuovi settori, anchecon grandi progetti di ricerca cofinanziati dal settore pubblico. <\/p>\n<p>\u00c8 urgente entrare al pi\u00f9 presto nei settori da cui siamo quasi totalmente fuori: le scienze della vita, la nanotecnologia, le nuove tecnologie di comunicazione e tutta l&#8217;innovazione in campo energetico, in cui la partita \u00e8 ancora aperta. A supportare la crescente economia contribuiranno anche le politiche per il mercato e le liberalizzazioni. <\/p>\n<p>Noi dobbiamo garantire a famiglie e imprese servizi di qualit\u00e0 e competitivit\u00e0, liberando cos\u00ec importanti riserve da destinare alla crescita. <\/p>\n<p>A questo rinnovato sforzo dell&#8217;Italia \u00e8 necessario che concorrano tutte le aree del territorio nazionale, ciascuna secondo le proprie specificit\u00e0 e le proprie vocazioni territoriali e produttive, ciascuna sviluppando al meglio le proprie potenzialit\u00e0, come \u00e8 necessario che concorrano tutti i diversi settori e apparati del Paese, dalla pubblica amministrazione agli enti locali, al sistema dei servizi e attivit\u00e0 terziarie, alle grandi reti di comunicazione. <\/p>\n<p>Il Governo avr\u00e0 perci\u00f2 il compito di ristabilire un equilibrio istituzionale tra Stato, Regioni, Citt\u00e0 metropolitane, Province, Comuni e comunit\u00e0 montane, per affrontare unitariamente le sfide del riordino istituzionale e del rilancio economico. Sar\u00e0 anche compito del Governo coordinare e distribuire con oculatezza le risorse a disposizione di questi enti nei prossimi anni. Sar\u00e0 suo compito soprattutto ricondurre a strategie integrate le azioni e tutti gli attori, dagli operatori economici agli amministratori, dai Governi territoriali alle forze sociali, per mettere in asse le vocazioni, le specificit\u00e0 e le differenze che caratterizzano le grandi aree del Paese. <\/p>\n<p>\u00c8 giunto, infatti, il momento di formulare una grande strategia nazionale, in cui le differenze tra Nord e Sud siano ricondotte a unit\u00e0, massimizzando le opportunit\u00e0 di ciascuno. <\/p>\n<p>\u00c8 in questo quadro che il Governo sente come un dovere nazionale assicurare al Nord la possibilit\u00e0 di crescere e svilupparsi, nell&#8217;interesse dell&#8217;intera collettivit\u00e0. Il Nord \u00e8 certamente la parte pi\u00f9 avanzata del Paese e quella che ha maggiori risorse. A quest&#8217;area abbiamo molto da chiedere e molto da dare. Al Nord chiediamo di contribuire, come solo pu\u00f2 fare, a rimettere in corsa la nostra economia, per riportare l&#8217;Italia nel gruppo dei Paesi pi\u00f9 forti e dinamici. \u00c8 quello che il Nord ha gi\u00e0 fatto per due volte nella storia italiana, prima con il processo di industrializzazione e poi con la grande politica dei distretti industriali. <\/p>\n<p>Oggi il Paese ha di nuovo bisogno di un Nord forte e vitale, che traini la riscossa, tornando a impegnarsi con il dinamismo e l&#8217;ottimismo di cui ha gi\u00e0 dato altre volte prova di successo. Al Nord sappiamo per\u00f2 di dover dare molto affinch\u00e9 possa riuscirvi. Ha bisogno di un sistema Paese che lo sostenga; ha bisogno di regole chiare e semplici, di infrastrutture moderne ed efficienti, di ricerca e di formazione. <\/p>\n<p>Noi vogliamo questo e opereremo in questo senso. Vogliamo che questa parte d&#8217;Italia e i tanti cittadini che vi vivono e vi operano sentano lo Stato non come avversario, ma come sostegno. L&#8217;avversario non \u00e8 lo Stato; semmai \u00e8 la competizione globale con le sue sfide e i suoi rischi. Nella competizione globale non si sta senza avere alle spalle uno Stato, che faccia della sua efficienza un elemento di diminuzione dei costi e della sua capacit\u00e0 di assicurare le infrastrutture necessarie come elemento essenziale della capacit\u00e0 di competere. Questa \u00e8 la sfida ed \u00e8 la sfida che il Nord sente con particolare intensit\u00e0. Al Nord dobbiamo una risposta e la dobbiamo in tempi rapidi.<\/p>\n<p>L&#8217;altra grande area strategica, tradizionalmente considerata come area debole e che tuttavia offre oggi grande opportunit\u00e0, \u00e8 il Mezzogiorno. Al Mezzogiorno e alla sua popolazione noi dobbiamo molto e lo dobbiamo non solo per ragioni di equit\u00e0 e giustizia sociale, non solo perch\u00e9 \u00e8 giusto che abbia le risorse e le opportunit\u00e0 necessarie per partecipare a pieno titolo allo sviluppo del Paese, ma anche perch\u00e9 nella competizione globale il Mezzogiorno \u00e8 una grande risorsa e una grande opportunit\u00e0. <\/p>\n<p>Al Mezzogiorno occorre un nuovo progetto condiviso e fatto proprio da tutta la Nazione, che sappia cogliere la straordinaria opportunit\u00e0 derivante dalla sua collocazione geografica, che fa di quest&#8217;area la grande piattaforma di interconnessione tra l&#8217;Europa e l&#8217;Asia. Grazie alla sua posizione il Mezzogiorno pu\u00f2 e deve diventare lo snodo commerciale e di trasformazione per i prodotti che pervengono dall&#8217;Asia e che sono destinati all&#8217;Europa. <\/p>\n<p>Occorrono grandi investimenti infrastrutturali nei porti, nelle strade, nelle reti ferroviarie. Occorre creare adeguate autostrade del mare che consentano di smistare per questa via le merci destinate alle diverse parti del continente, muovendo dai porti del Mezzogiorno a quelli del Nord Italia e dell&#8217;Europa. Occorrono professionalit\u00e0 e strutture di servizio adeguate alle dimensioni di un progetto che pu\u00f2 avere prospettive grandiose.<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto, solo una grande capacit\u00e0 organizzativa pu\u00f2 farci realizzare ci\u00f2. La stessa capacit\u00e0 organizzativa da cui dipende il rilancio di un altro importante settore di attivit\u00e0 del Mezzogiorno: il turismo e tutte le attivit\u00e0 legate alla valorizzazione del consistente patrimonio artistico e culturale.<\/p>\n<p>Certo, il Mezzogiorno ha bisogno di risorse finanziarie che oggi sono limitate, ma non pu\u00f2 essere concepito come un peso per il Paese. Non \u00e8 cos\u00ec ed esso presenta una grande opportunit\u00e0 che sta a noi cogliere dentro un grande progetto di sviluppo integrato dell&#8217;Italia. Il Governo sar\u00e0 fortemente impegnato su questo terreno e ricercher\u00e0 la collaborazione di tutte le forze sociali e produttive, e degli enti locali. Come sar\u00e0 impegnato ad intensificare la lotta alla criminalit\u00e0 e specialmente alla criminalit\u00e0 organizzata. Fino a che cos\u00ec tanta parte del territorio italiano sar\u00e0 attanagliato dal cancro della malavita organizzata \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile attrarre investimenti stranieri nella misura che sarebbe necessario. \u00c8 il primo problema che gli investitori stranieri mi evidenziano. <\/p>\n<p>Dunque, lotta senza quartiere alla criminalit\u00e0 organizzata, sapendo che non si tratta soltanto di difendere la legalit\u00e0 e la maest\u00e0 della legge, che pure sono valori assoluti in uno Stato di diritto, n\u00e9 solo di rispondere alla domanda angosciosa che mi sono sentito rivolgere dai giovani di Locri (che mi hanno tutti chiesto: &quot;Fra un mese, vi ricorderete ancora di noi?&quot;), ma sapendo anche che, in assenza di una continua, assidua e determinata azione di contrasto, non saremo in grado di sostenere e sviluppare la nostra economia e accrescere la nostra capacit\u00e0 di attrarre investimenti.<\/p>\n<p>La tutela della sicurezza \u00e8 peraltro un valore essenziale per tutti i cittadini, e lo \u00e8 tanto pi\u00f9 oggi di fronte a nuovi pericoli e minacce che spaventano e preoccupano. Anche sul fronte della sicurezza imporre il rispetto reale della legalit\u00e0 \u00e8 oggi un valore assoluto. Non lasceremo nulla di intentato per difendere il dominio della legge in ogni parte del Paese. <\/p>\n<p>Alle donne e agli uomini delle Forze di Polizia, come ai Carabinieri che con essi garantiscono la nostra sicurezza, chiederemo sforzi straordinari. Essi hanno saputo conseguire successi, anche nella lotta al terrorismo, per cui li ringraziamo. Noi cercheremo di sostenerli con ogni mezzo possibile, consapevoli che da loro, dalla loro professionalit\u00e0 e dedizione, dipende non solo la nostra tranquillit\u00e0, ma anche la nostra crescita economica.<\/p>\n<p>In questi anni sono state compiute scelte in un settore fondamentale del nostro ordinamento, quale quello della magistratura ordinaria, che hanno creato un clima di tensione, talvolta di forte tensione. Mi riferisco, in particolare, a riforme pensate ed attuate troppo spesso con uno spirito punitivo e comunque con atteggiamenti non adeguatamente collaborativi.<\/p>\n<p>Noi vogliamo ridare serenit\u00e0 ai giudici italiani. Vogliamo che essi possano operare con imparzialit\u00e0 e professionalit\u00e0, circondati dal rispetto e sempre tutelati nella loro indipendenza. Ma noi siamo consapevoli, come tutti gli italiani, che la nostra giustizia \u00e8 troppo lenta, che troppo spesso non \u00e8 assicurato con l&#8217;efficienza e la tempestivit\u00e0 che la societ\u00e0 moderna richiede il servizio che essa deve assicurare, per garantire quel valore fondamentale che \u00e8 il riconoscimento delle ragioni di chi ha ragione e la condanna di chi ha torto.<\/p>\n<p>Sappiamo pure molto bene che la lentezza della giustizia \u00e8 anche il freno alla competitivit\u00e0 del Paese.<\/p>\n<p>Per questo, mentre opereremo per ridare serenit\u00e0 e tranquillit\u00e0 ai nostri magistrati e per tutelarne e garantirne l&#8217;indipendenza, chiederemo ad essi di compiere ogni sforzo per migliorare sostanzialmente l&#8217;efficienza della macchina giudiziaria. Per questo, mentre faremo tutto il possibile affinch\u00e9 vengano soddisfatte le giuste richieste di maggiori mezzi e migliori strutture, chiederemo tempi pi\u00f9 rapidi, processi pi\u00f9 veloci e, in definitiva, una giustizia pi\u00f9 giusta. <\/p>\n<p>Sar\u00e0 compito del Ministro della giustizia seguire con attenzione questo aspetto essenziale e riferirne periodicamente al Governo e se il Parlamento vorr\u00e0 al Parlamento, con l&#8217;obiettivo molto ambizioso &#8211; certo me ne rendo conto &#8211; di dimezzare nei cinque anni il numero delle cause pendenti. <\/p>\n<p>Il Governo intende proporre al Parlamento di studiare un provvedimento diretto ad alleggerire l&#8217;attuale, insostenibile situazione delle carceri e lo dovremo studiare con la profondit\u00e0 e la drammaticit\u00e0 che la situazione ci impone. Gi\u00e0 da anni, anche delle sedi pi\u00f9 elevate, questo tema \u00e8 proposto alla nostra attenzione. Oggi, all&#8217;inizio di una nuova legislatura, \u00e8 nostro obbligo offrire una risposta . Cos\u00ec come dobbiamo offrire una risposta al rinnovamento delle istituzioni che il nostro Paese si attende, non la risposta sbagliata e dirompente di riforme della Costituzione a cui la nostra maggioranza si opporr\u00e0 compatta nel prossimo referendum , ma una risposta di aggiornamento della nostra Costituzione e di riforma della legge elettorale, attraverso la ricerca di una costruttiva e larga collaborazione fra tutte le forze politiche del Paese. <\/p>\n<p>Ho richiamato in questo mio intervento il Trattato costituzionale dell&#8217;Unione europea e poi la nostra Costituzione; entrambi valgono come attestazione della nostra identit\u00e0 condivisa e della nostra civilt\u00e0, si fondono su valori universali e indivisibili della dignit\u00e0 della persona umana, della libert\u00e0, dell&#8217;uguaglianza, della solidariet\u00e0 e della pace. Memorie e sintesi di valori umani e spirituali profondi, di storie e ispirazioni ideali diverse di cui \u00e8 ben viva la traccia dell&#8217;Umanesimo e della radice cristiana. Di questi valori, di questa nostra identit\u00e0, noi andiamo orgogliosi e intendiamo viverli nella forma del dialogo, dell&#8217;accoglienza e del riconoscimento delle altre ispirazioni secondo quello che riteniamo essere il moderno progetto di un cittadinanza democratica. Un progetto avverso a tutte le forme di discriminazione, a tutte le forme di violenza e di odio, un progetto che la nostra Carta costituzionale affida al moderno principio della laicit\u00e0 dello Stato. Tale concetto implica non l&#8217;indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libert\u00e0 di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale. <\/p>\n<p>Con la principale di queste confessioni, la Chiesa cattolica, lo Stato italiano ha elaborato negli anni un proficuo processo di collaborazione ben definito da quell&#8217;insuperato riconoscimento della nostra Costituzione riguardo al rapporto tra Stato e Chiesa, ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani e per ci\u00f2 stesso capaci di reciproca collaborazione per la promozione dell&#8217;uomo e per il bene del Paese. In questo spirito, quattro anni orsono abbiamo tutti salutato nell&#8217;Aula della Camera quell&#8217;infaticabile profeta della patria che \u00e8 stato pap\u00e0 Giovanni Paolo II. . <\/p>\n<p>Oggi, con lo stesso spirito, vorrei fare giungere gli stessi sentimenti al suo successore pap\u00e0 Benedetto XVI e nello stesso momento e con lo stesso spirito saluto anche tutte le altre chiese, le chiese evangeliche e ortodosse, le comunit\u00e0 ebraiche a cui va la mia e la nostra solidariet\u00e0 per i recenti tristi atti di intolleranza di cui sono state fatto oggetto e le comunit\u00e0 musulmane e tutte le altre comunit\u00e0 religiose che operano nel nostro Paese, in un comune senso di cittadinanza democratica a cui tutti offro e a cui tutti chiedo collaborazione per fare crescere il bene comune come bene di tutti. <\/p>\n<p>Signor Presidente del Senato, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, nel preparare il discorso con cui vi ho presentato il Governo che ho l&#8217;onore di presiedere, ho fatto la scelta di non sottoporvi l&#8217;elenco di provvedimenti ma di esporvi piuttosto le grandi linee di azione che ci accingiamo a svolgere, il nostro approccio ai problemi che abbiamo di fronte, se volete &#8211; se la parola non \u00e8 eccessiva &#8211; la nostra strategia.<\/p>\n<p>Io spero innanzitutto di essere riuscito a comunicarvi il senso di urgenza che avvertiamo, il senso di urgenza con cui ci accingiamo ad operare.<\/p>\n<p>La nostra societ\u00e0 ha in s\u00e9 le energie e le competenze per far ripartire l&#8217;Italia. La nostra societ\u00e0 ha le risorse che contano nel mondo d&#8217;oggi: lavoratori straordinari e imprenditori, piccoli e medi, che sono il nostro biglietto da visita nel mondo.<\/p>\n<p>I nostri successi sono stati il frutto di ingredienti semplici: imprenditori coraggiosi, apertura alla concorrenza e ai mercati internazionali, grande attenzione alle risorse umane e ai lavoratori, legame con il territorio e le sue tradizioni produttive, una scommessa sulla innovazione.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la ricetta che dobbiamo promuovere e sostenere, per rilanciare le nostre poche grandi imprese e per far diventare grandi quelle di media dimensione. E&#8217; una sfida che ancora possiamo vincere. Ma i tempi si sono fatti molto stretti. Non dobbiamo ingannare noi stessi, illuderci che in qualche modo possiamo farcela senza un lavoro duro, serio, continuo, un lavoro giorno dopo giorno.<\/p>\n<p>E&#8217; cos\u00ec che noi ci accingiamo a operare, con l&#8217;impegno di governare per la durata della legislatura perch\u00e9 solo stabilit\u00e0 e continuit\u00e0 possono portarci a centrare gli obbiettivi che ci poniamo.<\/p>\n<p>Noi riteniamo di avervi presentato un programma serio e un progetto all&#8217;altezza dei problemi che abbiamo di fronte. Non c&#8217;\u00e8 in noi nessuna presunzione di autosufficienza intellettuale. Non ci sar\u00e0 alcuna proposta, da qualsiasi parte provenga, che non verr\u00e0 esaminata con attenzione.<\/p>\n<p>Pur nella distinzione dei ruoli, c&#8217;\u00e8 spazio per il costruttivo apporto di tutti; perch\u00e9 tutti qui dentro, ne ho la certezza, abbiamo a cuore il futuro dei nostri concittadini e della nostra Italia; perch\u00e9 tutti qui dentro, ne sono sicuro, vogliamo che l&#8217;Italia torni a vincere.<\/p>\n<p>Noi lavoreremo perch\u00e9 un nuovo dinamismo percorra tutto il Paese e uno spirito di coesione sostenga il suo cammino. <\/p>\n<p>Come sugli antichi sentieri d&#8217;Europa, il cammino di Santiago e la via Francigena, l&#8217;Italia non solo guarda alla meta ma vive la bellezza del percorso, del dialogo, dell&#8217;incontro che lo arricchisce.<\/p>\n<p>Noi ci siamo messi a servizio del suo cammino con tutte le nostre forze.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 su questi propositi e su questo programma, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, che chiedo a nome del Governo la vostra fiducia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1396-il-discorso-di-prodi-al-senato<\/p>\n<p>2183<\/p>\n<p>2006-2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20060519 07:39:00 webmaster (Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri 18.5.2006) Un discorso di 61 cartelle per illustrare le linee programmatiche del nuovo governo, toccando <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=25769\" title=\"1396 Il discorso di Prodi al Senato\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[109],"tags":[],"class_list":["post-25769","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2006"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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